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VERSTAPPEN TRI-CAMPIONE VINCE IN QATAR. PIASTRI DA OSCAR, FERRARI DA RAZZIE.

Un GP inutile in un posto di dubbio gusto. Questa è un’opinione diffusa, peraltro condivisibile, a proposito di una delle tante prove che la F1 corre nel deserto. E, a giudicare dal caos provocato dai cordoli colpevoli di rovinare le delicate gomme Pirelli, non è un’opinione poi così sbagliata.

E in una prova inutile c’è spazio anche per una garetta inutile, quella corsa al sabato, su una pista cambiata rispetto al venerdì, quando le qualifiche avevano premiato il solito Max, e mostrato una Ferrari in forte difficoltà.

La garetta, dicevamo. A qualcosa è servita. A far vincere a Piastri la prima competizione nella massima formula, anche se non si sa che spazio darle nell’albo d’oro, e a fare incoronare matematicamente campione del mondo per la terza volta l’ingiocabile Verstappen. E, si sa, quando le feste si fanno al sabato sera è meglio.

Ma la domenica la gara si fa comunque, e ad aspettare piloti e team c’è un’altra novità: il numero massimo di giri per mescola, atto a proteggere ulteriormente le fragilissime Pirelli. Un problema che Sainz non avrà, perchè la sua Ferrari si rompe ancora prima di cominciare, e la gara se la guarderà dai box.

Allo spegnimento dei semafori, Hamilton, unico dei primi a partire con gomme soft in seconda fila, decide che deve passare a tutti i costi primo alla prima curva. Si porta così all’esterno di Verstappen e Russell, poi chiude come se non ci fosse nessuno, col risultato di toccare il compagno di squadra e di finire insabbiato. Una gara molto promettente per la Mercedes finisce così con un replay di Barcellona 2016.

La gara viene neutralizzata per 4 giri, e alla ripartenza Max tenta di scavare subito un solco fra sè e Piastri,  il quale è seguito da Alonso e Leclerc. 

Al giro 12, Alonso è il primo dei primi a fermarsi ai box. Al giro successivo è il turno di Leclerc e Piastri, con il monegasco che riesce brevemente a stare davanti allo spagnolo. Il loro problema è che, fermandosi così presto, si ritrovano nelle retrovie in mezzo a macchine più lente. 

Al giro 17 Verstappen si deve obbligatoriamente fermare e, quando esce dai box, il suo vantaggio su Piatri è salito a 7 secondi. Al giro 19 Norris passa Leclerc, e si porta in quarta posizione virtuale.

Al giro 25 Piastri si deve obbligatoriamente ri-fermare, con Leclerc e Ocon che lo imitano. Due giri dopo è il turno di Alonso e Gasly. Nel frattempo, Russell, risalito dall’ultima alla terza posizione, vola con pista libera davanti. 

Norris ritorna in pista davanti ad Alonso dopo la sua sosta, e guadagna così virtualmente il podio. Al giro 33 Alonso commette un errore e perde diverse posizioni. 

Al giro 35 Verstappen effettua la sua seconda sosta, e il vantaggio su Piastri è ancora di 7 secondi, con Norris che sta raggiungendo il compagno di squadra a suon di giri veloci.

Al giro 43, Piastri effettua la sua ultima sosta. Rientra anche Leclerc, mentre al giro successivo rientra Norris, che esce di pochi metri dietro al suo compagno di squadra. Ma ci pensa il box McLaren a togliere ogni velleità di battaglia all’inglese, comunicandogli l’ordine di mantenere le posizioni che, ovviamente, provoca una richiesta di spiegazioni. 

L’ultima sosta per Verstappen arriva a 6 giri dalla fine. La fermata è più lenta del solito, e quando esce dai box Max ha meno di 4 secondi di vantaggio su Piastri. Ma, ovviamente, non c’è alcuna battaglia, e la gara finisce con l’ennesima vittoria dell’olandese, davanti alle ottime McLaren di Oscar e Norris. Seguono Russell, che avrà tanto da recriminare, Leclerc che ha salvato il salvabile, Alonso, e il resto della classifica ve lo leggerete fra qualche ora perchè al momento di scrivere fra le varie penalità non ci si capisce nulla.

Fra due settimane la F1 farà tappa ad Austin, Verstappen vuole continuare a vincere, difficile che non ci riesca.

P.S. sui track limit rubo il mestiere a Vito e faccio il bastian contrario. Premesso che la ghiaia non può sempre essere la soluzione, per ovvie ragioni di sicurezza, se i piloti non sanno andare al limite senza passare la riga è un problema loro, non di chi traccia le righe in terra. Del resto, anche nello sci saltando le porte si riesce ad andare più veloci, ma non si può. Il mestiere di un pilota è andare più forte possibile rispettando i vincoli della pista, in qualsiasi modo essi vengano definiti, semmai la questione è la tempestività della decisione, che in realtà è risolubile con le opportune tecnologie. Oppure con una bella bandiera nera al primo sgarro. Vedrete che i piloti tengono le ruote ben dentro la pista.

P.S. 2 permettetemi una menzione per Perez e Ocon. Quello della garetta sarà stato anche un incidente di gara, una sfortunata coincidenza, ma non è un caso che dove c’è da ridere ci sono sempre loro due. 

P.S. 3 sempre parlando di Perez, il suo rendimento continua ad essere imbarazzante. E’ chiaro che è un pilota distrutto e, se è vera la teoria di quelli della Red Bull che la RB19 sia semplicemente una buona macchina, c’è da chiedersi come possano fare a vincere, l’anno prossimo, il mondiale costruttori contro, per ipotesi, ad una McLaren che ha raggiunto le stesse prestazioni, e che è guidata da due giovani affamati che si sono dimostrati in grado di arrivare costantemente sul podio.

P.S. 4 I valori che la Pirelli trasmette (non da oggi) tramite la F1 sono:
1) Vinciamo perchè siamo da soli
2) Le nostre gomme dopo pochi giri vanno regolarmente in pappa
3) Le nostre gomme si rompono in presenza di certi tipi di cordoli. 
Suppongo che siano valori esattamente contrari a quelli che il marketing vorrebbe trasmettere, ma non ne ho la certezza.

P.S. 5 per chi non lo sapesse, i Razzie award sono il contrario del premio Oscar, che viene consegnato il giorno prima ai peggiori film della stagione.

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL QATAR

Finisce il trittico orientale con l’approdo a Losail per il GP del Qatar. Gp che potrebbe e dovrebbe, a meno di imprevisti, vedere Max Verstappen laurearsi campione del mondo per la terza volta consecutiva. Mancano la miseria di tre punti sul compagno di squadra Perez e a Max basterebbe addirittura un sesto posto nella sprint race. Campione del mondo nella garetta del sabato, non il massimo ma questo passa il convento.

immagine da funoanalisitecnica.com

Losail si presenta come una pista in cui in tanti, a partire dalla McLaren, dovranno verificare i progressi visti a Suzuka. Pista con molti curvoni veloci in appoggio e con una media sul giro intorno ai 240 km/h sembra fatta apposta per esaltare le doti, manco a dirlo, della RB19 ma anche la MCL60, vista a suo agio a Suzuka, potrebbe beneficiare del layout della pista qatarina.

Guai in vista quindi per Ferrari che non ha avuto chance in Giappone e potrebbe opporre ben poca resistenza anche a Losail. Se a questo aggiungiamo l’asfalto nuovo appena posato, la solita sabbia onnipresente nei primi turni di prove e l’assenza di gare di contorno, il weekend di Losail rischia di essere un bel risiko per tutti i team, complice anche la gara sprint che obbligherà tutti a congelare i setup ottenuti nelle prove del venerdì, quindi con pista ancora con tanto margine di miglioramento.

immagine da alvolante.it

E’ previsto un alto degrado e Pirelli porterà le mescole più dure a disposizione: C1, C2 e C3. Ferrari da questo punto di vista è quella che più dovrà gestire questo aspetto che, nonostante i recenti miglioramenti, rimane un punto debole. L’imprevedibilità della W14 invece potrebbe mettere in crisi il box Mercedes che questa volta avrà davvero poco tempo per definire il corretto setup.

Con una stagione così lunga e un mondiale che sta per essere assegnato sembra incredibile che manchino ancora sei Gp alla fine della stagione. Palese il fatto che da adesso in poi per tutti i team si tratterà di provare quante più soluzioni possibili in vista del 2024, soprattutto per quelli che dovranno recuperare terreno nei confronti della Red Bull. Il tutto sotto la spada di Damocle dei budget cap.

Sarà un problema anche per il management F1 riuscire a tenere alta l’attenzione nei confronti del pubblico. I recenti dati sull’interesse che genera il circus sono in netto calo a partire dal 2021, inizio del dominio Red Bull. Considerando la continuità dei regolamenti tecnici che dovrebbe garantire agli austriaci di dormire sogni relativamente tranquilli fino al 2026, si prospetta un bienno davvero duro per chi deve gestire la popolarità del marchio F1.

D’altronde è logico che, se la politica nei confronti degli appassionati tende a escludere sempre di più i “vecchi ” fan e ad accogliere a braccia aperte i “nuovi”, che sono in maggioranza molto giovani e abituati all’interazione social, ovvero mordi e fuggi e molto precaria in termini di fidelizzazione, in tempi in cui non c’è possibilità di una vera lotta per le gare e i campionati, l’interesse di chi guarda si sposta molto velocemente su altri lidi.

Ma se il problema principale al momento sembra essere quello di impedire l’entrata dell’undicesimo costruttore, reo di togliere 11 milioni di euro di dividendi ai team, allora si capisce chiaramente come tutto il baraccone sia diventato ancora più un’enclave chiusa e autoreferenziale. D’altronde c’è chi ancora prende il 38% degli incassi perchè ormai fa “parte dell’arredamento”…

Andretti sogna l’approdo in F1 e trattandosi di americani non lo fa certo per beneficenza, ma per vincere e cercare di guadagnare. Sarà molto difficile per lui in quanto 8 team su 10 sono contrari, in primis il paladino del “this is no right” Toto Wolff. Tra l’altro l’ingresso del più americano possibile dei team come quello della famiglia Andretti sarebbe un bel boost per l’interesse della F1 in terra USA, da sempre un pò snobbata e considerata il giusto, in ogni caso meno della Nascar per intenderci.

immagine da autoappassionati.it

L’affaire Andretti/Cadillac sembra essere l’ennesimo braccio di ferro tra F1 (Domenicali&team) e FIA dall’altra (Ben Sulayem), due controparti che sono più volte venute allo scontro recentemente. Alla fine è l’ineffabile dr.Marko a darci la spiegazione definitiva sul possibile no ad Andretti: oltre alla perdita di 11 milioni di dollari per ogni team, non c’è posto per un altro team nei già sovraffolati box degli autodromi che ospitano i GP. Semplice no?

*immagine in evidenza da givi.it

Rocco Alessandro

“Triumph and Tragedy” – the 1958 F1 Season

When the 1958 Formula One season opened the sport was very different than it had been just six or seven months before. The Le Mans disaster in 1955, which had taken the lives of 77 spectators, had called into question whether motor racing should be outlawed. In react, Switzerland would ban motor racing, a ban which largely exists to this day.

For Enzo Ferrari he was suffering personal and professional trials. In 1956 his son Alfredo (Dino) had died from muscular dystrophy. While in 1957 he was charged with manslaughter by the Italian government after 13 people, manly children, were killed at the Mille Miglia, when Ferrari driver Alonso de Portago crashed into a crowd of spectators. The lawsuit against Ferrari wouldn’t be resolved until 1961, when he was found not guilty.

(Alfredo “Dino” and Enzo Ferrari in 1947)

The 1958 season would open in Argentina in January and finish in Morrocco in October. There were 11 races. The Indianapolis 500 was in 1958 still part of the F1 championship, but as the race has no impact, I will not include it in this story. That will make the championship 10 races. Points were scored from 1st to 5th, with points being 8–6–4–3–2  and drivers could only score from their top six results. The season was as follows:

Round                     Grand Prix                   Circuit                                      Date 

1    Argentine GP                         Oscar Alfredo Gálvez,                19 January

2     Monaco GP                               Monte Carlo                                          18 May

3      Dutch GP                                  Zandvoort                                              26 May

4      Belgian GP                               Spa-Francorchamps                         15 June

5      French GP                                Reims-Gueux                                          6 July

6       British GP                                Silverstone                                            19 July

7       West Germany GP             Nürburgring                                        3 August

8       Portuguese GP                   Circuito da Boavista                     24 August

9        Italian GP                    Autodromo di Monza                       7 September

10     Moroccan GP         Ain-Diab Circuit, Casablanca           19 October

 

The favorite to win the championship was Moss, but the Vanwall was unreliable. Hawthorn in the Ferrari had reliability but not the speed of Moss. The season would be an epic battle.

Race 1 Argentina:

The opening race was in Argentina.  As Vanwall had decided to not go to the race and continue to develop their car, Moss would do a one-off for Rob Walker’s privateer Cooper team. Incidentally, Walker was the heir to the Johnny Walker whiskey fortune, and would sponsor may drivers during the 1950’s and 1960’s.  For Moss it was the perfect start to the season. He won the race by 2 seconds, with Musso second and Haythorn third. It is also interesting to note that Walkers Cooper was the first rear-engined F1 car to win a race. The points after Argentina were:

1 Stirling Moss 8
2 Luigi Musso 6
3 Mike Hawthorn 4
4 Juan Manuel Fangio 4
5 Jean Behra 2

 

Race 2 Monaco

Monaco in 1958 was like today the crown-jewel of the F1 season. In 1958 many teams / drivers would only do that race. For Vanwall the season started here. Moss would be now with the team and be partnered by Brooks and Lewis-Evans. For the second race in a row the Cooper, this time driven by Maurice Trintignant, would win, and the questions got loader, maybe the rear-engined cars were unbeatable. For Ferrari a lot of questions had been answered. The 246 was as solid as a rock, though not as fast. For Vanwall and Cooper their cars were fast but fragile. With two races done it looked like Ferrari was the team to beat.

Bernie Ecclestone at Monaco 1958

Monaco 1958 Results

1 Maurice Trintignant Cooper–Climax
2 Luigi Musso Ferrari
3 Peter Collins Ferrari
4 Jack Brabham Cooper–Climax
5 Harry Schell BRM

 

Drivers’ Championship Standings

Pos Driver Points
1 Luigi Musso 12
2 Stirling Moss 8
3 Maurice Trintignant 8
4 Mike Hawthorn 5
5 Peter Collins 4

Race 3 Netherlands

The Dutch GP was the third race of season. The race would begin to answer the questions of how fast and reliable the Vanwall’s were, and whether Ferrari was really a contender. After the race had finished a clearer picture was emerging. Moss in the Vanwall was the drivers to beat. The Cooper while quick was unreliable and BRM had opted to go with reliability over speed. Ferrari had a revised engine for the next race in Belgium. It would now be a two team fight.

 

1 Stirling Moss Vanwall 75 91
2 Harry Schell BRM 75 6
3 Jean Behra BRM 75 4
4 Roy Salvadori Cooper–Climax 74 3
5 Mike Hawthorn Ferrari 74 2

 

1 Stirling Moss 17
2 Luigi Musso 12
3 Maurice Trintignant 8
4 4 Harry Schell 8
1 5 Mike Hawthorn 7

Race 4 Belgium

The forth race of the season was held at Spa. In 1958 Spa at 24 laps was the shortest race of the season. The Ferrari engine upgrades gave the car a lot more speed with no lose of reliability.  The race would confirm that it was now a two-team fight, Vanwall against Ferrari.

Brooks with Moss

Even though Brooks won the race, the upgraded Ferrari was now near the Vanwall’s race pace. It was beginning to look like a Moss versus Hawthorn fight for the championship.

1 Tony Brooks Vanwall 24 8
2 Mike Hawthorn Ferrari 24 7
3 Stuart Lewis-Evans Vanwall 24 4
4 Cliff Allison Lotus–Climax 24 3
5 10 Harry Schell BRM 23 2

 

1 Stirling Moss 17
2 Mike Hawthorn 14
3 Luigi Musso 12
4 Harry Schell 10
5 Maurice Trintignant 8

Race 5 France

The French GP was the half-way mark of the 1958 season. It was held at Reins and was the highest paying race of the season. Practice confirmed the Ferraris were quick, with Hawthorn and Musso one-two and Collins fourth. Moss could do no better than sixed. For Musso things were desperate. He was deeply in debt and needed the prizemoney to pay off creditors or possibly be arrested.

As the race started the Ferrari’s of Hawthorn and Musso raced off leaving the others will behind. On lap 9 tragedy occurred, Musso lost control of his at the chicane and crashed. Taken to a local hospital he would die two hours later. The championship was now a fight between Hawthorn and Moss.

Luigi Musso

1 Mike Hawthorn Ferrari 50 9
2 Stirling Moss Vanwall 50 6
3 Wolfgang von Trips Ferrari 50 4
4 Juan Manuel Fangio Maserati 50 3
5 Peter Collins Ferrari 50 2

 

1 Stirling Moss 23
2 Mike Hawthorn 23
3 Luigi Musso 12
4 Harry Schell 10
5 Maurice Trintignant 8

 

Race 6 Great Britain

As F1 moved to Britain for the 6th race of the season, the championship was becoming clearer. The Ferrari upgrades had made the car reliable, Vanwall was still slightly quicker but the reliability problems were still there.

The race would be an easy win for Ferrari, with Collins winning and Hawthorn second. Moss would suffer yet another DNF. Hawthorn had now caught Moss for the driver’s championship, and things were looking good for Ferrari. Of interest, Bernie Ecclestone had given up driving F1 to become an owners, entering two drivers in his new Connaught-Alta privateer team.

1 Peter Collins Ferrari 75 8
2 Mike Hawthorn Ferrari 75 7
3 Roy Salvadori Cooper–Climax 75 4
4 Stuart Lewis-Evans Vanwall 75 3
5 Harry Schell BRM 75 2

 

1 1 Mike Hawthorn 30
1 2 Stirling Moss 23
8 3 Peter Collins 14
1 4 Luigi Musso 12
1 5 Harry Schell 12

 

Race 7 West Germany

The West German GP was the 7th race of the season. Held at the Nürburgring, the organizers made the unusual decision to run an F2 race at the same time as the F1 race. The F1 cars would get their starting position separately from the F2 cars. The intent was that the cars would quickly separate and the two different groups wouldn’t bother each other. That was the theory.

As the race started the fears that the cars wouldn’t separate went away, as the F1 raced away. The promoters had dodged a bullet. But on lap 10 disaster struck. Collins went into the Pflanzgarten too quickly. The car hit the guard rails and flipped over. By the time race workers got to the car, Collins was dead. He was the second Ferrari driver to die in a month.

Peter Collins fatal crash

The final results had little impact on the championship. Brooks won with von Trips, who was preplacing Musso, fourth. Winning the F2 race and coming 5th F2 overall was a young driver from New Zealand named Bruce McLaren. Next race was Portugal.

1 Tony Brooks VanWall 15 2:21:15.0 8
2 Roy Salvadori Cooper-Climax 15 +3:29.7 6
3 Maurice Trintignant Cooper-Climax 15 +5:11.2 4
4 Wolfgang von Trips Ferrari 15 +6:16.3 3

 

1 Mike Hawthorn 30
2 Stirling Moss 24
4 3 Tony Brooks 16
1 4 Peter Collins 14
4 5 Roy Salvadori 13

Race 8 Portugal

The 8th race of the season was held in Portugal. The race was very controversial. In qualifying both Moss and Hawthorn would post the same qualifying time, which started am argument between Ferrari and Vanwall as to where each driver should start. Then during the race Hawthorn spun off the circuit and appeared to restart his engine facing the oncoming cars. For this he was disqualified. Moss, who had seen Hawthorn spin, went to the stewards and said Hawthorn ever left the circuit. That was enough for the stewards to reinstate Hawthorn’s second place. That honesty would ultimately cost Moss the championship. Of not, the F2 race was won by a young driver from New Zealand named Bruce McLaren.

Hawthorn left 24, Moss right 2.

 

1 2 Stirling Moss Vanwall 50 2:11:27.80 1 8
2 24 Mike Hawthorn Ferrari 50 + 5:12.75 2 71
3 6 Stuart Lewis-Evans Vanwall 49 + 1 Lap 3 4
4 8 Jean Behra BRM 49 + 1 Lap 4 3
5 22 Wolfgang von Trips Ferrari 49 + 1 Lap 6 2

 

1 Mike Hawthorn 36 (37)
2 Stirling Moss 32
3 Tony Brooks 16
4 Peter Collins 14
5 Roy Salvadori 13

 

Race 9 Italy Monza

The ninth race of the season was the Italian GP held at Monza. The Vanwall’s of Moss and Brooks qualified 1-2, and the Ferrari of Hawthorn 3rd. The race itself had the bizarre event of the Scuderia Centro Sud Maserati of Shelby having an engine failure on the first lap to be replaced by Gregory in the spare car. Gregory would finish 4th and keep the position but not score any points. The race itself was following a familiar pattern, with Moss failing to finish and Hawthorn coming second. The title would be settled in the last race in Morrocco.

 

 

Pos No Driver Constructor Laps Time/Retired Grid Points
1 28 Tony Brooks Vanwall 70 2:03:47.8 2 8
2 14 Mike Hawthorn Ferrari 70 + 24.2 3 6
3 18 Phil Hill Ferrari 70 + 28.3 7 51
4 32 Masten Gregory
Carroll Shelby
Maserati 69 + 1 Lap 11 02
5 6 Roy Salvadori Cooper–Climax 62 + 8 Laps 14 2

 

Pos Driver Points
1 Mike Hawthorn 40 (43)
2 Stirling Moss 32
3 Tony Brooks 24
1 4 Roy Salvadori 15
1 5 Peter Collins 14

Race 10 Morocco

The final race of the season was the Moroccan GP. It was to be the only F1 race held in Morocco.

Qualifying save the Ferrari of Hawthorn take pole and Moss second. There were 3 Ferrari’s and 3 Vanwall’s in the top seven. Only Behra in the BRM, who qualified 4th, was close. The race would be similar to West Germany where F2 cars would also be racing. As the race started Moss quickly took the read. Hawthorn was content to sit in season as that was all be needed to win the drivers championship. On lap 41 tragedy for Vanwall. Lewis-Evans crashed and his car burst into flames. He was taken from the car with severe burns and airlifted to London. He was to die six days later.

Lewis-Evans

Hawthorn drove the car to an easy second, enough to win the championship. Moss who won the race, would be runner up again. Once the race was over, Hawthorn who had been diagnosed with kidney disease, retired. Tragically, just three months after winning the F1 championship, Hawthorn would be killed in a motor accident when racing his friend on a city street outside London.

Mike Hawthorn’s fatal crash

The 1958 F1 season was a seminal point for the sport. The front-engine cars would win their last title. The new world in F1 was aerodynamics. Enzo Ferrari was a genius but his belief that horsepower was key was proven wrong by the British teams, like Lotus and Brabham, the age of aerodynamics has arrived.

 

Ian @CavallinoRampa2

BASTIAN CONTRARIO: IL MALEDUCATO

Il GP del Giappone fa sciogliere come neve al sole e, come giusto che sia, tutte le velleità degli ingenui che hanno creduto che la nuova famigerata DT018, potesse ed andasse a colpire direttamente il dominio della RB19 di Verstappen. Scrivo “giustamente”, perché di porcate la Federazione ne ha fatte già tante (Race Sprint, DT039, mancata sanzione a Verstappen a Singapore… la lista è veramente lunga!) e, francamente di un’altra non sappiamo cosa farcene, senza parlare del fatto che se veramente la Red Bull fosse affondata a causa di questa direttiva, si sarebbe perso definitivamente quel poco di credibilità che al circus rimane ancora. Già ora, il Budget Cap ha falsato il mondiale limitando fortemente chi vuole recuperare il gap di svantaggio, con l’ennesimo cambiamento in corso, sarebbe stato solamente un insulto a quel poco di intelligenza che ancora ci rimane. L’attuale Red Bull è un mostro creato e voluto innanzitutto dalla Federazione in primis e che, perché non dobbiamo mai fuggire dalle nostre responsabilità, Ferrari con le sue beghe politiche interne ha contribuito non poco ad alimentare. Allora salutiamo i campioni del mondo, che nell’imbarazzo (degli altri), vincono il mondiale costruttori con sei GP d’anticipo e, il loro alfiere olandese, andrà a concludere le pratiche fra quindici giorni in quel del Qatar… anche se permettetemi di dire, visto che i punti necessari per conquistare il mondiale potrebbe già prenderli durante la Sprint Race, che lascia l’amaro in bocca sapere che Verstappen possa festeggiare già al sabato il suo “triplete”. Così come è stato quanto meno sconveniente il comportamento della Red Bull, dopo aver vinto il mondiale costruttori con e grazie al motore Honda, sulla pista di proprietà dell’omonima casa costruttrice di propulsori e non dargli il giusto tributo che tutti i nippo di casa Honda meritavano. Si potrebbe definire la Red Bull maleducata, perché è risaputo che si saluta quando si va a casa di qualcuno. Del resto si sa, i bibitari fanno il cattivo ed il bel tempo in pista e soprattutto fuori e si permettono questo atteggiamento spavaldo che sfocia nell’arroganza senza nemmeno nasconderlo più ormai. Prova ne è che, due settimane fa a Singapore, il loro pupillo aveva raccolto così tante penalità, che meritava di farsi un giro nelle patrie galere locali ed invece nulla di fatto… salvo poi che la stessa Federazione ammette che andava punito (l’ho detto, il circo, quello dei circensi, sicuramente merita più rispetto!). Non paghi, in Giappone, si sono permessi di far ritirare un “cotto a puntino” Perez, salvo poi ributtarlo in pista per fargli scontare la penalità (in maniera tale da non doverla subire il prossimo GP) per poi farlo ritirare nuovamente e definitivamente e naturalmente, la compiacente Federazione si è affrettata a dire che questo non dovrà più ricapitare… lascio a voi ogni tipo di commento ed elucubrazione mentale.

Chi di certo è maleducato, ovviamente per i tempi sportivi che corrono, è il campione del mondo Verstappen. Il buon Max è stato educato dal padre a quella che viene definita la “vecchia scuola” e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La quasi totalità dei colleghi di Verstappen sono “fighette isteriche” che non fanno altro che piangere per radio, chiedere il permesso se possono sorpassare (che tristezza!) o dover stare dietro il proprio compagno ordinatamente. Questo il campione olandese lo sa bene, lo ha sempre saputo (uno che è stato compagno di squadra di Schumacher e collega di Hakkinen e di altri campioni che correvano nel suo stesso periodo, cos’altro poteva insegnare al figlio se non ad essere, sportivamente parlando, un cagnaccio rabbioso per non dire altro!) e giustamente se ne approfitta di ciò, per trarne tutto il vantaggio possibile. Così allo spegnimento dei semafori, il buon Max non c’ha pensato su due volte a vincere il GP proprio in partenza, pensando bene di accompagnare gentilmente fuori pista prima Piastri (che ancora non ha capito cosa è successo!) e poi il compagno di squadra dell’australiano, che stava quasi per approfittare della situazione. Quella curva uno di Suzuka, la conosciamo bene noi ferraristi cosa rappresenta, perché avremo sempre l’immagine dello scornamento (voluto) tra Senna e Prost e per questo mi chiedo e vi chiedo, se Verstappen avesse fatto lo stesso se accanto a lui partivano a sandwich gente come il brasiliano che parla con dio, il professore, il leone di Upton-upon-Severn o il Kaiser; solo per citare qualche nome. Soprattutto con quali conseguenze, anche se è facile immaginarlo.

Del resto è stato proprio questo atteggiamento che gli ha permesso di laurearsi campione del mondo nel 2021 contro chi dalla vecchia scuola ne viene e cioè Lewis Hamilton. Senza questo comportamento, mostrato per la prima volta in mondo visione con quel famoso “NO!” detto alla squadra, quando gli chiesero di cedere la posizione a Sainz in toro Rosso, l’olandese non sarebbe quello che è attualmente. Un talento come Verstappen su una macchina imbarazzante (per la concorrenza) come lo è la RB19 non fa altro che fare il suo dovere e cioè il vuoto dietro di lui e, tutte le pippe mentali che ci sono state tra la domenica di Singapore ed il sabato Giapponese, non hanno fatto altro che alimentare il fuoco della voglia di zittire tutti. Detto fatto dunque e, come già detto, il “maleducato” senza rispetto e senza starci troppo a pensare, ha concluso la pratica nipponica alla prima curva. Come si può battere uno come Verstappen? La logica impone di dire che un qualunque suo avversario che lo voglia affrontare, debba avere una monoposto alla pari della sua e, per carità, questo è vero, così come è vero che purtroppo non basta. Un qualunque avversario di Verstappen, che sia intenzionato a sfidarlo a singolar tenzone, deve mettersi in testa che la sola macchina non basta e che in primis deve essere altrettanto maleducato quanto lo è lui. Non lo sconfiggi uno cosi se si scende in pista con un atteggiamento mentale diverso da questo. Chiedere ad Hamilton che ha il dente così avvelenato che ormai ha la bocca marcia e questo lo si vede ad ogni intervista dove non perde occasione per aumentare la pressione mediatica sui bibitari e sul suo acerrimo rivale, sputando appunto solo veleno! Affrontare Verstappen significa assumersi la responsabilità del rischio che in una curva ci si entra in due e all’uscita non ne verrà fuori nessuno, perché lui di certo non si sposterà (andatevi a vedere cosa successe a Monza, alla prima chicane, nel 2021). Piastri è stata una preda facile per il buon Max ed è qui che nasce il rammarico di vedere una Ferrari che arriva (la prima che ha visto la bandiera a scacchi) al traguardo con più di quaranta secondi di svantaggio, perché sono convinto e di certo non mi rimangio il pensiero che nella cerchia dei maleducati, oltre ad Hamilton ed Alonso, ci sia anche LeClerc il quale l’anno scorso, quando la macchina glielo consentiva, ha dimostrato di non avere nessun timore riverenziale…anzi. Vi dirò di più, se c’è in pista qualcuno che Verstappen teme è proprio il monegasco: hanno sempre corso assieme e l’olandese sa bene di che pasta è fatto Charles e la fame che il monegasco ha lo rende pericolosissimo. In Bahrein l’anno scorso, abbiamo visto tutti che lotta senza quartiere che c’è stata e come l’abbia spuntata l’alfiere rosso. Allo stato attuale non possiamo sapere se Charles possa reggere sulla distanza (in questo ormai Verstappen ha raggiunto la maturazione completa), vero è che a maleducazione il talento rosso non ha nulla da invidiare a nessuno. Se mai avremo l’opportunità di avere una monoposto competitiva, sono sicuro che sarebbe lotta dura, solo che mi sa che dovremo aspettare ancora per molto e qui mi taccio; altrimenti divento maleducato io

 

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: LE NON PAGELLE DI SUZUKA

Questo articolo poteva intitolarsi “MAX FURIOSUS”, contenere le parole “Max furiosus” e terminare lì.

C’era molta attesa per il GP del Giappone. Dopo la debacle RBR di Singapore, coincidente con l’introduzione di nuove direttive tecniche da parte della FIA, Suzuka diventava la pietra di paragone per valutare se il campionato era definitivamente cambiato oppure no.

Bene. La risposta è arrivata ed è stata decisamente inequivocabile. Max il Furioso, personaggio di un romanzo fantasy di bassa lega (esisteranno romanzi fantasy di alta lega?) in cui si è trasformato Verstappen non appena ha messo piede nella terra del Sol Levante, ha deciso che non ce n’era per nessuno. Fin dal primo istante in cui ha messo le ruote in pista il venerdì ha obliterato tutti con una rabbia agonistica che non lasciava adito ad alcun dubbio: FP, qualifiche e gara condotte tutte, nessuna esclusa, con distacchi che non si vedevano dalla Parigi-Pechino del 1907. Non sono mancate nemmeno smargiassate a là Schwarzenegger: dopo le qualifiche ha guardato Piastri e Norris con malcelata sufficienza, “bravi, mi avete fatto ridere, vi ucciderò per ultimi” e in conferenza stampa ha seccamente invitato tutti coloro che avevano stigmatizzato le sue difficoltà di Singapore a recarsi in loco isolato per indulgere in atti di ascetico autoerotismo.

E perché era tanto arrabbiato? Forse perché nessuno aveva notato che a Singapore in soli 20 giri (cioè dal suo ultimo pit) aveva recuperato dal 16° al 5° posto arrivando a soli 3 decimi da Leclerc? Oppure perché le voleva vincere tutte e Sainz, a Singapore, gli ha rovinato la festa?

Difficile a dirsi, fatto sta che la gara non è mai stata in discussione e gli interrogativi di Singapore hanno ricevuto risposta che più decisa non poteva essere. Tutte le previsioni sono state confermate.

Il binomio Max/RBR è il più forte? Sì

McLaren conferma la sua crescita tecnica? Sì

Ferrari conferma d’essere mangiagomme e non digerire questo tipo di circuiti? Sì

E Mercedes di non avere un mezzo all’altezza delle ambizioni? Sì

Aston Martin conferma il regresso? Sì

Williams conferma i progressi? No

Tutti gli altri stanno dietro come prima? Sì

Ecco, in pratica è come se Singapore non ci fosse mai stata. Le TD introdotte a Singapore, dicunt, avrebbero impattato soprattutto RBR, AM e Williams e Singapore poteva sembrare l’effettiva conferma. La realtà di Suzuka ha detto che il binomio Max/RBR è tornato il solito, che di AM è difficile dire qualcosa visto che era in regresso già da parecchie gare mentre per Williams la questione è parsa più evidente, come se effettivamente quelle TD, su di loro, un effetto lo abbiano effettivamente avuto. Magari non era proprio loro che si voleva veder ridimensionati ma è tuttavia un fatto di cui può essere interessante tenere conto. Già a Singapore Albon aveva passato il primo taglio con estrema difficoltà e a Suzuka queste difficoltà si sono palesate nuovamente: tutto un altro andare rispetto all’iradiddio da qualifica che il buon Alexander ci aveva abituato a vedere negli ultimi mesi. Di Sargeant, poi, manco varrebbe la pena parlare se non fosse che i suoi affanni sono persino peggiorati tra Singapore (penultimo in qualifica e incidente ridicolo in gara) e Suzuka (più che ultimo in qualifica e presto fuori a Suzuka). Tornando a RBR, il resto della stagione (tolta l’incognita Las Vegas) vede circuiti tutti con caratteristiche ben diverse da Singapore sicché non c’è bisogno di essere esperti di psicostoria asimoviana (questa era per il nostro Seldon!) per pronosticare Max III che conclude il mondiale con altri record inseriti negli annali.

Però c’è una variabile incognita nei calcoli psicostorici poc’anzi citati: con il regolamento 2024 sostanzialmente identico al 2023 il resto della stagione potrebbe essere saggiamente utilizzato dai contender di Max, budget cap permettendo, per spingere quanto più possibile nell’ottica di arrivare alla prossima stagione con molte più possibilità di giocarsi il mondiale.

Staremo a vedere.

Ma come si sono comportati i piloti a Suzuka?

VERSTAPPEN

Dell’epicità del suo week end s’è già detto con abbondanza di facezie all’inizio. Qui mi limito ad aggiungere che la partenza è stata ulteriormente indicativa del suo stato d’animo. Dopo una partenza una virgola, che in altre circostanze, con altri piloti e con altre vetture potrebbe anche essere sufficiente per definirla pessima, più lenta delle McLaren ha sfoderato comunque un avvio da manuale della cattiveria agonistica. Infatti ha prima intimidito il pur ottimo Piastri spingendolo verso l’interno e facendolo desistere dall’attacco e ha poi tenuto giù il piede all’interno di curva 1 e 2 per tenere a bada Norris che pure sembrava avere l’abbrivio giusto per sopravanzarlo. Semplicemente straordinario! Da lì in avanti nessun problema: ritmo strepitoso e degrado gomme praticamente inesistente. Unico a resistere sembrava essere Norris ma nell’ultimo stint si è messo a girare 1 sec al giro più veloce anche di lui. Chiude dando distacchi abissali a (quasi) tutti il che è tutto dire visto che dopo aver ottenuto il fastest lap si è messo in controllo. Continuo a dire che sarà pur vero che RBR è la miglior macchina del lotto ma non così tanto come i numeri lasciano intendere e come dimostrano, a contrariis, le peripezie di Checo. Chi fa la differenza è proprio Max. Finisco con una curiosità matematica: i 400 punti di Max in classifica piloti sono ben 95 più di quanti ne abbia la seconda squadra in classifica costruttori (Mercedes: 305). Disumano!

NORRIS

Voto altissimo per il buon Lando. In qualifica soccombe, sia pur di poco, a Oscar-occhi-di-ghiaccio per la terza volta nelle ultime sette gare, cioè da quando la McLaren è diventata una bomba. Si poteva pensare che fosse in difficoltà ma in gara ha invece dimostrato di avere una marcia in più. Infatti è l’unico a reggere (un po’ ma non troppo) il ritmo di Max per due terzi di gara. Soccombe, in tal senso, solo (si fa per dire), nell’ultimo stint. Curioso siparietto quando dopo uno dei due pit stop si ritrova dietro a Piastri che prova a resistergli: “what is he doing?” comunica via radio. Lo passa e gli dà le piste. Infatti, se forse c’era motivo d’essere un po’ deluso dall’aver rimediato 19 secondi da Max all’arrivo di certo c’era gran soddisfazione per averne dati altrettanti al suo team mate. Forse è questa la ragione per cui sceso dalla vettura dopo l’arrivo sfoggia un sorriso che partiva da Suzuka e arrivava in mezzo al Pacifico sino alla linea del cambio data. Eccellente!

PIASTRI

E bravo Oscar! Finalmente, dopo tante ottime prestazioni e un podietto in una garetta (ma era Spa…), ottiene il suo primo vero podio in Formula 1. Applausi a scena aperta. Gli applausi vanno innanzitutto alla strepitosa qualifica chiusa in prima fila, davanti a Norris (mica Latifi, con tutto il rispetto) e poi ad una gara condotta con piglio da veterano la qual cosa, per uno nato nel 2001 e alla sua prima stagione in Formula 1, è veramente notevole. Se mai gli potesse imputare qualcosa è l’essersi fatto intimidire da Max in partenza: ha alzato il piede troppo presto per impostare bene la curva. Un secondo di maggior tenacia avrebbero forse consentito a Norris di uscire primo dalla curva 2. Ma tant’è, non è il primo e non sarà l’ultimo e, comunque, avrà tempo per rifarsi. Sceso dalla macchina a fine gara, il suo sguardo non mostrava molta felicità per lo storico achievement del primo podio ottenuto in carriera sicché c’è da chiedersi se quegli occhi di ghiaccio fossero stoico specchio di ἀταραξία, manco passasse il suo tempo tra una sessione al simulatore e l’altra a studiare il Ἐγχειρίδιον di Epitteto e il De brevitate vitae di Seneca, oppure frutto di una più prosaica incazzatura e scorno, come iena respinta a zoccolate da una gazzella nel bel mezzo del Serengeti, causato dal notevole distacco rimediato dal compagno di squadra. Oppure, chissà?, la Formula 1 ha trovato un nuovo Raikkonen? Come la vedete la vedete e io comunque gli lancio il meritato peana: bravissimo!

LECLERC

Voti alti anche per Carletto a Suzuka. Purtroppo per lui la Ferrari torna nei ranghi, se mi passate l’espressione, e non conferma le performance da iradiddio mostrate a Singapore. Tuttavia e ciononostante riesce, come spesso gli accade grazie alla sua entusiasmante sensibilità al volante, ancora una volta a far battere i cuori rossi. Con un anteriore che sembra andare per i fatti suoi ad ogni curva un po’ più impegnativa di una 90°, e qui a Suzuka soprattutto nello “Snake” continuava ad essere piuttosto evidente, non si capisce come il nostro eroe sia riuscito in qualifica a stampare i tempi che ha stampato. Solo il Max Furiosus raccontato poc’anzi e le McLaren nella bambagia del loro circuito preferito potevano stargli davanti. E se Max era inavvicinabile le McLaren erano lì, ad appena pochi millesimi. Poco male il quarto posto in griglia perché intanto si è messo dietro, per l’ennesima volta, Perez e poi (suppongo con non poca soddisfazione) Carlos e le Mercedes tra i 3 e i 7 decimi di distacco. Inoltre, va detto che in una gara con due soste e senza colpi di scena, il podio sarebbe comunque stato difficile da raggiungere. Sicché ottiene il massimo ottenibile e questo è tutto merito suo. Aggiungo infine che nonostante quanto detto poc’anzi sulla Ferrari “mangiagomme” la sensazione è che la vettura, sotto questo profilo, si sia comportata meglio di come si sarebbe comportata se questo GP fosse stato disputato a Maggio anziché a Settembre. Da antologia il suo sorpasso a Russell.

HAMILTON

Lewis, come Charles, dopo la fantasmagorica Singapore deve ingoiare il rospo del “ritorno dei ranghi” della sua vettura e ci si adatta di buon grado. Torna anche a sopravanzare Giorgino in qualifica. Disputa una buona gara ma se l’obiettivo è difendere da Ferrari il secondo posto nei costruttori allora avrebbe di che lamentarsi per le strategie messe in campo dal suo muretto. L’unica sosta di Russell è da considerarsi ai limiti del demenziale e considerando la frustrazione di George quando se l’è trovato davanti con poca voglia di farlo passare s’è anche corso il rischio di essere superati da Sainz.  Insomma: bene ma non benissimo.

SAINZ

Dopo le feste di Singapore si torna alla realtà. E la realtà dice che la vittoria è assai lontana. Con l’inserimento ai piani alti di McLaren, poi, le cose si fanno più complicate. Ad ogni modo, Carlos non si conferma ai livelli che ha mostrato nelle ultime gare e torna a prendersi decimi importanti in prova da Leclerc. Sufficienti per stare davanti a Mercedes ma insufficienti per provare a fare strategie di contrasto contro McLaren. In gara è solido come sempre ma ad un livello leggermente inferiore a Charles. Stupisce la sua volontà di rimanere fuori qualche giro in più nel secondo stint, cosa che lo colloca poi dietro ad Hamilton a cui poi non riesce a contestare la posizione: forse il genio calcolatore di Newton che l’aveva posseduto a Singapore si è preso una vacanza. Nient’altro da dire.

RUSSELL

Week end non molto positivo da parte di Giorgino che continua la sua stagione interlocutoria che terminerà, a meno di sorprese eclatanti, piena di dubbi e intense cogitazioni. L’erroraccio nel finale di Singapore forse lo condiziona perché le sue qualifiche non sono granché brillanti e dopo 3 GP davanti in griglia al celebrato team mate Suzuka lo vede dietro, e non di poco. La gara, poi, è ben poco giudicabile perché il muretto decide di tentare con lui un’unica sosta scelta che già a priori pareva azzardata e lo costringe ad una gara che più passiva non si può. Mah!

ALONSO

Fortunatamente Fernando ritrova il suo consueto aplomb dopo la figuraccia rimediata a Singapore. Ed è grazie alla sua classe che trova dei punti in questo week end perché se fosse stato solo per il suo mezzo le speranze sarebbero state assai poche. Tutto si gioca in qualifica dove il nostro dà il meglio di sé e di riffa o di raffa riesce a passare le tagliole ad ogni sessione. Il decimo posto in griglia, unito ad una partenza fenomenale che contribuisce alla confusione di Perez gli consentono di gestire la gara nel migliore dei modi. Non può nulla al ritorno delle Mercedes ma poco male. Al di là di tutto, con una AM in continua involuzione prestazionale, la sua preoccupazione per il futuro comincia ad essere… preoccupante!

OCON-GASLY

I due alfieri Alpine non sono brillantissimi in qualifica e devono soccombere alla RBR a pedali di Tsunoda e Lawson, oltre che al tenace Albon. Ciononostante, soprattutto con Gasly, riescono a fare una gara assai gagliarda che consente ad entrambi di accaparrarsi gli ultimi punti a disposizione in gara. Non ho visto moltissimo della loro gara per cui non mi spingo oltre nell’analisi e mi limito a solidarizzare con Gasly per l’inspiegabile swap ordinato dal muretto all’ultimo giro. Gasly è stato davanti a Ocon in qualifica e per tutta la gara e poi gli fanno questo scherzo?! Ma perché? Dicono che dopo l’ultimo pit di Gasly Ocon l’ha lasciato passare per tentare di andare su Alonso e che siccome la cosa non è riuscita allora gli è stato chiesto di “restituire” la posizione. Tuttavia, quando Gasly ha passato Ocon mancavano ancora 15 giri alla fine e Gasly, con gomme più fresche, se n’è andato – non abbastanza per riprendere e superare Alonso ma se n’è andato. Cioè, non si è trattato di una di quelle situazioni limite in cui si è accodati a qualcuno che il primo dei due non riesce a passare per qualsiasi ragione e allora si prova a “swappare” per vedere se l’altro ce la fa. Qui era tutt’altra situazione: Gasly era in vantaggio di strategia, era più veloce e con gomme più fresche. Se Ocon non lo “lasciava passare” Gasly l’avrebbe superato lo stesso, magari prendendosi dei rischi e rischiando di far finire fuori entrambi. Il muretto o si limitava ad un free to race oppure, magari con il classico “Pierre is faster than you”, doveva seguire linearmente la strategia fin lì impostata dando via libera a Gasly senza altre implicazioni, giusto per evitare incidenti in un duello fratricida e senza mettere a repentaglio i pochi ma importanti punti che stavano conquistando. Farlo ripassare alla fine, dopo 15 giri passati a distanza e anche al netto del fatto che poi Pierre non sia riuscito a superare Alonso, non ha senso. Già l’anno scorso il muretto Alpine non si è distinto per scelte intelligenti ma qui sfiora veramente il ridicolo. Bah!

NOTE DI MERITO

Tsunoda (strepitosa qualifica che lo vede 9° in griglia) e Lawson in una pista difficile come Suzuka e su una RBR a pedali che dovrebbe relegarli nelle ultime posizioni tirano fuori quintali di attributi (anche lottando tra loro) che portano entrambi ad un passo dalla zona punti e che avrebbero ampiamente meritato (certamente più di… Ocon!). Bravi!

NOTE DI DEMERITO

Perez, ça va sans dire e chiedo venia per il tono assai prosaico, ha fatto veramente pietà. Non solo si prende le piste in qualifica da Max, cosa ormai per lui tristemente abituale, ma riesce anche a partire male (o cmq peggio di quelli che gli stavano dietro) e a combinare pasticci inenarrabili. La stupidaggine in uscita dai box in regime di SC è imbarazzante ma il peggio arriva al 13° giro con il ridicolo, anzi ridicolissimo!, tentativo di sorpasso su Magnussen al tornantino: nemmeno un principiante al suo primo GP avrebbe commesso un errore simile! Frustrato oltre ogni misura, non c’è altro da dire se non la banale considerazione che se Max sparisse magicamente dalla griglia di questo mondiale la stagione ben più esaltante.

NOTE DI ANONIMATO

Delle Williams ho già detto. Tutti gli altri non pervenuti. Registro la conferma di Zhou in Alfa per il prossimo anno forse più basata sulla buona stagione 2022 che non sulla 2023, oltre che dall’ovvia necessità di mantenere un po’ di grip sul mercato cinese. Stroll in particolare continua ad essere dannoso oltre che ininfluente: questa volta ha guidato in modo talmente sporco da danneggiare i sostegni dell’alettone posteriore al punto tale da doversi ritirare. Com’era quella storia della carriera tennistica?

Ci vediamo a Losail!

 

Metrodoro il Teorematico