Tutti gli articoli di Il punto della Redazione

FORMULA 1, MOTO GP, WSBK, ENDURANCE, WRC, ROAD RACES, STORIA, TECNICA. Per info/contatti/richieste scriveteci alla mail blogdelring@norschleife1976.com

BASTIAN CONTRARIO (I°): Il dna

La grande attesa è dunque terminata ed ogni dubbio, a riguardo dell’attuazione del nuovo regolamento, è stato alla fine fugato. Le ansie, le paure e, tutti i cattivi pensieri che abbiamo paventato durante la pausa invernale sono stati dissipati… perché la realtà che si è parata d’innanzi ai nostri occhi è stata anche peggio di quella che si potesse pensare! Mi spiace non posso essere indulgente con questa F1 e, con lo spettacolo osceno che hanno offerto al pubblico di tutto il mondo, pubblico che a mezzo social si è fatto sentire in maniera forte e decisa e, sebbene il sistema faccia finta di nulla (tanto da cancellare i commenti negativi censurandoli!), la sveglia è stata suonata in quanto il grande pubblico, la massa su cui l’americana Liberty Media  ha tanto puntato, potrà essere anche bue e dormigliona, solo che non è stupida. Della F1 si è sempre detto che è dotata di un proprio DNA, di una propria anima la cui essenza è composta dallo spirito competitivo e, quindi di osare sempre sia dal punto di vista ingegneristico che dal punto di vista sportivo. Ebbene questo DNA è stato modificato, alterato, inquinato da un astruso e fin troppo audace esperimento genetico che solo uno scienziato pazzo poteva concepire. L’intera catena cromosomica è stata mutata e, considerando la mentalità dello scienziato di cui siamo prigionieri, dubito che potrà essere ripristinato il codice originario. L’attuale regolamento è stato concepito quando l’intero mondo automobilistico era in pieno delirio di elettrificazione, in luogo del quale avevano già deciso che tutta l’umanità (di sicuro quella europea) sarebbe andata in giro con la propria auto elettrica “leggendo comodamente un libro aspettando che l’auto si ricarichi” (una delle tante pubblicità che ho avuto la sfortuna di vedere in tv!) mentre invece la realtà, che è sempre comandata dalla domanda, ha decretato la fine di questo delirio poco dopo iniziato. Purtroppo il danno genetico ormai era già stato fatto in laboratorio, con l’ingresso e quindi con la spesa di ingenti capitali, da parte di nuovi costruttori che a loro volta sono stati attratti e convinti ad entrare nel circo. Il paradosso è che queste regole sono servite anche per aumentare la presenza delle squadre in griglia e, di fatto siamo punto e accapo, visto che Aston Martin è stata azzoppata da Honda la quale non ha capito nulla di questo regole sulle quali anch’essa tanto ha puntato.

Ingegneristicamente parlando sebbene queste attuali Formule siano un prodigio di tecnica è altrettanto vero che l’attuale tecnologia non consente ancora di attuare ciò che il Sistema ha sempre voluto, di fatto tutti hanno fatto il passo più lungo della gamba come si suol dire e, sono inciampati tutti (tranne Mercedes of course) di brutto. Di queste monoposto l’unica cosa che salvo è l’aerodinamica (non quella attiva che è anche peggio del DRS!), in quanto si sposa con vetture più piccole e snelle quindi più agili, a favore di una migliore guidabilità, solo che mi fermo qui. Vedere il lift&cost in qualifica è stato uno degli spettacoli più orridi che si potessero immaginare. Il DNA della F1 è vedere i piloti di F1, soprattutto in qualifica, che danno il massimo in ogni metro della pista senza mai risparmiarsi. La qualifica è la massima espressione agonistica dove si vede il potenziale della vettura e soprattutto il valore, per non dire le palle, del pilota che la conduce. Russell ha dominato il sabato australiano è vero, solo che il suo dominio è stato effimero, liquido, perché egli ha ottenuto il tempo migliore non perché ha spinto più di tutti, quanto perché è stato il più bravo a gestire l’energia a sua disposizione erogata dal suo motore che di fatto è il più efficiente del lotto. Già ho detto, durante l’off season su “Il punto della redazione”, che non è giusto definire gli attuali piloti di F1 ingegneri, nonostante l’elevato tasso di elettronica da controllare, bensì sarebbe più equo definirli “ragionieri” in quanto essi, durante tutta la percorrenza del giro, hanno una sola preoccupazione che è quella di gestire al meglio l’energia che la batteria possiede. Allora ecco che arrivano plafonamenti in pieno rettilineo, visto che ora dobbiamo avere a che fare con il super clipping e, mentre sei a più di trecento chilometri orari, li vedi rallentare (senza scalare!) di almeno cinquanta chilometri orari in meno. La violenza peggiore è il famigerato LICO, in luogo del quale ogni pilota alza il piede dall’acceleratore e, praticamente diventa un passeggero della sua stessa vettura che deve far scivolare verso la curva cento cinquanta, duecento metri prima della stessa, a differenza di prima che si staccava il più tardi possibile fosse solo per dimostrare all’avversario chi avesse le palle più grosse. Niente da fare, questa F1 non è più degna di questo nome e, il buon Verstappen (il quale ha continuato a lamentarsene davanti ai microfoni… e non è stato il solo), già nei test prestagionali ne ha dato la degna definizione che è appunto quella di una Formula E con gli steroidi.

Il Sistema F1 naturalmente ha già un piano B, solo che si riserva d aspettare almeno il prossimo GP in Cina, che si svolgerà domenica prossima, in quanto quella australiana era una pista molto probante dal punto di vista della ricarica della batteria. Quale sarebbe il piano B? Quando si dice che la pezza è peggiore del buco: chi di dovere ha pensato di tagliare Kw al motore elettrico, in modo da avere ricariche più veloci e abbassamenti notevoli dei fenomeni di super clipping e LICO. Non importa, dicono gli esperti, che le monoposto andranno più piano (già ora sono più lente di tre secondi rispetto all’anno scorso!), purché ci siano più lotte in pista. Di fatto ritorna la mentalità tipica americana che è quella del wrestling, delle lotte organizzate a tavolino in modo da intrattenere il pubblico pagante. A proposito di pubblico: questo era numeroso in quel di Melbourne, perché giustamente i biglietti vengono venduti con largo anticipo e, naturalmente questo vale per il resto dei GP della stagione 2026. Certo è che resta da vedere a questo punto come reagiranno i cosiddetti “giornalieri”, perché sebbene dubito che da questo punto di vista cambi qualcosa (che segnale inequivocabile sarebbe vedere un autodromo semi deserto), è pur sempre vero che il mercato è solo comandato dalla domanda.  Intanto la F1 si è vantata di questo record di presenze, strumentalizzando ad arte questo risultato, unito al numero di sorpassi avvenuti in pista.  Come ho detto il pubblico non è stupido ed anche il più assopito sa bene che questi avvengono non tanto per estro agonistico del pilota quanto per il fatto che ha maggiore carica elettrica a disposizione. Vedremo in Cina se le cose miglioreranno o addirittura andranno anche peggio. Certo è che la F1 non credo possa continuare su questa strada perché se c’è un elemento di cui è composto il suo DNA è anche e soprattutto il pubblico.

Di sicuro chi gongola è la Mercedes, perché se ha una caratteristica nel suo DNA questa squadra, è quello di “azzeccare” i regolamenti che riguardano i motori. Cosi è stato nel 2014 e cosi è stato ora: questo attuale regolamento è stato fortemente voluto da AMG e Audi, non a caso due case tedesche, perché l’elettrificazione proprio da quella nazione è partita, salvo poi chiudere fabbriche una dietro l’altra. Con i capitali spesi ormai la F1 non poteva più tornare indietro e, chi è rimasta fregata è stata proprio Audi che si è fatta battere in maniera schiacciante dalla squadra di Toto. Non a caso a sollevare il problema della camera di combustione fu proprio Binotto. Ormai è tardi ed ora dovranno tutti inseguire a partire da Ferrari. La Rossa ha sfornato una gran bella macchina, telaisticamente parlando e, a tal proposito si vede la mano di Serra (ex AMG) a differenza del motore, che di certo non è all’altezza di quello crucco. l’AD Vigna , che era presente in Australia quasi saltava di gioia,  non tanto per il terzo posto ottenuto da Charles, quanto per il fatto che queste macchine sono un prodigio (sigh). Nel frattempo che la F1 corra ai ripari per il disastro che ha creato, vedremo Ferrari cosa farà per poter colmare questo gap con Mercedes, perché il vero banco di prova della Rossa sarà sempre lo stesso; che è quello degli sviluppi. Ad ogni modo non ho motivo di dubitare che questa volta ci riusciranno: la SF – 26 ha il DNA di Hamilton (parole del campione del mondo), quindi non vedo perché dovremmo preoccuparci.

Buon GP di Cina a tutti.

Vito Quaranta

F1 2026 – GRAN PREMIO D’AUSTRALIA

Il mondiale 2026 della F1 inizia il suo corso nella ormai storica pista di Melbourne tra pochissime certezze e tanti interrogativi.

Una cosa è sicura: il verdetto finale di questa prima gara dell’anno non sarà un’indicazione certa del probabile esito finale e della definizione dei valori in campo, troppe le variabili in gioco.

Sarà giusto un lungo shakedown in cui si giocherà un pò meno a nascondino e verranno fuori tutte le eventuali problematiche di cui sono affette queste nuove monoposto.

immagine da f1granprix.motorionline.com

I test di inizio anno ci hanno fornito qualche dato ma poche indicazioni utili: Mercedes dovrebbe essere al top e già protagonista di interpretazioni ad personam del regolamento, Red Bull e Ferrari meno compromesse di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia, con i tori che hanno inaspettatamente uno dei punti di forza nella nuova PU e gli uomini del Cavallino che, tra trovate ingegneristiche e una vettura solida e discretamente veloce possono puntare ad essere protagonisti fin da subito.

McLaren è forse quella che più si è nascosta ma che soffre anche di qualche problema di gioventù inaspettato, vedi peso eccessivo mentre molto più in difficoltà due delle grandi attese, Williams che ha avuto grossi problemi nei crash test e Aston Martin che fa la degne veci della Caterham che fu ma con Newey come progettista…

Cosa ci si deve aspettare per Melbourne? In una parola forse caos. Tante sono le incognite a partire da quella che sarà il vero ago della bilancia del campionato: la gestione del recupero di energia del sistema ibrido. Al momento ogni team ha la sua strategia in base al tipo di PU progettata e molto dipenderà anche dal tipo di circuito affrontato. Ad esempio, l’Albert Park potrebbe mandare in crisi molti team dato che offre poche frenate e necessita di accelleratore aperto per larga parte del giro.

immagine da formula1.it

in tanti si aspettano prestazioni ad handicap anche in qualifica, con monoposto che saranno costrette ad una gestione dell’energia molto parsimoniosa e con tanto lift and coast.

Punto interrogativo anche allo start, con previsioni apocalittiche di vetture praticamente ferme in partenze a causa dell’incapacità del turbo di generare una pressione sufficientemente alta da evitare lo stallo. Da questo punto di vista quella messa meglio sembra la Ferrari, che ha progettato la sua PU proprio per avere un vantaggio sotto questo aspetto ma si parla già di partenze “ritardate” o dietro safety car per problemi di sicurezza in pista. Speriamo non sia il caso.

Altro aspetto, soprattuto su una pista ostica come Melbourne, sarà la capacità di sorpasso che offriranno le nuove monoposto. Molti piloti hanno già espresso dubbi in merito, con sorpassi e scie da seguire molto problematiche.

immagine da planetf1.com

In generale, tutto quello che si è visto in Bahrein durante i test potrebbe essere stravolto proprio per una questione di diverso layout della pista e quindi delle condizioni per il recupero di energia.

La curiosità principale che verrà soddisfatta sarà con tutta probabilità il livello di prestazione pura tra i team oltre a capire chi e quante monoposto finiranno la gara.

Sul tema affidabilità buone garanzie offre la Ferrari e i motorizzati Mercedes, qualche dubbio in più su Red Bull e disastro totale per Aston Martin che già si dice venga a Melbourne giusto per onor di firma.

Occhio anche alla qualifiche che prevedono un giro di lancio lento per ricaricare le batterie e che non andrà incontro alla necessità di scaldare adeguatamente gli pneumatici.

Insomma davvero tutto o quasi una grande incognita, una gara che farà quasi storia a sè. Inutile dire che mai come quest’anno saranno fondamentali gli sviluppi in corso d’opera e la capacità di conoscere a fondo le nuove monoposto, sperando che le scommesse ingegneristiche fatte in fase di progettazione si traducano in prestazioni in pista.

In bocca al lupo alla nuova entrata Caldillac con gli stagionati Perez e Bottas e al rookie Lindblad, ne avranno bisogno.

BuonGp a tutti, per chi si sveglierà all’alba e chi avrà voglia di pagare per vedere. Me la racconterete voi come è andata.

*immagine in evidenza da austadiums.com

Rocco Alessandro

 

BEZZECCHI VINCE, ACOSTA LEADER, MARC QUELLO DA BATTERE- POST GP THAILANDIA

Eccoci al primo round del Motomondiale. Già ha dato tanti spunti, tante teorie del complotto e le solite impressioni da divano che sono uno spasso. In un weekend in cui i protagonisti sono l’ex Pilota Simon Crafar, oggi direttore dello Steward Panel, che in un delirio di onnipotenza decida il primo corpo a corpo tra Marquez ed Acosta e la “beneamata” Michelin sempre presente nelle cronache e nei dibattiti dei GP. Piloti arrivati sulle tele, chi con la gomma esplosa dopo la salita sul cordolo, Piloti che si sono ritirati per precauzione… In un GP che ha visto Bezzecchi dominare e sbagliare, Acosta diventare leader del Mondiale e Marc Marquez rimanere il Pilota da battere, poiché nonostante la scarsa preparazione era sempre lì davanti. Personalmente mi mancava tutto ciò, bentornata MotoGP.

Il Gran Premio di Thailandia 2026, primo appuntamento del Mondiale MotoGP e ultimo capitolo dell’era Michelin prima del cambio di fornitura previsto nei prossimi anni, ha offerto un quadro tecnico e sportivo estremamente interessante, ma allo stesso tempo ha sollevato interrogativi profondi sull’equilibrio competitivo della categoria. Sul tracciato del Buriram International Circuit la gara è stata dominata in maniera netta da Marco Bezzecchi, autore di una prestazione praticamente perfetta. Dopo l’errore commesso nella Sprint del sabato, il pilota italiano ha disputato una gara impeccabile, imponendo un ritmo insostenibile per tutti gli avversari e mostrando una superiorità evidente per tutta la durata della corsa.

Alle sue spalle ha provato a resistere Pedro Acosta, che con la vittoria nella Sprint e il secondo posto della domenica si è preso la leadership del campionato del mondo, diventando il primo pilota KTM a guidare la classifica iridata. La sua prestazione assume ancora più valore se si osservano i distacchi inflitti ai compagni di marca: Acosta è stato l’unico in grado di portare la KTM RC16 nelle posizioni di vertice, rifilando dodici secondi a Brad Binder, diciannove a Enea Bastianini e addirittura trenta a Maverick Viñales. Numeri che evidenziano come, al momento, soltanto il talento dello spagnolo riesca realmente a sfruttare il potenziale della moto austriaca.

La gara ha visto anche la presenza sul podio di Raul Fernandez, mentre la grande protagonista tecnica del weekend è stata la Aprilia Racing. La casa di Noale è riuscita a piazzare quattro moto nella top five, con l’unica eccezione rappresentata proprio dalla KTM di Acosta. Il successo di Bezzecchi non è stato quindi un episodio isolato, ma il riflesso di una competitività diffusa della RS-GP su questo tracciato. Inoltre, si sono visti segnali incoraggianti anche da Jorge Martín, tornato in pista per pochi giri ma già apparso in fase di adattamento alla moto italiana. Se lo spagnolo riuscirà a recuperare la forma dopo l’infortunio che lo ha tenuto fermo fino a metà gennaio, Aprilia potrebbe disporre di due piloti capaci di lottare stabilmente per la vittoria.

In netto contrasto con la prestazione di Aprilia, il weekend ha mostrato le difficoltà di altri costruttori storici della categoria. La situazione di Yamaha appare particolarmente complicata: il progetto tecnico attuale sembra ormai superato e il nuovo motore V4, su cui la casa giapponese sta lavorando, non è ancora pronto per essere utilizzato in gara. Anche Honda Racing Corporation continua a faticare. Joan Mir si è ritirato per problemi legati alle gomme, mentre la prima Honda al traguardo è stata quella di Luca Marini, decimo con circa venti secondi di distacco dal vincitore. Un risultato che conferma come la casa giapponese non sia ancora riuscita a uscire dalla crisi tecnica che la accompagna da diverse stagioni.

Il caso più discusso del weekend riguarda però Ducati. Per la prima volta dopo ottantotto Gran Premi consecutivi non c’è stata una moto di Borgo Panigale sul podio, interrompendo una striscia che durava da quattro anni. La prima Ducati al traguardo è stata quella di Fabio Di Giannantonio, arrivato con oltre sedici secondi di ritardo, seguita da Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia, mentre Álex Márquez è caduto durante la gara. Tuttavia parlare di una vera crisi Ducati appare prematuro. Marc Márquez, nonostante una condizione fisica non ancora ottimale dopo l’infortunio invernale, aveva dimostrato di avere il passo per salire sul podio. La sua gara è stata compromessa da un problema alla gomma posteriore che ha portato alla perdita improvvisa di pressione nel secondo settore del circuito.

IL PROBLEMA DI MARC. LA GOMMA, NON IL CERCHIO.

I dati cronometrici mostrano con chiarezza l’anomalia. Durante tutta la gara Márquez aveva percorso il secondo settore in circa 26.1 secondi; nel giro in cui si è verificato il problema il tempo è salito improvvisamente a 26.8. La perdita di pressione ha provocato un allargamento della traiettoria, costringendolo a salire sul cordolo con la gomma ormai sgonfia. L’impatto ha provocato la rottura del cerchio in tre punti, circostanza che inizialmente ha alimentato polemiche ingiustificate nei confronti dei produttori di ruote come Marchesini e OZ Racing. In realtà l’origine del problema sembra legata allo pneumatico posteriore. Si esclude categoricamente la rottura del cerchio, lo pneumatico era già al di sotto della pressione da un paio di giri, fattore che legato al consumo dello stesso ha contribuito all’errore in curva 4 ed al successivo scoppio dopo la discesa dal cordolo.

Il vero tema tecnico quindi del Gran Premio riguarda infatti la nuova gomma portata da Michelin. Per questa gara è stata introdotta una soluzione con carcassa più rigida e struttura asimmetrica, pensata per garantire maggiore stabilità e sicurezza su un circuito estremamente impegnativo dal punto di vista delle temperature e delle sollecitazioni. Utilizzata già in Austria 2025 ed Indonesia 2025 (gare vinte da Ducati), sentiamo l’ipotesi bizzarra del “complotto” del quale alcuni hanno dato credito. Tuttavia il comportamento della gomma ha generato risultati inattesi. Molti piloti hanno faticato a mantenere prestazioni costanti per tutta la distanza di gara e i distacchi finali sono stati insolitamente elevati, ricordando quelli che si vedevano nella MotoGP di oltre quindici anni fa.

Il confronto con il Gran Premio disputato sullo stesso circuito nel 2025 rende ancora più evidente la differenza. Le moto e i piloti sono sostanzialmente gli stessi, mentre l’unico elemento cambiato in modo significativo è stato proprio lo pneumatico. Questo ha portato diversi osservatori a ritenere che la nuova carcassa abbia alterato gli equilibri tecnici del weekend, favorendo alcune moto e penalizzandone altre. Non sarebbe la prima volta che una scelta tecnica legata alle gomme produce conseguenze impreviste: episodi simili sono già stati discussi in passato, come nel caso di Mandalika nel 2022, quando venne introdotta una carcassa più datata per ragioni di sicurezza.

CLASSIFICA SPRINT

CLASSIFICA GP

Il Gran Premio di Thailandia 2026 si chiude quindi con molte certezze e altrettante domande. Bezzecchi ha dimostrato di poter essere un serio candidato al titolo, Acosta ha confermato un talento straordinario e Márquez ha mostrato di poter lottare per le posizioni di vertice anche in condizioni non ideali. Allo stesso tempo, il weekend ha messo in luce quanto l’equilibrio della MotoGP moderna sia estremamente sensibile a variabili tecniche come gli pneumatici.

CLASSIFICA MONDIALE

Fonte: MotoGP.com

In un campionato dove i margini sono sempre più ridotti, una singola scelta tecnica può cambiare radicalmente l’ordine competitivo di un intero Gran Premio. Naturalmente siamo alla prima gara, un gara tra l’altro dove ci sono stati i test, quindi ogni previsione è alquanto prematura.

Appuntamento il 22 marzo per il GP del Brasile sul circuito di Goiäna. Circuito nuovo per tutti in cui si arriva senza dati.

 

Francky Longo

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Siamo giunti dunque al momento della verità con l’inizio di questa settimana, Il momento tanto atteso, atteso sin dall’anno scorso oserei dire. Nel weekend di questa settimana, in quel di Melbourne, si disputerà il primo GP di questo mondiale che ha già fatto discutere non poco, a causa del famigerato trucco motoristico della Mercedes, avvelenando il “prestagione” tanto da far aumentare l’hype e le aspettative, sia nei riguardi della stessa Mercedes che a riguardo di tutto il mondiale. Nella fase dei test svoltasi in Bahrein (in luogo del quale tutti sono stati molto fortunati, considerando lo scenario geopolitico attuale) chi ne esce da favorito? Fino ad ora non mi sono mai dilungato volutamente su Ferrari, la quale ha solo da tacere (cosa che stanno facendo grazie a Dio!) e tutto da dimostrare eppure, dopo la sei giorni nel deserto e, considerando i numeri che ne sono usciti fuori, è impossibile non spendere delle parole sulla Rossa.

Già i numeri, croce e delizia di questa F1 la quale, se dovesse essere spiegata solo attraverso le cifre, avremmo una realtà che sarebbe totalmente diversa da quella che conosciamo. Infatti se dovessimo basarci su quanto abbiamo visto nei test del Bahrein, numeri alla mano, la Ferrari praticamente ne esce da prima forza! Addirittura il miglior tempo, voluto ed ottenuto, da uno scatenato LeClerc ha fatto sognare non pochi fan oltre che far versare fiumi d’inchiostro per gli inevitabili titoloni  del caso. Tutto l’atteggiamento avuto da Ferrari durante la fase invernale è stata sobria e parca, come ci si aspettava e come giusto che fosse considerando la legnata presa l’anno scorso. Ad essere sinceri non capisco perché sparare quel tempo: la Rossa come si muove fa parlare di se, sia in quanto Ferrari e, soprattutto qualunque cosa faccia nel bene e nel male, fa comunque danni. Dopo un inverno di silenzio assoluto, sparare quel tempo ha avuto un eco enorme, quasi a dire “Ci siamo, ci possiamo giocare il mondiale”… ed ecco che ci ritroviamo punto e accapo. Perché parliamoci chiaro, segnare il giro più veloce con una vettura completamente nuova, fa volare la fantasia non poco alzando l’asticella delle aspettative, con l’inevitabile delusione ancora più cocente, caso mai dovesse andare tutto a meretrici. Charles lo voleva quel tempo, allora mi chiedo quanto sono sicuri in Ferrari del lavoro svolto? Lavoro che ci restituisce la fotografia di una vettura nata bene, la quale ha addirittura stupito per alcune innovazioni tecniche che ha portato (ala reverse e pinna sul diffusore), ed era da tempo che la stessa Ferrari non faceva più scuole in tal senso e, qui è innegabile la mano di Serra, unico vero pezzo pregiato del tanto pubblicizzato mercato, pardon “turn over”, di Vasseur. Solo viene da chiedersi quanto vale realmente questo lavoro? Perché come detto all’inizio di questo scritto i numeri non sempre raccontano la vera verità. Ferrari è stata l’unica ad aver sparato il tempo e, soprattutto è stata l’unica squadra ad essersi sparata una simulazione gara con temperature dell’asfalto che superavano i quaranta gradi, condizioni difficili sebbene non estreme, evidentemente per cercare di capire la bontà del progetto, perché nonostante tutta la tecnologia che si ha a disposizione, per fortuna, il verdetto che da la pista ancora nessun simulatore lo riesce a fornire. Come detto la Rossa ha ben figurato in condizioni del genere e, sebbene molti abbiano già iniziato a festeggiare dopo il “tempone” di LeClerc, il sottoscritto si ferma qui. Perché la realtà, quella che veramente ci interessa, dice ben altro… c’è sempre il trucco.

Mentre Ferrari infatti spremeva la sua SF-26 in ogni condizione, la diretta avversaria cioè Mercedes, operava altri tipi di scelte ed una di queste, che dovrebbe far molto preoccupare, è quella di non simulare il passo gara (specie con le mescole più dure) con stint lunghi come quelli di Ferrari. Un atteggiamento del genere porta a due conclusioni: o Mercedes ha avuto difficoltà nel gestire il programma di simulazione oppure questi sono cosi sicuri di loro, che non hanno sentito la necessità di scoprire le loro carte. Come si suol dire “Ai posteri l’ardua sentenza”, che poi codesti posteri non devono aspettare nemmeno più di tanto, visto che la prima opportunità per scoprire le carte della Mercedes le avremo tra qualche giorno. Sebbene AMG abbia “cotto” due motori e, sebbene alcuni esperti del settore giornalistico pongano enfasi su questo aspetto, aumentando immotivatamente le aspettative proprio su Ferrari, ritengo che i problemi avuto da Mercedes rientrino nella normale fase di esperienza di una macchine e quindi di un pacchetto giovanissimo. Il fatto che la squadra di Toto non abbia sentito assolutamente l’esigenza di spingere sul giro secco e, addirittura di frazionare i long run fa capire il loro stato di forma e, aggiungo che durante i test la Mercedes si è preoccupata di simulare penalità da scontare ai box e cambiare anche l’ala anteriore, di fatto l’impressione che AMG ha dato è quella che stava preparando già la stagione europea!

In questo delirio di entusiasmo e aspettative, ci si dimentica troppo spesso di un aspetto chiamato fattore McLaren. I campioni del mondo, loro si che hanno lavorato nel silenzio più assoluto e, il sottoscritto continua a chiedersi come non si possa tenere in considerazione il fatto che questa squadra sarà sicuramente della partita. Anche i papaya non hanno fatto rumore durante i test, addirittura presentandosi con una monoposto sebbene raffinata all’anteriore, sovrappeso e depotenziata. Infatti è noto che la McLaren si è presentata a Barcellona all’ultimo momento e, i sei giorni bahreniti sono serviti a sgrossare la vettura in vista del primo appuntamento della stagione eppure, proprio in Australia la squadra di Andrea Stella si presenterà ai nastri di partenza non solo con gli aggiornamenti del caso, addirittura già con la prima cura dimagrante effettuata e, soprattutto con l’ultima specifica di motore fornitagli da Mercedes. Infatti sebbene siano circolate voci, durante i test, che il fornitore diretto di propulsori avrebbe potuto avere un vantaggio prestazionale rispetto ai clienti, è anche vero che oggi giorno certi giochetti almeno sulla carta siano vietati, quindi di fatto la McLaren è da considerare a buon diritto una reale minaccia per la lotta al titolo, fosse solo che attualmente hanno uno dei migliori staff tecnico ingegneristici del mondiale e, dubito fortemente che si sano rimbambiti nel giro di un inverno. Il dubbio che attanaglia i papaya è proprio il passo gara visto che è stato notato un anomalo degrado sulla distanza, vero è che non bisogna dimenticare che l’eccesso di peso incide non poco sulla negatività delle prestazioni.

Il dubbio che attanaglia Red Bull infine è solo il suo motore: premesso che il reparto Power Train ha fatto un lavoro “allucinante”, usando le parole di Wachè, è anche vero che nessuno si può improvvisare (questa attuale Honda lo dimostra) ed inevitabilmente soprattutto all’inizio i bibitari potrebbero pagare dazio verso i motoristi più esperti. L’unica certezza per Mekies&Soci è la presenza di Verstappen che solo lui vale due decimi!

Il GP d’Australia ci dirà chi avrà lavorato meglio e, sebbene non sarà indicativo di una stagione intera, almeno potrà già chiarire alcuni dubbi sul potenziale delle squadre e su quello di questo regolamento, che sebbene venga spacciato per fantastico, sembra già essere ai titoli di coda con le potenziai modifiche che dovranno essere apportate per salvare capre e cavoli.

Buon GP d’Australia a tutti.

Vito Quaranta

MEN OF STEEL – CACCIA AI RECORD

Men of Steel.

Questo posto è come una famiglia. Queste pagine trasudano Motorsport da ogni parola, da ogni pagina. Qui son passati tanti “scrittori”, tanti “appassionati” ma una cosa rimane in maniera indiscutibile: il BRing. Qui sono stato accolto, ricordo ancora il primo articolo sul Mondiale Supersport vinto da Randy Krummenacher che correva per Evan Bros. Qui continuerò a scrivere finché il boss non mi manderà in esilio.

Sarà una stagione interessante. Tutti danno per scontato il “decimo”. Anche io. Il Motociclismo non è però una legge sceitta in maniera perfetta. Va trattato col massimo rispetto che merita.

Andiamo a vedere quali record potranno essere “abbattuti” nel 2026 e quali altre curiosità interessanti…

1 – Con una sola vittoria diventerebbe il Primo Pilota del Motomondiale ad andare in tripla cifra nel computo di vittorie, pole position e podi (99-102-165), ed il secondo nel Motociclismo su pista dopo Jonathan Rea.

2 – Con una vittoria e 12 giri veloci diventerebbe il primo Pilota nel Motociclismo su pista a riportare la tripla cifra in tutte le 4 grandi statistiche (Vittorie, pole, podi, giri veloci). Attualmente è 99-102-165-88.

3 – Con 17 vittorie supererebbe il record di 89 vittorie in Top Class che appartiene Valentino Rossi, portandosi a quota 90, mai raggiunta da nessuno.

4 – Con almeno 14 gare disputate entrerebbe nella TOP5 dei Piloti con più presenze in Top Class eguagliando Daniel Pedrosa a 221.

5 – Vincendo al Sachsenring sarebbe la sua decima vittoria nel medesimo circuito in Top Class, eguagliando il record di Giacomo Agostini di 10 vittorie ad Imatra nel GP di Finlandia. Record imbattuto da oltre 50 anni.

6 – Con altre due vittorie nelle Sprint Race arriverebbe a 17 vittorie e supererebbe il record di 16 vittorie di Jorge Martin.

7 – Con altri 5 giri veloci in gara arriverebbe a quota 77 superando Valentino Rossi a quota 76.

8 – In caso di vittoria del Titolo Mondiale salirebbe sul podio dei Piloti più “vecchi” ad aver vinto un Titolo Mondiale in Top Class, superando Mick Doohan e Giacomo Agostini. Salirebbe al 3° posto, dietro a Phil Read e Leslie Graham.

9 – Con altre 9 vittorie eguaglierebbe il Pilota più iconico della storia Ducati nel computo delle vittorie con la casa di Borgo Panigale. Attualmente è a 14, a quota 23 c’è proprio Casey Stoner.

10 – Con 17 vittorie ed un Bagnaia mai vincente nella stagione, eguaglierebbe proprio Pecco a quota 31 diventando il più vincente Pilota della storia della Ducati.

11 – Se dovesse vincere il Titolo Mondiale eguaglierebbe il record di Giacomo Agostini di Titoli nella Top Class, detentore di 8 Mondiali in classe 500.

Infine una chicca, che non sentirete o leggerete da nessuna parte (sfido a trovarla)…

12 – Nel caso in cui dovesse diventare il Pilota più vincente della storia Ducati, eguaglierebbe il record di Geoff Duke che resta imbattuto ed ineguagliato dal 9 settembre 1956, ovvero essere il Pilota più vincente in Top Class con due marchi diversi (Norton 8 – Gilera 14).

Marc è il più vincente Honda (59) e potrebbe diventare il più vincente Ducati….

Ci sono oggettivamente dei record “fattibili” già quest’anno. La tripla cifra sicuramente, poi penso ai giri veloci, alle 10 vittorie sullo stesso circuito, sicuramente le Sprint (a meno che non si svegli Martin) e quello dei Titoli Mondiali andando ad eguagliare Agostini. Più difficili gli altri…

#MotoGP