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LA PAURA DI NON TORNARE – DOOHAN E MARQUEZ

Autodromo del Mugello, GP di San Marino 1993. Kevin Schwantz (34), Michael Doohan (2). Immagine MotoGP.com

Il Motorsport è PAURA.

Vuoi o non vuoi ci accompagna in ogni istante della nostra vita. Torna in forme diverse ma ti riporta immediatamente alla mente episodi o aneddoti del passato, facendoti credere di essere lì, in quel preciso istante. Quando la osservi, in rigoroso silenzio, ti sembra di averla già vista, già ascoltata, già assaporata.

Quando quell’alone di invincibilità ti circonda è come se, TU l’eroe sulle due ruote, possa fare qualsiasi cosa senza correre nessun rischio. L’anteriore rimane incollato all’asfalto, riesci a controllare l’highside che ti avrebbe catapultato in un’altra dimensione, vinci e poi vinci a ripetizione.

Nessuno sembra fermarti, nessuno oserebbe contrapporsi di fronte alla cavalcata verso la storia.

Eppure arriva per tutti quel fatidico giorno. Che tu sia un Dio o semplicemente un Icaro qualsiasi, arriva il giorno in cui ricadi sulla terra così prepotentemente da farti male, da offuscare mente e pensieri. Non riesci a capacitarti perché, proprio a te sia potuto accadere.

Doveva pensarla allo stesso modo Michael, vedendo la sua NSR500 frantumare tibia e perone della gamba destra. Doveva pensarla allo stesso modo Marc, vedendo la sua RCV213-V frantumare l’omero del suo braccio destro. Entrambi nella parte destra del corpo, entrambi nella parte opposta al cuore, entrambi nella parte del freno e dell’acceleratore. Il Motorsport è come la Storia, basta saperla osservare.

Michael rischiò l’amputazione della gamba, Marc rischiò la paralisi del nervo radiale, entrambi rischiarono il fine carriera ad un’età giovanissima. E se Marc almeno aveva già vinto tanto, Michael aveva tutto da dimostrare al Mondo. Ma la fame era la stessa, la voglia di ritornare.

“Quel fuoco dentro che ti spinge a farti legare le gambe, facendo irrorare il sangue della sinistra anche nella destra per poter tornare a gareggiare dopo soli due mesi in Brasile. Quel fuoco dentro che ti spinge a tornare dopo neanche una settimana dall’inserimento della placca nell’omero e risalire in moto tentando di partecipare al GP in Portogallo, iniziando un calvario che sembrava non finire più.”

Entrambi hanno lottato contro il loro corpo, contro il loro cuore, contro coloro che non credevano nel loro ritorno. Eppure per chiunque di noi, per chi ci crede convintamente senza mai arrendersi non può che esserci un finale diverso da quello che il destino ci ha riservato.

Michael tornò alla vittoria dopo 399 giorni, Marc tornò alla vittoria dopo 581 giorni. Entrambi hanno passato quei lunghissimi giorni ad allenarsi, a sudare, a piangere dal dolore provocato non tanto dal fisico bensì dalla mente offuscata da un sentimento che ognuno di noi può dire di conoscere: LA PAURA.

LA PAURA di non essere più gli stessi, di non assaporare più la vittoria, di non poter più competere per il Titolo Mondiale, di non esser più in grado di fronteggiare quel mostro che vedevano guardandosi indietro.

LA PAURA li ha fatti tornare, la paura ti rende più forte, più cattivo, più intelligente, più affamato. Ti spinge a vincere 5 Mondiali di fila, ti spinge a rischiare il tutto per tutto sin dalla prima curva, gettando al vento un buon piazzamento. Ti spinge a sopportare le critiche di chi ti vede cadere, di chi a bassa voce dice che non sarai più lo stesso. E tu torni a vincere, e lo fai di nuovo, ma vinci nelle piste “amiche”… E allora tu torni a vincere in quei circuiti che ti davano più fastidio, quelli che ti facevano più PAURA.

 

Ecco perché il 2022 potrà avere lo stesso sapore del 1994, e TUTTI adesso hanno PAURA.

 

 

…alla pista, unica Dea che mette tutti d’accordo, l’ultima parola…

Misano, Emilia Romagna GP 2021. Immagine Motogp.com

 

 

✍️ Francky

AD UN PASSO DALLA STORIA – SPRINT FINALE IN MOTO3

5 punti.

5 piccolissimi punticini servono a Pedro Acosta per realizzare qualcosa di molto difficile, impensabile in questo “nuovo” modo di interpretare le corse. Ci era riuscito un certo Loris Capirossi nel lontano 1990, vincendo il Mondiale 125 all’esordio nel Motomondiale.

Son passati 31 anni, son cambiati regolamenti, moto e modo di guidare. Se me l’avessero chiesto giusto un anno fa, avrei risposto come feci allora: Pedro Acosta è un Kraken, qualcosa che non abbiamo mai visto in questo Motociclismo moderno. Certamente il futuro ci dirà se riuscirà a proseguire sulla cresta di questa bellissima onda, per adesso osservo un misto di cattiveria ed intelligenza tattica fuori dal comune, capace di ottenere ottime risultati anche in piste che non aveva mai visto prima (In Qatar ha stupito il Mondo intero).

Il Pedro Acosta di oggi è la maturazione di un Pilota fenomenale già nel 2019, capace di lottare con Carlos Tatay nel suo anno di esordio nella Rookies Cup e del Pilota capace di tenere testa in ben due Campionati, lottando in entrambi per la vittoria finale.

Dennis Foggia sarà d’accordo ⁉️

Immagine MotoGP.com

Ma dall’altra parte c’è un mastino. Il più forte talento Italiano dell’ultimo lustro. Capace di annichilire la concorrenza Spagnola vincendo il Mondiale Junior a casa loro. Ha faticato molto nei primi anni di Mondiale ma è venuto fuori alla grandissima in questo 2021.

La bilancia peserebbe a suo vantaggio, forte di 10 podi di cui 5 vittorie. Dall’altra parte Pedro Acosta ha 7 podi di cui 5 vittorie. Ma se teniamo conto che Foggia ha già 4 anni di esperienza mentre Acosta è nell’anno d’esordio il confronto è impietoso.

Dennis Foggia dal Sachsenring è salito sempre sul podio ad eccezione della Styria, mentre Pedro Acosta ha costruito il suo gap nelle prime quattro gare del Mondiale vincendone addirittura tre e facendo 2° all’esordio di Losail.

La crescita di Foggia segue di pari passo quella della sua Honda mentre Pedro ha pagato, nella seconda parte del Mondiale, la sua inesperienza in alcuni GP e la malizia di alcuni colleghi che vedono il ragazzino la davanti, primo su tutti il suo compagno di Team (a buon intenditore…).

Rimangono due gare al termine della stagione. La prossima gara si corre a casa di Acosta, sul circuito dell’Algarve. Vero è in Portogallo, ma li Pedro Acosta ha vinto sia nel Motomondiale, sia nel CEV, sia nella Red Bull Rookies Cup. Nel GP corso ad inizio anno, sullo stesso circuito, si son dati battaglia proprio i due contendenti al Titolo.

Dennis Foggia viene da una striscia impressionante di risultati, nelle ultime 9 gare ben 8 podi e 4 vittorie mentre Pedro Acosta ha vissuto un momento di flessione nella seconda parte del Campionato, con soli 3 podi di cui 2 vittorie nelle ultime 9. Detto ciò….👇

Potrebbe invecchiare malissimo questo articolo, ma lo Squalo Acosta chiuderà i giochi sui saliscendi di Portimao ed entrerà dritto nella Storia del Motomondiale.

Pedro Acosta trionfa a Portimao nel 2020, nel CEV Repsol davanti a Xavi Artigas. Immagine CevRepsol.com

Pedro Acosta sarà Campione se…

👉 Vince a Portimao

👉 Pedro Acosta guadagna 5 punti su Foggia (2°-4°/3°-5°/4°-8°/5°-10°/6°-11°/7°-12°/8°-13°/9°-14°/10°- 15°)

👉 Se Foggia non va a punti, ad Acosta basta il 10° posto.

 

P.S. Sarà guerra finale anche per il titolo Costruttori, con KTM in vantaggio di 13 punti su Honda. Nessuno dei due lascerà niente al caso…

 

MOTOGP 2021-GP DEL MADE IN ITALY E DELL’EMILIA ROMAGNA

VINCERE A TUTTI I COSTI! Questo è ciò a cui dovrà pensare per tutto il weekend il nostro Pecco Bagnaia: ha l’onere di impedire che Fabio Quartararo possa “iridarsi” già questa domenica. 52 punti di distacco e 3 gare da disputare….. somigliano più ad un miracolo che ad un’impresa.

Di fatto il mondiale può solo perderlo il francese ormai. Però la condotta delle ultime gare lascia poco spazio al dubbio che non riesca fare 24 punti in 3 weekend. Quelli servono, nulla più.

Pecco, il nostro alfiere, ci deve comunque provare non foss’altro per portarsi a casa il trofeo della gara e dare un segnale forte per l’anno prossimo venturo.

E’ vero, ci sono in ballo ancora il campionato dei costruttori e quello dei teams dove Ducati è in vetta…. Ma, parliamoci chiaro, chi se li fila? Quasi nessuno, giusto le quattro cariatidi rimaste, come quella che sta scrivendo queste righe. Serve a fini statistici perché, soprattutto nel motociclismo, il titolo più prestigioso e sul quale poi trarre beneficio in termini di ritorno mediatico è solo quello piloti.

Fabio ha il merito di aver salvato la Yamaha da una stagione che senza di lui sarebbe stata disastrosa visto il ruolino di marcia degli altri piloti, ufficiali e non, comparse e non.

Temi del weekend romagnolo? Su tutti si consumerà l’ultimo atto “italiano” della leggenda Rossi che ha attraversato due decenni e poco più tra mille luci e tante ombre. I suoi tifosi gli renderanno merito con una festa degna della sua carriera e della passione che (volenti o nolenti) ha scatenato tra i motociclisti.

Sarà un sabato da corsa molto particolare. Esattamente 10 anni fa, 23 ottobre 2011,  ci lasciava Marco Simoncelli al quale è stato dedicato l’intero circuito Santa Monica. Marco, che correva per il team di un altro uomo che non c’è più: Fausto Gresini. Per l’occasione il figlio Luca inforcherà la Garelli iridata del papà per un giro d’onore che farà scendere lacrime di tanti appassionati. Si prevedono omaggi e manifestazioni per ricordare due grandi perdite per il motociclismo italiano e mondiale.

La vita e le corse continuano…

Gli altri?

I piloti Ducati avranno il compito di inserirsi tra Bagnaia ed il suo rivale, cercando di metterselo dietro per fargli prendere meno punti possibile. Ci riusciranno? Per Martin, Miller (e pure Bastianini) non si tratta di compito impossibile da portare a termine, con la speranza che torni in se stesso anche Giovanni Zarco: sarebbe utile. Resta tutto da vedere come osar dare un ordine di squadra se uno degli altri dovesse trovarsi a guidare la gara a pochi giri dal termine.

I favoriti restano i soliti compreso il fenomeno Marquez con il quale si deve sempre fare i conti, soprattutto dopo il dominio texano che gli avrà dato maggior fiducia.

Desaparecide le KTM (che delusione) i piloti Suzuki dovranno fare in modo di uscire dal limbo in cui si sono infognati quest’anno. Per loro ci sono poche possibilità di exploit vista la concorrenza.

Ritroveremo Maverick Vinales in sella all’Apriliona dopo la sosta americana per lutto. Su questa pista ha i riferimenti e la possibilità di far bene perché ritrovare un altro talento ed una moto italiana nelle posizioni alte della classifica non può che far piacere.

Insomma, gli ingredienti per poter godere di un fine settimana piacevole ci sono tutti, compreso il bel tempo che, ad oggi, dovrebbe accompagnare i centauri sin dal venerdì.

 

MOTO2

Remy doveva solo stare attaccato a Raul, nient’altro che quello. E invece in Texas si è sdraiato rimettendo in corsa il suo compagno che nelle ultime gare è apparso ben più in palla di lui. Questo è un esempio di come provare a perderlo, quello che fece tanto bene Bautista nella stagione 2019 SBK. Forse Raul ci regalerà la replica.

Per la vittoria di tappa ci sarebbero pure i nostri che quando sentono aria di casa qualcosina in più nel polso la trovano. Speriamo in Bezzecchi e Diggia.

 

MOTO3

I ragazzini della Moto3 meritano solo lo sciopero dei commenti e delle recensioni. E’ vero, stavolta uno paga con la squalifica, ma gli altri non sono stinchi di santo…nessuno escluso.. Anzi, no. Paradossalmente lo è proprio quel ex-cattivone di Fenati che cerca di stare da solo tutte le volte che può. Miglior tecnica per evitare casini, siano essi in qualifica che in gara, laddove gli riesce.

 

Divertitevi e che vinca il migliore

(immagine in evidenza tratta dal sito new.in24)

CARENA CONTRO CARENA – POST GP WSBK ARGENTINA

Si è chiuso il round Argentino.

Si è chiuso nel migliore dei modi per gli appassionati del Motociclismo. Erano anni che non vedevamo un Mondiale così, con tre protagonisti su tre moto diverse che regalano carenate ad ogni curva, entrate al limite della correttezza ma sempre millimetriche. Avete visto qualcuno finire in terra per la bagarre tra loro tre⁉️ NO.

31 vittorie su 35 gare disputate. 13 per Razgatioglu, 11 per Rea, 7 per Redding.

Jonathan Rea esce come un pugile suonato per bene, dal turco con la R1, per 15 Round ma che riesce ha sentire la campana ed affrontare l’ultima battaglia con 30 punti di svantaggio. Weekend in salita, sempre in lotta con la Ninja ed un evidente gap in accelerazione contro la R1 e la V4. Ad Akashi dovranno tirare fuori un progetto come quello del 2011, altrimenti saranno anni di magra i prossimi. A meno che non peschino un altro Jonnhy con 10 anni in meno…

Scott Redding autore di un weekend straordinario, purtroppo getta alle ortiche Gara 1 perdendo l’anteriore in curva 1. Avrebbe lottato per la vittoria sicuramente, lascia l’amaro in bocca perché sarebbe stato tranquillamente della partita nell’ultimo Round.

Toprak Razgatioglu ha fatto quello che sa fare meglio: la parte del leone. Nonostante avesse un vantaggio considerevole grazie alle vittorie in Gara 1 e Superpole Race, si è preso a carenate con Rea e Redding senza paura. Questa è la mentalità da Campione, questo è quello che piace agli appassionati (aldilà dell’evidente rosicamento del sottoscritto nel veder la Ninja perdere). Questa è la dimostrazione che nel Motociclismo fare i calcolatori potrà anche essere produttivo ma non ti farà mai amare tanto dal pubblico…

Questo weekend ci regala la consacrazione di Axel Bassani. Il Pilota del team Motocorsa ha impressionato ancora una volta il paddock intero finendo in TOP5 in tutte le gare. Nel Mondiale adesso è 9° con 199 punti ed è a sole 14 lunghezze da Gerloff ed Alex Lowes. Considerando che è al primo anno nel Mondiale, Ducati ha una carta molto valida da giocarsi per il Team Ufficiale nei prossimi anni.

Tornano nell’oblio questo weekend le Fireblade del Team HRC. Mai competitive, mai incisive come negli ultimi round del Mondiale. La BMW orfana di Tom Sykes ha potuto contare soltanto su Van der Mark che ha portato a casa ottimi punti, ma poca roba se si pensa al potenziale della moto. Dal 2022 avranno Scott Redding nel Team Ufficiale, vediamo se riuscirà a trarre quel “surplus” che la moto ha ma che ancora non ha dimostrato.

Breve storia triste (soprattutto per me che credevo tantissimo nel suo potenziale), Tito Rabat ha cambiato moto, scendendo dalla Panigale di Barni e salendo sulla Ninja di Puccetti, ma il risultato non è cambiato. Loris Baz indie soli weekend ha totalizzato più punti (53) del buon Tito (50) in tutta la stagione.

Adesso il tema più “eccitante”.
Il Mondiale si deciderà sul nuovo tracciato di Mandalika in Indonesia. La cosa bella è che ancora non c’è la sicurezza che si corra li e qualora lo facessero sarà il 19 Novembre… in Indonesia. Magari pioverà, pure tanto e 30 punti non sono nulla…

 

Sarà un finale Thriller, il finale perfetto per un vecchio lupo come Jonathan Rea semmai si dovesse correre a Mandalika (tra un mese)…

 

✍️ Francky

 

(Immagini utilizzate tratte dal sito WorldSBK.com)

 

NON A CASA MIA – GRAN PREMIO DELLE AMERICHE POST GP

“NOT IN MY HOUSE”!

Quando si arriva al COTA sembra di rivedere Mutombo e quel suo ditone davanti il volto ti indica che stai sbagliando a provarci a casa sua. Gli Stati Uniti sono il Regno incontrastato del Re, che ci ha vinto per ben 13 volte in tutte le classi. 

Marc Marquez ha alzato quel “ditone” e lo ha piazzato in faccia a Quartararo e Bagnaia, le nuove leve della MotoGP, facendogli capire chiaramente sin dalla prima curva che non ci sarebbe stata trippa per gatti. Partenza perfetta e tanti saluti alla compagnia. Dopo 5 giri in cui Quartararo sembrava poter tenere il ritmo, Marquez ha abbassato di mezzo secondo ed il buon Fabio non ha avuto scampo. Seguire Marquez e finire in terra oppure il Mondiale? Quartararo ha scelto bene, segno di un maturità importante anche perché di passo per stare con Marc non ne aveva.

QUARTARARO VEDE IL MONDIALE.

Gara straordinaria di Fabio ad Austin, che giustamente festeggia con modi e toni di chi sa di averla vinta. Si perché ha vinto la gara dei comuni mortali. Ha tenuto dietro Bagnaia ed ha messo in cascina 4 punti importantissimi che gli consentiranno di vincere il titolo Mondiale già a Misano tra due settimane. A casa loro…

BAGNAIA SCONFITTO, DUCATI NO.

Chi esce sconfitto è sicuramente Pecco Bagnaia che, dopo una strepitosa Pole Position, “pecca” in partenza e si fa inghiottire dal gruppone mentre Quartararo gli chiude la porta magistralmente in curva 1. Gara tutta in salita per lui che, grazie anche al gioco di squadra Ducati, riesce ad agguantare un podio prezioso pur perdendo la “sfida interna” con Quartararo.

Ducati ha messo in mostra un ottima condotta di gara con tutte le frecce del suo arco, ad eccezione del fratello di Rossi e del buon Johann Zarco. Il francese è finito di nuovo a terra, ed io che lo vedevo come il migliore nel gruppo di Piloti Ducati mi sbagliavo di grosso. 

Ducati Team. Immagine MotoGP.com

Miller ha condotto una gara stupenda, in funzione del suo Compagno di Team. È partito fortissimo, si è piazzato alle spalle di Marquez, Quartararo e Martin ed ha tenuto il gruppo compatto fino al giro 9 quando Bagnaia ha superato Rins. Una volta assicuratosi che Pecco fosse alle sue spalle lo ha lasciato sfilare, entrando in bagarre con Rins e creando quindi un gap importante per Bagnaia.

Nel finale di gara, a gomme ormai finite, grande bagarre con il Campione del Mondo in carica. Mir lo ha superato con un sorpasso deciso, peccato che fosse una carenata a buttar fuori l’avversario. Se l’avesse subita lui staremo ancora qui a sentire le urla ed i pianti in direzione gara. É vero che “It’s Racing Baby” è bello, ma non quando vieni letteralmente buttato fuori.

Poche volte abbiamo visto un Campione del Mondo esser redarguito in pista così. Immagine MotoGP.com

CAMPIONE DEL MONDO IN CRISI

Diciamocelo. Sembra di rivedere Kenny Roberts JR nel 2001, stessa moto e stesse delusioni. Un Joan Mir incapace di vincere e di graffiare. Un Mir capace di sorpassi bellissimi e durissimi allo stesso tempo (andatevi a rivedere Portimao 2021 e l’entrata su Marquez). Se non fosse che ogni volta che ne subisce uno lui, oppure qualcuno si mette nella sua scia in qualifica si mette a frignare alla prima telecamera utile.

Jack Miller ha insegnato al Campione del Mondo quello che dietro ai banchi di scuola non impari, ma che impari per strada. Se vuoi fare il duro, abituati ad esser trattato da duro.

IL RESTO DEL MONDO.

Sempre meglio Enea Bastianini che con la Ducati di Garibaldi chiude 6°, grazie anche al sorpasso/suicidio di Mir su Miller all’ultimo giro. Sempre più nei Top10, la “Bestia” ha in mano la Ducati. Non avrà il talento di Martin (così dicono) ma ha senza dubbio imboccato la strada giusta. Ottima gara anche per Alex Rins che per una volta rimane in piedi e finisce 4° ai piedi del podio. A differenza del compagno di squadra (il Campione del Mondo in carica) lui ci prova ogni gara, butta sempre il cuore oltre l’ostacolo e quasi sempre butta pure la moto nella ghiaia. Pecca di intelligenza tattica (a differenza di Mir) ma almeno ci prova e non fa i calcoli da buon alunno durante il GP.

Capitolo Martin. Aveva in mano il 4° posto, non c’era nulla di male a fare passare Bagnaia ma con quel dritto al serpentone del COTA si è beccato il long lap penalty. Risultato? Ha perso la posizione su Rins. Sembrava di vedere il buon Danilo Petrucci in quel di Valencia 2015, quando per scansarsi andava sugli spalti….

KTM L’AVETE VISTA⁉️

Tutti ad incensare il buon Dani Pedrosa, neanche fosse Micheal Jackson tornato in terra, quando la KTM vince. Ma vogliamo dirlo che KTM è sparita dai radar? Anche in questo GP nulla, desaparecidos… Resta da capire se il problema sia la moto o i Piloti del Team Ufficiale, visto che in Tech3 ormai navigano a vista…

Classifica Mondiale 👇

Classifica Mondiale.
Con tre Round alla fine, sui circuiti di Misano, Portimao e Valencia, Quartararo potrebbe già chiudere i giochi proprio in Italia. Gli basta una vittoria ed a meno che non piova, la mia impressione e che Fabio avrà la corona di alloro in testa già alla fine della gara al SantaMonica…

 

✍️ Francky

 

P.S. Ha molti può dare la sensazione che questo 2021 di Marquez sia molto simile al 1993 di Doohan. Non c’è niente di più sbagliato. 1. Doohan non si è fermato per un anno, non è stato così tanto tempo lontano dai circuiti, Marquez non ha guidato una moto per un quasi un anno. 2. Il GAP tra le moto del 1993 e quelle di oggi è ENORME. Nel 93 le moto che andavano davvero forte erano le Ufficiali ed i distacchi in ogni gara erano altissimi, in questo 2021 le moto hanno raggiunto un livello tale che vincere è sempre più difficile, perché la concorrenza è triplicata rispetto a 30 anni fa. 

Quindi NO. Non è simile al 1993 di Doohan. Questo è il 2021 di Marc Marquez, l’anno del ritorno di un Pilota che saltò un intera stagione di MotoGP. È storia.