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F1 2019 SPANISH GP: AN INTRODUCTION

Chiusa la primissima parte del mondiale con le gare extra-europee, la F1 torna in Europa per entrare in quella che sarà una fase molto importante del campionato. Prima tappa sarà come di consueto il GP di Spagna sul circuito del Montmelò, che ha ospitato anche i test pre-stagionali e che non dovrebbe avere segreti per i team dato l’enorme numero di giri e di dati che sono stati già raccolti quest’anno e in quelli passati.

Il tracciato catalano è da sempre considerato quello “definitivo” per valutare la competitività delle monoposto. E’ evidente che dopo queste prime gare, questo tipo di valutazione non vale nello specifico per i test pre-stagionali che davano una Ferrari in grande spolvero e una Mercedes apparentemente in difesa. Come ben sappiamo la realtà delle gare è stata ben diversa con 4 doppiette Mercedes e una Ferrari la cui principale caratteristica sembra essere quella di “incompiuta”.

Ma non limitandoci solo a Ferrari e Mercedes, facciamo un piccolo bilancio di questa prima parte di campionato per tutte le scuderie del mondiale:

  • Mercedes: basterebbe dire che una partenza lanciata da 4 doppiette nelle prime 4 gare non c’era mai stata nella storia. Team solidissimo, Bottas in grande spolvero e una monoposto che sembra aver risolto il suo più grosso cruccio della stagione 2018, la gestione delle gomme. E quando erano quasi battute ci hanno pensato le magagne degli altri a regalarle la vittoria. Al momento imbattibili sia per meriti propri e anche per (grossi) demeriti altrui.
  • Ferrari: la grande illusione dei test si è palesata nelle prime gare del 2019. Macchina veloce ma a tratti, con problemi di affidabilità che sono costati una vittoria in Bahrain, una gestione delle gomme pessima in gara e Vettel non ancora a suo agio con la vettura. Unica nota positiva la velocità mostrata da Leclerc. Ma il bilancio è fortemente negativo e francamente è tutta farina del loro sacco.
  • Red Bull: a sorpresa l’aspetto più critico della monoposto non sembra essere la PU Honda ma la parte telaistica. Praticamente un ossimoro rispetto alla situazione vista negli ultimi anni. Aspetto molto positivo la estrema (forse anche troppo) gentilezza nei confronti delle gomme, che la rendono un bel problema in gara. Verstappen sembra aver compiuto un ulteriore maturazione, Gasly sembra invece semplicemente inadatto e mal supportato dalla squadra.
  • McLaren: solo il dato di fatto che sono i migliori motorizzati Renault dice molto. Finalmente un bel salto di qualità dal punto di vista del telaio e della meccanica della monoposto che non sembra soffrire eccessivamente dell’inadeguatezza della PU Renault. E, altra sorpresa, il debuttante Norris che sta facendo vedere i sorci verdi a Sainz. Sembra evidente che in McLaren è andato via lo spagnolo sbagliato.
  • SportPesa Racing Point: vecchio team con nuovi capitali e un inizio di stagione corso in difesa, proprio in attesa delle gare europee e dei primi importanti sviluppi tecnici. Nelle ultime stagioni sono stati il team che, considerando i mezzi economici a disposizione, ha maggiormente incrementato la competitività della monoposto ed è evidente che ci contano anche per questa stagione. Perez è una garanzia, Stroll se si corresse solo a Baku sarebbe da punti sempre.
immagine da motorbox.com
  • Alfa Romeo: è stata anch’essa principessa nei test e cenerentola in gara, con problemi dovuti soprattutto a qualche noia a carico della PU e centralina degli iniettori. Inoltre qualcosa dai test è stato perso per strada in termini di velocità. La roccia della Alfa Romeo si chiama Raikkonen, a punti in tutte le gare anche quando è stato costretto a partire dalla pit-lane. Giovinazzi invece sembra e si sta rivelando l’anello debole di una scuderia con forti ambizioni.
  • Renault: la più grande delusione di questo inizio di mondiale. Scuderia ufficiale che subisce l’onta di vedersi sopravanzare da un team cliente che monta la stessa PU. La monoposto sembra soffrire degli stessi problemi del 2018, con l’aggravante di un Ricciardo che non si sta rivelando un valore aggiunto. Tanti soldi spesi e ancora nessun risultato degno di nota.
  • Haas: la “ferrarina” soffre degli stessi problemi della sorella maggiore, non manda in temperatura gli pneumatici. E come la Ferrari avrebbe potuto raccogliere più di quanto non abbia fatto anche a causa di un Grosjean di cui si fatica a capire l’utilità in griglia di partenza.
  • Toro Rosso: il sospetto che venga usata come cavia per aggiornamenti aggressivi della PU Honda a beneficio della Red Bull è sempre presente ma almeno offre, soprattutto in qualifica, degli sprazzi di competitività ammirevoli. Contrariamente alla aspettative Albon sta reggendo il confronto con Kvyat ma serve qualcosa in più da parte del team per trovare il passo soprattutto in gara.
  • Williams: sarebbe da “no comment” una scuderia che, nonostante esperienza e la PU Mercedes ha sbagliato completamente macchina, avvicinandosi ad essere una vera e propria chicane mobile. Addirittura si sono dovuti rivolgere al passato remoto nelle vesti di Patrick Head per cercare la soluzione ad una parte dei loro problemi. Russell sembra un ottimo pilota ma la monoposto non ne esalta certo il talento mentre Kubica non sembra poter avere più voce in capitolo in questa F1.

Tornando alla gara, sul circuito catalano servirà una monoposto che sappia generare un elevato carico aerodinamico, abbia un buon grip meccanico e un’ottima trazione. Ma il focus principale sarà quello di centrare la  finestra ottimale di temperatura delle gomme. Tutte caratteristiche che fanno della W10 la logica favorita della gara.

Pirelli porta in Spagna le mescole più dure a disposizione: C1 hard, C2 medium e C3 soft. La riasfaltatura del 2018 dovrebbe aver abbassato l’abrasività nei confronti delle gomme. Se C1 e C2 daranno buone indicazioni di durata e performance nelle prove libere è probabile che saranno utilizzate in gara cercando una sola sosta, con la C3 relegata alla sola Q3.

immagine da circusF1.com

Come si può ben vedere Ferrari sceglie di portare più set di C3 rispetto a Mercedes e Red Bull. Anche tra piloti dello stesso team ci sono differenze nel numero di set a disposizione. Unico team a portare 3 set di C1 è la McLaren mentre tra i top team la Red Bull è quello più sbilanciato verso mescole C1/C2.

Rispetto al 2018 le pressioni sono invariate al posteriore, 20.5 psi, e aumentate di 0.5 psi all’anteriore, 22.5 psi. Il meteo prevede giornate prevalentemente soleggiate e temperatura intorno ai 23/24 °C.

Rumors indicano che la Ferrari potrebbe anticipare l’evoluzione della PU portando la seconda specifica in un ottica di un programma “aggressivo” di sviluppo della vettura, anche accollandosi qualche rischio in più in termini di gestione delle componenti sul lungo periodo. Questo deve essere visto come un aspetto positivo da parte dei tifosi del Cavallino che quanto meno vedono una squadra che mostra coraggi nel reagire ad una situazione difficile. Previsti anche aggiornamenti aerodinamici, meccanici e una nuova benzina.

La Mercedes invece deve solo continuare quello che ha iniziato nelle prime gare, ovvero sfruttare le debolezze dei rivali e cercare di mettere in pista la migliore versione possibile della W10. In questa ottica probabile il va libera allo sfruttamento pieno della PU, limitata fino ad ora da problemi di raffreddamento.

Da tenere in considerazione la Red Bull per la gara data l’ottima gestione delle gomme fin qui mostrata e i possibili aggiornamenti che potrebbero avvicinarla al duo Mercedes/Ferrari e che Marko definisce “molto promettenti”.

(immagine in evidenza da motorbox.com)

Rocco Alessandro

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: BAKU 2019

Ognuno batte i record che merita. Chi fa quattro doppiette di fila, chi continua a dire che deve mettere i dati in fila. Ironizzando amaramente possiamo dire che Binotto ha fatto fare filotto. Agli altri.

E non dite che non dobbiamo essere caustici con il Team Principal. Ha voluto fortemente questo ruolo, ha sconfitto nella faida interna Maurizio Arrivabene (certo, era “unfit”, non lo metto in dubbio, ma non era lui “il problema”), e ora si deve prendere onori e oneri.
Mai si era visto un dominio così imbarazzante in avvio di mondiale. Anche per chi lo esercita, perché non solo gli avversari sono inesistenti, ma fanno di tutto e di più per agevolarti. Paradossalmente non so quanto il buon Toto sia contento di una situazione di questo genere. Manca la competizione, manca il senso della vita, manca il desiderio di vedere una gara. Troppa grazia per i dominatori. Che non se ne possono non spiacere. Mi ha fatto sorridere leggere il “cinguettio” del presidente FIA, che parlava di una gara “thrilling”. Si, lo ha scritto davvero.
Ma a cavallino donato e mezzo sciancato, d’altronde, non bisogna fare troppo gli schizzinosi. E così, siamo ridotti a tifare Bottas, pensa un pò come siamo messi. Il dog mansueto e servizievole quasi come un Ocon qualsiasi, che speriamo diventi un underdog. Comunque non dobbiamo desistere. Mancano otto anni per battere il record storico senza mondiali piloti 1979-2000, e dunque il peggio è passato. Siamo a quota 12 anni. Forza e coraggio.
Questa Ferrari, questa squadra che abbiamo visto in queste quattro gare, ha diversi punti deboli. E come ha scritto qualcuno, sembra talora una squadra di debuttanti. Che ha davanti una team perfetto, con la giusta malizia e cattiveria, con il giusto peso politico. E chi li ferma questi? Certo, manca la riprova di cosa accadrebbe se fossero pressati a dovere, ma se mio nonno avesse etc… etc.
Una costante: gli strateghi in rosso spesso sembrano preda di una hybris ad alto tasso alcolico cheKimi spostati tanto che, se tirassero i dadi, probabilmente si otterrebbero risultati migliori. AncheCharlels ci ha messo del suo, come Vettel d’altronde qualche gran premio fa. Ma davvero, credetemi, i piloti sono l’ultimo dei problemi di questa Ferrari smarrita, dove il giovane presidente se ne esce fuori con “ma noi abbiamo fatto il giro veloce”-gne gne.
Manca l’umiltà di mettere in discussione metodologie lavorative probabilmente antiquate.  Almeno per questa Formula Uno di ubriachi ibrido-virtuali (quelli del regolamento).
Forza e coraggio, che di questo passo il mondiale ce lo togliamo dalle p…e presto.
D’altronde meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine no?
Hamilton. Voto: 7. E’ sembrato stranamente “timido”. Non uno dei suoi avvii più brillanti. E ciò aumenta il rammarico…
Bottas. Voto: 10. Ha fatto il fine settimana perfetto. Tanto di cappello. Ma per vederlo diventare Rockyne deve bere ancora tante uova crude di mattina…
Todt. Voto: valutate voi cosa ha scritto, che a me viene da ridere…
Team Mercedes. Voto: 12. Ormai sembra quasi inutile correre per le prime due posizioni. Deprimente.

Scuderia Ferrari. Voto. 4: In medio stat virtus? Sotto Iron Maury sembravano sempre sull’orlo di una crisi di nervi, con Mattia Binotto sembrano sempre essere sotto sedativi. Una via di mezzo?!

SF90.Voto: vedi commento perfetto sotto…

Dichiarazione di Binotto post gara: “Il nostro modo di lavorare sarà sempre quello (etc etc)”.  Voto: “E’ follia fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. La citazione è attribuita ad Einstein.
Tombini volanti. Voto: pecunia non olet.
Ricciardo. Voto: RETROMARCIA. Perso nella mediocrità Renault. Mi mancano i sorpassi di Riccio…
Pirelli. Voto: ininfluenti.
Mi spiego. Non ha senso ogni volta dire che queste gomme fanno volare quasi esclusivamente leMercedes. Tutti le hanno provate e tutti poi hanno fatto i compiti a casa.  A questo giro non ci sono, davvero, tesi complottiste che possano minimamente reggere. In nessun caso.

Arriva Barcellona, che tanto ci illuse a noi ferraristi, che a vincere i mondiali di carta siamo fortissimi. E sa già, la terra catalana, di ultima spiaggia. Sono un pessimista cronico, ma mai avrei pensato ad un simile inizio di mondiale. E, per quanta ironia ci metta, non mi fa ridere.

Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina Facebook “Le cordiali gufate diGianfranco Mazzoni“.

Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Mercedes alla quarta, Ferrari alla deriva

I record sono fatti per essere battuti, si dice. E per il 2019 la Mercedes ha deciso di scrivere il proprio nome accanto a diversi di quelli che si leggono sui libri che parlano di F1. Il primo l’ha messo oggi. Quattro doppiette nelle prime quattro gare della stagione. Nessuno ci era mai riuscito. E la cosa drammatica per gli altri, aggiungiamo noi, è che non sono state opera di un solo pilota ma di entrambi, alla pari. Segno inequivocabile della forza della squadra.

E’ una sorpresa? No, perchè è apparso abbastanza evidente, fin dalle dichiarazioni dopo i test di Barcellona, che quelli della Mercedes stessero giocando con gli avversari, parlando di mezzo secondo di svantaggio, e portando, nella seconda sessione, una macchina totalmente diversa. Stavano dando dimostrazione della loro forza accampando, nel contempo, problemi che non avevano. E il gioco si è scoperto a Melbourne dove si è vista la stessa Ferrari delle tre gare successive. Vicina ma non vicinissima, davanti ma non affidabile. E dopo 4 gare solo tre terzi posti. Riportando il tempo indietro di 3 anni.

Il week-end di Baku è stata l’esemplificazione di questo copione. Ferrari sugli scudi nelle libere, con le FP3 chiuse con ben un secondo di vantaggio su tutti gli altri, ed Hamilton a piangere miseria.

E in qualifica la musica cambia. Non deve ingannare il botto di Leclerc, che sembrava avviato ad una sicura pole position. Perchè Seb, con la stessa macchina, la pole non l’ha fatta. E la prima fila è stata tutta Mercedes, con uno straordinario Bottas in pole, e Leclerc stesso relegato alla quinta fila, diventata poi quarta per le penalità altrui.

La solita litania del tipo “i punti si fanno la domenica” mai come in questo caso sembrava applicabile, per le speranze Ferrari, in una pista dove, negli ultimi 2 anni, le sorprese non erano mai mancati. E invece abbiamo assistito ad una straordinaria esibizione di professionalità da parte dei piloti della massima formula, nessuno escluso. Partenza tranquillissima, nessun contatto, nessuna forzatura, nessuno spinto a muro.

Hamilton e Bottas si trovano affiancati alla prima curva e non c’è il minimo accenno di combattimento. Se ne vanno semplicemente via prendendo in pochi giri una decina di secondi su Vettel. Dietro, Leclerc inizia a rimontare, grazie alle gomme medie che funzionano molto meglio di quelle soft montate da tutti gli altri. Al settimo giro è già quinto, e poco dopo quelli davanti a lui iniziano a perdere 2-3 secondi ad ogni tornata e sono costretti a fermarsi ai box. Charles si ritrova in testa alla corsa con un bel vantaggio su tutti gli altri.

La consistenza dei suoi tempi fa pensare ad un clamoroso recupero dell’erroraccio in qualifica e invece no. Bastano pochi giri ai suoi avversari per iniziare a recuperare su di lui 1-1.5 sec. al giro, e l’assenza totale di incidenti con conseguente Safety Car vanifica una strategia che probabilmente faceva conto proprio su questo.

Poco dopo metà gara, il monegasco viene superato dai due Mercedes prima e dal compagno poi, ma, pur in evidente difficoltà, non viene fatto fermare per montare le soft, perchè la squadra sa che non avrebbero completato la gara. E così anche la quarta posizione è persa in favore di Verstappen.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con l’unica emozione di una Virtual Safety car dovuta al ritiro di Gasly, rimontato ottimamente fino alla sesta posizione dopo essere partito dai box, e autore di tempi incredibili con gomme medie usate per 40 giri. Hamilton prova ad avvicinarsi a Bottas, ma, pur arrivandogli a tiro DS, non è mai in grado di impensierirlo.

La gara si chiude così con i primi 4 nello stesso identico ordine in cui sono partiti. Dietro Leclerc quinto, e autore del giro più veloce grazie ad un ulteriore pit-stop per montare gomme nuove, un ottimo Perez sempre autore di grandi gare a Baku, poi le due McLaren di Sainz e Norris, che costituiscono ormai presenza fissa in zona punti. Nono Stroll, finalmente accettabile nella pista in cui ha conquistato l’unico podio della sua carriera, e Raikkonen, partito anch’egli dai box, cosa che non gli ha impedito di ottenere il quarto arrivo a punti in quattro gare con la Sauber.

La Red Bull riparte da Baku con il solo quarto posto di Verstappen ma con la conferma che il motore Honda non è più ridicolo in fatto di velocità massima, il che non è poco. Per buona parte della gara anche le due Toro Rosso erano ben posizionate, poi sono scomparse. Gara da dimenticare anche per la Renault, ormai in crisi nera come il suo pilota teoricamente di punta, il buon Daniel Ricciardo, capace di sbagliare clamorosamente una staccata portandosi Kvyat nella via di fuga, e poi di fare retromarcia sulla macchina di quest’ultimo costringendo entrambi al ritiro.

Inesistenti le Haas, mentre le Williams hanno ottenuto quello che potrebbe restare il miglior risultato della stagione, con Russel 14° e Kubica 15°, in un week-end costato una cifra al buon Frank.

Ora si va a Barcellona, e la cosa non è una buona notizia, per la Ferrari. Lo scorso anno, la Mercedes vi ridicolizzò la concorrenza, quest’anno il lavoro è già stato fatto, e c’è solo da sperare che la situazione si inverta, cosa peraltro improbabile, se è vero che la SF90 soffre di una cronica mancanza di carico che nemmeno gli aggiornamenti portati a Baku (i primi dall’inizio del campionato, peraltro) sono riusciti a correggere.

E, se vogliamo parlare di probabilità, dobbiamo accennare al fatto che la storia della Formula 1 dice inequivocabilmente che la squadra che vince le prime 4 gare alla fine della stagione vince il mondiale. E, in questo caso, cadrebbe uno dei record più prestigiosi, quello del numero di titoli piloti consecutivi, che ora è di 5 e appartiene alla Ferrari.

Per non pensarci, possiamo ripeterci all’infinito la frase preferita dai vertici della Ferrari stessa in questo periodo: ci sono ancora N opportunità, dove in questo momento N=17. Peccato che, con l’andare del tempo, N tenderà allo zero, e con lui anche la probabilità di mantenere quel record.

P.S. ciò che si è visto venerdì nelle prime prove libere, e più in generale nel week-end di Baku, è inquietante. Nella categoria dove, per motivi più che validi, si è fatta dell’analisi del rischio un mantra, un tombino si solleva e disintegra il fondo di una monoposto lanciata a 300 km/h, con conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori. E si viene a sapere che, si suppone per motivi di costi, pare siano stati mandati in pista commissari con poca esperienza (e la cosa si è vista bene nella gara di Formula 2). Con tutti i soldi che girano, non pare il caso di risparmiare su questi aspetti, che, confrontati a tutto il resto, sono a dir poco banali.

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

La Mercedes domina (ancora) in Cina, Ferrari (ancora) bocciata

Tre doppiette Mercedes nelle prime 3 gare. Meglio del 2014, quando solo la legge dei grandi numeri impedì alla casa tedesca di vincere tutte le gare. All’epoca erano le prime gare con un nuovo e rivoluzionario regolamento, che le malelingue volevano scritto dalla FIA a 4 mani con la casa tedesca.

Sono passati 5 anni, e siamo ancora qui. Due frecce d’argento vanno via alla partenza e nessuno le raggiunge più. Gli avversari si arrabattano fra team order discutibili e strategie diversificate ma il risultato non cambia. In controtendenza con la battaglia che si era vista nei due anni scorsi, ricordando però che la battaglia stessa è comunque finita a diverse gare dal termine del campionato.

Abbiamo cominciato dalle conclusioni, giusto per ricordare a tutti quelli che continuano a dire frasi del tipo “ogni gara è diversa dall’altra”, “il campionato finisce ad Abu Dhabi”, “la gara è domenica”, che la realtà dei fatti, alla fine, è, se non sempre, quasi, una macchina grigia guidata spesso da un pilota nero che taglia (meritatamente) il traguardo per prima. E così sarà presumibilmente fino alla fine di questa sesta stagione ibrida. Sperando che, dopo, la pancia dei tedeschi sia piena e ci sia, finalmente, spazio anche per gli altri, anche se non se lo meritano.

Tutto ciò premesso, veniamo alla cronaca, anche se c’è poco da dire. Qualifica dominata dalla Mercedes, ma con Bottas davanti ad Hamilton, e alle due Ferrari con Leclerc di poco dietro a Vettel. Red Bull in terza fila con Gasly staccatissimo da Verstappen.

Alla partenza la fila di destra parte decisamente meglio, e Hamilton passa Bottas per involarsi verso la vittoria. Il problema, per la Ferrari, è che Leclerc passa Vettel, e già si presume che qualcosa verrà chiesto al monegasco. Cosa che, dopo qualche timido accenno, avviene perentoriamente al giro 11, quando il tedesco viene fatto passare davanti, ma non dimostra di essere più veloce, e non solo fa scappare Bottas, ma fa pure avvicinare Verstappen. Questa manovra costa 6 secondi a Leclerc, ma, quel che è peggio, lo porta su una strategia differente mirata a disallineare i suoi pit con quelli delle Mercedes per provare a rallentarle.

Strategia della disperazione, che in qualche occasione abbiamo visto fare lo scorso anno anche ai tedeschi, spesso riuscendo perfettamente nell’impresa. Cosa che non succederà oggi per la Ferrari.

Il primo a fermarsi è Verstappen al giro 18, Vettel risponde al giro successivo, esce di poco davanti all’olandese il quale in fondo al lungo rettilineo tenta la stessa manovra di un anno fa, buttandosi all’interno. Fortunatamente Sebastian mantiene la lucidità, lo fa passare incrociando la traiettoria e ripassandolo per tenersi la terza posizione che porterà fino al traguardo. E’, questo, il momento più interessante di un gran premio altrimenti piuttosto noioso.

Le due Mercedes rientrano subito dopo ma il vantaggio che avevano le mantiene saldamente davanti. Leclerc viene invece mantenuto in pista ancora per molti giri, per attuare la strategia sopra descritta.

Non succede null’altro fino alla seconda serie di pit-stop, inaugurata ancora una volta da Verstappen che tenta un undercut su Vettel, ma la Ferrari risponde immediatamente. Questa volta il margine è ampio e il tedesco non corre alcun rischio. Subito dopo la Mercedes fa entrare i propri piloti contemporaneamente, ma al rientro in pista Bottas si ritrova dietro a Leclerc. Il finlandese perde però pochissimo tempo dietro al monegasco, e la strategia Ferrari che mirava a far riavvicinare Vettel non riesce. Con Verstappen a debita distanza da Vettel, ma molto più veloce di Charles, la Ferrari decide di farlo rientrare per tentare una rimonta sull’olandese, contando su gomme più fresche. Ma il distacco accumulato è troppo elevato.

La gara si trascina noiosamente per gli ultimi 10 giri, senza grandi emozioni nemmeno nelle retrovie, e Hamilton mette così il suo sigillo sul gran premio numero 1000, davanti a Bottas, Vettel, Verstappen, Leclerc e ad un inesistente Gasly, autore del giro più veloce solo per avere cambiato le gomme a due giri dalla fine.

La Formula 1/2 viene vinta da Ricciardo, doppiato e finalmente autore di una buona prestazione. Poi il sempre solidissimo Perez, l’altrettanto solido Raikkonen, e l’ancora ottimo debuttante Albon, che ha saputo raddrizzare il week-end dopo il grande botto di ieri.

Fuori dai punti le due Haas, che hanno perso competitività, separate da Stroll che, non sorprendentemente, non riesce a mantenere il livello di prestazione del compagno di squadra. Poi Sainz, con una McLaren non competitiva (anche se comunque penalizzata dal doppio botto iniziale causato da Kvyat), Giovinazzi ancora molto deludente, e le due Williams, che al momento sono le uniche protagoniste della terza categoria.

Fra due settimane si va a Baku, circuito molto discusso caratterizzato da un lunghissimo rettilineo e da una parte misto-lenta molto lunga. Da quello che si è visto in Cina, con una Ferrari veloce sul dritto ma in difficoltà nel misto, la musica non dovrebbe cambiare di tanto. Ma Toto Wolff e Lewis Hamilton dicono che quest’anno i rapporti di forza cambiano ad ogni gara (a loro fa comodo vederla in questo modo), quindi possiamo sperare in una gara combattuta.

P.S. la premessa così “decisa” non pretende di essere “definitiva”, ma è comunque la proiezione futura di ciò che si è visto negli anni recenti. Con un avversario così forte (soprattutto economicamente), determinato ed esperto, o parti molto bene o non lo raggiungi più. 

* immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

F1 2019 CHINESE GP: AN INTRODUCTION

Alex Honnold e Sebastian Vettel.

Il primo è un arrampicatore e alpinista diventato famoso per aver scalato in “free solo” la Freerider, una delle vie più difficili del massiccio El Capitan, nello Yosemite Park. 900 metri di parete verticale a strapiombo. Per intenderci il free solo è quella disciplina sportiva che prevede l’arrampicata di pareti verticali senza imbracatura, corde e altra protezione individuale. Ogni errore è fatale. Tradotto in termini sportivi più facilmente riconoscibili è come vincere una medaglia d’oro alle olimpiadi in una gara in cui se sbagli, muori.

Il secondo non devo certo presentarlo, ogni appassionato di F1 sa chi è il tedesco di Heppenheim.

Cosa accomuna i due personaggi? All’apparenza praticamente nulla. Ma in realtà la condizione attuale di Vettel è quanto di più simile si possa accostare ad una arrampicata in free solo. Anche il tedesco deve scalare in solitaria e senza protezioni la sua personale montagna che porta al titolo mondiale in Ferrari. Una scalata difficile, estenuante e pericolosa per la sua carriera. Anche nel suo caso un errore, l’ennesimo, può essere fatale e relegarlo tra l’elenco di chi non ce l’ha fatta. Ovviamente si parla di cadute e ferite solo psicologiche ma sufficienti a spegnere la fiamma sportiva di un atleta che è sempre stato abituato ad ottenere tutto quello che si era prefissato.

Il free solo richiede una enorme tecnica e capacità di concentrazione massima. Se ci si pensa anche la F1 è così: tanti aspetti da considerare, tanti dati da tenere in mente, azioni da compiere in un lasso di tempo brevissimo e con la massima precisione, evitare l’errore ad ogni costo, puntare sempre all’obbiettivo finale, avere pazienza, costanza, ferocia e determinazione.

Honnold ha dato sfoggio di queste capacità durante la sua impresa su El Capitan. Vettel dovrà fare altrettanto per vincere il mondiale. La domanda è: ne sarà capace? O meglio, ne è ancora capace? In molti cominciano a dubitare sulla sua efficacia al volante della rossa. Troppi errori, dubbi che si accumulano, delusioni vivide come rocce taglienti, certezze che si sgretolano e quella leggerezza che lo ha accompagnato nelle prime uscite in rosso del 2015 che sembra solo un ricordo. E soprattutto il tempo che passa.

A tutto ciò si aggiunge un contendente che sembra sovrastarlo dal punto di vista psicologico e velocistico, senza sbagliare mai ed un altro che si è prepotentemente proposto sotto i riflettori con una prestazione da campione navigato, l’incoscienza dei 21 anni e la leggerezza propria di chi non ha ancora conosciuto i morsi della sconfitta sportiva, quella delle occasioni perse per sempre. Hamilton è il suo presente e Leclerc il suo futuro che si avvicina minaccioso.

immagine da f1ingenerale.com

Cosa farà ora Vettel? Cosa è in grado di fare? Avrà bisogno di tutto il suo talento, pazienza e concentrazione per scalare la sua personale parete verticale. E questa volta sarà in free solo per la sua carriera, senza possibilità di appello e in cui un altro errore sarà fatale per la sua carriera, presumibilmente la fine dei giochi.

I ferraristi aspettano il Gp cinese come un’ennesima prova del nove. Il loro pilota di punta sul quale riversano e hanno riversato tante speranze potrebbe schiantare le sue residue speranze di vittoria a causa della pressione. In caso di successo o sconfitta, sarà comunque un spettacolo affascinante e terribile da guardare, come quello di vedere un uomo senza corda arrampicare una parete verticale a strapiombo.

Dal punto di vista tecnico, il circuito di Shangai presenta lunghi rettilinei, curve veloci e violente staccate che necessitano di una monoposto molto stabile all’anteriore, messe particolarmente sotto stress.

L’asfalto non è di quelli più abrasivi ma i lunghi curvoni veloci contribuiscono fortemente al degrado della gomma. Inoltre le potenziali temperature basse potrebbero aggiungere il graining alle variabili da considerare.

La Pirelli ha portato gomme C2 hard , C3 medium e C4 soft. L’obiettivo è quello di consentire strategie differenti, ovviamente molto dipenderà dalle temperature che si avranno in gara.

immagine da f1analisitecnica.com

Questa volta i piloti dei tre top team hanno fatto scelte diverse per quanto riguarda il numero delle diverse mescole, con ovvia predilizione per la mescola più morbida e la medium.

Tra tutti solo McLaren ha scelto di portare 9 treni di gomme soft, curiosamente Leclerc e Norris hanno fatto la stessa scelta seppur guidando monoposto completamente all’opposto in quanto a prestazione.

Da notare la diminuzione delle pressioni delle gomme posteriori imposte da Pirelli, con conseguente maggiore impronta a terra, migliore trazione ma anche temperature più alte da gestire.

Meteo previsto soleggiato e con temperature più alte venerdì e sabato e più basse per la gara di domenica.

(immagine in copertina da automoto.it)

Rocco Alessandro