F1 2025 – GRAN PREMIO DEGLI USA

Sessantatre punti in sei gare. Questo è il ruolino di marcia che Verstappen deve tenere per sperare nel titolo mondiale piloti. Sembra una cosa fattibile ma in realtà è molto più complicato e difficile di così e il primo a saperlo è proprio l’olandese.

Verstappen ci ha abituato in questi anni a rendere fattibile quello che non si pensava ma forse questa impresa è un pò troppo ardua anche per lui.

Diverse le cose a suo sfavore: in primis non avere la macchina più veloce del lotto e in secondo luogo i due papaya boys non gli regaleranno più tanti punti come successo nelle ultime gare, perchè anche alla stupidità c’è un limite.

immagine da racingnews365.com

Si arriva in una pista che ha sezioni pro Red Bull e altre pro McLaren con un vantaggio in più per i papaya boys: ad Austin la qualifica potrebbe non avere tutta questa importanza. Della serie, se anche Verstappen dovesse fare magie in qualifica, i due alfieri McLaren avrebbero tutte le armi per recuperare.

A rendere più difficile il compito per i primi della classe c’è la garetta Sprint al sabato, cosa che ridurrà il tempo per la messa a punto. Su un tracciato molto vario e lungo come quello texano potrebbe essere un problema non trovare in tempi brevi un assetto decente.

Come al solito, diciamo che i favori del pronostico vanno agli uomini di Woking e, al solito, in Red Bull si affideranno a san Max da Hasselt per cercare di recuperare più punti possibile.

immagine da www.the-race.com

Gli outsider sono al solito Ferrari e Mercedes ma in questo caso sembrano ancora più outsider del solito. In Ferrari ormai non vedono l’ora che finisca questa stagione che sta diventando fallimentare oltre ogni previsione. Il weekend di gara con un turno di libere in meno non è proprio il massimo per la Rossa, che dall’inizio dell’anno fa fatica ad ottimizzare il potenziale a disposizione.

Sarebbe davvero ironico se in questa occasione gli uomini di Maranello riuscissero a trovare la quadra con un turno di libere in meno. Potrebbe anche essere la fotografia che descrive bene la stagione del Cavallino, un qualcosa molto vicino alla farsa.

In Mercedes arrivano dal bel successo a Singapore ma, in teoria, il COTA non dovrebbe calzare a pennello della W16 che ha nella prima parte dello snake un bel tallone d’achille. A complicare le cose potrebbe esserci anche una gestione piuttosto ardua del degrado gomma su un tracciato da sempre molto impegnativo da questo punto di vista, fattore che in teoria dovrebbe essere a favore della Ferrari.

Tutte chiacchere che verranno spazzate dal responso della pista in un weekend in cui chi avrà qualcosa di importante da giocarsi dovrà mantenere nervi saldi e cercare di non fare errori. Immaginate se tra una settimana , alla vigilia del Gp del Messico, storicamente pista amica della Red Bull, Verstappen avesse ridotto ancora il suo distacco dal duo Piastri-Norris…

immagine da funoanalisitecnica.com

Intanto, a proposito di scenari immaginifici, si parla sempre più di un Chris Horner in Ferrari già dal 2026. Non so, dopo il licenziamento in tronco subito quest’anno non ce lo vedo Horner a rovinarsi per la seconda volta volontariamente la carriera. Si diceva prima che anche la stupidità ha un limite, ma quando si parla di Ferrari niente è impossibile.

*immagine in evidenza da circuitoftheamericas.com

Rocco Alessandro

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La settimana scorsa è stata non poco turbolenta, nonostante non ci siano state gare anzi, proprio a causa dell’ultimo GP svoltosi a Singapore, ci sono stati strascichi molto velenosi. Leggendo le notizie che si sono rincorse su tutti i protagonisti che appartengono al mondo Ferrari, mi viene da pensare dove vivano chi scrive e, chi le commenta in modo accalorato queste stesse notizie, che non portano altro che informazioni funeste. Apparentemente sembra che non si voglia accettare il fatto che la stagione in corso è andata, anzi non è mai decollata, cosi come ci si rifiuta di accettare il fatto che la SF-25 è una vettura sbagliata e quindi può terminare la stagione solo nel peggiore dei modi. Affermo questo perché, nelle notizie e nei commenti appunto, leggo ancora stupore quando invece ci dovrebbe essere una reale presa di coscienza della realtà come minimo, se non addirittura rassegnazione per come si concluderà il mondiale 2025 per la Beneamata. Allo stato attuale se LeClerc o Hamilton vogliono vincere un GP, per salvare la faccia alla loro Scuderia, si devono ritirare almeno cinque piloti (i due papaya, i due Mercedes e naturalmente Verstappen) e, non sono nemmeno sicuro che ci riuscirebbero visto e considerato gli ultimi exploit della Williams per mano di un rinato Sainz! La situazione a Maranello è davvero malandata e, le voci di questi ultimi sette giorni, non hanno fatto altro che contribuire ad aumentarne la pressione.

Cosa farà LeClerc l’anno prossimo? Perché una delle prime voci che sono state urlate, immediatamente dopo il GP di Singapore, è quella che vuole il monegasco fuori dalla Rossa se le cose non miglioreranno per il 2026. Viva Dio aggiungerei, visto e considerato che il monegasco avrebbe dovuto alzare la voce non ora, bensì già qualche anno fa. Indipendentemente dalle polemiche che sono nate, in merito al fatto che la squadra se la sia presa dopo aver sentito le critiche di Charles mosse proprio verso la macchina e quindi la squadra stessa, ritengo che al campione (mancato) della Ferrari non gli si possa dire nulla a riguardo e, dopo sette anni di bocconi amari ingollati ad ogni weekend di gara, il minimo che possa fare è proprio quella di spronare la squadra criticandola anche se necessario. Ripeto: il buon Charles avrebbe dovuto alzare la voce già anni fa e, il fatto che la sua stessa squadra si risenta di certe voci che lo riguardano, rientra in quel discorso di responsabilità che appartiene al monegasco e che gli ho sempre imputato, visto e considerato che egli stesso ha abituato il suo team in questo modo, anzi prendendosi le colpe anche quando non erano le sue, arrivando ad autoflagellarsi dinnanzi ai microfoni dei giornalisti. L’anno prossimo tutto cambierà e, se Ferrari non sarà all’altezza del compito assegnatogli, LeClerc giustamente dovrà guardarsi intorno perché gli anni passano per tutti e, sebbene il monegasco è nel pieno della sua maturità agonistica e di forma fisica, prima o poi questa magia finirà. L’anno prossimo chi centrerà il nuovo regolamento, vivrà per almeno un paio d’anni di inerzia sul vantaggio che avrà acquisito, di contro chi invece cannerà tutto starà naturalmente ad inseguire e, LeClerc a quel punto non potrà permettersi più il lusso di aspettare che il sogno si realizzi, fidandosi delle parole e delle mille promesse di chi comanda la squadra. In tal senso il mercato piloti, in ottica 2027, sarà molto interessante. Di certo ad un pilota come il monegasco le richieste sulla scrivania del suo manager (Todt jr) non mancano, quindi dipende solo dalla sua squadra se egli rimarrà o meno.

Di sicuro chi si gioca il posto l’anno prossimo è Vasseur, anzi se devo dirla tutta, le voci urlanti dell’ultima settimana lo vogliono già sostituito da Horner, con buona pace della stabilità e tutto quello che ne consegue. Aver rinnovato il rubicondo francese è stata cosa buona e giusta e, questo lo affermo anche se non sono un suo estimatore. Farlo fuori all’alba di un nuovo ciclo regolamentare sarebbe stato un autentico suicidio (proprio come lo è stato quello di smantellare la suddetta squadra all’inizio di questo ciclo regolamentare!), ed allora si che il già fragile castello di carta sarebbe definitivamente crollato. Parlare di Horner immediatamente dopo le deludenti prestazioni di Singapore, non ha senso proprio in virtù di quanto detto all’inizio di questo scritto: chi si aspetta un miglioramento da questa squadra in questo momento, evidentemente non ha capito come funziona l’ambiente. Vasseur da qui ad Abu Dhabi dirà sempre le stesse cose e cioè, che il venerdì siamo da mondiale e, la domenica invece che deve essere estratto il potenziale. Due sono le responsabilità che gli pendono sul collo, una di questa è il tipo di comunicazione che sta utilizzando perché arrivati a questo punto basterebbe dire la verità e, la seconda riflette direttamente la mentalità che vige attualmente a Maranello e cioè gli sviluppi. Infatti non solo l’aggiornamento apportato alla sospensione posteriore non ha aggiunto e tolto nulla, addirittura ora la Beneamata viene presa in contropiede da Red Bull e soprattutto Mercedes perché loro hanno continuato a concentrare i loro sforzi sull’aeroelasticità delle ali. Mentre Ferrari abbandonava completamente lo sviluppo dell’attuale monoposto, perché ha preferito concentrare tutte le risorse sulla vettura dell’anno prossimo (peccato che poi nel contempo Vasseur ci parla di potenziale da ricercare), i suoi rivali più diretti hanno continuato a sviluppare le loro monoposto con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: infatti Mercedes ha ritrovato competitività proprio continuando ad investire nella flessibilità dell’ala anteriore e, non è un caso che con una macchina più stabile stiamo rivedendo il Kimi di inizio mondiale, quello pre Barcellona, dove appunto è stata istituita la direttiva “castra flessibilità” ed infatti ora AMG, ha superato la Rossa nei Costruttori facendole perdere “l’obiettivo minimo” (sigh!). Oltre a Mercedes poi c’è anche Red Bull naturalmente, la quale ha continuato a sviluppare sia per avere conferma sulla correlazione dei dati e sia perché, a differenza dell’attuale Rossa, loro hanno una mentalità racer pura e dura e, con uno come Max a bordo, una possibilità di lottare per il mondiale piloti gliela daranno fino a quando la matematica gli darà ragione. Questa mentalità li ha portati ad un tiro di schioppo proprio dalla  stessa Rossa la quale, è solo questione di tempo, perderà anche il terzo posto nella classifica marche e, buona notte ai suonatori e all’obiettivo minimo. Horner? Spiacenti signori, attualmente il vero problema della Rossa non sono gli uomini che ci sono o quelli che dovrebbero esserci, bensì chi comanda davvero.

Questo mi porta alle ultime voci polemiche di questa settimana scatenatesi dopo le dichiarazioni di Elknn e Vigna profferite al Capital Markets Day: i due super manager hanno parlato come se stessero facendo un comizio elettorale, dove hanno fatto per l’ennesima volta promesse e, addirittura si sono presi impegni elettorali, pardon, coi tifosi in merito al futuro. Vi evito le dichiarazioni dei suddetti, ciò che mi preme sottolineare è che la quotazione in borsa di Ferrari è crollata dopo che i due manager hanno rivelato il loro piano per Ferrari fino al 2030! Come ho detto e, ripeto da sempre, il vero problema della Rossa è la dirigenza quindi o cambia quest’ultima o cambiano mentalità, da qui non si scappa come si suol dire. Continuare a raccontarsela serve solo a guadagnare del tempo (che ormai è agli sgoccioli) e, a nascondere la testa sotto la sabbia. Sarà proprio questa perdita di capitale a far cambiare le cose?

Buon GP di Austin a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI SINGAPORE 2025

Singapore, la perla notturna del calendario, dove i riflettori trasformano l’asfalto in un palcoscenico scintillante e dove ogni errore viene amplificato dalla luce abbacinante come in una tragedia greca messa in scena sotto la più limpida delle lune egee: può desiderarsi uno scenario più affascinante per il nostro amato sport?

Le qualifiche sono state spettacolari, con un crescendo rossiniano di emozioni e tensione, con piloti che si sono sfidati al millesimo in una danza frenetica tra i muretti che costeggiano uno dei circuiti più impegnativi del mondiale, non foss’altro che per il caldo e per l’umidità infernale che lo caratterizza e che alza di parecchi centimetri l’asticella già impervia di Singapore. Altro che la garetta sprint che molti si ostinano a suggerire per il sabato formulaunistico!

La gara, purtroppo, è stata molto meno spettacolare: niente SC (per il secondo anno consecutivo) e sorpassi col contagocce ma soprattutto poca tensione strategica, con una sola sosta comandata e consumo gomme poco rilevante.

McLaren, come da copione scritto nel libro del destino, ha portato a casa il titolo costruttori con ampio anticipo, e diciamolo chiaramente: è un trionfo strameritato visto il dominio assoluto sin qui dimostrato. Tuttavia, proprio ora che il titolo è in tasca, il team papaya comincia a mostrare qualche crepa nella corazza, qualche incertezza di troppo che, se non stanno attenti e concentrati, potrebbe costare caro nell’altra classifica, quella più prestigiosa del titolo piloti. Se mollassero la presa anche solo per un istante, un cannibale come Max Verstappen potrebbe divorare il titolo come Crono divorava i suoi figli. Il che, lasciate che ve lo confessi, non mi dispiacerebbe affatto, soprattutto se andasse in scena una replica del finale del 2007…

Ferrari delude ancora, e questa volta il sapore dell’amarezza è particolarmente acre perché Singapore era uno di quei circuiti che si potevano ritenere favorevoli alle caratteristiche della Rossa. Invece, nulla di tutto ciò. Al contrario, la vera sorpresa del weekend è stata una Mercedes che ha mostrato un miglioramento tanto inaspettato quanto impressionante proprio in un circuito che sulla carta doveva essere il suo calvario. Come Lazzaro risorto, la Freccia d’Argento si è risvegliata dal torpore stagionale regalandoci una prestazione che sa di miracolo tecnico. Nuovo fondo? Ali un po’ più flessibili? Difficile da dire perché i comunicati del team non lasciano trasparire granché ma fatto sta che l’impressione è stata notevole.

Ma bando alle ciance e vediamo come si sono comportati i nostri paladini del rischio.

1° – George Russell (Mercedes) – Voto: 10 e lode con cori angelici

Magnifico. Sontuoso. Imperiale. Russell ha disputato un weekend da incorniciare e appendere nella galleria degli eroi, dominando con la grazia di un ballerino del Bolshoi e la spietatezza di un condottiero romano. In qualifica è stato mirabolante con la Q3 in cui due giri perfetti (solo 7 millesimi di differenza!!) hanno dimostrato che meglio di così nessuno avrebbe potuto fare. In gara ha controllato ogni fase con una maestria che lascia senza parole, dimostrando ancora una volta di aver raggiunto quella maturità agonistica che da tempo gli si chiedeva. Nonostante le incertezze della vettura è da inizio anno che si vede che Giorgino sta guidando da dio, perdonate la prosaicità, e questa vittoria (unita ai due giri in Q3 poc’anzi citati che ancora mi fanno uscire gli occhi fuori dalle orbite) profuma di definitiva consacrazione. Non so come la vedete voi ma con la maturità e la performance mostrata quest’anno, se l’anno prossimo Mercedes non toppa la vettura, lo vedo come il maggior contendente al titolo insieme a Max.

2° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 9,5 e reverenze

Eccezionale. Semplicemente eccezionale, nonostante i problemi tecnici di cui si è lamentato per tutta la gara e che avrebbero fatto desistere chiunque altro. L’olandese ha guidato con quella combinazione di ferocia e intelligenza che lo rende unico, resistendo agli assalti di Norris (per la verità mai decisi… e anche questo è un copione già visto) e mantenendo una posizione che vale oro per le sue residue ambizioni mondiali. Spero solo che questa apparente ripresa della RB21 (testimoniata dall’ottima prestazione di Tsunoda a Baku) non sia un fuoco di paglia (qui a Singapore Tsunoda non si è visto proprio) perché è da tre GP che Max guadagna sulla coppia papaya e non mi spiacerebbe vederlo continuare… Ad ogni modo, la mia preoccupazione è assai relativa perché quando le cose si mettono male, Max diventa ancora più pericoloso, come un leone ferito che però conserva intatti artigli e zanne.

3° – Lando Norris (McLaren) – Voto: 7 con sospiri esasperati

Buono, certo, soprattutto se confrontato con la prestazione di Piastri ma ecco che rispunta il “braccino” nel momento cruciale. Quando si è trattato di attaccare Verstappen, quando serviva quel guizzo di coraggio e audacia per prendersi ciò che era alla sua portata, Landino nostro ha esitato come Amleto davanti al teschio di Yorick: sorpassare o non sorpassare? Nell’unico tentativo serio che ha portato (un abbozzo all’esterno prima della curva 7) Max gli ha fatto capire che piuttosto che farsi superare preferiva mandare entrambi a muro. Da lì in avanti si è limitato ad una sterile pressione che a Max non ha fatto nemmeno il solletico. Con l’obiettivo di assicurarsi il titolo costruttori ampiamente alla portata forse non si poteva chiedere di più a Landino nostro ma…

4° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 6 meno e pollice verso

Nervoso dopo il quasi-incidente al via con Norris, l’australiano ha disputato una gara piuttosto anonima, lontano mille miglia dalla brillantezza che gli conosciamo. Ha dato inaspettati segni di un nervosismo vacuo nelle sue pretese (ancora oltre la metà gara si sentivano team radio in cui pretendeva lo swap) e deleterio per il suo ritmo apparso per tutta la gara decisamente inferiore a quello di Lando. Da un pilota che si è già fatto il nome per esser l’Iceman 2.0 non è stato un gran sentire né un bel vedere. Comunque il compitino l’ha fatto e il titolo McLaren è stato messo in cassaforte. Ho la sensazione che dalla prossima gara se ne vedranno delle belle in casa McLaren…

5° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – Voto: 8,5 e pollici alzati

Ottimo, considerando che è ancora un rookie e che guidare a Singapore è come danzare sul filo del rasoio bendati. Uno dei pochi a effettuare sorpassi importanti, compreso quello su Leclerc che denota carattere e coraggio. Sta crescendo, il nostro Kimi, e queste prestazioni fanno ben sperare per il futuro. E colgo l’occasione per fare un mea culpa sulle perplessità che talvolta ho espresso su di lui. Nei momenti in cui ha commesso errori o non ha mostrato prestazioni da urlo ho avuto la sensazione che forse la scommessa di Toto fosse assai da rivedere. Tuttavia, dopo la fantasmagorica prestazione di Russell oggi e la conseguente definitiva consacrazione della strepitosa stagione (al netto delle qualità della vettura) che sta svolgendo va detto e ammesso che ogni valutazione sulle performance e sulla qualità del nostro piccolo Kimi va riponderata. Se, infatti, teniamo conto di quanto forte sta andando Giorgino non possiamo non rilevare che tra la giovanissima età e l’essere debuttante nella massima formula, per giunta in uno dei team di punta del Circus, la stagione di Antonelli è stata sin qui eccellente. In diversi circuiti le sue performance in qualifica sono state del tutto in linea con quelle di Giorgino (un paio di volte pure meglio) approdando quasi sempre in Q3 e in gara ha dato mostra di un certo coraggio e intelligenza pur trovandosi ancora in fase di apprendimento. Ha anche commesso errori da principiante? Be’… è un principiante! Alla via così!

6° – Charles Leclerc (Ferrari) – Voto: 7 con compassione

Tormentato dai problemi ai freni per tutta la gara, ha fatto quel che poteva con una vettura che sembrava avere più problemi di Edipo a Tebe. La prestazione c’è stata, il cuore pure (si veda il sorpasso su Hulk dopo il pit), ma quando la vettura non tiene non c’è talento che tenga. Merita di più, molto di più.

7° – Fernando Alonso (Aston Martin) – Voto: 8,5 e standing ovation

Settimo grazie alla penalizzazione di Hamilton, certo, ma la sua è stata una gara di altissimo spessore che avrebbe meritato applausi anche senza il regalo finale. A quasi 44 anni guida con la saggezza di un filosofo stoico e l’istinto di un predatore nel pieno delle forze. Indomabile e sempre sul pezzo nei team radio: a metà gara così risponde al suo ingegnere: “se ogni giro continui a parlarmi stacco la radio!”

8° – Lewis Hamilton (Mercedes) – Voto: 7,5 con rammarico

Tutto sommato buono, con una strategia finale particolarmente interessante (due pit scegliendo gomme rosse nel finale) che stava andando benissimo prima di essere vanificata dai problemi ai freni. Torna a mostrare un po’ della sua antica classe ma la fortuna questa volta ha guardato altrove. Rimane comunque una prestazione dignitosa che tuttavia, come sempre in questa stagione per tutto quanto lo riguarda, ha sempre il sapore della delusione.

9° – Oliver Bearman (Ferrari) – Voto: 8 e applausi

Bravissimo sia in qualifica che in gara, dimostrando ancora una volta di essere un talento mica male, di quelli che fanno pensare che palcoscenici più importanti possano essere alla sua portata. Qui a Singapore, in particolare, ha guidato con una maturità che smentisce l’età anagrafica e la “rookietudine” e per l’ennesima volta in questa parte di stagione ha dato le piste a Ocon: sarà mica segno che la stoffa del campione c’è tutta?

10° – Carlos Sainz (Williams) – Voto: 9 e mazzi di rose

Eccellente considerando la partenza dall’ultima posizione. Dopo il capolavoro di Baku sembrava che qui andasse tutto storto. Bravissimo a smentire la sorte: la sua rimonta è stata una lezione di guida e strategia, con quel pit stop a soli 10 giri dalla fine che è stato un capolavoro di audacia tattica. Di particolare rilievo è il fatto che Stroll, Albon e Lawson hanno provato la sua stessa strategia ma sono giunti assai più indietro pur essendo partiti più avanti. Quando Carlos si mette d’impegno, sa ancora come ricordarci perché sia un pilota di razza.

NOTE DI MERITO

Hadjar, 8, strepitoso in qualifica come sempre e pure in gara: nonostante il problema al motore solo l’eccellenza di Sainz lo ha privato di un meritatissimo punto. E’ pure assai smaliziato: al 37° giro, con Alonso in pressione su di lui, c’è stato un momento in cui l’ho visto chiaramente fare breaktesting sull’asturiano. Bella idea (doveva cercare di resistere nonostante il motore che singhiozzava) ma ha scelto il pilota sbagliato su cui provare questi trucchetti… Nonostante il riaggiustamento del mio giudizio su Antonelli e le recenti ottime prestazioni di Bortoleto continuo a considerarlo il più probabile Rookie of the Year.

Colapinto, 7.5, nel mare magnum della mediocrità Alpine, conferma un certo risveglio che si vede da qualche gara a questa parte. Anche a Singapore è andato decisamente meglio di Gasly. Troppo tardi, certo, ma almeno sta dimostrando che queste sue apparizioni in F1 non sono solo la grazia concessa dai suoi munifici sponsor.

NOTE DI DEMERITO

Hulk,4, continua a deludere, immerso com’è nello strano limbo in cui è precipitato dopo il podio di Silverstone. Unico a rischiare l’incidente nella Singapore senza SC di ieri con un testacoda da paura

Albon, 5, stranamente anonimo e ben lontano dall’efficacia di Sainz che forse (e ribadisco il forse) gli ha preso le misure ridimensionando le perplessità di inizio anno.

Tsunoda, 5.5, dopo l’ottima prova di Baku, riprecipita nel gruppo di rincalzo senza fare granché per distinguersi.

Lawson e Stroll condividono un bel 5: provano la stessa strategia di Sainz ma ne escono con le ossa rotte.

Gasly, 4, è da qualche GP che non mostra nulla di cui andare orgogliosi: vero che Alpine è un disastro ma nella prima metà di stagione ha saputo fare ben altro.

Ocon, 3.5, male anzi malissimo soprattutto se confrontato con l’ottima prova di Bearman. Il pilota che ci ha fatto strabuzzare gli occhi a Interlagos nel 2024 sembra un lontanissimo ricordo.

 

Ci vediamo ad Austin!

BASTIAN CONTRARIO (XVIII): Il dubbio

Ci sono mai stati dubbi su George Russell? Ebbene si, di fatto il forte pilota inglese è uno dei più sottovalutati della sua generazione. Il povero (si fa per dire) Russell dopo un giusto apprendistato in Williams, è approdato in Mercedes con le speranze di far valere i suoi talenti e dimostrare chi fosse realmente. Purtroppo per lui l’anno del suo debutto, nella casa dalla stella a tre punte, è coinciso con la debacle tecnica della squadra in luogo del quale il regolamento 2022 non è stato centrato e, se proprio devo usare un epiteto forte, i crucchi non ci hanno capito mai nulla a riguardo! La vita è questione di tempismo (infatti ne sa qualcosa il mai domo Alonso) ed infatti, oltre a trovarsi in squadra nel suo peggior momento tecnico, il buon Russell si trova anche al centro di una bufera chiamata “Verstappen si può liberare”. Come ho detto il tempismo è tutto ed in questo il forte pilota inglese è stato proprio sfigato. Vero è che se c’è una cosa che contraddistingue un campione è il fatto che non si arrende mai, ed infatti il ragazzo non si è dato per vinto, anzi si è rimboccato le maniche iniziando a farsi valere proprio con un compagno molto scomodo quale è Hamilton. La differenza del confronto con Hamilton, rispetto a LeClerc, è che quest’ultimo deve duellare con il campione inglese “giocando in casa”, perché Ferrari è il giardino del monegasco. Russell di contro ha invaso il territorio dell’epta campione del mondo ed ha dovuto impegnarsi non poco per far capire che il futuro di Mercedes gli apparteneva. La missione è stata compiuta, visto i risultati, eppure i dubbi sono sempre dietro l’angolo ed ecco che risolto un problema ne esce un altro fuori, che appunto si chiama Max Verstappen. Il campione olandese è sempre stato il pallino fisso di Toto Wolff e, proprio per questo Russell si trova al centro di una trattativa che ormai sta sfiorando la telenovela, in quanto nonostante i risultati che l’inglese sta sfoggiando, ancora non è stato annunciato il suo sacrosanto rinnovo. Si vocifera che il suo contratto dovrebbe essere un “uno più uno” (anche se personalmente non lo credo) e, ammesso e non concesso che fosse vero, il ragionamento ed il dubbio che mi sovviene è il seguente: cosa accadrà se l’anno prossimo Russell dovesse laurearsi campione del mondo e, nel contempo la Red Bull motorizzata Ford, dovesse risultare un fiasco totale? Verstappen sicuramente si libererebbe e a quel punto Toto che farebbe? Appiederebbe il suo campione per mettere comunque sotto contratto Verstappen? O peggio, manderebbe via Antonelli per avere una coppia esplosiva come Russell e Verstappen? Come ho già scritto su queste righe, sebbene per noi appassionati sarebbe una vera goduria per gli occhi, sono del parere che entrambi gli scenari sono potenzialmente irrealizzabili e, il sogno Verstappen per Toto rimarrà tale, appunto un sogno. Premesso che gli scenari sono infiniti e, se la F1 ci ha abituato ad una cosa è proprio nei colpi di scena, è anche vero che se devo basarmi sulle probabilità ritengo che l’attuale coppia Mercedes dovrà convivere per un bel po’ e, il buon Max dovrà rivolgere il suo sguardo verso altri lidi. Se le voci riguardati il motore Mercedes risulteranno vere (chissà come mai in tal senso i dubbi sono minimi), il buon George avrà quello che si merita e cioè poter lottare per il mondiale, perché ormai è più che pronto. Il GP di domenica scorsa ne è una testimonianza a riguardo, visto che l’inglese di fatto non è mai stato inquadrato (da una regia comunque pessima) come si conviene per il pilota che domina dall’inizio alla fine. A chi i dubbi iniziano a venire, come Fantozzi quando trovò solo pane dentro casa sua, è ad Oscar Piastri: ormai McLaren nemmeno si nasconde più su chi vorrebbe realmente campione e, i team radio prima e l’atteggiamento dell’australiano dopo, ce lo confermano. Addirittura Piastri, leader del mondiale, non era nemmeno sul palco a festeggiare con la squadra il meritato secondo titolo marche (!), il che la dice lunga su che ambiente si è venuto a creare. Ormai l’obiettivo principale della squadra è stato realizzato (i tempi cambiano e purtroppo non è detto che cambino in meglio: prima le squadre si scannavano per far vincere il mondiale al proprio pilota, ora ci si concentra sui Costruttori… sigh), quindi non rimane che espletare la formalità del titolo piloti. Vero è che questa formalità inizia ad essere più onerosa di quanto previsto, visto e considerato che i papaya è da qualche GP che non vincono più e, sebbene questo al momento è tutto a vantaggio di Oscar considerando che a spartirsi il gradino più alto del podio è Max ed ora anche Russell , è anche vero che l’australiano deve iniziare a darsi una sveglia e bella grossa anche, sia perché la sua stessa squadra ha atteggiamenti alquanto dubbi nei suoi riguardi e sia perché Norris, con la manovra fatta ai danni del suo compagno, ha capito che il risultato se lo deve andare a prendere in pista. La chiave del successo per Oscar, se vuole l’iride, è proprio nel punto dove tanto è migliorato e cioè nella pole. L’australiano deve ricominciare a martellare al sabato mettendo le cose in chiaro propri in qualifica, in modo tale che poi non ci saranno dubbi in seguito. Sono del parere che gli ultimi sei appuntamenti, saranno molto velenosi e soprattutto avvelenati da infinite polemiche, a causa della gestione dei due galletti, da parte del team di Andrea Stella e Zak Brown.

Ad averceli i problemi del duo papaya da parte di Vasseur, invece il rubicondo Team Principal Ferrari è alle prese con ben altri problemi i quali ormai sono principalmente di tipo comunicativo. Ferrari allieverebbe non di poco i suoi problemi e, soprattutto toglierebbe un bel po’ di pressione dalla squadra, se si limitasse a dire semplicemente la verità su quanto sta accadendo. Invece il Team Principal francese continua a girarci attorno, toccando ormai corde imbarazzanti, in luogo del quale prende il venerdì come metro di paragone (cose da pazzi!) per poi glissare sulle scialbe prestazioni del sabato e su quelle pessime della domenica. I dubbi cosi non vengono chiariti, se mai vengono alimentati perché quando dobbiamo sentire affermazioni che piste come Baku, Singapore e Las Vegas, sono potenziali circuiti “amici” della Rossa, l’appassionato medio inevitabilmente si illude e non poco, specie in una stagione cosi avara di risultati. Tutti quelli che si prendono il disturbo di leggere le mie righe, sanno benissimo come sono andati a finire i primi due appuntamenti “amici” e, statene certi che non vi saranno dubbi a riguardo di come andrà a finire anche l’appuntamento del Nevada. La SF-25 è una vettura nata male e, a nulla sono valsi i correttivi apportati perché è nell’insieme che la monoposto non funziona. Proprio AMG ha dimostrato (ora c’è anche un altro ex Ferrari, oltre che a Allison, mi riferisco a Simone Resta) che se si lavora in un certo modo, la soluzione può arrivare: Singapore doveva essere una pista ostica per Mercedes, date le temperature, ed invece l’epilogo del GP ci dice altro a differenza di quello che ha detto a Ferrari. Le polemiche sul volere il licenziamento di Vasseur sono inutili quanto sterili, perché fino a ieri si invocava la stabilità, come giusto che sia e, continuità c’è stata anche se il rinnovo è arrivato in ritardo perché evidentemente i vertici, nemmeno il 2026 volevano aspettare per cambiare e, solo i piloti con il loro avallo hanno salvato (fino a quando?) la situazione e quindi le chiappe di Fred. Vasseur ha plasmato la sua squadra, con una triade tutta francese a capo del gruppo, ora si cavalca fino in fondo con questa organizzazione e, non abbiate dubbi a riguardo, se Ferrari cannerà il 2026 il primo a pagare in corso d’opera (ovvero durante la stagione) sarà proprio Vasseur. Citando il fù Luciano De Crescenzo: “Solo gli imbecilli non hanno dubbi. – Ne sei sicuro? – Non ho dubbio.” chiamatemi pure imbecille, perché se Ferrari non si presenterà puntuale all’appuntamento 2026 si ricomincerà tutto d’accapo, come successo negli ultimi diciotto anni e, a tal proposito, non ho dubbi.

Vito Quaranta

FERMIN VINCE IN INDONESIA: IL FUTURO È ADESSO

Certe vittorie nascono da lontano, altre spuntano come fulmini in un cielo sereno.

Quella di Fermín Aldeguer in Indonesia appartiene alla seconda categoria.

Il rookie spagnolo del team Gresini Ducati ha firmato una delle imprese più sorprendenti della stagione MotoGP 2025, vincendo con freddezza, lucidità e un ritmo che ha lasciato tutti a bocca aperta — sé stesso compreso.

 “Nessuno si aspettava che vincessi così presto. Neanche io, forse.” — Fermín Aldeguer, dopo la gara di Mandalika

Circuito di Mandalika: umidità alle stelle, asfalto bollente, condizioni da trappola per chiunque.

Eppure Aldeguer ha dominato come un veterano, gestendo la pressione, la gomma e la strategia. Ha scelto la media posteriore, una mossa che sembrava azzardata dopo le difficoltà del sabato con la soft. Ma il team Gresini ha letto perfettamente la situazione: moto più stabile nei primi giri, meno degrado nelle fasi finali.

Un rischio calcolato che si è trasformato in una vittoria da manuale. Aldeguer ha corso con il sangue freddo di chi non ha niente da perdere e la lucidità di chi sa di avere talento puro. È partito forte, ha dettato il ritmo e non ha mai guardato indietro.

Il paradosso è servito: la Ducati vince, ma non convince. Perché se da un lato Gresini festeggia, dall’altro il box ufficiale si lecca le ferite.

Francesco Bagnaia non trova la quadra. Il campione del mondo 22/23 ha vissuto un weekend di smarrimento tecnico e mentale: passo incostante, feeling con l’anteriore ballerino, e una fiducia nella moto che sembra dissolta gara dopo gara. La stampa italiana non ha risparmiato critiche, sottolineando che Pecco “non è più lui”, e che la lucidità che lo aveva contraddistinto nel 2023 sembra svanita. Lui si è semplicemente nascosto, silenzio stampa.

Marc Márquez, invece, non è mai arrivato al traguardo. Falciato da Marco Bezzecchi, è stato protagonista di un contatto tanto spettacolare quanto sfortunato. Ma la vera sorpresa è arrivata dopo: nessuna polemica, nessuna rabbia, solo parole pacate. Una calma insolita per uno come lui, tanto da far pensare che Marc stia attraversando una fase di transizione psicologica più che sportiva.

Non è stato un weekend da dimenticare solo per i big. Luca Marini ha mostrato buoni spunti nelle prove ma si è perso in gara, incapace di tenere il ritmo dei migliori. Pedro Acosta, invece, ha confermato ancora una volta il suo status di Top Rider: aggressivo, spettacolare e in costante crescita. Se la KTM gli darà la moto giusta, il futuro è già suo.

Un plauso al Team Gresini che riesce a vincere con entrambi i Piloti in questa stagione, solamente Ducati Lenovo c’è riuscita. Si assicura il Titolo di Piloti indipendentemente e tra poco vincerà il Titolo di miglior Team indipendente, impresa incredibile se si pensa che il tutto è stato fatto con materiale vecchio non godendo del trattamento “Factory”. La promozione nel 2026, con una moto ufficiale per Alex Marquez, è meritatissima.

CLASSIFICA MONDIALE – Lotta per il podio

Dando un occhiata alla classifica Mondiale, noto che quando scritto alcuni mesi fa si sta avverando. VR46 fuori dalla TOP5 del Mondiale. Una débacle incredibile per il Team che avrebbe dovuto prendere il posto di Pramac ma che ha miseramente deluso le aspettative. 

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Chiudo con un pensiero sulla Ducati, “sollecitata ad una risposta” da stampa e giornalisti della TV che trasmette il Motomondiale, pizzicata con domande taglienti e richieste di “delucidazioni”. A mio avviso Ducati non è una Yamaha qualsiasi che si sente costretta a chiede scusa ai suoi Piloti. Ducati domina il Mondiale Piloti da quattro anni, quello costruttori da sei. È arrivata al livello di MV Agusta ed Honda. Proprio in questo 2025 in cui ci sono stati i migliori risultati in assoluto, solamente perché l’ha fatto col Pilota sbagliato, alla prima occasione viene attaccata. Si chiedono chiarimenti sul perché Bagnaia prenda delle suonate ogni GP a fronte di un unica vera vittoria in Giappone quando l’altro giustamente correva col freno a mano perché voleva vincere il Mondiale.

Se il Mondiale l’avesse dominato Pecco avrebbero posto le stesse domande oppure avrebbero affisso il poster di Gigi Dall’Igna in ogni ufficio pubblico d’Italia!?

Serve onestà intellettuale. Stop.

 

Francky