F1 2021 – GRAN PREMIO DEL QATAR

Il ventesimo Gp stagionale coincide con una prima assoluta per il circus della F1 in Qatar.

Il circuito è quello di Losail, ben conosciuto dagli appassionati di motociclismo poichè spesso è stata la tappa inaugurale di ogni mondiale degli ultimi anni.

Ed è stato anche terra di conquista per la sorella gemella della Ferrari in MotoGP, la Ducati, che spesso e volentieri si è portata a casa la vittoria.

immagine da pirelli.com

Ecco, ci sentiamo tranquillamente di affermare che, a meno di cataclismi biblici, la Ferrari non ha praticamente speranze di emulare la sua “compagna” emiliana di Borgo Panigale.

Anzi, per i rossi arrivano con tutta probabilità una serie di tre GP in cui dovrà difendersi piuttosto che attaccare. Con un “ma” molto grande, ovvero quello che sul circuito di Losail la F1 non ha mai messo piede e tutti i team dovranno lavorare sodo per trovare i giusti riferimenti.

Ovviamente gli occhi saranno puntati sullo scontro tra Hamilton e Verstappen. Scontro che si sta trasformando sempre più in una rissa, un pò come succede in quelle partite di calcio di giovanissimi in cui i genitori si menano sulle tribune.

Questa è ormai l’immagine che danno i rispettivi team principal delle due scuderie, Wolff e il duo Horner/Marko. La tensione dopo il GP del Brasile è altissima con il solito scambio di accuse, ipotesi di irregolarità più o meno verificabili, gesti inconsulti a favore di telecamera, azioni dissuasive in pista oltre il limite della penalità.

In Brasile doveva essere Verstappen ed invece è stato Hamilton, con una superiorità della W12 che è apparsa lampante, mi sento di dire superiore a quello che il pilota inglese, fenomenale, ha saputo mettere in pista.

immagine da livegp.it

Sotto accusa stavolta una sorta di sistema “DAS” ma al posteriore, in grado di abbassare la W12 in rettilineo e riportandola al giusto assetto prima delle curve quando si aziona il freno.

Ovviamente al momento sono tutte illazioni, a maggior ragione se vengono dalla Red Bull, annicchilita nell’ultimo GP da una Mercedes che sembrava solo aspettare il colpo del KO dopo le sconfitte ad Austin e Messico.

Quello che sembra invece palese è una certa “stanchezza” delle PU Honda su entrambe le vetture austriache. E’ risaputo che in Red Bull stanno cercando di finire la stagione senza ulteriori penalità dovute al cambio di PU ma il recente GP ha fatto scattare un bel campanello d’allarme.

Verstappen non ha avuto praticamente alcuna chance in gara contro un Hamilton che sembrava guidare come un adulto in mezzo ad un branco di ragazzini. Difficile che una simile disparità di prestazioni possa essere replicata negli ultimi tre GP stagionali ma un pò di panico in Red Bull serpeggia e una delle soluzioni potrebbe essere introdurre un nuovo ICE per avere una PU con più cavalli da sfruttare in un momento decisivo della stagione.

Si correrà di giorno, contrariamente alle moto che corrono sempre in notturna, e il caldo potrebbe essere un fattore decisivo. Pirelli porterà le gomme più dure a disposizione, un aspetto che potrebbe andare a favore della Mercedes da sempre a suo agio con le coperture più dure.

Per la lotta Ferrari/McLaren diciamo che sta suonando l’ultima campana per il team di Woking, scivolato fino a 31.5 punti di distanza in classifica costruttori. Gli ultimi tre gp stagionali dovrebbero vedere una McLaren più in palla rispetto a Ferrari ma è pur vero che quest’ultima negli ultimi due mesi non ha magari fatto vedere chissà quali “alti” ma ha praticamente azzerato le pessime prestazioni viste prima dell’estate.

Sarà dura per Norris e Ricciardo ma una prima “sveglia” sta per arrivare, vedremo con quali effetti.

Anche tra Alpine e Alpha Tauri vale un pò lo stesso detto in precedenza, con i francesi rimontati e superati contro ogni aspettativa.

immagine da f1world.it

Questo complice una Alpha Tauri che ha saputo trarre il meglio dagli ultimi GP e un Gasly in forma smagliante, tale da renderlo presenza stabile nella top 8 nelle ultime qualifiche. Peggio Tsunoda ma anche lui ha dato qualche segnale di risveglio.

Per contro ad Alpine sembrano preclusi piazzamenti al di là del settimo/ottavo posto, un pò poco per mettere in sicurezza la quinta piazza del mondiale costruttori.

Per i restanti team spiace vedere che ormai la Aston Martin fa più parte del gruppo di coda che del due Alpine/Alpha Tauri. Vettel fa quel che può ma con risultati scarsi. Ormai attendono solo il 2022.

La notizia del weekend in ambito piloti è l’approdo per il 2022 del primo pilota cinese nella storia della F1. Conquista che considerando il bacino di utenza ci si aspettava già qualche anno fa ma meglio tardi che mai.

Di sicuro non la pensa così Giovinazzi, che cederà il suo sedile a Guanyu Zhou in Alfa Romeo. Il cinese porterà come dote una trentina di milioni di euro nelle casse del team, e contro questo dato di fatto non c’è prestazione che tenga.

immagine da sport.tiscali.it

Piuttosto spiace pensare che il pugliese, che in qualifica spesso è stato davanti al ben più titolato collega Raikkonen, abbia spesso offerto prestazioni insufficienti in gara, a volte buttando via ottimi risultati con errori banali a fine gara.

Con una maggiore consistenza sarebbe stato ancora in griglia nel 2022, peccato. Questo certifica la non presenza di piloti italiani per l’anno venturo, una brutta notizia per il movimento nostrano che da tempo non riesce a far emergere talenti degni di questo nome e con un supporto economico adeguato.

In merito alle polemiche sul “pilota che compra il sedile”,  cosa di cui è stato accusato il cinese basterebbe dire che di piloti del genere la F1 è sempre stata piena e lo sarà sempre.

Qualche esempio? Perez, che ha sempre corso con sponsor piuttosto forti, Latifi che ha alle spalle un papà piuttosto generoso nei suoi confronti, Stroll, il cui padre ha addirittura comprato una scuderia, Mazepin e ce se sarebbero altri ma chiudiamo con un nome che dovrebbe mettere a tacere ogni polemica: Niki Lauda.

Il Campionissimo austriaco iniziò a correre grazie ai soldi di una banca, un prestito, poichè pur nato in una famiglia molto ricca i suoi genitori non approvavano la sua passione per i motori.

Ora, non crediamo che Zhou possa copiare l’eccezionale parabola di Lauda ma speriamo almeno che possa dimostrarsi quanto meno un onesto pilota e che magari faccia meno danni possibili…

*immagini in evidenza da f1grandprix.motorionline.com

Rocco Alessandro

 

WSBK 2021 – ROUND D’INDONESIA

Finalmente.

Finalmente.

Finalmente? Si perchè dopo una pausa lunga, lunghissima di un mese pieno dall’ultimo round argentino di Villicum torna la superbike per il suo ultimo showdown, la resa dei conti per il mondiale piloti tra Razgatlioglu e Rea.

Il punto di domanda non è a caso e deriva dal fatto che se nelle settimane precedenti c’era qualche timore in merito alla conclusione dei lavori della neonata pista di Mandalika, ora quei timori sono diventati qualcosa in più, a maggior ragione dopo il rinvio delle gare “test” previste per il weekend appena trascorso.

In pratica i primi a girare sul nuovo tracciato saranno i ragazzi della supebike e supersport, non proprio il massimo dato che sarebbe stato meglio verificare prima che tutti i presupposti per una gara sicura e regolare fossero rispettati.

Ma tant’è e i due contendenti dovranno cercare in poco tempo di imparare tutto il possibile sul circuito indonesiano.

immagine da livegp.it

Il turco parte con un bel vantaggio di 30 punti. In pratica gli basta arrivare quarto in tutte le gare in programma per vincere il titolo, anche se Rea dovesse vincerle tutte.

Considerando la “garra” con cui Razgatlioglu ha affrontato tutte le tappe del mondiale è uno scenario che sentiamo di escludere a priori. Anzi è molto proababile che partirà a tutta già in gara 1 in modo da cercare di chiudere la pratica il più in fretta possibile.

Rea dal canto suo arriva “tranquillo”, niente calcoli, niente tattica, solo cercare di fare un filotto di vittorie e sperare che il turco lasci tanti punti per strada. Difficile, molto difficile, ma non impossibile.

I terzi incomodi sono tanti e partiamo da Redding alla sua ultima gara in Ducati. Qualche black out di troppo nelle prima parte di stagione gli ha fatto perdere troppi punti ma l’inglese resta un avversario temibile che potrebbe essere la variabile impazzita nella lotta al titolo.

immagine da tuttomotoriweb.it

Avrà di sicuro voglia di chiudere in bellezza e cercherà di mettere il suo sigillo prima di andare in vacanza. Stessa cosa per Rinaldi che dovrebbe avere anche più motivazioni dell’inglese, deve farsi perdonare una stagione con tanti bassi e pochi alti e finire bene l’anno come volano per il 2022 in cui sarà affiancato da Bautista.

Anche lo spagnolo è ai saluti finali con Honda, al termine di un sodalizio che non ha per niente rispettato le premesse iniziali. Troppo deludente la moto e un pilota che più che condurre si è lasciato portare a spasso dalla moto.

I miglioramenti visti nelle ultime gare potrebbero rivedersi in Indonesia. Certo sarebbe una sorpresona ma considerando la pista nuova per tutti, è una ipotesi non così remota.

Come lui anche Haslam saluterà il team Honda che ha già annunciato Lecuona e Vierge come piloti titolari per il 2022.

BMW ritroverà Sykes per l’ultima gara prima dei saluti finali. Sarebbe bello vederlo nelle prime posizioni a lottare per il podio ma ci rendiamo conto che sarà improbabile. Peccato perchè l’inglese avrebbe meritato molto di più dalla sua avventura con i tedeschi.

Intanto il team Bonovo-BMW ufficializza Baz e Laverty per il 2022, un bel colpo per un team che quest’anno ha avuto non poche difficoltà.

immagine da fuoritraiettoria.com

Ultima gara della carriera per Davies, che farà di tutto per lasciare un ultimo bel ricordo. Onore ad un pilota che è stato uno dei pochissimi a cercare di insidiare negli ultimi anni il dominio di Rea.

In Indonesia ci sarà anche il debutto di un ex-pilota MotoGP con Honda Moriwaki, Hafizh Syahrin. Siamo curiosi di vederlo confrontarsi anche perchè non era proprio un “fermo” nella classe regina per cui potrebbe regalare qualche sorpresa.

E rimanendo in tema di debutti eccellenti ma per il 2022, Oli Bayliss, il figlio del mitologico Troy sarà al via del campionato venuto della supersport che aprirà alle moto con cilindrata fino a 995cc.

Il figlio d’arte correrà con una V2 Panigale del team Barni e immaginiamo che avrà un supporto totale, dato che in Ducati credono molto in Oli. Una bella montagna da scalare per lui, che inevitabilmente dovrà sopportare la pressione e le aspettative di essere il figlio di un campionissmo delle due ruote.

Eccoci quindi all’atto finale che seppur indirizzato sulla via di Instanbul porta con se una bella quantità di incertezze e possibili sorprese. La parola alla pista (sperando che riescano a finirla in tempo…)

*immagine in evidenza da worldsbk.com

Rocco Alessandro

UN VOTO AL 2021 DELLA MOTOGP

Dare voti dal divano è un’arte. Noi siamo tutti artisti in un modo o nell’altro ed anche io mi cimento nel fare il professore ed assegnare un voto. Giochiamo un po’…

MOTOMONDIALE VOTO 7

La sufficienza è d’obbligo. Gare bellissime, moto competitive per tutti, Piloti vicinissimi anzi troppo vicini. Possibile che il livello dei Piloti sia così alto oppure c’è lo zampino di qualcos’altro sul software unico della centralina che non sappiamo?!?  Nota dolente gli pneumatici… Troppi Piloti si sono lamentati di prestazioni diverse tra prova e gara. “Qualquadra non cosa”. Il voto sarebbe 0 se dovessi tener conto della Moto3 e di come sono state gestite le cose per buona parte del Campionato…

Immagine MotoGP.com

FABIO QUARTARARO VOTO 10

È il Campione del Mondo. Il 10 è d’obbligo. Ha retto praticamente da solo la baracca Yamaha forte di 5 vittorie e 12 podi totali in 18 gare. Pilota velocissimo anche in prova, è partito dalla prima fila in 14 occasioni (5 pole). In alcune gare ha corso con intelligenza portando fieno in cascina.

Vincere con questa M1 è stato il vero miracolo.

 

FRANCESCO BAGNAIA VOTO 9

È il primo degli sconfitti. Ha avuto la Moto più forte del lotto ma non ha saputo capitalizzare questo vantaggio, frutto di alcun errori nella prima parte di stagione. Anche lui velocissimo in prova, con 12 partenze dalla prima fila (6 pole) e 4 vittorie con 9 podi totali. Punto debole? Ha sofferto la pressione in Italia (Mugello e Misano è caduto). Reggerà nel 2022?

 

JOAN MIR VOTO 6.5

Irriconoscibile. Nessuna vittoria e 6 podi, fatica tantissimo in qualifica (0 pole), una sola partenza dalla prima fila. Una seconda parte di stagione con tanti errori di guida (Miller docet) ed una Suzuki mai realmente competitiva. Il 2020 ha tratto in inganno anche lui. Il talento c’è tutto, ma magari serve altro per dimostrarlo. Sarà il 2022 l’ultimo anno in Suzuki viste le sirene HRC?

 

JORGE MARTIN VOTO 8.5 (ROOKIE)

Talento naturale messo in condizione, da Pramac e Ducati, di esprimersi al meglio. Si conferma velocissimo in qualifica (4 pole) ed una vittoria (Doha GP) con altri 3 podi. Vince meritatamente il Premio Rookie of the year. Bagnaia non si era adattato così alla MotoGP nel suo anno di esordio. Nel 2022 non avrà pressioni a differenza di Pecco.

 

MARC MARQUEZ VOTO 7

Cosa gli vuoi dire? Sta fermo un anno, rientra e vince più GP (Austin, Sachsenring e Misano) di tutti gli altri Piloti che non hanno lottato per il Titolo. Nel 2022 sarà un osso duro per tutti.

 

JACK MILLER VOTO 7

È il miglior uomo squadra possibile. È molto incostante ma è quello che serve ad un Team. Non tutti possono essere prime donne, Jack non lo è. Due vittorie, 8 partenze dalla prima fila ma con una propensione a stendersi in gara che lo rende non appetibile al Titolo.

 

JOHANN ZARCO VOTO 5.5

Il Titolo di miglior Pilota Indipendente lascia l’amaro in bocca. Ha guidato quasi tutte le MotoGP in griglia (gli mancano Aprilia e Suzuki), è al 5° anno in MotoGP ma non ha ancora vinto un GP. Godeva di moto ed appoggio Ufficialissimo e questo risultato non è sufficiente. Rimandato al prossimo anno.

 

MAVERICK VINALES VOTO 4

Ma davvero è questo Maverick Vinales?! Stagione assurda per Mav che al netto dei GP di Losail ed Assen (1°-2°) è uno dei più grandi sconfitti di quest’anno. Il suo compagno di Team vince il Mondiale, lui a metà stagione si scorna con Jarvis e si accasa in Aprilia. Sarà un lungo 2022…

 

BRAD BINDER VOTO 5

Una vittoria (Austria) e quattro piazzamenti in Top5. Poi l’oblio. Soltanto 8 volte accede in Q2, mai una prima fila. Alcune gare di carattere, con rimonte molto decise. Sempre a punti (Ad eccezione del Montmeló) fanno sì che chiuda il Mondiale alle spalle di Zarco, che guida un missile terra aria. Non male.

 

ALEIX ESPARGARÓ VOTO 6

Pilota molto veloce in qualifica, soltanto in tre occasioni non accede al Q2. Il podio di Silverstone è stata la ciliegina sulla torta in una stagione in cui l’Aprilia sembra essersi avvicinata alla concorrenza. Manca l’ultimo step. Meglio del fratello.

 

POL ESPARGARÓ VOTO 5

Non c’ha capito nulla neanche lui, soprattutto quando aveva la baracca in mano, nei test invernali e nella prima parte del campionato. Silverstone (5°) e Misano (2°) gli unici risultati di rilievo. Non è Marquez e si vede. Anche per lui la prima parte del 2022 sarà cruciale.

 

ALEX RINS VOTO 4

Un solo podio (Silverstone) per il resto tanta ghiaia. Cade troppo, soprattutto quando conta in gara. Il suo compagno di team l’ha doppiato nei punti. Probabilmente avere una Suzuki lo porta a rischiare di più in staccata, chissà nel 2023 su un’altra moto… Anche per lui, in scadenza, prima parte 2022 fondamentale.

 

ALEX MARQUEZ VOTO 3

Purtroppo è un pesce fuori d’acqua. Questa Honda non si adatta assolutamente alla sua guida, deve urgentemente cambiare moto altrimenti rischia di abbandonare il circus o essere l’eterno fratello di… Suzuki si libera nel 2023…

 

ENEA BASTIANINI VOTO 6 (ROOKIE)

Primo anno in MotoGP, con la moto più vecchia del lotto. Prima parte di stagione sottotono, nella seconda parte viene fuori alla grande entrando in Top10 negli ultimi 6 GP. Il confronto con il compagno di Team (Luca Marini) è palese. Il 2022 avrà una GP21. Tanta roba…

 

LUCA MARINI VOTO 4 (ROOKIE)

Confronto impietoso con Bastianini che ha più del doppio dei suoi punti nonostante abbia una moto addirittura più vecchia rispetto a quella di Marini. Nel prossimo anno dovrebbe avere la Ducati Ufficiale. Marini paga bene, speriamo valga quei soldi. Unica nota positiva? È stato l’unico a portare la moto al traguardo in tutti i GP.

Immagine MotoGP.com

COSTRUTTORI

DUCATI. VOTO 10. Poche chiacchiere, è la moto più forte del lotto. 2022 Mondiale Piloti d’obbligo.

YAMAHA. VOTO 7. Accendere un cero a Quartararo sarebbe cosa buona e giusta. Per il resto scandalosa la gestione Piloti, specialmente nel Team Petronas.

HONDA. VOTO 5. Fare compagnia a Yamaha, cambiando il Pilota al quale accendere un cero. HRC rischia il collasso…

SUZUKI. VOTO 5. La partenza di Brivio ha fatto più danni di quanto pensiamo. La moto ha qualcosa in meno rispetto a Yamaha e Ducati.

APRILIA. VOTO 6. Ennesima stagione con le concessioni, il gap di è ridotto. Nel 2022 stagione verità.

KTM. VOTO 3. Quelle rare volte che funziona, tutti ad osannare Pedrosa. Considerando che non funziona quasi mai con chi dobbiamo prendercela? Con Michelin? Tech3 scandaloso, soprattutto nella gestione Piloti… Zarco ci aveva visto lungo.

 

 

 

 

 

BASTIAN CONTRARIO: LO SPOMPATO

Il GP del Brasile di domenica scorsa passerà alla storia per essere stato teatro di uno spettacolo davvero emozionante e, molto probabilmente, è stato uno dei GP carioca più belli di sempre. Gli spunti di riflessione sono molti e sebbene la lotta, senza esclusioni di colpi, da parte dei due contendenti al titolo la fa da padrona, al sottoscritto non è passata inosservata la prestazione della Ferrari e dei suoi due alfieri, soprattutto di LeClerc.

Proprio in concomitanza del suddetto GP, ho avuto modo di leggere illazioni riguardo al fatto che il monegasco della rossa sia stanco di rimanere in Ferrari perché non si cava un ragno da buco e che, quindi, voglia andare via. Insomma, Charles sarebbe stanco, demotivato, praticamente spompato. Inutile dire che non ho dato credito alla presunta veridicità di quanto ho letto, eppure questo mi ha dato l’occasione di poter riparlare della rossa e della sua fase di transizione. Neanche a farlo apposta, ho avuto l’occasione di imbattermi nella classifica dei primi sette piloti, dove naturalmente ci sono i due della Mercedes, della Red Bull, della Ferrari e Lando della Mclaren. Ebbene, accanto ai loro punti conquistati, viene riportato anche il numero di podi raggiunti. Naturalmente piloti come Verstappen ed Hamilton hanno, rispettivamente, qualcosa come quindici e quattordici podi conquistati a testa… è ovvio! Bottas (terzo in classifica) è a quota dieci e seguono Perez e Norris rispettivamente con cinque e quattro podi a testa. Mi rendo conto che possa sembrare noioso questo elenco e confesso che è la prima volta che mi cimento in questo esercizio, solo che se avete la pazienza di leggere fino in fondo, capirete dove voglio arrivare.

Veniamo finalmente alla coppia rossa: Carlos, che è dietro a Charles, ha tre podi, mentre LeClerc, che è sesto in classifica ed ha un ritardo di soli tre punti sul quinto in classifica (cioè Lando Norris), ha conquistato solamente un podio! Capite cosa voglio dire? Il monegasco della Ferrari è nei primi sei di uno dei campionati più combattuti di sempre, con una monoposto che di sicuro non è il massimo della guidabilità e, comunque, non è quella del 2019. Nonostante questo, con un solo podio sta insidiando la quinta posizione all’inglese della Mc Laren che fino a qualche mese fa sembrava irraggiungibile… non male per uno spompato vero? L’atteggiamento del ferrarista vi sembra quello di un pilota che ne ha le palle piene di stare in Ferrari? Charles LeClerc… il pilota più giovane di sempre ad aver firmato il contratto più lungo di sempre con la scuderia più importante di sempre. Charles in questo momento fa di necessità virtù, perché solo questo attualmente può fare. In questa scioccante classifica, mancano i venticinque punti del GP di casa del monegasco: con la vittoria a Montecarlo ora il buon Charles non starebbe a preoccuparsi di Norris, bensi di Perez il quale ha una Red Bull tra le mani. Qualcuno molto attento potrebbe dirmi che anche Norris ha mancato una vittoria… è vero. Solo che il risultato non cambia perché, se dobbiamo metterci a giocare con il gioco dei “se e dei ma”, i podi sarebbero sempre in difetto per il ferrarista e comunque la differenza di punti non cambierebbe.

Indipendentemente da questo esercizio matematico che vi ho costretto a svolgere, il succo del discorso è che il ferrarista, signore e signori che mi leggete, tutto è tranne che spompato… il pilota della rossa è solo incazzato e allo stesso tempo paziente. Il monegasco sa benissimo che la Beneamata è totalmente concentrata sul regolamento che verrà attuato l’anno prossimo. Che Ferrari sarà competitiva da subito, questo solo l’Altissimo lo sa, io so solo che LeClerc è legato alla Ferrari a lungo e di sicuro questo legame non si spezzerà tanto facilmente. Le parole di Binotto, immediatamente la fine del GP, verso il suo pupillo non sono rivolte a chi non ha voglia di lottare. Ovvio un quinto posto di certo non è l’obiettivo del ferrarista (forse lo era di Max, qualche anno fa?) eppure ciò denota che si lotta per la causa e di sicuro non ci si accontenta… guai a farlo! Il tempo del monegasco presto arriverà, resta solo da capire quando. Le attese sono tante, la pressione elevata, guidare per Ferrari non è mai stato facile, ne sanno qualcosa campioni del calibro come Alonso e Vettel ai quali, per un verso e l’altro, gli è andata male.

Le critiche alla Ferrari di Binotto sono ingiuste e il mantra “Ferrari è a cinquanta secondi” è da ottusi e ignoranti. Si guardi Ferrari da che passato ne viene, ci si soffermi dove la rossa era nel 2020 con sessanta cavalli in meno… almeno (oggi dò i numeri!) e, cosa stia facendo ora con una monoposto che deve rispettare un regolamento che ormai è morente. Personalmente parlando, la rossa di Binotto ha compiuto un mezzo miracolo e le sue scelte si sono rivelate azzeccate… a partire dalla coppia di piloti, che di fatto è la più forte e costante del mondiale. Non si potrebbe spiegare altrimenti la prestazione di LeClerc con il “cancello” di macchina che si ritrova a guidare. Spompato? Gli unici spompati sono coloro i quali criticano in maniera gratuita l’operato di Binotto e della sua squadra in queste attuali condizioni. Charles è il “cavallo” giusto su cui puntare, lo ha già dimostrato nel suo primo anno in rosso e lo rifarà non appena la macchina lo permetterà, perciò ben venga questo ulteriore tirocinio che sta seguendo. L’ho già detto in passato, quando si parla di Ferrari rischio di perdere la bussola eppure, fino a prova contraria, Binotto ed i suoi piloti sono nel giusto… quando il 2022 inizierà potremo giudicare. Fino ad allora possiamo e dobbiamo giudicare i fatti di ora e i fatti dicono che uno dei piloti della rossa con un  solo podio all’attivo è a ridosso dei migliori.

Chi di certo non è spompato e non è stato fiaccato dalla pioggia di penalità è di certo Hamilton (credevate che non avrei menzionato la lotta tra i due acerrimi nemici?), il quale tra talento, macchina e soprattutto motore fresco di pacca ha dominato il GP del Brasile, tra sorpassi contro una concorrenza inesistente e contro un avversario più duro dell’acciaio. Indipendentemente da quanto è successo, il campione inglese ha meritato la vittoria, se non altro perché ci ha sempre creduto. Ora per Verstappen si mette male, se caso mai la prestazione monstre di Hamilton vista in Brasile dovesse ripetersi.  Red Bull dovrà presto capire se sostituire la pu al suo capitano, considerando che ha ancora un buon margine sul campione inglese. Una cosa è certa, né Verstappen né soprattutto Hamilton sono fiaccati o comunque spompati da questa lotta, anzi più lottano e più si caricano. Questa è la prerogativa di chi vive per la competizione e, potete starne certi, in questa categoria vi rientra anche LeClerc.

Mancano tre GP al termine ed Hamilton è chiamato a compiere l’impresa che lo renderà immortale. Verstappen questo lo sa e venderà cara la pelle, sarà battaglia fino all’ultimo GP e nel contempo si consumerà il campionato degli altri, con il monegasco della Ferrari che cercherà in tutti i modi di agguantare quel quinto posto nella classifica piloti, che in termini assoluti non vale nulla eppure in termini di morale vale moltissimo, perché mai si dica che Charles LeClerc sia arrivato a fine mondiale spompato.

Vito Quaranta

TRIPLETTA DUCATI E TEAM WORLD CHAMPION – VALENCIA POST GP

Prima storica tripletta per la casa di Borgo Panigale che, dopo il mondiale costruttori, si aggiudica per la seconda volta il titolo iridato per la categoria team

Un risultato storico quello ottenuto ieri da Ducati, che ha dominato gli avversari conquistando tutti i gradini del podio. Il vice-campione del mondo Francesco Bagnaia vince davanti al rookie dell’anno Jorge Martin e al compagno di squadra Jack Miller, nel box è festa.

Questa tripletta aumenta di importanza e di magia se si pensa che proprio a Valencia, 15 anni fa Troy Bayliss e Loris Capirossi conquistarono il primo 1-2 della storia Ducati.

Il risultato ottenuto consente al Ducati Lenovo Team di aggiudicarsi anche il titolo mondiale dei team, sopravanzando l’ufficiale Yamaha Monster Energy di 53 punti. L’ultima volta che la casa italiana vinse questa particolare classifica era il 2007, anno del mondiale di Casey Stoner. Una prova di forza importante di Borgo Panigale, che conclude un magico 2021 portando a casa due titoli, con il solo rammarico di aver lasciato sul piatto quello più importante, il mondiale piloti.

Pecco e Jack. Immagine MotoGP.com

IL GRAN PREMIO

Nella giornata di sabato Ducati monopolizza la prima fila in qualifica, con Martin che conquista la quarta pole position in stagione, davanti a Bagnaia e a Miller. Per la gara l’obiettivo era quello di portare a casa uno storico risultato, troppe volte quest’anno abbiamo visto le Desmosedici partire dalle prime posizioni della griglia senza poi riconfermarsi in gara. Questa volta però manca Marquez, infortunato, ma soprattutto manca il campione del mondo Quartararo, che sembra riscontrare tutte le difficoltà possibili solo a campionato chiuso.

A contendersi la vittoria, quindi, sono le tre “rosse” e le due Suzuki di Mir e Rins. Martin parte fortissimo mantenendo la prima posizione e cercando di fare selezione sui piloti dietro. Rins cerca di stargli attaccato, ma spinge oltre il limite e scivola. Ennesimo errore per un pilota che in alcune giornate sembra essere più forte del compagno di squadra, ma è sempre molto meno consistente. Rimane quindi solo il campione del mondo uscente a contrastare il dominio Ducati, ma la Desmosedici sembra essere nettamente superiore. L’unica battaglia degna di nota è il sorpasso di Bagnaia su Martin verso metà gara. Le posizioni poi si congelano e arrivano così al traguardo: Bagnaia, Martin, Miller, Mir, Quartararo, Zarco, Binder, Bastianini, A. Espargaro e Rossi a chiudere le prime 10 posizioni.

MARTIN ROOKIE OF THE YEAR

111 punti, 56 giri completati in prima posizione, 4 pole position, 4 podi, 2 terzi posti, un secondo posto e una vittoria.

Questi sono solo alcuni dei numeri della stagione di Jorge Martin, che gli hanno permesso di aggiudicarsi il titolo di miglior rookie dell’anno. Risultati straordinari, soprattutto se si considera l’infortunio subito a Portimao che l’ha costretto a saltare 4 gare a causa dell’importante intervento chirurgico che ne è derivato. Stagione indimenticabile anche per il Team Pramac, che si aggiudica tutti i titoli riservati alle squadre indipendenti: miglior team, miglior pilota indipendente con Zarco e, come già riportato, miglior rookie con Martin.

Congratulazioni comunque ad Enea Bastianini, che con una Desmosedici nella sua versione vecchia di 2 anni è riuscito a giocarsi il titolo di miglior esordiente fino a Valencia.

Una cosa è certa: Ducati ha in casa dei giovani piloti fortissimi, speriamo riesca a gestirli nel migliore dei modi.

L’ADDIO DI ROSSI, SI CHIUDE UN CAPITOLO

La gara di ieri, oltre che per la prima tripletta di Ducati Corse, rimarrà nella storia per essere stata l’ultima gara di Valentino Rossi dopo 25 anni di una carriera lunga e vincente. Il nove volte campione del mondo chiude in 10a posizione la gara e al 18o posto nella classifica mondiale. Una posizione che di certo non rende giustizia ad uno dei piloti più importanti della storia di questo sport. La festa e i ringraziamenti dei piloti e di tutti gli addetti ai lavori, invece, sì che sono stati degni di Rossi. Tanta gioia e un po’ di tristezza per chi gli è stato vicino in questa lunghissima avventura, coronata in serata con l’inserimento nella privilegiata lista delle Leggende della MotoGP.

Oltre a Valentino, un altro pilota italiano ha corso i suoi ultimi km in pista nel campionato del mondo di velocità. Si tratta di Danilo Petrucci, pilota fin troppo bistrattato durante il suo percorso, partendo dalle derivate di serie è arrivato a vincere delle gare in MotoGP nonostante una fisicità che non gli ha permesso di esprimersi al meglio. L’inizio del 2022 lo vedrà impegnato sempre con KTM in una delle competizioni più dure del motorsport, la Dakar, per cui gli auguriamo un grande in bocca al lupo.

Si chiude quindi un importante capitolo di questo bellissimo sport, che però continuerà ad esistere e a regalarci emozioni anche dopo Rossi.

Una piccola nota dolente: fa dispiacere vedere che il giornalismo italiano non abbia dato abbastanza risalto ad un evento storico come la tripletta di una moto progettata e sviluppata in Italia.

Per chiudere, dunque, anche questo mondiale è giunto al capolinea. Quartararo è campione del mondo, Ducati ha conquistato la classifica costruttori e quella team, Rossi si è ritirato. Si conclude però una stagione che, per quanto bella e divertente, non deve far calare il sipario sulle polemiche e sui problemi che si sono visti in pista sul discorso sicurezza, soprattutto per le categorie minori, che hanno toccato l’apice purtroppo con la tragica scomparsa di Jason Dupasquier, che vogliamo ricordare ancora una volta.

Ciao Jason.

✍️Lenz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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