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La versione di Seldon: tutti ferraristi col pilota degli altri

Chi è “il ferrarista? Di cosa si nutre? Quale è il suo habitat? A queste domande tenterò di dare una risposta, come fossi un Alberto Angela qualunque, perchè penso che la specie si stia estinguendo. Paradossalmente in corrispondenza di magnifici eventi come quello di domenica la tendenza si amplifica, come se un meteorite letale diventasse una pioggia di tali micidiali rocce.

Cosa è successo?

La Ferrari ha vinto! E questo è il fatto di Singapore. Ha vinto con Vettel e Leclerc nell’ordine. Se avessi detto: hanno vinto Hamilton e Bottas nell’ordine avrei praticamente detto che ad ogni alba succede un tramonto. Invece è successo che per due ore circa il moto dei pianeti e delle stelle si è fermato per lasciare spazio ad una Fisica discordante. Il ferrarista vero in questi casi, sopraffatto dall’emozione, pronuncia frasi assurde come: “grazie Vanzini”,  abbraccia il televisore piangendo e stringe soffocandolo il bambino che era con lui sul divano. Di solito si riprende in tempo per salvare il bambino e sciacquarsi la bocca….dalla bava….sì, certo….!

Dico, è stato un giorno memorabile perchè inaspettato certo, ma soprattutto perchè squadra e piloti, dando il massimo hanno dato l’impressione di vincere facile. Una sincronia di decisioni e comportamenti in pista che avrei voluto vedere l’anno scorso, specie fino a Monza, dove la Ferrari aveva dimostrato una discreta competitività. Ma raccontiamo perchè questa memorabile impresa ha invece assunto i toni di una tragedia tra i tifosi (attenzione che qui “tifoso” si usa in una accezione negativa…)

Ad un certo punto, con Leclerc in testa (e dietro un trenino composto da  Lewis, Vettel, Verstappen e Bottas), si è aperta la finestra per il cambio gomme. La squadra ha chiamato Vettel prima di Leclerc (e ha spiegato il perchè…). Quest’ultimo, per eccesso di confidenza, per un calcolo sbagliato, per problemi che non conosciamo…ha fatto un giro piuttosto lento prima di entrare a sua volta a cambiare, e al rientro in pista si è ritrovato dietro Vettel.

Il giovanotto, vivaddio, è uno a cui il sangue scorre con una pressione notevole e non ha gradito il cambio di posizione, dicendolo chiaramente in radio. Che fosse più veloce si vedeva, e gli si è chiesto di fare come voleva ma senza fare lo stupido. E lui, che non lo è, ha detto: non farò lo stupido! Nel frattempo Vettel si è prodotto in una serie di sorpassi con rischio su piloti NON doppiati ed è arrivato ad avere circa 6 secondi di vantaggio sul monegasco. La questione agli occhi di un “ferrarista” era chiusa. Doppietta possibile, dunque “no cazzate”!

La tragedia.

Una moltitudine di tifosi, ferraristi per caso, hanno invocato il TO. A ciò i più turbati hanno fatto seguire insulti e bestemmie contro la squadra rea di aver rovinato la gara di Charles. Presunti e dichiarati fan della vettura (ma in realtà tifosi folgorati sulla via di Montecarlo, magari ex vetteline e vetteliani…) contro tifosi del tedesco, hanno messo in scena nei vari siti combattimenti virtuali con scambio di epiteti di vario genere, di fatto lasciando totalmente da parte la cosa più  importante, le ragioni della squadra, la quale obiettivamente non ha sbagliato nulla.  E io che credevo che per un “ferrarista”, come suggerisce l’aggettivo, la Ferrari venisse prima di tutto!

Mi sfugge nella protesta, nelle liti sul web, nelle accuse reciproche senza senso tra persone non imparentate coi due piloti, il fine ultimo.  Comunque non entro nel merito delle liti tra tifosi di questo o quell’altro pilota, ma sicuramente critico chi si professa tifoso della macchina e  non gioisce per la vittoria. Invero si trasforma in Hulk il verde se non si rende la vita facile al suo beniamino. Non mi ritrovo nella riproposizione in piccolo di certi comizi, tesa sempre e solo ad elevare a verità le opinioni. E invece i fatti sono lì, a portata di mano, semplici da leggere.

Il fatto.

Le squadre di formula1 mettono in pista due macchine, le quali partecipano al campionato per accumulare quanti più punti possibile per due graduatorie. Quella per scegliere la miglior vettura e quella per scegliere il miglior pilota. Da ciò consegue che bisogna mettere il più frequentemente possibile la propria macchina davanti alle altre. Se ne metti due la cosa diventa esaltante. Chi ci sia dentro ha, agli occhi del fan della vettura, una importanza relativa. Lo dice uno che adora Leclerc, uno a cui dopo decenni è tornato a battere il cuore.

Il cuore però è una cosa, la ragione un’altra. Cosa ha sbagliato la squadra nel mettere due macchine davanti a tutti nel giorno in cui ci aspettavamo tutti di fare nella migliore delle ipotesi quarto e quinto? Cosa ha sbagliato Binotto nel lasciare a Vettel la gioia di concretizzare il sogno di un anno? Cosa nell’insegnare al nostro 21enne fenomeno che ci sono interessi più alti, che ubi major minor cessat, che i piloti vanno e la Ferrari resta…cit?

C’è veramente qualcuno che ancora crede che si possa vincere il campionato piloti? Quale il perno delle discussioni? Gli 8 inutili punti a Charles o il suo altrettanto inutile per la squadra record di tre vittorie di fila all’esordio? Ma non è più bello, più giusto gioire per una domenica da incorniciare? A questo punto direi di tornare indietro, alle domande in testa, e di cercare giocosamente di rispondere ad un: chi siamo?

Fissiamo un criterio generale, con dei parametri oggettivi, come quando si giudica un vino. Eh già, ciascuno deve poter distinguere un buon ferrarista da uno cattivo (in modo da potersi difendere) e nel contempo assegnargli un punteggio da 0 a 100! Come si fa? Si individuano dei punti fermi di valutazione, si da a questi parametri un punteggio frazionale rispetto a 100, e si stabilisce così una scala di qualità. Mediocre, decente, buono, ottimo, eccellente. Cominciamo anche col dire che il ferrarista più è vecchio e più è buono, come appunto il vino. Ma come per il vino questa affermazione è valida se e solo se la materia di partenza è ottima o eccellente!

Punti 10-a chi soffriva di cuore e ha comunque guardato le gare di Gilles….

Punti 20-ai valorosi che hanno attraversato il mare degli sberleffi dal 1980 al 2000 (anche se da ferrarista vero si dovrebbe dire dal 1984 al 1999).

Punti 10-a chi nel ’90, svegliatosi alle 4 meno qualcosa per vedere come la Ferrari rivincesse il titolo dopo 11 anni a Suzuka, non ha fatto in tempo ad alzarsi dal divano che Prost era già fuori! E nonostante questo non è andato a cercare una donna da marciapiede, non si è drogato, e adesso ha famiglia e vive felice cercando di non farsi vedere quando piange….

Punti 10-di cui 6 a chi ha dovuto vedere la F92A per un’intera stagione e 4 perchè ha dovuto vederci sopra Capelli….che stimo!

Punti 10-a chi ha pianto la scomparsa di un nemico come Senna, senza il quale ci siamo dovuti abituare ad un livello più basso per un bel po’…

Punti 10-a chi non ha smontato casa e buttato la nonna dal terrazzo quando Michael ha riportato il titolo a Maranello e contemporaneamente ha reso onore nel periodo ad Hakkinen, a Kimi, a Jacques, a Hill…..

Punti 10-a chi nel 2007 ha detto a Kimi: ” sei un Dio”, ma abbiamo avuto tanto culo…..

Punti 5-a chi ha scelto di vedere la F14T per un’intera stagione

Punti 5-a chi ad Alonso a fine 2014 ha detto grazie comunque!

Punti 5-a chi non sa rinunciare all’amore per la rossa ma sa discutere con tutti

Punti 5-a chi, pur pensando che la condizione di perdente sia passeggera, falsa, provocata da altri, ….., riconosce il valore degli avversari

Antonio

Immagine in evidenza da: sportal.it

Capolavoro della Ferrari a Singapore

Trovare titoli originali e non banali per gli articoli non è facile. Qualche volta ciò che si deve raccontare non può semplicemente essere condensato in una riga sola. E si diventa, appunto, banali. Quello che abbiamo visto a Singapore nel week-end rientra in questa casistica. L’unico modo per definirlo è “capolavoro”.

Sappiamo, e l’avevamo anche scritto, che le rinascite in Formula 1 sono molto difficili, specialmente da quando sono stati aboliti i test. Il gran premio di Ungheria aveva consegnato alla pausa estiva una Ferrari a quasi un minuto dalla Mercedes, almeno sui circuiti dove è richiesto carico aerodinamico più che efficienza. Le parole sempre molto calme di Binotto, a commentare quella batosta, si prestavano a qualche ironia. Continuava imperterrito a proclamare la sua fiducia nel progetto SF90 e nella squadra, anche di fronte a prestazioni ben lontane dalle aspettative di inizio anno.

Passata la pausa estiva, la Ferrari si è presentata da favorita nei due circuiti a lei più congeniali, Spa e Monza, e ha portato a casa due straordinarie vittorie di strettissima misura, grazie ad un Leclerc incredibile, ma ritrovandosi con un Vettel minato nella fiducia dall’essere relegato al ruolo di maggiordomo prima, e a quello di incapace poi.

E arriva Singapore, uno dei circuiti teoricamente più sfavorevoli alla Ferrari, e favorevoli alla Mercedes (e anche alla Red Bull). Ma arriva anche un nuovo pacchetto aerodinamico, con una nuova ala anteriore e un nuovo fondo, per risolvere il cronico problema di bilanciamento fra anteriore e posteriore verosimilmente responsabile del declino di Sebastian.

Il venerdì aveva però detto, molto chiaramente, che Hamilton era  il grande favorito nella notte di Singapore, soprattutto sul passo gara.

Poi arriva il sabato, e nelle FP3 le Ferrari si mostrano in grande recupero. Ma, soprattutto, la Q3 regala un giro fantastico di Vettel, superato da un giro al limite della fantascienza da parte di Leclerc, che coglie una pole totalmente inattesa, davanti ad Hamilton per il quale la sorpresa è di ritrovarsi in seconda posizione. E a Sebastian, demoralizzatissimo per essere stato superato in qualifica dal compagno per l’ottava volta di fila.

Partire in pole a Singapore vuol dire avere mezza gara in tasca, salvo sorprese legate alla inevitabile presenza della safety car. E la gara si avvia in modo regolare, con i primi 6 che restano molto vicini perchè Leclerc addormenta letteralmente la competizione. Al punto che il più veloce in pista è Hulkenberg con gomme dure, che ha dovuto montare dopo un pit-stop seguito ad una toccata alla partenza, che lo ha relegato ad inseguire il gruppo.

La preoccupazione dei primi è doppia: salvaguardare le gomme ma soprattutto risparmiare carburante. A Leclerc l’ingegnere comunica per radio il tempo sul giro da mantenere, e lui è perfetto nel rispettare gli ordini.

Dopo 19 giri la Ferrari decide di rompere gli indugi e fa rientrare Vettel, che si porta Verstappen a rimorchio. I distacchi sono così risicati che rientrano in pista rispettivamente decimo e dodicesimo. Al momento sembra un pit-stop estremamente anticipato, ma si rivelerà una scelta vincente. In Ferrari sono così sicuri della scelta che fanno rientrare subito anche Leclerc, il quale però, vittima di un forte degrado, nel giro in più percorso riesce a perdere tutto il vantaggio sul compagno di squadra, e si ritrova con grande disappunto dietro di lui.

A questo punto Hamilton è prima e senza nessuno davanti. Ci si aspetta che metta a frutto il grande vantaggio che teoricamente la Mercedes ha nel passo gara. Ma qualcosa è cambiato dal venerdì, e i suoi tempi sono pessimi. La squadra, non potendo a quel punto fare altrimenti, lo fa rimanere in pista 7 giri in più rispetto a tutti gli altri, e quando compie il suo pit-stop si ritrova dietro a tutti i diretti rivali, e il compagno Bottas è costretto a rallentare bruscamente per non superarlo.

Vettel e Leclerc sono virtualmente primi, con Hamilton dietro a Verstappen, ma devono superare coloro che non hanno ancora cambiato le gomme. Sebastian riesce a sbarazzarsene velocemente, tirando perfino una ruotata a Gasly, fortunatamente senza riportare alcun danno. La gara di oggi la vuole assolutamente vincere, e riesce a mettere ben 6 secondi fra sè e il compagno.

Leclerc, per nulla contento di essere stato penalizzato dalla strategia, si lamenta per radio, forse sperando in uno scambio di posizioni riparatore, ma il box non gli dà corda e gli impone di stare calmo e non fare stupidaggini, perchè oggi portare a casa la doppietta è troppo importante, per la Ferrari.

Il finale di gara è in tipico Singapore-style. 3 safety car in successione, e i primi vicinissimi fra loro a formare un trenino ma senza alcuna possibilità per veri tentativi di sorpasso. Tutti hanno mantenuto un po’ di ritmo nelle gomme, e riescono a tenere a debita distanza i rivali.

E, così, Vettel torna alla vittoria dopo più di un anno, sul circuito che ama di più, rispondendo a tutti quelli che dopo Monza lo davano per finito. Leclerc accetta con serenità il secondo posto in una gara che doveva essere sua. E Verstappen sale sul podio inaspettatamente, avendo corso in difesa con la PU depotenziata. Le due Mercedes arrivano quarta e quinta con Hamilton che non ha mai trovato il ritmo davanti al maggiordomo Bottas, che, forse, oggi ne aveva più di lui. Al sesto posto un ottimo Albon il quale per ora deve solo portare a casa la sua Red Bull, e ci sta riuscendo.

Seguono il sempre ottimo Lando Norris, e Gasly ritornato su buoni livelli dopo il declassamento. Chiudono la zona punti Hulkenberg e Giovinazzi, riusciti a rimontare bene dopo essere finiti nei bassifondi a causa rispettivamente dell’incidente iniziale e di una strategia discutibile della squadra che aveva fatto passare l’italiano da una improbabile prima posizione alle retrovie.

Solita gara improduttiva per le Haas, costantemente in mezzo ai guai, e poca fortuna anche per le Force India, con Perez ritirato e Stroll vittima di un contatto dopo avere occupato le prime posizioni. Da segnalare ancora una volta la “buona” prestazione della Williams, in grado di duellare costantemente con altre macchine, cosa che all’inizio della stagione sembrava un’utopia.

Fra una sola settimana si corre a Sochi. I due campionati del mondo non sono ovviamente in discussione, da tempo, ma probabilmente in Mercedes qualche domanda stanno iniziando a porsela. Se Spa e Monza erano sembrati più exploit frutto del talento e della fame di Leclerc, quella di Singapore è stata una sconfitta a 360°. La Ferrari e i suoi piloti sono stati migliori sotto tutti gli aspetti, dalla velocità sul giro alla gestione della gara. Bisogna dare atto a chi lavora a Maranello che il lavoro di sviluppo ha portato dei frutti eccezionali. In tutte le stagioni dal 2009 in poi, dopo la pausa estiva la Ferrari era sempre ritornata in pista fortemente indebolita, incapace di vincere. Quest’anno è addirittura imbattuta. E’ un cambiamento destinato a durare?

P.S. a chi sostiene che Leclerc dovesse tornare davanti “for the championship” faccio notare che, come ho scritto, “the championship” è andato da un pezzo, e che il ragazzo ha bisogno anche di queste lezioni. E, a mio parere, almeno stando alle dichiarazioni del post-gara, ha recepito il messaggio. La Ferrari fa benissimo a non avere, nei suoi confronti, lo stesso atteggiamento che un certo Ron Dennis ebbe con due dei suoi protetti, arrivando al punto di fare reclamo contro la sua stessa squadra, o a cacciarne il compagno sostituendolo con delle comparse, per assecondare le loro volontà.

 

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @ScuderiaFerrari

F1 2019 SINGAPOREAN GP: AN INTRODUCTION

Singapore Street Circuit 2019.

Tradotto: la ricreazione è finita. Almeno per quanto riguarda casa Ferrari. Si perché se c’è un tracciato in cui la rossa rischia di essere presa a schiaffoni è proprio quello di Singapore, tutto curve a 90° e medio-lento, il che equivale alle sabbie mobili per la rossa di Maranello.

E’ stato annunciato un aggiornamento aerodinamico volto proprio a risolvere le lacune palesate sui circuiti in cui c’è da “girare” parecchio, ma è probabile che in ogni caso una zucca non possa diventare improvvisamente una carrozza e che per la Scuderia si tratterà essenzialmente di limitare i danni e, magari raccogliere qualche dato utile nella verifica di questo pacchetto aerodinamico che possa servire per la monoposto 2020.

Singapore è, in teoria, anche uno dei circuiti preferiti di Vettel, quindi quale luogo migliore per sfoderare una prestazione degna del 4 volte campione del mondo e dimenticare l’ennesimo errore occorso a Monza. Ecco, la teoria è una cosa e la pratica, soprattutto in questo tempi bui per il tedesco di Heppenheim, rischia di essere molto più insidiosa di quanto non si possa credere. Sia per la spirale negativa alla guida e che il linguaggio del corpo non fa che palesare, e anche per la verve che il ragazzino monegasco Leclerc sta mettendo in campo e il “peso” che sta avendo all’interno del team.

Una verve che assomiglia al più classico macigno sulla carriera di un Vettel che sente calare sempre di più le sue quotazioni all’interno del mondo Ferrari. Urge una prova d’orgoglio che quanto meno tenga a bada la corsa scatenata di un Leclerc che nel giro di due settimane ha messo un ipoteca su chi sarà il primo pilota già all’inizio della prossima stagione.

Con tutta probabilità Hamilton non dovrà preoccuparsi di un nuovo duello con Leclerc, vista la scarsa competitività della rossa su tracciati di questo tipo. Ma, come in una porta girevole, esce di scnea Leclerc e rientra in gioco prepotentemente Verstappen per la lotta alla vittoria.

immagine da trailblazertour.com

Red Bull e l’olandese hanno prenotato, almeno nelle intenzioni, questo appuntamento già da mesi e si può immaginare con quale voglia si presenteranno già nelle PL1 del venerdì. Smaltite le penalizzazioni per aver introdotto la nuova PU vorranno in ogni modo arrivare alla terza vittoria stagionale, impensabile a inizio stagione. In più avranno un Albon che sta ripagando la fiducia che gli è stata accordata e in pratica corre “quasi” in casa.

E Bottas? Tutto sommato è “solo” secondo nel mondiale e ha tutto per essere della partita anche a Singapore. Ma la sensazione è che ormai il suo ruolo sia sempre di più quello del vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.

Sempre considerando le caratteristiche dello stradale di Singapore, weekend che si annuncia duro per Renault, sempre che Ricciardo non si inventi qualcosa di particolare. Quello che per esempio potrebbe inventarsi Raikkonen, anche se, come nel caso appena citato, anche per Alfa Romeo-Sauber non sembrano esserci le condizioni minime per un risultato di livello.

Curiosità invece per quanto riguarda McLaren, Toro Rosso e Racing Point. I primi perché sono attesi ad un riscatto dopo due GP sottotono e hanno le potenzialità per farlo, i secondi perché possono anche loro sfruttare la PU Honda evoluta e i terzi perché hanno un ottimo ricordo del Gp di Baku, tracciato non così difforme da quello di Singapore. Haas e Williams candidate naturali a fare numero.

Pirelli ha scelto le mescole C3, C4 e C5, le più morbide a disposizione. Il tracciato non dà particolari problemi di usura per cui non dovrebbe essere un problema terminare la gara con un solo pit e partendo con la mescola C5.

immagine da Pirelli.com

Le scelte dei top team sono state differenti tra loro con Mercedes con 8 treni di C5, Red Bull con 10 e Ferrari nel mezzo con 9, con Mercedes e Red Bull più sbilanciate sulle C3. Gli altri team sono tutti su 9/10 treni di C3 e 1/2 di C4 e C5. Solo Williams si differenzia totalmente snobbando le C5 e scegliendo con Kubica addirittura 5 treni di C4.

L’edizione 2018 videro il binomio Hamilton/Mercedes assolutamente ingiocabile, con una grandiosa pole al sabato e una gara vinta in scioltezza la domenica. La sensazione è che quest’anno, con il mondiale piloti ormai “in ghiaccio” e un Verstappen con un mezzo tecnico più performante, ci possa essere una bella lotta per la vittoria, considerando anche la variabile safety car che incide molto sulle strategie.

L’inglese quasi esa-campione non vince da due GP, siamo sicuri che cercherà la vittoria con maggiore determinazione. Anche perché di fare largo alla next-gen Leclerc-Verstappen non sembra proprio nei suoi piani.

*immagine in evidenza da f1grandprix.motorionline.com

Rocco Alessandro

 

La versione di Seldon: Cinderella Charles e le ruote di cristallo.

Il diamante, il carbone, la fibra di carbonio……
tutte espressioni geometriche e plastiche dell’elemento sul quale è basata la vita sulla Terra. Il carbone e il diamante sono la stessa pasta, ma lievitata a temperature e pressioni diverse (così vi risparmio una lagna sulle Kimberliti e i depositi lacustri…), a volte basta poco per fare la differenza…
La fibra di carbonio è carbonio su una matrice polimerica.
Bene, c’entra qualcosa questo con la F1? Certo, e tanto, ma a me serve solo per costruire le mie noiose metafore….
La verità è che leggendo qua e là ho appreso un particolare di Charles che non conoscevo, e cioè che ha perso il padre un paio d’anni fa, tra parentesi abbastanza giovane. Mentre faceva preziosa esperienza perdeva il riferimento maggiore, quel padre che lo accompagnava nella sua avventura su quattro ruote.
Non ho mai pensato che i lutti di certi personaggi fossero più significativi o meritevoli di attenzione rispetto ai nostri. Non ai miei. Ci dispiace, come ci dispiace per chiunque perda un affetto, e andiamo avanti…..e forse per questo, o forse per altro mi sono venuti in mente una favola e un film.
Il film: “Quand’è che capita? Quando capita davvero? Con chi ha funzionato? Tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene…..!
Quella granculo di Cenerentola!?”
Pretty Woman 1990
Il ragazzo di Montecarlo, uno dei meno danarosi della Formula 1 e che rischiava di fermarsi anni or sono per mancanza di sponsor, ha cominciato un po’ come Cenerentola quindi; pochi soldi e tanto sacrificio il padre, tanta passione, lui.
Chiariamo che essere “poveri” nel motorsport non significa non pagare le bollette, significa non coprire una stagione di categoria senza sponsor.
Ciò non toglie che il giovanotto di principesca cittadinanza ha dovuto sudare e ha visto a volte i suoi “fratellastri” arrivare a ballare nella gran sala del castello prima di lui. Ad un certo punto una fatina buona, credo italo-canadese, l’ha fatto salire su una carrozza bianco rossa con cui si è finalmente potuto recare al gran ballo. Qui il principe rosso (sempre l’italo-canadese uno e bino, forse trino…) l’ha notato, e dopo una breve ricerca gli ha fatto provare un’altra carrozza, sempre in fibra di carbonio, ma questa volta nella forma splendente del diamante. Come è capitato a pochi gli è calzata a pennello, come la famosa scarpina di cristallo, tanto che ora confermeranno il loro matrimonio finchè convenienza sportiva non li separi. E bisogna ammettere che i due sposi sono andati subito molto d’accordo.
In Bahrain, mentre Hamilton sorpassando la n. 5 causava uno spostamento d’aria che azionava la trottola, la n. 16 davanti viaggiava a vele spiegate come se fosse la versione B tanto agognata e mai vista a Barcellona in primavera. Per fortuna si trattava della prima gara, quando ancora il pessimismo più che giustificato dei tifosi rossi contemplava planate radenti di Murphy su qualsiasi prestazione, dunque filosofia a passeggio sui divani e savoir faire che neppure un Inglese che sorseggia il té delle cinque. La compassione di Hamilton sul podio poi era da registrare. Dubito che la rivedremo….
In Austria la tensione e la consapevolezza che another race stava andando a ramengo hanno regalato ben più bestemmie che in Maremma durante una briscola e tresette andati male. D’altronde c’era di mezzo anche Verstappen, e con lui le bestemmie vengono fuori come le lumache dopo la pioggia. Qui si è visto di che pasta è fatto il monegasco, perchè a Silverstone regala un bouquet di vernice a Verstappen subito dopo che questi l’aveva superato in corsia dopo il pit stop. Dichiarazione angelica di Charles: gli ho solo fatto capire che la pista non è solo sua…..! L’avrei baciato!
La favola: noi non sappiamo come sia andata a finire tra Cenerentola e il principe. Magari sono vissuti 120 anni, felici e contenti come dicono i finali delle favole. Magari invece hanno divorziato, lui l’ha fatta uccidere da un Killer, sbranare dai cani. Magari è finito al bar con gli amici (il Conte, il Barone e l’Autista……cit) per evitare di sentirla e vederla a casa. Dovremmo conoscere le favole apocrife.
Quindi non illudiamoci. Quando saremo più grandi rileggiamo la storia.
Intanto però sono rose e fiori……e non venitemi a dire che se Charles è la fortunata Cenerentola Lewis è lo sfortunato Calimero pulcino nero, perchè la sfiga quando va a cercare le sue vittime di casa in casa quella di Hamilton la scansa che neppure l’angelo della morte con le case degli ebrei in Egitto ai tempi di Mosè…
In Formula1 come in altri sport (come nella vita) la fortuna spesso non passa. A volte passa una volta sola, a volte più di una. Pochissimi riescono a prendere quell’unico treno, non tanti si rifanno col successivo. I più li perdono tutti quei treni.
Non è il caso del nostro Cenerentolo, lui ce l’ha fatta (perchè è bravo). Ora ha il compito più arduo, quello che uno come Lewis ha già assolto, non lasciarsela scappare questa fortuna, che si badi bene può cambiare anche colore!
Antonio.
Immagine in evidenza da: f1grandprix.motorionline.com

La versione di Seldon: Monza e ricorsi

La Formula 1 è per molti un’enciclopedia di passione. Alcuni, senza andare sul web, ricordano pure i diversi sponsor di una vettura anche di decenni or sono. Nutro per loro un’immensa invidia, io che ricordo solo tracce dei GP, linee generali. E’ sempre stato il mio modo di ricordare questo sport. Certo, ci sono eventi che mi hanno colpito e che ricordo meglio. Quello di domenica è sicuramente uno di questi ultimi. Se volessimo potremmo risparmiare vagonate di Bytes e non registrare questo GP di Monza appena concluso. E chi se lo scorda?

Di Charles si è cominciato a parlare anche troppo per i miei gusti. Un campione ha bisogno di spazi silenziosi in cui eliminare le tossine. E qui casca l’asino, essere in Ferrari ed essere un pilota di questi tempi significa diventare extra-social. D’altronde non poteva essere altrimenti per un “NON campione del Mondo” che appunto guida una Ferrari non eccezionale e che tuttavia al suo primo anno vince più del caposquadra. O ex caposquadra!

C’è il sospetto che se Carletto Magno avesse avuto una W10 Lewis sarebbe finito a 20 secondi…….Il ragazzo è sulla buona strada per acchiappare un tifo trasversale, spero (e credo) meno monocramatico e uterino di altri sulle tribune, ma più vero, più sentito.

Ma parliamo di Lewis!Il campione del Mondo in carica ha dimostrato per l’ennesima volta che se vuoi diventare il prossimo campione devi prima batterti con lui e sconfiggerlo. Ed è un’impresa tutt’altro che semplice! Sono convinto che al momento, complice lo stato mentale poco brillante di Vettel, solo altri due a parità di macchina possono rivaleggiare col nero. A parità di macchina ho detto! Domenica non era così, anche se Charles lo ha fatto sembrare tale. Il nero è stato sugli scarichi del monegasco per 42 giri, e qui andrò a fare due considerazioni.

La prima è che Charles, ed è per questo che lo si celebra, ha resistito alla pressione di un mastino come Lewis che guidava una macchina con una leggera superiorità. E durante questo lungo tratto di gara gli attacchi di Lewis sono stati tutto sommato pochi grazie alle caratteristiche della SF90 che nei rettilinei è obiettivamente velocissima e difficile da avvicinare. Ma la guida quasi perfetta di Charles specie nella percorrenza della parabolica, di certo non un tratto a favore della rossa, ha fatto la differenza.

L’altra considerazione, questa volta pro Lewis, è che quest’ultimo ha guidato in aria sporca tutta la gara, e in questa condizione la tenuta e il degrado ne risentono negativamente. Nonostante ciò non ha mollato l’osso neppure per un giro, e ha fatto un solo piccolo errore a gomme usurate, e nell’unico serio tentativo di sorpasso. Notevole! E ha stancato il ragazzo.

Quello che è successo verso la fine, quando Bottas con gomme fresche gialle si avvicinava al suo compagno merita però un punto di vista più “cattivo” di quanto raccontato. Cioè, quando ad un certo punto in molti si aspettavano un invito a Lewis a lasciare strada al compagno per andare a caccia di Charles, questi sbaglia la staccata, zigzaga tra gli ostacoli alla variante, e viene passato dal compagno. Mi sono ricordato di un episodio qualche anno fa con Rosberg.

Insomma, com’è come non è, l’inseguimento rabbioso di Lewis mi ha ricordato un altro inseguimento rabbioso di 14 anni fa. Ma non voglio portare troppo in là le similitudini, perchè poi si finisce per ragionare come quando arrivò  Vettel, nella quale occasione qualcuno si affannò a far notare come la temperatura e l’umidità dell’aria, la posizione della luna, i pianeti allineati al suo debutto fossero tutti simili o uguali a quelli presenti al debutto di Shumacher. Quindi sicuramente altri 5 titoli mondiali…..! Vediamo se quel qualcuno ora si impegnerà a trovare le similitudini con l’addio di Alonso……

Detto ciò, in quel GP di S.Marino del 2005, Shumacher, recuperate un po’ di posizioni, a 13 giri dalla fine si incolla al posteriore di Alonso e della sua Renault, e pur con una macchina più performante e dopo aver provato a passare in tutti pertugi del circuito si arrende all’asturiano.

Questi due episodi hanno in comune due giovani che si difendono, e due campioni (totale 12 (tra poco 13) mondiali!!!!!) con una macchina e una determinazione difficili da arginare. Entrambi gli episodi per me rappresentano uno scatto generazionale. Perchè il momento è giusto, perchè i protagonisti sono giusti, perchè le motivazioni dei giovani sono più forti. La fame di chi non ha ancora vinto niente è insaziabile, quella di chi ha vinto tutto è attenta.

La conclusione, molto vicina o meno vicina in fondo la conosciamo. E tale sarebbe anche se il protagonista del futuro fosse un altro….ma questa è un’altra storia, speriamo bella.

Seldon

 

 

Immagine in evidenza da: motorsport.com e pilotiemotori.blogspot.com

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