Archivi categoria: Formula 1

VERSTAPPEN 6 DI 21 IN CANADA’. FERRARI DALLE STELLE ALLE STALLE.

In Canadà piove. Niente di nuovo. Ma 3 giorni di tempo quasi da lupi era un po’ che non si vedevano in occasione del GP.

Sarà il tempo, sarà quel che sarà, fatto sta che nelle qualifiche disputate con la costante minaccia della pioggia, mai concretizzatasi, davanti è ritornata la Mercedes, con Russell che la piazza in pole a pari tempo con Verstappen. Per le Ferrari, dopo il trionfo di Montecarlo, è notte fonda, con entrambi i piloti relegati in sesta fila e Leclerc arrabbiatissimo.

La pioggia arriva la domenica, e anche tanta. Le macchine vanno in griglia con la pista fradicia, e l’asfalto freddissimo. Gomme intermedie per tutti, tranne le due Haas che azzardano la gomma full wet.

Partenza tranquilla, e 9 team su 10 temono di avere sbagliato. La pista è molto più bagnata del previsto, e questo, ovviamente, agevola Magnussen e Hulkenberg che rimontano rapidamente.

Ma la cuccagna per loro dura solo 6 giri, perchè poi la pista inizia ad asciugarsi, e spunta pure il sole. Magnussen si ferma ma il suo box non è pronto con le gomme intermedie, vanificando il buon lavoro fatto fino a quel momento.

Davanti Russell guida le operazioni con un vantaggio di due secondi e mezzo su Verstappen. Continuano i problemi per la Ferrari, con Leclerc decimo in difficoltà con il motore, e Sainz ancora più indietro in difficoltà forse con se stesso.

Al giro 15, Max è attaccato agli scarichi dell’inglese, che inizia a lamentarsi del consumo delle gomme intermedie. Dietro di loro, Norris si avvicina velocemente. Si aspetta nuovamente la pioggia, e tutti cercano di farle durare il più possibile, passando sulla parte bagnata della pista nei rettilinei.

Al giro 16, Verstappen va lungo alla prima curva, e si ritrova così Norris sulla coda. Bastano 5 giri all’inglese della McLaren per sopravanzarlo senza pietà, grazie anche al DRS. E al giro successivo è il turno di Russell, che va pure lungo e si fa passare anche da Max.

Le McLaren volano. Norris distanzia Verstappen di 5 secondi, mentre Piastri ha raggiunto George.

Al giro 25, Sargeant si gira in punto pericoloso e spegne l’auto. Viene attivata la Safety Car. Ne approfittano Verstappen, Russell e Piastri per cambiare le gomme, e tutti decidono di  continuare con gomma intermedia. Al giro successivo entra anche Norris, ma si deve accodare a Russell, in terza posizione.

Al giro 29, Leclerc entra per un reset e monta le slick. Al giro successivo rientra la Safety Car. E ricomincia a piovere. E pure forte. A Charles viene detto di rimanere fuori perchè la pioggia durerà solo due giri. Ma, ovviamente, la macchina non sta in strada, e il monegasco è costretto a rientrare per rimontare le gomme da bagnato. Nel frattempo, il problema al motore si è risolto.

Lo scroscio dura poco, e la pista si asciuga velocemente. Il primo a fermarsi, al giro 44 è Hamilton, seguito da Piastri, Russell e Verstappen al giro successivo. Norris resta fuori qualche altro giro, ma l’azzardo non paga, perchè non solo non riesce a stare davanti a Max, ma, con le gomme non in temperatura, perde subito 4 secondi e poi, anche la posizione su Russell. Il quale commette un errore subito dopo, e Lando si riprende la seconda posizione.

Al giro 53, nella stessa curva perdono il controllo dell’auto sia Perez che Sainz. Quest’ultimo viene urtato anche da Albon. Tutti e 3 sono costretti al ritiro, con quest’ultimo che lascia la macchina in pista, ed esce nuovamente la Safety Car. Le due Mercedes ne approfittano per montare gomme nuove.

La gara riparte quando mancano 12 giri alla fine. Max scappa via e si porta subito fuori dalla zona DRS. Al giro 64 Russell attacca Piastri, che tiene duro. I due si toccano, e ad avere la peggio è l’inglese, che taglia l’ultima chicane e perde la posizione pure nei confronti del compagno di squadra. Al quale il sorpasso sull’australiano riesce senza problemi. Salvo poi farsi superare nuovamente da George qualche giro dopo.

Finisce così con Verstappen meritatissimo vincitore, davanti a Norris, che ha più di un motivo per recriminare, Russell (idem), Hamilton, Piastri, Alonso, Stroll, Ricciardo, Gasly e Ocon.

Fra due settimane si va sulla pista che “se si va bene lì si va bene ovunque”. Vedremo se la RB20 è quella di inizio stagione o quella di Monaco, e se la SF-24 è quella di Monaco o quella di oggi.

P.S. E’ evidente che per la Red Bull qualcosa sia cambiato da Imola. Lo dice la posizione di Perez, mai così costantemente in basso, nonchè il fatto che oggi  Max la vittoria se la è dovuta sudare (e sono sicuro che si sia divertito molto più del solito). Si vocifera di qualcosa che è stato fatto cambiare a Miami dalla FIA. Ma da Miami non c’è più nemmeno Newey ai box. Sicuramente entrambe le cose non c’entrano niente.

P.S. 2 Dopo il disastro ferrarista in qualifica, la voce principale di Sky non la finiva più di ripetere “in gara sarà un’altra storia, ne sono sicuro”. Infatti… 

P.S. 3 Chissà se a Sky fanno, ogni tanto, qualche sondaggio sulla qualità del loro commento percepita dagli utenti.

P.S. 4 Analogamente al commentatore di Sky, su siti molto quotati dopo Monaco si è iniziato a leggere che la Ferrari può legittimamente aspirare al titolo costruttori. Infatti..

P.S. 5 La scorsa settimana pare ci sia stato un CDA Mercedes…

P.S. 6 La conferma di Perez per due anni avrà sicuramente qualche spiegazione… così come ce l’ha quella di Tsunoda, destinato ad invecchiare in Toro Rosso.

P.S. 7 Quello che non ha una spiegazione è il fatto che piloti come Lawson, Bearman, Doohan siano costretti ad invecchiare davanti ad un monitor nei box.

P.S.8 Curioso sentire i piloti che si lamentano della visibilità mentre uno di loro guadagna una decina di posizioni in 2 giri. Ma “quello è matto” (cit.).

P.S. 9 Vive la France (questa volta per i due condottieri, uno della Francia e l’altro della Ferrari).

 

F1 2024 – GRAN PREMIO DEL CANADA

Come al solito, anche se questa volta forse c’e’ piu’ di un fondato motivo che lo giustifica, dopo ogni vittoria Ferrari ottenuta senza colpi di fortuna o altro, si scatena una insana euforia che porta in tanti a pensare cose in divenire che molto spesso scompaiono come neve al sole.

Con questo spirito ci si approssima al Gp del Canada, sulla pista dedicata a Gilles Villeneuve, tutti in attesa di una Ferrari pronta a bissare il successo di Monaco.

Basta davvero una serie di buone prestazioni per giustificare tutto questo ardimento? Da una parte c’e’ una Ferrari oggettivamente nella versione migliore da tempo a questo parte, dall’altra una Red Bull che, dall’addio formale ma non effettivo di Newey sembra aver smarrito quel vantaggio competitivo visto fino a poche settimane fa.

immagine da gpblog.com

I media cavalcano alla grande la situazione, vogliono un campionato riaperto e lottato e amplificano quelle che al momento sono solo sensazioni, mezze verita’, piccoli bluff.

La cosa davvero certa e’ che sia McLaren, l’altra nobile decaduta, che Ferrari si sono avvicinati alle prestazioni della RB20, con il risultato che ormai stare davanti a Perez non rappresenta neanche piu’ una sorpresa. Solo Verstappen e i suoi fedelissimi restano a difendere il fortino che sembrava un corazzata invincibile e si ritrova adesso con i nemici a distanza ravvicinata. La pista fara’ capire se questa distanza e’ reale o artefatta e la pista canadese sembra essere il primo vero banco di prova molto impegnativo per gli austriaci.

Una pista con asfalto rinnovato, cordoli alti e la reintroduzione dell’erba nella via di fuga delle curve 8 e 9. La RB20 ritrovera’ quei cordoli alti che tanto l’hanno fatta soffrire a Monaco oltre ad un asfalto rifatto ma comunque sconnesso, tipico dei tracciati cittadini.

immagine da total-motorsport.com

Presto per darla automaticamente in difficolta’ ma di sicuro sara’ sotto l’occhio degli addetti ai lavori. D’altro canto non sono tutte rose e fiori per Ferrari che ritrova tutta una serie di curve medio lente che sono state un po’ il punto debole di questo inizio di campionato. Si punta sull’ottimo grip meccanico implementato per risolvere il problema ma sara’ la pista a giudicare se sara’ sufficiente o meno.

In Ferrari, al solito, puntano molto sul lavoro fatto al simulatore per arrivare gia’ pronti alle prime prove libere e compiere solo il ‘fine tuning’ prima delle qualifiche del sabato. Potrebbero esserci le condizioni per un clamoroso bis dopo la vittoria di Monaco ma e’ tutto da verificare.

Anche McLaren arriva con grosse aspettative, considerando la buona prova di Monaco e l’ottim trend di crescita delle ultime gare. Le dichiarazioni dei team principal variano dal maniavantismo markiano (non siamo i favoriti), allo spirito volenteroso vasseuriano (siamo vicini, dobbiano colmare il gap), la fiducia wolffiana (stiamo crescendo , siamo fiduciosi), insomma ognuno se la canta e se la suona come al solito, in attesa che la pista emetta i suoi verdetti.

immagine da funoanalisitecnica.com

Oltre al nuovo asfalto anche il meteo potrebbe giocare un ruolo chiave dato che sono attesi temporali nel weekend di gara, mentre Pirelli portera’ le mescole piu’ morbide a disposizione, fattore che potrebbe rivelarsi delicato nella gestione delle gomme posteriori, particolarmente sollecitate a Montreal date le numerose ripartenze da curve medio lente.

In definitiva, grossa attesa per questo appuntamento canadese, non fosse altro per quell’aria di ‘fine della tirannia’ imposta dal duo Red Bull/Verstappen. Anche le classifiche di entrambi i campionati alimentano questa speranza, anche se il ribaltone sembra piu’ facile nel campionato costruttori che in quello piloti.

In ogni caso sara’ interessante vedere se Ferrari e McLaren avranno compiuto un altro step nell’avvicinamento alle prestazioni Red Bull, ma guai a dare per spacciato il vero fattore della scuderia austriaca, Max Verstappen.

In conclusione due notizie, entrambe riguardanti Alpine. La prima e’ bella, Ocon a fine anno lascia la scuderia dopo i fatti di Monaco. Alpine l’avrebbe lasciato a casa fin da subito ma ha voluto evitare beghe legali. In ogni caso non penso che ne sentiremo la mancanza. La notizia brutta e’ il ritorno del ‘bandito’ (scegliete voi l’accezione che preferite) Briatore come supervisor del team Alpine. Uno che in teoria era stato bandito dalla F1 dopo il Singapore gate che e’ di fatto costato il mondiale a Massa nel 2008, rientra con il benestare di Domenicali, che divento’ team principal ferrari proprio in quel 2008. Com’era quella massima sull’erba cattiva?

*immagine in evidenza da tripadvisor.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

In questo mondiale cosi lungo (il più lungo di sempre) di certo non ci annoia mai, anche quando abbiamo una settimana di pausa (con un calendario cosi serrato è divenuta merce rara) tra un GP e l’altro. Sebbene la vittoria di LeClerc, a Monaco, abbia piacevolmente distratto è anche vero che non ci si può rilassare un attimo e di certo, l’annuncio del potenziale ritorno di Flavio Briatore nel mondo della F1, fa molto rumore. Questo si sposa con la pace (armata?) che sta avvenendo tra FIA e Liberty Media. Decisamente è un ambiente volubile e soprattutto veloce quello della F1 (politicamente parlando intendo), tanto quanto le monoposto che girano sui circuiti di tutto il mondo. Siamo passati dagli schiaffi a mano aperta tra le due Organizzazioni (come non ricordare la rissa verbale tra Ben Sulayem e Horner, alle premiazioni 2023, con Domenicali che fungeva da “peacekeeper”), alle strette di mano proprio tra i due Presidenti che rappresentano le suddette Organizzazioni e cioè, Sulayem e Domenicali appunto. A tal proposito colpisce come si sia ammansito proprio il Presidente della FIA, nei riguardi della potente Liberty Media e, come abbia cambiato radicalmente direzione e quindi opinioni a riguardo di tanti argomenti, non ultimo quello dell’ingresso del team Andretti nel circus. Fu proprio Sulayem che diede il benestare, da parte della FIA, all’ingresso del blasonato team americano nella massima serie motoristica a quattro ruote, salvo poi ritrattare tutto. Già su queste righe venne affrontato l’argomento, in luogo del quale si specificò che la totalità dei team, celandosi dietro lo scudo chiamato Liberty Media, si sono opposti all’ingresso di Andretti solo ed esclusivamente per una questione di denaro (sempre i “piccioli” alla fine!): avere undici team anziché mantenere l’attuale numero, significherebbe dividere in più parti la torta dei proventi che ogni anno la FOM guadagna grazie ai diritti televisivi e, tutto quello che a sua volta genera indirettamente e, nessuno ha intenzione di rinunciare al lauto guadagno derivante dalle attuali regole finanziarie. La stessa FIA, che riceve una quota di questi guadagni, mise in discussione (sempre tramite “il Masaniello” Sulayem) l’attuale “fetta di torta” che gli spetta, salvo appunto poi fare nuovamente marcia indietro. Le dichiarazioni del Presidente FIA, in merito ad Andretti non solo sono cambiate come dicevo, addirittura risultano disarmanti. Le sue parole, che gli amici di Form1a.uno hanno puntualmente riportato lasciano quantomeno perplessi: “Potrei consigliargli di acquisire un’altra squadra, non di presentarsi come l’undicesima” e aggiunge che “Sento che alcune squadre hanno bisogno di essere rinnovate. Cosa è meglio? Avere undici squadre a livello di numero o dieci che però siano forti? Sono ancora dell’idea che dovremmo avere più squadre ma non devono essere squadre qualsiasi. Le squadre giuste. Non è una questione di numeri, ma di qualità.”

Non so voi, che avete la pazienza di leggermi, personalmente mi sento “leggermente” preso per i fondelli! Premesso che lo stesso Presidente si contraddice, anche se usa un politichese sopraffino, quando afferma che vuole più squadre per poi invertire tutto ad “U” immediatamente dopo, affermando che vuole “qualità” il che, cozza non poco col fatto che un Team come Andretti di sicuro non è un team “qualsiasi”… fosse solo per la storia che questo nome rappresenta. Allora la domanda nasce spontanea: l’undicesimo team lo vuole o no? Se mi dovessi affidare alla metodologia comunicativa utilizzata dal numero uno della FIA, mi viene da pensare che se affermasse in maniera diretta che per Andretti al momento (resta da vedere anche per il futuro) non c’è possibilità di ingresso nemmeno se piange in aramaico antico, sembra brutto, quindi meglio glissare da un lato e tendere la mano dall’altro suggerendo di acquistare un altro team: “Senza fare nomi, ci sono squadre che stanno faticando…”. Come detto la strategia comunicativa è geniale, perché nessuno potrà dire che FIA e Liberty Media si sono opposte… loro la mano gliel’hanno tesa. Sono tante le domande che vorrei porre all’esimio Presidente, una su tutte è quella che come mai si osteggia cosi tanto l’ingresso di un team cosi importante (con alle spalle capitali e sponsorizzazioni pesanti) e nel contempo si permetta la permanenza (parliamo di qualità no?) di Scuderie come Haas, Alpine e Alfa Romeo che ora si chiama Kick Sauber (sigh!) e che “domani” sarà Audi? Tolta la prima scuderia citata, che tra l’altro è americana anch’essa e sta andando anche bene considerando le sue potenzialità, in campionato ci ritroviamo disastri come appunto Alpine con solo due miseri punti dopo otto GP e addirittura la Sauber (Kick, non me ne vogliate, proprio non riesco a chiamarla) che è ancora a zero e solo se si buttano fuori a vicenda le prime cinque scuderie del mondiale, potrebbe accaparrare qualche risultato utile. Dov’è la qualità in tutto questo? Prima c’era la regola del “107%” che funzionava veramente e, che se non ti qualificavi entro questo limite, il GP te lo vedevi dal box. Mentre ora Zhou e Bottas il semaforo la domenica lo vedono indipendentemente dal loro tempo di qualifica ottenuto… alla faccia della qualità! A quale team il signor Presidente fa allusioni? Andando per esclusione, visto che Haas va bene e che Sauber è stata acquisita da Audi, non resta che Alpine la quale attualmente è divenuta una barzelletta vivente all’interno del paddock, a causa di tutte le vicende che gli sono successe e, lo scontro tra Gasly e Ocon al GP di Montecarlo, è solo la conferma dei casini che ci sono in seno al team. A tal proposito per quale motivo suggerire la potenziale acquisizione del team francese, quando in contemporanea viene sbandierato l’eventuale ritorno di Briatore e quindi, degli eventuali investitori che porterebbe all’interno della F1 per poter rilevare la squadra francese?

A tal proposito è doverosa un’altra considerazione che riguarda proprio la presenza del manager italiano, che con tanto clamore (ed aggiungo giustamente), venne accompagnato alla porta per via del “complotto” che ordì a Singapore in quel lontano 2008. Sono passati sedici anni da quella vergogna di GP, giusto il tempo dunque di far dimenticare l’accaduto per poi farlo rientrare alla “loro tavola” per la porta di servizio, essendo di fatto un “loro uomo” visto e considerato che gli avvenimenti degli ultimi giorni e le presenze negli anni dello stesso Briatore proprio all’interno del paddock dal quale era stato bandito, fa capire di fatto che non era mai stato allontanato definitivamente. Il suo è stato un esilio “calma acque” come si suol dire, sia per lui che per lo stesso Sistema ed ora che i tempi sono maturi, eccolo che ritorna con non poco rumore. A questo punto la domanda rimane: Andretti per entrare in F1, deve fare la gara con Briatore nell’acquistare Alpine oppure deve continuare a perseguire il suo (giusto) sogno di arrivare in F1 come team indipendente? Dubito fortemente che avrò mai risposte a riguardo eppure, nel mio piccolo, di sicuro ho già capito da tempo che del team americano non ne sentiremo parlare se non dopo che sarà stato firmato il nuovo patto della Concordia (2026) da parte di FIA, Liberty Media e tutti i team attualmente presenti. Per fortuna che al momento questo mondiale è serrato e che distrae non poco dalla politica, altrimenti… comunque non ci si saremmo annoiati statene pur certi.

Buon GP del Canada a tutti.

Ps Gilles vive!

Vito Quaranta

THE RISE OF NIKI (1975 SEASON)

Ferrari was in desperate shape at the end of the 1973 season. Its answer was to sign a driver who had just two F1 points to his name. The gamble paid off. After only five GPs with the Scuderia, Niki Lauda was winning races; after just two seasons, the world title was his. As would Michael Schumacher 20 years later, Lauda brought speed and steel to Enzo’s team.

The new 3L engine spec which had been introduced in 1966 had not been kind to Ferrari. Henry Ford 2, the president of Ford, wanted to destroy Ferrari for not selling out to him. The new Ford engine was a world-better and almost every F1 team wanted it. By 1973 Ferrari were at rock-bottom. Changes had to be made.

The changes were dramatic. Luca di Montezemolo, the new team boss, brought back Mauro Forghieri as head of design. But the biggest change were the drivers. Clay Regazzoni was brought back, but the biggest change was a young driver named Niki Laudi.

For 1974 Ferrari heavily modified the existing car and named it the 312 B3-74.

   

The 312 B3-1974

The 312 B3-1974 would go on to win three races. Spain, Holland, and Germany. Regazzoni would finish the season in second, and Laudi fourth. Ferrari was back and the team eagerly waited for the 1975 season to start.

The 1975 F1 season was 14 races. The season would begin in Argentina in January and finish in the US in October.

1 Argentine Grand Prix Autódromo Oscar Alfredo Gálvez, Buenos Aires 12 January
2 Brazilian Grand Prix Autodromo de Interlagos, São Paulo 26 January
3 South African Grand Prix Kyalami Grand Prix Circuit, Midrand 1 March
4 Spanish Grand Prix Montjuïc circuit, Barcelona 27 April
5 Monaco Grand Prix Circuit de Monaco, Monte Carlo 11 May
6 Belgian Grand Prix Circuit Zolder, Heusden-Zolder 25 May
7 Swedish Grand Prix Scandinavian Raceway, Anderstorp 8 June
8 Dutch Grand Prix Circuit Zandvoort, Zandvoort 22 June
9 French Grand Prix Paul Ricard Circuit, Le Castellet 6 July
10 British Grand Prix Silverstone Circuit, Silverstone 19 July
11 German Grand Prix Nürburgring, Nürburg 3 August
12 Austrian Grand Prix Österreichring, Spielberg 17 August
13 Italian Grand Prix Autodromo Nazionale di Monza, Monza 7 September
14 United States Grand Prix Watkins Glen Grand Prix Course, New York 5 October

The points system remained the same. There were two regulation changes.

  • Fire-resistant race suits were made obligatory.
  • The concept of marshal posts, with service roads leading to and from them, was created and implemented at various circuits. Also, from now on, marshals had to practice rescuing drivers from their cars.

 

Race 1 – Argentina

 

The close season had been fairly quiet – Jochen Mass had replaced Denny Hulme at McLaren, John Watson had joined Surtees and Mike Wilds, Rolf Stommelen and Jacques Laffite were confirmed at BRM, Hill and Williams respectively.

March had announced their retirement, but then in a dramatic U-turn confirmed their entry for 1975 with Vittorio Brambilla and Lella Lombardi.

There were contractual wrangles with Ronnie Peterson, reportedly discontent at Lotus and it was uncertain up until the start of practice whether he would be driving for them or Shadow.

Jean-Pierre Jarier proved the Shadow’s effectiveness, putting in the fastest ever lap of the circuit, averaging 122 mph to gain his first pole from Carlos Pace and Carlos Reutemann.

However it was all in vain. On the warm-up lap, his crown-wheel-and-pinion stripped, leaving him a non-starter. Local hero Reutemann gratefully accepted the lead from Pace. James Hunt driving the newest Hesketh with new rubber suspension climbed from the 6th row up to third place, duelling with Niki Lauda. Jochen Mass and Jody Scheckter tangled. Meanwhile, John Watson was stranded with a loose fuel-pipe and was disqualified after attempting trackside repairs.

Wilson Fittipaldi crashed on lap 13, his car catching fire and requiring the fire engine to be deployed. By now, Hunt had passed Lauda and was catching the two Brabhams. Pace took the lead on lap 15, but spun on the very next lap. Reutemann having retaken the lead, was understeering badly and on lap 25 was passed by Hunt. There was a ferocious battle with Emerson Fittipaldi for the lead.

Race results

1 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford G 53 1:39:26.29 5   9
2 24 James Hunt Hesketh–Ford G 53 + 5.91 6   6
3 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford G 53 + 17.06 3   4
4 11 Clay Regazzoni Ferrari G 53 + 35.79 7   3
5 4 Patrick Depailler Tyrrell–Ford G 53 + 54.25 8   2
6 12 Niki Lauda Ferrari G 53 + 1:19.65 4   1
 

               

 

Race 2 – Brazil

Jarier took pole position, after beating the 1973 pole record. He lined up ahead of local driver Emerson Fittipaldi. The race was delayed whilst the track was washed down to remove debris – punctures had played a critical part in the 1974 race and race organisers wanted to avoid a repeat of these problems.

This was the 176th and last championship race start of Graham Hill‘s Formula One career.[citation needed]

Brazilian drivers finished 1–2 in the race (for first time in the history of the category), with Carlos Pace taking the only win of his career and Emerson Fittipaldi finishing second.

Race results

1 8 Carlos Pace Brabham–Ford 40 1:44:41.17 6 9
2 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 40 + 5.79 2 6
3 2 Jochen Mass McLaren–Ford 40 + 26.66 10 4
4 11 Clay Regazzoni Ferrari 40 + 43.28 5 3
5 12 Niki Lauda Ferrari 40 + 1:01.88 4 2
6 24 James Hunt Hesketh–Ford 40 + 1:05.12 7 1

 

Drivers’ Championship standings

Pos Driver Points
1 Emerson Fittipaldi 15
2 Carlos Pace 9
3 James Hunt 7
4 Clay Regazzoni 6
5 Carlos Reutemann 4
     
     

Race 3 – South Africa

Ferrari had used the free month of February profitably, producing the new 312T model with a new transverse gearbox. There was also a new face in the persona of female Italian racer Lella Lombardi (the first woman to take part in a World Championship race since Maria Teresa de Filippis in the 1958 Italian Grand Prix).

In practice, Graham Hill‘s car spun on oil dropped from Ronnie Peterson‘s car and crashed, destroying his car. He opted to sit out the race. Once the debris had been cleared and holes in the catch fencing mended, there was a second accident as Niki Lauda spun on engine oil, hitting the wall at 120 mph. With further violent accidents to Jody Scheckter and Guy Tunmer, the drivers deemed the circuit not safe and refused to continue until fencing defects were remedied and the track improved, further helped by the support of mechanics who insisted no more practice be carried out.

When the racing got under way, Carlos Pace led from pole in a Brabham 1–2 but was soon passed by Jody Scheckter and Carlos Reutemann after experiencing braking problems, and Patrick Depailler soon climbed to third. James Hunt retired with a broken throttle linkage, Vittorio Brambilla with oil cooler problems and Ian Scheckter crashed. Emerson Fittipaldi was challenging Depailler for 4th place when he suffered a cracked plug lead. Jody Scheckter held on from Reutemann for his only home win.

Race results

1 3 Jody Scheckter Tyrrell–Ford 78 1:43:16.90 3 9
2 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 78 + 3.74 2 6
3 4 Patrick Depailler Tyrrell–Ford 78 + 16.92 5 4
4 8 Carlos Pace Brabham–Ford 78 + 17.31 1 3
5 12 Niki Lauda Ferrari 78 + 28.64 4 2
6 2 Jochen Mass McLaren–Ford 78 + 1:03.64 16 1

Championship Standing

1 Emerson Fittipaldi 15
2 Carlos Pace 12
3 Carlos Reutemann 10
4 Jody Scheckter 9
5 James Hunt 7

 

Race 4 – Spain

 

On the morning of the race, Fittipaldi announced he would not race, and went back home. During the morning, Ken Tyrrell went out onto the circuit with his spanner to make sure the barriers were how they should be. The race was due to start at 12:30pm but there was delays.

The two Ferraris of Niki Lauda (on pole) and Clay Regazzoni qualified on the front row, but their glory would not last long. At the start, Vittorio Brambilla‘s March tangled with Mario Andretti‘s Parnelli. Andretti’s car hit the back of Lauda’s, sending him into Regazzoni. Lauda was out immediately, while Regazzoni took his car to the garage, where repairs were made, and Regazzoni was sent back out. Patrick Depailler also retired on the first lap because of suspension damage, and Wilson Fittipaldi and Arturo Merzario withdrew in protest.

After the first-corner madness ceased, James Hunt was shown as the leader. Shockingly, Andretti had managed to keep going and was running in second. John Watson was in third, Rolf Stommelen was fourth, Brambilla fifth, and Carlos Pace sixth.

On lap four, the engine in Jody Scheckter‘s Tyrrell blew, and the oil dumping onto the circuit caused Alan Jones and Mark Donohue to crash. Three laps later, Hunt also slipped in the oil and crashed. The top three had become Andretti, Watson, and Stommelen. Watson’s car suffered from vibrations and dropped out. Andretti’s rear suspension lasted only seven more laps before it failed, causing him to crash out of the lead. Jean-Pierre Jarier and Brambilla stopped to change tyres, whilst Tom Pryce and Tony Brise tangled. Stommelen was now in the top spot, followed by Pace, Ronnie Peterson, Jochen Mass, and Ickx. On lap 24, Peterson was out after he tangled with François Migault while trying to lap the Frenchman.

Two laps later, tragedy struck. The rear wing on Stommelen’s Embassy Hill broke, sending him into the barrier, ironically at the point that his own mechanics had worked on. He bounced off it and back into the road, hitting the barrier across the way, and flying over it. While trying to avoid Stommelen as he crossed the track, Pace crashed. Four people were killed by Stommelen’s flying car: fireman Joaquín Benaches Morera, spectator Andrés Ruiz Villanova, and two photo-journalists, Mario de Roia and Antonio Font Bayarri.[3] Stommelen himself suffered a broken leg, a broken wrist, and two cracked ribs.

The race continued for another four laps, during which Mass passed Ickx for the lead. On lap 29, the race was halted with Mass the winner, Ickx second, and Jean-Pierre Jarier crossed the line in third position. Carlos Reutemann finished fourth ahead of Brambilla in fifth. Lella Lombardi finished in sixth and became the only woman in Formula One to score championship points. With the race being stopped before 60% of the scheduled race distance was reached,[4] only half points were awarded for the first time in the history of the championship. After the race, stewards found that Jarier had overtaken in a portion of the track covered by a yellow flag caution. Jarier was given a sixty-second penalty that relegated him to fourth position.[

1 2 Jochen Mass McLaren–Ford 29 42:53.7 11 4.5
2 6 Jacky Ickx Lotus–Ford 29 + 1.1 16 3
3 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 28 + 1 lap 15 2
4 17 Jean-Pierre Jarier Shadow–Ford 28 + 1 lap 10 1.5
5 9 Vittorio Brambilla March–Ford 28 + 1 lap 5 1
6 10 Lella Lombardi March–Ford 27 + 2 laps 24 0.5

Championship Standing

1 Emerson Fittipaldi 15
2 Carlos Pace 12
3 Carlos Reutemann 12
4 Jochen Mass 9.5
5 Jody Scheckter 9

 

Race 5 – Monaco

Lauda winning the 1975 Monaco GP

The race began under rain conditions, so everyone went for wet tyres. Lauda was fastest at the start, while Pryce had a slow start and was passed by Jarier and Peterson;[2] the Frenchman soon attempted to pass Lauda in an ill-advised overtaking manoeuvre, and hit the barriers at the Mirabeau; his car was damaged in the collision and handled badly, which caused him to hit the wall again at the Tabac corner[2] and then retire. Peterson went into the second place with Vittorio Brambilla third, until Pryce hit the Italian’s wheel. Regazzoni stopped to change a tyre and the nosecone of his car, and James Hunt stopped to change onto slick tyres, anticipating a drying of the track surface. However, his team’s slow pit work cost him a substantial amount of time.

Ronnie Peterson‘s victory chances were damaged at his pit stop when a wheel nut was lost under the car. Tom Pryce came in to replace a broken nosecone, and by that time Niki Lauda led by 15 seconds from Emerson Fittipaldi and Carlos Pace. Many accidents happened during the race: Jochen Mass and James Hunt tangled at Mirabeau, and Patrick Depailler got embroiled in their accident; Clay Regazzoni hit the chicane and suffered damage; John Watson spun and stalled the engine of his car; Pryce hit the barrier and had to retire; Mario Andretti entered the pits with his car on fire; Mark Donohue hit the barrier, whilst Alan Jones broke a wheel.

In the last laps Lauda’s oil pressure was fading and Fittipaldi was closing. With three laps left the gap was 2.75 seconds; however, the two-hour time limit was reached and the race was stopped, with Lauda winning. Ferrari had won their first Monaco Grand Prix in 20 years; the tragedy of the Spanish Grand Prix receded and the championship race was back on. Fittipaldi’s second position strengthened his narrow points lead over early season points leader Pace.

Race results

1 12 Niki Lauda Ferrari 75 2:01:21.31 1 9
2 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 75 + 2.78 9 6
3 8 Carlos Pace Brabham–Ford 75 + 17.81 8 4
4 5 Ronnie Peterson Lotus–Ford 75 + 38.45 4 3
5 4 Patrick Depailler Tyrrell–Ford 75 + 40.86 12 2
6 2 Jochen Mass McLaren–Ford 75 + 42.07 15 1

 

Championship Standings

1 Emerson Fittipaldi 21
2 Carlos Pace 16
3 Niki Lauda 14
4 Carlos Reutemann 12
5 Jochen Mass 10.5

 

Race 6 – Belgium

Pace took the lead whilst Brambilla and Regazzoni duelled. Jochen Mass and John Watson collided – the German retired whilst Watson returned to the pits with a damaged nosecone. Alan Jones also had to retire after a collision with Jacques Laffite. Arturo Merzario was out with a burnt out clutch. Pace’s fiery start was now causing problems with brakes and cold tyres and he was having to drop back.

Brambilla took the lead until lap six when he was passed by Lauda. Tony Brise spun at the chicane and retired shortly after with piston failure. Jody Scheckter was storming through the field to be in second place by lap ninth. Brambilla’s brakes were fading and he dropped down the order. Jean-Pierre Jarier spun into the catch-fencing, James Hunt retired with a broken gear-linkage. Clay Regazzoni had risen to third, but then dived into the pits to change a blistered tyre. Lauda led Scheckter comfortably and the race settled down into a procession.

Carlos Pace had handling problems and dropped down the order when he lost third gear. By lap 49, Ronnie Peterson crashed into the catch fencing, whilst Brambilla surrendered third place to change a blistered tyre, resuming but retiring with brake problems.

Fittipaldi was also having brake problems, leaving him helpless against the assault of Regazzoni and Tom Pryce as he dropped from fifth to seventh in the last six laps.

Race results

1 12 Niki Lauda Ferrari 70 1:43:53.98 9
2 3 Jody Scheckter Tyrrell–Ford 70 + 19.22   6
3 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 70 + 41.82 4
4 4 Patrick Depailler Tyrrell–Ford 70 + 1:00.08   3
5 11 Clay Regazzoni Ferrari 70 + 1:03.84   2
6 16 Tom Pryce Shadow–Ford 70 + 1:28.45   1

Drivers Standing

1 Niki Lauda 23
2 Emerson Fittipaldi 21
3 Carlos Pace 16
4 Carlos Reutemann 16
5 Jody Scheckter 15

Race 7 – Swedish GP

Ronnie Peterson and Mark Donohue

 

Qualifying resulted in pole position for Vittorio Brambilla in his March,[5] while Lauda qualified fifth fastest and his teammate Clay Regazzoni 11th. In the race Brambilla took the lead, but by lap 16 he was overtaken by Carlos Reutemann‘s Brabham and eventually had to retire with a blistered front tyre. Tom Pryce had to pit early due to throttle slides being clogged by sand, whilst Patrick Depailler suffered a brake line leak. Hunt retired on lap 22 with a brake-pipe leak, promoting Regazzoni and Mario Andretti. Poor Jean-Pierre Jarier lost second place to failing oil pressure on lap 38. Young Tony Brise was showing little respect for his elders, overtaking Mark Donohue and Ronnie Peterson and then challenging championship leader Emerson Fittipaldi. The battle which ensued slowed them up and John Watson in the Surtees had soon climbed up behind them. Meanwhile, Lauda was steadily progressing through the field and on lap 42 he was second. He put a series of fastest laps, benefiting from a harder tyre compound, closed on Reutemann and overtook him to win the Grand Prix by 6 seconds. Reutemann finished second with Regazzoni, in the other Ferrari 312T, third. Brise had his gearbox jammed in fourth and surrendered to Donohue, but on his third Grand Prix gained his first World Championship point and Graham Hill‘s first as a constructor. It would prove the only point of Brise’s promising but brief F1 career. Fittipaldi suffered braking problems and was passed by Jody Scheckter at the race end to finish in eighth.

Race Results

1 12 Niki Lauda Ferrari 80 1:59:18.319   9
2 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 80 + 6.288   6
3 11 Clay Regazzoni Ferrari 80 + 29.095   4
4 27 Mario Andretti Parnelli–Ford 80 + 44.380 3
5 28 Mark Donohue Penske–Ford 80 + 1:30.763   2
6 23 Tony Brise Hill–Ford 79 + 1 Lap   1

Drivers Standing

1 Niki Lauda 32
2 Carlos Reutemann 22
3 Emerson Fittipaldi 21
4 Carlos Pace 16
5 Jody Scheckter 15

 

Race 8 – Holland

Hunt winning the 1975 Dutch GP

Niki Lauda dominated practice, with teammate Clay Regazzoni joining him on the front row. Jean-Pierre Jarier had a crash and the Maki team’s weekend ended abruptly in a cloud of smoke from engine problems. James Hunt had a storming practice to take third place on the grid. On Saturday afternoon, weather conditions meant practice times would not improve, so Hunt was sent out to get some extra testing – during which something in the metering unit broke. This was fortunate as the Dutch Grand Prix did not have Sunday morning practice, so had it not been for those extra laps, the mechanical problems would have occurred during the race itself.

The race was delayed by rainstorms as the teams persuaded the organizers to let them run on wet tyres. Lauda led from Jody Scheckter whilst Vittorio Brambilla and Patrick Depailler collided. Jochen Mass was having metering unit troubles and Jacky Ickx exploded his engine. Meanwhile, Hunt had changed onto dry tyres and was gaining time rapidly on the drying surface to take the lead from Jarier and Lauda by lap 15. The Austrian championship leader was finding overtaking a very difficult prospect indeed. Emerson Fittipaldi dropped out with engine problems whilst John Watson broke a wing support and Carlos Reutemann got past Tom Pryce who was suffering from brake problems.

On lap 43, Jarier spun when a tyre burst. Lauda now pursued Hunt desperately for over 20 laps, putting him under immense pressure. Hunt had cracked under similar pressure in Buenos Aires, but this time he resisted. The Ferrari managed to gain on the slow corners, but Hunt pulled ahead on the fast corners and down the straight. The TV directors were so confused that the captions showed three laps left to go when a massive roar from the grandstands signalled it was all over. Hunt became the first Englishman since Peter Gethin to win a Grand Prix.

Lauda’s second place reinforced his championship lead, which expanded to 13 points over Brabham driver Carlos Reutemann.

Race results

1 24 James Hunt Hesketh–Ford 75 1:46:57.40   9
2 12 Niki Lauda Ferrari 75 + 1.06   6
3 11 Clay Regazzoni Ferrari 75 + 55.06   4
4 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 74 + 1 Lap   3
5 8 Carlos Pace Brabham–Ford 74 + 1 Lap   2
6 16 Tom Pryce Shadow–Ford 74 + 1 Lap   1

Dirvers Standings

1 Niki Lauda 38
2 Carlos Reutemann 25
3 Emerson Fittipaldi 21
4 Carlos Pace 18
5 James Hunt 16

 

Race 9 – France

Lauda winning the 1975 French GP

 

Despite suffering from flu, Niki Lauda still took pole position. Jean-Pierre Jarier brought a smile to French faces by setting Friday’s quickest time. Jody Scheckter driving the new lightweight Tyrrell 007 set a record through the speed trap of 190 mph.

On the start line, Tom Pryce was left without a clutch and retired shortly afterwards. Lauda led from Scheckter, James Hunt and Jochen Mass. Clay Regazzoni had moved up to second before his engine exploded, Scheckter taking over the position before Hunt passed him on lap eight. Lauda and Hunt maintained first and second whilst Scheckter, struggling with handling issues, had to concede to Mass and Emerson Fittipaldi.

Jarier made a superb pass on him and made a brave bid to catch Fittipaldi, but rev-limiter problems caused him to fall back with erratic power. Mario Andretti and Patrick Depailler were performing brilliantly, advancing from eleventh to fifth and 19th to sixth respectively.

Alan Jones was duelling with Ronnie Peterson and Carlos Reutemann when he spun into the catch fencing. Reutemann suffered from tyre problems and lost a lap, whilst John Watson suffered excess power and took to the escape road. Vittorio Brambilla retired with a damper problem, Wilson Fittipaldi blew his engine, and Jacky Ickx, Mark Donohue and Carlos Pace all broke their driveshafts. Mass was in rapid pursuit of Hunt and Lauda – by the last lap he was only 2.4 seconds behind them. However, a superb lapping manoeuvre gave Hunt the space he needed. On the last corner, Lauda slid offline, but held on to win by 1.6 seconds

Race results

1 12 Niki Lauda Ferrari 54 1:40:18.84   9
2 24 James Hunt Hesketh–Ford 54 + 1.59   6
3 2 Jochen Mass McLaren–Ford 54 + 2.31 4
4 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 54 + 39.77   3
5 27 Mario Andretti Parnelli–Ford 54 + 1:02.08   2
6 4 Patrick Depailler Tyrrell–Ford 54 + 1:07.40   1

Drivers standings

1 Niki Lauda 47
2 Carlos Reutemann 25
3 Emerson Fittipaldi 24
4 James Hunt 22
5 Carlos Pace 18

 

Race 10 – Great Britain

Brambilla in his March 751

A new chicane had been installed at Woodcote Corner, bringing complaints from the purists but also arguments that it was necessary in the interests of safety. Tom Pryce gained his only career pole position in his home race, whilst the Ferraris were on the second row, with James Hunt languishing on the fifth row.

Graham Hill, who had already announced his retirement as a driver after 17 seasons and 176 races after failing in his attempt to qualify in Monaco, made a farewell lap one hour before the start of the race (without overalls and helmet), and concentrated on the leadership of his Embassy Hill team.

From the start – in which a lights system was being used for the first time in any Grand Prix, replacing the traditional national flag – Carlos Pace led from Pryce.

Following the hail storm, only six cars were running at the end. The RAC declared the race finished officially on the lap after the lap when most cars were running – lap 56. Ferrari, with both of their cars stuck on lap 54 in the classification protested, but the RAC threw these protests out and three days later, the provisional results were confirmed.

The win was the 14th and final win of Fittipaldi’s career which had included two world championships. He would continue racing in Formula One until 1980. The win also vaulted Fittipaldi past Carlos Reutemann into second place in the championship, 14 points behind Lauda.

Race Results

1   Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 56 1:22:05.0   9
2   Carlos Pace Brabham–Ford 55 Accident   6
3   Jody Scheckter Tyrrell–Ford 55 Accident   4
4   James Hunt Hesketh–Ford 55 Accident 3
5   Mark Donohue March–Ford 55 Accident   2
6   Vittorio Brambilla March–Ford 55 + 1 Lap   1

Drivers standings

1 Niki Lauda 47
2 Emerson Fittipaldi 33
3 James Hunt 25
4 Carlos Reutemann 25
5 Carlos Pace 24

Race 11 – West Germany

Reutemann winning the 1975 Germany GP

At the start, Lauda took the lead from pole with Pace, Depailler, Mass, Regazzoni and Reutemann who made a lightning start from 10th. Depailler passed Pace at the Nordkurve left hander. At the end of the first lap, the order was Lauda, Depailler, Pace, Reutemann, and Regazzoni. Scheckter had a terrible start, he dropped to 20th and began to work his way through the field. It was a bad day for the McLaren team, as sixth-placed Fittipaldi had a puncture and retired on lap 4 with damaged suspension; and Mass had lost a wheel at the Fuchsröhre (Foxhole) and crashed heavily, he was unhurt. March’s day went rapidly south too: Stuck retired with engine failure on the fourth lap.

Regazzoni got past Reutemann on the third lap, and the order by the start of the fourth lap was Lauda, Depailler, Pace, Regazzoni, Reutemann, and Hunt. Lauda and Depailler battled and began to pull away from the other front-runners, and this battle raged on until the 7th lap, when Depailler had a puncture and went into the pits to repair his rear suspension; he went out again, but had lost a lap- which at the old Nürburgring, was more than 7 minutes of lost time. Pace went off with a puncture and damaged his suspension, he retired near the Karrusell on the 6th lap, and Scheckter- who had climbed to 6th, crashed out on the 8th lap.

Depailler and Pace’s misfortunes allowed Regazzoni to come up to 2nd and make it a Ferrari 1–2, but then Regazzoni’s engine failed and Reutemann took 2nd, with Hunt 3rd, Tom Pryce in the Shadow 4th and Jacques Laffite in the Williams in 5th (who started 17th and 15th respectively). But on the 10th lap, Lauda too suffered a puncture of his right front tire, and Reutemann was able to pass him at the Eiskurve and Hunt was able to get by as well later on. By the time Lauda had reached the pits, his car had sustained damage to the front spoiler, and the handling was made poor. The Ferrari team changed the damaged tire (pit stops in those days were extremely slow compared to today’s pit stops; races were usually run on one set of tires). By the time the Ferrari team had finished their work, Lauda stormed out of the pits; but Reutemann and Hunt were out of sight; Pryce and Laffite had passed him, too.

Lauda charged after the 4 runners ahead of him and he climbed to 4th after Hunt had a wheel-hub failure and retired on the 11th lap; and then he was able to inherit 3rd after he passed Pryce, who had fuel leaking into his cockpit and could not drive at race pace. Reutemann, who was almost 2 minutes ahead of Laffite, who was nearly a minute ahead of Lauda – held onto the lead to record his only victory of the year; and became the first (and so far last) Argentine driver since Juan Manuel Fangio to win the German Grand Prix. Laffite finished second, which equalled the struggling Williams team’s highest ever finish with Piers Courage in 1969; and Depailler, whom Lauda had been fighting for the lead with earlier and was a lap down in 9th place- caught up to and started to push Lauda and attempted unsuccessfully to unlap himself; he finished close behind Lauda’s ill-handling 3rd-placed Ferrari. Pryce finished an excellent 4th, followed by Australian future world champion Alan Jones in Graham Hill‘s Embassy-Hill car, with Dutch Le Mans winner Gijs Van Lennep in an Ensign rounding out the last points finishing slot in 6th place.

With his victory, Reutemann moved into 2nd place in the championship, 1 point ahead of Fittipaldi, but 17 points behind Lauda; and with only 3 races left in the championship, Lauda’s first championship looked to be virtually a lock.

Race Results

1 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 14 1:41:14.1 10 9
2 21 Jacques Laffite Williams–Ford 14 + 1:37.7 15 6
3 12 Niki Lauda Ferrari 14 + 2:23.3 1 4
4 16 Tom Pryce Shadow–Ford 14 + 3:31.4 16 3
5 22 Alan Jones Hill–Ford 14 + 3:50.3 21 2
6 19 Gijs van Lennep Ensign–Ford 14 + 5:05.5 24 1
 

 

             

Drivers Championship

1 Niki Lauda 51.5
2 Carlos Reutemann 34
3 Emerson Fittipaldi 33
4 James Hunt 28
5 Carlos Pace 2

 

Race 12 – Austria

Vittorio Brambilla winning the Austrian GP

As the grid formed up, there were reports of rain at the far side of the track. Thunderclouds were forming ominously and the cars were returned to the pits to change to wet tyres.

Argentine driver Carlos Reutemann (left) with Bernie Ecclestone

After 45 minutes, the grid reformed. Lauda led off the start from James Hunt and Patrick Depailler who had shot up from the fourth row. Mario Andretti spun off, whilst Bob Evans retired the BRM.

Vittorio Brambilla had shot through the spray to gain a third place, with Ronnie Peterson leaping from tenth to fourth.

By lap 12, it was obvious that Lauda’s car was not set up fully to cope with wet conditions and by lap 15 Hunt stormed by to lead for the fifth time this season. However, this was to be short-lived. The Hesketh’s engine was running on only seven cylinders and Brambilla was clambering all over the back of the car. Ahead of them Lunger was driving carefully in his first wet race and could not see the leaders approaching him. Brambilla seized the lead and it took a further two laps for Hunt to finally pass his teammate. Peterson had to pit to replace a faulty visor, whilst the Brabham drivers found they had been racing with one of their own rear tyres and one of their teammates’. Jochen Mass spun out of third place, and soon there was frantic activity between the Grand Prix Drivers’ Association and the race officials as to whether the race should continue – it was brought to a halt on lap 29.

As Brambilla took the flag, he crashed into the barriers and the March team celebrated a historic victory. However, behind the scenes, there was confusion. Some teams were preparing for a restart, but as the race had already been stopped with the chequered flag, it could not happen anymore. The race results would stand, but with only half points awarded. Brambilla, the oldest man in the field at 37, had won his first and only Grand Prix.

This was the first of only two races where Shadow used a Matra engine instead of the Cosworth DFV in Jean-Pierre Jarier‘s Shadow DN7.[7]

With neither Carlos Reutemann nor Emerson Fittipaldi featuring in the points, Niki Lauda‘s sixth position actually allowed him to expand his points lead to 17.5 points. If Lauda scored any points at all at the Italian Grand Prix the Austrian driver could claim the championship.

Race Results

1 9 Vittorio Brambilla March–Ford 29 0:57:56.69   4.5
2 24 James Hunt Hesketh–Ford 29 + 27.03 3
3 16 Tom Pryce Shadow–Ford 29 + 34.85   2
4 2 Jochen Mass McLaren–Ford 29 + 1:12.66   1.5
5 5 Ronnie Peterson Lotus–Ford 29 + 1:23.33   1
6 12 Niki Lauda Ferrari 29 + 1:30.28   0.5

 

Drivers standings

1 Niki Lauda 51.5
2 Carlos Reutemann 34
3 Emerson Fittipaldi 33
4 James Hunt 28
5 Carlos Pace 24

Race 13 – Italy

Clay winning Monza

Clay and Niki celebrate at Monza

The Italian supporters were gathered in expectation of Ferrari gaining their first championship in 11 years-on home ground, with many Austrians travelling over the border to support Niki Lauda and were delighted when Ferrari filled both spaces on the front row. Tony Brise delighted his boss Graham Hill by gaining a third-row spot.

Lauda only needed to finish better than 6th to be champion; The only other driver who was mathematically eligible for the championship, Argentine Carlos Reutemann needed to win this race as well as the United States Grand Prix with Lauda out of the points in both races.

On Sunday morning there was a cloudburst and for some time the future of the race was in jeopardy, but the rain dried up with about an hour to go before the start. Clay Regazzoni led from Lauda and Jody Scheckter.

Vittorio Brambilla‘s clutch burnt out on the first lap, whilst Bob Evans halted with a failed engine plug. There was a chaotic accident at the chicane-Scheckter had to take to the escape road as around him Jochen Mass hit the kerb, damaging his car’s suspension. Ronnie Peterson collided with another car, jamming his throttle open. Mario Andretti and Rolf Stommelen retired with accident damage and Brise spun across the chicane. Harald Ertl soared over the top of Hans-Joachim Stuck‘s car, damaging the uprights.

After six laps, Carlos Pace retired with a broken throttle link, soon joined by Hans-Joachim Stuck and Lella Lombardi. The Ferraris were circulating 1–2 with Clay Regazzoni leading majestically from Niki Lauda. On lap 14, Emerson Fittipaldi passed Carlos Reutemann for third place, and Reutemann’s involvement in the championship was effectively over; he finished 4th in the race. Despite the Ferraris being way ahead, Fittipaldi would not give up the chase, carving down a gap of over ten seconds. With just six laps left, he managed to pass Lauda.

Meanwhile, Patrick Depailler had taken James Hunt for fifth only to spin off down the escape road. Hunt, Tom Pryce and Reutemann were duelling, Pryce taking the place when Hunt spun off on lap 27—but ceding it to him after a further ten laps. Harald Ertl was a lap down, but drove so well that Pryce could not overtake him.

Regazzoni took the flag, Fittapaldi was second, Lauda was third and it was enough for Lauda to secure his first world championship. Lauda’s 16.5 point lead would be too much for Fittipaldi to bridge at the final round of the championship at the United States Grand Prix. With Regazzoni and Lauda scoring 13 points between them, Ferrari also secured the International Cup for Formula One Manufacturers, their first such win since 1964. Ferrari won the championship for the first time since 1961 in front of their home crowd.

Race Results

1 11 Clay Regazzoni Ferrari 52 1:22:42.6   9
2 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 52 + 16.6   6
3 12 Niki Lauda Ferrari 52 + 23.2   4
4 7 Carlos Reutemann Brabham–Ford 52 + 55.1 3
5 24 James Hunt Hesketh–Ford 52 + 57.1   2
6 16 Tom Pryce Shadow–Ford 52 + 1:15.9   1

Driver standings

1 Niki Lauda 55.5
2 Emerson Fittipaldi 39
3 Carlos Reutemann 37
4 James Hunt 30
5 Clay Regazzoni 25

 

Race 14 – USA

The 1975 F1 Champion

 

On race day, Watson’s Penske suffered electrical problems in the morning warmup. As he was being towed in, the crew retrieved the display car from the First National Citibank podium in the paddock and prepared it to enter the race. Lella Lombardi‘s Williams suffered an electrical failure, and her teammate Jacques Laffite was unable to race after mistaking visor cleaning fluid for his eyedrops.[4] Lombardi tried to use Laffite’s car, but she didn’t fit.

Tom Pryce in a Shadow DN5 during the race.

Lauda led the field away from the grid and through the new chicane for the first time, followed by Fittipaldi, Jarier, Brambilla, Reutemann and Andretti. Carlos Pace and Patrick Depailler collided on lap 2, both retiring from the race as a result.

The gap between Lauda’s Ferrari and Fittipaldi’s McLaren settled at about one second. Mass, who had moved up to sixth, suddenly lost three places to Andretti, James Hunt, and Ronnie Peterson when he accidentally switched off his engine. On the next lap, with Mass now immediately in front of him, Clay Regazzoni smashed his nose against the rear wheel of the McLaren and lost more than a lap as he pitted for a new one. On lap 10, Reutemann’s engine expired and Andretti’s front suspension collapsed. This left Lauda and Fittipaldi twelve seconds ahead of Jarier, who was five seconds clear of a group containing Hunt, Brambilla, Mass, Peterson and Scheckter.

Lauda’s teammate Regazzoni was caught by the leaders on lap 18, after his lengthy pit stop. He let Lauda by, but held up Fittipaldi for six laps, despite blue flags being waved to indicate that he should be let through. Eventually Regazzoni was black flagged and brought in for a warning on lap 24; Ferrari manager Luca di Montezemolo instructed Regazzoni to continue the race, but withdrew him from the race in protest just after four laps.[5]

Back on the track, Fittipaldi was now 15 seconds behind Lauda, Jarier had retired with a seized rear wheel bearing, Brambilla dropped back to seventh suffering from loose seat supports, and Hunt, Mass, Peterson and Scheckter were battling for third. Mass overtook Hunt on lap 33. With nine laps to go, Peterson also passed Hunt, who was struggling with his gear selection and brake balance. Three laps from the finish, Mass’s brakes began to fade, and Peterson closed, but locked up his left front tire under braking. The resulting flat spot slowed him enough for Hunt to retake fourth on the last lap. Lauda took the win by just under five seconds.

This was the final race for Tony Brise and Embassy Racing with Graham Hill. On the evening of 29 November 1975, double-world champion Graham Hill was piloting a Piper Aztec light aircraft from France to London. His passengers were team manager Ray Brimble, driver Tony Brise, designer Andy Smallman and mechanics Terry Richards and Tony Alcock. They were returning from Circuit Paul Ricard where they had been testing the GH2 car being prepared for 1976. They were due to land at Elstree airfield before onward travel to London to attend a party. Shortly before 10pm, the plane hit trees beside a golf course at Arkley in thick fog. In the ensuing crash and explosion, everyone on board was killed.[6][7] As the team now only consisted of the deputy team manager and two mechanics, it was impossible to continue, and so the team was closed down

Race Results

1 12 Niki Lauda Ferrari 59 1:42:58.175   9
2 1 Emerson Fittipaldi McLaren–Ford 59 + 4.943   6
3 2 Jochen Mass McLaren–Ford 59 + 47.637 4
4 24 James Hunt Hesketh–Ford 59 + 49.475   3
5 5 Ronnie Peterson Lotus–Ford 59 + 49.986 2
6 3 Jody Scheckter Tyrrell–Ford 59 + 50.321   1

 

1975 Final Results

1 Niki Lauda 64.5
2 Emerson Fittipaldi 45
3 Carlos Reutemann 37
4 James Hunt 33
5 Clay Regazzoni 2

The 1975 season was the start of the rebirth of Ferrari as a dominant F1 team. With the exception of 1978 and the Lotus ground effects cars Ferrari was almost unbeatable. It would as mark Niki Lauda as one of the greatest F1 drivers of all time.

In two weeks a different story. Instead of a season it will be the history of teams that no longer are around. The first story will be on Osella.

 

By Ian Caldweel @CavallinoRampa2

LE NON PAGELLE DI MONTECARLO 2024 (e bonus Imola!)

Queste non pagelle, lo dico sin da subito, saranno assai anomale come anomalo è stato il GP che si è corso ieri tra le strade del Principato di Monaco.

Questo Gran Premio dalla lunghissima storia, cominciata addirittura nel 1929, ha un prestigio tale da esser considerato nella trimurti delle corse che ogni pilota vorrebbe vincere, insieme alla 24 ore di Le Mans e la 500 miglia di Indianapolis. Questa “trimurti” gli inglesi la chiamano “Triple Crown”, la tripla corona, ed è stata conseguita da un solo pilota: Graham Hill. Non a caso, l’albo d’oro di questo gran premio, oltre al già citato mitico gentleman driver di Hampstead, contempla i nomi più prestigiosi della storia del motorsport. Già nella sua storia pre-Formula 1 troviamo nientepopodimeno che: Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Luigi Fagioli, Rudolf Caracciola, Nino Farina. Nel 1950 è Juan Manuel Fangio a portarsi a casa il primo trofeo del GP nell’era Formula 1. Fangio vincerà ancora nel 1957. Poi l’elenco dei grandi campioni che hanno vinto è straordinario. Praticamente nessun nome di rilievo della storia della Formula 1 è assente. Stirling Moss 3 volte, Trintignant 2 volte, Jack Brabham, Bruce McLaren, Denny Hulme, Jochen Rindt, il già citato Graham Hill per ben 5 volte, Jackie Stewart, Ronnie Peterson, Niki Lauda (2 volte), Jody Scheckter (2 volte), Patrick Depailler, Carlos Reutemann, Gilles Villeneuve, Keke Rosberg, Riccardo Patrese (vincitore a sua insaputa!), Alain Prost (4 volte), Ayrton Senna (6 volte: record), Michael Schumacher (5 volte), Mika Hakkinen, Kimi Raikkonen, Jarno Trulli, Fernando Alonso (2 volte), Lewis Hamilton (3 volte), Mark Webber (2 volte), Sebastian Vettel, Nico Rosberg (3 volte), Daniel Ricciardo, Max Verstappen (2 volte and counting).

Ed ora Charles Leclerc.

Niente male!

Brillano per assenza i nomi di Jim Clark e Nigel Mansell il che è curioso perché hanno fatto rispettivamente 4 e 2 pole position che, lo sappiamo, è spesso condizione decisiva per portare a casa il massimo risultato.

Qualche volta è uscito il nome a sorpresa, come Jean-Pierre Beltoise nel 1972 e Olivier Panis nel 1996 per i quali quella vittoria a Montecarlo fu l’unica della loro carriera. In entrambi questi casi la pioggia è risultata decisiva. Le cronache raccontano di un Beltoise che si ritrova casualmente in testa alla gara poco dopo il via e che poi guida sulle uova per tutto il GP mentre dietro gli altri si eliminano a vicenda. La gara del 1996 è una delle gare pazze che talvolta il principato ci regala che vale la pena riguardare ogni tanto se ci si vuole divertire. Fa il paio con quella altrettanto pazza del 1982 in cui negli ultimi giri ci fu talmente tanta confusione che persino il vincitore, il nostro buon Riccardo Patrese, non seppe d’aver vinto sino a che non glie lo comunicarono una volta sceso dalla vettura a fine GP!!

Montecarlo, del resto, è così. O la gara è mortalmente noiosa, in cui la lunga teoria di vetture si snoda per le sue strette strade per due ore senza che accada granché. Oppure è completamente folle, con colpi di scena continui, situazioni complicatissime, risultati inaspettati.

Purtroppo, o per fortuna: dipende dai punti di vista, la altissima affidabilità raggiunta dalle vetture nel corso degli ultimi 20 anni, ha fatto sì che Montecarlo sia diventata sempre più la sua versione mortalmente noiosa. Fare un sorpasso era già complicatissimo e rischiosissimo con le piccole vetture del passato, figuriamoci con i colossi di oggi. Solo la pioggia può sparigliare le carte e costringere i nostri eroi ad imprese quasi impossibili in altri circuiti.

L’edizione 2024 appartiene alla versione “noia mortale”. Peraltro, la noia è stata accentuata dalla totale assenza di problemi di affidabilità e dalla ancora più vistosa assenza della tensione strategica dei pit stop. La bandiera rossa iniziale, infatti, ha consentito a (quasi) tutti i piloti di fare il cambio gomme di prammatica e di affrontare tutta la gara con lo stesso treno di gomme.

Il risultato finale, quello dei primi 10, è stato dunque determinato esclusivamente dalla griglia di partenza, la qual cosa se non è un record ci va assai vicino. Come sia possibile fare delle pagelle, o anche le non pagelle che mi picco di rappresentare in questi articoli, in condizioni di tal fatta è cosa assai ardua. Vada dunque per l’anomalia.

I PRIMI DIECI

Bravi tutti. Eccellenti tutti. Direi persino perfetti tutti loro. Straordinari no però. Perché di stra-ordinario, ossia fuori dall’ordinario, non c’è stato nulla in questa gara. Non che gliene si faccia una colpa, per carità. In queste condizioni, così stando le cose, tutti loro hanno fatto quel che dovevano fare. I primi quattro, CLC, PIA, il graziato dalla bandiera rossa Sainz e NOR, hanno scavato un piccolo solco con Russell, è vero, ma più per volontà di quest’ultimo che per reali meriti. Ogni giro del GP è stato da tutti eseguito in totale controllo, senza prendere alcun rischio e con un ritmo distante di almeno, a dir poco!, due secondi da quello che si poteva tenere. Ogni possibilità è stata vagliata e controllata adeguatamente da tutti i piloti. Qualche piccola incertezza la posso assegnare a Tsunoda, ottavo al traguardo, che è stato forse più realista del re ed ha girato talmente lento che ha rischiato di essere doppiato due volte. Ma poco male, perché anche lui ha portato a casa i punti che meritava.

A causa del ritmo lentissimo non si può nemmeno asserire che i piloti abbiano vissuto una gara ad altissima tensione. Tra un Max che parlava di cuscini e pisolini e lo stesso Charles che brandiva per i glutei il suo ingegnere di pista, “Lo faccio il giro veloce? – NO! – dai lo faccio – NO dai per favore! – ora lo faccio… nooooo scherzavo!”, non si può certo affermare che i piloti si siano dannati l’anima.

Solo i giri finali ci hanno regalato qualche emozione, non tanto per gli aspetti tecnici del Gran Premio, quanto per il carico emotivo che implicavano. Il buon Charles, infatti, a secco di vittorie da due anni, con alle spalle due edizioni del suo GP di casa assai sfortunate, con il pensiero che andava al suo passato di monegasco anomalo di plebe inedita dentro un luogo fuori dal mondo, con il carico emotivo del ricordo di suo padre e di Jules Bianchi nel cuore, deve aver sentito, in quegli ultimi 10 giri, il volante farsi di granito tra le sue mani. Noia, sì, ma tanto piacevole quanto commovente.

Dunque, nonostante lo scontatissimo risultato, grazie alle emozioni di Charles ci portiamo a casa Monaco 2024 con un bel sorriso, di quelli che scaldano il cuore.

E dunque finisce qui?

Certo che no. Visto che mai come quest’anno Montecarlo è stata decisa dalle qualifiche è evidente che due parole su come i piloti le hanno gestite vanno date.

Tenendo conto di ciò, risulta ovvio, che a Leclerc e Piastri vanno dati i voti più alti possibili. Dopo ben 7 pole position consecutive di Massimiliano Magno, Leclerc decide di piazzare il suo colpo proprio quando è più importante farlo. In ciò dimostra almeno due cose. La prima è che Ferrari conferma anche nel principato quanto di buono aveva già fatto vedere a Imola e la seconda è che Leclerc non ha perso il suo talento per la velocità. Dopo lo spavento del Q1, con quel pezzo di plastica incastrato nell’ala anteriore, il buon Charles snocciola tempi eccellenti, senza alcuna incertezza in ogni sessione e facendo pure il salto di qualità tra Q2 e Q3 che tanto era mancato nei week end del 2024. Nel Q3, infatti, migliora i suoi crono di ben mezzo secondo (e più!). E’ interessante notare che anche Sainz compie lo stesso miglioramento tra Q2 e Q3 ma partendo da 250 millesimi di distanza dal suo compagno di squadra. Tanto basta, tuttavia, per issarlo in terza posizione in griglia. Anche Oscar Piastri è stato eccezionale, piazzandosi ai piani alti in tutte le sessioni e staccando un miglioramento netto di 332 millesimi tra Q2 e Q3.  A differenza dei due ferraristi notiamo che Norris non è altrettanto capace di Oscar perché anche lui migliora tra Q2 e Q3 ma di “soli” (si fa per dire!) 190 millesimi. Vista la splendida McLaren degli ultimi tempi il fatto che i ferraristi abbiano così bene performato in Q3 dà l’idea di un controllo su tutte le componenti della vettura molto più approfondito in questa versione EVO che non in quella precedente. Per tutti i tifosi rossi è bel segnale. Se Charles e Oscar sono stati il TOP assoluto altrettanto non si può dire, tuttavia, dei loro team mate. Sainz è andato bene ma il distacco di ben due decimi e mezzo da Leclerc è abbastanza inedito per lui che, sì, non è mai stato più veloce di CLC o comunque non ha mai avuto gli exploit del monegasco ma così più lento non ce lo aspettiamo. Stessa cosa di Sainz si potrebbe dire di Norris che, dopo le eccellenti prove di Miami e Imola lo aspettavamo a performance di altissimo livello. Vero che non può essere Montecarlo a farci esprimere giudizi di qualsiasi tipo però il fatto è inequivocabile: Piastri gli è arrivato davanti (e poi a podio). Posso solo dedurre che la vittoria di Norris a Miami abbia dato una scossa anche all’australiano apparso un poco in ombra a inizio campionato. Ne vedremo sicuramente delle belle di qui in avanti!

Altro voto altissimo, in queste qualifiche, va dato a Russell che non si è risparmiato tra i marciapiedi di Monaco ed è riuscito non solo a regolare il suo celebrato team mate ma anche Max Verstappen. Se poi aggiungiamo che il suo best lap del Q3 è di un solo millesimo (!!!!) più lento di quello di Norris abbiamo la piena misura della sua prestazione. Bravo!

Di converso dobbiamo dare un voto negativo a Max che dopo ben 7 pole consecutive precipita ad un per lui (quasi) inedito 6° posto in griglia. E non è tanto la posizione che ci fa dare il voto negativo quanto il modo in cui è arrivata. E cioè per un suo errore. Dopo il week end monstre fatto in quel di Imola non ti aspetti un Max falloso. E invece la tanto agognata pressione è finalmente arrivata sul suo groppone con conseguenze facilmente (be’, proprio così facilmente no…) intuibili: anche Max può sbagliare.

Male, sia pur molto relativamente, anche Hamilton che paga un decimo a Russell e gli tocca di star dietro, sia pur di pochissimo, anche a Max. Ciò, comunque, conferma una Mercedes più in palla del recente passato.

La top ten in griglia è stata completata da tre piloti cui vanno i più grandi applausi. Tsunoda conferma le ottime prestazioni degli ultimi GP rifilando ben tre decimi in Q2 al suo (qui eliminato) compagno di squadra e cioè a quel Daniel Ricciardo che tra i marciapiedi di Montecarlo ha sempre brillato: se non è un segnale di maturazione del piccolo Yuki questo non so cos’altro potrebbe esserlo. Bravissimo! Ancora meglio è stato Albon. Che in una situazione così particolare rappresentata da questo circuito ritorni in Q3 è segnale di notevole portata. Eccellente! Non parliamo poi di Gasly che di far decimo sia in qualifica che in gara a Montecarlo con questa Alpine manco lo immaginava nei suoi sogni più bagnati. Applausi!

GLI ALTRI DIECI

Qualcosa da dire ci sarebbe anche sugli altri dieci in questo week end. Cominciamo dalla squalifica delle Haas dalla… qualifica! Sia Hulk che Magnussen erano andati bene in Q1 e Q2 ma la notizia dell’irregolarità riscontrata all’ala posteriore (se non ho capito male al DRS) mi ha un po’ sorpreso. Il tentativo un po’ smaccato di rubare qualche millesimo era da un po’ che non si vedeva. Vanno tenute le antenne sempre sollevate!

Male, anzi malissimo, Fernandello nostro che in qualifica viene stranamente surclassato da Stroll e che in gara è costretto a correre con il freno a mano per favorire il figlio del capo. La situazione in AM è assai preoccupante.

Le due Sauber confermano di aver rilevato il ruolo di cenerentola alla Alpine con prestazioni ai limiti del ridicolo: in qualifica Zhou si è preso nel Q1 ben un secondo e mezzo dal top time di sessione e quasi 3 secondi dalla pole di Charles. Buio pesto da quelle parti.

Due parole sugli eroi negativi di giornata.

Sull’incidente al primo via causato da Magnussen vado un po’ controcorrente. Sì, è stata colpa sua, ma no, non sono convinto che la mossa sia da strappo di licenza. Perché? Ho guardato la dinamica più e più volte e mi è sembrato che alla fine il buon Kevin ci si sia un po’ trovato in quella situazione. In pratica, dopo l’eccellente partenza e conseguente posizionamento sulla prima curva si ritrova in trazione a poter contendere la posizione a Perez rispetto al quale ha molto più slancio. Ci prova ma quando arriva al momento in cui decidere se continuare il tentativo di sorpasso o desistere non ha più spazio. Il problema è che a quel punto la sua ruota anteriore sx è già oltre la posteriore dx di Perez e non poteva frenare di colpo. Tanto valeva tenere sperando che Perez gli lasciasse quantomeno lo spazio per togliersi di mezzo senza pericolo. Perez, di contro, rimane in traiettoria ideale come se non ci fosse nessuno attorno a lui (pur avendo spazio a sinistra non lo usa) e allargando sia pur di pochi centimetri a destra rende l’impatto con Magnussen inevitabile. Dall’onboard di Perez si vede chiaramente che lui guarda negli specchietti a dx subito prima dell’impatto e non credo che non avesse visto Magnussen. Probabilmente non ha valutato correttamente la distanza altrimenti sarebbe stato più a sinistra. Insomma, in fase di partenza un pilota sa che deve stare attento a tutte le linee e Perez è stato un po’ troppo leggero. Dunque, sempre secondo me, pur essendo evidente che la colpa del botto sia di Magnussen non credo, giocando con le sfumature di significato, che la responsabilità sia tutta imputabile a lui. Certo, se un incidente del genere fosse capitato a metà gara, con solo loro due in bagarre, allora la mossa di Magnussen sarebbe stata molto più censurabile ma nel caos di una partenza di un GP forse andrebbe letto con occhi diversi. Non sono così certo in questa mia analisi. Non escludo di cambiare idea magari riguardandolo tra qualche settimana. Ma tant’è: vediamo i commenti ulteriori.

Ben diverso è il caso di Ocon. Sempre a mio modestissimo avviso, s’intende. Al Portier Ocon decide di infilarsi in staccata su Gasly in modo totalmente scomposto. Qui Gasly, davvero non poteva fare nulla per evitare l’impatto. Dall’onboard di Stroll, che era dietro di loro, si vede chiaramente che se non ci fosse stato Gasly Ocon si sarebbe stampato sul guard rail: praticamente l’ha preso come appoggio! La scelta, e quindi la responsabilità oltre che alla colpa, è tutta di Ocon che non tiene in conto alcuna dinamica fisica della sua mossa. Peraltro, il Portier è già abbastanza lontano dallo start e le posizioni erano già definite sicché la mossa risulta ancora più inspiegabile.

Altre note in ordine sparso.

Non posso non rimarcare che l’unico a “crasharsi” da solo in tutto il GP sia stato Stroll che ha vanificato tutta la strategia preparata per lui con un contatto pesante sui guard rail che l’ha costretto a cambiare le gomme e per pochi metri non ha fatto entrare una SC visto il copertone ballerino che ha perso rientrando ai box.

Piastri si è destreggiato meno bene di Leclerc nelle varie fasi di doppiaggio.

Sargeant, nei giri finali e con gomme nuove, stava comodamente dietro a Norris: sarà l’unica volta nella sua carriera che respira aria da podio!

Non c’è molto altro da dire ma se mi avete seguito sin qui avete fatto bene. Infatti…

LA PIU’ STRAORDINARIA PERLA DEL GP!

Sappiate che se vi siete annoiati o se vi siete emozionati con Charles o se vi siete spaventati del botto di Perez e Magnussen o divertiti dalla ridicola mossa di Ocon su Gasly ebbene tutto questo non è nulla di fronte ad una perla del GP che forse in pochi hanno notato e che è stato il vero culmine di tutto il week end.

Bottas ha fatto un sorpasso!

Sì, proprio lui!, il non-sorpassatore per eccellenza della odierna Formula 1 fa un sorpasso dove nessun altro pilota è in grado di farne: a Montecarlo!

Il 52° giro del GP di Montecarlo 2024, con questo evento straordinario, con la realtà che supera per l’ennesima volta la fantasia, con Bottas che supera Sargeant con una manovra che neanche Jim Clark o Senna, sarà l’highlight segreto di questo GP.

Ad maiora!

Ed ora il bonus!

LE NON PAGELLE DI IMOLA 2024

Si arriva a Imola con aspettative altissime. La vittoria di Norris a Miami, infatti, lasciava presagire una battaglia di alto livello, con McLaren e RBR ormai appaiate sul piano tecnico e con una Ferrari che annunciando aggiornamenti importanti auspicava di essere della partita.

Ebbene, è andata proprio così, con le tre vetture a darsele di santa ragione sul circuito che stretto e costretto dalle rive del Santerno non consente alcuna divagazione né, tantomeno, alcuna distrazione.

La versione odierna di queste curve, aggiustata secondo le moderne esigenze con l’appiattimento della ex variante bassa che consente alle vetture di andare in pieno dalla Rivazza sino alla variante del Tamburello, non tradisce la sua storia tragica ed esaltante. Certamente nulla può contro le dimensioni che hanno raggiunto questi mezzi ma i piloti, Max in primis, affermano che la sfida è probante e noi non possiamo far altro che dar loro credito.

E in mezzo a queste curve abbiamo assistito ad una interessantissima gara che ha messo in luce le differenze tra le abilità dei piloti che, in alcuni casi, hanno anche fornito qualche sorpresa.

La gara in sé mi è molto piaciuta. La tensione è stata altissima dal primo all’ultimo giro e il fatto che abbia vinto sempre lui non va affatto a discapito della spettacolarità di quanto si è visto in pista. A mio avviso, infatti, sono proprio i risicatissimi distacchi che hanno diviso i primi tre lungo tutto l’arco della gara che l’hanno dimostrato in pieno.

L’ordine di arrivo ha dimostrato o, al minimo, mostrato il mix di valori in campo che ci offre questa fase di campionato. Max è semplicemente straordinario, Lando sembra aver messo da parte il braccino e Charles si danna l’anima (pure troppo).

Il tempo è tiranno, così come lo spazio di queste righe, sicché bando ad altre considerazioni ed andiamo subito a dettagliare la prestazione dei piloti

VERSTAPPEN

Se mai qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio residuale sul livello raggiunto dall’olandese, spero che questa gara abbia definitivamente sgombrato il campo. S-T-R-A-O-R-D-I-N-A-R-I-O. Spero si legga bene. Max è stato semplicemente straordinario. Sono un paio d’anni che faccio far timido capolino (sia mai che qualcuno si offenda) ai paragoni con lo Schumacher dei bei tempi ma ormai penso si possa convenire che quel paragone non è affatto passibile del reato di lesa maestà. Il paragone non è tanto sullo stile di guida, ovviamente diverso, quanto sulla propensione all’efficacia, la tensione verso la perfezione, e l’immarcescibile voglia di star davanti a tutti che li accomuna. Non che quest’ultima manchi anche agli altri piloti del circus ma nel caso di Max questa gara ha per l’ennesima volta dimostrato che è affiancata ad un controllo totale su ogni fase del GP il che lo porta alla tremenda efficacia che vediamo. In altre parole, se la forza data dalla feroce determinazione è così sotto controllo com’è in Max, e com’era in Schumy, c’è ben poco da fare per gli altri se non continuare a provare a metterlo sotto pressione. È solo così che si può dar concretezza al portatemi a due-tre-decimi che il resto lo metto io che sta sulla bocca di ogni pilota ma che poi in pochi, nella storia, son davvero riusciti a realizzare. Che ha fatto a Imola? Intanto una pole strepitosa. Molto si è discusso riguardo la scia di Hulkenberg, alla fine rivelatasi decisiva, proprio all’inizio dell’ultimo tentativo in Q3. In tutta onestà mi pare che non sia il caso della polemica: bravo lui (e, suppongo, il suo ingegnere di pista) a capire che poteva esserci quella possibilità e a calcolare perfettamente il modo di sfruttarla. Anche questo fa parte dell’essere fenomeno, senza contare che il suo team mate è andato fuori in Q2 e in quell’occasione si è preso ben 6 decimi. In gara poi è stato ancora più fenomenale, se possibile. Ad una partenza assolutamente perfetta ha fatto seguito un primo stint in cui ogni giro era martellato con chirurgica precisione sul miglior tempo che la vettura gli consentiva. La strategia era obbligata ma la difficoltà era realizzarla. Soprattutto considerato che dietro di lui non erano in gita dopolavoristica. Ci è riuscito alla grande. Il maggior segno della sua guida al limite è rappresentato dal warning rimediato per via di qualche track-limit di troppo. Ma anche in questo si è vista la grandezza del suo status. Una volta avvertito che era a rischio penalità non ha più sbagliato una virgola. Si potrebbe pensare che a ciò sia corrisposto un lieve rallentamento nel ritmo gara. Invece no, il ritmo è rimasto sostanzialmente il migliore che gli era possibile ma, stavolta, senza alcuna pur microscopica escursione oltre la linea bianca che delimita il tracciato. Ecco: cosa c’è di più “schumacheristico”?

NORRIS

Arrivato a Imola dopo il suo primo successo in carriera, il buon Lando dimostra che quanto accaduto in quel di Miami non è stato frutto di un accidente del caso. L’unica, molto relativa, pecca del suo week end sono i 17 millesimi rimediati in qualifica dal (bravissimo) Piastri. Per il resto anche lui è praticamente perfetto. La sua gara parte bene, una virgola meglio persino di Max tanto che si percepisce la velocità con la quale prima pensa di provarci e poi desiste. Saggia decisione perché in quegli stretti meandri il rischio era troppo alto. Tiene sotto pressione Max per qualche giro impedendogli di prendere il largo. Al contempo deve guardarsi da Leclerc che è assai pimpante dietro di lui. In questa fase non commette errori e non si innervosisce come forse gli sarebbe capitato in passato. Il suo box fa un errore pittandolo troppo presto, al 23° giro, perché finisce dietro a Perez rischiando di compromettergli la gara. Fortunatamente per lui il pessimo Perez di questo week end è aggredibile immediatamente e non gli procura danni. Il resto della gara è invece quasi perfetto perché gestisce alla grande le gomme e si tiene sul “tempo target” spaccando il millesimo per tutto il tempo che i suoi ingegneri avevano calcolato. Il tutto condito dai finti team radio in cui diceva che più di tanto non poteva andare. Robe già viste ma che denotano grande sicurezza, inedita per il nostro, soprattutto considerando che sembrava che Leclerc nella fase centrale del GP, ne avesse più di lui. Ho scritto “quasi” un bel po’ di volte perché se avessero deciso di scatenarsi un giro prima forse il duello con Max l’avremmo visto. Fatto sta che il “liberi tutti” a 15 giri dalla fine lo vede tirare fuori un ritmo pazzesco che gli consente di azzerare il distacco di circa 8 secondi che aveva da Max. Questo recupero costringe Max alla perfezione di cui sopra ma è proprio questo il maggior merito di Lando: aver finalmente messo pressione al pluricampione e costringerlo agli straordinari. Non so se saranno confermati gli entusiasmi dei commentatori tv (“è un’altra F1!!”) ma certamente McLaren ha di che essere soddisfatta.

LECLERC

Come per i primi due anche per il monegasco il voto è molto alto. Rinfrancato dal fatto che gli sviluppi portati sembrano essere molto positivi (ancora non abbastanza per giocarsi la pole) il buon Charles tira fuori una gara con i fiocchi, capace com’è stato di tenere quasi lo stesso ritmo del vincitore. Bene, in particolare, nel primo stint in cui riesce a stare sugli scarichi di Norris, viene a mio avviso penalizzato dal tentativo di overcut non riuscito che gli fa perdere secondi decisivi. Nella parte centrale della gara è il più veloce in pista e riesce a riportarsi sotto a Norris che anche se era in gestione non stava certo andando con ritmo da dopolavoro… Quando lo raggiunge commette l’errore che gli toglie qualsiasi ambizione di migliorare il già comunque ottimo terzo posto perché va lungo alla Variante Alta, facendo una pericolosa escursione su erba e sabbia. In realtà non perde tantissimo ma la contestuale accelerazione di Lando gli rendono impossibile il recupero. Ciò è abbastanza per mettere un “meno” a qualsiasi alto voto gli si voglia dare. Finisce a 7 secondi da Max che è un gran risultato considerato che Max ha tirato il più possibile per tutta la gara, che il tentativo di overcut gli ha fatto perdere almeno 4 secondi, che ha fatto un’escursione (ma questa è colpa sua) e che negli ultimi giri ha tirato un poco i remi in barca. Se il buon giorno si vede dal mattino…

PIASTRI

Bravissimo anche Oscar che è sembrato più pimpante delle scorse gare. Sappiamo quanto sia difficile confermare quanto di buono ha mostrato lo scorso anno e infatti nelle prime gare il dominio di Norris è sembrato abbastanza netto. Chissà? Forse il successo di Lando in Florida ha ringalluzzito anche lui. In qualifica è fenomenale e si mette dietro il fresco neovincitore. Peccato per la penalità che lo fa retrocedere in griglia altrimenti, con la McLaren vista ieri, c’è caso che una strategia particolarmente opportuna l’avrebbe visto impensierire Max. Ha un duello ad alta tensione con Sainz nel primo stint che, visti i trascorsi di Miami, poteva essere delicato. Però non perde la calma e se la gioca perfettamente con l’undercut.  Anche lui, come Norris, deve superare Perez ma lo fa bene e in modo spettacolare. Nella parte centrale della gara ha un ritmo eccellente che gli consente di tenere il distacco con Leclerc. Poi si perde un poco nei doppiaggi, che gli fanno perdere il treno di Leclerc e la sua gara, sostanzialmente, finisce lì.

SAINZ

Nonostante la positiva novità degli aggiornamenti funzionanti portati da Ferrari mi è sembrato che il Carlos di Imola sia stato un po’ più opaco di quanto ci si poteva aspettare. La sua gara infatti è sempre in difesa. Nel primo stint è costantemente pressato da Piastri da cui si difende con gran tecnica grazie ad una maggior efficacia nella seconda Rivazza che gli consente giro dopo giro di dare quella virgola di stacco in più rispetto all’australiano. Anche per lui, come per Leclerc, la decisione di overcut non è funzionale sicché non ha alcuna speranza di salvare la quarta posizione. Nella seconda parte di gara ha un ritmo decisamente inferiore a quello di Leclerc: giocando con le quattro operazioni mi è sembrato addirittura quasi mezzo secondo al giro più lento del monegasco. Sarebbe interessante capire se è stato così perché una volta capito di essere troppo lontano da Piastri non aveva senso stressare le gomme o se proprio non ne aveva più di così. Se, come sembra, la versione “evo” della Ferrari, consente maggiori ambizioni, dovrà darsi più da fare di quanto visto a Imola.

HAMILTON e RUSSELL

Gli alfieri Mercedes salvano il week end grazie al 6° e 7° posto ma non salvano il cronometro, impietoso a confermare il loro non essere affatto all’altezza dei primi 5. Opaco Hamilton in qualifica ma meglio in gara e viceversa per Russell, costretto persino ad un pit stop ulteriore. Non c’è molto altro da dire.

PEREZ

La gara di Checo è stata condizionata dalla pessima qualifica: i 6 decimi rimediati da Max nel Q2 non solo sono un abisso ma sono anche il disastro che lo precipita all’undicesimo posto in griglia. Pessima anche la decisione strategica di partire con le bianche che gli impedisce di performare decentemente e fa fare a RBR un’inedita pessima figura anche su questo piano. Fa un po’ specie vederlo sverniciato con facilità da McLaren e Ferrari nella fase centrale della gara. Prolunga lo stint all’infinito sperando in una SC che però non arriva. Che dire? Ho idea che in RBR comincino a preoccuparsi perché se Max continua a essere straordinario è anche vero che le performance di Checo, abbondantemente lontane da quelle di McLaren e Ferrari (e qui anche di Mercedes), sono il campanello d’allarme di una vettura che sembra non essere più lo schiacciasassi di inizio stagione. Staremo a vedere.

Ora, poiché la gara è stata molto tesa nelle posizioni che contano, gli altri sono stati poco inquadrati il che mi rende difficile dire qualcosa di analitico sulla loro gara a cui, inevitabilmente, ho prestato meno attenzione del solito.

Faccio grandi applausi a Stroll (nientemeno!) che conquista punti importanti. Grandissimi applausi a Tsunoda che dopo una qualifica eccezionale e una partenza eccellente deve sottostare ad una strategia assurda del suo box che lo fa pittare già al 13° giro. In quei primi 13 giri aveva tenuto alla grande il ritmo dei Mercedes e mi chiedo se lo Yuki così pimpante visto sul Santerno non avrebbe meritato una strategia decisamente più ambiziosa. Forse non ne aveva per stare con loro ma con il pessimo Perez di oggi forse… e comunque almeno una posizione l’avrebbe potuta migliorare.

Ricciardo sembra dare qualche segno di risveglio approdando in Q3 ma continua ad essere sensibilmente più lento del giapponese.

Male ma non malissimo Alpine che conferma a Imola quantomeno di non essere più la cenerentola del campionato. Cenerentola il cui ruolo sembra essere ora rivestito dalla Sauber (o come accidenti si chiama ora) che mi pare in caduta libera sul piano prestazionale.

Il più deluso di tutti però è Alonso. E non solo per la pessima qualifica, che tra un errore e l’altro lo posizionano all’ultimo (!!) posto quanto per il fatto che anche in gara è andato lentissimo, incapace nelle prime fasi, pur con gomme rosse, di sopravanzare il certamente non irresistibile Sargeant. Pessimo segnale per l’Aston Martin che sta facendo, come nei due anni passati, il passo del gambero con sviluppi decisamente non all’altezza di quelli portati dagli altri.

Ci vediamo a Montecarlo!