HAMILTON VINCE LA BATTAGLIA DI INTERLAGOS

In F1, si sa, la guerra non si fa solo in pista. E pur di vincere un mondiale si è disposti a tutto. Perfino a chiedere al pilota di prendere le misure della monoposto avversaria con le dita.

La simpatica scenetta va in onda il venerdì, dopo le “qualifiche” che determinano l’ordine di partenza della gara sprint del sabato. Hamilton, con il motore nuovo che gli costerà 5 posizioni sulla griglia di partenza la domenica, si prende la “pole”. Nel parco chiuso, Verstappen tocca prima la sua ala, poi quella dell’auto dell’avversario, nell’apparente intento di misurare qualcosa sul flap mobile del DRS.

Fatto sta che i due rivali per il mondiale si ritrovano entrambi indagati. L’olandese per avere violato la regola del parco chiuso, mentre all’inglese viene addebitata un’ampiezza eccessiva dell’apertura del DRS. Finisce col primo multato di 50.000 euro, e con il secondo relegato in fondo alla griglia per la gara sprint, per un’infrazione di 0.2 mm su 85.

Nella garetta del sabato, Bottas brucia Verstappen e si guadagna la pole position (quella vera), con Sainz fantastico terzo, mentre Hamilton rimonta dalla ventesima alla quinta posizione, che diventerà la decima il giorno dopo.

E la domenica sul circuito di Interlagos la temperatura è aumentata di 20 gradi, mentre i delegati tecnici della federazione continuano a stazionare nei pressi della Mercedes, forse in cerca di qualcosa che non è dato a sapere.

Si spengono i semafori e Bottas ancora una volta rende la vita facile alle due Red Bull. Una timida resistenza a Verstappen in curva 1 e tempo qualche curva il finlandese è dietro pure a Perez. Le due Ferrari ingaggiano un duello all’arma bianca e Leclerc passa Sainz, partito male e vittima di un contatto con Norris.

Bastano 4 giri ed Hamilton è già dietro a Bottas, che gli lascia la terza posizione. 

Al giro 7 la direzione gara si accorge dei detriti lasciati in curva 1 da Tsunoda qualche giro prima, ed esce una provvidenziale (per Hamilton) Safety Car.

Quando rientra la SC, Verstappen gestisce la perfettamente la ripartenza, e per Hamilton non c’è alcuna possibilità di tentare un attacco a Perez. Ma qualche giro dopo, proprio mentre l’inglese attacca il messicano, la direzione gara attiva la Virtual Safety Car per far ripulire la pista dai detriti lasciati da Mick Schumacher dopo un contatto con Raikkonen.

Al giro 18 Lewis attacca Perez, questa volta per davvero, in curva 1 e lo supera magistralmente all’esterno. Ma il messicano non è Bottas, e lo supera di nuovo nel rettilineo successivo. Al giro dopo l’inglese ripete la manovra, ma questa volta Checo non riesce a stare sufficientemente vicino per restituire il sorpasso, e non potrà più essere d’aiuto al compagno di squadra.

Hamilton non riesce però a chiudere il gap con Verstappen. e al giro 27 anticipa il rivale nella sosta ai box, che lo imita il giro dopo, ritrovandosi però con un vantaggio dimezzato.

Una nuova Virtual SC al giro 31 permette a Bottas di fare la sua sosta guadagnando la posizione su Perez. Nel frattempo Lewis è arrivato a tiro di DRS ma Max non consente mai al distacco di scendere sotto al secondo. Stando così vicino all’avversario, l’inglese scalda troppo le gomme.

Il box Mercedes chiede a Lewis che mescola vuole per il successivo pit-stop, e in Red Bull capiscono che Hamilton si fermerà un’altra volta. Decidono così di coprirsi dall’undercut, e fanno rientrare Verstappen. Ma l’inglese non rientra, mentre è Bottas a fare il suo pit-stop, seguito al giro successivo da Perez. 

Hamilton fa il suo pit-stop al giro 44, ma il distacco è aumentato rispetto a prima. E, inoltre, lui voleva gomma media, e pure Bottas si lamenta col box per una strategia eccessivamente conservativa che, a suo dire, ha fatto perdere una possibile doppietta.

Ma Lewis non si perde d’animo, e si rimbocca le maniche, chiudendo il gap con Verstappen. Al giro 48 attacca una prima volta Max, il quale lo porta fuori pista. L’episodio viene notato ma la direzione gara, dopo una chiamata da parte della RB, decide che non è il caso di investigare. Il che fa ovviamente andare su tutte le furie gli avversari, che contattano a loro volta il direttore di gara per esprimere il proprio disappunto. 

Hamilton ci riprova al giro 58, e questa volta Verstappen gli zig-zaga davanti e si becca una bandiera bianco-nera. Ma al giro successivo Lewis non gli lascia scampo, e Max, molto intelligentemente, non reagisce e lo lascia andare.

Gli ultimi giri sono una passeggiata per Hamilton, e la gara termina così con l’inglese che ritorna prepotentemente alla vittoria, nonostante una doppia penalità, una partenza dall’ultima posizione nella gara sprint e una dalla decima nella gara vera. Il tutto su una pista teoricamente favorevole alla Red Bull. Ma si è visto che, con un motore nuovo, la Mercedes è allo stesso livello, e ora di motori nuovi Lewis ne ha uno in più di Max.

Dietro ai due rivali per il titolo si piazzano i due rispettivi scudieri, Bottas e Perez. Poi, in un’altra categoria, le Ferrari di Leclerc e Sainz che consolidano il terzo posto nella classifica costruttori, grazie alla giornata disastrosa della McLaren. Al settimo posto Gasly, seguito da Ocon, Alonso e Norris.

Già il prossimo week-end il circus sarà in Medio Oriente, per un finale di mondiale che si annuncia molto interessante, con due piste sconosciute su tre e, soprattutto, battaglia sia in pista che fuori. 

P.S. in altri tempi, sia con Max e Lewis che con altri protagonisti, un duello come quello di oggi sarebbe finito a ruotate con entrambi fuori pista. Oggi non è successo. E questa non è una cosa banale. Si può duellare duramente anche senza che intervengano i commissari o senza fare vigliaccate. Resta da vedere cosa succederà se si riproporrà all’ultima gara una situazione simile a quelle nelle quali fu protagonista Schumacher con Hill e Villeneuve.

P.S. 2 vedere Red Bull e Mercedes combattere a suon di reclami merita un cestello di pop-corn. Parliamo di due squadre che, come tutte quelle che hanno dominato per diversi anni consecutivi prima di loro, molto probabilmente hanno corso in diverse occasioni con macchine che non rispettavano il cosiddetto “spirito del regolamento”, che, ovviamente, non esiste. E, forse, qualche volta non hanno rispettato nemmeno il regolamento, quello vero.

* immagine in evidenza dal profilo Twitter @F1

F1 2021 – GRAN PREMIO DEL BRASILE

Neanche il tempo di prendere fiato che è già tempo di un’altra pista, un’altra battaglia, un’altra tappa cruciale per il mondiale F1 2021.

Si va dal Messico al Brasile, sull’ormai iconica pista di Interlagos, per l’ultima gara prima del trittico mediorientale.

Si arriva, secondo pronostico, con un Verstappen che ha allungato in classifica su Hamilton. C’è da dire che per l’inglese sarebbe potuto andare molto peggio in Messico e invece è riuscito a perdere “solo” 7 punti dal rivale olandese, che è ancora a tiro, nonostante tutto.

Diciannove punti a 4 gare dal termine sono uno svantaggio notevole ma non impossibile da recuperare. Il problema è che l’inerzia del campionato è ormai tutta a favore del suo rivale, che arriva da due vittoria di fila e da 9 complessive in stagione.

La vittoria Red Bull in Messico era ampiamente annunciata ma l’impressione è che la Mercedes fatichi sempre di più a tenere il passo dei rivali e che solo il talento dell’inglese riesca a mettere una pezza a una situazione oggettivamente quasi compromessa.

La sofferenza non è ancora finita considerando che si va in una delle piste in cui Red Bull ha sempre fatto bene negli ultimi anni e in cui Verstappen si trova molto a suo agio.

immagine da ansa.it

Probabile quindi che si possa arrivare a Losail con l’olandese in vantaggio di una gara in termini di punti su Hamilton, anche se in Brasile i due team mattatori del campionato si troveranno molto più vicini in termini di performance rispetto al GP messicano. Hamilton è alle corde, serve qualcosa di speciale e un pò di fortuna per ribaltare la situazione.

Sarà quindi un’altra lotta sul filo dei millesimi, soprattutto nella qualifica/non qualifica valida per la griglia di partenza della sprint race del sabato pomeriggio.

Questo vuol dire anche poco tempo per settare adeguatamente le monoposto, ricordiamo che ci sarà solo un turno di libere la mattina di venerdì, e con tutta probabilità il grosso del lavoro sarà dedicato al giro da qualifica, mentre le prove libere del sabato mattina saranno incentrate sugli assetti da gara.

Anche per Ferrari sarà un GP importante perchè è uno di quelli, sulla carta, favorevoli alle caratteristiche della SF21H. Il nuovo motore potrà di sicuro aiutare ma più importante sarà trovare un adeguato carico aerodinamico che faccia lavorare bene le gomme, per evitare la scialba prestazione vista in Messico che ci si aspettava di sicuro migliore.

Importante per gli uomini di Maranello mettere fieno in cascina prima delle gare in Medio Oriente, dove si prevede una McLaren decisamente più sul pezzo e una Ferrari che dovrà giocare più in difesa.

immagine da thelastcorner.it

La squadra di Woking viene da un paio di GP anonimi e deve cercare di rispondere ai ceffoni presi di recente per potersi giocare il terzo posto nella classifica costruttori nelle ultime gare.

Curiosità nel vedere se l’Alpha Tauri sarà competitiva così come visto in Messico. Con tutta probabilità non sarà così ma considerando i distacchi minimi che ci saranno in qualifica e il format della sprint race, potrebbe essere nuovamente la variabile impazzita.

Per contro la Alpine dovrà difendere il suo quinto posto che è sempre più minacciato, cosa impensabile fino a qualche settimana fa. Aston Martin dovrà affidarsi nuovamente a Vettel che la sta tenendo a galla nelle ultime settimane.

immagine da motorbox.com

In casa Alfa Romeo fa più notizia lo scontro di Giovinazzi con il team che i punti che porta a casa Raikkonen. Intanto atteso al martedì successivo al Gp del Brasile il nome del compagno di squadra di Bottas per il 2022. Considerando quello che è successo, scontato che Giovinazzi abbandonerà la F1 alla fine di quest’anno.

Williams punterà tutto su Russell, amante del circuito brasiliano mentre in Haas, come spesso accade fa più notizia Mazepin dentro e fuori dalla monoposto che quello che il team è in grado di ottenere in pista. Coraggio, il 2021 è quasi finito…

*immagine in evidenza da quanteruote.it

Rocco Alessandro

 

MOTOGP 2021-GP DELLA COMUNITA’ VALENCIANA

La stagione del Motomondiale va in archivio anche quest’anno e, come da tradizione consolidata, lo fa con l’ultimo atto sul circuito di Valencia.

Finisce in archivio anche la carriera di Valentino Rossi al quale è dedicata doverosamente la copertina di queste righe. Ultimo atto di una storia sportiva che si è intersecata tra quattro decadi sin dai ’90. Un campione che ha avuto il merito di far conoscere questo sport a chi non lo conosceva, di averci regalato gioie e soddisfazioni. Come tutti i grandi è passato tra luci ed ombre, trionfando ma anche cadendo. Un personaggio talmente importante per questo sport e per il quale sarebbe limitativo usare un redazionale di anteprima ad una gara per parlarne a dovere.

L’unica cosa che è il caso di dirgli è:

                  GRAZIE VALENTINO, ALL THE BEST

(immagine tratta da tuttomotoriweb)

 

Ma veniamo alla gara. I piloti conoscono Valencia in ogni granello di asfalto, ogni sassolino di ghiaia, ogni filo d’erba che circondano il tracciato di gara.

Manca da assegnare solo un titolo (formalità per Remy Gardner al quale bastano tre miseri punti), quindi il clima sarà quello dell’ultimo giorno di scuola un po’ per tutto il baraccone, in procinto di proiettarsi verso il 2022 tra cambi di casacca, addii, promozioni di categoria, ricchi premi e cotillon….

Sarà una sorta di passerella finale per tutti tranne che per Marc Marquez. Già, perché il Re salterà anche l’ultima dell’anno. L’infortunio subito prima di Portimao non si è risolto con una “semplice” commozione cerebrale, purtroppo. Marc è affetto da diplopia, ovvero ci vede doppio causa il colpo preso che ha interessato il nervo ottico dell’occhio destro. Il calvario per questo campione continua, obbligando a pagare con gli interessi i successi che negli anni passati gli e ci hanno regalato tante gioie.

L’augurio per Marc è che si riprenda durante l’inverno e che torni ad allietare le nostre domeniche con il suo modo gioioso di guidare.

Escluso Remy Gardner, chi ha ancora da chiedere qualcosa a questa stagione sono i due debuttanti Martin e Bastianini in lizza per il platonico titolo “rookie of the year”.

Varrà poco, varrà nulla, ma se fossi in loro ci terrei a questo “titolo” perché, in un modo o nell’altro, arrivare primo tra i deb aumenta l’autostima. Chi scrive lo assegnerebbe ex aequo a prescindere dal risultato di domenica e dei punti finali. Entrambi hanno fatto molto bene. Jorge è riuscito addirittura a vincere una gara dopo essersi fracassato le ossa in Portogallo. Dalla sua Bastianini ha conquistato podi con una moto che risale al decennio scorso….

Di certo il team Pramac sarebbe ben lieto di fregiarsi dell’ultimo “trofeo” conquistabile dopo quello del miglior team privato con Zarco miglior pilota di quella “sezione”.

Trita e ritrita stiamo parlando di team e piloti che usano una moto italiana, la stessa che nella sua veste ufficiale ha conquistato anche il campionato assoluto costruttori. Se ne deduce che debba essere indubbiamente dichiarata miglior moto del 2021.  Cotanto risultato lo si deve ai tecnici capeggiati dal nostro “genio” Dall’Igna, ma anche ad alcuni piloti del passato. Se oggi non si vocifera più di moto “difficile” da usare è merito anche loro che sono stati in grado di indirizzare lo sviluppo fornendo feedback utili alla causa.

I favoriti per la classe regina? I soliti noti, con Fabio Quartararo che avrà voglia di tornare a vincere una gara dopo essersi messo la corona in testa: a questo i piloti ci tengono, e ci tengono pure i puristi.

Il francese dovrà fare i conti con il nostro Pecco che da 5 gare a questa parte è il pilota più veloce del lotto, sia per le pole conquistate che per il passo gara mostrato. Il nostro si è sbloccato e venderà cara la pelle.

Non starò qui ad elencare team e piloti cercando di individuare ciò che gli stessi abbiano ancora da chiedere alla stagione 2021.

Ci sarebbe da ritrovare un acuto da parte della Ktm desaparecida, si potrebbe assistere ad un lampo di Maverick Vinales che trova una pista amica ed ha necessità di riscattarsi dopo la tremenda stagione.

Sarà un weekend senza calcoli, senza impurità….just competition (cit.)

PS.

Non mi sono tenuto un altra volta. Sono tornate le ragazze sulla griglia e nel paddock ed è giusto dar loro merito. Loro NON FANNO PARTE dello spettacolo. Loro SONO uno spettacolo A PARTE.

(immagine tratta dal sito motociclismo.it)

 

(Immagine di copertina tratta dal sito di eurosport)

 

 

BASTIAN CONTRARIO: TEQUILA E MARIACHI

In Messico si dice “fiesta” quando bisogna fare baldoria e non c’è fiesta senza tequila e mariachi… altrimenti che baldoria è? Il GP messicano è stato un’autentica bolgia, sia sugli spalti, che ormai sono nuovamente gremiti (almeno nelle Americhe), che in pista. Lo strapotere Mercedes sembra, finalmente, volgere al capolinea. Nel contempo, questo coincide con la gioia di tutti noi appassionati che finalmente riusciamo ad assistere a dei GP quanto meno godibili e, di sicuro, non scontati come prima. Resterà sempre il rammarico di questa epopea anglo – tedesca, dove hanno vinto tutto, perché forti certamente e, di sicuro, perché soli. La scelta di spezzare questa monotonia, fosse stata presa prima, ci avrebbe risparmiati ore e ore di noia assoluta e, soprattutto, avremmo avuto la possibilità di apprezzare meglio le doti di Hamilton e non solo le sue.
Hamilton appunto, per il quale di certo non c’è stata né tequila e né mariachi alla fine di questo fiesta messicana. Il campione inglese sta soffrendo dannatamente la presenza dell’olandese, che non arretra di un millimetro e, soprattutto, spiace dirlo, il fatto che da troppo tempo è rimasto lontano da una lotta serrata così come quella che sta affrontando ora. Se Lewis non avesse goduto di tutto questo dominio tecnico che ha sempre avuto a disposizione (che unito al suo talento è stata una vera arma letale), sicuramente non avrebbe vinto così, né tanto meno sarebbe stato accusato di essere stato quasi sempre solo. Questo è il secondo mondiale che si sta giocando fino alla fine e, come ho già ricordato su queste righe, la prima volta non gli è andata tanto bene. Il fatto è che, nel 2016, il titolo comunque rimaneva in famiglia, come si suol dire, mentre ora le cose sono ben diverse. Questa volta si tratta d affrontare avversari estranei alla squadra e nel contempo la ”famiglia” è tutta per lui.
Peccato che nel momento della difficoltà si vede l’uomo ed il campione inglese, in questo suo affannato errare, non ha portato alla famiglia il giusto rispetto. Non credo passeranno inosservate le sue critiche al compagno (reo di non aver chiuso l’olandese in partenza) e la sua squadra (colpevole di non sviluppare la monoposto dal GP inglese). Eppure la combinazione Bottas/AMG ha permesso ad Hamilton di vincere quattro titoli di fila in assoluta tranquillità. Per caso si è dimenticato il soprannome affibbiato al compagno del campione inglese, quando frenava Vettel in quel disgraziato 2018? Veramente Mercedes è così criticabile, dopo che ha fatto valere tutto il suo peso politico in fase regolamentare e dal punto di vista tecnico? Nel 2017 e 2018 se AMG non si fosse data da fare, sfruttando le sue “doti” politiche e tecniche, credo che Hamilton avrebbe avuto molta più difficoltà nel contrastare la Ferrari del duo Arrivabene Vettel (con Binotto dietro le quinte che faceva il vero lavoro… e questa è un’altra storia!). Sebbene ci siano stati errori lungo il percorso, è anche vero che il campione inglese dovrebbe fare muro, quadrato, come si usa dire, e quindi difendere chi lo ha messo in condizione di diventare quello che è attualmente. In questo momento della sua carriera, la debolezza di Lewis è quella di affidarsi troppo all’aiuto esterno della squadra e soprattutto del compagno. Bottas ormai è cotto: sia chiaro, non sto dicendo che è bollito e non serve più a nulla, sto solamente affermando che il finnico ormai è stanco di prestare servizio come cavalier servente, è stanco di vivere all’ombra di una figura ingombrante come quella del pluricampione del mondo inglese. Bottas in partenza non ha fatto nulla, nel senso che non ha stretto l’olandese e di sicuro non ha stretto nemmeno il proprio compagno, semplicemente ha tirato dritto. Piuttosto cosa ci faceva Il finlandese della Mercedes in pole position? Come mai non c’era il legittimo pretendente al titolo? Questa è la domanda… è questo il quesito su cui concentrarsi. Hamilton ha cannato al sabato ed in seguito ha commesso l’errore più grande alla domenica che è stato quello di fare affidamento sul suo compagno.
A differenza dell’olandese il quale, vuoi per fame vuoi per disperazione, si è reso conto che se avesse voluto vincere questo mondiale e strapparlo dalle grinfie dell’acerrimo avversario, si sarebbe dovuto rimboccare le maniche e fare tutto da solo. Perché una cosa è certa, se avesse voluto aspettare l’aiuto di Perez stava fresco! Per inciso, il messicano nonostante il premio da bimbo minchia che la FIA, in concerto con Liberty Media, ci vuole far ingoiare a forza e tutto il tifo di cui ha goduto, comunque non è stato utile alla causa del compagno in quanto non è mai stato un reale problema per Hamilton. Max domenica scorsa ha dimostrato di essere pronto, ha fatto vedere che i tanti anni (Verstappen è in F1 dal 2015… non esattamente ieri) spesi a commettere errori e ad imparare da essi, hanno portato i suoi frutti; non ultimo hanno contribuito ad affinare il suo dannato talento. Incredibile con quanta lucidità, nonostante il suo già consistente vantaggio, abbia rallentato di proposito (circa tre secondi) per impedire a Bottas di agguantare il giro più veloce. Agli occhi di un purista, l’olandese potrebbe apparire come un anti sportivo, eppure non si dimentichi il comportamento di Hamilton nel 2016 ad Abu Dhabi, dove rallentò vistosamente nel finale per far raggiungere Rosberg da tutti gli altri piloti e costringerlo a sbagliare. Questa è una guerra dove nulla è lasciato al caso e nulla viene lasciato per strada all’avversario, perché ogni punto potrà essere determinate. Fatto sta che ora Verstappen ha diciannove punti di vantaggio su Hamilton e con quattro GP all’alba, ora si fa dura per il suo avversario inglese: considerando la costanza dei due contendenti nell’agguantare la prima e la seconda posizione, lasciando le briciole agli altri e, considerando che tra il primo ed il secondo posto ballano sette punti di differenza, Hamilton è costretto a vincere tre GP di seguito per affrontare la penultima gara con solo due punti di vantaggio. Fossi in Lewis inizierei a preoccuparmi: tutto è ancora possibile, tutto può ancora succedere, eppure ora si inizia a parlare di probabilità, le quali pendono tutte dalla parte del giovane della Red Bull. Considerando come quest’ultimo si sta comportando, insieme alla sua squadra che non sbaglia quasi nulla, è altamente improbabile che Hamilton riesca in questa impresa.
Improbabile e di sicuro non impossibile. Di certo Lewis per i prossimi appuntamenti ha bisogno di un gran colpo di fortuna o un mezzo miracolo e questo vuol dire che deve riprovare a replicare ciò che ha fatto in Inghilterra o deve sperare che il motore Honda schianti all’improvviso oppure che l’olandese commetta una boiata delle sue di antica memoria. Fino a prova contraria chi deve spingere e deve rischiare è proprio il campione di Stevenage e, come ho già detto, ora è tutta una questione di probabilità. Una cosa è certa alla luce di quanto stiamo vedendo in questo lungo ed appassionato mondiale e cioè che se Verstappen dovesse vincere si dirà che ha battuto il più grande di sempre di questo periodo storico. Se invece dovesse essere Hamilton a recuperare lo svantaggio che ora lo affligge, di certo laverebbe l’onta delle sue tante vittorie conquistate in solitaria.
Nel frattempo che aspettiamo che la “torcida” brasiliana scaldi i nostri cuori, ci godiamo l’attimo e Verstappen fa altrettanto perché questo è il suo momento, solo che, conoscendolo, di certo non si distrarrà troppo perché il suo obiettivo non è il singolo GP bensì il mondiale… altrimenti niente tequila, niente mariachi, niente fiesta.

Vito Quaranta

DUCATI CAMPIONE DEL MONDO COSTRUTTORI – PORTUGAL POST GP

Ducati bissa il successo del 2020 e si conferma il costruttore Campione del Mondo anche nel 2021.

Se il 2020 è stato un anno particolare, nel 2021 la Ducati si è confermata la casa Campione del Mondo grazie al magnifico apporto di Pecco Bagnaia ed anche di Jack Miller. Entrambi hanno vinto in totale 6 gare (3 Pecco, 2 Jack ed 1 Martin) collezionando ben 13 podi complessivi su 18 gare, a conferma che è indubbiamente la miglior moto, che funziona in mano a tanti Piloti dal diverso stile. Ricorda un po’ la Yamaha di qualche anno indietro, ma con tanti cavalli in più sotto il culo dei Piloti.

Campioni del Mondo Costruttori 2021.

Certo è che lascia un po’ l’amaro in bocca vincere due Costruttori di fila e lasciare il Titolo più ambito in mano ad altri. Quel Mondiale Piloti tanto inseguito dal 2008 sembra ormai una maledizione. 

Se quest’anno Pecco Bagnaia, al terzo anno sulla Ducati, è sbocciato soltanto nel finale del Campionato c’è da chiedersi quale sarà l’approccio al 2022 visto che sarà il Pilota da battere sulla moto più performante di tutte (per il momento). Quartararo ha chiesto una rivoluzione a Yamaha, Honda prepara un motore nuovo ed avrà finalmente Marquez davvero al 100%.

IL GRAN PREMIO.

Vince, anzi stravince Bagnaia. Non lascia via di scampo a nessuno dando una lezione di guida a Joan Mir, che a dirla tutta, sembra andare davvero a mille soltanto qui a Portimao con questa Suzuki. (È partito in prima fila per la prima volta in carriera in MotoGP).  Il ritmo di Pecco è stato infernale tanto che neanche Jack Miller è riuscito a stargli dietro

Finalmente si rivede Alex Marquez. Il due volte Campione del Mondo ha lottato con Jack Miller per il gradino più basso del podio, sembrando completamente un altro Pilota. Sicuramente il circuito ha contribuito molto ma rimango dell’idea che Alex debba cercare fortuna altrove, su una moto che si adatti meglio al suo stile di guida. Una Suzuki ad esempio, se ne liberano addirittura due il prossimo anno…

Il neo Campione del Mondo chiude la gara perdendo l’anteriore, in un weekend che non l’ha mai visto protagonista.

La gara viene interrotta, con bandiera rossa, per l’incidente tra Lecuona (in SBK dal 2022) e Miguel Oliveira, fortunatamente senza conseguenze.

ROOKIE OF THE YEAR

Lotta serrata per il Titolo di miglior Pilota esordiente. Jorge Martin (7°) ed Enea Bastianini (9°) sono separati da soli 3 punti con l’italiano in testa alla classifica. A Valencia si deciderà chi sarà il migliore tra i due tenendo conto che Bastianini guida la moto più vecchia della griglia…

YAMAHA. FUTURO INCERTO.

Andrea Dovizioso e Maverick Vinales.

Quello che succederà in Yamaha sarà da libro giallo. Vuoi perché Quartararo non è Valentino Rossi o Marc Marquez, vuoi perché la linea scelta da Iwata lascia mille dubbi.

Hanno preso Dovizioso che ogni GP, da quando è rientrato, finisce ultimo. Hanno ingaggiato Darryn Binder per il 2022 sul quale stenderei un velo pietoso. Hanno dato a Morbidelli il tanto agognato team ufficiale ma gli hanno tolto il capotecnico con il quale rischiò di vincere il Mondiale 2020.

Rimane soltanto Quartararo che ha chiesto a gran voce un passo avanti nel motore (da sempre croce e delizia Yamaha). Se lo step non sarà quello previsto sicuramente non ci sarà il rinnovo e ad inizio 2022 Quartararo firmerà con un altra casa (Honda HRC si muoverà sicuramente).

TEAM VR46 – SI FA O NON SI FA⁉️

Il team SI farà. Certo che si farà altrimenti Ezpeleta non ci avrebbe messo la faccia, come fece d’altronde nel 2012 per riportare Valentino in Yamaha ed evitargli il ritiro. 

Si farà con Ducati? Ecco su questo ho i miei dubbi, siamo ad un GP dalla fine ed ancora non è stato annunciato il Team. Sicuramente rimarrà il marchio VR46 al quale Don Carmelo è affezionato, ma perché non vederlo su una Yamaha!? Anche Ezpeleta stesso si è reso conto che 8 Ducati (Non si aspettava il SI a Ducati di Gresini) sono troppe e siccome i soldi “li cacceranno” gli amici suoi deciderà magari di “bilanciare il campionato”.

Oggettivamente vedere 8 moto contro le 4 che è la normalità è un tantino scorretto e controproducente per l’organizzatore stesso.

Detto ciò a Valencia tra meno di una settimana si chiuderanno definitivamente i giochi e non ci resterà che guardare le gare degli anni passati. Fino a Marzo…

 

✍️Francky

Life is racing, all the rest is waiting