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Leclerc e la Ferrari dominano in Bahrain, la Mercedes fa doppietta

999 Gran Premi raccontano una storia fatta di grandi illusioni e altrettanto grandi delusioni. Stelle che appaiono ma non riescono a mostrare subito tutto il loro splendore per colpe non loro. Stelle che restano luminose per molto tempo e non sembrano tramontare mai. E Stelle che iniziano lentamente a spegnersi. Se si riaccenderanno non si sa.
Il Bahrain ha raccontato proprio questa metafora. Leclerc, Hamilton, Vettel.

Il primo è arrivato ad un passo dal vincere alla sua seconda gara in Ferrari, dominando imperiosamente con una sicurezza da campione navigato come raramente si è visto in passato da un ragazzo di 21 anni, e mai si era visto in un quasi debuttante alla guida della Ferrari (escluso forse Baghetti, ma andiamo in un’altra epoca).

Il secondo, Hamilton, ha gestito magistralmente una situazione di inferiorità, come era già capitato lo scorso anno, mettendo pressione al diretto avversario nel mondiale.

Il terzo, Vettel, è tale avversario, e ha dimostrato per l’ennesima volta di non essere lucido, vanificando un sicuro secondo posto e, chissà, una possibile vittoria. Girandosi come un debuttante non appena subìto il sorpasso, mentre il compagno si stava involando indisturbato verso quella vittoria che poteva e doveva essere sua.

Fin dal  venerdì la Ferrari ha ritrovato quel mezzo secondo di vantaggio che aveva dimostrato di avere nei test di Barcellona. Dominio totale in FP1, FP2, FP3, Q1, Q2 e Q3. Ci dicono che non accadesse dal 2002. Le Mercedes ad inseguire. E Leclerc a rifilare 3 decimi al compagno tetra-campione del mondo.

La doppietta è praticamente certa, ma alla partenza Charles fa pattinare troppo le gomme, Vettel lo supera e va via, mentre il monegasco si trova a lottare con il coltello fra i denti contro le due Mercedes. Il monegasco non perde la lucidità e gli bastano 5 giri per ristabilire le gerarchie, terminando la rimonta con un sorpasso sul compagno di squadra, che non oppone troppa resistenza. Gli avversari lo rivedranno solo quando il recupero d’energia lo abbandonerà.

Dietro ai primi 4, Sainz con la McLaren-Renault vuole smentire Marko e svernicia Verstappen, ma quest’ultimo ovviamente non gli rende la vita facile e rimedia la rottura dell’ala, vanificando una possibile ottima prestazione.

E proprio Verstappen apre il giro dei pit-stop dopo una decina di giri, seguito a ruota da Bottas, che subisce l’undercut ma poi si riprende la posizione. Stesso destino per Vettel, che perde la posizione su Hamilton, ma Lewis ha montato la gomma soft, e dovrà quindi fermarsi un’altra volta. Ancora peggio, si trova da subito in grossa difficoltà con le gomme posteriori, e Sebastian riesce a superarlo senza grandi difficoltà.

A questo punto il dubbio è se anche le due Ferrari, e Bottas, che sono su gomme medie, si fermeranno una seconda volta. La risposta arriva quando Hamilton si ferma per il suo cambio obbligato. La Ferrari teme l’undercut e fa fermare Vettel, il quale riesce a mantenere la posizione, e subito dopo anche Leclerc, che ha però un vantaggio piuttosto ampio.

Con la gomma gialla Hamilton ritrova competitività, e tenta una prima volta, senza successo, di attaccare Vettel. La manovra gli riesce al giro successivo, e a quel punto il tedesco perde la testa e si gira appena subito il sorpasso. E, per non farsi mancare nulla, nel rettilineo successivo le vibrazioni causate dallo spiattellamento delle gomme fanno collassare la sua ala anteriore. Fortunatamente per lui, riuscirà a rientrare ai box per le riparazioni e terminerà al quinto posto.

Poco dopo, i fantasmi dell’affidabilità evocati da Binotto alla conclusione dei test si manifestano in tutta la loro gravità: il recupero d’energia termica della Ferrari di Leclerc si rompe, e inizia così a perdere 4 secondi al giro, il che significa, con 10 giri da percorrere, rimetterci sicuramente la posizione nei confronti delle due Mercedes. Riuscirà a salvare il terzo posto solo grazie ad una Safety Car uscita a due giri dalla fine per il contemporaneo ritiro delle Renault.

E così una doppietta annunciata della Ferrari finisce con una doppietta Mercedes, con Hamilton a ristabilire le gerarchie sovvertite a Melbourne staccando un Bottas praticamente inesistente. Terzo, come detto, un delusissimo Leclerc, quarto Verstappen attento più che altro a portare a casa l’auto, quinto Vettel e sesto un incredibile Lando Norris, che sembra veramente destinato ad un futuro luminoso. Settimo un pilota che ha 20 anni esatti più di lui ma che è ancora in grado di suonarla ai giovani, Kimi Raikkonen. Ottavo Gasly, che dovrà sicuramente dare qualche spiegazione a Marko, nono Albon, un altro debuttante autore di una notevole prestazione, e decimo l’onnipresente (in zona punti) Perez.

Fuori dai punti, di poco, Giovinazzi, mai in grado di impensierire l’anziano compagno di squadra.

Del disastro Renault abbiamo detto (per intenderci, su 4 macchine motorizzate francesi ne ha finito solo una, mentre le Honda hanno finito tutte e 4, e 3 nei punti) , poca gloria anche per la Haas, con Grosjean ritirato e Magnussen sparito progressivamente dalle zone alte della classifica dopo una buona qualifica.

In un’altra categoria le due Williams, che hanno almeno finito la gara macinando km senza rompere nulla.

Ora si va in Cina, con una Mercedes forte di due doppiette e di un’affidabilità granitica e una Ferrari consapevole di avere la prestazione ma non l’affidabilità stessa. Quello che era un dubbio dopo l’Australia, seccamente smentito dalla Ferrari, è diventato realtà e rischia di trasformarsi in una pesante spada di Damocle per l’intera stagione. Dicono che sia meglio avere una macchina veloce che una macchina affidabilissima ma lenta. Chiedere ad Alonso. Ma quando l’avversario non sbaglia un colpo da ormai sei stagioni, il risultato finale non cambia molto, se la soluzione non è rapida.

P.S.
Una frase pronunciata da Leclerc nell’intervista dopo la gara è risuonata per lo meno strana: “probabilmente avremmo avuto problemi di carburante”. Volendo pensare male, si potrebbe dire che la Ferrari abbia fatto tirare al massimo Leclerc un po’ per dimostrare che la macchina c’è, un po’ per vedere fin dove poteva arrivare con la prestazione, a costo di rischiare problemi di affidabilità e/o di consumo. E questo spiegherebbe anche la prestazione molto superiore del monegasco rispetto al compagno di squadra. Se fosse così, non sarebbe stato del tutto sbagliato. Ma questa è solo un’ipotesi di chi scrive.

Foto dal profilo Twitter @ScuderiaFerrari

Bottas domina a Melbourne, Ferrari bocciata

Sorprese e conferme. Questo è ciò che ci si aspetta dalla prima gara della stagione, in particolare da quando i test sono stati limitati in modo assurdo.
E, dopo la prima gara, a caldo, di sorprese e di conferme ne possiamo contare parecchie. Non tutte positive. Specialmente per la Ferrari.

Per la quale, Ferrari, segnali inquietanti erano già arrivati venerdì e sabato, con una Mercedes stranamente (per loro) in palla mentre loro erano, altrettanto stranamente, in difficoltà, con piloti ed ingegneri apparentemente incapaci di trovare una motivazione valida al fatto che dal mezzo secondo di vantaggio ipotizzabile dopo i test di Barcellona, ci si è ritrovati a fine qualifica con 0.7 sec. di svantaggio.

Sesta pole di fila per Hamilton, ma la prima posizione in Australia per Lewis non è sempre buon segno, e infatti alla partenza il suo compagno scatta come un razzo mentre lui fa pattinare le gomme, insediandosi in una seconda posizione che manterrà fino alla fine, e non sarà solo una questione di start sbagliato.

Subito dietro, l’avvio lento di Hamilton, e di conseguenza di Vettel dietro di lui, favorisce Leclerc, il quale si ritrova a fare curva 2 completamente sul cordolo per evitare di urtarsi con il compagno di squadra che aveva nel frattempo affiancato, perdendo così la quarta posizione a favore di Verstappen.

Nel frattempo, Ricciardo rovina la sua prima gara in Renault distruggendo l’ala anteriore con un passaggio sull’erba (si ritirerà poco dopo).

I prime 5 si distanziano rapidamente dagli altri e fra di loro, facendoci capire che non assisteremo ad una gara molto divertente. In più, all’ottavo giro Leclerc commette un errore alla prima curva perdendo diversi secondi da Verstappen e condannandosi ad una gara praticamente in solitaria.

Il suo compagno di squadra non sembra avere un buon passo, così la Ferrari gioca con la strategia facendo rientrare Vettel dieci giri prima di quanto consigliato dalla Pirelli, per montare le gomme a mescola media. La Mercedes non si fida, e, in deroga alla regola che vuole che il pilota in testa entri per primo, protegge Lewis dal possibile (ancorchè improbabile) undercut facendolo rientrare il giro successivo, nella manifesta perplessità del pilota, espressa successivamente in un team radio.

Questa scelta condannerà di fatto Hamilton al secondo posto, perchè Bottas con gomme soft continuerà a girare con tempi migliori del compagno per diversi giri, aumentando il vantaggio. Il suo pit-stop, come quello di Verstappen, arriverà a metà gara, e se per il finlandese questo non cambierà molto le cose, all’olandese consentirà di raggiungere Vettel e di superarlo pochi giri dopo il suo rientro in pista, portando la Honda al suo primo podio da quando, 4 anni fa, è ritornata in Formula 1.

Max proverà anche, negli ultimi giri, ad attaccare Hamilton, senza però arrivare mai ad impensierirlo. Dietro di loro, Vettel esprime la sua frustrazione con un laconico team radio in cui chiede ad Adami “perchè vado così piano”, ricevendo un altrettanto laconico “non lo sappiamo”. Negli ultimi giri Leclerc lo raggiunge ma il team preferisce congelare le posizioni.

L’ordine d’arrivo vede quindi l’ormai ex-maggiordomo Bottas nettamente davanti ad Hamilton, con anche il punto del giro più veloce al suo attivo, Verstappen terzo molto vicino a Lewis e le due Ferrari vicine fra loro ma ad oltre 50 secondi. Un distacco impensabile alla vigilia.

Dietro di loro Magnussen con la Haas chiude in sesta posizione, confermando che la squadra americana resta saldamente la quarta forza del mondiale, e, forse, si è un po’ avvicinata ai primi. Lo segue un trenino di 5 macchine formato da Hulkenberg, Raikkonen, Stroll, Kvyat e Gasly, quest’ultimo primo di chi non prende punti pagando un errore strategico in qualifica.

Pessima gara per tutti i debuttanti o quasi debuttanti, con il solo Norris appena decente che, dopo un’ottima qualifica, riesce a chiudere al dodicesimo posto, mentre il suo compagno Sainz paga l’inaffidabilità del motore Renault ritirandosi fra fumo e fiamme. Non classificabili Albon e Giovinazzi, soprattutto se si confronta la loro gara con quella dei compagni arrivati e punti. Delle due Williams fa quasi male parlare, tanto grande è la situazione di difficoltà in cui si trovano. Peccato perchè il rientro di Kubica è una cosa talmente grande, dal punto di vista umano e sportivo, che avrebbe meritato di essere coronato da una prestazione almeno discreta, ma siamo ben lontani da questo.

Ora si va in Bahrain. Pista completamente diversa, si dice. Per la Ferrari c’è tanto su cui riflettere, probabilmente molto di più di quello che si aspettavano. Se è vera la teoria del motore depotenziato per problemi di affidabilità (e tutto farebbe pensare a questo, a partire dal fatto che si è sentito parlare di problemi di gomme, ma a fronte di un bilanciamento che veniva definito buono, il che è un po’ strano), recuperare potrebbe essere molto complicato. Il come sapranno reagire dimostrerà, più della prestazione stessa, quanta possibilità hanno di lottare per questo mondiale 2019 impedendo alla Mercedes di battere il loro stesso record di 5 mondiali di fila, nel glorioso periodo 2000-2004. Che è quello a cui i tedeschi puntano.

P.S.
Le modifiche regolamentari all’aerodinamica, volte a favorire una competizione con macchine più vicine, ha avuto l’effetto di creare tanti trenini, ma di sorpassi se ne sono visti molto pochi, perchè il vero problema sono gli spazi di frenata ridottissimi, che permettono attacchi solo quando c’è grande differenza di prestazione. Quest’anno però la Pirelli ha finalmente portato gomme molto più stabili, e queste differenze non ci sono più. Capita così che un Giovinazzi con gomme vecchissime (e macchina danneggiata) si tenga dietro per molti giri 3-4 avversari dotati di pneumatici nuovi. Probabilmente Melbourne non è il circuito giusto per giudicare questa soluzione, anche in questo caso già dal Bahrain capiremo se quest’anno assisteremo o meno a gare più combattute. Almeno per le posizioni di rincalzo.

P.S. 2
C’è un inquietante parallelismo fra i 5 anni di Alonso in Ferrari e i 4 e un po’ di Vettel. Entrambi arrivati come i salvatori della patria dopo una pessima stagione. Entrambi vincenti quasi subito, a confermare questo status. Entrambi, all’inizio, grandi uomini squadra. Entrambi, al quarto anno, dopo due mondiali persi per poco (o quasi) iniziano a dare segni di cedimento lasciandosi andare a strane dichiarazioni, anche per radio. Entrambi all’inizio della quinta stagione si sono trovati con un’auto ben lontana dai primi. E’ sperabile che quello di oggi sia stato solo un episodio, come vanno tutti ripetendo, altrimenti, a parere di chi scrive, l’esito dell’avventura Ferrari di Seb sarà lo stesso di quello di Nando. Meglio dirlo subito, a scanso di equivoci.

 

* Immagine dal profilo twitter @ValtteriBottas

Hamilton fa 11, il mondiale 2018 va in archivio

L’ultima gara di una stagione molto lunga. Troppo lunga. E, nell’ultima parte, rovinata dalle continue polemiche regolamentari (batteria sì, batteria no, fori sì, fori no). Laddove, dopo Spa, ci si sarebbe aspettati un duello entusiasmante fra Vettel e Hamilton. Così non è stato, per motivi che sono stati ampiamente discussi e sui quali diretti interessati e tifosi hanno opinioni diverse.

Qualifica poco emozionante, col dominio della Mercedes dai cerchi forati, le due Ferrari in seconda fila e le due Red Bull in terza.

E anche il via non regala emozioni, almeno nelle prime posizioni, bensì un grosso spavento per Hulkenberg che finisce sulle barriere a testa in giù dopo avere chiuso un po’ troppo ottimisticamente una curva a destra avendo Grosjean all’interno.

Dietro Verstappen perde diverse posizioni a causa di un sensore difettoso che aveva portato il motore in modalità safe. Leclerc invece diverse posizioni le guadagna e si issa in quinta posizione, resistendo agli attacchi di Ricciardo.

Subito dopo il rientro della Safety Car, uscita dopo l’incidente di Nico, Max ingaggia una bella lotta con Ocon, questa volta per una posizione. La sua Red Bull vola nelle curve, ma è tremendamente lenta nei rettilinei, e non può resistere alla grande velocità della Force India. All’olandese servono alcuni giri per avere la meglio sul francese, questa volta molto corretto e, apparentemente, molto attento a non prendersi un’altra volta con l’antico rivale.

Al giro 10 la lunga carriera di Raikkonen in Ferrari finisce con poca gloria quando la sua Ferrari si spegne improvvisamente sul rettilineo di partenza. Dopo qualche inutile tentativo per rimetterla in moto, Kimi si deve arrendere. Hamilton e Leclerc approfittano della virtual safety car per cambiare le gomme e montare la mescola più dura fra quelle disponibili. Lewis si ritrova assieme a Verstappen col quale ingaggia un bel duello. L’olandese ha però la meglio e riesce a mettere rapidamente 2 secondi fra lui e l’inglese. Il quale, evidentemente, deve pensare a salvaguardare le sue coperture, dovendo arrivare fino in fondo.

Bottas conduce senza grandi problemi davanti a Vettel sempre a distanza di sicurezza e a Ricciardo che riduce progressivamente il distacco girando mezzo secondo più veloce. Ma ancora più velocemente si avvicina a lui il suo compagno di squadra, che si piazza ad 1 secondo senza però provare l’attacco.

Al giro 16 Vettel cerca l’undercut rientrando ai box per un pit-stop che però si rivela piuttosto lungo, e così Bottas può coprire agevolmente la strategia rientrando al giro successivo e uscendo comodamente davanti al tedesco.

Al giro 18 anche Verstappen si ferma ai box, lasciando quindi Ricciardo da solo in testa alla gara, seguito da Hamilton a 5 secondi. Qualche giro dopo inizia addirittura a piovere, ma con le temperature del deserto la pista non si bagna neanche, e non c’è alcun effetto sui tempi sul giro.

A metà gara Ricciardo è l’unico dei primi a non avere ancora cambiato le gomme, e i suoi tempi iniziano ad alzarsi, con Hamilton che gli guadagna 4 secondi in 3 giri arrivandogli a meno di 3. Ma è solo un’illusione, perchè l’australiano torna a girare sui tempi dell’inglese, mantenendo il distacco costante. A questo punto la gara di Daniel è però compromessa, perchè l’inevitabile pit-stop lo farà precipitare in quinta posizione ad almeno 5 secondi dalla quarta.

E il pit-stop arriva a 20 giri dalla fine, e l’australiano inizia una furiosa rincorsa che dovrà però compiere con la mescola più dura a disposizione. Nonostante questo, i suoi tempi nei primi giri a gomma nuova sono di 3 secondi più veloci rispetto a quelli che ha davanti, che raggiunge in così in poche tornate.

Nel frattempo Bottas si trova improvvisamente in difficoltà e viene superato in tromba da Vettel. Verstappen gli si accoda ma riesce a superarlo di forza solo dopo qualche giro, rifilandogli anche una ruotata. A Ricciardo servono invece poche curve per passare davanti al finlandese, che vede così materializzarsi la possibilità di un 2018 a zero vittorie, destinato a restare una macchia nella sua carriera.

Gli ultimi giri sono all’insegna della noia, con Vettel che prova timidamente ad avvicinarsi ad Hamilton, non andando però mai sotto i 4 secondi, e le due Red Bull che non ingaggiano alcun duello e nemmeno riescono a raggiungere il ferrarista.

Finisce così con Hamilton, Vettel e Verstappen sul podio, Ricciardo che saluta la Red Bull con un quarto posto, frutto della strategia che la squadra gli ha affibbiato, e Bottas. A debita distanza Sainz che a sua volta saluta la Renault guadagnando la posizione di “migliore degli altri”. Poi Leclerc, destinato a ben altre posizioni l’anno prossimo, Perez, Grosjean e Magnussen.

Alonso chiude la carriera in Formula 1 con un undicesimo posto e 5 secondi di penalità. Ma l’immagine di Seb e Lewis che lo accompagnano nel giro d’onore e fanno i tondi assieme a lui sul traguardo resterà come una delle più belle di questa stagione, che, come detto all’inizio, ha regalato tanti bei momenti ma ha anche, per certi versi, mostrato i limiti di una Formula 1 dai toni spesso esasperati ed esagerati.

Undicesima vittoria su 21 gare per Hamilton. Il mondiale 2018 resterà negli archivi come il migliore di Lewis, quello in cui, fuori da ogni dubbio, il merito è stato più suo che della macchina o di qualche episodio fortunato (o sfortunato per gli avversari). E la dimostrazione è data non solo dalle vittorie ottenute nei momenti di maggiore difficoltà, ma anche dal fatto che il compagno di squadra, come detto, ha finito con zero primi posti. E, a ragion veduta, il ruolo di maggiordomo che gli hanno affibbiato, benchè poco giustificabile da un punto di vista sportivo, è stato più che meritato.

Raikkonen finisce ottimo terzo nel mondiale e sarà costretto suo malgrado a presenziare alla premiazione FIA.

E’ stato il gran premio dei tanti addii: Ricciardo alla Red Bull, Leclerc alla Sauber, Raikkonen alla Ferrari, Sainz alla Renault, Sirotkin, Ocon e Vandoorne alla Formula 1 (e in pochi li rimpiangeranno). Ma soprattutto Alonso: a parere di chi scrive, peraltro, il suo non è un addio ma un arrivederci, quindi non vale la pena di parlarne oltre.

Appuntamento al 2019.

P.S. immaginiamo per un momento che Vettel e Hamilton fossero arrivati a giocarsi il titolo ad Abu Dhabi. Con una macchina ritirata e un pit-stop sbagliato, la Ferrari l’avrebbe comunque perso. Tanto si  è parlato delle responsabilità del pilota, il quale in questi giorni non ha perso occasione per ribadire di “non avere avuto una macchina dominante” (dando implicitamente ragione a quelli che sostengono che lui abbia proprio bisogno di questo, per vincere il titolo, come fu ai tempi della Red Bull). In realtà se è vero che Hamilton si è dimostrato nettamente superiore a Vettel, è vero anche che la Mercedes, come squadra, si è dimostrata superiore alla Ferrari. E, probabilmente, ha ragione Bernie Ecclestone quando afferma che con Marchionne ancora presente ai box le cose sarebbero andate in maniera un po’ diversa.

P.S 2: l’immagine di un motore Honda fumante davanti alle due Red Bull porta a chiedersi dove trovi Marko tutto l’ottimismo che va spargendo in merito ai presunti progressi dei giapponesi. Il più grosso interrogativo che ci porteremo a Melbourne nel 2019 sarà legato alla competitività del binomio austriaco-nipponico, e alle conseguenti speranze di vedere Verstappen come serio candidato al titolo.

Ocon nega la vittoria a Verstappen, Hamilton vince, la FIA è confusa

Il “metro di giudizio” è un problema in tutti gli sport. C’è un regolamento scritto, poi ci sono l’interpretazione e l’applicazione, che dipendono dagli uomini. Giudici e contendenti.

In F1 il “metro di giudizio” è un problema da sempre. Troppi soldi, troppi interessi e, spesso, molta approssimazione da parte della FIA.

Giusto per citare, in premessa, un po’ di episodi: Hamilton si rende protagonista di impeding nei confronti di Raikkonen e di una manovra pericola nei confronti di Sirotkin, e non viene nemmeno investigato. Vettel non rispetta la procedura di pesatura, quasi investendo un commissario e distruggendo la bilancia, e riceve solo una reprimenda. E, infine, Ocon doppiato butta fuori il leader Verstappen e si becca solo 10 secondi, quando, in altri tempi, sarebbe arrivata bandiera nera (non sappiamo al momento cosa prevedranno per lui nel post-gara). Di sicuro sanzioni (o non-sanzioni) incoerenti con quanto visto nelle gare precedenti.

Premesso questo, le qualifiche sono vissute sul solito duello Hamilton-Vettel, e sulla solita prevalenza del primo. Ma la Ferrari era sembrata avvantaggiata per la gara, sia per il passo mostrato nelle prove libere, sia per il fatto di partire con la mescola soft, che garantisce un primo stint più lungo. Il che su una gara in cui è previsto un solo stop è una buona notizia.

Partenza furba delle due Mercedes, con Hamilton che parte bene e affronta la prima curva con molta calma, favorendo il rientro di Bottas a fianco di Vettel, il quale perde così la seconda posizione. Una scena già vista altre volte quest’anno che dimostra come l’avere i ruoli ben delineati può aiutare, e non poco.

Per Seb i primi giri non sono facili, venendo superato da Verstappen e dal compagno Raikkonen. Max rientra velocemente su Bottas ma non riesce ad attaccarlo. E i due ferraristi sembrano attendere che la loro gomma gialla inizi a funzionare meglio delle rosse degli avversari.

E in effetti il famigerato blistering colpisce prima di tutti il povero Bottas, il quale perde la posizione su Verstappen, e poi inizia a girare un secondo più lento, facendo perdere molto tempo ai due ferraristi. Per i quali la gomma non inizia a funzionare meglio, e Raikkonen non ha la stessa decisione di Max nei sorpassi, essendo così costretto a subire il passo del connazionale. Fino a quando, al 18° giro, Valtteri non viene richiamato ai box per montare gomma media, la più dura a disposizione. Al giro successivo viene imitato dal compagno di squadra, anch’egli con pneumatici visibilmente rovinati.

E con le gomme nuove le due Mercedes iniziano a volare. Ma la prestazione monstre dura solo pochi giri, e poi prevale la necessità di fare più di 50 giri con quelle gomme, e i loro tempi si allineano a quelli dei primi quattro.

Mentre al giro 26 anche Vettel si ferma per mettere le gomme medie, Ricciardo piazza il giro veloce con gomma supersoft vecchia di 29 tornate. E Verstappen continua a viaggiare con tempi più veloci rispetto ad Hamilton, al quale inizia a venire il dubbio di ritrovarsi dietro l’olandese quando questo farà il suo pit-stop.

Quando al 31° giro Raikkonen si ferma per montare gome medie, perdendo la posizione su Vettel, le due Red Bull si ritrovano al comando della gara. E pochi giri dopo si forma un trenino composto da Bottas e dai due ferraristi. A Vettel viene dato l’ordine di far passare il compagno di squadra, che sembra più veloce, ed in effetti il tedesco perde subito il contatto da lui.

Ad esattamente metà gara, Verstappen si ferma per montare gomma gialla. A questo punto ha gomme più fresche e morbide rispetto ad Hamilton, e tutto fa pensare che l’attacco a Lewis sarà per lui un gioco da ragazzi. E tale si rivelerà qualche giro dopo, con un sorpasso in tromba sul rettilineo principale, e l’inglese impossibilitato a difendersi.

Ma qualche giro dopo accade l’impensabile. Ocon si vuole sdoppiare (!) da Verstappen e lo attacca in fondo al rettilineo di partenza. Max, ovviamente, non se lo aspetta e chiude la curva come se fosse da solo. Ma così non è, ed entrambi vanno in testacoda. Il francese è notoriamente pilota Mercedes, e questo episodio favorisce guarda caso Hamilton, che ritorna in testa alla gara. L’olandese riesce a ripartire ad oltre 6 secondi e il fondo danneggiato.

Nel frattempo, dietro i primi due, Raikkonen è riuscito finalmente a superare Bottas per la terza posizione, e Ricciardo supera Vettel per la quinta, e poco dopo anche Bottas, che si ferma per un secondo pit-stop imitando Vettel che lo aveva fatto poco prima.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con Hamilton che si lamenta per radio un po’ di tutto (non una novità per la verità),  Verstappen con la macchina malandata che cerca di raggiungerlo, e Raikkonen che deve difendersi da un arrembante Ricciardo. Ma non accade nulla, e in quest’ordine taglieranno il traguardo, seguiti da Bottas, da un evanescente Vettel, da Leclerc che oggi ha assaggiato cosa significhi battagliare con il futuro compagno di squadra per una posizione, poi le due Haas di Grosjean e Magnussen, e Perez.

Poca gloria per Renault e Toro Rosso, e, al solito, per Williams e McLaren, che dopo avere toccato il fondo stanno ora scavando.

La vittoria di Hamilton ha consentito alla Mercedes di vincere matematicamente il quinto mondiale costruttori consecutivo. Non una sorpresa, per la verità. Anche se una Ferrari così arrendevole non era francamente prevedibile. Ora resta una sola gara, quella di Abu Dhabi, storicamente poco favorevole alla rossa. E’ prevedibile che per tornare ad avere la gioia della vittoria dovranno attendere il 2019.

P.S. Oggi Ocon ha fatto una manovra assurda, ingiustificabile, e la cui motivazione va probabilmente al di là di una semplice esigenza di gara. A meno di non pensare che costui sia un perfetto incapace, ma ricordiamoci che già a Monaco affermò serenamente di avere ricevuto l’ordine di non far perdere del tempo al pilota della squadra che lo ha portato in F1 e che sta ancora cercando un sedile per lui per il 2019. Forse la FIA dovrebbe chiedergli qualche spiegazione aggiuntiva, ma probabilmente in questo momento ha altro a cui pensare. Anche perchè per lo spettacolo questi episodi sono una manna dal cielo. 

Hamilton raggiunge Fangio, Verstappen come Speedy Gonzales

Era già tutto previsto. Forse da molto tempo. Ma vedere il nome di Lewis di fianco a quello di Fangio fa comunque un certo effetto. Perchè ora davanti ne è rimasto soltanto uno.  E, come spesso è successo nella storia della Formula 1, il futuro predestinato alla rincorsa del record è già presente.

In Messico abbiamo visto il presente e il futuro della Formula 1, in un quasi-remake del gran premio dello scorso anno. Nello stesso luogo, Verstappen vince la corsa dominando, e Hamilton vince il campionato del mondo, il suo quinto, uguagliando, come detto, Juan Manuel Fangio. E portandosi a due lunghezze da Michael Schumacher.

Le qualifiche avevano confermato che quella di Città del Messico è una pista Red Bull. Ricciardo soffia la pole a Verstappen, che aveva dominato tutte le sessioni di prova fino a quel momento, lasciando interdetto Marko. Dietro di loro Hamilton e Vettel, con i primi 4 comunque molto vicini.

Si prospetta una partenza da brividi, ma Ricciardo sbaglia completamente lo start, e sia Hamilton che Vettel hanno le loro buone ragioni per cercare di stare fuori dai guai. E così Verstappen può passare tranquillamente in testa, davanti ad Hamilton, Ricciardo e Vettel che vince una breve lotta con Bottas.

Ma le Pirelli durano solo una decina di giri, poi il graining ha la meglio sulle strategie pianificate costringendo Red Bull e Mercedes ad un cambio un po’ anticipato per montare la gomma super soft. Le Ferrari riescono a ritardare il pit-stop di qualche giro, quanto basta per consentire a Raikkonen di far perdere un po’ di tempo ad Hamilton il quale, una volta liberatosi del finlandese, si ritrova a 9 secondi da Verstappen, un distacco quasi doppio rispetto a quello che aveva prima della sosta.

Ma anche con la gomma un po’ più dura, il graining non sparisce, e l’unico che non sembra soffrirne troppo è Verstappen, che mantiene la sua leadership con tranquillità aumentando il suo vantaggio su Hamilton che tiene tranquillamente a bada Ricciardo il quale a sua volta è incalzato da Vettel, che riesce a superarlo a circa metà gara, complice la presenza di alcuni doppiati.

E qualche giro dopo il tedesco ha la meglio anche su Hamilton, il quale molto intelligentemente non prova nemmeno a reagire. Non gli serve, gli basta arrivare settimo per vincere matematicamente il titolo.

Con la pista libera davanti, e gomme di qualche giro più fresche, Vettel inizia a volare inanellando giri più veloci. Ma Verstappen è distante ben 13 secondi. Hamilton, sempre più in difficoltà con le gomme, inizia a lamentarsi per radio, e Ricciardo, che nel frattempo sembra essersi liberato del graining, lo raggiunge e lo supera grazie ad un errore di Lewis. Che si ferma immediatamente per montare gomme ultrasoft. E lo stesso fa Vettel, che tenta quindi la carta della sorpresa. La Red Bull copre subito questa strategia facendo fermare Verstappen.

Ma il tedesco della Ferrari si ritrova nuovamente dietro a Ricciardo, il quale con gomme più vecchie gira su ottimi tempi, e superarlo non sembra cosa facile. Gli viene in aiuto la proverbiale obsolescenza programmata Red Bull, che fa fermare l’australiano a pochi giri dalla fine, quando sembrava avviato verso un comunque ottimo secondo posto.

A quel punto però Verstappen è troppo lontano per Seb, e va a vincere indisturbato il suo secondo GP del Messico di fila, davanti alle due Ferrari (terzo un Raikkonen invisibile e sornione per tutto il GP) e ad Hamilton, ad un passo dall’essere doppiato. Il quarto posto gli vale però il titolo mondiale. Quinto, doppiato, arriva un inesistente Bottas, lo seguono a 2 giri Hulkenberg, Leclerc, Vandoorne con una stranamente “competitiva” McLaren, Ericsson e Gasly, che prende l’ultimo punto disponibile grazie soprattutto ai problemi altrui. Poca gloria, stranamente, per Force India e Haas, e molto meno stranamente, per la Williams.

E’ il momento di celebrare il quinto titolo di Hamilton. Ma qualsiasi parola sarebbe superflua, è sufficiente ripensare a come ha corso tutto il campionato, due spanne sopra il diretto rivale, non quando la sua Mercedes è stata molto più forte della Ferrari (e ci sono state alcune occasioni in cui lo è stata), ma, soprattutto, quando non lo era, perchè ha sempre portato a casa la vittoria. Ed è questo che distingue quelli che di mondiali ne vincono più di uno da quelli che ne vincono uno solo. Verrebbe da dire che quest’anno abbiamo visto, dall’altra parte, l’eccezione a questa regola, ma c’è, forse, qualcosa che sfugge. E che magari capiremo fra qualche tempo.

A questo punto mancano solo due gare, e la Ferrari è teoricamente ancora in corsa per il mondiale costruttori. E, visto lo stato di forma della Mercedes nelle ultime due gare, non è vietato sperare. Due vittorie non sarebbero magari sufficienti, ma di sicuro risolleverebbero il morale, e ora a Maranello ne hanno parecchio bisogno.

P.S. da quando la Mercedes ha chiuso i fori nei cerchi e nei mozzi, non è stata più in grado di vincere, patendo grosse difficoltà con le gomme. E’ di sicuro un caso, così come lo fu il fatto che la Ferrari smise di volare quando la FIA montò il secondo sensore. Lo stesso tipo di caso che porta Ricciardo a ritirarsi 8-9 volte più del compagno. La storia della F1 è piena di questo tipo di “casi”, quindi niente di nuovo, basta godersi lo spettacolo, sempre e comunque.