VERSTAPPEN DOMINA IN STIRIA. HAMILTON E LA MERCEDES INIZIANO A PREOCCUPARSI.

Prima o poi tutte le epoche finiscono. E, oggi, qualcuno abituato a vincere e stravincere sta iniziando a chiedersi se la sua epoca non sia arrivata al capolinea.

Già dalle prove si capisce che la musica non cambierà rispetto alla settimana scorsa, con la Red Bull superiore alla Mercedes e Hamilton dietro anche a Bottas, il quale però vanifica l’ottima seconda posizione guadagnata nelle qualifiche con una penalità presa per uno strano testacoda in corsia box, dopo un tentativo di partenza in seconda.

Quando si spengono i semafori, Max parte alla perfezione, mentre Hamilton fatica a prendere il ritmo e deve difendersi da Norris e Perez. 

Leclerc si ferma subito per cambiare l’ala, rovinata da un contatto con Gasly, il quale fora e deve ritirarsi con la sospensione divelta.
Al giro 10 Norris va lungo e Perez lo infila insediandosi in terza posizione. Poco dopo anche Bottas lo supera e si porta in quarta.

Verstappen mette rapidamente una distanza di sicurezza fra sé e Hamilton, mentre Perez e Bottas perdono circa un secondo al giro. Tutti gli altri sono ancora più distanti.

Mentre Leclerc recupera posizioni su posizioni, al giro 27 Perez apre la serie di pit-stop dei primi. Purtroppo il suo box non è così pronto, questa volta, e Bottas, fermatosi al giro successivo, riesce a rubargli la terza posizione. Al giro successivo è il turno di Hamilton, e a quello ancora dopo tocca a Verstappen. Stavolta i meccanici Red Bull non sbagliano, e Max mantiene comodamente la prima posizione. Tutti i primi quattro hanno montato gomma dura, e andranno quindi comodamente fino alla fine.

A metà gara il quinto, Norris, è quasi doppiato. Sainz è l’ultimo degli altri a fermarsi. La strategia Ferrari questa volta asseconda una SF21 molto a più agio in gara, e grazie al pit-stop ritardato lo spagnolo recupera fino alla sesta posizione. Anche Leclerc, dopo la sua seconda sosta, recupera posizioni su posizioni, rientrando in zona punti.

Davanti non c’è lotta. Verstappen guida con sei secondi di vantaggio su Hamilton, e Bottas si trova ad oltre 20 secondi dal compagno, tallonato da Perez che prova ad avvicinarlo senza riuscirci. E così a 16 giri dalla fine il messicano si ferma per montare gomme soft e tentare l’attacco al giro veloce, fino a questo momento in mano ad Hamilton. Puntualmente riesce nell’intento, ma, soprattutto, inizia a guadagnare oltre due secondi al giro su Bottas.

L’inseguimento, però, si conclude solo all’ultimo giro, senza alcunaà possibilità di sorpasso. E pure il giro più veloce tornerà nelle mani di Hamilton proprio all’ultima tornata, dopo che l’inglese si è a sua volta fermato per montare gomma soft.

Finisce così con Verstappen assoluto dominatore, davanti alle due Mercedes e a Perez. Quinto e doppiato Norris, autore di una gara solida e tranquilla, davanti a Sainz e Leclerc, con una Ferrari molto più buona in gara rispetto a quanto non lo sia stata nelle qualifiche.

Ottavo Stroll, ben davanti al suo più titolato compagno di squadra, nono Alonso, ben davanti al suo ben più giovane compagno di squadra, e decimo un discreto Tsunoda, capace, per una volta, di fare un week-end senza errori e senza lamenti.

Fuori dai punti Raikkonen e Vettel, molto in ombra in una giornata dove qualche occasione per andare a punti ci sarebbe potuta essere. Notte fonda per Ricciardo, tredicesimo, seguito da Ocon e Giovinazzi, giovani di non bellissime speranze.

Da segnalare l’ottima gara di Russell, ottavo vicinissimo ad Alonso fino a quando problemi al circuito dell’aria delle valvole pneumatiche non lo costringono ad un pit-stop molto lungo per la ricarica, e ad una successiva ulteriore fermata, e infine al ritiro.

Senza la foratura di Baku, sarebbero state 4 vittorie di fila per Max. Ma lo sono state per la Red Bull, visto che in Azerbaijan ha vinto Perez. Un dominio senza precedenti nell’era ibrida. Fra una settimana si corre di nuovo a Spielberg, ed è logico pensare che il risultato sarà il medesimo. Confermando la fine di un’epoca. Finalmente.

P.S.
Nel 2017 e 2018, quando la Ferrari impensieriva la Mercedes, a metà stagione puntualmente iniziavano le dichiarazioni di Wolff e di Hamilton a proposito di “strane velocità in rettilineo”, seguite poi puntualmente da indagini FIA e dal crollo delle prestazioni dopo l’estate, fino ad arrivare all’annullamento totale della Scuderia in nome di una irregolarità mai dimostrata.
Oggi la storia si ripete. Quello che si è sentito in questi giorni sono cose del tipo “sono molto veloci in rettilineo, sarà merito dell’ala”, oppure “non si possono portare aggiornamenti se non per l’affidabilità, ma il loro motore è cresciuto”. Cose così. 
Senza volere parafrasare un ingegnere molto noto che dal 2014 grida al complotto FIA-Mercedes, faccio umilmente notare che nessuno degli avversari ha mai chiesto a gran voce una verifica quando i tedeschi avevano 60 cavalli più degli altri e bruciavano 6 kg d’olio a gran premio contravvenendo, evidentemente, allo “spirito” di un regolamento che mira alla sostenibilità.
Comunque possiamo stare tranquilli: questa volta non ci sarà nessuna indagine FIA, un po’ perchè in Red Bull sono meno ingenui rispetto ai nostri connazionali e corregionali, un po’ perchè sarebbe brutto colpire la Honda proprio all’ultimo anno di una presenza iniziata malissimo ma, soprattutto, perchè la F1 ha bisogno di vedere vincere qualcun altro.

* immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

DOMINIO YAMAHA. DISASTRO ROSSI E ROSSE- ASSEN POST GP

All’Università del Motociclismo il Diablo, Fabio Quartararo, si laurea con 110 lode e plauso. Nulla hanno potuto gli avversari, neanche Vinales che stecca la partenza e si ritrova 4° dopo la prima curva.

Gara condizionate pesantemente (IMHO) dal dispositivo Holeshot che Bagnaia usa alla perfezione in uscita dalla S finale, facendo da tappo prima a Quartararo e poi al resto del gruppo. Il momento clou della gara è stato il sorpasso di Fabio ai danni di Pecco. Nelle fasi seguenti Pecco ha fatto d tappo a tutto il gruppo favorendo la fuga di Quartararo, diretto rivale al titolo. Molto più intelligente Zarco che si è messo lì, zitto zitto e quatto quatto ad attendere e si è portato a casa un 4° posto dietro al Campione del Mondo in carica.

Cade di nuovo Miller mentre è autore di una gara molto bella Marc Marquez che dalla 20^ posizione arriva 7° dietro a Bagnaia e davanti ad Aleix Espargaró. Ancora una volta gara di sostanza per Miguel Oliveira che chiude in un ottimo 5° posto, rosicchiando punti preziosi a Bagnaia e Miller.

Apro un capitolo a parte. Luca Marini ha chiuso ultimo, dietro addirittura al debuttante Garrett Gerloff (15 secondi) ed oltre 30 secondi dal compagno di Team.
Davvero Ducati vuole dare una moto ufficiale per il 2022 a questo Pilota ⁉️ È vero che i soldi non fanno la felicità, ma sicuramente ti danno una moto ufficiale nonostante prendi regolarmente la paga ogni domenica.

Weekend “funestato” dalla notizia bomba lanciata da Ricardo Jovè👇, di DAZN Spagna. Vinales sarebbe in procinto di rescindere il contratto del 2022 con Yamaha firmando con Aprilia.

Certo le parole di Vinales dello scorso fine settimana mi avevano lasciato sbalordito ed ero convinto di una sua uscita “pubblica” in questo GP ma non mi aspettavo tanto…. Sicuramente adesso si spiega la mancanza di feeling con moto e Team che contraddistingue le prestazioni di Maverick.

Giornataccia per le Ducati. Miller cade, Bagnaia soltanto 6° nella sua Assen. L’unico a salvare capra e cavoli e Zarco che, con una condotta di gara molto intelligente, prende il massimo possibile d sto GP ad un passo dall’ennesimo podio.

Holeshot Ducati in azione all’uscita dalla “S” finale ad Assen.

Capitolo Holeshot. È imbarazzante in vantaggio tecnico Ducati rispetto alle altre moto. In F1 un Pilota con una simile “diavoleria” vincerebbe Mondiali a ripetizione. Nelle moto per fortuna è un po’ diverso, oppure mi sbaglio ed a Ducati manca il Pilota…

Rossi non finisce di stupire. Tiene tutti con il fiato sospeso sul suo futuro creando una “suspense” da thriller. Entra in Q2 (ovazione del pubblico) ma parte come fosse un bradipo. Alla prima curva è ultimo, dopo 8 giri si stende nella ghiaia del curvone alla 7. Soli 17 punti in 9 GP…. Credo sia opportuno che qualcuno lo fermi, rischia di farsi male.

Immagine eloquente. Curva 7. Foto MotoGP.com

Il Mondiale va in vacanza per 7 settimane. Dopo 9 GP di 19 non siamo neanche a metà, quindi occhio a dire “Mondiale chiuso”. Non è la ciofeca americana del 2020, in quanto è un Mondiale finalmente con un padrone indiscusso (Fabio Quartararo). Il francese è stato fin qui molto sfortunato perché meritava le vittorie a Jerez (braccio) ed in Catalunya (tuta).

Ma attenzione è tutto fuorché chiuso perché mancano 10 GP e soprattutto ci saranno 7 settimane in cui qualcuno potrà recuperare per bene…

Classifica Mondiale

P.S. Ad inizio anno storcevo il muso su Miller e Bagnaia. Oggi Zarco mi dà ragione, ma la vera delusione è proprio Pecco. Un Pilota sul quale punto tantissimo e che in Austria si gioca stagione e futuro di carriera. Perché Jorge Martin comincerà molto presto a venire fuori…

 

✍️ Francky

 

F1 2021 – GRAN PREMIO DELLA STIRIA

Dopo l’esito del GP di Francia si può dire che la doppia gara di casa per la Red Bull capita proprio nel momento giusto, quello di mettere in atto un tentativo di fuga ai danni della Mercedes.

La gara francese in sostanza ha confermato la supremazia del team austriaco come pacchetto complessivo, pilota – monoposto – muretto box, che è parso di gran lunga più sul pezzo di quello anglo-tedesco.

Hamilton ha cercato di metterci una pezza ma a fronte anche di un Perez molto più in palla di Bottas, non ha potuto fare altro che limitare i danni.

immagine da motorbox.com

Ora si va nella tana del lupo o del toro, fate voi, un GP che per Mercedes non ha regalato grandissime soddisfazioni negli ultimi anni e soprattutto ad Hamilton, che nel 2020 è arrivato quarto penalizzato a fine gara per un contatto con Albon.

In più, trattandosi di un back to back sulla stessa pista, se le cose dovessero mettersi male l’emorragia di punti potrebbe essere molto pesante. Un altro successo Red Bull allungherebbe a 4 la striscia vincente, roba che nell’era ibrida non è mai capitata neanche alla Ferrari nella sua forma migliore.

Per Mercedes un bel banco di prova per cercare di raddrizzare una situazione che si sta facendo molto complicata da gestire e con in più, rispetto alle sfide con Ferrari, alle prese con un team che fa della vis polemica e pungente una delle armi per avere anche il minimo vantaggio psicologico.

Fondamentale in Austria, così come lo sarà fino a fine anno, l’apporto dei team mate Perez e Bottas, anch’essi posti su due piani completamente differenti: uno che ha già vinto ed è totalmente coinvolto nel nuovo team e un altro che invece sembra sempre un pò l’ultima ruota del carro, o che comunque non ha una personalità tale da farsi ascoltare dal team al 100%.

Anche per Ferrari arriva una bella prova dopo il disastro francese. Gli esperti di tecnica puntano il dito contro i cerchi delle gomme che non riescono a smaltire sufficientemente il calore in eccesso a carico delle coperture e che sono state la causa del piazzamento fuori dalla zona punti ( e complice probabilmente la pioggia di domenica mattina che ha reso nuovamente green e quindi molto più aggressivo l’asfalto del Paul Ricard).

immagine da motorbox.com

Un problema risolvibile con una diversa tipologia di cerchi ma inattuabile a casua della mancanza di tokens disponibili per operare su un componente “congelato” dal punto di vista regolamentare.

Quindi non resta che sperare che la monoposto si adatti bene ad ogni pista e condizione meteo che si susseguiranno d’ora in poi. Se così non fosse i due piloti potranno fare ben poco per lottare contro la McLaren.

Gli avversari dei rossi arrivano tutti da un weekend positivo, con piazzamenti a punti e ottime prestazioni. In primis McLaren, il cui unico cruccio al momento sembrano essere delle prove in qualifica piuttosto sottotono rispetto alle performance di gara.

immagine da circusf1.com

Alpha Tauri, Aston Martin e Alpine restano concorrenti temibili, ancora di più alla luce dei problemi emersi sulla SF21H in Francia. In crescita decisa la Aston Martin, l’Alpha Tauri potrebbe fare molto di più con uno Tsunoda meno falloso e Alpine che è sempre di più la squadra di Alonso.

Le ultime tre del lotto devono sperare in gare pazze o grossi problemi di quelli davanti per cercare di marcare qualche punto. A parte la continua polemica tra Mazepin e Mick Schumacher e un Raikkonen ormai abbonato a guardare gli scarichi di Giovinazzi in qualifica, oltre al sempre ottimo Russell, non ci sono spunti degni di nota.

Dopo le mille polemiche di Baku, Pirelli ha vissuto un weekend sereno in Francia. Per il doppio appuntamento austriaco si è voluta aggiungere un minimo di variabilità con due set di mescole differenti: C2, C3 e C4 per il GP della Stiria e C3, C4 e C5 per quello d’Austria.

Un gran ruolo lo giocherà il caldo eventualmente presente, anche se la pista austriaca non è così esigente sul fronte del degrado degli pneumatici.

Trattandosi appunto dello Spielberg, immaginiamo invece il ritorno in pompa magna delle polemiche sui track limits, soprattutto nell’ultima curva in appoggio che porta sul rettilineo finale. Per Masi e compagnia sarà un weekend bello impegnativo, soprattutto quando l’intenzione è quella di interpretare il regolamento caso per caso.

Mercedes negli ultimi anni ha sempre fatto vedere una gran reazione nei momenti difficili. Vedremo se anche questa volta sarà così oppure sarà l’inizio della fine del suo regno.

A Brackley fanno sapere di essere unicamente concentrati sul progetto 2022, mentre Red Bull continua a martellare sul 2021. Se non è mettere le mani avanti questo poco ci manca.

*immagine in evidenza da drivingitalia.net

Rocco Alessandro

 

MOTOGP 2021-GP D’OLANDA ASSEN

Back to back from Germany to Netherlands prima di un mese (e poco più) di vacanza per i ragazzi del Motomondiale, ma anche per noi che scriviamo.

Si torna a mettere le ruote sulla pista da sempre definita Università del Motociclismo ad Assen. In realtà lo è un po’ meno dopo le modifiche: resta comunque un bel banco di prova per moto, tecnici e piloti. Per un dinosauro come chi scrive, Assen è teatro di ricordi di battaglie epiche sin dai tempi della 500 (ed anche della SBK) con fior di piloti ad incrociarsi le ruote anteriori nel groviglio di destra e sinistra che caratterizzano il layout olandese. Per chi non lo ricorda, un tempo la gara era di sabato. L’unica pista sulla quale si correva al sabato. Che nostalgia…

Veniamo a noi.

Salto i pronostici alla luce del fatto che la settimana scorsa non farli ha portato benissimo: abbiamo infatti assistito al momento più bello del motociclismo degli ultimi anni. Non starò qui ad incensare nuovamente l’ìmpresa di Marc perché non è necessario, ma il ritorno alla vittoria riporta il catalano nel novero dei piloti con cui fare i conti per la vittoria ogni domenica. Non sarà facile per lui in Olanda ed in tutte le piste a seguire perché i distacchi tra i vari piloti e le varie moto sono più risicati che in passato. La vittoria è però un toccasana per la testa, quel toccasana del quale Marquez aveva tanto bisogno e che adesso ha avuto. Riprendere fiducia nei propri mezzi vale più di una modifica tecnica di mappatura o di settaggio delle sospensioni. Gli altri sono avvisati.

Se chiudo gli occhi e ripercorro il circuito, la pista pare fatta apposta per la Yamaha di Fabio Quartararo e per il suo stile di guida. E’ il favorito d’obbligo sia perché in testa alla classifica ma anche per il piglio mostrato. E’ tuttavia mia opinione che resta da capire come sarà in grado di “gestire” un possibile rientro nelle posizioni di vertice di Marquez: lo spagnolo attaccato codone farebbe tremare i polsi a chiunque, anche a lui. Sta a Fabio mostrare di essersi lasciato alle spalle i timori del 2020.

Qualche Gp fa dissi che la Yamaha andava forte solo con Quartararo e mi fu fatto notare che stavo sbagliando. I risultati dei compagni di marca continuano a dare ragione alla mia opinione, seppur questa non sia riferita a presunti favoritismi verso il francese ma solo ai demeriti dei compagni di colori. Primo tra tutti Maverick Vinales che di questo passo rischia di non arrivare a fine stagione con i tre diapason sulla tuta.

Restando in provincia di Iwata, Razali ha praticamente dato il benservito a Rossi. E’ solo una sensazione di pancia, ma la mia vocina mi sussurra che potremmo assistere all’annuncio del ritiro del Vale nazionale proprio sulla pista teatro della sua ultima vittoria iridata. A meno che non si sia messo in testa di guidare la moto scelta dal team VR46 per il quale annunciare la partnership con il costruttore. Ma questo weekend potrebbe davvero essere quello giusto per le rivelazioni.

Ducati e KTM paiono ormai al medesimo livello di competitività dopo gli ultimi sviluppi in casa austriaca.

I loro piloti sono tutti papabili per il podio e/o per la vittoria in Olanda, quindi daranno filo da torcere a tutti i sopracitati.

Fatalmente dobbiamo anche parlare del campione in carica e del suo compagno. Mir sta fortemente deludendo nel 2021, e quelle rimonte che l’anno scorso gli venivano bene quest’anno non vengono più. Il fatto di non essere un fulmine di guerra in qualifica costa molto più caro in questa stagione dove un paio di decimi fanno la differenza tra la prima e la quarta fila. Se poi le prestazioni in gara delle varie moto si livellano ecco che diventa complicato replicare l’anno magico 2020.

Alla finestra attendiamo anche un guizzo dell’Aprilia che darebbe aria nel box e linfa per l’avventura 2022 con un team interno nuovo di trinca.

Chiudo con l’angolo del tifoso. Pecco Bagnaia.

E’ mio concittadino ed anche se me lo criticano perché parte della cricca VR46 non riesco a non tifare per lui. Tira Rossi in prova? Ok, parrà pur brutto ma se sta bene a Borgo Panigale me lo faccio andar bene anche io. Però deve concentrarsi su sta benedetta prima vittoria, perché il giorno che mostrerà la tuta con la macchia di sangue sarà il giorno in cui prenderà davvero coscienza di ciò che può fare. Domenica scorsa ha fatto un garone considerando dove era alla fine del primo giro e dove è scivolato ancora dopo. Magari non avrebbe vinto in Germania perché gli dei avevano deciso fosse il giorno di Marc, ma sarebbe arrivato secondo. Con i se ed i ma non si fa la storia e manco si vincono mondiali, però FORZA PECCO, VINCILA.

 

MOTO2

Ormai è affare privato tra i piloti del team Ajo. Remy Gardner ha tutta l’esperienza e la velocità per portarsi a casa gara e titolo 2021. Il suo compagno Raul gliela fa sudare, ma deve restare concentrato e non farsi distrarre dalle voci del passaggio di categoria. Sono discorsi che facciamo per ogni rookie, a maggior ragione per il talento spagnolo che di classe pare averne.

Da buon italiano auspico tutte le domeniche un acuto del Bez o di Diggia.

Il vincitore di Assen 2021 uscirà tra questi quattro nomi.

 

MOTO3

Di fronte a Pedro Acosta gli altri dovrebbero scrivere una petizione per assegnare il campionato Moto3 degli altri. Battaglie, spallate, scorrettezze e alla fine esce sempre lui col piglio del fuoriclasse. Speriamo non gli mettano in testa di fare il salto triplo prima del tempo.

Buona gara a tutti.

(immagine in evidenza tratta dal sito della gazzetta dello sport)

 

Salvatore V

BASTIAN CONTRARIO-ROLLER COASTER

Ormai si è capito che il mondiale di F1 per i contendenti al titolo e per la Ferrari, sarà un sali scendi di emozioni, proprio come su un roller coaster di quelli tosti.

Eh si, perché la F1 è imprescindibile dalla rossa e se da un lato tutti sono concentrati sul capire chi la spunterà tra Hamilton e Verstappen, dall’altro c’è una frangia di irriducibili che non smetterà mai di dannarsi per la squadra di Maranello. Andiamo con ordine.

Dal 2014, anno in cui è iniziato il dominio teutonico, abbiamo avuto solo due occasioni di bearci di un mondiale incerto: il 2016 anno in cui vinse il compagno di box del re nero e il 2018, dove la Ferrari fino a Monza ha accarezzato il sogno iridato; salvo poi affondare lentamente. Diciamocela tutta, nel 2016 ci siamo forzati di gioire, di fatto quel mondiale fu un regolamento di conti interno alla squadra anglo tedesca e nel 2018 fu solo un illudersi prima e disperarsi dopo. Per avere un mondiale emozionante come lo stiamo vivendo ora, abbiamo dovuto aspettare “solo” sette anni!

Emozioni che fanno su e giù proprio come su una montagna russa e che lasciano senza fiato, come quando si affronta tutto d’un fiato la discesa verso il vuoto, tipica dei roller coaster. Ed è proprio senza fiato che ci ha lasciati la rincorsa di Verstappen ai danni di Hamilton. Sapete, quando vedo un team come la Red Bull, che mette in discussione la leadership della sua gara con quel secondo pit di Verstappen; penso che di una squadra come questa bisogna aver paura. Freddi, lucidi, si sono resi conto che con quelle gomme non sarebbero mai riusciti ad arrivare fino alla fine. Sapevano che con uno come Hamilton alle calcagna, campione nel gestire le gomme, non avrebbero avuto vita lunga. Sapevano che comunque sarebbero arrivati secondi, allora che fanno? Rischiano! Questo signore e signori è ciò che significa avere le palle: rischiare il tutto per tutto avendo fiducia nei propri mezzi. Mai mi sarei sognato di scrivere questo dei bibitari eppure se vogliamo parlare di F1, dobbiamo mettere da parte il tifo e guardare con oggettività ai fatti.

Verstappen ha mostrato il suo nervosismo già alla partenza del giro di ricognizione, muovendosi in ritardo. Nervosismo che ha confermato nello start, regalando il primo posto all’acerrimo avversario. Da li, è iniziato il personalissimo giro della morte dell’olandese sul roller coaster francese, a suon di giri veloci e fermate strategiche per tenere continuamente sotto pressione il campione inglese. Max è la prima volta che si gioca il titolo concretamente ed in questo è in svantaggio rispetto a Lewis; decisamente più navigato a riguardo. Il ragazzo deve imparare a gestire meglio queste fasi, cosa che fa decisamente meglio in gara, dove in fase di lepre che scappa o di lupo che insegue; si trova indiscutibilmente a suo agio. La vittoria è stata meritata e diretta conseguenza del lavoro sinergico che c’è stato tra lui ed il team. Tempi duri per la Mercedes di Hamilton, la quale non era abituata da molto tempo ad essere messa realmente sotto pressione (nel 2016 giocavano a dadi tra di loro, nel 2018 ci pensava Ferrari a facilitargli il gioco), ed infatti i teutonici si sono incartati in mondo visione, con Hamilton che ha sciorinato il solito Rosario per tutta la gara e Bottas che ha “bippato” cosi forte per radio, che per poco non lo facevano Beato per le bestemmie che ha tirato giù!

Le emozioni salgono e scendono a velocità impressionanti in F1, proprio come su un roller coaster ed in questo momento i continui sali scendi emozionali ad Hamilton e a Mercedes sono indigesti. Campionato assolutamente alla pari in questo momento, con buona pace dei tifosi di Hamilton che pensano e dicono che Red Bull è in vantaggio di mezzo secondo sulla W12 di Lewis… panzane! Le differenze sono davvero minime e solo il pilota e la comprensione delle gomme su l’uno o l’altro circuito fa la differenza. Se Hamilton vorrà battere “quota Schumacher” e fissare la sua di quota, dovrà sudare sette camicie come si suol dire e tirare fuori tutto il suo estro (magari se si concentrasse più sullo sport e meno sulla politica sarebbe già un inizio); se vorrà battere l’olandese volante e il suo team.

Chi invece ha un abbonamento sul roller coaster di emozioni che salgono e scendono è la Ferrari di Binotto, il quale un domenica si e l’altra pure è sempre sotto attacco o comunque sotto la lente di ingrandimento. La prestazione francese della Ferrari è disastrosa, senza appello e giustificazioni. Con Leclerc doppiato e Sainz fuori dai punti, nonostante la bella qualifica del sabato (il primo degli altri!), la rossa ha toccato il punto più basso (finora) del campionato. Eravamo stati abituati bene con due pole di fila da parte del monegasco eppure qualcosa si è inceppato… “dobbiamo capire” ha chiosato il buon Mattia. A mio (inutile) giudizio, c’è ben poco da capire e francamente continuo a stupirmi della meraviglia dei tanti tifosi delusi in giro per il web: che questa Ferrari si sarebbe comportata cosi lo si sapeva già da febbraio. Che questa Ferrari sarebbe stata un fulmine su un pista e una lumaca su un’altra era cosa nota… che questa rossa avrebbe avuto continue prestazioni, buone e cattive, proprio come i continui sali scendi di un roller coaster era evidente; se non altro perché ci è stato detto già in fase di presentazione.

Allora io mi chiedo dov’è la meraviglia? Mi chiedo se il tifoso sa veramente che monoposto sia veramente la SF21 e quanto lavoro sia stato fatto per migliorare la SF1000 (perché l’attuale monoposto è una evoluzione della precedente) e dove siano stati spesi quei pochi gettoni. Trattare le gomme in un certo modo avrebbe comportato la modifica dei cerchi e questo sarebbe andato a scapito di altre aree, evidentemente più importanti, perché i maledetti gettoni a disposizione quelli erano. Ritenere questo risultato, anche se fa male, indicativo è quanto meno azzardato; soprattutto alla luce di un mondiale lunghissimo. Lo si accetti, la Ferrari durante tutto il mondiale sarà questa e cioè un sali scendi prestazionale ed emozionale continuo, proprio come su un roller coaster ed alla fine del giro, esiste una sola stazione e si chiama campionato del mondo di F1 2022. Inutile imprecare, inutile contorcersi dalla rabbia, questo è solo il primo anno del nuovo corso rosso, quindi staccate il biglietto e godetevi il giro e visto mai che vi divertiate pure.

 

(immagine in evidenza tratta da youtube)

Vito Quaranta

Life is racing, all the rest is waiting