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L’intervista del Bring a Mario Donnini sul Mondiale F1 2016

A volte è difficile comunicare quello che si prova senza rischiare di cadere in quella che potrebbe essere scambiata per della vuota retorica ma ci proverò lo stesso. Non so chi mi disse anni fa che le persone più straordinarie son quelle che più contano/sono conosciute/importanti meno “se la tirano”. Parole Sante, specie in un’era eufemisticamente vuota come la nostra dove meno la gente conta più si da un tono.

Conobbi Mario Donnini sulle pagine dello splendido Forum Gpx.it, lo leggevo sulle testate per le quali lavorava ma ovviamente non avevo modo di interagire fino all’avvento dell’era internet e dei Socials. Non parlo a caso dei Socials perchè ivi rintracciato il Maestro su Facebook e subitaneamente chiestagli la connessione le sue argutamente ironiche riflessioni sulla vita son diventate subito un “must” della mia giornata. Un personalissimo vademecum della cosiddetta “resistenza umana” in mezzo (repetita iuvant) ad un vuoto che ormai pervade buona parte di quello che ci circonda.

Facendola breve (sed in scribendo saepe longius sum) Mario Donnini ha acconsentito a rilasciarci un’intervista sull’appena concluso Mondiale di F1 del 2016 al che noi della Redazione abbiamo fatto un brainstorming su quali potessero essere le domande da sottoporgli e lui, previa comunicazione da parte sua che non c’erano argomenti tabù (CHAPEAU!), ha risposto ad ognuna di esse.

Ecco quindi l’intervista del Blog del Ring a Mario Donnini:

1) MB ha fatto apposta a non far più “incontrare” Rosberg ed Hamilton in pista dopo l’ennesimo contatto avvenuto a Zeltweg?
«Di certo, dopo aver dettato severe regole d’ingaggio e messo bene in chiaro che il team non voleva vedere altri casini in pista, tutto è diventato apparentemente più soft e easy. Ma, ovvio, da lì in poi è valsa per ciascun dei due contendenti la teoria dell’anatra: apparentemente ferma e buona sopra il pelo dell’acqua, ma sotto sotto, dove nessun la vede, nuota e si sbatte come una dannata per filar veloce…».
2) È possibile che Hamilton ci abbia messo 9 mesi a risolvere i problemi con la frizione? 
«Atteniamoci ai fatti. Lewis ha sbagliato la partenza in Australia, in Bahrain, si è impappinato a Monza e si è avviato malino a Suzuka. Diciamo che per quanto riguarda gli attimi immediati dopo i semafori spenti, questo non è stato il suo anno. Ci sono stati problemi alla frizione, ma il pilota non può non essere co-responsabile tutte le volte in cui il suo compagno di squadra e rivale lo batte al primo scatto». 
3) Quanto dell’ingresso di Liberty Media al vertice della F.1 si ripercuoterà sulle politiche commerciali concernenti i diritti televisivi nella trasmissione delle gare di F.1 in Tv?
«Liberty Media è lì a scopo di lucro e farà di tutto per aumentare e moltiplicare le entrate, peraltro già piuttosto entusiasmanti».
4) Quanto di tutto questo (domanda 3) giova (o meno) alla diffusione della F.1?
«Rispondo in due tempi. Secondo me trenta o quaranta anni fa la F.1 aveva bisogno di aumentare la diffusione. Ora è un universo fin troppo espanso e a tratti sfilacciato. Credo ci sia bisogno di un riposizionamento e di una riscoperta di location più classiche e storiche, per avviare un recupero dell’identità. Francia e Germania su tutte. Quanto a Liberty Media, si batterà per far restare o approdare la F.1 esclusivamente dove c’è maggior convenienza economica».
5) Si può tracciare una riga tra il talento di Verstappen e la voglia da parte di Liberty/F1 di avere un prodotto commercialmente spendibile presso i giovani?
«Sul Pianeta Terra avere nel proprio show uno come Verstappen fa comodo a tutti, a parte colui che se lo ritrova da rivale in frenata».
6) È un caso che il Mondiale si sia chiuso all’ultima gara proprio l’anno in cui FOM ha venduto i diritti a Liberty Media?
«Certo che è un caso. Se Lewis partiva in testacoda sotto l’acqua in Brasile, il giochino era finito in anticipo. L’epilogo non dipende da chi comanda, ma come. Quando si è voluto imporre il finale all’ultimo atto, è bastato raddoppiare il punteggio dell’epilogo, vedi Abu Dhabi 2014».
7) Lo sviluppo verticale di prestazioni delle Power Unit da fine 2014 a fine 2016, specie in qualifica, è ascrivibile al mero progresso tecnologico o anche a deroghe nascoste?
«Al progresso tecnologico».
8) Qual è il tuo parere sul livello medio dei piloti attualmente in attività in F.1?
«Altissimo livello. Col senno di poi, contando Rosberg, cinque iridati in lizza dei quali tre pluriridati, con otto piloti che hanno vinto almeno un Gp in carriera. Un plateau da parterre de roi». 
9) Quali probabilità ci sono che un gruppo importante di investimento rilevi l’agonizzante Sauber?
«Lo scorso luglio la società Longbow Finance SA ha acquisito il 100% della scuderia, che fino a poco prima faceva fatica persino a pagarsi le trasferte. Se ci sarà relativa tranquillità economica, le cose si stabilizzeranno, sennò si farà sotto il prossimo. Di certo gli oltre 40 milioni di euro in premi Fom derivanti dal 9° posto di Nasr in Brasile vogliono dire che quasi metà quasi budget è completata».
10) Dopo il secondo anno negativo di fila per Honda c’è ancora interesse ad entrare in F.1 da parte di altri Grandi Costruttori?
«A oggi quello dei motoristi in F.1 è un circolo teoricamente aperto ma di fatto chiuso, perché non mi sembra proprio che fuori ci sia la fila per entrare. È un aspetto molto triste, questo. Sembra quasi di vedere che la F.1 è diventata una specie di ingessatissimo Dtm su base planetaria». 
11) Oltre la libertà di sviluppo sulle PU da fine 2016 è plausibile ipotizzare opzioni di sviluppo open con regole simili alla MOTOGP per le Factory e le Factory 2?
«No, perché nel motomondiale le sottocategorie sono arrivate soprattutto per incrementare e salvaguardare il numero dei partecipanti, altrimenti misero assai. Invece in F.1 i motoristi sono in grado di fornire senza problemi tutti i team che ne fanno richiesta, limitandosi a dare step di evoluzione più o meno aggiornati a seconda del prezzo che il cliente stesso è disposto a pagare». 
12) La fuga della F1 da dei GP paganti come Singapore e Malesia, gli spettatori in calo dal vivo ed in TV e la progressiva scomparsa dei GP storici possono portare al collasso?
«La Formula 1 non rischia il collasso economico, ma quello sportivo e morale. Con i gettoni di presenza che chiedono per ospitare un Gp e con i diritti Tv che incassano, i proprietari della F.1 hanno di che acquistare regali carini ai nipoti per i prossimi trecento anni. Il colasso, semmai, rischia d’essere narrativo. Se i Gp continueranno a essere così narcolettici e noiosi e se la Mercedes non incontrerà reali rivali diretti, la F.1 si troverà a essere appetibile quanto le leggendarie lezioni notturne in Tv del Consorzio Nettuno».
13) Cosa farà Honda se i risultati sportivi del 2017 saranno in linea con quelli del 2016?
«Una Casa in F.1 se vince tantissimo per tantissimi anni, prima o poi si ritira. E se, al contrario, fa brutte figure fisse, prima o poi si ritira. È la legge delle Case e della F.1. E la Honda ha un disperato bisogno di segnare risultati che rappresentino una soluzione di continuità rispetto al passato prossimo e al presente appena mandato in archivio».
14) Cosa pensi del fatto che ogni tecnico straniero contattato da Ferrari nel 2016 abbia declinato l’offerta per via di un ambiente notoriamente troppo politicizzato a Maranello?
«Quali sarebbero i nomi e i cognomi di tutti questi geni schifati? Esistono e si muovono in branchi, come i bisonti? Dai, non ci credo e la cosa non regge per il solo fatto che di geni in giro ce ne sono sì e no uno, uno e mezzo. Per il telaio la Ferrari avrebbe bisogno di un solo tecnico: Adrian Newey. Ma il vero problema è che questa è soprattutto una formula di motore e il vantaggio accumulato dalla Mercedes con la sua Power Unit in questi tre anni appare difficilissimo da colmare, perché ormai è strutturale. Comunque, forza Binotto!».
15) Cosa pensi del fatto che Ferrari, come già tentato e fallito con Alonso, abbisogni di un salvatore della Patria (Vettel) come unica opzione per provare a risalire la china?
«A oggi la Ferrari non ha rinnovato il contratto a Vettel né l’ha corteggiato per farlo rifirmare. Logico. La Ferrari ha bisogno di disporre di una power unit capace di cominciare a mangiare i talloni alla PU Mercedes. Se non arriva quella, stiamo a parlar di niente. Puoi correre con Vettel o con mia zia, ma il risultato non cambia: non vinci nulla. L’era ibrida è un’epopea di propulsori, non di piloti». 
16) Un Team Principal che dopo la bandiera a scacchi di Monaco dice “se la Redbull diventa un problema io me ne vado a casa” e poi la Redbull lo sopravanza sia nel Costruttori che nel Piloti, è la persona giusta per il muretto Ferrari o manca eufemisticamente di lucidità?
«Un team principal non si giudica da una frase. La verità è che con il regolamento dei gettoni, dei test calmierati e del freezing, tutti i team hanno fatto una fatica boia a recuperare l’immenso svantaggio iniziale istantaneo che avevano dalla Mercedes, per bontà e bravura sua. La realtà è questa. Per quanto mi riguarda, francamente non sono da annoverare nel circolo di coloro che vorrebbero la testa di Arrivabene».
17) Chi vorresti vedere in Ferrari nel 2018, una volta terminato il contratto di Raikkonen?
«Giovinazzi. I love italian pride».
18) Secondo te chi è attualmente il più forte tra i piloti in attività in F.1? Perché?
«Non impazzisco per il personaggio Hamilton, ma Lewis è in una fase che rappresenta e incarna la congiunzione felice tra l’immenso talento innato, l’esperienza e la capacità di mantenere ogni anno intatte le motivazioni, riprogrammando la sfida. L’inglese non ha vinto il mondiale, anzi, l’ha perso e male, in modo piccato e causato dal motore matto di Sepang, ma non vuol dire nulla. Non tutti gli anni Maryl Streep vince l’Oscar, tuttavia l’attrice più brava resta lei. Lewis a oggi è la Meryl Streep del Circus».
Un grazie dal profondo del cuore a Mario Donnini!
WE ARE BRING

2016 F1 Abu Dhabi GP: Il giorno di Nico

Fliegt heim, ihr Raben!  
Raunt es eurem Herren,  
was hier am Rhein ihr gehört!  

L’ultimo GP è come l’ultimo giorno di scuola:  soddisfazione, sollievo, un pizzico di anticipazione ma soprattutto un’inaspettata dose di malinconia. Si chiude (forse) una mini-era di dominio incontrastato Mercedes, culminata in quella che probabilmente è la monoposto più dominante dagli albori ad oggi. A far da palcoscenico a tutto ciò, come da recente dollaro-foraggiata tradizione, l’ingiustamente vituperata pista di Abu Dhabi.

Le prove libere dell’ultimo GP prima di un cambio regolamentare sono invise quasi anche ai team stessi. Da segnalare solo il ripetersi dei problemi Toro Rosso sull’interazione tra sospensione, cerchio e gomma, che provoca improvvise e violente forature del pneumatico stesso; evenienza risolto prima delle qualifiche, ma che sostanzialmente non ha permesso di trovare un assetto decente.

Le qualifiche sono un po’ il riassunto di questa seconda metà di 2016: Hamilton in testa con un margine non esagerato, ma costante, su Rosberg. A seguire una battaglia tra Ferrari e RB che si conclude con quest’ultima vincitrice, e con Raikkonen nuovamente davanti a Vettel, per un complessivo, inaspettatissimo, 11-10 nell’annata. Force India stabilmente quarta forza (e profusi complimenti annessi), e Williams ormai crollata a quinta, almeno quando Alonso non decide di fare il fenomeno e di piazzare la sua Japanese McLaren (o British Honda?) laddove non le si confà, almeno nella teoria e almeno su questo circuito dotato di due piste d’atterraggio su cui potrebbe comodamente planare un A380 a pieno carico.

La gara fondamentalmente si rivela, almeno per 45 giri, per quello che molti si aspettavano: una parata per Nico Rosberg; la sorte non smette di farci capire che è il suo favorito per il 2016, dalla partenza, al primo round di pit stop, all’assenza di qualsiasi tipo di intoppo alla cavalcata finale del pilota (pseudo)tedesco. Qualche blando tentativo tattico da parte di Hamilton è troppo timido e abbozzato per essere di qualsiasi utilità; più indietro, Ferrari e RB mostrano una sostanziale parità di prestazioni. Verstappen, sfortunato (e impacciato) allo start, mette in piedi un’ottima gara grazie all’aiuto dei sempre attenti strateghi RB; Raikkonen con una poco consueta incisività.
Fino a quando Lewis non decide che è venuto il momento di tentare il tutto per tutto, tentando di battere il record per il minor consumo gomme in un GP e conseguentemente alzando il ritmo a livelli di una Manor qualsiasi. Nel frattempo le RB si fanno sempre più grosse negli specchietti di Nico e Vettel comincia la sua cavalcata con le SS. Nonostante gli ultimi giri al cardiopalma, con il team MB che prega Lewis di accelerare (ma non s’era detto di lasciarli correre?) e Rosberg che piagnucola e si lamenta (la cosa che gli riesce meglio), Vettel assume un prevedibile atteggiamento da Ponzio Pilato e si rifiuta, in pratica, di attaccare il connazionale e rischiare di regalare il quarto mondiale all’inglese. La gara finisce esattamente come era cominciata, e come era stato previsto ampiamente: due Mercedes al comando e Rosberg che vince il Mondiale. Incidentalmente, gli ultimi giri potrebbero aver incrinato in maniera irreversibile il rapporto team-pilota in Mercedes*, sempre ammesso che, almeno in un senso, la fiducia non fosse stata già irrimediabilmente lesionata. Il rapporto tra i due piloti è rappresentato perfettamente dalla falsissima stretta di mano sul podio, puramente per necessità di marketing ed immagine.

Mondiale sull’esito del quale non mi dilungherò. Chi vince ha meritato, per definizione. Sta di fatto (e ripeto fatto, non opinione) che il (non indifferente) gap di talento tra Lewis e Nico è stato colmato e superato dall’intervento (ripetuto) della sorte. I pochi (e principalmente presunti) passaggi a vuoto di Hamilton non sono certo sufficienti a spiegare il trionfo di Rosberg. Rifiuto anche le (assurde) tesi su discoteche, Instagram, e baggianate varie: al 99%, il Mondiale è stato deciso dal destino, cinico e baro come non mai. Per quanto mi concerne, la gara odierna ha dimostrato ancora una volta, se ci fosse bisogno, quale dei due alfieri MB è il Fenomeno, e quale l’ottimo pilota. Se è vero che quello che conta è il nome nell’Albo d’oro, è anche vero che a distanza di 20 e più anni alcuni WDC vengono ancora ricordati come più meritati di altri (decidete voi quali).

Il 2016, in un certo senso, è stato uno degli esempi più classici dell’abusato motto attribuito a Lefty Gomez. Ma io continuerò a preferire un Fenomeno, e a ricordare Nico come quello di Monaco ’14 e Zeltweg ’16, per citarne due.

 

p.s. chiunque abbia scommesso all’inizio dell’anno su Nico, come da mia indicazione, è pregato di devolvermi il 20%. i 20 euro di Marloc, invece, verranno esatti a momento debito.

*update: Toto Wolff ha già provveduto a condannare in maniera seccata il comportamento di Lewis e dire che ne dovranno parlare con lui, e riscrivere le regole d’ingaggio. certo, se avessero evitato di tarpare le ali di Lewis, vietando qualsiasi tipo di lotta, fin dall’inizio dell’anno…

2016 FORMULA 1 ETIHAD AIRWAYS ABU DHABI GRAND PRIX

Avvisiamo i gentili viaggiatori, che stiamo arrivando al capolinea, preparatevi e ricordate di non dimenticare i bagagli o altri oggetti personali, prima di scendere.

E insomma si, siamo finalemente all’ultima tappa di questa stagione eterna, che già da qualche mese, ha iniziato a fare uscira qualche sofferenza al pubblico, anche al più sfegatato ed appassionato della F1.

Però dai, la chiudo qui, inutile lanciarsi nell’ennesima tiritera di quanto sia noiosa questa f1, di quanto era bello il passato. Ricordi spesso annebbiati, che scordano le peniche sul divano, in preda a una noia, proporzionale a una tappa in piano del tour de France.

Ma alla fine su, ci siamo, sulla pista più bella dalla F1, per un epilogo della fantastica lotta ai ferri corti, che c’è stata fra Nico e Lewis. Opss dalla redazione mi dicono che sto dicendo due minchiate, opss dai almeno una e mezza.

Ok ci provo, dai ora serio, mi metto li e vediamo di cavarne fuori un degno pre gp.

Dunque, facciamo subito un riassuntivo, del cosa serve al buon Nico per diventare campione:

arriva sul podio, indipendentemente dalla posizione di Hamilton:
arriva 4° e l’inglese si posiziona massimo in 2a posizione;
arriva 5° e Hamilton si piazza massimo al 2° posto;
arriva 6° e il compagno di scuderia finisce massimo in 2a posizione;
arriva 7° e il britannico giunge massimo in 3a posizione;
arriva 8° ed Hamilton taglia il traguardo al massimo al 3° posto;
arriva 9° e il tre volte campione del mondo non va oltre la 4a posizione;
arriva 10° e Hamilton si piazza massimo al 4° posto;
non prende punti, ma allo stesso tempo il britannico si classifica al massimo in 5a posizione.

Diciamo che nulla può far pensare, che il titolo non possa arrivare nuovamente in casa Rosberg, ed in buona parte anche meritatamente, seppur aiutato dalla stella (no no non è un complottismo e manco la Stellona nazionale) dei mille problemi tecnici che ha avuto Lewis. Tuttavia sto anno è toccato a Lewis, nel 2014 capitavano invece tutte a Nico, come a Singapore,con il volante che faceva le bizze.

L’unica cosa triste di questo lotta per il titolo, è che fino a Zeltweg, abbiamo potuto godere di un duello fra i due,che stava davvero arrivando a livelli di Senna vs Prost 89, forse anche peggio. Tutti abbiamo ancora negli occhi il crash di Barcellona, giusto per un esempio del livello di tensione che c’era fra i due.

Ma dopo la collisione di Zeltweg, la sfida si è appiattita, forse anche a causa di un Lewis assopito nel periodo agostano / settembrino, con un team che ha messo dei paletti ai due, ed ecco che, purtroppo, se ne è andata anche l’emozione del non sapere cosa sarebbe successo nel weekend di gara.

Domenica quindi Lewis dovrà fare la sua gara, mentre Nico cercare di tenersi alla larga dai problemi, difficile credere che qualcuno si possa frapporre fra i due, forse solo la testa di Nico può giocare degli scherzi. Ma anche questa ipotesi, è difficilmente credibile, perchè il tedesco non ha mai dato segni di scarsa lucidità, se mai solo troppa arrendevolezza nei duelli con Lewis, ma questa è una cosa che non servirà domenica.

La cabala poi da sempre dice, che chi ha vinto i primi 4 gp della stagione, non ha mai perso il titolo. Inoltre si può ricreare la combinazione della distanza degli anni, fra il titolo suo e di suo padre, identico a quello degli Hill, oltre a diventare la seconda famiglia, ad avere due campioni del mondo.

La cosa che mi aspetto dopo la fine del gp, sarà vedere quali saranno le evoluzioni di Nico e Lewis, io credo che il primo godrà un senso di appagamento e realizzazione, con la prossime stagioni corse in maniera meno intensa, mentre nel caso di perdita del titolo di Lewis, lo rivedremo tornare in auto più incazzato e determinato che mai. Ma questi sono solo dei miei pensieri.

Esaurito il discorso per l’iride, rimane una lotta per il quarto posto in classifica fra Seb e Max, dove io tiferò perchè si realizzi il peggior scenario possibile per le Rosse. Un doppio out sarebbe il top, magari sotto il loro fantastico e maestoso parco tematico, in modo da dare anche qualche bella copertina ai giornalisti, del tracollo Rosso a cui abbiamo assistito, magari staccando finalmente la spiana a sto malato agonizzante.

Nelle retrovie troviamo la lotta per la sopravvivenza di Sauber e Manor (anche se la seconda gode di un appoggio Mercedes), mentre tutto il resto pare più o meno ormai scritto, ad eccezione di una Toro Rosso che potrebbe arrivare davanti alla McLaren, seppure abbastanza improbabile, quindi i piloti saranno liberi di fare la loro gara.

Concludiamo con un pensiero all’ultimo gp del buon Felipe, pilota che forse ha vinto troppo poco, per quanto era veloce e capace fino all’Ungheria 2009, poi sempre simpatico e disponibile, un pò paperino come fu Barrichello, ma allo stesso tempo, aveva anche un gran carattere. Poi c’è Jenson, che ufficialemente non ha ancora detto basta, ma molto probabilmente sarà questa la sua ultima corsa, personaggio alle volte defilato, spesso ci si scorda che abbia corso tutte ste stagioni, qualcuno anche si dimentica del suo titolo, però anche lui un gran buon pilota, capace di molti duelli e vittorie rocambolesche, come a Montreal 2011.

Cosa dire ancora?

HEY OH….LET’S GO!!!!

Byez by Davide_QV

Interlagos, o della confusione fra laghi, mari, tempeste e diluvi.

Non so voi, ma io non solo non mi diverto più, ma sono estenuata. Un mondiale di 21 GP non aumenta il pathos, lo uccide per mancanza di misura. O forse è colpa di questi mondiali in vitro, senza significative possibilità di sviluppi e riprese? Non lo so, perché personalmente non mi divertono più nemmeno le lotte nelle retrovie e a questo punto nemmeno i giovani emergenti. Io non ne posso più.

Perfino le qualifiche non hanno più gusto, la lotta a due al vertice ha smesso di counvolgermi, e come faccio a emozionarmi se uno parte terzo piuttosto che quinto? Bella la pole di Hamilton, la sessantesima, di quel significativo capello davanti al compagno. Buona anche la prestazione di Raikkonen terzo – che poi sarebbe il caro vecchio “primo degli altri”. Ma c’è qualcuno di voi che si emozioni, che senta la tensione?… Poi se piove, non solo abbiamo la negazione di ogni spettacolo e della storia della F1, con la partenza sotto SC, ma anche la regola del parco chiuso per cui occorre partire con le auto così come si sono qualificate il giorno prima – ossia sull’asciutto. Poi sia chiaro, non butto la croce addosso alla direzione gara per le scelte fatte dalle ore 13.50 di oggi: stanno fra mille fuochi e qualsiasi scelta facciano sarà sempre additata al pubblico ludibrio. Fermano la gara, complotto a favore di X, non la fermano, complotto a favore di Y; la fermano e si poteva correre però, non la fermano succede qualcosa e vergogna stavano correndo solo per soldi indifferenti alla sicurezz….ronf, ronf ronf.

In queste condizioni, devo appunto provare a commentare la penultima gara di questa estenuante stagione.  Pezzi di gara inframezzati da SC e da bandiere rosse, piloti che cercano di movimentare un po’ la situazione montando gomme intermedie mentre il meteo dà diluvi imminenti. Hamilton tenace nel suo insistere a voler gareggiare, Rosberg con sangue freddissimo nel suo cercare di contenere i pericoli provenienti dal meteo e dai concorrenti, Verstappen arrembante e Ferrari sdrucciolose. E, nelle altalene dei pitstop e delle SC, piloti di ultima fascia che si trovano fortunosamente avanti e assaporano i 15 minuti di notorietà. Nel merito?  Prima cosa, molto confusi i muretti nelle loro strategie, però forse dobbiamo a loro (ai loro errori) quel po’ di spettacolo che c’è stato, con Verstappen ributtato nella mischia  da una comoda seconda posizione conquistata di prepotenza, e costretto a tanti spettacolari sorpassi per risalire. E poi, impressionante la tenuta sul bagnato della RB (sulla Mercedes impossibile esprimersi, inquadrata in gara mai: solo quando era dietro la SC). Se volete un commento più partecipato di questo, sono la persona sbagliata nel momento sbagliato: ho accolto questa vittoria di Hamilton come lo spettatore di un concerto di musica dodecafonica, capitato lì per caso, accoglie il bis chiesto dal pubblico che lo circonda.

Insomma, Hamilton ha vinto e si va all’ultima gara per decidere il titolo perché ha guadagnato altri punti su Rosberg e ora è dietro di “solo” 12 punti. Quindi, ancora una volta, ha vinto Bernie – chi vinca vinca.

FORMULA 1 GRANDE PRÊMIO DO BRASIL 2016

Interlagos sarà teatro della penultima prova del Campionato Mondiale 2016 di F1.  Rosberg ha (ancora) 19 punti di vantaggio su Hamilton il che significa che ha un (altro) matchball ma che soprattutto avremo di nuovo il privilegio assoluto di vedere Hamilton in modalità “all out attack”. Deve vincere sia qui sia ad Abu Dhabi e, com’è noto, potrebbe pure non bastargli. Ma, repetita iuvant, questo insieme di circostanze ci regala un LH44 come personalmente vorremmo sempre vedere ossia al netto delle distrazioni che, con buona pace dei suoi tifosi hardcore, se passavano in secondo piano in un anno dominato come il 2015 quest’anno invece rischiano di passare ai posteri come il motivo per cui ha perso il Mondiale. Premesso che ero e resto convinto che Hamilton lo porta a casa pure quest’anno c’è pure la cabala a giocare un suo ruolo per quanti interessati a cose del genere: G.Hill campione nel 1962 e D.Hill campione nel 1996. K.Rosberg campione nel 1982 e N.Rosberg……..ce la può fare nel 2016, ovvero 34 anni dopo suo padre ovvero gli stessi anni intercorsi tra Graham e Damon.

Il weekend di gara si aprirà con un siparietto abbastanza triste, Charlie Whiting in conferenza stampa assieme ai piloti a parlare di quanto accaduto in gara in Messico. Chissà se si siederà tra Vettel e Verstappen, presenti entrambi alla sceneggiata assieme ad Hamilton, Rosberg e Massa. Non so se sarà più un trionfo di imbarazzo o falsità ma tant’è, a questo siamo arrivati e per chi vede GP da 40 anni è qualcosa difficile da mandare giù. Povera F1, povera categoria regina.

Passando alla pista: Mercedes al solito sarà la prima forza in campo in Brasile e, al netto di imprevisti di qualsivoglia natura, farà prima fila e doppietta. RBR e Ferrari, i primi degli ultimi, arrivano da quell’altrettanto triste teatrino fuori pista in Brasile. Parlo di Arrivabene che sotto al podio rischia un coccolone per un terzo posto (poi ingiustamente levato) e dei tentativi di guerra psicologica Redbull nei confronti di Vettel. Che se le diano in pista e basta dico io! Interlagos come caratteristiche dovrebbe favorire la RBR rispetto alla Ferrari, manca il rettilineo “monstre” come a Baku/Città del Messico ed, al solito, dovrebbe  far caldo, sensibilmente più caldo sia di Austin che del Messico ma con buone probabilità di pioggia. Mai dire mai, specie con la ormai famigerata “finestra” di utilizzo delle gomme da parte della SF16H che funziona ad estro anzichè secondo logica. Prima o poi per la legge dei grandi numeri dovrà pure funzionare bene, anche se forse è già successo a Suzuka.

Passando alle seconde linee per riempire il Q3 son chiamati all’appello la Force India e la STR, quest’ultima ormai alla frutta con  la PU Ferrari 2015 ma che potrebbe beneficiare della conformazione del tracciato. Chissà se la Stroll ehm la Williams potrà dir la sua, mi farebbe piacere che Massa vivesse un weekend speciale nella sua ultima partecipazione al GP di casa. Mclaren Honda era e resta un mistero, dovrebbero faticare meno che in Messico ma ogni volta che ci si aspetta qualcosa di decente da loro, come in casa a Suzuka, riescono sempre a stupir tutti in negativo. Però la PU 2017 è stata già integralmente definita quindi Alonso e Vandoorne possono già dormirsela tra due guanciali.

Terze linee capeggiate dalla Haas che ormai aspetterà giusto la fine del mondiale per girar pagina, la Renault che ha appena annunciato una PU completamente nuova di concezione per il 2017 (Redbull sta già pregando) e la Sauber che l’anno prossimo correrà con le PU Ferrari del 2016 ovvero in attesa di diventare il junior team della Honda nel 2018 come si vocifera da più parti.

Al solito usiamo questo articolo per commentare l’intero GP dalle prove libere alla gara, al più tardi lunedì mattina verrà pubblicato l’articolo in commento al GP del Brasile. Tchau!