Cosi siamo definiti all’estero “mangia spaghetti”, specie nel mondo anglosassone. Ebbene il nostro Kimi ha onorato, letteralmente parlando questa definizione, mangiando della pasta asciutta nel trofeo di dubbio gusto “Fragile” e, che alla fine del GP d’Italia abbiamo capito tutti realmente a cosa servisse quel particolare design. Nei mie articoli precedenti credo di aver predetto un bel po’ di eventi e, non perché sia un genio, quanto perché basta fermarsi a ragionare con un minimo di neuroni a disposizione.
Il buon Toto che di mangia spaghetti se ne intende, a cominciare da Aldo Costa prima e, passando per Simone Resta dopo, il quale in un azione quasi di sfregio (aggiungo meritato considerando che l’ing. Italiano, è solo uno dei tanti che è stato buttato fuori dalla Beneamata, per poi scoprirsi genio in un’altra squadra dove evidentemente si lavora seriamente), lo ha fatto salire sul palco a festeggiare assieme al prodigio italiano cresciuto dalla famiglia AMG, dicevo non ha fatto altro che fare cinema per tutto il weekend. Cinema che a differenza della Ferrari (doppietta nelle FP1 e vai già di festeggiamenti!) al botteghino funziona meglio. Il buon Toto ha dichiarato, prima dell’inizio dello stesso weekend di gara, che “Non c’è spazio per i sentimentalismi”, riferendosi al fatto che il suo giovane alfiere sarebbe partito ultimo proprio nel suo GP di casa, spegnendo cosi ogni velleità di vittoria e, cosa più importante, togliendo ogni tipo di pressione velenosa dalle spalle del suo ragazzo d’oro. Alla luce di quanto abbiamo visto domenica scorsa, mi viene il sospetto che Toto e tutto il suo team sapessero non tanto che avrebbe potuto rimontare, quanto il fatto che avrebbe potuto veramente vincere; cosa che poi è successa. Del resto certe informazioni se non le conoscono loro allora chi? Non è un segreto che se proprio si doveva cambiare l’Unità di Potenza della W-17 dell’italiano, Monza era il circuito più adatto perché in quella pista, nella pista dei mangia spaghetti, non solo è più facile sorpassare con queste vetture, addirittura i lunghi rettilinei brianzoli non fanno che esaltare quel motore che ancora deve ricevere l’ADUO (sigh!). A tal proposito c’è da sottolineare la solita sfumatura (grigio argento?) che si viene a creare ogni volta che ci troviamo in una situazione del genere e, che purtroppo viviamo dal 2014.
La W-17, col suo propulsore, è una vettura imbarazzante per tutti i suoi avversari naturalmente, perché è stato evidente domenica scorsa la facilità con la quale Kimi ha sverniciato tutto il midfield (Aston Martin e Cadillac nemmeno le considero!), mentre il gioco si è fatto più complicato (uso un eufemismo naturalmente) solo quando ha dovuto vedersela con McLaren e Red Bull (Ferrari è un capitolo a parte). Da questo fatto ineluttabile viene facile il solito mantra “con quella macchina ci sarebbero riusciti tutti”, che abbiamo già sentito nel settennato 2014 – 2020. Riferendoci esclusivamente ai più giovani in pista, perché in mano a Verstappen e tutti i top driver è naturale pensare che loro ci sarebbero riusciti facilmente (eppure Russell già fa vacillare questa tesi), siamo proprio sicuri che sarebbero riusciti nell’impresa del nostro Kimi? Non ho dubbi che piloti come Lindblad, Bortoleto o Hadjar (che era assente per infortunio) avrebbero rimontato alla grande, solo mi chiedo se sarebbero potuti arrivare al traguardo da vincitori. Come dicevo Russell: il metro di paragone è proprio il compagno di Kimi, il quale è un top driver accertato e, nonostante abbia sotto le natiche la stessa vettura, non solo non è riuscito a crearsi (mentre Kimi smazzava per recuperare) un cuscino sicuro col quale amministrare gara e vantaggio, bensì si è fatto addirittura agganciare dal nostro giovane connazionale. La lotta dura, sebbene molto pulita, tra i due ha dimostrato che l’inglese non ha regalato nulla solo che, la combinazione super talento unito a gomme più performanti, ha dato ragione ad un incontenibile Antonelli il quale, dopo questa vittoria, può arrivare di conserva (tanto non lo farà!) fino al GP di Abu Dabhi anche se pure in quell’occasione si mangeranno spaghetti. viso che sembra certa la presenza di Imola come circuito sostitutivo. Perciò si dia merito all’impresa di questo ragazzo che sta letteralmente riscrivendo la storia e, appunto, non era affatto scontato che ci riuscisse fosse solo che i bookmaker inglesi, a Febbraio, davano vincente Russell a 2,50 (a pari merito con Norris) e Kimi a 11 (!).
La cruda battaglia tra il nostro mangia spaghetti e Russell ha messo in evidenza due aspetti sui quali non si può sorvolare: regolamento e gestione di una squadra.
Regolamento: i continui sorpassi e contro sorpassi tra Kimi e George (tralascio le “infilate” fatte da Antonelli ad inizio gara) hanno messo in evidenza tutta la falsità di questo regolamento, che non fa altro che mortificare innanzitutto noi spettatori. Salvo alcuni movimenti “genuini”, la maggior parte dei cambi di posizione (volutamente non li chiamo sorpassi) avvengono solo perché l’uno “ha più batteria” dell’altro, per non parlare del super clipping che in una pista come quella italiana, è emerso in tutta la sua orrida magnificenza. La F wrestling, tanto agognata dall’americana Liberty Media, ha compiuto il suo passo più importante in tal senso e, il carrozzone si presenterà in quel di Austin, che il pubblico yankee sarà bello che cotto a puntino, aspettando di assistere a questo spettacolo indegno chiamato sorpasso e contro sorpasso… assolutamente vergognoso.
Gestione della squadra: la ruvida lotta tra i due alfieri argentati ha messo in luce ed esaltato, in positivo, la gestione di Toto e, naturalmente ha gettato fango su quella di Vasseur, perché mi pare evidente che tra i due ci sia un abisso. Vedere Russell sorridente sul podio e al box, nonostante il GP di Monza sia stato il chiodo della bara per le sue speranze iridate, è l’emblema di come si gestisce una squadra e quindi una coppia di piloti focosi. I due se le sono date di santa ragione e, nonostante ciò, non abbiamo assistito a nulla di scorretto, come per dimostrare al mondo intero che ambo i piloti sapevano benissimo che qualunque cosa fosse successa, tutte e due le vetture dovevano arrivare al traguardo. Questo risultato non si ottiene con le chiacchiere, con i sorrisi davanti ai microfoni anche se hai appena rimediato una figura di palta, oppure firmando cappellini manco avessi vinto il GP stesso, bensì lo si raggiunge con il duro lavoro, la ferrea volontà di voler vincere davvero e, soprattutto imponendo la propria volontà.
Sono sicuro che da quest’ultima chiosa vi aspettate che mi metta a parlare di Ferrari e dei casini che sono successi. Ebbene vi stupirò forse, perché nonostante ci sarebbe da dire e, disquisire sul botto dei due Rossi fino al giorno del giudizio, sono cosi nauseato dalla mediocrità che attanaglia la Ferrari che in questo momento, dopo l’umiliazione auto inferta, non ho nessuna voglia di parlarne salvo sottolineare che, indipendentemente da chi ha ragione in curva due, l’unico responsabile di quello che è successo è il Team Principal. Nel mio ultimo scritto, ho sottolineato che il GP d’Italia sarebbe stato velenosissimo e, che si sarebbe giocato tra LeClerc, Hamilton e, appunto Vasseur. Cosi è stato e si sono visti i risultati. Niente mangia spaghetti a Maranellò, solo escargot, patè de foie gras e tortellini; se gira bene.
Buon GP di Madrid a tutti.
Vito Quaranta