Ed eccoci arrivati in terra d’oriente per la sedicesima gara stagionale.
C’era una Formula 1 in cui la classica gara di Suzuka era quella decisiva per il titolo; una gara che bisognava seguire nel silenzio spettrale del proprio salotto per non svegliare nessuno, visto che si svolgeva ad orari improponibili per gli abitanti del vecchio continente. E spesso, come “title decider”, era ben difficile assistervi rispettando la consegna del silenzio.
Ed evitare un paio di scomuniche gentilmente recapitate da solerti messi papali poche ore dopo la fine della gara; fosse essa al primo giro o al quarantasettesimo.
Quei tempi sono andati da un bel po’ ma se si ripensa alla sola edizione dell’anno scorso, pare lo stesso di sfogliare un libro polveroso.
Nella scorsa edizione l’intero week end è stato praticamente nelle mani di Nico Rosberg; Mercedes ha fatto segnare il suo consueto dominio che non concede sconti a nessuno e non fa prigionieri e Brackley ha alzato una protesta formale contro Max Verstappen per il suo “erratic and dangerous” approccio in difesa su un Hamilton, tradito allo start da una zona particolarmente umida proprio in prossimità della sua piazzola di partenza.
La protesta è poi stata fatta rientrare prima della gara di Austin “per il bene dello sport”; argomento che pare essere particolarmente importante per gli uomini di MB, ci fanno sapere dalla regia, sempre molto attenta a queste cose.
Il mondiale era una questione privata in casa Mercedes e si sa che fra moglie e marito è sempre meglio non mettere dito.
O altro, che siano dischi Carbon Industries vetrificati o grasso per lo sterzo che finisce sui contatti.
Chi l’anno scorso giocasse all’account manager depresso a cui mancava tanto l’amante da legare al letto e chi alla casalinga frustrata (o frustata) lo lascio determinare ai gentili e spero compresivi lettori di questo improbabile ammasso di vocaboli che molto ottimisticamente chiamiamo “articolo”.
Sta di fatto che oggi, con le forze in campo rinnovate e con Rosberg che si gode il meritato titolo guardando le gare dal divano di casa, paiono davvero passati altri 20 anni.
Questa edizione se da un lato rappresenta una netta cesura con quanto visto la/le stagioni scorse, ha un che di schizofrenico.
Se si stesse a guardare quello che, chi ne capisce descrive come il “momentum”, Ferrari parrebbe inarrestabile.
Le ultime due gare hanno visto un dominio pressoché completo della squadra di Maranello con una RBR in nettissima ripresa tanto di poter tranquillamente puntare al podio e, perché no? alla vittoria.
Una Mercedes relegata a inseguire i capricci di una vettura che pare tornata la principessina sul pisello di inizio stagione e con problemi che appaiono e scompaiono come i Gremlins che pasticciano con le ali dell’aereo in volo, di un famosissimo episodio di “Ai Confini Della Realtà”.
Una via crucis nipponica per gli “anglotedeschi”, quindi?
Toto Wolff che sbatte convulsamente i pugni in aria stile Tekken 3?
Hamilton che si rifugia a fare il corista in una boy band nella provincia di Birmingham?
Sorrisi per sempre cancellati dagli attoniti volti dei dirigenti a Brackley come auspicava l’Altissimo dal girocollo a canne mozze?
No.
Perché poi uno guarda alla classifica e la sensazione di essere davvero in un episodio del suddetto telefilm si fa più forte che mai.
Nelle ultime due gare dove la Ferrari avrebbe potuto tranquillamente fare strame della concorrenza, Vettel, il pilota del presunto schiacciasassi, ha accumulato un DNF e un quarto posto arpionato con le unghie e coi denti dopo una gara ad inseguimento.
E Hamilton, il pilota che dovrebbe sedare la principessa e il suo pisello, o gorgheggiare scale diatoniche in mezzo a gente persino più tatuata di lui, una vittoria di forza e un solido secondo posto senza grossi grattacapi.
Il distacco fra i due contendenti è di 34 punti.
Che li si possono scrivere come meglio si crede: più di una vittoria e un sesto posto; più di un secondo e un terzo posto; più di tre quinti posti e mezzo giro di pista con Alonso; più di un cordiale con la “mamma” di Verstappen e quella di Stroll, sul cui talento, dopo il cordiale stesso, non avrei più dubbio alcuno; quello che si voglia; tutto bello; ma soprattutto, sono tantissimi punti.
Tantissimi.
E soprattutto lo sono a 5 gare dalla fine.
Certo; i punti messi a disposizione sul conto sono una enormità.
Per carità.
Ma che se si guarda l’andamento della stagione fino a questo punto e il fatto che ogni volta che Mercedes è stata in procinto di finire nelle retrovie, ne ha approfittato invece per allungare ancora di più, qualche legittimo dubbio che le effettive possibilità di Maranello prescindano dai punti ancora teoricamente a disposizione, viene.
Inoltre il pilota dello schiacciasassi, nell’arpionare il quarto posto è finito contro uno stuntman che stava girando a casaccio in pista e che gli ha letteralmente disintegrato retrotreno.
Un incidente nel giro di rientro come non se ne vedevano da almeno un paio di generazioni e che potrebbe determinare la penalizzazione di Vettel in griglia a Suzuka nel caso ulteriori e più approfonditi esami sulla scatola del cambio a banco, o il suo utilizzo nelle FP, ne dovessero determinare la forzosa sostituzione.
Certo una penalità sarebbe l’ennesima mazzata su un mondiale che oggi come oggi parrebbe segnato dal fato.
Per il resto, il tracciato è semplicemente splendido e trasuda di storia ad ogni curva che gli ingegneri della Honda negli anni sessanta, hanno voluto disegnare a raggio doppio, quando non multiplo ; la First Curve, le Esses, in cui svetta la famosa Anti-Banked, la Dunlop, le due Degner, la Spoon, le “Rs” tra cui la 200R e la sorella più famosa, 130R …
Ma è dannatamente difficile sorpassare e per questo i risultati delle qualifiche (o peggio delle eventuali penalizzazioni) saranno assolutamente determinanti.
Il circuito richiede carico aerodinamico medio-alto, una buona forma del motore la cui farfalla resta aperta per oltre il 70% della percorrenza del giro e una superficie dell’asfalto abrasiva che tende al consumo delle coperture.
Unito alle buone probabilità stagionali di qualche scroscio e al fatto che la pista potrebbe lavarsi dalla gommatura delle FP, il buon bilanciamento delle coperture appare quanto mai rilevante.
Le frenate più impegnative sono all’Hairpin e al Casio Triangle ma entrambe vengono dopo curve in pieno appoggio; l’Hairpin dopo la sezione con le due Degner e il Casio dopo la (un tempo) difficilissima 130R.
In entrambi i casi, prima di portare un eventuale attacco, occorre domare la vetture nella scia dei curvoni che la precedono.
Il record su giro che tutti saranno curiosi di veder battuto è di 1m31.540.
Fatto segnare nel 2005.
Da Kimi Raikkonen su McLaren.
Ed ora sembra davvero di parlare di un’altra era geologica.
Archivi categoria: Formula 1
Verstappen domina in Malesia, la Ferrari spreca (ancora)
Se le gare si aggiudicassero il sabato mattina, Vettel sarebbe di nuovo in testa al mondiale. Ma, purtroppo, finiscono la domenica sotto la bandiera a scacchi, e oggi il solco fra Hamilton e Vettel è sempre più profondo.
Doppietta annunciata a Singapore, con una macchina nettamente superiore alla Mercedes in difficoltà, ma doppio zero grazie allo scontro fra le due rosse, sul quale non tornerò. Poi in Malesia, su una pista teoricamente non così favorevole, il venerdì aveva raccontato di una Ferrari incredibilmente superiore anche nel passo gara, e di una Mercedes, sempre incredibilmente, in difficoltà. Un’occasione ghiotta per ridurre le distanze, e invece un doppio problema al motore ha escluso Vettel dalle qualifiche relegandolo all’ultima posizione sulla griglia. Ma Kimi era in prima fila, pronto ad inserirsi nella lotta per la vittoria, rendendo la vita difficile a Lewis. Niente di tutto questo, un nuovo problema al motore lo fa ritirare ancora prima di partire. In gara Vettel rimonta furiosamente, la sua macchina vola confermando quello che di buono si era visto venerdì. Il podio sembra alla sua portata, arriva dietro a Ricciardo a 5 giri dalla fine, tenta un sorpasso subendo una difesa (molto) aggressiva ma a quel punto succede qualcosa, perchè Seb inizia a perdere secondi su secondi, con gli ultimi giri lentissimi. Il podio resta un’illusione, e, per non farsi mancare nulla, distrugge pure la macchina nel giro di rientro sbattendo contro Stroll.
In sostanza, due gare, due possibili doppiette, 3 ritiri facendo meno di 400 metri, e un quarto posto. Mancano 5 gare alla fine, in Ferrari possono avere fiducia perchè tutto ciò che è stato portato in termini di sviluppi ha funzionato molto bene, e la macchina è sembrata nettamente la migliore. Ma devono riflettere, e molto, sui motivi per i quali hanno raccolto pochissimo, per di più in un momento in cui gli avversari sembravano in difficoltà, e sono invece riusciti a limitare i danni, per usare un eufemismo visto che Hamilton ha portato a casa una vittoria e un secondo posto. I mondiali si vincono sbagliando pochissimo, e la Ferrari in queste due ultime gare è stata, in pista, molto meno che perfetta, e a dirlo sono i risultati. Sempre che non si ammetta l’esistenza della sfortuna.
Archiviate le vicende della Rossa, bisogna parlare del vincitore. Verstappen ha dominato la gara. Punto. Partito dietro Lewis, l’ha sorpassato dopo poche curve, e nessuno l’ha più visto. E’ veramente straordinario il miglioramento che la Red Bull ha fatto a partire da Monza. Ora possono veramente giocarsi la vittoria senza problemi, e diventare gli arbitri del mondiale (ammesso che Vettel riesca a riavvicinarsi). Se non gli avessero riservato una strategia un po’ singolare, Ricciardo poteva pure comodamente arrivare secondo, togliendo altri punti ad Hamilton.
Come detto, la Mercedes in questo week-end ha limitato i danni. In difficoltà (come sempre con le alte temperature) fin dal venerdì, Hamilton è riuscito a rimanere a galla grazie alle sue capacità e al ritorno alle vecchie soluzioni. Bottas non è praticamente esistito, e l’unica cosa utile che ha fatto per la squadra è stato bloccare per un giro Vettel in rimonta. Questo episodio va sottolineato perchè è la seconda volta che accade quest’anno, alla faccia di quella correttezza che il buon Toto va predicando da sempre.
Scendendo la classifica, nei primi dieci troviamo l’onnipresente Force India, sempre con entrambe le macchine (fra le quali ci sono state ancora una volta scintille), e lo straordinario Vandoorne, con una McLaren-Honda arrivata improvvisamente a livello della quarta forza, anche in condizioni normali. Proprio ora che è stato già annunciato il divorzio. Evidentemente c’era bisogno di una scossa per far funzionare meglio il rapporto, e chissà che non cambino idea. Dietro Stoffel, troviamo i due piloti Williams autori ancora volta di un’ottima prova, con Stroll aggressivo davanti a Massa.
Il resto della classifica è completato da un Alonso stranamente opaco, bersaglio degli insulti dei ferraristi per non avere agevolato il doppiaggio da parte di Vettel, le due Haas i cui piloti sono ormai diventati delle macchiette in grado di allietare le gare nei momenti di noia, e le Renault che si sono perse nuovamente dopo avere mostrato buoni miglioramenti nelle scorse gare. Decente la gara di debutto di Gasly, comunque sempre dietro a Sainz fino a quando questi è rimasto in gara. Fanalini di coda, come al solito, le due Sauber, una delle quali almeno oggi è servita come taxi per riportare Seb ai box.
Ora si va a Suzuka, il circuito ritenuto da molti piloti come il più bello del mondiale. Sulla carta la Mercedes dovrebbe essere favorita, ma da quello che si è visto in questo week-end, potremmo trovarci di fronte ad una situazione diversa, con Ferrari e Red Bull davanti. Una cosa è certa: se vogliono continuare a sperare di vincere il mondiale, in Ferrari hanno una sola cosa da fare, essere perfetti da qui in avanti. Non è un’impresa impossibile.
FORMULA 1 GRAN PREMIO DI MALESIA 2017 SEPANG
Ebbene sì, la decisione è presa.
Anch’io seguirò il fine settimana di gara di Sepang!
Immaginatevi il LoSco vestito da tigrotto della Malesia, il pugnale malese(*) tra i denti, la scimitarra sempre nella nella mano destra e un piovanello sopra la finestra (cit.).
Febbrilmente cerca di documentarsi su tutto ciò che si è perso in questi mesi di semi-isolamento, la mano sinistra che corre ad accarezzare delicatamente la fidata Shere Khan che fa le fusa accovacciata sul divano al suo fianco.
Questo è quello che è venuto a sapere interrogando pazientemente il fratellino Yanez:
- Si corre in Malesia. E fin qui, ci siamo. Il tracciato è abbastanza particolare, con quei due rettilinei raccordati da una curva stretta che mi manda sempre in crisi quando ci guido con l’XScatola(*). Abbastanza stranamente, visto il clima solitamente secco della regione, nel fine settimana di gara pioverà. La cosa davvero interessante è però che su questo circuito
- Il pilota che ha vinto di più ha 4/3 delle vittorie del pilota al 2° posto in questa virtuale classifica
- La somma delle vittorie dei primi 4 piloti più vittoriosi è pari al doppio di quella dei 6 piloti a pari punti
- Ci sono due piloti a parimerito sul secondo gradino del podio
- Eddie Irvine ha gli occhi marroni
- Vettel dopo aver fatto la lepre per tutta la prima parte della stagione si ritrova ora a inseguire. Certo non è tutta colpa sua, anche se alcuni episodi potevano essere gestiti meglio. La FIA ha effettivamente vietato una delle soluzioni tecniche attorno a cui era costruita la monoposto di Maranello. Tuttavia se la massima ‘chi vince festeggia, chi perde spiega’ vale quando i pastrocchi li fanno gli altri, beh, allora deve valere anche quando siamo noi a bere l’amaro calice.(**)
Vettel, secondo me, ha un 10% di possibilità di aggiudicarsi questo mondiale e solo se tutto gira per il verso giusto. Può iniziare da Sepang, pista amica che lo ha visto trionfare già 4 volte contro l’unica affermazione del suo rivale diretto. Se la rimonta riuscisse davvero, tanto di cappello. - La Ferrari aveva iniziato la stagione con un profilo molto basso. Si è trovata quasi inaspettatamente a essere tra le auto da battere e ha finalmente tenuto il passo con gli sviluppi. Questa volta si gioca il tutto per tutto, anche se probabilmente ancora non calerà l’asso della nuova unità motrice che dovrebbe portare in dote, si dice, una discreta iniezione di cavallini. Comunque, anche se andasse male da oggi in avanti, per me sarebbe un campionato decisamente positivo.
- Hamilton ha definitivamente deciso di dimostrare che Rosberg era un signor pilota. Ultimamente non fa prigionieri e Bottas lo vede giusto al controllo del peso regolamentare, ma solo se è in giornata di grazia.
- Ricciardo sta facendo la differenza su Verstappen. Probabilmente non vincerà nemmeno un titolo, ma mi ha fatto venire il dubbio che l’olandese sia figlio di una spregiudicata campagna pubblicitaria RedBull volta a rientrare degli investimenti profusi. Una volta creato a tavolino il nuovo fenomeno vendono il cartellino a prezzi da capogiro e monetizzano.
- McLaren si libera della Honda e si accasa con Renault. Chi ci guadagna? Honda di sicuro. Va in una scuderia con meno aspettative e può rimettere insieme i pezzi del mosaico senza avere i riflettori puntati contro. Renault anche. Massimizza le possibilità che una sua unità di potenza(*) sia montata su un telaio vincente. Toro Rosso smette di pagare i propulsori. Reb Bull ha la possibilità di decidere di stagione in stagione quale fornitore dirottare sulla scuderia principale. Tutti felici e contenti quindi? Non proprio. McLaren si ritrova ora a pagare la fornitura, è quantomeno la terza scelta per Renault dopo la casa madre e i bibitari e, infine, non ha comunque preso l’unità migliore del lotto. Per Alonso la traversata nel deserto continua….
- Toro Rosso ha appiedato Kvjat… dove sta la notizia?
Buon Gran Premio a tutti!
(*) questo articolo aderisce alla campagna ‘adotta un vocabolo italiano’. Nessun termine estero è stato utilizzato nè nella stesura del testo definitivo nè nelle bozze di lavoro
(**) e quanto a luoghi comuni, sto decisamente scalando la classifica
(***) rileggendo mi accorgo che il testo è persino più stupido dei miei standard abituali. Portate pazienza, è un momentaccio….
Chi ha detto che a Singapore bisogna per forza partire davanti?
INTRODUZIONE
Come in ogni sport che si rispetti, la tappa di F1 di Singapore ha sfoderato ogni possibile variabile conosciuta in questa splendida disciplina: pioggia, crash, tante Safety car come la storia del circuito impone. Per qualcuno è andata bene, per altri molto meno. Qualcuno dovrà pagare solo delle cene, qualcuno ha virtualmente perso il mondiale nel modo peggiore, di sicuro tutti gli appassionati di motori hanno perso il piacere di un tirato testa a testa fino alla fine. 150 metri e la gara perde 3 dei primi 4 piloti e il WDC prende uno scossone probabilmente decisivo in un annata dove finalmente contavano i millesimi.
PROLOGO
Ma cominciamo dall’inizio. Fantastiche le qualifiche a Singapore 2017!
Un’altalena di prestazioni, piloti e macchine, asfalti che si gommano, muretti sverniciati pur di disintegrare il record della pista (Rosberg, 2016). Finalmente una tracciato che racconta le gerarchie tra piloti. Non più algide doppiette di marca, con Vettel che regola Raikkonen e le due RB staccate di 30 millesimi, Hamilton sistema 8 decimi a un Bottas che avendo già firmato guida la macchina, ma si guarda dal correre; Hulk sistema Palmer, Sainz Kvyat;
I favoriti del venerdì vedono volare via sogni e certezze, spazzati dal vortice d’aria della SF70H di un Vettel da leggenda. 3 decimi avanti, tre secondi sotto il record della pista. MB che traballano, scodano e non ne vengono a capo, nel caldo di Singapore.
Le premesse per una signora gara ci sono tutte: Vettel, le due RedBull, Raikkonen a proteggere sulle due Merceds di rincorsa in terza fila.
LA GARA
Non bastasse una griglia di partenza così anomala, le luci di Singapore illuminano le gocce di pioggia che disegnano le reti per polli che adornano il circuito; fa pure “freddo” rispetto al resto del Weekend. Ma si parte. Con la pioggia. A Singapore. Senza Safety Car. Viva l’America.
I Team si dividono anche sulla scelta gomme, metà con le intermedie, gli altri con le full-wet.. non servono nuove variabili per aumentare una tensione già alle stelle.
Basteranno appena 150 metri per trasformare i vincitori in vinti. E viceversa.
150 metri che hanno tre protagonisti principali, più una serie di comparse e vittime incolpevoli.
Proviamo ad analizzarli in soggettiva:
Sebastian Vettel
Si spengono i semafori; Gina si muove bene, ma poi pattina leggermente; una partenza non eccelsa, ma più che dignitosa, lo tiene davanti a Verstappen di più di mezza macchina. Sebastian allarga la sua traiettoria per portarlo fuori corda prima della curva, il suo vantaggio aumenta e alla fine gli passa davanti mentre alla sua destra non succede niente di rilevante. Non passano tre decimi di secondo che il muso della sorella sfigata di Gina gli si pianta nella fiancata distruggendo mezzo impianto idraulico. I liquidi finiranno sulle ruote posteriori provocandogli un testacoda e il ritiro pochi metri più avanti. Fin qui non sappiamo altro.
Max Verstappen
Max, Figlio di Jos, Terrore di tutte le partenze, Predestinato di Bernie, Cataclisma del Mercato Piloti, Volante di Dio, oggi ha un solo obiettivo, passare l’unica cosa che gli si para davanti. E meno male che ci sono ancora dei piloti con la carogna. Ma neanche lui parte granché: le simulazioni delle RBR in FP3 raccontavano di una nuova sostanza (che in un futuro commerciale avrebbe sostituito l’Attack), secernere dalle gomme del predestinato. Niente, oggi si pattina con le intermedie come un Vettel qualunque; ma non si molla, perché siamo qui a dare battaglia e poi anche quell’altro ha fatto un po’ schifo, si sa mai…
Nello specchietto di sinistra ( “ma come, ero io quello a sinistra?!£$$%” ) a Max appare una sagoma rossa guidata da uno che invece pattina benissimo fin dall’infanzia fiordica. La sagoma esce in un attimo dallo specchio e si palesa, brillante con muso e gomme anteriori davanti alla monoposto dell’olandese. Max pensa subito di estrarre il classico medio alzato, tipico delle casalinghe motorizzate. Ma non c’è tempo perché quello è puntato verso il centro pista e tocca spostarsi; Ma dove? Il crucco mi si vuole fare a destra e io dove ca@@….. buuuum…
Ora come si possa, da una situazione di corsa angelica e inappuntabile come quella appena descritta, passare così repentinamente dalla parte del torto, dovrebbe essere oggetto di seminari avanzati di comunicazione.
Verstappen con tutta l’ingenuità e la sincerità dei suoi19 anni dirà che lui doveva solo vincere la gara e che è quello che si gioca il mondiale che deve stare attento a non rimetterci… e tenersi a distanza e che quindi col cavolo che è lui che doveva frenare. Parafrasando, tra le righe c’è un “ancora non avete capito con chi avete a che fare?”… Ma comunque ci tiene a rassicurarci che è molto felice che almeno si sono ritirati tutti. Tiè.
Ciò nonostante, non importandoci in questo articolo sostanzialmente nulla dei pensieri dell’olandese al volante, chi scrive si sente piuttosto sicuro che le responsabilità di Max siano veramente scarse, comunque la si guardi.
Kimi Raikkonen
#quintodiquattro parte male al Venerdì, si becca mezzo secondo dal compagno al Sabato.
Ma parte benissimo di Domenica. Si trova Max nettamente più lento; c’è spazio a sinistra, si passa. Ma quello continua a venire verso di lui, lo vuole portare a muro? E Kimi stringe, davanti con mezza macchina e il vantaggio che aumenta, lui frenerà pure… (“cacchio che partenza mi viene fuori…”) Ma quello non frena, non fre…
Kimi stringe la traiettoria in modo così inspiegabilmente forte che le sue ruote posteriori prendono l’olandesino e lo proiettano come un razzo nord coreano sulla fiancata del presunto compagno di squadra.
Al pari di Max anche Kimi guida gara per gara e il gioco valeva la candela. Se non fosse che in questo gioco, in ogni situazione ci sono sempre una prima e una seconda guida; in ogni mondiale, in ogni gara, in ogni momento specifico della gara. E quando butti fuori il compagno di squadra è sempre male. Quando butti fuori il Leader della corsa compagno di scuderia è peggio di male. Quando il Leader della corsa è tuo compagno di squadra e in piena lotta per il mondiale piloti perché a causa tua il costruttori è andato, allora forse è il momento di farsi delle domande.
Ma il Finlandese è una lingua sottile e piena di sfumature.
Al 23esimo giro KR7 sembra pronto a darci la sua versione dei fatti.
“Ho preso un colpo…non ho visto”
Daniel Ricciardo
Il mio potenziale migliore amico, DR33, dimostra ancora una volta la sua capacità di stare fuori da controversie che non ha generato lui in prima persona. E quando è lui a generarle la spunta quasi sempre. Le gomme lo tradiscono, il cambio fa schifo, il motore Renault in mappatura di gara è uno troiaio, ma lui arriva secondo. Un’altro podio.
Lewis Hamilton
Che dire. E’ già così forte che un Natale anticipato non gli serviva proprio. Prima la pioggia, le basse temperature, il crash dei concorrenti e il conseguente sorpasso alla prima curva su Ricciardo. Secondo me stasera va in bianco.
Solito mostro..
Lap 5
Al termine della prima delle 3 Safety Car ci troviamo questa simpatica situazione: Ham+3, Ric +1, Hulk +4, Per +8, Pal+6, Bot 0 ,Van +2, Ocon +6, poi Sainz ,Mag, Kvy, Alo
Lap 9
Alonso non va più. NO Power. Maddai.
Ricciardo recupera un secondo a giro su Hamilton che denuncia problema alle gomme.
Lap 11
Falso allarme, Hamilton sta una favola.
Kvyat a muro. Maddai.
Siamo ancora sotto Safety e tutti vanno sulle intermedie
Bottas ora è 3, Sainz 4
Massa usa vandorne da paracarro per linsegnargli quanto è dura la vita o solo perché il suo ferro da stiro motorizzato mercedes non curva sull’asciutto, figuriamoci se piove.
Lap 14
SC Hamilton dimostra di non odiare Seb in particolare, ma che quando è sotto SC fa il bullo anche con Riccio.
Tutti passano Ocon come atto voluttuario. Massa, Magnussen. Poi i due cominciano a fare a sportellate per divertirci come fossero a una gara di monster trucks nel fango.
Intanto il mini campionato sauber vede Ericsson davanti a Wehrlein
Lap 21
Hamilton migliora i tempi un po’ infastidito da uno strano sorriso involontario che gli si disegna in volto nonostante l’imbottitura del casco lo limiti leggermente.
Lap 25
Il primo cuore impavido è magnussen che mette le viola, ma la gomma slick è già fradicia prima di finire la pit lane!
Al Lap 26 si capisce, che la RB è ancora la macchina del venerdì..
Lap 29
Dopo Bottas, anche Ricciardo che lo precede di 16 secondi va sulle slick uscendo dietro Palmer ormai secondo prima del pit che lo riporterà settimo, ma LH44 ormai con le intermedie fa tempi simili alle US
Lap 30
LH, si protegge su Ricciardo… Ultra Soft
Pirelli aveva dato le slick possibili sull’1.52, ma i team se ne fregano e cambiano le gomme sull’1.59.
Lap 38
Safety Car per un Ericsson che si intraversa in rettilineo perdendo il retrotreno e quindi l’ennesima illusione di un Ricciardo vicino ad Hamilton, ma la sua RedBull sa bene che non è venerdì.
23 minuti al termine delle due ore
La SC se ne va e Ricciardo saggia l’overboost tipico delle ripartenze Mercedes, prendendo da Hamilton 4 secondi in un giro scarso, mentre Bottas ora sembra intenzionato a lavorare per il quarto d’ora mancante così da guadagnare un secondo posto piuttosto che tenersi un terzo completamente regalato..
10 minuti dalla fine (più recupero?)
Ci lascia il primo renault (Hulkemberg) mentre Hamilton, che ormai sente la fine del GP, comincia ad avere allucinazioni vedendo qualcosa di rosso sulla sua anteriore sinistra.
Last Lap
Passerella Hamilton.
meritatissima.
EPILOGO
Sainz fa una splendida gara e finisce ai piedi del podio, primo dei normali. Perez con 8 posizioni in due curve si assicura la quinta piazza davanti all’incredibile trittico Palmer-Vandoorme-Stroll.
Ore 20.30
La FIA dice che si è trattato di un incidente. Maddai.
Ah, il mondiale piloti è quasi chiuso.
2017 FORMULA 1 SINGAPORE AIRLINES SINGAPORE GRAND PRIX
La F1 terminata la stagione europea fa rotta verso Singapore ad iniziare il ciclo di sette gare finali che determineranno il campione del mondo 2017.
Singapore è un circuito anomalo per tanti motivi, in primis per le condizioni climatiche particolari dovute alla localizzazione in una baia tropicale e poi per l’orario notturno in cui si svolge la gara.
L’alta umidità ambientale conseguente si traduce in scivolosità del tracciato e amplifica le difficoltà di fare lavorare in modo ottimale le gomme. Il raggiungimento delle temperature ideali di utilizzo e soprattutto la relativa stabilizzazione spesso restano una chimera per le vetture non in grado di generare un adeguato carico aerodinamico. Occorre ricordare che le gomme, nel nuovo dimensionamento e nella formulazione stagionale rappresentano comunque un punto interrogativo costante e comune a tutti i team per la mancanza di dati di confronto con il passato.
Ad aggiungere ulteriori variabili al problema le previsioni meteorologiche danno maltempo con pioggia per il venerdì ed il sabato e bel tempo per la domenica di gara. Il rischio è quindi, come a Monza, che ci si trovi a correre in condizioni mai testate nelle prove libere.
Il layout di circuito cittadino rende il tracciato anche particolarmente critico per l’impianto frenante non tanto per l’intensità (le staccate sono veramente poche) ma piuttosto per la continuità di impiego in condizioni non ideali di raffreddamento. Siamo destinati pertanto a vedere impianti frenanti piuttosto sovradimensionati.
Al motore il tracciato non richiede molto in termini di potenza massima essendo l’acceleratore aperto a pieno regime solo per il 40% del tempo di giro. Sono molto più importanti le caratteristiche di erogazione di coppia nelle innumerevoli accelerazioni e su questo le attuali PU sono praticamente imbattibili, forti della coppia idealmente costante della MGU-K. Purtroppo però questo fa a cazzotti con il poco tempo che la MGU-H ha a disposizione per dare il suo contributo alla ricarica delle batterie e ciò obbliga gli ingegneri alla ricerca di un certosino equilibrio nell’integrazione della potenza elettrica alla potenza meccanica del termico.
Come per tutti i circuiti cittadini il cambio è l’organo meccanico più sollecitato con le cinquemila cambiate necessarie a percorrere i 61 giri e di riflesso questo potrebbe comportare qualche problema fisico ai piloti.
Comunque come anticipato, su questa pista la ricetta normalmente consiste nell’adottare assetti con un elevato carico aerodinamico a facilitare l’inserimento in curva e migliorare la trazione in uscita. Sfortunatamente questo apre anche il capitolo consumi che può diventare un problema piuttosto importante.
Tecnicamente è un bellissimo rompicapo.
In questo contesto che cosa ci possiamo aspettare e cosa si aspettano i vari team da questo Gran Premio?
Se oggi fosse ancora il 31 Agosto, cioè il giovedì di apertura del GP d’Italia, saremmo qui a parlare di Singapore come di un gran premio in cui la Ferrari, forte dell’altissimo carico generato, dovrebbe solo consolidare la sua posizione in classifica, una sorta di operazione formale senza possibilità di sorprese se non in presenza di eventi accidentali e casuali. In realtà Monza ha messo un bel po’ di agitazione nei tifosi ferraristi per la gara anomala a fronte della prova di forza della Mercedes. Anche la contemporanea ricorrenza del 70esimo anniversario con l’umiliazione inferta dai tedeschi con il giro in parata ha giocato negativamente sul morale della tifoseria.
Però la mia sensazione è che in Ferrari, escluso il presidente ma a partire da Vettel e Binotto, sappiano perfettamente che Monza è una pista anomala e che il risultato è stato negativo soprattutto per i buoni auspici del precedente gran premio del Belgio responsabili delle migliori prospettive attese. Ferrari ci sarà, eccome.
Allo stesso modo ci sarà sicuramente Mercedes con un Hamilton presentatosi in formissima al rientro dalla pausa estiva e con il team a voler dimostrare la ottime caratteristiche del progetto anche su una pista che anestetizzerà parzialmente la potentissima PU. E anche Bottas, pur nel ruolo di scudiero servente, troverà il modo di festeggiare il freschissimo rinnovo annuale. Occorre anche ricordare che l’anno scorso fu Rosberg a trionfare nella baia.
La ininfluenza di una PU potentissima mette anche la RBR su un piano decisamente spregiudicato per questo gran premio, tanto da spingere Ricciardo a sbilanciarsi su velleità da pole position. Spregiudicatezza che non mancherà anche a Max Verstappen che ha qui una delle (poche) possibilità di pareggiare il conto delle vittorie stagionali con il compagno. Speriamo spregiudicato e attento, vista la lunga sequenza di incidenti.
In questo quadro già piuttosto ricco potrebbero inserirsi, a giocare il ruolo di outsider, anche le Force India con un Ocon reduce da una eccellente prestazione a Monza e un Perez con la canna fumante da svariati gran premi.
Per gli stessi motivi della RBR (ma con possibilità decisamente inferiori) troviamo la McLaren in una delle poche opportunità di mettersi in evidenza quest’anno. Ma le velleità di Alonso & C. troveranno ostacoli sia in probabili penalità da scontare in griglia e, ipotizzo, in un clima poco propedeutico determinato dal divorzio ormai solo da rendere pubblico con Honda. Dubito possano giocare un ruolo di primo piano da qui alla fine dell’anno. Anche se per il futuro, la sfida di telaio (a parità di PU Renault) con RBR si profila avvincente per McLaren.
Gli altri team temo possano giocare ruoli solo da comparsa: Renault, Williams, Haas non ritengo possano entrare in Q3. Sauber vabbè, ci vediamo nel 2018.
Sul fronte Toro Rosso sarà interessante valutare come l’annuncio del matrimonio con Honda influenzerà l’approccio ai GP finali di questa stagione ed anche, Sainz sarà della partita o sarà sostituito da Gasly? E ancora salterà sulla Renault di Palmer già a Singapore?
Torniamo alla lotta per il vertice. Nell’economia del campionato il passato importa solo per la situazione attuale che ha determinato. E la situazione attuale pone la Ferrari alla pari della Mercedes per la sfida del titolo piloti (stendiamo un velo pietoso sul campionato costruttori “sacrificato” ad una logica di line up discutibile).
Resta da valutare la strategia di squadra, in parole povere che aiuto possono attendersi dai rispettivi compagni i due duellanti? Di Bottas ho detto. Raikkonen è imprevedibile ma il calcolo delle probabilità è dalla sua parte nella legge dei grandi numeri.
Dimenticavo. Singapore soffre dei problemi di tutti i circuiti cittadini in termini di larghezza della carreggiata e di disponibilità di vie di fuga. Pertanto la safety car è piuttosto probabile e frequente a tal punto che, senza ricordare fatti eclatanti del passato che hanno permesso di battezzare puttanodromo il circuito, le strategie dei vari team sono influenzate apertamente da questa probabilità. In pratica una sana dose di fortuna sarà ben gradita, come sempre.
Se avete qualche spicciolo in tasca investitelo in popcorn: lo spettacolo si prospetta interessante da qui ad Abu Dhabi.
Il vostro Aviatore di fiducia(?).
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.