50 giri di noia o poco più. Poi, per fortuna, le gomme iniziano ad esplodere, e ci regalano uno dei finali più emozionanti di sempre. Questo è stato il GP Pirelli di Gran Bretagna 2020.
Le premesse erano quelle di un caldo pomeriggio di noia. Prima fila Mercedes, gli altri ad oltre un secondo, con l’ormai terzo fisso Vestappen, ed un miracoloso Leclerc a portare una pessima SF1000 in seconda fila, col compagno di squadra anonimo decimo.
Partenza con poche emozioni, con le due Mercedes che scappano, e qualche scaramuccia dietro. Magnussen prova a movimentare un po’ la situazione, chiudendo Albon senza pietà dopo avere commesso un errore (ma la colpa sarà attribuita al thailandese), e finendo contro le barriere. Prima Safety Car che rimane in pista per ben 4 giri. Ma poi la musica non cambia, le due Mercedes volano, Verstappen resta a distanza, e Leclerc mantiene senza troppa fatica la quarta posizione.
Dietro si forma un trenino caratterizzato da qualche duello interessante, favorito da una pista che, come si è visto gli anni scorsi, consente alle macchine di viaggiare affiancate anche nelle curve.
Al giro 13 Kvyat distrugge la sua AlphaTauri, probabilmente a causa di una foratura, ed esce di nuovo la SC. Ne approfittano tutti per fermarsi e montare le gomme dura con le quali arrivare fino in fondo.
Tutti tranne Grosjean, che riesce così a rimanere in quinta posizione dietro a Leclerc.
Ancora una volta le operazioni di sgombero vengono effettuate con molta calma, e la gara riparte dopo cinque giri. E, ancora una volta, nessuna emozione, se non una scaramuccia fra Sainz, Ricciardo e Norris, con l’inglese che riesce a sopravanzare l’australiano.
Le due Mercedes distanziano facilmente Verstappen e Leclerc, con quest’ultimo che paga 1 secondo al giro alle macchine anglo-tedesche, e fatica a scrollarsi di dosso Grosjean. Va peggio al suo compagno tedesco, che naviga a metà classifica e deve preoccuparsi di tenere lontano Giovinazzi con la Sauber. Una situazione talmente paradossale da non potere nemmeno essere immaginata solo due anni fa.
Non succede più nulla fino a due giri dalla fine, quando a Raikkonen, ultimo dei piloti ancora in gara, collassa l’ala anteriore, facendogli seminare detriti. Subito dopo, ma non è detto sia a causa di questi, Bottas buca la gomma anteriore sinistra, la più sollecitata su questa pista. Il finlandese deve farsi quasi tutto il giro su tre ruote. Finirà undicesimo.
Subito dopo tocca a Sainz, fino a quel momento ottimo quinto. Verstappen si ferma per quello che sembra essere un pit-stop precauzionale, mossa più che logica considerando che la seconda posizione era comunque garantita. Ma come esce dai box, anche ad Hamilton cede la gomma anteriore sinistra. E’ l’ultimo giro, e Lewis deve coprirne più di mezzo a velocità ridotta. Il vantaggio accumulato sarà comunque sufficiente per vincere la gara, con Max che lo raggiungerà troppo tardi.
Leclerc completa un week-end miracoloso finendo terzo e regalando alla Ferrari un podio francamente impensabile alla vigilia. Dietro di lui Ricciardo riesce a superare in extremis il sempre ottimo Lando Norris, e un arrembante Ocon, autore di una buona gara, così come il suo connazionale Gasly, arrivato settimo e speranzoso di potere tornare in Red Bull per sostituire Albon, arrivato ottavo e autore di una buona rimonta in un week-end molto sfortunato per lui a partire dalle qualifiche. Al nono posto Lance Stroll con una Racing Point oggi non all’altezza, e al decimo uno scialbo Vettel, che ha difeso il punticino dall’attacco di Bottas che lo ha raggiunto proprio nelle ultime curve.
Fuori dai punti le tre peggiori squadre di questo inizio di campionato, e cioè Haas, Sauber e Williams. 4 motori Ferrari, non è un caso.
Fra solo una settimana ci sarà, sempre a Silverstone, il GP del 70° anniversario. Stessa pista, ma gomme di una gradazione più morbida. Stando a quello che si è visto oggi, ci potrebbe essere da divertirsi. Possibilmente per più di 2 giri.
P.S. quando si vede un pilota costretto a viaggiare su 3 ruote, la mente di chi ha qualche anno in più corre sempre al 1979, circuito di Zandvoort, macchina rossa numero 12, pilota Gilles Villeneuve. Fu un tentativo inutile quello del canadese, stigmatizzato anche in diretta dal mitico Poltronieri. Ma quel tentativo un po’ infantile di non mollare entrò nella leggenda. C’è un piccolo dettaglio che collega quell’evento a quello che è successo oggi. La Mercedes ha mandato sul podio un ingegnere che di nome fa Gilles e di cognome Pironi. E’ il figlio di Didier, e quel nome non lo porta, ovviamente, per caso.
* Immagine in evidenza dall’account Twitter @MercedesAMGF1
Rea sembrava Dante. Si quel Dante… Ha provato a salire al colle dell’inferno di Jerez ma ha trovato in Redding un lupo.
Come il lupo che ha sul casco. Come Plutone, definito da Virgilio il lupo del III cerchio degli inferi, Redding sbarra la strada agli avversari.
Gara in solitaria per il Pilota britannico, Campione British SBK in carica, che vince davanti al compagno di team Chaz Davies.
Finalmente Chaz Davies🔥. Che abbia finalmente trovato la quadra con la V4R⁉️
Sul podio sale il turco Razgatioglu, mentre deludono le due Kawasaki. Mentre Lowes ha avuto qualche difficoltà lungo tutto il Weekend, non mi aspettavo il calo di Rea in gara due.
Mai in partita.
Che sia l’inizio del declino della ZX10-RR⁉️ Akashi sta lavorando sulla nuova.
La verdona è nettamente inferiore alla V4R e solamente la classe di Rea riesce a colmare il gap, soprattutto nelle Superpole Race (2 su 2). La V4R guadagnava tantissimo nei lunghi rettilinei, in fondo alla Dry Sac era un calvario.
Alex Lowes (5°) arriva davanti a Rea (6°) ed a VanDerMark (7°)
Delude Van Der Mark. Ha trovato in Razgatioglu un cagnaccio. Capisco Yamaha.
Ottima la gara di Michael Rinaldi che ci regala una splendida battaglia proprio con Rea a 6 giri dalla fine e finisce ai piedi del podio.
Bautista chiude 8° e da una gran paga al collega di box Haslam (12°)
Ancora in Top10 Marco Melandri (9°)mentre rimane fuori Sykes.
La V4R sembra la 999. Lo dico dallo scorso anno. Nel 2019 Bautista li tradì. Nel 2020 sarà l’anno del dominio ⁉️🔥
Saluti
Francky
SUPERPOLE RACE
– REA FA 90. REA FA PAURA.
-10. Mancano 10 gare a Rea per arrivare alla fatidica quota 100. (Non per la pensione…).
Fantastica la partenza del Campione del Mondo che con partenza da fermo da segnare un 44″3 PAUROSO ed un 39″1 sul primo lanciato.
Fuga in solitaria nei primi due due giri per JR che risponde così alle critiche di Race 1, in sella alla Ninja verde.
Diciamocelo chiaramente… L’idea della Superpole Race, almeno per il sottoscritto, è una cagata pazzesca.
Questa Superpole è stata davvero priva di emozioni, sarà per il caldo… sarà per un Jonathan Rea che non me voleva sapere di fare bagarre.
Dobbiamo ringraziare Redding e Razgatioglu che dietro si sono presi a legnate manco fossero Bud Spencer e Terence Hill fino a che la R1 non ha abbandonato Toprak.
Ma che succede ai motori di Iwata⁉️
Rea vince la Superpole Race. Redding arriva 2° e Van der Mark 3°.
Ci si vede tra poche ore per la Race 2.
Immagini WorldSBK.
GARA 1 – REDDING VINCE SU DUCATI
Lo abbiamo aspettato. Parliamoci chiaro, quando un Pilota MotoGP approda nel World SBK ti aspetti che vinca all’esordio.
58°C sul tracciato di Jerez, un inferno dove solamente un Diavolo poteva vincere in modo così perentorio.
Scott ci ha fatto aspettare tre gare per regalarci la prima vittoria nel Mondiale SBK. Una gara eccezionale quella del Pilota Ducati che ha annichilito la concorrenza del Campione del Mondo Rea e della Yamaha R1 del turco Razgatioglu.
Lui è l’antieroe per eccezione. Se ne fotte di tutto e di tutti, per questo piace.
In gara 1 ha fatto sfogare il Campione del Mondo per tutta la gara stando in scia a lui e Toprak, a pochi giri dalla fine ha sfruttato il Desmo della V4 superando prima Razgatioglu e poi lo stesso Rea.
Si è portato in testa alla gara e non ha dato diritto di replica agli inseguitori, vincendo nell’inferno di Jerez.
La Ducati e Redding pagavano molto soprattutto nel cambio di direzione tra la curva 3 e la 4 (dove è caduto Marquez per capirci), recuperando il gap nell’ultimo settore.
Sul podio salgono Rea e Razgatioglu.
Giù dal podio Chaz Davies (4°) che paga 3 secondi da Redding e Baz (5°). Buona la prova di Michael Rinaldi che chiude 6° a poco più di 6 secondi, portacolori di GO Eleven
7^ la Fireblade guidata da Bautista, ancora molto indietro rispetto all scorso anno ed un ottimo 8° posto per Marco Melandri rientrato con il Team di Barni
Nei primi 8 posti abbiamo ben 4 Ducati V4, segno che questa moto è davvero incredibile.
Chiudono la Top10 in 9^ posizione Alex Lowes, davvero sottotono questo weekend ed Haslam sull’altra Honda Fireblade. Entrambi prendono un distacco abissale dai relativi compagni di team (+14″ per Haslam da Bautista, +19″ per Lowes da Rea). Troppo.
Ritirati Sykes (problema tecnico sulla S1000RR) e Van Der Mark (rottura motore della R1).
Ad Iwata non saranno tanto contento dei motori. Porta sfiga Jerez oppure… Il 4 in linea Yamaha salta come a capodanno. IMHO.
Appuntamento domani alle 11.00 per la Superpole Race, ed ore 14.00 gara 2 SBK🔥
L’epica della F1 quest’anno è finita tutta in F2. Non solo la lotta per il mondiale sembra essere la più movimentata dal 2016, ma anche le gare sono le più entusiasmanti da un lustro a questa parte. Se nel primo weekend in Austria furono l’inesperienza di piloti e motori a determinare una gara entusiasmante e nell’omologo in Stiria servì la pioggia per movimentare il fine settimana, qui in Ungheria è stato il comportamento imprevedibile delle gomme a trasformare un tranquillo weekend magiaro in un thriller degno della migliore F1. Procediamo con ordine.
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Le prove libere sono state sonnacchiose: neanche in F2 si gira con la pioggia, i team preferiscono conservare i due set di gomme da bagnato per sessioni più importanti. Solo 9 piloti su 22 hanno fatto segnare un tempo valido e il migliore di questi è risultato Giuliano Alesi.
[COURTESY OF AUTOSPORT.COM]
La pioggia accompagna anche le qualifiche, e vedremo come questo influenzerà il resto del weekend. La sessione è stata dominata perlopiù da Ghiotto, alla disperata ricerca di un risultato (languisce ancora in fondo in classifica con 0 punti), ma una corretta strategia e il giro veloce piazzato nel momento giusto (poco prima della bandiera rossa per l’uscita di Daruvala) hanno permesso a Ilott di sopravanzare il pilota italiano e di ottenere dunque la pole. La potenza della UNIVirtuosi al Venerdì è confermata anche dal terzo posto di Zhou. Quarto è Ticktum (che qui in Eurocup conquistò la pole proprio in una qualifica bagnata) mentre quinto è Schumacher (a un quarto d’ora dal termine era in testa), che precede la coppia ART formata da Lundgaard e Armstrong. Chi ha estratto la pagliuzza corta invece è stato l’altro alfiere Prema, Shwartzman, solo undicesimo, e per l’ennesima volta il duo Carlin Tsunoda e Daruvala, 14 e 15. Gli ingredienti per lo show sono tutti qui. Entrambe le gare del weekend saranno (anche) una lotta tra strateghi e la gestione delle gomme sarà il vero discriminante ai fini della posizione finale.
BUDAPEST, HUNGARY – JULY 18: Sean Gelael of Indonesia and DAMS (1) leads Marcus Armstrong of New Zealand and ART Grand Prix (5) during the feature race for the Formula 2 Championship at Hungaroring on July 18, 2020 in Budapest, Hungary. (Photo by Clive Mason – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)
Tra i piloti al via della Feature Race si nota un particolare interessante: Shwartzman, 11o, parte con le gomme prime, tutti gli altri (a eccezione degli ultimi 5) con le option. Negli anni passati di solito partivano con le soft tutti tranne gli ultimi tre/quattro. Quello del russo è un azzardo che, vedremo, avrà delle conseguenze. La partenza è movimentata: Ilott conserva la testa, Ticktum si insedia in seconda posizione (era quarto), ma Ghiotto e Zhou precipitano nella pancia del gruppo (saranno sesto e ottavo dopo le prime curve); in particolare sono i piloti Prema i “big winner” della partenza: Schumacher è terzo (partiva quinto), Shwartzman sesto (partiva 11o e con comme dure!).
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Non passa neanche un giro e Nissany manca il punto di frenata di cinquanta metri e travolge il compagno di squadra Sato jr. Gara finita per entrambi e SC che dura un paio di giri. Alla ripartenza c’è una bella lotta tra Ghiotto e Lundgaard che si conclude con il danese che tampona l’italiano rimediandoci un alettone divelto e una foratura all’anteriore sx; per evitarlo il compagno di squadra Armstrong allarga e viene tamponato da Markelov. Insomma, tra curva 3 e curva 5 entrambe le ART sono eliminate dalle posizioni che contano; entra di nuovo la SC per rimuovere la HWA del russo. Ghiotto sarà graziato dai commissari, ma IMHO è stata una mossa scorretta: in trazione dalla curva tre Lundgaard stava provando a passarlo alla sua destra e l’italiano, per coprire il fianco, si è mosso di scatto e in ritardo. Il danese non ci poteva far nulla.
La SC rientra al settimo giro; diversi piloti ne approfittano per effettuare la sosta, vuoi per scarsa fiducia nelle rosse o per eccessiva fiducia nelle gialle. Tra i piloti di testa, Ticktum rientra insieme alla SC, Ilott risponde fermandosi il giro dopo. Questo undercut molto anticipato avrà delle conseguenze. Continuano per qualche giro in più invece Schumacher, Ghiotto, Shwartzman (ora terzo) e Zhou, ma alla fine entro il quattordicesimo giro si sono fermati tutti i piloti sulle morbide. (Schumacher è stato l’ultimo). Nelle prime posizioni restano solo i piloti partiti con le dure, vale a dire Shwartzman, Mazepin, Drugovich, Daruvala (autore dell’ennesima partenza al rilento) e Samahia. Tra i piloti già fermati si assiste al crollo di Ticktum, che in questa fase di gara gira anche di tre secondi al giro più lento e finisce per essere superato anche dalle Charouz di Deletraz e Pedro Piquet, alla rimonta di Zhou, che per recuperare le posizioni perse al via stressa forse troppo le gomme, e finalmente ad una gara tosta di Schumacher, che, forte delle gomme di sei giri più fresche, dopo il pit stop passa Ilott per la leadership virtuale.
Robert Shwartzman (RUS) PREMA Racing. 18.07.2020. FIA Formula 2 Championship, Rd 3, Budapest, Hungary, Saturday. – www.xpbimages.com, EMail: requests@xpbimages.com Copyright: XPB Images
Mentre questi duelli hanno luogo, accade qualcosa di imprevisto : i piloti che si erano fermati per montare le gialle non stanno guadagnando nulla su quelli che invece vi erano partiti. Shwartzman, per esempio, racconterà di come vedesse Schumacher sempre alle prese con la stessa curva, mentre lui impostava la frenata di curva 1. Quando mancano circa una decina di giri finalmente si fermano anche i piloti di testa (Daruvala il primo, Mazepin l’ultimo) e montano soft. Il ritmo che imporranno alla gara sarà insostenibile per chiunque. Shwartzman riemerge in terza posizione, ma nell’arco di due giri sorpassa Ilott e Schumacher e galoppa via, due secondi al giro più veloce di tutti. L’unico forse a reggere il passo è l’altro russo, Nikita Mazepin, teammate di Ghiotto, l’ultimo a fermarsi: a dieci giri dalla fine pagava venti secondi da Schumacher, ma sul traguardo ne aveva otto (!) di vantaggio, malgrado i numerosi sorpassi. Shwartzman dunque vince, e Mazepin (partito 16°!) arriva secondo. Terzo e quarto Schumacher e Ghiotto, che almeno riescono a contenere il rush finale degli altri piloti su strategia alternativa, Drugovich e Daruvala (che nella rimonta infila tre sorpassi di seguito all’esterno dell’ultima curva; giuro che non ne avevo visto fare neanche uno fino ad ora), alla prima prestazione decente dopo due weekend anonimi. Il duo Uni Virtuosi invece crollerà per il degrado: per Ilott (8° e in pole per la gara di Domenica) la causa è stata la sosta troppo anticipata, per Zhou (10°) la parte centrale dove forse ha chiesto troppo alle gomme. Ticktum, dopo il terrificante inizio di stint, in qualche modo riesce a ritrovare il ritmo e alla fine arriva nono. L’unico pilota partito con le rosse che ha guadagnato posizioni rispetto al via è stato Deletraz, settimo (con tanto di sportellata a Zhou).
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Non so se Shwartzman sia stato il più veloce; la strategia alternativa ha funzionato così bene che ha portato nella parte alta della classifica anche piloti di seconda fascia (finora) come Mazepin e Daruvala. La vittoria però è stata meritata, non fosse altro per la scommessa di partire con le gialle: se per gli ultimi partire con gomme dure è un atto dovuto, era da secoli che non vedevo qualcuno nella pancia del gruppo partire con le “prime”. La sua peraltro è stata una doppia scommessa, visto che prima della gara non ci sono state sessioni asciutte (motivo per cui tanto gara1 quanto [spoiler] gara2 sono state determinate dal confronto con le diverse strategie), quindi nessuno sapeva come le gomme avrebbero reagito. La scommessa ha portato frutti anche per la partenza straordinaria (cinque posizioni guadagnate malgrado calzasse le medie): se fosse rimasto bloccato nel traffico nei primi giri avrebbe perso più secondi dai primi e non sarebbe riuscito a conservare così bene le gomme. Forse il fattore più determinante per la riuscita della loro strategia sono state le due SC nei primi giri, che hanno impedito ai piloti con le rosse di guadagnare quello che poi gli “alternativi” hanno guadagnato su di loro a fine gara.
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A fronte di Feature Race entusiasmanti, le Sprint Race finora avevano sempre deluso; qui in Ungheria invece anche la Sprint Race si trasformerà in un thriller dove per metà gara la tensione si taglierà col coltello. Come nella precedente, anche qui la causa risiede nel comportamento imprevedibile delle gomme.
Ilott di nuovo mantiene la pole, mentre si distinguono le partenze di Shwartzman (che si infila in un pertugio quasi inesistente e guadagna due posizioni), Ghiotto (da quinto a secondo), Mazepin (da settimo a quarto) e Ticktum (da nono a quinto). Un calo di potenza purtroppo condurrà fuori dai giochi il pilota inglese dopo appena due giri. Forse per problemi tecnici, Drugovich rimane piantato in griglia e quando partirà sarà stato possato da tutto il gruppo. A questo stadio del campionato, gli unici piloti di testa a non aver (ancora?) avuto guai con il powertrain sono il duo Prema e Ilott. Intanto la gara continua. A causa della pista umida, i piloti hanno compiuto scelte diversificate: la maggior parte dei piloti ha optato per le medie, mentre una significativa minoranza è partita con le rosse. Proprio questi vanno in crisi dopo pochi giri e sono costretti a prendere la via del box per montare pneumatici nuovi (forse ispirati da Tsunoda, che dopo essersi fermato per sostituori l’alettone rotto nei primo giri, al rientro in pista gira due secondi più veloce di tutti). Dopo la sosta staccheranno tempi impressionanti, ragione per cui tutti quanti, anche i piloti sulle gialle, si fermeranno per affrontare un secondo stint a ritmo di qualifica. Solo uno va controcorrente: Luca Ghiotto, secondo a cinque secondi dal leader Ilott, che decide di non fermarsi (per onor di cronaca, anche Alesi jr opta per la strategia “alternativa”, solo che a differenza dell’italiano affonderà come un sanpietrino nel Tevere).
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Quando l’avversario si ferma, a dieci giri dalla fine, il vicentino ha quasi quaranta secondi di vantaggio, che paradossalmente è un margine ridotto: nei giri successivi l’inglese guadagnerà in media tra i quattro e i cinque secondi al giro. Per rendere meglio l’idea, l’inglese gli guadagna in media un secondo ogni venti secondi (ma nella seconda metà di gara a volte anche uno ogni dieci). La sagoma di Ilott si ingrandisce negli specchietti ogni giro di più, l’italiano va al bloccaggio in curva 1 all’ultimo giro, ma tutto ciò non basta: Luca Ghiotto vince con quattro decimi di vantaggio su Callum Ilott. La manovra dell’inglese non è riuscita per diverse cause: un pit stop lento anche per gli standard della serie (qui sono ammessi solo un meccanico per ruota, quindi le soste durano in media una decina di secondi), gomme non rodate (l’inglese spiegava che la sosta non era stata pianificata, quindi non avevano potuto preparare le gomme alla perfezione) e anche la manovra su Alesi jr (l’altro pilota che non si era fermato): il sorpasso è stato effettuato senza particolari problemi, ma è stato sufficiente per fargli perdere qualche decimo (in quel momento l’inglese guadagnava un secondo ogni dieci sull’italiano; nel segmento che comprende il sorpasso di Alesi, per guadagnare un secondo ha impiegato quindici secondi, ovvero quel mezzo secondo che alla fine lo ha separato dalla vittoria).
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Dopo i primi due, terzo è Schumacher (primo pilota in stagione a ottenere due podi nello stesso weekend) che precede il teammate Shwartzman (autore di un bellissimo duello con Mazepin – penso che un sorpasso alla chicane del secondo settore non lo vedevo dal 2006). Zhou, autore anche stavolta di una partenza al rilento, intasca i punti dell’ottava posizione e del giro più veloce, mentre si distingue la buona rimonta di Armstrong, nono. Alesi jr, l’unico pilota oltre a Ghiotto a non fermarsi, alla fine è decimo.
BUDAPEST, HUNGARY – JULY 18: Race winner Robert Shwartzman of Russia and Prema Racing celebrates in parc ferme during the feature race for the Formula 2 Championship at Hungaroring on July 18, 2020 in Budapest, Hungary. (Photo by Dan Istitene – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)
Si sta iniziando a delineare una scenario abbastanza chiaro. Al netto di outsider (che possono saltare fuori), la lotta per il mondiale sarà verosimilmente ristretta ai quattro piloti Prema e Uni Virtuosi. Shwartzman, 81 punti e primo pilota a vincere due gare quest’anno, è comodamente in testa e guida con 18 punti di vantaggio su Ilott, che recrimina una forma altalenante (non ha ancora fatto due ottime gare consecutive), e 38 (!) su Lundgaard, terzo a 43 punti. Segue Schumacher a 39 (di solito sono critico con lui, ma qui in Ungheria è stato forse il più forte) e Ticktum a 38 (il punteggio non rende giustizia a quello che finora è stato, per me, il secondo migliore dopo Shwartzman). Zhou langue ottavo a 31 punti, a 50 dal leader (non un ostacolo insormontabile, ma non può più permettersi errori o pessime prestazioni), quasi raggiunto da Ghiotto (10° a 27 punti). Le speranze mondiali per il team Carlin mi paiono quasi del tutto tramontate. Tsunoda oltre alla (magnifica) feature race della Stiria ha rotto un alettone a gara, mentre Daruvala è sempre stato lento e in generale poco sul pezzo (anche Sabato alla fine è stato il peggiore dei piloti su strategia alternativa). La classifica dei team riflette le considerazioni poc’anzi espresse: la Prema guida la classifica con 120 punti, poi la UniVirtuosi con 94 punti e la ART con 77. Quarta a sorpresa la Hitech con 54 punti, mentre la DAMS è solo quinta con 44 (ma del resto può contare solo su Ticktum per i punti).
Dopo l’abbuffata di tre GP consecutivi tra Austria e Ungheria la F1 arriva a Silverstone per altri due appuntamenti back to back. La penuria di luoghi adatti a correre in macchina in tempi di pandemia ha costretto la FIA al doppio appuntamento su un circuito dal nobile lignaggio.
Con i suoi 5891 metri, 18 curve (10 a destra, 8 a sinistra), da percorrere 52 volte per un totale di circa 306 km, Silverstone oltre ad essere una delle più emblematiche piste in F1, è una delle più impegnative per le monoposto: servono elevati livelli di carico aerodinamico, ma allo stesso tempo un’elevata efficienza per essere veloci tanto sui rettilinei quanto nelle curve. A testimonianza di ciò vi sono i 249 km/h di media sul giro, decisamente più alta rispetto ai GP precedenti (circa 211 km/h di Budapest e 246 km/h del Red Bull Ring), e i rapidi cambi di direzione della sezione di Maggotts, Becketts e Chapel, che, insieme alle altre curve ad alta velocità del tracciato, richiedono un elevato carico per avere una vettura stabile (anche considerando il tanto vento che solitamente è presente) e, allo stesso tempo, “gentile” sugli pneumatici. Le vetture, infatti, superano spesso i 4g di accelerazione laterale e questa enorme quantità di energia trasferita agli pneumatici rende il tracciato inglese estremamente probante per le coperture, tanto da costringere Pirelli a portare le mescole più dure della gamma (C1, C2, C3) per il 1° appuntamento per poi passare, con il fine di “scompigliare le carte”, a C2, C3, C4 per il 2° GP in UK.
La meccanica non deve essere assolutamente da meno: a Silverstone serve un anteriore reattivo e preciso in fase di inserimento in curva, una perfetta trazione in uscita dalle curve (curva 3,4,7,16,17) e una vettura stabile in percorrenza (curva 6, 9, 15), quindi con sospensioni tarate più morbide per favorire l’aderenza ma allo stesso tempo barre più rigide per favorire la reattività e riducendo il rollio. La potenza è davvero la ciliegina su questa torta di “perfezione”: circa il 76% del giro si compie a farfalla spalancata (contro i 70% di Budapest, già esigente su questo fronte) e 10cv equivalgono a circa 2 decimi al giro. Unendo questo dato a quello del carico aerodinamico, possiamo dire che più potenza hai, più punti di carico puoi permetterti e, se la vettura è particolarmente efficiente, questo permetterà di non preoccuparsi anche dei consumi, considerando che 10kg di carburante sono stimati in 1 decimo e mezzo al giro. Particolarmente importante è, inoltre, l’energia a disposizione dalla parte ibrida che viene stimata in circa 2 secondi al giro. Riassumendo, qui vince la vettura migliore e, anche quest’anno, tranne per il lampo “a casa loro” della Ferrari nel 2018, la migliore è la Mercedes.
Per soffrire: Vettel vince il GP con la SF71H nel 2018. Immagine da motorsport.com
Quindi, se non fosse che la Mercedes sembra più che mai “ingiocabile” per tutti, due GP a Silverstone sarebbero un sogno per ogni appassionato di motorsport. Peccato che, a meno di eventi imprevedibili, pioggia, e ancora più improbabili, problemi di affidabilità delle ex frecce d’argento ormai nere, si prospetta una Mercedes che senza grosse difficoltà dovrebbe fare bottino pieno senza grosse difficoltà, a tutto vantaggio delle pennichelle post prandiali dei tifosi.
Così, tra una serie di team radio col timore di non portare la macchina al traguardo e le “bullshit” con cui Wolff liquida stizzito le insinuazioni dei(l) avversari, il campionato 2020 rischia di ricalcare le orme di quello 2014, magari con Verstappen a fare la parte del Ricciardo in Red Bull.
Buon per Mercedes, Wolff, Hamilton e i tifosi degli anglo-tedeschi, forse un pò meno per Liberty Media che rischia di vedere ancora più affievolirsi l’appeal mediatico di un prodotto che gli è costato svariate centinaia di milioni di dollari. Probabilmente in un anno come questo sconvolto dalla pandemia di Covid-19 stanno solo cercando di salvare il salvabile e sperare di cominciare il 2021 in condizioni “normali”.
Ma è ovvio che una situazione da one team show come quella attuale non si adatta bene alla mentalità sportiva americana in cui l’alternanza al vertice non è un augurio ma un obbiettivo da perseguire.
Nel frattempo tiene ancora banco il caso Mercedes rosa che poco ha a che fare con il felino dei cartoon e molto con una imbarazzaante somiglianza tra la W10 2019 e l’attuale Racing Point. Appurato che “tutti copiano in F1”, Brawn e Todt docet, il focus della federazione sembra essere concentrato su un elemento poco affascinante e dalle limitate potenzialità di offrire un plus alle performance in pista come le prese dei freni della macchina di Stroll padre. Insomma un elemento difficilmente riproducibile a meno che non si abbiano fisicamente sotto mano i disegni originali, cosa che va a braccetto con lo spionaggio industriale.
Le prese dei freni in questione sembrano uguali a quelle della W10. Sembrano perchè Racing Point ha già ovviamente spergiurato che non lo sono, che è tutta farina del loro sacco. A questo aggiungiamo che la FIA ha ammesso di non averci dato poi chissà che occhiata prima che la Renault decidesse formalmente di fare reclamo.
La partita è ancora aperta, con esiti che vanno dal “nulla di fatto” alla squalifica della Racing Point. Entrambi gli estremi sembrano improbabili, più probabile che si cercherà una soluzione intermedia.
Vedremo cosa deciderà la FIA, se la condotta Racing Point è conforme allo “spirito del regolamento” oppure no. In pratica capiremo se in F1 imbroglia solo la Ferrari oppure anche qualcun’altro.
“Quelli” delle aree più nere che grigie del regolamento invece potrebbero vedersi di fronte un’altra via Crucis in terra britannica. Prospettiva che rimane nefasta sia in situazione di asciutto che sul bagnato. Gli aggiornamenti aerodinamici non possono compensare i 6/7 decimi che si sono persi dall’eliminazione del trick della PU di Maranello e di conseguenza questo 2020 sarà poco competitivo o per niente competitivo in base alla pista su cui si correrà. E Silverstone per Ferrari è sulla lista nera.
Si pensa già al 2021 e alla possibilità di omologare una nuova PU che possa rendere quanto meno accettabile il campionato nell’anno venturo. Operazione non impossibile ma molto difficile, considerando l’attuale confusione tecnica e di gestione del capitale umano che c’è in Ferrari.
Mettiamola così, con tutta probabilità e a dispetto della situazione attuale e di quella in divenire, il pilota più ottimista i ottica 2021 tra Sainz e Vettel è quello con la passione per le motoseghe…
Altra sorpresa arriva dalla Red Bull, stranamente contraddittoria nelle dichiarazioni dei suoi notabili che non sanno a chi/cosa dare la colpa per delle performance in pista che non rispecchiano le aspettative di inizio stagione. Colpa della PU, no del telaio, addirittura una “maranelliana” e poco onorevole mancanza di correlazione di dati tra simulatore e pista. Un attacco di ferrarite in pratica. Con la differenza che il gran capo Mateschitz sembra avere il polso decisamente più fermo della situazione, chiedere a Marko e Horner per conferme.
Dal canto suo Verstappen spera nella pioggia per entrambi i weekend di gara. Di sicuro renderebbe le cose meno scontate.
In McLaren sentono profumo di casa e cercano un pronto riscatto dopo l’anonima gara ungherese. Renault arriva più ringalluzzita e con in sospeso il reclamo contro Racing Point inoltrato alla FIA.
Per Haas e Alfa Romeo, vale quanto detto per Ferrari, ossia un weekend estremamente complicato e frustrante, con delle vetture completamente scariche e una PU spompa. Lì in griglia evidentemente solo per ricordare ai tanti competenti accreditati (sic) che non basta ridurre il carico quando non hai cavalli, è solo un compromesso disperato al ribasso. E viceversa (ricordando i giudizi sulla SF90).
Williams potrebbe essere la sorpresa. Sarà l’aria di casa, una monoposto degno di tale nome e un Russell che in Ungheria è andato forte ed è indicato come il naturale erede di Hamilton (treccine a parte si spera), ma potrebbe valere la pena scommetterci qualcosa su un ingresso nella zona punti. Poca roba però.
Per chi sta sul divano a casa è ovvio sperare in una gara con pioggia o comunque condizioni miste, se non altro per evitare la probabilissima pennichella incombente all’inizio del secondo giro con le Mercedes davanti.
Come giustamente ha detto l’ineffabile Wolff, quello che risolve i problemi alla sua squadra, poco importa se attuale o prossima ventura, e ne crea di enormi agli altri, o meglio “altra”, non è un problema per chi vince preoccuparsi della prevedibilità del campionato.
Giustissimo, e la pensano così anche i fan Mercedes e quelli di Lewis “Mohammed Alì” Hamilton. Gli altri ovviamente meno, ma hanno poca voce in capitolo. Potrebbe arrivare a pensarlo anche Liberty Media, e in questo caso le cose potrebbero cambiare parecchio.
P.S: notizia dell’ultim’ora la positività di Perez al coronavirus e conseguente quarantena di 14 giorni che gli farà perdere entrambi gli appuntamenti a Silverstone. Si cerca ancora un sostituto papabile tra Gutierrez, Russell e Hulkenberg. Considerando le ambizioni Racing Point su questa pista è una bella tegola. E si potrebbe iniziare a pensare che Vettel porta una sfiga pazzesca…
Mancavano solo loro all’appello e finalmente è giunto il loro momento. Il mondiale SBK era l’ultimo degli appuntamenti motociclistici principali a non aver ancora ripreso l’attività ma l’attesa è finita ed è l’ora del round spagnolo sul circuito di Jerez.
Riparte la sfida tra quelli che sono accreditati come i principali contendenti al titolo, Rea e Redding che nei recenti test a Barcellona hanno dimostrato di non essere affatto arrugginiti dalla forzata inattività, sfoderando dei tempi da far concorrenza alla motoGP.
immagine da GPone.com
Oltre a questi due ci sarà di sicuro Razgatlioglu nella lotta all’iride, già vincitore di gara 1 in Australia. Probabile che possa pagare la mancanza di esperienza nella lotta la vertice sul lungo periodo ma di sicuro darà un fattore decisivo nell’assegnazione del titolo.
Lowes è il protagonista che non ti aspetti, vincitore di gara 2 in Australia e sempre ben piazzato tanto da essere il leader del campionato. La moto per aspirare a qualcosa di importante ce l’ha, vedremo se riuscirà a tener testa al suo compagno di squadra Rea.
Davies è il pilota più in bilico tra quelli “top”: deve dimostrare di valere il rinnovo del contratto con Ducati e accettare con tutta probabilità una riduzione dell’ingaggio. Considerando lo scarso feeling con la V4 la sua strada è decisamente in salita…
In BMW tanto è successo fuori dalla pista, con l’annunciato arrivo di Van der Mark per il 2021. A questo punto il 2020 diventa la stagione da dentro/fuori per Laverty e Sykes che si giocheranno il sellino rimanente. Sykes è favorito ma un Laverty in palla può diventare letale.
La vera grande novità di questo nuovo inizio è il divorzio consensuale di Camier dal team Barni e il ritorno di Melandri alle gare, che sostituirà proprio Camier.
immagine da worldsbk.com
Il pilota inglese ha ancora problemi alla spalla lesionata nella caduta ai test di Aragon di inizio anno e non può garantire di essere al 100% in tempi brevi, preferendo fermarsi e tornare pronto per il 2021. Questo ha permesso a Melandri di fare un ritorno in grande stile nel circuito che conta, in sella da una moto sicuramente competitiva.
In apparente difficoltà la Honda di Haslam e Bautista. Il progetto è nuovo e ancora in parte acerbo e il lockdown non ha aiutato a sgrezzarlo. In più, ci sono stati problemi anche nei test di Barcellona con le moto ferme ai box per un’intera mattinata senza apparente motivo. Vedremo cosa saranno in grado di fare a Jerez.
La vera unica nota negativa di questa riapartenza è che al momento, solo sei round sono stati confermati. Si correrà a Jerez, Portimao, due volte ad Aragon, Montmelò e Magny Cours. Definitivamente cancellati i round di Donington, Assen e Losail mentre c’è ancora speranza per quello argentino di Villicum e Misano.
Un campionato in forma ridotta, in cui si dovrà sbagliare pochissimo perchè non ci sarà tempo per recuperare. Sperando che l’azione in pista compensi l’inusuale mancanza di gare da correre.
Favorito d’obbligo Rea, perchè è il campione in carica, il binomio con Kawasaki è a prova di bomba e Jerez è di sicuro una pista più amica della sua moto rispetto a Phillip Island. Redding sembra avere dalla sua una certa incoscienza e sicurezza nei propri mezzi che potrebbero dargli quel qualcosa in più. In ogni caso speriamo di divertirci, loro in pista e noi da casa.
*immagine in evidenza da motorbox.com
Rocco Alessandro
Life is racing, all the rest is waiting
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