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LE NON PAGELLE DEL BRASILE 2024

“Apriti cielo!” Dissero gli dei della Formula 1. E così accadde. Non è nuova, Interlagos, stretta com’è San Paolo tra l’Oceano Atlantico e la Serra da Mantiquera, a offrirci Gran Premi dal risultato affatto scontato per via delle condizioni meteo ballerine e per via del suo particolare layout. E l’edizione 2024 non ha voluto sottrarsi a questa tradizione. Pur con meno frequenza della pioggia, Interlagos è stata anche teatro di imprese epiche che sono state tali di per sé o per via della sua collocazione a fine calendario quale gara decisiva per l’assegnazione del titolo. Di Senna nel 1991 ce ne ricordiamo tutti. Ma che dire della epica rimonta di Schumacher nel 2006 seguita dal suo commovente addio alla Formula 1? E dell’incredibile finale che ci ha regalato con Raikkonen nel 2007? E del cardiopalma che ci sono costati quei pochi secondi in cui Felipetto nostro ha creduto di essere campione nel 2008? La tenacia di Vettel nel 2012 quando viene colpito in partenza e deve rimontare furiosamente dal fondo per aggiudicarsi il titolo? Il ricordo più recente va all’edizione dello scorso anno con il duello tra Alonso e Perez per il podio in cui l’asturiano ha mostrato tutto il talento, l’abilità e la tenacia che gli conosciamo in una vera e propria masterclass difensiva che rimarrà negli annali.

Masterclass è una parola che è tornata alla mente anche per l’edizione di quest’anno, non soltanto ai telecronisti e ai giornalisti ma a tutti gli addetti ai lavori, per descrivere in un solo vocabolo ciò che Max Verstappen ci ha fatto vedere. L’iperbole che viene naturale fare è che Max sia una sorta di moderna sintesi di Senna e Schumacher e che con questo Gran Premio ce l’abbia definitivamente mostrato e dimostrato. Di entrambi condivide la sovrannaturale velocità pura, la cattiveria agonistica, la inesorabile efficacia in ogni condizione. Di Senna ricorda la durezza e la capacità di esser pronto quando serve, di Schumacher la tenacia e l’immenso controllo necessario per sfornare giro dopo giro la miglior prestazione possibile senza mai sbagliare come ha fatto splendidamente in questa edizione del GP di San Paolo (che, come in Messico, scopro non essere del Brasile tout court, ma della città). Prima che mi lasci prendere da improvvidi entusiasmi agiografici è bene aggiungere che Max non è però (ancora?) il pilota perfetto. La visione strategica di un Lauda o di un Prost (o anche di un Alonso, per stare nella contemporaneità) non sembra abbondare nel suo bagaglio di pilota ed è ben lontano dal carisma che questi grandi campioni hanno profuso a piene mani. Non che il carisma, di per sé, aiuti a vincere le gare o i campionati ma a entrare nella leggenda questo sì. Il carisma da leggenda è quello di Fernando Alonso, per rimanere in questa edizione del Brasile, che nonostante tremendi dolori alla schiena si apre in radio ai suoi meccanici e, anziché pungere con qualche urticante commento dei suoi, se ne esce con qualcosa come “non ce la faccio più ma finirò questa gara per voi” facendo scendere grandi lacrimoni di commozione a tutto il box.

Ma ci sarà tempo per trarre conclusioni sulla carriera di Max. Per il momento sia sufficiente condividere l’entusiasmo per questa prestazione epocale e sapere che non è affatto un delitto di lesa maestà paragonarlo ai grandi nomi della storia della Formula 1.

Della “garetta” non vorrei parlare, come mio solito. Ma poiché ho avuto la sventura di guardarla mi limito a rilevare che per l’ennesima volta si è avuta quella sgradevolissima sensazione di non compiuto, non completo e di non finito che questo sventurato format induce in chi vi assiste. Non si tratta, a mio avviso, di una questione che possa separare appassionati e non appassionati, come a dire che i primi possano sopportare il format perché così tra i secondi si può sperare che qualcuno si appassioni. Semmai il contrario. Se qualcuno, per ragioni ignote, dovesse appassionarsi guardando le “garette”, si rischia che poi alla visione della gara “vera” si annoi, non comprendendone il senso. Si rischia, in altre parole, di offrire uno “spettacolo” incapace di guidare il neofita verso la gara “vera” perché, deformandone il senso sportivo suo proprio, crea una sorta di occhiale distorto attraverso cui non si può cogliere il significato di ciò che stanno facendo i piloti e di qual è il fulcro della competizione che un GP di Formula 1 rappresenta. Si potrebbe, obietterebbero alcuni, considerare la “garetta” come una sorta di trailer di un film, cioè come di una sorta di anticipazione dello spettacolo “vero”, tramite il quale si sovraccarica in un breve lasso di tempo il contenuto concentrato della competizione in circuito con l’obiettivo di solleticare la curiosità del neofita o, sostengono costoro, di dare maggior attrattiva al sabato di corse per chi va in circuito. Ebbene, temo che questa obiezione non regga. Un trailer, infatti, prende qualcosa di già finito, ne condensa momenti adatti da un plot dedicato al trailer stesso, vi aggiunge una colonna sonora che non è quella del film (almeno oggi è così nella stragrande maggioranza dei casi al punto che esiste la professione del trailer soundtrack composer) finendo per essere una sorta di prodotto a se stante. Anche ammettendo che un trailer possa avere un significato di per sé, non c’è nulla di tutto ciò nella “garetta”. Il senso di anticipazione è perso inesorabilmente nella prudenza che i piloti mettono per preservare la vettura in vista della corsa vera. Il senso dello spettacolo è vanificato dalla distorsione della competizione pura laddove né la performance né il grande sorpasso hanno alcun significato per la stagione o per il giorno dopo, salvo naturalmente qualche outsider che voglia mettersi in mostra o qualche pilota di punta in difficoltà che voglia far vedere che non è cotto (come è capitato a Perez in un paio di occasioni). Insomma, non c’è bisogno di ricorrere alle prosaiche metafore del coitus interruptus per disdegnare questo format che si squalifica da sé anche in momenti come questo finale di stagione ove ogni punto pesa. Lo spettacolo per il sabato c’è già: Formula 3 e Formula 2, quando sono in calendario, offrono a chi è in circuito ampio spazio per godersi la giornata di motorsport e con le qualifiche a far da clou di giornata non c’è veramente nulla di cui lamentarsi. Per lo spettatore remoto, poi, ci sono già bravi professionisti in tutte le tv, capaci montare un trailer ad alto tasso di adrenalina. Studiare il marketing va bene ma snaturare la competizione no.

Mi sono dilungato un po’ troppo e devo tornare alla faticaccia che hanno fatto i piloti in quel di San Paolo del Brasile!

La “garetta” c’entra comunque. Già, perché l’aggiustamento degli orari del sabato per farle spazio ha spedito le qualifiche ad un orario improbabile che, complice la pioggia, ne ha impedito lo svolgimento e la conseguente ripianificazione alla domenica mattina addirittura alle 7 ora locale. Ciononostante, la pioggia non ha risparmiato il circuito dal suo umido abbraccio e i piloti sono stati costretti a fare gli straordinari. Tra loro si sono distinti Tsunoda, Lawson, Ocon e soprattutto Albon apparso in grado, in Q3, persino di lottare per la pole. Un improvvido incidente alla S di Senna, certamente dettato dalla troppa adrenalina della situazione che tanto abilmente era riuscito a crearsi, gli toglie sogni di gloria e non tanto per la posizione (la settima) che sarebbe stata comunque buona, quanto per il fatto che così facendo ha distrutto la vettura in modo tale da non poter più partecipare al GP che si sarebbe corso poche ore dopo. Altrettanto male, ma con esiti meno disastrosi per la gara, aveva fatto Carlos Sainz poco prima, causa di una delle tante bandiere rosse che hanno caratterizzato le prove e nelle quali è incappato Max Verstappen rimasto fuori dalla Q3 in dodicesima posizione più le cinque di penalità dovute al cambio motore.

La gara è stata entusiasmante, come spesso accade quando Giove Pluvio decide di guardare un GP di Formula 1. Tra SC e Bandiera Rossa e uno scroscio e l’altro i piloti dovevano barcamenarsi (è proprio il caso di dirlo!) tra coraggio e ragionamento e non commettere errori. Chi è riuscito nell’intento?

VERSTAPPEN – 10 e lode con bacio accademico!

Non c’è bisogno di ripetere il panegirico di cui sopra e mi limito a dar conto della fenomenale prova che ha portato Max sull’Olimpo. Partito 17° in griglia a causa delle peripezie in qualifica, riesce, sotto la pioggia, ad avere uno scatto magnifico tant’è che all’entrata della Reta Oposta si è già messo dietro 3 avversari. Non contento ne supera altri tre (tra cui Hamilton) prima del traguardo entrando nel secondo giro della gara già in decima posizione. Nei giri successivi è tanto implacabile quanto chirurgico nel realizzare ulteriori sorpassi senza alcuna esitazione, senza alcun errore, senza nemmeno dare l’impressione di rischiare qualcosa e senza, infine, commettere tutte quelle “furberie” e cattiverie che solitamente ci aspettiamo dal suo sangue assai caldo. In quei giri è stato un vero spettacolo per gli occhi dell’appassionato! Arrivato a Charles Leclerc, apparentemente bloccato dietro Ocon, trova pane per i suoi denti e dopo qualche tentativo in cui Charles si è difeso da par suo decide di mettersi in modalità attesa per attendere lo sviluppo degli eventi. Sviluppo che arriva sottoforma di un acquazzone che si abbatte sul circuito verso il 30° giro. Acquazzone notevole ma, almeno a parere del sottoscritto, non tale da compromettere la competizione tant’è che Tsunoda e Lawson, già ben posizionati in pista, decidono di andare con le full wet e tentare di capitalizzare un undercut di gigantesche proporzioni se l’acquazzone fosse durato la decina di giri che speravano. Leclerc aveva già deciso di anticipare l’acquazzone ma era rimasto bloccato nelle retrovie mentre Russel e Norris lo affrontano decidendo di mettere delle intermedie nuove. Con Leclerc fuorigioco, Tsunoda e Lawson avvantaggiati ma sicuramente costretti ad un successivo ritorno alle intermedie e con Russell e Norris dietro a nuotare come lui, Max (e Ocon e Gasly con lui) decidono di proseguire, privilegiando la track position e contando su una velocità di crociera tale da contenere il distacco se non dai due alfieri di Faenza, quantomeno sui diretti rivali. Il punto era che in quelle condizioni il non sbagliare diventava vitale per guadagnare posizioni: lo scroscio doveva durare tra i 5 e i 10 giri sicché bastava soffrire un po’ senza andare fuori pista e al termine avrebbero tutti e tre come minimo guadagnato un paio di posizioni ciascuno. La SC pare improvvida, soprattutto perché Tsunoda e Lawson non sembravano annaspare quanto gli altri grazie alle full wet e sembrerebbe vanificare i piani dei primi tre ma Colapinto decide di schiantarsi e la direzione gara espone bandiera rossa. A quel punto Ocon (in testa in quel momento), Max e Gasly hanno di che sorridere. Il resto del GP, per Max, è la master class di cui si parlava all’inizio. Alla ripartenza rimane cauto vista la situazione meteo ma non deve aspettare molto perché dopo soli tre giri, con il botto di Sainz, c’è una nuova SC. La pioggia cala un po’ sicché, alla nuova ripartenza non si fa pregare e sorpassa immediatamente Ocon. Dopodiché, il nostro eroe si esibisce in un campionario di classe straordinaria che lo porta, giro dopo giro, in uno spazio agonistico che evidentemente solo lui è in grado di raggiungere e che ricorda da vicino Donington 1993 e Barcellona 1996. Fastest lap dopo fastest lap, con un ritmo di un secondo più veloce del più veloce degli altri, crea un solco incolmabile per chiunque e finisce il suo digiuno di dieci gare nel modo più spettacolare possibile. Se alla fine vincerà il mondiale, com’è ormai assai probabile, sarà grazie a questo capolavoro. Chapeau!

OCON e GASLY – 10 e lode pure a loro.

Ma cosa ha fatto Ocon? e Gasly? WOW! Non ho mai nascosto il fatto che Ocon mi sia inviso. La causa di ciò sta soprattutto nel fatto che mi risulta un pilota indecifrabile. Non ha alcuna caratteristica individuabile o che lo contraddistingua che non sia… il non avere una caratteristica! Alle volte è velocissimo altre è pietosamente lento. Alle volte è fantastico in bagarre altre commette guai inenarrabili. Alle volte ha degli exploit straordinari altre volte lo vedi inspiegabilmente spento. Fa qualche gara con buona continuità di rendimento e poi ne fa altrettante sotto performance. Insomma, pare evidente che pur avendo un talento di base di ottimo livello si tratti di un pilota rimasto ampiamente incompiuto. Eppure, non per questo gli si può negare il merito quando lo consegue. In questa gara, qualifica compresa, è stato assolutamente eccezionale! Veloce e continuo in qualifica (quarto tempo in Q3), altrettanto veloce e continuo in gara e perfino saggio! Nella prima parte, infatti, era costretto dietro Tsunoda e non ha mai cercato di forzare il sorpasso nonostante avesse due mastini come Leclerc e Verstappen dietro. Nella giostra di pit stop e non-pitstop dell’acquazzone si prende la prima posizione e la mantiene con un’autorevolezza straordinaria al punto che in quei giri sotto la pioggia battente, prima che venisse decretata la SC, era più veloce persino di Verstappen, secondo dietro di lui. Purtroppo, non può nulla nella ripartenza dopo la SC post-Sainz contro il magnifico Max visto oggi ma riesce comunque a tenere molto bene un ritmo inarrivabile per gli altri. Ritengo Gasly molto più solido di Ocon e, in definitiva, un pilota a tutto tondo che merita il posto in Formula 1. Tant’è che ultimamente stava ottenendo risultati con continuità, pur disponendo di un mezzo ben poco performante. In questa gara è stato altrettanto eccellente del suo compagno di squadra, tanto più se si considera che scattava dalla casella numero 13 in griglia. Partenza eccellente, ritmo eccellente, strategia eccellente il tutto in sostanziale parallelismo con Ocon soprattutto in considerazione del fatto che, nella seconda parte, sapeva di avere dietro un trio mica male: Russell, Leclerc e Norris. Se alle prestazioni monstre dei due piloti Alpine aggiungiamo il fatto che la vettura che si ritrovano a guidare è una delle peggiori del lotto non possiamo fare altro che applaudire entrambi a scena aperta e spellandoci abbondantemente le mani. E va sottolineato che entrambi, come Max, non hanno sbagliato nulla. Bravi!

RUSSELL – voto 8,5

Dopo i primi, magnifici!, tre del GP troviamo Giorgino che si merita il titolo di primo degli “altri” sia nell’ordine d’arrivo che nei voti. Il bel voto se lo merita tutto, il buon George, soprattutto perché ha profuso un impegno e una dedizione, oltre che performance in grande abbondanza, nonostante una vettura palesemente in difficoltà in queste condizioni. Devo dire che mi ha abbastanza sorpreso soprattutto nella seconda parte di gara perché, per come si erano messe le cose subito dopo la ripartenza, non sembrava in grado di reggere certi ritmi e le difficoltà che la situazione presentava. Felice di essere smentito. Già in qualifica era stato a dir poco eccellente, conquistando il secondo posto in griglia. In gara scatta meglio di Norris e conquista la prima posizione. Tiene un buon ritmo, sia pur pressato da Norris, che gli consente di aprire un gap interessante sul terzo (Tsunoda). Quando arriva l’acquazzone fa la stessa scelta di Lando mettendo le intermedie nuove. Poco dopo, quando viene data bandiera rossa, scopriamo dalla animosità dei suoi team radio che non era affatto d’accordo con tale scelta. Infatti, in quel momento sembrava più logico mettere le full wet, come hanno fatto i faentini, oppure attendere sfruttando la track position, come hanno fatto i tre del podio. La scelta poco sagace, dunque, non pare sua ma d’altra parte ci ricordiamo tutti di Spa e di come avesse insistito per la strategia ad una sosta e di quanto sia risultata vincente alla fine (sia pur con squalifica): se anche oggi era così convinto che fosse necessario stare fuori insieme a Max e le Alpine allora avrebbe dovuto insistere. Ma non l’ha fatto. Ad ogni modo, alla ripartenza fa il suo contro Norris (che lo aveva superato nel diluvio, unica pecca della sua gara), approfittando con grande coraggio dell’errore del papaya. Più avanti non può nulla, nell’altra ripartenza, contro la geniale mossa di Leclerc che infila entrambi con una mossa da antologia. Per sua fortuna Leclerc non ha molto altro da dare e starnazza tra i laghi assai malamente. Riesce quindi a sfruttare l’ennesimo errore del monegasco e a raggiungere il quarto posto. Per quanto buono sia il suo ritmo non è però tale da impensierire la Alpine di Gasly. Rimane, la sua, un’ottima prestazione viste le difficili condizioni, che è da ammirare ancora di più se consideriamo quanto abbia letteralmente demolito il suo compagno di squadra, sia in qualifica che in gara. Bravo!

LECLERC – voto 7

Dopo due gare straordinarie Ferrari deve cedere il passo in una domenica difficilissima per loro. Leclerc è costretto a guidare una vettura evidentemente poco adatta alle condizioni di bagnato, non si sa se per colpa sua (come dice lui stesso nel post-gara) che non ha scelto un assetto adeguato, oppure se per limiti intrinseci della vettura. Fatto sta che la guida è assai complicata. Alla fine, visto che qui ci si attiene alla valutazione del pilota, il suo voto è comunque positivo anche se da un pilota della sua classe ci si attende sempre, e a maggior ragione quando le condizioni sono così difficili, l’exploit e la grande prestazione. Probabilmente, se non fosse stato per la geniale mossa che compie su Norris e Russell alla seconda ripartenza, avrei dato un voto anche più basso (ma comunque sufficiente) perché di “gite” fuori pista ne ha fatte un po’ troppe. Allo stesso tempo, se è vero che la macchina era inguidabile sul bagnato l’averla portata ad un passo dal podio meriterebbe un bell’8. La media la vedete qui sopra. Diciamo che è contento di passare oltre.

NORRIS – voto 6 meno

Ahi ahi ahi Lando! Cosa mi combini! Che Max abbia simbolicamente timbrato il mondiale nella gara forse più difficile, vincendola con maestosa autorità, è fuor di dubbio. Che Lando abbia dimostrato quanto siano fondate le poco lusinghiere critiche che gli piovono addosso da quando viene considerato un contender per il titolo è altrettanto fuor di dubbio. Il voto non è largamente insufficiente solo perché nella difficile qualifica della mattina ha fatto una magia prendendosi una pole eccellente. Ma la gara, purtroppo, l’ha visto ripetere tutti i cliché negativi che ne hanno caratterizzato la stagione. A cominciare dalla partenza, in cui si fa beffare da Russell già alla prima curva. Poi, pur essendo evidente che il suo ritmo era decisamente migliore, non fa nulla per provare a prendersi la posizione. Poi l’ennesima scelta strategica errata quando segue Russell per mettere le intermedie sotto l’acquazzone. Se è vero che Russell e il suo retrobox, in quel frangente, avevano una bella gatta da pelare dal punto di vista decisionale, è altrettanto vero che per Norris la decisione avrebbe dovuto essere più semplice: sul pit di Russell lui doveva stare fuori. Per due ragioni. La prima è perché è una strategia consolidata (quante volte abbiamo sentito dei team radio “do the opposite”?) dettata dalla necessità di diversificare l’approccio allo stint rispetto a chi ti sta davanti giacché o si fa undercut o si fa overcut ma NON pitti nello stesso momento. La seconda è perché là dietro Max, su cui ti picchi di correre contro per strategie di classifica mondiale, non aveva ancora pittato. Il demerito di tale scelta viene intensificato dalla successiva bandiera rossa. Nel diluvio supera Russell di slancio ma poi, alla ripartenza, va per prati e si fa infilare da Russell. Peggio ancora: alla seconda ripartenza dopo la SC per l’incidente di Sainz viene infilato da Leclerc e va nuovamente per prati, riuscendo miracolosamente a rientrare in pista alle spalle di Piastri che poco dopo gli cede la posizione. Insomma, poteva andare peggio, sì, ma se vuoi fare il title contender non fai un GP così. Ciao!

TSUNODA – voto 8

Il piccolo Yuki è ai suoi massimi livelli in Brasile e lo dimostra con una qualifica monstre soprattutto se consideriamo le difficilissime condizioni in cui si è corsa. È anche bravo in partenza a conservare la terza posizione per tutto il periodo che porta verso l’acquazzone. In particolare, pur non avendo un gran ritmo, non commette errori e impedisce al trio Ocon-Leclerc-Verstappen di essere pericoloso nei suoi confronti. Fa anche, poi, una scelta ottima quando pitta mettendo le full wet e rientrando nelle condizioni ideali per poter addirittura puntare al bersaglio grosso visto come si erano messe le cose. Prima la SC e poi la bandiera rossa causata da Colapinto, purtroppo per lui, vanificano tutto il buono che aveva fatto fino a quel momento. È comunque bravissimo anche nel seguito della gara perché senza errori degni di nota riesce ad arrivare al traguardo in una posizione lusinghiera, ulteriormente migliorata dalla penalità subita da Piastri.

PIASTRI – voto 5,5

Non considerando la “garetta”, ove si era distinto guidando in modo eccellente tanto nelle SQ quanto nella garetta stessa, non posso esimermi dal dargli un voto sotto la sufficienza. La sua qualifica è pessima non tanto e non soltanto per la posizione, vista la vettura che si ritrova, quanto per il distacco subito da Norris, 1.4 secondi, che sul giro secco sia pur nelle difficili condizioni che c’erano, è veramente troppo. Parte male in gara. Annaspa un po’ in tutte le condizioni. Tira un gancio pugilistico del tutto inutile a Lawson e si prende una penalità di 10 secondi. Insomma, un disastro. Va un po’ meglio dopo la seconda ripartenza: sembra trovare il bandolo della matassa e salva la giornata entrando nei punti nonostante la penalità. Nella giornata in cui il suo team mate ha dimostrato di non avere il quid per lottare per il titolo lui doveva darsi da fare per dare segnali contrari soprattutto considerato che in situazioni analoghe (vedi garetta di Spa 2023) si era molto ben comportato. E invece no. Peccato.

LAWSON – voto 6,5

Buona la domenica di Lawson in cui all’eccellente qualifica (quinto posto in griglia ma dietro a Tsunoda) fa seguire una gara dalla condotta altalenante ma alla fine redditizia in termini di punti. Fa una partenza molto pretenziosa tentando un improbabile sorpasso all’esterno sul duo Tsunoda-Ocon che lo costringe poi a rinculare e rischiare la posizione su Piastri e Alonso. Si salva e tiene la sesta posizione. Da lì per tutto il primo stint fa la parte migliore della sua gara perché ha tenuto egregiamente Piastri fino all’acquazzone al punto da spingerlo ad un tentativo esasperato. Purtroppo per lui il contatto alla 1 con quest’ultimo gli fa perdere tre posizioni. La seconda parte di gara è un po’ caotica dove alterna errori banali a eccellenti sorpassi. Alla fine ottiene comunque dei buoni punti. Diciamo che questa versione di Lawson, più combattivo rispetto a quanto aveva fatto vedere nelle 5 gare in cui ha corso nel 2023 e in cui ha cercato, riuscendoci, più di essere solido e lineare che altro, mi piace di più. Bravo, dunque, ma deve crescere ancora se vuol davvero ambire al sedile di Perez. E no, non basta dare strada a Max quando lo hai negli specchietti…

HAMILTON – voto 4 che diventa 4,5 perché è entrato nei 10.

Male, malissimo. Si è lamentato tutto il tempo che la macchina era inguidabile e avremmo anche potuto dargli ragione se non fosse che Russell, per converso, ha fatto ottime cose sia in qualifica che in gara. Malissimo in qualifica dove esce già in Q1. In gara parte tutto sommato bene guadagnando un paio di posizioni ma si pianta quasi subito. Fa parecchi errori e pasticcia nel corpo a corpo. Arriva a punti solo perché gli altri che avrebbero potuto stargli davanti fanno ancora più errori di lui (o hanno una vettura ancora più scadente e una strategia azzoppata dalla SC+Bandiera rossa, come Bottas). Che altro si può aggiungere? Male!

PEREZ – voto 4

In qualifica non stava neanche andando male ma, come Max, è azzoppato dalla bandiera rossa. In gara parte male e si gira alla 3 come un pivello qualsiasi. Riparte e starnazza con fatica sul bagnato, ancora di più sotto l’acquazzone. Verso la fine si riprende un poco ma è lontanissimo dalle performance di Max sicché non riesce nemmeno a riagganciare la zona punti. Mah!

BEARMAN – voto 5,5

Mezzo voto in più di incoraggiamento. Il week end, cui partecipa per i malanni di Magnussen era partito bene, con ottima velocità sull’asciutto. La qualifica della domenica va male ed esce già in Q1. In gara è molto combattivo. Troppo. Fa un sacco di errori (uno dei quali assai scenografico mentre “nuotava” dietro a Sainz) e anche se mostra dei bei numeri alla fine si ritrova in una posizione poco utile rispetto alle premesse che davano la Haas assolutamente in grado di giocarsela con i diretti concorrenti. Il tutto mentre Alpine, con il mega-bottino di punti che si porta a casa dal Brasile li supera di slancio in classifica mondiale. Ma è giovanissimo: tutta esperienza!

BOTTAS – voto 7

Il buon Valtteri ogni tanto si ricorda che è un buon pilota. La qualifica della domenica lo vede molto ben impostato, considerando il W.C. di macchina che si ritrova, e sfiora addirittura la Q3 il che, considerando che Zhou era mestamente ultimo, mi pare assai notevole. Anche nella prima parte di gara se la cava egregiamente tenendo aperta la possibilità dei punti. Possibilità che si manifesta all’apparire dell’acquazzone visto che intuisce, come Verstappen e i due Alpine, che può attendere gli eventi giocando sulla track position. Purtroppo per lui la SC e la bandiera rossa vanificano tutto e nonostante la buona seconda parte di gara non ne ha abbastanza per entrare nei punti.

ALONSO – voto 6 meno meno

Voto dato più per la stoicità mostrata in gara, portata a termine nonostante lancinanti dolori alla schiena, che non per l’efficacia. In qualifica era stato anche eccellente (Q3 raggiunta di pura classe) ma un errore di troppo gli impedisce di puntare a posizioni più ambiziose. Parte bene in gara e lotta con Piastri e Lawson. Poi si perde, probabilmente per i dolori di cui sopra e porta a casa la macchina per ringraziare i suoi meccanici.

ZHOU voto 5

Malissimo in qualifica, ultimo lontano da tutti e soprattutto dal redivivo Bottas di San Paolo. In gara si salva da votacci ancora peggiori perché almeno la porta in fondo.

SAINZ – voto 4

Ecco un classico “dalle stelle alle stalle” di ampie proporzioni. Peggior week end era difficile da immaginare. Errori in qualifica, di cui uno grave. Male anche in gara dove annaspa molto più di Leclerc e finisce malamente contro il muro a metà gara. Dopo tutto il bene che gli avevamo visto fare in Messico sono veramente sorpreso. Più sopra, con Charles, si parlava di una vettura inguidabile sul bagnato ma anche fosse Carlos non poteva permettersi un disastro simile.

COLAPINTO – voto 5 meno

Dopo le belle prove degli ultimi GP ero proprio curioso di vedere come si sarebbe comportato sul bagnato e nelle difficili condizioni della domenica paulista. L’esito non è per nulla dei migliori. Male in qualifica, soprattutto vedendo quanto invece era performante Albon. In gara non era neanche male ma girarsi in regime di SC è cosa che non gli si può perdonare.

ALBON – voto 5 (9)

Qualifica strepitosa, da 9 per intenderci, fino all’incidente che poi ne pregiudica anche la partecipazione alla gara. Ci vedo un certo simbolismo: pilota che fa spesso cose da top team poi commette errori imperdonabili che ti fanno pensare che non è adatto nemmeno per un team di seconda fascia. Mah!

STROLL – voto zero.

Eccolo. Proprio quando sembrava che potesse far valere le sue doti (era arrivato in Q1) combina pasticci inenarrabili. Va fuori nel giro di ricognizione e sta lì, quasi incredulo, quasi spaesato, come se fosse capitato lì per caso, a guardare la sua vettura che viene spinta fuori dai marshall. Mi spiace perché di tanti piloti paganti e scarsi lui qualche qualità l’avrebbe ma questa era un’occasione che non poteva farsi sfuggire. Non in questo modo.

HULK – voto 4

Già in Messico l’avevo visto in difficoltà: nonostante il buon risultato si vedeva ad occhio nudo che guidava peggio di Magnussen. Anche qui è dietro a Bearman in tutte le sessioni e in gara fa il pasticcio con i Marshall che abbiamo visto e che gli costa la squalifica. Staremo a vedere per il prosieguo ma sembra proprio che non riesca a digerire la vettura, che pure aveva egregiamente condotto fino a due gare fa, con i nuovi aggiornamenti.

Ci vediamo a Las Vegas!

Bastian contrario IL JOLLY

A causa delle condizioni ambientali trovate nel GP del Brasile conclusosi il weekend scorso dove, l’organizzatore (non mi riferisco ai commissari di gara i quali sono stati impeccabili viste le suddette condizioni) di tutta la baracca si è fatto trovare totalmente impreparato, si sono venute a creare le condizioni affinché dal mazzo (di carte) si potesse pescare il jolly che ti può far svoltare una stagione intera. Di certo l’occasione non l’ha saputa cogliere proprio chi deve supervisionare tutto lo spettacolo e, in virtù di quanto abbiamo visto, non posso non menzionarlo.

La F1 moderna intesa come team, piloti e pubblico, non è più abituata da tempo alle condizioni meteo che abbiamo visto in Brasile le quali, sebbene sembrava stesse venendo giù il mondo, in terra carioca è una condizione di assoluta normalità e mi scuseranno coloro i quali si affannano a gridare “fine del mondo e cambiamento climatico” ad ogni singolo scroscio di pioggia. Lungi da me polemizzare vero è che mi tocca ricordare che, non da ora il calendario della F1 viene stilato soprattutto per trovarsi in quel determinato weekend di gara, con la più bassa probabilità di beccare pioggia ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: la maggior parte dei piloti (con le squadre alle loro spalle appunto) che vanno nel marasma più totale e poi ci tocca vedere gente che esce addirittura fuori pista durante il giro di formazione. Stroll è stato a dir poco inqualificabile per quello che ha mostrato al mondo e, viene da chiedersi quanto meno se davvero la F1 è concepita veramente per i migliori o anche per chi è semplicemente nato nel luogo giusto al momento giusto. “The show must go on” cantava il compianto Freddie Mercury e, l’organizzatore dell’evento per farlo andare avanti a tutti i costi questo show ha dovuto improvvisare, navigare (con l’acqua che c’era in pista mi sembra adeguato questo termine) a braccio, tanto che in caso di qualifica mancata non sapevano nemmeno quale classifica avrebbero dovuto utilizzare, se quella delle uniche FP svoltesi, se quella della qualifica della Sprint race o addirittura l’ordine d’arrivo della stessa Sprint e proprio in virtù di ciò, per colmare questa lacuna per l’anno prossimo, è stato già messo all’ordine del giorno un aggiornamento regolamentare. Onore a loro per carità, che hanno dovuto adattare un intera organizzazione in cosi poco tempo, vero è che tutto ciò sarebbe successo se non si fosse perseguita la politica del safety first in maniera dogmatica? Sia chiaro che nessuno vuole vedere incidenti, vero è che con i sistemi di sicurezza che si utilizzano ora e soprattutto andando a vedere come correvano fino a qualche tempo fa, la domanda uno se la pone cosi come “l’uomo di strada”, si potrebbe chiedere che ci stanno a fare le full wet se poi non devono essere utilizzate e, addirittura non si possono nemmeno accoppiare alle termocoperte, tanto che lo stesso Hamilton tra una risata ed una stretta di mano a Domenicali, gliene canta quattro in diretta tv proprio in tal senso. La F1 ha tanto su cui riflettere e migliorare nonostante sembri un meccanismo perfettamente oliato.

Chi il jolly l’ha pescato, in tutto questo delirio, è stato proprio Verstappen soffiandolo al suo diretto avversario Norris. Senza ombra di dubbio il campione del mondo, ormai prossimo a raggiungere “quota Prost”, domenica scorsa ha composto la sua personale quinta sinfonia: il GP del Brasile 2024 verrà ricordato non tanto per la rimonta che l’olandese ha messo in atto, quanto per il significato che essa rappresenta. Max Verstappen non ha fatto altro che fare ciò che ci si aspetta da un talento quale è lui: saper pazientare in modo da cogliere il momento giusto quando si presenta, martellare quando è il momento e mantenere la lucidità necessaria per mettere tutti i pezzi assieme. Qualcuno potrebbe dire (purtroppo è stato detto!) che è stato fortunato perché tutto ha girato a suo favore ed invece, proprio in virtù di quello che ho appena affermato, il buon Max la fortuna se l’è creata piegando la realtà che lo circondava a suo favore. Poteva essere impaziente e tuonare la sua RB20 nel gruppo immediatamente dopo la partenza, poteva fermarsi come gli altri (la chiamata suicida di Charles mi fa “venire qualche sospetto” che con Vasseur le cose non siano cambiate radicalmente) eppure lui tutte queste cose non le ha fatte. Tutto gli è venuto incontro perché è rimasto lucido, persino quando ha inanellato quei diciassette (17!) giri veloci era di una lucidità spietata. Max spingendo in quel modo, anche se non ce n’era affatto bisogno, ha voluto lanciare un messaggio chiaro (per questo ho parlato di “significato” poc’anzi) innanzitutto alla sua squadra la quale ormai è una casa che sta crollando e, l’impalcatura per la così detta “messa in sicurezza”, è proprio il campione stesso, perché è innegabile che se non ci fosse lui Red Bull sarebbe già implosa. Il messaggio è stato inviato anche alla Federazione la quale è sempre stata benevola con lui (non si dimentichi mai quanta pubblicità ha fatto al “bambino prodigio” e soprattutto non si dimentichino i fatti del 2021) ed invece ora, guarda caso che al vertice c’è una squadra inglese per eccellenza, gli si è rivoltata contro. Max in quelle condizioni, con quei giri veloci, ha detto alla FIA e alla F1 tutta che lui c’è, che lui non si muove di un millimetro da dov’è, che il suo stile di guida ed il suo carattere è quello e, non lo cambia perché è proprio grazie a queste peculiarità che è quasi quattro volte campione del mondo ormai. Infine l’ultimo destinatario del suo messaggio era proprio all’indirizzo del suo diretto avversario.

Norris, caso mai ce ne fosse bisogno, nel GP carioca non solo ha dimostrato di non essere all’altezza dell’olandese, addirittura di non essere all’altezza di lottare per un mondiale e dire che il jolly ce l’aveva praticamente in mano. Come ho già scritto in questa rubrica, il reparto tecnico e quello corse del team papaya, viaggiano a doppia velocità ed il primo è di gran lunga più veloce dell’altro e, purtroppo per loro muretto e piloti non mancano mai di ricordarcelo. Se c’è una cosa che non posso accettare nello sport in generale e in Norris nello specifico, è l’atteggiamento arrogante di chi non sa perdere. Sebbene l’inglese, a bocce ferme, si sia speso via social in messaggi di apprezzamento nei riguardi dell’amico – rivale, è anche vero che nel post race ha avuto una pessima uscita definendo la prestazione di Verstappen fortunata (si riferiva alla bandiera rossa e ciò non toglie che rimane ingiustificabile questa affermazione) e che il talento non centra. Si può perdere ed essere rispettati comunque, oppure si può scegliere di essere dei pessimi perdenti e, l’inglese della McLaren ha scelto la seconda e queste sono parole che ti segnano e non si dimenticano. Intanto il jolly è stato bruciato ed il campionato piloti è stato praticamente archiviato quindi, assieme al resto della squadra, consiglio al buon Lando di concentrarsi sul campionato costruttori che è ancora aperto. Perché sebbene Ferrari domenica scorsa non ci ha capito nulla, è anche vero che con tutto quello che McLaren ha sprecato e, con le prestazioni che la Rossa ha sfoggiato, grazie ai suoi due alfieri, è capace che il prossimo jolly sia proprio la Beneamata a pescarlo in questi ultimi tre GP che rimangono e, in quel caso a McLaren non rimarrà che un pugno di mosche in mano altro che jolly.

Vito Quaranta

VERSTAPPEN MAGNIFICO AD INTERLAGOS. NORRIS SBAGLIA TUTTO.

Interlagos e pioggia sono sinonimi, esattamente come Montecarlo e Safety Car. Si salva solo la garetta, dominata dalle McLaren con Norris vincitore grazie al favore di Piastri.

Ma, subito dopo, l’acqua inizia a cadere copiosa, e le qualifiche si disputano, con pista ancora bagnata, la mattina della gara, in un festival di bandiere rosse e con le prevedibili sorprese, prima fra tutte Verstappen che non passa il Q2. 

La pole va a Norris, con Russell di fianco e le due ex-Toro Rosso subito dietro, con in mezzo Ocon.

Prima che si spengano i semafori, Stroll, i cui meccanici avevano riparato l’auto incidentata durante le qualifiche, va a sbattere, e la partenza viene ovviamente abortita. Norris, però, non ha studiato il regolamento e, una volta arrivato in griglia, riparte per un altro giro. Lo seguono Russell, Tsunoda e Lawson, mentre gli altri aspettano che la direzione gara li autorizzi, inevitabilmente, a fare pure loro un altro giro. Tutti e 4 vengono messi sotto investigazione da parte della direzione gara.

Lo start viene dato nuovamente dopo 15 minuti, e Norris spreca per l’ennesima volta la pole, facendosi superare da Norris. 

I primi 20 giri vedono Verstappen rimontare come una furia fino alla settima posizione, ma arrivato dietro a Leclerc la sua avanzata si ferma. 

Il primo a fermarsi per mettere gomme intermedie nuove è Leclerc, al giro 25. Subito dopo, Hulkenberg si inchioda in curva 1, e viene attivata la Virtual Safety Car. Il tedesco riesce però a ripartire, e proprio mentre Russell e Norris si fermano, la VSC viene tolta e, in questo modo, non traggono nessun vantaggio.

La pioggia è aumentata tantissimo, e al giro 29 i piloti chiedono a gran voce la bandiera rossa. Russell procede in modo estremamente prudente, e Norris lo supera. Subito dopo viene fatta uscire la Safety Car. In questo momento, in testa alla gara c’è Ocon, seguito da Verstappen e Gasly. 

Al giro 32, Colapinto dà il colpo di grazia al bilancio 2024 della Williams, distruggendo la seconda monoposto nel giro di poche ore. Albon, infatti, aveva disintegrato la sua Williams durante il Q3, quando aveva la possibilità di partire nelle prime file, e non ha potuto prendere il via.

Inevitabile la bandiera rossa, con conseguente grande favore per i primi 3, che possono usufruire così di un pit-stop gratis.

Si riparte con 36 giri ancora da percorrere e tutti con gomme intermedie. Piove meno, ma l’acqua sulla pista è tantissima. Norris va lungo e si fa superare da Russell. Ocon rifila un secondo al giro a Verstappen, e lo distanzia rapidamente. 

Al giro 40 Sainz la sbatte per la seconda volta nella giornata, e viene attivata la Safety Car.

La gara riparte dopo 3 giri, e Norris combina l’ennesimo disastro, facendosi passare da Leclerc, che passa pure Russell, e andando lungo alla prima curva, precipitando in settima posizione. Nel frattempo, Verstappen, con un’altra staccata micidiale, passa Ocon e si porta in testa.  

Charles commette un errore, e si fa ripassare da Russell. Il ferrarista è in grande difficoltà e viene braccato da Norris, cui Piastri, penalizzato di 10 secondi per una precedente collisione, ha ceduto la posizione.

Gli ultimi giri non riservano sorprese, e Verstappen torna così a vincere, ridicolizzando gli avversari, davanti alle improbabili Alpine di Ocon e Gasly. Seguono Russell, Leclerc, Norris, Tsunoda, Piastri, Lawson e Hamilton.

Fra due settimane si correrà a Las Vegas. Il campionato piloti è di fatto finito oggi, mentre per quello costruttori ci potrebbe essere ancora un po’ di lotta. A chi sbaglia di più.

P.S. Verstappen ha capito che d’ora in poi non gliene verrà fatta passare una. Se la penalità inflittagli dopo la garetta era sacrosanta, lo scherzetto di mettere bandiera rossa subito dopo che lui era uscito dai primi 10 e prima che finisse il giro, è parsa una mossa studiata ad arte. E un bel segnale che, dopo l’impunità concessagli a partire dal 2021, con relativi favori che gli sono valsi pure quel mondiale, ora i santi in paradiso li ha qualcun altro.

P.S. 2 ma Max non ha bisogno di santi in paradiso, e oggi ne è la dimostrazione. A memoria, non ricordo nessuno che sia riuscito a vincere una gara completamente bagnata partendo così indietro.

P.S. 3 la Ferrari poteva sperare nel titolo costruttori. Ma se non si approfitta delle condizioni pazze e la si mette a muro, le speranze vanno all’anno prossimo.

P.S. 4 un week-end di potenziale dominio da parte della McLaren si è trasformato in un disastro a causa della dabbenaggine dei due piloti e di chi li gestisce. Il mondiale costruttori lo vinceranno, ma per quello piloti non c’è speranza nè per quest’anno nè per il prossimo, a meno che non mettano in pista una macchina che dà 1 secondo tondo alla Red Bull.

P.S. 5 in condizioni difficili, ma poi neanche tanto, fra il giro di ricognizione e il primo giro, si è visto chi non merita di stare  sulla griglia. Il riferimento e a Stroll, di cui abbiamo già parlato, e a Perez, giratosi completamente da solo durante la prima tornata.

P.S. 6 il sette volte – quasi otto – campione del mondo ha disputato la seconda gara di fila nelle retrovie, a battagliare con i giovanotti di belle speranze e a lamentarsi della macchina. Sono abbastanza sicuro che  in Mercedes stiano contando le gare che mancano alla fine del campionato. 

P.S. 7 almeno si spera che il campionissimo sia un po’ più continuo nel rendimento rispetto al matador, il quale è stato capace di passare dalla modalità “oggi non mi batte nessuno” a quella “oggi la sbatto due volte” nel giro di una settimana.

P.S. 8 prima o poi ci spiegheranno perchè la Red Bull ha buttato via un anno con Ricciardo, e, anche, come mai ora si parli di mettere Colapinto sulla macchina di Perez. Quello tosto ce l’hanno già. Forse è troppo tosto?

P.S. 9 vive la France, oggi più che mai.

P.S. 10 attendiamo dalla sempre tempestiva FIA le decisioni a proposito delle pressioni delle gomme Mercedes, regolate quando non era permesso, e, soprattutto, del pasticcio di Norris & c. in partenza.

 

F1 2024 – GRAN PREMIO DEL BRASILE

Ultimo appuntamento del trittico nel continente americano e prima gara dell’ultimo mese di mondiale F1, il gran premio del Brasile rischia di essere un vero spartiacque per decidere le sorti delle due classifiche mondiali.

Si corre sullo storico circuito di Interlagos con il format gara sprint + gp domenicale, tanti punti in palio, poco tempo per mettere a punto le monoposto e una pista che offre molte occasioni di contatti ravvicinati.

Chi ci arriva meglio, sorpresa, e’ la Ferrari che cerchera’ di concedere il tris dopo le due vittorie ad Austin e Citta’ del Messico. Non sara’ facile perche’ con tutta probabilita’ sara’ la Mclaren il benchmark sul tracciato brasiliano ma e’ indubbio che la fiducia del team e la solidita’ dei loro piloti sara’ un’arma in piu’.

immagine da newsf1.it

Le simulazioni sembrano aver dato gia’ ottimi riscontri ma restano due incognite da verificare: il nuovo asfalto e le temperature non altissime che si prevedono nell’arco del weekend. Considerando anche la qualifica storicamente sempre molto serrata in termini di distacchi e di traffico sara’ fondamentale trovare il giusto momento per il giro veloce e settare la monoposto considerando il poco tempo a disposizione causa la gara sprint.

La McLaren si approssima ad Interlagos con il ruolo di favorita e non e’ una sorpresa considerando la velocita’ messa in mostra nella seconda parte del gp messicano. Paradossalmente, pur essendo complessivamente la migliore monoposto, rischia di perdere sia il mondiale piloti che quello costruttori.

Norris non sembra avere la solidita’ e lucidita’ necessaria quando conta e il rendimento in calo di Piastri sono una bella zavorra per le ambizioni del team, a tutto vantaggio di un Verstappene e una Red Bull che, con le buone e le cattive, stanno portando a casa con successo un mondiale piloti che da meta’ campionato in poi e’ sembrato molto meno sicuro di quanto la classifica lasci intendere.

immagine da funo analisitecnica.com

Chi invece giochera’ di rimessa sara’ la Mercedes che per bocca del suo team principal Wolff sta lavorando in ottica 2025 e che vede difficile inserirsi nella lotta per la vittoria con Ferrari e McLaren.

Tra gli underdog si fa preferire la Haas, davvero rinata dopo l’abbandono di Steiner, mentre per Aston Martin, Williams e Racing Bulls sara’ complicato cercare di arpionare qualche punto. Alla deriva ormai la Sauber in attesa della trasformazione in Audi.

Pirelli portera’ mescole piu’ morbide rispetto al 2024, aspetto che potrebbe sfavorire la Ferrai in ottica qualifica, considerando la minore capacita’ della rossa di ”accendere” la gomma e qualche vantaggio in gara se si pensa all’ottima gestione del degrado acquisita con gli ultimi aggiornamenti. Sara’ da verificare come la combo asfalto nuovo+temperature basse impattera’ sul comportamento degli pneumatici.

Come detto fondamentale sara’ la qualifica, vera ancora di salvezza di Verstappen negli ultimi gp. Se dovesse ciccare anche quella potrebbe essere un weekend molto complicato per l’olandese, che dovra’ anche stare attento a non esagerare nel corpo a corpo in termini di penalita’ in gara e punti sulla superlicenza, al momento sei su dodici. A questo si aggiunge anche una possibile penalita’ in griglia per cambio della PU che comporterebbe cinque posizioni di arretramento in griglia nella gara di domenica. Questo mondiale piloti l’olandese se lo dovra’ sudare parecchio.

*immagine in evidenza da motorsportguides.com

Rocco Alessandro

 

 

LE NON PAGELLE DEL GP DI CITTA’ DEL MESSICO 2024

Ad un occhio poco attento, il GP di Città del Messico (attenzione: non del Messico, tout court, ma solo della capitale) potrebbe essere sembrato una replica dello spettacolo visto ad Austin. Sorpassi, sorprese, doppietta Ferrari. Tuttavia, gli oltre 2200 di altitudine sul livello del mare comportano un’aria assai tersa che non può ingannarci più di tanto e, non senza un pizzico di delusione, ci vediamo costretti ad assegnare un voto più basso al GP corso sull’Hermanos Rodriguez, quantomeno rispetto al GP texano.

Perché? Vi chiederete.

Ebbene, quel che è mancato in Messico e che invece avevo visto ad Austin è stata la tensione strategica. Ma in questo GP non è una novità. Le condizioni di altura così spinte impongono, di fatto, un’unica strategia dettata dalla quasi assente usura per stress delle gomme e dalle impostazioni di assetto obbligate e sostanzialmente identiche su tutte le vetture. L’assetto, naturalmente, dev’essere assai carico per poter sfruttare quel poco di aria che c’è a disposizione e al contempo devono essere allargate le prese d’aria quanto più possibile perché la tendenza al surriscaldamento è inevitabile in quelle condizioni. Non ultimo, l’effetto suolo introdotto nel 2022 qui è meno efficace, il che ha come conseguenza la necessità di gestire la distanza delle vetture come si vedeva nelle deprimenti circostanze, seppur per cause diverse (surriscaldamento più che turbolenze aerodinamiche), di molti GP dell’era precedente. Devo anche confessare, a onor del vero, che l’edizione moderna di questo circuito non mi procura particolari emozioni: l’eliminazione della famosa Peraltada gli ha tolto quel gusto di storia che tanto amiamo in una Monza o in una Silverstone, tanto per fare due esempi noti. Intendiamoci, non si tratta di vuoto quanto inutile tradizionalismo quanto, piuttosto, della intima soddisfazione che si prova nel vedere i migliori piloti del mondo confrontarsi non soltanto tra loro ma anche con le generazioni che li hanno preceduti. E ciò è possibile soltanto se il circuito possiede quel quid di personalità che gli viene attribuito o da un layout rispettoso della storia o da sue più proprie peculiarità che, a prescindere dagli anni che si porta sulle spalle, un circuito a tutto tondo può (o deve) esibire. Monza sarebbe sempre Monza se ne venisse radicalmente modificata la Ascari o le Lesmo? E cosa ne sarebbe di Interlagos, protagonista del prossimo appuntamento di questa stagione, se ci fosse una stretta chicane a metà strada tra la Junçao e la Arquibancadas? A maggior dimostrazione di quanto vado dicendo basti pensare al GP del Belgio a Spa nel 1994: costretti dalle tragiche circostanze di qualche mese prima, i piloti non poterono confrontarsi sul Raidillon Eau Rouge come in passato (e, vivaddio, in futuro) dovendolo affrontare a 80 all’ora in una stretta chicane creata per l’occasione, il che fu piuttosto deprimente. Ebbene, la sostituzione della Peraltada con la breve gimkana immersa tra tribune che è dal 2015 che vediamo piene di tifosi giubilanti, per quanto spettacolare-con-le-virgolette, ha tolto il fascino del passaggio difficile, del passaggio da interpretare, del passaggio problematico che caratterizza quasi tutti i circuiti dotati di forte identità e/o di ampia storia. Che questo non sia un discorso meramente tradizionalistico è dimostrato dal COTA, di Austin in Texas, che abbiamo appena lasciato ancora madido degli emozionati sudori che ci ha regalato, il quale presenta le caratteristiche che, mi auguro, gli regaleranno per tanti anni a venire la reputazione di circuito capace di confrontarsi con i nomi che più amiamo. Al COTA possiamo interrogarci a pieno titolo e senza timore d’essere additati al pubblico ludibrio, sul come vi avrebbero corso Nuvolari, Fangio, Jim Clark, Niki Lauda, Villeneuve, Senna, come l’avrebbero interpretato, come si sarebbero posti in ogni fase del GP, come avrebbero combattuto con gli altri piloti, e così via. Ho nominato il grande Gilles! Sarebbe andato fuori di testa per un circuito come il COTA? O sono solo i miei sogni di bambino che si riaffacciano alla contemporaneità in un singulto di nostalgia? O non è forse proprio per questo, cioè perché capace di farmi e farci porre questi impossibili interrogativi, che il COTA entra di diritto tra i più bei circuiti del circus?

D’altra parte, in questa moderna edizione dell’Hermanos Rodriguez, è assai difficile immaginare un duello Senna-Mansell come nel famoso testa a testa in Spagna nel 1991 (anche per causa del DRS) o la triste corrida tra Villeneuve e Pironi a Imola nel 1982 o, ancora, gli emozionanti duelli che ancora oggi ci regalano la prima variante di Monza e il già citato Raidillon Eau Rouge. Sì, certo, c’è il lungo rettilineo dei box che esita inesorabilmente in tentativi di sorpasso. Ma poiché non è introdotto da una Parabolica o da una Junçaco o dalla vecchia Peraltada si è trasformato in una gara di dragster: stop (nello scenografico stadio) & go. La sola curva 4 riserva emozioni degne di nota, come hanno dimostrato gli odierni duelli tra Perez e Lawson o tra quest’ultimo e Colapinto.

Beninteso: non suoni tutto ciò come pedante bocciatura, il circuito è inserito in un contesto che lo rende comunque interessante e e siamo dunque ben lontani dalla noia di un Abu Dhabi e di Miami o dalle velleità da videogioco delle moderne versioni di Zandvoort o Zeltweg. Si tratta più di una riflessione su quanto sia facile storpiare l’identità di un circuito rincorrendo i pur legittimi interessi dei registi televisivi e, parallelamente, quanto sia facile lasciarsi distrarre dalle contingenze e non riuscire ad ammirare il bello che emerge dalla capacità dei piloti di interpretare al meglio un giro di pista su una Formula 1. Già, il bello: se non ci fosse un’emozione anche estetica queste gare non avrebbero ragione di esistere. Così come un salto in alto alle Olimpiadi o una fulminante stoccata su una pedana di scherma o l’elegante meccanica di un tiro in sospensione sul parquet di un campo di basket anche un giro perfetto in un circuito difficile rilascia questa intrigante emozione. Non è così?

Ma ora siano bandite tutte queste complicate riflessioni e scendiamo in pista con i nostri amati eroi del volante: se le strategie e gli assetti non davano particolari spunti dove avranno trovato, i piloti, le motivazioni per regalarci un po’ di spettacolo-senza-virgolette?

Le cronache narrano di un briefing tra i piloti particolarmente animato e lungo (parecchie ore, dicunt) in cui si sono discussi sino allo stremo le condizioni di regolarità, o meno, dei sorpassi. Certe decisioni prese ad Austin, giuste o meno, sagge o meno, hanno lasciato decisamente il segno. Non mi addentro, non conoscendoli, nei particolari ma l’accordo, quale che esso sia, che ne è uscito portava la firma di 19 piloti su 20: indovinate chi è stato l’unico a non sottoscrivere? La risposta arriverà tra poco.

CARLOS SAINZ

Il buon Carlos regala une delle perle più preziose della sua carriera, seconda (ma solo per spettacolarità) solo a Singapore 2023. Che Carlos fosse in palla lo si è visto già dal venerdì, ove ha potuto evidentemente trovare il miglior bilanciamento possibile su una Ferrari che non pensava di essere così competitiva su questo circuito. D’altra parte si diceva la stessa cosa per Austin e anche lì la rossa ha vinto. Direi che la quadra trovata dalla squadra, unità alla qualità dei piloti e a un muretto meno caotico di qualche anno fa, ha fatto fare quel salto di competitività che i suoi tifosi tanto attendevano. La pole del Sabato è strepitosa, ça va sans dire, e consente a Carlos e ai suoi ingegneri di concepire una strategia di gara più comoda di chiunque altro. Come accennato più sopra, in questo circuito essere in clean air è ancora più importante che in altri. La partenza, in gara, è ottima ma deve fare i conti con lo strepitoso scatto di Verstappen e solo un magistrale controllo sull’erba evita il patatrac. Poco dopo la ripartenza da SC (quella causata dall’incidente di Tsunoda) Carlos non si fa pregare: alla fine del rettilineo esce dagli specchietti di Max all’ultima frazione di secondo possibile e si porta in testa. Di lì in avanti il controllo è totale, da dominio assoluto, da grande della Formula 1. Non solo non sbaglia nulla ma possiede così tanto questo circuito che, pur in controllo, ha un ritmo inarrivabile per tutti, ivi compreso il suo compagno di squadra. Tante volte negli ultimi anni ho esaltato Verstappen proprio per questa capacità di dominare la gara e mi fa piacere poterlo dire anche di Carlos in questa occasione. Chapeau!

NORRIS

Forse non era quello di Città del Messico il circuito in cui la sofisticata aerodinamica McLaren avrebbe potuto rappresentare la leva sulla quale tentare ancora una volta di mostrare la sua superiorità sul resto del gruppo. Tuttavia, eppure un nuovo fondo è stato portato lo stesso. Non ne approfitta in qualifica, il buon Lando, sorpreso più dalle performance di Sainz che non da quelle di Verstappen. Al via della gara si tiene fuori dai guai e si piazza comodamente in terza posizione. La sua gara cambia poco dopo la ripartenza da SC, quando Sainz supera Verstappen. Lando sa che quella è la sua occasione. Gli basta poco per mettere Max nel mirino e tentare un attacco che pare alla sua portata. E sembra aver imparato qualcosa da quanto accaduto a Austin: al giro 10 attacca all’esterno di curva 4 stando bene attento a tenere, guarda caso!, il muso davanti mentre passavano l’apex della curva. La prevedibile e durissima resistenza di Max lo costringe a tagliare la curva e ridare la posizione su Sainz ma NON a Max, sicuro delle sue ragioni. La raggiunta seconda posizione, immediatamente alle spalle di Sainz sembrano preannunciare un lungo testa a testa con l’alfiere spagnolo della Ferrari ma non fa in tempo a finire il ragionamento che dopo due curve Max tenta un impossibile sorpasso all’interno del “mini-snake” che porta entrambi fuori pista. Per Max questa manovra sarà un gran problema, come vedremo, ma per Lando ciò significa tornare dietro all’olandese (e a Leclerc che aveva approfittato della situazione). Le sue speranze di vittoria si spengono lì: per una quindicina di giri, decide di non attaccare più Max, un po’ perché “frenato” dal suo muretto preoccupato di gestione gomme e temperature e un po’ perché sa che questo Max non avrebbe esitato a far uscire entrambi dalla gara. Quando poi questi va ai box e sconta la sua maxi-penalità la gara per lui diventa tutta in discesa nonostante il distacco notevole dai primi. Il ritmo, infatti, è ottimo e riesce nel finale a superare Leclerc piazzandosi in un’ottima seconda posizione. Al di là del risultato, che se pur gli fa guadagnare punti non pare ancora in grado di dargli speranze mondiali, la cosa più positiva del Messico è per lui vedere RBR in grande difficoltà prestazionale e un Max forse più agitato di quanto dovrebbe essere. È questo, e non la matematica, a tenere ancora acceso il suo recondito desiderio.

LECLERC

Di fronte al sontuoso Sainz di Città del Messico anche il volenteroso Leclerc deve inchinarsi. Nelle interviste post-gara lascia intendere che aver mancato la prima sessione di prove libere (il suo posto era occupato da Bearman) non gli abbia permesso di trovare il miglior bilanciamento possibile. Pare una scusa ma vista la differenza di performance con Sainz, sia in qualifica che in gara, forse non ha tutti i torti. Magari non gli avrebbe consentito la vittoria ma più facilità nel conservare la seconda posizione? Difficile esserne certi. La sua qualifica è buona ma non strepitosa come suo solito e la stessa cosa si può dire della sua gara. Sennonché la Ferrari di questi tempi viaggia a velocità di crociera sufficienti per agguantare il podio anche se non si è al massimo della forma. Infatti, la sua gara non presenta particolari rilievi fino al momento in cui, nel finale, viene raggiunto da Norris. La sua resistenza è vanificata dal rischiosissimo passaggio sull’ultima curva in cui stava per mandarla a muro. Il controllo magistrale esibito in quell’occasione vale tutto il week end. Si toglie anche la soddisfazione del giro veloce grazie all’apposito pit del penultimo giro: per come era andata la stagione prima di qualche GP fa, vedere Ferrari poter pittare comodamente al penultimo giro per fare il fastest lap significa vederla a oltre 30 secondi di vantaggio dagli inseguitori: l’avreste mai detto a inizio stagione? Niente altro da aggiungere.

HAMILTON-RUSSELL

La gara degli alfieri di Stoccarda ha il sapore di un viaggio in un limbo tutto loro. Appaiati sia in qualifica che in gara non hanno alcuna possibilità di contendere la posizione a chi li precede né sono impensieriti più di tanto dal ritmo di chi li segue, ivi compreso il Max Furiosus post-penalità. Il duello che li vede impegnati nel finale è pesantemente inficiato dalla volontà di non fare disastrosi patatrac, con Russell alle prese con una piccola difficoltà dovuta ad un’ala anteriore smollata nei suoi flap a sinistra e un Hamilton cauto come se stesse per avere un duello in stile 2021 con Max. Niente ordini di scuderia, del resto, perché era ben chiaro che Verstappen non era assolutamente in grado di raggiungerli. Verso la fine l’eptacampeao riesce nella manovra e si porta a casa lo scambio di posizioni e una posizione ai piedi del podio frutto più di circostanze contingenti che di veri meriti. Mah!

VERSTAPPEN

L’avevate indovinato? Ecco chi è l’unico pilota a non aver firmato il documento della GPDA del venerdì. L’aria rarefatta di Città del Messico, unita alle polemiche di Austin, ha dato i suoi sgangherati frutti! Sarebbe facile continuare con le battute ma il nervosismo di Max è spiegabile più con la mancanza di competitività della sua RBR che non con altro. Malelingue a parte (anche se ce ne sarebbe ben donde…), il passo del gambero che RBR sta facendo in questi GP viene amplificato dall’Hermanos Rodriguez oltre ogni più nera aspettativa. Con Perez, eroe di casa, ancora più nei bassifondi della qualifica (e poi della gara) di quanto già non ci si attendesse e Max alle prese con assetti enigmatici (nelle FP ha girato poco) il secondo posto in griglia ottenuto al Sabato ha del miracoloso. È certamente frutto del suo smisurato talento che però nulla può in gara di fronte al maestoso Sainz visto oggi. Come già ad Austin è subito evidente che Max è ben determinato a perseguire la strategia di controllo su Norris. Solo che nel retrobox di RBR non hanno evidefnemente le idee molto chiare. Controllare Norris non significa solo provare a tutti i costi a stargli davanti ma anche stargli immediatamente dietro. O, magari, è proprio questo che hanno provato a dirgli nel retrobox ma il retrocranio di Max, pieno di azoto liquido come nei peggiori film di corse sfornati da Hollywood, non l’ha ben compreso. L’episodio incriminante, in questo senso, al 10° giro non è tanto il primo tentativo di resistere a Norris in cui, peraltro, viene beffato dalla stessa modalità che lui stesso aveva furbescamente applicato ad Austin, quanto il secondo velleitario tentativo di sorpasso poche curve dopo, nel “mini-snake” in cui si rende protagonista di una manovra che non esito a definire “demenziale”. Le immagini parlano chiaro e le penalità comminate sono altrettanto indicative: basta così, Max, per favore! La strategia di marcare a uomo Norris va bene anche stargli immediatamente dietro, no? E allora se avesse serenamente accettato il sorpasso di Norris avrebbe potuto conservare la terza posizione fino alla fine o, alla peggio, finire quarto limitando la perdita di punti dall’inglese. In ottica mondiale può permettersi perdere più di dieci punti a gara ed è solo questo che conta. Invece così è costretto ad un recupero rischioso e difficile e si porta in una sesta posizione finale che, viste le Mercedes impalpabili, doveva essere migliore. Questo nervosismo, unito alle difficoltà tecniche del suo mezzo, è il suo nemico più grande.

MAGNUSSEN

I voti per il coriaceo Kevin sono ai massimi da quando fece la pole in Brasile nel 2022. Già ad Austin si era visto in grande forma e solo per colpa di una strategia suicida non è andato a punti. Il week end messicano invece lo vede protagonista piacevolmente inatteso grazie a una qualifica strepitosa che lo colloca sulla settima casella ad nulla da Hamilton e ad una gara di altissimo livello che, stavolta con una strategia appropriata, gli consente di confermare la posizione in griglia. Se là davanti non ci fosse stata la straordinaria volata di Sainz non esiterei ad assegnare al buon Kevin l’onore dell’MVP di giornata anche perché ha eclissato, contrariamente al solito, il suo pur ottimo team mate. Quel che più ha impressionato della sua gara è la seconda metà in cui il suo ritmo è decisamente migliore dei tre che ha davanti. Sia Verstappen, infatti, che i due Mercedes giravano circa mezzo secondo più lenti del nostro Kevin. Questo la dice lunga sia sulla sua prestazione sia sui miglioramenti che Haas ha portato in Messico. Dispiace un po’ rilevare che i due migliori interpreti di questo week end vedranno la loro carriera azzoppata nel 2025: Sainz perché costretto dalle circostanze ad accasarsi in un team di poche pretese e Magnussen addirittura fuori dal circus. È un vero peccato.

PIASTRI – voto 4

In un week end importantissimo, viste le difficoltà RBR, Oscar decide di autoeclissarsi. Che sia capace di grandi cose lo ha già ampiamente dimostrato. Ora, però, deve dimostrare anche la dovuta continuità. Il campionato costruttori sembrava cosa fatta per McLaren ma con un Oscar così e le Ferrari così pimpanti non ci metterei la mano sul fuoco. Pessime prestazioni come questa influiscono di riflesso anche su quello piloti: un Piastri “normale”, in questa gara, avrebbe tolto ulteirori punti a Verstappen. Male!

HULKENBERG

Anche Hulk beneficia dei miglioramenti portati da Haas ma è parso decisamente più in difficoltà rispetto a Magnussen.

GASLY

Onestamente, preso dalle vicissitudini degli altri piloti, non ho posto molta attenzione alla gara di Pierre Gasly. Mi limito quindi a rilevare il risultato che è eccellente dato il mezzo che si ritrova.

NOTE DI MERITO

Albon sembrava aver reagito bene alla “febbre Colapinto” prendendosi il Q3 di forza e rimettendo l’argentino al suo posto. Purtroppo per lui la foga di Tsunoda gli è stata fatale dopo pochi metri dal via.

Per una volta do qualche merito a STROLL, l’avreste mai detto?, il quale, pur non andando a punti, ha corso in modo intelligente destreggiandosi con sagacia in mezzo alle peripezie del centro gruppo e strappando una posizione, la undicesima, che non sembrava assolutamente alla sua portata.

NOTE DI DEMERITO

Tsunoda non sarà tecnicamente responsabile dell’incidente capitatogli al via ma moralmente sì: è stato troppo pretenzioso nell’avvicinarsi senza frenare all’imbuto della prima curva e ne ha pagato pesantemente le conseguenze. Il demerito è tanto più grande se si guarda ai prodromi della gara che vedevano il team di Faenza piuttosto in palla.

Lawson è stato molto, troppo combattivo finendo per perdere il filo di una gara che avrebbe potuto essere decisamente migliore

Di Perez e del suo declino si è già detto tanto. Mi limito a sottolineare che se la tanto attesa gara di casa (dove pure in passato si era espresso a ottmii livelli) rappresenta il punto più basso dei suoi anni in RBR allora è giunto davvero il momento di dire stop. Forse il Brasile è troppo vicino ma Marko ci ha abituato a tutto…

 

Ci vediamo a Interlagos!