BASTIAN CONTRARIO VI: La disperazione

Quando vedo un pilota come LeClerc, che entra in pista con gomme intermedie (era palese che ci voleva il canotto in quel momento della sprint race), riesco a pensare solamente ad un sentimento che è quello della disperazione. Il buon Charles già da qualche GP, ha fatto sapere pubblicamente, che aveva capito che strada prendere per poter portare al limite la sua SF-25, questo anche se si fosse reso necessario andare contro la sua stessa squadra. Vedo Charles e, di rimando la squadra che ha alle spalle che lo dovrebbe tutelare, ed appunto noto solo mosse disperate da un lato ed una squadra priva di polso dall’altra. Il tempo scorre lentamente a sfavore della Rossa e, gli avvenimenti sportivi che stanno accadendo in pista domenica dopo domenica pesano in maniera grave e greve, a maggior ragione che proprio la Beneamata ha voluto festeggiare (con la scusa che fosse arrivato Hamilton) ancora prima che iniziasse il mondiale, annunciando a gran voce che si sarebbero giocati ambo i mondiali, salvo poi smentire tutto per bocca di Vasseur, con un laconico “Avete fatto tutto voi giornalisti”. Già in quella risposta, ad onor del vero, bisognava leggere disperazione nelle parole del Team Principal rosso il quale, di sicuro non è uno stupido e, di sicuro sapeva già bene in quale casino stava per andarsi a cacciare con tutta la squadra. La ricerca del potenziale alla quale Frederic fa sempre cenno ad ogni sonora bastonata, altro non è che una estenuante e disperata ricerca nel guadagnare tempo, aspettando momenti migliori. Sebbene sono certo che Vasseur sappia perfettamente quali sono le reali potenzialità della macchina, vero è che mi chiedo come mai stia cercando di guadagnarlo  questo tempo: o sa perfettamente che i correttivi che arriveranno gli permetteranno quanto meno di raddrizzare la stagione oppure anche lui, nella disperazione più totale, si è messo a credere nei miracoli in F1! Dov’è la verità? Vedendo quello che sta accadendo in pista preferisco rimanere coi piedi per terra ed attenermi ai fatti e, purtroppo tutto lascia presagire ad un totale e diffuso malessere che monta sempre di più, il quale inevitabilmente porta ad errori anche pacchiani proprio come quello di LeClerc poco prima della partenza della inutile Sprint Race. Il buon Hamilton si aggiunge alla compagnia dei disperati, senza sfigurare affatto. Premesso che la querelle dello scambio posizioni, come importanza, appartiene a quella parte di popolo che si accontenta delle briciole, visto appunto le posizioni in classifica in gioco in quel momento tra i due rossi, vero è che quella risposta data ad Adami (il suo ingegnere di pista) in mondo visione, va oltre la disperazione. Hamilton venendo in Ferrari credeva di aver trovato il cuscino dorato, agonisticamente parlando (perché tanto quello economico è a prescindere), dato che si apprestava a far parte di una squadra che si era giocato il mondiale costruttori fino all’ultima gara, ed invece ha dovuto fare i conti con la realtà (made in Maranello) che è quella che la Rossa ha avuto “lo stomaco” di perdere in un solo inverno, ben quattro decimi! La disperazione del pluricampione del mondo si è mutata in frustrazione con quella risposta piccata, eppure al momento la situazione è questa e sono del parere che debba imparare a conviverci, perché mi pare evidente che la coperta della SF-25 è cortissima, senza contare i problemi congeniti che si trascina dai test. Qual è l’origine di questa disperazione? Chi ha generato tutto questo caos? Sebbene abbia sempre affermato che Vasseur, usando una metafora, sia sempre stato un amministratore di condominio che è stato messo alla gestione di un hotel a sette stelle, vero è che il problema non è tanto lui, quanto chi l’ha voluto e lo ha messo a capo della Gestione Sportiva.

Questa è la Ferrari di chi la comanda, i quali in un modo o nell’altro sono sempre presenti a differenza di prima ed infatti lo stesso Vasseur, rispetto al suo predecessore, gode appieno dell’appoggio della dirigenza tutta e, ciò rende ancora più grave (e disperata) la situazione attuale. Sono del parere che difficilmente il francese verrà rimosso, fosse solo per il fatto che cosi vorrebbe significare ammettere l’errore, per non parlare che alla fine si ritornerebbe in loop nel solito errore che è quello di cambiare sempre Team Principal per poi ricominciare nuovamente d’accapo. Questa è la Ferrari di chi l’ha voluta, cioè del Presidente Elkann dove egli stesso ha messo mano direttamente al progetto (non della macchina) decisionale, sempre lui ha fortemente voluto Hamilton (il quale bontà sua sta ancora cercando di adattarsi al motore Ferrari) e, sempre egli profferì le parole “Obiettivo 2026” con quattro anni di anticipo. Disperazione o meno ora si arriverà fino in fondo e, con questo voglio intendere non solo che l’attuale Team Principal rimane e deve rimanere fino alla fine di questo terribile e disperato anno, bensì dovrà trovarsi anche in pista all’esordio del nuovo ciclo regolamentare. Solo allora si potrà tirare una linea (l’ennesima) per evidentemente ricominciare d’accapo. Su questa rubrica non faccio che ripetermi, perché non v’è soluzione a questa disperazione se non quella di ricordare i veri motivi dei mali agonistici che la Ferrari sta attraversando e, che purtroppo non finiranno mai se si continuerà a seguire questo tipo di politica. La Ferrari ha avuto la possibilità, ancora prima di prendere Hamilton, di avere Newey alla sua corte. Ha preferito la gallina subito che l’uovo domani, cosi come il padre della SF-24 cioè Cardile, si è preferito lasciarlo andare via (guarda caso proprio in Aston Martin) prima e, soprattutto rinnovare al 90% la sua creatura dopo, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e tanti “debiti con la bocca” da pagare. Il mondiale è ancora lungo? Per Ferrari sarà un via crucis fino ad Abu Dhabi e, caso mai arrivassero delle vittorie di tappa sarebbero comunque un palliativo, un balsamo che comunque non estinguerebbe il bruciore delle aspettative, che gli appassionati avevano creato, seguendo la logica e il proprio sentimento.

Chi di certo non è disperato è Piastri, il quale nel corpo a corpo con il neo papà Verstappen, ha dimostrato di avere una tenuta mentale molto più forte di quella del suo compagno il quale, puntualmente si scioglie ogni qual volta sale la pressione e, appena si è liberato del suddetto peso, inizia a macinare chilometri con ritmo da campione solo che a ben poco serve quella rincorsa furiosa, quando poi il suo diretto avversario, che è anche il suo compagno di squadra, ha già comodamente vinto col braccio fuori dal finestrino. McLaren questo mondiale, proprio come l’anno scorso, può solo perderlo (se non si fa prendere dalla disperazione nuovamente): la differenza rispetto al 2024 è che ora sono partiti vincenti subito, non hanno dovuto aspettare proprio Miami per iniziare la loro cavalcata gloriosa. Di rimando chi al momento mantiene nervi d’acciaio, senza farsi prendere da immotivata disperazione, è Verstappen che proprio come ha fatto l’anno scorso tiene botta aspettando la Spagna, continuando a conquistare pole o comunque a partire dalle primissime file perché quella è stata la chiave della sua vittoria del suo ultimo mondiale.

Le disperate mosse della Ferrari hanno adombrato le incredibili gesta del nostro Kimi Antonelli il quale sta dimostrando di avere una crescita esponenziale, GP dopo GP, prendendo sempre più confidenza con l’intero pacchetto. La conquista della sua prima pole, sebbene sia avvenuta nella inutile Sprint Race, dimostra ancora di più che in Mercedes non ci sono disperati o scappati di casa, bensì persone che sanno cosa significa “rischio calcolato” e, soprattutto che hanno lungimiranza nei riguardi del loro futuro. Mercedes a riguardo del mercato piloti, supponendo che dovessero partire bene l’anno prossimo, non ha che l’imbarazzo della scelta a questo punto e, persino l’eventuale venuta di Max alla loro corte con questi presupposti, viene quanto meno rivista… ad ogni modo questa è un’altra storia. L’unica nemica del nostro giovane connazionale è la fretta: se Kimi saprà far tesoro di tutte le opportunità che gli si stanno presentando, allora saprà farsi trovare pronto nel momento che verrà; facendo disperare non pochi colleghi evidentemente.

Vito Quaranta