IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Il comunicato ufficiale Alpine (fonte Autoracer.it) recita: “Il team BWT Alpine Formula One annuncia che Oliver Oakes si è dimesso dal suo ruolo di Team Principal. Il Team ha accettato le sue dimissioni con effetto immediato. A partire da oggi, Flavio Briatore continuerà a ricoprire il ruolo di Consulente esecutivo e ricoprirà anche le mansioni precedentemente svolte da Oliver Oakes.” Queste sono le parole scritte dalla Alpine per salutare definitivamente il loro giovanissimo (il più giovane del Paddock) Team Principal che, sebbene siano state improvvise e si sono prestate ad ogni sorta di speculazione, arrivano inevitabilmente dopo i casini finanziari che il fratello ha combinato. Non mi interessa entrare nel merito della faccenda, anche perché ci sono delle indagini in corso ne, tanto meno, voglio spendere parole sullo stesso Oliver dato che pare sia partito (?) per Dubai in luogo del quale evidentemente, non vuole appunto far parlare di se. Quello che mi preme è discutere di tutta la melma che c’è in F1.

Chi ha i capelli che iniziano a diventare bianchi (beati coloro i quali i capelli ancora ce li hanno!) non scopre nulla di nuovo a riguardo perché il mondo della F1, soprattutto da quando hanno iniziato a girare assieme alle monoposto in pista tanti miliardi, sempre questa è stata. Molto probabilmente, per i tanti giovani che si sono affacciati a questo sport e, che tanto stanno a cuore a liberty Media e soci, questo invece può rappresentare un’assoluta novità e magari chissà, anche un motivo di crescita visto e considerato che gli stessi che ci fanno la morale ogni giorno con “la trasparenze delle regole”, sono gli stessi che poi commettono questi illeciti. Sia chiaro, non tutti nell’ambiente della F1 sono di questa fatta, vero è che il più pulito li dentro ha la rogna e, proprio la presenza di Briatore all’interno della stessa F1 prima e, come capo della stessa Alpine dopo, mi da non pochi pensieri. Vorrei ricordare infatti, a tutti coloro i quali mi leggono, che l’attuale Team Principal in pectore della Alpine è stato bandito a vita (!) dal mondo della F1, perché nel lontano 2009 organizzò a tavolino un incidente di proposito con uno dei suoi due piloti (Piquet jr), per poter sfruttare artatamente la Safety Car che in maniera matematica sarebbe entrata immediatamente dopo, per poi far vincere l’altro suo pilota di allora (Alonso). Fatti noti a tutti e che evidentemente si preferisce dimenticare per mera convenienza, eppure Briatore lentamente si è avvicinato nuovamente al suo mondo, ci è rientrato dalla porta di servizio poi, ed ora si ritrova nuovamente al comando di una squadra. Perché è un dato di fatto che con quel “… ricoprirà anche le mansioni precedentemente svolte da Oakes” la Alpine ci fa capire che ora Briatore ha il potere assoluto sulla squadra. Fermo restando che lo stesso manager italiano non potrà ricoprire questa carica per molto tempo, fosse solo per l’età che ha, resta il fatto che a maggior ragione per quanto accaduto mi chiedo in maniera ancora più forte, cosa ci faccia Briatore in F1! Com’è possibile una cosa del genere? Qual è la credibilità di tutto il carrozzone, visto e considerato che lo stesso sistema lo aveva preso in castagna ed allontanato in seguito? Trovo tutto ciò sconcertante e, sebbene vogliano farci passare tutto questo per normale, di fatto di normale non c’è nulla. Le dimissioni clamorose dell’ormai ex Team Principal Alpine, arrivano con una coincidenza spietata con l’annuncio di Colapinto al posto di Doohan e, con il susseguirsi delle voci (attualmente del tutto infondate), dell’abbandono di Horner in Red Bull con lo stesso Oakes che lo vuole come potenziale sostituto! Tempo fa scrissi che le notizie riguardanti la F1 corrono veloci tanto quanto le monoposto che stanno in pista, di certo ormai abbiamo raggiunto questo livello prestazionale con quanto è accaduto in questa ultima settimana. Sebbene non creda alle voci dell’avvicendamento di Horner (che ho riportato solo per dovere di cronaca), resta comunque l’incredibile coincidenza del licenziamento del capo del muretto Alpine e dello “swap” avvenuto tra i due piloti (Doohan/Colapinto). Inutile dire che Alpine, per bocca dello stesso Briatore, si è affrettata subito a sottolineare che i due avvenimenti non sono assolutamente collegati e, vogliamo anche credergli fino a prova contraria, resta il fatto che la venuta dell’argentino è un’operazione targata appunto Flavio Briatore perché è lui che l’ha fortemente voluto, sia per i positivi riscontri che la pista ha dato e sia e soprattutto per la grosse dote di sponsor che l’argentino porta con se. Fa sorridere che anche lo stesso Colapinto sia in prova per cinque gare, visto che a differenza del suo predecessore, praticamente il sedile se l’è comprato (anche in ciò non v’è nulla di nuovo) da un lato e, comunque (si dia a Cesare ciò che è di Cesare) conquistato dall’altro. Alpine pare sia un progetto con crescita prepotente, visto che dall’anno prossimo monterà i motori Mercedes (se le voci a riguardo dei nuovi propulsori sono vere, allora non potrà che migliorare) e non importa che una casa ufficiale (si scrive Alpine si legge Renault) monti sulle sue monoposto un propulsore di una casa costruttrice avversaria, perché tutto questo è concepito nello stile di chi attualmente la sta risollevando da terra. Passeranno gli anni e, nonostante ciò, non finirò mai di rimanere basito d’innanzi a storie come queste che con lo sport centrano veramente poco.

Le vicende fumose che riguardano il manager italiano vanno a braccetto con l’attuale Presidente della FIA, il quale più passa il tempo e più continua a farsi amici nel paddock (il selfie pubblicato da Brown, in cui si ritrae con i suoi due piloti a fine Miami GP, è emblematico: dietro il trio si era messo proprio Sulayem, il quale evidentemente sperava di essere ritratto anche lui, mentre invece il CEO McLaren ha posizionato il cellulare affinché egli non venisse ripreso… master class!) e soprattutto sta cercando di gettare le basi per un suo dominio assoluto in seno alla stessa Federazione. Infatti egli ha nominato come suo consulente speciale (“Advaisor”) l’avvocato Shaila Ann Rao: a molti forse questo nome dice poco, eppure la preparata signora (può esercitare sia in Francia che in Inghilterra ci fanno sapere gli amici di Autoracer.it) era prima l’avvocato di AMG, la stessa che contribuì a far istituire la famosa DT039 che affossò definitivamente la F1 – 75 nel 2022. Corsi e ricorsi storici come vedete, anche nel breve periodo evidentemente. Se Ben riuscirà ad instaurare il suo regime, questo al momento non è dato sapere visto che sembra (quante voci!) che uno dei suoi oppositori in fase di votazione, possa essere proprio Carlos Sainz Sr che non so quanto ne sappia di politica, di certo di problematiche di pista qualcosa ne capisce eccome. Come dite? Poi ci sarebbe il conflitto di interessi perché in pista c’è il figlio? Mi pare di avervelo detto che il più pulito ha la rogna no?

Buon GP di Imola (o dell’Emilia Romagna?) a tutti.

Vito Quaranta

IN FRANCIA TUTTI A SCUOLA DA ZARCO. – BAGNAIA BOCCIATO, MARQUEZ ALLUNGA – POST GP

Livrea Castrol, moto Honda. Inutile dire che l’emozione nel vedere questi colori riporta ai fasti di un tempo. Fa tornare chi scrive ragazzino e molti di chi leggono dei ventenni. Alle ore 14.59 il Pilota Francese Johann Zarco taglia il traguardo in testa, vince il GP di casa sulla Honda del Team di Lucio Cecchinello ed entra nella storia del Motomondiale nella stretta cerchia di chi ha vinto un GP con due marche diverse (Ducati/Honda). Marc Marquez vince la sesta sprint di fila ed in gara arriva 2° dietro Zarco. Bagnaia cade sia nella Sprint che in gara, perdendo ben 32 punti in questo weekend dal compagno di team.

 

È stato un weekend in cui la pioggia domenicale è la protagonista inattesa del weekend, proprio come ad Austin. Sembra che il meteo si diverta a mescolare le carte, che altrimenti vedrebbero sempre lo stesso giocatore vincente:Marc Marquez. Ha girato sotto il record in gara già nelle FP1, ha distrutto il record della pista già al venerdì, si è arreso in qualifica soltanto ad un incredibile Quartararo; rifilando comunque oltre mezzo secondo al compagno di Team Bagnaia.

Ha vinto la sesta Sprint di fila su sei Sprint disputate (record in MotoGP) ed in gara ha letteralmente fatto impazzire mezza griglia, arrendendosi solamente ad un Zarco che è rimasto in pista con le Rain dall’inizio.

Che dire, ormai il Mondiale ha imboccato la SS 93, direzione Cervera.

COSA È SUCCESSO IN GARA!?

Succede che la domenica mattina si svegliano tutti con la pista bagnata. La Direzione gara fa percorrere il warm-up lap con le slick, quindi alla fine del giro tutti rientrano a prendere la moto con le Rain. Si devono schierare nuovamente in griglia con le moto da bagnato, ma alcuni Piloti, con in testa Marc Marquez, rallentano prima della corsia box e vanno a prendere la moto da asciutto.

Bagnaia letteralmente rimane sgomento, allarga le braccia e sembra dire “e mo dove cazzo è andato quel bastardo!?”. In pratica i Piloti rientrati a montare le slick sono più di 10 quindi si dovrà rifare la partenza.  Praticamente 9 partono con le Rain, tutti gli altri con le slick. Alla partenza chi ha montato le slick va più forte, scappano Marquez e Quartararo mentre nelle retrovie Bagnaia si ritrova in fondo al gruppo e cade dopo un contatto con Bastianini che coinvolge anche Mir e Zarco. I Piloti che hanno cambiato moto devono scontare due Long Lap penalty, ma dopo qualche giro ricomincia a piovere quindi tutti dentro a ricambiare moto. Da precisare che gli altri Piloti partiti con le Rain dopo due giri sono rientrati a prendere la moto da asciutto, perché andava più forte.

È arrivata poi la pioggia che ha salvato Zarco e lo ha portato alla vittoria. Bagnaia ha chiuso a zero punti, anche Alex Marquez che è caduto ben due volte. Sul podio il classe 2005 Fermin Aldeguer, pupillo di Dall’Igna, che è autore di un weekend fenomenale. Cade anche il poleman Quartararo, stava spingendo tanto quando arrivava la pioggia per riprendere Marc Marquez in testa.

Ha vinto Zarco, uno che non aveva nulla da perdere. Con la pioggia è quasi sempre così.

GAME OVER.

Siamo solo alla seconda gara in Europa ed il Mondiale sembra già chiuso. LeMans è costata a Bagnaia addirittura 32 punti, complice gli zeri sia nella Sprint che quest’oggi.

Come ripeto da inizio Mondiale il problema non è la sconfitta bensì il modo nella quale arriva. Occorre un reset nella testa di Bagnaia perché Marc Marquez dopo soli 6 GP l’ha mandato al manicomio.

È la migliore stagione di Bagnaia in MotoGP guardando i punti e qui dico e non lo nego che “questo è il livello di Bagnaia”. Un grande Pilota che, nel periodo di assenza del Fenomeno, ha vinto due Mondiale e lottato per un terzo.

Ma il suo livello è questo, non c’è da recriminare nulla. Quando si vince e si domina, come ha fatto lui, si può narrare di tutto. Su quanto sia forte, su quanto sia freddo, su quanto sia calcolatore.

Marc Marquez ha riportato tutti sulla terra.

CLASSIFICA MONDIALE

Appuntamento a Silverstone tra due settimane.

 

Francky

 

 

LE NON PAGELLE DI MIAMI 2025

Il circuito di Miami, incastonato nel parcheggio (sic!) dell’Hard Rock Stadium, rappresenta ormai una tappa consolidata nel calendario di Formula 1, nonostante le perplessità iniziali che ne avevano accompagnato l’ingresso. La pista si contraddistingue per un mix di curve lente e veloci rettilinei che mettono a dura prova sia le capacità dei piloti sia l’equilibrio degli assetti delle monoposto. Il clima della Florida, con temperature elevate e umidità alle stelle, aggiunge un ulteriore elemento di sfida alla già complicata equazione. Tutto ciò potrebbe portarci ad apprezzare l’appuntamento semi-caraibico ma… no. Mi spiace ma giunti alla quarta edizione di questo GP posso trarre la conclusione che si tratti di un circuito pessimo. Il layout, se visto in grafica, non sembrerebbe male ma la sua concreta realizzazione, cioè il mero va-e-vieni delle vetture, ne mostra la inconsistenza. Non c’è una curva che sia non dico memorabile, ché sarebbe pretendere troppo, ma che dia almeno l’impressione di avere una qualche peculiarità. Ad esempio, il presunto “snake” tra la 4 e la 7 esita in un curvone a sinistra, la 8, che immette nel successivo lungo rettilineo (che poi non è un rettilineo ma poco cambia): ciò non ha molto senso se l’idea era mettere alla prova la tenuta delle vetture perché la 8 annulla gli sforzi fatti nello snake. Lo “snake” di Austin, che esita in un rettilineo con grossa frenata, o le celebri Maggots e Becketts che esitano nell’Hangar Straight di Silverstone, mostrano che lo sforzo congiunto di vetture e piloti risulta molto più determinante nel provare a fare la differenza o nel creare occasioni di sorpasso successive. Il budello tra la 13 e la 16, al di là del misurare il “pelo” dei piloti nell’entrare in rettilineo il più vicino possibile al muretto, non dà grandi chance di lotta nel successivo rettilineo (anche perché, a onor del vero, l’apertura DRS è molto lontana dall’uscita curva). Un budello simile si trova a Baku ove però si è badato più alla spettacolare visione delle vetture di Formula 1 attorcigliarsi intorno all’antico castello che non a qualche pretesa tecnica (ché Baku ha altri punti tecnicamente validi). Qui di “spettacolare” c’è ben poco e mi addentro nel giudicare le pacchianate che lo circondano.

In questo contesto era facile attendersi che la qualità relativa tra le vetture avrebbe dettato legge il che, in effetti, è avvenuto anche se, onestamente, non mi aspettavo che fosse così rilevante.

McLaren era ampiamente attesa al vertice ma, almeno a guardare i GP precedenti, non si pensava che fosse così dominante. Anche Williams, che già aveva fatto vedere ottime cose in questo inizio di stagione, si è ritrovata a veder esaltata la propria struttura meccanica e Mercedes continua a mostrare una spiccata adattabilità a tutte le condizioni tecniche di pista. Di converso si sono evidenziati i grossi problemi di Ferrari, perlomeno in raffronto alle ambizioni, di RBR che nonostante il solito fantasmagorico Verstappen, ha mostrato tutti i suoi attuali limiti nonché di tutto il parco vetture di seconda fascia. Infatti, i distacchi sul giro sono stati molto più ampi di quanto visto sino ad ora.

La domanda quindi è: nonostante i poco lusinghieri giudizi dati poc’anzi dobbiamo forse pensare che questo circuito sia il banco di prova più probante per una vettura di Formula 1?

Della “garetta” e delle relative mini-qualifiche rimango fermo sul mio proposito di non parlarne (ma giù il cappello per il nostro Antonelli e per la genialata di Hamilton con il cambio gomme)

Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza

Non perdiamo altro tempo e andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo palcoscenico floridiano.

PIASTRI voto 10

Il “ragazzo d’oro” australiano si sta prendendo la scena con una prepotenza che inizia a far paura. Dopo Gedda, Oscar confeziona un altra gara perfetta, dominando con piglio da vero campione tutte le fasi della corsa. In qualifica paga i soliti millesimi che ancora gli mancano per eguagliare la velocità pura di Norris e in più deve soccombere all’exploit di Antonelli. Ma è allo spegnimento dei semafori che il buon Oscar si trasforma in una macchina da guerra impossibile da fermare. Parte come un fulmine, approfitta delle “cornate” tra Max e Lando e impiega pochi giri per misurare il sorpasso che lo porta in prima posizione dopodiché… ciao! (copyright Bearman) Dopo aver superato Max, infatti, sfodera giri da qualifica, ben consapevole che era la sua occasione per mettere il timbro sulla corsa. Quando Lando, dopo che la bagarre iniziale gli ha fatto perdere posizioni, termina il suo recupero, i 10 secondi che lo separano da Oscar fanno capire che la gara è finita. Quello che impressiona di Piastri non è solo la velocità pura, che ormai diamo per scontata, ma la maturità con cui affronta ogni fase della gara. Sembra proprio che l’australiano non abbia più nulla da imparare e sta letteralmente scrivendo un nuovo capitolo della Formula 1. Con questa vittoria dominante, il messaggio al campionato è chiaro: il mondiale ha un solo, autentico favorito, e si chiama Oscar Piastri. Chapeau!

NORRIS voto 7 meno

Aspettavamo Godot e invece è arrivato solo Lando. Il buon Norris archivia un weekend dal sapore agrodolce: secondo posto che sulla carta dovrebbe soddisfare, ma che in realtà lascia l’amaro in bocca vista la superiorità mostrata dal compagno di squadra. In qualifica si deve accontentare della seconda piazza, dovendosi inchinare alle magie di Verstappen. In gara parte bene ma forse è proprio questo il problema: trovandosi nella condizione di poter prendere la prima posizione a Max si incastra in una lotta di ruotate che inevitabilmente si conclude a favore dell’olandese. Ora, dopo tutti questi anni, è mai possibile che non abbia capito che Max (se non ti chiami Charles) non si può battere in questo modo? Posso capire negli scorsi anni quando lasciarlo andare via alla prima curva significava già archiviare il GP ma quest’anno, con la vettura dominante che si ritrova, un minimo di sale in zucca bisognerebbe metterlo, no? Ebbene, lo scorno con Max gli fa perdere alcune posizioni che anche se non fa molta fatica, visto il dominio del suo mezzo, lo costringe a perdere parecchio tempo. Quando ritorna sulla seconda posizione il solco scavato da Piastri è incolmabile e termina al secondo posto, non dopo aver mostrato un ritmo ineguagliabile per chiunque, Piastri compreso, ma solo quando non serve. Un po’ mi spiace: le prime tre gare della stagione sembravano aver mostrato un Lando più calcolatore, come se stesse davvero ragionando strategicamente in vista del titolo ma a quanto pare mi sbagliavo.

RUSSELL voto 9

Giorgino nostro, con una Mercedes che continua il suo processo di crescita ma che certamente non è ancora al livello dei papaya, confeziona una gara semplicemente perfetta. Infatti, non si vede mai, non tira fuori nessun coniglio dal cilindro, non fa mosse spettacolari, e viaggia sempre sotto il livello dei radar ma alla fine è a podio. Anche nel finale, quando tutti si aspettavano un suo crollo, mantiene il passo minimo, si fa per dire, che gli consente di tenere a bada un arrembante Verstappen. Si continua a parlare poco di lui, quantomeno in relazione ai risultati, ma fa una certa impressione vederlo in classifica a pochi punti da Verstappen (93 contro 99) e a una distanza non siderale dai papaya. Con una macchina all’altezza, Russell, questo Russell, sarebbe tranquillamente in lotta per il titolo.

VERSTAPPEN voto 6 ½ meno

Capisco che il voto possa generare qualche perplessità ma il week end dell’olandese volante è stato assai ondivago. Non dovrei parlare di “garetta” e mini-qualifiche ma in entrambe tra colpe sue e del team (assurda l’uscita dal cambio gomme che rovina la “garetta” di Antonelli) non fa le solite faville. Nella qualifica vera, invece, ci mostra la sua ormai proverbiale magia con un giro mostruoso che lo piazza in pole position. La partenza non è al fulmicotone, tant’è che Norris si fa ingolosire dalla possibilità di superarlo ma anche qui Max si dimostra il solito osso durissimo e mantiene la testa. Resiste a Piastri da par suo per qualche tornata, con crono che erano ben oltre i limiti della sua vettura e con difese da libro di testo dell’università del motorsport ma alla fine deve arrendersi alla superiorità papaya (e alla sagacia di Oscar). È da qui in avanti che la sua gara non mi è piaciuta. Ciò, non è dovuto tanto alla prestazione (che evidentemente si aspettava migliore in virtù di qualche aggiornamento arrivato in corso d’opera) quanto dalla condotta di gara decisamente non all’altezza dei suoi standard. Infatti, finito dietro ai papaya, non mi è parso dannarsi l’anima per il prosieguo della gara con il risultato di aver sottovalutato l’inserimento di Russell (come tutti a onor del vero) e finendo per non poter più recuperare la posizione da podio. La sensazione, quindi, è che abbia sprecato il che non è il normale giudizio che si può dare di Max. Da qui il voto così particolare che mi sono permesso di dargli. L’estrema lucidità che lo ha sempre contraddistinto, anche nei momenti più difficili, a Miami non si è vista granché. Campanello d’allarme?

ALBON voto 9

Eccellente Williams ed eccellente Albon. Che gara! Con una Williams che sulla carta avrebbe dovuto faticare per la zona punti, il thai-britannico si inventa una gran bella prestazione. In qualifica brilla ma non tanto quanto Sainz ma è in gara che Albon si sfoderando un ottimo ritmo, che ci fa pensare (e confermare) che la FW47 è tutt’altro rispetto ai brutti anatroccoli visti nelle scorse stagioni. Miami ci dice fondamentalmente che Williams è terza forza dopo McLaren e Mercedes. Infatti, si può dire che la quinta posizione finale non è l’esito di circostanze fortuite, ritiri o incidenti o quant’altro, quanto il naturale esito di una prestazione eccellente, in cui il pilota ha anche potuto fare la differenza. Per issarsi in questi luoghi Albon vince diversi duelli (con Ferrari, Sainz e Antonelli) e all’arrivo non è neanche lontanissimo (8 secondi) da Verstappen. Che altro dire? Chapeau!

ANTONELLI voto 8

Giunti alla quinta gara del mondiale, il piccolo Kimi (e suvvia! Che si usi questo nome!) si esalta in velocità pura sopravanzando il pur eccellente Russell in entrambe le sessioni di qualifica viste a Miami. Ciò che stupisce è proprio il livello della performance perché il nostro nella mini-qualifica non è solo più veloce di Russell (e di 3 decimi per giunta) ma di tutti quanti mettendo in fila i papaya e nella qualifica vera servono le magie di Max e due miseri millesimi per tenerlo fuori dalla pole. Che ne dite? La stoffa c’è? Sia nella “garetta” che nella gara vera, tuttavia, il nostro pecca d’ingenuità lasciando parecchi punti sul terreno. Ma se si può giustificare l’emozione della pole nella “garetta” che lo fa scattare male allo spegnimento dei semafori, un po’ meno è la sua condotta nella gara vera nella quale, soprattutto nel secondo stint, non è all’altezza di Russell e soccombe ad Albon. Il week end di Miami è dunque un GP speculare a quelli condotti finora dove ad una qualifica un po’ incerta faceva seguire una condotta di gara eccellente. Fa tutto parte del processo di crescita. Va comunque detto che non commette errori e a 18 anni, catapultato in un top team e in posizioni di vertice è roba da leccarsi i baffi. Bravo!

LECLERC voto 6

Ferrari a Miami tocca il minimo, fin qui, della stagione. La vettura non c’è e si vede. Stavolta non vedo neanche particolari differenze tra lui ed Hamilton. Come a dire che il famoso, si fa per dire, assetto diverso che ne ha contraddistinto le ultime due gare a Miami ha avuto ben poca efficacia. Anche Charles pare bloccato dalla scarsa competitività della vettura e non mostra granché del suo repertorio.  La qualifica è poco indicativa e in gara si esprime solo a sprazzi. Nel finale le Ferrari sembrano avere qualcosa in più rispetto ad Antonelli ma è qui che va in scena una pantomima piuttosto imbarazzante. Ovviamente mi riferisco al teatrino dello “swap” con Hamilton che per qualche giro anima la anonima gara del cavallino. Dapprima e Charles a non farsi da parte e poi è Hamilton a discutere. L’effetto è che Antonelli non viene raggiunto. L’irritazione di Charles e di Lewis lascia parecchio amaro in bocca se si considera che si stava lottando per un ipotetico sesto posto. Un weekend da dimenticare.

HAMILTON voto 6

Non c’è molto da dire sulla gara dell’eptacampeao. Il voto dovrebbe essere un poco più basso di quello di Charles ma gli abbuono l’eccellente trovata della garetta che lo riporta sulla sufficienza. La gara è anonima e l’animato teatrino dello “swap” nel finale lo vede assai sarcastico. Come detto poc’anzi per Charles il vero punto è che si stava (forse) lottando per il sesto posto. A mio modestissimo parere non c’era bisogno di imbarcarsi in questi imbarazzanti convenevoli: se il muretto fosse stato più deciso quando Lewis, con le gialle è arrivato sotto a CLC si sarebbe potuto fare qualcosa quindi non vedo grosse colpe nei comportamenti dei piloti consci, peraltro, che ogni swap avrebbe fatto perdere almeno un secondo e i giri che mancavano alla fine erano davvero pochi. Magari per il futuro, auspicando che situazioni di questo tipo siano per posizioni più prestigiose, sarebbe il caso che concordassero prima come muoversi. La vera preoccupazione è che Albon era avanti di parecchio e che Sainz, dietro di loro, teneva con molta comodità il ritmo dei rossi.

SAINZ voto 6 ½

Weekend con luci ed ombre per lo spagnolo, che a Miami riesce a esprimersi bene sul piano della velocità pura, cosa affatto scontata fino a due gare fa, ma che in gara non riesce ad eguagliare le performance di Albon. Porta a casa la consapevolezza che la Williams non è per niente male e che se non cambiano troppo i rapporti di forza relativi potrebbe togliersi qualche buona soddisfazione nel prossimo futuro. Carino anche se un po’ troppo esagerato il tentativo di superare Hamilton all’ultima curva in cui ho letto molta “rogna” contro Ferrari.

TSUNODA voto 6

Il giapponese conferma che è meglio dei suoi predecessori sul secondo sedile RBR. Tuttavia, il cronometro rimane impietoso e sia in qualifica che in gara il gap da Max rimane amplissimo. Vedremo se riuscirà a migliorare in questo senso altrimenti in RBR saranno costretti a rimpiangere Perez.

NOTE DI MERITO

Bortoleto ha finalmente battuto un colpo mettendosi davanti a Hulk in qualifica e con una gara interessante almeno fino alla rottura.

Hadjar, anche se non è andato a punti, continua a impressionare favorevolmente

 

NOTE DI DEMERITO

Doohan, che sembrava essersi un poco svegliato ultimamente, torna nell’anonimato e pare certa la sostituzione con Colapinto a Imola.

Anche Gasly non è parso solido come ci ha abituati ad essere.

Lawson è tornato a giocare all’autoscontro: questa stagione è decisamente deludente e non mi sorprenderei se venisse ulteriormente retrocesso nel corso della stagione.

AM sempre più giù

Ci vediamo a Imola!

 

BASTIAN CONTRARIO VI: La disperazione

Quando vedo un pilota come LeClerc, che entra in pista con gomme intermedie (era palese che ci voleva il canotto in quel momento della sprint race), riesco a pensare solamente ad un sentimento che è quello della disperazione. Il buon Charles già da qualche GP, ha fatto sapere pubblicamente, che aveva capito che strada prendere per poter portare al limite la sua SF-25, questo anche se si fosse reso necessario andare contro la sua stessa squadra. Vedo Charles e, di rimando la squadra che ha alle spalle che lo dovrebbe tutelare, ed appunto noto solo mosse disperate da un lato ed una squadra priva di polso dall’altra. Il tempo scorre lentamente a sfavore della Rossa e, gli avvenimenti sportivi che stanno accadendo in pista domenica dopo domenica pesano in maniera grave e greve, a maggior ragione che proprio la Beneamata ha voluto festeggiare (con la scusa che fosse arrivato Hamilton) ancora prima che iniziasse il mondiale, annunciando a gran voce che si sarebbero giocati ambo i mondiali, salvo poi smentire tutto per bocca di Vasseur, con un laconico “Avete fatto tutto voi giornalisti”. Già in quella risposta, ad onor del vero, bisognava leggere disperazione nelle parole del Team Principal rosso il quale, di sicuro non è uno stupido e, di sicuro sapeva già bene in quale casino stava per andarsi a cacciare con tutta la squadra. La ricerca del potenziale alla quale Frederic fa sempre cenno ad ogni sonora bastonata, altro non è che una estenuante e disperata ricerca nel guadagnare tempo, aspettando momenti migliori. Sebbene sono certo che Vasseur sappia perfettamente quali sono le reali potenzialità della macchina, vero è che mi chiedo come mai stia cercando di guadagnarlo  questo tempo: o sa perfettamente che i correttivi che arriveranno gli permetteranno quanto meno di raddrizzare la stagione oppure anche lui, nella disperazione più totale, si è messo a credere nei miracoli in F1! Dov’è la verità? Vedendo quello che sta accadendo in pista preferisco rimanere coi piedi per terra ed attenermi ai fatti e, purtroppo tutto lascia presagire ad un totale e diffuso malessere che monta sempre di più, il quale inevitabilmente porta ad errori anche pacchiani proprio come quello di LeClerc poco prima della partenza della inutile Sprint Race. Il buon Hamilton si aggiunge alla compagnia dei disperati, senza sfigurare affatto. Premesso che la querelle dello scambio posizioni, come importanza, appartiene a quella parte di popolo che si accontenta delle briciole, visto appunto le posizioni in classifica in gioco in quel momento tra i due rossi, vero è che quella risposta data ad Adami (il suo ingegnere di pista) in mondo visione, va oltre la disperazione. Hamilton venendo in Ferrari credeva di aver trovato il cuscino dorato, agonisticamente parlando (perché tanto quello economico è a prescindere), dato che si apprestava a far parte di una squadra che si era giocato il mondiale costruttori fino all’ultima gara, ed invece ha dovuto fare i conti con la realtà (made in Maranello) che è quella che la Rossa ha avuto “lo stomaco” di perdere in un solo inverno, ben quattro decimi! La disperazione del pluricampione del mondo si è mutata in frustrazione con quella risposta piccata, eppure al momento la situazione è questa e sono del parere che debba imparare a conviverci, perché mi pare evidente che la coperta della SF-25 è cortissima, senza contare i problemi congeniti che si trascina dai test. Qual è l’origine di questa disperazione? Chi ha generato tutto questo caos? Sebbene abbia sempre affermato che Vasseur, usando una metafora, sia sempre stato un amministratore di condominio che è stato messo alla gestione di un hotel a sette stelle, vero è che il problema non è tanto lui, quanto chi l’ha voluto e lo ha messo a capo della Gestione Sportiva.

Questa è la Ferrari di chi la comanda, i quali in un modo o nell’altro sono sempre presenti a differenza di prima ed infatti lo stesso Vasseur, rispetto al suo predecessore, gode appieno dell’appoggio della dirigenza tutta e, ciò rende ancora più grave (e disperata) la situazione attuale. Sono del parere che difficilmente il francese verrà rimosso, fosse solo per il fatto che cosi vorrebbe significare ammettere l’errore, per non parlare che alla fine si ritornerebbe in loop nel solito errore che è quello di cambiare sempre Team Principal per poi ricominciare nuovamente d’accapo. Questa è la Ferrari di chi l’ha voluta, cioè del Presidente Elkann dove egli stesso ha messo mano direttamente al progetto (non della macchina) decisionale, sempre lui ha fortemente voluto Hamilton (il quale bontà sua sta ancora cercando di adattarsi al motore Ferrari) e, sempre egli profferì le parole “Obiettivo 2026” con quattro anni di anticipo. Disperazione o meno ora si arriverà fino in fondo e, con questo voglio intendere non solo che l’attuale Team Principal rimane e deve rimanere fino alla fine di questo terribile e disperato anno, bensì dovrà trovarsi anche in pista all’esordio del nuovo ciclo regolamentare. Solo allora si potrà tirare una linea (l’ennesima) per evidentemente ricominciare d’accapo. Su questa rubrica non faccio che ripetermi, perché non v’è soluzione a questa disperazione se non quella di ricordare i veri motivi dei mali agonistici che la Ferrari sta attraversando e, che purtroppo non finiranno mai se si continuerà a seguire questo tipo di politica. La Ferrari ha avuto la possibilità, ancora prima di prendere Hamilton, di avere Newey alla sua corte. Ha preferito la gallina subito che l’uovo domani, cosi come il padre della SF-24 cioè Cardile, si è preferito lasciarlo andare via (guarda caso proprio in Aston Martin) prima e, soprattutto rinnovare al 90% la sua creatura dopo, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e tanti “debiti con la bocca” da pagare. Il mondiale è ancora lungo? Per Ferrari sarà un via crucis fino ad Abu Dhabi e, caso mai arrivassero delle vittorie di tappa sarebbero comunque un palliativo, un balsamo che comunque non estinguerebbe il bruciore delle aspettative, che gli appassionati avevano creato, seguendo la logica e il proprio sentimento.

Chi di certo non è disperato è Piastri, il quale nel corpo a corpo con il neo papà Verstappen, ha dimostrato di avere una tenuta mentale molto più forte di quella del suo compagno il quale, puntualmente si scioglie ogni qual volta sale la pressione e, appena si è liberato del suddetto peso, inizia a macinare chilometri con ritmo da campione solo che a ben poco serve quella rincorsa furiosa, quando poi il suo diretto avversario, che è anche il suo compagno di squadra, ha già comodamente vinto col braccio fuori dal finestrino. McLaren questo mondiale, proprio come l’anno scorso, può solo perderlo (se non si fa prendere dalla disperazione nuovamente): la differenza rispetto al 2024 è che ora sono partiti vincenti subito, non hanno dovuto aspettare proprio Miami per iniziare la loro cavalcata gloriosa. Di rimando chi al momento mantiene nervi d’acciaio, senza farsi prendere da immotivata disperazione, è Verstappen che proprio come ha fatto l’anno scorso tiene botta aspettando la Spagna, continuando a conquistare pole o comunque a partire dalle primissime file perché quella è stata la chiave della sua vittoria del suo ultimo mondiale.

Le disperate mosse della Ferrari hanno adombrato le incredibili gesta del nostro Kimi Antonelli il quale sta dimostrando di avere una crescita esponenziale, GP dopo GP, prendendo sempre più confidenza con l’intero pacchetto. La conquista della sua prima pole, sebbene sia avvenuta nella inutile Sprint Race, dimostra ancora di più che in Mercedes non ci sono disperati o scappati di casa, bensì persone che sanno cosa significa “rischio calcolato” e, soprattutto che hanno lungimiranza nei riguardi del loro futuro. Mercedes a riguardo del mercato piloti, supponendo che dovessero partire bene l’anno prossimo, non ha che l’imbarazzo della scelta a questo punto e, persino l’eventuale venuta di Max alla loro corte con questi presupposti, viene quanto meno rivista… ad ogni modo questa è un’altra storia. L’unica nemica del nostro giovane connazionale è la fretta: se Kimi saprà far tesoro di tutte le opportunità che gli si stanno presentando, allora saprà farsi trovare pronto nel momento che verrà; facendo disperare non pochi colleghi evidentemente.

Vito Quaranta

LA MCLAREN DOMINA A MIAMI. FERRARI SQUALLIDA.

La prima delle tre americanate stagionali si apre con la notizia della nuova arrivata in casa Verstappen, e quella di un altro nuovo arrivato che la piazza in pole nella qualifica sprint.

Sì, perchè questa volta c’è la garetta, che, evidentemente, a Leclerc non piace, tanto è vero che la pianta a muro nel diluvio mentre sta andando in griglia.

Garetta tutto sommato interessante, con Norris che vince di fortuna davanti a Piastri e ad un altrettanto fortunato Hamilton, e il buon Andrea da Bologna che prende le misure a Piastri alla prima curva.

La qualifica vede il solito miracolo di Verstappen, che stacca di pochissimo Norris e Andrea, cui evidentemente piace da morire questa pista che non ha mai visto.

Si spengono i semafori e in curva 2 Verstappen manda platealmente fuori pista Norris, che perde così 4 posizioni. Ne approfitta Antonelli che sembra poterlo attaccare, ma poi si deve, invece, difendere da Piastri.

Dopo un breve periodo di Virtual Safety Car per recuperare la macchina di Doohan, l’australiano passa l’italiano e va alla caccia di Max.

Al giro 9, Norris si riporta in terza posizione, superando Antonelli. Nel frattempo, Piastri si è incollato agli scarichi di Verstappen, L’olandese viene attaccato ripetutamente, ma si difende magistralmente. Ma al giro 14 Oscar lo costringe ad una staccata lunghissima che lo porta fuori pista, e gli passa davanti.

Al giro successivo, anche Lando gli è addosso, ma viene ancora una volta accompagnato fuori pista in curva 1. I due lottano strenuamente per 3 giri, quanto basta a Piastri per accumulare 9 secondi di vantaggio.

E le Ferrari? Leclerc segue le due Williams in ottava posizione, e Hamilton è bloccato da Ocon in undicesima.

Al giro 26 si ferma Antonelli. Per coprirsi dall’undercut, al giro successivo si ferma anche Verstappen.

Al giro 29 Bearman parcheggia la sua Haas nella via di fuga, e viene nuovamente attivata la Virtual Safety Car. La McLaren fa fermare entrambe le macchine, per un doppio pit-stop perfetto. Si ferma anche Russell che, in questo modo, riesce a guadagnare la posizione su Verstappen e su Antonelli. L’italiano viene superato anche da Albon, con una Williams in formissima.

Al giro 33 si ferma pure Bortoleto e ancora una volta viene attivata la Virtual Safety Car. Alla ripartenza, le due Ferrari si riprendono la posizione su Sainz.

L’ultima parte di gara non riserva sorprese, ma solo una ignobile pantomima recitata per radio fra i due piloti Ferrari che si litigano la posizione nella vana speranza di recuperare su Antonelli.

Finisce così con Piastri ancora una volta vincitore, davanti a Norris ancora una volta sconfitto, poi Russell ad oltre 30 secondi, Verstappen, Albon, Antonelli, Leclerc, Hamilton, Sainz e Tsunoda.

Prossima fermata: Imola, che la sua vittoria Ferrari quest’anno l’ha già avuta, e non ne avrà un’altra.

P.S. Da quello che abbiamo visto oggi, possiamo affermare con certezza che questo mondiale finirà molto presto e lo vincerà Piastri.

P.S. 2. Posso solo immaginare quanto siano soddisfatti in Mercedes per avere sostituito un quarantenne rompiscatole da 40 M€ l’anno con un diciottenne che ne costa a malapena uno, va forte uguale e le scatole non le rompe (vedi P.S. 8)

P.S. 3 Così come è soddisfatto Sainz, la cui Williams ora va più forte della Ferrari abbandonata con tanto dolore. Quella ruotata rifilata ad Hamilton all’ultimo giro è piena di significati.

P.S: 4 E, visto che non mi piace sparare sulla Croce Rossa, questa volta sorvolo sulla squadra di Maranello, perchè sulla ridicolaggine della situazione in cui si trovano è stato detto e scritto di tutto, e tanto si dirà e scriverà nei prossimi mesi, perchè l’anno è chiaramente buttato.

P.S. 5 Riporto comunque il bilancio del week-end: Leclerc settimo, Hamilton ottavo, due power unit rotte su Haas e Sauber. E un sicuro strascico di polemiche.

P.S. 6 Si vociferà che la Mercedes sia avanti anni luce col motore 2026. Il che significa che anche i prossimi anni, per la rossa, saranno buttati. Ma significa anche che noi bolognesi potremmo avere, dopo 40 anni, qualcuno che ci fa sognare imperversando sulle piste di tutto il mondo (questa volta nere e non bianche).

P.S. 7 A Verstappen è stato chiesto se teme di diventare più lento ora che è papà. La risposta di Max è stata, più o meno: “non so chi abbia detto questa stupidaggine”.  Vaglielo a spiegare…

P.S. 8 Mi chiedo che uomo squadra sia quello che, pagato 40 M€ l’anno, si rivolge al suo ingegnere dicendo “Volete che me ne rimanga qui tutta la gara”, e tutto quello che ne è seguito. Incluso il fatto che, una volta passato, non ha fatto sfracelli e ha dovuto far ripassare il compagno, per poi fare pure lo spiritoso. Vedi anche P.S. 2.

P.S.9 Vive la France.

P.S. 10. Nonostante tutto, erano meglio gli inglesi.