F1 2020 – GRAN PREMIO D’ITALIA

Più che una preview potrebbe assomigliare ad un necrologio prima della effettiva dipartita. Si perchè scrivere un’introduzione al GP d’Italia 2020 a Monza dopo lo scempio Ferrari visto a SPA, su una pista che è l’essenza stessa del Motorsport a quattro ruote, è un esercizio che facilmente induce alla depressione, almeno per quanto riguarda i tifosi rossi.

Il dolce ricordo del 2019, foto F1.com

Il circuito di Monza è formato da 11 curve (7 a destra e 4 a sinistra), per un totale di 5793 m. Il primo settore prevede due grandi rettilinei, quello principale e Curva Grande, che sono collegati dalla 1° Variante, dove la velocità di marcia, la stabilità in frenata, la trazione e l’erogazione della cavalleria saranno fondamentali. Il settore due è composto dalla variante della Roggia e dalle due curve di Lesmo (curva 6 e 7, più note come Lesmo 1 e 2): è quello tecnico, dove serve tanta stabilità, inserimento e una vettura composta in uscita. Fondamentale è, quindi, il carico aerodinamico generato dal corpo vettura, dato che le vetture avranno pochissimo carico dalle ali; un grande grip sulle gomme generato dal setup delle sospensioni anteriori, per avere direzionalità e nello stesso tempo una vettura non troppo rigida sui cordoli esterni. L’ultimo settore prevede due rettilinei ancora una volta uniti da una Variante, la Ascari, fino ad arrivare alla famosa curva Parabolica, dove avere un anteriore preciso permette di avere elevata percorrenza e uscire con la giusta trazione sarà cruciale per raggiunge la velocità di punta ottimale prima di tagliare il traguardo.

Per la sua configurazione e per le elevatissime velocità, Monza è particolarmente sensibile all’aerodinamica delle vetture, in particolar modo è il circuito più esigente per la resistenza all’avanzamento. I Team quindi toglieranno quanto più drag mantenendo, per quanto possibile, un livello accettabile di carico per le curve presenti, semplicemente riducendo il carico generato dalle ali, anche rimuovendo (e non solo modificandone l’incidenza) dei flap dell’ala anteriore per bilanciare, caso unico in tutto il mondiale. Ciò migliora le velocità ma riduce la direzionalità: per questo sarà mirato il lavoro su barre e ammortizzatori per ridurre il sottosterzo. E c’è di più: con un’ala da minor carico infatti, il flusso d’aria verso il fondo perderà di forza: per evitare uno stallo aerodinamico (e per ridurre ancora l’incidenza delle ali) si predilige scendere in pista con minor rake.

Charles Leclerc, Sebastian Vettel, SF1000 “low downforce”, Spa Francorchamps 2020, pic motorbox.com

Monza è il tempio della velocità, quindi è molto sensibile alla potenza delle Power Unit. 10 cv equivalgono a 2 decimi al giro e, così come a Spa, il compito del recupero da motogeneratori elettrici è fondamentale (20 km/h e oltre 3.5 sec al giro), che devono offrire la giusta spinta alla monoposto in aggiunta al motore endotermico. Di contro, a causa delle poche frenate, l’MGU-K non è in grado di recuperare una grande potenza. Sarà interessante capire quanto potrà influire il ban del “Party Mode” in Qualifica su tutti i motorizzati non Ferrari.

Pu Mercedes on Williams F1, Test Barcelona, F1Technical.net

Dal punto di vista dell’impianto frenante, secondo i tecnici Brembo, l’Autodromo Nazionale di Monza rientra nella categoria dei circuiti più impegnativi per i freni, pur essendoci solo 7 frenate al giro, ma per 3 di queste i piloti sono soggetti ad una decelerazione di almeno 5 g. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, identico alla pista di Spa-Francorchamps su cui si è corso una settimana fa, nonostante l’uso del pedale del freno sia di soli 10,75 secondi al giro (14% vs il 13% di Spa). Lo scarso carico aerodinamico utilizzato per sfruttare i lunghissimi rettilinei si traduce in staccate molto violente in corrispondenza delle tre Varianti (del Rettifilo, della Roggia e Ascari) che risultano quindi particolarmente impegnative per il pilota e l’impianto frenante. Dalla partenza alla bandiera a scacchi ogni pilota esercita un carico complessivo sul pedale del freno di 31,6 tonnellate, superiore solo ai due 2 GP disputati a Silverstone. La più dura per l’impianto frenante è la prima dopo la partenza: le monoposto vi arrivano a 353 km/h e scendono a 88 km/h in soli 135 metri. Per riuscirci i piloti frenano per 2,66 secondi esercitando un carico di 195 kg sul pedale del freno ed affrontando una decelerazione di 5,5 g.

Così come per tutte le altre componenti delle monoposto, anche per l’impianto frenante le caratteristiche essenziali sono il peso, la resistenza e le performance assicurate. Trattandosi di masse non sospese, quando viene diminuito il loro peso calano i consumi di carburante e migliorano l’aderenza e l’handling dell’auto. Pensiamo che a differenza di un impianto frenante di un’auto stradale che pesa sui 20 kg a ruota, quello Brembo di Formula 1 incide per circa 5 kg: un quarto (1-1,25 kg) è il peso del disco in carbonio, mentre la pinza in alluminio/litio è più pesante, oscillando tra 1,5 kg e 2 kg. La pastiglia in carbonio di F.1 invece pesa 200 grammi.

Freni, Ferrari SF90, Monza. Foto Autosport.com

Si va, quindi a Monza, uno dei gp di casa della Ferrari, il tempio della velocità, con una monoposto che al momento fa rimpiangere anche quella orrenda del 2014. Supponendo anche che il weekend orribile di SPA sia stato provocato da una concausa di fattori interni ed esterni tutti di segno avverso, che hanno mostrato una SF1000 ben peggiore di quanto in realtà non sia, resta comunque difficile pensare positivo in vista del Gp monzese. Una pista, come abbiamo visto, con una parte guidata irrisoria rispetto a SPA ma in cui la potenza ed efficienza della PU gioca un ruolo primario, caratteristica che relega la Ferrari ad un ruolo secondario, ad essere generosi.

I piloti hanno già messo le mani avanti, ” a Monza sarà molto difficile”. A questo punto il fatto di correre a porte chiuse è quasi una benedizione per loro. E anche per tutta la Scuderia e il management, che continua nel suo mutismo a fronte di una situazione ai limiti dell’indecenza sportiva. Ci sarà una strategia ben ponderata dietro al comportamento e alle (non)dichiarazioni di Binotto e Camilleri/Elkaan ma di sicuro è di difficile lettura, interpretazione e comprensione.

Non conoscendo tutti gli “altarini” svelati dopo l’accordo segreto FIA-Ferrari sull’affaire PU e le trattative per il rinnovato Patto della Concordia si possono solo ipotizzare le cause del disastroso presente Ferrari e dell’incertissimo futuro sportivo della Scuderia, almeno fino a fine 2021.

O meglio, è facile pensare che le attuali difficoltà derivano da una PU tornata ai livelli del 2015 senza il “trick” irregolare che la talpa di Maranello ha gentilmente svelato alla FIA. Si parla addirittura di 90 CV in meno in certe situazioni, roba da GP2 engine di alonsiana memoria. E ad una situazione tecnica e di gestione del capitale umano in GES a dir poco confusa.

Così come confusa e inspiegabile sembra essere l’avallo Ferrari al congelamento delle PU quando la mannaia della FIA si era già abbattuta sulla PU di Maranello. Uno scotto da pagare per evitare la squalifica relativa al mondiale 2019? Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Di sicuro tale decisione compromette fortemente il mondiale 2021 e oltre se non riusciranno a riprogettare una PU adeguata a combattere per le prime posizioni.

Binotto parla alla stampa con una tale calma che sembra solo aspettare momenti migliori, adeguatamente rassicurato dai suoi capi, e forte del fatto di dover espiare i peccati commessi con un paio d’anni di sberle prese in pista prima di poter rivedere la luce. Anche queste tutte supposizioni ovviamente ma tant’è.

Intanto i “nemici” fanno a gara a sbeffeggiare e rimarcare le colpe di Binotto e compagnia. Horner rivendica vittorie sfuggite nel 2019 a causa del motore irregolare. Quali non specifica, visto che al limite può rivendicare quella del Gp di Singapore, doppietta Ferrari e Verstappen terzo, in una pista in cui la PU non ha una grandissima importanza.

Wolff da mesi spara a zero soprattutto su Binotto, dichiarandosi “solidale” (sic…) con i tifosi della Rossa e arrivando a dichiarare che per colpa del “trick” Ferrari alcuni suoi dipendenti hanno avuto problemi di salute causa stress. In soldoni alcuni suoi dipendenti sono andati in burn-out per colpa della Ferrari. Affermazione alquanto ardita e che lascia piuttosto perplessi.

Wolff che deve guardarsi curiosamente dal “fuoco amico” di media tedeschi che sostengono la poca simpatia reciproca tra lui e il nuovo capo Mercedes Kallenius, che sembra non impazzire neanche per Hamilton. Chissà che dietro le voci di un Wolff in Aston Martin nel futuro prossimo e di un Hamilton che ancora deve rinnovare il contratto non si nasconda la possibilità concreta dello smantellamento del binomio più vincente di sempre in F1. Anche Vettel non ha ancora annunciato la sua destinazione per il 2021. L’ipotesi è ardita ma chissà che non stia aspettando che, chiusa la porta Ferrari si possa aprire il portone delle Mercedes. Pilota tedesco su macchina tedesca…ipotesi molto suggestiva..

Tornando al Gp brianzolo i favori del pronostico non possono che essere grigie, anzi nere. Rimane l’incognita del ban delle mappature “party mode” in qualifica mentre in gara sarà possibile utilizzare mappature per il sorpasso ma, probabilmente, questo non sconvolgerà certo i valori in campo.

Red Bull cercherà di giocare le sue carte, soprattutto in termini di gestione gomme in gara ma la strada per la vittoria al momento sembra sbarrata.

Potrebbe essere una buona occasione per Racing Point e Renault. Soprattutto quest’ultima viene dalla buona prestazione di Spa e anche nel 2019 andarono piuttosto bene sul tracciato monzese.

SPA, BELGIUM – AUGUST 30: Daniel Ricciardo of Australia driving the (3) Renault Sport Formula One Team RS20 on track during the F1 Grand Prix of Belgium at Circuit de Spa-Francorchamps on August 30, 2020 in Spa, Belgium. (Photo by John Thuys/Pool via Getty Images)

McLaren è un pò nelle nebbie che il gp del Belgio non ha dissipato. Sainz vede già i fantasmi che lo aspetteranno nel 2021 a Maranello e Norris si ritrova a lottare con Gasly piuttosto che con Ricciardo e Verstappen dopo un inizio di mondiale ben più soddisfacente.

Sui motorizzati Ferrari il pronostico è semplice: cercare di portare a casa una prestazione decente. Haas e Alfa Romeo sono stati anche più veloci della Ferrari a SPA. Probabilmente ciò non avverrà a Monza ma chissà.

Potrebbe anche ripresentarsi un duello vecchio di 30 anni, Williams contro Ferrari. Per il fondo della classifica.

Al di là del pessimismo indotto dalla gara belga, presumibilmente Ferrari rialzerà un pò la testa ma non certo per lottare per il podio, quanto invece per le posizioni dal sesto posto in giù. A Maranello non faranno i salti di gioia, ma è sempre meglio della vergognosa performance di una settimana fa.

Sarà un gran premio a rischio noia, soprattutto se Red Bull non si dimostrerà un avversario tenace in gara ma a suo modo interessante più che altro per capire se Ferrari continuerà nella sua discesa negli inferi oppure ritornerà a tenere la testa fuori dall’acqua. Considerando la “follia” di questa stagione 2019, chissà che l’accordo segreto FIA-Ferrari non preveda delle “deroghe” per i Gp corsi in terra italica…

Monza evoca sempre ricordi speciali, il più grande probabilmente è quello legato alla vittoria assolutamente inaspettata della Ferrari  del 1988 , addirittura con doppietta a pochi giorni dalla morte del fondatore. I romantici pensarono che Enzo ci mise una “manina” dall’alto in quella vittoria. Considerando la situazione di sfacelo attuale della sua squadra e su come questa sia avvenuta, forse questa volta potrebbe avere qualche remora in più.

*immagine in evidenza da monza-news.it

Alessandro Rocco & Chris Ammirabile

WSBK 2020 – ROUND DI TERUEL

Altro weekend di gare ma stessa pista, quella di Aragon per il round della provincia di Teruel che ospita il quinto appuntamento del mondiale superbike 2020.

Doveva essere pista Ducati, lo è stato per meno della metà delle gare, in quanto Rea ha portato decisamente a casa il successo di tappa con due vittorie e un podio nel primo dei due appuntamenti al Motorland.

Ora la classifica dice +10 punti su Redding ma la sensazione è che il divario tra i due sia più ampio in termini di rendimento in pista. Rea viene dalla tripletta di Portimao e i successi nel “feudo” Ducati di Aragon.

immagine da motors-addict.com

Redding prova a metterci del suo e rimanere attaccato all’inglese ma sembra non poter offrire la stessa costanza di rendimento per tutto l’arco del weekend. Soprattutto sembra non riuscire ad avere la capacità di raddrizzare situazioni sfavorevoli come ha fatto Rea dopo gara 1 di sabato scorso.

Il motivo di ciò sta soprattutto nel fatto che Rea e il suo team hanno ormai un’esperienza granitica e non si fanno mai prendere dal panico mentre per Redding ogni weekend è un pò una scoperta.

Urge un cambio di passo quanto meno per cercare di tenere aperta la lotta per il campionato fino all’ultima gara. Dopo anni di dominio “verde” incontrastato sarebbe già una graditissima novità.

immagine da tuttomotoriweb.com

Novità che si è vista sul podio di gara 2 con Bautista e la Honda che torna sul podio per la prima volta dal 2016. Una gara 2 solida e convincente per lo spagnolo che ha dovuto lottare molto con la moto ma finalmente raccoglie i frutti del suo lavoro su una moto potenzialemente vincente ma che ha bisogno ancora di una severa “sgrossata”. Attesi ad una conferma, sarà interessante seguirli in questo weekend di gare.

Yamaha invece è uscita piuttosto ridimensionata dall’ultimo round. Solo un misero terzo posto in superpole race con Van der Mark e posizioni di rincalzo nelle altre gare con soprattutto Razgatlioglu in grossa difficoltà. La stagione era partita con bel altro piglio e loro sembrano essersi fermati mentre gli altri migliorano.

Un pò la stessa condizione di Sykes che ha raccolto ben poco nel round di Aragon. Nonostante la conferma in BMW ha disputato oggettivamente tre brutte gare, tra noie meccaniche ed errori marchiani come quello in superpole race. Ha una seconda occasione, meglio per lui e per BMW che la sfrutti a dovere.

Seconda occasione anche per Davies di acciuffare quella vittoria che gli è sfuggita per due volte per poco in gara 1 e gara 2. Con una qualifica migliore e adeguata alle potenzialità della moto potrebbe puntare anche a più di una vittoria. Più preoccupante il fatto che dichiari di essere ancora in una situazione di “lavori in corso” con la sua moto. Discorso che lascia perplessi, considerando che ormai conosce questa moto da un anno e mezzo.

immagine da notizieisernia.it

Lowes ha pagato dazio con la caduta in gara 1 e le relative conseguenze nelle restanti gare. Si dice fiducioso di poter di nuovo puntare al podio, anche perchè considerando quello che fa il compagno di team con la stessa moto, puntare al podio è praticamente un imperativo .

Sorpresa (relativa) della superpole e molto meno consistente in gara, Loris Baz potrebbe regalare qualche altro risultato a sensazione.

Dispiace invece l’abbandono di Althe Racing che ha deciso di interrompere la collaborazione con MIE Racing e il suo pilota Moriwaki. Un abbandono dettato da “incompatibilità tecniche e contrattuali insanabili”. Mondiale finito quindi anche per Gabellini, che aveva esordito a Jerez.

*immagine in evidenza da evanbrosracing.com

Rocco Alessandro

 

F2 BELGIO 2020 – FULL SPEED AHEAD

Il campionato 2020 continua a regalarci capavolgimenti di fronte e protagonisti inaspettati. Callum Ilott ha disputato un weekend pessimo e Robert Shwartzman ha potuto riconquistare la leadership in campionato. Ma proseguiamo con ordine.

Si giunge a Spa, un weekend gravato dal peso del terribile incidente dello scorso anno, costato la vita a Anthoine Hubert e la carriera a Juan Manuel Correa, con  diverse novità. Il sostituto dell’infortunato Sean Gelael in Carlin sarà l’estone Juri Vips, pilota Red Bull al momento confinato in Superformula; si disputeranno due ulteriori round in Bahrain, il secondo sull’Outer Circuit, e questo prenderà il posto di Abu Dhabi come round conclusivo (DEO GRATIAS!).

SPA, BELGIUM – AUGUST 28: Robert Shwartzman of Russia and Prema Racing (21) drives during practice for the Formula 2 Championship at Circuit de Spa-Francorchamps on August 28, 2020 in Spa, Belgium. (Photo by Clive Mason – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)

Le prove libere sono più movimentate del solito. Dan Ticktum (Carlin) non vi prende parte per via di un tampone dall’esito dubbio – ma il secondo tampone risulterà negativo. Alesi jr fa esporre la bandiera rossa dopo pochi secondi dall’inizio sbattendo sull’uscita della corsia dei box. Conclusi gli intoppi, alla fine Shwartzman fa segnare il miglior tempo davanti a Tsunoda e Mazepin. Continua il periodo nero della ART, che dopo Armstrong (15) sembra aver perso anche Lundgaard (14), e anche la UniVirtuosi appare fuori forma (Ilott 10 e Zhou 13). Juri Vips conclude 17° la sua prima sessione in F2.

[COURTESY OF NEWSBREEZER.COM]

Dopo due bandiere rosse, in qualifica la spunta Tsunoda con 1:57.593. La seconda pole stagionale testimonia il processo di maturazione del protegé Honda, che gara dopo gara si sta inserendo nella lotta iridata. Il capoclassifica Ilott va in testa nei primi minuti ma poi indietreggia fino alla dodicesima posizione, di gran lunga il peggior piazzamento da un anno esatto (non mancava la top-3 in qualifica da Spa 2019). Nikita Mazepin conclude secondo a un decimo di distanza. L’alternanza Giappone-Russia continua nella seconda fila, con Nobuharu Matsushita (primo ingresso in top 10 quest’anno) davanti a Robert Shwartzman. Benino gli altri pretendenti al titolo: Guanyu Zhou è sesto, Mick Schumacher settimo. Ticktum scende in pista per la prima volta in qualifica e conclude 14°; comunque meglio di Vips, abbandonato dalla macchina a Les Combes nell’out lap. Sempre peggio Lundgaard, 18° dopo aver subito la cancellazione del crono migliore per track limits.

[COURTESY OF AUTOMOBILSPORT.COM]

Al via Tsunoda mantiene la prima posizione, con Matsushita che passa Mazepin per la seconda, mentre dietro gran partenza di Schumacher e Deletraz, che da settimo e ottavo si ritrovano quarto e quinto. Al contrario, Shwartzman e Zhou non sfruttano la buona posizione sulla griglia e vengono risucchiati nel gruppo. Il primo giro è caotico, con tutti i primi che si affiancano sul Kemmel, ma a Les Combes tutto si dipana senza incidenti. Dopo pochi chilometri si assiste al crollo delle gomme di Matsushita, che tra il terzo e il quarto giro si fa infilare da chiunque. Era in sesta posizione quando il teammate Drugovich ci preova a Blanchimont: il giapponese non vede il brasiliano e i due si toccano. Matsushita fora e si schianta sulle barriere, mentre il compagno riesce nel miracolo di controllare la macchina con l’ala divelta e rientra ai box. VSC.

[COURTESY OF METROPOLITANMAGAZINE.COM]

Si riparte al sesto giro e subito inizia il valzer dei pit stop. Ghiotto apre le danze, due tornate dopo è la volta di Mazepin e Schumacher jr; entrambi i pit stop sono problematici, con il tedesco che perde secondi importanti per problemi di fissaggio dell’anteriore sx e il russo che viene messo sotto indagine per unsafe release (risoltasi dopo la gara con una semplice reprimenda). Altri due giri e si fermano Tsunoda e Shwartzman: anche questi pit stop sono sfortunati (stessi problemi del teammate per il russo, mentre il giapponese attende per far passare un’altra macchina), e ciò permette a Mazepin di recuperare il terreno sul rivale della Carlin e, grazie alle gomme già in temperatura, di infilarlo a Les Combes.

[COURTESY OF CRASH.NET]

La gara si assesta: davanti i piloti partiti con le gomme Medium che non hanno ancora effettuato il cambio gomme cercano di gestire le gomme e di mantenere un passo dignitoso, dietro i piloti partiti con le Soft inseguono. In questo frangente si distingue Zhou, che allunga al comandodavanti a Piquet jr e Ticktum; Ilott è più indietro e pare poco a suo agio con le prime. Anche stavolta la strategia alternativa non paga. Il gruppo di testa inizia le soste dal quindicesimo giro; Zhou tarda un giro, ma, anche per l’ennesima sosta lenta, sarà sufficiente per perdere una manciata di posizioni e la speranza di un piazzamento prestigioso. Si delineano le storyline della gara: il duello per la testa della corsa tra Mazepin e Tsunoda, e la baruffa per le posizioni dalla sesta in giù tra Ghiotto e gli “alternativi”.

L’italiano sarà un osso duro: l’elevata velocità di punta gli permette di resistere contro rivali fino a due secondi al giro più veloci. Nel finale l’italiano cede e la sesta piazza andrà a Ticktum, autore di un’ottima prestazione, che precede di un soffio Zhou e Nissany (miglior piazzamento stagionale per la Trident). Davanti Tsunoda ha recuperato il terreno perduto su Mazepin, ma anche in questo caso non riesce a passare il rivale a causa del vantaggio sul dritto. A più riprese il giapponese forza la staccata a Les Combes, ma il russo si difende con fermezza, Anche troppa per i giudici di gara, che a fine gara lo ammoniscono con cinque secondi di penalità per aver forzato Tsunoda fuori dalla pista.

[COURTESY OF RACEFANS.NET]

Pertanto, malgrado abbia battuto il rivale di mezzo secondo sul traguardo, la gara va a Tsunoda. Mazepin aggrava la propria posizione quando, nel parc fermé, colpisce rabbiosamente il cartello segnaposto, che vola e per poco non centra il festoso Tsunoda. Cinque posizioni di penalità in griglia per Monza per comportamento antisportivo. Dopo i due duellanti, seguono Schumacher jr, Deletraz e Shwartzman (gpv), che hanno passato quasi tutta la gara nella terra di nessuno. Come già menzionato, la zona punti è completata da Ticktum, Zhou, Nissany, Ghiotto e Ilott, solo decimo e mai in gara neanche con le Soft. La leadership su Shwartzman è ridotta a soli sette punti, 122 contro 115, ma ora anche Tsunoda fa paura: terzo con 111 punti. Per concludere, da segnalare il debutto di Juri Vips, 21° al via e 11° sul traguardo, un’ottima rimonta per la sua esperienza. Anche lui deve essere tenuto d’occhio.

SPA, BELGIUM – AUGUST 30: <> during the sprint race of the Formula 2 Championship at Circuit de Spa-Francorchamps on August 30, 2020 in Spa, Belgium. (Photo by Clive Mason – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)

La classifica della Sprint Race muta ancor prima del via. Matsushita non vi prende parte per aver distrutto la macchina al Sabato; Juri Vips stalla nel giro di formazione e parte ultimo anche stavolta. Nissany è in pole, Zhou parte secondo: è la sua occasione per vincere la prima gara in F2, ma il cinese parte malissimo e dice addio alla vittoria dopo pochi metri. Anche oggi si registrano assembramenti lungo il Kemmel, ma stavolta non va tutto bene: Lundgaard arriva lungo a Les Combes, rientra dopo la chicane; Ilott deve frenare per evitarlo, Tsunoda dietro di lui è meno reattivo e lo tampona. L’ancora-per-poco leader del campionato si gira e la sua Domenica termina lì. Il giapponese verrà poi punito con 5 secondi di penalità.

[COURTESY OF METROPOLITANMAGAZINE.COM]

Dopo due giri di SC si riparte: in testa, Ticktum prova a passare Nissany a Les Combes all’esterno ma l’israeliano allarga troppo e si tocca con l’inglese, che rimbalza sul cordolo e centra la Trident dell’avversario. Shwartzman ringrazia e intasca la prima posizione. Vettura di sicurezza di nuovo in pista. Ticktum ha l’alettone danneggiato ma può proseguire in seconda posizione.

[COURTESY OF METROPOLITANMAGAZINE.COM]

Alla ripartenza si sfiora il dramma con un pauroso traverso di Ghiotto al Radillon, che gli costa la posizione su Schumacher jr e Mazepin ma per fortuna nulla di più. Approfittando del tappo di Ticktum, Shwartzman scappa e accumula in fretta cinque secondi di vantaggio. Nell’intenso trenino dietro l’inglese si mette in mostra Schumacher jr, che raddrizza una gara partita male con numerosi sorpassi ed è il primo a mettersi alle spalle la DAMS danneggiata.  Le Prema arriveranno prima e seconda, miglior piazzamento stagionale. Il russo conquista di nuovo i due punti per il giro più veloce.

Zhou, la cui macchine dispone di meno armi sul rettilineo, ci mette di più a liberarsi dell’inglese (e nel frattempo incassa il sorpasso del tedesco) ma alla fine emerge terzo. Seguono le due Hitech, con Mazepin davanti a Ghiotto; il pilota russo probabilmente ha chiesto troppo alle Pirelli nel corso dei primi giri e nel finale soffre il recupero del teammate. Sesta la Charouz del costante Deletraz; sul traguardo il settimo è Tsunoda, ma la penalizzazione lo fa scendere in nona. La posizione viene ereditata da Lundgaard, ottimo soprattutto in fase di avvio quando recupera sette posizioni nel primo giro. Festa in casa HWA per il primo punto di Markelov, ottavo grazie alla penalità di Tsunoda ma anche per una grinta nel corpo a corpo fuori dal comune. Ticktum lotta strenuamente per tutta la gara, ma nel finale crolla al decimo posto; Vips conclude buon 11° anche stavolta.

SPA, BELGIUM – AUGUST 30: <> during the sprint race of the Formula 2 Championship at Circuit de Spa-Francorchamps on August 30, 2020 in Spa, Belgium. (Photo by Clive Mason – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)

Shwartzman torna alla vittoria proprio nel weekend più nero dell’avversario, e il 29 a 1 gli frutta la testa  della classifica, che conduce di nuovo con 132 punti contro 122 dell’avversario. Tsunoda Domenica non ha marcato punti ma resta terzo con 111 punti; anche lui è della partita. Dopo un inizio un po’ dubbio, sta rientrando in lotta anche Schumacher jr, quarto con 106 punti, ora il pilota con più podi; concludono la top 6 Mazepin a 101 e Zhou a 92, costante ed efficace nel corpo a corpo ma privo dello spunto velocistico del compagno di squadra. Lundgaard (89) sembra essere uscito dalla lotta iridata. L’unica certezza  di quest’anno è che non ci sono certezze. Basta un weekend dominato e chiunque dei primi sei può balzare in testa al campionato.

Lorenzo Giammarini a.k.a. LG Montoya

[IMMAGINE DI COPERTINA TRATTA DA F1.COM]

STEFAN BELLOF- THE RINGMEISTER

Non esiste curva dove non si possa sorpassare (Ayrton Senna).
Stefan lo sapeva benissimo quando scelse la curva delle curve a Spa per fare quel sorpasso……
Ogni curva ha una traiettoria ideale, quella più veloce, una sola. Ma la si può percorrere in tanti modi, con LINEE diverse che talvolta si incrociano. Il buon esito degli incroci dipende sempre dallo SPAZIO e dal TEMPO in cui si verificano. E le traiettorie delle curve somigliano in maniera impressionante alle linee della vita degli uomini e dei piloti, quando esse si incrociano più volte nello spazio e nel tempo della loro esistenza.
Le linee perfette, quelle che il biondino tedesco si mise in testa di disegnare il 28 maggio 1983.

immagine tratta dal sito grahama.net

Durante le qualifiche della 1000 Km del Nurburgring sul tracciato della Nordschleife appare il TEMPO: 6’11”13…… Al box non sembrano crederci visto il distacco impensabile dalle altre auto. Quel giorno Stefan era a bordo di una Porsche 956 dello squadrone ufficiale Rothmans schierato nel mondiale Endurance.
Quando scese dall’auto non era soddisfatto perché credeva si potesse far meglio e avrebbe voluto riprovarci ma il suo box lo trattenne. Chi meglio di lui che aveva vissuto il suo giro dall’interno della Porsche poteva dire che il tempo si sarebbe potuto migliorare? Nessuno, solo lui. Ma forse non si rendeva conto che si era già impadronito di un record che sarebbe durato per sempre, che aveva già riscritto la storia sul tracciato più difficile mai disegnato sulla Terra. Forse non si rendeva conto che si era già impadronito dello scettro del Ring che sarebbe rimasto per sempre nelle sue mani…o molto più semplicemente non gli bastava…
Il giorno dopo il suo show continuò sull’asfalto bagnato della partenza della corsa, con altre curve ed altre linee. Stefan stava dominando la gara facendo una differenza abissale nei suoi turni di guida rispetto al suo compagno di auto Bell, ma anche rispetto all’equipaggio della vettura gemella che vedeva a bordo Mass e il belga Jackie Ickx, ovvero quello che fino al giorno prima era considerato il Re del Nurburgring dall’alto delle sue vittorie. La gara era ampiamente sotto controllo quando smise di piovere e l’asfalto si asciugò.. sarebbe bastato controllare, prendersela comoda e arrivare serenamente al traguardo. Ma tutto questo non bastava a Stefan: lui non voleva la vittoria, lui voleva battere il suo record dominando ancora una volta il Ring e la sua intera foresta. E aveva ragione, perché d’improvviso al primo intertempo di un giro qualunque il box si accorse che Stefan stava facendo esattamente l’opposto rispetto al cartello “slow” che gli era stato esposto dal muretto: Stefan era sotto il suo tempo del giorno prima…aveva ragione lui…
Se è vero che capisco qualcosa della testa dei piloti quel giorno lui avrebbe voluto abbattere il muro dei sei minuti, l’ho sempre pensato. Ma il Ring è tutto un insidia, tutto un imprevisto che si ribella nel momento stesso in cui non si sente rispettato… E il biondino tedesco lo stava dominando ancora una volta. Il dosso della Sprunghugel era in agguato per farlo volare e atterrare malamente sbriciolando la sua 956 tra le lame dei suoi guard-rail. Gara buttata e vittoria regalata nelle mani di Ickx e Mass. La leggenda narra che tornò ai box a piedi da solo chiuso nei suoi pensieri attraverso il bosco. Ma ormai il Ring era conquistato e lui era già diventato il RINGMEISTER. Nonostante la gara vinta, Ickx comprese che lo scettro gli era stato strappato dalle mani da un ragazzino irriverente dotato di una classe sopraffina e di un coraggio fuori dal comune, da un ragazzino che nel box ascoltava in silenzio i consigli degli ingegneri salvo poi salire in macchina facendo l’unica cosa che sapeva fare, ovvero dare del gas meglio di chiunque altro..

immagine tratta dal sito motorsport.com

Linee della vita che si incrociano.
3 giugno 1984 Gran Premio Di Monaco di Formula Uno.
Jackie Ickx (pilota Porsche) è il direttore di corsa della famosa gara fermata al trentunesimo giro..Vince Prost su McLaren Tag-Porsche davanti ad un Senna che si sente derubato della vittoria e che segna l’inizio di una delle più celebri rivalità della storia della Formula Uno. E questo lo sanno anche i muri…ma solo gli appassionati sanno che dietro a questi due un tale tedeschino biondo stava rimontando ad un ritmo ancora migliore rispetto a quello di Senna. Il cronologico dei tempi mostrava che Stefan avrebbe potuto raggiungere il brasiliano entro fine gara se la stessa non fosse stata fermata. Ce l’avrebbe fatta a sorpassare Ayrton? Una domanda alla quale non avremo risposta mai perché Ickx decise di fermare la corsa ed anche quella rimonta privandoci dello spettacolo che sull’acqua stava mandando in mondovisione il tedeschino terribile. Poco importa la polemica sull’irregolarità della Tyrrell. Quei pochi chilogrammi in meno erano del tutto inifluenti su una corsa bagnata e soprattutto alla luce della differenza che Stefan aveva messo in mostra rispetto a chiunque altro…. Ickx e Bellof…ancora una volta un incrocio di linee….

immagine tratta dal sito motorsportretro.com

Arriviamo al 1 settembre 1985 sul circuito di Spa-Francorchamps. Altro circuito non banale, dove le linee e le traiettorie diventano poesia, dove i boschi circondano il circuito come al Ring, dove un pilota è in grado di mostrare tutto il suo talento e la sua classe.

immagine tratta dal sito f1sport.com

Stefan non è più nel team ufficiale Porsche nonostante abbia vinto il mondiale 1984. Corre per Brun che mette in pista sempre una Porsche ma dell’anno precedente confronto alla nuova 962 ufficiale su cui siede sempre lui….Jackie Ickx…
Il belga è in testa alla gara ma Stefan da dietro risale fregandosene altamente di essere alla guida di un mezzo inferiore: Il belga è un pilota navigato, con oltre vent’anni di carriera alle spalle e sa benissimo che non potrà mai contenere quella furia della natura che presto o tardi si scatenerà su di lui tentando il sorpasso…gli resta solo da capire dove e quando quel sorpasso avverrà, perché è palesemente inevitabile e lui nulla potrà. Infatti Stefan agguanta la 962 di Ickx al tornantino della Source, gli si butta in scia e prima dell’Eau Rouge ne esce affiancando il belga che non ci sta e non gli lascia ne lo SPAZIO e ne il TEMPO lanciando Stefan contro le protezioni ad oltre 200 all’ora per il suo ultimo respiro……..
Finisce il film della vita del biondino che era già entrato nei cuori della gente per il suo modo di guidare e di essere, lasciandoci orfani di un Campione che avrebbe deliziato gli occhi di tutto il mondo, lasciandoci nel cuore il pensiero di ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato. Le linee delle curve e della vita di Stefan e di Ickx si incrociarono per l’ultima volta ed ancora una volta fu Stefan a pagare il conto.
Ickx-Mass … Su quella Porsche viaggiavano entrambi i piloti le cui linee sull’asfalto incrociarono quelle dei miei eroi giovanili Gilles e Stefan nell’ultimo istante delle loro esistenze, quando i due non avevano ancora finito di tracciare quelle della propria vita sportiva e non.

Oggi sono 34 anni da quel giorno caro Stefan, ma il ricordo dei tuoi tifosi è ancora vivo, perché la linea della tua vita ha incrociato le nostre, perché il tuo TEMPO resterà per sempre nella storia di questo sport spesso crudele e perchè il tuo SPAZIO resterà solo tuo nel cuore dei tuoi tifosi.
Ciao Stefan, ovunque tu sia…

Immagine in evidenza tratta dal dal sito theracemode.com

Salvatore Valerioti

HAMILTON FA 89 A SPA. LA FERRARI INIZIA A SCAVARE.

Correva l’anno 1973. Dopo un 1972 deludente, con il Drake momentaneamente fuori combattimento qualcuno decise di defenestrare l’ing. Mauro Forghieri e di far costruire il telaio in Inghilterra, per quella che si sarebbe chiamata 312B3. I risultati furono talmente deludenti che a metà stagione si decise di sospendere la partecipazione al mondiale di F1, di richiamare Forghieri e di fargli sistemare quel telaio “inglese”. L’operazione riuscì talmente bene che l’anno successivo la B3 versione 2 arrivò a giocarsi il mondiale all’ultima gara, oltre a lanciare un giovane chiamato Niki Lauda (su questo torneremo alla fine).

Erano altri tempi. Ma la situazione, oggi, è molto simile. Quella che abbiamo visto oggi è probabilmente la peggior prestazione della Scuderia da allora. Nemmeno negli anni più bui che sono venuti dopo (il 1980, il 1992, il 2014), si era arrivati a vedere due macchine partire in 13a e 14a posizione e arrivare nelle stesse identiche posizioni, in assenza di guasti meccanici o incidenti. E far fatica pure a stare davanti ai team ai quali fornisce il motore.

A differenza del 1973, questa volta non si può chiamare il genio a risolvere la situazione, e, anche se fosse, sarebbe il regolamento a non lasciare spazio alla genialità. Alla luce di questo, il buco che stanno scavando a Maranello è probabilmente destinato a diventare una voragine. Salvo sorprese che ora è difficile immaginare.

La prestazione della Ferrari è la notizia più importante che viene da Spa. Perchè per il resto abbiamo assistito al solito copione che si sta ripetendo da diverse gare. Qualifiche dominate dalla Mercedes, con Verstappen subito dietro. La “novità” è costituita dalla Renault, finalmente in grado di combattere per le prime file, con Ricciardo tornato davanti, in seconda fila, e il suo compagno Ocon in terza.

E proprio il duello fra Verstappen e Ricciardo è l’elemento che ha ravvivato una partenza altrimenti tranquilla. Dietro, Leclerc è autore di un avvio alla Villeneuve (Gilles, of course), guadagnando 5 posizioni. Che poi riperderà rapidamente a causa di problemi di varia natura.

I primi 3 corrono un altro campionato, e scappano rapidamente separati da pochi secondi, e la gara prende la via della noia fino al giro 12, quando Giovinazzi pensa bene di distruggere la propria Alfa Romeo per il secondo anno di fila a Spa, coinvolgendo nell’opera anche l’incolpevole Russel. Inevitabile l’uscita della Safety Car, che porta quasi tutti i piloti ad un pit-stop anticipato per montare le gomme dure con le quali andare fino in fondo, non senza rischi.

Dopo qualche giro la gara riparte e si ripropone lo stesso copione visto all’inizio, con Hamilton, Bottas e Verstappen che scappano aiutati anche da Gasly e Perez i quali, non essendosi fermati, bloccano Ricciardo e gli altri inseguitori.

Nelle retrovie si assiste alla Ferrari di Vettel sverniciata dall’Alfa Romeo di Raikkonen, che fotografa in modo emblematico la situazione. Leclerc si ferma una seconda volta senza capire il perchè (“te lo spiegheremo dopo”, gli dicono via radio), e le immagini suggeriscono la presenza di problemi al circuito dell’aria compressa.

La gara si ravviva a 6 giri dalla fine, quando per i primi 3 appare l’incubo Silverstone. Lewis e Bottas sono autori di un lungo all’ultima chicane, e Verstappen si lamenta delle vibrazioni. I loro tempi si alzano notevolmente, mentre dietro si svegliano tardivamente Ricciardo, Ocon e Norris. Gli ultimi due lottano con Albon per la quinta posizione, con il francese che riesce a guadagnarla proprio all’ultimo giro, mentre Ricciardo recupera secondi su secondi a Verstappen ma, pur segnando il giro più veloce all’ultima tornata, non riesce a raggiungerlo.

La gara termina così con Hamilton che guadagna la sua 89a vittoria davanti a Bottas, Verstappen, Ricciardo, Ocon, Albon e Norris. Seguono Gasly, autore di una buona gara, Stroll e Perez, con una Racing Point che non sembra più essere la copia della W10. E, con questa situazione, non c’è più bisogno di fare ricorso per chiedere una sanzione più severa per il reato di copia.

Fuori dai punti Kvyat, Raikkonen, forse alla sua ultima apparizione sulla pista della quale è stato uno dei migliori interpreti (e la posizione finale di oggi lo dimostra, considerando la macchina che guida), Vettel e Leclerc, che nel finale ha faticato non poco a superare Grosjean con la Haas (!). Se si eccettua Latifi, che possiamo considerare “fuori concorso”, i motori Ferrari occupano le ultime posizioni della classifica.

E ora si va prima a Monza e poi ai Mugello. In Brianza non ci saranno i tifosi, ed è quasi quasi un bene, mentre al Mugello 3000 persone dei Ferrari Club festeggeranno i 1000 GP della Ferrari. E fa molto male pensare che possano venire ripagati da una prestazione come quella odierna. Ma non si vede come in due settimane la situazione possa cambiare. Anche se, secondo il Team Principal Ferrari, si tratta di una tempesta e non di una crisi. Se lo dice lui, sarà così.

P.S. In premessa ho ricordato il grande Niki Lauda. Giovedì prossimo avrò il piacere di intervistare, in rappresentanza del blog del Ring, l’ex direttore di AutoSprint degli anni d’oro, Carlo Cavicchi, che presenterà il suo nuovo romanzo dal titolo “Rapiremo Niki Lauda”, per Minerva Edizioni. L’evento si terrà presso il centro di lettura “l’Isola del Tesoro” a Trebbo di Reno, a pochi km da Bologna.
Sarà l’occasione per ricordare gli anni eroici della Formula 1, quando Niki e la Ferrari dominavano. Un tempo che oggi sembra lontanissimo, e di cui parleremo assieme a chi lo ha vissuto e può raccontarci tanti episodi anche poco conosciuti agli appassionati.

Per informazioni e prenotazioni potete fare riferimento a questa pagina: https://www.facebook.com/events/306793940637276/

 

* Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

 

 

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