F1 2026 – GRAN PREMIO DI CINA

La nuova stagione di F1 è partita ed è già ora di pensare a dei correttivi. Il primo Gp in Australia ha conclamato tutta una serie di storture e problemi che erano stati ampiamente preventivati sia a bocce ferme che nei test pre stagionali.

Sembra incredibile che chi ha redatto i regolamenti e ha il dovere di farli rispettare abbia avuto una così scarsa lungimiranza e attenzione, a meno che il tutto non fosse voluto ovviamente per rimescolare ampiamente il mazzo di carte a disposizione, accontentare chi negli ultimi anni ha perso e creare uno show artificioso in cui solo chi è un appassionato “newcomer” può giudicare come bello da seguire.

E già tempo di riunioni e correttivi perchè quello che si è visto in Australia è stato largamente imbarazzante: auto piantate allo start, centinaia di sorpassi decisi dagli algoritmi di ricarica batterie e non dalle capacità dei piloti, un nuovo (vecchio) team dominante e velocità in curva e rettilineo al limite del comico.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Siamo ufficialmente passati alla versione “videogioco” della F1, tra l’altro una poco realistica e molto arcade, mancano solo le indicazioni delle traiettorie ottimali da seguire in curva. Magari è solo questione, come in molti hanno detto, di un layout particolarmente sfavorevole della pista di Melbourne ma pensare, come detto da Leclerc, che ormai le staccate in frenata non faranno più la differenza lascia pensare e male.

Anche Verstappen è stato molto critico, affermando che con queste monoposto non si può fare più il mestiere del pilota propriamente detto. Saranno solo i mugugni di chi sa di non avere speranze di vittoria quest’anno? Sarà ma la maggioranza dei piloti la pensa più o meno come l’olandese.

Quali sono questi problemi? In primis delle qualifiche che hanno perso il loro valore fondamentale: quello di vedere le monoposto al massimo della loro velocità in pista. In una F1 che in questi anni ci ha abituato a gare domenicali in cui c’è sempre più da gestire e far durare il più a lungo possibile tutto ciò che scende in pista, la qualifica era rimasto l’ultimo aspetto in cui vedere davvero il pilota metterci del suo.  Ecco vedere il lift and coast anche in qualifica con l’aggiunta dell’impossibilità di aumentare il recupero di energia per questioni di sicurezza durante le fasi di clipping in rettilineo ha tolto anche l’unica occasione di vedere i piloti in versione full gas.

immagine da formulatecnica.it

Secondo problema: in Australia ci sono stati centinaia di sorpassi ma molti sono stati “decisi” dal software che gestisce l’energia del sistema ibrido durante il giro di pista. La coperta è sempre corta: se in una sequenza rettilineo-curva vai forte, nella successiva sarai in debito di energia e dovrai andare piano, ecco spiegati la serie di sorpassi e controsorpassi. Una cosa del genere è bella da vedere? Forse per chi non è esperto si , agli altri sarà sembrata una barzelletta, una roba da harlem globetrotters.

Terzo problema: caos partenza dato da monoposto piantate in griglia a causa dell’incapacità dei turbo di ricaricare sufficientemente le batteria per avere uno start decente. Anzi, molti piloti sono arrivati in griglia con la batteria scarica. Al di là degli errori di gestione del sistema PU/batteria è però imbarazzante che si arrivi a partenze come quelle viste a Melbourne in cui per poco non si è rischiato l’incidente grave. Anche in questo caso la pezza che è peggio del buco: la direzione gara ha “allungato” la procedeura di partenza concedendo 5 secondi extra a giri motore alti per permettere la carica delle batterie, mortificando chi, coma Ferrari, soffre poco del problema grazie ad una precisa scelta tecnica di montare un turbo più piccolo.

immagine da the-race.com

Dulcis in fundo: valutazione “fantasiosa” delle aree grigie del regolamento. In poche parole: Mercedes aggira il rapporto di compressione misurato a freddo della sua PU costruendo un motore più potente della concorrenza che permette di ricaricare meglio il sistema ibrido e sfruttare comunque una congrua quantità di cavalli nell’utilizzo del termico, con effetti a cascata su gestione carburante, gomme e ritmo gara. In poche parole; game, set, match. Siamo tornati al 2016. La FIA ha già cercato, spinta dalle proteste dei 2/3 della griglia di modificare la misurazione del rapporto di compressione eseguendolo a caldo ma solo da metà stagione in poi. Un’altra pezza che è peggio del buco.

Ovviamente Mercedes si guarda bene dal fornire ai suoi clienti l’intero potenziale della sua PU, mantenendo un vantaggio netto su tutta la concorrenza.

Insomma, tanti problemi e poche idee per risolverli, considerando anche che ci vorrà l’unanimità di tutti i team per apportare modifiche. Ci sarebbe da parlare anche del Gp di Cina, che potrebbe cambiare i valori in campo visti a Melbourne data la diversa conformazione della pista, azzardando una riduzione del gap tra Mercedes e gli altri team, tutto da verificare.

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In ogni caso, questa nuova F1 avrà bisogno di almeno 2/3 mesi prima di andare a regime e non è detto che ci saranno miglioramenti tangibili. Questo è stato il prezzo da pagare per attrarre nuovi costruttori, vedi Audi e Cadillac e per convincere Honda a rimanere facendo al momento una figura davvero pessima. Si è ulteriormente snaturato il DNA intrinseco della massima espressione motoristica a quattro ruote. Adesso ci chiediamo se ne sarà valsa la pena, tra poco persino la domanda non avrà alcun significato.

Rocco Alessandro

LE NON PAGELLE DI MELBOURNE 2026

Signore e signori, benvenuti nella nuova era. Benvenuti nel 2026, l’anno zero della Formula 1 moderna, l’anno in cui tutto è cambiato, in cui le certezze del passato sono state spazzate via da un regolamento tecnico rivoluzionario che ha rimescolato completamente le carte in tavola. Melbourne, il primo Gran Premio della stagione, era attesissimo proprio per questo: dopo mesi e mesi di voci, indiscrezioni, test invernali in cui tra chi si sforzava di mostrare il proprio potenziale e chi si “nascondeva” studiatamente era praticamente impossibile capire chi fosse veramente messo meglio, finalmente non ci sono più scuse, non ci sono più segreti. Ora bisogna “tirare” a più non posso perché siamo in gara “vera”, quella che conta.

Ciononostante è ancora difficile dare giudizi definitivi – ci mancherebbe, è solo la prima gara di una lunghissima stagione – ma certamente alcune indicazioni chiare sono arrivate dall’Albert Park. Mercedes ha confermato, con tanto di fanfara, le voci della vigilia, dimostrando di avere di gran lunga il pacchetto migliore. Non posso sapere se le voci sul fatto che il proprio motore sia in qualche modo meglio tarato rispetto a quello delle scuderie clienti siano vere sicché devo dare per scontato che, invece, sia esattamente lo stesso. Così stando le cose e al netto di future smentite bisogna riconoscere che evidentemente il progetto è eccellente anche sotto gli altri profili di valutazione compresa l’interpretazione (qualcuno direbbe “lo spirito”) del nuovo regolamento tecnico. Per il momento, dunque, chapeau!

Sorprende, per certi versi, la Ferrari. La Scuderia di Maranello, reduce da annate deludenti in cui ai proclami reboanti di inizio anno corrispondeva puntualmente una vettura insufficiente per ogni ambizione seria, si presenta stavolta con soluzioni estremamente interessanti, innovative sotto ogni profilo: motoristico, telaistico e aerodinamico. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle aspettative, capace di lottare con i migliori e con notevoli margini di miglioramento.

Delude invece, e parecchio, McLaren. La squadra di Woking veniva da due anni e mezzo di interpretazioni tecniche eccellenti, brillanti, da un dominio schiacciante che, in continuità di contesto, sarebbe stato certamente destinato a proseguire. Pur avendo lo stesso motore delle Mercedes – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo – non è stata in grado di capitalizzarne le potenzialità. La MCL40 appare in difficoltà, lontana dai vertici, e questo è un problema serio per una squadra che si presentava come favorita.

Molto positivo, al di là dei risultati effettivi immediati, anche l’esordio di Red Bull con il nuovo motore realizzato in proprio (con Ford). La casa austriaca ha portato una power unit di propria costruzione, con tutte le incognite enormi del caso. Esordire con un motore nuovo è sempre rischioso e persino, almeno potenzialmente, disastroso. Invece la RB22 (e anche le Racing Bulls) ha dimostrato di essere competitiva, affidabile, promettente. E forse, finalmente, con due piloti anziché uno solo…

Ma veniamo alle vetture in sé e al loro tanto temuto comportamento in pista. Melbourne conferma sostanzialmente tutto quanto si era detto, e temuto, durante l’inverno: la gestione della parte elettrica condiziona oltremodo tutte le fasi del circuito. La differenza con gli scorsi anni, sotto questo profilo cruciale, è particolarmente evidente in qualifica dove si sono tornati a vedere distacchi da anni Settanta. Parliamo di secondi, non di decimi, tra la pole position e le retrovie.

Particolarmente curioso, affascinante e al contempo straniante, è il comportamento delle vetture nei rettilinei. Al di là della nuova aerodinamica più efficiente, l’utilizzo subitaneo ed esplosivo dell’energia elettrica consente velocità massime spropositate. Ma al tempo stesso, poiché l’energia dura poco, vediamo le vetture letteralmente “mollare” l’accelerazione quando sono ancora ben lontane dalla fine dei rettilinei stessi. È uno spettacolo che definirei, per l’appunto, straniante: le macchine scattano come razzi, raggiungono velocità folli e poi improvvisamente sembrano frenare anche senza che il pilota tocchi il pedale del freno. E la cosa non è banale: si parla di 40-50 Km/h persi in pochi metri.

I piloti hanno dovuto adattare radicalmente il proprio stile di guida a queste nuove caratteristiche tecniche. E già in questo primo weekend si è vista qualche differenza significativa tra chi ha capito subito come sfruttare al meglio queste nuove dinamiche e chi invece fatica ancora a trovare il giusto approccio.

Ed è proprio su questo aspetto, in mancanza di possibili confronti diretti con il passato – siamo in una nuova era, dopotutto – che baserò i giudizi di queste pagelle. Non ha senso confrontare con il 2025, sono macchine completamente diverse, regolamenti diversi, fisica diversa. L’unico metro di giudizio sensato è l’adattamento: chi ha capito prima, chi ha interpretato meglio, chi è riuscito a estrarre il massimo da queste vetture aliene.

Ma ora basta con i prolegomeni. Andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo splendido palcoscenico australiano (ma quant’erano belle le riprese dall’elicottero?!).

  1. GEORGE RUSSELL – voto 10

Esecuzione perfetta. Semplicemente perfetta, impeccabile sia in qualifica che in gara. George Russell inaugura la nuova era della Formula 1 nel modo migliore possibile: dominando dall’inizio alla fine, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari. La pole position è un capolavoro di precisione e velocità, con un distacco siderale dai rivali che lascia tutti a bocca aperta. In gara, poi, il britannico non sbaglia praticamente nulla.

La partenza è ottima, aggressiva al punto giusto, e non si fa sorprendere troppo dall’exploit di Leclerc. Il primo stint è gestito con maestria: dopo una esaltante lotta (pur con tutti i caveat del caso rimane comunque un bel duello) con Leclerc approfitta in modo eccellente delle due VSC e torna in pista con un ritmo insostenibile per chiunque altro. Una volta raggiunto un distacco di sicurezza si mette in gestione fino alla bandiera a scacchi. La gestione dell’energia elettrica è da manuale, probabilmente la migliore vista in pista: George ha capito perfettamente come e quando utilizzare le caratteristiche del sistema ibrido, massimizzando il pacchetto a disposizione in modo eccellente e senza incertezze: non ha commesso il benché minimo errore in tutto il week end. La qual cosa non è affatto scontata in questo esordio di nuovo regolamento e con la pressione che, volente o nolente, si è trovato addosso. Bravo!

La prestazione è da campione vero, maturo, che inaugura la stagione nel modo più brillante possibile. Se questo è il livello di George, e se la vettura continuerà a sostenerlo, gli altri piloti hanno un problema serissimo.

  1. ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 7

Uhm. Mi sarei aspettato, francamente, una gestione del weekend decisamente migliore da parte del nostro giovane connazionale. Certo, alla fine la superiorità schiacciante della vettura lo porta comunque in seconda posizione sia in qualifica che in gara, ma la prestazione complessiva lascia diversi interrogativi.

La sensazione è che Antonelli non sia ancora riuscito a capire completamente come estrarre il massimo dalla W17, sia in termini prestazionali (benché poco significativo in questo esordio mondiale il distacco da Russell si sente) sia in termini di precisione (troppi errori).

In gara le cose vanno meglio ma anche qui non è tutto oro quello che luccica. Kimi parte non benissimo ma recupera velocemente i primi poi, grazie alle strategie sotto VSC, si piazza in seconda posizione che mantiene fino alla fine. Tuttavia, salvo proprio nel finale di gara, non da mai l’impressione di avere la vettura sotto il proprio fermo controllo.

Il secondo posto finale è comunque un risultato eccellente, anzi eccezionale in un week end inizio di stagione in cui diversi errori lo stavano mettendo a repentaglio, e va messo in carniere senza troppi complimenti. Ma ci si aspettava qualcosa di più, qualcosa di diverso da un talento del calibro di Antonelli che, da semi-esordiente e data la giovanissima età, aveva tutte le possibilità di adattarsi alla vettura meglio del suo più anziano (e più abituato alle vecchie monoposto) compagno di squadra. Ovviamente, ha ancora ampi margini di miglioramento nella comprensione di queste nuove vetture. Come si dice a Bologna, sua città natale: lo voglio vedere più sul pezzo.

  1. CHARLES LECLERC – voto 9 1/2

“Cicca” parzialmente la qualifica (non so se è più merito di Hadjar o suo demerito ma me lo aspettavo più vicino a Mercedes per come si erano messi gli altri Q), è vero, ma poi in gara è semplicemente fenomenale. Charles Leclerc dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere uno dei talenti più cristallini della griglia. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle sue capacità, e il monegasco ne approfitta immediatamente.

La qualifica non è brillantissima, come detto poc’anzi. Charles si piazza quarto ma con un distacco dalle Mercedes che avrebbe potuto e dovuto essere minore. Qualche errore di troppo, qualche sbavatura nell’ultimo settore costa decimi preziosi. Si tratterà di capire se è dipeso dalla sua guida o se è una caratteristica intrinseca della vettura (Hamilton ha lamentato gli stessi problemi nel cosiddetto deployment).

La partenza, dopo una micro esitazione dovuta allo spegnimento subitaneo del semaforo, è aggressiva e persino violenta. Charles fa uno slalom pazzesco e passa subito a condurre. In ciò si confermano le voci della vigilia che davano la Ferrari capace di partenze al fulmicotone. Considerando che Hamilton, in questa fase, è partito persino meglio, mi domando cosa sarebbe accaduto senza la insulsa (o forse provvidenziale per la sicurezza?) regola del PRE-START di 5 secondi: mentre gli altri erano a curva 1 le Ferrari sarebbero già state a metà tracciato? Non lo sapremo mai. La lotta con Russell nei primi giri, almeno fino alla VSC, può essere definita epocale o ridicola. A questo proposito è lo stesso Charles che ci aiuta nel giudizio, aprendosi in radio paragonando quanto stava succedendo ad un videogioco per bambini. Tuttavia, vi dirò che proprio perché le nuove caratteristiche delle vetture impongono ai piloti la capacità di estrarne il massimo della prestazione in modi diversi dal passato allora il mio applauso va sia a Charles che a Giorgino per l’abilità che hanno dimostrato, ognuno capendo dove poteva agire e facendolo alla perfezione. Dunque, per quanto ambivalente possa essere, non mi sentirei di bocciare del tutto questa modalità di duello, se è interpretato magistralmente come hanno fatto i nostri due eroi. Tanto più che fino alla VSC un po’ di incertezza sul come sarebbe potuta andare la gara il nostro Charles ce l’ha infusa. In fondo, a ben pensarci, se anche chi sta dietro ha un ritmo migliore, prima di tutto bisogna che si metta davanti per poterlo esprimere e se il buon Charles fosse riuscito a gestire la gara in modo da rendere difficile il sorpasso definitivo a Russell forse avremmo vissuto l’intensità del duello per molto più tempo. Ad ogni modo, un pizzico di sfortuna condiziona i pit e i mancati pit sotto le due VSC sicché il nostro si ritrova terzo senza grandi possibilità di recupero. Decide di gestire la posizione e la porta in fondo senza problemi: non dimentichiamo che in questa prima gara anche l’affidabilità era una forte incognita. Il distacco in gara da Mercedes è meno rilevante di quello visto in qualifica: questa nota dà ancora più speranze per un mondiale che non sia il solito monologo. Inoltre, per quanto mi è stato possibile non avendo termini di paragone, ho potuto notare comportamenti diametralmente opposti delle due contendenti: Mercedes, nelle mani di George, è eccellente nella gestione dei rettilinei e conseguentemente nelle curve “secche” da stop&go (o viceversa!) mentre Ferrari sembra più a suo agio nei cambi di direzione e più generalmente in curve a raggio variabile ove sembra avere decisamente più velocità di chiunque altro. Non so quanto questo dipenda dalla guida del pilota e quanto dalle caratteristiche del motore che paiono assai diverse: probabilmente una combinazione delle due. Lo dimostra (o lo dimostrerebbe) il camera car di Antonelli che, almeno a me, pareva guidare in modo più simile a Leclerc o, quantomeno, in modo diverso da Russell, con quindi maggiori incertezze sul volante a centro curva il che è segno paradossale che in una stagione con rivoluzione tecnica è plausibile supporre che il pilota conterà di più nel portare a casa i risultati rispetto al passato. Staremo a vedere.  Ad ogni modo, il terzo posto finale è un risultato eccellente per come è maturato segno che finalmente (anche in questo caso con tutti i caveat del caso) Ferrari ha portato una macchina competitiva già da inizio stagione. Se poi il nostro buon Charles dovesse prenderci gusto chissà che finalmente non avrà davvero la possibilità di lottare per il mondiale: l’incognita è tanto… incognita! ma meglio iniziare bene che, come diceva il filosofo, iniziare male.

  1. LEWIS HAMILTON – voto 8 1/2

Toh! Chi si rivede! Proprio nell’annata in cui il cambio radicale di tecnica delle vetture faceva prevedere, anzi quasi presagire il suo definitivo affondamento, Lewis Hamilton si esprime invece in modo eccellente. Il sette volte campione del mondo, in questo esordio mondiale, dimostra che i rumors sulla sua morte sportiva erano un po’ esagerati. Non cito Mark Twain in toto perché è solo la prima gara e non si sa mai…

In qualifica Lewis si piazza inopinatamente settimo. Tuttavia, diversamente da quanto accadeva lo scorso anno, stavolta il risultato è dipeso più da circostanze esterne che da suoi demeriti. Infatti, il suo distacco da Leclerc è minimale (1 decimo) e, come il monegasco, ha lamentato difetti nel deploy (spero di capire meglio sta cosa col passare del tempo…) che non gli hanno consentito una prestazione migliore. Sfortuna vuole che in questo divario si siano infilati Hadjar (davanti pure a Leclerc) e le due McLaren. Noto comunque che tra Q2 e Q3 il nostro è migliorato più di Leclerc: l’hanno scorso non si era mai visto. In gara Hamilton tira fuori dal cilindro una prestazione decisamente inaspettata. La sua partenza è persino migliore di quella di Charles e solo l’imbottigliamento in cui si è trovato tra lo stesso Leclerc, Russell e Hadjar gli impedisce, udite udite, di prendere la testa della corsa sin da subito. Ad ogni modo, si libera di Hadjar abbastanza facilmente e arriva subito sul duo di testa. Ad un certo punto, causa uno dei tanti sorpassi e controsorpassi tra i due, ha pure l’occasione di infastidire Russell ma decide di non affondare il colpo per il rischio di collisione (anche se qui… un pilota “zerbino” si sarebbe comportato diversamente e ora saluteremmo la prima vittoria di Antonelli in F1). Dopo le VSC, non senza una nota in radio che dimostra la sagacia tattica che si chiede alla sua esperienza (“at least, one of us should have pitted”), si mette più in tranquillità e gestisce sino alla fine. Nella seconda metà di gara il suo ritmo è migliore di quello di Leclerc ma credo che ciò sia dipeso più dalla gestione del monegasco che non da una reale migliore forma della Ferrari del britannico. Più che altro, quel ritmo, dimostra che Mercedes in gara non è poi così lontana e fa ben sperare per il prosieguo della stagione. La gestione dell’energia elettrica – aspetto cruciale di queste nuove vetture e potenzialmente il suo tallone d’Achille vista l’età e la necessità di adattarsi a uno stile di guida completamente nuovo pare decisamente superiore alle aspettative.

Una bella sorpresa.

  1. LANDO NORRIS – voto 6 1/2

Delude, e pure parecchio, per tutte le prove libere e (parzialmente) la qualifica. Il campione del mondo in carica sembra completamente spaesato, perso nelle nuove dinamiche tecniche. La McLaren fatica rispetto a Mercedes e Ferrari, ma è altrettanto vero che Lando non riesce a estrarre da essa lo stesso potenziale che invece Piastri riesce ad ottenere.

Ma in gara, ecco che torna il Lando che conosciamo! Il britannico guida da par suo soprattutto nella seconda parte della corsa dove resiste senza troppa fatica, anzi con relativa comodità al ritorno di Verstappen. Anche il suo ritmo, nella seconda metà di gara, è molto interessante e ciò rientra nelle caratteristiche che il buon Lando ha sempre mostrato: incerto all’inizio ma velocissimo nei finali di gara. Non so quanto ciò sia una buona notizia per lui perché da un lato conferma le sue caratteristiche di pilota ma dall’altro può essere ulteriore segnale di scarso adattamento alla nuova tecnologia che ha a disposizione. Mancando Piastri, quindi mancando un termine di paragone a parità di vettura, non sappiamo davvero come giudicare questo andamento.

Il quinto posto finale è comunque un risultato dignitoso considerando le difficoltà del weekend. Ma la sensazione netta è che Norris e McLaren abbiano un problema serio da risolvere, e in fretta se vogliono ambire a ripetersi.

  1. MAX VERSTAPPEN – voto 9 1/2

Max viene tradito da un problema tecnico che lo esclude dalle qualifiche costringendolo a partire dal fondo dello schieramento. Per qualsiasi altro pilota sarebbe stata la fine, il weekend compromesso irrimediabilmente. Ma Max Verstappen non è un pilota qualsiasi, è il manico che tutti conosciamo, quello che fa la differenza quando conta davvero.

In gara Verstappen mette in scena una rimonta semplicemente strepitosa che lo porta, giro dopo giro, sorpasso dopo sorpasso, dalle retrovie fino alle spalle di Norris nel finale.

I sorpassi sono chirurgici, perfetti, eseguiti con una precisione quasi maniacale e sfruttando le caratteristiche di questi nuovi ibridi. Interessante anche la strategia a due soste (bianche-gialle-bianche) che lo agevola nel recupero e che sarebbe stato interessante vedere sui piloti Ferrari. Verstappen non si innervosisce mai, non forza mai oltre il necessario, aspetta il momento giusto e poi colpisce senza pietà. Nel finale Norris sembrava alla sua portata ma il britannico difende benissimo la posizione e Max, con saggezza, decide di non rischiare inutilmente e di portare a casa un sesto posto che, considerando da dove era partito, vale come una vittoria.

Una prestazione semplicemente straordinaria, da campione vero. Verstappen ha dimostrato ancora una volta che quando ha una macchina decente sotto al sedere può fare la differenza contro chiunque. E la Red Bull, nonostante il problema tecnico di qualifica, sembra avere un buon potenziale. Se risolveranno i problemi di affidabilità (vedi quanto successo ad Hadjar), mi aspetto Max molto più pimpante in Cina.

  1. OLIVER BEARMAN – voto 7 1/2

Delude un pochino, va detto, come velocità pura assoluta nelle qualifiche dove non riesce a piazzare la Haas nelle posizioni che probabilmente meritava. Tuttavia, dopo test e FP in cui pagava pegno (sorprendentemente) da Ocon gli finisce davanti. In gara, dopo un inizio incerto (anche qui: a differenza di Ocon), torna il Bearman che conosciamo! Battagliero come sempre, aggressivo, determinato, con risultati ottimi visto la posizione che si è conquistato alla fine.

Belli i duelli con i vari contendenti, Lindblad in particolare, che ha portato a termine. A ben guardare e facendo le debite proporzioni, l’andamento di Haas durante il week end assomiglia a quello Ferrari il che depone a favore dell’interpretazione di questa gara da basarsi quasi esclusivamente sulle caratteristiche dei motori. Sarà interessante seguirne le, eventuali, evoluzioni.

  1. ARVID LINDBLAD – voto 9

Esordio da sogno per l’anglo-svedese! Lindblad si piazza incredibilmente in Q3 durante le qualifiche, un risultato strepitoso, insperato per un rookie assoluto al suo primo weekend di Formula 1. Ma non è finita qui.

In gara parte alla grande e viaggia ai piani alti per tutto il tempo. Non si fa prendere dall’emozione, non commette errori stupidi da principiante, guida con una maturità sorprendente, quasi innaturale per uno alla prima gara.

E ciliegina sulla torta, si toglie anche la grandissima soddisfazione di rendere la vita difficilissima a Max Verstappen durante la sua rimonta. Quando l’olandese arriva alle sue spalle, Lindblad non si fa intimorire minimamente e difende la posizione con una durezza e un’intelligenza tattica che lasciano ben sperare per il futuro. Max deve sudare, e pure parecchio, per passarlo. Cede un po’ alla distanza ma è plausibile supporre che il muretto gli abbia chiesto prudenza per portare la macchina al traguardo e non rischiare troppo sul motore dopo quello che era successo ad Hadjar. Bravo!

  1. GABRIEL BORTOLETO – voto 8

Ecco una conferma clamorosa di alcune cose che si pensavano alla vigilia: il pilota giovane si adatta meglio ai nuovi parametri tecnici rispetto a quello vecchio. Gabriel interpreta alla grande le nuove vetture, oscurando Hulkenberg per tutto il weekend.

In qualifica Gabriel è brillante, veloce e preciso portando l’Audi (al suo esordio assoluto) in Q3. In gara è ancora meglio: parte bene e solido in zona punti a inizio gara e poi riesce anche a recuperare dopo un errore strategico nella definizione del pit.

Grazie a lui, Audi esordisce a punti nella nuova era della Formula 1. Una cosa affatto scontata considerando che si tratta di un team completamente nuovo con un motore di propria costruzione. Ottimo!

  1. PIERRE GASLY – voto 7 1/2

Esordio dolce-amaro per Alpine. Da un lato il team francese dovrebbe fare la ola per festeggiare la bella gara di Gasly. Dall’altro, visto il motore Mercedes che si ritrova – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo delle frecce d’argento – sperava forse, probabilmente in qualcosa di più.

Ma direi di accontentarsi, eccome!, visto come è andata l’ultima stagione… Mi aspettavo il buon Pierre molto più avanti in qualifica, almeno per quanto fatto vedere durante le FP. Poi comunque in gara si destreggia bene e agguanta proprio all’ultimo i punti. Il decimo posto finale è un buon punto di partenza per costruire la stagione di segno diametralmente opposto da quella del 2025. Lo speriamo per lui che, a mio modestissimo parere, merita di lottare per posizioni molto più rilevanti.

NOTE DI MERITO

Fernando Alonso nonostante il disastro tecnico totale di Aston Martin in gara Fernando è straordinario fino al prevedibile, inevitabile (mezzo) ritiro. Infatti, dopo aver parcheggiato ai box per una dozzina di giri, decide di rientrare in pista per fare test, per continuare a lavorare, a raccogliere dati. A quasi 45 anni continua a dare lezioni di professionalità e dedizione a tutti.

Isack Hadjar strappa un terzo posto eccezionale in griglia durante le qualifiche, dimostrando che la RBR ha potenziale. Anche in gara stava andando benissimo (comodo quinto dopo il recupero di Antonelli) prima del problema tecnico che lo ha costretto ad un ritiro amarissimo.

Sergio Perez merita un applauso. Nonostante la Cadillac sia lontanissima dai primi in termini di prestazione pura, Checo se la guida fino alla fine senza mai mollare, dimostrando di saper gestire benissimo le possibili criticità tecniche di una vettura ancora così acerba. Bentornato Checo!

NOTE DI DEMERITO

Williams la si aspettava in ben altre, cioè decisamente migliori, condizioni tecniche. Invece la FW48, come già visto nei test, è un pianto. Mah!

Oscar Piastri la mette a muro, come un pivello qualsiasi, nel giro di formazione. Inspiegabile quanto imbarazzante per un pilota del suo calibro. Un errore che costa carissimo alla McLaren e che compromette completamente il suo weekend. Tanto più, che stava dando l’impressione di essere molto più a suo agio rispetto a Norris con queste nuove condizioni tecniche. Un errore decisamente inaccettabile.

Liam Lawson le prende di brutto, perdonate la prosaicità, da Lindblad, un rookie alla sua prima gara. Il confronto è imbarazzante per il neozelandese che, se mai questa differenza dovesse confermarsi nelle prossime gare, potrebbe trovarsi ad essere il primo sedile che salta del 2025.

Una nota positiva finale per Franco Colapinto che evita brillantemente un incidente pericolosissimo al via. Riflessi pronti e lucidità che gli permettono di salvare la macchina e proseguire la gara. Bravo!

 

Ci vediamo in Cina, dove capiremo meglio se la gerarchia vista a Melbourne è già quella definitiva o se qualcuno riuscirà a sovvertire i pronostici!

 

BASTIAN CONTRARIO (I°): Il dna

La grande attesa è dunque terminata ed ogni dubbio, a riguardo dell’attuazione del nuovo regolamento, è stato alla fine fugato. Le ansie, le paure e, tutti i cattivi pensieri che abbiamo paventato durante la pausa invernale sono stati dissipati… perché la realtà che si è parata d’innanzi ai nostri occhi è stata anche peggio di quella che si potesse pensare! Mi spiace non posso essere indulgente con questa F1 e, con lo spettacolo osceno che hanno offerto al pubblico di tutto il mondo, pubblico che a mezzo social si è fatto sentire in maniera forte e decisa e, sebbene il sistema faccia finta di nulla (tanto da cancellare i commenti negativi censurandoli!), la sveglia è stata suonata in quanto il grande pubblico, la massa su cui l’americana Liberty Media  ha tanto puntato, potrà essere anche bue e dormigliona, solo che non è stupida. Della F1 si è sempre detto che è dotata di un proprio DNA, di una propria anima la cui essenza è composta dallo spirito competitivo e, quindi di osare sempre sia dal punto di vista ingegneristico che dal punto di vista sportivo. Ebbene questo DNA è stato modificato, alterato, inquinato da un astruso e fin troppo audace esperimento genetico che solo uno scienziato pazzo poteva concepire. L’intera catena cromosomica è stata mutata e, considerando la mentalità dello scienziato di cui siamo prigionieri, dubito che potrà essere ripristinato il codice originario. L’attuale regolamento è stato concepito quando l’intero mondo automobilistico era in pieno delirio di elettrificazione, in luogo del quale avevano già deciso che tutta l’umanità (di sicuro quella europea) sarebbe andata in giro con la propria auto elettrica “leggendo comodamente un libro aspettando che l’auto si ricarichi” (una delle tante pubblicità che ho avuto la sfortuna di vedere in tv!) mentre invece la realtà, che è sempre comandata dalla domanda, ha decretato la fine di questo delirio poco dopo iniziato. Purtroppo il danno genetico ormai era già stato fatto in laboratorio, con l’ingresso e quindi con la spesa di ingenti capitali, da parte di nuovi costruttori che a loro volta sono stati attratti e convinti ad entrare nel circo. Il paradosso è che queste regole sono servite anche per aumentare la presenza delle squadre in griglia e, di fatto siamo punto e accapo, visto che Aston Martin è stata azzoppata da Honda la quale non ha capito nulla di questo regole sulle quali anch’essa tanto ha puntato.

Ingegneristicamente parlando sebbene queste attuali Formule siano un prodigio di tecnica è altrettanto vero che l’attuale tecnologia non consente ancora di attuare ciò che il Sistema ha sempre voluto, di fatto tutti hanno fatto il passo più lungo della gamba come si suol dire e, sono inciampati tutti (tranne Mercedes of course) di brutto. Di queste monoposto l’unica cosa che salvo è l’aerodinamica (non quella attiva che è anche peggio del DRS!), in quanto si sposa con vetture più piccole e snelle quindi più agili, a favore di una migliore guidabilità, solo che mi fermo qui. Vedere il lift&cost in qualifica è stato uno degli spettacoli più orridi che si potessero immaginare. Il DNA della F1 è vedere i piloti di F1, soprattutto in qualifica, che danno il massimo in ogni metro della pista senza mai risparmiarsi. La qualifica è la massima espressione agonistica dove si vede il potenziale della vettura e soprattutto il valore, per non dire le palle, del pilota che la conduce. Russell ha dominato il sabato australiano è vero, solo che il suo dominio è stato effimero, liquido, perché egli ha ottenuto il tempo migliore non perché ha spinto più di tutti, quanto perché è stato il più bravo a gestire l’energia a sua disposizione erogata dal suo motore che di fatto è il più efficiente del lotto. Già ho detto, durante l’off season su “Il punto della redazione”, che non è giusto definire gli attuali piloti di F1 ingegneri, nonostante l’elevato tasso di elettronica da controllare, bensì sarebbe più equo definirli “ragionieri” in quanto essi, durante tutta la percorrenza del giro, hanno una sola preoccupazione che è quella di gestire al meglio l’energia che la batteria possiede. Allora ecco che arrivano plafonamenti in pieno rettilineo, visto che ora dobbiamo avere a che fare con il super clipping e, mentre sei a più di trecento chilometri orari, li vedi rallentare (senza scalare!) di almeno cinquanta chilometri orari in meno. La violenza peggiore è il famigerato LICO, in luogo del quale ogni pilota alza il piede dall’acceleratore e, praticamente diventa un passeggero della sua stessa vettura che deve far scivolare verso la curva cento cinquanta, duecento metri prima della stessa, a differenza di prima che si staccava il più tardi possibile fosse solo per dimostrare all’avversario chi avesse le palle più grosse. Niente da fare, questa F1 non è più degna di questo nome e, il buon Verstappen (il quale ha continuato a lamentarsene davanti ai microfoni… e non è stato il solo), già nei test prestagionali ne ha dato la degna definizione che è appunto quella di una Formula E con gli steroidi.

Il Sistema F1 naturalmente ha già un piano B, solo che si riserva d aspettare almeno il prossimo GP in Cina, che si svolgerà domenica prossima, in quanto quella australiana era una pista molto probante dal punto di vista della ricarica della batteria. Quale sarebbe il piano B? Quando si dice che la pezza è peggiore del buco: chi di dovere ha pensato di tagliare Kw al motore elettrico, in modo da avere ricariche più veloci e abbassamenti notevoli dei fenomeni di super clipping e LICO. Non importa, dicono gli esperti, che le monoposto andranno più piano (già ora sono più lente di tre secondi rispetto all’anno scorso!), purché ci siano più lotte in pista. Di fatto ritorna la mentalità tipica americana che è quella del wrestling, delle lotte organizzate a tavolino in modo da intrattenere il pubblico pagante. A proposito di pubblico: questo era numeroso in quel di Melbourne, perché giustamente i biglietti vengono venduti con largo anticipo e, naturalmente questo vale per il resto dei GP della stagione 2026. Certo è che resta da vedere a questo punto come reagiranno i cosiddetti “giornalieri”, perché sebbene dubito che da questo punto di vista cambi qualcosa (che segnale inequivocabile sarebbe vedere un autodromo semi deserto), è pur sempre vero che il mercato è solo comandato dalla domanda.  Intanto la F1 si è vantata di questo record di presenze, strumentalizzando ad arte questo risultato, unito al numero di sorpassi avvenuti in pista.  Come ho detto il pubblico non è stupido ed anche il più assopito sa bene che questi avvengono non tanto per estro agonistico del pilota quanto per il fatto che ha maggiore carica elettrica a disposizione. Vedremo in Cina se le cose miglioreranno o addirittura andranno anche peggio. Certo è che la F1 non credo possa continuare su questa strada perché se c’è un elemento di cui è composto il suo DNA è anche e soprattutto il pubblico.

Di sicuro chi gongola è la Mercedes, perché se ha una caratteristica nel suo DNA questa squadra, è quello di “azzeccare” i regolamenti che riguardano i motori. Cosi è stato nel 2014 e cosi è stato ora: questo attuale regolamento è stato fortemente voluto da AMG e Audi, non a caso due case tedesche, perché l’elettrificazione proprio da quella nazione è partita, salvo poi chiudere fabbriche una dietro l’altra. Con i capitali spesi ormai la F1 non poteva più tornare indietro e, chi è rimasta fregata è stata proprio Audi che si è fatta battere in maniera schiacciante dalla squadra di Toto. Non a caso a sollevare il problema della camera di combustione fu proprio Binotto. Ormai è tardi ed ora dovranno tutti inseguire a partire da Ferrari. La Rossa ha sfornato una gran bella macchina, telaisticamente parlando e, a tal proposito si vede la mano di Serra (ex AMG) a differenza del motore, che di certo non è all’altezza di quello crucco. l’AD Vigna , che era presente in Australia quasi saltava di gioia,  non tanto per il terzo posto ottenuto da Charles, quanto per il fatto che queste macchine sono un prodigio (sigh). Nel frattempo che la F1 corra ai ripari per il disastro che ha creato, vedremo Ferrari cosa farà per poter colmare questo gap con Mercedes, perché il vero banco di prova della Rossa sarà sempre lo stesso; che è quello degli sviluppi. Ad ogni modo non ho motivo di dubitare che questa volta ci riusciranno: la SF – 26 ha il DNA di Hamilton (parole del campione del mondo), quindi non vedo perché dovremmo preoccuparci.

Buon GP di Cina a tutti.

Vito Quaranta

MERCEDES DOMINA A MELBOURNE E IPOTECA IL MONDIALE

Si ricomincia. Dopo un off-season che è sembrato più corto del solito, fra attesa delle nuove monoposto e polemiche sul rapporto di compressione.

La prima stagione dell’era Mario Kart della Formula 1 si apre nel solito luogo, ma riprendendo vecchie abitudini, come la Mercedes che domina quando cambia la motorizzazione.

Verstappen contro il muro in Q3 è invece una cosa cui non eravamo più abituati,  mentre Ferrari che arranca sì.

Arriva domenica, e Piastri decide di tornare a casa per fare merenda, e la mette a muro nel giro di schieramento.

Come ampiamente anticipato, alla partenza Leclerc, con la sua turbina piccola, parte come un razzo , e arriva in testa alla prima curva. Entrambe le Mercedes rimangono piantate, con Antonelli che perde innumerevoli posizioni, e Russell che pattina ma riesce a rimanere secondo.

Lui e Leclerc alla fine del primo giro hanno 3 secondi su Hamilton, portatosi in terza piazza. George svernicia Charles al secondo giro, ma il monegasco ripassa davanti in quello successivo..

Al giro 6, Antonelli si porta in quarta posizione, mentre Verstappen, partito ventesimo, è già undicesimo.

Russell tenta l’attacco a Leclerc ma Charles lo chiude, e l’inglese si lamenta.

A giro 8, il ferrarista si pianta in frenata, e Russell passa, ma dopo due curve è di nuovo dietro. Ci riprova in curva 1, ma blocca le ruote e pure Hamilton si accoda al duo.

Al giro 11 salta il primo motore. E’ quello fatto in casa della Red Bull di Hadjar, fino a quel momento nelle prime posizioni.

Si attiva la Virtual Safety car, e ne approfittano Norris e diversi altri per fare il loro pit-stop. Al giro successivo, rientrano le due Mercedes ma non le due Ferrari. Charles fa notare che almeno uno dei due avrebbe dovuto fermarsi, cosa che non succede.

Alla ripartemza, con pista libera, Russell viaggia un secondo più veloce rispetto ai ferraristi.

Al giro 18 Bottas si pianta all’ingresso dei box, e si riattiva la VSC. Rientrano Lindblad, splendido quinto, e Verstappen che lo seguiva. Subito dopo, la pit-lane viene chiusa.

Al giro 25 si ferma Leclerc, che rientra quarto dietro ad Antonelli.

Al giro 28 Russell svernicia Hamilton e si riporta al comando. Lewis rientra subito ai box.

Al giro 35 Norris, quinto e in difficoltà, si ferma per la sua seconda sosta. Al giro 42 è invece il turno di Verstappen, che rientra in sesta posizione, dietro proprio all’inglese.

Nella seconda parte di gara l’unica cosa interessante è il duello fra questi due piloti, ma l’olandese non effettua mai un tentativo, e si accontenta della sesta posizine, che non è male considerando da che posizione è partito.

Finisce così con Russell vincitore davanti ad Antonelli, Leclerc e Hamilton nell’arco di 20 secondi, e poi, staccatissimi, Norris, Verstappen, Bearman, il debuttante Lindblad, Bortoleto con l’altrettanto debuttante Audi, e Gasly.

Fra una sola settimana si correrà in Cina, pista completamente diversa, che, però, non riserverà sicuramente sorprese da un punto di vista delle prime due posizioni. Il mondiale è però ancora apertissimo. Per le restanti.

P.S. come volevasi dimostrare, non è successo nulla di strano. E’ stata una gara come tante altre, con la Mercedes che domina e la Ferrari che insegue. Come tante altre, appunto. Quindi ora ci diranno che il nuovo regolamento regala battaglie ed emozioni. Questo, almeno, è ciò che pensa Benedetto Vigna.

P.S 2. In un team radio, Leclerc ha invece detto che gli sembrava di giocare a Mario Kart quando si prendono i funghetti (credo si dica così). Io a Mario Kart non ho mai giocato in vita mia e francamente avrei fatto volentieri a meno di vederlo dal vivo in una gara di F1.

P.S. 3. La complessità di gestione del sistema ha portato ad un aumento dei sorpassi, probabilmente tutti dovuti a differenti strategie di utilizzo dell’energia o all’overtake mode (Max ha confermato). Non c’è più l’orribile DRS, ma ci sono altre diavolerie ben peggiori, con l’aggravante che sono invisibili e incomprensibili.

P.S. 4. A questo proposito mi sarei aspettato un aggiornamento della grafica, con una maggiore quantità di dati, ma ho visto solo l’indicatore della carica della batteria.. E le velocità massime sapientemente nascoste in staccata per non mostrare l’orribile calo di velocità 30 metri prima di una staccata.

P.S. 5. A Maranello hanno tirato fuori il solito mantra della prestazione soddisfacente ma “loro ambiscono a vincere”. Mi chiedo perchè, finalmente, non lo fanno.

P.S. 6. Da sottolineare la buona prova di alcuni debuttanti. Due costruttori di PU, Audi e Red Bull, hanno piazzato le auto a punti mostrando buona prestazione e affidabilità da migliorare, e Lindblad (chi?) ugualmente arrivato a punti. Cadillac, Honda e Williams si sono invece presentate totalmente impreparate e sono condannate a rimanere in fondo per tutta la stagione.

P.S. 7. La Mercedes ovviamente delizierà il pubblico per anni a suon di doppiette. Il cambio di regolamento del 1/6 non modificherà nulla, perchè loro nel frattempo avranno trovato qualcos’altro. E chi troverà qualche altro trick, verrà subito bloccato. Si sta ripetendo il film che abbiamo visto dal 2014 fino ad Abu Dhabi 2021. Ora Toto è tornato in cattedra e non ce n’è per nessuno. Consoliamoci col bolognese in squadra.

P.S 8. Il cambio di management ha fatto benissimo a Piastri.

P.S. 9. Grande Carlo!

* Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

F1 2026 – GRAN PREMIO D’AUSTRALIA

Il mondiale 2026 della F1 inizia il suo corso nella ormai storica pista di Melbourne tra pochissime certezze e tanti interrogativi.

Una cosa è sicura: il verdetto finale di questa prima gara dell’anno non sarà un’indicazione certa del probabile esito finale e della definizione dei valori in campo, troppe le variabili in gioco.

Sarà giusto un lungo shakedown in cui si giocherà un pò meno a nascondino e verranno fuori tutte le eventuali problematiche di cui sono affette queste nuove monoposto.

immagine da f1granprix.motorionline.com

I test di inizio anno ci hanno fornito qualche dato ma poche indicazioni utili: Mercedes dovrebbe essere al top e già protagonista di interpretazioni ad personam del regolamento, Red Bull e Ferrari meno compromesse di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia, con i tori che hanno inaspettatamente uno dei punti di forza nella nuova PU e gli uomini del Cavallino che, tra trovate ingegneristiche e una vettura solida e discretamente veloce possono puntare ad essere protagonisti fin da subito.

McLaren è forse quella che più si è nascosta ma che soffre anche di qualche problema di gioventù inaspettato, vedi peso eccessivo mentre molto più in difficoltà due delle grandi attese, Williams che ha avuto grossi problemi nei crash test e Aston Martin che fa la degne veci della Caterham che fu ma con Newey come progettista…

Cosa ci si deve aspettare per Melbourne? In una parola forse caos. Tante sono le incognite a partire da quella che sarà il vero ago della bilancia del campionato: la gestione del recupero di energia del sistema ibrido. Al momento ogni team ha la sua strategia in base al tipo di PU progettata e molto dipenderà anche dal tipo di circuito affrontato. Ad esempio, l’Albert Park potrebbe mandare in crisi molti team dato che offre poche frenate e necessita di accelleratore aperto per larga parte del giro.

immagine da formula1.it

in tanti si aspettano prestazioni ad handicap anche in qualifica, con monoposto che saranno costrette ad una gestione dell’energia molto parsimoniosa e con tanto lift and coast.

Punto interrogativo anche allo start, con previsioni apocalittiche di vetture praticamente ferme in partenze a causa dell’incapacità del turbo di generare una pressione sufficientemente alta da evitare lo stallo. Da questo punto di vista quella messa meglio sembra la Ferrari, che ha progettato la sua PU proprio per avere un vantaggio sotto questo aspetto ma si parla già di partenze “ritardate” o dietro safety car per problemi di sicurezza in pista. Speriamo non sia il caso.

Altro aspetto, soprattuto su una pista ostica come Melbourne, sarà la capacità di sorpasso che offriranno le nuove monoposto. Molti piloti hanno già espresso dubbi in merito, con sorpassi e scie da seguire molto problematiche.

immagine da planetf1.com

In generale, tutto quello che si è visto in Bahrein durante i test potrebbe essere stravolto proprio per una questione di diverso layout della pista e quindi delle condizioni per il recupero di energia.

La curiosità principale che verrà soddisfatta sarà con tutta probabilità il livello di prestazione pura tra i team oltre a capire chi e quante monoposto finiranno la gara.

Sul tema affidabilità buone garanzie offre la Ferrari e i motorizzati Mercedes, qualche dubbio in più su Red Bull e disastro totale per Aston Martin che già si dice venga a Melbourne giusto per onor di firma.

Occhio anche alla qualifiche che prevedono un giro di lancio lento per ricaricare le batterie e che non andrà incontro alla necessità di scaldare adeguatamente gli pneumatici.

Insomma davvero tutto o quasi una grande incognita, una gara che farà quasi storia a sè. Inutile dire che mai come quest’anno saranno fondamentali gli sviluppi in corso d’opera e la capacità di conoscere a fondo le nuove monoposto, sperando che le scommesse ingegneristiche fatte in fase di progettazione si traducano in prestazioni in pista.

In bocca al lupo alla nuova entrata Caldillac con gli stagionati Perez e Bottas e al rookie Lindblad, ne avranno bisogno.

BuonGp a tutti, per chi si sveglierà all’alba e chi avrà voglia di pagare per vedere. Me la racconterete voi come è andata.

*immagine in evidenza da austadiums.com

Rocco Alessandro