Tutti gli articoli di Il punto della Redazione

FORMULA 1, MOTO GP, WSBK, ENDURANCE, WRC, ROAD RACES, STORIA, TECNICA. Per info/contatti/richieste scriveteci alla mail blogdelring@norschleife1976.com

LE NON PAGELLE DI CANADA 2026

Ad un occhio allenato, esperto o anche semplicemente abituato a vedere decine e decine di layout diversi, il Gilles Villeneuve di Montreal non sembra dare molti spunti. In fondo, si tratta di un lungo rettilineo con qualche curva di raccordo.

Mi rendo conto che con questo giudizio si potrebbe smontare l’intera storia del motorsport in circuito ma l’appassionato, che auspicabilmente dedica qualche minuto alla lettura di queste righe, spero potrà comprenderne il senso.

Il punto più famoso del circuito infatti non è una curva, come accade in genere ai circuiti storici, ma il muretto esterno alla chicane di entrata nel piccolo rettilineo dell’arrivo, il famoso “muro dei campioni”, che tante sofferenze ha fatto patire ai tifosi di questo o quell’altro pilota nel corso degli ultimi quarant’anni.

A causa di ciò, viene spesso usata, e non a torto, l’espressione “Stop&Go” per definirne sinteticamente le caratteristiche.

Ebbene, in tale contesto ci si aspetterebbe ogni volta un Gran Premio noioso con al massimo qualche tentativo di sorpasso nella frenata del tornantino o in fondo al rettilineo prima della chicane (essendo il muro dei campioni, per l’appunto, il babau che mette strizza in questi tentativi). E ogni volta, invece, si rimane stupiti dalle lotte e dai colpi di scena, dai sorpassi e dalle folli corse, dalla tensione e dal meteo ballerino.

Ben venga, dunque, Montreal!

Anche questo 2026 ci ha riservato un bellissimo spettacolo.

Si diceva del meteo ballerino: qualcuno ne sa approfittare, come Jenson Button in occasione della sua epica vittoria del 2011, e qualcun altro no, come i nostri beniamini di McLaren Lando Norris e Oscar Piastri.

Le risate di Hamilton e Verstappen a proposito del clamoroso errore di valutazione dei papaya nel retropodio dopo il GP, non sono state molto eleganti, ne convengo, ma danno la misura di quanto sia facile passare da genio a fesso (e viceversa) in Formula 1.

Naturalmente, prima di esser preso per un sempliciotto pure io, non mi riferisco all’errore in sé. Quello ci può stare. Piove, non piove, m’ama non m’ama: chi può dirlo? Metto le intermedie e se piove sono un genio – ci può stare, no?

L’errore clamoroso, a mio opinabilissimo parere, è relativo alla mancanza di valutazione degli scenari a disposizione. Com’è possibile che migliaia di intelligentissimi ingegneri (da Stella in giù) non abbiano pensato a mettere le intermedie solo su UNA delle due vetture a disposizione?

A me non pare molto difficile come ragionamento ma forse mi sopravvaluto.

Tanto più che Norris, nella garetta del giorno prima, aveva dimostrato che a livello di ritmo avrebbe potuto dire la sua contro Mercedes e partendo dalla terza casella, con i probabili scorni tra i due argentati, le possibilità di approfittarne erano molteplici.

Vuoi scommettere sulla pioggia? Fallo con Piastri. Ogni scenario che mi viene in mente in cui è solo Piastri a partire con le intermedie e poi piove vede McLaren diventare immediatamente favorita per la vittoria. Se la gara sarà tutta bagnata allora, ovviamente, sarebbe proprio Piastri il più probabile vincitore. Se la gara andrà ad asciugarsi il buon Oscar potrebbe giocarsela oppure favorire il ritorno di Norris. Oppure il contrario. In ogni caso, differenziare la scelta di mescola sui due piloti era, in ambito di “scommessa” l’unica sensata.

Quindi un bel 3 ai papaya non lo leva nessuno.

Tolto questo macigno dalla scarpa, non posso fare a meno di tornare sulla spettacolarità del GP del Canada che per gran parte del suo svolgimento ci ha tenuto col fiato sospeso in molte delle sue sotto-corse, per così dire.

ANTONELLI – 10

Il buon Andrea Kimi da Bologna continua a stupire. In queste righe molto post-GP non c’è bisogno di sottolineare gli aspetti statistici che lo riguardano e che i commentatori amano esaltare in questi giorni. Anche perché la stagione è lunga e se la famosa dea è bendata un motivo c’è. Quindi occorre cautela. Quello che invece a me piace esaltare è che il nostro beniamino si è scontrato con un Russell ai suoi massimi livelli. Già nel commento allo scorso GP rilevavo la maggior velocità del nostro a più o meno pari condizioni (a differenza dei GP precedenti) con il suo maggior rivale in questa fase del campionato. Ma a Montreal Russell è sempre stato nel suo ambiente naturale, per così dire. Tant’è che la pole non gli è sfuggita (anche la mini-pole se è per questo). Quindi la prova che il nostro beniamino aveva davanti era assai ardua. Ed è qui che Kimi soddisfa le nostre aspettative: in gara ne aveva di più.

Da questo week end ci arriva la conferma ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, della sua velocità in gara ma, soprattutto e con piacevole sorpresa, ci arriva anche un messaggio forte su un aspetto non del tutto secondario per un pilota di Formula 1: il carattere.

This kid has guts, uh?

Sì, il ragazzo ha fegato da vendere. Russell, al suo meglio in stagione finalmente, usa tutti i trucchi del mestiere: traiettorie, frenate, cattiverie, sportellate, piede pesante e piede leggero sapientemente dosati. Nella garetta (ancora una volta dimostratasi un’inutile eiaculatio precox) l’atteggiamento paga ma solo grazie alla breve distanza da percorrere. Quando le cose diventano serie, alla domenica, Kimi ha già imparato e sa cosa deve fare. La pressione che mette su Russel, ribadisco al suo meglio, è da annali della Formula 1. Non ho memoria di un giro in cui sia stato sopra il secondo di distacco. Errorini qui e là da parte di entrambi ci sono stati ma non sono stati errori di guida, sia chiaro. Questo è il sale della Formula 1: la tensione.

Facile, col senno di poi, pensare che il nostro avrebbe vinto anche senza la sfortunata rottura che ha messo fuorigioco Giorgino. Ebbene sì, lo dico anche io: avrebbe vinto comunque e se Russell fosse rimasto in pista questa vittoria sarebbe stata ancora più epica.

Non è sfuggito a nessuno il fastest lap siglato all’ultimo giro: lo interpreto come un omaggio a Max Verstappen, suo faro e per certi versi guida a giudicare da quanto lo ha marcato a uomo l’anno scorso. Bene così, nevvero?

(Quanto a RUSSELL – 9 con rimpianto – mi limito a citare Seneca: Animum debes mutare, non caelum)

HAMILTON – 9 ½

Continuiamo pure con il latino: gaudeamus igitur! A Montreal si materializza all’improvviso un Lewis di altri tempi, capace di sfoderare velocità, ritmo e aggressività come ai bei tempi. Varie cose stupiscono. Sembrava, dopo le prime due gare incoraggianti, che il nostro avesse ripreso la malinconica china del 2025, perdendo decimi su decimi da Leclerc e gestendo gare anonime. Invece a Montreal non solo va forte ma per la prima volta da quando è in Ferrari si permette pure di surclassare Leclerc in ogni parametro di valutazione. Il voto sarebbe da 10 se non fosse per un erroraccio intorno al 30° giro che gli fa perdere 4 secondi e, chissà, l’occasione di provare a impensierire Antonelli. Infatti nella seconda parte di gara è l’unico ad avere, udite udite, lo stesso ritmo del vincitore. Uguale uguale, eh. Si dirà che Antonelli ha gestito ma a guardare i crono, lasciate che lo dica, neanche poi tantissimo. Il ritmo è l’altra cosa stupefacente della gara di Hamilton, nonché incredibilmente incoraggiante per le ambizioni Ferrari. In un circuito in teoria molto sfavorevole al cavallino a causa del debito di cavalli della sua power unit il ritmo mostrato da Hamilton ha dell’incredibile. Leclerc era mezzo secondo più lento, in media. Lo strepitoso recupero su Verstappen (ad un certo punto era a oltre 9 secondi) con tanto di duello d’altri tempi finale, è lì a dimostrarlo.

La consapevolezza che tutto nasca, parole sue, dal non aver provato al simulatore ma dall’aver settato la macchina in pista alla vecchia maniera, mi genera un po’ di perplessità. Darei più credito a questa smargiassata se ci fossimo trovati in un week end “normale” in cui con tre sessioni di prove libere a disposizione il nostro si mette a settare la macchina basandosi solo sulle sensazioni procurategli dal suo fondoschiena. Qui, invece, di sessioni libere ce n’è stata una sola e, inoltre, il meteo è cambiato radicalmente da un giorno all’altro.

Sarà dunque vero?

Di certo c’è l’enorme divario patito da Leclerc nei suoi confronti che deve dare molto da pensare a tutto il reparto ingegneristico.

Dopodiché c’è il fatto che in Canada Lewis è sempre stato un drago e, al contrario, Charles non è mai stato… Charles! C’è che Charles si è trovato in bagarre con Hadjar (ottimo ma comunque più lento) per quasi tutta la gara. C’è da supporre anche che in realtà l’assetto di base è stato comunque fatto al simulatore e che quindi forse i vanti di Lewis hanno poca aderenza alla realtà. C’è anche la possibilità che le due macchine avessero un assetto diverso proprio in funzione della difficile previsione meteo: magari è stato favorito da quello.

Rimane però il fatto: Lewis è andato come un treno e tutti (tra diretti interessati, leggi Vasseur, e commentatori), in buona fede o meno, confermano che il non aver usato il simulatore ha davvero influito su questa straordinaria performance. Mi piace l’idea per il romanticismo implicito che comporta. Ma aspetterei prima di lanciarmi in considerazioni luddiste.

Quel che è interessante, di questa prestazione, è capire se si tratta di un raggio di sole che illumina per un momento un malinconico fine di carriera oppure se è qualcosa di più. Staremo a vedere.

VERSTAPPEN – 9

Non appena la macchina si dimostra competitiva il buon Max, a proposito di Seneca, si rianima e sfodera prestazioni da par suo. In Canada è un martello capace di massimizzare all’estremo il pacchetto che ha a disposizione. RBR, dopo il già buon recupero visto a Miami, qui pare più solida grazie anche al sorprendente motore che hanno a disposizione. Tant’è che anche Hadjar, che a Miami aveva deluso parecchio, è andato fortissimo. Il nostro buon Max conduce una gara perfetta sulla quale, strano a dirsi, non c’è molto da dire nel senso che non si è mai trovato in duelli particolari, a differenza di tutti gli altri, o in situazioni di particolare tensione. Tuttavia, nella sua linearità, la sua gara ci dimostra che il piede è sempre quello. Ed è proprio questo consueto piede pesante che esalta ancora di più il ritorno di Hamilton: il duello tra i due è stato tesissimo e bellissimo. Ah! Le corse!

LECLERC – 6

A Montreal vediamo un Charles insolitamente opaco: poco veloce, poco “ritmico”, falloso (troppi errori ed errorini), e persino non del tutto a suo agio nei sorpassi, il che è tutto dire visto di chi stiamo parlando. A colpire più di tutto, ovviamente, è il distacco siderale patito da Hamilton in gara. Sia come velocità che come ritmo era lontanissimo dal compagno di squadra. Il discorso sul simulatore andrebbe fatto in modo specularmente negativo? Non lo sapremo almeno fino a Barcellona perché il prossimo a Montecarlo non sarà certo un GP che potrà dire molto dal punto di vista tecnico (incrociando opportunamente le dita, va da sé). Nonostante tutto, il disastro papaya, la rottura di Russell e l’irruenza di Hadjar lo piazzano in una posizione insperata il che rende meno amaro un week end difficilissimo per lui.

HADJAR – 7

Avrei dato voti anche più alti ma il nostro buon Isack si lascia prendere un po’ troppo dall’entusiasmo nella parte finale della gara e commette errori di irruenza poco perdonabili. Poco perdonabili non solo dal sottoscritto, viste le penalità che ha preso, perché, come ha dimostrato Max, in Canada la macchina c’era per stare davanti e avrei avuto piacere di vederlo duellare con il suo caposquadra anziché con lo spento Charles di oggi. Grave, in particolare, il momento in cui cambia improvvisamente traiettoria per difendersi da Charles sul rettilineo è una cosa che non si può vedere nella Formula 1 di oggi. Dovrebbe riguardarsi le difese di Max su Lewis negli stessi punti e capire che la cosa si può fare, certo, ma cum grano salis.

COLAPINTO ­– 8 ½

Non si è mai visto durante il GP ed è questo, paradossalmente, il suo maggior merito. Il significato è che ovviamente non andava abbastanza veloce per stare con i primi ma, per converso, che andava molto più veloce dei “secondi”. Oltre alla performance in qualifica, ove per il secondo GP consecutivo asfalta sorprendentemente Gasly, è la performance in gara a rendergli onore. Come detto poc’anzi non essendosi mai visto il voto è una deduzione dalla tabella dei crono. Ma sapete cosa vi dico? Bene così! E bravo Franco.

LAWSON GASLY SAINZ BEARMAN – tutti a 7

Non è facile giudicare quando le telecamere, giustamente, si soffermano sulla bella tensione generata dalle prime posizioni. Il 7 è quindi di fiducia per tutti gli altri piloti giunti a punti. Con qualche distinguo. Lawson capitalizza bene in gara ma in qualifica è stato surclassato dal prossimo wunderkid Lindblad. Gasly deve farsi qualche domanda su cosa sta sbagliando perché i distacchi da Colapinto sono stati imbarazzanti. Sainz invece è come al solito capace di cavare sangue da una rapa. Infine Bearman, con una Haas assai deludente, continua nel lavoro di demolizione di Ocon.

NOTE DI MERITO

Lindblad in SQ, garetta e qualifiche ufficiali è stato strepitoso. Peccato per il problema al cambio che non l’ha fatto nemmeno partire (peraltro un po’ strano il comportamento dei commissari nella gestione del suo problema al via)

Alonso fino alla rottura (problemi al sedile, dicunt) non stava andando affatto male.

Perez sta dimostrando, nel confronto relativo con Bottas, di essere tutt’altro che il bollito che pensavamo (anche il sottoscritto). Non si è ben capito se la rottura della sospensione si stata di natura strutturale oppure se poco prima aveva toccato il muro: le immagini sono state inquietanti. Oppure, il che non è uguale sia ben inteso, Bottas è ancora più bollito di quanto già non pensassimo (compreso il sottoscritto).

NOTE DI DEMERITO

Stroll: che ve lo dico a fare?

Piastri, al netto della scommessa persa con le intermedie all’inizio, si è visto in netta difficoltà: il suo tentativo di recupero è stato incerto e falloso e con errori anche marchiani (vedi l’autoscontro che ha messo fuori l’incolpevole Albon). Tutto questo mentre contemporaneamente Norris saliva veloce e pulito nelle posizioni che contavano prima di arrendersi per un problema. Mah.

 

Ci vediamo a Montecarlo!

 

BASTIAN CONTRARIO (V): Povera marmotta

Tempo fa fu dedicata una canzone ad un povero gabbiano, non vedo perché io allora non possa dedicare, un intero titolo del mio “Bastian Contrario”, a quella povera marmotta che è stata frullata da una monoposto di F1. Di fatto pensavo durante l’accaduto che nella F1 odierna perbenista, green e, cosi attenta a tanti argomenti che riguardano il sociale, nessuno si sia indignato più di tanto per quella povera bestiola. Nella F1 iper sensibile alla sicurezza, fa un po’ specie vedere sfrecciare una monoposto di qualche quintale di peso, a più di duecento orari e, beccare una marmotta di svariati kilogrammi che attraversa la pista incurante del pericolo. Immagino che l’anno prossimo, tra i tanti segnali (quest’anno vanno di moda quelli luminosi), metteranno anche quello di “transito animali autoctoni”.

Il GP del Canada è stato una carneficina di fatto e, un altro che ha finito per essere frullato dalle prestazioni monstre del compagno di squadra, come la povera marmotta, è stato George Russell il quale dopo quanto gli è successo domenica scorsa, è meglio che prenoti subito una seduta dallo stesso mental coach che ha recuperato l’anno scorso l’attuale campione del mondo (infatti Norris quando era sul motorino, dopo il ritiro, se la rideva alla grande!). Proprio la settimana scorsa ne “Il punto della redazione” avevo scritto che, il GP del Canada, avrebbe dato il via a quella serie di appuntamenti in cui ogni gara sarebbe stata valida affinché i due della Mercedes si sarebbero toccati. Mi piacerebbe vantarmi di essere un fenomeno o, addirittura avere l’ardire di affermare che ci capisco qualcosa di F1, invece basta usare un po’ di logica per capire che, quanto abbiamo visto nel weekend canadese, era solo questione di tempo, di quando e non di se. La reazione di Russell è stata puntuale, inevitabile e doverosa e, sebbene la brevità dell’inutile Sprint Race gli ha fatto avere ragione del so compagno, il quale da par suo proprio al sabato ha mostrato tutto il suo talento e tutta la sua inesperienza, è anche vero che la gara della domenica è ben altro animale, ed infatti povera marmotta Russell. Ciò che mi sorprende di quanto visto nel GP scorso non è dunque la reazione dell’inglese della Mercedes, scontata appunto, quanto il modo di come il nostro connazionale ha reagito all’attacco del compagno. Kimi Antonelli è pilota con la P maiuscola, pura guida, pura furia, totalmente concentrato sull’obiettivo che non è tanto quello di superare chi ha davanti, quanto di demolirlo mentalmente con quegli attacchi sfiancanti, giro dopo giro. L’italiano non è mai andato oltre il secondo di distacco, ed era palese che fosse più veloce dell’inglese il quale si trovava su una pista ad egli congeniale (!). Se la Sprint Race era troppo corta per l’irruenza di Antonelli, è anche vero che questa inutile gara ha avuto il pregio (se cosi possiamo chiamarlo) di svelare le carte a Kimi su come si sarebbe comportato il compagno curva dopo curva. Basterebbe solo questo, come motivo, per eliminare questo obbrobrioso format che altro non fa che spoilerare tutto lo spettacolo che uno dovrebbe vedere la domenica, intanto il diciannovenne ha fatto tesoro di quanto accaduto al sabato, ed è stato un segugio in continua caccia della povera marmotta Russell. Chi ci dice che l’inglese abbia rotto anche a causa del fatto che abbia dovuto spingere come un matto per quasi mezza gara? La verità è una sola e cioè che la nostra marmotta credeva di avere a che fare con un cucciolo, veloce, cattivo, comunque cucciolo. Invece Andrea Kimi sta spiazzando tutti, sia dentro che fuori pista, perché qui non si parla solamente di tenuta in gara bensì di tenuta mentale, perché piaccia o meno George Russell è un top driver che ha bastonato fino all’altro ieri un certo Hamilton a casa sua. Di fatto siamo d’innanzi alla presenza di un potenziale fenomeno generazionale paragonabile, in termini di talento, al suo grande amico Verstappen. Paragone azzardato è vero, eppure lo stesso Max vinse alla sua prima apparizione in Red Bull, proprio come ora Kimi vince a nastro con una Mercedes competitiva tra le mani.

A proposito di auto competitiva, è importante ricordare che nessun campione è divenuto tale senza una vettura forte e, che quindi gli consentisse di giocarsela. Affermo questo perché una delle critiche che piovono addosso al nostro connazionale, è perché se riesce a fare quello che fa è solo grazie alla sua W17. Che l’attuale Mercedes sia destinata a dominare in lungo ed in largo (anche grazie ai suicidi della McLaren), non lo scopriamo ora solo che è importante capire che non era affatto scontato che Kimi assumesse questo atteggiamento cosi sfrontato e, agonisticamente spietato. Questo doveva essere l’anno della marmotta, pardon di Russell, ed invece ora si ritrova con più di quaranta punti di ritardo dal compagno, uno zero in casella e, uno psichiatra che lo attende. Il rosario che ha recitato, immediatamente dopo l’incidente, la dice lunga sulla sua attuale tenuta mentale perché giustifico senza remore il fatto che abbia lanciato i pezzi della sua W-17 in pista, decisamente sono poco incline a seguirlo sulla linea del piangersi addosso e, addirittura ad invocare la sfortuna dell’uno e la fortuna dell’altro. Con un atteggiamento del genere, accusando a denti stretti persino la squadra, non so quanta strada possa fare specie con un Toto che, indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza, non ha occhi che per il suo pupillo che si è cresciuto. Perché diciamoci la verità: se dovesse vincere Russell, questo mondiale elettrificato, avrebbe ragione del fatto che Russell lo ha fatto crescere nel suo vivaio, mentre se vincesse l’italiano avrebbe ragione due volte, perché non solo lo ha letteralmente cresciuto, addirittura sarebbe la sua rivalsa personale di fronte a tutto il mondo che gli dava del pazzo quando ha deciso di metterlo al posto di Hamilton. Il mondiale è ancora troppo lungo per cantare vittoria e, se la storia antica ci insegna (ricordate Alonso in Ferrari con più di quaranta punti di vantaggio su Vettel?) e, quella più recente ci ricorda continuamente (chiedere a Piastri che tra le altre cose sembra la brutta copia del pilota del 2025), i giochi saranno chiusi solo quando saranno chiusi. Con quaranta e rotti punti di vantaggio sul diretto inseguitore, la logica ci dice che ora Kimi potrà scendere in pista più rilassato, solo che se il nostro connazionale avesse questa mentalità “da Professore”, dubito che sarebbe cosi talentuoso. Di fatto il vero problema di Toto (ad avercene di questi problemi!) sarà quello di tenere le briglie tese col suo cavallo di razza, perché indipendentemente dal talento e dalla velocità, l’esperienza è sempre quella di un rookie.

Chi invece esperienza ne ha da vendere, ed anzi è stato chiamato in Ferrari proprio per questo, al fine di riportare il mondiale a Maranello, è Lewis Hamilton il quale per una volta ha fatto il LeClerc della situazione e, di rimando, il nostro monegasco si è calato nel ruolo dell’Hamilton di turno. Certo le combinazioni ci sono state tutte, con una pista mai digerita dal principino e, dal fatto che il nostro campione del mondo ha deciso di evitare come la peste il simulatore, solo mi chiedo se questo è stato appunto il frutto di un insieme di circostanze oppure sarà un nuovo trend? Povera marmotta LeClerc, posso solo immaginare come possa sentirsi dentro visto che sta sbattendo da otto anni in una squadra che cambia Team Principal come fossero figurine di calciatori e, nel contempo deve vedere un ragazzino che da poco ha conseguito licenza superiore e patente di guida, che non solo tra breve lo raggiungerà per numero di vittorie, addirittura si sta già giocando il mondiale. Eppure mentre viene magnificato l’operato di Hamilton, che altro non dovrebbe essere la normalità per quanto visto in Canada (quando manca l’uno c’è l’atro, proprio come quando avevamo la coppia più forte del mondiale prima di sbattere fuori Carlito!), mi chiedo fino a che punto sia giustificabile la nostra povera marmotta rossa. Ce lo vedete Verstappen stare otto lunghi anni in Red Bull con solo otto vittorie? Appunto. Quando sarà possibile scoprire completamente tutte le carte, ed iniziare a ritenere anche lo stesso Charles responsabile di tutto quello che sta accadendo in Ferrari oggigiorno? Aggiungo che se quanto visto domenica scorsa, divenisse la routine (con Hamilton che ci prende gusto, fino ad arrivare a vincere), allora altro che povera marmotta caro Charles.

Vito Quaranta

F1 – GRAN PREMIO DEL CANADA

Abituati ormai alla versione bulimica dei mondiali degli ultimi anni, questo del 2026 così frammentato è piuttosto inusuale e dopo altre due settimane di pausa si riparte dal Gp del Canada sullo storico circuito dedicato a Gilles Villeneuve.

Si riparte con un Antonelli che in molti già ritengono pronto, prontissimo per l’assalto all’iride e l’esperienza insegna che è proprio ora che cominciano i problemi. Vedremo come il giovane bolognese saprà addomesticare la tensione e soprattutto le aspettative altrui.

immagine da f1i.com

In questo dovrebbe aiutarlo la Mercedes che porta per questo appuntamento tanti aggiornamenti che dovrebbero garantirle un aumento delle prestazioni quantificabile in 2/3 decimi, non poco per chi era già saldamente al comando. L’insidia maggiore per Kimi potrebbe essere, per una volta, proprio il suo compagno di team, appannato nelle ultime gare ma che arriva su una pista amica sulla quale ha già vinto.

Gli addetti ai lavori ritengono che saranno della partita per la vittoria anche le McLaren, alla luce dell’ottimo Gp di Miami e di una serie corposa di aggiornamenti che dovrebbero cambiare completamente faccia alla squadra di Woking. Inizio di un “nuovo” mondiale? La pista darà tutte le risposte del caso ma in McLaren sembrano piuttosto fiduciosi di potersi reinserire nella lotta ai due titoli.

immagine da nonsolocalcio.news

Red Bull invece si trova un pò nella stessa situazione della Ferrari, ovvero di mettere a punto in maniera efficace gli aggiornamenti visti a Miami. Anche loro sembrano usciti dal pantano in cui si erano infilati a inizio stagione e, anche se non sembrano materia da vittorie in serie al momento, rappresentano una minaccia piuttosto tangibile.

Forse saremo pessimisti, come non esserlo considerando lo storico dela Cavallino, ma in Canada la Ferrari potrebbe essere il classico vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. In primis le caratteristiche della pista non si sposano bene con il deficit di cavalli conclamato della rossa e in seconda battuta i tanti aggiornamenti portati a Miami sono stati annacquati da una scarsa comprensione e verifica degli stessi, per cui non si è capito ancora bene cosa abbia funzionato e cosa no. I dati raccolti nell’ultimo Gp e le due settimane di preparazione dovrebbero aver messo un pò di ordine ma al momento la Ferrari arriva in Canada per difendersi più che per puntare al bersaglio grosso.

immagine da newsf1.it

Tutti i team metteranno in pista tanti aggiornamenti prima del ritorno in Europa e sarà interessante capire chi avrà fatto il lavoro migliore. In ogni caso, al solito sono due gli aspetti più importanti: PU e gestione gomme. Gli aggiornamenti vanno bene ma se un team ha lacune in quei due aspetti sarà difficile che possa ricoprire un ruolo da protagonista e guarda caso, Ferrari sembra essere tra queste.

Forse l’ADUO potrebbe darle una mano per cercare di colpare il gap di potenza che separa la PU del Cavallino da quelle Mercedes e Ford ma è tutto da verificare. Paradossalmente per una volta hanno una grande aerodinamica mortificata da un motore non abbastanza potente. Cose già viste e riviste.

Per gli appassionati del genere in Canada ci sarà per la prima volta anche la sprint, sempre più definita “valore aggiunto”. Ma restiamo ottimisti sullo spettacolo che si potrà avere in pista, di solito il gp canadese offre sempre delle belle gare e si spera che questa non faccia eccezione.

Tutti per Kimi quindi in assenza di una Ferrari che possa lottare davvero per la vittoria. I tifosi italiani hanno trovato qualcuno che possa calamitare la loro attenzione. Buon per loro, forse un pò meno per lui che dovrà in fretta abituarsi a questo nuovo status. Personalmente il pur bravo Antonelli non è un motivo sufficiente per seguire la gara ma il sottoscritto non ha un social che sia uno quindi non fa testo. Buon gp a chi avrà la voglia di guardarlo.

*immagine in evidenza da f1-fansite.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Il GP del Canada, che si svolgerà domenica prossima, rappresenta un crocevia molto importante per la rincorsa al titolo da parte dei due alfieri Mercedes innanzitutto e, dei diretti inseguitori immediatamente dopo. Per inseguitori mi riferisco a McLaren naturalmente, visto che col pacchetto di aggiornamento che hanno portato in quel di Miami, hanno colmato un gap molto importante perché è bene ricordare, che fino a prima del suddetto GP, i papaya correvano praticamente con la MCL-40 di febbraio. Con la comprensione del motore a loro disposizione e, con le migliorie apportate, le quali non si fermano qui, visto che proprio in Canada McLaren ne porterà altre al fine di completare il primo pacchetto di aggiornamento previsto per questa prima parte di stagione, i papaya possono essere considerati seriamente dei rivali nel contendersi il titolo in questa lunga stagione che è iniziata proprio in Florida. Su queste righe più e più volte è stato detto di non sottovalutare il potenziale della squadra di Woking e, in tal senso, già Binotto a febbraio in un’intervista rilasciata a Terruzzi, affermò che solo perché cambia il regolamento non significa che i numeri uno divengono secondi o peggio, proprio perché cambia tutto. La squadra, gli elementi che la compongono, sempre quelli rimangono e non è che si rimbambiscono dall’oggi al domani. L’ex Team Principal Rosso è stato a dir poco profetico (il mio è un eufemismo visto che ci lavora da più di vent’anni nell’ambiente F1) e non poteva essere diversamente del resto. In questa rincorsa ai migliori mi piacerebbe poter inserire Ferrari, la quale addirittura dovrebbe essere il riferimento considerando le parole che il Presidente spese quattro anni orsono, invece la squadra di Vasseur si trova nella scomoda situazione di essere un’attendista. Infatti la Ferrari di Charles&Lewis, ormai è risaputo, ha un cronico difetto di potenza che si attesta sui trenta cavalli circa e, in un regolamento in cui il motore (almeno all’inizio dello stesso) è tutto, ecco che Ferrari non può che inseguire con affanno e, appunto attendere che gli venga attribuito l’ADUO.

A tal proposito la Federazione non fa altro che spendersi in parole rassicuranti, su tale strumento, che deve permettere a chi è indietro di poter recuperare e, nel frattempo che tutti noi cerchiamo di capire non tanto il criterio di assegnazione, quanto se mai quando verrà rilasciato, la Rossa di certo non ci fa affatto una bella figura nel dover sperare in questo tipo di aiuto. Oltretutto gli sviluppi che verranno concessi per migliorare la parte endotermica del motore, bisogna vedere come si sposeranno con le modifiche del prossimo futuro, visto e considerato che tutti hanno dovuto alzare bandiera bianca, nonostante gridino ai quattro venti che va tutto bene, dato che dall’anno prossimo il rapporto di potenza tra motore a combustione e quello elettrico verrà modificato in maniera marcato. Di fatto l’intero sistema sconfessa tutto quello che ha concepito, per ritornare sebbene in maniera marginale, alle motorizzazioni precedenti. La mia naturalmente è un’esagerazione perché ai motori dell’anno scorso di certo non si potrà ritornare, di certo tutti hanno dovuto ammettere che dare cosi importanza alla parte elettrica è stato un azzardo, a maggior ragione senza quella componente che ha fatto la differenza e che poi è stato bandita; ovvero l’MGU-H. Il vero difetto dell’attuazione di questo regolamento è quello di pianificarlo a lungo termine, quando poi le condizioni socio economiche dell’intero pianeta mutano velocemente. Infatti l’attuale regolamento è stato varato tra il 2020 ed il 2021 e, già ora risulta anacronistico (considerando l’attuale situazione del mercato dell’auto) oltre che inadeguato. Affermo questo perché la F1, potenzialmente, sta ricadendo nella stessa trappola visto che si parla del ritorno ai V8 tra il 2030 ed il 2031. A questo punto è lecito chiedersi come sarà il mondo per quella data, in relazione a queste eventuali motorizzazioni? La domanda dunque non è peregrina perché tutto il sistema potrebbe ritrovarsi nuovamente in ritardo rispetto alla realtà economica di quel tempo futuro. Discorso ipotetico e complesso allo stesso tempo, eppure l’unica certezza rimane la nostra Rossa, perché allo stato attuale l’unico scenario che riesco a prevedere con facilità è che la Ferrari starà sempre ad inseguire. Triste da dire eppure quando vedo lo stesso Vasseur tutto contento che potrà usufruire dell’ADUO, quando in realtà bisognerebbe avere ben altro umore dato che anche questo regolamento è stato disatteso, non posso che pensare alla mediocrità del modo di agire. Il nostro Team Principal ha affermato che il mondiale prenderà una nuova piega, quando ci sarà l’aggiornamento sul motore e, magari potrebbe essere anche vero, solo che bisognerà vedere dove si troveranno i principali competitor nel frattempo. La SF-26 con la mole di aggiornamenti portati in quel di Miami di certo non ha fallito nel comportamento, solo che non è stato sufficiente ne tanto meno ci si aspettava che potesse avvenire il miracolo (in F1 esistono?), questo perché gli altri semplicemente non sono stati a guardare. Questo è strettamente collegato a quanto detto poc’anzi, quindi almeno per il momento difficilmente la Rossa potrà uscirne bene, nonostante le parole del “nostro” Team Principal.

Ritornando al principio di questo scritto ciò che veramente mi attrae, è vedere come reagirà Russell, alla furia inaspettata (forse non tutti sono stati sorpresi) del nostro connazionale che fino ad ora ha dimostrato. Da domenica prossima si sancirà un principio e cioè che ogni domenica di gara sarà il momento giusto affinché i due si tocchino. Come sempre accade, quando due compagni di squadra hanno un mezzo competitivo e, soprattutto la chance di potersi giocare l’obiettivo pesante, i sorrisi di circostanza, l’amicizia (beato chi ci crede!) e, le pacche sulle spalle vengono messe da parte ed ognuno fa uscire fuori la propria vera natura. Russell si trova in questo momento in una situazione molto scomoda e, non mi riferisco alla posizione in classifica in luogo del quale venti punti non sono nulla, su un mondiale ancora cosi lungo bensì, mi riferisco al suo status di prima guida e capo squadra il quale è stato ampiamente messo in discussione. La Mercedes ha trovato un talento in Kimi e già mezzo team è tutto per lui e questo, fino all’Australia (unico GP al momento vinto dall’inglese), era praticamente impensabile. Ora il buon George è costretto a rimboccarsi le maniche e dovrà far valere tutta la sua esperienza, nonché cattiveria agonistica, se vorrà riprendersi lo scettro di prima guida del team. Kimi da par suo non avrà nessun timore riverenziale, sia perché ci ha preso gusto nel vincere e sia perché lui, come ogni pilota che si rispetti, è in F1 solo e soltanto per vincere. Mercedes ha già esperienza in merito e, sebbene il 2016 non sia paragonabile a questa situazione, di certo ha fatto fare le ossa a tutti, come si suol dire, in termini di gestioni difficili. Fino a quando ci sarà fair play tra i due? Fino a quando Toto riuscirà a farli ragionare? Più l’obiettivo si avvicinerà più la tensione aumenterà e, come ho detto, il GP di domenica prossima segnerà un primo importante crocevia perché Russell o darà una risposta forte oppure per lui inizierà a mettersi in discussione tutto, specie se gli avversari si avvicineranno per dare fastidio. Kimi da par suo dovrà dimostrare di meritare quella prima posizione gestendo il primo importante pacchetto di aggiornamento che la Mercedes proprio in Canada porterà: l’anno scorso quando la squadra di Allison portò una sospensione nuova, coincise con un calo preoccupante dell’italiano (l’esperienza di Russell prevalse), ora a distanza di un anno l’italiano si troverà di fronte il primo vero importante esame della sua carriera.

Buon GP del Canada a tutti.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La fine del GP di Miami ha sancito l’inizio di una nuova e lunga pausa, sebbene più corta rispetto a quella che ha imposto la guerra in Medio Oriente. Purtroppo l’attuale F1 non mi fa vivere nell’ansia dell’attesa come in passato e, questo la dice lunga sullo stato d’animo in cui verso e, purtroppo non credo di essere il solo. Nonostante il magone eppur si muove, come dice un vecchio adagio, se prendiamo in considerazione le parole di Ben Sulayem, capo supremo della FIA. Infatti “il vecchio” Ben, in questa giorni di pausa, ha sganciato la bomba. Già l’anno scorso sottolineai le sue parole, a riguardo di un potenziale ritorno ai motori aspirati, il che era (all’epoca) veramente clamoroso visto e considerato che il nuovo regolamento nemmeno era stato attuato, che già si parlava di cambiarlo! Come già dissi se quelle persone parlano è perché, rispetto a noi comuni mortali, ne sanno molto di più ed evidentemente se il Presidente della FIA già all’epoca si sbilanciò, è perché evidentemente aveva già capito verso quale baratro la F1, di nuova concezione, si sarebbe diretta. Ecco che a distanza di un anno e, con solo quattro GP disputati, l’argomento ritorna prepotente tanto da essere annunciato a gran voce proprio dallo stesso Sulayem, affermando che riavremo i V8 già nel 2030! L’argomento naturalmente ha una sua complessità, anche perché non è che si costruisce un motore di nuova concezione dall’oggi al domani, eppure col nuovo statuto della Federazione quest’ultima potrà imporre, a partire dal 2031, le nuove motorizzazioni senza il consenso degli stessi motoristi. L’obiettivo del Presidente FIA in realtà, è quello di anticipare codeste motorizzazioni, al fine di tornare ad una apparente normalità il più presto possibile.

Come ho detto poc’anzi questo argomento è molto spinoso, perché sebbene la volontà (almeno da una parte) c’è tutta, è anche vero che gli investimenti profusi da tutti i motoristi, specie da parte di quelli che sono entrati in F1 proprio per questo regolamento, sono stati ingenti. La Federazione, per bocca del solito Tombazis, ammette (candidamente) che il mercato dei motori sta “evolvendo” e, che l’attuale regolamento, è stato scritto proprio perché la maggior parte dei motoristi erano convinti che nel giro di poco, saremmo andati per strada tutti in monopattino elettrico. Nella logica delle cose, fino a prova contraria, a comandare il mercato è la domanda e non l’ideologia, ed ecco il passo indietro in cui si apre questo spiraglio dove gli stessi team si trovano disponibili ad un cambiamento del genere. Naturalmente chi ha avuto da ridire, neanche a farlo apposta, è stato lo stesso Wolff il quale resta “più cauto” in merito. Personalmente auspico che questo cambiamento avvenga il prima possibile, perché sarebbe ossigeno puro per questa F1 che è stata violentata nell’essenza della sua anima e, ciò lo dico a dispetto di chi tesse le lodi di questo Sistema e, nonostante lo stesso celebri a gran voce l’aumento degli introiti attraverso i rapporti (record!) trimestrali. Naturalmente questo ritorno al passato, se cosi possiamo chiamarlo, avverrebbe nel rispetto dell’ambiente (mentre lo scrivo, oltre a farmi schifo da solo, in questo momento la moglie di LeClerc in stile “Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare”, inaugura il nuovo panfilo “Sedici” gentilmente preso dal marito… sigh!) perché verrebbero usati gli attuali carburanti “zero carbon”. Eppure in merito a ciò mi sento di dire, che cosi come stiamo parlando già di motori aspirati, al primo anno regolamentare dei motori elettrici, non è affatto detto che più si avvicinerà la data eventuale del ritorno ai V8 e, magari ci ritroveremo ad affrontare argomenti di cambiamento anche in merito agli stessi carburanti… fosse solo per l’attuale costo astronomico degli stessi.

Nel frattempo la F1 corre ai ripari già per l’anno prossimo: infatti prima del GP di Miami avevo asserito che tutte le modifiche apportate, sulla velocità di ricarica, sarebbero state un palliativo visto e considerato che il rapporto di potenza (tra ICE ed ERS) rimaneva stabile. Ecco allora che il Sistema, ammettendo a denti stretti l’errore commesso in fase progettuale, annuncia che per l’anno prossimo il rapporto verrà modificato in modo tale che l’ICE guadagnerà 50KW di potenza e, l’ERS ne perderà altrettanti. In questo modo, dando una maggiore valenza al motore a combustione interna, i fenomeni di super clipping e “harvesting” ai quali ora siamo abituati, verranno molto attenuati. Del resto era inevitabile che si  intervenisse proprio sul rapporto di potenza tra i due motori visto che, come ho già detto in passato, la fisica non te la puoi inventare.

Voglio concludere questo mio scritto parlando di un argomento spinoso che è rappresentato dalla permanenza di Hamilton in Ferrari. Come sempre durante le pause lunghe e forzate, in assenza di argomentazioni, ci si inventa di tutto. Vero è che le voci che riguardano Hamilton non sono tanto campate in aria, visto che è la Ferrari ad avere un’opzione a favore per il 2027. La prestazione americana del campione inglese è stata inquinata dall’eccessiva perdita di carico, dovuto all’incidente che lo ha coinvolto con Colapinto, quindi come al solito c’è sempre una sorta di giustificazione che riesce a salvare Hamilton dall’essere giudicato completamente. Eppure in merito a ciò mi verrebbe da dire, che ci faceva lui a scornarsi con il pilota Alpine, mentre il compagno stava cercando disperatamente di giocarsi la vittoria? Detto questo la vera domanda che mi pongo, caso mai fosse vero che Lewis volesse concentrarsi esclusivamente su Kim Kardashian, è chi mettere al suo posto? Davvero Bearman è la soluzione? Di sicuro un giovane affamato e, di certo talentuoso non può fare peggio dell’inglese, vero è che è anche naturale paragonare il giovane della Haas con il  nostro (giovanissimo) connazionale in Mercedes e mi chiedo: “Cosa può dare realmente uno come Ollie, in luogo del quale ha tutto da perdere, in questa Ferrari”? Naturalmente oltre a questo paragone, di rimando, gli accostamenti tra Verstappen e la Rossa sono arrivati in automatico, solo che lo stesso olandese ha detto chiaramente che a lui interessa solamente vincere e, in questa Ferrari dove gli utili piovono indipendentemente dai risultati in pista, non so quanto spazio ci sia per uno come Max. Detto comunque che se il campione olandese fosse su mercato, Ferrari dovrebbe fare carte false per prenderlo, è anche vero che se ciò avvenisse è perché forse (e dico forse!), a Maranello realmente eventualmente avrebbero messo giudizio per provare a cambiare realmente una realtà che attualmente, al di là “dell’ottimo” telaio della SF-26, resta triste. L’arrivo eventuale di Max al posto di Hamilton sarebbe la legnata definitiva a Charles, da parte della dirigenza della quale egli si è tanto fidato, perché sarebbe indubbio che con l’olandese in squadra la musica cambierebbe non poco perché Max, questo Max, decisamente non è questo Lewis. Da qui si ritorna a ciò che ho sempre affermato sul monegasco e cioè che anche lui ha una responsabilità non da poco nel corso di questa Ferrari.

Ritorno a motori V8, addio di Hamilton, arrivo di Verstappen in Ferrari… le pause lunghe fanno male!

Vito Quaranta