Zandvoort, questo circuito che sembra progettato da un bambino con il Lego (o con le Polistil!), dove le curve si susseguono in una danza frenetica che ricorda più un kartodromo che una pista degna della Formula 1. Eppure, proprio questa sua natura claustrofobica e serpentina deve esaltare i piloti, che si ritrovano a guidare su un tracciato dove ogni metro richiede concentrazione assoluta e dove non c’è tempo per rilassarsi nemmeno per un secondo.
Il weekend olandese ha messo in mostra una McLaren in stato di grazia assoluta, capace di dominare con una superiorità tecnica che sfiorava l’imbarazzante per tutti gli altri: un secondo al giro di vantaggio sui migliori tra gli inseguitori non è una differenza, è un abisso di quelli che ricordano annate tipo 1988, 2002, 2004, 2016. Hamilton e Leclerc, finché sono rimasti in pista, hanno mostrato ritmi superiori alle aspettative, del tutto sorprendenti che sarebbe stato interessante vedere all’opera senza le grandi difficoltà nel sorpasso che quest’anno Zandvoort ci ha riservato. Peccato che Sir Lewis, con tutta la sua sconfinata esperienza e i suoi sette titoli mondiali, abbia deciso di andare a fare una passeggiata sul verde proprio nel momento più delicato, quando le prime gocce di pioggia rendevano il bordo del tracciato scivoloso come una pista di pattinaggio. Ah, i misteri dell’età che avanza e della lucidità che vacilla…
1° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 10 con standing ovation
L’australiano ha disputato una gara da manuale di guida perfetta, iniziando con una partenza eccezionale per sagacia tattica e coraggio. Resistere contemporaneamente agli attacchi di Norris e Verstappen richiede sangue freddo e intelligenza superiore che il nostro ha sfoggiato a piene mani. Da quel momento in poi, Piastri ha guidato con la precisione di un orologiaio svizzero, senza commettere il benché minimo errore, amministrando un vantaggio che cresceva imperterrito ad ogni giro. Ancora una volta la sua prestazione è da campione vero, quella di chi sa che in Formula 1 si vince soprattutto con la testa oltre che con il talento puro. Mi ha particolarmente impressionato anche sulle ripartenze da SC che, oltre che eseguite con timing perfetto, lo vedevano andare via con fastest lap immediato nonostante avesse gomme bianche. Segno sì di vettura perfetta ma anche di perfetta padronanza del mezzo da parte del nostro buon Oscar.
2° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 8 con rammarico
Il campione del mondo ha guidato magnificamente, sfoderando tutto il suo arsenale tecnico e tattico, sperando che a casa sua potesse fare uno scherzetto ai due favoriti ma si è dovuto arrendere all’evidenza: contro questa McLaren semplicemente non c’era partita. Ha provato una strategia di gomme diversa, ha spinto come un dannato, ha dimostrato ancora una volta perché sia considerato il migliore al mondo, ma i “papaya” erano semplicemente inarrivabili. Alla fine, grazie al ritiro di Norris guadagna un secondo posto dal sapore più dolce che amaro.
3° – Isack Hadjar (RB) – Voto: 10 e mazzi di fiori
Il giovane francese ha disputato una gara da veterano consumato, resistendo per quaranta giri alle pressioni degli aggueritissimi Leclerc e Russell che gli stavano con il fiato sul collo. Conquistare il primo podio in carriera tenendo dietro piloti di questo calibro è un’impresa che merita tutti gli onori: ha guidato con maturità, intelligenza tattica e nervi d’acciaio. Sono particolarmente compiaciuto per questo suo risultato perché dopo le lacrime per l’imbarazzante erroraccio di Melbourne non solo è stato capace di riprendersi ma anche di arrivare a questo livello con una tenacia che gli va riconosciuta. Spiace per il nostro Kimi ma in questo momento la rookie cup è abbondantemente nelle sue mani.
4° – George Russell (Mercedes) – Voto: 7 per gentile concessione
Russell ha guidato con la consueta eleganza e precisione, ma ha pagato caro un momento di disattenzione che ha permesso a Leclerc di infilarlo in uno spettacolare sorpasso. Per il resto, prestazione di alto livello che però è stata aiutata dai ritiri altrui che lo hanno issato in una quarta posizione che, tutto sommato, non rispecchia il valore mostrato in pista. Gli è andata di lusso.
5° – Alexander Albon (Williams) – Voto: 8 e pollice alzato
L’anglo-thailandese ha dimostrato ancora una volta di essere un pilota di razza, eccellente soprattutto nei momenti che contano: partenza perfetta e gestione magistrale delle fasi di Safety Car che lo hanno proiettato in una posizione del tutto insperata nel finale. Risultato straordinario se si considera il disastro che aveva fatto in qualifica.
6° – Oliver Bearman (Haas) – Voto: 8,5 e applausi
Il giovane inglese ha disputato una gara da veterano, soprattutto nella fase centrale quando ha saputo aiutare magistralmente Ocon tenendo dietro il gruppone e avvantaggiandosi nella strategia. Infatti quella collaborazione tattica si è trasformata in oro puro quando è arrivata la seconda Safety Car, permettendogli di capitalizzare l’unica sosta che avevano deciso di fare. Prestazione assai intelligente!
7° – Lance Stroll (Aston Martin) – Voto: 6 con scrollata di spalle
Ha fatto il suo, senza infamia e senza lode. Con la buona Aston Martin che aveva a disposizione poteva sicuramente aspirare a qualcosa di meglio, ma almeno è arrivato al traguardo senza combinare i soliti disastri. Per uno come lui, già questo è un risultato accettabile.
8° – Fernando Alonso (Aston Martin) – Voto: 7 ma con rammarico
Fernandello nostro ha mostrato ancora una volta perché sia considerato uno dei più grandi di sempre, ma anche lui ha dovuto arrendersi all’evidenza che l’Aston Martin di quest’anno, pur recentemente migliorata, non è ancora all’altezza per lottare ai vertici. Bellissimi (per noi… per lui meno!) i team radio in cui si rammarica della posizione in cui lo mettono, per così dire, dopo il primo pit. Poteva fare meglio? sì, considerando la ritrovata decenza della vettura, ma il team doveva crederci di più.
9° – Yuki Tsunoda (RB) – Voto: 7 e pacca sulla spalla
Il giapponese è riuscito a conquistare punti preziosi nonostante un problema tecnico che avrebbe potuto compromettere completamente la sua gara. Niente altro da segnalare.
10° – Esteban Ocon (Haas) – Voto: 6,5 e un pizzico di fortuna
Ha chiuso nei punti più per i meriti di Bearman e le circostanze fortunate delle Safety Car che per meriti propri. L’Haas non sembrava particolarmente competitiva, ma almeno è riuscito a capitalizzare le occasioni che gli si sono presentate.
NOTE DI MERITO
Colapinto (7.5), in caduta libera nelle gare precedenti, se l’è cavata niente male e non fosse stato per le mosse di Bearman avrebbe potuto essere la sorpresa di giornata dopo Hadjar.
Leclerc (8.5) è stato costretto al ritiro proprio quando stava mostrando un ritmo eccellente e la solita grinta nei sorpassi (memorabili le azioni su Russell sia in partenza che a metà gara). Ceteris paribus, se la sarebbe giocata con Max per il secondo posto.
NOTE DI DEMERITO
Hamilton (4) che esce di pista proprio mentre inizia a piovigginare: con tutta l’esperienza che ha, certi errori non si possono proprio vedere. Age, quod agis, direbbe il buon Cicerone.
Sainz (5) deve mangiarsi le mani per la troppa foga nel duello con Lawson anche se onestamente la SAINZIONE (ok non potevo resistere… scusatemi!) mi è parsa un po’ pesante.
Le due Sauber non pervenute ma anche sfortunate.
Antonelli si merita un 5, non tanto per la prestazione, che pareva eccellente, quanto per l’erroraccio che gli è costato, di fatto, la gara. Per quanto sia una possibilità quella di provare il sorpasso all’interno della piccola sopraelevata di curva 3 (Hugenholtzbocht e poi non smentitemi: il fiammingo è pure più brutto del tedesco!), tant’è che l’abbiamo visto provare per quanto vanamente da piloti del calibro di Max e Fernando, ma, suvvia!, c’è modo e modo. Ha ragione Leclerc nei commenti post-gara: non è stato un errore da rookie ma proprio un errore di quelli che non vuoi vedere da un pilota di belle speranze come lui.
NOTE CHE ORA SI FA ANCORA PIU’ DURA
Oh Landino, ti vedo — naufrago sognante sulle alte scogliere della Cornovaglia, dove il vento canta antiche ballate e l’oceano sferza la pietra con carezze di sale. Non era forse destino immergersi in quell’abisso verde smeraldo, affidarsi all’ebrezza dell’onda piuttosto che approdare stanco e disilluso sulle sabbie stinte d’Olanda, da cui non si torna che con il cuore infranto e un cazzabubbolo di motore che non si rompeva da due anni?
Ci vediamo a Monza!