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NORRIS DOMINA IN AUSTRIA. FERRARI PRIMA DEGLI ALTRI.

Aggiornamenti. Cosa buona o cosa cattiva, dipende a cosa si applicano. Se fosse un sistema operativo, sarebbe lecito aspettarsi un disastro. Su una Red Bull o una McLaren, solitamente danno soddisfazione. Su una Ferrari, solitamente no. O forse no.

Perchè in Austria, con un fondo “un po’” aggiornato, Leclerc piazza la rossa in prima fila, e Hamilton in seconda, entrambi con una McLaren a fianco. Ma Norris, in forma strepitosa fra le colline austriache, rifila oltre mezzo secondo a tutti.

Al punto che parte pure bene, proteggendosi da Leclerc ma  favorendo, in questo modo, Piastri che passa secondo. Mentre Hamilton si fa passare da Russell ma recupera la quarta posizione con una splendida manovra all’esterno.

Contemporaneamente, Antonelli, maturo a scuola, dà segni di immaturità in pista sbagliando la frenata di curva 4 e centrando l’incolpevole Verstappen. Il quale la prende bene, forse ricordandosi che da diciottenne faceva questo e altro.

Esce la safety car per 2 giri, e quando si riparte Piastri inizia a pressare Lando. Le 2 McLaren seminano rapidamente le 2 Ferrari e al giro 11 l’australiano passa davanti all’inglese, il quale però recupera immediatamente la posizione. Oscar si mette poi tranquillo a seguire come un’ombra il compagno. Fino al giro 20, quando rischia di tamponare il compagno, prendendosi una sgridata da parte del team.

Il quale, team, avendo capito l’antifona, fa fermare Norris, ma lascia Piastri fuori per fargli perdere quei secondi necessari per evitare un’ulteriore lotta.

E le Ferrari? Leclerc si ferma al giro 25, con Hamilton che si ferma al giro successivo.

Al giro 46 Russell, anonimo quinto, si ferma per la sua seconda sosta.
Leclerc si ferma al giro 50 con Hamilton che si ferma al giro successivo, costretto dal suo box.

Norris effettua la sua seconda sosta al giro 53, con Piastri che lo segue al giro successivo. Ma è troppo tardi, e l’unica cosa che succede dopo è che Oscar rischia di essere sbattuto fuori da un doppiato.

Finisce così con Norris davanti a Piastri, Leclerc, Hamilton, Russell, Lawson, Alonso, Bortoleto, ai primi punti in carriera, Hulkenberg e Ocon.

Fra una prossima settimana ci sarà Silverstone. Riuscirà il nostro eroe a cogliere il primo podio vestito di rosso?

P.S. fare lift and coast tutte le curve e per tutta la gara é deprimente.

P.S. 2 ma nel secondo stint Leclerc ha viaggiato come le McLaren, per l’esaltazione di Gené. Stando però a 20 sec. dal leader.

P.S. 3 “fosse per noi correremmo con una macchina sola”. Vero, la seconda auto sono soldi buttati e serve solo a far diventare delle monumentali pippe dei piloti che, prima di diventare compagni di squadra di Verstappen, non erano poi così male. E che, dopo essere stati cacciati dal buon Marko, di solito ridiventano discreti piloti.

P.S. 4 Tutte le volte che il mio concittadino diciottenne festeggia qualcosa, nella gara dopo diventa inguardabile. Era successo ad Imola, dopo la coppa Italia vinta dal Bologna, ed è risuccesso oggi, dopo la maturità festeggiata con tanto di corona d’alloro (io per meritarmela ho dovuto prendere una laurea e non me l’hanno nemmeno data). Non c’è più nulla da festeggiare, ora pensa a guidare che sei bravo.

P.S 5. Speriamo che Vasseur non sia dovuto tornare a casa per qualcosa di grave.

F1 2025 – GRAN PREMIO DELL’AUSTRIA

Il rientro in Europa dopo la trasferta canadese ci porta al Red Bull Ring per il gran premio d’Austria con una serie di quesiti che dovranno essere verificati e che potrebbero dare un altro volto al mondiale che fino ad ora abbiamo visto.

Sulla pista austriaca ritorna in ballo la variabile del degrado gomme, assente in Canada e che tanto ha favorito la Mercedes, comunque candidata al podio anche in Stiria.

immagine da gpfans.com

Quello però su cui molti addetti del settore si interrogano è l’effettivo comportamento delle McLaren su una pista in cui gli effetti della direttiva ali da poco introdotta sarà facilmente verificabile. L’opinione di qualcuno e la speranza di tutti quelli che inseguono in classifica è che la squadra di Woking abbia effettivamente perso una parte consistente del suo vantaggio sulla concorrenza, rendendola più vulnerabile e soggetta agli errori.

Di sicuro uno che non dovrà compierne è Norris, che anche a Montreal ha dato prova della sua scarsa lucidità nei momenti che contano. Niente di irreparabile ma è così che si perdono i mondiali, anche senza dover aspettare l’ultima gara.

Tutt’altra solidità invece mostra Piastri, pronto a vincere in Stiria dopo aver salvato il salvabile in Canada.

Si diceva di una Mercedes pronta a recitare un ruolo da protagonista anche in Austria. Quì però non ci sarà il “vantaggio” di un asfalto poco aggressivo sulle gomme e bisognerà trovare il giusto ritmo e setup per non arrivare sulle tele, cosa che probabilmente mette il neo maturando Antonelli in una posizione di debolezza rispetto al suo team mate.

immagine da the-race.com

Per quanto riguarda Ferrari la situazione è la solita, ossia di “krante kasino” per citare uno che ne capiva. Leclerc, Vasseur e Hamilton parlano ognuno una lingua diversa, cosa che non aiuta un ambiente alla disperata ricerca di una prova convincente. Sul francese si addensano sempre più nefasti presagi, mentre il monegasco ormai è esperto nel ruolo di quello che cerca di salvare il salvabile senza mandare tutti a quel paese, mentre l’inglese sembra proprio lo stereotipo dell’albionico che si scontra con una realtà latina a lui sconosciuta e neanche velatamente irritante.

Posto il fatto che tutto sommato la gara canadese ha mostrato una velocità paragonabile a quella dei suoi concorrenti, manca però ancora quella stabilità e quella ripetibilità di prestazione in qualifica che li possa mettere in grado di lottare alla domenica.

Tutti aspetti che appartengono più a Verstappen che alla Red Bull in questo momento e che potrebbero valere una volta di più in Austria. Sempre con un occhio a una possibile squalifica in caso di manovre azzardate, l’olandese cercherà sicuramente di metterci del suo su una pista che autorizza ad una certa “fantasia”.

Pirelli porterà gomme tra le più soft a disposizione, C3 C4 e C5, con il chiaro intento di far si che il degrado gomma renda più inprevedibile la gara e riducendo l’impatto della qualifica del sabato. Un vantaggio potenziale per Ferrari che però, ovviamente, dovrà essere adeguatamente messo in pratica e quì arrivano i problemi.

immagine da the-race.com

Ci aspetta una gara interessante quindi, con anche le temperature altalenanti del weekend a scompaginare piani minuziosamente implementati a seguito delle prove libere. Personalmente vedo una Verstappen che potrà sfruttare una McLaren un pò in confusione e con meno margine sugli avversari, cosa che porterà un bel pò di pressione. Mercedes alla finestra per puntare perchè no alla vittoria e una Ferrari in balia degli eventi, chissà che questa volta non siano tutti a favore.

*immagine in evidenza da tauroa.at

Rocco Alessandro

 

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Tiene ancora banco in questa settimana ciò che è accaduto in Ferrari e, nello specifico, alle voci riguardanti l’appiedamento di Frederic Vasseur a fine stagione in favore del capo del programma Endurance, Coletta. Una riflessione, posta dall’ottimo e sempre puntuale Pier Giuseppe Donadoni di Autoracer.it, è proprio sulla durata del contratto del rubicondo Team Principal francese: infatti a fine 2025, se non avvenisse l’agognato rinnovo, i rapporti tra l’attuale capo del muretto Rosso e la stessa Ferrari termineranno. Ciò stride non poco visto e considerato che il Presidente Elkann (assieme alla “longa manu” di Benedetto Vigna), già nel 2022 aveva dichiarato che l’obiettivo della sua Rossa era quello di vincere nel 2026. A questo punto la domanda sorge spontanea come si suol dire: se l’obiettivo è fissato in quattro anni, per quale motivo redigere un contratto della durata di soli tre anni? Che senso ha tutto questo? La base di un qualunque progetto, per non parlare di quello di una squadra di F1 è la stabilità, quella stabilità che a Maranello ormai non è più di casa da tanto, troppo tempo ormai. Già solo questo fa venire dei dubbi verso chi regge il timone (quello vero!) della squadra. Dov’è la logica in tutto questo? Se la dirigenza ha deciso che bisognava puntare al nuovo cambio regolamentare, per poter porre le basi di una vittoria se non addirittura di un dominio, come minimo ci si aspetta che il contratto del Team Principal scelto avrebbe dovuto avere la durata necessaria a coprire almeno il primo anno del suddetto nuovo regolamento. A mio modesto giudizio il nodo gordiano di tutta la faccenda è proprio in questo dettaglio, che confesso all’inizio dell’era Vasseur mi era completamente sfuggito. Con molta probabilità Elkann e Vigna, non si sono mai fidati appieno della loro scelta e da qui il così detto “giro di prova”. Del resto per quale motivo avrebbero dovuto fidarsi ciecamente, visto e considerato che proprio lo stesso Vasseur era solamente la quinta opzione tra i papabili Team Principal che avevano in mente prima di scegliere lui? Evidentemente i due manager hanno cercato di guadagnare tempo e, nel contempo sono stati alla porta a guardare cosa era in grado di combinare il sostituto di Binotto. Chissà forse c’è stata una sorta di rasserenamento quando il 2024 ha dato ragione al francese, perché non dobbiamo dimenticare che la Ferrari dell’anno scorso sarebbe stata campione del mondo piloti e costruttori se il mondiale fosse iniziato immediatamente dopo la pausa estiva! Sicuramente questo è stato il catalizzatore necessario per far venire Hamilton nella Ferrari di Elkann e Vigna, solo che all’inglese gli ha detto male (ben venuto nel nostro mondo Lewis!) ed ora, attraverso le sue dichiarazioni poco criptiche e molto velate, sta cercando assieme al suo “amico” Team Principal, di provare a cambiare le cose dall’interno… auguri!

Già, la comunicazione. Purtroppo nemmeno in questo Ferrari eccelle ed è un vero peccato perché paradossalmente la squadra, in termini di preparazione in pista, sta dando veramente il massimo e, l’inanellare i pit più veloci ad ogni GP, dimostra che il team ci credeva e si era preparato davvero bene. Solo che i guai della SF-25 hanno fatto emergere, come un putrido liquame da una fetida cloaca, tutti i mali della Rossa a cominciare proprio dal modello comunicativo adottato dagli attori principali con Vasseur, LeClerc ed Hamilton che dicono puntualmente tre cose completamente diverse ed ora, si va ad aggiungere il silenzio assordante della dirigenza che ha voluto lo stesso Vasseur. Non siamo nuovi a questa strategia comunicativa, se stare zitti è una strategia si capisce, visto che proprio nel 2022 Elkann ci aveva già dato dimostrazione di ciò stando completamente zitto, lasciando completamente sola la Ferrari di Binotto, per poi intervenire solo a cose già fatte e cioè dopo che la squadra fu sbugiardata dallo scoop della Gazzetta dello Sport. L’unica differenza, rispetto al 2022, è che Vasseur ha sempre avuto il massimo appoggio della coppia dirigenziale della Rossa, questo fino a quando le cose sono andate bene evidentemente. Dopo di che ci sono solo tristi analogie, compresa quello dell’ennesimo scoop da parte del quotidiano rosa (vedremo se anche questa volta Luigi Perna ci ha preso… io so solo che quel giornalista non scrive mai a caso!) che vuole appunto l’avvicendamento dell’attuale Team Principal con Coletta. In una situazione cosi delicata trovo quanto meno sconveniente che nessuno dei due manager non profferisca nessuna parola. Non solo, ciò non fa che destabilizzare ulteriormente la squadra gettando sulle loro già provate spalle, ulteriore ed inutile pressione. Nessun dirigente di sport coscienzioso agirebbe in tal senso eppure, la squadra più gloriosa della F1, si ritrova in questa situazione anche e soprattutto per colpa di chi la comanda. Questa, l’ho sempre scritto, è la Ferrari del duo Elkann – Vigna e noi tutti inermi ne stiamo mirando la su visione.

Non sono mai stato un estimatore di Vasseur eppure, viva Dio, non mi è mai mancata l’obiettività di capire quando qualcosa è sbagliato o meno. In F1 esiste solo una parola chiave che è “stabilità” e, non rinnovare il contratto di Vasseur per mandarlo via dopo solo tre anni è da pazzi! La pazzia è ancora più grande se tutto questo avviene alla vigilia dell’inaugurazione del regolamento più sconvolgente che la F1 abbia mai visto. Trovo ridondante e noioso stare su queste righe a ripetere da anni ormai sempre le stesse cose: parole che ho ripetuto con Binotto (forse ora tanti capiranno veramente in che condizioni ha dovuto lavorare) e, che ora addirittura mi ritrovo a ripetere in difesa di Vasseur, nonostante il sottoscritto sia un suo detrattore. Cosa succederà se arrivasse Coletta nel 2026? Si ritroverebbe una squadra che non è sua e, come sempre, anche lui avrebbe bisogno del suo necessario tempo per poter riscrivere le regole che egli ritiene opportuno. Naturalmente la nuova vettura non sarà roba sua e, con un sistema regolamentare completamente nuovo, partire bene sarà fondamentale perciò Ferrari sta seriamente, con questa potenziale mossa suicida, mettendosi in condizione di partire già zoppa ancora prima che il nuovo mondiale inizi. Forse a tutto ciò si riferiscono le parole di Hamilton (“Dobbiamo concentrarci totalmente sul 2026” e “Stiamo cercando di cambiare le cose dall’interno”), forse in seno alla Gestione Sportiva c’è in atto una guerra tra chi vorrebbe provare a migliorare (o dovrei dire inglesizzare) lo stato di cose e, chi non vuole cambiare proprio nulla. Anche per questo, il silenzio di Elkann è assordante, visto che proprio lui ha voluto fortemente Hamilton il quale di rimando, è venuto in Ferrari proprio perché c’è il rubicondo Team Principal francese.

In assenza di una voce autoritaria ed autorevole il gregge si disperde, è inevitabile e, solo una dichiarazione dell’attuale capo potrebbe porre fine a questa ridda di voci e illazioni in un modo o nell’altro.

Buon GP d’Austria a tutti.

Vito Quaranta

 

MOTOGP 2025. GP D’ITALIA MUGELLO

Andato in archivio anche il Gp d’Italia 2025 e con esso il titolo mondiale.

Su un tracciato mai particolarmente “favorevole” (non ci vinceva dal 2014!!) Marc Marquez mette in scena il weekend più che perfetto, siglando pole, vittoria Sprint, vittoria gara lunga e GPV in entrambe le corse.

Ducati Lenovoi Team’s Spanish MotoGP rider Marc Marquez steers his motorbike ahead of the pack during the Italian Moto GP Grand Prix at Mugello circuit, in Mugello, near Florence, on June 22, 2025. (Photo by Tiziana FABI / AFP) (Photo by TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)

Nettamente superiore a chiunque (anche a se stesso) non ha lasciato diritto di replica a nessuno se non un paio di giri “condivisi” con l’idolo di casa Bagnaia che subito dopo è tornato nei soliti ranghi a combattere con un avantreno che continua a non digerire.

Pecco ha raggiunto il podio nella sprint ma nella gara vera ha dovuto cedere il passo anche ad un’altra Ducati 2025 (quella di Di Giannantonio) crollando del tutto nel finale.

La festa dei Marquez’s è stata completata da Alex ottimo secondo in tutte e due gli eventi.

Le motociclette italiane hanno dettato legge sulle colline toscane con ben 5 Ducati e 2 Aprilia nei primi 7 posti. L’acciaccato Ogura è finito ad un paio di secondi dall’ottavo posto occupato dalla KTM di Acosta, segnale che al Mugello ieri poteva fare ancora meglio fosse stato in condizione.

L’unica “scheggia impazzita” è stata quella di Vinales che pare aver preso un’ottima confidenza con la moto austriaca (è il migliore nelle ultime gare). Peccato sia stato steso da Morbidelli con un’entrata garibaldina che gli è costata ben due long laps. Il primo per l’entrata in sé ed il secondo per aver fatto male il primo…..

Il weekend in sintesi è tutto qui.

Se metti il miglior pilota degli ultimi 12/13 anni sulla miglior moto degli ultimi 5 il minimo che possa capitare è che sia un dominio.

Senza togliere meriti a nessuno lo spettacolo finisce per risentirne. Da appassionato di corse ed ex tifoso Ferrari non mi vergogno di dire che dopo i primi 3 mondiali di Schumacher mi ero stufato anche di quel dominio.

Tutto è lecito, tranne i fischi ai piloti.

Noi italiani ci facciamo riconoscere spesso e volentieri. Ieri non è stato un bello spettacolo, uno spettacolo molto più adatto agli spalti di uno stadio. Questo “andi” cominciò anni orsono grazie al seguito dei tifosi di Rossi ed ormai non si sradica. Suo malgrado Bagnaia ne ha ereditati buona parte e dovrebbe dissociarsene quanto prima biasimandone il comportamento. Lodevole Tardozzi che è andato a redaguirli.. Peccato che si poteva risparmiare il fatto che “è rosso” anche Marquez.

Ci vediamo ad Assen, pista amata da Bagnaia che, a meno di capire l’avantreno in pochi giorni, correrà come al Mugello.. rassegnato.

LE NON PAGELLE DEL CANADA 2025

Montréal, terra di marmotte, muretti e sogni infranti. Il circuito Gilles Villeneuve, con i suoi rettilinei rapidi e le strette chicane, è un palcoscenico che esige il massimo dai piloti… non foss’altro che per evitare di “stamparsi” sul celebre quanto famigerato “Muro dei Campioni”…

Per certi versi è un circuito assimilabile a quello di Monza in cui non sono presenti soverchie difficoltà di interpretazione del tracciato quanto, piuttosto, di coraggio unito a precisione per un mix di guida che non è alla portata di tutti. L’albo d’oro del circuito sembra rispecchiare questo mix a cominciare da Gilles Villeneuve, vero e proprio Genius Loci, che manco a farlo apposta vinse la prima edizione nel 1978 e fu protagonista nel 1981 conquistando un podio storico nonostante l’ala anteriore se ne fosse andata per prati. Negli 80 troviamo sia piloti “muscolari”, come Alan Jones (due volte), Mansell e Boutsen sia i “precisini”, come Laffitte, Piquet (tanto “cazzaro” fuori dall’abitacolo quanto maniacalmente preciso dentro e che ha vinto per ben tre volte a Montreal) e Alboreto. Fuori categoria i vari Senna, Prost, Schumacher, Hamilton e Verstappen (20 edizioni vinte) non si può fare a meno di notare il nome di Giannino nostro, Jean Alesi, che nel 1995 trionfò per l’unica volta nella sua carriera con tanto di giro d’onore a cavalluccio della Benetton di Schumacher. Risalta anche il nome di Robert Kubica, fresco vincitore a Le Mans, che nel 2008 approfittò del grottesco tamponamento al semaforo di uscita box di Hamilton ai danni di Raikkonen. Infine non posso no menzionare l’edizione del 2011, la gara più lunga nella storia della F1, in cui sotto il diluvio Jenson Button (forse il pilota più sottovalutato della storia della F1?) trionfò con una rimonta epica, prendendo poco metaforicamente a sberle il suo arrembante compagno di squadra (nientemeno che sir Lewis, peraltro i nuna dinamica che esteticamente ricordo molto la stupidaggine di Norris della edizione odierna) e superando Sebastian Vettel praticamente in fotofinish.

Dal punto di vista tecnico Mercedes ha clamorosamente ribaltato il trend che la vedeva in declino negli ultimi GP. Difficile dire se ciò sia dovuto alle particolari condizioni climatiche e di asfalto del Gilles Villeneuve o agli annunciati aggiornamenti al fondo. L’Austria sarà già un bel banco di prova per capire se non si sia trattato di un’eccezione. Nessuna novità, quantomeno di rilievo, per RBR e Ferrari mentre McLaren introduce delle nuove ali sulla vettura di Norris, a suo dire sempre in difficoltà a capire le reazioni della vettura. Ciononostante la performance di McLaren è indecifrabile: in modo speculare opposto a Mercedes sembra che in questo circuito non abbia la capacità di dominio mostrata sin qui ed è difficile dire se sia il caso di assecondare le maligne voci che dicono che la nuova TD riguardante gli attacchi del fondo abbia influito o se si tratta solo della peculiarità di Montreal (o se, a dirla tutta, ciò dipenda dal non essere partita in prima fila). Anche qui l’Austria ci dirà qualcosa in più con un circuito che per tre quarti ricalca le stesse caratteristiche di Montreal. Le strategie, secondo il mio parere, non sono state così determinanti come i commentatori in diretta pensavano. Visto l’accentuato graining del primo stint a serbatoi pieni non c’erano alternative alla doppia sosta. I casi di Ocon e Sainz non sono un controesempio per il banale motivo che la gara delle cosiddette “seconde linee” è sempre molto diversa da quella dei primi, e il traffico e le connesse difficoltà di sorpasso, rendono molto più efficaci strategie che altrimenti sarebbero perdenti.
Insomma, gli ingredienti c’erano tutti per avere una giornata da ricordare. O da dimenticare, se ti chiami Charles o Lando.
Ma vediamo un po’ come giudicare la condotta di gara dei piloti.

George Russell – voto: 10 e lode
Perfetto. Impeccabile. Inesorabile. Come un algoritmo platonico, ha eseguito ogni curva con la grazia di un filosofo stoico e la freddezza di un chirurgo. La pole conquistata al sabato è stata tanto straordinaria quanto sagace (ah! Le gomme gialle!). Allo spegnimento dei semafori scatta come nemmeno Marcell Jacobs e lascia Max sul posto come un pivello qualsiasi. Non sbaglia una virgola in tutto il GP permettendosi di gestire il distacco di Max con assoluta padronanza della situazione quasi giocandoci: nel finale ha lasciato avvicinare Max fino a 1.4 secondi e poi ha dato uno strappo molto significativo che ha spento ogni velleità dell’olandese. Non pago, si è permesso qualche giochetto anche durante la SC cercando di indurre Max in una infrazione che gli sarebbe costata la squalifica nella prossima gara. Che ne dite? Abbiamo raggiunto la piena maturità? Che quest’anno stesse esprimendosi ai massimi livelli in carriera l’avevamo già rilevato e a Montreal ne abbiamo avuto la conferma definitiva. Chapeau!

Max Verstappen – voto: 6.5
Il voto è una rozza media tra la qualifica strepitosa e la gara sostanzialmente incolore. In qualifica, durante Q1 e Q2 non dava l’impressione di averne per le sue solite performance stellari quindi la sorpresa di vederlo in cima al Q3 prima che Russell tagliasse il traguardo è stata notevole. Invece confesso che mi ha deluso, e non poco, in gara. Allo spegnimento dei semafori è sembrato mio nonno buonanima con la sua Uno Fire del 1989: mancava solo che mettesse la mano fuori dal finestrino per dire all’ultima bicicletta di passare l’incrocio. Prova a stare con Russell per qualche giro poi molla di colpo girando un secondo al giro più lento. Quando sta per soccombere all’attacco di Kimi cambia le gomme: in quel momento sembrava una decisione prematura. Per sua fortuna tutti gli altri, memori della genialata spagnola, decidono di seguirlo a stretto giro e riesce a mantenere la posizione relativa su Antonelli. Si ripete il medesimo episodio in occasione del secondo pit proprio mentre Antonelli stava di nuovo per superarlo. Nel finale casca anche nel trucchetto di Russell (farsi superare in regime di SC, frenando all’improvviso) che se non fosse stato così sfacciato avrebbe anche potuto farlo incorrere nella penalità. Insomma, non è parso il solito Max in perfetto controllo della situazione. Dato il contesto, il secondo posto finale è un più che ottimo risultato

Andrea Kimi Antonelli – 9.5
Primo podio in carriera e che podio! Sono particolarmente compiaciuto nel vedere il nostro connazionale sul podio, soprattutto considerando che l’ultimo italiano a salirci, se non erro, era stato Trulli su Toyota nel 2009, cioè ben 16 anni fa. Come già accaduto nei suoi week end positivi, ad una qualifica con crono un po’ distante da quello di Russell ha fatto seguire una gara in cui il suo ritmo era praticamente identico a quello del “caposquadra”. Il paradosso è che quando, negli altri week end, andava bene in qualifica poi in gara non era soddisfacente. Poco male, comunque, perché in questo caso la prestazione ha coinciso con un podio prestigioso di cui il nostro giovane virgulto può andare fierissimo. Già, fierissimo, perché subito in partenza riesce a sopravanzare Piastri con una certa cattiveria (e grande precisione) e nella prima parte di gara si permette di infastidire Max sino al quasi-sorpasso. Stessa cosa nel secondo stint. Ma la fase più interessante è stata l’ultima durante la quale, oltre a raggiungere e impensierire Verstappen, il nostro si è ritrovato i due McLaren dietro le spalle che stavano aspramente combattendo tra di loro. Considerata la giovanissima età, il primo podio alla portata e la difficoltà di quella fase il fatto che il nostro sia riuscito a destreggiarsi egregiamente è tanta roba, come si usa dire. Ed è soprattutto per questo che merita tutti i nostri applausi: quanti piloti, ben più esperti, si sarebbero fatti prendere dal panico se si fossero trovati in quel micidiale panino proprio nei giri finali di un GP importante? Si fa prima a dire chi avrebbe mantenuto il sangue freddo: Verstappen, Alonso, Sainz e Piastri (almeno secondo la mia modesta opinione) mentre chiunque altro (esatto: chiunque altro) sarebbe stato a forte rischio di errore. Bravo!

Oscar Piastri – voto: 7
Pur essendo la prima volta che McLaren non porta una vettura a podio in questa stagione il buon Oscar riesce comunque a minimizzare i danni riuscendo a destreggiarsi abilmente nei meandri strategici della gara. In qualifica non è stato brillantissimo ma le ingenuità commesse da Norris gli danno quel giusto grado di tranquillità che gli consentiranno di gestire la gara con la dovuta accortezza. Forse pure troppa. In partenza, si fa sorprendere dal nostro Kimi e nel resto dello stint è evidente che non si danna per stargli dietro. O forse non poteva? Se c’è una fase della gara in cui Piastri è spesso decisivo è proprio quella a serbatoi pieni (l’esatto opposto rispetto a Norris, velocissimo a serbatoi vuoti) sicché vederlo senza il passo dei migliori è stata una sorpresa. Montreal non è certamente un circuito in cui McLaren può far valere le sue migliori qualità (mancano totalmente le curve veloci) ma non per questo ti aspetti McLaren soccombere a Mercedes e Red Bull (e persino Ferrari nei primi due stint) sul ritmo. Data la situazione il quarto posto connesso alla stupidaggine commessa da Norris nel finale sono per lui un bel passo avanti verso il mondiale. E non mi riferisco solo ai punti guadagnati ma anche alla situazione psicologica che colpisce Norris proprio nel suo punto più debole. In Austria McLaren dovrà far vedere che questo di Montreal è stato solo un episodio (e mettere a tacere le malelingue sugli adattamenti cui è stata costretta dalle recenti TD) ma se così non fosse l’esplosione di Mercedes e il sempre pericoloso Max potrebbero diventare più insidiosi di Norris per le sue ambizioni. I nervi saldissimi certamente gli saranno di aiuto. Per tornare all’incidente con (di) Norris, pur consapevole che l’errore è tutto dell’inglese non riesco a togliermi dalla testa che Oscar possa comunque aver contribuito: magari una qualche maligna quanto impercettibile mossa che ha indotto Lando a credere di potersi infilare all’interno, chissà?

INTERMEZZO Lando Norris – voto 3
Un weekend da dimenticare e un’occasione mancatissima (si potrà dire?) per rimettersi in carreggiata nella lotta mondiale. Infatti, landino nostro aveva dimostrato, in Canada, di essere più veloce di Piastri senza alcun dubbio ma sia in qualifica che in gara ha sciupato con errori banali. L’errore in Q3 (anzi gli errori) è stato piuttosto ridicolo (giusto per rimarcare: il primo dei suoi errori è stato andare lungo alla prima curva, unico insieme a Stroll…). In gara è stato eccellente: velocità, strategia perfetta, consistenza di ritmo superiore a tutti ma… ma butta via tutto con un errore marchiano a pochi giri dalla fine in cui praticamente tampona Piastri tentando un impossibile sorpasso sull’interno prima della 1, interno già abbondantemente coperto dall’australiano. Errore marchiano, grave e dalle conseguenze pesantissime. Che fosse molto più veloce di Oscar era palese e aveva ancora 4-5 giri per cercare un sorpasso pulito. Vista la sua acclarata dipendenza dall’umore (per non dir di peggio), pensate a quanto sarebbe cambiato se gli fosse arrivato davanti con una prestazione decisamente migliore e un sorpasso in pista. Mah!

Charles Leclerc – voto 5
Spiace dover redarguire il sempre generoso Charles al quale, in passato, ho dato voti ben più alti per risultati ben più scadenti. Tuttavia, il suo week end canadese non mi è piaciuto. L’errore nelle FP ci può stare, per carità, shit happens, anzi dato che siamo a Montreal des choses qui arrivent, ma è parso più un segno di affanno che un errore tecnico in sé. L’errore in Q3 mi ha dato la stessa impressione: lungi dall’essere una delle sue magie velocistiche venuta male si è trattato, credo, di un azzardo dettato dall’ansia di prestazione, di una frenata ritardata oltremisura e oltre logica che ha poi destabilizzato la vettura nella chicane. L’affannoso tentativo di incolpare Hadjar (davanti a lui di ben 300 metri se non di più) emerso dai team radio ne è testimone quasi psicanalitico. Del resto, mi pare che in alcune dichiarazioni successive abbia ammesso il suo errore. Avrà creduto che le ali reggessero, chissà? Ma, come Icaro, ha dovuto ricredersi piuttosto amaramente. In gara è stato piuttosto brillante nella prima parte, come spesso gli capita, e scadente nell’ultima parte. Solo che stavolta ho anche avuto l’impressione che fosse poco lucido. Infatti le (consuete) discussioni con il muretto sulla strategia, diversamente da altre occasioni, davano ancora una volta la misura dell’affannosa ricerca di un risultato che non era, in tutta evidenza, alla sua portata. La stupidaggine di Norris lo issa al quinto posto che alla fine non è neanche un cattivo risultato, date le circostanze, ma da un pilota come lui (suppostamente al livello di Max) ci si attende sempre il meglio. E in Canada non abbiamo visto il miglior Charles.

Lewis Hamilton – voto 6
Non molto da dire: qualifica incolore e gara rovinata da… ebbene sì! una marmotta! Lui non sta capendo molto della macchina in questa stagione e il caso gli si accanisce contro. Poteva andare peggio.
Fernando Alonso – voto 7
In qualifica ottiene un buon risultato ma per come sembrava andare mi sarei aspettato anche qualcosa di meglio. In gara stava anche andando bene ma la chiamata del primo pit è poco accorta e lo manda nel traffico facendogli perdere tantissimo tempo (un veloce calcolo fatto in diretta mi dice addirittura 11 secondi nei confronti di Hamilton). A quel punto ogni sua ambizione è castrata e non può far altro che remare alla ricerca del miglior risultato possibile. Gli riesce ma ha più motivi per recriminare che per essere contento.

GLI ALTRI
Dopo Alonso troviamo Hulkenberg (voto 8), Ocon e Sainz (voto 6.5 ad entrambi) che godono degli esiti di una strategia ad una sosta. Ma mentre Hulk ha lottato con le unghie e con i denti per accaparrarsi il risultato finale, Ocon e Sainz sono solo stati fortunati. Tutti quelli “dietro” hanno pure tentato la strategia ad una sosta ma le diverse circostanze in cui l’hanno fatta ha determinato il risultato finale. Hadjar (voto 5.5 non brillante come nelle precedenti esibizioni), Bearman (6.5 sfortunato ma è stato più veloce di Ocon per tutto il week end), Bortoleto (5 apparso in difficoltà tutto il week end) e soprattutto Colapinto (voto 7: finalmente un week end di buon livello) hanno ricevuto chiamate pessime che hanno compromesso la loro possibilità di lottare per i punti. In quel marasma che è la seconda parte della griglia, in cui le performance delle vetture sono molto simili, la differenza tra una buona chiamata e una pessima vale milioni.

NOTE DI DEMERITO
Gasly non solo è partito ultimo ma ha anche fatto una gara del tutto incolore.
Tsunoda spreca in qualifica e in gara non glie ne va bene una ma ancora una volta risalta di più il ritmo lentissimo rispetto a quello di Verstappen. Mah!
Di Stroll non vale nemmeno la pena parlare.
Ci vediamo in Austria!