BASTIAN CONTRARIO (V): Povera marmotta

Tempo fa fu dedicata una canzone ad un povero gabbiano, non vedo perché io allora non possa dedicare, un intero titolo del mio “Bastian Contrario”, a quella povera marmotta che è stata frullata da una monoposto di F1. Di fatto pensavo durante l’accaduto che nella F1 odierna perbenista, green e, cosi attenta a tanti argomenti che riguardano il sociale, nessuno si sia indignato più di tanto per quella povera bestiola. Nella F1 iper sensibile alla sicurezza, fa un po’ specie vedere sfrecciare una monoposto di qualche quintale di peso, a più di duecento orari e, beccare una marmotta di svariati kilogrammi che attraversa la pista incurante del pericolo. Immagino che l’anno prossimo, tra i tanti segnali (quest’anno vanno di moda quelli luminosi), metteranno anche quello di “transito animali autoctoni”.

Il GP del Canada è stato una carneficina di fatto e, un altro che ha finito per essere frullato dalle prestazioni monstre del compagno di squadra, come la povera marmotta, è stato George Russell il quale dopo quanto gli è successo domenica scorsa, è meglio che prenoti subito una seduta dallo stesso mental coach che ha recuperato l’anno scorso l’attuale campione del mondo (infatti Norris quando era sul motorino, dopo il ritiro, se la rideva alla grande!). Proprio la settimana scorsa ne “Il punto della redazione” avevo scritto che, il GP del Canada, avrebbe dato il via a quella serie di appuntamenti in cui ogni gara sarebbe stata valida affinché i due della Mercedes si sarebbero toccati. Mi piacerebbe vantarmi di essere un fenomeno o, addirittura avere l’ardire di affermare che ci capisco qualcosa di F1, invece basta usare un po’ di logica per capire che, quanto abbiamo visto nel weekend canadese, era solo questione di tempo, di quando e non di se. La reazione di Russell è stata puntuale, inevitabile e doverosa e, sebbene la brevità dell’inutile Sprint Race gli ha fatto avere ragione del so compagno, il quale da par suo proprio al sabato ha mostrato tutto il suo talento e tutta la sua inesperienza, è anche vero che la gara della domenica è ben altro animale, ed infatti povera marmotta Russell. Ciò che mi sorprende di quanto visto nel GP scorso non è dunque la reazione dell’inglese della Mercedes, scontata appunto, quanto il modo di come il nostro connazionale ha reagito all’attacco del compagno. Kimi Antonelli è pilota con la P maiuscola, pura guida, pura furia, totalmente concentrato sull’obiettivo che non è tanto quello di superare chi ha davanti, quanto di demolirlo mentalmente con quegli attacchi sfiancanti, giro dopo giro. L’italiano non è mai andato oltre il secondo di distacco, ed era palese che fosse più veloce dell’inglese il quale si trovava su una pista ad egli congeniale (!). Se la Sprint Race era troppo corta per l’irruenza di Antonelli, è anche vero che questa inutile gara ha avuto il pregio (se cosi possiamo chiamarlo) di svelare le carte a Kimi su come si sarebbe comportato il compagno curva dopo curva. Basterebbe solo questo, come motivo, per eliminare questo obbrobrioso format che altro non fa che spoilerare tutto lo spettacolo che uno dovrebbe vedere la domenica, intanto il diciannovenne ha fatto tesoro di quanto accaduto al sabato, ed è stato un segugio in continua caccia della povera marmotta Russell. Chi ci dice che l’inglese abbia rotto anche a causa del fatto che abbia dovuto spingere come un matto per quasi mezza gara? La verità è una sola e cioè che la nostra marmotta credeva di avere a che fare con un cucciolo, veloce, cattivo, comunque cucciolo. Invece Andrea Kimi sta spiazzando tutti, sia dentro che fuori pista, perché qui non si parla solamente di tenuta in gara bensì di tenuta mentale, perché piaccia o meno George Russell è un top driver che ha bastonato fino all’altro ieri un certo Hamilton a casa sua. Di fatto siamo d’innanzi alla presenza di un potenziale fenomeno generazionale paragonabile, in termini di talento, al suo grande amico Verstappen. Paragone azzardato è vero, eppure lo stesso Max vinse alla sua prima apparizione in Red Bull, proprio come ora Kimi vince a nastro con una Mercedes competitiva tra le mani.

A proposito di auto competitiva, è importante ricordare che nessun campione è divenuto tale senza una vettura forte e, che quindi gli consentisse di giocarsela. Affermo questo perché una delle critiche che piovono addosso al nostro connazionale, è perché se riesce a fare quello che fa è solo grazie alla sua W17. Che l’attuale Mercedes sia destinata a dominare in lungo ed in largo (anche grazie ai suicidi della McLaren), non lo scopriamo ora solo che è importante capire che non era affatto scontato che Kimi assumesse questo atteggiamento cosi sfrontato e, agonisticamente spietato. Questo doveva essere l’anno della marmotta, pardon di Russell, ed invece ora si ritrova con più di quaranta punti di ritardo dal compagno, uno zero in casella e, uno psichiatra che lo attende. Il rosario che ha recitato, immediatamente dopo l’incidente, la dice lunga sulla sua attuale tenuta mentale perché giustifico senza remore il fatto che abbia lanciato i pezzi della sua W-17 in pista, decisamente sono poco incline a seguirlo sulla linea del piangersi addosso e, addirittura ad invocare la sfortuna dell’uno e la fortuna dell’altro. Con un atteggiamento del genere, accusando a denti stretti persino la squadra, non so quanta strada possa fare specie con un Toto che, indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza, non ha occhi che per il suo pupillo che si è cresciuto. Perché diciamoci la verità: se dovesse vincere Russell, questo mondiale elettrificato, avrebbe ragione del fatto che Russell lo ha fatto crescere nel suo vivaio, mentre se vincesse l’italiano avrebbe ragione due volte, perché non solo lo ha letteralmente cresciuto, addirittura sarebbe la sua rivalsa personale di fronte a tutto il mondo che gli dava del pazzo quando ha deciso di metterlo al posto di Hamilton. Il mondiale è ancora troppo lungo per cantare vittoria e, se la storia antica ci insegna (ricordate Alonso in Ferrari con più di quaranta punti di vantaggio su Vettel?) e, quella più recente ci ricorda continuamente (chiedere a Piastri che tra le altre cose sembra la brutta copia del pilota del 2025), i giochi saranno chiusi solo quando saranno chiusi. Con quaranta e rotti punti di vantaggio sul diretto inseguitore, la logica ci dice che ora Kimi potrà scendere in pista più rilassato, solo che se il nostro connazionale avesse questa mentalità “da Professore”, dubito che sarebbe cosi talentuoso. Di fatto il vero problema di Toto (ad avercene di questi problemi!) sarà quello di tenere le briglie tese col suo cavallo di razza, perché indipendentemente dal talento e dalla velocità, l’esperienza è sempre quella di un rookie.

Chi invece esperienza ne ha da vendere, ed anzi è stato chiamato in Ferrari proprio per questo, al fine di riportare il mondiale a Maranello, è Lewis Hamilton il quale per una volta ha fatto il LeClerc della situazione e, di rimando, il nostro monegasco si è calato nel ruolo dell’Hamilton di turno. Certo le combinazioni ci sono state tutte, con una pista mai digerita dal principino e, dal fatto che il nostro campione del mondo ha deciso di evitare come la peste il simulatore, solo mi chiedo se questo è stato appunto il frutto di un insieme di circostanze oppure sarà un nuovo trend? Povera marmotta LeClerc, posso solo immaginare come possa sentirsi dentro visto che sta sbattendo da otto anni in una squadra che cambia Team Principal come fossero figurine di calciatori e, nel contempo deve vedere un ragazzino che da poco ha conseguito licenza superiore e patente di guida, che non solo tra breve lo raggiungerà per numero di vittorie, addirittura si sta già giocando il mondiale. Eppure mentre viene magnificato l’operato di Hamilton, che altro non dovrebbe essere la normalità per quanto visto in Canada (quando manca l’uno c’è l’atro, proprio come quando avevamo la coppia più forte del mondiale prima di sbattere fuori Carlito!), mi chiedo fino a che punto sia giustificabile la nostra povera marmotta rossa. Ce lo vedete Verstappen stare otto lunghi anni in Red Bull con solo otto vittorie? Appunto. Quando sarà possibile scoprire completamente tutte le carte, ed iniziare a ritenere anche lo stesso Charles responsabile di tutto quello che sta accadendo in Ferrari oggigiorno? Aggiungo che se quanto visto domenica scorsa, divenisse la routine (con Hamilton che ci prende gusto, fino ad arrivare a vincere), allora altro che povera marmotta caro Charles.

Vito Quaranta