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BASTIAN CONTRARIO (VII) Mentalità vincente

Lo spettacolo che si è consumato sulle rive del Santerno, rive tra l’altro che molto probabilmente non rivedremo più a meno che non si verifichi, come per SPA, l’alternanza con altri circuiti (sono molto pessimista a riguardo), è stato deplorevole e vergognoso. A fine GP i tifosi in pista festeggiavano i loro (ed i nostri) beniamini Rossi e questi ultimi di rimando, con Hamilton in prima fila, a fare altrettanto la stessa cosa per la “bella rimonta che gli alfieri Ferrari sono riusciti a compiere”. Davvero è il caso di festeggiare? Veramente dovremmo accontentarci del risultato ottenuto ed essere felici proprio come Lewis a fine gara? Verstappen a fine prove libere (FP2 per la precisione), mentre era ancora seduto in macchina, batteva le mani sul suo costoso volante perché sapeva che la sua vettura, non assecondava le sue esigenze di guida e di fame di vittoria… poi si è visto com’è andata a finire. La differenza tra chi primeggia e, l’attuale Ferrari di Vasseur (in realtà si legge Elkann) è tutta qui: nella mentalità vincente che attualmente a Maranello non esiste.

La Ferrari del rubicondo Team Principal francese ha infranto un nuovo record (negativo) dopo la doppia squalifica rimediata in Cina, ed è stata quella di non arrivare nei primi dieci nelle qualifiche del sabato nel circuito Enzo e Dino Ferrari. Una vergogna ed un’onta ancora più grave di quella cinese appunto, perché almeno li erano dall’altra parte del pianeta a seminare gramigna, mentre questo orrido spettacolo è accaduto d’innanzi al pubblico di casa, con gli appassionati che fischiavano ed abbandonavano gli spalti da un lato e, i piloti dall’altro, che chiedevano scusa davanti ai microfoni dei giornalisti. La domenica per la Rossa si è risolta con un risultato che salva quel minimo di dignità che ancora gli rimane eppure (c’è sempre il trucco ricordate!), quello che i media ed i tifosi festeggiano non è altro che un risultato stretto, bolso e amaro. Innanzitutto perché la Ferrari non può presentarsi in questo stato, a maggior ragione se si considerano le aspettative che c’erano ad inizio anno e, soprattutto, perché se Ferrari è riuscita a risalire la china è stato principalmente perché è mancata la deludente Mercedes e, la Williams ha incasinato la strategia di Sainz, altrimenti la squadra italiana quasi sicuramente sarebbe risultata quinta forza; nulla di più. Dai consumati professionisti del settore è stato scritto che Hamilton, tra le altre cose, avrebbe dovuto portare in Ferrari la mentalità vincente del campione che tanto mancava a Maranello. Vedere il sette volta campione del mondo a fine gare, festeggiare neanche se avesse vinto, è stata di una tristezza infinita soprattutto se paragonato al gesto di stizza dell’attuale campione del mondo a fine prove libere. Un campione affamato, determinato a raddrizzare la rotta, non si sarebbe mai accontentato di un risultato del genere, ed invece Hamilton si dava le pacche sulle spalle da solo per l’ottimo lavoro svolto. La rimonta, che molti (soprattutto i supporter bidonisti… inglesi pardon!) hanno e stanno tutt’ora incensando, a mio modesto parere non è stato nulla di eccezionale se non doverosa e, questo lo affermo sia in luogo del fatto che uno come Hamilton è stato preso (a caro prezzo!) proprio per questo (per non parlare del compagno) e, sia perché appunto in pista alcuni avversari si sono persi. Non si dimentichi che lo stesso Lewis è rimasto infognato dietro l’imberbe e sfigato Antonelli per mezzo GP e, solo il ritiro di quest’ultimo, gli ha dato il via libera (a differenza del suo compagno di box che ha risolto la “pratica Kimi” in due giri!), altrimenti non lo so se l’inglese a fine gara sarebbe stato raggiante. Ferrari, per mano (e piedi) dei suoi piloti, aveva il dovere di provare a raddrizzare un weekend disastroso, perciò il sottoscritto non vede nulla di eclatante nel risultato ottenuto. Panem et circenses è una legge universale che si applica da più di duemila anni e, purtroppo per il popolo bue funziona sempre: risultato mediocre passato per successo, bagno di folla (fosse solo per quello che quei disgraziati in pista hanno dovuto pagare per stare li!) ad uso e consumo delle telecamere ed arrivederci e grazie.

Una squadra con una vera mentalità vincente, non avrebbe mai festeggiato prima di iniziare a lottare sul serio, di sicuro avrebbe avuto un profilo basso ad ogni appuntamento disatteso (altro che “C’è il potenziale”) e, soprattutto non gioirebbe per la conquista di un misero quarto e sesto posto davanti al proprio pubblico di casa. L’esempio ci viene dato proprio da chi, in teoria, dovrebbe essere sazio ed invece al contrario non è mai domo. Mi riferisco a quel purosangue di Verstappen che già dal giovedì sapeva che avrebbe potuto centrare il colpaccio, ed ecco perché quella rabbia mostrata venerdì pomeriggio. Questa è una mentalità vincente che tanto manca a Maranello e, che solo ai tempi del Kaiser ho visto albergare in quei lidi. Lo stesso LeClerc che si scusa in mondo visione (e vorrei vedere che non l’avesse fatto!) e che dice (la fiera dell’assurdo) “Puoi montare le gomme anteriori dietro e viceversa tanto non cambia nulla”, è un’ammissione di colpa inequivocabile e non mi riferisco al progetto sballato, perché non è lui a disegnare la vettura, quanto per il fatto che se la squadra, questa squadra, versa in codeste condizioni è anche una sua responsabilità. Mentalità vincente signore e signori: attualmente ciò che fa la differenza tra il campione olandese ed il mancato campione monegasco è tutta nell’atteggiamento nei riguardi della propria squadra, nel prendere posizione. Verstappen con quattro titoli già in bacheca ha puntato i piedi (“Se va via Marko vado via anche io”) e soprattutto, ha minacciato comunque di andare via se non si fosse migliorata la RB21 (che comunque nelle sue mani è l’unica anti McLaren), mentre il buon Charles più che piangere davanti ai microfoni non va oltre. Penso che sia arrivato il momento di guardare in faccia alla realtà e, di accettare l’asperrima verità che riguarda la prima punta Rossa, perché egli è stato a guardare mentre smantellavano una squadra che con tanta fatica era arrivata a lottare per il mondiale con una Red Bull dominante senza dire nulla, sempre lui si è fidato del Presidente e del Team Principal che ha messo al comando e, ancora lui era per le strade di Milano a gridare “Ci giocheremo entrambi i mondiali” anziché capire realmente come stavano andando le cose, perché dopo sette lunghi anni, avrebbe dovuto capire in quale squadra si trova!

Nulla del contrario purtroppo è accaduto ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con l’ennesimo anno buttato e con il prossimo che è tutto un enigma e, a tal proposito, si chiaro che ammesso e non concesso che Ferrari dovesse vincere il mondiale nel 2026, ciò non toglie che questo eventuale successo non andrebbe a cancellare quello a cui stiamo assistendo (sebbene già sono ben conscio che molti dimenticheranno!) oggi, perché determinati successi si devono analizzare anche attraverso le pene che una team affronta e, l’attuale Ferrari di Vasseur che ha l’appoggio incondizionato della Dirigenza Rossa, non solo ha completamente disatteso tutte le aspettative riposte, bensì ha ampiamente dimostrato che nemmeno conoscono il significato di mentalità vincente. Rifare il retrotreno della SF-25 è solo un disperato tentativo (con la macchina 2026 da progettare tra l’altro!) per cercare di salvare la faccia, arrivando a qualche vittoria di tappa, magari vedendo Hamilton urlare di gioia per aver vinto l’unico GP dell’anno della Rossa. Mentalità vincente; questa sconosciuta.

Buon GP di Montecarlo a tutti (preparatevi ad un’altra legnata, visto che nelle strade del principato la qualifica è ancora più importante che ad Imola).

Vito Quaranta

FRANZ HERMANN VINCE AD IMOLA. FERRARI COMPRIMARIA.

Imola, forse per l’ultima volta. E nel circuito che porta il nome del fondatore della Ferrari, e del suo figlio prematuramente scomparso, invaso, come sempre dai tifosi della rossa, la SF-25 viene orrendamente eliminata in Q2, mentre Piastri si guadagna la pole di un soffio su Verstappen, e Norris, come al solito, sparisce quando serve.

Si spengono i semafori, e Max quasi si pianta, ma quando arriva al Tamburello decide che si può anche frenare 10 metri più avanti e con una manovra da antologia passa davanti ad un sorpreso Oscar.

I due vanno via, mentre dietro di loro Russell fa la locomotiva di un trenino che durerà per 10 giri, fino quando, cioè, Norris lo passa di forza.

Contemporaneamente, Leclerc si ferma per la sua prima sosta, costringendo anche George allo stop per prevenire, senza successo, l’undercut.

Al giro 14 si ferma anche Piastri, che rientra nel traffico. Sarà per lui la prima scelta sbagliata della giornata.

Fino al giro 29 non succede praticamente nulla, poi qualcosa cambia. Rientra Norris, in quel momento secondo a 10 secondi da Verstappen. Contemporaneamente, Ocon si ferma alla Tosa, e viene attivata una provvidenziale Virtual Safety Car che consente all’olandese di fermarsi a sua volta, praticamente gratis.

Ovviamente si fermano anche tutti quelli che non avevano ancora effettuato il loro pit-stop. Vengono fatti fermare nuovamente anche Piastri, Russell e Leclerc, che erano su una strategia a due soste. L’australiano si ritrova così in quarta posizione, dietro anche ad Albon, mentre il monegasco piomba in decima posizione, alle spalle di Hamilton.

Verstappen ha ora un vantaggio di ben 20 secondi su Norris e 33 su Piastri, che al giro 40 si riprende facilmente il podio ai danni di Albon.

Al giro 46, il bolognese Antonelli si ferma alla Tosa, e questa volta la direzione gara fa uscire la Safety Car. Entra subito ai box Verstappen, che ha ancora un treno di gomme nuove disponibile. Si ferma anche Norris, che così cede la posizione a Piastri.

La neutralizzazione dura incredibilmente 9 giri, e si riparte quando ne mancano 10 alla fine. Verstappen esegue alla perfezione il restart, e mette subito 2 secondi fra sè e Piastri. L’australiano ha gomme molto più stanche, e ha difficoltà a tenere dietro Norris che, infatti, lo passa in tromba al Tamburello.

Anche Leclerc si ritrova con gomme molto usate, e Albon lo attacca ripetutamente fino a quando Charles non lo accompagna gentilmente nella ghiaia al Tamburello, facendolo passare anche Hamilton, che al giro successivo supera anche il compagno di squadra e va alla caccia di Piastri per il podio.

L’inglese ha gomma nuova, e mancano 3 giri alla fine, che sono troppo pochi. Leclerc dà la posizione ad Albon, per non rischiare una penalità.

La grandissima Federica Brignone sventola la bandiera a scacchi per sancire la vittoria di Franz Hermann, alias Max Verstappen, davanti a Norris, Piastri, Hamilton, Albon, Leclerc, Russell, Sainz, Hadjar e Tsunoda.

Prossima tappa, fra una sola settimana, Monaco. E lì il mondiale potrebbe riaprirsi.

P.S. Franz venerdì dava dei colpi al volante per la rabbia, tanto era difficile guidare la sua macchina, rimpiangendo forse la Ferrari GT3 con la quale qualche giorno prima aveva fatto il record sulla Nordschleife. E, ancora una volta, è bastata una notte per ribaltare la situazione.

P.S 2. con una partenza come quella di oggi, c’è poco da discutere.

P.S. 3 “Il ritmo gara è buono”. E non serve a niente, se si parte a metà schieramento.

P.S. 4 Siamo contenti per un quarto e un sesto posto, esattamente come quando in squadra c’erano Alesi e Berger.

P.S. 5 Un sempre più depresso Leclerc dice “dobbiamo smetterla di dire che dobbiamo capire”.

P.S. 6 Lo ammetto, ero fiducioso. Una gran macchina a fine 2024, la Red Bull in calo senza Newey, McLaren forte sì, con piloti anch’essi forti, ma predisposti ad errori e discontinuitá. Mentre la Ferrari aveva un grande campione, Leclerc, e un esperto 7 volte campione a stimolarlo. Avevo anche creduto ai proclami fatti dalla squadra stessa. Tutto falso, la realtà è che la Ferrari è stata ridotta ad essere una comprimaria, e che, anzichè parlare dei problemi, chi la guida, con un inglese dall’accento francese, racconta un mare di scuse, puntualmente smentite dai due piloti. Fino a quando gli sarà permesso, non si sa.

P.S 7.: Due piloti sono stati sostituiti con ignominia dopo poche gare, Lawson in Red Bull e Doohan in Alpine. Fatto sta che i loro sostituti in Q1 hanno prodotto qualche milione di euro di danni alle rispettive squadre, a riprova del fatto che, a meno che non ti capiti un Verstappen o un Sargeant fra le mani, difficilmente in F1 i problemi li risolvi cambiando pilota.

P.S. 8 Peraltro, va sottolineato che il debuttante che più di tutti era stato criticato dopo la prima gara per averla sbattuta nel giro di ricognizione, è quello che si sta rivelando, silenziosamente, il più costante di tutti. Auguro ad Hadjar di rimanere in Toro Rosso fino a quando Max non cambierà squadra.

P.S. 9 Questo è forse stato l’ultimo GP corso ad Imola. Mai dire mai, ma se non si concretizzasse un’altra occasione, sarebbe una grande perdita non solo per il territorio, ma anche per la F1.

P.S. 10 A proposito dello pseudonimo scelto da Max, cercandolo su internet viene fuori non solo associato a lui ma anche ad un altro contesto molto meno divertente (pur a rovescio). C’è da giurare che non ne sentiremo più parlare, mentre sicuramente vedremo, prima o poi, l’olandese cimentarsi nel vecchio Nurburgring.

 

F1 2025 – GRAN PREMIO DELL’EMILIA ROMAGNA

La F1 sbarca finalmente in Europa per quello che può essere considerato un gran premio di Italia bis e il primo su un circuito che davvero si può definire storico.

Ci si arriva con una situazione nelle due classifiche molto ben delineata, con Piastri e la McLaren davanti a tutti e senza possibilità di replica. Troppo forte la MCL39 e molto solido il pilota australiano che sta mettendo pian piano in un angolo il suo compagno di team Norris, in teoria molto più pronosticabile per una possibile vittoria finale.

Ma si sa che ogni GP fa storia a se e questo vale a maggior ragione per l’Enzo e Dino Ferrari di Imola. Il clou del weekend si concentrerà nell’ora di qualifica al sabato che comporrà la griglia di partenza, su un circuito in cui è molto difficile sorpassare. Fondamentale evitare errori e cercare di partire il più avanti possibile per poter gestire una gara che potenzialmente potrebbe finire già al termine dei primi giri in cui si delineeranno le posizioni.

immagine da motorcyclesports.net

Non una buona notizia per Norris che ultimamente ha fatto diversi errori in qualifica vanificando di fatto le sue chances di vittoria alla domenica. L’aggravante in questo caso è che sbagliare la qualifica a Imola potrebbe comportare una gara fuori dai primi tre, cosa che l’inglese non può permettersi. Curiosità anche nel valutare l’operato di Norris che si presenterà da capofila stagionale e con gli occhi puntati addosso.

L’importanza della qualifica è invece una gran notizia per Verstappen che sappiamo quanto riesca ad esaltarsi nel giro secco del sabato, andando oltre i limiti della sua monoposto. Una buona qualifica o addirittura una pole potrebbe mettere in seria discussione una vittoria McLaren che appare la cosa più probabile.

L’edizione di quest’anno è carica di significato anche per altri due motivi: l’esordio di Antonelli e Hamilton su un circuito italiano. Kimi Antonelli da Bologna in pratica è come se corresse nel giardino di casa e dovrà essere bravo a gestire la pressione e l’adrenalina per ottenere il massimo dalla sua prima volta in Italia.

immagine da 1000cuorirossoblu.it

Dall’altra parte Hamilton sperimenterà lo yin e lo yang di essere un pilota Ferrari: il grande affetto dei suoi tifosi e la spasmodica pressione e aspettativa di correre su una macchina rossa nel circuito di casa della famiglia Ferrari. Considerando che la Scuderia ci arriva malino a questo appuntamento, sarà un’esperienza interessante questa per l’inglese in cui neanche i sette titoli mondiali serviranno per essere preparati.

Su un circuito del genere le sorprese e gli errori saranno frequenti  e potrà essere l’occasione per i team minori di ritagliarsi uno spazio che altrimenti non avrebbero. Come già detto la qualifica sarà fondamentale e vedremo chi saprà avvantaggiarsi di più. Occhio di riguardo per il ritorno di Colapinto al volante della Alpine in sostituzione di Doohan.

Questa volta ad Imola è previsto un weekend completamente soleggiato per cui tutti i team potranno confrontarsi al meglio delle proprie possibilità. Da verificare l’introduzione della mescola C6 da parte di Pirelli, una mescola estremamente morbida che potrebbe qualcosa in termini di gestione del passo gara e dei pit stop.

Correre ad Imola è un pò come quando si aspetta la notte di Natale per scartare i regali: c’è aria di festa e grandi aspettative che potrebbero facilemente però essere deluse. Con questa F1 è facile incappare in delusioni e di sicuro gli appassionati più attempati non si aspettano certo le gare viste negli anni ’80 o ’90, ma alla fin fine la speranza che le curve del circuito del Santerno possano regalare quel qualcosa in più c’è sempre.

immagine da autosport.com

Quest’anno c’è poco da sperare nella Rossa, che punterà probabilmente a fare una figura dignitosa. Molto di più promette il neo patentato bolognese in Mercedes: siamo sicuri che un eventuale arrivo a podio farà felici tutti gli spettatori, anche i ferraristi più incalliti.

*immagine in evidenza da bolognaconventionbureau.it

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Il comunicato ufficiale Alpine (fonte Autoracer.it) recita: “Il team BWT Alpine Formula One annuncia che Oliver Oakes si è dimesso dal suo ruolo di Team Principal. Il Team ha accettato le sue dimissioni con effetto immediato. A partire da oggi, Flavio Briatore continuerà a ricoprire il ruolo di Consulente esecutivo e ricoprirà anche le mansioni precedentemente svolte da Oliver Oakes.” Queste sono le parole scritte dalla Alpine per salutare definitivamente il loro giovanissimo (il più giovane del Paddock) Team Principal che, sebbene siano state improvvise e si sono prestate ad ogni sorta di speculazione, arrivano inevitabilmente dopo i casini finanziari che il fratello ha combinato. Non mi interessa entrare nel merito della faccenda, anche perché ci sono delle indagini in corso ne, tanto meno, voglio spendere parole sullo stesso Oliver dato che pare sia partito (?) per Dubai in luogo del quale evidentemente, non vuole appunto far parlare di se. Quello che mi preme è discutere di tutta la melma che c’è in F1.

Chi ha i capelli che iniziano a diventare bianchi (beati coloro i quali i capelli ancora ce li hanno!) non scopre nulla di nuovo a riguardo perché il mondo della F1, soprattutto da quando hanno iniziato a girare assieme alle monoposto in pista tanti miliardi, sempre questa è stata. Molto probabilmente, per i tanti giovani che si sono affacciati a questo sport e, che tanto stanno a cuore a liberty Media e soci, questo invece può rappresentare un’assoluta novità e magari chissà, anche un motivo di crescita visto e considerato che gli stessi che ci fanno la morale ogni giorno con “la trasparenze delle regole”, sono gli stessi che poi commettono questi illeciti. Sia chiaro, non tutti nell’ambiente della F1 sono di questa fatta, vero è che il più pulito li dentro ha la rogna e, proprio la presenza di Briatore all’interno della stessa F1 prima e, come capo della stessa Alpine dopo, mi da non pochi pensieri. Vorrei ricordare infatti, a tutti coloro i quali mi leggono, che l’attuale Team Principal in pectore della Alpine è stato bandito a vita (!) dal mondo della F1, perché nel lontano 2009 organizzò a tavolino un incidente di proposito con uno dei suoi due piloti (Piquet jr), per poter sfruttare artatamente la Safety Car che in maniera matematica sarebbe entrata immediatamente dopo, per poi far vincere l’altro suo pilota di allora (Alonso). Fatti noti a tutti e che evidentemente si preferisce dimenticare per mera convenienza, eppure Briatore lentamente si è avvicinato nuovamente al suo mondo, ci è rientrato dalla porta di servizio poi, ed ora si ritrova nuovamente al comando di una squadra. Perché è un dato di fatto che con quel “… ricoprirà anche le mansioni precedentemente svolte da Oakes” la Alpine ci fa capire che ora Briatore ha il potere assoluto sulla squadra. Fermo restando che lo stesso manager italiano non potrà ricoprire questa carica per molto tempo, fosse solo per l’età che ha, resta il fatto che a maggior ragione per quanto accaduto mi chiedo in maniera ancora più forte, cosa ci faccia Briatore in F1! Com’è possibile una cosa del genere? Qual è la credibilità di tutto il carrozzone, visto e considerato che lo stesso sistema lo aveva preso in castagna ed allontanato in seguito? Trovo tutto ciò sconcertante e, sebbene vogliano farci passare tutto questo per normale, di fatto di normale non c’è nulla. Le dimissioni clamorose dell’ormai ex Team Principal Alpine, arrivano con una coincidenza spietata con l’annuncio di Colapinto al posto di Doohan e, con il susseguirsi delle voci (attualmente del tutto infondate), dell’abbandono di Horner in Red Bull con lo stesso Oakes che lo vuole come potenziale sostituto! Tempo fa scrissi che le notizie riguardanti la F1 corrono veloci tanto quanto le monoposto che stanno in pista, di certo ormai abbiamo raggiunto questo livello prestazionale con quanto è accaduto in questa ultima settimana. Sebbene non creda alle voci dell’avvicendamento di Horner (che ho riportato solo per dovere di cronaca), resta comunque l’incredibile coincidenza del licenziamento del capo del muretto Alpine e dello “swap” avvenuto tra i due piloti (Doohan/Colapinto). Inutile dire che Alpine, per bocca dello stesso Briatore, si è affrettata subito a sottolineare che i due avvenimenti non sono assolutamente collegati e, vogliamo anche credergli fino a prova contraria, resta il fatto che la venuta dell’argentino è un’operazione targata appunto Flavio Briatore perché è lui che l’ha fortemente voluto, sia per i positivi riscontri che la pista ha dato e sia e soprattutto per la grosse dote di sponsor che l’argentino porta con se. Fa sorridere che anche lo stesso Colapinto sia in prova per cinque gare, visto che a differenza del suo predecessore, praticamente il sedile se l’è comprato (anche in ciò non v’è nulla di nuovo) da un lato e, comunque (si dia a Cesare ciò che è di Cesare) conquistato dall’altro. Alpine pare sia un progetto con crescita prepotente, visto che dall’anno prossimo monterà i motori Mercedes (se le voci a riguardo dei nuovi propulsori sono vere, allora non potrà che migliorare) e non importa che una casa ufficiale (si scrive Alpine si legge Renault) monti sulle sue monoposto un propulsore di una casa costruttrice avversaria, perché tutto questo è concepito nello stile di chi attualmente la sta risollevando da terra. Passeranno gli anni e, nonostante ciò, non finirò mai di rimanere basito d’innanzi a storie come queste che con lo sport centrano veramente poco.

Le vicende fumose che riguardano il manager italiano vanno a braccetto con l’attuale Presidente della FIA, il quale più passa il tempo e più continua a farsi amici nel paddock (il selfie pubblicato da Brown, in cui si ritrae con i suoi due piloti a fine Miami GP, è emblematico: dietro il trio si era messo proprio Sulayem, il quale evidentemente sperava di essere ritratto anche lui, mentre invece il CEO McLaren ha posizionato il cellulare affinché egli non venisse ripreso… master class!) e soprattutto sta cercando di gettare le basi per un suo dominio assoluto in seno alla stessa Federazione. Infatti egli ha nominato come suo consulente speciale (“Advaisor”) l’avvocato Shaila Ann Rao: a molti forse questo nome dice poco, eppure la preparata signora (può esercitare sia in Francia che in Inghilterra ci fanno sapere gli amici di Autoracer.it) era prima l’avvocato di AMG, la stessa che contribuì a far istituire la famosa DT039 che affossò definitivamente la F1 – 75 nel 2022. Corsi e ricorsi storici come vedete, anche nel breve periodo evidentemente. Se Ben riuscirà ad instaurare il suo regime, questo al momento non è dato sapere visto che sembra (quante voci!) che uno dei suoi oppositori in fase di votazione, possa essere proprio Carlos Sainz Sr che non so quanto ne sappia di politica, di certo di problematiche di pista qualcosa ne capisce eccome. Come dite? Poi ci sarebbe il conflitto di interessi perché in pista c’è il figlio? Mi pare di avervelo detto che il più pulito ha la rogna no?

Buon GP di Imola (o dell’Emilia Romagna?) a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI MIAMI 2025

Il circuito di Miami, incastonato nel parcheggio (sic!) dell’Hard Rock Stadium, rappresenta ormai una tappa consolidata nel calendario di Formula 1, nonostante le perplessità iniziali che ne avevano accompagnato l’ingresso. La pista si contraddistingue per un mix di curve lente e veloci rettilinei che mettono a dura prova sia le capacità dei piloti sia l’equilibrio degli assetti delle monoposto. Il clima della Florida, con temperature elevate e umidità alle stelle, aggiunge un ulteriore elemento di sfida alla già complicata equazione. Tutto ciò potrebbe portarci ad apprezzare l’appuntamento semi-caraibico ma… no. Mi spiace ma giunti alla quarta edizione di questo GP posso trarre la conclusione che si tratti di un circuito pessimo. Il layout, se visto in grafica, non sembrerebbe male ma la sua concreta realizzazione, cioè il mero va-e-vieni delle vetture, ne mostra la inconsistenza. Non c’è una curva che sia non dico memorabile, ché sarebbe pretendere troppo, ma che dia almeno l’impressione di avere una qualche peculiarità. Ad esempio, il presunto “snake” tra la 4 e la 7 esita in un curvone a sinistra, la 8, che immette nel successivo lungo rettilineo (che poi non è un rettilineo ma poco cambia): ciò non ha molto senso se l’idea era mettere alla prova la tenuta delle vetture perché la 8 annulla gli sforzi fatti nello snake. Lo “snake” di Austin, che esita in un rettilineo con grossa frenata, o le celebri Maggots e Becketts che esitano nell’Hangar Straight di Silverstone, mostrano che lo sforzo congiunto di vetture e piloti risulta molto più determinante nel provare a fare la differenza o nel creare occasioni di sorpasso successive. Il budello tra la 13 e la 16, al di là del misurare il “pelo” dei piloti nell’entrare in rettilineo il più vicino possibile al muretto, non dà grandi chance di lotta nel successivo rettilineo (anche perché, a onor del vero, l’apertura DRS è molto lontana dall’uscita curva). Un budello simile si trova a Baku ove però si è badato più alla spettacolare visione delle vetture di Formula 1 attorcigliarsi intorno all’antico castello che non a qualche pretesa tecnica (ché Baku ha altri punti tecnicamente validi). Qui di “spettacolare” c’è ben poco e mi addentro nel giudicare le pacchianate che lo circondano.

In questo contesto era facile attendersi che la qualità relativa tra le vetture avrebbe dettato legge il che, in effetti, è avvenuto anche se, onestamente, non mi aspettavo che fosse così rilevante.

McLaren era ampiamente attesa al vertice ma, almeno a guardare i GP precedenti, non si pensava che fosse così dominante. Anche Williams, che già aveva fatto vedere ottime cose in questo inizio di stagione, si è ritrovata a veder esaltata la propria struttura meccanica e Mercedes continua a mostrare una spiccata adattabilità a tutte le condizioni tecniche di pista. Di converso si sono evidenziati i grossi problemi di Ferrari, perlomeno in raffronto alle ambizioni, di RBR che nonostante il solito fantasmagorico Verstappen, ha mostrato tutti i suoi attuali limiti nonché di tutto il parco vetture di seconda fascia. Infatti, i distacchi sul giro sono stati molto più ampi di quanto visto sino ad ora.

La domanda quindi è: nonostante i poco lusinghieri giudizi dati poc’anzi dobbiamo forse pensare che questo circuito sia il banco di prova più probante per una vettura di Formula 1?

Della “garetta” e delle relative mini-qualifiche rimango fermo sul mio proposito di non parlarne (ma giù il cappello per il nostro Antonelli e per la genialata di Hamilton con il cambio gomme)

Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza

Non perdiamo altro tempo e andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo palcoscenico floridiano.

PIASTRI voto 10

Il “ragazzo d’oro” australiano si sta prendendo la scena con una prepotenza che inizia a far paura. Dopo Gedda, Oscar confeziona un altra gara perfetta, dominando con piglio da vero campione tutte le fasi della corsa. In qualifica paga i soliti millesimi che ancora gli mancano per eguagliare la velocità pura di Norris e in più deve soccombere all’exploit di Antonelli. Ma è allo spegnimento dei semafori che il buon Oscar si trasforma in una macchina da guerra impossibile da fermare. Parte come un fulmine, approfitta delle “cornate” tra Max e Lando e impiega pochi giri per misurare il sorpasso che lo porta in prima posizione dopodiché… ciao! (copyright Bearman) Dopo aver superato Max, infatti, sfodera giri da qualifica, ben consapevole che era la sua occasione per mettere il timbro sulla corsa. Quando Lando, dopo che la bagarre iniziale gli ha fatto perdere posizioni, termina il suo recupero, i 10 secondi che lo separano da Oscar fanno capire che la gara è finita. Quello che impressiona di Piastri non è solo la velocità pura, che ormai diamo per scontata, ma la maturità con cui affronta ogni fase della gara. Sembra proprio che l’australiano non abbia più nulla da imparare e sta letteralmente scrivendo un nuovo capitolo della Formula 1. Con questa vittoria dominante, il messaggio al campionato è chiaro: il mondiale ha un solo, autentico favorito, e si chiama Oscar Piastri. Chapeau!

NORRIS voto 7 meno

Aspettavamo Godot e invece è arrivato solo Lando. Il buon Norris archivia un weekend dal sapore agrodolce: secondo posto che sulla carta dovrebbe soddisfare, ma che in realtà lascia l’amaro in bocca vista la superiorità mostrata dal compagno di squadra. In qualifica si deve accontentare della seconda piazza, dovendosi inchinare alle magie di Verstappen. In gara parte bene ma forse è proprio questo il problema: trovandosi nella condizione di poter prendere la prima posizione a Max si incastra in una lotta di ruotate che inevitabilmente si conclude a favore dell’olandese. Ora, dopo tutti questi anni, è mai possibile che non abbia capito che Max (se non ti chiami Charles) non si può battere in questo modo? Posso capire negli scorsi anni quando lasciarlo andare via alla prima curva significava già archiviare il GP ma quest’anno, con la vettura dominante che si ritrova, un minimo di sale in zucca bisognerebbe metterlo, no? Ebbene, lo scorno con Max gli fa perdere alcune posizioni che anche se non fa molta fatica, visto il dominio del suo mezzo, lo costringe a perdere parecchio tempo. Quando ritorna sulla seconda posizione il solco scavato da Piastri è incolmabile e termina al secondo posto, non dopo aver mostrato un ritmo ineguagliabile per chiunque, Piastri compreso, ma solo quando non serve. Un po’ mi spiace: le prime tre gare della stagione sembravano aver mostrato un Lando più calcolatore, come se stesse davvero ragionando strategicamente in vista del titolo ma a quanto pare mi sbagliavo.

RUSSELL voto 9

Giorgino nostro, con una Mercedes che continua il suo processo di crescita ma che certamente non è ancora al livello dei papaya, confeziona una gara semplicemente perfetta. Infatti, non si vede mai, non tira fuori nessun coniglio dal cilindro, non fa mosse spettacolari, e viaggia sempre sotto il livello dei radar ma alla fine è a podio. Anche nel finale, quando tutti si aspettavano un suo crollo, mantiene il passo minimo, si fa per dire, che gli consente di tenere a bada un arrembante Verstappen. Si continua a parlare poco di lui, quantomeno in relazione ai risultati, ma fa una certa impressione vederlo in classifica a pochi punti da Verstappen (93 contro 99) e a una distanza non siderale dai papaya. Con una macchina all’altezza, Russell, questo Russell, sarebbe tranquillamente in lotta per il titolo.

VERSTAPPEN voto 6 ½ meno

Capisco che il voto possa generare qualche perplessità ma il week end dell’olandese volante è stato assai ondivago. Non dovrei parlare di “garetta” e mini-qualifiche ma in entrambe tra colpe sue e del team (assurda l’uscita dal cambio gomme che rovina la “garetta” di Antonelli) non fa le solite faville. Nella qualifica vera, invece, ci mostra la sua ormai proverbiale magia con un giro mostruoso che lo piazza in pole position. La partenza non è al fulmicotone, tant’è che Norris si fa ingolosire dalla possibilità di superarlo ma anche qui Max si dimostra il solito osso durissimo e mantiene la testa. Resiste a Piastri da par suo per qualche tornata, con crono che erano ben oltre i limiti della sua vettura e con difese da libro di testo dell’università del motorsport ma alla fine deve arrendersi alla superiorità papaya (e alla sagacia di Oscar). È da qui in avanti che la sua gara non mi è piaciuta. Ciò, non è dovuto tanto alla prestazione (che evidentemente si aspettava migliore in virtù di qualche aggiornamento arrivato in corso d’opera) quanto dalla condotta di gara decisamente non all’altezza dei suoi standard. Infatti, finito dietro ai papaya, non mi è parso dannarsi l’anima per il prosieguo della gara con il risultato di aver sottovalutato l’inserimento di Russell (come tutti a onor del vero) e finendo per non poter più recuperare la posizione da podio. La sensazione, quindi, è che abbia sprecato il che non è il normale giudizio che si può dare di Max. Da qui il voto così particolare che mi sono permesso di dargli. L’estrema lucidità che lo ha sempre contraddistinto, anche nei momenti più difficili, a Miami non si è vista granché. Campanello d’allarme?

ALBON voto 9

Eccellente Williams ed eccellente Albon. Che gara! Con una Williams che sulla carta avrebbe dovuto faticare per la zona punti, il thai-britannico si inventa una gran bella prestazione. In qualifica brilla ma non tanto quanto Sainz ma è in gara che Albon si sfoderando un ottimo ritmo, che ci fa pensare (e confermare) che la FW47 è tutt’altro rispetto ai brutti anatroccoli visti nelle scorse stagioni. Miami ci dice fondamentalmente che Williams è terza forza dopo McLaren e Mercedes. Infatti, si può dire che la quinta posizione finale non è l’esito di circostanze fortuite, ritiri o incidenti o quant’altro, quanto il naturale esito di una prestazione eccellente, in cui il pilota ha anche potuto fare la differenza. Per issarsi in questi luoghi Albon vince diversi duelli (con Ferrari, Sainz e Antonelli) e all’arrivo non è neanche lontanissimo (8 secondi) da Verstappen. Che altro dire? Chapeau!

ANTONELLI voto 8

Giunti alla quinta gara del mondiale, il piccolo Kimi (e suvvia! Che si usi questo nome!) si esalta in velocità pura sopravanzando il pur eccellente Russell in entrambe le sessioni di qualifica viste a Miami. Ciò che stupisce è proprio il livello della performance perché il nostro nella mini-qualifica non è solo più veloce di Russell (e di 3 decimi per giunta) ma di tutti quanti mettendo in fila i papaya e nella qualifica vera servono le magie di Max e due miseri millesimi per tenerlo fuori dalla pole. Che ne dite? La stoffa c’è? Sia nella “garetta” che nella gara vera, tuttavia, il nostro pecca d’ingenuità lasciando parecchi punti sul terreno. Ma se si può giustificare l’emozione della pole nella “garetta” che lo fa scattare male allo spegnimento dei semafori, un po’ meno è la sua condotta nella gara vera nella quale, soprattutto nel secondo stint, non è all’altezza di Russell e soccombe ad Albon. Il week end di Miami è dunque un GP speculare a quelli condotti finora dove ad una qualifica un po’ incerta faceva seguire una condotta di gara eccellente. Fa tutto parte del processo di crescita. Va comunque detto che non commette errori e a 18 anni, catapultato in un top team e in posizioni di vertice è roba da leccarsi i baffi. Bravo!

LECLERC voto 6

Ferrari a Miami tocca il minimo, fin qui, della stagione. La vettura non c’è e si vede. Stavolta non vedo neanche particolari differenze tra lui ed Hamilton. Come a dire che il famoso, si fa per dire, assetto diverso che ne ha contraddistinto le ultime due gare a Miami ha avuto ben poca efficacia. Anche Charles pare bloccato dalla scarsa competitività della vettura e non mostra granché del suo repertorio.  La qualifica è poco indicativa e in gara si esprime solo a sprazzi. Nel finale le Ferrari sembrano avere qualcosa in più rispetto ad Antonelli ma è qui che va in scena una pantomima piuttosto imbarazzante. Ovviamente mi riferisco al teatrino dello “swap” con Hamilton che per qualche giro anima la anonima gara del cavallino. Dapprima e Charles a non farsi da parte e poi è Hamilton a discutere. L’effetto è che Antonelli non viene raggiunto. L’irritazione di Charles e di Lewis lascia parecchio amaro in bocca se si considera che si stava lottando per un ipotetico sesto posto. Un weekend da dimenticare.

HAMILTON voto 6

Non c’è molto da dire sulla gara dell’eptacampeao. Il voto dovrebbe essere un poco più basso di quello di Charles ma gli abbuono l’eccellente trovata della garetta che lo riporta sulla sufficienza. La gara è anonima e l’animato teatrino dello “swap” nel finale lo vede assai sarcastico. Come detto poc’anzi per Charles il vero punto è che si stava (forse) lottando per il sesto posto. A mio modestissimo parere non c’era bisogno di imbarcarsi in questi imbarazzanti convenevoli: se il muretto fosse stato più deciso quando Lewis, con le gialle è arrivato sotto a CLC si sarebbe potuto fare qualcosa quindi non vedo grosse colpe nei comportamenti dei piloti consci, peraltro, che ogni swap avrebbe fatto perdere almeno un secondo e i giri che mancavano alla fine erano davvero pochi. Magari per il futuro, auspicando che situazioni di questo tipo siano per posizioni più prestigiose, sarebbe il caso che concordassero prima come muoversi. La vera preoccupazione è che Albon era avanti di parecchio e che Sainz, dietro di loro, teneva con molta comodità il ritmo dei rossi.

SAINZ voto 6 ½

Weekend con luci ed ombre per lo spagnolo, che a Miami riesce a esprimersi bene sul piano della velocità pura, cosa affatto scontata fino a due gare fa, ma che in gara non riesce ad eguagliare le performance di Albon. Porta a casa la consapevolezza che la Williams non è per niente male e che se non cambiano troppo i rapporti di forza relativi potrebbe togliersi qualche buona soddisfazione nel prossimo futuro. Carino anche se un po’ troppo esagerato il tentativo di superare Hamilton all’ultima curva in cui ho letto molta “rogna” contro Ferrari.

TSUNODA voto 6

Il giapponese conferma che è meglio dei suoi predecessori sul secondo sedile RBR. Tuttavia, il cronometro rimane impietoso e sia in qualifica che in gara il gap da Max rimane amplissimo. Vedremo se riuscirà a migliorare in questo senso altrimenti in RBR saranno costretti a rimpiangere Perez.

NOTE DI MERITO

Bortoleto ha finalmente battuto un colpo mettendosi davanti a Hulk in qualifica e con una gara interessante almeno fino alla rottura.

Hadjar, anche se non è andato a punti, continua a impressionare favorevolmente

 

NOTE DI DEMERITO

Doohan, che sembrava essersi un poco svegliato ultimamente, torna nell’anonimato e pare certa la sostituzione con Colapinto a Imola.

Anche Gasly non è parso solido come ci ha abituati ad essere.

Lawson è tornato a giocare all’autoscontro: questa stagione è decisamente deludente e non mi sorprenderei se venisse ulteriormente retrocesso nel corso della stagione.

AM sempre più giù

Ci vediamo a Imola!