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F1 in pillole – Capitolo 4

La storia della Formula 1 ha conosciuto una costante evoluzione tale da mettere talvolta in contrasto gli appassionati, tra i romantici legati all’immagine eroica dei piloti tutto cuore e quelli più affascinati dall’evoluzione tecnica che ha portato nell’arco di pochi decenni a vedere in pista vetture sempre più veloci ed evolute, sempre protese a portare all’estremo lo studio applicato alle quattro ruote.

I piloti sono e restano il filo rosso che lega questa fantastica avventura, per questo motivo abbiamo scelto di raccontare la storia di questo sport attraverso le loro avventure (con particolare attenzione per quelle meno note) e dopo le prime tappe arriviamo fino al 1980, ovviamente senza alcuna intenzione di fermarci.

Il figlio del re delle montagne

La March non disponeva di grandi risorse per il 1976 e si accontentò di aggiornare la vettura a disposizione trovando team e sponsor acquirenti, quali furono la Lavazza per Lella Lombardi, l’Ovoro per Merzario e la Beta per Brambilla. Il team ufficiale poteva invece contare su Peterson e Stuck, il quale nel gran premio di casa, al Nurburgring, riuscì ad ottenere uno straordinario quarto tempo in prova, mentre in gara fu tradito dalla frizione ancora prima di iniziare. Figlio del leggendario Hans (detto Bergkönig, re delle montagne) , il tedesco ha preso il via a 74 Gp di Formula 1 con due podi, mentre la carriera con vetture Sport è stata lunghissima e ricca di successi.

La svolta di Piedone

A Long Beach nel 1976 la Parnelli scese in pista l’ultima volta. Un giornalista chiese ad Andretti: “Cosa pensa della sua ultima gara in Formula 1? Me l’ha detto Vel Miletich, co-fondatore del team”. Piedone rispose lapidario: “Per lui sarà l’ultimo gran premio, non certo per me!”. Non sbagliò, passò infatti alla Lotus con cui vinse il titolo nel 1978, poi chiuse la carriera nel Circus alla fine del 1982 guidando per la  Ferrari dopo una breve parentesi con l’Alfa Romeo.

Mr. Jack O’Malley

Bruno Giacomelli iniziò in F1 correndo sporadicamente per la Mclaren: i tecnici inglesi non riuscivano a pronunciare correttamente il suo nome e quindi lo ribattezzarono, con tanto di indicazione sulla vettura, Jack O’Malley.

Il “maestro” di Ayrton

Alcuni piloti sudamericani si sono fatti notare anche per dichiarazioni pubbliche in merito alla propria vita spirituale, tra i quali il più noto fu sicuramente Ayrton Senna, che fin dagli inizi della carriera raccontò il proprio rapporto con Dio e di come questo fattore lo aiutasse in pista. Magic fu avviato dalla Chiesa Evangelica dalla sorella Viviane e dal cognato, ma un ruolo decisivo in questo percorso lo ebbero anche Nuno Cobra e il pilota Alex Dias Ribeiro, il quale era solito correre con visibili scritte “Jesus Saves” o “Cristo Salva” sulle proprie vetture. Ribeiro tentò 20 partecipazioni in Formula 1, riuscendo a qualificarsi in 10 occasioni, ottenendo come miglior risultato un ottavo posto ad Hockenheim nel 1977 con la March, risultato ripetuto a fine stagione a Mosport.

Prime pagine della storia Williams

In seguito all’acquisto da parte di Walter Wolf della Frank Williams Racing Cars (rinominata Wolf) Frank Williams fondò la Williams GP Engineering, schierando nel primo anno, al pari di altri team, un telaio March 761 e un motore Ford Cosworth. Fu ingaggiato il belga Patrick Neve, che riuscì a qualificarsi in otto occasioni su undici tentativi, sfiorando la zona punti a Monza, dove concluse settimo a due giri dal vincitore. L’anno successivo Neve tentò di partecipare al Gran Premio di casa ma non superò le qualifiche: fu l’ultimo pilota ad essersi iscritto a titolo personale per una gara di Formula 1.

Lo sfortunato caso di Renzo Zorzi

Ancora scosso dopo essere stato spettatore del terrificante incidente del compagno di squadra Tom Pryce, Renzo Zorzi scese in pista a Long Beach dove fu costretto al ritiro, così come nel successivo appuntamento a Jarama. Le convincenti prestazioni del nuovo compagno Jones, l’interesse del team per il promettente Patrese e forse anche il fatto di essere stato involontaria causa scatenante dell’incidente di Pryce in un ambiente cinico, fatalista e a volte scaramantico, gli chiusero le porte della Formula 1, tra l’altro senza nessun preavviso, visto che Zorzi si presentò a Montecarlo e solo ai box gli venne comunicata la decisione del team; ebbe modo di rifarsi con grandi soddisfazioni in competizioni a ruote coperte e con la sua scuola di pilotaggio, fino alla scomparsa avvenuta nel 2015.

Il sogno di una March a 6 ruote

Prima del mondiale 1977 il tecnico March Wayne Eckersley costruì un retrotreno a 4 ruote motrici per la 761, vettura a 6 ruote designata March 2-4-0, dove lo zero indicava l’assenza del differenziale. Ai test di Silverstone partecipó anche Ian Scheckter, fratello del più noto Jody, ma la vettura richiedeva tempi di sviluppo troppo lunghi e non fu mai impiegata in gara. Il pilota sudafricano, che negli anni precedenti corse saltuariamente, ebbe l’occasione di partecipare a tutta la stagione ma, nonostante l’appoggio della Rothmans, il team corse in economia e il miglior piazzamento fu un decimo posto a Zandvoort, poi a fine anno il nome March scomparve dalla Formula 1, tornando a cavallo tra gli anni ottanta e novanta.

Problemi di comunicazione

Grazie ai buoni risultati ottenuti nella Can-Am, nel 1977 Tambay ebbe occasione di debuttare in Formula 1 alla guida di una Surtees, mancando però la qualificazione. Dalla gara successiva trovò un posto alla Theodore (scuderia che correva con telai Ensign) grazie al pagamento di un’ingente somma;  il manager del team Teddy Yip tentò poi di fargli firmare un contratto scritto completamente con ideogrammi, ma il francese si rifiutò di sottoscriverlo, motivo per cui prima del Gp di Germania dovette intervenire Bernie Ecclestone per risolvere la questione e garantirgli la possibilità di correre la gara, dove tra l’altro colse il primo punto in carriera.

Apollon Fly, racconto edizione “tascabile”

Dopo una breve esperienza con la Ram, Loris Kessel prese contatti con Frank Williams, che non aveva posto in squadra, ma fu disponibile a vendere una vecchia FW03 al Jolly Club Svizzero che la ribattezzò Apollon Fly dal nome dello sponsor principale. Il team tentò di iscriversi ad alcune gare senza successo, riuscendo a presentarsi a Monza, dove si accontentò di un posto all’aria aperta visto che le postazioni ai box non erano disponibili. Kessel percorse alcuni giri ma la vettura era lenta e girava ad oltre sei secondi dall’ultimo tempo utile per qualificarsi, così dopo un’uscita di pista lo svizzero decise di ritirarsi, chiudendo la breve avventura del team. Abile imprenditore e manager, Kessel ha ottenuto grandi successi nelle gare Gt, prima di spegnersi a causa della leucemia.

Le avventure di Cavallo pazzo

A soli 21 anni Beppe Gabbiani “Cavallo pazzo” (soprannome coniato da Enzo Ferrari) venne chiamato dalla Surtees per sostituire l’infortunato Brambilla e a Watkins Glen su pista bagnata fece incredibilmente segnare il miglior tempo nelle libere, mentre in qualifica commise un errore mentre stava per staccare un sorprendente sesto tempo e vide sfumare la possibilità di qualificarsi (a onor del vero all’epoca non si calcolavano gli intermedi ma la versione dell’epoca è rimasta tale). Le grandi doti dimostrate valsero in ogni caso i complimenti di Hunt e Depailler, mentre Alan Jones gli offrì addirittura un brindisi dopo che Gabbiani, con la consueta esuberanza, gli disse che con gomme migliori sarebbe andato più forte.

Capolinea per la Hesketh

Nel 1978, dopo due tentativi con Divina Galica (non qualificata) e una presenza di Cheever, ritiratosi dopo soli 8 giri a Kyalami, sul difficile tracciato di Long Beach la decaduta Hesketh schierò Derek Daly, il primo irlandese a correre in Formula 1 dopo i tentativi di Joe Kelly nel 1950 e 1951. Daly non riuscì a passare le prequalifiche, così come a Montecarlo, mentre a Zolder venne iscritto alle qualifiche ufficiali, ma anche in quel caso l’ostacolo risultò insormontabile. A quel punto il team chiuse i battenti e l’irlandese si accordò con l’Ensign con cui ottenne un punto nel gran premio del Canada; corse poi fino a tutto il 1982 con Tyrrell, March, Theodore e Williams.

Avanti, in casa Ats c’è posto

La Ats era entrata in Formula 1 nel 1977 utilizzando delle Penske, mentre dall’anno seguente schierò le proprie vetture, su cui si alternarono ben 7 piloti: la stagione iniziò con Mass (poi infortunato) e Jarier (licenziato per un litigio con il patron Schmidt), poi scesero in pista anche Colombo, Binder, Rosberg, Ertl e Bleekemolen; quest’ultimo a Watkins Glen riuscí a qualificarsi per l’unica volta in carriera, ma fu costretto al ritiro per una perdita d’olio.

Fangio rimandato come sbandieratore

La prova inaugurale del mondiale 1978, disputata a Buenos Aires, si chiuse dopo 52 giri e non secondo i 53 previsti, a causa di un errore dello sbandieratore Juan Manuel Fangio, che abbassò la bandiera a scacchi con un giro d’anticipo. Fu l’unica gara che vide la partecipazione di Lamberto Leoni, il quale si ritirò al 28esimo giro dopo essere partito dalll’11esima fila; nel successivo Gp del Brasile fu tradito dalla sua Ensign nel giro di formazione poi, dopo due mancate qualificazioni, lasciò la F1 e si spostò verso la motonautica, abbandonata in seguito alla morte di Pironi.

L’importante è partecipare

Nella storia della Formula 1 tanti piloti hanno tentato la gloria senza mai riuscire a qualificarsi, tra questi Tony Trimmer, che dopo alcune prove con la Maki, venne iscritto in due occasioni al Gp d’Inghiterra dal team privato Melchester, che gli mise a disposizione prima una Surtees e poi una Mclaren, quest’ultima nella sua ultima apparizione iridata,a Brands Hatch nel 1978. A onor di cronaca l’inglese portò a termine nel 1975 il Gp di Svizzera disputato a Digione e non valido per il mondiale: alla guida della Maki chiuse tredicesimo a sei giri dal vincitore Regazzoni.

Rebaque fai da te

Unico costruttore messicano ed ultimo a portare a punti una vettura privata (Germania, 1978), Rebaque nelle ultime gare del 1979 schierò una propria vettura, la Hr100: riuscí a qualificarsi solo in Canada, senza riuscire a terminare il gran premio, poi dalla stagione successiva passò alla Brabham accantonando il proprio team.

Zunino “erede” di Lauda

Pilota argentino con qualche esperienza e una vittoria in Formula Aurora, Zunino nel 1979 provò una Brabham a Silverstone, mentre poche settimane dopo si presentò a Montreal come spettatore e a sorpresa corse. Niki Lauda disputò le libere, poi annunciò il ritiro ad effetto immediato e  Zunino (inizialmente con casco e tuta dell’austriaco) scese in pista: in prova fu diciannovesimo a circa 3 secondi dal compagno di squadra Piquet, mentre in gara fu regolare e attento, chiudendo settimo a quattro giri dal vincitore Alan Jones. Forte di risorse importanti venne confermato, ma con la Brabham che ambiva al titolo non marcò punti e dopo sette gare fu sostituito da Rebaque; corse due gran premi con la Tyrrell nel 1981 prima di ritirarsi definitivamente.

L’era delle vetture clienti volge al termine

Al termine di una stagione combattuta, nel 1980 a Montreal la Williams si aggiudicò matematicamente il primo titolo della propria storia. In quell’evento furono ben quattro le vetture di Sir Frank iscritte: oltre alle ufficiali di Jones e Reutemann, primo e secondo al traguardo, due private gestite dalla Ram, una per Keegan (Penthouse Rizla) e una per Cogan (Rainbow Jeans), ma nessuno dei due riuscì a qualificarsi.

Rupert Keegan, campione Formula Aurora nel 1979, riuscì a prendere il via a Watkins Glen (concluse nono) in quella che fu l’ultima gara in cui una vettura privata partì in concorrenza con le vetture ufficiali del costruttore. Dopo un altro anno di “pausa”, Keegan tornò nel circus con la March, qualificandosi in tre occasioni pur senza ottenere punti, prima di passare alle vetture sport e infine alla Cart.

 

Ed eccoci al 1980, in pieno fermento per la crescente competitività dei motori turbo, che nel giro di pochi anni porterà ad una trasformazione di tutto l’ambiente, con l’ingresso di grandi gruppi, incremento dei costi e spazio sempre più ridotto per il sogno dei piccoli artigiani di competere contro i colossi dell’auto, la storia della Formula 1 stava per scrivere un nuovo e importante capitolo.

Mister Brown

Per le storie precedenti vedere qui:
Pillole di F1 cap. 1 – Anni ’50 e ‘60
Pillole di F1 cap. 2 – Anni ’70 (prima parte)
Pillole di F1 cap.3 – Anni ’70 (seconda parte)

 

2017 FORMULA 1 ROLEX BRITISH GRAND PRIX Silverstone

Benvenuti al Mondiale di F1 più appassionante degli ultimi 5 anni, inutile negare l’evidenza. Dobbiamo risalire al 2012, anno in cui Alonso spremette il sangue da una rapa di nome F2012 provando ad impedire il tris iridato di Vettel, per trovare un Campionato in cui le prime guide dei due Teams rivali si son contesi aspramente il WDC. Francamente il triennio 2014/2015/2016 di appassionante ha avuto poco mentre, seppur promettesse bene ad inizio annata, il 2013 diventò un proforma una volta che Vettel e la sua RBR9 trovarono la quadra ed asfaltarono la concorrenza intera vincendo il WDC con largo anticipo sulla fine del Mondiale.

La situazione là in cima alla classifica del WDC è perlomeno curiosa: la Ferrari (ovvero Vettel) non vince da Monaco ma, nonostante tale astinenza, nelle ultime 2 gare il vantaggio di Sebastian su Hamilton è andato aumentando. Il tutto mentre la sensazione, netta, è 1 che MB si sia ripresa il benchmark della performance assoluta sia in prova che in gara e 2 che per motivi probabilmente ascrivibili al suo stile di guida unico la W08 sia un cavallo difficilmente domabile per Hamilton mentre calzi sempre meglio addosso a Bottas. Già, Bottas: alla vigilia di Silverstone il divario in classifica tra Vettel ed Hamilton è superiore a quello tra Hamilton e Valtteri. La cosa non solo fa riflettere quanti tra noi, in primis chi scrive, sprezzava la scelta di Wolff lo scorso inverno ma suggerisce pure un paio di considerazioni di quelle interessanti circa i GP in cui a Bottas è stato imposto un “freno” dal suo box per proteggere la gara del suo caposquadra. Nel senso: se Hamilton infilasse un ritiro e Bottas vincendo ancora lo superasse in classifica che piega prenderebbero le cose chez Brackley? Ai posteri l’ardua sentenza.

Si parlava di Ferrari: la 668 era e resta un’ottima vettura ed il suo costante lavoro di affinamento fatto di poche (ma buone) modifiche ad ogni GP si sta dimostrando un’ottima scelta (direi a questo punto che la leggendaria versione B a passo lungo fosse veritiera quanto il fiabesco Unicorno). Vettel, fresco trentenne, corre che pare Lauda nel 1977 (il quale caso vuole allungò nel Mondiale sui diretti inseguitori a Zeltweg senza vincere la gara, anzi arrivando secondo proprio come Sebastian) ergo salvo tanto clamorosi quanto improbabili ribaltoni chi scrive resta convinto che il Piloti prenderà la strada di Maranello. Esattamente come il Costruttori prenderà la strada di Brackley, con buona pace di chi s’è inventato l’alibi del PAR (ovvero l’acronimo di Piuttosto (che) Ammettere (la) Realtà) perchè finchè il poleman di Monaco su circuiti che non siano per l’appunto Monaco o Spa finisce “quinto su quattro” i 100 milioni di dollari per la vittoria nel WCC la Ferrari continuerà a vederli giusto col telescopio. Con buona pace sia di chi in 2 minuti di intervista sprezza l’ipotetico ritorno di Alonso (e si vanta di non aver contattato Verstappen) sia di chi farnetica che Ricciardo sulla 668 non avrebbe più punti di Raikkonen. Infatti il Dentone ha comunque più punti di Raikkonen nonostante guidi una F1 con almeno 30cv in meno della Ferrari e, vedasi Vettel, decisamente meno riuscita come vettura della Rossa.

Si parlava di Ricciardo: mi permetto di far notare che nessuno ha fatto più punti di lui nelle ultime 5 gare, sempre con buona pace del nutrito esercito di crocerossine/i battenti bandiera finnica. Ovviamente lo Smiling Assassin è bello che tagliato fuori dalla lotta per il WDC “grazie” a quel che guida e, soprattutto, alla Power Unit che si ritrova ma si potrà contar sempre su di lui per il ruolo di Outsider d’Eccellenza. La ruota tornerà a girare per il verso giusto anche per Verstappen il quale sono sicuro regalerà emozioni nella seconda metà dell’anno. Redbull ha un enorme problema in prospettiva che si chiama Renault ovvero Tag Heuer: è convinzione di chi scrive che, perdurando suddetto sodalizio, a Milton Keynes continuerà il digiuno iridato fino a data da stabilire. Spero per loro che il “piano A” non sia attendere l’ingresso di un nuovo motorista o finiranno per aver sprecato anni su anni senza mai aver trovato il bandolo della matassa.

Rest of the pack: la cosa più interessante era e resta provare a capire dove sarà Alonso nel 2018 anche se, fosse confermato il ritorno di Mclaren alla motorizzazione Mercedes Benz (o addirittura il passaggio a quella Ferrari ribattezzata Alfa Romeo), con ogni probabilità la sua opzione migliore sarebbe restare dov’è. LS sostiene che alla Mclaren di quest’anno basterebbe una PU targata Renault per issare Alonso in terza fila ergo con una PU della MB, sia pure in versione “clienti”, le cose potrebbero anche essere addirittura più interessanti. Il tutto mentre si rafforza sempre più l’ipotesi di un ritorno in F1 di Robert Kubica, cosa che penso farebbe la felicità di chiunque ami lo Sport.

That’s all Ringers, buon GP d’Inghilterra a tutti!

Non è una Formula 1 per vecchi…

Abbiamo ancora negli occhi la staccata assassina di Rosberg su Hamilton nel 2016; staccata, si dirà nei giorni successivi, causata dal deterioramento dei freni della monoposto numero 6. Telemetria alla mano, ovviamente. Con quelle immagini e con l’impressione di essere in un film dei fratelli Cohen arriviamo alla qualifiche del sabato. Aspettando la pioggia come un novello Godot. Perché diciamocelo; è con la pioggia che le gerarchie e le aspettative vengono sovvertite. E come in un film dei fratelli Cohen (o nella geniale pièce di Samuel Beckett) non solo non arriva la pioggia. Ma Javier Bardem e Tommy Lee Jones si devono piegare al colpo di genio di Grosjean che parcheggia la sua Haas ammutolita nel bel mezzo del tracciato facendo svanire ogni chances residua dell’ultimo minuto delle qualifiche.
Il cronometro del sabato dice che Valtteri Bottas partirà al palo, seguito da Vettel e da Raikkonen. Hamilton deve scontare il cambio del cambio sulla sua W08.
Solo ottava piazza per lui.
Partenza feroce di Ricciardo mentre, speculare, il fato di Max Verstappen pare volergli far pagare con gli interessi ogni barlume di fortuna possa aver avuto nei mesi precedenti. Lui ci mette del suo facendo stallare in partenza il suo propulsore e rimanendo come una “sitting duck” nel bel mezzo della piazzola di partenza. La manovra di Daniel costringe Raikkonen ad andare largo e questo favorisce anche Grosjean. Nelle retrovie eccellente partenza delle due Williams con Massa e Stroll. Al Lap 9 Hamilton che partiva dalla ottava piazza, si libera dei backmarker su FI e Haas ed inizia la sua rincorsa su Kimi Raikkonen e al podio.
Al Lap 15 il primo Pit Stop per la Renault di Hulkemberg mentre Hamilton macina decimi su decimi sull’alfiere ferrarista mentre un po’ tutti in pista paiono iniziare ad avere blistering, compreso Hamilton che monta le Super Soft rispetto agli altri su Ultra Soft. Al Lap 22 Hamilton è negli scarichi del finlandese e immancabile arriva la comunicazione all’alfiere nero che i suoi freni stanno salendo di temperatura in maniera preoccupante. Intanto in testa alla gara Valtteri continua a infilare giri veloci su giri veloci con una consistenza impressionante. Mentre i dischi incandescenti in ingresso alla Remus sulla monoposto di Hamilton, visti i problemi del giorno prima e le indicazioni via radio, hanno un qualcosa di malvagiamente beffardo. Al Lap 30 la Haas, questa volta di Magnussen, perde potenza; perlomeno lui, contrariamente al suo compagno di squadra il giorno prima, riesce a non piantare la monoposto in mezzo alla pista. Al Lap 32 Hamilton si gioca il set nuovo di Ultra Soft conservato durante le qualifiche. Al 34 Ricciardo gioca la carta della Super Soft rossa mentre Hamilton inizia a mettere in pista il suo tipico ruolino di marcia impressionante. Al Lap 35 Vettel si ferma per le Super Soft in risposta alla manovra di Ricciardo, conservando la sua seconda posizione. Al giro 39 Hamilton conferma come le Ultra Soft non siano la scelta principale per la W08; l’inglese dopo l’exploit iniziale a suon di giri veloci sembra pagare amaramente l’indigestione della Mercedes sulle viola in Austria.
Al giro 41 Bottas deve dare la sveglia ai suoi al box che, presissimi dalla gara di Hamilton, paiono essersi dimenticati che hanno un loro pilota in prima posizione. Il Pit Stop del finlandese della grigia non è impeccabile e Kimi Raikkonen, autore di una prestazione fino al momento precisa, diligente e oculata, si ritrova in testa alla gara. Al Lap 46 Carlos Sainz, autore nei giorni precedenti al Gran Premio di una strisciante polemica intestina al team, deve ritirarsi. Al giro 49 i ruoli di lepre e volpe fra Hamilton e Raikkonen paiono essersi invertiti. Ora è il finlandese a dare la caccia all’inglese che sta ancora pagando cari i giri fenomenali su Ultra Soft subito dopo il Pit Stop.
“I struggle hard here” è il commento via radio di Hamilton mentre i primi tre stanno mettendo in pista i loro giri veloci in una gara forsennata su ritmo da qualifica.
Al Lap 61 i problemi che hanno afflitto Hamilton paiono rientrati e la sfida è tutta fra Hamilton e Ricciardo e Vattel con Bottas; entrambe le coppie sotto i tre secondi si gap fra i primi e gli inseguitori.
Al giro 68 Vettel è negli scarichi di Bottas quando come nel film di questo Weekend ogni volta che sta per arrivare il climax, un Perez ti finisce in mezzo alla pista.
Tutto rimandato agli ultimi due giri.
E come nel film dei Cohen, tanto tuonò che alla fine non piovve.
Posizioni confermate fino alla linea d’arrivo.
Gara magistralmente condotta dall’inizio da un Valtteri Bottas ora molto vicino a Lewis Hamilton in termini di punteggio mondiale.
Sarà sempre di più un problema per gli uomini di Brackley chiedere al finlandese un sacrificio in ottica del mondiale del suo compagno di squadra.
Vettel al secondo posto si conferma campione di razza autore di una gara pressoché impeccabile e magnifico terzo Daniel Ricciardo che ha difeso a suon di giri perfetti e pulitissimi (e una staccata in difesa alla Remus su un Hamilton arrembantissimo semplicemente perfetta) il podio sull’inglese.
Hamilton vede ancora una volta allungarsi il gap nei confronti del primo in classifica mondiale. In un weekend segnato dalla sfortuna, inconvenienti tecnici e da piccolissimi errori, quanto lasciato sul campo dall’inglese non è nemmeno moltissimo.
Certo ora oltre che da Vettel e dalle sue ruotate in regime di SC, Hamilton rischia di doversi guardare anche dal compagno di team.
Tutto rimandato a Silverstone dove Hamilton oltre ad essere di casa mostra sempre ottime prestazioni; Ferrari porterà l’evoluzione dell’ICE.
I giochi sono ben lontani dall’essere fatti e questo per la serie regina è un bene.
Forse meno bene, e lo dico con un piccolissimo accenno di polemica, cha l’allargamento di Ricciardo in partenza su Raikkonen, assomigli moltissimo a quello di Vettel su Massa in Mexico.
Lì partirono 3 punti sul patentino al tedesco; biasimo mondiale e una serie di colpi dal Gianicolo per infamia mondiale; qua nemmeno una indagine da parte dei commissari.
Basta mettersi d’accordo.
Magari anche per lo strike tirato in partenza da Kvyat che di fatto mette fine alla gare di Alonso e Verstappen.
La cosa più emozionante del weekend, diciamolo, è Daniel Ricciardo che insegue sul palco i malcapitati per fargli bere lo champagne.
Questa volta è il turno di un elegantissimo Martin Brundle.

L’invincibile e i due che son sempre li.

La Germania ci consegna l’ottava vittoria di Marquez su questo tracciato, pilota che è quasi imbattibile nei circuiti sinistrorsi, tuttavia Folger, con una gara spettacolare, non l’ha lasciato molto tranquillo fino a 2 giri dalla fine.

Nella Moto2 invece, un Morbidelli mai sazio di vittorie, corona ancora una volta un weekend favoloso con un’altra prestazione strepitosa.

Nella Moto3, un Mir sempre sul pezzo, pronto a vincere la lotta contro chiunque e involarsi più che mai verso il titolo 2017.

La gara della MotoGP è stata davvero bella ricca di duelli, incerta fino alla fine, se facciamo eccezione al terzo posto del podio di Pedrosa, sempre troppo distante dai primi due, ma con ampio margine sul gruppo inseguitore.

La gara ha visto Marquez e Folger girare a ritmi indiavolati, per buona parte della gara si poteva quasi pensare che sarebbe arrivato il giorno in cui MM93 potesse essere sconfitto da qualcuno su questo tracciato, ma negli ultimi due giri, lo Spagnolo ha dato fondo a tutto andando a vincere meritatamente.

Nelle posizioni di rincalzo, Vinales vince la lotta con il compagno di squadra, giungedo quarto, proprio davanti a Rossi. Le due Yamaha alla fine salvano la faccia con un buon piazzamento, considerando tutti i problemi che han presentato nel weekend. Continua questa indecifrabilità della moto 2017, che pare anni luce lontana dalla sempre prestazionale moto del 2016.

Subito a ridosso delle due moto blu, un ottimo Bautista con la migliore delle Ducati in pista. Questo weekend alla fine è stato parecchio difficile per la casa di Borgo Panigale, con il Dovi che perde la leadership di campionato giungendo ottavo, ma peggio va a un Lorenzo estremamente deludente, che giunge 11esimo, davanti a un Petrucci con problemi di gomma.

Da segnalare Espargarò settimo con l’Aprilia, sempre più in crescita e prestazionale, mentre Suzuki e Iannone, continuano la loro stagione difficile con un ennesima caduta.

La pausa estiva ci da quindi una classifica per il mondiale con 4 piloti tutti ravvicinati, ma con Marquez che ancora una volta stupisce tutti, mettendosi a capo della lotta per il titolo, seguito a 4 punti da Vinales, a 6 punti il Dovi e a 10 un mai domo Rossi, insomma tutti i preamboli per una stagione quanto mai incerta, son tutti presenti.

In Moto2 il Morbido completa un’altra gara da vero campione, con forza e talento respinge qualsiasi attacco di Oliveira,  portando a casa i 25 punti, che sommati agli 0 di Marquez e Luthi, lo fan schizzare a +37 in classifica. La stagione è ancora lunga, ma si può davvero iniziare a credere al primo titolo tricolore nella categoria.

Ancora una ottima prestazione per Pecco Bagnaia, che centra ancora un podio alla prima stagione nella categoria, con dei concreti Corsi e Pasini alle sue spalle.

In Moto3, ancora una gran vittoria per Mir, con un solito duello fino all’ultima curva con Fenati, chiude il podio Ramirez. Canet uscito fuori per una caduta. Gara come sempre ricca di emozioni, sorpassi e contro sorpassi.  Lo squadrone italico vede un Bulega giungere quarto. Anche qui la classifica vede un +37 fra primo e secondo.

Ok ora ci attende una lunga pausa per il motomondiale, con i team che però non staranno fermi negli sviluppi e modifiche alle moto, godiamoci questo relax, perchè sicuramente non mancheranno le emozioni nei prossimi mesi.

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MOTOGP 2017 – GOPRO MOTORCYCLE GRAND PRIX OF GERMANY

Il weekend di Assen è ormai alle spalle e la motogp si è trasferita sulla complessa quanto anonima pista del Sachsenring, un toboga infinito di curve inframmezzato da piccoli tratti rettilinei, ed un cambio di direzione pazzesco che mette a rischio i piloti prima del discesone (teatro di molti sorpassi alla fine di esso).

La pista è composta da 3 curve a destra e 10 a sinistra, conformazione che rende molto difficile il setting e che porta in grossa crisi gli pneumatici, con il lato destro sempre a rischio di non essere correttamente in temperatura. Infatti uno dei problemi inizia in uscita da curva 3 dove comincia un filotto di 7 curve a sinistra, con la moto sempre in piega, per poi fare la veloce esse prima del discesone dove, soprattutto con le Bridgestone, le cadute non mancavano a causa del poco grip che dava il lato destro dello pneumatico che si raffreddava troppo.

C’è da dire che questo tracciato non è mai stato troppo avaro di gran bei duelli, anche negli ultimissimi metri, ma la sua conformazione ha portato più di qualche problema fisico ai piloti. Ricordiamo su tutti il bacino fratturato nel 2008 da Pedrosa, cadendo sul bagnato da leader con 5 secondi di vantaggio, che lo tagliò fuori dalla lotta per il mondiale. Già, il meteo, sempre una grossa incertezza su questa gara.

Dal 2010 il circuito è territorio Honda in motogp, con 3 vittorie di Pedrosa per poi trasformarsi nella pista perfetta per Marquez, dominatore delle ultime 4 edizioni. Marquez c’è da dire che anche in moto2 e in moto3 ha vinto su questo tracciato portando a 7 il suo numero di vittorie sul tracciato tedesco.

L’ultima vittoria della Yamaha risale al 2009 quando ci fu una stupenda battaglia fra Lorenzo e Rossi, spuntata da quest’ultimo, per soli 0.099 secondi. Un finale da cardiopalma come molti altri fra quei due in quella stagione.

Il manto stradale del tracciato è stato appena rifatto quindi mette in campo nuove variabili per l’usura gomme e su quale team saprà adattarsi meglio alla pista. Un maggiore grip potrebbe aiutare la Yamaha, mentre la Ducati dovrebbe essere più in difficoltà, ma la stagione 2017 viaggia sull’incertezza più totale quindi aspettiamo almeno le prime prove libere, che per le Motogp saranno allungate di 20 minuti così da dar modo ai team di provare anche la nuova gomma fornita da Michelin.

Per quello che riguarda la moto3 purtroppo sulla griglia di partenza mancherà il nostro Antonelli, sostituito da Danny Kent, che ha chiuso anticipatamente i rapporti con il team Kiefer di moto2.

Auf Wiedersehen DAVIDE_QV