BASTIAN CONTRARIO XIX: La bestia

Red Bull con il suo continuare a sviluppare la RB21 e, McLaren con la sua politica interna che li sta portando lentamente al suicidio, hanno creato i presupposti di risvegliare la bestia. Il mondiale 2025 inaspettatamente si è definitivamente riaperto e, la domanda che mi frulla nella testa è: è stato Max Verstappen a riaprirlo oppure è stata McLaren a dare la possibilità all’olandese di riavvicinarsi? Sarebbe molto comodo rispondere a questa domanda scaricando tutta la colpa sui papaya (sebbene di colpe ne abbiano tantissime), eppure bisogna accettare che se in questo mondiale non ci fosse stato Max di certo non avremmo dovuto affrontare l’ultima parte di stagione in apnea, cercando di capire chi realmente vincerà. Max Verstappen l’ho sempre definito, senza timore alcuno, alla pari del Kaiser Schumacher eppure alla luce di quanto stiamo vedendo, l’olandese se possibile ha alzato ancora di più l’asticella della competitività, superando addirittura quella del campione tedesco il che è tutto dire. Siamo di fronte ad un fenomeno generazionale che non sa fare alto che sedersi in un abitacolo di una monoposto e, spingerla oltre i suoi limiti pur di raggiungere il suo obiettivo che è quello di vincere. Già perché l’olandese non corre per il gusto di stare in pista, bensì per quello di vincere il che potrebbe sembrare una ovvietà, visto e considerato che ogni pilota di F1 vuole vincere un mondiale, solo che la bestia in questione ha una predisposizione mentale naturale per perseguire coi fatti l’obiettivo prefissato. Allo stato attuale solo la Red Bull merita un pilota come Verstappen, perché è l’unica squadra “egoista” come il suo stesso pilota, pronta a sacrificare ogni cosa e, a passare su chiunque pur di supportarlo nella sua corsa. Alla pausa estiva l’attuale campionato era bello e che finito, morto, sepolto e, nessuno avrebbe scommesso un cent sul recupero in classifica. Nessuno tranne la Red Bull stessa la quale, a differenza di altri (anche se dovrei specificare Ferrari), non ha mai smesso di sviluppare la RB21 fosse solo perché questi sviluppi sono funzionali all’anno prossimo e, non mi riferisco al fatto che le soluzioni di ora verranno riportate sulla nuova vettura dato che l’anno prossimo si cambia tutto, bensì servono per la correlazione dei dati. Del resto quando hai in squadra una bestia come Max è inevitabile che si adotti una direzione del genere e si cerchi di supportarlo fino alla fine, motivo per il quale lo stesso Verstappen è stato molto chiaro a riguardo del fatto di venire a Maranello: l’olandese ha fatto capire senza mezzi termini che lui non verrebbe in Ferrari solo per dire che corre per la Rossa, lui se mai dovesse venirci, sarebbe solo per vincere! Vincere è l’ossessione, essere primo è la domanda amletica che si pone ogni giorno (“Essere… vittorioso o non esserlo”), ed è da queste convinzioni che è ripartita la sua rimonta. A casa sua, nella sua Olanda, era a centoquattro punti di distanza dalla vetta, una enormità appunto che è iniziata a ridursi GP dopo GP a partire dall’Italia (meno novantaquattro), poi sessantanove in Azerbaijan, sessantatré a Singapore ed infine quaranta con il GP di domenica scorsa. Questi sono numeri disarmanti che taglierebbero le gambe a chiunque o comunque dovrebbero fargliele tremare non poco. Può Max Verstappen vincere il suo quinto titolo consecutivo, andando tra l’altro ad infrangere un altro record, che sarebbe quello di riuscirci senza Adrian Newey? Con questo Max che paradossalmente sta affrontando la sua migliore stagione in assoluto, tutto è possibile e, naturalmente ciò dipende anche dalle mosse che opererà la McLaren.

I papaya nel perseguire la loro politica e, le loro famose “rules”, alla fine sono arrivati alla resa dei conti. In questa storia è importante considerare il fatto che la politica del “volemose bene”, instaurata tra le mura di Woking, ha funzionato solo ed esclusivamente perché la prima metà del mondiale lo hanno semplicemente dominato. Quando ci si trova in una situazione del genere è facile tenere sotto controllo tutto, specie se si ha a disposizione una coppia di piloti cosi accondiscendente come quella attuale. Immaginate cosa se ne sarebbero fatte delle papaya rules la coppia McLaren di fine anni ottanta o quella del 2007. Gli attuali piloti McLaren non hanno ne il carisma e ne le palle dei piloti poc’anzi citati, ed anche per questo siamo giunti a questa situazione in cui la stessa squadra è stata travolta. Perché sono sicuro che se uno dei due si fosse impuntato come si conviene, almeno per loro sarebbe stato più semplice capire come gestire tutto e soprattutto con chi prendersela. Norris tutto è tranne che una bestia e, lo spettacolo che ha offerto sabato nelle interviste e, soprattutto domenica scorsa in pista, è stato imbarazzante quanto meno. Il veloce (perché veloce lo è veramente) e poco consistente pilota inglese, nel pieno di un mondiale che si sta giocando e, con un mezzo superiore a sua disposizione quale è la MCL-39, è rimasto infognato dietro un superbo LeClerc il quale a sua volta, ha portato a scuola tutti per come ha gestito gara e pneumatici e, questo ha consentito a Verstappen di correre praticamente in gestione. Un atteggiamento del genere non è di un campione o di chi eventualmente lo voglia diventare sul serio, anche perché sebbene il suo diretto rivale era dietro ciò non toglie che l’attesa “per non prendere rischi” denota arrendevolezza, o quanto meno timore di provarci. Lando ha aspettato che Charles finisse le gomme e solo allora l’ha potuto sorpassare, solo che ormai la bestia davanti aveva già vinto ancora prima di tagliare il traguardo, ed allora mi chiedo fino a quando Norris potrà mantenere un atteggiamento del genere? Prima o poi, cosi com’è successo col compagno, si troverà faccia a faccia proprio con l’olandese e, allo stato attuale, non ce lo vedo Lando che fa un corpo a corpo all’ultimo sangue con la sua nemesi. Di contro dall’altra parte dei box papaya, abbiamo un Piastri che allo stato attuale apparentemente sembra perso, smarrito, che non sappia più dove si trovi. Sebbene la mia opinione presti il fianco a molte critiche, nutro un gran rispetto per questo giovane pilota perché appunto non dobbiamo dimenticare che Piastri è al suo solo terzo anno in F1 e, nonostante la pochissima esperienza e la sua giovane età, sta lottando contro una bestia come Max e contro le bestiali politiche della sua stessa squadra, che sebbene non lo stiano boicottando volontariamente, di certo nemmeno lo favoriscono. Da parte dell’australiano è giunto il momento di una reazione, a cominciare proprio dal sabato: più volte su queste righe ho affermato che la forza di Oscar è stata in qualifica (proprio dove Max fece la differenza nel 2024 e, che sta riprendendo a fare ora), forza che gli ha consentito di dettare la sua legge, ed è da li che dovrà iniziare a martellare. Se dovessi guardare al Piastri “americano” mi verrebbe da dire frettolosamente che per lui è finita, eppure ho come l’impressione che quanto accaduto proprio in Texas tra sabato e domenica, unito alla politica interna della squadra, si siano venuti a creare i presupposti per risvegliare la bestia che è in lui che a sua volta gli consentirà di porre fine a questo duello interminabile. Non me la sento di sottovalutare Piastri, perché nonostante giovane età e poca esperienza, ha comunque dato filo da torcere al suo più esperto e mellifluo compagno di squadra tenendolo alla testa del mondiale fino ad ora. Sono del parere che domenica prossima in Messico si deciderà chi dei due se la dovrà vedere direttamente con la bestia Verstappen.

Infine parlando di bestie, non posso che concludere con una menzione speciale al nostro Charles al quale sono due le cose che, a mio giudizio, gli mancano per farlo essere una bestia come il suo collega olandese: una squadra vera e quindi una macchina e, il carattere per condizionare la squadra stessa. Come ho già scritto il monegasco domenica scorsa ha dato lezioni di guida innanzi tutto al suo compagno di box, il quale tra l’altro avrebbe dovuto trasmettergli proprio l’esperienza della gestione delle gomme… sigh. Charles ha voluto disperatamente quel podio, non tanto perché avrebbe aiutato la sua squadra a provare a raggiungere l’obiettivo liquido che si è prefissato il suo Team Principal, che è il secondo posto nei Costruttori, quanto il fatto che quella posizione gli manca disperatamente perché sa che traguardi del genere gli spettano per diritto di nascita considerando il talento che ha. Hamilton di contro ha condotto un GP da attendista e, l’unica bestialità che ha saputo esprime, è stata quella di scornarsi col suo compagno: l’impressione è che l’inglese Rosso stia lentamente prendendo le misure proprio sul suo compagno, in modo da affondare la lama l’anno prossimo. Questa naturalmente è un’altra storia, nel frattempo rimaniamo coi piedi per terra proprio come Vasseur, il quale festeggia tutto felice il terzo ed il quarto posto della Rossa… manco avesse vinto il GP stesso! Se non è bestiale questo allora cosa?

Buon GP del Messico a tutti.

Vito Quaranta