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BASTIAN CONTRARIO: IL SECONDO PILOTA E’ IL SECONDO VINCENTE

Il padre fondatore della beneamata Scuderia amava sempre dire che “il secondo è il primo dei perdenti”. Il grande vecchio, senza usare alcun tipo di perifrasi, diceva le cose così come stavano: per quanto ci si sforzi in sofismi, del tipo “l’importante è partecipare”, Enzo Ferrari sapeva benissimo che contava solo una cosa per essere ricordati… vincere! Eppure i grandi campioni, attuali e del recente passato, senza i loro secondi non potrebbero raccogliere la gloria che hanno avuto e che hanno. Siamo sicuri che il secondo pilota designato sia il primo dei perdenti? Se la guardassimo da un’altra prospettiva in base a quello che fanno, forse potremmo anche arrivare a considerare i secondi piloti come i secondi vincenti.
Tra domenica e lunedì una ridda di commenti si sono levati nei riguardi delle seconde guide della Red Bull e, soprattutto, della Mercedes. Sono stati fatti anche scomodi paragoni con il passato, mettendo in campo Barrichello per giustificare l’una o l’altra azione da parte delle squadre che si stanno contendendo il titolo. Sia Red Bull che Mercedes hanno un bisogno disperato delle loro seconde guide, perché in un mondiale così serrato che (finalmente!) non vedevamo da tempo, ogni dettaglio fa la differenza…sebbene in passato io abbia già scritto che non saranno tanto le vittorie a determinare l’esito quanto gli errori commessi. In questo ambito rientrano a buon diritto appunto anche le seconde guide. Domenica scorsa abbiamo avuto l’esempio eclatante di quello che possono o non possono fare.
Si prenda ad esempio Perez, innanzitutto: miracolato a fine 2020 dopo che la Racing Point (Aston Martin a partire da quest’anno) gli ha dato il ben servito nonostante l’ottima stagione svolta, si ritrova alla corte dell’entourage di Verstappen. In RB da quando c’è l’olandese funziona così, ormai è chiaro, e di come il compagno di Max finisce ne abbiamo diversi esempi. Ricciardo se n’è scappato perché aveva capito che non gli avrebbero mai dato spazio, Gasly per poco non gli facevano partire il cervello (si guardi cosa sta facendo in Toro Rosso ora), mentre Albon è stato letteralmente annichilito; anche per ovvi limiti dello stesso pilota. Ora tocca al messicano ingollare l’asperrima pugna, come si suol dire, e questa si sta dimostrando più indigesta di quanto previsto. Dopo la vittoria a Baku, Red Bull credeva di avere “l’anti Bottas” al fine di poter marginalmente arginare la furia di Hamilton nell’inseguimento mondiale. Tanto che è persino arrivato il rinnovo. Perez, purtroppo, sta alternando gare modeste a prestazioni imbarazzanti e, soprattutto, cosa che è peggio, non sta aiutando il suo compagno. Questo è il prezzo da pagare quando si punta esclusivamente su un unico pilota. Verstappen è indiscutibilmente un talento e merita di vincere almeno un mondiale, eppure la condotta Red Bull, non solo ha già dimostrato in passato di bruciare ottime seconde guide (Ricciardo lo escludo da questa definizione); ora addirittura si ritrova nel momento clou della stagione praticamente con un solo pilota; di fatto riducendo Perez come il primo dei perdenti. Verstappen deve sapere che non può permettersi errori, che non può che contare solo sulle sue forze e su quelle del suo team, perché il suo compagno, salvo miracoli domenicali, non porterà mai quel contributo che da lui ci si attende. Certo, questo è il primo anno per il messicano della Red Bull, eppure le occasioni della vita a volte vanno colte anche al volo.
Chi ha saputo cogliere l’occasione, invece, è stato Bottas che, con il suo rendimento e continuo contributo alla causa teutonica, si è guadagnato la fiducia di AMG per cinque lunghi anni. Proprio in questi giorni è stato reso noto che il finlandese lascerà la stella a tre punta per Alfa Romeo. Nel frattempo il buon Valtteri continuerà a fare il suo dovere non senza qualche polemica. Mi riferisco al fatto che il compagno di Hamilton è reo di aver conquistato il giro veloce alla fine del GP (con gomme nuove rispetto a tutti gli altri e con la macchina che ha a disposizione, anche andando piano lo avrebbe ottenuto!) mettendo quindi in condizione l’inglese di “prendersi un rischio” per riconquistare quel singolo punto, che nella somma totale alla fine potrebbe fare la differenza. Bottas è sempre stato difeso dai tifosi di Lewis, fino a quando faceva il suo dovere (e dall’altra parte della barricata deriso) e criticato, se necessario, se “tirava la testa fuori dal sacco”. Strane persone i tifosi dell’epta campione del mondo: rispetto agli isterismi di massa, che appartengono agli oltranzisti che tengono per Seb, questi trasudano aplomb e savoir faire a seconda di come ne conviene la virtù… degli interessi dell’inglese si capisce! Domenica scorsa abbiamo visto cosa significa avere, per una squadra che si sta giocando il titolo, specialmente un secondo pilota affidabile e fidato. AMG che, messa sotto pressione dal ritmo infernale di Verstappen, sbaglia in maniera eclatante e, per sopperire alle sue mancanze strategiche, si inventa ogni tipo di alchimia gestionale di pista, utilizzando Bottas come fosse una provetta per i propri esperimenti. A nulla sono valse le cervellotiche strategie del muretto teutonico, a nulla è valso lo sforzo di Valtteri a battersi per la causa. Eppure è proprio questo che fa di Bottas, come secondo, il secondo dei vincenti. Considerando la sua tenuta e condotta, indipendentemente dal vero vincitore del GP, finché servirà questa AMG, rispetto al suo collega messicano, sarà sempre il secondo vincente.
Ho trovato davvero incredibili e, soprattutto, ingiuste le critiche mosse nei suoi riguardi. Con l’annuncio di George Russell come futuro compagno di Hamilton che prende il posto del “cavalier servente” finlandese, a mio giudizio la pacchia è finita sia per il campione del mondo che per i suoi tifosi. Tutti rimpiangeranno il buon Bottas, comprese e soprattutto le sue intemperanze (leggi giro veloce non autorizzato), perché di fatto saranno nulla rispetto a quello che il giovane inglese della Williams dovrà necessariamente fare. Già si parla di coppia migliore del mondiale 2022. Queste parole le ho lette anche all’indomani dell’annuncio di Perez in Red Bull: il mondo (social soprattutto), era già sicuro di avere “tra le mani” una coppia dei sogni che avrebbe fatto incetta di punti e di gare, dimenticando il team McLaren e soprattutto quello Ferrari, ove il sottoscritto già in tempi non sospetti disse di aspettare la Spagna per giudicare e capire realmente quale squadra avesse veramente la coppia migliore (ho sempre creduto nella scelta di Binotto ed il tempo gli ha dato ragione).
La vera coppia migliore non è quella costituita da due piloti super talentuosi (poi ci sono le eccezioni tipo Senna Prost… e questa è un’altra storia!), bensì da quella che fa lavorare tutta la squadra ed allo stato attuale, tra i top team, AMG batte Red Bull di misura su questo terreno e chissà che non sia proprio questo elemento a decretare l’esito finale della sfida. Indipendentemente da ciò, Bottas come compagno ha indubbiamente lasciato il segno e checché se ne voglia dire, negli ultimi anni come “secondo” è il pilota che tutti vorrebbero o comunque su cui si può fare affidamento ed è per questo che rispetto a Perez, il finlandese è di buon diritto il secondo vincente.

Vito Quaranta

MERCEDES-AMG F1 W11

Il 2020 è una transizione prima della rivoluzione delle 18” e questo aspetto ti spinge a pensare che le varie case non azzarderanno più di tanto in grosse evoluzioni e ribaltoni delle proprie vetture, facendo solo alcuni affinamenti.

Vedi presentare la SF1000 e queste tue convinzioni trovano le prime conferme, con una vettura che per trovare le differenze, devi giocare ad “Aguzza la vista”.

Poi presentano in filotto Red Bull, McLaren e ora Mercedes, ritrovandoti con uno sguardo allibito e attonito dal tanto lavoro fatto da questi 3 team.

Dei bibitari e di Woking abbiam già analizzato le auto, ma oggi è il giorno della W11.

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シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

La vettura Tedesco Anglofona mostra subito un immenso lavoro effettuato sulle pance, con dei canali d’ingresso aria e pance che lasciano tutti stupefatti.

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Dal confronto fra le due vetture si può notare quanto siano arretrate e di sezione inferiore, con la zona dei coni anti intrusione abbassata fino ai limiti di regolamento, copiando e migliorando la soluzione di convogliamento dei flussi di Ferrari e Red Bull.

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Molto complessa l’area dei Badge Board, anteriore.

Lateralmente si può ben notare la riduzione delle volumetrie che fa davvero rimanere incantati ad ammirarla, lasciando spazio gli aerodinamici per potersi sbizzarrire al meglio nel controlli dei flussi.

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La sezione frontale mostra un ala ancora convenzionale e poco distante da quella della stagione scorsa, ma è abbastanza inutile parlarne.

Più interessante vedere la riduzione della zona del cockpit, atta a un miglioramento della resistenza aerodinamica.

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Il comparto sospensivo anteriore non mostra grandi variazioni rispetto alla vettura 2010, almeno per ora.

Purtroppo non è possibile  valutare di quanto sia aumentata (e senz’altro lo sarà) la rastrematura  del posteriore per mancanza di fotografie adatte.

 

シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

Passando ai piloti, Lews non pare minimamente stanco e stufo, anzi, è li voglioso di eguagliare al più presto il numero di titoli di Schumi.

Bottas ha le sue solite speranze e convinzioni, riuscirà a fare un colpo alla Rosberg?

ルイス・ハミルトン、メルセデス2020年F1マシン「W11」シェイクダウンイベントにて

A voi ora le vostre opinioni e giudizi.

Saluti

Davide_QV

Immagine in  evidenza tratta dal sito ufficiale Mercedes

Immagini dell’articolo tratte da Twitter

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: GP SPAGNA 2019

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

E’ la prima parola che mi è venuta in mente, appena ci siamo sorbiti l’ennesima, asfissiante, agghiacciante, ineluttabile (dopo Endgame va molto di moda questo bel lemma italico) doppietta anglo-tedesca.
Ho in mente i fotogrammi al via. Vettel parte come un razzo, affianca all’esterno Bottas e Hamilton, ben redarguiti da Toto a non darsi addosso danneggiando la ditta (che team principal Wolff!) ma deve desistere, pena un super autoscontro. Tira una frenata micidiale, non può fare altro, e spiattella l’anteriore destra. Come sono delicate e fragili le gomme Pirelli (così le ha volute mamma FIA), che si beccano un raffreddore con un piccolo refolo di vento.
La gara finisce lì. Anche perché poi, nella successiva percorrenza di curva, la Rossa ha un momento di incertezza e Max la supera all’esterno come un treno. Ciao. Le tenteranno tutte, con qualche tentennamento negli ordini di scuderia, come consuetudine al muretto, ma Max resterà li davanti.
Leclerc la gara se l’era già mezzo pasticciata nelle Q2 di sabato.
La SF90 è plasticamente questa, cristallizzata in quella del vorrei, oh quanto vorrei, ma non posso.

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

La Cenerentola è tornata fra noi, quella che tutti vogliono, perché serve allo spettacolo, ma che va bene se serve da contorno. E’ tornata nel limbo che tante volte l’ha accompagnata nella sua storia, come se una oscura maledizione (qualcuno dirà il peccato originale del matricidio di Alfa da parte di Enzo) le gravasse attorno.
Rossa si, ma di vergogna. Con la regolarità di un caterpillar grigio, la Mercedes seppellisce nell’ignominia e lascia nella vergogna dell’incapacità la Ferrari. Quarant’anni. 1979-2019. In quattro decadi, otto lustri, la Ferrari ha avuto tre campioni del Mondo: Scheckter (1979), Schumacher (caso unico, con cinque titoli di fila 2000-2004) e Raikkonen nel 2007, ormai 12 anni fa. L’ultimo titolo mondiale, quello costruttori, è dell’anno successivo. In mezzo c’è stato il digiuno record di 21 anni, che in molti, compreso il sottoscritto, hanno vissuto; era una Ferrari molto più scarsa di questa, primi anni ’90, che però sembra avviata su quella china. Perché snocciolo questi dati? Per far capire quanto sia difficile, per la Rossa, vincere un titolo mondiale. Deve esserci una vera e propria congiunzione astrale. Roba da tregenda.
Nella storia della Formula Uno sono cambiati tante volte i regolamenti. Ma alcune cose non cambiano, e fra queste la difficoltà degli uomini in rosso di riuscire a creare e prolungare un ciclo vincente. Negli ultimi 20 anni la squadra del cavallino rampante è spesso stata paragonata ad un gambero (Turrini l’ultimo in ordine di tempo). Ci sono alcune costanti nel lavoro del team, costanti che si sono acuite dopo la sciagurata dismissione dei test in pista made in FIA: incapacità di trovare un progetto vincente, e se lo si trova spesso non lo si sviluppa a dovere, carenza di un metodo di lavoro efficace, con la sensazione che si proceda a tentoni. C’è bisogno di una profonda, profondissima riflessione nella gestione sportiva.
Un’immagine: tutti i meccanici degli altri team da un pezzo a nanna, ma non la Ferrari con i meccanici che lavorano alacremente sino alle 23 di venerdì. Dice tutto. Non mi stupirebbe se la risposta di Binotto,ad un giornalista che lo interrogasse sull’arcano, fosse, davanti alle prestazioni della rossa:  “Non sappiamo perché non funziona”.

Siamo dalla parte di Ettore, come Foscolo, lo sapete. Ma non possiamo dimenticare Achille. Anche perché la disfatta di Ettore (e la sua morte nell’Iliade) servono anche a far risplendere maggiormente la vittoria di Achille.
La Mercedes è un’armata semplicemente incredibile, che ha a portata di mano la demolizione del record della Ferrari, di quella Ferrari là.
C’è molta malinconia e rassegnazione in me. Filosoficamente, si potrebbe dire che i record, come ben si sa, sono fatti per essere battuti. Ma questo non mi aiuta ad essere più atarassico.
Vettel. Voto: 9. Poteva fare altro? Ci ha provato, ha rischiato, forse la gara non sarebbe cambiata lo stesso se fosse transitato davanti, forse no. Dopo, era tutto abbastanza scontato.

Leclerc. Voto: 7 1/2. Per la seconda volta si complica la vita da solo. In gara fa il suo. La monoposto non lo aiuta, ma è giovane ed ha bisogno di tempo.

Scuderia Ferrari. Voto: 5. Dicono che da quando non c’è Arrivabene ci sia un bel clima. Può essere. Ma maliziosamente il “bel clima” potrebbe anche significare che il reparto tecnico è talmente allo sbando che neanche c’è più l’adrenalina che ti dà il competere per qualcosa di importante. Il pensiero, che condivido non è originale, è una riflessione a voce alta del nostro Alessandro Arcari.
Muretto Ferrari. Voto: Xanax. Ok, prima si era sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma ora sembra che al muretto prendano doppia dose di antidepressivo (vedi rapidità team order).

Mercedes. Voto: quinta agghiacciante doppietta consecutiva. E’ imbattibile. Ma resta sempre il dubbio di quanto sia forte lo squadrone, e quando deboli gli altri. Toto merita tutti gli applausi del mondo, eppure sono convinto che a loro non piaccia, o perlomeno non piaccia più, vincere così.

Dieter Zetsche. Voto: un gigante. Ci ha creduto sin dall’inizio a questo progetto, a questo rientro dellaMercedes. Ci vorrebbe una figura così in Ferrari…

SF90. Voto: 3. Monoposto inguardabile nel terzo settore del circuito. Mi ha ricordato il “camion” con cuiProst si concesse il primo e unico licenziamento in tronco della sua carriera. Da cigno invernale a brutto anatroccolo primaverile poco ci vuole. In Ferrari, con l’affettuoso aiuto della stampa nostrana (fatti salvi casi isolati) è tutto un fiorire di campionati di cartone. Poi arriva il gioco vero, quello duro. “E quando il gioco si fa duro” (cit.)…
Hamilton. Voto: 9. Contrariato per la pole mancata, è partito da leone ed ha sbranato il povero Bottas.

Bottas. Voto: 8. Tiene Bottas (freddura), ma non è Rosberg. Siamo costretti a iscriverci d’ufficio al #teambottas per sperare in qualcosa di avvincente che, se guardiamo alle cose razionalmente, non ci sarà. Pensate come siamo messi….

P.S.

Cerchiamo di non illuderci per Montecarlo. Sarà un bagno di sangue. Poi, se arriverà la roulette rossa, magari ci ricrederemo.Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

Mariano Froldi – @MarianoFroldi

FORMULA 1 2018 – SINGAPORE AIRLINES SINGAPORE GRAND PRIX

Mi ritrovo qui, davanti ad una grossa indecisione; per i ferraristi, è peggio ricordare Singapore 2017 o la scorsa Monza 2018?

Nel 2017 il trittico asiatico doveva essere il crocevia per il titolo, ma la pista di SingSing divenne l’essersi trovati davanti ad un bivio, imboccando invece la “highway to hell”.

Il 2018 invece, ha già proposto un trittico di mera disperazione sportiva, con le somme delusioni di Le Castellet, Hockenheim e Monza (abboniamo parzialmente Baku) , portando i tifosi rossi, a pensare che l’epilogo di questa stagione sia abbastanza nefasto.

Quale sia il punto di congiunzione della gara del 2017 e gli errori del 2018? Sempre il buon Sebastian Vettel, che sta risultando assai carente di sangue freddo, soffrendo fin troppo la pressione. Lo scorso anno, la dimostrazione la diede chiudendo in malo modo la traiettoria a Verstappen, finendo con il creare la carambola “perfetta”, una delle scene più apocalittiche, di due Rosse che si schiantano fra loro. Nelle gare di questa stagione, avendo forse più ansia da prestazione e poca pazienza, nel pensare che la corsa è lunga, lo si è visto prodursi in due grossi errori nelle fasi iniziali  (proprio lui che si lamentava di ciò, in quel della Russia 2016), ed unico a sbagliare sul bagnato, quando poteva gestire il vantaggio.

Per la gara di Monza, suggerivo al crucco di imparare la manovra di Schumi alla roggia del 2003 (allego diapositiva)

Ma il buon crucco, deve aver guardato la gara del 2004 (allego video)

Uso questi due istanti della Roggia, per far vedere che anche i migliori non sono esenti da errori, ma spesso ci si ricorda solo delle manovre ben riuscite, più delle altre.

Ma tiriamo una linea sul passato, visto che in questi giorni, si è già detto di tutto e di più a riguardo e avrei voluto avere i social, per leggere cosa si sarebbe detto e scritto del RE SCHUMI, dopo Jerez ’97, Spa ’98, Suzuka ’98 o Spa ’00.

Magari, come quella Monza ’00, Singapore potrà essere a sua volta l’inizio del riscatto e punto di partenza per una storia di gioia Maranelliana/Vetteliana, perchè tutto sommato la macchina c’è e su questo circuito cittadino, il Sebastiano è colui che meglio di tutti lo ha saputo interpretare, dalle qualifiche alla gara, dominando le corse o rendendosi artefice di grandi rimonte. Occhio però a non sottovalutare il buon Hamilton, che segue a poca distanza per numero di vittorie, pole e podi, fra i muri del gp cittadino notturno.

La stagione è ancora lunga, visto che ci sono ancora 7 gp da correre, con i loro 175 punti a disposizione,  ma ora più che mai, Vettel è chiamato a correre delle gare davvero perfette, senza più errori. Probabilmente si ritroverà solo contro 3 piloti, con la Mercedes che ha ormai sdoganato il servilismo di Bottas, per aiutare Hamilton nella corsa al titolo. In Ferrari, probabilmente Raikkonen vuol cercare di dimostrare che è ancora Iceman e ottenere quella vittoria che manca dal suo ritorno in Rosso. Forse però l’annuncio di correre per Sauber nelle due prossime stagioni (valangata di soldi), può aver messo il Finnico nella condizione di pace con quelli di Maranello, ed aiutare il Tedesco nella rincorsa al titolo.

Hamilton resta ancora il favorito, anche in virtù di una stagione che gli ha già visto mettere uno 0 in classifica per problemi tecnici, oltre ad aver saputo uscirne alla grande, da situazioni difficili, come a Silverstone e Hocknheim, segno di un pilota più concentrato che mai all’obiettivo e lontanissimo dal fare errori sciocchi, esattamente l’opposto del pilota della rossa.

Difficile da credere a una Red Bull che possa essere terza incomoda nella corsa, visto che Mercedes e Ferrari hanno alzato di parecchio il livello, con la Renault che ha deciso di usare il team di Milton Keynes, come sviluppo in gara dei suoi motori, quanto meno con Ricciardo.

Haas ha fatto ricorso per la squalifica di Monza, figlia di un fondo vettura non omologato, risultato di una mancata soluzione di un problema di raccordatura, inserita nel regolamento a Luglio, a cui il team non ha posto rimedio, giustificandosi nel non aver avuto tempo, a causa della pausa estiva. Insomma, un pò forzata come giustificazione, tuttavia In Haas si dicono sicuri di portare via la quarta posizione in classifica costruttori a Renault, anche senza la restituzione dei punti di Monza e la cosa par probabile, guardando le prestazioni dal Canada a oggi.

Da seguire attentamente la Racing Point Force India, che da quando ha cambiato gestione, pare essere tornata ai suoi fasti migliori e anche in questo caso, la stagione è ancora lunga e chissà che non siano invece loro, a prendere la 4 posizione nei costruttori.

La lotta per la quarta posizione, è quasi come vincere il titolo degli umani, visto il distacco siderale che c’è fra i primi 3 team e il resto del gruppo, la F1 dovrebbe meditare su questo aspetto, perchè l’era dei comprimari, non si sa quanto possa durare ancora, prima di ritornare ad avere delle defezioni del parco partenti, sopratutto se a sparire potrebbero essere McLaren o Williams (non che sia imminente, ma si sa mai)

Ps occhio che curva 16 e 17 saran modificate, andando a ridurre il tracciato di BEN 2 metri! Non mettetevi a sperare che aiuti i sorpassi eh.

Ps 2 Mi spiegate il senso di definirsi terzo pilota di un team, se puntualmente questo non salirà mai sulla monoposto, anche in caso di defezione o cambio pilota? Già successo in altre occasione, ma ora mi riferisco alla Williams, che ha già annunciato che nel caso Stroll dovesse cambiar team, non è per nulla probabile che il sedile venga occupato da Kubica.

Ps3 Non comprendo le scuse di Arrivabene a Bottas, per averlo definito un maggiordomo, ennesimo capitolo di un team principal dal poco spessore. In altri tempi, le parole contro la Ferrari e i suoi giochetti con i piloti, son state più che al vetriolo, quindi questo era solo un: “Ieri a me, oggi a te”

Ps4 Saluti

Davide_QV #ritornatoaparlarediF1

THE CLINICAL REVIEW – GP BRASILE 2017

Ciao a tutti e benvenuti alla Clinical Review post Gran Premio del Brasile 2017!

Terza review dell’anno, terza gara con un vincitore diverso: ancora una volta il layout del tracciato, le temperature e i setup delle monoposto hanno permesso ai noi tifosi di godere di uno spettacolo differente dal solito e, come sempre, interessante dal punto di vista tecnico.

Nella scorsa review avevamo parlato dello “strapotere” telaistico della Red Bull e del “gap” che ancora riescono a fare con la concorrenza; in Brasile invece troviamo in una situazione differente più consona, diciamo, a quanto ci saremmo aspettati visto l’andamento della stagione: Seb Vettel su Ferrari vince e domina il GP del Brasile, precedendo Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen e il redivivo Lewis Hamilton partito dalla Pit Lane. Questo nuovo ranking ha lasciato perplessi e ha stupito molti, sia tifosi che addetti ai lavori.  Nella scorsa review, però, avevo già accennato che questa pista avrebbe favorito Ferrari e Mercedes e ora cercheremo di capirne il perché. Il tracciato di Interlagos è un circuito da medio-alto carico che si sviluppa in senso anti-orario e su una altura a circa 800m di altezza, che esalta le doti telaistiche, la capacità di generare carico senza stressare le coperture (su questa pista gli pneumatici sono soggetti a elevate forze laterali e longitudinali) e i cavalli delle PU, soprattutto nel T1 e nel T3. Quindi erano chiaramente favorite Ferrari e Mercedes, le vetture nel complesso più equilibrate sia nel generare carico, ma soprattutto nel disporre di una PU all’altezza per permettersi ali da alto carico e eccellere nei tratti tortuosi (T2).

A questo punto mi direte: “ma non era inferiore la PU Ferrari rispetto alla Mercedes?” Ebbene si, Ferrari resta dietro da quel punto di vista e per quest’anno rimarrà così. Cosa le ha permesso quindi di vincere? La Ferrari, come ormai ribadito ad ogni GP, è la macchina telaisticamente migliore del Circus, in quanto riesce a generare sulle Pirelli 2017 la temperatura giusta per avere il massimo grip chimico e non deteriorare le coperture. Bisogna capire, però, che mentalmente Ferrari, da questa gara, è cambiata: l’aver, di fatto, perso il mondiale ha permesso ai tecnici di Maranello di tornare nella condizione di inizio anno, in cui poco e niente si pensava al mondiale, ma si pensava a ottenere il massimo dalla monoposto. E il massimo dalla SF70H si ottiene girando con ali da massimo carico, le quali però, generando maggiore resistenza all’avanzamento, mal si sposano con la PU Rossa, “deficiente” sia dal punto di vista della potenza massima, sia dell’affidabilità (che in pratica sarebbero la stessa cosa) in qualifica e in gara. Seb è riuscito a strappare un ottimo tempo in qualifica, anche se come ammesso da lui stesso non eccelso, e, con una partenza favolosa, è riuscito a strappare la leadership della gara, controllandola praticamente dall’inizio alla fine. Sulla questione PU Ferrari vi ho parlato nella Review del GP degli USA (http://nordschleife1976.com/the-clinical-review-gp-usa-2017/) ma è importante aggiungere qualche particolare: dal GP di Suzuka (mai disputato per Seb) a quest’ultimo Ferrari ha rimosso 10 dei circa 15 cv che aveva guadagnato con la PU 4 per questioni di affidabilità. Non sappiamo se sia solo una questione di altitudine dei 2 GP scorsi o per terminare il mondiale senza incorrere in ulteriori penalità (turbo?), fatto sta che, soprattutto in gara, la PU Ferrari sembra aver perso potenza. Un altro dato interessante è l’efficienza della PU: come vi avevo accennato nella review di cui sopra, Ferrari sta usando una miscela più grassa per evitare l’autoaccensione del carburante. Fonti (AMuS in particolare) ora ci danno la prova: Ferrari consuma circa il 15% in più della PU Mercedes (101kg vs 89kg). Un dato enorme, se pensiamo che quest’anno la Rossa non ha mai sofferto di problemi di consumi. Non sappiamo se Mercedes abbia “giocato” imbarcando meno benzina sperando in una Safety Car (così come Ferrari in Malesia), ma comunque resta un parametro importante da tener d’occhio perché in gara 10kg di benzina permettono di ottenere anche 4 decimi nei tempi sul giro.

Ora passiamo alla Mercedes che si trova in piena crisi tecnica, non vincendo da ben 2 GP (striscia più lunga dal 2014). Ovviamente sto scherzando, perché seppur abbia terminato la gara in seconda e quarta posizione, si è mostrata all’altezza della SF70H e di certo rappresenta ancora il team da battere. Gli anglo-tedeschi, come al solito quest’anno, hanno sfruttato il loro punto di forza: quel gioiellino di Power Unit, mostrandosi velocissimi nel T1 ma soprattutto nel T3, in cui erano costantemente i più veloci (così come Ferrari lo era nel T2 e in trazione, per questo motivo abbiamo visto una lotta di testa equilibratissima). Naturalmente balza agli occhi la differenza di prestazione tra Hamilton e Bottas, che seppur miracolosamente resuscitato da quando il team ha dichiarato di lottare per la seconda posizione in classifica con Seb, ha mostrato un passo nemmeno paragonabile a quello del compagno di squadra caraibico, un Hamilton che ha compiuto una rimonta tanto bella quanto esageratamente esaltata dai media e dai tifosi che poco hanno capito delle dinamiche del GP e ora vi spiegherò le motivazioni:

  • Partenza dalla Pit Lane: i meccanici di Lewis hanno violato il parco chiuso (ovviamente) per sostituire i pezzi danneggiati. Questo ha permesso di avere un setup specifico per la gara, che garantisce un assetto perfetto sulle gomme, dato che non bisogna badare alla prestazione nel singolo giro di qualifica a serbatoio vuoto. E, credetemi, visto il gran lavoro che fanno i team per assettare le vetture da venerdì al sabato, è un bel vantaggio. (Eliminiamo ‘sto parco chiuso…)
  • Uscita della Safety Car e incidenti al primo giro: questa è una gran botta di fortuna per un pilota che deve rimontare. Partendo dalla Pit Lane ha evitato l’incidente in curva 1 (Ric-Van-Mag) e ha sfruttato l’uscita di Ocon e Grosjean. La SC ha permesso di ricompattare il gruppo e a Hamilton di far un sol boccone dei team di fascia medio bassa, che ovviamente hanno un passo nemmeno paragonabile a quello di un top team. Situazione che sperava Ferrari con Vettel in Malesia.. ma che non è avvenuta.
  • Power Unit nuova Spec 2018: Mercedes ha deciso di sperimentare la nuova PU con alcuni concetti per l’anno successivo e con olio ridotto. Si parla di oltre 10cv di potenza in più, complice una totale assenza di preoccupazione per il chilometraggio. Azzardo a pensare che abbiano aumentato la pressione del turbo, godendo dell’ottimo raffreddamento garantito da Petronas e i suoi fluidi. Potenza molto evidente nei sorpassi sul rettilineo, in cui la vettura #44 ha raggiunto (agevolata dal DRS) i 350 km/h, contro i 320 dei Ferrari e i 330 del compagno.

GP molto sottotono, invece, per Red Bull. Insomma, passiamo dalle stelle alle stalle, nel giro di un paio di settimane. Molti addetti ai lavori hanno gridato allo scandalo, sottolineando come i bibitari, scoperti in Messico, sia tornati ad utilizzare le sospensioni regolari. Non voglio dar credito a queste ipotesi, ma non voglio nemmeno trascurarle, visto che, come ho anticipato 2 settimane fa, si sa molto poco sulle sospensioni Red Bull. Bisogna però sottolineare che il Brasile non è il Messico, in cui l’aria è molto rarefatta, che agevolava la velocità di punta di coloro che avevano meno cavalli (complici mappature safe di Ferrari e Mercedes come abbiamo visto). Nonostante ciò, i motorizzati Renault sono in piena crisi tecnica: le turbine esplodono come palloncini e non si hanno più pezzi di ricambio, fatto che ha costretto Red Bull a girare molto depotenziata (25cv). Un GP abbozzato, dunque, per finire la stagione, presa coscienza della differenza con Ferrari e Mercedes. E attenzione ai pezzi “rigenerati” per il GP di Abu Dhabi…

COSA VEDREMO AD ABU DHABI?

Il tracciato di Yas Marina  della capitale degli Emirati Arabi Uniti è un circuito (in senso antiorario) da medio alto carico aerodinamico per via delle numerose curve lente presenti, senza dimenticare i due lunghi rettilinei che potranno essere un vantaggio per coloro che riusciranno ad avere un’alta velocità di punta senza sacrificare il carico nelle curve (specialmente nel T3). Ferrari parte favorita nei pronostici: le simulazioni a Maranello già da tempo riferivano Abu Dhabi come la miglior pista (delle ultime 4) per la SF70H: curve lente di trazione, curve veloci in cui serve ottimo equilibrio aerodinamico, asfalto liscio e gomme della gamma più morbida possono essere i motivi di questo ottimismo. Attenzione però (per quanto detto sopra) alla Mercedes: la PU di Hamilton, con pochissimi km all’attivo e il suo manico (salvo errori) potrà essere decisiva, anche con Ferrari avanti al livello di telaio. Sinceramente spero in una lotta serrata, senza esclusioni di colpi, visto che ormai nessuno ha più nulla da perdere, per chiudere questa stagione 2017 come si deve. Come al solito fra qualche giorno scopriremo come stanno le cose.. per adesso alla prossima!

Chris Ammirabile