BASTIAN CONTRARIO (III): Il potenziale

Il GP del Giappone che si è svolto domenica scorsa è stato foriero di potenziali espressi e non espressi. In una pista vera e probante, ancora più di quella cinese, il pilota, l’uomo, l’essere umano che prevale sul mezzo esce fuori e, tra una “Spoon” ed una “130R”, il potenziale di ognuno viene manifestato ai massimi livelli mentre, com’è successo per qualcun altro, rimane totalmente nascosto.

Il GP del Sol Levante, edizione 2025, rimarrà uno dei più belli di sempre per Max Verstappen. Qualcuno potrebbe dire che c’è pur sempre quello del Brasile, ed in effetti è cosi, vero è che con un pilota come lui exploit del genere stanno divenendo quasi la normalità. L’attuale RB-21 non vale la MCL-39 e, tra una battuta e l’altra, ci ballano quasi due decimi di differenza. Là dove non arriva il mezzo ecco che la lacuna viene colmata dal pilota e, su una pista probante e vera come quella di Suzuka, emerge una verità assodata da un lato e impietosa dall’altra: Max Verstappen è ormai in quella che chiamo la “Schumacher zone”, mentre i piloti McLaren (con tutto il muretto), non valgono l’olandese e chi ha alle spalle. Dopo tre GP ci si aspetta un divario in classifica già significativo tra i papaya ed i bibitari, considerando la differenza di mezzo, mentre invece il distacco tra Max e Lando (quest’ultimo primo in classifica), è di un solo misero punto. Il potenziale della MCL-39, a detti di molti non è ancora stato espresso al massimo, ebbene dichiaro che il muretto McLaren capitanato da Andrea Stella e Zak Brown, facesse bene a liberarlo tutto per cercare di portare più grano possibile in deposito, altrimenti saranno dolori se i bibitari chiuderanno il cerchio sulla guidabilità della loro vettura. Potenzialmente la squadra di Woking ha perso il suo primo GP perché il minimo che avrebbe potuto fare, durante la gara era lo “swap” tra i due piloti, altrimenti verrebbe da chiederci cosa diavolo li hanno a fare due piloti che giocano entrambi in attacco contro un solo avversario? Nella peggiore delle ipotesi, se Piastri non fosse riuscito a sorpassare Max (e dubito che comunque ci sarebbe riuscito!), poteva sempre restituire la posizione al compagno il quale a sua volta, ha perso il GP al sabato. Ho già detto più volte e non finirò mai di ripeterlo che, se Verstappen l’anno scorso ha vinto il mondiale, è stato soprattutto perché ha sempre disputato delle ottime qualifiche portando più fieno in cascina che poteva, massimizzando quindi tutti i risultati possibili. “Il mondiale è lungo”, questo è il mantra che dopo già tre GP messi in archivio sento sempre ripetere e, forse al momento cosi la pensano al muretto arancione. Prima o poi tutti dovranno prendere delle scelte, piloti compresi in pista, poi vedremo quando sarà lungo veramente questo campionato.

Chi la sua scelta l’ha già presa, visto e considerato che il potenziale proprio non vuole venire fuori, è Charles LeClerc che nelle sue dichiarazioni post race ha lanciato strali, anche se in modo pacato come si conviene ad un ragazzo educato e soprattutto pilota della Ferrari. Il buon Charles, sconfessando completamente le dichiarazioni del suo Team Principal (la comunicazione Ferrari è ciò di più assurdo che si possa concepire attualmente in un top team: Frederic, Charles e Lewis dicono esattamente tre cose diverse l’uno dall’altro!), ha detto che ora sa quale direzione prendere nel decidere il set up della vettura, andando cosi a sbugiardare chi, durante tutto l’inverno, ha affermato che il monegasco ed il suo compagno di box hanno lo stesso stile di guida. Il suddetto stile per un pilota è come una impronta digitale e, sebbene magari a due piloti piaccia un anteriore preciso, non significa necessariamente che debba essere anche uguale. Evidentemente in Ferrari inizia a montare quel nervosismo d’annata in cui già si sente l’odore dell’ennesima stagione fallata. Vasseur ha detto che prima di portare correttivi, bisogna estrarre tutto il potenziale possibile, quello stesso potenziale che Charles ha detto che non c’è (alè!). Questa è solo una delle tante dichiarazioni del rubicondo Team Principal nostrano che mi danno da pensare non poco, non tanto su cosa ci faccia realmente a capo della Beneamata, quanto sul fatto che se crede veramente a ciò che dice. Ammesso e non concesso che la Rossa di Vasseur riesca ad estrarre tutto questo fantomatico potenziale dalla SF-25 e, ammesso che riescano a portare i correttivi necessari e soprattutto per tempo ciò significa che dopo la squadra italiana, per colmare il gap che nel contempo si è venuto a creare, le deve semplicemente vincere tutte! Per carità sono sempre speranzoso che la Rossa, al massimo per l’appuntamento spagnolo, riesca a portare un pacchetto “alla McLaren” e cioè che valga tra i quattro e cinque decimi, di modo che grazie ai piloti che si ritrova le possa vincere realmente tutte. La domanda è proprio questa: Ferrari sarà in grado di riuscirci? Se ci riesce nel frattempo che divario si sarà creato tra la stessa Rossa e la capolista? Domande che atterriscono non poco se si pensa all’attuale situazione e, che purtroppo non lasciano sperare nulla di buono per il futuro. Certo Ferrari, caso mai riuscisse a sbloccare il potenziale che Vasseur decanta, potrebbe pensare a delle vittorie di tappa, solo che dopo quanto visto l’anno scorso questi risultati vanno stretti come un pantalone che si cerca di indossare dopo le feste natalizie.

Mi spiace dirlo eppure in questo stillicidio di potenziale inespresso i piloti hanno una responsabilità enorme: sono stati Charles e d Hamilton a dire che si sarebbero giocati il mondiale, sono stati (anche) loro ad alimentare illusioni e speranze. Certo, non potevano dire diversamente visto i risultati dell’anno precedente potrebbe dire qualcuno eppure, cosi come Vasseur ha accusato stampa e tifosi nell’aver creato tali aspettative con quel “Abbiamo fatto solo una foto”, allo stesso modo i piloti Rossi avrebbero potuto tranquillamente mantenere un profilo basso. Se loro hanno festeggiato e affermato certe parole è perché evidentemente la squadra gli ha dato delle certezze e quindi si sono fidati ciecamente. A tal proposito è qui che cade la responsabilità dei piloti, soprattutto di Charles: proprio perché ormai è in squadra da sette lunghi anni, dovrebbe aver imparato nel capire come funziona in Ferrari, per non parlare del suo esperto compagno che avrebbe dovuto portare il suo know how per migliorare definitivamente la squadra, ed invece non riesce nemmeno a raggiungere il ragazzino che l’ha sostituito. Bastava avere un profilo, non dico umile, almeno più basso e già questa realtà, questo potenziale inespresso, sarebbe stato più accettabile se non altro per rassegnazione. Alla fine sarà il solito rincorrere e come sempre sarà già un successo se la Rossa riuscirà ad uscire da questo guano per conquistare qualche vittoria di tappa. Vedremo in Bahrein, con gli aggiornamenti (programmati da tempo, è bene specificarlo) cosa accadrà.

Chi il potenziale l’ha trovato e lo sta esprimendo in maniera intelligente è il nostro Kimi Antonelli nazionale, il quale è già entrato nella storia per essere divenuto il più giovane pilota di sempre ad aver condotto un GP da leader, sebbene solo per una decina di giri. Come ho già scritto in passato, l’unica vera nemica di Antonelli è la fretta: se il ragazzino avrà la pazienza di assorbire più nozioni possibili nel nuovo mondo che sta vivendo, penso che si toglierà non poche soddisfazioni. Riflettevo sul fatto che quando fu Verstappen a detenere il record di Kimi, si sprecarono fiumi di parole a riguardo, mentre persino noi stessi italiani ne parliamo poco di quanto accaduto. La differenza tra il pluri campione ed il giovane pilota Mercedes a mio giudizio è tutta nella bandiera di appartenenza: la F1 anglofona mal digerisce i nostri colori evidentemente. Per fortuna che c’è Toto (ebbene si, alla fine mi sono ridotto pure a tesserne le lodi!) che pensa a proteggerlo ed a farlo crescere bene. Certo che vederlo a ridosso di uno come Russell, a fine GP su una pista a lui sconosciuta, non credo sia stato un bel segnale per il futuro per il pilota inglese… penso che faccia bene anche lui a trovare ed esprimere tutto il potenziale che ha per le future gare.

Buon Bahrein GP a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI SUZUKA 2025

Saranno, queste, le non-pagelle più brevi di sempre?

La domanda è lecita in quanto Suzuka ci ha inaspettatamente fornito un GP dal risultato assai scontato in praticamente tutte le sue posizioni. È stato a tal punto noioso da far riaffiorare il ricordo del trenino turistico visto a Montecarlo nel 2024 e che si ricorda solamente perché Bottas fece un sorpasso (d’accordo, anche per l’emozione di Charles… ma volete mettere?).

Del resto, tra un nuovo asfalto iper…grippante e l’enorme difficoltà di effettuare un sorpasso (non inedita, in Giappone, per questo tipo di vetture), era ben difficile aspettarsi qualcosa di diverso. Se a questo aggiungiamo la prudenza dei piloti che paiono tutti diventati strateghi che neanche Karpov e Kasparov nei loro celebri match per il campionato del mondo di scacchi allora il piatto di riso in bianco è servito. Eppure la lunghissima stagione che abbiamo davanti potrebbe consentire di prendersi qualche rischio, sapendo di avere il tempo per porvi rimedio. Quel che è vero, invece, è che tutti i team, a parte McLaren, stanno ancora studiando le nuove vetture e pare più importante portare a casa quanti più dati possibili per capire dove e come indirizzare gli sviluppi che non cercare l’exploit.

In questo contesto, dare voti ai piloti in gara diventa assai difficile sicché mi limiterò a qualche considerazione.

Be’, a parte Max, ovviamente.

VERSTAPPEN voto: 10 e lode

Se c’era qualcuno che aveva dubbi sulla possibilità di Max di giocarsi il quinto eccolo servito: Pole position da urlo, partenza perfetta, giri da qualifica per tutta la gara, nemmeno l’ombra di un errore, il tutto condito da una vettura che, dicunt, sia di molto inferiore alle due che ha preceduto sia in griglia che al traguardo (e, forse, anche alle successive quattro). Questo risultato, in queste condizioni tecniche, è decisamente da annali della Formula 1. Peccato che non ci siano state emozioni, diverse da quelle dell’ammirazione per la sua guida perfetta, a infiorettare il GP. Gli aggettivi per raccontare le sue imprese li ho già finiti da tempo quindi mi limito ad applaudire spellandomi le mani. Aggiungo che questo Max, nonostante la vettura palesemente inferiore a McLaren, deve far paura ai due alfieri di Woking. Basta guardare la classifica del mondiale con il nostro a -1 dalla vetta nonostante tutto quanto s’è detto e visto da parte dei papaya. Il lungo campionato che abbiamo davanti rema contro le sue possibilità di titolo (diverso sarebbe se fossimo ancora negli anni 80/90 con 16 gare annue in cui le sue possibilità sarebbero molto più alte) se le condizioni tecniche relative tra le vetture rimarranno più o meno costanti ma grazie a questa gara sappiamo che non lascerà nulla d’intentato.

NORRIS E PIASTRI voto: accontentiamoci

Non c’è molto da dire: il loro l’hanno fatto e se non fosse stato per quel mule asimoviano (cit. per gli appassionati di fantascienza) che è Max la doppietta e il dominio sarebbero stati assoluti. Per il terzo GP di fila vedo un Norris molto calcolatore, attento a non buttare via nulla, segno che sta affrontando questo campionato con il preciso intento di vincerlo. Non so se ce la farà perché come dice il poeta del diman non v’è certezza ma questo è certamente il modo migliore per provarci. Quindi non sono d’accordissimo con le critiche che si leggono qua e là per il fatto che non ci abbia mai davvero provato, in particolare nell’ultimo terzo di gara. Ha passato tutta la gara a 1.5 secondi (con minime oscillazioni) da Max, sempre, ogni giro, ogni curva, ogni pigiata di gas il che significa che aveva certamente la possibilità di ingaggiarlo e poi di staccarlo se il sorpasso fosse riuscito. Tuttavia, sapeva anche che il duello con Max sarebbe stato durissimo, con ampia probabilità di perderlo e di favorire Piastri. Dunque, la sua unica preoccupazione era stabilizzare il suo secondo posto e il terzo dell’australiano che, se non mutano le condizioni tecniche, è il suo vero rivale per il titolo. La strategia deve quindi essere massimizzare ogni GP, arrivare a definire la sua posizione di contender per il titolo e costringere il team a battezzarlo tale costringendo Piastri ad aiutarlo se Max (e/o Russell?!) diventasse davvero pericoloso per l’obiettivo finale. Se questa è la prospettiva allora ha fatto tutto bene. Quanto a Oscar la sua strategia dovrà essere speculare contraria a quella di Norris e il Giappone, sempre in quest’ottica, è per lui un risultato più negativo che positivo soprattutto perché non è mai riuscito, di fatto, a preoccupare Lando.

LECLERC voto: questo è quel che passa il convento

A Suzuka, nonostante la vettura continui a deludere rispetto alle reboanti dichiarazioni prestagionali, rivediamo finalmente il CLC da qualifica che vorremmo sempre vedere. Certo, non è stato sufficiente per agguantare le prime tre posizioni, ma almeno tutti gli altri li ha messi dietro, Russell compreso che era il suo vero rivale di giornata. Troppo forti le McLaren e troppo fenomenale Max, in questo momento, per sperare in qualcosa di più. La sua gara è stata molto lineare, il che non è male intendiamoci, con fasi in cui ha portato in pista ritmi eccellenti e in cui ha tutto sommato controllato senza particolari patemi d’animo Giorgino che, come detto poc’anzi, era il suo vero rivale di giornata. Nella (giusta) differenziazione strategica che Ferrari ha deciso di fare con i due piloti ha pescato il lato giusto della moneta visto com’è andato Lewis dietro. Non resta altro da fare che sperare in miglioramenti della vettura.

RUSSELL voto: accontentiamoci

Anche Giorgino affronta la gara con il pallottoliere in mano. La mentalità del nostro gentleman driver preferito, affinata lo scorso anno, si conferma anche in Giappone: non ha corso alcun rischio e una volta compreso di non averne abbastanza per affrontare Charles in un duello in cui avrebbe avuto soltanto da perdere fa tutta la gara badando a portare a casa il risultato. C’è un “meno” da aggiungere al suo voto, qualunque sia, rappresentato dall’errore compiuto nello snake nell’ultimo tentativo del Q3 senza il quale, forse, avrebbe potuto avanzare in griglia. E qui, onestamente, non saprei dire di quanto avrebbe potuto migliorare perché i parziali visti in diretta sembravano dare a quell’errore un peso di almeno, almeno!, 3 decimi il che, tabellina dei tempi alla mano, poteva collocarlo in una qualsiasi delle prime tre posizioni. E se la pole l’avesse fatta lui?

ANTONELLI voto: 9

Il nostro connazionale sta imparando in fretta. Fa un po’ specie, nelle interviste post-gara, vedergli quel sorriso ancora adolescenziale in volto. Sono abbastanza vecchio da ricordarmi un sorriso analogo sul volto di un giovanissimo Valentino Rossi. O anche quello di Lewis nel 2007 quando alla fine di ogni gara (almeno fino alla Cina…) andava incontro ai giornalisti esibendo lo stesso identico sorriso. E cosa indica, di grazia, questo sorriso? Godimento allo stato puro della velocità. È un sorriso di quelli che, liberi da preoccupazioni, da stress, da pressioni, si hanno in quei momenti. Di quelli che anche noi, nel nostro piccolissimo, abbiamo goduto a quell’età quando raggiungevamo qualche bel risultato. Mi auguro, anche se ovviamente sarà quasi impossibile, che possa raggiungere gli stessi risultati di questi due campionissimi del motorsport e se anche non ce la farà mi accontenterei di vederlo protagonista per molti anni. La strada che ha imboccato, almeno vedendo questa primissima fase, sembra quella giusta. Con qualche stranezza da rilevare che mi auguro sia positiva (lo scopriremo vivendo). Solitamente, infatti, quando un giovane talento arriva in Formula 1 è in qualifica che fa faville mentre in gara è prono ad errori banali derivati dall’affanno di voler dimostrare il proprio valore. Antonelli, invece, in qualifica è il terzo week end di fila che fa fatica (ma qui già un po’ meno) mentre in gara è solido ed efficace. A Melbourne è stato premiato da un risultato, a Shangai il risultato è arrivato nonostante il fondo danneggiato, e qui a Suzuka sfodera la sua miglior gara. Dico solo questo: nella seconda metà di gara il nostro eroe è stato il più veloce in pista. Persino più veloce dei primi tre. Vi basta? Ma non dico altro: lasciamolo crescere e vediamo come va.

HAMILTON voto: ho scelto il verso sbagliato della moneta

Nello sparigliamento delle strategie scelto (giustamente) da Ferrari per affrontare la gara Lewis ha perso il lancio della moneta. La strategia bianche-gialle si è rivelata perdente rispetto a quella gialle-bianche. Alla fine il giudizio sulla sua gara si riduce a questo. Al voto va aggiunto un “meno”, come a Russell, per non essere stato efficace quanto CLC in qualifica. Ed è un “meno” piuttosto rilevante perché in questa gara, dal sorpasso praticamente impossibile (che pure, lui è uno dei pochi ad aver compiuto, su Hadjar), era importante partire più avanti possibile. Rimandato.

HADJAR voto: 9

E bravo Isack! Dopo l’esordio da incubo a Melbourne, la buona gara in Cina ma non premiata da punti, finalmente ci fa vedere di che pasta è fatto. La sua qualifica è strepitosa con un settimo posto da sogno visto che si mette davanti non ad un Carneade qualsiasi ma addirittura a sua maestà Lewis Hamilton. In gara parte molto bene e se la gioca per tutta la prima parte di gara. Non può nulla contro Hamilton quando decide di superarlo ma poi conduce una gara gagliarda risalendo bene dopo il pit ed effettuando il sorpasso più bello di giornata quando al 29° giro si butta all’esterno di Sainz in curva 1 gestendo con grande maestria la vettura che stava per girarsi per via delle vibrazioni. Porta a casa i primi punti in Formula 1 della sua carriera proprio nel momento in cui, a seguito dello scambio Tsunoda/Lawson, il carico di pressione sulle sue giovani spalle aumenta. Se son rose fioriranno.

ALBON E BEARMAN voto: in trincea!

Gli ultimi due a punti confermano, come da premessa di queste non pagelle, la loro posizione in griglia. Dunque il buon voto che certamente meritano è da ascrivere alla ottima qualifica da loro disputata. Per entrambi ci sono ulteriori motivi di soddisfazione legati al gap che hanno scavato con i loro rispettivi compagni di squadra. Albon continua a tenere Sainz molto distante lasciando ancora nel dubbio esperti ed appassionati se ciò sia dovuto a problemi di adattamento dello spagnolo oppure al fatto che l’anglo-thai sia davvero l’eccellente pilota che ha dimostrato di essere nelle ultime due stagioni. Per quanto riguarda Ollie “ciao” Bearman, d’altra parte, c’è la soddisfazione di andare a punti in un week end e in un circuito dove il più esperto Ocon (peraltro reduce da una strepitosa gara in Cina) avrebbe dovuto farlo a fettine. Bravi tutti e due!

NOTE DI MERITO

Alonso non raggiunge i punti ma è protagonista di una gara gagliarda nonostante il pessimo mezzo che ha a disposizione: Suzuka, evidentemente, ce l’ha nel sangue.

Doohan, nonostante la stupidaggine colossale commessa nelle FP in cui ha dimenticato di togliere il DRS (che l’abbia fatto apposta non ci crederò mai) in curva 1 schiantandosi a oltre 300 Km/h (e viva la sicurezza di queste vetture!) e la pessima qualifica ha fatto una gara tutto sommato decente riuscendo a guadagnare qualche posizione e difendendola con i denti. È ancora largamente insufficiente e il suo sedile è ancora a rischio ma esce da Suzuka finalmente senza un giudizio disastroso.

NOTE DI DEMERITO

Stavolta Sauber delude e non poco.

Stroll, dopo le prime due tutto sommato buone gare, si ricorda di essere… Stroll ed è l’unico pilota che in gara commette un errore decisivo

Infine, mi soffermo sul tanto chiacchierato scambio tra Tsunoda e Lawson. Per quanto riguarda il piccolo Yuki lo si è visto molto in palla il venerdì e il sabato fino a tutto il Q1 con tempi del tutto analoghi a quelli di Max. Giunto in Q2, quando c’è stato da fare il salto di qualità, ho notato un palese affanno che lo ha portato a commettere errori soprattutto nello snake e in frenata che alla fine non gli hanno consentito di fare un giro pulito con conseguente eliminazione. In gara, quando è stato inquadrato non ha dato la stessa impressione di affanno: probabilmente era concentrato a portare al traguardo la vettura senza commettere errori il che spiega il ritmo piuttosto lontano da quello di Max. A questo punto, garantendo al piccolo Yuki tutte le attenuanti del debutto su una vettura che in teoria non conosceva, non posso fare a meno di darne un giudizio tutto sommato positivo. Ha fatto Q2, non ha combinato pasticci in gara e, a differenza di quanto combinato da Lawson in precedenza, non è arrivato ultimo. La dodicesima posizione, a 3 secondi dalla zona punti, è per RBR sicuramente un buon passo avanti. Anche a Lawson vanno concesse tutte le attenuanti possibili visto che la sua situazione è assai delicata. La risposta da lui data in questo GP è positiva sotto il profilo della qualifica: è andato per la prima volta in stagione in Q2, peraltro davanti proprio al “falloso” Tsunoda e non troppo lontano da Hadjar (3 decimi). In gara non è stato mai inquadrato se non indirettamente e non ho potuto farmi un’idea della sua guida. Posso solo rilevare che non è arrivato ultimo. Va detto che Lawson, nelle gare in cui ha sostituito Ricciardo, sia nel 2023 che nel 2024 aveva ben impressionato nelle prime due-tre gare per poi scendere di livello. Inoltre, in entrambe le occasioni è stato abbondantemente surclassato da  Tsunoda quanto a velocità in qualifica, nel 2024 in particolare. Non c’erano quindi molte ragioni per la promozione in RBR che rimane, a mio modesto avviso, una decisione improvvida sia per la scuderia che per lui che ora si ritrova sul groppone un siluramento assai pesante per la continuazione della sua carriera. Dovrà prestissimo dimostrare di poter competere con Hadjar altrimenti temo che non finirà la stagione.

Ci vediamo in Bahrain!

MAX VINCE A SUZUKA. FERRARI SOLLEVATA.

La Formula 1 incendia Suzuka, in tutti i sensi, visto che l’erba secca, a causa della siccità, prende fuoco ben 5 volte durante le prove.

Allo stesso modo, Verstappen riesce a incendiare la sua RB21, che il venerdì era metaforicamente fredda come un ghiacciolo; tanto è vero che il neo compagno di squadra giapponese di Max è riuscito a stargli a un decimo.

La notte porta consiglio e quella fra venerdì e sabato evidentemente ha portato molto consiglio, visto che il giorno dopo Verstappen la piazza in pole dimostrando di fare la differenza, mentre il povero Yuki è 15° pure dietro a chi ha sostituito.

Alla domenica fa freddo; non ci saranno incendi, nemmeno in pista. Partenza senza alcuna emozione e i primi 10 vanno via come si sono qualificati. Il primo sorpasso si vede al giro 6, con Hamilton che supera Hadjar per la settima posizione. E sarà l’unica variazione di posizione da qui a fine gara.

Al giro 15, Max ha 2 secondi su Norris, seguito da Piastri e Leclerc. I distacchi sono molto piccoli e nessuno sembra in grado di avvicinarsi a chi ha davanti. Il primo a fermarsi è Russell al giro 20, seguito da Piastri al giro successivo. Al giro 22 si fermano Max, Norris e Leclerc. All’uscita dai box, Lando prova a superare l’olandese passando sull’erba e ovviamente non ci riesce. Resterà l’unica “emozione” della gara.

In testa alla gara ora ci sono Antonelli e Hamilton. Quest’ultimo si ferma al giro 31, seguito da Andrea al giro successivo. Al giro 43, Piastri inizia a spingere il compagno di squadra, per modo di dire, visto che il distacco fra i primi 3 è attorno al secondo e tale resterà fino alla fine. Come anticipato, se volete vedere la classifica finale dei primi 10, prendete le prime 5 file dello schieramento, invertite la quarta fila e siete a posto. Su questo ritorneremo in un P.S.

Fra una sola settimana ci sarà il Bahrain. Ringraziamo Max per averci dato una prospettiva di divertimento.

P.S. L’ho già scritto, ma vale la pena ripeterlo: ci avevano raccontato che le auto ad effetto suolo potevano viaggiare vicine ed era una colossale balla. Se non hai 8 decimi di vantaggio, davanti non ci passi. La qualifica diventa fondamentale, e questo la Ferrari non lo sapeva quando ha stravolto la SF-24.

P.S. 2 La SF-25 è mediocre. Punto. E hanno speso 40 milioni di euro per metterci sopra un quarantenne che si fa bastonare dal compagno di squadra e dal diciottenne che ha preso il suo posto. Complimenti.

P.S. 3 Quel diciottenne, che di nome fa Andrea e viene da Bologna, sta dimostrando di essere quello che tutti dicevano: un fenomeno.

P.S. 4 Tornando alla Ferrari, l’occasione di vincere il mondiale all’ultimo anno di questo regolamento è stata buttata via. Si prospetta un anno a zero vittorie, perché non avrebbe alcun senso sprecare risorse a far funzionare una macchina sbagliata, con un nuovo ciclo regolamentare davanti.

P.S. 5 Di solito, quando si dice “non abbiamo ancora estratto il potenziale dall’auto”, quel potenziale non c’è.

P.S. 6 Complimenti a Hadjar, che dalle stalle di Melbourne oggi è arrivato alle stelle con un buon piazzamento a punti. E complimenti anche a Bearman, ancora una volta a punti con una Haas che non è certamente una macchina fenomenale.

P.S. 7 Lawson può già cercarsi un sedile in GT3. Peccato perchè le sue prime gare avevano fatto pensare a qualcosa di diverso per la sua carriera.

P.S. 8 Con riferimento al P.S. 2, guardate la classifica dei primi 10 con la data di nascita di fianco al nome del pilota e fatevi delle domande.

P.S. 9 Transitati sul traguardo i primi 3, la regia stacca sulla lotta per la quindicesima posizione. Una volta vigeva la logica regola di inquadrare tutti quelli che passavano sul traguardo; da quest’anno non vale più (anche in Australia è successa una cosa simile). Il perché non è dato a sapere.

F1 2025 – GRAN PREMIO DEL GIAPPONE

Terzo appuntamento del mondiale e primo vero esame per decretare la bontà delle monoposto messe in pista in questo 2025.

La pista di Suzuka è un test severo e che non lascia spazio a tanti dubbi, una sorta di Montmelò asiatica che con tutta probabilità traccerà le strada in divenire almeno per la prima metà del campionato.

Esame severo soprattutto per una squadra e come al solito quando si parla di esami di riparazione, parliamo di Ferrari. La doppia squalifica in Cina ha segnato il punto più basso degli ultimi anni in un weekend che comunque è stato piuttosto anomalo: vittoria e pole nella sprint, debacle in gara.

immagine da f1ingenerale.com

La doppia squalifica è figlia dei problemi di assetto delle sospensioni e della gestione delle altezze da terra: la SF-25 è costretta a girare alta perdendo competitività. In Giappone nessun aggiornamento ma tanto lavoro al simulatore per cercare di trovare la giusta alchimia tra regolazione delle sospensioni, altezza da terra e carico aerodinamico con l’obbiettivo di rivedere la SF-25 vittoriosa nella sprint cinese. La buona notizia potrebbe essere quella che, trovato il bandolo della matassa, la SF-25 può giocarsela anche con McLaren che è di sicuro veloce ma non così semplice da sfruttare.

Proprio la squadra di Woking sembra la naturale candidata alla vittoria. In teoria con un weekend pulito e senza sbavature non dovrebbe avere grosse preoccupazioni ma solamente passare all’incasso e mettere fieno in cascina utile in previsione di gare più complicate.

Esami un pò per tutti, comprese Mercedes e Red Bull. La prima sta facendo della regolarità la sua forza: pochi errori, massimizzare tutto quello che si può, un Antonelli ancora un pò acerbo ma in crescita e un Russell molto solido. Superare l’esame Suzuka potrebbe essere un bel boost per il prosieguo di stagione.

immagine da motorcyclesports.net

D’altro canto la Red Bull arriva nella gara quasi di casa considerando la partnership con Honda, in acque agitate. Ormai acclarato che la monoposto è decente solo nelle mani di Verstappen che non nasconde un certo nervosismo e si guarda sempre più intorno in vista del 2026, vedrà anche il debutto di Tsunoda al posto di Lawson retrocesso in Racing Bulls. Compito arduo per il giapponese che dovrà dimostrare di reggere il confronto con Verstappen, il tutto nella gara di casa sotto gli occhi del suo principale sponsor…in bocca al lupo.

Tra le cenerentole della griglia si aspettano conferme da Haas e Williams, quelle più in palla in questo inizio di stagione e segnali di ripresa da Aston Martin, Sauber, Racing Bulls e Alpine. Per qualcuna di queste Suzuka potrebbe essere la conferma di una stagione già persa in partenza.

I team dovranno fare i conti anche con un nuovo asfalto e con temperature fresche per tutto il weekend, non oltre i 20 °C. Considerando quanto sia oneroso il circuito sulle gomme potrebbero vedersi differenze marcate soprattuto in termini di passo gara.

Di solito Suzuka non fa prigionieri, è un crocevia importante per tutta la stagione. Per qualcuno è già una prova senza appello, un dentro o fuori. In questa F1 moderna con poco pathos il minimo è augurarsi quantot meno un pò di lotta in pista tra più team. Ecco, la trasferta giapponese non sembra essere quella più indicata ma chissù che non si venga smentiti.

*immagine in evidenza da autohebdo.it

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La settimana post GP di Cina è stata densa di avvenimenti, che di certo non fanno annoiare, nella pausa tra un GP e l’altro. La Ferrari, con la sua doppia squalifica tiene banco eppure, nemmeno le altre squadre non si lasciano pregare nel far parlare di se, cosi come non può mancare mai la “nostra” Federazione, che naturalmente va a braccetto con la FOM e quindi con il sistema F1, le quali non si fanno mai mancare nulla.

La legge del più forte

Il GP in Cina non è stata una disfatta solo per Ferrari, bensì è stata una autentica Caporetto per Liam Lawson, il quale dopo l’ennesima deludente prestazione è stato definitivamente appiedato in favore di Tsunoda. L’avvicendamento, a soli due GP dall’inizio del mondiale dei due piloti, sancisce definitivamente il fallimento della gestione del gruppo giovanile, altresì definito vivaio, della Red Bull. La squadra bibitara, in Max Verstappen, ha il suo talento e la sua maledizione nel contempo: il campione olandese è un fenomeno di cannibalismo sportivo paragonabile solo a Michael Schumacher e questa è la fortuna di Horner&Co. e, allo stesso tempo, è la loro stessa maledizione in quanto Verstappen è inimitabile in stile di guida, per non parlare di cercare di tenere il suo passo. Dando a Cesare quel che è di Cesare, nessuno in Red Bull ha mai preteso che un suo potenziale compagno riuscisse ad eguagliare le sue prestazioni, vero è che la squadra si aspetta che il suddetto compagno riesca almeno a tenere il passo. Con l’attuale regolamento sportivo, che sta volgendo al termine e, dove è avvenuta una inevitabile convergenza prestazionale prime e, addirittura un sorpasso a livello tecnico subito proprio ai danni della stessa Red Bull dopo, la squadra di Max è dovuta correre ai ripari estremizzando il progetto della loro monoposto la quale, è letteralmente “cucita” addosso allo stile di guida del pluricampione. Ciò va a corroborare e, a smontare nel contempo, le illazioni della “teoria della macchina diversa”: la squadra fornisce la stessa vettura certo, solo che ad uno calza a pennello e all’altro va stretta come si suol dire. Il primo a farne le spese è stato il buon Perez il quale, sebbene non sia mai stato un fulmine di guerra, vero è che è un pilota esperto capace di portare a casa punti pesantissimi, tanto che ha permesso alla sua squadra di vincere il mondiale Costruttori e, ha contribuito alla vittoria del primo mondiale di Max, ostruendo Hamilton quando ce n’era bisogno. Con il crescere della concorrenza è cresciuta anche la pressione, oltre che la fretta di vincere, ed ecco che i bibitari si sono concentrati sul “one man show” ed il messicano ne ha fatto le spese come è ben noto. Con l’anno nuovo la Red Bull ha deciso di puntare tutto su Lawson, il quale nonostante abbia all’attivo pochissimi GP, ha sbalordito a tal punto da farlo promuovere direttamente nella squadra maggiore, alla faccia di Tsunoda, il quale a sua volta è in orbita Red Bull da anni con tutta l’esperienza del caso che ne segue. Cosa è successo a Liam? All’improvviso ha dimenticato come si guida oppure è stato colpito dalla maledizione di Perez? A cosa serve far crescere un pilota nella squadra minore, nello specifico mi riferisco a Tsunoda, se poi viene preso un altro che non ha nemmeno mezza stagione sulle spalle? Ancora: cosa succederà allo stesso Yuki se anche lui riprenderà da dove hanno lasciato i suoi predecessori? Non oso immaginare alle reazioni che ci saranno se Liam gli finirà davanti. Al contrario invece chissà che penitenza dovrà pagare Marko, caso mai il giapponese dovesse tenere il passo del loro campione. Comunque la si metta, qualunque cosa succederà, Red Bull ha un problema molto grande e grave ed è quello che è “Verstappen centrica”, tanto da basare un progetto esclusivamente sapendo che in squadra c’è uno come lui e, questo gli si può ritorcere contro peggio del boomerang che prese in piena faccia Pieraccioni nel film  “Il ciclone”. Perché nel momento in cui Max deciderà di rescindere il suo contratto anticipatamente (i rumors aumentano di giorno in giorno), dei bibitari non rimarrà che la polvere, considerando che hanno perso come un emorragia tecnici di prim’ordine; Newey in primis.

Aspirati: sogno o realtà?

La F1 odierna ci ha abituato, con i suoi fantasiosi regolamenti, a colpi di scena clamorosi come le ruote scanalate, il diffusore col buco (durato un solo anno… giusto il tempo di far vincere un mondiale a Ross Brawn) e, i propulsori turbo ibridi ove Mercedes era avanti di almeno due anni rispetto alla concorrenza. Eppure questo è niente rispetto a quello a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane. Com’è noto il regolamento 2026 è stato già ratificato tanto che le squadre, soprattutto quelle che sono entrate ex novo in F1 proprio perché è stato approvato questo regolamento, sono già a lavoro da tempo. Questo significa investimenti per centinaia di milioni eppure, nonostante ciò, si parla in maniera scioccante di buttare tutto nel water per ritornare agli aspirati, utilizzando i “bio carburanti”. Per fare ciò e quindi dare tempo alle squadre di potersi preparare in tale senso, si dovrebbe prolungare l’attuale regolamento di altri due anni, in modo da iniziare un nuovo mondiale con i propulsori che hanno segnato la nostra vita, grazie al loro inconfondibile sound. Se un anno fa, avessi scritto su queste righe una roba del genere, il direttore del Ring avrebbe chiamato la neuro per salvarmi dall’esaurimento nervoso, eppure tutto questo è realtà e si chiama F1 moderna! Evidentemente c’è del metodo in questa perversione. Il regolamento 2026 è stato approvato quando si era sicuri che, per salvare il mondo dalla catastrofe ambientale, sarebbe bastata una colonnina di ricarica elettrica in città. In seguito il mercato ha deciso, ed ecco che il clima può aspettare e, l’elettrico va riconsiderato. A mio giudizio c’è di più: il rettilineo di Monza è lungo mille cento novantaquattro metri circa (1194,40 mt per la precisione) e, nelle simulazioni con le vetture 2026, è stato notato che per ricaricare la batteria della monoposto, un pilota dovrebbe iniziare a frenare a circa trecento (300!) mt prima che lo stesso rettilineo finisca. So bene che nel leggere questa notizia vi è venuta la pelle d’oca, eppure sembra che i dati attualmente questo dicono, per non parlare che poiché il 50% della potenza sarà appunto elettrico, molto probabilmente l’attuale sound sarà quanto meno rivisto (sebbene Andy Cowell affermi il contrario). A questo punto capite bene il perché di tanta agitazione da parte della F1 tutta, la quale sta cercando di correre ai ripari, solo che a mio avviso ormai è troppo tardi per via delle molteplici complicazioni che sorgerebbero dal tirarsi indietro in tal senso: chi glielo dice (questo è solo uno dei tanti problemi che bisognerebbe affrontare) alle squadre che hanno investito milioni per entrare nella massima serie, proprio perché è stato programmato questo regolamento? La potenziale soluzione, da parte del sistema, è quella di far durare il suddetto neo regolamento per soli tre anni anziché fino al 2030, per poi passare quindi agli aspirati. Non so se queste tempistiche si concretizzeranno, so solo che molto probabilmente, a partire dall’anno prossimo, avremo una Formula “E” e una squadra dominante che ci farà rimpiangere il 2014… ai posteri l’ardua sentenza.

C’è squalifica e squalifica

Concludo questo mio lungo scritto con le parole che il Team Principal Ferrari ha pronunciato (fonte AutoRacer.it) all’indomani del GP cinese. Lascio a voi lettori ogni tipo di commento.

Vasseur, a riguardo della inutile Sprint Race: “Abbiamo raggiunto una parte dell’obiettivo: non dovremo più rispondere alla domanda sulla prima pole o sulla prima vittoria. Tra le gare disputate (due GP: Australia e Cina… non dieci sigh!), questa è stata una delle nostre più grandi dimostrazioni di forza”.

Sull’arrivo di Hamilton a Maranello e quindi su tutta la pressione che si è generata: “E’ stata la stampa a fare tanto clamore, noi non abbiamo chiesto nulla (infatti l’evento di Milano l’ha organizzato l’ordine dei giornalisti!)… abbiamo fatto una foto (riferendosi a Lewis davanti alla casa del fondatore assieme ad Elkann e Vigna).

Infine a riguardo della doppia squalifica, mai successo nei settantacinque anni di storia della Beneamata: “Questa delusione dimostra che siamo alla ricerca della perfezione e che, a volte, ci spingiamo troppo oltre” e aggiunge… Bisogna distinguere bene tra una squalifica dovuta al fatto che si prendono dei rischi e una squalifica dovuta a un comportamento scorretto… più si è sotto pressione, più la lotta è intensa, più si ha bisogno di avvicinarsi a questi limiti e più si corrono rischi”.

Come ho scritto, lascio a voi ogni commento. Buon GP di Giappone a tutti.

Vito Quaranta