LE NON PAGELLE DI AUSTIN 2025

Il Circuit of the Americas di Austin rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei circuiti meglio riusciti della nuova generazione di piste che hanno fatto il loro ingresso nel calendario della Formula 1 nel corso degli ultimi anni (che poi è in calendario già dal 2012 ma ci siamo capiti, no?). Anzi, parliamoci chiaro: è uno dei miei preferiti in assoluto. E il perché è presto detto. Il COTA è un vero e proprio banco di prova per piloti e tecnici, presentando in un unico layout tutto ciò che si può desiderare: curve lente, medie e veloci alternate con maestria, come nello spettacolare snake che ricorda Maggotts e Becketts di Silverstone, lunghi rettilinei che premiano l’aerodinamica efficiente e difficoltà varie che mettono alla prova ogni aspetto della monoposto. Un circuito completo, insomma, dove il talento del pilota e la qualità tecnica della vettura emergono senza sconti.

L’edizione 2025 non ha deluso le aspettative, regalando un ottimo spettacolo e, soprattutto, continuando a rinfocolare le speranze di un mondiale ancora più combattuto di quanto non si pensasse fino a poche gare fa. Perché, signori miei, il campionato mondiale piloti sta diventando sempre più “succoso” grazie al formidabile recupero che Max Verstappen sta mettendo in atto. L’olandese, appena si è ritrovato tra le mani una vettura finalmente più competitiva, ha iniziato a fare incetta di vittorie con una ferocia senza pari. Pensate un po’: ha recuperato oltre 60 punti su Piastri nelle ultime cinque gare! Un ritmo da autentico predatore che sta trasformando quello che sembrava un mondiale già scritto in una battaglia serrata che ci terrà col fiato sospeso fino all’ultima gara. O, almeno, questo è il mio auspicio.

Dopo questo weekend texano, con Verstappen che ha completato un fine settimana praticamente perfetto (doppia pole, vittoria nella Sprint e trionfo in gara), il distacco da Piastri si è ridotto a soli (soli?!) 40 punti, mentre Norris è ormai a un tiro di schioppo dal compagno di squadra. La McLaren, dopo quattro gare senza vittorie, inizia a sentire il fiato sul collo di un Max affamato come non mai.

Basta con i convenevoli, però. Andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo magnifico palcoscenico.

VERSTAPPEN voto 10 e lode

Max è tornato. Anzi, a dirla tutta, non se n’è mai andato: semplicemente, fino almeno a Zandvoort, aveva una vettura che non lo assecondava come avrebbe voluto. Ma ora che la Red Bull ha ritrovato competitività, l’olandese sta facendo quello che sa fare meglio: dominare. Il weekend di Austin è stato un monologo dall’inizio alla fine. Pole position con un giro monstre che non ha lasciato speranze ai rivali, vittoria nella Sprint con un controllo quasi sprezzante della situazione, e poi la gara domenicale in cui ha costruito il successo già nel primo stint, creando un gap che nessuno è più riuscito a colmare. La sua gestione gomme è stata impeccabile, il ritmo costante e letale, la lucidità assoluta. Max ha portato a casa 33 punti pesantissimi in questo weekend (25 dalla gara, 8 dalla Sprint) recuperando altre 23 lunghezze su Piastri. Con questo ritmo, il mondiale è tutt’altro che chiuso. Anzi, la sensazione è che l’olandese stia entrando in quella zona di performance in cui diventa praticamente imbattibile. McLaren è avvisata: il campione del mondo in carica non ha alcuna intenzione di cedere lo scettro senza lottare fino all’ultimo respiro. Semplicemente magnifico.

NORRIS voto 7 1/2

Il buon Lando archivia un weekend agrodolce, come spesso gli capita ultimamente. Da un lato il secondo posto è un risultato importante che gli permette di avvicinarsi a Piastri in classifica (solo 14 punti di distacco ora), dall’altro la sensazione è che avrebbe potuto (e,forse, dovuto) fare di più. Nella sprint è incolpevole vittima dell’ingenuità di Piastri. In qualifica si piazza secondo ma con un distacco da Verstappen che lascia l’amaro in bocca. In gara parte bene ma cede a Leclerc e nella prima fase non riesce mettere sufficiente pressione al monegasco finendo per vedere Max involarsi verso la vittoria senza davvero fare qualcosa per impedirglielo. Dopo i cambi gomme, il momento clou arriva nel finale, quando si ritrova alle spalle di Leclerc con gomme più fresche e una macchina oggettivamente superiore. Il duello tra i due è spettacolare, con il monegasco che difende la posizione con le unghie e con i denti per diversi giri. Lando ci prova ma senza esagerare perché uno zero sarebbe stato disastroso ed era pure a rischio penalità track limits, ma alla fine riesce nell’impresa di superare il ferrarista a sei giri dalla fine con un sorpasso deciso e pulito. Il secondo posto è comunque un risultato prezioso che lo tiene in corsa per il mondiale e, soprattutto, a differenza di Piastri, gli permette di limitare i danni rispetto all’arrembante Verstappen. Ma la sensazione è che con più cattiveria e meno tentennamenti avrebbe potuto giocarsi la vittoria. Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella e di smettere di accontentarsi di fare il bravo soldatino. Il mondiale è ancora aperto, ma serve la fame di un campione vero. Ne sarà capace?

LECLERC voto 9 1/2

Indomabile! Non c’è altro aggettivo per descrivere la prestazione del monegasco ad Austin. Charles arriva in Texas con una Ferrari che sulla carta sembra destinata a soffrire, e invece confeziona un weekend semplicemente eroico. Nella Sprint non sembra in gran forma ma in realtà scopriamo che la usa, con molta sagacia, per sperimentare il più possibile le regolazioni della vettura e trovare l’assetto migliore in vista della domenica. In qualifica si piazza terzo con un giro al limite del perfetto, ma è in gara che tira fuori tutto il suo immenso talento. La scelta strategica di partire con gomme soft, opposta a quella di tutti gli altri contendenti, si rivela azzeccatissima: alla partenza scatta come un razzo e supera Norris, portandosi in seconda posizione. Da lì in poi è una battaglia contro tutto e tutti: contro la McLaren più veloce, contro le gomme che degradano prima degli altri, contro un Norris che nel finale torna prepotentemente all’attacco. Per cinquanta giri, Charles difende la seconda posizione con una determinazione feroce, gestendo le gomme con una maestria che meriterebbe ben altri traguardi e chiudendo ogni varco agli attacchi di Lando. Solo a sei giri dalla fine deve cedere all’inevitabile superiorità della McLaren, ma lo fa a testa altissima dopo aver lottato come un leone. Il podio conquistato è oro colato per la Ferrari, che non ci saliva da cinque Gran Premi, e rappresenta un segnale fortissimo: Leclerc c’è, è in forma stratosferica, e se la Rossa gli darà una macchina all’altezza saprà dire la sua fino alla fine. Una prestazione da standing ovation che ci ricorda, laddove ce ne fosse bisogno, che Charles è uno dei talenti più cristallini della griglia. Chapeau!

HAMILTON voto 7

Il sette volte campione del mondo confeziona ad Austin una prestazione tutto sommato solida e concreta, a livelli degni del suo nome. Nella Sprint sembra averne più di Charles ma non riesce a contestare il mini-podio di Sainz. In qualifica si piazza quinto, alle spalle di Russell e un po’ mi delude perché la sensazione era che ne avesse, cronometricamente, almeno quanto Charles. In gara parte bene e nei primi giri approfitta di alcune indecisioni per guadagnare la quarta posizione che manterrà fino alla bandiera a scacchi. Il suo ritmo è costante per tutta la gara, senza picchi particolari ma anche senza errori. Lewis gestisce gomme e posizione con la saggezza che solo un campione della sua esperienza può avere, tenendosi comodamente alle spalle Piastri: direi che questa è la miglior fotografia del suo week end. Certo, non siamo ai livelli stellari di Leclerc davanti a lui ma rispetto ad altre uscite disastrose viste in stagione direi che ci si può accontentare.

PIASTRI voto 4

Che succede al leader del mondiale? Ad Austin, Oscar sembra l’ombra del pilota dominante che abbiamo ammirato nella prima parte della stagione. Già dalle prove libere qualcosa non quadra, e in qualifica il disastro si consuma: solo sesto, con un distacco siderale da Verstappen e Norris che fa suonare tutti i campanelli d’allarme di Woking. L’enorme ingenuità commessa nella partenza della sprint è la dimostrazione più preclara di una totalmente inaspettata mancanza di lucidità. Ha tentato un incrocio alla 1 senza nemmeno immaginare che potesse esserci qualcuno dietro. Mah! In gara le cose non vanno meglio, anzi. L’australiano non ha mai il passo dei primi e naviga in una anonima (quantomeno per la McLaren di quest’anno) quinta posizione per tutta la gara, incapace di impensierire Hamilton davanti a lui (gli si avvicina solo nel finale) ed è costretto a guardare Verstappen e Norris che si avvicinano pericolosamente in classifica. Il vantaggio su Max si è ridotto a soli 40 punti, mentre Norris è ormai a un tiro di schioppo (14 punti). Un weekend completamente da dimenticare che rischia di compromettere un mondiale che fino a qualche gara fa sembrava in cassaforte. Piastri sembra aver smarrito quella cattiveria e quella precisione che lo avevano contraddistinto, e la cosa più preoccupante è che non si capisce il perché. Problemi di assetto? Difficoltà psicologiche nel gestire la pressione? Qualunque sia la causa, Oscar deve ritrovarsi in fretta, perché il treno del mondiale sta accelerando verso direzioni pericolose. Irriconoscibile e, francamente, preoccupante.

RUSSELL voto 6 meno

George archivia un weekend al di sotto delle aspettative dopo le splendide prestazioni delle ultime gare. La Mercedes, che sembrava aver trovato la chiave di volta per essere competitiva, ad Austin torna a mostrare tutti i suoi limiti. In qualifica Russell si piazza quarto, ma è un quarto posto che sa più di colpo di fortuna che altro, viste le pessime prestazioni di Piastri e la virgola che è mancata a Hamilton nel giro veloce. In gara parte bene e per qualche giro riesce anche a tenere il passo dei primi (“Piastri, mmh, seems slow!” dice ad un certo punto ma poi non lo punge), ma progressivamente scivola indietro fino a entrare in una terra di nessuno in cui non ha avuto altro da dire. Il ritmo non è mai sufficiente per impensierire i primi cinque, con in più la delusione, almeno suppongo, di vedere la sua vettura, così performante e gentile con le gomme a Singapore, ritrovarsi senza identità. In più si era chiaramente visto che Antonelli ne aveva più di lui, quantomeno in gara. La strada verso la costanza è ancora lunga per la Stella.

TSUNODA voto 8

Toh! Chi si rivede! Il piccolo Yuki torna a fare punti con una prestazione solida e convincente. Il giapponese ritrova ad Austin quel mix di velocità e concretezza che lo aveva portato a soffiare il posto a Lawson nella vana speranza che RBR ne potesse beneficiare. In qualifica non è granché ma in gara rimonta con pazienza e determinazione. Il suo ritmo nel secondo stint è particolarmente interessante, permettendogli di superare diversi avversari, di giocare con cattiveria (vedi la mossa dura contro Bearman) e di agguantare una settima posizione che vale oro per la sua stagione. Niente fuochi d’artificio, niente sortite suicide come quelle che troppo spesso lo hanno caratterizzato in passato, solo una guida matura e efficace che gli permette di massimizzare il risultato. Bravo!

HULKENBERG voto 8

Il buon Nico si riaffaccia finalmente ai piani alti dopo un periodo di anonimato che, dopo il tanto sospirato podio di Silverstone, sembrava non finire più. Ad Austin, l’esperto tedesco confeziona un weekend da veterano consumato: Klasse ist nicht Wasser. La qualifica sprint è eccezionale ma purtroppo, nella relativa partenza, finisce tra le vittime della stupidaggine di Piastri. In gara non commette il minimo errore e con una strategia azzeccata riesce a guadagnare l’ottava posizione finale, portando punti preziosissimi alla Sauber. La sua guida è pulita ed efficace, senza sbavature e con sorpassi decisi ma sempre corretti. Nico dimostra ancora una volta che l’esperienza è un valore aggiunto importante in Formula 1 e che, quando ha il materiale giusto, può ancora dire la sua. Nonostante la delusione della sprint il weekend del tedesco è ottimo.

BEARMAN voto 9

Eccellente! Il giovane britannico continua il suo processo di crescita esponenziale, confezionando ad Austin una delle sue migliori prestazioni da quando è approdato in Formula 1. In qualifica Bearman si piazza in dodicesima posizione, ma è in gara che fa la differenza. Il suo ritmo è impressionante, soprattutto sul piano velocistico, e gli permette di rimontare diverse posizioni con sorpassi decisi e puliti. Si arena contro la determinazione di Tsunoda ma poco male. La nona posizione finale è un risultato eccellente che gli vale punti importantissimi e che, soprattutto, conferma un trend positivo che va avanti ormai da diverse gare. Ma la cosa più significativa è il confronto interno: ancora una volta Bearman “asfalta” letteralmente Ocon, il compagno di squadra ben più esperto, che si ritrova lontanissimo e fuori dai punti. La crescita del giovane britannico è evidente gara dopo gara, e la sensazione è che con un po’ più di esperienza potrebbe ambire a risultati ancora più importanti. Un talento cristallino che merita di essere seguito con grande attenzione.

ALONSO voto 8 1/2

Intramontabile! Fernando continua a sfidare le leggi del tempo e della fisica, confezionando ad Austin l’ennesima prestazione da vecchio leone che non vuol saperne di arrendersi. Con un’Aston Martin che sulla carta non dovrebbe nemmeno lottare per i punti, lo spagnolo si inventa un weekend da manuale, nonostante la delusione della sprint anche lui colpito dall’ingenuità di Piastri. In qualifica si piazza per l’ennesima volta in Q3 sfruttando al massimo ogni decimo disponibile, e in gara tira fuori dal cilindro tutta la sua esperienza e furbizia per agguantare una decima posizione che vale oro colato. La sua gestione gomme è da manuale e gli permette di tenere dietro piloti con vetture oggettivamente superiori. Chapeau al Matador!

NOTE DI MERITO

Il nostro buon Kimi (7,5) paga l’erroraccio di Sainz ma merita una menzione per aver ricostruito bene la sua gara, pur se non premiato dai punti, e aver dato la netta sensazione di aver performato meglio di Giorgino. Bene così!

Lawson (7,5) si conferma come un pilota di grandi capacità in gara, soprattutto quando il circuito consente di lottare (non ha paura di nessuno!): chiude appena fuori dai punti dopo una buona rimonta. Continuo a non vederlo come grande prospetto ma il fatto che non si scoraggi e che si impegni lascia intravedere margini di miglioramento.

NOTE DI DEMERITO

Sainz (4,5) compromette il suo weekend, (partito col… botto perché approfitta alla grande del pasticcio generato da Piastri nella garetta e cogliendo un podietto mica male!) con un contatto stupidissimo (e per nulla da Sainz) con Antonelli nei primi giri che lo costringe al ritiro. Un errore che costa carissimo alla Williams che aveva l’occasione per mettere in cascina la quinta posizione in ottica campionato costruttori e che non ci voleva proprio in un momento delicato della stagione.

Albon (4), deve accontentarsi di una quattordicesima posizione figlia di una strategia strana e di un ritmo decisamente insufficiente. Mezzo voto in meno per non aver sopperito al disastro commesso da Sainz quando, evidentemente, c’erano tutte le possibilità per andare a punti. Dov’è finito il brillante pilota visto nelle ultime due stagioni?

Stroll (vabbè manco gli do il voto).

Bortoleto (5) delude. Ma gliela perdoniamo!

Colapinto (6) è ancora una volta più pimpante di Gasly (5) e si permette persino di ignorare team order nel finale superando il compagno nonostante le indicazioni contrarie del muretto (e ha fatto benissimo!). Ora, dico io, siete lì che navigate nelle ultime tre posizioni: mi spiegate, cari amici della Alpine, che senso ha dare questo congelamento di posizioni? Assurdo!

Hadjar (5) delude assai, soprattutto avendo rovinato con un incidente evitabilissimo la sua qualifica. Ma, come a Bortoleto, glie la perdoniamo

Non la perdoniamo, invece, a Ocon (3) che mentre Bearman lotta per i punti con le unghie e con i denti, passa il week end texano a contare i petali della margherita. Mah!

 

Ci vediamo in Messico!