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F1 2019 GERMAN GP: AN INTRODUCTION

Gp di Germania, un anno dopo.

Come ridurre un campionissimo ai minimi termini. Il GP di Germania 2018, a torto o a ragione, rappresenta la più classica delle sliding door nella carriera di un pilota, Sebastian Vettel.

Tutti quelli che non parteggiano per la rossa di Maranello penseranno “E quindi? Chissenefrega” (cit). Condivisibile. Ma penso che valga la pena esaminare la caduta in picchiata delle quotazioni di un pilota capace di vincere quattro mondiali di fila e arrivato a Maranello come, l’ennesimo, salvatore della patria, seguendo le orme di un certo Schumacher.

La fuga decisiva per il mondiale, si scriveva un anno fa. E in effetti tutto faceva presupporre uno scenario del genere. E invece accade l’imprevedibile, o meglio, succede che quello che doveva essere probabile, possibile, si sciolga in una manciata di giri bagnati dalla pioggia in una curva del motodrom, una sbandata banale a velocità contenuta, la traiettoria mortificante verso le protezioni, l’impatto a bassa velocità eppure definitivo per l’esito della gara.

immagine da quotidiano.it

Nonostante l’esito devastante di quel Gp, nulla era effettivamente compromesso ma in realtà la stella di Vettel ha cominciato ad offuscarsi sempre di più inanellando errori e malinconie che lo hanno reso l’ombra del pilota che è stato in Red Bull e nel primo anno in Ferrari.  Seguito a ruota dalla lucidità e dalle prestazioni di buona parte del team. Tutt’altra storia in casa Mercedes, che da quel punto ha spiccato un volo che non sembra aver ancora raggiunto l’apice della sua parabola.

Un anno dopo si ritorna sul luogo del misfatto e il duo Vettel/Ferrari cerca di esorcizzare le vicende del 2018, chiudere il cerchio di un anno vissuto male, malissimo e ripartire anche solo psicologicamente verso tempi migliori. Affidarsi al karma o al destino, per chi ci crede.

Il problema più grande è che siamo tornati al punto di partenza di un costosissimo gioco dell’oca: Mercedes dominante, Ferrari in stile gambero, Red Bull arrembante ma non troppo.

Le intenzioni sono quelle della volontà di riscatto, la realtà potrebbe essere ben diversa, non tanto per la volontà dei singoli ma per la forza complessiva che i team in gioco sapranno mettere in pista. Al momento niente lascia pensare che ci possa essere un’inversione dei ruoli tra Mercedes e Ferrari, anche solo per il singolo successo di tappa.

Ci vorrebbe una gara “pazza” in cui, in un modo o nell’altro, il tedesco di Heppenheim la spuntasse per ritrovare la pace con se stesso e con il suo team. Probabilmente la Ferrari vedrebbe di nuovo valorizzato il suo cospicuo investimento e la F1 ritroverebbe un sicuro protagonista. Con buona pace di tutti quelli che lo hanno già bollato come un pilota ormai finito.

Vettel sta diventando l’ennesimo pilota fagocitato dalle pressioni e dalla difficoltà di vivere e riportare alla vittoria la Ferrari. Come Saturno che mangia i propri figli, la Scuderia sembra avere un piacere quasi perverso nell’accogliere e poi gettare nel fango molti di quelli che arrivano con l’intenzione di vincere, che si rendono conto ben presto della pressione, della disorganizzazione, delle lotte intestine e dell’approssimazione che regnano molto spesso a Maranello. Solo pochi ne sono usciti indenni, tra l’altro passando anche loro le pene dell’inferno.

Vettel non sarebbe né il primo ne sarà l’ultimo ad avere questo destino. Nel caso c’è ancora tempo per evitare un finale che appare crudele nella sua apparente inevitabilità. Vettel è ancora padrone del suo destino, la domanda è se le sue capacità attuali sono sufficienti a farlo rialzare e se il suo team lo aiuterà in questo. Leclerc farebbe bene a imparare molto dalla attuale condizione di Vettel, nel bene ma soprattutto nel male.

Parlando del Gp in divenire, i team confermano in positivo e in negativo la capacità di portare aggiornamenti e di sviluppo della monoposto. Tradotto, Mercedes e Red Bull sugli scudi con addirittura l’omologazione di telai nuovi, mentre per Ferrari nessuna novità di rilievo, aggiornamenti aerodinamici rimandati al GP di Ungheria e la convinzione di aver “capito” maggiormente la SF90H.

Il tutto fa supporre un altro weekend difficile per la Ferrari ma anche Red Bull e soprattutto Mercedes potrebbero avere lo spauracchio delle alte temperature attese ad Hockenheim, fattore che in passato ha limitato la competitività delle loro PU in modo rilevante.

La PU diventa determinante anche nel consumo di carburante, a Hockenheim si viaggia flat out per il 78% del giro, aspetto che potrebbe limitare fortemente la Ferrari, che ha una PU non proprio parca nei consumi.

Sul fronte gomme, Pirelli ha portato mescole C2, C3 e C4. I team si sono orientati su scelte simili, con la differenza di uno /due treni per mescola. Tutti con 8 treni di C4 e almeno 2 di C3, con un pilota per team che al venerdì proverà la gomma C2 in ottica gara. Prevedibile, anche considerando le alte temperatura previste, che chi potrà eviterà di utilizzare la mescola C4 in gara. Pressioni gomme alte soprattutto all’anteriore, aspetto che potrebbe favorire monoposto con un comportamento preciso e prevedibile proprio su questo asse.

immagine da skysport.it

In linea prettamente teorica, Hockenheim è un tracciato cosiddetto “rear limited” ovvero dove sarà più importante avere trazione piuttosto che un inserimento preciso dell’anteriore. Tutte caratteristiche che dovrebbero limare gli atavici difetti Ferrari di questo 2019 ma che potrebbero favorire anche Red Bull e la sua estrema gentilezza nel degrado delle gomme.

Considerando le caratteristiche del tracciato e le condizioni atmosferiche, ci si augura una lotta serrata tra Mercedes, Ferrari e Red Bull. Potrebbe essere un GP ricco di colpi di scena, come nel 2018. Potrebbe essere un nuovo inizio per qualcuno oppure, cinicamente rappresentare “un altro chiodo sulla bara” di una carriera sportiva.

Sarebbe bello avere anche solo il piacere di scriverne al termine del 67 giri previsti.

*immagine in evidenza da granprix247.com

Rocco Alessandro

 

 

 

L’ANGOLO DEL FROLDI: NICO ROSBERG, MISTER PREZZEMOLINO?

Dicono che cambiare opinione, davanti a fatti che te la fanno cambiare, sia segnale di intelligenza. Non so se sia questo il caso, tuttavia voglio segnalare ai lettori che il campione del mondo di Formula Uno 2016, per quanto la cosa possa loro interessare, a me sta cominciando a diventare un pochino “antipatico”.

Perché? Perché parla di tutto, interviene su tutto, dà spesso il proprio parere, anche quando non richiesto e spesso dice cose tutto sommato abbastanza ordinarie. Se fossero originali probabilmente sarebbero anche interessanti.

Partiamo da “lontano”. Dal 2016. Nico Rosberg riesce a vincere il titolo mondiale contro il predestinato Hamilton. I due si conoscono da tanti anni, hanno battagliato nelle formule minori ed erano amici. Erano. Come sappiamo, con la lotta interna che si sviluppa quando si è nello stesso team, quasi inevitabilmente si diventa se non nemici, certamente acerrimi rivali. E’ la logica delle cose umane.

Quando Nico conquistò l’ “iride”, in tanti, compreso il sottoscritto, furono contenti. Hamilton non è mai stato (per me) un campione di simpatia (lasciamo perdere le sue straordinarie doti alla guida) e tutto sommato vederlo battuto da un compagno di scuderia era una sottile “goduria”. Questo ci passava il convento in una delle tante annate storte di Maranello.

E quando, come un fulmine a ciel sereno, Rosberg annunciò il proprio ritiro, non ne fui così sorpreso.

Le cronache degli “insider” ci raccontano di un Hamilton furioso, perché così non avrebbe potuto avere la rivincita che tanto bramava… ma ci arriviamo.

Seppure con le dovute differenze, mentalmente accostai tale “rifiuto” al “gran rifiuto” di Niki Lauda nel fatidico Fuji 1976 (tra l’altro immortalato nel magnifico film di Ron Howard).

Non è inumano avere paura, non è inumano sentire di aver dato tutto e sentire di non essere capace di reggere quella pressione un altro anno, rischiando di essere battuto in pista.

D’altronde l’arte di uscire di scena nel momento migliore è poco praticata, rispetto ai “vantaggi” che comporta per la carriera e la vita di un atleta.

In me prevalse la comprensione di un gesto forte in cui uno ti diceva: ho raggiunto il massimo, non mi potrò ripetere, me ne vado all’apice della mia carriera.

In qualche modo qualcosa di simile fece Schumacher, salvo poi tornare sui suoi passi (ma lui senza l’adrenalina della velocità proprio non riusciva a stare) e non ripetere più le gesta memorabili che lo avevano portato a vincere tutto il possibile stabilendo ovunque nuovi record.

Ora però, capisco che Nico non riesca a staccare completamente la spina da quel mondo, che è il suo mondo. Tutto ampiamente e rispettabilmente “umano”.

Tuttavia, fare il grillo parlante (cosa che bisogna saper fare), e soprattutto fare il prezzemolino, secondo me non gli riesce bene. Soprattutto quando dà consigli su come affrontare la pressione contro un avversario.

Lui, quella pressione, l’ha affrontata uscendo di scena. Semplice.

 

Mariano Froldi – @MarianoFroldi, direttore di FUNOAT

Immagine presa dal website “Mbenz.it”

Hamilton a quota 80, Leclerc è la luce in fondo al tunnel Ferrari

La storia della Formula 1 racconta di rivalità che finiscono e vengono subito sostituite da altre. Il Gran Premio di Gran Bretagna 2019 ha probabilmente messo la parola fine a quella fra Hamilton e Vettel, e confermato che quella fra Leclerc e Verstappen ci riserverà, in futuro, un grande spettacolo.

In entrambi i casi la Ferrari ha meriti e demeriti. Vettel oggi ha commesso l’ennesimo errore che ha vanificato una prestazione che stava raddrizzando un week-end cominciato male, mentre Leclerc ha dimostrato che la fiducia che la Ferrari stessa ha riposto in lui, nonostante la giovanissima età, è decisamente ben riposta.

Ma andiamo con ordine. Silverstone è terra di conquista Mercedes, e le qualifiche lo hanno confermato, con la prima fila tutta colorata d’argento, ma anche con una Ferrari, quella di Leclerc, inaspettatamente molto vicina. Come in Austria, a Maranello hanno curiosamente, e discutibilmente, scelto una strategia differente rispetto ai diretti avversari, quella di partire con le gomme soft. E, sempre come in Austria, la scelta si rivelerà sbagliata. A fianco di Leclerc si piazza Verstappen, e in terza fila Gasly con Vettel, che si becca più di mezzo secondo dal giovane compagno.

La partenza regala, nelle prime file, un unico sorpasso, quello di Vettel su Gasly, mentre le due Mercedes si involano rapidamente, con Hamilton che battaglia per qualche giro con Bottas, riuscendo anche a passarlo per poi essere subito risuperato, e preferendo, poi, rimandare l’operazione, e alla fine si capirà anche il perchè.

Dietro di loro, le due Red Bull iniziano una lotta con le due Ferrari che si protrarrà per tutta la gara. Verstappen e Leclerc duellano per diversi giri mostrando a tutti come si deve attaccare e come si deve difendere in totale correttezza ma senza rinunciare all’aggressività. Inevitabilmente, la memoria torna per un attimo al luglio di 40 anni fa. Se Max non riesce nell’operazione, il suo compagno di squadra ha miglior fortuna con Vettel, ma subito dopo il sorpasso rientra ai box per montare gomma dura. E’ uno stop molto anticipato, e questo costringe Verstappen e Leclerc a fermarsi subito. Entrano assieme ai box e ne escono ad ordine invertito, ma Max fa un errore e Charles riesce immediatamente a riprendersi la posizione. Entrambi i piloti montano gomme medie, ed è ormai chiaro che la gara sarà per loro su due soste, così come per Bottas che si fermerà poco dopo. I due iniziano la seconda parte della loro strepitosa battaglia, e ancora una volta il monegasco si difende perfettamente, nonostante l’avversario sulla Red Bull sembri avere più velocità.

Al 21° giro Giovinazzi finisce nella ghiaia, per un probabile guasto meccanico. La direzione gara decide di far uscire la safety car, e questa è una manna per Hamilton e Vettel che non si erano ancora fermati. La Red Bull decide, saggiamente, di far fermare subito anche Verstappen, mentre la Ferrari prende la stessa decisione con un giro di ritardo per Leclerc, che si ritroverà così sesto e molto arrabbiato.

A questo punto, quindi, Vettel è risalito in terza posizione, con Gasly, Verstappen e Leclerc subito dietro. Alla ripartenza, va in scena la terza parte del duello fra questi ultimi, ma, dopo una serie di curve percorse fianco a fianco, il monegasco non riesce a riprendersi la quinta posizione, e desiste, distanziandosi un po’. Max riesce invece a superare facilmente il compagno e inizia la caccia a Sebastian.

Assistiamo così ad un doppio duello in contemporanea, con la regia che non sa cosa inquadrare e preferisce, spesso, mostrare il pubblico o i replay. Leclerc supera Gasly girandogli intorno con una manovra da antologia, mentre Verstappen trova in Vettel un avversario apparentemente più facile rispetto al monegasco, riesce a passargli davanti in modo deciso ma il tedesco non ci sta e qualche curva dopo prova a riprendersi la posizione. Ma lo fa in modo molto maldestro, col risultato di tamponare violentemente l’olandese, spedendolo nella ghiaia e rovinando definitivamente la sua gara. Max, per sua fortuna, riesce a ripartire, ma, con la macchina danneggiata, dovrà accontentarsi della quinta posizione finale.

Questo incidente risulta provvidenziale per Leclerc, che ritorna là dov’era prima che la sua squadra, con una strategia discutibile, gli facesse perdere tre posizioni, e cioè in terza posizione dietro Bottas, che però deve ancora fermarsi per l’ultimo pit-stop. Quando lo fa, ha accumulato un vantaggio sufficiente per mantenere il secondo posto.

Le gomme nuove consentono a Valtteri di prendersi il giro più veloce. Ma Hamilton non ci sta, e proprio all’ultimo giro, con gomme usate per più di metà gara, riguadagna ciò che gli spetta di diritto, dimostrando a tutti che, se avesse voluto, avrebbe potuto rifilare al compagno ben più di 24 secondi.

La gara finisce quindi con Hamilton davanti a Bottas, Leclerc, Gasly e Verstappen. Dietro i primi 5, il solito abisso poi Sainz, Ricciardo, Raikkonen, Kvyat e Hulkenberg. Peccato per Norris, dodicesimo e penalizzato dalla safety car. Da segnalare Russel quattordicesimo con la Williams, mentre la ex-Force India sta sempre più scivolando verso i bassifondi. Laddove è già arrivata da un po’ la Haas, che oltre alle difficoltà con le gomme pare avere anche qualche problema con i piloti, che sono riusciti a toccarsi nelle prime curve. Quelli, almeno, li può cambiare.

Fra due settimane si torna ad Hockenheim. Un anno dopo quel GP che ha probabilmente sancito l’inizio della fine della rivalità  fra Hamilton e Vettel. Proprio quando sembrava che, finalmente, le gerarchie si fossero invertite. Non è stato così, e da allora la rossa e il suo primo pilota sono entrati in un tunnel, costellato di errori e di manifestazioni di inadeguatezza. Sebastian è diventato il re degli spin, mentre a Maranello sono sembrati incapaci non solo di fare una macchina competitiva e di svilupparla a dovere, ma anche di fare strategie intelligenti. Per fortuna, come abbiamo scritto nel titolo, la luce in fondo al tunnel già si vede, ed è Leclerc. E’ per lui che la Ferrari deve lavorare al meglio, perchè se non avrà il materiale e la squadra per vincere, non gli ci vorrà molto a migrare verso altri lidi. Come farebbe qualunque campione, o predestinato tale. E come farà Verstappen. Perchè la Mercedes è ancora molto molto lontana. Per tutti.

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

F1 2019 BRITISH GP: AN INTRODUCTION

GP di Silverstone 2019. Tradotto, uno dei Gp dal risultato più scontato di tutta la stagione. Doppietta Mercedes e tutti a casa. Esagerato?

Nel 2019 Vettel e la Ferrari se ne andarono da Silverstone ebbri di gioia al suono di “Che vittoria! A casa loro…”. Ecco, diciamo che in questo 2019 le quotazioni del dinamico duo rosso non sono altrettanto alte, per usare un eufemismo.

Considerando layout della pista e condizioni meteo, sarà un Gp piuttosto difficile per le ambizioni degli uomini di Maranello, spingendomi ad affermare che, con tutta probabilità, le uniche “intersting tactics” di cui sentiremo parlare prima e dopo la gara saranno quelle che hanno portato le frecce d’argento ad una vittoria con annessa doppietta.

Tutto troppo facile e prevedibile? Ad una prima impressione sembrerebbe di si, tutto sembra poter fare il gioco della Mercedes.

In primis, dopo la “gita” effettuata a Zeltweg è improbabile che gli anglo-tedeschi si prendano un altro weekend di relax in terra d’albione. In secondo luogo, Hamilton gioca in casa e sarà impaziente di arrivare tardi alla foto post qualifiche dopo la pole o a fare stage diving la domenica dopo la gara.

Il meteo previsto alquanto “grigio” è una manna per la PU Spec-2 della Mercedes, alquanto infastidita dal caldo austriaco. Se poi ci mettiamo l’asfalto nuovo e un pista che esalta il carico laterale a dispetto di trazione e frenata, diciamo che siamo nel territorio di caccia preferito.

Dal lato Ferrari che cosa abbiamo? Una pista che teoricamente male si adatta alle caratteristiche della rossa, un meteo con temperature che di sicuro non aiuteranno a raggiungere la famigerata “finestra di utilizzo” e una pista in cui partire “leggeri” in termini di carburante aiuta molto, fattore che si adatta male alla PU Ferrari che sembra essere più assetata della sua concorrente.

immagine da sportface.it

Un elemento positivo lo vogliamo trovare? Un po’ tirato per i capelli e soprattutto, con esiti poco prevedibili, c’è il tanto annunciato pacchetto aerodinamico che dovrebbe portare più carico aerodinamico all’anteriore e permettere di sfruttare meglio corpo vettura e pneumatici. Ma se non è come tirare i dadi poco ci manca.

E Red Bull? Mina vagante, letteralmente. Ottima nella gestione delle gomme ma si adatterà alle temperature basse di Silverstone? E la PU Honda andata all-in in Austria concederà un bis prestazionale tale da renderla pericolosa?

Intanto, le uniche certezze che si hanno sono le mescole portate da Pirelli, le più dure a disposizione: C1 hard, C2 Medium e C3 soft. Prevedibile che chi potrà eviterà di utilizzare in gara la C3, che si prevede avrà una vita piuttosto breve nei primi giri con macchine cariche di carburante.

immagine da f1analisitecnica.com

Le scelte dei team sono state poco fantasiose in questo caso: Ferrari e Red Bull con scelta identica, un treno di C2 in più per Mercedes, un treno di C2 in meno per Sportpesa Racing Point. Unica “mattana” la scelta di Ricciardo di tenersi una sola C2 per tutto il weekend.

L’asfalto nuovo sarà di sicuro scivoloso soprattutto al venerdì e probabilmente non darà indicazioni precise sul comportamento delle gomme per una pista che sarà in grande evoluzione lungo l’arco del weekend.

Insomma, la Mercedes sembra partire con una mano di carte già vincente , con i diretti concorrenti che non sembrano avere le basi per tentare neanche un bluff.

Unico elemento che può variare i valori in campo sembra essere il caso, qualche elemento non prevedibile che possa indirizzare l’esito del GP sui binari dell’incertezza. Questo giro di poker sembra essere già deciso, chissà che non intervenga nuovamente qualche “interesting tactics” a rendere più avvincente il tutto.

*immagine in evidenza da planetf1.com

Rocco Alessandro

MotoGp 2019- Gran Premio di Germania

Back to back  da Assen al Sachsenring e i centauri del Motomondiale scendono in pista a distanza di pochi giorni.

Tranquilli tutti…si corre in Germania e la pista gira a sinistra quindi Sky manderà in onda una replica a caso degli ultimi sei anni, per cui tutti  liberi di andare al mare viste le temperature. Marquez vincerà nuovamente…….(magari gliela tiro pure). L’ultima volta che lo dissi stavo già pensando al post gara di Austin quando Marc  l’ha lanciò in terra per il gusto di spiazzare i commentatori!! Siamo realisti: per gli altri ci sarà ben poco da fare..può solo perderla lui.

Ormai i valori tecnici in campo sono ampiamente definiti, quindi eviterò di snocciolare il solito elenco di nomi di piloti, Case e buoni auspici che  risparmio a chi legge focalizzandomi invece su tre temi principali.

Primo. Jorge Lorenzo. Ahimè non ci sarà perchè costretto ad indossare il busto dopo l’ennesima capocciata tirata in terra già il venerdì di Assen. Quello che era un problema è diventato un problemone enorme. Chi scrive ha sostenuto sin da inizio anno che presto o tardi sarebbe arrivato, ma sta cominciando a ricredersi perchè le botte rimediate da Aragon 2018 ad oggi sono davvero tante e forse sufficienti per segare le gambe anche al maiorchino. Se cadi e prendi colpi a destra e manca quando sei già competitivo tutto è più semplice. Se non hai ancora trovato il limite della moto e di te stesso allora tutto è dannatamente più complesso. Non mi meraviglierei se la scintilla, quella luce negli occhi che regala i pochi decimi in più ai campioni di razza, si fosse spenta definitivamente a forza di raggi X ed abrasioni…non mi stupirei.

Secondo. Le Yamaha e Rossi. La moto difficile e complicata ha vinto ad Assen (con Marquez in piedi e non sdraiato ndr) ma ha anche visto i due Petronas nei primi cinque a fine gara. Valentino si è perso ancora una volta con il setup durante prove e qualifiche e poi è finito inghiaiato come un  Rossi qualsiasi tirato fuori dall’elenco telefonico. Storicamente quando le altre Yamaha van male lui emerge, mentre affonda quando van bene le altre. Sara un caso? Forse, ma forse che cominci davvero ad essere stanco? Può essere, e alcune voci in merito circolano. Però alla Dorna serve come il pane. Nonostante le vittorie a raffica Marquez è meno personaggio mediatico di Valentino e Carmelino lo terrà in sella sino a quando potrà. Mi auguro solo di vederlo vincere almeno una gara quest’anno, perchè non è un bello spettacolo assistere alle scene di un pluricampione che si toglie la ghiaia di dosso ogni domenica.

Terzo. Gestione piloti Ducati. Ci risiamo anche quest’anno, stessa spiaggia stesso mare con bagnanti diversi ma ci risiamo. Petrucci ha cominciato a far trapelare i suoi mal di pancia, come tutti i suoi predecessori da illo tempore. Quindi? Cos’ha Petrucci? Vuole serenità? Esattamente come tutti gli altri suoi “antenati”.  E Ducati ricasca nell’ennesimo errore di gestione delle risorse umane che spesso e volentieri ha portato a scompensi anche nei risultati. C’è un problema:  pur cambiando il fattore pilota il problema resta, quindi sarebbe il caso di intervenire sull’altro fattore coinvolto nell’operazione, ovvero il managment in toto o in parte. In poche parole: se un solo individuo “litiga” con tutti gli altri regolarmente, il problema non saranno gli altri ma l’individuo stesso (a voi individuarne il nome). Aspettiamo gli eventi futuri con la consapevolezza che la seconda rossa nazionale meriterebbe qualcosa di diverso.

 

Moto2

Dopo le cadute di Assen la classifica si è accorciata e la lotta resta serrata tra i soliti protagonisti. Qui si va piano e sarà interessante verificare le prestazioni del motore 2019 più ricco di coppia nonchè il gommone. Tra i cadetti c’è sempre da divertirsi

 

Moto3

Fare pronostici è al solito impossibile: L’unico pronostico certo è che assisteremo ad una gara in cui non ci capiremo nulla ad ogni curva. La pista si presta ed è l’ideale per tirar fuori l’estro dei ragazzini nelle traiettorie. Ecco, la considerazione più azzeccata che mi sento di fare è che il Sachs sia molto più adatta alle piccoline che alle altre due categorie. Speriamo la vinca Lorenzo Dalla Porta che è l’unico dei “veterani” che manca all’appello dei vincitori.

 

Sky Sport MotoGP

Venerdì 5 luglio
9:00-9:40 FP1 Moto3
9:55-10:40 FP1 MotoGP
10:55-11:35 FP1 Moto2
13:15-13:55 FP2 Moto3
14:10-14:55 FP2 MotoGP
15:15-15:50 FP2 Moto2

Sabato 6 luglio
9:00-9:40 FP3 Moto3
9:55-10:40 FP3 MotoGP
10:55-11:35 FP3 Moto2
12:35-13:15 Qualifiche MotoE
13:30-14:00 FP4 MotoGP
14:10-14:50 Qualifiche MotoGP
15:05-15:45 Qualifiche Moto2
16:00 Superpole MotoE

Domenica 7 luglio
8:20-8:40 Warm-Up Moto3
8:50-9:10 Warm-Up Moto2
9:20-9:40 Warm-Up MotoGP
10:00 Gara MotoE
11:00 Gara Moto3
12:20 Gara Moto2
14:00 Gara MotoGP

Buone gare a tutti.

 

Salvatore Valerioti

immagine in evidenza tratta da gpone.com