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1000 MILES OF SEBRING & 12 HOURS OF SEBRING

Dopo una lunghissima sosta di 4 mesi torna a gareggiare il WEC in terra americana, per cominciare la seconda parte della Superseason 2018-2019. Sebring sarà la capitale dell’endurance in questo week-end, poiché oltre al ritorno del WEC, si disputerà la classica 12 ore valevole per il campionato IMSA.

Al ritorno in pista la classifica del WEC vede un vantaggio della Toyota #8 di Alonso, Nakajima e Buemi ormai ridotto ad una manciata di punti nei confronti dei compagni Conway, Kobayashi e Lopez. Inutile dire che le vetture giapponesi sono le strafavorite anche questa volta. La concorrenza delle LMP1 private più temibile è rappresentata dalle Rebellion, che però dovranno rinunciare al veterano Lotterer per delle prove di FE.

La situazione in GTE Pro dopo la gara di Shanghai si è indirizzata sempre più verso la Porsche e l’equipaggio di Estre-Christensen, che forti del 2° posto conquistato hanno incrementato la leadership sugli inseguitori Ford e Ferrari. Nella tappa di Sebring, già come era avvenuto in Cina, ci sarà la partecipazione di una delle Corvette ufficiali, che poi correranno nella 12 ore. Da notare che in classe Pro ben 5 macchine su 6 potranno contare sul vantaggio di aver già corso negli anni passati a Sebring, mentre l’Aston Martin Vantage GTE non ha mai corso, ma ha svolto un solo endurance test nella fase di sviluppo della vettura; per cui i test collettivi di settimana scorsa sono stati molto preziosi per loro.

La classifica in LMP2 vede in vantaggio il Jackie Chan Racing sul Signatech Alpine, mentre in GTE Am a seguito della clamorosa squalifica del team Dempsey-Proton, a guidare la classifica è la Porsche Project1 inseguita dalle due Aston Martin.

L’appuntamento WEC a Sebring sarà trasmesso integralmente da Eurosport a partire dalle 21 di Venerdì 15 Marzo.

ENTRY LIST

 

LIVE TIMING

http://www.sportscarglobal.com/LiveTiming.html

 

Il campionato americano IMSA invece riprende la stagione dopo la 24 ore di Daytona funestata dalla pioggia. Il WTR vincitore non potrà più contare su Alonso e Kobayashi impegnati con Toyota, e quindi come terzo pilota avrà Vaxiviere oltre ai due titolari full-season. Ma il team Action Express vorrà la rivincita dopo la lotta a Daytona, e soprattutto vincere per difendere il titolo di campioni in carica. In casa Acura-Penske c’è ormai la pressione di chi deve iniziare a vincere le classiche lunghe del campionato, c’erano grandi aspettative per Daytona, ma ora c’è l’opportunità a Sebring e c’è da scommettere che vorranno fare tutto al meglio. Grande punto di domanda infine per le velocissime ma fragili Mazda RT24-P gestite da team Joest; le vetture giapponesi non sembrano ancora abbastanza preparate per vincere gare lunghe ed impegnative, è molto probabile invece che potranno dire la loro seriamente nelle gare più corte del campionato.

In classe GTLM ci sarà come di consueto una gara di sopravvivenza fino alle ultime ore quando tutti inizieranno a dare tutto quello che hanno per vincere. A Daytona ha prevalso a sorpresa la BMW, in una gara a dir poco strana. L’anno scorso a Sebring ci fu la prima vittoria della Porsche 911 RSR, ma ci sarà da aspettarsi le Ford molto forti e sicuramente le Corvette che vorranno riscattare la deludente 24 ore a Daytona.

La categoria GT Daytona è sempre una lotteria, ci sono oltre 20 vetture e almeno 15 possono concretamente ambire al successo, è tutta una questione di rimanere fuori dai guai, non perdere il giro di testa, fare le scelte giuste ai pit stop e dopo vedere verso la sera in che posizione si è.

La 12 ore sarà visibile gratuitamente sul sito imsatv.com e scatterà alle 15.40 italiane di Sabato 16 Marzo.

ENTRY LIST

 

LIVE TIMING

https://livetiming.alkamelsystems.com/imsa

 

So bene che questo week end parte l’attesissima stagione di F1, ma personalmente cercherò di ritagliare tempo per seguire un po’ tutto!!

#Respectthebumps

Buon week end petrolheads!

Aury

2019 WSBK – GP THAILANDIA

La stagione 2018 del WSBK ha consacrato definitivamente la Kawasaki e Johnny Rea nell’olimpo della Superbike. Rea con 71 vittorie è diventato il pilota più vincente di sempre scalzando dalla prima posizione il mito “King” Carl Forgarty, fermo a 59 vittorie.

La stagione 2019 si apre con una serie di novità che promettono di rendere più interessante la contesa per il titolo:

  • Ducati presenta la sua prima moto a 4 cilindri, abbandonando il bicilindrico desmodromico, il mitico “pompone” che ha identificato un’era di corse in moto e creato una foltissima schiera di sostenitori accaniti.Questi ultimi probabilmente avranno vissuto l’evento un po’ come il lutto di una persona cara, tanto era forte l’identificazione con questa filosofia di intendere le due ruote ma ormai era giunto il tempo di un cambiamento radicale per avere la possibilità di lottare ad armi pari con le 4 cilindri nipponiche “addomesticate” dall’elettronica e contro un regolamento che penalizzava fortemente il due cilindri di Borgo Panigale. La V4 Panigale è stata voluta fortemente da Gigi Dall’Igna, modellata sullo scheletro progettuale della sorellona che corre in MotoGP e affidata a Chaz Davies e, new entry dalla MotoGP, Alvaro Bautista.

  • Il ritorno del team ufficiale Honda, affidata a Camier e Kiyonari, con l’obiettivo di fare esperienza e con la volontà di tornare a vincere con una nuova moto in fase di progettazione che sembra sarà creata secondo “l’esempio” Ducati, ossia una moto factory creata a partire dall’utilizzo in pista e poi omologata per la strada, con un costo che sarà ben più alto di quello a cui la Honda ha abituato negli ultimi anni.
  • Tom Sykes passa da Kawasaki al team ufficiale BMW. Nuova sfida per l’ex campione del mondo che si era visto “brutalizzato” da Rea negli ultimi 4 anni. Marco Melandri invecem trova in extremis un sedile sulla Yamaha del tea GRT Racing.
  • L’abbandono dell’MV Agusta che resta a competere nel mondiale Supersport.
  • L’introduzione di una sprint race, la “Superpole Race” che sarà disputata la domenica mattina sulla distanza fissa di 10 giri, con 12 punti al vincitore, 9 al secondo, 7 al terzo, 6 al quarto e poi a scalare fino al nono classificato. Inoltre la griglia di partenza delle prime tre file di gara2 sarà determinata dall’ordine di arrivo della superpole race.

I risultati del primo appuntamento della stagione a Philipp Island hanno rilanciato fortemente le ambizioni di una Ducati vogliosa di riprendersi il titolo. Tre vittorie di Bautista senza appello, con il campione uscente Rea giunto tre volte secondo ma staccato e mai davvero in lotta per la vittoria. Evidentemente l’esperienza di Bautista in MotoGP si è fatta sentire riuscendo a estrarre fin da subito il potenziale della V4. E pensare che lo stesso Bautista nei test, abituato alla potenza della MotoGP, si era sorpreso della relativa scarsa spinta del nuovo motore V4…

In difficoltà Chaz Davies, alle prese con problemi fisici e ancora lontano dal’essere in simbiosi con la moto. Positivo l’esordio di Leon Haslam come compagno di team di Rea, due volte a podio e di Melandri, a podio in gara 1. Yamaha si è dimostrata terza forza con buone speranze di avvicinarsi a Ducati e Kawasaki mentre Honda paga lo scotto dell’inesperienza e sa di dover lavorare ancora molto sulla moto. Esordio così così per Sykes che li lamenta di una BMW ottima di telaio ma deficitaria di motore.

Secondo GP di stagione in Thailandia, sul circuito di Buriram. Nel 2018 una gara a testa per Rea e Davies, ultima occasione in cui il nordirlandese ha mancato il podio. La pista sembra essere adatta sia a Kawasaki che Ducati, con quest’ultima che dovrà dare delle conferme dopo il trionfo australiano su una pista storicamente amica della rossa di Borgo Panigale. Dal canto suo Rea sarà ansioso di rivendicare il suo ruolo di pilota “alfa” che Bautista ha messo in dubbio. Davies dovrà cominciare a fare sul serio pena l’uscita prematura dalla lotta per il mondiale.

Di seguito gli orari del GP di Thailandia (ora locale Italia):

  • Venerdì 15/03

Prove libere SBK 04:30/09:00

Supersport 05:30/10:00

  •  Sabato 16/03

Prove libere 3 SBK/Supersport 05:00/05.35

Superpole SBK/Supersport 07:00/07:40

SBK Gara 1 10:00

  • Domenica 17/03

Warm Up SBK/Supersport 04:00/04:25

SBK gara superpole 07:00

Supersport gara 08:15

SMK Gara 2 10:00

Rocco Alessandro

F1 2019 AUSTRALIAN GP: AN INTRODUCTION

“E si vociferava che avesse segnato anche Zoff di testa su calcio d’angolo…” Se dovessi scegliere una frase simbolo per i test pre stagionali di Montmelò non potrei che scegliere questa. Si perché ormai commentare i test è diventato come commentare i risultati delle squadre di calcio nelle amichevoli agostane. La fiera della fuffa e dell’aria fritta per il 90% dei casi. Aria che viene bonificata alla primo vero appuntamento ufficiale in cui ci scopre chi ha fatto bene i compiti per le vacanze e chi no . Almeno quest’anno ci siamo scampati la neve, a parziale supporto della effettiva veridicità dei valori messi in pista in Catalunya ma tra voci di vantaggio di mezzo secondo, Mercedes che quasi si presenta con la macchina del  2021 così, giusto per mettersi un pò avanti con il lavoro, Red Bull che vuole vincere il mondiale con la PU Honda e altre amenità varie ed eventuali, è comprensibile che l’appassionato di F1 sia un po’ confuso e bisognoso delle prime risposte certe alle sue paure/speranze.

Ed eccoci qui al primo appuntamento della stagione 2019. Come andrà quest’anno? Dominio più o meno palese di Mercedes? Hamilton che aggiunge un’altra catenazza al suo rinnovato petto ipertonico? Vettel ce lo ritroviamo ritirato come Marlon Brando a fine carriera? Red Bull “migliortelaiocheseavessimounmotoredegnodiquestonomelevatevi” attore protagonista a gettone?

Diciamo che questo stato d’animo è colpa in parte dell’umore del ferrarista bastonato, un po’ come quei cani che ne hanno prese tante e appena vedono il padrone di mazza munito assumono la posizione migliore per prenderne il meno possibile. In parte però sarebbe illogico pensare il contrario in quanto il trend degli ultimi 4 anni è grigio senza speranza, e quelle poche che ci sono state sono cadute sotto i colpi di candele da 4 soldi, punizioni autoinflitte che neanche i santi in epoca medioevale e farneticazioni alcoliche con inflessione bresciana.

Però…c’è un però. In questo caso direi che ce ne siano più di uno:

  • Binotto ha sostituito Arrivabene al timone della Scuderia Ferrari. Un ingegnere al comando di un nutrito gruppo di ingegneri. Fossimo in politica lo potremo chiamare un governo tecnico, che potrebbe anche funzionare. Dal punto di vista della “politica”, dei rapporti con la Fia, i beneinformati dicono che fare peggio di Arrivabene è impresa ardua quindi, fiducia su tutta la linea. Intanto, anche se nato in svizzera ma italianen dentro e fuori, ha tirato un sospirone di sollievo alla rimozione del logo “missionwinnow”. Va bene tutto, ma si sà che certi epiteti portano una sfiga clamorosa.
  • Regolamento FIA in merito alle nuove norme aerodinamiche per favorire i sorpassi, vedi ala anteriore modello spazzaneve sulla a22. Insomma il solito unicorno che tutti citano ma che nessuno vede ossia lo spettacolo attraverso i sorpassi in pista. Tralasciando il discorso che lo spettacolo sia tale solo in funzione dei sorpassi (cara LM è F1 non indycar…), la nuova ala anteriore ha creato due distinte scuole di pensiero: quella Ferrari-Alfa-Haas e tutti gli altri, capitanati da Mercedes-Red Bull. Nel paddock si è già discusso a lungo su chi abbia trovato la soluzione migliore che potrebbe portare un vantaggio difficilmente colmabile. Un po’ un diffusoreBrawn 2.0. Quello che è certo è che, alla faccia del cambio regole per avere meno carico aerodinamico, praticamente tutte le squadre lo hanno recuperato e girano più forte del 2018. FIA bene, bravi, bis. In Mercedes addirittura hanno provato due specifiche di monoposto. C’è chi dice perché la versione A fosse lenta, chi che l’hanno fatto per prove comparative per decidere la via di sviluppo da seguire durante la stagione.
  • Honda-RBR. Sembra uno di quei matrimoni tra zitelli in cui ci si mette insieme perché il tempo passa e non ci sono partiti migliori sulla piazza. Ma che almeno nei test si sta rivelando meno mortificante di quanto ci si immaginava, in merito a possibilità di vittoria. Soliti rumors dicono che a Montmelò abbiano usato più PU di MB e Ferrari e che la PU nipponica crei un po’ troppe vibrazioni al posteriore ma, tutto sommato, il matrimonio potrebbe rivelarsi felice.
  • Gomme…che ormai sono la variabile impazzita per eccellenza. Quelle 2019 sono tutte “ribassate” dei famigerati 0.4 mm che tanti purgatori hanno fatto guadagnare alla SF e ai suoi tifosi sotto forma di contumelie a divinità varie ed eventuali. E, a differenza della SF, come contrappasso, nei test la MB non le ha digerite granchè, con Hamilton che si è già affrettato a dichiarare che non gli piacciono e che la dicitura C1, C2 ecc ecc crea confusione… Forse pensava ai modelli citroen. Certo è che Pirelli sarà sottoposta all’ennesima stagione di forti pressioni da parte dei team che male si adatteranno alle nuove coperture.
  • Ferrari si presenta con uno junior team conclamato, Alfa Romeo, che sembra molto competitivo e uno “ufficioso”, la Haas. Mercedes formalmente non ha junior team. C’è il caso, remoto ma non impossibile, che Alfa possa trovarsi nella posizione di rubare punti a Mercedes. E poi in Alfa quest’anno c’è Kimi….che non vede l’ora di tirare altre staccate a ruote fumanti a Vettel…ehm …volevo dire Hamilton. Inoltre non ci sarà Ocon in griglia, tempi duri per MB…
  • Vedremo se Renault riuscirà ad elevarsi dal suo ruolo di regina del gruppo B. Da quello che si è visto al Montmelò non sembra. Palese invece lo squaglio totale in casa Williams. Paddy Lowe che scappa con la coda fra le gambe. Chissà che Kubica non si sia già pentito di aver rifiutato il ruolo di pilota al simulatore Ferrari.

Per quanto riguarda il Gp di Australia in senso stretto, ormai è risaputo che, trattandosi di un circuito cittadino molto atipico, fornisce ben poche indicazioni sulla competitività complessiva delle monoposto in divenire. Circuito da medio-alto carico con asfalto scivoloso, in cui è importante avere un buon ritmo per azzeccare un buon giro e che necessita di una monoposto che sappia avere una buona trazione e riesca ad assorbire bene le non poche asperità dell’asfalto.

Situazione gomme: come ben sapete la Pirelli ha introdotto nuove gomme e denominazioni per la stagione 2019. Saranno disponibili “solo” 5 tipi di mescola, dalla C1 alla C5, oltre alle intermedie e full-wet, anch’esse riviste. Di seguito due grafici che illustrano mescole e temperature di utilizzo, quest’ultime con una finestra più ampia rispetto al 2018.

Nel 2018 la strategia di gara fu a singola sosta per quasi tutti, US+S. Dato che il lavoro Pirelli sulle mescole 2019 è stato fatto per minimizzare graining e blistering e per dare ai piloti la possibilità di avere passi gara migliori, non mi aspetterei più di una sosta anche per il 2019. Pirelli mette a disposizione C2 hard, C3 medium e C4 soft, con queste scelte per i piloti:

Quasi tutti orientati su un solo treno di hard, tre di medium e nove di soft, fatto salvo piccole differenze di un treno di gomme per mescola. Prevedibili due stint di gara C4-C3, da verificare la possibilità di qualificarsi in Q2 con C3 e fare l’ultima parte di gara con C4.

Condizioni meteo : previsto sole e poco vento per tutto il weekend. Temperature intorno ai 29°C.

In conclusione, pur dicendo che i test sono una cosa e la gara un’altra, che Melbourne è un circuito atipico e non fa testo per il proseguo della stagione ecc ecc, il primo giro di danza down under darà quanto meno una prima indicazione su chi è sul pezzo e chi no. Per il momento, sembra che, come nel 2018, Ferrari sia messa meglio di Mercedes, seppur di poco. In Ferrari si affidano a Mattia “Egon” Binotto, idolo di tutti quegli ingegneri che sognano di farcela ad arrivare nella stanza dei bottoni e alla cabala che dice che prima o poi le frecce d’argento dovranno abdicare. In Mercedes ad un Hamilton versione Geordie Shore, palestrato e supercool e alla forza di un colosso che alla bisogna, vedi 2018 post SPA, può spendere milioni e milioni per recuperare il gap con gli altri. La ricreazione è finita, è già tempo di esami.

P.S: apprendiamo sgomenti della morte di Charlie Whiting avvenuta oggi per embolia polmonare. Se ne potrebbero dire tante sul personaggio (vedi caso Bianchi) ma rispettosamente ci limitiamo al cordoglio che qualsiasi morte impone, nel rispetto di chi non c’è più.

Rocco Alessandro

L’ANGOLO DEL FROLDI: UNA MODESTA PROPOSTA

Il nuovo corso Ferrari, targato Binotto, è piaciuto ai più.

Ovviamente siamo ancora nella cosiddetta “luna di miele”, tipica di un cambiamento percepito come positivo e necessario dopo l’era Arrivabene e quindi si tratta di una fiducia che poi dovrà essere corroborata dai risultati in pista. In caso contrario, come da locuzione latina “Vae Victis!”: guai ai vinti! Perché hanno sempre torto. Perché il secondo è il primo dei perdenti. E perché i tifosi ferraristi vengono da un digiuno lungo ormai oltre due lustri, e temono come poche altre cose il record (speriamo che resti per sempre imbattuto) di oltre 21 anni  (1979-2000, da Scheckter a Schumacher) per rivedere il titolo mondiale piloti dalle parti di Maranello. Io, intanto, mi accontenterei di quello costruttori.

Parlavamo del nuovo corso di Mattia Binotto.

Manca ancora una vera apertura nel paddock, da questo punto di vista poco o nulla è stato fatto. L’impressione che si ha, talvolta, è che in Ferrari se la “tirino”.

Vero il blasone, vero il carisma, vero il peso della Storia. Ma mediamente sia Mercedes che Red Bull sono più aperti nelle loro comunicazioni verso i mass media e verso i tifosi.

Ovviamente in pochi mesi non si possono cambiare tante cose, ammesso che il comandante in capo della Scuderia lo voglia fare.

Quello che conta è vincere. E questo sarà l’unico banco di prova.

Però. Però la Ferrari almeno sui social ha cambiato qualcosa.

Ha destato non poca sorpresa, anzi entusiasmo un tweet (datato 10 marzo) della Scuderia molto breve: “Noi siamo pronti e voi? Fra una settimana, saremo di nuovo in pista”.

Dov’è la novità? Che era appunto scritto in italiano.

L’identità. Cosa è questa roba?

Lasciano perdere discorsi pericolosi e sdrucciolevoli, legati a nazionalismi e populismi. Stiamo parlando dell’identità di un marchio, di una storia. L’identità di una azienda è legata, come tutto il resto, al suo passato: che non deve e non può essere mai dimenticato.  Alle sue origini.  Al chi siamo e da dove veniamo.

Si tratta di una catena che va in avanti, a cui si aggiungono nuove maglie, e che però viene dal passato, con le maglie più vecchie che ti ancorano nel tempo.

La Ferrari è italiana. Non è tedesca, non è inglese. E tra l’altro viene apprezzata anche perché è italiana, oltre al fascino che promana dalla sua storia che, se si pensa alla fondazione della Scuderia, conta ormai nove decadi. Per certi versi un record unico.

E’ ovvio che l’inglese, vuoi perché questo nostro mondo prima è stato britannico-centrico ed ora è americano-centrico, sia la lingua fondamentale per comunicare in tutto il mondo. E lo è anche in virtù della sua semplicità.

Tuttavia, sempre più spesso, il prestito linguistico non vede solo gli italiani che prendono parole inglesi, ma viceversa gli americani che usano, pari pari, parole italiane. Forse un complesso di inferiorità (la storia USA è relativamente recente), forse perché amano come suonano certe parole e comunque la nostra ricchezza lessicale è decisamente superiore alle lingue anglofone, con sfumature espressive che mediamente i sognano.

Sto andando fuori tema. Torniamo a bomba.

Un solo cinguettio in italiano è bastato per esaltare i tifosi italiani.

Ed ecco la modesta proposta: perché non affiancare all’inglese, ormai imprescindibile, l’italiano? Nei social a mio modesto parere sarebbe una marcia in più.

Dunque, forza! E usiamolo questo italiano. Perché dobbiamo essere fieri delle nostre origini. E perché no, della nostra letteratura che ha respiro universale.

 

P.S.: non so se lo sapete, ma Enzo Ferrari aveva una calligrafia bellissima. E scriveva molto, molto bene.

 

 

Mariano Froldi

Qatar, dove osa il Dovizioso

La stagione 2019 ha concesso il bis dell’incipit della stagione passata. La Ducati e Andrea Dovizioso hanno battuto in volata la Honda e Marc Marquez.
Detto così sembra facile e, qualora non si ambisca ad un noioso dominio dello spagnolo, occorrerebbe fare gli scongiuri perché non si ripetano anche le vicissitudini che l’anno passato hanno portato Ducati (e Dovizioso) a dilapidare una potenzialità tecnica evidente.

In realtà lo scenario è abbastanza diverso. La Honda ha colmato gran parte del gap di potenza che concedeva alla Ducati e quindi probabilmente diventerà più raro vedere l’allungo in rettilineo delle rosse di Borgo Panigale a cui ci siamo abituati.
Dall’altra parte abbiamo però un Dovizioso poco ciarliero (finalmente!) che controlla tutta la gara imponendo il suo ritmo e modulando le velleità della Suzuki di Rins e dello stesso Marquez e quando il gioco si fa duro si concede pure il lusso di far passare Marquez per studiarlo e poi ripassarlo all’ultimo giro in un duello al cardiopalma. Sia chiaro, il fenomeno è Marquez ma miglior inizio a Forlimpopoli non si poteva sperare.

Gli ultimi due giri valgono da soli il biglietto!

Oltre a questo la gara ha detto molte altre cose. Innanzi tutto, per chiudere il discorso Ducati, ha detto che il buon Petrux ha soddisfatto al momento più le ragioni dei suoi detrattori piuttosto che quelle dei suoi supporter. La gara non ha confermato, complice una scelta di gomme morbide compromessa da una partenza infelice, le buone sensazioni delle prove e del warm up. Occorre una reazione veloce.

La gara ha anche detto che la Suzuki 2019 è una gran bella moto, ancora indietro per la potenza massima ma ottima per ciclistica. Inoltre a fianco di Rins, Mir ha confermato tutte le buone impressioni lasciate nelle classi inferiori con un esordio super: è rimasto costantemente assieme al compagno nel gruppetto dei primissimi sei!
La Honda ha probabilmente fatto il passo più grande durante l’inverno in termini di potenza. Ma anche di ciclistica non sembrerebbe male dai due posti su tre sul podio (Carl Crutchlow sul gradino più basso).

La moto più in difficoltà dopo la gara sembrerebbe la Yamaha. Dopo l’illusione della pole , complice una partenza peggiore di quella di Petrucci, Vinales non è mai stato veramente nel gruppetto dei primi, con evidenti problemi di gomme. Problemi che invece ha miracolosamente risolto Valentino Rossi che dopo essere stato escluso dalla Q2 ha trovato per la gara un passo dignitoso che lo ha portato sotto al podio.

Non è ancora finito l’inverno di Jorge Lorenzo che è caduto ben due volte durante le libere e ha vissuto tutta la gara in una posizione prossima al ventesimo posto. Esordio in Honda da dimenticare e tutta da plasmare la stagione in cui si è immaginato a rompere le uova nel paniere al compagno di squadra.

Anche l’esordio di Pecco Bagnaia non è fra quelli da ricordare, purtroppo. La perdita di un’aletta (sigh) subito dopo la partenza a causa di un contatto l’ha costretto al ritiro. Ma restano altissime le aspettative sul vincitore della Moto2.


Successo giapponese in Moto3: Kaito Toba ha ottenuto la sua prima vittoria rubando, nel rettilineo finale, la scia a Lorenzo Dalla Porta. Terzo Aron Canet. Da segnalare il ritorno di Renato Fenati che ha disputato tutta la gara in lotta per il podio per poi autopunirsi con una penalità solo immaginata.


In Moto2, Baldassarri ha fatto suonare l’inno di Mameli battendo Luthi al fotofinish. Il fratellino canarino solo ottavo.

 


Ultimora: reclamo contro l’appendice aerodinamica Ducati posta davanti alla ruota posteriore. Vittoria a rischio?

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