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LE NON PAGELLE DI MONZA 2025

Monza, (lo scrivo? Lo scrivo!) il “Tempio della Velocità”, dove dal 1922 si celebra il culto della velocità pura e dove ogni pilota che si rispetti deve prima o poi fare i conti con l’ebbrezza dei 350-360-370 chilometri orari e l’anno prossimo, stando a Toto, ai 400… magari veleggiando in lift&coast, chi lo sa? Trasuda tradizione, questo circuito, con i suoi lunghi rettilinei e le sue curve veloci, e le antiche paraboliche ancora chiaramente visibili: la prima che comincia di fatto dall’odierna uscita box e la seconda che “atterra” all’inizio del rettilineo ricongiungendosi con l’odierna “Alboreto” (ah! Caro Michele! Quanti ci manchi!). Posso scrivere la banalità? Essenza stessa del motorsport. Punto. E questo vale anche nella relativa noia di quest’anno in cui Max Verstappen ha riscritto i libri di storia stabilendo il record per la gara più veloce di sempre.

Le qualifiche, a differenza della gara, sono state una battaglia all’ultimo decimo, intensissima e combattutissima, con l’olandese che ha tirato fuori dal cilindro una di quelle prestazioni che ti lasciano senza fiato. Sarà il caso che i vertici FIA ne tengano debitamente conto: non voglio neanche immaginare una garetta Sprint al posto di qualifiche come queste. Mi è un po’ spiaciuto vedere le Ferrari che, in casa propria, con assetto ultrascarico e con l’ambizione di regalare una sorpresa ai tantissimi tifosi presenti, hanno scelto di non darsi la scia reciprocamente: strategia timida e contraddittoria che non ho per nulla compreso. Non so quanto sarebbe stata efficace ma cosa costava provarci?

La gara ha dimostrato che, nonostante le velocità da capogiro, sorpassare alla prima curva rimaneva un’impresa per nulla semplice: il livello raggiunto da questa generazione di vetture effetto-suolo ha di nuovo portato a disturbi in scia quasi come nella generazione precedente (vedi certe difficoltà viste all’Ascari). Ancora una volta Max ha dominato la scena con una prestazione da antologia. Le McLaren, teoricamente nel circuito a loro meno favorevole, hanno comunque dimostrato una velocità impressionante, confermando la bontà del pacchetto tecnico e che quest’anno non ce n’è per nessuno. La Ferrari sperava di dire la sua tra le mura amiche, ma è rimasta spiazzata sia dal ritmo delle McLaren che, soprattutto, da quello devastante di Max. Deludenti le Mercedes, ancora una volta protagoniste di una stagione incomprensibile: se della Ferrari si può dire che almeno ci prova, di questa Mercedes si capisce ancora meno della fisica quantistica.

1° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: ∞ (infinito)

Abbiamo finito aggettivi, parole, avverbi, sostantivi e perfino le interiezioni per descrivere questo fenomeno della natura. La Red Bull ha portato aggiornamenti e ha saputo adattarsi brillantemente alla situazione (geniale quella profilazione “a manazza” dell’ala posteriore fatta durante le prove), ma quando vedi Tsunoda praticamente doppiato e le McLaren tenute sempre a debita distanza, non puoi far altro che toglierti il cappello davanti all’olandese volante consapevole che solo lui avrebbe potuto guidarla in quel modo. Ha stabilito il record della gara più veloce di sempre e l’ha fatto sembrare una passeggiata. Semplicemente sovrumano.

2° – Lando Norris (McLaren) – Voto: 7,5 con sospiri

È sempre stato più veloce di Piastri durante tutto il weekend e anche in gara, ma ecco che arriva puntuale quella sensazione che ti accompagna ogni volta che lo guardi correre: non è mai focalizzato al punto giusto. Nonostante il buon risultato, rimane sempre quella sottile impressione di potenziale inespresso, di talento che non riesce mai a compiersi completamente. Velocissimo sì, vincente… temo che ormai l’abbiamo capito, no? Lo dimostra ancora una volta in partenza, abbattuto dalla prevedibile cattiveria di Max e incapace di comportarsi con sagacia tattica e infine “scherzato” dallo stesso Max che dopo avergli restituito la posizione se lo mangia in un nonnulla. Mah!

3° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 8 ma senza fuochi d’artificio

Apparentemente meno brillante del solito, ma sempre lucido nei momenti che contano. La manovra con cui ha superato Leclerc a Lesmo 1, infilandosi all’esterno con una precisione chirurgica, è stata un piccolo capolavoro di opportunismo. Poi ha soprattutto badato a portare a casa la pagnotta che, dopo il problema di Norris a Zandvoort, pare sempre più succulenta. Sulla polemica “ridò la posizione sì, ridò la posizione no” con Norris arrivata nel finale di gara, cosa volete che vi dica? Dopo Ungheria 2024 era inevitabile che prima o poi avremmo assistito a qualcosa di simile in circostanza analoga. Piuttosto, il vero segnale che danno questi episodi è, secondo me, l’estremo potere che Stella ha sui piloti. Spassoso il commento di Max durante la gara su questa faccenda: really?!

4° – Charles Leclerc (Ferrari) – Voto: 9 con commozione

Ha fatto tutto il possibile e anche di più, disputando una gara per certi versi eccezionale che ha reso ancora più evidente una verità amarissima: anche estremizzando il mezzo sulle caratteristiche specifiche di Monza, di più proprio non si poteva fare. Ha guidato con il cuore in gola davanti ai suoi tifosi, ma la realtà tecnica è stata impietosa. Prestazione da incorniciare che avrebbe meritato ben altro epilogo. E un po’ di commozione permettetemela perché queste gare, considerate le ambizioni del monegasco, son di quelle che danno molto da pensare sul suo futuro in rosso. La sensazione che il 2026 sia l’ultima spiaggia per lui a Maranello sale sempre più…

5° – George Russell (Mercedes) – Voto: 8,5 e standing ovation

Stoico e solido come una roccia scozzese sotto la tempesta. Ha guidato sopra i problemi di una Mercedes sempre più incomprensibile, dimostrando ancora una volta la maturità straordinaria raggiunta in questi anni. Mercedes è praticamente l’unica vettura che ha sofferto di degrado gomme e ciononostante lui ha tirato fuori dal cilindro una prestazione di carattere che vale quanto una vittoria.

6° – Lewis Hamilton (Mercedes) – Voto: 6,5 senza entusiasmi

Tutto sommato non è andato male, ma la sensazione è che anche senza la penalità in griglia di partenza non avrebbe saputo fare molto di più.  Visti i problemi di Russell mi aspettavo che l’avrebbe raggiunto. Non so se poi l’avrebbe superato, vista la bravura raggiunta da Giorgino nel 2025, ma almeno mettergli pressione. Suvvia!

7° – Alexander Albon (Williams) – Voto: 8,5 e applausi

Eccellente sotto tutti i punti di vista, sia dal punto di vista strategico (quella strategia bianca-gialla si è rivelata perfetta) sia per la velocità pura dimostrata in pista. E’ da qualche GP che Williams mostra buone cose quindi non mi spingo a dire che il buon Alex abbia trasformato l’acqua in vino ma gli applausi ci stanno tutti. Bravo!

8° – Gabriel Bortoleto (Kick Sauber) – Voto: 8 e mazzi di fiori

Da applausi a scena aperta! Come Hadjar, ha iniziato il mondiale molto in sordina, apparentemente eclissato dal più esperto Hulkenberg, ma da diverse gare sforna prestazioni molto belle e, soprattutto, consistenti. Il suo primo Monza in F1 è stato l’ennesima conferma di un talento che sta sbocciando proprio quando serve e se continua così, la rookie cup che sembrava già nelle mani di Hadjar, non è poi così impossibile da raggiungere.

9° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – Voto: 6 con riserva

È sempre difficile giudicarlo con obiettività: rispetto ad altre uscite non sarebbe nemmeno andato male, ma continua a commettere errori, forse troppi per assolverglieli tutti nonostante la sua giovanissima età. “Il talento c’è” è la locuzione con cui cominciano tutte le risposte degli esperti, stimolati a dire qualcosa sul nostro Kimi, ma ad ogni sua ripetizione comincio a pensare che si stia pericolosamente sfiorando l’altrettanto inquietante locuzione preferita dei professori delle medie ai ricevimenti genitori (ma non la dico). E mi fermo qui perché ovviamente non ha senso infierire sugli errori commessi. Ha bisogno di un GP alla grandissima, da qui a fine stagione, per non rischiare di far pentire Toto e la scommessa che ha fatto su di lui. (eh… però poteva piazzarlo in un team di seconda fascia perché si facesse le ossa lo pensiamo tutti, vero?)

10° – Isack Hadjar (RB) – Voto: 7 e pacca sulle spalle

Partire dal fondo della griglia e riuscire ad acciuffare un punto è sempre un’impresa lodevole. Non è parso particolarmente in gran spolvero, ma se anche così riesce ad andare a punti la bella figura  che sta già facendo diventa ancora più interessante.

NOTE DI MERITO

Il record di velocità stabilito da Verstappen rimarrà negli annali come una delle prestazioni più impressionanti nella storia di Monza.

Peccato per la inconsueta rottura della sospensione di Fernandello nostro: la sensazione è che, ceteris paribus, avrebbe potuto trovarsi al posto di Albon nel finale.

NOTE DI DEMERITO

Ferrari (5) che non si dà la scia in qualifica a Monza è come andare a una cena di gala in tuta da ginnastica: tecnicamente si può fare, ma poi non stupirti se tutti ti guardano strano.

Sainz (5.5), tra sfighe e delusioni, non sta uscendo bene da questa stagione.

Bearman (5.5) troppo irruento e falloso (il che mitiga le perplessità che sta generando il nostro Kimi: spero che se ne tenga conto) ma ogni gara che passa dà la sensazione di averne più di Ocon (5) che pure sarebbe un pilota che molti, a differenza del sottoscritto, stimano.

Ha senso, dopo quel che ha fatto Max, dare demeriti a Tsunoda? sì: 5!

Nel disastro Alpine ho visto comunque un Gasly (peraltro appena rinnovato) ancora opaco (5) e un Colapinto (6) più in palla.

Stroll (4) dopo due GP decenti se non addirittura buoni torna nell’anonimato che gli è più consono.

Ci vediamo a Baku!

 

BASTIAN CONTRARIO XVI La scia

Sulla scia dell’entusiasmo della vittoria di Verstappen, nel GP d’Italia, cosa rimane di questa Ferrari del triumvirato Elkann, Vigna, Vasseur? In genere nel mio “Bastian contrario” cerco di concentrarmi sempre alla fine sulla Beneamata, in modo che spendo meno parole possibili dopo la solita disfatta, invece dopo quanto visto ieri soprattutto a fine GP, di rimanere inerme proprio non mi va. Vedere Frederic Vasseur sul muretto, che separa la pista dalla pit walk, lanciare cappellini e sorridere alla folla giubilante mi ha lasciato una tristezza infinita nel cuore. Perché il sottoscritto è anche disposto ad accettare e, a giustificare il popolo bue che prega per un cappellino Ferrari, fosse solo per il salasso che hanno accettato di subire per andare ad assistere a quello spettacolo indecoroso da parte della propria squadra (almeno ad appagarli ci ha pensato la cornice rappresenta dall’autodromo di Monza), mentre sono decisamente meno incline a venire incontro alle esigenze del team Principal della Rossa, che su quel muretto sembrava il capo di una squadra che aveva dominato il GP. Perché se qualche appassionato distratto avesse acceso la TV proprio in quel momento, il suddetto avrebbe pensato e, nel contempo si sarebbe rammaricato, di aver perso una potenziale doppietta Ferrari davanti al proprio pubblico di casa. Ferrari tiene tanto alla sua immagine in luogo del quale cerca sempre di conservare un certo decoro, ebbene dichiaro che anche quel giubilo da parte di tutti i Rossi era mal riposto e decisamente fuori luogo a fronte delle aspettative e delle prestazioni date in pista. Caso mai qualcuno si stesse chiedendo se sono esagerato o meno, vorrei ricordare che non ho deciso io di andare già “su di motore” in delle inutili FP1, sobillando la folla con una illusoria doppietta e, mentre Ferrari illudeva i suoi avversari pensavano bene a come vincere quel difficile GP, che si risolve tutto al sabato proprio come a Montecarlo. Potrà sembrare un paradosso eppure, Monza e Montecarlo sebbene siano agli antipodi, rappresentano due piste che sono contro al sorpasso visto che a Monaco non c’è spazio e, a Monza se non hai la scia giusta hai voglia a rimanere in coda a distruggerti le gomme. Proprio la scia perfetta (o dovrei dire della discordia) è stato neanche a dirlo il lietmotiv del weekend Rosso, visto che Lewis al giovedì ha fatto sognare tutti i tifosi del monegasco, dicendo che se ce ne fosse stata l’occasione avrebbe dato la scia al compagno, salvo ritrattare tutto a fine venerdì, dicendo esattamente l’opposto “Nella mia carriera non ho mai dato la scia al mio compagno”. Come ho detto esattamente sette giorni fa il buon Lewis più che compromettere la sua carriera, rischia di macchiare la sua reputazione da pilota e, a mio giudizio il solo fatto che si sia parlato di scia da fornire al compagno, è già grave di suo. Naturalmente il campione si è guardato bene dal farlo (sebbene la logica imponeva un tentativo del genere) e, Ferrari soprattutto, è intervenuta in tal senso ponendo il suo veto andando cosi a proteggere il suo investimento. Infatti proprio la comunicazione Ferrari, sempre coerente e cristallina ci conferma ciò, visto e considerato che Charles ha parlato “di migliore gestione della questione scia” e, Vasseur di rimando lo ha smentito dicendo che “il problema scia non si è mai posto”.. alè! Alla luce di quanto visto, dare la scia a Charles da parte di Hamilton, sarebbe stato inutile eppure se si ha una mentalità “racing” che si vuole vincere ad ogni costo quindi, un tentativo andava fatto eccome. Ferrari è palesemente una squadra allo sbando e, l’aver vinto ed essere cresciuti (senza esagerare) in maniera enorme l’anno scorso ( il mondiale 2024 fosse iniziato dopo la pausa estiva, Charles sarebbe stato campione del mondo), è stato più deleterio che un bene. Deleterio per i tifosi, che si sono illusi (me compreso, perché mai avrei immaginato che avrebbero perso quattro decimi in quattro mesi di pausa invernale) e, soprattutto deleterio per la squadra stessa la quale evidentemente, non è stata all’altezza di compiere quel balzo prestazionale necessario per contrastare la corazzata papaya. Vasseur che purtroppo ormai è inascoltabile parla, sempre festante naturalmente, di distacchi risicati e di passo simile ai migliori. Nella festa della mediocrità inscenata a fine GP, da parte del Team Principal Rosso, la scia di ovvietà dette nel ring delle interviste è la ciliegina sulla torta di una gara da dimenticare. Purtroppo è già iniziata la narrativa della speranza in cui si va a Baku, che è anche questa una pista veloce e che piace a Charles. Ci si rifiuta di accettare la realtà che è quella che allo stato attuale Ferrari, per vincere un GP, deve solo sperare che le due McLaren e Verstappen si ritirino e, che naturalmente Mercedes non sia in giornata come si suol dire. La vettura è quella che vediamo ad ogni weekend e non cambierà nulla, anzi ora viene fuori (fonte Autoracer.it) che i problemi sono enormi in quanto la sospensione posteriore aggiornata non dialoga bene con l’avantreno, visto che le suddette sospensioni anteriori sono troppo convenzionali. L’attuale monoposto è stata concepita dagli stessi che stanno lavorando alla Ferrari dell’anno prossimo (escludo solo Serra per quanto riguarda la SF-25), quindi mi chiedo quanto realmente bisogna preoccuparsi per il 2026? Oltretutto se l’anno prossimo la Rossa rimarrà nuovamente a bocca asciutta, arrivando dunque seconda (quest’ultima è una forzatura non da poco considerando l’attuale andamento della Ferrari e, i rumors che riguardano Mercedes) e non necessariamente terza o quarta, siamo sicuri che Charles e Lewis continuino? Naturalmente la vera domanda riguarda solo Charles perché Lewis, nella peggiore delle situazioni, potrà sempre ritirarsi dicendo che ci ha provato mentre chi sarà nelle peste è il monegasco, dove bisognerà vedere se veramente vorrà ulteriormente prolungare la sua agonia in Rosso. In tal senso il mercato piloti del 2026 sarà molto interessante e non saranno escluse sorprese, di certo chi rimarrà col cero in mano sarà la dirigenza, perché in un colpo solo si ritroverà a dover rifondare una squadra dalle fondamenta; piloti compresi. Quella di Maranello, è proprio il caso di dirlo, non è una striscia negativa di risultati bensì è una scia deleteria che la tiene in loop da quasi vent’anni e, allo stato attuale salvo miracoli per l’anno prossimo, difficilmente ne uscirà fuori nel breve periodo.

Chi di scia non ha bisogno è Verstappen, il quale ha reso tutti stupidi come ha detto Wolff, facendo capire l’amore (sportivo agonistico) che nutre per l’olandese. Max era da tempo che non vinceva e soprattutto che non conquistava la vittoria a modo suo, cioè dominando. Di fatto quella del campione olandese più che un dominio è stato un autentico sfogo di liberazione. Piastri in tutto questo dramma ringrazia Max, perché sebbene non abbia vinto è anche vero che anche il suo diretto avversario è rimasto a bocca asciutta e, sebbene l’australiano sia dovuto rimanere nella scia del compagno di squadra (anche per volere della squadra), vero è che per questa volta ha potuto accontentarsi dato il vantaggio in classifica. La maturità di Oscar la si vede anche in questi atteggiamenti, ed il fatto che abbia obbedito al dictat papaya, lo mette in condizioni di non dover più nulla a nessuno. A Piastri in questo ultimo scorcio di mondiale manca solamente il guizzo della carogna, quel “NO!” alla Verstappen che darà l’affondo finale al suo compagno rivale, al fine di metterlo nella scia giusta per la vittoria finale.

Vito Quaranta

VERSTAPPEN DOMINA A MONZA. A LECLERC LA MEDAGLIA DI LEGNO.

A Monza la Ferrari deve andare sempre bene. Anche quando la stagione sta andando male. C’è la passione dei tifosi da soddisfare. 

E così da Maranello deliberano un assetto che potrebbe andare bene per Indianapolis. Per Leclerc, perchè Hamilton preferisce andarci più cauto. 

Ma i festeggiamenti per i 50 anni dal titolo di Lauda, per i quali la SF-25 si veste come la mitica 312-T, non saranno purtroppo celebrati anche in pista.

Nelle qualifiche Verstappen fa vedere chi è il migliore, e la piazza in pole davanti alle due McLaren, con Leclerc quarto.

E allo spegnimento dei semafori è subito battaglia fra Norris e Max, con l’inglese che parte meglio e viene mandato sull’erba, ma riesce ugualmente ad affiancare l’olandese costringendolo a tagliare la chicane e a ridare la prima posizione.

Che si riprende però al giro 3, e la lotta per il primo posto finisce qui.

Così come dura solo due giri la lotta per il gradino più basso del podio. Leclerc parte bene e supera Piastri. I due battagliano per, appunto, due giri, ma Charles, a causa della macchina molto scarica, surriscalda le gomme posteriori ed  costretto a lasciare andare l’australiano. Che, però, si trova già a 3 secondi dal compagno.

A metà gara, Verstappen ha 6 secondi di vantaggio su Norris, che ne ha 6 su Piastri, che ne ha 6 su Leclerc. Che ne ha… 4 su Russell. Che è il primo dei leader a fermarsi, al giro 27.

Leclerc si ferma al giro 34. Max al 38. Al giro 46 si ferma Piastri, e quello successivo è il turno di Norris. Che però è ritardato da un problema al fissaggio della anteriore sinistra ed esce dietro al compagno. Giustamente, la squadra fa ripassare Lando davanti, e fra i due non ci sarà lotta fino alla fine.

E così Verstappen vince un gran premio di Monza noioso, come spesso succede, davanti a Norris, Piastri, Leclerc, Russell, Hamilton, Albon, Bortoleto, Antonelli e Hadjar.

Fra due settimane la prossima tappa a Baku. Da quanto si visto oggi, Max potrebbe essere l’ago della bilancia di questo mondiale. Sicuramente non lo sarà Leclerc.

P.S. A riassumere la giornata ci ha pensato Toto Wolff: “C’è un solo ragazzo che va bene oggi, tutti gli altri sembrano degli sciocchi.”.

P.S. 2 Questo la dice molto lunga su chi avrebbe voluto mettere in macchina nel 2026 a fianco di Russell.

P.S. 3 E lo dico con dispiacere per il mio concittadino, che oggi, nella gara di casa, partendo sesto e, sottolineo, guidando una Mercedes, è riuscito ad arrivare dietro ad un debuttante sulla Sauber e poco davanti ad un altro debuttante su una Toro Rosso, partito pure ultimo. Ormai l’entusiasmo di chi l’ha messo in macchina si è spento, e il giovane bolognese non sta facendo niente per recuperarlo. Il talento “in teoria” non serve a nulla, di futuri campioni sulla carta ne abbiamo visti tanti, ma quelli che lo sono veramente, appena arrivano lascia il segno, e Kimi il segno non lo sta lasciando. O, meglio, non lo hanno messo nelle condizioni giuste per lasciarlo. C’era una discreta probabilità che questo accadesse, e sta accadendo.

P.S. 4 Bene ha fatto la McLaren a rimettere davanti Norris. Dovere pagare per la seconda volta un errore non suo sarebbe stato troppo.

P.S. 5 Della Ferrari di quest’anno è difficile trovare qualcosa da salvare.

P.S. 6 E ora si parla pure di Max a Maranello per il 2027. Fortunatamente, se questo accadesse lui all’epoca avrà solo 30 anni, e non 40. Ma potremmo sentire l’urlatore di Sky dire “date una macchina a questi ragazzi”.

P.S. 7 A proposito del P.S. 3, faccio notare che c’è un pilota italiano che ha vinto la F3 nel 2024, al debutto, ed è messo bene per vincere anche la F2, sempre al debutto, quest’anno. Ma lui non troverà posto in un top team. Non fa parte di alcuna academy, e attorno a lui non c’è alcun hype. Che sia perchè non ha un padre (o un manager) pilota?

* immagine in evidenza dal sito www.formula1.com.

F1 2025 – GRAN PREMIO D’ITALIA

Il circus si lascia definitivamente dietro le spalle la pausa estiva e arriva su quello che, una volta, era definito il tempio della velocità. Di sicuro ha conservato ancora qualcosa di quell’epicità anche se decisamente anestetizzata dall’evoluzione della F1 moderna e da sempre sostenuta da una robusta stampella di nome Ferrari, anche negli anni più infelici della Scuderia.

Quest’anno si può mettere nella categoria di quelli “infelici” (eufemismo)? Guardando le aspettative, risultati ottenuti e prospettive decisamente si. La Scuderia ha avuto un brusco ritorno dalla pausa estiva in Olanda: zero punti, prestazioni mediocri e un umore davvero pessimo che si trascina fino a Monza.

immagine da funoanalisitecnica.it

Il Gp d’Italia è sempre stato una sorta di ultima spiaggia per la Ferrari, il premio di consolazione di una stagione andata male. Il punto è: c’è margine perchè rappresenti un’oasi di felicità in un deserto di pessime prestazioni?

Guardando agli ultimi risultati il pessimismo sembra essere l’unica opzione, anche perchè sulla carta la Rossa avrebbe dovuto vincere già almeno un GP. Invece il conteggio delle vittorie è ancora a zero e l’occasione buona è sempre la prossima. Monza potrebbe essere una di quelle dato il suo layout di pista molto “basic” in cui sostanzialmente serve una gran velocità di punta e la capacità di aggredire i cordoli alla Ascari e alla prima variante, il tutto condito da una trazione adeguata.

Una pista ottimale per nascondere tutti gli aspetti in cui la SF-25 è carente, associata alla possibilità di viaggiare ad altezze da terre molto basse dato il manto stradale molto piatto. Basterà questo e ali molto scariche per giocarsela con McLaren e Verstappen? La risposta si avrà già nelle prove libere del venerdì.

immagine da autohebdo.it

Peccato che in tutto questo, dove sarebbe stato fondamentale giocare di squadra con due piloti, Hamilton debba scontare una penalità rimediata nel tragicomico weekend olandese. Diciamo che tra speranze di competitività, penalità da scontare e forza degli avversari per giocarsela in Ferrari avranno bisogno della cara vecchia botta di culo, aspetto anche questo che latita a Maranello da qualche tempo.

D’altra parte invece McLaren non starà certo lì a stendere il tappeto rosso, reduce da un’altra doppietta e con un mondiale costruttori chiuso. La tensione (avercene!) resta solo sul fronte piloti dove Piastri sembra avviato ad un titolo mondiale che sta legittimando con una costanza di rendimento non pronosticabile alla vigilia del campionato. Il suo team mate Norris continua ad alternare grandi vittorie ad errori imperdonabili e l’ago della bilancia punta sempre di più verso l’australiano.

Verstappen invece sembra ormai rassegnato a fare la comparsa e ad aspirare a parziali successi di tappa quando la situazione lo permette. Dopo quattro mondiali di fila una stagione da battitore libero, che non è poi neanche così male, a patto che dal 2026 si torni a lottare per il bersaglio grosso.

immagine da funoanalisitecnica.it

Chi invece era pronosticato e auspicato in condizioni di classifica migliori e con meno errori alla vigilia del gp di casa è invece Antonelli. Il giovane bolognese ha velocità, talento ma si concede molto spesso weekend di gara poco lucidi, in preda ad una voglia di far bene che porta all’errore. Non ha fatto eccezione il weekend olandese con l’aggravante (agli occhi dei Tifosi) di aver mandato a muro Leclerc, non proprio un bel viatico per il gp di casa dove non sarà certo il beniamino. In ogni caso, per fortuna che il ragazzo si trova sotto l’ala protettiva di Wolff. Considerati gli errori di questa stagione, seppur da rookie, sarebbe già stato riciclato nel bidone dell’umido da uno come Helmut Marko.

L’ennesimo Gp a Monza, per dirla alla Mario Brega, potrebbe essere “fero o piuma” per la Ferrari. Potrebbe anche essere uno degli ultimi organizzati sul circuito brianzolo se non verranno fatti investimenti e il 2031 non è poi così lontano. Insomma un futuro molto incerto per entrambi questi orgogli nazionali.

Molto spesso poi l’aspetto più emozionante del weekend brianzolo sono le qualifiche del sabato, in cui si decide al 90% l’ordine di arrivo delle posizioni che contano. Ecco speriamo che all’incertezza sul futuro non si associ anche la noia del presente e che l’unica nota di colore non sia l’ennesima livrea speciale che la Ferrari adotterà nel weekend.

*immagine in evidenza da italianismo.com.br

Rocco Alessandro

BASTIAN CONTRARIO XV: I cocci

La storia è sempre la stessa: basta combinare un circuito old style altamente selettivo, con l’incertezza del meteo, ed ecco che si crea la miscela binaria perfetta, altamente esplosiva, per avere spettacolo dall’inizio alla fine della gara. Tuttavia quando avviene una deflagrazione, inevitabilmente si finisce col rompere qualcosa e, i cocci sono di chi li crea come si suol dire. Riprendere dopo tre settimane di pausa ha sempre un certo fascino, perché diciamocelo noi malati di questo sport, stare a secco per cosi tanto tempo ci crea una certa ansia. Certo che una ripresa soft sarebbe stata meglio invece quanto visto a Zandvoort (non a Zolder come qualche professionista del settore ha affermato, dimostrando di non sapere nemmeno dove si trovasse!), ci ha fatto dimenticare tutti i giorni di vacanza che sono stati trascorsi con i motori spenti. Il GP di casa, del campione del mondo attuale, è stato foriero di argomenti che quasi non si sa da dove iniziare. Utilizzando una trama di tipo “Tarantiniano” partirò dalla fine, anche perché col mondiale che si avvia al termine, la lotta all’iride si fa sempre più serrata e, con molta probabilità dopo quanto visto, forse ha già preso la direzione della terra dei canguri.

Di cocci da raccogliere Norris ne ha tanti assieme alla sua squadra, la quale non ha mai nascosto di aiutarlo apertamente. La MCL-39 sebbene sia un fulmine di guerra, che non fa altro che infrangere ogni record di vittoria, come tutte le monoposto non è esente da rotture anche se oggi è quasi un evento a differenza di una generazione fa, in luogo del quale vedere motori fumare era la normalità. Una mazzata psicologica peggiore di questa, Lando non la poteva prendere e, considerando come il pilota abbia mostrato quanto fragile sia, gli ci vorrà un autentico miracolo per recuperare il gap che lo separa dal compagno di box, nonché diretto avversario. Appena visto parcheggiare Norris a bordo pista, mi è venuto subito in mente Hamilton nel 2016 (con tutti i distinguo del caso si capisce), quando capitò la stessa sorte anche ad egli nel cercare di acciuffare Rosberg. Evidentemente agli inglesi le rincorse affannate fanno male, ed è proprio quello che Piastri ha costretto a fare al suo compagno, perché il muro che l’australiano ha posato dalla partenze e, soprattutto ad ogni ripartenza, è stato invalicabile. Spesso si dimentica che Piastri è solo alla sua terza stagione, a differenza di Norris che in McLaren c’è cresciuto, ed il fatto che il giovane pilota australe si stia comportando come un veterano la dice lunga sulla sua forza mentale e, sul lavoro di crescita fatto assieme alla squadra e sicuramente assieme al suo manager, nonché mentore, Mark Webber che di lotte intestine e di sgambetti ne conosce fin troppi. Ci vuole concentrazione e sangue freddo per rimanere sul pezzo in una situazione come quella olandese, dove le diverse ripartenze, hanno sempre annullato quel “cuscino di sicurezza” che Oscar aveva sempre scientemente costruito. Se c’è una cosa che Lando ha mostrato comunque, soprattutto dopo il Canada, è stato quello di raccogliere i cocci e ricostruire pazientemente d’accapo. Saprà rimettere assieme i pezzi nuovamente? Avrà la lucidità di sferrare l’attacco che mortifica, a cominciare proprio dalla qualifica, terreno di caccia dove il suo compagno è progredito in maniera esponenziale e, come ci ha insegnato proprio Max l’anno scorso, momento in cui costruisci il cinquanta percento della vittoria, specie se te la giochi a parità di macchina? Dopo i casini canadesi Lando di tempo ne aveva per raccogliere e mettere assieme tutti i cocci che aveva creato, ora invece il tempo stringe perché siamo già a meno nove GP e, gioco forza chi dovrà forzare la mano e rischiare di più sarà proprio lui. Va da se che allo stato attuale, l’unico evento che consentirebbe a Norris di ritornare veramente in partita, sarebbe un ritiro di Piastri, ritiro che non è impossibile e che nemmeno gli auguro (fortuna che non mi legge altrimenti mi avrebbe già mandato a quel paese!), vero è che col vantaggio che ha, di sicuro se deve rompersi l’osso del collo per un sorpasso impossibile, ci penserà su due volte. L’imminente GP d’Italia capita al momento giusto, perché consente a Lando di provare già a scacciare i demoni olandesi e rimettersi subito in gioco… staremo a vedere.

Chi di certo beneficerà del fatto che si possa correre subito, al fine di poter sistemare i cocci di domenica scorsa, sono Ferrari tutta e, il nostro giovane connazionale. Antonelli è un pilota acerbo di grande talento (altrimenti in Mercedes non lo avrebbero mai ingaggiato) che ha bisogno, come tutti i giovani, di maturare le sue esperienze e, come mi è già capitato di sottolineare su queste righe, nel mondo che viviamo oggi, dove tutto corre alla velocità di un clic, sei campione o uno scarso in un amen. Niente da fare, Kimi non era campione in Canada e non è una pippa ora: nella sua manovra si evince tutta la sua inesperienza e foga di fare bene per cercare di recuperare il terreno perduto. Certo a farne le spese questa volta è stato Charles (Max prima di lui), eppure in una situazione nella quale si è trovato, guai se non ci avesse provato perché manovre del genere sono nella natura dei piloti e, permettetemi di affermare, nella natura di chi sente odore di sangue. La differenza tra lui ed il resto degli altri rookie, è quella che il nostro Kimi guida per un top team dove l’aspettativa è alta cosi come è alta la probabilità di fare punti ogni domenica, gli altri invece gioco forza, devono essere più attendisti perché con le vetture che hanno possono solo accontentarsi delle briciole, o delle occasioni quando piovono dal cielo, esattamente come successo con Hadjar. Questo da la possibilità al rookie di crescere in maniera più tranquilla, a differenza della situazione nella quale si trova Antonelli, in luogo del quale è costretto a imparare con una certa pressione. Toto&Co. non sono degli scappati di casa, visto che qualche mondiale lo hanno vinto, quindi sono sicuro che sapranno dove intervenire (soprattutto per l’ano prossimo), proprio come McLaren ha fatto con Piastri;  in maniera tale da avere un pilota più maturo.

Nel frattempo che aspettiamo che Kimi cresca, in casa Ferrari i cocci si sprecano e, indipendentemente dall’incidente accorso a Charles, il GP olandese sarebbe stato comunque una sconfitta perché di raggiungere il podio sarebbe stato impossibile. Hamilton ormai è inqualificabile, letteralmente parlando e, a questo punto della stagione rischia seriamente di mettere a repentaglio non tanto la sua carriera, visto che “il suo” lo ha portato a casa, quanto la sua reputazione. Dietro i sette titoli, i record di pole e vittorie, abbiamo a che fare con un pilota che ha sempre avuto a disposizione un mezzo superiore, nel fiore dei suoi anni agonistici migliori. Ora si ritrova a quarant’anni suonati a dover imparare a stare in pista con una macchina, che in pista proprio non ci vuole stare e, soprattutto completamente diversa da quella alla quale era abituato. Ad ogni modo questo non può e non deve essere una giustificazione perché un pilota, a quaranta milioni l’anno chiamato a risollevare le sorti della decadente Ferrari, che si comporta in siffatto modo in pista è totalmente inaccettabile. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla penalità che sconterà al via di Monza… alè! Di rimando Charles ha ben altri cocci a cui pensare, perché sebbene nella gara di domenica scorsa abbia dato cuore, culo e corna mi pare evidente che ormai tutto questo non basta più. Il sorpasso eseguito sull’annichilito Russell è già nei libri di storia, eppure nei cocci raccolti a bordo pista, c’è anche una sua responsabilità. La differenza più grande tra Charles, che è un campione mancato e Max che è un campione completo, è nell’atteggiamento: l’olandese è stato perentorio (questo è solo uno dei tanti esempi che potrei citare) quando volevano fare fuori Marko, allora mi chiedo come mai non è rimasto in pista quando gli hanno detto di rientrare ai box per coprire l’undercut di Antonelli? Infatti viene fuori che il monegasco non voleva uscire per cambiare le gomme perché evidentemente  le sentiva ancora buone, quindi se si fosse impuntato di sicuro non ci sarebbe stato l’incidente col pilota italiano. Dico questo perché ormai Charles dovrebbe sapere come funziona in squadra dopo sette lunghi anni di permanenza. L’atteggiamento è tutto e, mi spiace dirlo, quello di Charles è manchevole in tal senso ed inevitabilmente e puntualmente ne paga le conseguenze. Da qui a fine anno questa sarà la sorte della Rossa, perché con gli sviluppi ibernati e con questa McLaren piglia tutto, l’unica speranza è raccogliere le briciole che lasciano. Stiamo mirando in tutto il suo splendore la Ferrari di Vasseur che è stato giusto rinnovare, perché ora si cavalca con lui fino alla fine e, soprattutto stiamo assistendo all’operato del duo Elkann – Vigna: questa è la loro Ferrari e questo tutti meritiamo; cocci compresi.

Buon GP d’Italia a tutti.

Vito Quaranta