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2017 FORMULA 1 AZERBAIJAN GRAND PRIX BAKU

Eccoci pertanto giunti all’ottava prova del Campionato del Mondo di  F1 2017 che si terrà su circuito cittadino di Baku in Azerbaijan. Del circuito già si sa tutto e si è già scritto tutto ovvero che, nonostante la peculiarità dei 2km a gas spalancato ed il passaggio in stile mulattiera presso la torre, era e resta un tracciato anonimo nel più celebre Tilke-style dove di fatto il Pilota fa la differenza più che a livello pilotaggio a livello di concentrazione. Concentrazione che nel 2016 vide un inspiegabile passaggio a vuoto di LH44 per tutta la durata delle qualifiche (dopo aver primeggiato nelle FP1/2/3) condita poi dalla sciarada sul reset da effettuare attraverso i pulsanti del volante in gara mentre si assistette alla performance più solida di tutto lo scorso, sciagurato anno da parte di SV5 che finì per agguantare un robusto secondo posto alle spalle solo di un irraggiungibile NR6 sulla sua altrettanto irraggiungibile W07H.

Al netto della curiosità (a mio parere minima) di come le F1 2017, col loro carico aerodinamico così consistentemente aumentato rispetto allo scorso anno, affronteranno i già citati 2km a gas spalancato i motivi di interesse del GP quest’anno sono tutti nei 12 punti che separano SV5 da LH44 dopo il GP del Canada. Chi scrive pensa che tale divario sia esiguamente ingannevole poichè il capolista e la sua vettura potenzialmente potevano portare a casa tutte e 7 le gare già disputate, cosa che oggettivamente non si può dire dell’inseguitore. Inseguitore che in questo weekend è chiamato alla doppia prova 1 di cancellare il ricordo del tremendo weekend di gara dello scorso anno e 2 dimostrare i progressi della W08 col suo set-up più difficile che non nel triennio 2014/2016. Non sarà un’impresa facile anzi molto si giocherà sul feeling di LH44 con le frenate di Baku: è noto che buona parte della magìa di guida del Britannico risiede nel suo talento in frenata pertanto con le staccate a posto potrebbe oggettivamente impensierire SV5 durante il weekend. Il quale SV5, a sua volta, è lecito aspettarselo nella consueta, ottima forma “trasversale” della 668 la quale è nata bene e cresce altrettanto attraverso un continuo lavoro di affinamento volto ad introdurre costantemente novità ad ogni GP e mai degli updates rivoluzionari e/o men che meno delle versioni B (sarà poi mai davvero esistito il progetto della 668 “B” a passo lungo o era una delle tante, troppe illazioni prestagionali?).

Staccando dal duo di testa del WDC2017 e pertanto passando al resto del plotone arrivano, come noto, le note dolenti. Nel senso: c’è di che baciarsi i gomiti per il fatto di stare assistendo ad 1 Ferrari ed 1 MB che si stan giocando il Piloti anzichè due MB come nel 2014/5/6 però, com’è noto, fatti salvi i due Alfieri il resto del panorama non è propriamente esaltante col duo finnico designato scudiero dei già citati, l’anno da limbo della Redbull (che alcune voci danno a caccia di una fornitura clienti MB per il 2018 mentre il CEO Renault ha già detto che gli upgrades 2017 della loro PU saranno volti all’affidabilità anzichè alla performance. Tradotto: AUGURONI) e dei suoi due Piloti che, con buona pace di tutti, erano e restano la coppia più forte del lotto (e Redbull l’unico Team che al giorno d’oggi sceglie la coppia di Piloti con la logica che era del Drake decenni addietro), Mclaren ed Honda ormai separati in casa (pare che il ritorno del binomio Mclaren Mercedes sia cosa fatta per il 2018 al che la migliore opzione per Alonso potrebbe essere starsene fermo dov’è firmando un rinnovo annuale (vivaddio!!!!) anzichè un’altro abominio triennale come quello che l’ha tanto coperto di soldi quanto di oblìo agonistico), Renault il cui unico motivo di interesse è sapere quando Jolyon “Lance” Palmer verrà defenestrato per consentire il rientro di Robert Kubica in F1 (il quale coi 300+ km di Valencia nel recente test ha acquisito il diritto a riavere la Superlicenza), Williams con Massa che “minaccia” di continuare pure nel 2018, HAAS che è un team degno della coppia di piloti che si trova, ToroRosso coi suoi due Alfieri entrambi sull’orlo di una crisi di nervi (ad occhio e croce Sainz finirà nel Team maggiore mentre Kvyat altrove), Force India con le traiettorie incrociate di Ocon (in crescita) e Perez (in calo), Sauber con l’impresentabile Monisha finalmente uscente di scena in attesa di diventare il team di punta di Honda nel 2018 (magari Honda avesse cominciato con loro nel 2015 e non sotto i riflettori Mclaren, Spirit 1984 docet).

Il tutto mentre il Mercato Piloti, che vede Vettel/Raikkonen/Alonso/Bottas in scadenza a fine 2017, è in preda ad un isterismo generale fatto di voci incontrollate che, purtroppo, rischia al dunque di produrre un immobilismo tipo quello del lustro con Alonso/Massa in Ferrari e Vettel/Webber in Redbull. Staremo a vedere, chi scrive è convinto che chi decide in Ferrari ha una gran voglia di fare un attacco a due punte e che una eventuale sconfitta nel WCC 2017 sarebbe la spinta decisiva per motivarlo in tal senso.

Buon GP a tutti dalla Redazione

Le truppe di Heppenheim rimangono inattive alle porte di Montreal

Le truppe di Heppenheim sono rimaste inattive alle porte di Montreal ed il nero ha potuto passeggiare senza pensieri con i suoi cani, nella sua terra, per di più protetto a debita distanza dal suo scudiero. Questa la estrema sintesi del Gran Premio del Canada. Un gran premio molto bello, interessante, combattuto in tutte le sue fasi dal primo all’ultimo dei suoi 70 giri. Combattuto per tutte le posizioni eccetto per la posizione più importante: la prima. Passato illeso e in testa alla prima curva, Hamilton ha salutato tutti e ha passeggiato fino al traguardo.

Superiorità netta della Mercedes su tutte gli altri? Mica vero, nulla era scontato fino alla prima curva. Anzi la sensazione quasi unanime alla vigilia era che le truppe di Vettel avrebbero attaccato per avere finalmente ragione della terra di Lewis Hamilton. A sparigliare le carte in tavola ci ha pensato l’enfant prodige olandese Max Verstappen che, autore di uno spunto eccezionale in partenza, ha stretto in una morsa micidiale (con la complicità di Bottas) Vettel alla prima curva e l’ha defraudato della parte destra del suo alettone. L’incidente ha costretto Vettel al pit stop immediato e a una corsa totalmente in salita. Bisogna dire che Vettel non si è tirato certo tirato indietro e dal campione indomito che è, si è battuto fino alla fine arrivando ai piedi del podio. Resta solo un dubbio sulla sua prestazione circa una eventuale distrazione nel giro di ricognizione che potrebbe essergli costata un danno al fondo vettura.

Bisogna anche riconoscere che in questa operazione Vettel è stato aiutato dalla squadra oggi impeccabile nelle strategie. Certamente è invece mancato Kimi Raikkonen che autore di una partenza modesta non ha perso occasione di farsi la pennichella solita alla ripartenza della SC e compromettere definitivamente la gara, risultando ininfluente per la corsa del compagno ed inutile per la classifica costruttori della squadra.

Con una vettura del calibro della SF70H un campione come Vettel limita i danni con una di quelle imprese che rimangono negli annali se dovesse alla fine conquistare il campionato (il sorpasso su Ocon rimarrà a prescindere). Kimi, viceversa, pur non avendo vissuto vicissitudini avverse, con la sua gara enfatizza la sensazione di amarezza in coloro che l’hanno ammirato nella sua giovinezza di pilota.

Il gran premio ha visto Ricciardo conquistare un onorevole terzo posto, il massimo consentito da una RBR notevole nel passo gara ma incapace ancora, ormai per causa del solo motore, di prestazioni di punta come Ferrari e Mercedes.

La squadra rivelazione della gara è certamente la Force India, costantemente vicina alla RBR ed in lotto fino alla fine per il podio con entrambi i piloti Perez e Ocon autori di una gara magistrale entrambi. La sensazione è che un minor egoismo di Perez nei confronti del compagno avrebbe reso possibile l’impresa. Ma è difficile, secondo me, chiedere a un pilota di fare un passo indietro soprattutto quando le possibilità di godere della luce dei riflettori sono poche. Di Ocon siamo comunque destinati a parlare frequentemente in futuro.

La gara ha segnato il primo traguardo a punti di Stroll. Niente di eclatante o di memorabile; anzi a vederlo guidare risulta immediato quanto sia ancora acerbo e tentennante nei sorpassi. Ma è positivo il suo traguardo e bisognerebbe costringere piloti come Grosjean e Magnussen a vedere per giorni  interi la sua gara per insegnargli a essere meno presuntuosi e più utili alla squadra.

Di Alonso che dire se non che nella sua fase ironica è pure simpatico, fermo restando il manico? Ogni altra parola sarebbe ripetitiva di quanto ribadito in questi ultimi tre anni.

Per finire. La corsa al campionato piloti ha solo due protagonisti ma è apertissima. Poteva essere un primo uppercut di Seb a Lewis. Così non è stato. Peccato per Ferrari.

 

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P.S.Complimenti ad Andrea Dovizioso. Forza Romagna.

Also sprach Sebastian

“Wir hätten dieses Jahr alle Rennen gewinnen können.”
Avremmo potuto vincere tutte le gare di quest’anno.

Le parole pesano e se fossero uscite dalla bocca dell’istrionico Lewis Hamilton le avremmo catalogate come la tipica uscita del fenomeno inglese perso a metà strada fra i social network e il mondo glam della Londra-bene.
Oltre al fatto che forse, per farsi capire meglio dal suo box e dall’ineffabile duo composto da Toto Wolff e Niki Lauda, Lewis avesse deciso di studiarsi l’idioma teutonico.
Invece arrivano direttamente dal compassato Sebatian Vettel; un pilota che, tranne quando si lancia in improbabili attività canore dal sedile della sua monoposto, è solitamente sempre discreto e guardingo con quello che lascia trapelare alla stampa e al pubblico.
Il punto è che può sembrare molte cose, ma di certo questa non pare una boutade per aizzare i suoi tifosi.
La 688, nome in codice per definire il progetto della monoposto rossa SF70H, pare davvero una macchina inarrestabile. E realmente l’impressione che ha suscitato nel primo terzo di stagione, è di un mezzo che se solo le condizioni non fossero state particolarmente aleatorie, avrebbe potuto tranquillamente portare in cascina tutte le gare finora disputate.
E tutto questo pare avere origine dalla confidenza e soprattutto la costanza di prestazioni che la Ferrari riesce ad avere con gli pneumatici Pirelli.
Molto si è raccontato dei 2228 chilometri di test effettuati da Sebastian Vettel e dei soli 50 messi in pista da Lewis Hamilton per giustificare l’attuale schizofrenia che pare affliggere il transatlantico teutonico. Ma il punto, più che il mero riscontro chilometrico, paiono essere le condizioni in cui questi test si sono svolti.
Ricapitoliamo un po’ la cronistoria degli eventi e proviamo a vedere cosa vi si nasconde fra le pieghe.
FIA ha stabilito regole ben precise per poter schierare in pista una monoposto che avesse l’autorizzazione a testare i nuovi pneumatici della stagione 2017; dell’intero parco formulistico, solo Ferrari, Red Bull Racing e Mercedes avevano le competenze e soprattutto i fondi sufficienti per mettere in pista dei muletti adatti allo scopo. Delle tre vetture approntate, a quanto risulta solo Ferrari è riuscita a modificare una vettura del 2015 (ricordiamo che per regolamento, per ogni test che non sia calendarizzato espressamente come test stagionale, occorre schierare una monoposto vecchia di almeno due stagioni) simulando in maniera efficiente gli effetti delle modifiche regolamentari del 2017.
Ferrari ha espanso la parte di estrazione posteriore, ha aggiunto flaps sull’anteriore per simulare il maggiore carico, ha modificato l’angolo di incidenza (comunemente detto “rake”) della SF15-T ed ha messo su strada una monoposto fortemente orientata alla stagione 2017. Pirelli ha, tra le righe, lasciato intendere come i dati della portanza generati dalla Rossa non fossero per lei particolarmente significativi; ma evidentemente fornire dati alla Pirelli sulle loro gomme e sullo sviluppo che ne sarebbe conseguito non era lo scopo principale degli uomini GES.
Lo scopo principale era capire, prima di tutti e meglio di tutti, dove  le modifiche al regolamento 2017 avrebbero portato la competizione.
In quali ambiti e con quali scenari.
E soprattutto in un contesto il più possibile attinente a quello che sarebbe stata la realtà delle monoposto del 2017.
Anche RBR e Mercedes hanno portato modifiche alle loro monoposto di test per aggiungere carico ma lo hanno fatto o con soluzioni poi non diventate parte del progetto finale visto il differente passo della soluzione in corso di studio (Mercedes) o con soluzioni che generavano sì il carico che la stagione 2017 avrebbe prodotto, ma lo facevano con ali aggiuntive e bandelle di serraggio dei flussi sottoscocca (di fatto minigonne) che da un punto di vista regolamentare erano illegali e che potevano solo approssimare il reale carico che le soluzioni in corso di studio avrebbero prodotto (RBR).
In entrambi i casi i dati raccolti durante i preziosissimi giorni di test avevano intrinseci problemi di correlazione fra quanto misurato e quanto poi sarebbe andato in pista di lì a qualche mese.
Il perfetto riscontro fra quanto avevano in ritorno dalla pista con la SF15-T modificata in ottica 2017 e i dati calcolati nelle varie simulazioni potrebbero essere una delle chiavi di lettura di questo inizio di stagione per gli uomini in rosso.
Guarda caso, Maranello è tra le poche a non lamentare problemi di correlazione fra i dati del Wind Tunnel e quelli riscontrati in pista.
Ma oltre a quanto discusso finora c’è un altro aspetto che entra in gioco in questo scenario.
In una intervista al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung subito dopo il weekend monegasco, Toto Wolff, oltre ad ammettere il vantaggio che in questo momento ha la rossa nei confronti delle Silberpfleil, lascia trapelare il fatto che Ferrari abbia un vantaggio indebito nello sviluppo del progetto 668.
Quantificabile in 16 settimane per essere precisi e per usare le sue stesse parole.
“Unseres Wissens hat Ferrari sehr früh mit der Entwicklung des Autos begonnen – im Dezember 2015, wir erst im März 2016. Ferrari hat damals schon über 50 Prozent seiner Ressourcen auf das neue Auto gesetzt.”
Da quanto ne sappiamo Ferrari ha iniziato molto prima lo sviluppo della monoposto, nel dicembre 2015, noi soltanto nel marzo 2016. In quel momento Ferrari aveva già il 50% delle sue risorse impiegato sul nuovo progetto.

Le parole di Toto Wolff vertono sul fatto che Ferrari ha iniziato a sviluppare la SF70H nel 2015; ben prima cioè che il regolamento tecnico che sanciva quanto e come sarebbero cambiate le monoposto fosse stato approvato.
Il regolamento tecnico del 2017 vede la sua pubblicazione definitiva il 9 marzo ma la votazione che ne sancisce i contorni ha luogo il 23 febbraio 2016.
Gli uomini di Maranello, secondo Wolff, stavano lavorando alla 668 sapendo preventivamente quale sarebbe stato l’esito delle modifiche in via di discussione.
E ben sapendo che queste avrebbero avuto il via libera.
Che sia stato il potere di veto minacciato da Maranello o le alleanze con i malridotti “nemici” dei tedeschi (Renault e McLaren in primis) non è dato sapere.
Sta di fatto che la prima delle battaglie, forse la più importante che Ferrari pare abbia portato sul suo campo, è stata proprio avere l’appoggio necessario e sufficiente per avere la certezza che le modifiche regolamentari fortemente volute da Woking avessero il via libera nei tempi, modi e soprattutto forma a loro noti.
Probabilmente ricalcando quanto successo sui tavoli di Place de la Concorde solo qualche anno prima con l’introduzione del regolamento tecnico per le motorizzazioni ibride tanto volute da Mercedes.
Quello che appare evidente è che in questa stagione non manca nulla; lotta al vertice, gare emozionanti, campioni che corrono oltreoceano e l’immancabile accenno polemico che caratterizza ogni stagione epica della Formula 1.

Vettel in doppietta rossa, allunga sul passo lungo altrui

f1

Per il sesto round di questo eterno mondiale di Formula 1, si arriva nella patria delle residenze farlocche a soli fini fiscali; nella patria dei balconi affittati a prezzo di diamante grezzo e in una pista i nomi delle curve dovrebbero essere recitati come un rosario da ogni conoscitore le Motorsport, un po’ come la formazione campione del mondo di Spagna ’82 Zoffgentilecabriniscireaorialicollovatibergomitardellicontigrazianirossi…
Le prove libere vengono anticipate al giovedì e pare confermato che il transatlantico teutonico pare fare fatica a manovrare nelle stradine tra il Massenet e il Portier. Per contro le Ferrari volano seguite dalle sorprendenti (ma nemmeno troppo per chi conosce i limiti del propulsore Francese) Red Bull RB13.
Le qualifiche parrebbero scontate con un prevedibile uno-due rosso seguito dalle armate teutoniche spinte più che dalla trazione o dalla PU, dal bottoncino magico.
Ma tutto questo non tiene conto delle velleità turistiche di Hamilton.
Avete presente le puntate di Star Trek serie classica?
Paesaggio di un generico pianeta alieno e la ricombinazione del teletrasporto inquadra Kirk, Spock, Bones e due stronzi con l’uniforme della confederazione spaziale che non hai mai visto prima.
E tu sai già che il destino dei due stronzi è segnato; verranno dissalati da qualche improbabile creatura aliena.
Le Q1 sono un po’ questo: l’attesa perché i “due stronzi mai visti prima” vengano sacrificati sull’altare del rito pagano delle qualifiche in diretta mondiale.
Quello che magari non ti aspetti è doverti domandare in Q2 dove sia Hamilton; voci lo danno fermo al Portier a firmare autografi; altre con le borse della spesa fatte al Lidl monegasco appese sulla T-Wing dopo che Nico gli ha mandato un Whazzap perché gli manca l’olio e due cosine da sgranocchiare con la consorte mentre si gode dal balcone il prevedibile trionfo rosso; altri che stia alla Rascasse a tacchinare alcune turiste croate. Sta di fatto che si impicca a cercare il giro buono nell’ultimo minuto delle Q2 e parafrasando il Sassaroli per cui “non si deve mai andare in Germania, Paolo“; “non si deve mai cercare il tempo nell’ultimo minuto a Montecarlo, Lewis“.
Vandoorne appende la macchina al muro; bandiere gialle; Hamilton in quattordicesima piazza.
I cosiddetti “tecnici” sostengono che il problema della W08 stia nella non costanza del riscaldamento delle coperture e di conseguenza le coperture che non riescono mai a stare correttamente nella “sweet zone” di lavoro. I continui strappi della pista monegasca e la presunta disuguaglianza fra le temperature raggiunte dalla W08 all’anteriore rispetto alla posteriore dovrebbero essere una condanna a morte per la monoposto argentea. Sta di fatto che nonostante si sia lontani dal minuto e undici basso o dieci alto preconizzato da Damon Hill, in pochi millesimi si infilano ben due finlandesi ed un tedesco.
Parrebbe l’inizio di una barzelletta tipo: “…ci sono due finlandesi ed un tedesco…” e invece è la prima pole di Kimi Matias Raikkonen dopo Magny Cours 2008. E la dimostrazione che quando il motore è nuovo, come nel caso di Valtteri, e quindi puoi permetterti di usare l’overboost per un tempo maggiore, la monoposto teutonica non deve essere data per morta nemmeno nel parcheggio dell’Auchan.

Sauber le uniche che scelgono di partire con le Supersoft; tutto il resto dello schieramento adotta le Ultrasoft.
276 metri fra la linea di partenza e la Santa Devota in cui potrebbe succedere di tutto; talmente di tutto che ovviamente non succede nulla.
“We follow you here on television, take care of my car…” Fernando Alonso in diretta da Indianapolis a Jenson Button mentre questi si sta schierando verso la partenza dalla Pit Lane.
Bellissima partenza di Magnussen che si infila fino in nona piazza; Hamilton guadagna subito una posizione su Stoffel Vandoorne mentre Button per dimostrare quanto tenga da conto la MP di Fernando Alonso, rientra ai box dopo un giro insieme a Pascal Wehrlein che passa immediatamente alle Ultrasoft.
Unsafe Release per Wehrlein mentre sopraggiungeva Button e i canonici 5 secondi di penalità per il tedesco.
Che per le stradine monegasche significa una condanna in contumace.
Al 16m o giro il propulsore di Hulkemberg inizia a sparpagliare olio a a partire dalla Beau Rivage; si fermerà al Portier. Con il box che gli segnala un problema al cambio; nonostante la logica paia suggerire un propulsore andato a pallino. Il fatto che Kvyat stesse segnalando perdita di olio dalla monoposto che lo precedeva fa pensare che la dipartita della PU fosse quantomeno preannunciata.
Al 26 giro i primi doppiati, Button e Wehrlein, arrivano nel mirino della monoposto di Kimi Raikkonen; immaginiamo Alonso davanti alla televisione americana non stia patendo per nulla la mancanza del gran premio. Vettel contestualmente arriva sotto il secondo nei confronti di Raikkonen. E Bottas si rifà sotto al tedesco della Ferrari.
Al 32mo giro Supersoft per Verstappen richiamato ai box. Prevedibile indicazione a Bottas di spingere per evitare il prevedibile undercut della RB13 sulla W08. Undercut che non riesce agli uomini di Milton Keynes visto che Valtteri si ferma al giro dopo.
Richiamato Raikkonen al giro 34 mentre Ricciardo a pista libera stampa il giro veloce, dimostrando che le Ultrasoft potrebbero tirare avanti ancora per parecchio senza l’obbligo antilogico del cambio mescola durante il Gran Premio. I giri veloci infilati anche da Vettel, oltre che dall’Australiano, mostrano che l’idea di undercut potrebbe non essere valida; ovvio si fosse fermato prima il Tedesco del Finnico la vulgata avrebbe voluto un complotto nei confronti del biondo per il canonico scambio di piazze tanto vituperato. Con il Tedesco a fermarsi dopo infilando giri veloci, la testa della gara finisce in mano a Sebastian Vettel.
Altra vittima sacrificale è Verstapen che grazie al PS ritardato di Ricciardo non solo perde la piazza ma vede il suo avversario diretto issarsi in terza piazza.
Al 43mo giro gli unici che mancano all’appello dei pit stop sono i due nuovi compagni di merende Hamilton e Vandoorne. Al suo Pit Stop, Hamilton perde piazza solo su Sainz; considerando che era partito dalla 13ma piazza (grazie alla penalità che Jenson Button ha “ereditato” dalla monoposto lasciatagli da Alonso) si tratta di un risultato più che positivo.
Al giro 60 entra in pista il convitato di pietra della Gran Premio: la Safety Car a causa della Sauber di Pascal Wehrlein letteralmente appesa alle barriere subito dopo il Portier appena prima del Tunnel.
Pascal Wehrlein è abbonato alle botte alla testa viste le sue esperienze al ROC; surreale il dialogo fra i suoi box e il pilota tedesco che alla richiesta di come stia, risponde che sta bene ma se potesse uscire starebbe anche meglio. Il sospiro di sollievo nel 50mo anniversario della tragica scomparsa di Lorenzo Bandini è ancora più sentito. A posteriori il tentativo di sorpasso di Jenson è parso velleitario ma in una pista dove “pare di correre in bicicletta nel salotto di casa” per parafrasare Nelson Piquet, ogni pertugio è d’autorità luogo di lotta.
Ericsson riesce a finire lungo sotto SC. Per le monoposto di Hinwil un weekend disastroso.
Sempre nel mondo del surreale il dialogo fra il suo ingegnere di pista che gli chiede “…what happened?” “I went into the wall…” l’asciutta risposta del pilota Sauber.
Al giro 67 rientra la SC ed è lotta vera fra le due RBR e la W08 di Bottas presa a sandwich fra l’australiano e l’olandese.
In un giro Vettel mette due secondi netti fra sé e Raikkonen togliendosi da ogni possibile impiccio del gruppo scatenato alle sue spalle.
La gara di fatto finisce qua: Vettel primo, Raikkonen secondo e Ricciardo ottimo terzo.
In ottica mondiale Vettel supera la soglia psicologica di un intero GP di vantaggio sull’inseguitore diretto Lewis Hamilton.
La Ferrari torna in vantaggio nel mondiale costruttori.

Riservo le ultime righe per un ricordo nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Lorenzo Bandini dopo un terribile incidente sulle strade del principato.