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LE NON PAGELLE DI MIAMI 2026

Miami, terra di eccessi, di finzioni sceniche, di finte navi da crociera con piscina che più pacchiane non si può, di verità sportive che, ogni tanto, emergono con violenza brutale. Dopo Melbourne avevamo dei sospetti, in Cina abbiamo lasciato qualche lacrima di commozione ma c’era il sentore di colpo di fortuna, in Giappone quasi non ci credevamo e ora? dopo Miami? Tre indizi la fanno una prova inconfutabile?

Andrea Kimi Antonelli non è il futuro della Formula 1. È il presente, e pure un presente che picchia forte.

Su un circuito sporco, complesso, per certi versi illogico come Miami, dove la gestione dell’energia elettrica è una tortura mentale e ogni errore si paga a carissimo prezzo, è emersa una gerarchia chiara. Qualcuno cresce, come McLaren che fa un salto quantico rispetto alle prime due gare e supera in un balzo Ferrari (che pure ha detto la sua con aggiornamenti per una volta efficaci anche se non abbastanza) e Mercedes (non ci fosse Kimi, ovviamente). Qualcuno regredisce. Qualcuno, semplicemente, viene messo in imbarazzo.

E ora sì, senza ulteriori preamboli: non‑pagelle, con qualche cattiveria aggiunta.

  1. ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 10 e lode

Tre. Vittorie. Consecutive.

Fermiamoci un attimo, respiriamo, e rendiamoci conto della portata. Terza vittoria di fila nella sua primissima stagione vera, quantomeno in quella in cui è chiamato a far vedere che non è una trovata pubblicitaria, su una Formula 1 completamente rivoluzionata, contro gente che dovrebbe insegnargli il mestiere.
E invece sono loro che le prendono.

A Miami Antonelli non vince per caso, non vince per strategia, non vince perché “gli altri sbagliano” e nemmeno per qualche momento fortunato. Vince perché è il più veloce, perché guida meglio, perché sbaglia meno. Punto.
La gestione della gara è semplicemente imbarazzante per la concorrenza: decide lui quando spingere, quando controllare, quando uccidere sportivamente chiunque osi avvicinarsi.

Controlla la sfuriata di Leclerc a inizio gara e poi aggredisce quando c’è da aggredire con una perentorietà da campione (che era la sua mancanza principale dell’anno scorso).

Russell? Mai davvero in partita.
Norris? Ci prova, ma è come lottare contro uno che gioca su un altro livello.

Antonelli sembra uno che questa Formula 1 l’ha capita prima ancora che inizi il mondiale. E la cosa più inquietante è che lo fa con una naturalezza disarmante, senza isterismi, senza team radio ansiosi, senza nemmeno dare la sensazione di uno sforzo sovrumano in questo mostrando la naturalezza di un dominio che abbiamo visto, negli ultimi anni, solo con Max (e talvolta con Piastri che però…).

Se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che Mercedes abbia fatto “all in” sul cavallo giusto… ecco, può serenamente metterli via.

  1. LANDO NORRIS – voto 8 ½

La McLaren risorge. Finalmente.
E Lando, peraltro in uno dei suoi circuiti preferiti, la porta dove può.

Secondo posto solido, limpido, senza errori, e soprattutto senza l’aria smarrita vista a inizio stagione. Norris fa una gara intelligente, costante, persino brillante a tratti. Ma c’è un problema: davanti a lui c’è Antonelli. E contro Antonelli, oggi, non basta essere bravi.

Lando ci prova, resta aggrappato, tiene botta nei momenti chiave. La parte più bella della corsa è stato quell’infinito numero di giri in cui Lando ha tenuto testa a Kimi, sempre a 1 secondo o persino meno. Ma è sempre stato nella posizione scomoda di chi resiste, non di chi comanda. McLaren è tornata viva e competitiva, e questo è il vero dato positivo del suo weekend. Il secondo posto, quindi, è tutto fuorché un fallimento.

Ma non è una vittoria. E non è mai sembrato davvero possibile che lo fosse.

  1. OSCAR PIASTRI – voto 7

Podio, sì. Ma con un asterisco grande come una casa.

Piastri beneficia pienamente della resurrezione McLaren, questo è innegabile. Ma se confrontiamo le due prestazioni papaya, emerge una differenza piuttosto chiara: Norris sembra guidare la macchina, Piastri sembra subirla. Ha alternato momenti brillanti a momenti inquietanti, come se per l’appunto fosse un po’ portato a spasso dalla pur brillante vettura che si è ritrovato a guidare. Difficile da definire. La sensazione è che non padroneggi ancora bene le tecnicalità di guida con questi nuovi motori e che vada seguendo alla lettera il “compitino” preparato dal muretto. Ma da lui non vogliamo questo, no?

Il terzo posto, peraltro, arriva grazie al clamoroso regalo di Leclerc nel finale. Fino a quel momento Oscar era corretto, pulito, ma anche piuttosto opaco. Mai uno sprazzo di vera cattiveria agonistica, mai la sensazione che potesse fare qualcosa di “in più” e, soprattutto, con un ritmo neanche lontanamente paragonabile a quello di Norris.

In un contesto in cui la McLaren torna competitiva, Piastri avrebbe dovuto mettersi maggiormente in mostra. Invece resta lì, ordinato, educato, un filo anonimo. E il confronto interno, questa volta, pende senza grandi discussioni dalla parte di Norris.

  1. GEORGE RUSSELL – voto 6.5

Il risultato è buono. La prestazione, un po’ meno.

Quarto posto, certo. Ma Russell a Miami viene letteralmente asfaltato dal compagno di squadra. E non di poco. Non è una questione di strategia o sfortuna: è proprio una questione di passo, di controllo, di velocità pura.

George sembra quasi spaesato di fronte a un Antonelli che in questa fase della stagione gli mangia in testa sul piano tecnico e mentale. La gestione dell’energia, suo presunto punto di forza nei test e nel primo GP dell’anno, sembra svanita nel nulla e, soprattutto, sembra navigare nel totale disinteresse dei media e della squadra.

Nonostante tutto ciò, Russell porta a casa il massimo possibile ma è chiaro che la situazione si è messa malissimo. Urge un immediato ritorno a quelle che erano le previsioni di inizio anno perché con il recupero di McLaren e di Ferrari Toto ci mette un secondo a gerarchizzare tutto in favore di Kimi. Ma a quel punto la sua carriera che fine farà? Staremo a vedere.

  1. MAX VERSTAPPEN – voto 7

L’inizio di gara è un casino totale.
Max, per una volta, sbaglia a calcolare lo spazio tra lui e Leclerc e il passaggio sul cordolo si rivela fatale. Oppure, il che cambia poco l’esito finale, si può pensare che abbia preteso troppo. Il testacoda che ne deriva si rivela disastroso per le sue velleità di vittoria ma non è la prima volta che gli capita di girarsi in quel modo, riuscire a controllare la vettura per poi ricominciare la gara come niente fosse: se non è abilità sovrumana quella non saprei come altro qualificarla. È fortunato a non essere centrato da nessuno ma d’altra parte si era in una lenta chicane e gli altri hanno avuto il tempo per evitarlo senza che si creassero soverchi pericoli.

È in questo modo che succede la cosa più “verstappeniana” del mondo: si rimette insieme, sistema la situazione e porta a casa un risultato che, viste le premesse, è più che dignitoso. Chiaramente l’idea di anticipare il cambio gomme teneva conto della pioggia che più e più volte è stata preconizzata dai radar, pioggia che non è arrivata e non c’è stata alcuna possibilità di agganciare il podio.
Gli aggiornamenti tecnici sembrano comunque essere molto positivi,  con Hadjar messo a distanza siderale in qualifica e con la curiosa ampiezza dell’apertura dell’ala posteriore che risalta parecchio nelle inquadrature televisive anche se  non so quanto vantaggio reale porti. In ogni caso, visto anche il risultato in qualifica, la Red Bull a Miami sembra finalmente tornata a livelli decenti e il quinto posto finale lascia segnali incoraggianti.

Non è il Verstappen dominatore cui siamo abituati, ma è ancora quello che massimizza tutto ciò che ha. E, onestamente, basta già questo per tenerlo nella conversazione mondiale.

  1. LEWIS HAMILTON – voto 6

Delusione? Sì ma con i dovuti distinguo.

Dopo un buon avvio di stagione e con aggiornamenti tecnici importanti sulla vettura, ci si aspettava molto di più. Invece Hamilton a Miami è opaco, quasi invisibile, e mai davvero dentro la gara.

L’ottima partenza è subito vanificata dal 360° di Max che lo costringe indietro. Il successivo duello con Gasly è disastroso perché ha un contatto che gli apre un buco sulla paratia laterale con la conseguenza che il motore va male per tutta la gara. La delusione quindi non riguarda la gara, in cui ha potuto far poco, ma la qualifica dove per la seconda gara di fila (dopo l’incoraggiante inizio di stagione) subisce un distacco notevole da Leclerc, simile a quelli che si prendeva l’anno scorso. Mah.

  1. FRANCO COLAPINTO – voto 9

Wow. Davvero wow.

L’argentino, dopo un’eccellente qualifica in cui non solo va finalmente in Q3 ma va anche più forte di Gasly, che sino ad oggi l’aveva asfaltato, si butta nella mischia senza timori reverenziali, guida con grinta, lucidità e una voglia che trasuda da ogni curva. E grazie anche al pasticcio clamoroso di Leclerc nell’ultimo giro, porta a casa il miglior risultato della sua carriera.

Ma attenzione: come accennato, pur su altro livello, per Antonelli, il suo ottimo risultato non è dovuto solo a questo o quel colpo di fortuna. Colapinto c’è stato, eccome, grazie ad un ritmo che il gruppo “degli altri” se lo sognava. Alpine è probabilmente la sorpresa della stagione anche a prescindere dal motore Mercedes e fa punti anche quando la sua punta finisce fuori gara. Bene così

  1. CHARLES LECLERC – voto 9 (con amarissimo 3 di riserva)

Dopo la relativa delusione delle qualifiche il nostro buon Charles sfodera una partenza con una mossa geniale, una di quelle che dovrebbero finire negli annali della Formula 1 moderna. Una roba da maestro. Non è solo il consueto stacco da record, che in questa stagione Ferrari ci riserva ogni volta, a renderla tale. È la straordinaria lucidità con cui affronta la prima curva dopo aver calcolato sia la mossa di Antonelli che quella conseguente di Max. Anticipare la frenata per prendere l’interno della curva è normalmente una mossa che si fa in corso di gara, non in partenza ove si cerca di massimizzare la posizione e poi tentare di mantenerla per il resto del giro. La frenata tattica di Leclerc appare dunque innaturale in quel frangente. Eppure lui decide di farla. Ogni volta che vedo queste cose non posso fare a meno di meravigliarmi di fronte alla capacità di questi fenomeni di capire e calcolare situazioni in frazioni di secondo infinitesimali.

Semplicemente strepitoso.

I primi giri sono eccellenti ma ciononostante la sua leadership dura poco. Riesce comunque a stare in gara per parecchio tempo. Anche lui è un po’ condizionato dall’attesa della pioggia e sebbene in team radio esprima insoddisfazione per il pit c’è da dire che era un vero terno al lotto capire l’evoluzione meteo. È comunque eccezionale nel recuperare e superare Russell e per tutto il resto della gara è veloce e lucido. Tutto bene dunque? Podio assicurato? Purtroppo no. Superato dal non irresistibile Piastri odierno proprio all’ingresso del “last lap” decide, giustamente, di settare la vettura per riprendersi la posizione. Ma lo fa male. E si gira in modo maldestro danneggiando la vettura in curva tre. Di lì in avanti pasticcia malamente con parecchi tagli di traiettoria che gli costano la penalità e due-tre posizioni nella classifica ufficiale. Un errore non da Leclerc, non a questo livello, che dà la misura come queste vetture siano ancora difficilissime da gestire fuori dalle condizioni standard.

Peccato.

  1. CARLOS SAINZ – voto 7 ½

Williams rimane un mistero degno di X‑Files.
Prima sembra un disastro totale, poi improvvisamente permette a Sainz di scatenarsi e vincere la gara degli “altri” .

Carlos guida alla grande, sfrutta ogni spiraglio, trova anche il tempo di litigare con Verstappen e mette ordine dove sembra non ce ne sia. Ottima gara, solida, intelligente, in cui sfrutta tutte le caratteristiche che gli riconosciamo da sempre.
Peccato solo per Colapinto… che gli ruba i riflettori.

  1. ALEX ALBON – voto 7

Stesso discorso di Sainz, con però un dettaglio non trascurabile: gli arriva dietro.
Buona gara, certo, ma il confronto interno stavolta pende dal lato dello spagnolo.

Niente meriti o demeriti a Miami: gli aggiornamenti portati in griglia a macchia di leopardo rendono la competizione ancora molto difficile da decifrare con Cadillac e Aston Martin ancora indietro, Audi che mi sembra peggiorata nel confronto relativo e tutti i piloti del secondo gruppo costretti ancora a remare in cerca della miglior configurazione tra elettrico e termico. Vedremo come si svilupperà il tema tecnico durante il corso della stagione perché la cosa più evidente, dopo l’enorme passo in avanti fatto da McLaren, è che ci sono grandi margini di miglioramento un po’ per tutti.

CONCLUSIONE MOLTO POCO NEUTRALE

Miami ci consegna infine una realtà chiara e piuttosto brutale:
la Formula 1 del 2026 ha già un punto fermo. E si chiama Andrea Kimi Antonelli.

Gli altri inseguono. Alcuni bene. Altri male. Alcuni con il fiatone.

E il mondiale, improvvisamente, ha preso una piega tremendamente interessante.

 

BASTIAN CONTRARIO (IV): Cornuto e mazziato

Il GP di Miami girato in uno scenario poco consono alla f1 e, di sicuro congeniale a queste monoposto elettrificate, ha sancito l’inizio del mondiale 2026. Come ho scritto più volte, considerando la mole di novità portate in Florida e, il fatto che i primi tre GP dell’anno altro non sono stati che una naturale continuazione dei test di Febbraio, trovo giusto considerare il GP corso domenica scorso come l’inizio di tutto, anche a causa della pausa forzata che tutti hanno dovuto rispettare. Pausa che è servita a tutti i team per potersi riorganizzare tecnicamente, al fine di potersi far trovare più preparati possibili in griglia di partenza. Pausa che è servita anche all’Organizzatore (FIA e Libety Media), per poter cercare di aggiustare il più possibile un regolamento nato malissimo, in nome di un’ideologia e non della domanda del mercato, ed eseguito anche peggio. Sono serviti dunque i cambiamenti apportati a questa nuova e ecologica F1?

Il primo cornuto e mazziato di questo mio scritto dunque, è proprio il Sistema F1 tutto, il quale ha cambiato molto per non cambiare assolutamente nulla. Hanno venduto il prodotto come migliorato, agendo naturalmente sulla componente elettrica e, non solo non è cambiato nulla addirittura si sono confermati i rapporti di forza che già conoscevamo, tagliando fuori proprio la squadra che più fa gola al mercato e cioè la Ferrari. Il problema di fondo di questo regolamento è proprio la proporzione di potenza che c’è tra il motore termico e quello elettrico e, sebbene abbassare l’energia di ricarica a sette Mega Joule è servito come palliativo, vero è che il problema rimane e rimarrà sempre, perché la matematica non è un opinione e, la fisica di certo non se la possono inventare. Non ci si lasci ingolosire da quanto visto in quel budello artificiale americano, perché la pista di Miami è, come si suol dire poco energivora, praticamente è una pista adatta proprio alle Formule E, da qui dunque l’apparente spettacolo che abbiamo potuto assistere. Ritengo che in piste più impegnative (già in Canada tra qualche settimana), tutto riemergerà a galla proprio come una cloaca quando tracima con il suo mefitico contenuto, solo che per allora saremo distratti dalle qualifiche (Sprint ed ufficiali) che comunque sono state “protette” dal super clipping e, dalle gare (Sprint e ufficiali… sigh) in cui vedremo sorpassi e contro sorpassi e, peccato che avremo sempre il dubbio se questi sono stati effettuati dall’estro del pilota in frenata oppure nell’aver saputo usare meglio il bottone della batteria. Infatti ciò che più mi rattristisce di questa Formula, ammesso che possa essere ancora chiamata cosi, è proprio il dubbio che infonde nel vedere queste azioni, le quali non si capisce del tutto fino a quanto siano genuine. Ad ogni modo, se qualcuno aveva qualche speranza che tutto ciò sarebbe stato abbandonato nel breve periodo, ci pensa il Presidente della FIA a “rassicurare” tutti, dicendo che si ritornerà ai motori normali; solo nel 2030. Premesso che questo annuncio è in fase di studio, visto che non sono venuto a conoscenza di riunioni nel decidere le prossime motorizzazioni, vero è che sappiamo sin da ora che quello che abbiamo visto domenica scorsa, lo dovremo vedere per ancora molti anni… di sicuro tutti dovranno rientrare negli investimenti profusi, per poi passare ad altro. Magari proprio quando Honda e Audi avranno raggiunto il loro picco prestazionale… cornuti e mazziati appunto!

Chi di corna e soprattutto di mazzate ne ha prese non poche, è stato il buon Russell il quale, diciamocelo apertamente, ha di sicuro sottovalutato il suo compagno e sopravvalutato le sue capacità nei riguardi dello stesso. Evidentemente Russell si è fatto due conti (sballati) l’anno scorso, proprio quando iniziò l’avventura del nostro italiano in Mercedes, visto che aveva scucito il deretano a Mr. Hamilton e, era stato palesemente davanti al suo nuovo compagno. Molto probabilmente, sapendo che mezzo avrebbe guidato quest’anno, avrà creduto che Kimi sarebbe stato sempre comodo secondo, con lui sempre vittorioso. Eppure il buon George i segnali li ha avuti tutti, visto e considerato che l nostro connazionale ha concluso l’anno in crescendo e, questo inizio di mondiale stupefacente, non è altro che la naturale prosecuzione di crescita iniziata proprio l’anno scorso. Aggiungo, dopo quanto visto ieri, che al momento non c’è limite alla crescita del nostro Kimi, considerando il modo in cui ha condotto il weekend innanzitutto e, la gara soprattutto. Ricordando innanzitutto a me stesso che questo ragazzo ha preso la patente di guida e, sostenuto l’esame di maturità solo qualche mese fa, è anche vero che il modo in cui ha condotto il GP, mettendosi dietro in qualifica gente come Verstappen e LeClerc, per poi tenere a bada il campione del mondo in carica (nonostante ciò che penso su Norris è comunque il campione attuale e, soprattutto ha una McLaren tra le mani), sembra quello di un consumato veterano. Indipendentemente su come la si pensi su questa attuale F1 e, dal fatto che Antonelli abbia la fortuna di condurre un mezzo altamente competitivo, è anche vero che le macchine e il modo di gestirle è uguale per tutti e, quello che ha dimostrato Kimi domenica scorsa non te lo puoi inventare, nemmeno se hai un mezzo superiore (Mercedes domenica non era da dominio): o ce l’hai o non ce l’hai. Il fatto che il compagno, a parità di macchina gli sia arrivato con più di trenta secondi dietro (un abisso umiliante), la dice lunga sulla caratura del nostro connazionale e, sul suo attuale stato di forma. Russell è nelle peste nere, perché con la sua esperienza (ed ingaggio), ci si aspettava una situazione completamente differente, invece non solo arriva dietro a Kimi, addirittura non vede nemmeno il podio; cornuto e mazziato George! Ad ogni modo continuo a sostenere, soprattutto con venti GP alla fine, che l’inglese sia il naturale pretendente al titolo sia perché l’esperienza sulla distanza farà la differenza e, sia perché mi rifiuto di credere che uno veloce come George le prenda a quel modo. Del resto la classifica parla chiaro, con l’inglese attardato rispetto al suo compagno di soli venti punti e, con un mondiale cosi lungo, questa distanza è risibile.

Nella lista dei cornuti e mazziati non poteva mancare la nostra Beneamata Ferrari, la quale nei test come nelle solite prove libere, ha illuso per poi far ricadere tutti (beati coloro i quali ancora credono a Vasseur!) coi piedi per terra. Ricapitolando la Rossa si presenta in Florida con tre quarti di macchina aggiornata, con addirittura la famigerata ala reverse (per il popolino “Macarena”) e, un Hamilton particolarmente in palla, a chiacchiere, asserendo che ha trovato al simulatore (nonostante le tante vacanze con la Kardashian… la sua è una vita impegnata non poco!) ben otto decimi e, che il problema non era il motore. I presupposti quindi per vedere un grande weekend c’erano tutti, a maggior ragione che lo stesso Vasseur ha detto che potevano vincere visto che sul passo erano forti, ed invece con un solo mese di pausa la Ferrari è passata da seconda forza (già in Giappone non lo eravamo più, feci notare che eravamo già in affanno) a quarta forza conclamata. A questa debacle, nonostante la SF-26 rimanga un’ottima macchina, si aggiunge la sovra performance di Charles per recuperare posizioni con conseguente uscita di pista prima e, penalità dopo: campioni del mondo dei cornuti e mazziati! Nelle interviste poi abbiamo ripreso col solito coro “scordato”: infatti Vasseur paragona la sua Ferrari alla Red Bull di Verstappen dell’anno scorso, dicendo che dopo l’estate si sono giocati il titolo fino ala fine. Il Team Principal asserisce ciò perché in estate dovrebbe arrivare l’aggiornamento al motore… davvero il rubicondo francese ha la presunzione di paragonare la sua squadra alla Red Bull del 2025? Senza contare che per la fine dell’estate i giochi saranno solo appannaggio di Mercedes e forse McLaren. Ancora: LeClerc in mondo visione, con cilicio alla mano, non fa che prendersi le colpe di tutti i mali del mondo e, il suo compagno di rimando, da la colpa a tutti tranne che a se stesso! Vedere questo Hamilton che parla di otto decimi ritrovati, per poi scornarsi con un Colapinto qualunque (con tutto il rispetto per Franco!) a settanta milioni l’anno e, vedere il suo sostituto che vince a raffica (correndo praticamente gratis, paragonato al “salario” di Lewis), fa venire un leggerissimo dubbio sul perché Toto non ha fatto il diavolo a quattro per trattenere il campione in squadra. Ora come per gli aggiornamenti in Florida, si aspetterà il “motorone” a fine estate e, proprio come per gli aggiornamenti anche gli avversari, sul comparto motoristico, non staranno a guardare solo che per allora il nostro Presidente sarà pronto a proclamare “Obiettivo 2027”, perché quello di quest’anno è già bello che andato! Eppure quello che è più triste in questa storia è che a partire proprio da Hamilton si invoca l’ADUO, cosa assolutamente vergognosa: Ferrari con quattro anni di anticipo ha puntato tutto su questo regolamento (lo proclamò lo stesso presidente Elkann) e, come logica vuole, sarebbe dovuta essere stata lei il riferimento e non Mercedes, gli altri team avrebbero dovuto invocare l’ADUO e non Ferrari, invece non solo bisogna elemosinare l’aiuto regolamentare, addirittura Red Bull che si fa il motore in casa per la prima volta, quasi sicuramente non avrà diritto ad usufruire dell’ADUO perché ha il motore più potente della Rossa; cornuti e mazziati è dire poco.

Concludo il mio scritto rivolgendo il mio saluto ad un campione innanzitutto nella vita, prima che nello sport.

Ciao Alex, per sempre nei nostri cuori.

Vito Quaranta

F1 2026 – GRAN PREMIO DI MIAMI

Dopo una forzata e inaspettata pausa primaverile la F1 torna in pista a Miami per il gran premio omonimo e con una lunga serie di novità e aspettative.

Forse è eccessivo parlare di un nuovo inizio con annesso cambiamento dei valori visti fino a questo momento ma, complice la lunga pausa con annessi aggiornamenti per tutti e le modifiche al regolamento, la curiosità su quello che si potrà vedere in pista è tanta. Che poi questo si traduca in uno spettacolo meno artificioso è pura utopia ma non si sa mai…

immagine da f1granprixmotorionline.com

Partiamo dalle modifiche del regolamento che riassumeremo brevemente:

– ricarica massima consentita nelle qualifiche che passa da 8 a 7 MJ volta ad avere giri più tirati, meno lift and coast e meno super-clipping. In teoria dovrebbe consentire dei veri giri da qualifica ma molto dipenderà dal tipo di tracciato. Potenza di picco del super-clipping aumentata a 350 Kw.

– boost in gara limitato a 150 Kw nelle fasi di sorpasso e a 250 Kw nelle parti che non sono di accellerazione. L’obbiettivo è non avere episodi come quello dell’incidente Bearman-Colapinto a Suzuka.

– intervento aggiuntivo della MGU-K in caso di partenza deficitaria e garantire un’accellerazione accettabile e ridurre rischio di incidenti. A questo saranno aggiunte un sistema di luci posteriori e laterlai che avvertiranno chi segue le monoposto con una partenza lenta. Inoltre sarà azzerato il contatore di energia all’inizio del giro di formazione. Tutto ciò per ridurre rischi di incidenti allo start.

– in caso di pista bagnata saranno aumentate le temperature delle termocoperte e riduzione dell’attivazione massima dell’ERS per ridurre la coppia a disposizione.

Quindi in sostanza norme che cercano più sicurezza e di dare nuovamente un ruolo più centrale al pilota. Ci sono comunque già tante critiche: dato che il “monte” di energia termica ed elettrica rimane invariato, il fatto di ridurre la potenza elettrica disponibile in qualifica renderà il pilota più libero ma con meno potenza complessiva a disposizione.

immagine da lottomatica.sport

Il rischio è quello di avere tanto clipping in rettilineo perchè i team prediligono l’utilizzo della potenza elettrica in accellerazione dove paga di più e questo comporterà meno potenza elettrica da impiegare in rettilineo. Meno lift and coast forse ma monoposto comunque lente sul dritto con conseguenti tempi più alti sul giro. L’aumento della potenza di ricarica nella fase di clipping è la classica coperta corta: se usi più spinta elettrica diminuirà quella del motore termico che dovrà supportarla. In pratica raggiunta una certa velocità la cosa migliore che può accadere è un calo della velocità in rettilineo meno marcato rispetto a quello visto con il super-clipping.

In gara le limitazioni alla MGU-K causeranno inevitabilmente una limitazione della performance, forse con meno rischi per la sicurezza ma con monoposto complessivamente più lente e con a disposizione differenze di un centinaio di CV in base al tratto di pista affrontato.

Anche in partenza tanti dubbi poichè se un pilota parte male per un errore allo stacco o per una carica deficitaria della batteria sarà comunque aiutato ad accellerare meglio: in pratica che commetta un errore o meno avrà comunque un aiuto sottoforma di un traction control regolamentato. Non sembra proprio il massimo della sportività, soprattuto nei confronti dei team che hanno fatto scelte progettuali volte ad avere un migliore spunto in partenza.

immagine da f1loversteer.com

A questo si dovranno aggiungere gli aggiornamenti che i team avranno studiato in questo mese di pausa forzata che produranno inevitabilmente delle modifiche dei valori in campo anche se non dovrebbero rivoluzionare quanto visto fino ad ora.

In conclusione il Gp di Miami sarà grande esperimento in cui la federazione spera di aver trovato la risposta a tutta una serie di critiche in merito a quello che è diventata questa F1 moderna. Tentativo apprezzabile ma a bocce ferme sembra poco più di un brodino caldo o comunque una pezza peggiore del buco, anche perchè il buco in questione è così grande che si rischia di dover buttare via l’abito.

Vediamo cosa succede e poi si giudicherà ma fa molta tristezza leggere un Domenicali, uno che è nato e cresciuto con la F1 dei “trenini” e dei sorpassi propriamente detti affermare che la “F1 non ha alcun problema”, che l’importante è “avere azione in pista e che è inutile soffermarsi su discorsi filosofici e tecnici che la maggioranza dei tifosi non comprende” , che la “F1 si può amare anche per ragioni diverse rispetto alla gara in pista o ai piloti migliori al mondo”

Il focus è ormai orientato verso i “tifosi moderni”, gente giovane che vuole azione più o meno artificiale in pista e un evento superspettacolare anche fuori da essa che possa essere fruibile e spendibile via social e senza inutili complicazioni ingegneristiche che non ritengono rilevanti. E i fatti gli danno ragione, con il prodotto F1 in netta crescita di share e tifosi.

In questo gli fa da spalla Jacky Ickz che afferma che lo share è quello che conta. Mentre un Mansell invece va nella direzione diametralmente opposta: alcuni dei sorpassi di oggi sono ridicoli e il lift and coast anni ’80 era un’altra roba rispetto a quello che si vede oggi.

Chi avrà ragione?

*immagine in evidenza da adtesportsacademy.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Tutto finisce persino le lunghe pause forzate che la F1 ha dovuto subire causa motivi bellici. Si riprende in quel di Miami e, come dico da qualche settimana a questa parte, proprio in America inizierà il mondiale 2026. Sebbene il web sia in festa , per la ripresa dei giochi, il sottoscritto proprio non ne sente lo spirito e, per chi come me scrive di F1, non c’è niente di più triste. Cosa ancora più avvilente è il coacervo di regole mutate che sono state inserite, al fine di poter salvare il carrozzone, per cercare di arrivare fino alla fine del mondiale ammesso che la fine sia ad Abu Dhabi, come previsto da calendario.

Regole dicevo, ebbene la F1 ha reagito alla ridda di lamentele che gli appassionati hanno avanzato e, allo scempio che oggettivamente era impossibile non vedere. Tranne per Domenicali evidentemente, visto che il CEO di Liberty Media non solo ha difeso il prodotto, come giusto che sia, addirittura ha additato una determinata categoria di appassionati (quelli più vecchi), facendo capire che il loro è un modo anacronistico di pensare alle gare di F1. Eppure ciò stride non poco con la realtà, visto e considerato, che i social sono un luogo frequentato per la stragrande maggioranza proprio dalla nuova generazione, quella allevata da Netflix e abituata a credere che la F1 sia quella che si vede su “Drive to survive”, generazione che proprio a mezzo social si è lamentata non poco. Tuttavia la F1 odierna, in quanto sistema anche di comunicazione sa benissimo come agire e, l’insistere nell’erogare il prodotto alla fine genera assuefazione ed abitudine, proprio come con i motori ibridi che li stiamo sopportando dall’ormai lontano 2014. Ad ogni modo proprio a Miami verranno portati i correttivi appunto, che dovranno migliorare il weekend di gara a partire dalle qualifiche le quali, in nome di un’ideologia che il mercato sta bocciando, sono state violate e violentate nell’essenza! I suddetti correttivi non saranno altro che dei palliativi, del fumo negli occhi al fine di illudere il pubblico che si è ritornati alla normalità. Questo apparente miglioramento lo si ottiene anche in nome del sacrificio del tempo sul giro: infatti queste modifiche interverranno anche in questo aspetto e, sebbene la maggior parte dei professionisti del settore gridano a gran voce, che nessuno guarda il tempo sul giro e, che nessuno se ne frega che le vetture andranno più lente, ebbene il sottoscritto dichiara che ciò non è vero in quanto mi (dubito di essere solo) frega eccome se una F1 va più lenta del normale. Tempi sul giro più alti significa vetture più lente e, vetture più lente significa meno rischi da prendere in curva e, con una vettura più lenta bravi tutti suppongo. Ad ogni modo considerando la mole di novità che ci sono in ballo, tra correttivi da testare (sigh) ed aggiornamenti portati, le uniche prove libere del weekend (ebbene si, ci sarà la Sprint Race) sono state allungate di trenta minuti, quindi avremo ben novanta minuti totali di prove, anziché la canonica ora abituale. L’ipocrita F1 attuale, in un loop pindarico che si sbugiarda da sola, perché sebbene si batta tantissimo nel dire che le Free Practice ormai sono anacronistiche “Perché la gente vuole più azione”, ecco che è costretta ad arrivare a questi escamotage perché alla fine conta un solo verdetto, che è quello di mettere le ruote sull’asfalto e far girare le macchine per davvero e non sul simulatore.

A proposito di novità la differenza tra questa pausa forzata e, quella agostana, è quella che in estate tutti sono fermi mentre ora sono state ferme solamente le monoposto, mentre in fabbrica tutti hanno approfittato di questo stop per sfornare più novità possibili. Questo è solo il primo anno di questo nuovo regolamento ed ecco che la curva di miglioramento, almeno al momento, è praticamente esponenziale; ovviamente per chi azzeccherà gli aggiornamenti. In questo scenario di probabili migliorie, Ferrari gioca un ruolo fondamentale perché, come già detto, in questo anno Vasseur&Co. si giocano praticamente tutto. La SF-26 è nata bene, cosi bene da far uscire Toto Wolff allo scoperto per quanto riguarda l’argomento ADUO. Attualmente alla Rossa mancano trenta cavalli rispetto ai migliori e, gli aggiornamenti aerodinamici, uniti alla cura dimagrante della monoposto, dovrebbero fargli “tenere botta” per il resto del campionato, aspettando l’ufficialità dell’approvazione dell’ADUO appunto, al fine di poter usufruire della possibilità di portare per la fine dell’estate il motore aggiornato e, quindi porre le basi per potersi contendere il mondiale seriamente. Detto che la PU Red Bull (fatta in casa!) è accreditata come migliore della Rossa, tanto che quasi sicuramente non usufruirà dell’ADUO e, detto che ciò è assurdo per definizione visto e considerato che la Red Bull, al suo primo anno che si fabbrica un motore in casa, batte la Rossa proprio sul suo campo (quando in realtà dovrebbe essere la stessa Rossa il riferimento… fosse solo per gli annunci fatti quattro anni fa), vero è che i bibitari sul lato telaistico sono in ritardo (almeno per il momento) e, attualmente ciò che più teme Toto in questo momento, è proprio il ritorno della Ferrari la quale con un evidente deficit è stata l’unica fino ad ora a reggere il colpo. L’unica fino in Giappone, visto che proprio nella terra del sol levante abbiamo assistito al ritorno della McLaren la quale, per bocca di Stella, ora il divario motoristico con la casa madre è stato praticamente annullato.

La sfida più grande per Ferrari è quella degli sviluppi, materia nella quale ha sempre trovato evidente difficoltà e, materia nella quale deve dimostrare di essere migliorata, visto e considerato che se Ferrari porterà mezza macchina aggiornata, gli altri di certo non sono stati a guardare, a cominciare proprio dai diretti avversari ovvero McLaren e Red Bull. Mercedes attualmente fa uno sport a se stante e, finché la Rossa non colmerà il gap motoristico, i crucchi potranno stare relativamente tranquilli; McLaren permettendo si capisce. L’attuale vantaggio Mercedes lo si evince anche dal modo in cui hanno sfruttato il loro secondo (!) filming day, quindi duecento Km di concessione di test promozionali (sigh), concentrandosi (fonte Autoracer.it) principalmente sulle partenze, aspetto nel quale hanno peccato non poco specie con Antonelli. Questo viene messo in maggior risalto se si considerano, per contro, le partenze delle due Rosse (aspetto nel quale eccelle: bisogna vedere se sarà ancora cosi dopo questi correttivi che riguardano anche le partenze stesse), le quali hanno sempre bruciato i due alfieri AMG allo start. Fino ad ora sia Kimi che George si sono potuti permettere il lusso di perdere posizioni al via, considerando l’evidente vantaggio prestazionale della loro W-17 in gara, solo fino a quando potrà essere cosi?

Non c’è che dire per il prossimo weekend c’è molta carne al fuoco e, di sicuro questo GP sarà per molti atteso proprio per la ridda di novità che porta, resta solo da capire se queste novità riusciranno a rivitalizzare un po’ la credibilità di questa F1 elettrificata oppure semplicemente non cambierà nulla, salvo spacciare questo non cambiamento per il solito successone.

Buon GP di Miami a tutti.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Siamo giunti ad un momento importante di questa pausa forzata, osservata in questo mese di Aprile, per i tristi motivi ormai noti. Infatti in questa settimana si dovranno definire i correttivi, che in seguito dovranno poi essere approvati in via ufficiale, prima del via del prossimo GP di Miami. Le discussioni svolte tra i motoristi sembra siano state accese e di non facile soluzione, perché sebbene queste debbano essere prese “per il bene dello sport”, è evidente che tutti ci vogliono guadagnare: chi è in vantaggio naturalmente vorrà conservare il proprio primato, mentre al contrario, chi è in ritardo vuole cercare di portare a casa più fieno in cascina possibile. Come già tutti sanno la riduzione della potenza elettrica, sarà molto probabilmente, la soluzione più accreditata al fine di marginalizzare i fenomeni di super clipping e lift&cost, fenomeni che sono evidenti più che mai in qualifica. Inutile dire che questi correttivi altro non saranno che dei palliativi, anche perché c’è da tenere in considerazione il fatto, che queste unità di potenza, sono state concepite proprio per operare in simbiosi con una batteria al massimo della sua capacità. Com’è facile intuire si cercherà di accontentare un po’ tutti, solo bisogna chiedersi con questi “tutti” chi si intende: le squadre oppure i tifosi? Leggendo le dichiarazioni di Domenicali, questi ultimi sono contenti “del prodotto” cosi com’è e, che l’unico intervento vero che si deve operare è proprio in qualifica. Lo stesso CEO di Liberty Media, preso da un impeto difensivo molto acceso, ha anche asserito che i tifosi vecchio stampo “hanno la memoria corta”, visto che anche con le vetture turbo degli ani 80 i piloti erano costretti a fare “lico” per poter risparmiare carburante. Con tutto il rispetto che posso nutrire per Stefano Domenicali, ritengo senza mezze misure che, chiunque paragoni questa attuale F1 con quella del passato, o è in malafede oppure è un ignorante patentato!

Naturalmente uno come Domenicali è una persona troppo preparata per poterlo considerare come un neofita di questo settore, ergo quindi che il giudizio sulla sua persona debba più propendere per la prima opzione, cosa che accetto pure visto e considerato gli interessi in ballo e, che lui è stato scelto proprio per far quadrare i conti della stessa Liberty Media. Perciò è vero che accetto la sua difesa, solo mi sarei aspettato una maggiore eleganza e, soprattutto rispetto, per chi ha sempre seguito la F1 e quindi contribuito a renderla grande cioè gli appassionati della vecchia guardia. Premesso che nemmeno quelli più giovani sono degli stupidi e, tanti si sono resi conto che è evidente che c’è qualcosa (ed uso un eufemismo) che non va, vero è che davvero si vuole paragonare quello che avveniva negli anni 80, con lo scempio che dobbiamo assistere da tre weekend di gara a questa parte? Ritengo Domenicali troppo scaltro per credere che lo pensi davvero, ed egli stesso si tradisce proprio quando afferma che tutti quelli che “ci mangiano” con la F1, dovrebbero essere più accorti nelle critiche, considerando lo status che hanno. Ecco questo a mio avviso è la parte più importante del suo discorso, nell’intervista rilasciata la settimana scorsa, dove tutto viene incentrato sul posto al sole che ognuno possiede e che naturalmente nessuno vuole mollare: per la serie se siamo ricchi e privilegiati dobbiamo ingoiare la qualunque! Più o meno lo stesso discorso che fece Lando, attaccando Max durante i test in Bahrein, salvo poi rimangiarsi tutto o quasi. Intanto il mercato, con la sua legge che non perdona (domanda ed offerta), ha già fatto sentire la sua voce visto e considerato che nella maggior parte d’Europa gli ascolti sono calati, a differenza dell’Italia in luogo del quale questo trend viene giustificato col fatto che c’è un Italiano al comando. Sebbene mi piacerebbe credere molto a questa favoletta in realtà, dietro all’audience positiva in terra nostrana, ci sono ben altri motivi che non vale nemmeno la pena citare fosse solo per amore della pace per evitare le polemiche che scaturirebbe questo discorso, di certo l’attuale Sistema non può continuare con il metodo seguito nei primi tre GP, ed ecco che necessariamente si arriverà ad uno o più correttivi che altro non saranno il contentino da dare a tutti. Anche perché, come già detto su queste righe, a mio giudizio non cambierà radicalmente i valori in campo a maggior ragione se, con l’abbassamento della potenza elettrica, l’uso del motore endotermico sarà ancora più preponderante e, Mercedes è risaputo che in tal senso ha il motore migliore.

A tal proposito bisogna ricordare che il prossimo GP di Miami sarà importante non solo per l’inizio di un nuovo mondiale, bensì anche perché dopo questo appuntamento sarà possibile attingere all’ADUO e, Toto Wolff in alcune sue dichiarazioni sembra abbastanza preoccupato. Infatti questo tecnicismo prestazionale, a differenza del BOP che viene utilizzato nell’endurance, non castra chi è più avanti bensì da la possibilità a chi è più indietro di poter recuperare terreno con le sole proprie forze. Sebbene vengano tessute le lodi dell’ADUO perché non è scontato che chi avrà l’opportunità di poterlo utilizzare, necessariamente debba migliorare, è anche vero che la F1 ci ha abituato proprio ad una cosa e cioè che col tempo tutti tendono a migliorare. Toto questo lo sa fin troppo bene e, forse proprio per questo si è mostrato quanto meno preoccupato sull’applicazione e, quindi l’utilizzo di questo strumento da parte dei team che sono in ritardo. Le sue parole (fonte Autoracer.it) sono illuminanti in tal senso: “Il principio dell’ADUO è permettere ai team che sono in difficoltà con la PU di recuperare terreno, ma non di superare gli altri. Deve essere molto chiaro che qualsiasi decisione presa, su qualsiasi team che riceve l’ADUO, può avere un grande impatto sulle prestazioni e sul campionato se non viene fatta con assoluta precisione, chiarezza e trasparenza”. Ancora: “Per come la vedo io, c’è un costruttori di motori che ha un problema (HONDA ndr) e dobbiamo aiutarlo, mentre gli altri sono più o meno sullo stesso livello. Sarei molto sorpreso e anche deluso se le decisioni sull’ADUO interferissero con la gerarchia competitiva… mi aspetto che la FIA utilizzi gli stessi dati e continui a proteggere l’integrità dello sport”.

Adoro (sarcasmo!) Toto Wolff perché sa usare le parole come una katana che si abbatte inesorabile sul collo dei suoi avversari. Dalle sue parole si evince, in soldoni, “va bene aiutare purché io rimanga sempre davanti”; non c’è che dire un genio! L’ADUO è uno strumento che aiuta chi è indietro per poter rimediare ai casini commessi in fase progettuale, allora mi chiedo come sarà possibile non effettuare l’eventuale sorpasso? Mi spiego meglio: se Ferrari riuscisse ad accedere a questo strumento e, a migliorare l’efficienza del suo motore, sarà inevitabile che questa si avvicinerà di più alla squadra di Toto se non addirittura a superarla. Il principio dell’utilizzo di questo strumento ha proprio questa finalità. Usando il ragionamento di Toto invece va bene che tutti migliorino (il bene dello sport… sigh) l’importante è che comunque siano lontani. Di fatto fosse per lui solo Honda dovrebbe colmare il gap eppure proprio per il ragionamento di cui sopra, anche Aston Martin potrebbe poi in seguito trovarsi a competere con Mercedes, a maggior ragione se ha Newey che spinge con l’aerodinamica e la meccanica della vettura.

Non c’è che dire anche se la F1 è al momento ferma, dietro le quinte si sta svolgendo una gara che attualmente è molto più entusiasmante di quelle che abbiamo visto sino ad ora… e siamo solo all’inizio di questa battaglia politica.

Vito Quaranta