Archivi tag: Christian Horner

MAX RITORNA MAX E VINCE A SUZUKA. RED BULL CAMPIONE DEL MONDO.

E’ stato bello. Dopo i grandi festeggiamenti per il terzo posto di Monza, e quelli ancora più grandi per il capolavoro di Sainz a Singapore, tutto è rientrato nella norma.
Suzuka è una pista che esalta sempre i più forti, e, come previsto da tutti, o quasi, nonostante le varie direttive tecniche la Red Bull è tornata dove stava prima. Sia con Verstappen, che nelle qualifiche rifila mezzo secondo al bravissimo Piastri, sia con Perez che si becca il solito distacco abissale dal compagno di squadra, e si ritrova intruppato nelle prime file,

Allo spegnimento dei semafori, le due McLaren braccano Vestappen, con Piastri a destra e Norris a sinistra, ma l’olandese li mette subito al suo posto, mantenendo la prima posizione. Dietro di loro, si gioca all’autoscontro, con Perez che si sposta per evitare Sainz, infilatosi fra lui e Leclerc come una furia, e colpisce Hamilton, avendone la peggio. Anche nelle ultime file si verificano vari urti, con annessi pezzi di carbonio sparsi, e la gara viene neutralizzata prima ancora che finisca il primo giro.

La Safety Car rientra al giro 4, e la competizione riparte con le auto in processione dietro Verstappen, e l’unica emozione è regalata da Russell che sorpassa imperiosamente Hamilton alla chicane, per poi venire rimesso al suo posto senza tanti complimenti alla staccata di curva 1.

Al giro 13, Perez, penalizzato di 5 secondi per un errore da principiante all’uscita dai box con Safety Car attiva, colpisce Magnussen e deve fermarsi ai box per cambiare la seconda ala della giornata. Viene così attivata la Virtual Safety Car per ripulire la pista dai detriti e, proprio in quel momento, Piastri, al momento terzo, si ferma per cambiare le gomme.

La gara riparte quasi subito, e al giro 15 il distacco di Verstappen su Norris è di ben 9 secondi, con le due Ferrari che lo seguono molto da vicino. Un replay mostra l’inglese ostacolato da Perez durante il periodo di Virtual Safety car e, in effetti, il suo distacco da Max prima della neutralizzazione della gara, era di qualche secondo in meno. Il messicano è stato pure penalizzato per la seconda volta per il contatto con Magnussen, e la squadra decide che per oggi ha già fatto abbastanza danni e lo fa ritirare, salvo farlo uscire successivamente per fare un solo giro e scontare la penalità.

Al giro 17 si ferma Verstappen, che stava rischiando di perdere la prima posizione a favore di Piastri. Al giro successivo si fermano Norris e Leclerc, con quest’ultimo che perde la posizione a favore di Alonso, che si era già fermato. Ma sia l’inglese che il monegasco sono dietro ad Ocon, pure lui già fermatosi in precedenza. Con gomme nuove, l’ordine dei valori viene ristabilito in fretta.

Al giro 25, Russell è l’ultimo dei primi a fermarsi per quella che, nelle intenzioni del team, dovrebbe essere la sua unica sosta. Nel frattempo, Norris ha raggiunto Piastri e insiste affinchè il team dia l’ordine di farlo passare, cosa che avviene dopo due giri.

Al giro 35 Leclerc ed Hamilton si fermano per la loro seconda ed ultima sosta. Al giro successivo si ferma anche Piastri, che riesce a stare davanti al ferrarista. Ma tutti e tre si trovano dietro a Russell, così come Norris, che si ferma al giro 37. Ma riesce subito a superare l’inglese della Mercedes. Contemporaneamente, Verstappen si ferma per la sua ultima sosta.

Al giro 42 Piastri passa Russell e si riporta in terza posizione. Poco dopo, l’inglese deve capitolare anche nei confronti di Leclerc, che è però costretto ad inventarsi un sorpasso all’esterno in curva 1. 

Al giro 47 dietro a Russell si materializza anche la  sagoma della numero 44 del compagno di squadra, che va decisamente più forte. Ma la squadra li lascia liberi di lottare e Sainz, che ha cambiato le gomme per ultimo, li raggiunge. La squadra ordina poi a George di lasciare passare Lewis, cosa che fa immediatamente, ma non può nulla contro lo spagnolo della Ferrari, che lo supera e si porta in sesta posizione.

Finisce così con Verstappen che vince una gara dominata, davanti a Norris e al bravissimo Piastri, per la prima volta a podio in carriera. Seguono Leclerc, Hamilton, Sainz, Russell, Alonso, Ocon e Gasly.

In casa della Honda, suo partner motoristico in incognito, la Red Bull porta a casa il sesto titolo costruttori. Che, per inciso, Max avrebbe vinto anche correndo da solo.

Ora si va in Qatar, dove l’olandese potrebbe laurearsi campione del mondo già nell’inutile gara sprint. Se non accadesse, sarebbe l’unica sorpresa di una gara dal risultato scontato.

P.S. un ex-pilota, ora esperto di grafica 3D e di tecnica, che qualche anno fa sui canali nazionali ci parlava solo ed esclusivamente di sospensioni, come se fossero l’unica cosa che conta per la prestazione, la settimana scorsa si era sbilanciato parecchio attribuendo alla TD018 la pessima performance della RB19 a Singapore, arrivando anche a spiegare come la RedBull usasse inserti in gomma negli attacchi degli alettoni. Secondo lui, la FIA li ha beccati, e non sarebbero tornati più quelli di prima. Infatti…

P.S. 2 Posto che la teoria del suddetto esperto era evidentemente sbagliata, possiamo forse classificare la gara di Singapore fra quelle in cui, per motivi e con modi che non ci verranno mai raccontati, era necessario far vincere qualcun altro?

P.S. 3 continuando sul tema, va anche detto che con due Perez alla guida, definiremmo la RB 19 come una onesta monoposto e nulla più. Sempre che, anche in questo caso, ci sia qualcosa che non sappiamo. 

P.S. 4 che il team principal della McLaren si chiami Andrea Stella e che una volta lavorasse dalle nostre parti l’ho già detto?

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL GIAPPONE

Non si fa neanche in tempo a metabolizzare la prima vittoria Ferrari da più di un anno a questa parte (ultima quella di Leclerc in Austria nel 2022) che si arriva a Suzuka per una GP che più che una gara è un amarcord considerando la quantità di ricordi e aneddoti che questa pista ha tenuto a battesimo.

Dalle gare di Senna e gli scontri con Prost, dalla delusione Ferrari del 98 all’apoteosi del 2000 fino alla doccia gelata del 2006 e alla morte del povero Bianchi, anche in una F1 piuttosto asettica come quella attuale, la tappa giapponese conserva comunque inalterato il suo fascino.

immagine da motorsport-magazin.com

Ci si arriva con una situazione strana, considerando l’andamento del campionato, con una vittoria Ferrari a spezzare l’egemonia Red Bull protagonista a Singapore della qualifica più brutta dalla gara di Brasile 2008 (grazie LG) e di una gara che non li ha visti salire sul podio. Semplicemente incredibile considerando il dominio espresso quest’anno e quindi è chiaramente partita la caccia alle cause di questa debàcle, subito individuata (dai malpensanti) nell’adozione della direttiva TD018 sulle ali flessibili e dell’aggiornamento della TD039 sul fondo vettura che avrebbe azzoppato pesantemente il toro austriaco.

Horner chiaramente smentisce, ricordando un pò il Binotto del 2022 dopo la famigerata TD039, ma qualcosa di particolare di sicuro è successo. Un controprestazione che dovrà avere conferma o smentita sulla pista giapponese anche se, onestamente, faccio fatica a pensare ad un’altra gara difficile per Red Bull su una pista che più di tante altre dovrebbe esaltarne le caratteristiche.

immagine da autosport.com

A pensare male si potrebbe dire che la FIA abbia voluto applicare un personalissimo “balance of performance” per dare un contentino agli altri in una stagione monocolore Red Bull. Oppure semplicemente si è trattato di un weekend nato male per gli anglo-austriaci.

Ferrari comunque che, complice il morale alto dato dalla gara di Marina Bay, non tira i remi in barca e punta ad un altro bel risultato a Suzuka per bocca del suo TP Vasseur, puntando a raggiungere Mercedes in classifica costruttori. Suzuka non ha sorriso molto alla rossa nel 2022, con Leclerc terzo a più di 30 secondi da Verstappen. Alla luce dei fatti recenti chissà se un risultato analogo verrebbe visto come positivo o negativo.

Anche Mercedes punta forte sul Gp del Giappone, consapevoli di avere una monoposto che può andare bene sui curvoni veloci di Suzuka. Di sicuro vorranno prendersi una rivincita sulle rosse e capire quanto questa Red Bull potrà essere attaccabile. Wolff si allinea al muretto Red Bull dicendo che le nuove direttive non sono state la causa dei guai Red Bull a Singapore ma di sicuro guarderà il weekend di gara da casa (causa operazione chirurgica) con rinnovata speranza.

immagine da autosport.com

Red Bull ostenta invece calma e sicurezza dei propri mezzi, sicuri che in Giappone ritorneranno il riferimento per tutti. La logica imporrebbe un ragionamento del genere ma, sotto sotto, forse anche loro non sono del tutto convinti. Le probabilità che si trovino in difficoltà nella seconda gara di fila sono tendenti allo zero, molto più probabile che riescano a vincere il sesto titolo contruttori, manca solo un punto più di Mercedes.

McLaren al solito possibile outsider del weekend mentre l’Aston Martin sembra allo sbando con un Alonso  che non le ha mandate a dire, come al suo solito, nei team radio durante la gara di Singapore.

Ultima chiosa personale sui rapporti di forza Sainz-Leclerc. Ovvio che la stampa ci sguazza in questo presunto dualismo su chi è il pilota “alfa” nella Scuderia ma direi che al solito, si fa una gran cagnara sul nulla.

Sarò blasfemo, ma leggere cose del tipo “Sainz come Villenueve a Jarama” mi ha fatto storcere il naso. Va bene tutto ma certi paragoni li eviterei, soprattutto nei confronti del pilota spagnolo. Evidente come la pochezza della F1 attuale in termini di fascino debba sempre guardare al passato per avere un qualche genere di legittimazione che fa fatica a trovare.

Ora Leclerc sembra diventato il figlio della serva. Giusto, per uno che ha abituato l’ambiente ad avere sempre il guizzo vincente in qualifica e di essere il più talentuoso dei due, e non di poco aggiungerei.

immagine da gpfans.com

Ma se la stampa calca la mano facendo il suo lavoro, ovvero cercare click e contatti, spero che lo stesso messaggio non stia passando in GES. Io ero e resto dell’idea che se c’è qualcuno che può vincere il mondiale in Ferrari, questo è Leclerc. Punto. Condizione necessaria ovviamente quella di avere una monoposto adatta a tale scopo che magari non venga azzoppata a stagione in corso ome nel 2022.

Leclerc dovrà metterci del suo per ristabilire le gerarchie anche a fronte di una monoposto che non asseconda il suo stile di guida ma spero che ora non si inizi il tiro al piccione con il monegasco che già mi sembra piuttosto giù di corda. Ricordiamo che i vari Schumacher, Hamilton e Verstappen hanno vinto e vincono perchè sempre e comunque pienamente supportati e praticamente mai messi in discussione, oltre che protetti anche quando tutto era contro di loro. Spero che in Ferrari non facciano l’errore di lasciarsi sfuggire l’unico pilota in griglia, escluso Verstappen, in grado di vincere il titolo.

*immagine in evidenza da theweek.com

Rocco Alessandro

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL BELGIO

Ultimo appuntamento prima del “rompete le righe” per la consueta lunga pausa estivo sull’ultimo (?) tracciato vecchio stile che la F1 ha ancora in calendario.

Una pista che una volta era davvero da pelo sullo stomaco, oggi di sicuro molto meno causa le mostruose downforce a cui ci hanno abituato le monoposto di ultima generazione ma questa è la realtà.

Una realtà che vede, parole di Wolffone nostro, una F1 in mezzo a tante F2, ovvero Verstappen a giganteggiare dall’alto del suo talento e della competitività della sua monoposto. Ormai si disquisisce sui gran premi di anticipo con cui l’olandese porterà a casa il terzo mondiale di fila e quanto durerà il filotto di vittorie consecutivo che è arrivato a sette.

immagine da it.dayfr.com

L’altro lato della medaglia in casa Red Bull è la “latifizzazione” che ha colpito il prode Perez da un pò di tempo a questa parte. Se è vero come dice lui che ha la stessa macchina del 33, allora la galleria degli orrori a cui ci ha abituato negli ultimi tempi è davvero da strizzacervelli. Errori in prova, in gara, lento in qualifica e con Ricciardo che gli soffia sempre più sul collo, il messicano sembra avviato ad un inevitabile addio a fine anno. Colpa sua o dell’ambiente tossico che in Red Bull aleggia spesso e volentieri sulle seconde guide, soprattutto da quando spadroneggia Verstappen?

L’album dei piloti trombati in casa Red Bull è ormai molto lungo e Perez sembra essere solo l’ultima figurina del mazzo. E’ in ottima compagnia e vedremo chi sarà il prossimo a finire nel tritacarne del dr.Marko.

Non fosse per Verstappen assisteremmo ad un mondiale piloti davvero affascinante con tanti piloti in ballo e con l’ultima novità McLaren ad aggiungere motivo di interesse. Ormai tutte le “F2” restanti pensano al 2024 e cercano di fare il possibile per arrivarci il più preparati possibile.

immagine da oasport.it

Ad un passo dalla pausa estiva possiamo promuovere senza dubbio Mercedes e McLaren, con la prima che, abbandonato lo sciagurato progetto “zero sidepods” ha messo in pista una monoposto degna e in divenire per il 2024. Sorpresissima McLaren soprattutto pensando a come era partita la stagione ovvero malissimo. Bravi Stella&company a rimettere mano ai progetti e mettere in pista una monoposto che è andata a podio negli ultimi 3 GP.

Bocciati senza appello in casa Ferrari, in cui la situazione può essere sintetizzata con una massima antica ma sempre attuale che coniò il sempre compianto Niki Lauda: “grande kasino!”. Al di là della confusione di ruoli tra chi è andato, chi è sulla via di  e chi deve arrivare, di un progetto figlio di un DT che poi ha lasciato sul groppone a chi è succeduto e allo psicodramma di due piloti che osciallano tra la rabbia e la depressione, quello che preoccupa di più è la sconcertante distanza che intercorre tra le dichiarazioni di intenti del giovedì pre-Gp e i risultati acquisiti di domenica pomeriggio.

Si naviga male e a vista in casa Ferrari, in cui spesso sono più i miraggi a tracciare la rotta che i progetti. Con ombre oscure e minacciose che si allungano anche sul 2024 e più in generale fino al cambio di regolamento tecnico sulle PU del 2026. Inutile tornare su discorsi già fatti e rifatti, ma la Ferrari sembra sempre più l’utile idiota della F1. Intanto le ultime dichiarazione pre-SPA sono: “conosciamo i nostri punti deboli, osiamo!”. Mah…

Chi ha preso esempio dalla Ferrari 2022 sembra essere l’Aston Martin: partita forte con una monoposto già in ordine ha via via perso velocità e risultati a causa di un progetto tecnico già plafonato a inizio stagione. Finiti i sogni di gloria per Alonso&co? Al momento si, essendo ormai quinta forza conclamata.

immagine da funoanalisitecnica.com

Chi invece va in vacanza contenta è la Williams, vera sorpresa tra le monoposto Cenerentola. Un progetto solido e lungimirante e un Albon versione deluxe hanno regalato tanti punti, con una possibile ultima gioia sulla pista belga definita adatta alle caratteristiche della monoposto di Grove.

In casa Alpha Tauri ci sarà un verifica ben più probante per Ricciardo e forse l’inizio della fine per Tsunoda. Il giapponese è stato già regolato in prova all’hungaroring e dovrà impegnarsi per spuntarla sui 6 km e passa di Spa, compito non facile quando vedi come è messo Perez e cosa potenzialmente ti può succedere se Marko si stufa di un pilota.

In casa Alfa e Haas ci deve essere invece una scommessa a chi fa più vaccate nell’arco di un weekend di gara, con in palio un premio piuttosto allettante considerando l’impegno che ci mettono ad autosabotarsi. Vediamo chi dei due la spunterà a Spa.

E arriviamo  all’Alpine, che sembrava essere la McLaren prima della McLaren e poi è sprofondata in un anonimato che ha dell’incredibile. Ora addirittura si vocifera di un “aiuto di stato” della FIA nei confronti della PU Renault che sembra essere di gran lunga la più spompata del circus. Quando anche Horner si dice d’accordo con una proposta del genere capisci quanto è fondo il fondo che hai toccato.

Dulcis in fundo una rapida considerazione sulle “nuove” Pirelli introdotte a partire da Silverstone e che sembrano essere state un fattore nella rinascita McLaren e nella discesa di Ferrari e Aston Martin. Mario Isola ovviamente dice che non c’è nessun nesso, Alonso e Vasseur hanno fatto dichiarazioni in senso opposto.

Premesso che è come discutere del sesso degli angeli, cambiare le regole a partita in corso non è mai una bella cosa. Già in passato questi cambiamenti hanno prodotto una variazione anche significativa dei valori in campo e non ci stupisce il fatto che anche questa volta sia successo lo stesso. Alla fine in un campionato dominato da Verstappen e in cui ci sono almeno 5 team che potenzialmente lottano per il podio va bene così ma che tristezza constatare che si fanno sempre più passi verso il puro intrattenimento e ci si allontana sempre più da quella che dovrebbe essere una competizione ad armi (quasi) pari.

P.S: mi sono imbattuto in una dichiarazione di Danika Patrick, forse la migliore esponente donna del motorsport degli ultimi 30 anni, che ha definito la natura, il modo di emergere nel motorsport come aggressivo e con un certo “killer instinct”, una componente più prettamente maschile e che non è altrettanto usuale da trovare nelle donne, spiegando così come mai si faccia così fatica a trovare piloti donna che possano competere allo stesso livello degli uomini. Penso che abbia fatto un’analisi molto intelligente della situazione. Ovviamente si è attirata le critiche social di chi predica la parità dei sessi in tutto e per tutto ma, se avesse torto, non si spiega allora come non ci sia ancora un pilota donna di livello in una delle massime serie del motorsport, a due e quattro ruote. Alla fine una Michèle Mouton non nasce tutti i giorni…

immagine da rallyssimo.it

*immagine in evidenza da funoanalisitecnica.com

Rocco Alessandro

 

F1 2023 – GRAN PREMIO D’UNGHERIA

La formula Red Bull/Verstappen…pardon la F1 fa tappa nell’ormai iconico Hungaroring per il penultimo appuntamento prima della pausa estiva.

Si perchè ormai ogni nuovo Gp non sembra essere altro che un “counting” al pallottoliere del dinamico duo che fa scempio in primis del suo compagno di squadra e poi del resto della griglia che assomiglia sempre più a quella di un barbecue.

Verstappen sembra avviato verso la settima vittoria di fila, cosa piuttosto probabile visto il pietoso stato di forma del suo compagno di team Perez. Quest’ultimo, oltre ai problemi in pista, avrà anche un altro problema: quello di tenersi stretto il sedile dall’assalto del figliol prodigo Ricciardo, tornato prima al simulatore Red Bull e ora tornato in griglia di partenza al posto dell’ennesima pilota scartato da Marko, il povero De Vries.

immagine da twitter.com/CanalplusF1

Ecco questo forse è il vero motivo di interesse del weekend, il ritorno in pista di Ricciardo sulla Alpha Tauri. Horner si è già speso in belle parole per lui commentando positivamente il test Pirelli fatto dall’australiano a Silverstone e quindi l’operazione comeback è ufficialmente iniziata. Tutti contenti quindi a parte de Vries ovviamente.

Per gli altri la tappa ungherese sarà l’ennesimo test in pista in ottica 2024. Tutti si presenteranno con qualche aggiornamento e per valutare meglio quelli già implementati per verificarne la bontà su una pista toboga come quella ungherese. Giustamente, considerando lo strapotere di Verstappen, in molti puntano al 2024 per cercare di farsi trovare pronti.

In Ferrari saranno ansiosi (o ansiogeni?) di verificare quale delle due SF23 si presenterà in pista, quella austriaca o quella di Silverstone. Sembra che la rossa sia diventata imprevedibile come la McLaren di qualche tempo fa. Hai voglia a dire come Genè che ormai non ha “veri punti deboli”… Forse a Silverstone si sarà confuso con qualche altra monoposto.

immagine da autotecnica.org

Mercedes dal canto suo continua l’opera di studio in previsione 2024 cercando di raccogliere nel frattempo tutto quello che cade dalla tavola imbandita di Verstappen e soci. Considerando il livello dei suoi competitor non dovrebbe avere vita difficile nel battagliare per i posti dal secondo in giù.

Anche l’Aston Martin vive un periodo di appannamento . Alonso e soci non vedono il podio da un paio di Gp e complice anche una McLaren rediviva, questa striscia negativa rischia di allungarsi. Alonso fa il pompiere della situazione ma il suo ottimismo, vero o falso che sia, non potrà avere effetto ancora per molto se i risultati saranno quelli delle ultime 3 settimane.

Per la Mclaren invece la possibile conferma di un ritrovato posto nelle posizioni che contano, cosa davvero imprevedibile pensando all’inizio di stagione.  Anche in Mercedes hanno allungato l’occhio agli aggiornamenti portati da Woking, segno che forse sono davvero sulla strada giusta.

La Williams invece sembra che invece correrà di rimessa in Ungheria, complice una pista non proprio adatta alle sue caratteristiche.

immagine da media.stellantis.com

Finalmente (?!) capiremo quale sarà il vero livello della Alpha Tauri con Ricciardo alla guida e di conseguenza il livello di Tsunoda. L’altra Alfa invece ha propositi bellicosi nei confronti di Williams e Haas che prevede di superare prima della pausa estiva. Considerando il livello medio dell’Alfa romeo visto fino ad ora mi sembrano delle dichiarazioni un pò azzardate.

E continuando nella tradizione del “cambiare tutto purchè nulla cambi”, in Ungheria debutterà il nuovo regolamento delle tyre allocations in qualifica. In pratica in Q1 tutti utilizzeranno le mescole hard, in Q2 le medium e in Q3 le soft, con una riduzione dei treni di gomme a disposizione che passa da 13 a 11. Alcuni team hanno già storto il naso in quanto viene ridotta la possibilità di scelta nel format di qualifica ma ormai il dado è tratto e la prova verrà ripetuta a Monza prima di una eventuale adozione per tutta la stagione 2024.

In definitiva, non pensiamo che questa novità possa preoccupare più di tanto Il primo della classe. Più incerta la situazione per quei team che fanno fatica ad utilizzare una delle tre mescole a disposizione e viene in mente sempre la Ferrari. Vedremo cosa succederà e se eventualemente ci sarà un nuovo capitolo della lotta tra poveri in casa Leclerc-Sainz.

*immagine in evidenza da itinari.com

Rocco Alessandro

BASTIAN CONTRARIO: LA RAGIONE DELLA VITTORIA

Tra qualche giorno inizierà il weekend del GP d’Italia e noi ferraristi lo affronteremo con il lutto nel cuore, in quanto il GP di casa di Verstappen ha confermato ciò che abbiamo visto in Belgio. Siamo consci che se la Ferrari ha preso l’ennesima legnata su un circuito “amico”, figuriamoci cosa mai potrà succedere laddove la velocità di punta la fa da padrona e, in questo settore, la RB18 non ha eguali. Pazienza…ce ne  dovremo fare tutti una ragione. Si dice infatti che chi vince ha sempre ragione e che, quindi, la ragione della vittoria non fa sconti a nessuno.

In questo ambito, purtroppo, Ferrari e noi tifosi con lei ormai abbiamo la scorza dura, già dal lontano 2017. Inutile stare a recriminare, il mondo della F1 anglofona va così e chi paga e fa girare tutta la giostra avanzerà sempre la ragione della vittoria. Gli inglesi, come hanno sempre ampiamente dimostrato, sono dei pessimi perdenti (l’ex campione del mondo non fa eccezione in questo… anzi) e, ogni volta che le cose si mettono male, intervengono per far valere la loro ragione. Eppure, sebbene abbiamo il sangue che ci ribolle nelle vene dalla rabbia e dalla delusione, per capire di chi sia la responsabilità di tutto questo, non bisogna andare lontano, basta affacciarsi a Torino. Non ho mezze misure e parole di conforto per una dirigenza che non mostra il minimo interesse (e buon senso) di vittoria per le Beneamata. Già dopo i fatti ungheresi, un qualunque presidente avrebbe tuonato in privato e fatto muro in pubblico al fine di azzerare tutto il disastro che stava succedendo e magari suonare la carica. Nulla, il silenzio cosmico e tale rimarrà, ne potete stare certi. Molto probabilmente il Presidente si presenterà domenica perché “l’etichetta” lo impone… o forse perché il circuito dista poco da casa sua! Potete contorcervi dalla disperazione quanto volete nei riguardi di Binotto, eppure come già ho detto su queste righe, proprio la settimana scorsa, e che ripeto da tempo, il Team Principal rosso è solo e nemmeno un osannato Horner o un idolatrato Wolff potrebbe fare più di tanto contro tanta inamovibilità.

Della gestione del muretto ne possiamo discutere quanto se ne vuole, perché ovvio che in quel caso è Binotto il responsabile della scelta degli uomini nei posti chiave e sottolineo “sceglie”, perché non è lui a decidere le strategie. Il disastro di Sainz al pit di domenica scorsa, in ossequio ad Irvine che era presente in circuito, è ingiustificabile e chi vi scrive ha sempre difeso, difende e difenderà sempre il buon Mattia. Certo è che di fronte all’evidenza non v’è ragione che tenga e quella mancata prontezza di riflessi alla quale abbiamo assistito è figlia di una pressione e di una tensione che ormai è destinata ad amplificarsi.  Purtroppo la famigerata DT039 ha colpito duro, checché i detrattori o gli avversari ne dicano.

In nome della sicurezza la Federazione non guarda in faccia a nessuno (non sia mai si macchi di responsabilità per la sciatica di Hamilton!), la stessa sicurezza che evidentemente non era importante, quando Bottas si è fermato in pieno rettilineo e la direzione gara si è presa comodamente due giri prima di prendere la decisione di far uscire la safety car. Evidentemente i fatti di Abu Dhabi scottano ancora e nessuno naturalmente si voleva prendere la responsabilità di determinare l’esito della gara con quella scelta. Due pesi e due misure, quando si tratta di colpire la ragione di chi sta vincendo. Dal canto suo, Verstappen non si è scomposto e l’alfiere Red Bull ha fatto valere tutta la sua ragione nei riguardi di un annichilito Hamilton, facendogli fare una grama figura con quel sorpasso in ripartenza da manuale. Max è entrato in quella che chiamo “zona wow”: l’olandese sa di avere un mezzo poderoso e le vittorie non fanno che aumentare la sua fiducia nel mezzo e nei suoi di mezzi. Non sbaglia praticamente nulla, un cecchino in qualifica (sebbene deve sudare per superare LeClerc in questa classifica), un rapace durante la gara. Raggiunta la piena maturazione agonistica, non c’è nulla che lo può fermare se non la sua stessa monoposto. Del resto il buon Max, come ho già scritto, non fa altro che fare il suo mestiere e quindi quello che farebbe chiunque al suo posto se si trovasse sotto le chiappe una RB18, cioè vincere! In merito a ciò, il campione olandese ha ragione da vendere. Purtroppo resta il rammarico di trovarsi nuovamente d’innanzi ad un campione che battaglierà da solo, proprio come il campione inglese che ha sfigurato malamente davanti agli orange in visibilio. Ad inizio mondiale ci eravamo illusi che tutto il campionato sarebbe stata una lotta serrata, ruota a ruota tra lui e LeClerc (dove peraltro il monegasco ebbe ragione di lui), mentre invece ci dobbiamo arrendere al fatto che la sua sarà una cavalcata solitaria (a meno di miracoli) fino ad Abu Dhabi. Complimenti a Red Bull e, di riflesso, a Mercedes allora, perché chi vince ha sempre ragione e loro, a suon di poteri politici nelle stanze che contano, sono riusciti a ribaltare il tavolo. Da Monza in avanti, il mondiale della Rossa cambierà gli obiettivi: non sarà più un inseguimento (affannato) nei riguardi dei bibitari, bensì sarà una fuga (convulsa) da AMG, la quale clamorosamente è ritornata prepotente a ridosso della Beneamata. Solo trenta punti li separano e, considerando quanto visto sino ad ora, non è peregrino pensare ad un probabile sorpasso ai danni di Ferrari stessa.

La dirigenza rossa, questo mondiale e soprattutto questa monoposto, l’avrà sulla coscienza a vita, a causa della sua cronica assenza. Sia chiaro, il mondiale non lo perderemo principalmente a causa della dannata direttiva ed il clamoroso errore (per non dire altro), accorso in mondo visione al box Ferrari, è la certificazione che la squadra non solo non è pronta a vincere un mondiale, forse non lo è mai stata quest’anno! Eppure, passino i motori arrosto che abbiamo bruciato in giro per il mondo, sorvoliamo sulle enormità commesse dal muretto e sugli errori dei piloti, ciò che non può essere giustificato è il cambio delle regole in corso, dove ad essere colpita è sempre la stessa squadra. La F1-75 è una monoposto nata per questo regolamento che corre secondo le regole ed i risultati in un modo o nell’altro non si sono fatti attendere. Evidentemente gli avversari, capendo contro chi si sarebbero dovuti confrontare e, presagendo il destino che li attendeva, hanno pensato bene di far valere la ragione della vittoria che hanno sempre avuto: cosicché AMG ha avuto ragione in seno alla Federazione, al fine di salvaguardare il mal di testa ai suoi piloti (ed i suoi azionisti) e Red Bull, dal canto suo, ha spinto tantissimo sullo sviluppo, oltrepassando il budget cap ed acquistando una vantaggio di sviluppo tale che direttiva o meno non gli fa né caldo e né freddo. Ritornando al punto di partenza, inutile stare a recriminare dunque se la Rossa continua ad invocare l’equità sportiva da un lato rimanendo immobile dall’altra.

Godiamoci, si fa per dire, questa ultima parte di campionato sperando che chi di dovere nella dirigenza Ferrari tiri fuori le palle e, soprattutto, la voglia di vincere veramente, facendo valere così la sua ragione. Nel frattempo che a Maranello cercano di correre ai ripari per quanto sta succedendo ora e, soprattutto, per il futuro e che la dirigenza, bontà loro, abbia uno scatto d’orgoglio, assisteremo inermi al disgraziato GP d’Italia che si appresta, dove Red Bull sta già preparando la parata finale, imponendo la sua di ragione di vittoria.

 

Vito Quaranta