Il circuito di Miami, incastonato nel parcheggio (sic!) dell’Hard Rock Stadium, rappresenta ormai una tappa consolidata nel calendario di Formula 1, nonostante le perplessità iniziali che ne avevano accompagnato l’ingresso. La pista si contraddistingue per un mix di curve lente e veloci rettilinei che mettono a dura prova sia le capacità dei piloti sia l’equilibrio degli assetti delle monoposto. Il clima della Florida, con temperature elevate e umidità alle stelle, aggiunge un ulteriore elemento di sfida alla già complicata equazione. Tutto ciò potrebbe portarci ad apprezzare l’appuntamento semi-caraibico ma… no. Mi spiace ma giunti alla quarta edizione di questo GP posso trarre la conclusione che si tratti di un circuito pessimo. Il layout, se visto in grafica, non sembrerebbe male ma la sua concreta realizzazione, cioè il mero va-e-vieni delle vetture, ne mostra la inconsistenza. Non c’è una curva che sia non dico memorabile, ché sarebbe pretendere troppo, ma che dia almeno l’impressione di avere una qualche peculiarità. Ad esempio, il presunto “snake” tra la 4 e la 7 esita in un curvone a sinistra, la 8, che immette nel successivo lungo rettilineo (che poi non è un rettilineo ma poco cambia): ciò non ha molto senso se l’idea era mettere alla prova la tenuta delle vetture perché la 8 annulla gli sforzi fatti nello snake. Lo “snake” di Austin, che esita in un rettilineo con grossa frenata, o le celebri Maggots e Becketts che esitano nell’Hangar Straight di Silverstone, mostrano che lo sforzo congiunto di vetture e piloti risulta molto più determinante nel provare a fare la differenza o nel creare occasioni di sorpasso successive. Il budello tra la 13 e la 16, al di là del misurare il “pelo” dei piloti nell’entrare in rettilineo il più vicino possibile al muretto, non dà grandi chance di lotta nel successivo rettilineo (anche perché, a onor del vero, l’apertura DRS è molto lontana dall’uscita curva). Un budello simile si trova a Baku ove però si è badato più alla spettacolare visione delle vetture di Formula 1 attorcigliarsi intorno all’antico castello che non a qualche pretesa tecnica (ché Baku ha altri punti tecnicamente validi). Qui di “spettacolare” c’è ben poco e mi addentro nel giudicare le pacchianate che lo circondano.
In questo contesto era facile attendersi che la qualità relativa tra le vetture avrebbe dettato legge il che, in effetti, è avvenuto anche se, onestamente, non mi aspettavo che fosse così rilevante.
McLaren era ampiamente attesa al vertice ma, almeno a guardare i GP precedenti, non si pensava che fosse così dominante. Anche Williams, che già aveva fatto vedere ottime cose in questo inizio di stagione, si è ritrovata a veder esaltata la propria struttura meccanica e Mercedes continua a mostrare una spiccata adattabilità a tutte le condizioni tecniche di pista. Di converso si sono evidenziati i grossi problemi di Ferrari, perlomeno in raffronto alle ambizioni, di RBR che nonostante il solito fantasmagorico Verstappen, ha mostrato tutti i suoi attuali limiti nonché di tutto il parco vetture di seconda fascia. Infatti, i distacchi sul giro sono stati molto più ampi di quanto visto sino ad ora.
La domanda quindi è: nonostante i poco lusinghieri giudizi dati poc’anzi dobbiamo forse pensare che questo circuito sia il banco di prova più probante per una vettura di Formula 1?
Della “garetta” e delle relative mini-qualifiche rimango fermo sul mio proposito di non parlarne (ma giù il cappello per il nostro Antonelli e per la genialata di Hamilton con il cambio gomme)
Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza
Non perdiamo altro tempo e andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo palcoscenico floridiano.
PIASTRI voto 10
Il “ragazzo d’oro” australiano si sta prendendo la scena con una prepotenza che inizia a far paura. Dopo Gedda, Oscar confeziona un altra gara perfetta, dominando con piglio da vero campione tutte le fasi della corsa. In qualifica paga i soliti millesimi che ancora gli mancano per eguagliare la velocità pura di Norris e in più deve soccombere all’exploit di Antonelli. Ma è allo spegnimento dei semafori che il buon Oscar si trasforma in una macchina da guerra impossibile da fermare. Parte come un fulmine, approfitta delle “cornate” tra Max e Lando e impiega pochi giri per misurare il sorpasso che lo porta in prima posizione dopodiché… ciao! (copyright Bearman) Dopo aver superato Max, infatti, sfodera giri da qualifica, ben consapevole che era la sua occasione per mettere il timbro sulla corsa. Quando Lando, dopo che la bagarre iniziale gli ha fatto perdere posizioni, termina il suo recupero, i 10 secondi che lo separano da Oscar fanno capire che la gara è finita. Quello che impressiona di Piastri non è solo la velocità pura, che ormai diamo per scontata, ma la maturità con cui affronta ogni fase della gara. Sembra proprio che l’australiano non abbia più nulla da imparare e sta letteralmente scrivendo un nuovo capitolo della Formula 1. Con questa vittoria dominante, il messaggio al campionato è chiaro: il mondiale ha un solo, autentico favorito, e si chiama Oscar Piastri. Chapeau!
NORRIS voto 7 meno
Aspettavamo Godot e invece è arrivato solo Lando. Il buon Norris archivia un weekend dal sapore agrodolce: secondo posto che sulla carta dovrebbe soddisfare, ma che in realtà lascia l’amaro in bocca vista la superiorità mostrata dal compagno di squadra. In qualifica si deve accontentare della seconda piazza, dovendosi inchinare alle magie di Verstappen. In gara parte bene ma forse è proprio questo il problema: trovandosi nella condizione di poter prendere la prima posizione a Max si incastra in una lotta di ruotate che inevitabilmente si conclude a favore dell’olandese. Ora, dopo tutti questi anni, è mai possibile che non abbia capito che Max (se non ti chiami Charles) non si può battere in questo modo? Posso capire negli scorsi anni quando lasciarlo andare via alla prima curva significava già archiviare il GP ma quest’anno, con la vettura dominante che si ritrova, un minimo di sale in zucca bisognerebbe metterlo, no? Ebbene, lo scorno con Max gli fa perdere alcune posizioni che anche se non fa molta fatica, visto il dominio del suo mezzo, lo costringe a perdere parecchio tempo. Quando ritorna sulla seconda posizione il solco scavato da Piastri è incolmabile e termina al secondo posto, non dopo aver mostrato un ritmo ineguagliabile per chiunque, Piastri compreso, ma solo quando non serve. Un po’ mi spiace: le prime tre gare della stagione sembravano aver mostrato un Lando più calcolatore, come se stesse davvero ragionando strategicamente in vista del titolo ma a quanto pare mi sbagliavo.
RUSSELL voto 9
Giorgino nostro, con una Mercedes che continua il suo processo di crescita ma che certamente non è ancora al livello dei papaya, confeziona una gara semplicemente perfetta. Infatti, non si vede mai, non tira fuori nessun coniglio dal cilindro, non fa mosse spettacolari, e viaggia sempre sotto il livello dei radar ma alla fine è a podio. Anche nel finale, quando tutti si aspettavano un suo crollo, mantiene il passo minimo, si fa per dire, che gli consente di tenere a bada un arrembante Verstappen. Si continua a parlare poco di lui, quantomeno in relazione ai risultati, ma fa una certa impressione vederlo in classifica a pochi punti da Verstappen (93 contro 99) e a una distanza non siderale dai papaya. Con una macchina all’altezza, Russell, questo Russell, sarebbe tranquillamente in lotta per il titolo.
VERSTAPPEN voto 6 ½ meno
Capisco che il voto possa generare qualche perplessità ma il week end dell’olandese volante è stato assai ondivago. Non dovrei parlare di “garetta” e mini-qualifiche ma in entrambe tra colpe sue e del team (assurda l’uscita dal cambio gomme che rovina la “garetta” di Antonelli) non fa le solite faville. Nella qualifica vera, invece, ci mostra la sua ormai proverbiale magia con un giro mostruoso che lo piazza in pole position. La partenza non è al fulmicotone, tant’è che Norris si fa ingolosire dalla possibilità di superarlo ma anche qui Max si dimostra il solito osso durissimo e mantiene la testa. Resiste a Piastri da par suo per qualche tornata, con crono che erano ben oltre i limiti della sua vettura e con difese da libro di testo dell’università del motorsport ma alla fine deve arrendersi alla superiorità papaya (e alla sagacia di Oscar). È da qui in avanti che la sua gara non mi è piaciuta. Ciò, non è dovuto tanto alla prestazione (che evidentemente si aspettava migliore in virtù di qualche aggiornamento arrivato in corso d’opera) quanto dalla condotta di gara decisamente non all’altezza dei suoi standard. Infatti, finito dietro ai papaya, non mi è parso dannarsi l’anima per il prosieguo della gara con il risultato di aver sottovalutato l’inserimento di Russell (come tutti a onor del vero) e finendo per non poter più recuperare la posizione da podio. La sensazione, quindi, è che abbia sprecato il che non è il normale giudizio che si può dare di Max. Da qui il voto così particolare che mi sono permesso di dargli. L’estrema lucidità che lo ha sempre contraddistinto, anche nei momenti più difficili, a Miami non si è vista granché. Campanello d’allarme?
ALBON voto 9
Eccellente Williams ed eccellente Albon. Che gara! Con una Williams che sulla carta avrebbe dovuto faticare per la zona punti, il thai-britannico si inventa una gran bella prestazione. In qualifica brilla ma non tanto quanto Sainz ma è in gara che Albon si sfoderando un ottimo ritmo, che ci fa pensare (e confermare) che la FW47 è tutt’altro rispetto ai brutti anatroccoli visti nelle scorse stagioni. Miami ci dice fondamentalmente che Williams è terza forza dopo McLaren e Mercedes. Infatti, si può dire che la quinta posizione finale non è l’esito di circostanze fortuite, ritiri o incidenti o quant’altro, quanto il naturale esito di una prestazione eccellente, in cui il pilota ha anche potuto fare la differenza. Per issarsi in questi luoghi Albon vince diversi duelli (con Ferrari, Sainz e Antonelli) e all’arrivo non è neanche lontanissimo (8 secondi) da Verstappen. Che altro dire? Chapeau!
ANTONELLI voto 8
Giunti alla quinta gara del mondiale, il piccolo Kimi (e suvvia! Che si usi questo nome!) si esalta in velocità pura sopravanzando il pur eccellente Russell in entrambe le sessioni di qualifica viste a Miami. Ciò che stupisce è proprio il livello della performance perché il nostro nella mini-qualifica non è solo più veloce di Russell (e di 3 decimi per giunta) ma di tutti quanti mettendo in fila i papaya e nella qualifica vera servono le magie di Max e due miseri millesimi per tenerlo fuori dalla pole. Che ne dite? La stoffa c’è? Sia nella “garetta” che nella gara vera, tuttavia, il nostro pecca d’ingenuità lasciando parecchi punti sul terreno. Ma se si può giustificare l’emozione della pole nella “garetta” che lo fa scattare male allo spegnimento dei semafori, un po’ meno è la sua condotta nella gara vera nella quale, soprattutto nel secondo stint, non è all’altezza di Russell e soccombe ad Albon. Il week end di Miami è dunque un GP speculare a quelli condotti finora dove ad una qualifica un po’ incerta faceva seguire una condotta di gara eccellente. Fa tutto parte del processo di crescita. Va comunque detto che non commette errori e a 18 anni, catapultato in un top team e in posizioni di vertice è roba da leccarsi i baffi. Bravo!
LECLERC voto 6
Ferrari a Miami tocca il minimo, fin qui, della stagione. La vettura non c’è e si vede. Stavolta non vedo neanche particolari differenze tra lui ed Hamilton. Come a dire che il famoso, si fa per dire, assetto diverso che ne ha contraddistinto le ultime due gare a Miami ha avuto ben poca efficacia. Anche Charles pare bloccato dalla scarsa competitività della vettura e non mostra granché del suo repertorio. La qualifica è poco indicativa e in gara si esprime solo a sprazzi. Nel finale le Ferrari sembrano avere qualcosa in più rispetto ad Antonelli ma è qui che va in scena una pantomima piuttosto imbarazzante. Ovviamente mi riferisco al teatrino dello “swap” con Hamilton che per qualche giro anima la anonima gara del cavallino. Dapprima e Charles a non farsi da parte e poi è Hamilton a discutere. L’effetto è che Antonelli non viene raggiunto. L’irritazione di Charles e di Lewis lascia parecchio amaro in bocca se si considera che si stava lottando per un ipotetico sesto posto. Un weekend da dimenticare.
HAMILTON voto 6
Non c’è molto da dire sulla gara dell’eptacampeao. Il voto dovrebbe essere un poco più basso di quello di Charles ma gli abbuono l’eccellente trovata della garetta che lo riporta sulla sufficienza. La gara è anonima e l’animato teatrino dello “swap” nel finale lo vede assai sarcastico. Come detto poc’anzi per Charles il vero punto è che si stava (forse) lottando per il sesto posto. A mio modestissimo parere non c’era bisogno di imbarcarsi in questi imbarazzanti convenevoli: se il muretto fosse stato più deciso quando Lewis, con le gialle è arrivato sotto a CLC si sarebbe potuto fare qualcosa quindi non vedo grosse colpe nei comportamenti dei piloti consci, peraltro, che ogni swap avrebbe fatto perdere almeno un secondo e i giri che mancavano alla fine erano davvero pochi. Magari per il futuro, auspicando che situazioni di questo tipo siano per posizioni più prestigiose, sarebbe il caso che concordassero prima come muoversi. La vera preoccupazione è che Albon era avanti di parecchio e che Sainz, dietro di loro, teneva con molta comodità il ritmo dei rossi.
SAINZ voto 6 ½
Weekend con luci ed ombre per lo spagnolo, che a Miami riesce a esprimersi bene sul piano della velocità pura, cosa affatto scontata fino a due gare fa, ma che in gara non riesce ad eguagliare le performance di Albon. Porta a casa la consapevolezza che la Williams non è per niente male e che se non cambiano troppo i rapporti di forza relativi potrebbe togliersi qualche buona soddisfazione nel prossimo futuro. Carino anche se un po’ troppo esagerato il tentativo di superare Hamilton all’ultima curva in cui ho letto molta “rogna” contro Ferrari.
TSUNODA voto 6
Il giapponese conferma che è meglio dei suoi predecessori sul secondo sedile RBR. Tuttavia, il cronometro rimane impietoso e sia in qualifica che in gara il gap da Max rimane amplissimo. Vedremo se riuscirà a migliorare in questo senso altrimenti in RBR saranno costretti a rimpiangere Perez.
NOTE DI MERITO
Bortoleto ha finalmente battuto un colpo mettendosi davanti a Hulk in qualifica e con una gara interessante almeno fino alla rottura.
Hadjar, anche se non è andato a punti, continua a impressionare favorevolmente
NOTE DI DEMERITO
Doohan, che sembrava essersi un poco svegliato ultimamente, torna nell’anonimato e pare certa la sostituzione con Colapinto a Imola.
Anche Gasly non è parso solido come ci ha abituati ad essere.
Lawson è tornato a giocare all’autoscontro: questa stagione è decisamente deludente e non mi sorprenderei se venisse ulteriormente retrocesso nel corso della stagione.
AM sempre più giù
Ci vediamo a Imola!