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TEST F1 2022- BARCELLONA

La scelta di non trasmettere immagini ufficiali delle prime giornate di prove della “nuova F1” è a dir poco discutibile.

Il Dio denaro comanda sempre, anche di fronte alla volontà (presunta e dichiarata) di volere avvicinare nuovi appassionati a questo sport. Certe scelte lasciano davvero l’amaro in bocca, ma questo è.

Il Bring ha deciso di lasciare uno spazio aperto per chi volesse commentare quanto sta accadendo al Montmelò, ben consapevoli che i risultati pubblicati a fine giornata lasceranno sempre molto all’immaginazione e poco alla realtà che andremo a vivere con il primo Gp 2022.

Buon divertimento

BASTIAN CONTRARIO: LO SPOMPATO

Il GP del Brasile di domenica scorsa passerà alla storia per essere stato teatro di uno spettacolo davvero emozionante e, molto probabilmente, è stato uno dei GP carioca più belli di sempre. Gli spunti di riflessione sono molti e sebbene la lotta, senza esclusioni di colpi, da parte dei due contendenti al titolo la fa da padrona, al sottoscritto non è passata inosservata la prestazione della Ferrari e dei suoi due alfieri, soprattutto di LeClerc.

Proprio in concomitanza del suddetto GP, ho avuto modo di leggere illazioni riguardo al fatto che il monegasco della rossa sia stanco di rimanere in Ferrari perché non si cava un ragno da buco e che, quindi, voglia andare via. Insomma, Charles sarebbe stanco, demotivato, praticamente spompato. Inutile dire che non ho dato credito alla presunta veridicità di quanto ho letto, eppure questo mi ha dato l’occasione di poter riparlare della rossa e della sua fase di transizione. Neanche a farlo apposta, ho avuto l’occasione di imbattermi nella classifica dei primi sette piloti, dove naturalmente ci sono i due della Mercedes, della Red Bull, della Ferrari e Lando della Mclaren. Ebbene, accanto ai loro punti conquistati, viene riportato anche il numero di podi raggiunti. Naturalmente piloti come Verstappen ed Hamilton hanno, rispettivamente, qualcosa come quindici e quattordici podi conquistati a testa… è ovvio! Bottas (terzo in classifica) è a quota dieci e seguono Perez e Norris rispettivamente con cinque e quattro podi a testa. Mi rendo conto che possa sembrare noioso questo elenco e confesso che è la prima volta che mi cimento in questo esercizio, solo che se avete la pazienza di leggere fino in fondo, capirete dove voglio arrivare.

Veniamo finalmente alla coppia rossa: Carlos, che è dietro a Charles, ha tre podi, mentre LeClerc, che è sesto in classifica ed ha un ritardo di soli tre punti sul quinto in classifica (cioè Lando Norris), ha conquistato solamente un podio! Capite cosa voglio dire? Il monegasco della Ferrari è nei primi sei di uno dei campionati più combattuti di sempre, con una monoposto che di sicuro non è il massimo della guidabilità e, comunque, non è quella del 2019. Nonostante questo, con un solo podio sta insidiando la quinta posizione all’inglese della Mc Laren che fino a qualche mese fa sembrava irraggiungibile… non male per uno spompato vero? L’atteggiamento del ferrarista vi sembra quello di un pilota che ne ha le palle piene di stare in Ferrari? Charles LeClerc… il pilota più giovane di sempre ad aver firmato il contratto più lungo di sempre con la scuderia più importante di sempre. Charles in questo momento fa di necessità virtù, perché solo questo attualmente può fare. In questa scioccante classifica, mancano i venticinque punti del GP di casa del monegasco: con la vittoria a Montecarlo ora il buon Charles non starebbe a preoccuparsi di Norris, bensi di Perez il quale ha una Red Bull tra le mani. Qualcuno molto attento potrebbe dirmi che anche Norris ha mancato una vittoria… è vero. Solo che il risultato non cambia perché, se dobbiamo metterci a giocare con il gioco dei “se e dei ma”, i podi sarebbero sempre in difetto per il ferrarista e comunque la differenza di punti non cambierebbe.

Indipendentemente da questo esercizio matematico che vi ho costretto a svolgere, il succo del discorso è che il ferrarista, signore e signori che mi leggete, tutto è tranne che spompato… il pilota della rossa è solo incazzato e allo stesso tempo paziente. Il monegasco sa benissimo che la Beneamata è totalmente concentrata sul regolamento che verrà attuato l’anno prossimo. Che Ferrari sarà competitiva da subito, questo solo l’Altissimo lo sa, io so solo che LeClerc è legato alla Ferrari a lungo e di sicuro questo legame non si spezzerà tanto facilmente. Le parole di Binotto, immediatamente la fine del GP, verso il suo pupillo non sono rivolte a chi non ha voglia di lottare. Ovvio un quinto posto di certo non è l’obiettivo del ferrarista (forse lo era di Max, qualche anno fa?) eppure ciò denota che si lotta per la causa e di sicuro non ci si accontenta… guai a farlo! Il tempo del monegasco presto arriverà, resta solo da capire quando. Le attese sono tante, la pressione elevata, guidare per Ferrari non è mai stato facile, ne sanno qualcosa campioni del calibro come Alonso e Vettel ai quali, per un verso e l’altro, gli è andata male.

Le critiche alla Ferrari di Binotto sono ingiuste e il mantra “Ferrari è a cinquanta secondi” è da ottusi e ignoranti. Si guardi Ferrari da che passato ne viene, ci si soffermi dove la rossa era nel 2020 con sessanta cavalli in meno… almeno (oggi dò i numeri!) e, cosa stia facendo ora con una monoposto che deve rispettare un regolamento che ormai è morente. Personalmente parlando, la rossa di Binotto ha compiuto un mezzo miracolo e le sue scelte si sono rivelate azzeccate… a partire dalla coppia di piloti, che di fatto è la più forte e costante del mondiale. Non si potrebbe spiegare altrimenti la prestazione di LeClerc con il “cancello” di macchina che si ritrova a guidare. Spompato? Gli unici spompati sono coloro i quali criticano in maniera gratuita l’operato di Binotto e della sua squadra in queste attuali condizioni. Charles è il “cavallo” giusto su cui puntare, lo ha già dimostrato nel suo primo anno in rosso e lo rifarà non appena la macchina lo permetterà, perciò ben venga questo ulteriore tirocinio che sta seguendo. L’ho già detto in passato, quando si parla di Ferrari rischio di perdere la bussola eppure, fino a prova contraria, Binotto ed i suoi piloti sono nel giusto… quando il 2022 inizierà potremo giudicare. Fino ad allora possiamo e dobbiamo giudicare i fatti di ora e i fatti dicono che uno dei piloti della rossa con un  solo podio all’attivo è a ridosso dei migliori.

Chi di certo non è spompato e non è stato fiaccato dalla pioggia di penalità è di certo Hamilton (credevate che non avrei menzionato la lotta tra i due acerrimi nemici?), il quale tra talento, macchina e soprattutto motore fresco di pacca ha dominato il GP del Brasile, tra sorpassi contro una concorrenza inesistente e contro un avversario più duro dell’acciaio. Indipendentemente da quanto è successo, il campione inglese ha meritato la vittoria, se non altro perché ci ha sempre creduto. Ora per Verstappen si mette male, se caso mai la prestazione monstre di Hamilton vista in Brasile dovesse ripetersi.  Red Bull dovrà presto capire se sostituire la pu al suo capitano, considerando che ha ancora un buon margine sul campione inglese. Una cosa è certa, né Verstappen né soprattutto Hamilton sono fiaccati o comunque spompati da questa lotta, anzi più lottano e più si caricano. Questa è la prerogativa di chi vive per la competizione e, potete starne certi, in questa categoria vi rientra anche LeClerc.

Mancano tre GP al termine ed Hamilton è chiamato a compiere l’impresa che lo renderà immortale. Verstappen questo lo sa e venderà cara la pelle, sarà battaglia fino all’ultimo GP e nel contempo si consumerà il campionato degli altri, con il monegasco della Ferrari che cercherà in tutti i modi di agguantare quel quinto posto nella classifica piloti, che in termini assoluti non vale nulla eppure in termini di morale vale moltissimo, perché mai si dica che Charles LeClerc sia arrivato a fine mondiale spompato.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: IL CAPPIO SI STRINGE

Prima della partenza del GP americano svoltosi domenica scorsa, annunciavo su Twitter che alla prima curva si sarebbe deciso il titolo del mio Bastian Contrario di questa settimana. Evidentemente sono stato troppo ottimista, in quanto i due acerrimi nemici (sportivamente parlando, si capisce) alla prima curva nemmeno ci sono arrivati per farmi prendere questa decisione. Nello specifico, devo ringraziare l’osannato (ormai le masse sono cotte per l’olandese volante) Verstappen per quanto accorso in partenza e, dunque, per il titolo di questo articolo.

Chi legge e non ha visto il GP potrebbe credere che ci sia stato un incidente, quando invece i due piloti, in termini di contatti, sono stati pulitissimi (il che conoscendoli è veramente incredibile). Nessun contatto per fortuna (nostra), solo che ora il cappio inizia a stringersi e spazio per respirare inizia ad essercene davvero poco. Cos’ha combinato il buon Max in partenza? Ha impostato la sua partenza non sull’uscire dalla prima curva primo, conservando così la pole conquistata al sabato, bensì si è concentrato esclusivamente sul chiudere il suo avversario, stringendolo a bordo pista così come si stringe il cappio per un condannato a morte. Stranamente, e per sfortuna di Verstappen, il campione del mondo azzecca la partenza in maniera perentoria e tira dritto per la sua strada. Al paese mio, eseguire una buona partenza significa uscire dalla prima curva quanto meno avendo conservato la posizione di partenza e, in alternativa, se si imposta la suddetta partenza sul chiudere l’avversario, ci si aspetta che questo venga chiuso per davvero e che magari perda anche posizioni. Ebbene al buon Max non è riuscito nulla di tutto questo, sbagliando clamorosamente e mandando a ramengo tutto quello che ha fatto al sabato.

Il risvolto psicologico di questo laccio che si stringe è sintomatico (lo so oggi vado sul tecnico!) di un’ansia da prestazione e di una voglia di concludere che francamente stride con il comportamento in pista dell’olandese. Parliamoci chiaro: davvero Max crede che potrà comportarsi così la prossima volta ( 7 novembre prossimo in Messico) in partenza? Hamilton ha troppa esperienza e troppo “mestiere” per permettere che questo riaccada. Si ricordi, non tanto Monza quanto quello successo in UK, dove il campione del mondo, vuoi per bravura vuoi per fortuna, ne uscì incolume (spedendo in ospedale l’olandese) rimediando un più venticinque molto pesante. Hamilton da poco ha lanciato la carica su Twitter dicendo a gran voce che “non è finita un cazzo!” e ciò mi fa pensare che in Messico, se il ragazzino riproverà a fare lo scherzetto della chiusura del cappio, probabilmente gli andrà male. Certo, attualmente chi ha più da perdere è il campione del mondo considerando la classifica mondiale piloti: allo stato attuale Hamilton per riprendersi la testa della classifica deve vincere tre GP di fila se Verstappen è sempre secondo. In un mondiale, dove non c’è concorrenza se non quella marginale dei rispettivi compagni, lo scenario è presto concretizzato o nella vittoria dell’uno o dell’altro o con l’abbandono di uno dei due… ed in questo caso il mondiale prenderebbe tutt’altra piega. Come ho sempre detto su queste righe, l’esperienza è dalla parte del campione del mondo e la battaglia da asilo nido, che abbiamo visto nelle FP2 con tanto di dito medio di Verstappen, è servita solo ad innervosire quest’ultimo evidentemente. Il ragazzino, nonostante il “fottuto idiota” detto per radio, se l’è legato al dito l’episodio e scommetto che anche se gli hanno “fatto la scuola”, come si usa dire dalle mie parti, se n’è fregato altamente di tutte le parole dantesche “non ti curar di lui… ma guarda e passa” che gli sono state dette e allo spegnimento dei semafori, invece di andare dritto, è andato obliquo, perdendo capra e cavoli. Solo il suo muretto ha evitato che il cappio si stringesse attorno al suo di collo, seguendo alla lettera il manuale del perfetto “muretto di ghiaccio” e piazzando gli undercut decisivi nei momenti decisivi.

Max pagasse da bere a tutta la squadra per il risultato ottenuto, perché solo grazie alla loro freddezza decisionale ha avuto la possibilità di brindare sul gradino più alto, risultando così più alto di Shaquille O’Nealle. Mercedes ormai è sputtanata e, se il suo pupillo non vincerà questo mondiale, presto lo sarà anche lui: al sottoscritto spiace essere così duro, anche perché i tifosi “del nero” sono di notoria reputazione sensibile e suscettibile, solo che è innegabile che se Hamilton ha fatto incetta di record per tutto il globo è perché è sempre stato solo. Due sono i mondiali in cu ha dovuto lottare veramente da quando è nata la (maledetta) era turbo ibrida; il 2016 e il corrente anno. Nel primo caso bene non è andata e se non erro nel 2026 dovrebbe uscire anche il libro con le sue memorie (così disse Lewis immediatamente dopo aver tagliato il traguardo di Abu Dhabi: “fra dieci anni scriverò un libro”). Quest’anno cosa accadrà? I presupposti perché si ripeta il 2016 ci sono tutti… manca solo la rottura del propulsore all’uno o all’altro. Mi pare evidente che allo stato attuale uno zero in casella da parte di uno dei due decreterebbe la fine del mondiale: uno zero per Hamilton sarebbe il chiodo della bara, uno zero per Verstappen sarebbe l’inizio di un incubo. Non male come presupposti. Che peccato che Ferrari non sia della partita. Eppure anche con la rossa il laccio si sta stringendo sempre di più: i piloti sono contenti del comportamento della vettura, soprattutto da parte del propulsore. Addirittura il gap motoristico con McLaren è stato azzerato e solo l’efficienza aerodinamica della monoposto color papaya al momento porta gli inglesi in leggero vantaggio. I soliti detrattori preferiscono focalizzarsi sul distacco rimediato, eppure si seguita a non volersi rendere conto che tutto questo lavoro non era scontato e soprattutto è rivolto all’anno che verrà. La parte turbo ibrida montata dalla rossa quest’anno è la base per la monoposto del 2022 e francamente il lavoro che stanno facendo a Maranello lascia ben sperare. Le aspettative crescono ed il cappio intorno al collo di Binotto inizia ad essere sempre più corto… resta da vedere se alla fine torcerà il suo di collo o quello dei suoi (purtroppo) tanti detrattori, orfani del tedesco che rimedia magre figure contro il “suo datore di lavoro”.  La via della salvezza passa attraverso un progetto ben riuscito dall’inizio (del nuovo mondiale) e da due giovani piloti che hanno voglia di vincere su tutti: Le Clerc è sempre più concreto ed è migliorato in maniera impressionante sulla gestione delle gomme. Del resto non dimentichiamo da quanto tempo è in F1 e di fatto non sta facendo altro che completare il suo apprendistato, proprio come Max (ve lo ricordate quando andava a sbattere e veniva deriso?). Carlos, è cresciuto in maniera esponenziale: dopo un inizio timido, oserei dire ampolloso, è arrivato al punto di superare in classifica il compagno (Vettel in due anni non c’è mai riuscito… così, per dire!), anche se per poco. Al che mi viene da chiedermi che cosa mai potranno fare questi due ragazzi con una monoposto competitiva. Le speranzee sono tante e l’attesa è lunga perché siamo ancora ad ottobre ed il mondiale 2022 inizierà solamente a Marzo, quindi per stringere cappi a Maranello c’è tempo. Per fortuna ci sono Hamilton e Verstappen a tenerci svegli: ogni GP sarà decisivo e qualunque scelta da parte dei piloti, e soprattutto dei loro rispettivi muretti, sarà fatale. Ultimamente Mercedes ha mostrato che il suo muro ha delle crepe. Sotto pressione tutto si amplifica e necessariamente bisogna rischiare… persino il collo con attorno un cappio che si stringe.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: L’USURA DELLA PAZIENZA

Il GP della Turchia, conclusosi domenica scorsa, ha riproposto nuovamente l’argomento che ormai, su questa rubrica, sta diventando stantìo per quanto viene ripetuto, che è quello dell’ipocrisia di tutto il circo (sempre con rispetto parlando dei circensi) della F1. Il sottoscritto, all’indomani dell’evento (una settimana prima per l’esattezza), invocava una fatwa sul tutto il mondo della F1, auspicando pioggia ad ogni GP, al fine di far collassare il sistema stesso e di farlo annegare nella sua stessa ipocrisia. Purtroppo, non riesco ad essere benevolo, a maggior ragione dopo lo spettacolo al quale abbiamo dovuto assistere, in cui alcuni piloti (dopo Sochi, questo è stato il secondo GP di seguito bagnato) per l’ennesima volta non volevano ascoltare il proprio box: solo che, in questo caso, i box non chiedono ai piloti di fermarsi per montare gomme da bagnato: no! In questo caso “li supplicano” per montare un altro treno di gomme intermedie… preghiera che poi viene esaudita da tutti e con riluttanza da pochi, tranne che da Ocon il quale si è sparato tutta la gara con lo stesso set di intermedie.

Hamilton, dopo aver saputo dell’impresa del francese, per poco non gli prendeva un coccolone visto e considerato che anche lui non avrebbe voluto fermarsi. Quindi il suo muretto, domenica in Russia gli ha “regalato” la vittoria con la chiamata tempestiva ai box, questa volta gli ha negato un risultato molto importante in termini di punti per la corsa all’iride. Il nodo gordiano, comunque, non è il disappunto del campione inglese, quanto proprio l’ipocrisia alla quale dobbiamo assistere. La F1 si spende tanto e vende con convinzione il “prodotto sicurezza” in pista e poi mostra al mondo tutta la sua vulnerabilità regolamentare. Tra Abu Dhabi 2020 (con Grosjean) e Monza 2021 (incidente tra Verstappen ed Hamilton), la F1 ha avuto un enorme ritorno mediatico a favore del dispositivo di protezione frontale denominato Halo. Chili di lodi sono state tessute in suo favore, mostrando a ripetizione come “l’infradito” abbia salvato Romain dall’impatto contro il guardrail o come lo stesso abbia salvato il malcapitato Hamilton dalla ruotata sulla testa da parte di Verstappen.

Eppure, le stesse immagini in HD ci hanno mostrato, in maniera inequivocabile, le gomme dell’alfiere francese della Alpine che erano arrivate praticamente sulle tele. Un preoccupatissimo Mario Isola, che veniva intervistato in diretta durante il GP, denunciava apertamente (il linguaggio del suo corpo era eclatante) il comportamento pericoloso delle squadre che stavano spingendo i loro piloti con il “prodotto” Pirelli ormai al limite. L’usura dello pneumatico era evidente, eppure nessuno accennava a fermarsi. Quindi, ricapitolando la F1 impone il cambio gomme in caso di gara asciutta e accetta il fatto che le gomme da bagnato, grazie all’usura, possano diventare delle slick!

Ad essere sinceri, non so se anche per voi miei cari ed affezionati (pochi) lettori, oltre ad essersi usurate le gomme, si è usurata anche la pazienza. Spiace ripetermi, eppure la F1 merita queste magre figure che, guarda caso, vengono a galle proprio quando piove: non è possibile cambiare gli assetti tra qualifica e gara (nonostante al sabato ci sia stato sole e alla domenica abbia piovuto o viceversa), bisogna andare al massimo anche su ettolitri d’acqua sparsi in pista, altrimenti la macchina non genera carico necessario… è possibile arrivare al traguardo con un unico set di gomme da bagnato senza mai cambiarlo! Dov’è la ricerca spasmodica della sicurezza in tutto questo? Il sottoscritto non vede nulla di tutto ciò, se non proprio il contrario di quanto richiesto. Il sistema tenderà sempre ad auto proteggersi, eppure fino a quando potrà andare avanti in questo modo, nascondendo i problemi come polvere sotto al tappeto? Singolare come l’attuale campione del mondo si sia incazzato, appena è venuto a sapere di Ocon: proprio lui che si è speso in preghiere social di ogni tipo, ringraziando Halo e chi lo ha voluto… proprio lui voleva continuare a rischio della tanto millantata sicurezza! L’usura, si sa, è relativa; specie se ti stai giocando un mondiale. Peccato che la pazienza si sia ormai consumata oltre le tele… passatemi l’assioma di stampo gommista.

Il set di gomme usurato di Ocon, almeno agli occhi del sottoscritto, ha fatto passare in secondo piano tutto il resto, sebbene il comportamento della rossa ed il risultato finale del podio meritano, comunque, una considerazione a parte.

Hamilton, a differenza del suo acerrimo avversario, non riesce a pescare il jolly dopo la sostituzione di una parte della sua pu. Ciò che più dovrebbe dar da pensare è proprio il fatto che Verstappen ha una unità completamente nuova e, partendo dal fondo della griglia, è arrivato a podio (secondo) in Russia. Hamilton retrocede di sole dieci posizioni e, nonostante questo ed il mezzo che si ritrova, arriva solo quinto. Scommetto che anche il campione del mondo a fine gara aveva la pazienza usurata: non deve essere rinfrancante vedere quel ragazzino dannatamente costante e sempre col fiato sul collo. Verstappen, se non vince, è praticamente sempre secondo, non mollando mai di un millimetro. Mi rendo conto che non è impresa impossibile, considerando che a parte i loro stessi compagni, i due contendenti al titolo non hanno praticamente nessuna concorrenza. Anche se si sa, con la pioggia tutti possono diventare eroi per un giorno, così piloti come Yuki “san” Tsunoda e, soprattutto Sergio Perez, tirano fuori “la scienza”, come si suole dire, e tengono dietro di loro il campione del mondo, il tempo necessario per far guadagnare un certo margine di sicurezza all’olandese volante, per arrivare a podio (Bottas questa volta ha fatto bene i compiti). Vedremo negli Stati Uniti, dove entrambi i contendenti partiranno alla pari, cosa combineranno.

Chi di certo non conosce usura al tempo è il tifoso ferrarista, che fermo come una roccia sta lì ad aspettare l’agognata prima vittoria dell’anno della rossa. Nel week end turco, la Ferrari ha dato spettacolo in qualifica, con quello splendido gioco di squadra tra i due alfieri rossi, prima, e la rimonta di Carlos e il passo gara mostrato da Charles in gara, dopo. La Ferrari è decisamente sulla strada giusta e prova ne è che anche lo spagnolo con pu nuova ha dato conferma della bontà del lavoro che si sta svolgendo a Maranello e , comunque, è in chiave 2022. Perché è bene ricordarlo: tutto il lavoro svolto sino ad ora è comunque rivolto principalmente all’anno che verrà. La Ferrari di Binotto, con le sue scelte a partire dai piloti innanzitutto, sta avendo ragione e, ad essere sinceri, il futuro lascia ben sperare. Ovvio che queste considerazioni (del tutto personali), si basano su quello che la rossa sta mostrando gara dopo gara: una cosa è certa e cioè che in Gestione sportiva e nella squadra c’è serenità ed armonia. Il gioco di scie tra Carlos e Charles, per permettere al monegasco di trarre un vantaggio, è stata una vera goduria per gli occhi, perché una intesa del genere non si vedeva da tempo a Maranello ed in pista. Ci preoccuperemo dei litigi tra i due piloti rossi quando “avremo” la monoposto competitiva, nel mentre dobbiamo resistere all’usura del tempo, attendendo giorni migliori e sperando che ciò sia sufficiente a non usurare la pazienza di noi ferraristi.

Vito Quaranta