Singapore, la perla notturna del calendario, dove i riflettori trasformano l’asfalto in un palcoscenico scintillante e dove ogni errore viene amplificato dalla luce abbacinante come in una tragedia greca messa in scena sotto la più limpida delle lune egee: può desiderarsi uno scenario più affascinante per il nostro amato sport?
Le qualifiche sono state spettacolari, con un crescendo rossiniano di emozioni e tensione, con piloti che si sono sfidati al millesimo in una danza frenetica tra i muretti che costeggiano uno dei circuiti più impegnativi del mondiale, non foss’altro che per il caldo e per l’umidità infernale che lo caratterizza e che alza di parecchi centimetri l’asticella già impervia di Singapore. Altro che la garetta sprint che molti si ostinano a suggerire per il sabato formulaunistico!
La gara, purtroppo, è stata molto meno spettacolare: niente SC (per il secondo anno consecutivo) e sorpassi col contagocce ma soprattutto poca tensione strategica, con una sola sosta comandata e consumo gomme poco rilevante.
McLaren, come da copione scritto nel libro del destino, ha portato a casa il titolo costruttori con ampio anticipo, e diciamolo chiaramente: è un trionfo strameritato visto il dominio assoluto sin qui dimostrato. Tuttavia, proprio ora che il titolo è in tasca, il team papaya comincia a mostrare qualche crepa nella corazza, qualche incertezza di troppo che, se non stanno attenti e concentrati, potrebbe costare caro nell’altra classifica, quella più prestigiosa del titolo piloti. Se mollassero la presa anche solo per un istante, un cannibale come Max Verstappen potrebbe divorare il titolo come Crono divorava i suoi figli. Il che, lasciate che ve lo confessi, non mi dispiacerebbe affatto, soprattutto se andasse in scena una replica del finale del 2007…
Ferrari delude ancora, e questa volta il sapore dell’amarezza è particolarmente acre perché Singapore era uno di quei circuiti che si potevano ritenere favorevoli alle caratteristiche della Rossa. Invece, nulla di tutto ciò. Al contrario, la vera sorpresa del weekend è stata una Mercedes che ha mostrato un miglioramento tanto inaspettato quanto impressionante proprio in un circuito che sulla carta doveva essere il suo calvario. Come Lazzaro risorto, la Freccia d’Argento si è risvegliata dal torpore stagionale regalandoci una prestazione che sa di miracolo tecnico. Nuovo fondo? Ali un po’ più flessibili? Difficile da dire perché i comunicati del team non lasciano trasparire granché ma fatto sta che l’impressione è stata notevole.
Ma bando alle ciance e vediamo come si sono comportati i nostri paladini del rischio.
1° – George Russell (Mercedes) – Voto: 10 e lode con cori angelici
Magnifico. Sontuoso. Imperiale. Russell ha disputato un weekend da incorniciare e appendere nella galleria degli eroi, dominando con la grazia di un ballerino del Bolshoi e la spietatezza di un condottiero romano. In qualifica è stato mirabolante con la Q3 in cui due giri perfetti (solo 7 millesimi di differenza!!) hanno dimostrato che meglio di così nessuno avrebbe potuto fare. In gara ha controllato ogni fase con una maestria che lascia senza parole, dimostrando ancora una volta di aver raggiunto quella maturità agonistica che da tempo gli si chiedeva. Nonostante le incertezze della vettura è da inizio anno che si vede che Giorgino sta guidando da dio, perdonate la prosaicità, e questa vittoria (unita ai due giri in Q3 poc’anzi citati che ancora mi fanno uscire gli occhi fuori dalle orbite) profuma di definitiva consacrazione. Non so come la vedete voi ma con la maturità e la performance mostrata quest’anno, se l’anno prossimo Mercedes non toppa la vettura, lo vedo come il maggior contendente al titolo insieme a Max.
2° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 9,5 e reverenze
Eccezionale. Semplicemente eccezionale, nonostante i problemi tecnici di cui si è lamentato per tutta la gara e che avrebbero fatto desistere chiunque altro. L’olandese ha guidato con quella combinazione di ferocia e intelligenza che lo rende unico, resistendo agli assalti di Norris (per la verità mai decisi… e anche questo è un copione già visto) e mantenendo una posizione che vale oro per le sue residue ambizioni mondiali. Spero solo che questa apparente ripresa della RB21 (testimoniata dall’ottima prestazione di Tsunoda a Baku) non sia un fuoco di paglia (qui a Singapore Tsunoda non si è visto proprio) perché è da tre GP che Max guadagna sulla coppia papaya e non mi spiacerebbe vederlo continuare… Ad ogni modo, la mia preoccupazione è assai relativa perché quando le cose si mettono male, Max diventa ancora più pericoloso, come un leone ferito che però conserva intatti artigli e zanne.
3° – Lando Norris (McLaren) – Voto: 7 con sospiri esasperati
Buono, certo, soprattutto se confrontato con la prestazione di Piastri ma ecco che rispunta il “braccino” nel momento cruciale. Quando si è trattato di attaccare Verstappen, quando serviva quel guizzo di coraggio e audacia per prendersi ciò che era alla sua portata, Landino nostro ha esitato come Amleto davanti al teschio di Yorick: sorpassare o non sorpassare? Nell’unico tentativo serio che ha portato (un abbozzo all’esterno prima della curva 7) Max gli ha fatto capire che piuttosto che farsi superare preferiva mandare entrambi a muro. Da lì in avanti si è limitato ad una sterile pressione che a Max non ha fatto nemmeno il solletico. Con l’obiettivo di assicurarsi il titolo costruttori ampiamente alla portata forse non si poteva chiedere di più a Landino nostro ma…
4° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 6 meno e pollice verso
Nervoso dopo il quasi-incidente al via con Norris, l’australiano ha disputato una gara piuttosto anonima, lontano mille miglia dalla brillantezza che gli conosciamo. Ha dato inaspettati segni di un nervosismo vacuo nelle sue pretese (ancora oltre la metà gara si sentivano team radio in cui pretendeva lo swap) e deleterio per il suo ritmo apparso per tutta la gara decisamente inferiore a quello di Lando. Da un pilota che si è già fatto il nome per esser l’Iceman 2.0 non è stato un gran sentire né un bel vedere. Comunque il compitino l’ha fatto e il titolo McLaren è stato messo in cassaforte. Ho la sensazione che dalla prossima gara se ne vedranno delle belle in casa McLaren…
5° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – Voto: 8,5 e pollici alzati
Ottimo, considerando che è ancora un rookie e che guidare a Singapore è come danzare sul filo del rasoio bendati. Uno dei pochi a effettuare sorpassi importanti, compreso quello su Leclerc che denota carattere e coraggio. Sta crescendo, il nostro Kimi, e queste prestazioni fanno ben sperare per il futuro. E colgo l’occasione per fare un mea culpa sulle perplessità che talvolta ho espresso su di lui. Nei momenti in cui ha commesso errori o non ha mostrato prestazioni da urlo ho avuto la sensazione che forse la scommessa di Toto fosse assai da rivedere. Tuttavia, dopo la fantasmagorica prestazione di Russell oggi e la conseguente definitiva consacrazione della strepitosa stagione (al netto delle qualità della vettura) che sta svolgendo va detto e ammesso che ogni valutazione sulle performance e sulla qualità del nostro piccolo Kimi va riponderata. Se, infatti, teniamo conto di quanto forte sta andando Giorgino non possiamo non rilevare che tra la giovanissima età e l’essere debuttante nella massima formula, per giunta in uno dei team di punta del Circus, la stagione di Antonelli è stata sin qui eccellente. In diversi circuiti le sue performance in qualifica sono state del tutto in linea con quelle di Giorgino (un paio di volte pure meglio) approdando quasi sempre in Q3 e in gara ha dato mostra di un certo coraggio e intelligenza pur trovandosi ancora in fase di apprendimento. Ha anche commesso errori da principiante? Be’… è un principiante! Alla via così!
6° – Charles Leclerc (Ferrari) – Voto: 7 con compassione
Tormentato dai problemi ai freni per tutta la gara, ha fatto quel che poteva con una vettura che sembrava avere più problemi di Edipo a Tebe. La prestazione c’è stata, il cuore pure (si veda il sorpasso su Hulk dopo il pit), ma quando la vettura non tiene non c’è talento che tenga. Merita di più, molto di più.
7° – Fernando Alonso (Aston Martin) – Voto: 8,5 e standing ovation
Settimo grazie alla penalizzazione di Hamilton, certo, ma la sua è stata una gara di altissimo spessore che avrebbe meritato applausi anche senza il regalo finale. A quasi 44 anni guida con la saggezza di un filosofo stoico e l’istinto di un predatore nel pieno delle forze. Indomabile e sempre sul pezzo nei team radio: a metà gara così risponde al suo ingegnere: “se ogni giro continui a parlarmi stacco la radio!”
8° – Lewis Hamilton (Mercedes) – Voto: 7,5 con rammarico
Tutto sommato buono, con una strategia finale particolarmente interessante (due pit scegliendo gomme rosse nel finale) che stava andando benissimo prima di essere vanificata dai problemi ai freni. Torna a mostrare un po’ della sua antica classe ma la fortuna questa volta ha guardato altrove. Rimane comunque una prestazione dignitosa che tuttavia, come sempre in questa stagione per tutto quanto lo riguarda, ha sempre il sapore della delusione.
9° – Oliver Bearman (Ferrari) – Voto: 8 e applausi
Bravissimo sia in qualifica che in gara, dimostrando ancora una volta di essere un talento mica male, di quelli che fanno pensare che palcoscenici più importanti possano essere alla sua portata. Qui a Singapore, in particolare, ha guidato con una maturità che smentisce l’età anagrafica e la “rookietudine” e per l’ennesima volta in questa parte di stagione ha dato le piste a Ocon: sarà mica segno che la stoffa del campione c’è tutta?
10° – Carlos Sainz (Williams) – Voto: 9 e mazzi di rose
Eccellente considerando la partenza dall’ultima posizione. Dopo il capolavoro di Baku sembrava che qui andasse tutto storto. Bravissimo a smentire la sorte: la sua rimonta è stata una lezione di guida e strategia, con quel pit stop a soli 10 giri dalla fine che è stato un capolavoro di audacia tattica. Di particolare rilievo è il fatto che Stroll, Albon e Lawson hanno provato la sua stessa strategia ma sono giunti assai più indietro pur essendo partiti più avanti. Quando Carlos si mette d’impegno, sa ancora come ricordarci perché sia un pilota di razza.
NOTE DI MERITO
Hadjar, 8, strepitoso in qualifica come sempre e pure in gara: nonostante il problema al motore solo l’eccellenza di Sainz lo ha privato di un meritatissimo punto. E’ pure assai smaliziato: al 37° giro, con Alonso in pressione su di lui, c’è stato un momento in cui l’ho visto chiaramente fare breaktesting sull’asturiano. Bella idea (doveva cercare di resistere nonostante il motore che singhiozzava) ma ha scelto il pilota sbagliato su cui provare questi trucchetti… Nonostante il riaggiustamento del mio giudizio su Antonelli e le recenti ottime prestazioni di Bortoleto continuo a considerarlo il più probabile Rookie of the Year.
Colapinto, 7.5, nel mare magnum della mediocrità Alpine, conferma un certo risveglio che si vede da qualche gara a questa parte. Anche a Singapore è andato decisamente meglio di Gasly. Troppo tardi, certo, ma almeno sta dimostrando che queste sue apparizioni in F1 non sono solo la grazia concessa dai suoi munifici sponsor.
NOTE DI DEMERITO
Hulk,4, continua a deludere, immerso com’è nello strano limbo in cui è precipitato dopo il podio di Silverstone. Unico a rischiare l’incidente nella Singapore senza SC di ieri con un testacoda da paura
Albon, 5, stranamente anonimo e ben lontano dall’efficacia di Sainz che forse (e ribadisco il forse) gli ha preso le misure ridimensionando le perplessità di inizio anno.
Tsunoda, 5.5, dopo l’ottima prova di Baku, riprecipita nel gruppo di rincalzo senza fare granché per distinguersi.
Lawson e Stroll condividono un bel 5: provano la stessa strategia di Sainz ma ne escono con le ossa rotte.
Gasly, 4, è da qualche GP che non mostra nulla di cui andare orgogliosi: vero che Alpine è un disastro ma nella prima metà di stagione ha saputo fare ben altro.
Ocon, 3.5, male anzi malissimo soprattutto se confrontato con l’ottima prova di Bearman. Il pilota che ci ha fatto strabuzzare gli occhi a Interlagos nel 2024 sembra un lontanissimo ricordo.
Ci vediamo ad Austin!