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NON CI RESTA CHE PIANGERE – STYRIA POST GP –

Ma chi l'ha detto che il Motomondiale finisce qui? Chi l'ha detto che non lo seguirà più nessuno dopo il ritiro di Valentino? Chi l'ha detto che senza un Marquez competitivo sarà più facile e meno bello?

Ma l'avete vista la gara di oggi? Il ricambio generazionale è sotto i nostri occhi. Lo stiamo vivendo adesso con Fabio Quartararo, Joan Mir, Jorge Martin, Brad Binder, Pecco Bagnaia, dal prossimo anno anche Raul Fernandez (ennesimo diamante della scuola Spagnola).

Dobbiamo soltanto goderci questo magnifico Sport, ricordandoci che nessuno è al sicuro dall'orologio (tempo e l'età che avanza) e dagli infortuni, ricordandoci che nell'era moderna vincere un Mondiale oltre i 30 anni è un privilegio per pochi. L'età anagrafica dei partecipanti alla top class è la più bassa di sempre, basti vedere il podio di oggi dove Mir era il più vecchio (23 anni), e dove Marc Marquez (dal prossimo anno) sarà uno dei più vecchi (29 anni).

Non ci resta che piangere. 

🔴Ducati… dopo il 2016 ed il 2018, adesso anche il 2021 verrà annoverato tra quelle gare in cui sul vecchio Österreichring vince il Pilota sbagliato.

Oggi “Martinator” ha tirato una martellata, in stile Thor, sulle palle dell’entourage Ducati vincendo con una moto sulla quale è salito si e no per 6 GP a differenza di Pecco Bagnaia che la guida da 3 anni e del buon Johann Zarco che è al 2° anno. Jack Miller non fa testo. Jackass andrebbe clonato ma ti vince due gare di fila e poi si stende ogni GP.

🔵 Vinales…  A fine anno andrà via da Yamaha, ribadisce di esser stato lui a troncare il rapporto, come quei maschi inviperiti dal fatto di aver trovato la propria moto che funziona meglio con un altro Pilota e chiedono il divorzio…. Nel frattempo viene eletto Sindaco onorario di Lourdes. Gli si spegne la moto prima della partenza, ma tutto il weekend che si scambia scaramucce con Quartararo…

🔵 Rins… Il buon Alex sta vedendo i sorci verdi nel vero senso della parola. Joan Mir lo sta praticamente surclassando in ogni GP e lui paga tantissimo la pressione delle prestazioni del Campione del Mondo. Nel 2023 cambierà sicuramente aria…

🟠Honda… In HRC hanno un grosso problema… Marc Marquez si è rotto gli zebedei di buttare il cuore oltre l’ostacolo e se ne sono accorti pure loro. Oggi gara deludente dal punto di vista “tattico” ma lo spunto è interessante dal punto di vista fisico, la spalla non gli dà quasi più noie. Adesso tocca lavorare TANTO sulla RCV. Anche perché Pol Espargaró è praticamente sparito dai radar (arrivato dietro Pedrosa, che non corre da 3 anni. Ottima la gara di Nakagami (5°) e si rivede in Top10 Alex Marquez.

🟢Petronas… Avranno anche palate di Petroldollari ma questo weekend hanno schierato una delle coppie di Piloti più “anziane” della Storia del Motomondiale, forse addirittura la più vecchia di sempre e cosa ancor più grave non sanno minimamente chi far correre il prossimo anno. Raul Fernandez che era vicinissimo, è stato prelevato di “forza” da Tech3 ed a loro gli è rimasto un pugno di mosche in mano. Non mi stupirebbe se Dorna gli “consigliasse” un paio di Piloti “appetibili” dalle TV Britanniche 🇬🇧 e Statunitensi🇺🇸…

🔴 Red Bull Ring… Ho capito che KTM e Red Bull sono “Main Sponsor” dell’evento, tanto da farne una doppietta di appuntamenti iridati con la scusa della pandemia, ma personalmente sta pista non è roba per moto… Lo scorso anno sfiorarono la tragedia (Moto che volavano in testa ai Piloti), quest’anno Pedrosa ha rischiato di esser travolto… Ci deve scappare il morto⁉️

🗣️Daniel Pedrosa si è ritirato nel 2018. Non correva da quasi tre anni ed oggi ha chiuso in Top10, mi chiedo cosa penseranno quelli che gli sono arrivati dietro…

C’è chi piange ma qualcuno ride…

Il Campione del Mondo in carica sfrutta una pista che ama per tornare lì davanti, impressionando tanti ma non il sottoscritto. Mir ama il Ring (ci ha vinto in Moto3 sia con Honda che con KTM) e con Holeshot o meno, avrebbe fatto uguale. (Lo scorso anno non l’aveva e stava vincendo…) Fabio Quartararo ha corso in modo molto intelligente andandosi a prendere un podio favoloso (è l’unico ad aver portato la M1 sul podio del Ring oltre ad Jorge Lorenzo). Jorge Martin ha fatto semplicemente un CAPOLAVORO. Non per niente alcuni anni fa venne indicato da Lorenzo come suo erede….

Classifica Mondiale

🥇Fabio Quartararo- Yamaha 172

🥈Johann Zarco- Ducati 132 (-40)

🥉Joan Mir- Suzuki 121 (-51)

4️⃣Pecco Bagnaia- Ducati 114 (- 58)

5️⃣Jack Miller- Ducati 100 (-72)

6️⃣Vinales 95 7️⃣ Oliveira 85 8️⃣ Binder 73 9️⃣ A. Espargaró 61 🔟 M. Marquez 58

Domenica prossima si correrà nuovamente al Red Bull Ring, il giro di boa è appena iniziato e con 8 Round al termina la partita è ancora apertissima.

(Immagini utilizzate di propietà MotoGP.com)

 

✍️ Francky 

MOTOGP2021-GP DI STIRIA

Si riparte.

La mia memoria recente fa fatica a ricordare ben cinque settimane di stop. Mi pare follia fermare tutti gli uomini del carrozzone (non solo i piloti) per poi costringerli a continui tour de force con back to back talvolta addirittura tripli, trasferte indicibili e numero di gare sempre crescenti. I tempi sono cambiati, ma non necessariamente in meglio. Al netto dei piloti, che sono solo l’apice di questa piramide che viaggia intorno al mondo, penso ai meccanici che spesso e volentieri si sparano nottate sane a riparare i danni della pista.

Questo è quanto mi sentivo in dovere di dire, perché anche la sicurezza passa attraverso questo pensiero. Far lavorare sotto stress tutti non mi pare un modus operandi che ben si sposa con gli slogan che sempre più spesso ci si mette in bocca. Ma io sono io e io non conto un…..

 

Andiamo avanti.

Si aprono i cancelli del Red Bull Ring per il doppio appuntamento di Stiria e Austria. Chi si aspettava stravolgenti novità di mercato durante questa pausa è rimasto deluso. Dovizioso NON è andato in Aprilia e Rossi NON ha annunciato né il ritiro e nemmeno la strabiliante notizia di salire sulla Ducati Aramco del suo team 2022.

In compenso abbiamo la notizia “dolceamara” del rientro di Cal Crutchlow in sostituzione del nostro Morbidelli ancora convalescente, e la splendida notizia della Wild Card per Dani Pedrosa che sarà in pista con una KTM ufficiale. Il piccolo spagnolo ha contribuito più di qualsiasi collega al miglioramento della moto austriaca. Il minimo sindacale era permettergli di riassaporare il profumo della competizione. Bravi gli austriaci.

A tal proposito credo che in HRC si stiano facendo qualche domanda. Perdere Pedrosa anche come collaudatore è stato un errore che se fosse stato compiuto da Ducati non avrebbe sorpreso: con Honda si, ma come sappiamo li adesso regna Puig.

Restando dalle parti di Tokio, la pausa è invece servita parecchio a Marc Marquez. Ha potuto allenarsi senza stressare le ferite durante il weekend di gara. Sui socials è apparso in forma strepitosa. Faceva paura prima, figuriamoci adesso. Non mi stupirei se ci trovassimo ad assistere ad un rimontone storico.

Il tracciato è storicamente riserva di caccia privatissima di Ducati che vince qui sin dall’ingresso del circuito nel giro della MotoGp. Ad onor del vero lo scorso anno ci ha vinto anche KTM con Oliveira al secondo appuntamento del back to back. La domenica prima avrebbe potuto vincerla Pol Espargaro se non si fosse asfaltato nella seconda parte di gara dopo la bandiera rossa a seguito del botto Zarco-Morbidelli.

Quindi Ducati e KTM favorite? Chissà, perché Marcolino non puoi escluderlo più ormai. E puoi escludere il leader del campionato Fabietto Quartararo? No di certo. Vuoi escludere Mir campione in carica? Mah, lo scorso anno era in testa e probabilmente avrebbe portato a casa la gara se la stessa non fosse stata sospesa dopo il lancio dalla moto senza paracadute di Maverick Vinales.

Personalmente godrei non poco nel vedere una vittoria proprio dello spagnolo che lo scorso anno ha lasciato qui almeno due delle sette vite che aveva.

Gara incerta, ruggine da togliere motori da “sgolfare”. Tante incognite con una sola certezza: la voglia di rivederli correre.

Il desiderio di chi scrive? Una a Pecco per fargli perdere la verginità ed una a Maverick alla faccia del 2020.

 

MOTO2

Facile pronosticare l’ennesima lotta interna tra i piloti del team Ajo. Entrambi in forma smagliante e con moto preparate meglio degli altri. Sulla pista di casa sarà più dura del solito per chiunque. Noi restiamo sempre in attesa di un guizzo dei nostri portacolori. In ogni caso la stagione ha preso irreversibilmente la strada della sede di KTM, anche se il telaio non è KTM….

 

MOTO3

Se trattasi di gara di casa per i rampolli KTM della classe intermedia, diventa quindi gara di casa anche per Pedro Acosta. Non che il ragazzo si faccia problemi a vincere ovunque, però con i ragazzini tutto è possibile. W&S

 

Salvatore V

 

(Immagine in evidenza tratta dal sito insella)

MOTOGP 2021- GP DI CATALUNYA BARCELLONA

Mugello-Montmelò. Una settimana di distanza e si continua a fare sul serio accendendo i motori sull’asfalto di un altro circuito “classico” della MotoGp. Lo si fa con la morte nel cuore e senza un ragazzino che in Toscana ha lasciato la propria vita inseguendo una passione.

Il mondo non si ferma, va avanti ed anche il Motomondiale segue la stessa regola. Ci si sarebbe potuti fermare almeno al Mugello?   E se fosse successo a qualcuno della classe maggiore come accadde con Simoncelli? Non entriamo nel merito: la polemica su un blog lascia il tempo che trova e mai cambierà lo stato delle cose. Bisogna andare avanti, ritrovare il sapore di questo dannato sport che ci ha regalato tante gioie ma anche parecchi dolori.

La stagione ha preso la piega franco-giapponese di Quartararo-Yamaha che con tre vittorie “lidera” la classifica generale: ben 24 punti di vantaggio su Miller che a sua volta precede le altre due Ducati guidate da Bagnaia e Zarco.

Sei gare sono sufficienti per poter intravedere una tendenza. Quattro vittorie Yamaha e due della rossa di Borgo Panigale potrebbero far pensare ad un netto vantaggio a favore della moto giapponese, ma non è così. La seconda Yamaha in classifica generale è quella di Vinales sesto a ben 41 punti dal suo compagno di box, mentre la classifica dei piloti Ducati (escludiamo Martin per ovvie ragioni) è molto più omogenea. A leggere i numeri viene subito all’occhio che Fabio ci stia mettendo molto del suo, vivendo un momento di grazia molto più duraturo di quei weekend spot che lo scorso anno ci fece vedere.

Quartararo è in forma strepitosa su una moto che funziona bene solo sotto le sue natiche, mentre la Ducati (udite udite) pare essere diventata la macchina più versatile in grado di andar forte in mano a tanti. Non sembra vero eh? Eppure si evince questo dalle gare portate a termine nel 2021.

I piloti rossi hanno qualcosa da recriminare, Pecco Bagnaia in primis. Manca la vittoria, manca quello step che lo possa portare a rendere al meglio portando anche a casa il risultato grosso in maniera continuativa. Ce la farà? Ce lo auguriamo tutti per il bene del ragazzo, della Ducati e del campionato.

Da “sommo” conoscitore della MotoGp non ho dato credito alcuno alla KTM per l’appuntamento del Mugello: e infatti….. Oliveira è andato (e anche bene) a podio dando l’impressione che le ultime modifiche fatte sulla moto austriaca possano permettere agli arancioni di tornare tra i primi in pianta stabile. La pista spagnola potrà essere sin da subito una cartina di tornasole e ci dirà se potremo annoverare gli austriaci tra i vincitori di tappa 2021.

Tra la Toscana e Barcellona Morbidelli dovrebbe essere andato a farsi un tuffo nell’acqua di Lourdes dopo questo sciagurato inizio stagione. E’ vero che se guidi uan moto “vecchia” e parti dal gruppo aumenti i rischi in fase di partenza, però capitano tutte a lui. Il fatto di non avere una moto ultima generazione quest’anno è molto più penalizzante considerati i distacchi minimi che in griglia troviamo. Perdere pochi decimi in una delle varie sessioni significa faticare troppo sia in qualifica che in partenza: ormai la stagione ha preso una piega irrecuperabile.

Honda.. no Marquez no party.

Devo ripetermi. Il discorso sulla RCV andrebbe approfondito, perché qui si tratta ormai di scelte strategiche sbagliate che affondano le radici negli anni passati. La vittoria manca dal 2019, e dobbiamo andare a ritroso sin al 2017 per ritrovare un pilota che non sia Marquez vincente su una moto dell’ala dorata. Parliamo addirittura di Pedrosa, e dobbiamo tornare a cinque anni fa ed alla vittoria estemporanea del 2016 di Jack Miller per trovarne uno non griffato HRC. Dove è finita quella moto che andava bene per tutti e per tutte le stagioni? Puntare su un solo uomo ha pagato fino a quando Marquez ha retto. Sono scelte, più o meno consapevoli ma pur sempre scelte.

****ERRATA CORRIGE**** Dalla regia mi suggeriscono che Cal vinse in Argentina 2018 su Honda. Il senso del discorso cambia poco perchè fu una gara ad eliminazione. Ma per la precisione va detto.

Suzuki in ripresa e Aprilia alla quale manca l’ultimo piccolo passo completano il quadro dei partecipanti. Sarà la volta buona per vincere la seconda gara della carriera per Mir che a Barcellona è di casa? Magari anche Rins deciderà di restare in piedi? Aleix Espargararo tirerà fuori dal polso destro la prestazione della vita a casa sua?

 

MOTO2

I due galletti del team Ajo ormai sono diventati padroni della specialità. Sam Lowes non si sta smentendo neanche quest’anno, alternando prestazioni monstre a scivolate assurde che pesano sulla classifica.

Gli italiani, surclassati a casa loro, dovranno vincere in trasferta. Hanno le moto per farlo sia Diggia che Bezzecchi.

 

MOTO3

Un compagno di giochi in meno… altro non serve dire.

 

Salvatore V.

(immagine di copertina tratta da funonalisitecnica)

MOTOGP 2021-GP D’ITALIA MUGELLO CIRCUIT

Dopo un anno di assenza causa forza maggiore si torna a correre su uno dei tracciati preferiti dai piloti e dai tifosi.

Le colline toscane accoglieranno la festa delle Moto più performanti del mondo seppur mancheranno il colore ed il calore del pubblico. Niente tribune inondate di giallo e di rosso a festeggiare i nostri portacolori ma questa è la realtà, meglio farsene una ragione ed accontentarsi dell’immagine di copertina.

Forse è stato il Mugello stesso a tradire lo scorso anno il mondo dei motociclisti, ammaliato dalle sirene di quella F1 che l’ha sedotto e abbandonato a se stesso…

Ma non importa, i motociclisti sanno perdonare in virtù dello spettacolo che questo tracciato è sempre in grado di regalare.

Ad oggi le previsioni del tempo danno buone probabilità di pioggia, la stessa che potrebbe cambiare le carte in tavola e l’equilibrio tra uomini e macchine.

A prescindere dalle condizioni atmosferiche i favoriti d’obbligo restano quelli che tengono in mano il manubrio di una rossa italiana. Sono proprio i ducatisti e la Ducati i maggiori indiziati per la vittoria finale. E’ la pista di casa, il posto dove nelle ultime tre edizioni sono stati in grado di vincere (e bene) con tre piloti diversi, indice che la Desmosedici ben si adatta alle caratteristiche di quest’asfalto e queste curve. Se dovesse piovere sarebbe indifferente: la rossa bolognese va storicamente bene sull’acqua ovunque, figuriamoci in Toscana.

In caso di vittoria di Miller il pilota australiano eguaglierebbe un record di tre vittorie di fila su una rossa che solo il grande Casey riuscì a realizzare nel 2007 e a replicare nel 2008: difficile ma non impossibile per Jack in stato di grazia almeno quanto la moto che inforca. Per Ducati potrebbe anche realizzarsi un sogno ancora più grande, ovvero quello di riempire tutto il podio per la prima volta nella sua storia. Mai come quest’anno questo è possibile, sia per le prestazioni della moto che per quelle dei piloti: Miller, Bagnaia, Zarco hanno le medesime possibilità di vittoria per svariate ragioni, quindi potrebbero finire in una volata a tre con Dall’Igna attaccato a tutto il ferro che trova pur di non vederli ammucchiati per eccesso di foga.

Fatta questa premessa vincerà qualcun altro……

Chi? Non si può non tenere conto dei piloti Yamaha per ovvie ragioni di performance della moto di Iwata ma anche di motivazioni personali da parte di Quartararo che deve restare in testa in classifica generale, di Vinales che la deve smettere di giocare con l’altalena, di Morbido che respirerà aria di casa dopo aver cominciato malissimo questo 2021. Nutrire speranze di vittoria per il quarto alfiere mi pare ottimistico. Però che bello sarebbe vedere Rossi vincere al Mugello e dichiarare a caldo che dopo la vittoria non correrà più manco il prossimo GP?

Le Suzuki potrebbero (forse sarebbe meglio dire dovrebbero) cominciare a riscattare il modesto avvio stagionale. Rins e Mir si dovranno pur svegliare, perché la moto funziona e loro non possono aver disimparato a guidare senza Brivio nel box.

Occhio a Marc Marquez. Un’introduzione che si rispetti non può esulare dal contemplarlo. In Francia il leone ha riassaporato il gusto della conduzione di una gara. Ok, erano condizioni particolari, ma sta tornando su pian piano, in sella ad una moto che senza la sua guida tecnica si è persa per strada. E’ tornato al telaio 2020 col quale aveva comunque fatto i test di due inverni fa e che “conosce” meglio del 2021. Magari non vincerà, ma l’aria delle colline toscane gli è sempre piaciuta.

Aprilia? Non dovrebbe andar male affatto, anzi. Conoscendo anche i granelli di sabbia mischiata alla ghiaia del tracciato toscano, potrebbe far molto bene e magari puntare al primo podio nel caso di un weekend di grazia di Espargaro.

Chi scrive non crede in Ktm che dopo lo scorso anno sembra persa per strada. La buona prestazione di Petrucci in Francia è soprattutto figlia delle condizioni particolari e dell’attitudine del pilota piuttosto che da motivazioni tecniche importanti. Danilo tornerà sulla pista laddove ha perso la sua illibatezza, ma difficilmente potrà far meglio che restare in zona punti.

Questo è il periodo dell’anno in cui si intensificano le trattative per il mercato piloti ed è stato in passato teatro di ufficializzazioni più o meno importanti. Ducati ha deciso di rinnovare Miller addirittura prima del fine settimana, ma le notizie più “croccanti” potrebbero arrivare dal neonato team VR46. Si è ancora in ballo sulla scelta della moto, con notizie che si rincorrono da ormai settimane e che hanno portato da un Aprilia quasi certa passando per Yamaha sino ad un accordo con Ducati per poi risentire affiorare il nome di Yamaha. Legata a questa scelta potrebbe scatenarsi una reazione a catena per gli altri team: vedremo.

 

Moto2

Sembrava un campionato scontato dopo le prime gare, con Sam Lowes che pareva inarrivabile. Ed Invece? Sam si è già perso per strada permettendo ai suoi avversari di sopravanzarlo, collezionando solo 16 punti nelle restanti tre. In testa alla classifica c’è quindi un rookie di nome Raul Fernandez che si è messo in testa di fare solo un campionato di Moto2 vincendolo per poi essere promosso alla classe regina. Avrà da vedersela prima di tutto con il suo teammate Gardner, a cominciare da questa domenica.

Per la vittoria di tappa non bisogna dimenticarsi che sia Bezzecchi che Diggia possono alzare i toni ed imporsi sul tracciato che adorano entrambi.

 

Moto 3

Il fenomeno Pedro Acosta si è abbattuto come un uragano su questo campionato. Dopo sole cinque gare ha più del doppio dei punti del secondo in classifica. Uno strapotere di questa portata nella classe dei ragazzini non si vedeva da tempo immemore.. e per fortuna che a Le Mans ha fatto un mezzo passo falso. Lo spettacolo non mancherà perché la pista si presta ai giochi di scie, agli incroci nelle esse veloci, alle staccate all’ultimo respiro. Insomma tutte cose che i ragazzi terribili della Moto3 adorano.

Acosta e gli italiani i favoriti.

 

Buona gara a tutti.

 

Salvatore V.

 

(Immagine di copertina tratta da moto.it)

VALENTINO ROSSI: IL CORAGGIO DI ACCANTONARE LA PROPRIA LEGGENDA PER ESSERE FELICE

[Premessa: nel momento in cui scrivo, io non so se Valentino Rossi si ritirerà o continuerà anche il prossimo anno, ma nel caso si ritirasse, il discorso è comunque valido per cercare di spiegare perché, secondo me, è andato avanti fin qui, invece di ritirarsi prima].

 

Come chi mi conosce o frequenta questo meraviglioso luogo sa, io sono tifoso di Rossi.

Sarà che sono pesarese (oddio, non proprio, in realtà sono novilarese, ma c’entra comunque un po’: Graziano Rossi è originario di Novilara, a Tavullia s’è trasferito successivamente, e mia nonna se lo ricorda ancora, compreso il suo soprannome di famiglia che si usa dalle mie parti e che è praticamente un secondo cognome: Portavia. E infatti, ogni volta che mi vedere guardare una gara, mi chiede “Chi corr? El fiol de Portavia? Co’ fa, vinc?” ovvero “Chi corre? Il figlio di Portavia? Cosa fa, vince?” – No, nonna, è da un po’ che non vince…).

Sarà che è il mio vicino di ombrellone al mare (anche se, per ovvi motivi, non si vede quasi mai).

Sarà che da ragazzino ho visto uno con uno Zip truccato, che faceva in casino infernale, farsi tutto Viale Gramsci impennando uscendo da scuola, e chiesi “ma chi è sto matto?” e mi dissero che era uno matto per forza, visto che era il figlio di un altro matto, e cioè Graziano Rossi, e che pure lui faceva le gare in moto. Per poi ritrovarmelo, in seguito, in tv a correre nel motomondiale. E a vincerlo.

Ma tant’è, ho sempre tifato per lui e continuo a tifarlo tutt’ora.
Non per rispetto, o gratitudine, o riconoscenza, ecc. come chiesto da un noto giornalista in un suo recente articolo, perché “non è giusto abbandonarlo ora che non vince ed è in difficoltà”, o altre facezie simili.

Sì, “facezie”, perché il tifo non è una questione di ragionamenti o riconoscenze, non ha niente a che vedere con le suddette argomentazioni, ma è una questione di sentimenti, di pancia.

Certo il tifo passato può tenere in vita i sentimenti che spingono al tifo nel momento presente, ma non li si può pretendere a prescindere se non ci sono o se si sono persi.

I miei, comunque, non si sono ancora persi.

 

Ora dirò una cosa che farà storcere il naso a molti: fa bene Rossi a continuare (ovviamente se ne ha voglia)?

Sì.

 

Vediamo di intenderci, però.

Io credo che Rossi riuscirà a fare altri podi?

Non facile, ma nemmeno impossibile.

Io credo che Rossi riuscirà a vincere altre gare?

Molto difficile, ma non del tutto impossibile.

Rossi riuscirà a vincere un altro mondiale?

No.

(E, per questo, spero che ci riescano Pecco o Morbido).

Io però, soprattutto per le questioni sportive, sono sempre stato per il “mai dire mai”, visto che l’assoluta certezza delle cose e del futuro non esiste, quello che accadrà è imperscrutabile e, seppur raramente (perché il più delle volte accade quello che ci si aspetta, o quasi) l’impossibile può anche accadere.

Vedi Mir che vince un mondiale MotoGP su una Suzuki nell’era dello strapotere Marquez-HRC (certo, a causa del problema avuto da Marquez, ma che non era possibile, appunto, prevedere).
O Morbidelli che mi diventa vicecampione del mondo guidando una moto vecchia.
O il Leicester che vince la Premier League.
O la squadra di Pesaro di volley femminile che nella stagione 2007/2008 mi porta a casa il primo scudetto contro tutti i pronostici (tutti erano concordi nel dire che la squadra era troppo giovane per poter seriamente pensare di vincere, così le ragazze giocarono tutti i play-off con la scritta “GUC” sul braccio, per poi rivelare, una volta vinto lo scudetto, che significava “Giovani Un Cazzo”. Grandissime!).
Questo per restare su eventi più o meno recenti, ma la storia dello sport ne è piena.

E vivaddio che sia così, altrimenti perché correre gare e giocare partite? Si assegnino posizioni e vittorie a tavolino e non stiamo nemmeno a perdere tempo (e spendere soldi) per vedere che succede in pista, se si corre, o in campo, se si gioca.

(immagine originale di ZeBaldo)

 

Ma, indipendente da quello che io pensi o non pensi su Rossi, il fondo del discorso è un altro: a Rossi, di quello che penso io, o che pensa chiunque altro, fosse anche la maggioranza delle persone, che gliele importa?

Direi un bel niente.

E aggiungerei “giustamente”.

 

Io credo che il punto, per definire se fa bene o sbaglia a non ritirarsi, sia nel mettersi nei suoi panni.

Cosa che non è difficile.

Quello che però è difficile, per comprendere, è farlo non immaginandosi di essere al suo posto con il nostro punto di vista ed il nostro sentire, ma con il suo.

Anzi, direi che, a meno che non sia lui ad esternare cosa lo spinga e cosa prova, sia impossibile riuscirci.

E senza poter fare questo, non potendo quindi comprende, è impossibile anche dire se sbagli o meno.

Questo non significa che, dal punto di vista di ciascuno (e quindi non il suo) non si possa avere un’opinione o un giudizio a riguardo, ed invocarne il ritiro a fine anno, o immediato, o dire che avrebbe dovuto farlo tempo fa, ci mancherebbe altro non si possano esprimere liberamente le proprie sacrosante opinioni.

Ma lui, dal suo punto di vista (secondo me), sta facendo la cosa che si sente di fare, e che quindi per lui (ribadisco “per lui”) è la cosa giusta.

Poi, se avrà sbagliato, se in futuro si convincerà che sarebbe stato meglio ritirarsi prima, avrà tutto il tempo per rimuginare sui suoi “sbagli”, metabolizzarli e superarli facendosene una ragione.

E “sbagli” lo scrivo tra virgolette perché, nella vita, gli “sbagli” non sono in realtà tali se si è fatto quello che ci si sentiva di fare, ma, ad essere davvero sbagliato, è fare il contrario di ciò che si sente e si desiderare fare, fosse anche ciò che per tutti gli altri sarebbe la cosa “giusta” da fare.

Ed anzi, per chiudere la parentesi pseudofilosofica, gli sbagli davvero gravi sono quelli che si rivelano tali ed hai fatto facendo il contrario di ciò che ti sentivi, dando retta a quello che ti dicevano gli altri. Quelli sì che sono amari e difficili da accettare e metabolizzare.

 

È per questo che, alla domanda se Rossi fa bene a continuare, invece di ritirarsi, io rispondo “Sì”, indipendentemente da quello che io possa pensare sulle sue reali possibilità di fare risultati nel mondiale: se per lui è la cosa giusta da fare, che la faccia, finché le circostanze gli permettono di farlo.

Sì perché non tutto dipende solo dalla nostra volontà, ma anche dalle possibilità che si hanno per esercitarla.

Se si sente di corre ancora, che lo faccia finché c’è chi è disposto a dargli una moto.

C’è gente che pagherebbe oro per salire su una moto del mondiale e correre un intero campionato, mentre lui lo pagano pure per fare ciò che lo appassiona.

Bella fortuna, che non è da tutti.

Che ne approfitti, se ne ha voglia e se la sente, finché dura (perché non durerà per sempre).

(Non entro nel discorso se sia giusto o meno che ci sia ancora chi è disposto a dargli una moto e perché, in quanto si aprirebbe un altro discorso ampissimo, che però, seppur fondamentale in relazione al fatto che abbia la possibilità di farlo, non lo è sul se e perché abbia ancora voglia di farlo, che è, invece, il nodo del discorso che mi interessa).

 

Detto questo, provo ad entrare nella testa, e, soprattutto, nel sentire, di Valentino Rossi.

Ovviamente non lo faccio con cognizione di causa, non conoscendolo personalmente, ma basandomi sulle mie idee ed impressioni, perché questo è soltanto il pourparler di un patacca qualsiasi che lo tifa, qual son io, nell’attesa di conoscere cosa deciderà per il prossimo anno.

 

Rossi può essere ancora competitivo?

Alla luce dei risultati degli ultimi anni a tutti viene da dire, con una certa sicurezza “no”, ché ormai la sua parabola è in decisa picchiata e farebbe meglio a ritirarsi, così da non oscurare la leggenda che è stata ed, anzi, a tal fine, sarebbe stato meglio ritirarsi tempo fa.

Io non sono d’accordo.

Lo sono, come già detto, sul fatto che difficilmente Rossi potrà essere ancora competitivo, ma non sul motivo.

Mi spiego meglio.

Certo che Rossi non è più, per ovvie ragioni, il pilota al massimo del suo potenziale che era nei suoi anni migliori, ma in parabola discendente, però credo che non lo sia ancora al punto da non poter essere competitivo.

La penso come Carl Fogarty, che in una recente intervista ha detto: “Sono sicuro che se si togliesse tutta l’elettronica, sarebbe ancora in testa”.

Adesso, magari in testa no, ma a giocarsela alla pari coi ragazzini terribili della nuova generazione, sì.

Poi mi si può dire che il mio è un giudizio alterato dal tifo, ma se sono in compagnia di gente come “King” Carl, mi sento un po’ meno solo.

 

Ma il problema è, appunto, che il mondo cambia ed anche le moto si sono evolute e non sono più le stesse di qualche anno fa, ma queste sono adesso e con queste devi vincere, se vuoi vincere.

Rossi è passato per varie ere del motociclismo, dalle 2 tempi alle 4 tempi, e per le diverse cilindrate che si sono susseguite negli anni in top class.

Quando Rossi ha iniziato non è che arrivavi in classe regina e vincevi il mondiale, ma dovevi fare gavetta imparando a domare tutti quei cavalli scorbutici e brutali del 2T, e dovevi imparare a farlo col il solo polso destro.
E, pure nei primi anni delle 4T, l’elettronica non era ancora così avanzata come lo è ora.

Questo non significa che con le moto di adesso sia più facile vincere, perché nemmeno ora vinci un mondiale se non sei un fenomeno vero e non ci dai del gas più degli altri.

Dico solo che, con il livello raggiunto dall’elettronica, è tutto diverso, a partire dal come guidare la moto.

Oggi, secondo me, forte ci vai se, oltre al grande talento, che è imprescindibile sempre, riesci a trovare la combinazione giusta tra il tuo stile di guida (e adattarlo, se necessario – “se necessario” perché Pecco sta dimostrando che a volte si può guidare una stessa moto in maniera diversa dagli altri riuscendo comunque ad andare forte), le caratteristiche della moto e il riuscire a trarre il massimo da ciò che l’elettronica ti permette di fare con la moto, riuscendo a fidarti ciecamente di essa, e, quindi, a non chiudere il gas, e, al contempo, farla lavorare in modo che non si mangi le gomme.

È evidente, alla luce degli scarsi risultati, che Rossi, ora come ora, non riesce ad adattarsi alle attuali moto ed a trarne il massimo.

Io, pur essendo tifoso, non è che lo difendo a tutti i costi, sempre e a prescindere, anzi, in un commento di un articolo pubblicato qui dopo la prima gara di quest’anno, scrissi:

“Rossi lamenta la mancanza di velocità di punta e di conseguenza maggiore difficoltà nei sorpassi, e su questo non gli si può dire niente, però di nuovo pare che il risultato sia dovuto ai problemi di usura delle gomme, e su questo, invece, si può parlarne eccome: se Vinales c’ha vinto la gara, significa che lui sta sbagliando qualcosa nel setting, e pare incaponirsi su quel qualcosa, visto che da anni va avanti sta storia. Anche se, c’è da dire, che anche gli altri negli anni passati hanno avuto lo stesso problema, ma quando il problema è per tutti, il problema è della moto, se, come stavolta, è solo tuo, il problema è tuo”.

Ma il far fatica ad adattarsi alla guida della moto non è che sia un problema solo suo.

Non mi pare che per altri che hanno fatto fatica si sia chiesto il ritiro.

Quando Lorenzo ha fatto fatica in Ducati nessuno gli ha detto di ritirarsi (ché poi alla fine è riuscito ad adattarsi ed a vincerci gare – ed è stato un enorme peccato che, a causa delle decisioni prese troppo presto, la loro avventura insieme non sia continuata).

Quando l’anno dopo in Honda è stato in grossa difficoltà nessuno gli ha chiesto di ritirarsi (certo, poi l’ha fatto lo stesso, ma è stata una scelta sua e per motivi suoi, ma comunque non invocata da nessuno).

Eh, ma Rossi da quand’è che non vince?

Certo, l’ultima volta che è stato in lotta per il mondiale arrivando secondo era il 2016.

Ma il vero anno orribile, tolto quello in corso, è stato l’anno scorso, perché l’anno prima è entrato comunque in una dignitosa top 7 a poco più di 35 punti da Vinales, e quello prima ancora in top 3, cioè il primo dopo la coppia Marquez-Dovizioso che si giocavano il mondiale, poi stravinto d’imperio da Marquez.

Quindi, tutti quelli dietro di lui negli anni precedenti avrebbero dovuto ritirarsi?

Petrucci (per fare un confronto tra piloti ufficiali) nel 2019 con la Ducati ha fatto solo 2 punti in più di Rossi (per dare anche un confronto con il compagno, a -95 da Dovizioso, contro i -37 di Rossi da Vinales) e l’anno scorso appena 12 più di Rossi (a -78 dal compagno, contro i -66 di Rossi), ma non mi pare che qualcuno ne abbia invocato il ritiro.

Che si possa aver difficoltà a tirare fuori il massimo da una moto non è, quindi, una cosa così fuori dal comune, anzi…

Ma d’altronde non è che ce ne sono tanti in giro di fenomeni dal grandissimo talento di salire su una moto ed adattarsi lui alla moto invece di cercare di adattarsi la moto a lui, come Stoner, ed andarci subito forte.

Poi è legittimo e sacrosanto pensare ed avere la convinzione che le sue difficoltà siano dovute al fatto che ormai, alla sua età, non ne abbia più.

Così come è legittimo e sacrosanto pensare, come me, che ancora ne abbia, ma che queste moto non sono più adatte a lui, ché per trarne il massimo serva una guida diversa che lui non riesce ad adottare, e che, per questo, si incaponisca per cercare di trovare il modo di rendere la moto come quelle con cui si trovava bene lui, ma che ormai, forse, non è più possibile.

E che ha fatto quindi bene Yamaha a sostituirlo con Quartararo.

Ma ha anche fatto bene a fornirgli una ufficiale, seppur accasandolo in un team satellite, permettendogli di continuare a provarci e vedere che succede. Anche perché, fino ad appena un paio d’anni fa, Yamaha non era sicura di essere sulla strada giusta con lo sviluppo, visto che pure Vinales manifestava difficioltà, e non lo erano in realtà nemmeno l’anno scorso, visto che gli altri ufficiali Yamaha non sono mai riusciti a trovare costanza, passando da gare in cui facevano podi e vittorie a gare in cui hanno rischiato di uscire anche dalla zona punti tanto erano in difficoltà con la moto (e quindi qualche problema forse c’è ancora).

(Quest’anno è appena iniziato e, anche se Quartararo sembra bello in palla, alla luce di quello che è successo poi l’anno scorso dopo un inizio scoppiettante, è tutto da vedere come proseguirà).

 

Ma questo, di nuovo, è quello che penso io.

Ma ciò che conta è quello che pensa lui.

Io credo che anche per lui sia difficile da reggere questo periodo e che non si diverta affatto ad “arrivare dietro tutte le domeniche”.

Cosa lo muove allora?

Che cerchino di tenerlo dentro al circus in tutti i modi, per forza, magari anche se lui in realtà vorrebbe smettere, temendo le ripercussioni sugli ascolti se si ritirasse?

Io non credo.
Se avesse voluto ritirarsi quale momento migliore se non quando sei in crisi perché tu possa farlo senza che nessuno possa dirti niente né insistere più di tanto?
E direi che negli ultimi anni ne ha avuti di momenti adatti a questo scopo.
E pure ora: se volesse ritirarsi, ma cercano in tutti i modi di tenerlo dentro, quale momento migliore della sua attuale crisi, la più grossa di sempre, per dire “Vedete che non ce la faccio più? Non insistete: mi ritiro. Punto.” e tanti saluti.
No, secondo me, se avesse voluto ritirarsi prima, lo avrebbe già fatto senza tanti complimenti.
Tra l’altro, non credo nemmeno che ci sarà tutta questa crisi di ascolti quando si ritirerà.

Certo do atto a Rossi che, nel bene e nel male, ha attirato spettatori, sollevando l’interesse per questo sport, attirando l’attenzione mediatica e, con essa, il fiume di soldi di sponsor & Co.

(immagine tratta da derapateallaguida)

Ha portato anche “tifosi da calcio”?

Certo.

Però ha portato anche gente ad appassionarsi ad uno sport al quale, forse non si sarebbe appassionata senza di lui (un po’ come Tomba con lo sci), e per questo credo che ci sarà anche chi, quando si ritirerà, continuerà a seguire le gare, perché la passione per lo sport poi rimane. Sono i “tifosi da calcio” quelli che, probabilmente, se ne andranno.

Io penso che ormai l’attenzione e la passione per il motomondiale sia tale da poter tranquillamente sopravvivere senza subire contraccolpi troppo grandi anche dopo il ritiro di Rossi.

Io, ad esempio, ho iniziato a seguire il motomondiale perché c’era Rossi, oppure lo avrei iniziato a seguire anche senza di lui?

Boh.

In quel periodo mi stavo appassionando al motorsport, anche se il primo amore, è stata la F1.

Forse avrei iniziato a seguire il motomondiale comunque, anche se non ci fosse stato Rossi.

O forse, senza l’attenzione mediatica che ha portato, magari non mi ci sarei mai appassionato.

Non so dirlo.

So solo dire che, anche quando Rossi si ritirerà, continuerò a seguire le gare esattamente come ora.

 

Ma quindi, se non è ancora lì a correre perché stanno cercando di tenerselo e non farlo smettere in tutti i modi, cos’è che lo fa continuare?

La passione della sfida.

In molti (pure io) identificano il divertimento nel fare podi, vincere le gare e vincere il mondiale.

È ovvio che, se hai successo, ti diverti di più.

Ma credo che per Rossi, in questa fase della sua vita in cui è già leggenda e non ha necessità di dimostrare un bel niente, il divertimento stia, oltre che nel guidare le migliori moto del mondo (un po’ come Kimi, per il quale il divertimento che lo tiene ancora lì è, secondo me, divertirsi a guidare le migliori auto del mondo, anche se gli unici risultati in cui può sperare è di racimolare qualche punto), nella sfida in sé, nel provarci ostinatamente, anche se non ci riesce, a vincere il decimo mondiale.

E farlo, nonostante non ci si riesca, finché pensa di avere la possibilità di riuscire, perché la parabola discendente delle sue capacità non è ancora tale da non poter riuscire, ma che si tratti solo di trovare il bandolo della matassa per sfruttare le moto attuali, trovando il giusto mix tra l’adattarsi lui alla moto e la moto a lui, tra elettronica sempre più spinta e resa delle gomme.

D’altronde, se uno è un vincente, è un vincente, e lo è anche quando perde: solo i perdenti mollano quando pensano di poter ancora competere e gli vengono ancora dati tutti i mezzi per provarci.

Questo non significa che non sia sacrosanto ritirarsi quando senti che per te è ora di smettere, visto che su quelle bestie, anche se spesso ce lo dimentichiamo tra una tragedia e l’altra, si rischia la vita ad ogni curva.

Che sia proprio perché non te la senti più.

Che sia perché hai vinto tanto e ti è passata un po’ “la fame”.

O che sia perché vedi che non riesci più vincere e non lo sopporti, oppure se, per la tua indole, pensi che, se non puoi vincere, o ti è diventato molto più difficile farlo, allora non ha senso correre.

Però ho più stima di chi sente di esserne ancora capace e ci prova nonostante le botte sui denti, invece che mollare.

Così come ho più stima di chi continua ad aver fame anche se quella fame è diventata estremamente difficile da soddisfare, piuttosto di chi ha fame ma riesce a soddisfarla con più facilità, come ad esempio un Hamilton (anche se è, ovviamente, notevole che non sia mai sazio e continui a non passargli la fame nonostante tutto quello che ha già vinto e sta vincendo), perché avere fame riuscendo a soddisfarla è una cosa, un’altra continuare ad averla anche nelle difficoltà.

Sarà che Rossi non riesce a riconoscere o ad accettare i suoi limiti dovuti all’età che è avanzata?

Forse.

Ma, di certo, si ritirerà quando (a parte se non troverà più qualcuno a dargli una moto) anche lui si convincerà che è una sfida che non può vincere perché ormai non ne ha più le capacità, i riflessi, la forza.

Ma questo è, di nuovo, qualcosa di solo suo ed indipendente da cosa pensino gli altri.

Eh, ma così offusca (se non addirittura distrugge) la sua immagine di leggenda che si era costruito negli anni con suoi successi.

Io non credo che gli ultimi anni opachi possano cancellare il passato e ciò che è stato.

Però concordo che, comunque, così l’immagine ne può uscire compromessa rispetto all’essersi ritirato quando ancora, anche se non vinceva più mondiali, era lì a giocarselo.

Ma, di nuovo, questo è quello che pensiamo noi.

Poi bisogna vedere cosa pensa lui.

Ma soprattutto io credo che occorra fare una distinzione importante per (provare a) capire, tra il “Valentino Rossi Leggenda” e il “Valentino Rossi Essere Umano”.

Credo che quando si invoca il ritiro, per non offuscare l’immagine che si è faticosamente costruito, lo si faccia pensando al “Valentino Rossi Leggenda”, che non si vorrebbe vedere offuscare o spegnersi perdendo il fulgore di quando vinceva.

Però, come dice la psicologia, noi non siamo i nostri insuccessi, e nemmeno i nostri successi.

Non siamo quello che facciamo.

Non siamo quello che proviamo.

Rossi è un essere umano, esattamente come tutti gli altri, non i suoi successi, non la sua leggenda, e nemmeno gli attuali insuccessi.

Rimanendo in tema di psicologia (da quattro soldi, invero), i nostri sentimenti e le nostre sensazioni, positive o negative, sono dei messaggeri che vanno ascoltati, perché ci dicono cosa dobbiamo fare per stare bene ed essere felici. Non farlo, o fare il contrario, ci rende infelici.

Ma la felicità non è per tutti uguale.

Per qualcuno la felicità può essere aver avuto una storia di vittorie leggendarie e ritirarsi prima del declino, sapendo di aver così lasciato una straordinaria immagine di sé.

Ma per Rossi la felicità potrebbe benissimo essere il correre in moto inseguendo la sfida impossibile del decimo mondiale, in cui può anche non crederci nessuno, a parte lui (ma, se gli danno la moto per provarci, forse reconditamente ci crede anche qualcun altro).

Se questa è la sua felicità, perché rinunciarci in nome di un qualcosa, cioè l’immagine di sé, che per lui può avere una importanza minore?

Non che non gli importi nulla della sua immagine, anzi.

Però sui due piatti della bilancia ci sono da una parte l’immagine che si è costruito con le vittorie, e dall’altra fare quello che lo stimola e lo rende felice, cioè correre e provare a vincere una sfida impossibile (per noi, ma non del tutto per lui, perché altrimenti si sarebbe già ritirato).

Evidentemente, per lui, vale più il divertirsi, e dunque il sentirsi bene, che la sua immagine.

E, se avessi ragione, se fosse davvero così, ha tutta la mia stima, perché un uomo è davvero libero quando se ne frega e di cosa dicano e pensino gli altri e, se necessario, della propria immagine (e ancor più se aveva un’immagine ingombrante come la sua), non rimanendo, quindi, schiavo di essa (con conseguente rinuncia a fare ciò che si ha voglia di fare).

Sentirsi bene ed essere felici vale più di qualsiasi immagine, fosse anche quella di una leggenda come Valentino Rossi.

 

Non ci riuscirà a vincere il decimo.

Ma, se dovesse riuscirci, quell’immagine che sembrava offuscata, riprenderà ancor più vigore di prima, perché diventerebbe ancor più leggenda.

E nello sport (come nella vita) non si può mai prevedere il futuro e sapere sempre con assoluta certezza cosa accadrà e cosa no, e a volte, seppur raramente, le cose impossibili accadono.

Se non accadrà, ne sarà comunque (per lui) valsa la pena godersi la sfida, perché è meglio essere il “Valentino Rossi Essere Umano” che si diverte ed è felice, che essere il “Valentino Rossi Leggenda” che per rimanere tale, deve rinunciare a ciò che ha voglia di fare.

E io, da tifoso, pur pensando che non accadrà, continuo a sperare nell’impossibile, ricordando il “Valentino Rossi Leggenda” mentre guardo il “Valentino Rossi Essere Umano” provare ad inseguire e raggiungere un sogno impossibile, che scappa via a più di 300km/h.

ZeBaldo

 

(immagine di copertina tratta da periocaldailysport)