MOTOGP 2018 – MOTUL TT ASSEN

Assen , la cattedrale delle due ruote, laddove la passione per la moto, diventa qualcosa di mistico e non c’è mai una volta in cui la gara si possa definire noiosa.

Il tracciato è sempre stato uno di quelli molto favorevoli al campione di Tavullia, che lo scorso anno ha colto il suo decimo successo nel gp d’Olanda (8 in motogp, 1 in 250 e 1 in 125) . Tuttavia, dal 2005 a oggi, Rossi vince qui solo negli anni dispari, eccezion fatta per il 2011 (parentesi Ducati), chissà se la tradizione verrà rispettata?

Quanto scritto, non vuole essere l’ennesima lode al 46, ma il punto di collegamento ai problemi di Yamaha, che con la gara di Domenica, arriverà a una stagione completa senza vittorie, visto che quella di Valentino è stato l’ultimo trinfo per la casa dei tre diapason. Il precedente record negativo andò dalla vittoria di Biaggi a Sepang 2002, fino alla storica vittoria al debutto di Rossi a Welkom nel 2004.

A Iwata però non stanno fermi, seppur senza ancora aver trovato la quadra, visto che l’elettronica alle volte pare dare dei buoni riscontri, per poi far perdere nuovamente la bussola ai suoi due piloti. Ma è di questi giorni la voce insistente del team satellite Yamaha, che dovrebbe prendere il posto di Marc VDS, avendo come due alfieri Pedrosa e Morbidelli.

Per Pedrosa di parla di una M1 factory in tutto per tutto, mentre ancora non pare chiara la versione che dovrebbe avere Morbidelli, ma nelle prossime ore dovrebbe esserci qualche dichiarazione di Yamaha a riguardo.

Favoriti d’obbligo sono Marquez e Lorenzo, con le speranze di un Dovi redivivo che si fanno abbastanza limitate, visti i risultati delle ultime gare. Suzuki potrebbe stupirci, mentre Aprilia pare essere finita in un vicolo cieco, con molti addetti che stan salutando la baracca, causa dissidi interni, ma non fasciamoci la testa, se han scommesso su Iannone, magari han qualcosa in serbo.

Moto2 e Moto3 saranno da guardare e vedere se porteranno a nuove conferme, con un Bagnaia chiamato a far rivedere il suo valore, ma come lui, anche Martin deve dimostrare che il pronostico a suo favore, per la conquista del titolo, era corretto. Tuttavia nella classe minore faremo il tifo per Bezzecchi e i nostri Italiani

Gli orari per la gara in TV sono:

SKY

Domenica 1 luglio
11:00: Moto3 Gara
12:20: Moto2 Gara
14:00 MotoGP Gara

TV8

Domenica 1 luglio
15:30 Moto3, Gara (diff.)
17:30 Moto2, Gara (diff.)
19:00 MotoGP, Gara (diff.)

Saluti

Davide_QV

2018 F1 Austrian GP: An Introduction.

Giusto il tempo di gettare il trofeo a forma di gorilla nel bidone dell’indifferenziato, che è subito il momento di spostarci, seppur di poco, dal suolo francofono ad un territorio dalla lingua leggermente meno musicale. È infatti il momento di spostarsi nella tana del lupo, pardon del toro, in quel che era un volta l’A1 Ring.

UN-DUE-TRE-STELLA
Come in un trittico basso-medievale, dove la parte centrale è normalmente quella più interessante e curata, così si presenta questo inedito trittico di GP consecutivi. Il GP di Zeltweg, almeno sulla carta, è quello dove le tre monoposto di testa (potremmo quasi chiamarle LMPF1, e differenziarle dalle LMPF2) si troveranno più vicine, date le caratteristiche del circuito, costruito nel parcheggio di casa Marko (anzi, forse è più grande).
Primo tris di GP consecutivi dunque, una feature inimmaginabile anche solo 15 anni fa, ma resa possibile anche e soprattutto dal ridotto carico di lavoro richiesto ai meccanici, a conseguenza delle nuove regole. Il sottoscritto continua a ritenere che le scorpacciate non siano mai una buona idea, e che la teoria puramente statunitense del “more is more” (con tante scuse a van der Rohe) si rivelerà difettosa, quanto meno per il pubblico del Vecchio Continente. Ma forse è esattamente ciò che Liberty Media vuole.
IL PARAGRAFO PSEUDO-ESPERTO
Circuito vagamente atipico quello austriaco, breve, con rettilinei corti e curve che richiedono un buon misto di trazione ed efficienza aerodinamica. Che è un po’ quello che si dice sempre, l’asso pigliatutto del commento finto-tecnico. In pratica l’evoluzione dei jolly che si usavano alle elementari, come le sempiterne barbabietole da zucchero e, alla bisogna, l’industria siderurgica.
Da quest’anno la pista è dotata di più zone DRS che curve, e le quote per una “Liuzzata” nelle FP1 sono abbastanza buone, se avete 20 euro ancora lì da fine 2016 da buttare.
I MOTIVI PER NON DORMIRE
Testa del WDC che ha cambiato ancora pettinatura ma soprattutto è tornata ad essere dotata di orecchini, grazie al mastodontico errore di valutazione/comprensibile leggerezza/sordido tranello anglo-germano-pluto-giudaico (cancellare le due scelte non corrette) della partenza al Paul Ricard. Non è stato il primo avvicendamento al vertice, non sarà di certo l’ultimo, con i due scudieri a coadiuvare, ognuno come può, il rispettivo Don Chisciotte. Rimane da vedere se il 320CDI si rivelerà possente, come fatto presagire in Francia, o più mansueto e soprattutto bizzoso, come Perez può testimoniare. Chissà, magari qualche impiegato di Brixton ha trovato degli stalloni che giravano sperduti nella campagna modenese, magari sani, magari portatori di qualche strana malattia facilmente trasmissibile.
Sul fronte di casa, c’è da notare che Verstappen non esprime il suo animo artistico da tempo, quindi il bassorilievo su muro di gomme è sempre più probabile. In forse la presenza di Ricciardo, che si è soffermato da una indovina alla periferia di Berna per chiederle se è meglio andare a rompere i maroni ad Alonso alla Indy500, o tornare a guidare una Holden V8 in patria.
IL PRONOSTICO
Dopo quello che abbiamo visto ai mondiali di moviola su erba, non mi stupirei di sentire suonare l’inno finnico: la Sauber mi pare infatti migliorare di gara in gara…

Hamilton vince nel parcheggio di Le Castellet, la Ferrari….

La Formula 1 è un trionfo di colori. Le macchine, i tifosi sulle tribune, la griglia di partenza. E ora, per rompere la noia del verde dell’erba, ci propone delle belle strisce parallele col tricolore francese. Benvenuti nell’ipertecnologico nuovo circuito di Le Castellet, che ora assomiglia più ad un parcheggio che ad un autodromo. Ma è anche la prima pista sulla quale si potrebbe sperimentare il cambio di tracciato durante il GP, che sicuramente Liberty Media sta già valutando per aumentare lo spettacolo.

Dopo due Gp noiosissimi, la prospettiva in Francia era quella di vedere un assolo Mercedes. I tedeschi si sono presentati con la release 2.1 del loro motore, e monopolizzando la prima fila avevano dato l’impressione di un progresso notevole, dopo le difficoltà incontrate a Montreal. Ma la Ferrari, nuovamente alle prese con le gomme ribassate di 0.4 mm, aveva convinto il venerdì sul passo gara, e al sabato Vettel era stato l’unico a rimanere vicino alle Mercedes, con il compagno come al solito lontano e dietro alle due Red Bull.

E al pronti-via abbiamo assistito ad un capolavoro di strategia da parte delle due frecce d’argento. Vettel dalla seconda fila parte meglio di entrambi, supera Bottas ma Hamilton furbescamente frena in anticipo e consente al compagno di superare Seb il quale sbaglia la frenata e lo tampona. Per fortuna di entrambi, qualche curva dopo scoppia il finimondo, con Gasly che tampona un’ottimista Ocon, e la Safety car consente al tedesco il cambio del musetto e al finlandese il cambio della gomma bucata senza ulteriori perdite di tempo, ma essendo ovviamente costretti ad accodarsi al gruppo.

E Kimi? Lo scatto non è malissimo, ma la gestione della prima curva sì, e si ritrova dietro Sainz, Magnussen e Leclerc. Davanti Hamilton va via facilmente, con Verstappen a debita distanza e Ricciardo che si sbarazza presto di Sainz ritrovatosi in terza posizione senza sapere il perchè. Dietro, Vettel, cui è stata pure comminata una penalità di 5 secondi, inizia la sua rimonta facendo girare Alonso, e poi macina sorpassi riportandosi rapidamente in sesta posizione, girando con tempi simili ai primi. Dietro di lui, Bottas non ha lo stesso ritmo, e viene rapidamente distanziato.

I primi a fermarsi, all’incirca a metà gara, sono i due Red Bull, che passano da super-soft a soft, mentre Hamilton e Raikkonen sembrano attendere la pioggia, prevista per fine gara come confermano i nuvoloni neri che si addensano sul circuito. Ricciardo si ritrova dietro a Vettel ma lo supera rapidamente, e inizia a girare su ottimi tempi, così come il compagno Max. Una decina di giri dopo, anche Lewis e Kimi si fermano per montare le soft. Il finlandese perde la posizione sul compagno, ma anche riesce a riguadagnarla rapidamente perchè le gomme di Vettel sono ormai a fine vita, e, soprattutto, la Ferrari con le soft nuove vola. Raikkonen inizia così a girare 2 secondi più veloce di Ricciardo, raggiungendolo rapidamente, superandolo dopo un breve duello a 5 giri dal termine, e issandosi così sul terzo gradino del podio, che può servire a mettere a tacere tutte quelle malelingue che (chissà perchè) lo vorrebbero appiedato in favore del giovanissimo Leclerc.

Vettel si ferma a montare gomme viola, e dà definitivamente addio alla possibilità di un buon risultato, rientrando quinto, posizione che conserverà fino alla fine.

La pioggia non arriva, e così Hamilton completa la passeggiata vincendo il redivivo Gran Premio di Francia, con un vantaggio minimo su Verstappen, tenuto sempre a debita distanza. Terzo Raikkonen, quarto Ricciardo, arrivato in fondo con problemi all’ala anteriore, quinto Vettel e poi Magnussen, autore di un’ottima gara, Bottas, Sainz e Hulkenberg con due Renault “dignitose”, e l’ottimo Leclerc ormai pronto a salire su una Ferrari (dando ragione alle suddette malelingue).

Ai margini della zona punti un Grosjean sempre più in crisi, autore di un errore inspiegabile in prova e inesorabilmente battuto dal compagno di squadra proprio in casa sua.

Notte fonda per Toro Rosso e Force India, anche se sul risultato di entrambe pesa l’incidente al primo giro che ha tolto di gara Gasly e Ocon, mentre Perez è stato fermato da un guasto.

E non ci sono più parole per definire le ignobili prestazioni di due delle più grandi scuderie della storia della F1, McLaren e Williams. La prima ancor più colpevole per il fatto di avere trascinato con sè nell’abisso anche un grande campione come Fernando Alonso, fresco vincitore della 24 ore di Le Mans e sicuramente destinato ad un futuro americano. La Williams non ha questo problema, considerato chi mette in macchina.

Su 8 gare fin qui disputate, in almeno 3 Vettel non ha portato a casa una vittoria o un secondo posto che erano ampiamente alla portata, e in almeno due di queste ciò è successo per un suo errore (Baku e oggi). Sia ben chiaro, un errore o anche due ci possono stare (basta ricordare quanti ne fece Alonso nelle due stagioni in cui ha perso il mondiale, 2010 e 2012, vero?), ma non quando l’avversario non ne commette. Quest’anno Lewis è stato fino ad ora impeccabile, portando a casa il risultato anche quando la sua auto non era la migliore. La solita litania de “il mondiale è ancora lungo” ha valore solo se la lista degli sprechi non si allunga. Altrimenti il mondiale 2018 passerà alla storia come uno di quelli in cui la Ferrari aveva l’auto migliore ma non ha vinto, come il 1982, 1983, 1999 e 2008.  Ad inizio anno Marchionne era stato chiaro, comunicando a mezzo stampa che la SF71H è una gran macchina, e che se non porterà a casa il mondiale la colpa sarà di chi la gestisce. All’epoca sembrava una frase un po’ azzardata, ma i fatti hanno dimostrato che non lo è. E, come già detto in precedenza, è bene che a Maranello riflettano molto bene sull’approccio da tenere per portare a casa il risultato che la monoposto merita.

2018 F1 French GP: An Introduction.

I riflettori su Le Mans non hanno ancora avuto il tempo di raffreddarsi, che e’ gia’ il momento di tornare a focalizzarsi sulle ruote scoperte. Si rimane nella terra dei bleus, con il ritorno del Paul Ricard tra le date del Mondiale di F1.

IL CIRCUITO

Le Castellet dunque, dove non si corre dal 1990, sebbene sia stato utilizzato estensivamente da Michelin come circuito di prova (ah, the irony). Pista non particolarmente significativa da un punto di vista storico (un po’ come la Francia, NdR), che pero’ si era guadagnata la nomea di ostica e particolarmente dura sui propulsori, o almeno quelli dell’epoca, prima che le F1 in versione Stralis prendessero il sopravvento. Nella sua ultima iterazione, quella che sara’ utilizzata quest’anno, il leggendario Mistral e’ interrotto da una chicane, giusto per evitare in tutti i modi che il poco avveduto avventore, addormentatosi alla terza curva (del giro di ricognizione), si perda qualcosa di vagamente interessante, come un sorpasso ad esempio. Forniamo la definizione di sorpasso a fondo articolo, dato che i piu’ giovani o meno esperti tra voi probabilmente non sanno di cosa stiamo parlando.

LE VETTURE

Ferrari in testa ad entrambi i Mondiali, come d’altronde sara’ pure a fine anno, con una monoposto che pare adattarsi ottimamente a quasi ogni condizione di pista, temperature e gomme (a meno che venga rimosso materiale inferiore allo spessore di un’unghia, allora automaticamente succede il finimondo). Reitero, UNA monoposto.
D’altro canto una Mercedes FW09 che sembra essere tornata la Diva dell’anno scorso, magari un sorso di Clos du Mesnil nel serbatoio aiutera’ la fu corazzata anglo-teutonica. Altro fattore che potrebbe tornare utile e’ la sostituzione del bolso ed asfittico 200CDI con un brillante 320CDI, che dovrebbe garantire un’uscita dalle curve migliore di quella osservata nel tornantino canadese, dove persino la McLaren…no vabbe’ non esageriamo.
A proposito di McLaren, il neo-vincitore della 24 ore si ricala nell’abitacolo (quasi) scoperto, nonché nella mediocrità made in Woking. L’asturiano è stato segnalato all’aeroporto con cappellino da tifoso qualsiasi e trofeo in mano, evidentemente impaurito dall’idea di perderlo. Capiamolo, non vinceva qualcosa dal torneo annuale di whist al pub di Worpsledon, AD 2007, in coppia con Pedro de la Rosa (e chi se no).

IL PRONOSTICO

Qualsiasi forma e tipo di vaticinio è ineffabilmente destinato a fallire, quest’anno. A parte quello sui finlandesi. Ad ogni modo, il sottoscritto ha fissato a lungo le psichedeliche via di fuga transalpine per trarne divinazione, ma ha ricavato solamente una notevole emicrania. Indi per cui non è dato sapere se Verstappen, per esempio, sarà occupato ad alzare una coppa, o i rimasugli del suo alettone anteriore in bassorilievo sulle barriere; od ancora, quale elemento esterno, possibilmente animale, si anniderà nelle prese d’aria dei freni di Hamilton, rovinandone inesorabilmente le prestazioni. A me basta che non si interrompa la gara a metà per utilizzare la VAR: sia mai che il suono del fischietto mi svegli mentre sogno, invano, che nel regolamento 2020 vengano reintrodotti i V10.

sorpasso, s.m. (OMISSIS) La presente definizione è stata rimossa la Liberty Media in quanto non allineata con le recenti politiche di inclusione ed uguaglianza. Non vorrete mica che qualcuno si senta umiliato perché retrocede di una posizione…

TT Isle of Man 2018

Un’isoletta sperduta nel mare d’Irlanda, una bella giornata di sole, chiacchere e birra appoggiati ad un muretto. Poi, si sente un sibilo che diventa sempre più forte e insistente. L’attenzione viene immediatamente rapita e ci si affanna per scorgere l’arrivo di quello che si sta aspettando da tutta la mattina. Il motivo di tanta attesa si palesa e scompare in un attimo, giusto il tempo di scorgere una macchia di colore che sconvolge l’aria e fa tremare l’asfalto, inebetendo con l’assordante rombo di un motore 4 cilindri da 1000cc e più di 200 cv lanciato in sesta marcia quasi al limitatore. Tutto questo uno, due, svariate volte, così in successione da non rendersene neanche conto. Apparizioni che lasciano affascinati e sgomenti allo stesso tempo.

Questo è il motivo per cui il TT Isle of Man richiama centinaia di migliaia di appassionati delle due ruote e del motorsport su questa isoletta che ospita la “Most exhilarating race in the world” come amano chiamarla i britannici. Uno spettacolo unico al mondo, e hanno ragione!

La gara si svolge su un circuito ricavato da strade cittadine dell’isola di Man, lo Snaefell Mountain Course, della lunghezza di 37,73 miglia (60,72 km) e conta 99 edizioni dal 1907. Circuito estremamente veloce e pericoloso, media sul giro a più di 200 km/h tra marciapiedi, pali della luce, case, muretti di campagna e alberi. Tappa del motomondiale fino al 1977, quando fu ritenuta troppo pericolosa, conta tra i suoi vincitori nomi famigerati come Hailwood (14),Agostini (10), Phil Read (8), Surtees (6), Fogarty (3).

Oltre alla velocità estrema anche la morte è una presenza quasi fissa al TT, tanto da contare un totale di 257 morti dalla prima edizione, 2 solo in quella del 2018. Nonostante ciò e forse anche per questo motivo, la gara mantiene immutato il suo fascino e anzi, lo accresce di anno in anno, tanto che gli sponsor aumentano e anche il volume d’affari complessivo.

L’edizione 2018 è stata stupefacente grazie ad un eccezionale settimana di sole e caldo che ha garantito le condizioni perfette per gareggiare e che ha permesso di battere praticamente tutti i record sul giro per ogni categoria di moto in gara, con quattro protagonisti annunciati che non si sono fatti attendere: Micheal Dunlop, Dean Harrison, Peter Hickman e Micheal Rutter.

La settimana di gare prevede:

Sabato 2 Giugno: RST Superbike TT Race (6 laps) – Locate.im Sidecar TT Race 1 (3 Laps)

Lunedì 4 Giugno: Monster Energy Supersport TT Race 1 (4 Laps) – RL360º Superstock Race (4 Laps)

Mercoledì 6 Giugno: Monster Energy Supersport TT Race 2 (4 Laps)-SES TT Zero Race (1 Lap) – Bennetts Lightweight TT Race (4 Laps)

Venerdì 8 Giugno: Locate.im Sidecar TT Race 2 (3 Laps) – PokerStars Senior TT Race (6 Laps)

Partiamo dalla prima gara, la Superbike TT race su 6 giri, che si è sviluppata attorno al duello tra due piloti, Harrison (Kawasaki ZX-R10) e Dunlop (BMW 1000RR) e che, causa ritiro dovuto a noie meccaniche, ha visto prevalere Dunlop ,al 16esimo successo al TT con Conor Cummins (Honda Fireblade)e James HIllier, staccatissimi a completare il podio.

Michael Dunlop

Seconda gara, la Supersport TT race su 4 giri. Pronti via e subito Dunlop (Honda) a menare le danze con in scia Harrison (Kawasaki), Hickman (Triumph) e Hillier (Kawasaki) a seguire. Rimarrà il solo Harrison a provare a contendere la vittoria a Dunlop, invano. Con 11 secondi di margine Dunlop vince il 17esimo TT davanti ad Harrison e Hickman che quasi acciuffa il secondo posto dopo un ultimo giro monstre in cui mangia 20 secondi di distacco ai primi due. Segnatevi questo nome perché il suo TT è appena iniziato…

Terza gara la Superstock TT su 4 giri, dedicata alle moto derivate di serie con poche modifiche ammesse. Anche qui solito copione con Harrison (Kawasaki), Dunlop (BMW) e Hickman (BMW) a dettare il ritmo e a infliggere distacchi pesanti a tutti gli altri. Il resto della gara è un duello tra Hickman e Dunlop con quest’ultimo che nulla può contro il quarto giro capolavoro di Hickman che arriva ad un decimo dal record assoluto sul giro e vince il suo primo TT. Una gara vissuta a ritmi vertiginosi come raramente si è visto al TT.

 

Dean Harrison

Quarta gara in programma il 6 Giugno, la Supersport TT race 2 su 4 giri. Solito quartetto che si dà battaglia fin dalle prime fasi con Harrison a comandare. Al termine del terzo giro Dunlop si stacca dal gruppo di testa e Il margine di sicurezza di Harrison sul secondo è tanto che gli basta amministrare nell’ultimo giro per chiudere al comando davanti a Hickman e Hillier, staccati rispettivamente di 18 e 30 secondi. Seconda vittoria al TT di Harrison che entra ufficialmente nel novero di quelli che contano.

 

Michael Rutter

Quinta gara in programma la lightweight TT race su 4 giri, per moto bicilindriche fino a 650 cc. I protagonisti cambiano con Lintin, McGee e Dunlop a guidare il gruppo al termine del primo giro, con splendido quarto Stefano Bonetti, pilota italiano più competitivo degli ultimi anni. A partire dal secondo giro Dunlop su Paton prende la testa della corsa e non la lascerà più fino al traguardo, completano il podio McGee su Kawasaki e Rutter sempre su Paton. Usufruendo di un paio di ritiri nell’ultimo giro si piazza quarto Stefano Bonetti su Paton, suo miglior risultato di sempre al TT. Nota di merito per la Paton, casa motociclistica milanese, che bissa il successo del 2017 nella stessa categoria.

Il vento delle moto elettriche spira anche al TT, tanto che una nuova categoria è stata aggiunta a partire dal 2010, la TT Zero, dedicata a moto elettriche che si sfidano su un unico giro. Categoria le cui medie sul giro si alzano di anno in anno tanto da arrivare alla ragguardevole media di 121.824, siglata da Micheal Rutter su Mugen, seguito da Daley Mathison su moto sviluppata dall’università di Nottingham, a 119.294 mph di media.

E dulcis in fundo, la regina delle categorie del TT, la gara più importante che chiude il programma, la Senior TT su 6 giri. E’ stata la gara più bella degli ultimi anni grazie ad un duello sul filo dei secondi tra Harrison e Hickman. Il primo giro si chiude con il dinamico duo Harrison/Hickman separati da un secondo e mezzo con Dunlop a seguire più staccato. Secondo giro con i primi due che dopo quasi 17 minuti hanno una differenza sul giro di…4 millesimi!! Terzo giro e quarto giro in altalena con Harrison che prima si vede aumentare e poi ridurre il vantaggio su Hickman a 1,4 secondi di distacco dopo 1h e 8 min di gara alla media di 131mph/h!!!! Nel quinto giro i due continuano a scornarsi sul filo dei decimi di secondo con Harrison che è più veloce di soli 5 decimi portando il vantaggio su Hickman ad un secondo e nove decimi all’inizio del sesto e ultimo giro. Giro che si rivelerà epico: Harrison allunga di qualche secondo nei primi tre settori del Mountain Course e sembra avere la vittoria in pugno ma Hickman nei restanti tre gli mangia tutto il vantaggio, inanellando parziali record e chiudendo con due secondi e un decimo di vantaggio su Harrison, entrambi sotto il record sul giro e con Hickman a segnare un mostruoso 16.42.778 a 135.452 mph/h! Il tutto condito con un record della corsa abbassato di 48 secondi…

Peter Hickman

Nelle gare riservate ai sidecar podio fotocopia nelle manifestazioni previste, con i fratelli Birchall a fare doppietta davanti a Holden/Cain e Reeves/Wilkes.

Un edizione del TT davvero da ricordare in cui Dunlop si è issato al terzo posto nella classifica dei più vincenti di sempre, dietro solo allo zio Joey Dunlop, “The King of the mountain” con 26 successi e John McGuinnes con 23 successi, quest’anno solo a far presenza a causa di un brutto incidente alla North West 200 del 2017 causa acceleratore bloccato della sua Honda. Hickman e Harrison si fanno definitivamente notare agli occhi del grande pubblico, rispettivamente con due e una vittoria, ottimi piazzamenti e una serie di record sul giro destinati a durare.

Menzione d’onore per Ian Hutchinson,15 volte vincitore al TT e con record di 5 vittorie al TT 2010, presente ma ancora convalescente a causa dell’incidente subito all’edizione 2017 che gli ha procurato un femore rotto. A causa di questo brutto incidente ha perso 4 cm di osso che è stato recuperato fratturandogli chirurgicamente la tibia della gamba sinistra e allungandola con un distanziatore fissato esternamente. Ha dichiarato che correrà al TT finchè non sentirà più la magia che prova nel correre questa corsa. Non giudicate…questo è il TT Isle of Man.

Alessandro Rocco

Life is racing, all the rest is waiting