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LE NON PAGELLE DI ZANDVOORT 2025

Zandvoort, questo circuito che sembra progettato da un bambino con il Lego (o con le Polistil!), dove le curve si susseguono in una danza frenetica che ricorda più un kartodromo che una pista degna della Formula 1. Eppure, proprio questa sua natura claustrofobica e serpentina deve esaltare i piloti, che si ritrovano a guidare su un tracciato dove ogni metro richiede concentrazione assoluta e dove non c’è tempo per rilassarsi nemmeno per un secondo.

Il weekend olandese ha messo in mostra una McLaren in stato di grazia assoluta, capace di dominare con una superiorità tecnica che sfiorava l’imbarazzante per tutti gli altri: un secondo al giro di vantaggio sui migliori tra gli inseguitori non è una differenza, è un abisso di quelli che ricordano annate tipo 1988, 2002, 2004, 2016. Hamilton e Leclerc, finché sono rimasti in pista, hanno mostrato ritmi superiori alle aspettative, del tutto sorprendenti che sarebbe stato interessante vedere all’opera senza le grandi difficoltà nel sorpasso che quest’anno Zandvoort ci ha riservato. Peccato che Sir Lewis, con tutta la sua sconfinata esperienza e i suoi sette titoli mondiali, abbia deciso di andare a fare una passeggiata sul verde proprio nel momento più delicato, quando le prime gocce di pioggia rendevano il bordo del tracciato scivoloso come una pista di pattinaggio. Ah, i misteri dell’età che avanza e della lucidità che vacilla…

1° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 10 con standing ovation

L’australiano ha disputato una gara da manuale di guida perfetta, iniziando con una partenza eccezionale per sagacia tattica e coraggio. Resistere contemporaneamente agli attacchi di Norris e Verstappen richiede sangue freddo e intelligenza superiore che il nostro ha sfoggiato a piene mani. Da quel momento in poi, Piastri ha guidato con la precisione di un orologiaio svizzero, senza commettere il benché minimo errore, amministrando un vantaggio che cresceva imperterrito ad ogni giro. Ancora una volta la sua prestazione è da campione vero, quella di chi sa che in Formula 1 si vince soprattutto con la testa oltre che con il talento puro. Mi ha particolarmente impressionato anche sulle ripartenze da SC che, oltre che eseguite con timing perfetto, lo vedevano andare via con fastest lap immediato nonostante avesse gomme bianche. Segno sì di vettura perfetta ma anche di perfetta padronanza del mezzo da parte del nostro buon Oscar.

2° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 8 con rammarico

Il campione del mondo ha guidato magnificamente, sfoderando tutto il suo arsenale tecnico e tattico, sperando che a casa sua potesse fare uno scherzetto ai due favoriti ma si è dovuto arrendere all’evidenza: contro questa McLaren semplicemente non c’era partita. Ha provato una strategia di gomme diversa, ha spinto come un dannato, ha dimostrato ancora una volta perché sia considerato il migliore al mondo, ma i “papaya” erano semplicemente inarrivabili. Alla fine, grazie al ritiro di Norris guadagna un secondo posto dal sapore più dolce che amaro.

3° – Isack Hadjar (RB) – Voto: 10 e mazzi di fiori

Il giovane francese ha disputato una gara da veterano consumato, resistendo per quaranta giri alle pressioni degli aggueritissimi Leclerc e Russell che gli stavano con il fiato sul collo. Conquistare il primo podio in carriera tenendo dietro piloti di questo calibro è un’impresa che merita tutti gli onori: ha guidato con maturità, intelligenza tattica e nervi d’acciaio. Sono particolarmente compiaciuto per questo suo risultato perché dopo le lacrime per l’imbarazzante erroraccio di Melbourne non solo è stato capace di riprendersi ma anche di arrivare a questo livello con una tenacia che gli va riconosciuta. Spiace per il nostro Kimi ma in questo momento la rookie cup è abbondantemente nelle sue mani.

4° – George Russell (Mercedes) – Voto: 7 per gentile concessione

Russell ha guidato con la consueta eleganza e precisione, ma ha pagato caro un momento di disattenzione che ha permesso a Leclerc di infilarlo in uno spettacolare sorpasso. Per il resto, prestazione di alto livello che però è stata aiutata dai ritiri altrui che lo hanno issato in una quarta posizione che, tutto sommato, non rispecchia il valore mostrato in pista. Gli è andata di lusso.

5° – Alexander Albon (Williams) – Voto: 8 e pollice alzato

L’anglo-thailandese ha dimostrato ancora una volta di essere un pilota di razza, eccellente soprattutto nei momenti che contano: partenza perfetta e gestione magistrale delle fasi di Safety Car che lo hanno proiettato in una posizione del tutto insperata nel finale. Risultato straordinario se si considera il disastro che aveva fatto in qualifica.

6° – Oliver Bearman (Haas) – Voto: 8,5 e applausi

Il giovane inglese ha disputato una gara da veterano, soprattutto nella fase centrale quando ha saputo aiutare magistralmente Ocon tenendo dietro il gruppone e avvantaggiandosi nella strategia. Infatti quella collaborazione tattica si è trasformata in oro puro quando è arrivata la seconda Safety Car, permettendogli di capitalizzare l’unica sosta che avevano deciso di fare. Prestazione assai intelligente!

7° – Lance Stroll (Aston Martin) – Voto: 6 con scrollata di spalle

Ha fatto il suo, senza infamia e senza lode. Con la buona Aston Martin che aveva a disposizione poteva sicuramente aspirare a qualcosa di meglio, ma almeno è arrivato al traguardo senza combinare i soliti disastri. Per uno come lui, già questo è un risultato accettabile.

8° – Fernando Alonso (Aston Martin) – Voto: 7 ma con rammarico

Fernandello nostro ha mostrato ancora una volta perché sia considerato uno dei più grandi di sempre, ma anche lui ha dovuto arrendersi all’evidenza che l’Aston Martin di quest’anno, pur recentemente migliorata, non è ancora all’altezza per lottare ai vertici. Bellissimi (per noi… per lui meno!) i team radio in cui si rammarica della posizione in cui lo mettono, per così dire, dopo il primo pit. Poteva fare meglio? sì, considerando la ritrovata decenza della vettura, ma il team doveva crederci di più.

9° – Yuki Tsunoda (RB) – Voto: 7 e pacca sulla spalla

Il giapponese è riuscito a conquistare punti preziosi nonostante un problema tecnico che avrebbe potuto compromettere completamente la sua gara. Niente altro da segnalare.

10° – Esteban Ocon (Haas) – Voto: 6,5 e un pizzico di fortuna

Ha chiuso nei punti più per i meriti di Bearman e le circostanze fortunate delle Safety Car che per meriti propri. L’Haas non sembrava particolarmente competitiva, ma almeno è riuscito a capitalizzare le occasioni che gli si sono presentate.

NOTE DI MERITO

Colapinto (7.5), in caduta libera nelle gare precedenti, se l’è cavata niente male e non fosse stato per le mosse di Bearman avrebbe potuto essere la sorpresa di giornata dopo Hadjar.

Leclerc (8.5) è stato costretto al ritiro proprio quando stava mostrando un ritmo eccellente e la solita grinta nei sorpassi (memorabili le azioni su Russell sia in partenza che a metà gara). Ceteris paribus, se la sarebbe giocata con Max per il secondo posto.

 

NOTE DI DEMERITO

Hamilton (4) che esce di pista proprio mentre inizia a piovigginare: con tutta l’esperienza che ha, certi errori non si possono proprio vedere. Age, quod agis, direbbe il buon Cicerone.

Sainz (5) deve mangiarsi le mani per la troppa foga nel duello con Lawson anche se onestamente la SAINZIONE (ok non potevo resistere… scusatemi!) mi è parsa un po’ pesante.

Le due Sauber non pervenute ma anche sfortunate.

Antonelli si merita un 5, non tanto per la prestazione, che pareva eccellente, quanto per l’erroraccio che gli è costato, di fatto, la gara. Per quanto sia una possibilità quella di provare il sorpasso all’interno della piccola sopraelevata di curva 3 (Hugenholtzbocht e poi non smentitemi: il fiammingo è pure più brutto del tedesco!), tant’è che l’abbiamo visto provare per quanto vanamente da piloti del calibro di Max e Fernando, ma, suvvia!, c’è modo e modo. Ha ragione Leclerc nei commenti post-gara: non è stato un errore da rookie ma proprio un errore di quelli che non vuoi vedere da un pilota di belle speranze come lui.

NOTE CHE ORA SI FA ANCORA PIU’ DURA

Oh Landino, ti vedo — naufrago sognante sulle alte scogliere della Cornovaglia, dove il vento canta antiche ballate e l’oceano sferza la pietra con carezze di sale. Non era forse destino immergersi in quell’abisso verde smeraldo, affidarsi all’ebrezza dell’onda piuttosto che approdare stanco e disilluso sulle sabbie stinte d’Olanda, da cui non si torna che con il cuore infranto e un cazzabubbolo di motore che non si rompeva da due anni?

 

Ci vediamo a Monza!

 

PIASTRI DOMINA A ZANDVOORT. FERRARI DEMOLITE.

Le vacanze sono finite. Ma, come a scuola, i bravi restano bravi, i somari restano somari. O, meglio, i cavallini rimangono somari.

Nel “centro commerciale” (Albon dixit) di Zanvoort, le McLaren dominano in lungo e in largo, con Norris che si prende le 3 sessioni di libere, e Piastri che gli frega la pole. Li seguono Verstappen, Hadjar (!), Russell e le due Ferrari, ben distaccate ma, comunque, sulla strada giusta (?) dopo un venerdì orrendo.

Allo spegnimento dei semafori, Verstappen con gomme soft parte a fionda e supera Norris. Piastri, invece, va subito in fuga.

Dopo 9 Lando si riprende la posizione con un bel sorpasso all’esterno, con Max rinunciatario e già in difficoltà con le gomme. Ma Oscar è già a 4 secondi di distanza.

Dopo 23 giri, con le due McLaren lontane, si ferma Leclerc, al momento quinto, cercando l’undercut nei confronti di Hadjar che lo precede. Ma il suo compagno di squadra gli rovina il piano sfasciando l’auto e consentendo, con l’uscita conseguente della Safety Car, la sosta a tutti gli altri. Charles perde così la posizione su Russell.

Al giro 26 la corsa riparte. Non succede nulla di particolare, e le due McLaren si involano nuovamente. Come detto, ora Leclerc insegue Russell, che a sua volta tenta di attaccare Hadjar.

Al giro 34 il ferrarista supera di forza l’inglese che, ovviamente, si arrabbia. A ragione, perchè il sorpasso è avvenuto all’interno della chicane ma fuori dalla pista. I due si sono pure toccati e George ha avuto la peggio, riportando danni e dovendo poi far passare il compagno di squadra Antonelli.

Al giro 52 il bolognese fa la sua seconda sosta. Leclerc copre al giro dopo e i due si ritrovano assieme in curva 3. Kimi si butta all’interno ma non riesce a fare la curva, e urta il ferrarista, demolendo così anche la seconda SF-25.

Inevitabile l’uscita della SC e tutti si fermano ai box. Si riparte al giro 58 e ancora una volta le due McLaren vanno in fuga. Ma loro hanno le gomme dure e tutti gli altri a partire da Verstappen, hanno le morbide.

Al giro 65 arriva la mazzata per Norris: la sua McLaren lo lascia a piedi. Esce nuovamente la SC e si riparte con 4 giri da percorrere.
Ma Piastri scappa via, e finisce così con Piastri dominatore che allunga decisamente nella classifica mondiale, davanti a Verstappen e all’incredibile Hadjar. Seguono Russell, Albon, Bearman e Stroll, che hanno rimontato dall’ultima fila, Alonso, Tsunoda e Ocon.

Prossima tappa, fra solo una settimana, a Monza. Sarà sicuramente il solito bagno di folla per la Ferrari, quasi certamente, però, prima della gara. E Piastri potrà iniziare a fare i conti.

P.S. Norris non meritava quanto gli è accaduto. Ma, anche oggi, era dietro. Non è detto che questo ritiro pesi di più nell’esito del mondiale rispetto a quello del Canada.

P.S. 2 Per Hadjar, una chiamata in Red Bull in questo momento equivarrebbe più o meno alla chiamata al servizio militare per un cantante all’apice del successo.

P.S. 3 Fra Casalecchio e Maranello ci sono meno di 40 km. E, probabilmente, le imprecazioni provenienti dalla provincia modenese, e non solo, sono arrivate fino a casa di Kimi. Ma dobbiamo tenere presente che “If you no longer go for a gap that exists, you’re no longer a racing driver.”. Lo spazio c’era, le gomme erano calde, l’occasione d’oro. Fosse riuscito a tenere la macchina, oggi parleremmo di una prestazione maiuscola, e Antonelli ne aveva disperatamente bisogno. Non mi sento, quindi, di criticarlo per quello che ha fatto.

P.S. 4 Molto peggio ha fatto colui che ha sostituito in Mercedes, un 7 volte campione del mondo pagato 40 volte di più. Aveva ritrovato un passo gara “decente” (termine usato da Vasseur), e alle prime gocce di pioggia la stampa contro il muro, l’unico a riuscirci della giornata. Villeneuve venne lasciato a piedi nel 2006 per una cosa del genere, la stessa cosa la meriterebbe lui, anche per quello che ha mostrato fino ad ora.

P.S. 5 Bearman è pronto e la Ferrari l’ha già guidata una volta, portandola a casa a punti. Come del resto ha fatto oggi.

P.S. 6 Leclerc dice, a proposito dell’incidente con Kimi, che alla 3 non si sorpassa, ma dimentica che non si sorpassa neanche alla 10 passando sulla ghiaia. La penalità, se arriva, è sacrosanta. Se poi vogliamo dirci che così si ammazza il motorsport, possiamo pure aggiungere che se la stessa cosa l’avesse fatta 50 anni fa sulla stessa pista, sarebbe entrato nella storia per altri motivi.

P.S. 7 Sarebbe forse meglio che Vasseur raccontasse barzellette anzichè fandonie alle quali probabilmente non crede nemmeno lui.

P.S. 8 In settimana è arrivato l’annuncio della line-up Cadillac per il 2026. Il management non ha voluto rischiare, pagando, si immagina profumatamente, due che hanno fatto i maggiordomi per la maggior parte della loro carriera, e cioè Perez e Bottas. E le giustificazione di tal Graeme Lowdon, ottimo imprenditore nonchè precedentemente Team Principal della Marussia, spiegano bene la scelta: prima l’esperienza, poi la velocità (“sono comunque due piloti veloci”). Tutto questo, con buona pace di chi continua a definire F2 e F3 le categorie propedeutiche alla F1, facendo spendere decine di milioni a genitori facoltosi.

P.S. 9 Finalmente si stanno rendendo conto che il regolamento 2026 è un’immensa stupidaggine. Io dal divano l’avevo capito circa un anno fa. Ma sicuramente c’è qualcosa che mi sfugge e ci spiegheranno perchè hanno voluto andare per quella strada.

P.S. 10 “Ora Piastri ha 34 punti di vantaggio su Oscar. Quanto fa 7 per 9?”, “36”. “No 56”. “No, fa 63”. “Quindi, se Piastri arriva sempre secondo dietro a Norris, vince il mondiale con 29 punti di vantaggio”. “Dopo la pubblicità parleremo con Leclerc della sua gara di Zolder”.
Questo è il livello che dobbiamo sorbirci in Italia grazie all’emittente a pagamento che trasmette le gare.

Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

F1 2025 – GP D’OLANDA – ZANDVOORT

Esisteva un tempo nel quale i Piloti di Formula Uno erano chiamati Cavalieri del Rischio. Un tempo nel quale era ritenuto assolutamente normale, anche dagli stessi Piloti, che alcuni di loro morissero durante la stagione del Mondiale. Magari correndo in una Categoria minore, come accadde all’unico vero GOAT della F1 verso fine anni 60 (and if by reading that you’re gonna have an ovaric explosion ‘cause you’re a Hamilton fanboy well, go grab a tampax and shove it up your ass). Roger Williamson era un Cavaliere del Rischio, un Uomo che riteneva assolutamente normale lanciarsi in pista con una monoposto pesante sì e no mezza tonnellata ed i cui standard di sicurezza erano semplicemente inesistenti. A meno che un casco e delle cinture di sicurezza possano essere ritenuti sufficienti per correre di fatto abbracciati a 200 litri di benzina. Williamson era un uomo felice, aveva appena conquistato il suo posto in F1 vincendo per ben due anni di fila il durissimo Campionato Britannico di F3. Zandvoort era il secondo GP al quale riuscì a qualificarsi dopo quello di casa a Silverstone. In Olanda Roger trovò la morte a soli 25 anni, durante il GP lo scoppio di un pneumatico lo scaraventò contro le barriere per poi lanciarlo in volo facendolo atterrare capottato, con le fiamme che presto iniziarono a divorare i resti della sua monoposto nella quale era rimasto intrappolato. Diverse le cose raccapriccianti in concomitanza con la tragedia: in primis la corsa andò avanti fino alla bandiera a scacchi senza interruzione alcuna. Considerato che se oggi un piccione fa una deiezione in pista danno bandiera rossa è semplicemente incredibile poter solo concepire una cosa del genere. La seconda cosa assurda fu il comportamento dei commissari di gara, che si guardarono bene dall’intervenire per provare a salvare il povero Williamson. A gara terminata quando chiesero a Sua Santità perchè non si fermò per aiutare Williamson lui rispose:”mi pagano per correre, non per fermarmi”. Premesso che bestialità del genere i Piloti 50 e passa anni fa le dicevano innanzitutto per esorcizzare la paura della morte, con la quale convivevano costantemente, il già citato Santo ebbe sorte migliore di Williamson 3 anni dopo al Ring semplicemente perchè, quel tragico giorno a Zandvoort, questo EROE fece vedere a tutti (in primis a quegli ignavi dei commissari di gara) cosa significasse davvero essere UOMINI

Purley quel giorno a Zandvoort strappò di mano un estintore ad un commissario di gara e combattè da solo per provare a salvare Williamson. Era di fatto impossibile che potesse riuscire a farcela ma rischiò lo stesso la sua vita davanti alla tragedia alla quale stava assistendo. L’eroismo e l’umanità di David Purley ad oltre mezzo secolo di distanza restano indelebili.  Quando il Circus fece tappa a Monza 3 gare dopo gli applausi ad ogni passaggio di David Purley erano semplicemente assordanti. Le Ferrari in confronto passavano inosservate, e la cosa si commenta da sola. 50 anni fa perdevamo tanti Piloti in pista, quella stessa tremenda stagione 1973 si sarebbe chiusa con un’altra tragedia al Glen nella quale perse la vita uno splendido Astro nascente Transalpino. Oggi invece ad ogni GP mi sembra che si perda progressivamente un pizzico di quella umanità che fece di Purley l’eroe le cui gesta a Zandvoort 1973 scrissero una pagina indimenticabile, sia pure tragica, del nostro Sport.

O di quello che ne resta.

Buon Gp d’Olanda a tutti

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Il rinnovo di Vasseur è stato giusto o meno? Chi mi legge sa benissimo che non sono proprio un estimatore del rubicondo francese eppure, questa dirigenza, mi ha messo in condizioni di difenderlo. La risposta alla domanda è sicuramente si, senza ombra di dubbi. Cosa sarebbe successo se i massimi vertici del cavallino non avessero esteso il suo contratto? Il caos più totale naturalmente perché Ferrari si sarebbe trovata, all’alba del nuovo regolamento che vedrà la luce l’anno prossimo, con un nuovo Team Principal con tutto quello che ne sarebbe conseguito. Invece la cosa più logica e sensata da fare era proprio quella di continuare con chi, la stessa reticente dirigenza ha fortemente voluto a fine 2022. Dire fortemente è un eufemismo in quanto gli uomini al comando del muretto, che la dirigenza voleva, erano ben altri e questo è bene sempre ricordarlo poiché non c’è maledizione peggiore dell’uomo che dimenticare, come disse Merlino ai cavalieri di Artù, prima di istituire la famosa tavola rotonda. In seguito al suo rinnovo si è ripetuto un mantra, che prima era sconosciuto tra le file dei sostenitori della Rossa e cioè “la stabilità è tutto”. Siamo passati dai forconi e ghigliottine alla sensatezza delle cose. Si potrebbe dire “meglio tardi che mai”, il sottoscritto invece preferisce dire che in mancanza di alternative, meglio questo che niente. Già perché Maranello le alternative le ha avute e, assieme a questo, tutto il tempo di trasmettere un’immagine di serietà di progetto, invece ha preferito sprecare tempo su tempo, riducendosi all’ultimo minuto come si suol dire. La stabilità è tutto di certo, ed anche la serenità ovviamente. Vi è serenità nella Gestione Sportiva? Mi pongo questa domanda proprio perché in questo rinnovo, tutto vedo fuorché certezza e sicurezza e, proprio il non aver comunicato per quanto tempo Vasseur abbia esteso la sua permanenza a Maranello, mi fa pensare che non ci sia tutta questa serenità che vogliono far credere. Per quale motivo questo mistero? Come mai non è stata comunicata la durata della permanenza? Nessuno pretende di conoscere i segreti contrattuali eppure sarebbe stato lecito e, soprattutto trasparente, rendere pubblico gli anni di rinnovo. Purtroppo Maranello ci ha abituato a questo livello comunicativo da tempo e, proprio questo silenzio a riguardo, mi fa pensare che il prossimo di Vasseur sarà un anno da all in. L’anno prossimo la Ferrari del Team Principal francese deve portare a casa almeno uno dei due mondiali promessi dal Presidente tre anni orsono, oppure c’è una grossa probabilità che farà le valigie. Suppongo che questo silenzio, in merito all’estensione contrattuale, sia legata proprio all’opzione del vincere un mondiale ed ecco perché la poca trasparenza a riguardo. Le mie sono congetture naturalmente, eppure proprio questo tacere che c’è stato da parte di Vigna prima (quando si presentò in pista in Inghilterra se non erro, tutti si aspettavano delle dichiarazioni rassicuranti da parte del manager, ed invece il nulla cosmico) e dopo lo stesso rinnovo contrattuale, porta a pensare ciò. In difesa di Vasseur arriva niente meno che Toto Wolff, il quale non fa che tesserne le lodi delle sue capacità gestionali, adducendo al fatto che è sicuro che l’anno prossimo sarà dura lotta proprio contro la sua Rossa. Vedete è proprio quando il nemico ti difende che ti devi preoccupare e, considerando il tipo di nemico, c’è poco da stare allegri. L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è l’operato di Serra, il quale ha potuto lavorare sulla SF-25 solo in fase correttiva e, nonostante i risultati ottenuti in pista, il suo lavoro ha funzionato eccome. Purtroppo l’attuale monoposto di Maranello (ufficio tecnico preso in pectore proprio dal Team Principal Vasseur quando è stata progettata) ha un problema congenito che non può essere risolto in maniera definitiva con dei correttivi, sebbene importanti e corposi. Ciò non di meno la Ferrari ha concluso la prima parte di stagione con una inaspettata pole di Charles, sebbene la gara sia stato altro animale. Il fatto è che la concorrenza (McLaren) è troppo avanti e, per quanti sforzi si facciano, il rincorrere sarà sempre evidente e quindi, gli errori saranno certi. Ormai Maranello ha bloccato ogni tipo di sviluppo dell’attuale monoposto, in modo da potersi dedicare anima e corpo al progetto 2026 e, da qui a fine anno l’unica cosa alla quale si piò sperare, è quella di poter approfittare degli errori degli altri… ammesso che ce ne saranno! Professionisti del settore giornalistico hanno detto che la Rossa non poteva non tentare di risollevare la stagione, perché risalire la china con una probabile vittoria “avrebbe fatto morale”. La Rossa non ha mai potuto agire come McLaren “perché è la Ferrari” e quindi, non poteva permettersi di arrivare ultima in classifica (come i papaya nel 2022). Mi domando se ci si rende conto che proprio con questa storia del “è la Ferrari”, è vero che non siamo ultimi, è altrettanto vero che non si vince nulla da quasi vent’anni. Non vedo nessuna differenza francamente tra chi appunto arriva ultimo e, chi invece non vince nulla da un ventennio, eppure a Maranello continuano a proteggersi dietro al blasone, ormai consumato, senza cavare nessun ragno dal buco.

Vasseur ha ottenuto ciò che voleva e cioè quello di rimanere innanzitutto e, di creare la squadra che egli ritiene più opportuna per provare a riportare il titolo nel 2026.
Eppure qualche rotella nell’ingranaggio pare sia arrugginita, perché gli ingegneri portati a Maranello (Serra a parte) sono solo di contorno ed Hamilton è completamente perso, tanto che lo stesso Vasseur ha dovuto dichiarare che “Abbiamo sottovalutato l’impatto dovuto al cambio di squadra” … cose da pazzi! Vasseur ha sempre urlato ai quattro venti che a Maranello sono arrivati nuovi ingegneri ed infatti è stato cosi, visto che il turnover è stato davvero intenso eppure, come ho sottolineato poc’anzi gli ingegneri arrivati in Italia non sono nomi importanti, quando poi c’è stata la possibilità di prendere Newey e, nemmeno questo deve essere assolutamente dimenticato. Infatti fu proprio l’attuale Team Principal che disse che “Un uomo non fa la differenza bensì tutta una squadra”. Sebbene queste parole da “libro cuore” sono molto belle da leggere, è altrettanto vero che lo stesso Vasseur se le dovrà ricordare, Dio non voglia l’anno prossimo la Aston Martin ci starà davanti e, non avrà scuse nell’incolpare la stampa dicendo che ha messo troppa pressione o ha alzato troppo le aspettative. Intanto allo stato attuale, i fatti gli stanno dando torto visto e considerato che da quando Newey è stato allontanato dal progetto della sua Red Bull, Verstappen ha vinto stentatamente l’anno scorso, mentre quest’anno può dare il bacio d’addio al suo caro numero uno. L’affaire Hamilton è purtroppo al momento un altro neo negativo che proprio non fa bene al morale del francese: Lewis doveva arrivare in Ferrari per riportare il titolo alla Rossa e, nel contempo, “insegnare” a Charles come si campa in pista… purtroppo allo stato attuale Lewis sta ancora cercando di capire come si frena con i Brembo e, l’unica cosa che ha insegnato a Charles a quanto pare, è come vestirsi in maniera strana! In conclusione quest’ultimo scorcio di stagione servirà a Vasseur per cercare di risollevare il mondiale e soprattutto il morale (ormai si corre solo in funzione di Monza) della squadra, di cercare di recuperare Hamilton e, soprattutto far lavorare Serra nel migliore dei modi in chiave 2026. Si riprende dall’Olanda, nella terra degli orange di Verstappen: mancano dieci GP alla fine di questo sogno nato bene e finito in un incubo clamoroso, dieci GP per mettere tutti i pezzi assieme e non poter avere più scuse.

Buon rientro dalle ferie e soprattutto buon Dutch GP a tutti.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Fin dove vuole spingersi la F1 di Domenicali? Sebbene il “prodotto F1” non è di proprietà del manager italiano, vero è che è lui il Boss che ci mette la faccia, è lui che parla ai microfoni, ed è a lui che ci rivolgiamo. L’attuale F1, sebbene economicamente stia attraversando un periodo florido, è altrettanto vero che è funestata da una sciagura chiamata “Sprint Race”. Ritorno su questo argomento perché recentemente il buon Domenicali, si è espresso nuovamente a riguardo di questo fallimento obbrobrioso (fonte Autoracer.it): “Dobbiamo chiederci se è possibile fare ancora più Sprint e se la formula della griglia invertita è giusta, come in F2 e F3 (!). Penso che arriveremo a discuterne seriamente con i team”. Il manager, citando la MotoGP (che dal punto di vista amministrativo è divenuta un tutt’uno con la stessa F1… e purtroppo si vede!), infine conclude: “Le Sprint sono necessarie e sono il futuro. Tutti i weekend? Non dico di no, ma tra sei di oggi e ventiquattro gare in calendario ci sono comunque mezze misure possibili”.

Singolare come il potere agisca sulla mente di chiunque lo provi: ti da alla testa, ti inebria come un dolce liquore e, semplicemente ne vuoi sempre di più; manie di grandezze comprese. Iniziamo col dire che il format della Sprint è un fallimento totale e purtroppo non ci sono altre parole per poterlo definire. Spacciato come spettacolo salvifico, che avrebbe rivitalizzato il weekend di gara e, che avrebbe aggiunto brio e nuovi spunti argomentativi, in realtà già dalla sua prima comparsa si capi che il suddetto format in realtà, altro non era che lo spoiler di quello che avremmo visto nelle qualifiche e nelle gare ufficiale. Ad essere mortificata in toto è stata proprio la qualifica, perché sebbene una gara ufficiale si dipana lungo trecento chilometri (quindi necessariamente la Sprint Race per ovvi motivi deve essere più corta), la qualifica non la puoi cambiare salvo imporre la sciocchezza dell’obbligo di utilizzo della mescola ad ogni eliminatoria. Di fatto tutto il pubblico del mondo vede in anticipo quello che avrebbe mirato con stupore in un weekend regolare. Aggiungo che oltre al danno vi è anche la beffa, perché ogni squadra attraverso questo format, ha la possibilità di “prendere le misure” come si suol dire, capire dove ha sbagliato in quella fase così delicata, andando ad apportare i giusti correttivi per migliorarsi nel momento che conta, ovvero durante la qualifica e la gara ufficiale, andando a togliere quel poco di sorpresa che ci sarebbe potuto essere. Le prove libere, come una FP2 o una FP3, non saranno mai indicative al 100% in quanto molti giocano ancora a nascondino in quel frangente, mentre in una qualifica tutti danno il massimo come giusto che sia ed ecco appunto lo spoiler di cui sopra. Domenicali&Co. se fino ad ora non hanno aumentato, nel calendario, questa discutibile prova sportiva è solo perché il “vox populi” ha fatto sentire il suo potere (questo dovrebbe far riflettere non poco su argomenti molto più seri), altrimenti la F1 si sarebbe ampiamente adeguata a quello che già stiamo assistendo in Moto GP. L’intenzione di Liberty Media è sempre stata quella di trasformare il circus della F1 in un wrestling tipicamente americano, dove l’artificio la fa da padrona e, quindi le masse possano essere intrattenute al sedile degli spalti fino alla fine. Sebbene l’attuale governance della F1 sta facendo di tutto per indottrinare le nuove generazioni a questo nuovo tipo di F1, l’errore più grande che stanno commettendo, è proprio quello di accostare la parola “intrattenimento artificioso” alla categoria regina dei motori su quattro ruote: la F1 è e, gioco forza sempre sarà, uno sport di nicchia dove sebbene il sorpasso che ti fa saltare dalla sedia piace a tutti, vero è che questo sport non è solo sorpassi e ruotate, bensì anche tecnica e magari lotte a distanza, quando non ci sono vetture che dominano. Il fatto che Domenicali, nonostante la legnata presa da parte del popolo della F1 non molli l’osso a riguardo, la dice lunga a cosa mira il Sistema F1 stesso. Non oso proprio immaginare cosa possa essere un mondiale di F1 con addirittura dodici (le famose “mezze misure” di cui il manager parlava) Sprint Race nel bel mezzo del weekend, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista del lato tecnico. Infatti non dobbiamo dimenticare l’assenza di test durante la stagione, quindi tra un GP e l’altro, le prove libere sono divenute cruciali a riguardo. Ormai le squadre pianificano i loro aggiornamenti in funzione del calendario tenendo conto non solo del tipo di pista (portare aggiornamenti a Monaco non serve a nulla!), bensì anche se ci sarà questo tipo di format, visto e considerato che con una sola ora di prove libera risulta difficile testare gli upgrade portati. Davvero le squadre sono disposte ad accettare questo compromesso? Fino a quando il cuore pulsante della F1, che poi saremmo noi appassionati, continuerà a battere per uno sport che inizia veramente ad essere difficile da seguire come una volta.

Proprio questo aspetto inoltre, è strettamente collegato a quello che è in divenire da qui a qualche mese ormai. Da Gennaio 2026 verranno messe a terra le monoposto di nuova generazione, dove la potenza dell’energia elettrica sarà uguale a quella erogata dal motore endotermico (con benzina sostenibile si capisce… e proprio il tipo di benzina che sarà usata farà la differenza) e, in luogo del quale le lamentele da parte dei piloti, ormai si sprecano.  A cosa sta pensando Liberty Media? O per meglio dire, cosa sa che noi non sappiamo? Forse sa che ci saranno due, se non addirittura tre scuderie che riusciranno a giocarsi il mondiale? Fosse cosi allora ci sarebbe un’orgia di combattimenti in pista, visto e considerato che qualifiche e gare sarebbero raddoppiate, eppure quanto sono affidabili le informazioni che le squadre forniscono? Perché come dice Tombazis (fonte Autoracer.it): “Non tutti i team e produttori di motori sono altrettanto trasparenti con i loro dati. Alcuni sono piuttosto reticenti su ciò che fanno. Altri sono molto aperti e ci supportano con suggerimenti… Ciò significa che non possiamo cambiare nulla dall’oggi al domani. Ma nel complesso c’è accordo su come risolvere i problemi”.

Premesso che le dichiarazioni del Tomb sono una continua contraddizione di quello che egli stesso dice (questo stralcio di dichiarazione ne è un esempio: “alcune squadre non sono trasparenti, ma, collaboriamo tutti!”), vero è che nel suo veicolare ci da un’informazione preziosissima che è appunto quella che non tutti dicono la verità. Benvenuti in F1, dove girano interessi miliardari ed il più pulito ha la rogna! Per quale motivo una squadra di F1, che ha lavorato meglio degli altri, dovrebbe aiutare tutti a migliorare? Magari questo sarà possibile solo dopo aver fatto incetta di vittorie, perché no? Del resto quanto accaduto dal 2014 in poi ha insegnato molto. Infatti l’anno prossimo il rischio di rivivere proprio quell’epopea (per Toto e compagni, di certo non per noi) è molto seria, ed ecco che in questo scenario, la Sprint Race non solo sarebbe mortificante, addirittura andrebbe a uccidere quel poco di buono che in questa F1 ancora rimane. Per questo Domenicali, che stupido non è e, che non parla mai a caso, ha parlato anche di quell’oscenità che se possibile, è anche peggio del format Sprint, che è la griglia invertita… cosa sa Domenicali che noi ancora non sappiamo? Non resta che aspettare il 2026, ormai manca poco.

Vito Quaranta