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VERSTAPPEN TRI-CAMPIONE VINCE IN QATAR. PIASTRI DA OSCAR, FERRARI DA RAZZIE.

Un GP inutile in un posto di dubbio gusto. Questa è un’opinione diffusa, peraltro condivisibile, a proposito di una delle tante prove che la F1 corre nel deserto. E, a giudicare dal caos provocato dai cordoli colpevoli di rovinare le delicate gomme Pirelli, non è un’opinione poi così sbagliata.

E in una prova inutile c’è spazio anche per una garetta inutile, quella corsa al sabato, su una pista cambiata rispetto al venerdì, quando le qualifiche avevano premiato il solito Max, e mostrato una Ferrari in forte difficoltà.

La garetta, dicevamo. A qualcosa è servita. A far vincere a Piastri la prima competizione nella massima formula, anche se non si sa che spazio darle nell’albo d’oro, e a fare incoronare matematicamente campione del mondo per la terza volta l’ingiocabile Verstappen. E, si sa, quando le feste si fanno al sabato sera è meglio.

Ma la domenica la gara si fa comunque, e ad aspettare piloti e team c’è un’altra novità: il numero massimo di giri per mescola, atto a proteggere ulteriormente le fragilissime Pirelli. Un problema che Sainz non avrà, perchè la sua Ferrari si rompe ancora prima di cominciare, e la gara se la guarderà dai box.

Allo spegnimento dei semafori, Hamilton, unico dei primi a partire con gomme soft in seconda fila, decide che deve passare a tutti i costi primo alla prima curva. Si porta così all’esterno di Verstappen e Russell, poi chiude come se non ci fosse nessuno, col risultato di toccare il compagno di squadra e di finire insabbiato. Una gara molto promettente per la Mercedes finisce così con un replay di Barcellona 2016.

La gara viene neutralizzata per 4 giri, e alla ripartenza Max tenta di scavare subito un solco fra sè e Piastri,  il quale è seguito da Alonso e Leclerc. 

Al giro 12, Alonso è il primo dei primi a fermarsi ai box. Al giro successivo è il turno di Leclerc e Piastri, con il monegasco che riesce brevemente a stare davanti allo spagnolo. Il loro problema è che, fermandosi così presto, si ritrovano nelle retrovie in mezzo a macchine più lente. 

Al giro 17 Verstappen si deve obbligatoriamente fermare e, quando esce dai box, il suo vantaggio su Piatri è salito a 7 secondi. Al giro 19 Norris passa Leclerc, e si porta in quarta posizione virtuale.

Al giro 25 Piastri si deve obbligatoriamente ri-fermare, con Leclerc e Ocon che lo imitano. Due giri dopo è il turno di Alonso e Gasly. Nel frattempo, Russell, risalito dall’ultima alla terza posizione, vola con pista libera davanti. 

Norris ritorna in pista davanti ad Alonso dopo la sua sosta, e guadagna così virtualmente il podio. Al giro 33 Alonso commette un errore e perde diverse posizioni. 

Al giro 35 Verstappen effettua la sua seconda sosta, e il vantaggio su Piastri è ancora di 7 secondi, con Norris che sta raggiungendo il compagno di squadra a suon di giri veloci.

Al giro 43, Piastri effettua la sua ultima sosta. Rientra anche Leclerc, mentre al giro successivo rientra Norris, che esce di pochi metri dietro al suo compagno di squadra. Ma ci pensa il box McLaren a togliere ogni velleità di battaglia all’inglese, comunicandogli l’ordine di mantenere le posizioni che, ovviamente, provoca una richiesta di spiegazioni. 

L’ultima sosta per Verstappen arriva a 6 giri dalla fine. La fermata è più lenta del solito, e quando esce dai box Max ha meno di 4 secondi di vantaggio su Piastri. Ma, ovviamente, non c’è alcuna battaglia, e la gara finisce con l’ennesima vittoria dell’olandese, davanti alle ottime McLaren di Oscar e Norris. Seguono Russell, che avrà tanto da recriminare, Leclerc che ha salvato il salvabile, Alonso, e il resto della classifica ve lo leggerete fra qualche ora perchè al momento di scrivere fra le varie penalità non ci si capisce nulla.

Fra due settimane la F1 farà tappa ad Austin, Verstappen vuole continuare a vincere, difficile che non ci riesca.

P.S. sui track limit rubo il mestiere a Vito e faccio il bastian contrario. Premesso che la ghiaia non può sempre essere la soluzione, per ovvie ragioni di sicurezza, se i piloti non sanno andare al limite senza passare la riga è un problema loro, non di chi traccia le righe in terra. Del resto, anche nello sci saltando le porte si riesce ad andare più veloci, ma non si può. Il mestiere di un pilota è andare più forte possibile rispettando i vincoli della pista, in qualsiasi modo essi vengano definiti, semmai la questione è la tempestività della decisione, che in realtà è risolubile con le opportune tecnologie. Oppure con una bella bandiera nera al primo sgarro. Vedrete che i piloti tengono le ruote ben dentro la pista.

P.S. 2 permettetemi una menzione per Perez e Ocon. Quello della garetta sarà stato anche un incidente di gara, una sfortunata coincidenza, ma non è un caso che dove c’è da ridere ci sono sempre loro due. 

P.S. 3 sempre parlando di Perez, il suo rendimento continua ad essere imbarazzante. E’ chiaro che è un pilota distrutto e, se è vera la teoria di quelli della Red Bull che la RB19 sia semplicemente una buona macchina, c’è da chiedersi come possano fare a vincere, l’anno prossimo, il mondiale costruttori contro, per ipotesi, ad una McLaren che ha raggiunto le stesse prestazioni, e che è guidata da due giovani affamati che si sono dimostrati in grado di arrivare costantemente sul podio.

P.S. 4 I valori che la Pirelli trasmette (non da oggi) tramite la F1 sono:
1) Vinciamo perchè siamo da soli
2) Le nostre gomme dopo pochi giri vanno regolarmente in pappa
3) Le nostre gomme si rompono in presenza di certi tipi di cordoli. 
Suppongo che siano valori esattamente contrari a quelli che il marketing vorrebbe trasmettere, ma non ne ho la certezza.

P.S. 5 per chi non lo sapesse, i Razzie award sono il contrario del premio Oscar, che viene consegnato il giorno prima ai peggiori film della stagione.

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL QATAR

Finisce il trittico orientale con l’approdo a Losail per il GP del Qatar. Gp che potrebbe e dovrebbe, a meno di imprevisti, vedere Max Verstappen laurearsi campione del mondo per la terza volta consecutiva. Mancano la miseria di tre punti sul compagno di squadra Perez e a Max basterebbe addirittura un sesto posto nella sprint race. Campione del mondo nella garetta del sabato, non il massimo ma questo passa il convento.

immagine da funoanalisitecnica.com

Losail si presenta come una pista in cui in tanti, a partire dalla McLaren, dovranno verificare i progressi visti a Suzuka. Pista con molti curvoni veloci in appoggio e con una media sul giro intorno ai 240 km/h sembra fatta apposta per esaltare le doti, manco a dirlo, della RB19 ma anche la MCL60, vista a suo agio a Suzuka, potrebbe beneficiare del layout della pista qatarina.

Guai in vista quindi per Ferrari che non ha avuto chance in Giappone e potrebbe opporre ben poca resistenza anche a Losail. Se a questo aggiungiamo l’asfalto nuovo appena posato, la solita sabbia onnipresente nei primi turni di prove e l’assenza di gare di contorno, il weekend di Losail rischia di essere un bel risiko per tutti i team, complice anche la gara sprint che obbligherà tutti a congelare i setup ottenuti nelle prove del venerdì, quindi con pista ancora con tanto margine di miglioramento.

immagine da alvolante.it

E’ previsto un alto degrado e Pirelli porterà le mescole più dure a disposizione: C1, C2 e C3. Ferrari da questo punto di vista è quella che più dovrà gestire questo aspetto che, nonostante i recenti miglioramenti, rimane un punto debole. L’imprevedibilità della W14 invece potrebbe mettere in crisi il box Mercedes che questa volta avrà davvero poco tempo per definire il corretto setup.

Con una stagione così lunga e un mondiale che sta per essere assegnato sembra incredibile che manchino ancora sei Gp alla fine della stagione. Palese il fatto che da adesso in poi per tutti i team si tratterà di provare quante più soluzioni possibili in vista del 2024, soprattutto per quelli che dovranno recuperare terreno nei confronti della Red Bull. Il tutto sotto la spada di Damocle dei budget cap.

Sarà un problema anche per il management F1 riuscire a tenere alta l’attenzione nei confronti del pubblico. I recenti dati sull’interesse che genera il circus sono in netto calo a partire dal 2021, inizio del dominio Red Bull. Considerando la continuità dei regolamenti tecnici che dovrebbe garantire agli austriaci di dormire sogni relativamente tranquilli fino al 2026, si prospetta un bienno davvero duro per chi deve gestire la popolarità del marchio F1.

D’altronde è logico che, se la politica nei confronti degli appassionati tende a escludere sempre di più i “vecchi ” fan e ad accogliere a braccia aperte i “nuovi”, che sono in maggioranza molto giovani e abituati all’interazione social, ovvero mordi e fuggi e molto precaria in termini di fidelizzazione, in tempi in cui non c’è possibilità di una vera lotta per le gare e i campionati, l’interesse di chi guarda si sposta molto velocemente su altri lidi.

Ma se il problema principale al momento sembra essere quello di impedire l’entrata dell’undicesimo costruttore, reo di togliere 11 milioni di euro di dividendi ai team, allora si capisce chiaramente come tutto il baraccone sia diventato ancora più un’enclave chiusa e autoreferenziale. D’altronde c’è chi ancora prende il 38% degli incassi perchè ormai fa “parte dell’arredamento”…

Andretti sogna l’approdo in F1 e trattandosi di americani non lo fa certo per beneficenza, ma per vincere e cercare di guadagnare. Sarà molto difficile per lui in quanto 8 team su 10 sono contrari, in primis il paladino del “this is no right” Toto Wolff. Tra l’altro l’ingresso del più americano possibile dei team come quello della famiglia Andretti sarebbe un bel boost per l’interesse della F1 in terra USA, da sempre un pò snobbata e considerata il giusto, in ogni caso meno della Nascar per intenderci.

immagine da autoappassionati.it

L’affaire Andretti/Cadillac sembra essere l’ennesimo braccio di ferro tra F1 (Domenicali&team) e FIA dall’altra (Ben Sulayem), due controparti che sono più volte venute allo scontro recentemente. Alla fine è l’ineffabile dr.Marko a darci la spiegazione definitiva sul possibile no ad Andretti: oltre alla perdita di 11 milioni di dollari per ogni team, non c’è posto per un altro team nei già sovraffolati box degli autodromi che ospitano i GP. Semplice no?

*immagine in evidenza da givi.it

Rocco Alessandro

MAX RITORNA MAX E VINCE A SUZUKA. RED BULL CAMPIONE DEL MONDO.

E’ stato bello. Dopo i grandi festeggiamenti per il terzo posto di Monza, e quelli ancora più grandi per il capolavoro di Sainz a Singapore, tutto è rientrato nella norma.
Suzuka è una pista che esalta sempre i più forti, e, come previsto da tutti, o quasi, nonostante le varie direttive tecniche la Red Bull è tornata dove stava prima. Sia con Verstappen, che nelle qualifiche rifila mezzo secondo al bravissimo Piastri, sia con Perez che si becca il solito distacco abissale dal compagno di squadra, e si ritrova intruppato nelle prime file,

Allo spegnimento dei semafori, le due McLaren braccano Vestappen, con Piastri a destra e Norris a sinistra, ma l’olandese li mette subito al suo posto, mantenendo la prima posizione. Dietro di loro, si gioca all’autoscontro, con Perez che si sposta per evitare Sainz, infilatosi fra lui e Leclerc come una furia, e colpisce Hamilton, avendone la peggio. Anche nelle ultime file si verificano vari urti, con annessi pezzi di carbonio sparsi, e la gara viene neutralizzata prima ancora che finisca il primo giro.

La Safety Car rientra al giro 4, e la competizione riparte con le auto in processione dietro Verstappen, e l’unica emozione è regalata da Russell che sorpassa imperiosamente Hamilton alla chicane, per poi venire rimesso al suo posto senza tanti complimenti alla staccata di curva 1.

Al giro 13, Perez, penalizzato di 5 secondi per un errore da principiante all’uscita dai box con Safety Car attiva, colpisce Magnussen e deve fermarsi ai box per cambiare la seconda ala della giornata. Viene così attivata la Virtual Safety Car per ripulire la pista dai detriti e, proprio in quel momento, Piastri, al momento terzo, si ferma per cambiare le gomme.

La gara riparte quasi subito, e al giro 15 il distacco di Verstappen su Norris è di ben 9 secondi, con le due Ferrari che lo seguono molto da vicino. Un replay mostra l’inglese ostacolato da Perez durante il periodo di Virtual Safety car e, in effetti, il suo distacco da Max prima della neutralizzazione della gara, era di qualche secondo in meno. Il messicano è stato pure penalizzato per la seconda volta per il contatto con Magnussen, e la squadra decide che per oggi ha già fatto abbastanza danni e lo fa ritirare, salvo farlo uscire successivamente per fare un solo giro e scontare la penalità.

Al giro 17 si ferma Verstappen, che stava rischiando di perdere la prima posizione a favore di Piastri. Al giro successivo si fermano Norris e Leclerc, con quest’ultimo che perde la posizione a favore di Alonso, che si era già fermato. Ma sia l’inglese che il monegasco sono dietro ad Ocon, pure lui già fermatosi in precedenza. Con gomme nuove, l’ordine dei valori viene ristabilito in fretta.

Al giro 25, Russell è l’ultimo dei primi a fermarsi per quella che, nelle intenzioni del team, dovrebbe essere la sua unica sosta. Nel frattempo, Norris ha raggiunto Piastri e insiste affinchè il team dia l’ordine di farlo passare, cosa che avviene dopo due giri.

Al giro 35 Leclerc ed Hamilton si fermano per la loro seconda ed ultima sosta. Al giro successivo si ferma anche Piastri, che riesce a stare davanti al ferrarista. Ma tutti e tre si trovano dietro a Russell, così come Norris, che si ferma al giro 37. Ma riesce subito a superare l’inglese della Mercedes. Contemporaneamente, Verstappen si ferma per la sua ultima sosta.

Al giro 42 Piastri passa Russell e si riporta in terza posizione. Poco dopo, l’inglese deve capitolare anche nei confronti di Leclerc, che è però costretto ad inventarsi un sorpasso all’esterno in curva 1. 

Al giro 47 dietro a Russell si materializza anche la  sagoma della numero 44 del compagno di squadra, che va decisamente più forte. Ma la squadra li lascia liberi di lottare e Sainz, che ha cambiato le gomme per ultimo, li raggiunge. La squadra ordina poi a George di lasciare passare Lewis, cosa che fa immediatamente, ma non può nulla contro lo spagnolo della Ferrari, che lo supera e si porta in sesta posizione.

Finisce così con Verstappen che vince una gara dominata, davanti a Norris e al bravissimo Piastri, per la prima volta a podio in carriera. Seguono Leclerc, Hamilton, Sainz, Russell, Alonso, Ocon e Gasly.

In casa della Honda, suo partner motoristico in incognito, la Red Bull porta a casa il sesto titolo costruttori. Che, per inciso, Max avrebbe vinto anche correndo da solo.

Ora si va in Qatar, dove l’olandese potrebbe laurearsi campione del mondo già nell’inutile gara sprint. Se non accadesse, sarebbe l’unica sorpresa di una gara dal risultato scontato.

P.S. un ex-pilota, ora esperto di grafica 3D e di tecnica, che qualche anno fa sui canali nazionali ci parlava solo ed esclusivamente di sospensioni, come se fossero l’unica cosa che conta per la prestazione, la settimana scorsa si era sbilanciato parecchio attribuendo alla TD018 la pessima performance della RB19 a Singapore, arrivando anche a spiegare come la RedBull usasse inserti in gomma negli attacchi degli alettoni. Secondo lui, la FIA li ha beccati, e non sarebbero tornati più quelli di prima. Infatti…

P.S. 2 Posto che la teoria del suddetto esperto era evidentemente sbagliata, possiamo forse classificare la gara di Singapore fra quelle in cui, per motivi e con modi che non ci verranno mai raccontati, era necessario far vincere qualcun altro?

P.S. 3 continuando sul tema, va anche detto che con due Perez alla guida, definiremmo la RB 19 come una onesta monoposto e nulla più. Sempre che, anche in questo caso, ci sia qualcosa che non sappiamo. 

P.S. 4 che il team principal della McLaren si chiami Andrea Stella e che una volta lavorasse dalle nostre parti l’ho già detto?

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL GIAPPONE

Non si fa neanche in tempo a metabolizzare la prima vittoria Ferrari da più di un anno a questa parte (ultima quella di Leclerc in Austria nel 2022) che si arriva a Suzuka per una GP che più che una gara è un amarcord considerando la quantità di ricordi e aneddoti che questa pista ha tenuto a battesimo.

Dalle gare di Senna e gli scontri con Prost, dalla delusione Ferrari del 98 all’apoteosi del 2000 fino alla doccia gelata del 2006 e alla morte del povero Bianchi, anche in una F1 piuttosto asettica come quella attuale, la tappa giapponese conserva comunque inalterato il suo fascino.

immagine da motorsport-magazin.com

Ci si arriva con una situazione strana, considerando l’andamento del campionato, con una vittoria Ferrari a spezzare l’egemonia Red Bull protagonista a Singapore della qualifica più brutta dalla gara di Brasile 2008 (grazie LG) e di una gara che non li ha visti salire sul podio. Semplicemente incredibile considerando il dominio espresso quest’anno e quindi è chiaramente partita la caccia alle cause di questa debàcle, subito individuata (dai malpensanti) nell’adozione della direttiva TD018 sulle ali flessibili e dell’aggiornamento della TD039 sul fondo vettura che avrebbe azzoppato pesantemente il toro austriaco.

Horner chiaramente smentisce, ricordando un pò il Binotto del 2022 dopo la famigerata TD039, ma qualcosa di particolare di sicuro è successo. Un controprestazione che dovrà avere conferma o smentita sulla pista giapponese anche se, onestamente, faccio fatica a pensare ad un’altra gara difficile per Red Bull su una pista che più di tante altre dovrebbe esaltarne le caratteristiche.

immagine da autosport.com

A pensare male si potrebbe dire che la FIA abbia voluto applicare un personalissimo “balance of performance” per dare un contentino agli altri in una stagione monocolore Red Bull. Oppure semplicemente si è trattato di un weekend nato male per gli anglo-austriaci.

Ferrari comunque che, complice il morale alto dato dalla gara di Marina Bay, non tira i remi in barca e punta ad un altro bel risultato a Suzuka per bocca del suo TP Vasseur, puntando a raggiungere Mercedes in classifica costruttori. Suzuka non ha sorriso molto alla rossa nel 2022, con Leclerc terzo a più di 30 secondi da Verstappen. Alla luce dei fatti recenti chissà se un risultato analogo verrebbe visto come positivo o negativo.

Anche Mercedes punta forte sul Gp del Giappone, consapevoli di avere una monoposto che può andare bene sui curvoni veloci di Suzuka. Di sicuro vorranno prendersi una rivincita sulle rosse e capire quanto questa Red Bull potrà essere attaccabile. Wolff si allinea al muretto Red Bull dicendo che le nuove direttive non sono state la causa dei guai Red Bull a Singapore ma di sicuro guarderà il weekend di gara da casa (causa operazione chirurgica) con rinnovata speranza.

immagine da autosport.com

Red Bull ostenta invece calma e sicurezza dei propri mezzi, sicuri che in Giappone ritorneranno il riferimento per tutti. La logica imporrebbe un ragionamento del genere ma, sotto sotto, forse anche loro non sono del tutto convinti. Le probabilità che si trovino in difficoltà nella seconda gara di fila sono tendenti allo zero, molto più probabile che riescano a vincere il sesto titolo contruttori, manca solo un punto più di Mercedes.

McLaren al solito possibile outsider del weekend mentre l’Aston Martin sembra allo sbando con un Alonso  che non le ha mandate a dire, come al suo solito, nei team radio durante la gara di Singapore.

Ultima chiosa personale sui rapporti di forza Sainz-Leclerc. Ovvio che la stampa ci sguazza in questo presunto dualismo su chi è il pilota “alfa” nella Scuderia ma direi che al solito, si fa una gran cagnara sul nulla.

Sarò blasfemo, ma leggere cose del tipo “Sainz come Villenueve a Jarama” mi ha fatto storcere il naso. Va bene tutto ma certi paragoni li eviterei, soprattutto nei confronti del pilota spagnolo. Evidente come la pochezza della F1 attuale in termini di fascino debba sempre guardare al passato per avere un qualche genere di legittimazione che fa fatica a trovare.

Ora Leclerc sembra diventato il figlio della serva. Giusto, per uno che ha abituato l’ambiente ad avere sempre il guizzo vincente in qualifica e di essere il più talentuoso dei due, e non di poco aggiungerei.

immagine da gpfans.com

Ma se la stampa calca la mano facendo il suo lavoro, ovvero cercare click e contatti, spero che lo stesso messaggio non stia passando in GES. Io ero e resto dell’idea che se c’è qualcuno che può vincere il mondiale in Ferrari, questo è Leclerc. Punto. Condizione necessaria ovviamente quella di avere una monoposto adatta a tale scopo che magari non venga azzoppata a stagione in corso ome nel 2022.

Leclerc dovrà metterci del suo per ristabilire le gerarchie anche a fronte di una monoposto che non asseconda il suo stile di guida ma spero che ora non si inizi il tiro al piccione con il monegasco che già mi sembra piuttosto giù di corda. Ricordiamo che i vari Schumacher, Hamilton e Verstappen hanno vinto e vincono perchè sempre e comunque pienamente supportati e praticamente mai messi in discussione, oltre che protetti anche quando tutto era contro di loro. Spero che in Ferrari non facciano l’errore di lasciarsi sfuggire l’unico pilota in griglia, escluso Verstappen, in grado di vincere il titolo.

*immagine in evidenza da theweek.com

Rocco Alessandro

F1 2023 – GRAN PREMIO DEL BELGIO

Ultimo appuntamento prima del “rompete le righe” per la consueta lunga pausa estivo sull’ultimo (?) tracciato vecchio stile che la F1 ha ancora in calendario.

Una pista che una volta era davvero da pelo sullo stomaco, oggi di sicuro molto meno causa le mostruose downforce a cui ci hanno abituato le monoposto di ultima generazione ma questa è la realtà.

Una realtà che vede, parole di Wolffone nostro, una F1 in mezzo a tante F2, ovvero Verstappen a giganteggiare dall’alto del suo talento e della competitività della sua monoposto. Ormai si disquisisce sui gran premi di anticipo con cui l’olandese porterà a casa il terzo mondiale di fila e quanto durerà il filotto di vittorie consecutivo che è arrivato a sette.

immagine da it.dayfr.com

L’altro lato della medaglia in casa Red Bull è la “latifizzazione” che ha colpito il prode Perez da un pò di tempo a questa parte. Se è vero come dice lui che ha la stessa macchina del 33, allora la galleria degli orrori a cui ci ha abituato negli ultimi tempi è davvero da strizzacervelli. Errori in prova, in gara, lento in qualifica e con Ricciardo che gli soffia sempre più sul collo, il messicano sembra avviato ad un inevitabile addio a fine anno. Colpa sua o dell’ambiente tossico che in Red Bull aleggia spesso e volentieri sulle seconde guide, soprattutto da quando spadroneggia Verstappen?

L’album dei piloti trombati in casa Red Bull è ormai molto lungo e Perez sembra essere solo l’ultima figurina del mazzo. E’ in ottima compagnia e vedremo chi sarà il prossimo a finire nel tritacarne del dr.Marko.

Non fosse per Verstappen assisteremmo ad un mondiale piloti davvero affascinante con tanti piloti in ballo e con l’ultima novità McLaren ad aggiungere motivo di interesse. Ormai tutte le “F2” restanti pensano al 2024 e cercano di fare il possibile per arrivarci il più preparati possibile.

immagine da oasport.it

Ad un passo dalla pausa estiva possiamo promuovere senza dubbio Mercedes e McLaren, con la prima che, abbandonato lo sciagurato progetto “zero sidepods” ha messo in pista una monoposto degna e in divenire per il 2024. Sorpresissima McLaren soprattutto pensando a come era partita la stagione ovvero malissimo. Bravi Stella&company a rimettere mano ai progetti e mettere in pista una monoposto che è andata a podio negli ultimi 3 GP.

Bocciati senza appello in casa Ferrari, in cui la situazione può essere sintetizzata con una massima antica ma sempre attuale che coniò il sempre compianto Niki Lauda: “grande kasino!”. Al di là della confusione di ruoli tra chi è andato, chi è sulla via di  e chi deve arrivare, di un progetto figlio di un DT che poi ha lasciato sul groppone a chi è succeduto e allo psicodramma di due piloti che osciallano tra la rabbia e la depressione, quello che preoccupa di più è la sconcertante distanza che intercorre tra le dichiarazioni di intenti del giovedì pre-Gp e i risultati acquisiti di domenica pomeriggio.

Si naviga male e a vista in casa Ferrari, in cui spesso sono più i miraggi a tracciare la rotta che i progetti. Con ombre oscure e minacciose che si allungano anche sul 2024 e più in generale fino al cambio di regolamento tecnico sulle PU del 2026. Inutile tornare su discorsi già fatti e rifatti, ma la Ferrari sembra sempre più l’utile idiota della F1. Intanto le ultime dichiarazione pre-SPA sono: “conosciamo i nostri punti deboli, osiamo!”. Mah…

Chi ha preso esempio dalla Ferrari 2022 sembra essere l’Aston Martin: partita forte con una monoposto già in ordine ha via via perso velocità e risultati a causa di un progetto tecnico già plafonato a inizio stagione. Finiti i sogni di gloria per Alonso&co? Al momento si, essendo ormai quinta forza conclamata.

immagine da funoanalisitecnica.com

Chi invece va in vacanza contenta è la Williams, vera sorpresa tra le monoposto Cenerentola. Un progetto solido e lungimirante e un Albon versione deluxe hanno regalato tanti punti, con una possibile ultima gioia sulla pista belga definita adatta alle caratteristiche della monoposto di Grove.

In casa Alpha Tauri ci sarà un verifica ben più probante per Ricciardo e forse l’inizio della fine per Tsunoda. Il giapponese è stato già regolato in prova all’hungaroring e dovrà impegnarsi per spuntarla sui 6 km e passa di Spa, compito non facile quando vedi come è messo Perez e cosa potenzialmente ti può succedere se Marko si stufa di un pilota.

In casa Alfa e Haas ci deve essere invece una scommessa a chi fa più vaccate nell’arco di un weekend di gara, con in palio un premio piuttosto allettante considerando l’impegno che ci mettono ad autosabotarsi. Vediamo chi dei due la spunterà a Spa.

E arriviamo  all’Alpine, che sembrava essere la McLaren prima della McLaren e poi è sprofondata in un anonimato che ha dell’incredibile. Ora addirittura si vocifera di un “aiuto di stato” della FIA nei confronti della PU Renault che sembra essere di gran lunga la più spompata del circus. Quando anche Horner si dice d’accordo con una proposta del genere capisci quanto è fondo il fondo che hai toccato.

Dulcis in fundo una rapida considerazione sulle “nuove” Pirelli introdotte a partire da Silverstone e che sembrano essere state un fattore nella rinascita McLaren e nella discesa di Ferrari e Aston Martin. Mario Isola ovviamente dice che non c’è nessun nesso, Alonso e Vasseur hanno fatto dichiarazioni in senso opposto.

Premesso che è come discutere del sesso degli angeli, cambiare le regole a partita in corso non è mai una bella cosa. Già in passato questi cambiamenti hanno prodotto una variazione anche significativa dei valori in campo e non ci stupisce il fatto che anche questa volta sia successo lo stesso. Alla fine in un campionato dominato da Verstappen e in cui ci sono almeno 5 team che potenzialmente lottano per il podio va bene così ma che tristezza constatare che si fanno sempre più passi verso il puro intrattenimento e ci si allontana sempre più da quella che dovrebbe essere una competizione ad armi (quasi) pari.

P.S: mi sono imbattuto in una dichiarazione di Danika Patrick, forse la migliore esponente donna del motorsport degli ultimi 30 anni, che ha definito la natura, il modo di emergere nel motorsport come aggressivo e con un certo “killer instinct”, una componente più prettamente maschile e che non è altrettanto usuale da trovare nelle donne, spiegando così come mai si faccia così fatica a trovare piloti donna che possano competere allo stesso livello degli uomini. Penso che abbia fatto un’analisi molto intelligente della situazione. Ovviamente si è attirata le critiche social di chi predica la parità dei sessi in tutto e per tutto ma, se avesse torto, non si spiega allora come non ci sia ancora un pilota donna di livello in una delle massime serie del motorsport, a due e quattro ruote. Alla fine una Michèle Mouton non nasce tutti i giorni…

immagine da rallyssimo.it

*immagine in evidenza da funoanalisitecnica.com

Rocco Alessandro