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F1 2019 ITALIAN GP: AN INTRODUCTION

Back to back, da SPA a Monza.
Ma non è un momento facile, per nessuno che sia addetto ai lavori o appassionato di motorsport. Si arriva a Monza con un ragazzo in meno, morto in pista a SPA.

Tanto è stato scritto, analizzato, giustificato e alla fine, in maniera anche abusata, resta sempre il solito mantra: lo show va avanti, nonostante tutto. Hubert è morto facendo la cosa che più gli piaceva fare nella vita e da questo punto di vista si può definire più fortunato di tanti altri. Ma che fortuna ci può essere a morire a 22 anni?

Tutte le parole spese servono soprattutto a chi resta per trovare una ragione plausibile a continuare quello che si sta facendo. Non valgono più per Hubert e la sua famiglia, che in maniera diversa appartengono ad un’altra categoria dello spirito, quella di chi non c’è più e quella di chi deve affrontare una vita segnata per sempre dalla casualità.

Proprio questo è il vulnus di tutta la faccenda. La casualità, l’avvenire di un fatto involontario e imprevedibile. Vale nella F1 come nella vita di tutti i giorni. Una potenziale spada di Damocle che aleggia sopra le teste di tutti. Sicuramente per un pilota di auto o moto le probabilità di andare incontro a un evento del genere aumentano ma, tutto sommato, si può morire anche banalmente cadendo dalle scale o per un improvviso aneurisma cerebrale. Nel caso di Hubert e Correa, una monoposto impossibile da evitare per il primo e una gomma forata per il secondo che, con tutta probabilità, ha reso impossibile governare pienamente la su amonoposto.

Nelle nostre vite governate dalla ragione e dalla volontà di essere artefici del proprio destino c’è sempre la possibilità del colpo di mano della sorte che può mettere fine a tutto.

immagine da rte.ie

E allora è giusto indagare, migliorare le procedure, cercare di rendere gestibile anche l’imprevedibile. Ma soprattutto è giusto continuare a correre, a rendere omaggio al Dio della velocità. Perché alla fine fermarsi eliminerebbe soltanto la possibilità di esplorare i propri limiti, di sfidare le proprie debolezze, privarsi della possibilità di decidere come plasmare i propri sogni.

Hubert lo sapeva bene e di sicuro non aveva paura di morire, perché semplicemente non la riteneva una possibilità concreta. Perché i sogni e la voglia di esplorare i propri limiti saranno sempre più forti.

E ogni pilota sarà sempre la personificazione vivente di ciò che tutti noi appassionati saremmo sempre voluto essere.

Si riparte da Monza quindi, quello che è il tempio della velocità, con la media oraria sul giro più elevata di tutto il mondiale F1. Si riparte dalla prima vittoria Ferrari dell’anno, ottenuta dal più giovane pilota ad aver mai vinto su una Ferrari.

A inizio 2019 sarebbe sembrata una follia, solo una vittoria ottenuta tra l’altro in maniera soffertissima e con una favorevole coincidenza di avvenimenti. Per Monza in tanti, soprattutto in Mercedes, hanno messo le mani avanti dando la Ferrari come super favorita per la vittoria. Considerando quello che è avvenuto a SPA non hanno tutti i torti, soprattutto in qualifica, ma sarà la gestione delle gomme in gara a decidere molto se non tutto. E in Mercedes ne hanno offerto una bella lezione nel 2018.

Ferrari dovrebbe arrivare a Monza carica come non mai ma il sentore è che la gara di SPA abbia prodotto una spaccatura tra Vettel e la squadra. La gara ” a servizio” del tedesco nei confronti di Leclerc ha definitivamente infranto il tabù del Vettel caposquadra sempre e comunque. Anche il linguaggio del corpo fa trasparire l’umore del tedesco probabilmente al minimo storico da quando è a Maranello.

Leclerc si sta affermando pilota di punta in pista e l’atteggiamento della stampa italica nei confronti dei due piloti rimarca e aiuta a creare la differenza di gradimento tra i due. Con grossi interrogativi sul ruolo che potranno avere nel 2020 e della permanenza del tedesco a scadenza di contratto, tra l’altro molto oneroso.

immagine da quotidiano.net

Vettel avrà a Monza la possibilità di riscattarsi e di vedersi restituito il “favore” elargito nella gara belga per agevolare la vittoria di Leclerc. Ma se il monegasco confermerà il suo grande stato di forma in Brianza, forse potremo assistere alla sua seconda vittoria, con conseguenze immaginabili sulla psiche del tedesco e considerando che per un pilota Ferrari vincere a Monza equivale ad entrare nella storia della scuderia.

In Mercedes non partono battuti, non lo sono mai a priori, ma sanno che devono cercare di rendere la gara delle Ferrari il più complicata possibile, non essendoci grosse speranze di ottenere la pole, per quanto visto a SPA. Con Bottas ormai “addomesticato”, il motivo di interesse principale è una eventuale lotta con Leclerc.

Red Bull si è già tirata fuori dalla contesa in quanto sceglierà di pagare dazio cambiando la PU Honda per una nuova specifica e giocarsi grosse chance di vittoria a Singapore. Potrebbe comunque venire fuori una bella gara in rimonta dalle retrovie, considerando anche la loro gentilezza nel trattare le gomme.

Nel gruppone degli “altri”, Alfa-Sauber gioca in casa, con il grosso delle speranze riposte nel solito Raikkonen. Il GP di Monza ritrova un italiano al via ma Giovinazzi dovrà farsi perdonare il fantozziano errore di SPA, quando ha buttato via un settimo posto uscendo di pista malamente ad un giro dalla fine.

Dal punto di vista tecnico, per tutti si tratterà di viaggiare con le ali più scariche possibile cercando un grip accettabile nelle curve ad alta percorrenza e cercando la massima efficienza aerodinamica. Le PU saranno messe sotto stress viaggiando in pieno per l’80% del giro e raggiungendo velocità di punta tra le più alte in stagione. Tutti i top team dovrebbero far esordire le loro PU aggiornate, vedremo con quali esiti.

A scompaginare ulteriormente i piani dei team potrebbe esserci il meteo, non proprio accomodante per il weekend di gara. Al momento previsto un venerdì particolarmente piovoso, un sabato con bel tempo e con minaccia di pioggia in gara.

Pirelli ha scelto di portare le mescole C2, C3 e C4 per la gara brianzola. Una scelta simile allo scorso anno con una specifica di C3 e C4 più morbide rispetto al 2018. Prevedibile che i team più in difficoltà con la gestione dell’usura della gomma provino a partire con gomma C3, oppure scegliere di partire con le C4 e fare un solo pit stop per montare le C2.

immagini da F1i.com

Per quanto riguarda le scelte dei team, solo Mercedes e Ferrari hanno scelto di portare 4 set di C3 con uno dei due piloti. Tutti gli altri si attestano su 1-2 C2 e 2-3 C3. Evidente come si vogliano estrarre più dati possibili sul comportamento delle C3 in ottica gara.

Ferrari non vince a Monza dal 2010 e più volte negli ultimi anni ha dovuto subire la parata delle due MB a fine GP. Speriamo innanzitutto che sia un GP divertente e senza drammi, non più.

 

 

 

F1 2019 BELGIAN GP: AN INTRODUCTION

Ah le vacanze, le tanto agognate vacanze…

Tutti hanno bisogno di vacanze e nel “circus” hanno preso questa indicazione alla lettera: un mese di stop secco alle gare, alle quali si aggiunge anche il “divieto”, che solo a pensarci fa scappare dal ridere, di lavoro ai team che devono chiudere la sezione delle loro factory che lavorano sullo sviluppo aerodinamico delle monoposto. Libere di lavorare invece i reparti di sviluppo delle PU.

Tutto in nome del risparmio. Che considerando i soldi spesi ogni anno per far durare sempre di più i motori, studiare ali e alettine per migliorare l’aerodinamica e per andare incontro alle (spesso) inefficaci modifiche regolamentari per aumentare i sorpassi in pista, fa sembrare il tutto una farsa, e neanche ben studiata.

Ma tant’è, evidentemente occupare un mese come Agosto povero di eventi sportivi di rilievo e cercare di aumentare il proprio appeal senza avere concorrenza deve sembrare troppo facile al management della F1. A loro piacciono le sfide difficili, tipo far digerire ai fan la virata della categoria verso l’endurance, non avere la minima idea di come strutturare il regolamento tecnico per il 2021 se non introdurre parti standard e financo imporre l’eliminazione delle ombrelline, delusione ancora non smaltita del tutto. Al momento siamo al punto di avere poche idee e ben confuse.

Per fortuna ci pensano gli addetti ai lavori a regalarci spunti a volte di notevole e involontaria ilarità che, dato il mese “cazzaro” che ci ha accompagnato riproponiamo:

  • Marko decide di sostituire Gasly con Albon, un remake dello scambio Verstappen-Kvyat ma di livello sicuramente minore. Accompagnato dalla dichiarazione che “Gasly va male nel traffico. Perde posizioni e non supera”. Lunga vita a Gasly in Toro Rosso.
  • Binotto vince il premio per la dichiarazione da “Capitan Ovvio” dell’anno : “Date le gomme 2019, farei una SF90 diversa”. E ci mancherebbe altro caro Mattia. Inoltre è fortemente contrario ai pezzi standard per il 2021 oltre che ad una aerodinamica troppo semplice, “che non aiuterebbe la differenza di prestazioni tra i team”. Beh, da questo punto di vista i tifosi Ferrari non aspettano altro…
  • Andrea Stella, ingegnere di pista McLaren con un passato in Ferrari pensa che “alcuni team sopravvalutino il ruolo degli penumatici sulle prestazioni in pista”. A pensare male si potrebbe dire che il messaggio fosse indirizzato al suo ex-team, ma siamo sicuri che non fosse questo il caso…
  • Dalla querelle legata ai rinnovi dei contratti in ottica 2020 si sfila Bottas, che sembra in procinto di rinnovare con Mercedes, con Ocon libero di andare in Renault e Russell come pilota del futuro Mercedes. Peccato Ocon, neanche zerbinarti come a Monaco 2018 è servito.
  • Ricciardo ha dichiarato che uno dei motivi principali per l’abbandono della Red Bull era legato alla perdita del suo ingegnere di pista. Siamo sicuri che un certo olandese e 20 milioni di dollari non abbiano pesato altrettanto.
  • Raikkonen definisce normale l’essere stato ubriaco per 16 giorni di fila tra il Gp del Bahrein e Barcellona nel 2013. Come non amare quest’uomo. Intanto “battezza” il figlioletto Robin nella sua prima esperienza in kart. Sembra che Ferrari abbia onorato l’avvenimento regalando un frigo pieno di gelati, in ricordo dei momenti belli passati insieme al padre.
immagine da jellypages.com
  • Abiteboul propone che i team diano il loro contributo nel migliorare le piste di F1. Per Ferrari ” bisogna implementare il numero di rettilinei”
  • Tiene sempre banco le presunte voci di ritiro di Vettel entro il 2021. Questa volta rincara la dose Gherard Berger “la passione di Vettel per le motoseghe potrebbe prendere il sopravvento sulla passione per la F1”
  • No di Wolff ad un ipotetico futuro come DT Ferrari: “Mi piace vincere facile”, ha dichiarato…
  • Per Seidl, vertice del team McLaren, “Stella e Fry uomini chiave per la rinascita McLaren”. Questa si commenta da sola.
  • Isola: “Gomme dure a Spa per tirare tutto lo stint”: Esaltazione tra gli appassionati, poi uno si ricorda del fuel saving già nel giro di ricognizione e si ammoscia all’istante.
  • Pat Symonds “entusiasta dei risultati” della prova di un modellino in scala al 50% delle monoposto 2021 con gomme da 18 pollici. Perfetto, se va tutto bene sarà la solita noia.

Bene, esaurite le facezie (non tutte vere, a scanso di equivoci o denunce) si passa alla cose serie (si fa per dire eh…).

GP del Belgio, storico tracciato di Spa-Francorchamps. Tracciato completo che presenta punti di notevole velocità massima a chicane da prima marcia, con in mezzo un saliscendi impegnativo dal punto di vista dei carichi verticali e laterali sulle gomme. Una volta tracciato da “pelo sullo stomaco”, soprattutto per quanto riguarda il tratto Eau Rouge e Radillion, diventato un po’ più alla portata da quando le monoposto hanno riguadagnato un carico aerodinamico notevole come negli ultimi 3 anni.

Circuito da basso/medio carico, in cui trovare compromesso tra velocità e stabilità in curva e velocità massime in rettilineo. Nonostante si faccia in pieno per circa il 70% del tempo, i consumi non sono esagerati e un gran ruolo lo giocano MGU-H e MGU-K nel recupero di energia da gas di scarico e frenate.

Tracciato impegnativo per le gomme con Pirelli che ha indurito di uno step le gomme per il 2019 portando C1, C2 e C3, le più dure a disposizione. Tra i team di punta Mercedes ha scelto di puntare molto sulle C2, ben due set in più rispetto a Ferrari e Red Bull, con il solo Norris a copiare la scelta. In generale, un solo set di C1 per tutti (tranne Russel che ne ha due) e 2/3 set di C2.

immagine da it.motorsport.it

Come sempre, la variabilità del clima delle Ardenne potrebbe giocare un ruolo molto importante. Al momento per il weekend di gara è previsto tempo sereno o parzialmente nuvoloso, con temperature sui 20°C e più fredde per la Domenica.

Ferrari si presenta all’appuntamento belga con una nuova specifica di motore, che dovrebbe assicurare qualche cavallo in più fino ad arrivare alla soglia dei 1000cv. Se il tutto sarà stato ottenuto con un consumo di carburante almeno pari alla specifica precedente, già non proprio parca nei consumi,  potrebbe rivelarsi una bella sorpresa.

Anche Mercedes ha sviluppato una nuova PU che dovrebbe debuttare a Monza, ma qualche piccolo aggiornamento è stato già adottato sulla specifica attuale, per migliorare soprattutto l’affidabilità. Inutile dire che sono i grandi favoriti.

Red Bull ha la novità più grossa in Albon e un Verstappen che era già carico nella pausa estiva, dichiarando che Hamilton non ha niente di speciale, figuriamoci alla vigilia del GP.

Il GP del Belgio è l’ultima vittoria ottenuta da Vettel, esattamente un anno fa. All’epoca sarebbe sembrata fantascienza. E’ evidente che a Maranello riescono anche dove fallisce la più fervida immaginazione.

*immagine in evidenza da autoblog.it

Rocco Alessandro

F1 2019 HUNGARIAN GP: AN INTRODUCTION

Hungaroring 2019.

Ultimo giro di giostra prima della lunga pausa estiva che terminerà il primo settembre con il Gp del Belgio.

La cosa migliore che si possa sperare è che l’appuntamento nel catino ungherese riservi la stessa dose di emozione e adrenalina dei tre precedenti appuntamenti. Di solito quel circuito può regalare gare di una noia mortale oppure, con le opportune condizioni, gare estremamente combattute e spettacolari. Speriamo ardentemente nella seconda ipotesi.

Intanto facciamo un breve passo indietro a quello che è successo in Germania. Si parlava di una ideale “chiusura del cerchio” per Vettel e la Ferrari e, come da qualche anno a questa parte, è mancato “l’ennesimo centesimo per fare l’euro”. Bene, ma non benissimo, vicini ma non abbastanza.

Alla fine, quando la Mercedes ha problemi importanti con entrambe le monoposto, non vince la Ferrari ma la Red Bull, a cui va dato l’ulteriore merito di vincere correndo in pratica con un solo pilota. E che pilota. Considerando il rendimento dal Gp del Belgio del 2018, il buon Verstappen non solo non ha attentato alla vita di nessuno come gli capitava nei primissimi anni di F1, ma non ha mai fatto peggio del quinto posto, con 11 podi e ben tre vittorie. Meglio di lui solo Hamilton e con una monoposto decisamente più performante.

Immagine da autoblog.com(Sebastian Gollnow/dpa via AP)

Si diceva che il 33 olandese potesse essere una stella di primaria importanza ma ora, completato il suo periodo di maturazione, si può affermare con buona sicurezza che è il pilota più forte del lotto, almeno al pari di Hamilton. Aspettando ovviamente che Leclerc passi anch’egli attraverso quella fase di maturazione ricca di alti ma anche di bassi come visto nel recente GP.

E in tutto questo Vettel che ruolo ha? Diciamo che il GP di Germania ha rimesso un po’ in equilibrio le forze in campo, restituendo almeno psicologicamente un Vettel rinfrancato. Si può altresì dire che il suo secondo posto sia stato più dovuto alla sua esperienza piuttosto che alla velocità pura messa in pista. Meno esaltante di Verstappen di sicuro anche se l’olandese ha ricevuto una serie di regali da parte dei suoi avversari che neanche la vigilia di Natale, mentre Vettel remava a centro gruppo con tutto quello che comportava.

La sensazione è che, in ogni caso, l’inerzia della sua carriera sia avviata a non rivedere più quegli alti che ne hanno fatto un quattro volte campione del mondo. Gli anni si sommano, le delusioni pure e la morsa delle aspettative Ferrari non allenta mai la presa. Inoltre  tanti nuovi Alpha-dog reclamano il loro spazio. Ma c’è modo e modo di avviarsi al crepuscolo, e non è detto che il tedesco non possa regalare altri brillamenti di pura velocità. Fosse soltanto per far tacere tutti quei sedicenti esperti che, nonostante una gara che lo ha visto arrivare secondo partendo ventesimo, non hanno avuto di meglio da dire che ” eh…però col bagnato andava piano”, “eh però non è riuscito a superare Raikkonen” e via sciocchezze di questo genere.

Si parlava anche di karma, che ha decisamente giocato un brutto scherzo agli uomini Mercedes. Arriveranno in Ungheria con la bava alla bocca, poco ma sicuro. Ma occhio ad una Red Bull che si sta dimostrando di una lucidità chirurgica nello sfruttare tutte le occasioni di vittoria in gara. In passato il riferimento per la Mercedes era la Ferrari, che ci metteva molto del suo per perdere le gare. Questa Red Bull, molto “in the zone” come il suo pilota di punta potrebbe dare moltissimi problemi nella seconda parte di stagione.

Il circuito ungherese appartiene alla categoria degli stop&go e cosiddetto “rear limited”. La lunga successione di curve medio lente dovrebbe piacere alla Mercedes e penalizzare Ferrari, che può però avere un vantaggio proprio considerando le continue frenate e ripartenze. Molto sollecitate le PU che gireranno a pieno regime per il 70% della percorrenza del giro e saranno molto importanti nella gestione delle gomme e della trazione in uscita dalle curve lente. Gli alti carichi aerodinamici faranno sì che le PU dovranno spingere molto per assicurare ottime prestazioni, con effetto sui consumi che saranno elevati. In caso di gara “lineare” aspettiamoci diversi momenti di lift&coast.

Pirelli ha portato le stesse coperture del Gp di Germania: C2, C3 e C4. Il tracciato presenta bassa usura e una gomma che lavora a temperatura costante lungo tutto il giro. Possibilità di sorpasso limitatissime, bassa usura vuol dire che tutti i team punteranno ad una singola sosta, magari partendo con le C3 per il primo stint di gara.

immagine da motorsportclan.com

I team hanno fatto scelte simili per quanto riguarda il numero di treni, con la prova della gomma C2 affidata ad un solo pilota per team. In pratica solo Red Bull e McLaren non proveranno la C2 nelle prove.

Al momento le previsioni indicano sole con temperature non oltre i 30°C e con rischio di pioggia al sabato.

Sarà interessante valutare la reazione Mercedes al disastro del hockenheimring. Di solito i tedeschi quando fanno figuracce del genere rispondono a tono nell’appuntamento successivo, ma devono risolvere il loro rebus in relazione agli aggiornamenti portati recentemente.

Da questo punto di vista in casa Ferrari vedremo i tanto annunciati aggiornamenti di aerodinamica che dovrebbero migliorare sensibilmente le prestazioni della monoposto rossa. In realtà sembra che il grosso dei miglioramenti sia in realtà dovuto ad una nuova geometria dei punzoni della sospensione anteriore che farebbe lavorare meglio le gomme e in maniera più costante. Chissà che anche per Ferrari la seconda parte di stagione non riservi sorprese positive.

Red Bull invece è attesa nel suo costante e inesorabile miglioramento che la vede spesso partire a rilento per poi migliorare più di tutti nell’arco della stagione. Arrivasse in Ungheria la terza vittoria stagionale, la stagione potrebbe già essere definita un successo.

*immagine in evidenza da autosport.com

Rocco Alessandro

F1 2019 AUSTRIAN GP: AN INTRODUCTION

Neanche il tempo di riprendersi dal tourbillon di emozioni che ha regalato il GP di Francia , ecco che immediatamente ci si rituffa nell’entusiasmante lotta per il mondiale 2019 a Zeltweg, in casa Red Bull, per il GP dell’Austria. Si, sono un pelo ironico.

Se c’è una cosa che ci hanno insegnato gli otto appuntamenti già disputati è che non bisogna farsi troppe illusioni sul prevedibile svolgimento che anche questo GP potrà avere, ossia di una Mercedes che parte per conquistare l’ennesima vittoria/doppietta dell’anno.

Qualcuno, anche di molto autorevole come il TP Mercedes Toto Wolff, potrebbe obbiettare che la conformazione della pista e le caratteristiche delle monoposto portano a pensare ad una lotta serrata tra Ferrari e Mercedes e chissà, da buon Wolf(f) e dopo tanto gridare “al lupo, al lupo” forse questa volta potrebbe essere la volta buona.

Nel 2018 si consumò uno dei weekend peggiori della stella d’argento degli ultimi 5 anni, con due vetture ritirate per noie meccaniche e un mondiale che sembrava prendere la via di Maranello. Ecco, diciamo che una riedizione del 2018 non è quotata neanche per scherzo dai bookmaker.

Anzi, rischia a breve di pagare pochissimo anche una puntata sul WDC 2019, con un Hamilton che sembra aver spazzato via in maniera quasi definitiva le velleità del (inizialmente) combattivo Bottas 2.0.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Speriamo almeno che gli unici brividi non arrivino più dagli steward che dall’azione in pista, visto che anche questo trend sembra andare per la maggiore in quest’ultimo periodo.

Ma diamo a Wolff quel che è di Wolff che ha obbiettivamente qualche ragione per essere preoccupato della minaccia Ferrari a Zeltweg.

Tracciato corto e dall’elevata velocità di percorrenza, ha la caratteristica di essere “stop&go” con un carico aerodinamico richiesto medio/basso e una PU che viaggia spesso flatout. La prima parte del circuito fino a curva 4 è caratterizzata da rettilinei e curve a gomito in cui sono importanti PU, frenata e trazione in uscita, più da Ferrari diciamo. Seconda parte più guidata e con curve in appoggio in cui è facile immaginare una Mercedes sugli scudi.  Pensando ad una pole sotto il minuto e tre secondi, si può prevedere una bella lotta in qualifica (finestra di utilizzo gomme permettendo…)

Tracciato storicamente gentile in termini di usura per il quale Pirelli ha portato le specifiche C2, C3 e C4. Guardando alle scelte dei top team vediamo come Ferrari sia stata la più conservativa, con un numero di set di C3 superiore alle sue concorrenti che esprime probabilmente la volontà di passare la Q2 con le C3 e una strategia C3/C4 in gara.

immagine da f1analisitecnica.it

Tra gli altri team solo Racing Point ha “copiato” Ferrari mentre gli altri si sono tutti più o meno uniformati a 8/9 set di C4 e 2/3 set di C3.

Molto probabilmente il venerdì di Zeltweg sarà utilizzato dalla Ferrari come giornata di test per provare le novità già viste in Francia. La ricerca disperata di carico aerodinamico è al centro dei pensieri del team di Maranello e da qui passano tutte le speranze di future soddisfazioni di questo 2019.

Interessante sarà vedere anche la lotta interna tra i piloti, che vede un Vettel ancora saldamente al comando nel computo stagionale ma con Leclerc che in Francia è stato autore di una prestazione concreta e senza sbavature, un po’ alla Vettel “vecchia maniera”.

Per Bottas invece inizia la sequenza delle gare da “ultima spiaggia” in ottica mondiale, con un bilancio di vittorie di 6 a 2 per il team mate e il dilatarsi del distacco in classifica generale. Questo è un circuito gradito al finlandese che deve battere un colpo nei confronti di Hamilton che ultimamente lo ha battuto come un tamburo.

L’unica preoccupazione di Hamilton invece potrebbe essere l’eccessiva sicurezza e l’inconscia tendenza a prendere sottogamba l’impegno in terra austriaca. Ormai i suoi interventi anche sulle controverse infrazioni alla condotta di gara in pista lo tengono al centro dell’attenzione a 360 gradi (Ross Brawn ne auspica il contributo in un eventuale variazione dei regolamenti) ma sarebbe sciocco pensare ad una fonte di distrazione tale da compromettere il suo rendimento in pista.

Red Bull corre in casa e nel 2018 vinse. Replicare quel risultato sarebbe un miracolo, un po’ come vedere Gasly davanti a Verstappen a fine gara. McLaren invece attesa ad una riconferma dello straordinario weekend francese.

Il GP di Francia è stato l’ennesimo motivo per cui la stampa si è scagliata contro questa F1 definita “troppo noiosa”, “soporifera”, “dominata da una sola squadra”, “senza pathos anche per colpa dei regolamenti”. Siamo tornati ai tempi del dominio Ferrari o Red Bull in cui le lamentele erano le stesse, specie in certi anni di assoluto dominio.

La soluzione “migliore” sarebbe quella di modificare i regolamenti sportivi, tecnici e di risorse a disposizione per cercare di riequilibrare le forze in campo. Praticamente una missione impossibile che sarebbe anche contro lo spirito “pionieristico” di ricerca tecnologica che è nel DNA della F1.

La soluzione più semplice è far si che si creino le condizioni per le quali il dominatore attuale venga detronizzato e venga sostituito da uno nuovo, magari ugualmente tirannico. Cosa accaduta per McLaren-Honda anni 80, Williams anni 90, Ferrari inizio anni 2000 e Red Bull del 2010-2013.

Ma qui sorge una domanda: c’è l’effettivo bisogno o la volontà che questo possa avvenire? Abbiamo un brand mondiale dell’automotive che sta facendo scuola e la storia, un pilota che si appresta ad essere, almeno nei numeri, il più grande di sempre e rispetto a quello che sta per essere detronizzato è anche molto più empatico, spendibile a livello mediatico e capace di incontrare i favori del variegato mondo dei social network.

immagine da tuttomotoriweb.com

Con questo non voglio ASSOLUTAMENTE affermare che Hamilton e Mercedes vincono SOLO perché sono più belli, potenti e ricchi e perché qualcun altro vuole così. E ovvio che i successi degli ultimi 5 anni sono dovuti semplicemente al fatto che sono stati più forti, bravi e con più risorse umane/economiche di tutti gli altri.

Ma di sicuro, anche solo pensando ai motivi per cui fu abbattuto il dominio Ferrari e RBR degli ultimi anni, una squadra “antipatica” e ammazza-interesse da una parte e un “costruttore” senza tradizione e con un pilota sordo alle sirene dei brand e della promozione dall’altro, sono elementi non presenti nell’attuale caso Mercedes-Hamilton, con quest’ultimo anzi che sta diventando un vero e proprio ambasciatore della F1 nel mondo.

Forse gli appassionati di lungo corso e i tifosi di quelle squadre che oggi sono costantemente perdenti la fanno troppo lunga riguardo a noia, mancanza di interesse ecc ecc. La ruota gira e girerà come è sempre successo. Molto sta nel vedere quando questa accadrà, come e se prima o dopo che questa categoria avrà cambiato definitivamente le caratteristiche per le quali l’abbiamo apprezzata.

Alla fine speriamo almeno di poterci divertire un po’ di più di quanto questo 2019 ha saputo offrire. E che il cambio di regolamenti del 2021 sia davvero epocale in positivo. Ma rimane, appunto, una speranza che sarà anche l’ultima a morire ma di solito, nel mondo della F1 e quando si parla di regolamenti, muore male.

*immagine in evidenza da projekt-spielberg.com

Rocco Alessandro

 

F1 2019 FRENCH GP: AN INTRODUCTION

Bisogna ammettere che Liberty Media/FIA sono davvero dei geni del male. Uno pensa che una vittoria di Vettel e della Ferrari in Canada possa riaccendere le speranze di avere un mondiale un po’ meno monocromatico rispetto a quanto visto fino a questo momento.

E in effetti la vittoria dei “rossi” arriva ma viene derubricata a secondo posto per una inflessibile eppure stolida decisione dei commissari di gara che puniscono Vettel per una manovra difensiva al limite che in altri tempi, quelli degli idoli dei piloti di oggi, sarebbe stata accompagnata da un banale commento quale “It’s racing…”.

La genialità (involontaria?) del dinamico duo LM/FIA sta proprio nell’aver creato un caso mediatico con inevitabile coda polemica e ricorsuale che ci accompagnerà per molto tempo. E fa arrivare i due protagonisti e relative squadre con una dose di tensione extra rispetto al solito. Più tensione, più interesse, più battaglia. Il tutto con il filotto di vittorie Mercedes ininterrotto da inizio stagione.

Il precedente dello scorso anno, tra l’altro, fa bene sperare il suddetto dinamico duo, quando Vettel centrò Bottas dopo lo start rovinando la sua gara e prendendo una penalità. Un eventuale “incontro ravvicinato” tra i piloti dei due team andrebbe tutto a favore di un’esacerbazione dei rapporti tra Ferrari e Mercedes e relativi sottoposti. Carey/Todt già si sfregano le mani…

immagine da it.eurosport.com

Al di là di queste vanesie speculazioni, il Gp di Francia potrebbe essere interessante giusto nelle fasi dopo lo start. Anzi, l’ottima prestazione Mercedes a Montreal fa capire quanto più la Mercedes sia migliorata nei suoi punti deboli rispetto alla Ferrari.

Vero che in Francia le rosse si presenteranno con qualche novità aerodinamica che anticipa un ben più corposo aggiornamento previsto per Silverstone, ma non sembra abbastanza per affermare che possano essere assolute protagoniste al pari di Mercedes.

Il menomato circuito del Paul Ricard è un circuito da medio carico, con tratti ad alta velocità (peccato per il rettilineo del Mistral troncato a metà da una chicane…), curve lente e una in appoggio ad alta velocità, con almeno tre frenate importanti. Il tutto necessita di una monoposto con bilanciamento aerodinamico, buona trazione e stabilità in frenata con rischio di bloccaggi.

La recente riasfaltatura ha reso il manto stradale più liscio e quindi più gentile nei confronti delle gomme, ma una grossa incognita saranno le temperature che potrebbero aumentare il degrado, considerando che sono previste temperature atmosferiche piuttosto alte.

Pirelli ha scelto di portare le specifiche C2, C3 e C4, in pratica medium, soft e ultrasoft in specifica 2018, sempre con l’obbiettivo di poter permettere ai piloti di minimizzare l’impegno nella gestione degli pneumatici in gara.

immagine da press.pirelli.com

Dal punto di vista del numero di set scelti, Ferrari e Mercedes si sono perfettamente copiati, seguiti da Gasly mentre Verstappen ha optato per un treno di C3 in più. Come successo in Canada, si proverà la possibilità di passare il taglio in Q2 con la C3 in modo da assicurarsi una gara con un solo pit stop. I team del mid-field si sono tendenzialmente orientati su mescole più morbide.

Importante sarà evitare di raffreddare le gomme anteriori nel lungo rettilineo del Mistral e di evitare il graining della gomma più sollecitata, l’anteriore sinistra. Rispetto a Barcellona abbiamo pressioni di gonfiaggio sensibilmente più alte, 0.5 psi in più.

Ancora una volta, l’occasione sembra ghiotta per la Mercedes e Hamilton per quanto riguarda la vittoria e l’incrementare ulteriormente il vantaggio di punti sull’immediato inseguitore Bottas.

Come già detto, Ferrari porterà qualche aggiornamento aerodinamico e la caratteristica di avere poco drag in rettilineo accoppiata alla potente PU potrebbe consentirle di avvicinarsi alle prestazioni Mercedes.

Red Bull dovrebbe portare aggiornamenti sia di motore che di aerodinamica, consentendole di avvicinarsi a Ferrari, in una situazione simile al Gp di Spagna. Renault si aspetta molto dal Gp di casa, in quanto farà esordire corposi aggiornamenti di aerodinamica che, secondo le aspettative, dovrebbe consentirle un bel salto prestazionale.

Binotto ha già messo le mani avanti affermando che questo Gp assomiglia molto di più a quello di Spagna che a quello canadese. Ergo, differisce ancora nel tempo una ormai sempre più improbabile riscossa ferrarista in ottica mondiale. Rumors indicano che a Silverstone ci sarà una Ferrari sostanzialmente diversa, con più carico e più drag, vedremo che frutti porterà tutto questo lavoro.

Dall’altra parte della barricata gli anglo-tedeschi non devono fare altro che proseguire nel lavoro che hanno già sapientemente messo in campo da quest’inverno. Sono stati cani da caccia l’anno scorso e sono lepri quest’anno, due situazioni che sanno gestire bene, per cui non ci si devono aspettare “regali” inaspettati.

Chiudiamo con una “curiosa” polemica aperta da Kubica nei confronti della sua squadra, accusandola più o meno velatamente di favorire le prestazioni di Russell a discapito delle sue. In questi casi il rischio di apparire ridicoli è alto e se non fosse per la specchiata professionalità del pilota polacco, sarebbe scontato bollare il tutto come una sciocchezza. In ogni caso è l’ennesimo aspetto negativo della stagione di Kubica, che, al di là della pochezza delle Williams sembra davvero aver poco da dire nella sua seconda parte di carriera in F1.

*immagine in evidenza da ilpost.it

Rocco Alessandro