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F1 2019 BELGIAN GP: AN INTRODUCTION

Ah le vacanze, le tanto agognate vacanze…

Tutti hanno bisogno di vacanze e nel “circus” hanno preso questa indicazione alla lettera: un mese di stop secco alle gare, alle quali si aggiunge anche il “divieto”, che solo a pensarci fa scappare dal ridere, di lavoro ai team che devono chiudere la sezione delle loro factory che lavorano sullo sviluppo aerodinamico delle monoposto. Libere di lavorare invece i reparti di sviluppo delle PU.

Tutto in nome del risparmio. Che considerando i soldi spesi ogni anno per far durare sempre di più i motori, studiare ali e alettine per migliorare l’aerodinamica e per andare incontro alle (spesso) inefficaci modifiche regolamentari per aumentare i sorpassi in pista, fa sembrare il tutto una farsa, e neanche ben studiata.

Ma tant’è, evidentemente occupare un mese come Agosto povero di eventi sportivi di rilievo e cercare di aumentare il proprio appeal senza avere concorrenza deve sembrare troppo facile al management della F1. A loro piacciono le sfide difficili, tipo far digerire ai fan la virata della categoria verso l’endurance, non avere la minima idea di come strutturare il regolamento tecnico per il 2021 se non introdurre parti standard e financo imporre l’eliminazione delle ombrelline, delusione ancora non smaltita del tutto. Al momento siamo al punto di avere poche idee e ben confuse.

Per fortuna ci pensano gli addetti ai lavori a regalarci spunti a volte di notevole e involontaria ilarità che, dato il mese “cazzaro” che ci ha accompagnato riproponiamo:

  • Marko decide di sostituire Gasly con Albon, un remake dello scambio Verstappen-Kvyat ma di livello sicuramente minore. Accompagnato dalla dichiarazione che “Gasly va male nel traffico. Perde posizioni e non supera”. Lunga vita a Gasly in Toro Rosso.
  • Binotto vince il premio per la dichiarazione da “Capitan Ovvio” dell’anno : “Date le gomme 2019, farei una SF90 diversa”. E ci mancherebbe altro caro Mattia. Inoltre è fortemente contrario ai pezzi standard per il 2021 oltre che ad una aerodinamica troppo semplice, “che non aiuterebbe la differenza di prestazioni tra i team”. Beh, da questo punto di vista i tifosi Ferrari non aspettano altro…
  • Andrea Stella, ingegnere di pista McLaren con un passato in Ferrari pensa che “alcuni team sopravvalutino il ruolo degli penumatici sulle prestazioni in pista”. A pensare male si potrebbe dire che il messaggio fosse indirizzato al suo ex-team, ma siamo sicuri che non fosse questo il caso…
  • Dalla querelle legata ai rinnovi dei contratti in ottica 2020 si sfila Bottas, che sembra in procinto di rinnovare con Mercedes, con Ocon libero di andare in Renault e Russell come pilota del futuro Mercedes. Peccato Ocon, neanche zerbinarti come a Monaco 2018 è servito.
  • Ricciardo ha dichiarato che uno dei motivi principali per l’abbandono della Red Bull era legato alla perdita del suo ingegnere di pista. Siamo sicuri che un certo olandese e 20 milioni di dollari non abbiano pesato altrettanto.
  • Raikkonen definisce normale l’essere stato ubriaco per 16 giorni di fila tra il Gp del Bahrein e Barcellona nel 2013. Come non amare quest’uomo. Intanto “battezza” il figlioletto Robin nella sua prima esperienza in kart. Sembra che Ferrari abbia onorato l’avvenimento regalando un frigo pieno di gelati, in ricordo dei momenti belli passati insieme al padre.
immagine da jellypages.com
  • Abiteboul propone che i team diano il loro contributo nel migliorare le piste di F1. Per Ferrari ” bisogna implementare il numero di rettilinei”
  • Tiene sempre banco le presunte voci di ritiro di Vettel entro il 2021. Questa volta rincara la dose Gherard Berger “la passione di Vettel per le motoseghe potrebbe prendere il sopravvento sulla passione per la F1”
  • No di Wolff ad un ipotetico futuro come DT Ferrari: “Mi piace vincere facile”, ha dichiarato…
  • Per Seidl, vertice del team McLaren, “Stella e Fry uomini chiave per la rinascita McLaren”. Questa si commenta da sola.
  • Isola: “Gomme dure a Spa per tirare tutto lo stint”: Esaltazione tra gli appassionati, poi uno si ricorda del fuel saving già nel giro di ricognizione e si ammoscia all’istante.
  • Pat Symonds “entusiasta dei risultati” della prova di un modellino in scala al 50% delle monoposto 2021 con gomme da 18 pollici. Perfetto, se va tutto bene sarà la solita noia.

Bene, esaurite le facezie (non tutte vere, a scanso di equivoci o denunce) si passa alla cose serie (si fa per dire eh…).

GP del Belgio, storico tracciato di Spa-Francorchamps. Tracciato completo che presenta punti di notevole velocità massima a chicane da prima marcia, con in mezzo un saliscendi impegnativo dal punto di vista dei carichi verticali e laterali sulle gomme. Una volta tracciato da “pelo sullo stomaco”, soprattutto per quanto riguarda il tratto Eau Rouge e Radillion, diventato un po’ più alla portata da quando le monoposto hanno riguadagnato un carico aerodinamico notevole come negli ultimi 3 anni.

Circuito da basso/medio carico, in cui trovare compromesso tra velocità e stabilità in curva e velocità massime in rettilineo. Nonostante si faccia in pieno per circa il 70% del tempo, i consumi non sono esagerati e un gran ruolo lo giocano MGU-H e MGU-K nel recupero di energia da gas di scarico e frenate.

Tracciato impegnativo per le gomme con Pirelli che ha indurito di uno step le gomme per il 2019 portando C1, C2 e C3, le più dure a disposizione. Tra i team di punta Mercedes ha scelto di puntare molto sulle C2, ben due set in più rispetto a Ferrari e Red Bull, con il solo Norris a copiare la scelta. In generale, un solo set di C1 per tutti (tranne Russel che ne ha due) e 2/3 set di C2.

immagine da it.motorsport.it

Come sempre, la variabilità del clima delle Ardenne potrebbe giocare un ruolo molto importante. Al momento per il weekend di gara è previsto tempo sereno o parzialmente nuvoloso, con temperature sui 20°C e più fredde per la Domenica.

Ferrari si presenta all’appuntamento belga con una nuova specifica di motore, che dovrebbe assicurare qualche cavallo in più fino ad arrivare alla soglia dei 1000cv. Se il tutto sarà stato ottenuto con un consumo di carburante almeno pari alla specifica precedente, già non proprio parca nei consumi,  potrebbe rivelarsi una bella sorpresa.

Anche Mercedes ha sviluppato una nuova PU che dovrebbe debuttare a Monza, ma qualche piccolo aggiornamento è stato già adottato sulla specifica attuale, per migliorare soprattutto l’affidabilità. Inutile dire che sono i grandi favoriti.

Red Bull ha la novità più grossa in Albon e un Verstappen che era già carico nella pausa estiva, dichiarando che Hamilton non ha niente di speciale, figuriamoci alla vigilia del GP.

Il GP del Belgio è l’ultima vittoria ottenuta da Vettel, esattamente un anno fa. All’epoca sarebbe sembrata fantascienza. E’ evidente che a Maranello riescono anche dove fallisce la più fervida immaginazione.

*immagine in evidenza da autoblog.it

Rocco Alessandro

Hamilton strepitoso, Verstappen fantastico, Ferrari imbarazzante all’Hungaroring

Ci stiamo abituando troppo bene. Perfino il GP di Ungheria, solitamente soporifero, ci ha tenuto con il fiato sospeso fino agli ultimi giri. E, finalmente, abbiamo assistito allo scontro fra titani. Uno affermato, l’altro affermando. Hamilton e Verstappen. L’inizio di un passaggio di consegne che, ci auguriamo, possa essere molto molto lungo.

Le prove avevano chiaramente mostrato che la lotta sarebbe stata fra loro due, nonostante il poco credibile inserimento di Bottas. E la prima pole di Max faceva pensare ad una probabile seconda vittoria consecutiva che avrebbe avuto l’effetto di rilanciarlo nel campionato, se, nel frattempo, Hamilton avesse avuto qualche imprevisto. Anche perchè Lewis ha bisogno di avversari, che non possono essere vestiti di rosso vista la scarsa competitività del progetto SF90, il cui potenziale è rimasto confinato alla galleria del vento e al CFD.

Ma fin dalla partenza si è capito che oggi per Max non sarebbe stata proprio una passeggiata. Evidentemente risoltosi il problema al software, l’olandese parte bene e resta davanti alle due Mercedes. Hamilton non lo vuole far scappare, e passa di forza Bottas, il quale si fa scavalcare, altrettanto di forza, da Leclerc, che lo chiude malamente rompendogli l’ala e costringendolo ad una opaca gara nelle retrovie.

A parte questo episodio, i primi 20 giri non riservano sorprese particolari, se non il fatto che le due Ferrari si prendono 1 secondo a tornata, ma questa tanto sorpresa non è.

Il caldo arrivato la domenica aveva messo un grosso punto interrogativo sulle strategie, e, infatti, i dubbi iniziano presto. Al 22° giro la Mercedes finge di fare rientrare Hamilton, che in quel momento segue Verstappen a poco più di un secondo, tentando l’undercut. Ma è l’olandese a fermarsi per primo al 26° giro, montando gomma dura per cercare di arrivare fino alla fine e riuscendo a stare agevolmente davanti alle due Ferrari. Ma si trova dietro un gruppo di doppiati , e Lewis può tentare un overcut, che però non riesce, e si ferma al 32° giro ritrovandosi così a 5 sec. da Max, anche a causa di un pit stop di 2 sec. più lento del solito.

Ma poi inizia a girare 2 secondi più veloce, e in altrettanti giri è sugli scarichi del diretto rivale per la vittoria. Un primo, timido, tentativo portato in fondo al rettilineo dei box lo porta ad andare lungo e a perdere qualche secondo. Dopo qualche giro ci riprova di forza all’esterno di curva 4, ma esce nella via di fuga e perde di nuovo terreno. E, a questo punto, Verstappen tenta di distruggere psicologicamente l’inglese, segnando tempi velocissimi e mettendolo a distanza di sicurezza.

Siamo al 40° giro, e le Ferrari si trovano a 37 sec. con Leclerc e a 56 con Vettel, che si è fermato molto tardi per montare la gomma più morbida, e ha pure dovuto subire un pit-stop molto lento.

Lewis capisce che non riuscirà a superare Verstappen senza provare qualcosa di diverso, e in Mercedes tentano la carta della seconda sosta, chiedendo ad Hamilton ciò che venne chiesto a Schumacher sulla stessa pista 21 anni fa: 20 giri da qualifica per recuperare il tempo perso nella sosta aggiuntiva.

Hamilton monta così gomme medie, e rientra in pista con 20 secondi di svantaggio. Inizialmente recupera 1 secondo al giro, ma poi si trova in mezzo ai doppiati e Verstappen cerca nuovamente di fargli capire che recuperare non gli sarà possibile, girando sugli stessi tempi. Ma l’illusione dura poco, e Lewis inizia dapprima a guadagnare 1 secondo al giro, poi 2 e a 6 tornate dalla fine raggiunge Max, il quale ha le gomme ormai finite. E, molto intelligentemente, non cerca di tenersi la vittoria a tutti i costi, lasciando strada all’inglese opponendo solo una timida resistenza. Poi si ferma ai box a montare gomme medie per segnare il giro più veloce.

E così Hamilton vince per l’ottantunesima volta in carriera, la settima in Ungheria, come Schumacher, e ribadisce al mondo che il migliore è ancora lui. Verstappen non si sente sconfitto ma, al contrario, è contento del risultato, e questo la dice lunga sulla sua raggiunta maturità. Il futuro gli riserverà tante altre occasioni.

Dopo oltre un minuto arrivano le due Ferrari, con Vettel che riesce a sopravanzare in extremis Leclerc, arrivato alla fine della gara in crisi con gomme e consumi. Ormai la rossa è più vicina al midfield che ai leader, e la litania della “pista non adatta alla macchina” è diventata inaccettabile per un progetto che, ai tempi dei test invernali, veniva definito “vicino alla perfezione” da Vettel, e “dal grande potenziale” dal resto della squadra. La realtà è totalmente diversa, e per ritrovare distacchi simili bisogna ritornare con la mente a 10 anni fa, o, forse, anche a molto prima.

Solo i primi 4 hanno finito a pieni giri (con le Ferrari non doppiate per pochissimo). Al quinto posto Sainz con la solita consistente McLaren, ormai saldamente quarta forza, davanti ad un, invece, inconsistente Gasly che, senza una ragione precisa, si è preso questa volta un intero giro di distacco dal compagno di squadra. La Red Bull ha tagliato piloti per molto meno, vedremo se a Spa lo ritroveremo al suo posto.

In settima posizione il solito Raikkonen, davanti a Bottas al quale l’ingegnere aveva detto, all’inizio della gara, che il sesto posto era molto probabile. Non era vero.

Le ultime due posizioni a punti sono per Norris e Albon.

Week-end disastroso per Racing Point, Haas e Renault. Per quest’ultima squadra c’è veramente da chiedersi se non sia ora di cambiare qualcosa a livello di comando, viste le prestazioni indecorose.

A proposito di prestazioni (normalmente) indecorose, da segnalare l’ottima prestazione di Russel, che con la Williams è riuscito, sia in qualifica che in gara, a restare vicino a qualche avversario, terminando in sedicesima posizione.

Ora la Formula 1 si prende le canoniche quattro settimane di pausa, di cui due di (teorica) chiusura completa delle fabbriche. Serviranno a qualcuno per “ricaricare le batterie”, magari meditando su ciò che avrebbe dovuto essere e non è stato, a qualcun altro per decidere chi affiancare al super-campione, e a qualcun altro ancora per evitare che la propria carriera finisca come quella di un connazionale che ha avuto la sfortuna di correre di fianco a quel super-campione.

Si ripartirà da due circuiti storici, Spa e Monza, e ci auguriamo di potere continuare a divertirci come è avvenuto nelle ultime 4 gare.

Buone vacanze dal Blog del Ring.

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Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

F1 2019 HUNGARIAN GP: AN INTRODUCTION

Hungaroring 2019.

Ultimo giro di giostra prima della lunga pausa estiva che terminerà il primo settembre con il Gp del Belgio.

La cosa migliore che si possa sperare è che l’appuntamento nel catino ungherese riservi la stessa dose di emozione e adrenalina dei tre precedenti appuntamenti. Di solito quel circuito può regalare gare di una noia mortale oppure, con le opportune condizioni, gare estremamente combattute e spettacolari. Speriamo ardentemente nella seconda ipotesi.

Intanto facciamo un breve passo indietro a quello che è successo in Germania. Si parlava di una ideale “chiusura del cerchio” per Vettel e la Ferrari e, come da qualche anno a questa parte, è mancato “l’ennesimo centesimo per fare l’euro”. Bene, ma non benissimo, vicini ma non abbastanza.

Alla fine, quando la Mercedes ha problemi importanti con entrambe le monoposto, non vince la Ferrari ma la Red Bull, a cui va dato l’ulteriore merito di vincere correndo in pratica con un solo pilota. E che pilota. Considerando il rendimento dal Gp del Belgio del 2018, il buon Verstappen non solo non ha attentato alla vita di nessuno come gli capitava nei primissimi anni di F1, ma non ha mai fatto peggio del quinto posto, con 11 podi e ben tre vittorie. Meglio di lui solo Hamilton e con una monoposto decisamente più performante.

Immagine da autoblog.com(Sebastian Gollnow/dpa via AP)

Si diceva che il 33 olandese potesse essere una stella di primaria importanza ma ora, completato il suo periodo di maturazione, si può affermare con buona sicurezza che è il pilota più forte del lotto, almeno al pari di Hamilton. Aspettando ovviamente che Leclerc passi anch’egli attraverso quella fase di maturazione ricca di alti ma anche di bassi come visto nel recente GP.

E in tutto questo Vettel che ruolo ha? Diciamo che il GP di Germania ha rimesso un po’ in equilibrio le forze in campo, restituendo almeno psicologicamente un Vettel rinfrancato. Si può altresì dire che il suo secondo posto sia stato più dovuto alla sua esperienza piuttosto che alla velocità pura messa in pista. Meno esaltante di Verstappen di sicuro anche se l’olandese ha ricevuto una serie di regali da parte dei suoi avversari che neanche la vigilia di Natale, mentre Vettel remava a centro gruppo con tutto quello che comportava.

La sensazione è che, in ogni caso, l’inerzia della sua carriera sia avviata a non rivedere più quegli alti che ne hanno fatto un quattro volte campione del mondo. Gli anni si sommano, le delusioni pure e la morsa delle aspettative Ferrari non allenta mai la presa. Inoltre  tanti nuovi Alpha-dog reclamano il loro spazio. Ma c’è modo e modo di avviarsi al crepuscolo, e non è detto che il tedesco non possa regalare altri brillamenti di pura velocità. Fosse soltanto per far tacere tutti quei sedicenti esperti che, nonostante una gara che lo ha visto arrivare secondo partendo ventesimo, non hanno avuto di meglio da dire che ” eh…però col bagnato andava piano”, “eh però non è riuscito a superare Raikkonen” e via sciocchezze di questo genere.

Si parlava anche di karma, che ha decisamente giocato un brutto scherzo agli uomini Mercedes. Arriveranno in Ungheria con la bava alla bocca, poco ma sicuro. Ma occhio ad una Red Bull che si sta dimostrando di una lucidità chirurgica nello sfruttare tutte le occasioni di vittoria in gara. In passato il riferimento per la Mercedes era la Ferrari, che ci metteva molto del suo per perdere le gare. Questa Red Bull, molto “in the zone” come il suo pilota di punta potrebbe dare moltissimi problemi nella seconda parte di stagione.

Il circuito ungherese appartiene alla categoria degli stop&go e cosiddetto “rear limited”. La lunga successione di curve medio lente dovrebbe piacere alla Mercedes e penalizzare Ferrari, che può però avere un vantaggio proprio considerando le continue frenate e ripartenze. Molto sollecitate le PU che gireranno a pieno regime per il 70% della percorrenza del giro e saranno molto importanti nella gestione delle gomme e della trazione in uscita dalle curve lente. Gli alti carichi aerodinamici faranno sì che le PU dovranno spingere molto per assicurare ottime prestazioni, con effetto sui consumi che saranno elevati. In caso di gara “lineare” aspettiamoci diversi momenti di lift&coast.

Pirelli ha portato le stesse coperture del Gp di Germania: C2, C3 e C4. Il tracciato presenta bassa usura e una gomma che lavora a temperatura costante lungo tutto il giro. Possibilità di sorpasso limitatissime, bassa usura vuol dire che tutti i team punteranno ad una singola sosta, magari partendo con le C3 per il primo stint di gara.

immagine da motorsportclan.com

I team hanno fatto scelte simili per quanto riguarda il numero di treni, con la prova della gomma C2 affidata ad un solo pilota per team. In pratica solo Red Bull e McLaren non proveranno la C2 nelle prove.

Al momento le previsioni indicano sole con temperature non oltre i 30°C e con rischio di pioggia al sabato.

Sarà interessante valutare la reazione Mercedes al disastro del hockenheimring. Di solito i tedeschi quando fanno figuracce del genere rispondono a tono nell’appuntamento successivo, ma devono risolvere il loro rebus in relazione agli aggiornamenti portati recentemente.

Da questo punto di vista in casa Ferrari vedremo i tanto annunciati aggiornamenti di aerodinamica che dovrebbero migliorare sensibilmente le prestazioni della monoposto rossa. In realtà sembra che il grosso dei miglioramenti sia in realtà dovuto ad una nuova geometria dei punzoni della sospensione anteriore che farebbe lavorare meglio le gomme e in maniera più costante. Chissà che anche per Ferrari la seconda parte di stagione non riservi sorprese positive.

Red Bull invece è attesa nel suo costante e inesorabile miglioramento che la vede spesso partire a rilento per poi migliorare più di tutti nell’arco della stagione. Arrivasse in Ungheria la terza vittoria stagionale, la stagione potrebbe già essere definita un successo.

*immagine in evidenza da autosport.com

Rocco Alessandro

Verstappen, Vettel e Kvyat festeggiano la Mercedes

A volte le feste riescono bene, a volte un po’ meno, qualche volta si trasformano in veri e propri disastri. Il marketing della Mercedes si era molto impegnato per festeggiare un po’ di ricorrenze nella gara di casa. Livrea delle vetture molto particolare, abbigliamento vintage anni 50 per lo staff, e moltissimi cartelli celebrativi per i 125 anni di storia del marchio sparsi a bordi della pista, talmente belli che qualche pilota ha provato a staccarne qualcuno per portarselo a casa.

Ma, come dicevamo, qualche volta le feste diventano veri e propri disastri. Anche quando l’invitato più sgradito, quello che si spera che non venga perchè potrebbe rubare la scena al festeggiato, fa di tutto per  non parteciparvi.

Ma andiamo con ordine. Hockenheim rappresentava una sorta di prova del nove per la Ferrari, per confermare i progressi visti nelle ultime gare, frutto di una maggiore comprensione dell’auto anzichè di sviluppi portati in pista. E, in effetti, le prove libere avevano mostrato un binomio SF90-Leclerc molto in palla, con Vettel subito dietro. E con le Mercedes un po’ in difficoltà causa caldo. Pole di Charles probabile, magari con Seb in prima fila, quindi. No, il primo decimo, il secondo ventesimo, con Hamilton in pole. Entrambe le macchine bloccate ai box da guasti differenti che ci fanno sapere non essere mai capitati prima (come se la ricerca della qualità consistesse solamente nel correggere i guasti già capitati, non funziona proprio così).

E’ così la pole va ad un Hamilton febbricitante, con Verstappen di fianco, e i rispettivi compagni di squadra dietro di loro. Uno strepitoso Raikkonen coglie la quinta posizione.

Ma per la gara è prevista pioggia, e, infatti, quando si dovrebbero spegnere i semafori, la pista è bagnata, e la direzione gara prende l’inusuale decisione di fare percorrere tre giri di ricognizione, per poi dare la partenza in modo tradizionale.

Quando i semafori si spengono sul serio, Verstappen rimane praticamente fermo, e viene sfilato da diversi avversari. Le due Mercedes prendono il largo, seguite da Raikkonen e dallo stesso Max, autore di un veloce recupero delle posizioni perse. Dopo solo due giri, Perez va a sbattere ed esce la Safety Car. Vettel ne approfitta subito per montare le gomme intermedie, e al giro successivo viene imitato da tutti gli altri.

La pista si asciuga rapidamente, Ricciardo rompe il motore e si attiva la Virtual Safety Car. Leclerc, quarto, ne approfitta per un pit-stop, ma non è ancora tempo di slick, e monta intermedie nuove, con le quali riuscirà a recuperare diversi secondi a Verstappen, terzo davanti a lui. A questo punto il problema ce l’hanno gli avversari, i quali hanno intermedie molto consumate, ma con la pioggia che incombe, e la pista asciutta, non sanno che gomme montare.

Al 22° giro la pioggia effettivamente ricomincia, ma solo nella zona dei box, e le squadre decidono di usare le gomme slick. Fra i primi a farlo c’è Vettel, che monta gomma soft nuova. Subito dopo entra anche Verstappen, al quale però il team monta gomma media, con la quale Max fa un bel 360° ed esprime tutto il suo disappunto per la scelta. Leclerc, per fare il suo pit-stop, approfitta della Virtual Safety Car uscita per spostare la macchina di Norris, e riesce a rientrare in pista in seconda posizione, davanti a Bottas e Verstappen.

Hamilton è l’ultimo dei primi a fermarsi, e, nonostante un pit-stop lento, riesce comodamente a rimanere davanti a tutti. Ma proprio in questo momento la pioggia aumenta di intensità, specialmente nel motordrome, e l’insidiosissima penultima curva, all’esterno della quale c’è una via di fuga allagata e con asfalto estremamente liscio, inizia a mietere vittime illustri. La prima è Leclerc, che finisce la sua gara contro i sopracitati cartelloni celebrativi. Subito dopo tocca ad Hamilton, il quale sfiora le barriere rompendo l’ala, ma riesce a rientrare ai box tagliando completamente la pista e beccandosi, per questo, 5 secondi di penalità. Uscirà quinto e con gomme intermedie, dopo un caotico pit-stop.

Entra la Safety Car, Verstappen ne approfitta subito per rimontare gomme intermedie e riesce a diventare leader, mentre Bottas ritarda il pit-stop e si ritrova terzo dietro Hulkenberg. La gara riprende con pista bagnata e diversi altri piloti sono autori di escursioni nelle famigerate ultime due curve. E l’ultima vittima illustre è proprio il tedesco della Renault, la cui uscita riattiva la SC. La pista si asciuga velocemente, e nel giro successivo alla ripartenza si fermano tutti per montare gomme slick. Stroll e Kvyat lo avevano già fatto, e si ritrovano così sorprendentemente in seconda e terza posizione.

Hamilton, dopo avere scontato la penalità in occasione del pit-stop, si ritrova dodicesimo e ormai fuori gara, anche a seguito di un testacoda ad alta velocità alla curva 1. Vettel invece, con pista asciutta, inizia a volare e a fare un pensierino al podio. Anche perchè Bottas imita il compagno di squadra ma, al contrario di lui, non riesce a tenere la macchina in pista, e la distrugge contro le barriere di curva 1.

Nuova SC e finale di gara mozzafiato, con show di Vettel che in pochi giri riesce a rimontare fino alla seconda posizione, con il pubblico a sottolineare con un boato ogni sorpasso. L’ultimo avversario che riesce a superare è un sorprendente Kvyat, il quale saggiamente non oppone la minima resistenza, guadagnando uno storico secondo podio per la Toro Rosso proprio nel giorno in cui è diventato padre.

Finisce così con Verstappen primo, Vettel secondo e Kvyat terzo. Quelli che li seguono hanno tutti motivo di festeggiare, a partire da Stroll quarto, poi Sainz quinto, Albon sesto a completare il grande risultato per la Toro Rosso, Raikkonen(*) settimo seguito da Giovinazzi(*), molto bravo a portare la macchina al traguardo senza fare danni, e Grosjean e Magnussen a chiudere la zona punti. Per loro fortuna, visto che sono riusciti a toccarsi anche oggi, e che Steiner aveva pronta la pala, non per scavare ma per dargliela, meritatamente, in testa.

Subito fuori dai punti Hamilton(*) e il sorprendente Kubica(*), arrivato davanti a Russel, segno che quando l’esperienza serve lui c’è. Disastroso Gasly, per il quale il conto alla rovescia è probabilmente partito, e pessima giornata anche per le Renault, con Hulkenberg che ha buttato al vento un ottimo risultato e Ricciardo abbandonato dal motore.

Fra una sola settimana ci sarà il GP di Ungheria. Di sicuro la battuta d’arresto della Mercedes serve per accontentare la statistica. Ma un dato di fatto c’è, e lo dicono i numeri: Verstappen e la Red Bull sono in grandissima crescita, soprattutto di affidabilità. La classifica del mondiale dice che Max è a soli 22 punti da Bottas, e siamo a metà campionato. Purtroppo, per la Ferrari, se c’è qualcuno in grado di impensierire la Mercedes, ora e, probabilmente, in futuro, è proprio l’olandese. E i suoi risultati devono fare riflettere. In primis lui stesso, se avesse mai intenzione di cambiare squadra. E poi quelli di Maranello, che si devono chiedere come mai tutte le volte che l’armata teutonica fa un doppio zero, a suonare è l’inno olandese (Spagna 2016, Austria 2018, e oggi).

(*) In serata è arrivata la notizia della squalifica delle due Alfa, per un uso non regolare della coppia in partenza (o qualcosa del genere). Questo significa che Hamilton viene promosso alla nona posizione, riuscendo a portare a casa qualche punto anche in una gara tribolatissima, ma, soprattutto, che Kubica ritorna a punti dopo 8 anni e un recupero fisico che sembrava impossibile. Questo risultato, pur figlio di circostanze probabilmente irripetibili, è destinato ad entrare nella storia.

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

F1 2019 GERMAN GP: AN INTRODUCTION

Gp di Germania, un anno dopo.

Come ridurre un campionissimo ai minimi termini. Il GP di Germania 2018, a torto o a ragione, rappresenta la più classica delle sliding door nella carriera di un pilota, Sebastian Vettel.

Tutti quelli che non parteggiano per la rossa di Maranello penseranno “E quindi? Chissenefrega” (cit). Condivisibile. Ma penso che valga la pena esaminare la caduta in picchiata delle quotazioni di un pilota capace di vincere quattro mondiali di fila e arrivato a Maranello come, l’ennesimo, salvatore della patria, seguendo le orme di un certo Schumacher.

La fuga decisiva per il mondiale, si scriveva un anno fa. E in effetti tutto faceva presupporre uno scenario del genere. E invece accade l’imprevedibile, o meglio, succede che quello che doveva essere probabile, possibile, si sciolga in una manciata di giri bagnati dalla pioggia in una curva del motodrom, una sbandata banale a velocità contenuta, la traiettoria mortificante verso le protezioni, l’impatto a bassa velocità eppure definitivo per l’esito della gara.

immagine da quotidiano.it

Nonostante l’esito devastante di quel Gp, nulla era effettivamente compromesso ma in realtà la stella di Vettel ha cominciato ad offuscarsi sempre di più inanellando errori e malinconie che lo hanno reso l’ombra del pilota che è stato in Red Bull e nel primo anno in Ferrari.  Seguito a ruota dalla lucidità e dalle prestazioni di buona parte del team. Tutt’altra storia in casa Mercedes, che da quel punto ha spiccato un volo che non sembra aver ancora raggiunto l’apice della sua parabola.

Un anno dopo si ritorna sul luogo del misfatto e il duo Vettel/Ferrari cerca di esorcizzare le vicende del 2018, chiudere il cerchio di un anno vissuto male, malissimo e ripartire anche solo psicologicamente verso tempi migliori. Affidarsi al karma o al destino, per chi ci crede.

Il problema più grande è che siamo tornati al punto di partenza di un costosissimo gioco dell’oca: Mercedes dominante, Ferrari in stile gambero, Red Bull arrembante ma non troppo.

Le intenzioni sono quelle della volontà di riscatto, la realtà potrebbe essere ben diversa, non tanto per la volontà dei singoli ma per la forza complessiva che i team in gioco sapranno mettere in pista. Al momento niente lascia pensare che ci possa essere un’inversione dei ruoli tra Mercedes e Ferrari, anche solo per il singolo successo di tappa.

Ci vorrebbe una gara “pazza” in cui, in un modo o nell’altro, il tedesco di Heppenheim la spuntasse per ritrovare la pace con se stesso e con il suo team. Probabilmente la Ferrari vedrebbe di nuovo valorizzato il suo cospicuo investimento e la F1 ritroverebbe un sicuro protagonista. Con buona pace di tutti quelli che lo hanno già bollato come un pilota ormai finito.

Vettel sta diventando l’ennesimo pilota fagocitato dalle pressioni e dalla difficoltà di vivere e riportare alla vittoria la Ferrari. Come Saturno che mangia i propri figli, la Scuderia sembra avere un piacere quasi perverso nell’accogliere e poi gettare nel fango molti di quelli che arrivano con l’intenzione di vincere, che si rendono conto ben presto della pressione, della disorganizzazione, delle lotte intestine e dell’approssimazione che regnano molto spesso a Maranello. Solo pochi ne sono usciti indenni, tra l’altro passando anche loro le pene dell’inferno.

Vettel non sarebbe né il primo ne sarà l’ultimo ad avere questo destino. Nel caso c’è ancora tempo per evitare un finale che appare crudele nella sua apparente inevitabilità. Vettel è ancora padrone del suo destino, la domanda è se le sue capacità attuali sono sufficienti a farlo rialzare e se il suo team lo aiuterà in questo. Leclerc farebbe bene a imparare molto dalla attuale condizione di Vettel, nel bene ma soprattutto nel male.

Parlando del Gp in divenire, i team confermano in positivo e in negativo la capacità di portare aggiornamenti e di sviluppo della monoposto. Tradotto, Mercedes e Red Bull sugli scudi con addirittura l’omologazione di telai nuovi, mentre per Ferrari nessuna novità di rilievo, aggiornamenti aerodinamici rimandati al GP di Ungheria e la convinzione di aver “capito” maggiormente la SF90H.

Il tutto fa supporre un altro weekend difficile per la Ferrari ma anche Red Bull e soprattutto Mercedes potrebbero avere lo spauracchio delle alte temperature attese ad Hockenheim, fattore che in passato ha limitato la competitività delle loro PU in modo rilevante.

La PU diventa determinante anche nel consumo di carburante, a Hockenheim si viaggia flat out per il 78% del giro, aspetto che potrebbe limitare fortemente la Ferrari, che ha una PU non proprio parca nei consumi.

Sul fronte gomme, Pirelli ha portato mescole C2, C3 e C4. I team si sono orientati su scelte simili, con la differenza di uno /due treni per mescola. Tutti con 8 treni di C4 e almeno 2 di C3, con un pilota per team che al venerdì proverà la gomma C2 in ottica gara. Prevedibile, anche considerando le alte temperatura previste, che chi potrà eviterà di utilizzare la mescola C4 in gara. Pressioni gomme alte soprattutto all’anteriore, aspetto che potrebbe favorire monoposto con un comportamento preciso e prevedibile proprio su questo asse.

immagine da skysport.it

In linea prettamente teorica, Hockenheim è un tracciato cosiddetto “rear limited” ovvero dove sarà più importante avere trazione piuttosto che un inserimento preciso dell’anteriore. Tutte caratteristiche che dovrebbero limare gli atavici difetti Ferrari di questo 2019 ma che potrebbero favorire anche Red Bull e la sua estrema gentilezza nel degrado delle gomme.

Considerando le caratteristiche del tracciato e le condizioni atmosferiche, ci si augura una lotta serrata tra Mercedes, Ferrari e Red Bull. Potrebbe essere un GP ricco di colpi di scena, come nel 2018. Potrebbe essere un nuovo inizio per qualcuno oppure, cinicamente rappresentare “un altro chiodo sulla bara” di una carriera sportiva.

Sarebbe bello avere anche solo il piacere di scriverne al termine del 67 giri previsti.

*immagine in evidenza da granprix247.com

Rocco Alessandro