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HABEMUS HAMILTON!

Finalmente è arrivata la fumata bianca più scontata della storia della Formula Uno.

Finite le illazioni, terminate le indiscrezioni, stop al phatos..

Mercedes si è affettata a precisare sui suoi profili socials che si tratta di un contratto annuale secco, quindi le opzioni per il 2022 sono ancora tutte aperte.

Come più volte ribadito su questo blog, era l’unica soluzione “sensata” per tutte le parti coinvolte: Hamilton potrà primeggiare anche nel numero degli iridi e scegliere se ritirarsi o meno a fine stagione come il più titolato di tutti i tempi. AMG mette in banca un altro iride senza avere sussulti al cuore.

Lewis avrà voglia di combattere con un nuovo regolamento nel 2022? Magari si, ma un contratto annuale potrà regalare altra adrenalina durante il prossimo inverno e permetterà si scrivere fiumi di parole durante la stagione stessa.

In una F1 ricca di colpi di scena si completa in questo modo la line up dei piloti 2021.

 

(Immagine di copertina tratta dal sito calcioefinanza.it)

2018: L’ANNO DEI RIMPIANTI ROSSI

L’immagine di copertina rappresenta il punto più alto della carriera ferrarista di Sebastian Vettel: la vittoria di Silverstone, a casa loro.

E’ finita da una settimana l’era di Seb: “zeru tituli” e tanti rimpianti come per altri WC del passato, seppur il sapore degli addii non è mai lo stesso.

Prost fu appiedato, Alonso indispettito, Sebastian non rinnovato.

Un’epoca durata sei stagioni, cominciata in un momento di inferiorità tecnica disarmante (il 2014), culminata con un 2018 al vertice (unica stagione veramente da mondiale) e finita con la peggior annata rossa da 40 anni a questa parte.

Su quel 2018 se ne sono dette e scritte di cotte e di crude. La disfatta si è realizzata in tanti piccoli passi, a partire dalla terza gara del mondiale in Cina per passare attraverso “perle” confezionate non solo da Sebastian ma anche dal muretto box e dal management rosso.

Proviamo a ripercorrerne i momenti salienti

 

Round 3 Gp di Cina-Shangai

(immagine tratta dal sito della gazzetta dello sport)

Primo errore dell’anno sia del pilota che del team.

Il tedesco parte dalla pole e alla prima curva stringe il suo compagno Raikkonen che deve alzare il piede permettendo a Bottas di mettersi in coda a Sebastian. C’era davvero bisogno di fare una partenza alla Kaiser dei tempi d’oro? NO. Con Kimi a proteggere le spalle del tedesco il team avrebbe potuto gestire meglio la strategia dei pit che, pensa un po’, viene vanificata da un cambio impreciso il giusto per far rientrare Vettel dietro a Bottas. In quella posizione il tedesco diventa vittima di Verstappen (ancora in modalità Versbatten) che lo centra al tornantino facendogli finire la gara dietro ad Hamilton.

 

Round 4 Gp d’Azerbaigian-Baku

(immagine tratta dal sito ufficiale della Formula uno)

Un Gran Premio virtualmente già vinto e finito con Seb giù dal podio.

Gara dominata e gestita sino alla SC entrata in pista a seguito della “Verstappenata” su Ricciardo che lo tampona mentre prova a passarlo al fondo del rettilineo principale. Con distacchi annullati ed il valzer dei pit, alla ripartenza Seb si trova nel sandwich di Bottas ed Hamilton in pieno gioco di scie sul lunghissimo rettilineo azero. Risultato? Alla staccata della prima curva arriva lungo spiattellando le gomme ancora fredde. Dal provare a prendere due piccioni con una fava si ritrova senza la fava e senza le mosche nel pugno. Hamster e Raikkonen lo passano con l’inglese che la va anche a vincere grazie ad una foratura di Bottas.

 

Round 8: Gp di Francia- Le Castellet

(immagine tratta dal sito di autosprint)

Hamilton parte dalla pole con a fianco il suo fido scudiero. Alla prima curva Sebastian si fa prendere dalla foga e prova a passare il finlandese con il risultato di distruggere l’ala anteriore e buttare via una gara in cui finisce quinto invece di impensierire il campione del mondo in carica.

 

Round 9: Gp Austria Spielberg

(immagine tratta dal sito automoto.it)

Qui l’errore parte dal sabato. Finito un giro veloce Seb resta in traiettoria ostacolando il giro di Sainz e prende tre posizioni di penalità partendo dalla sesta posizione per la gara. Errore del pilota? Non del tutto: in passato il muretto rosso sbucciava le banane solo dopo aver terminato il lavoro e non era prevista la pausa caffè.

In gara Vettel finisce terzo dopo Verstappen e Raikkonen proprio nel giorno in cui entrambe le AMG si fermano e sarebbe stato fondamentale (e più semplice) portare a casa 25 punti sani sani.

 

Round 10 Gp di Gran Bretagna-Silverstone

(immagine tratta dal sito ufficiale della Formula uno)

Ma come? L’ha vinta… Certo che l’ha vinta, ma quel “a casa loro” è stato l’innesco degli avversari. Non si fa, non si fa…. Si vince e si tace senza infierire. Ok, l’ha detto in buona fede, ma tant’è…

 

Round 11 Gp di Germania Hockenheim

(immagine tratta dal sito motorbox)

Se il punto più alto della parabola vetteliana era stato raggiunto quattordici giorni prima in terra d’Albione, dopo due settimane comincia la discesa verso gli inferi.

La pioggia, il muro della Sachs.. sei in testa ed il tuo rivale in difficoltà…. la buttiamo in vacca.

L’inizio della fine….In quest’occasione le colpe vanno attribuite tutte al pilota. Il tragitto verso la porta d’uscita della Ges comincia proprio qui….

 

Round 12 Gp d’Ungheria- Budapest

(immagine tratta da autoblog)

Lezione di strategia da parte del muretto anglotedesco che tiene in pista Bottas il tempo giusto per creare il distacco decisivo che permette a Hamilton di vincere e recuperare ulteriori punti al tedesco. Il muretto rosso osserva e incassa.

 

Round 13 Gp del Belgio-Spa

(immagine tratta dal sito circus F1)

Nel 2017 la SF70 prendeva scia e DRS dopo il Radillon e si piantava appena fuori dalla coda della W08.

Nel 2018 La SF71 affianca la W09 ben prima della linea del DRS e non le concede il diritto di replica in staccata. Seb la vince con il suo TP che parla di un “motore della madonna” e Lewis che emblematicamente la fissa sotto il podio con occhio stranito. Cominciano i dubbi e la storia del doppio sensore. Sarà l’ultimo Gp 2018 vinto da Vettel nonché il penultimo in tutta la carriera rossa che ormai ha preso l’inerzia necessaria a non poter più fermare la discesa.

(Immagine tratta dal sito formula1.it)

 

Round 14 Gp d’Italia- Monza

(immagine tratta dal sito corriere.it)

Raikkonen mette a segno la sua ultima Pole in carriera segnando anche il giro più veloce di sempre fino a quel momento. Come “ringraziamento” riceve il benservito dalla dirigenza rossa orfano di Sergio scomparso in estate. Dirigenza rossa in grado di trovare il tempo giusto per tutto e anche per il di più. Vettel è solo terzo in griglia sopravanzato anche dal suo rivale Hamilton. Fiumi di parole date addosso all’Alcolico biondo reo di aver tirato una staccata esagerata senza agevolare il suo compagno in lotta per il mondiale. Balle, perché la posizione l’avrebbe data in seguito, non foss’altro che alla roggia Sebastian si gira nel tentativo di infilarsi tra Hamilton e lo stesso Kimi. Poi il box Mercedes colleziona una strategia perfetta per Bottas che resta in pista il giusto per rovinare le coperture di un bel Raikkonen che non riesce più a recuperare su Hamilton finendo la gara senza metà battistrada delle gomme posteriori.

 

Round 15 Gp di Singapore

(Immagine tratta dal sito grandprix)

Sarebbe la pista di Vettel… lui lotta ma il box sbaglia i tempi e lo fa rientrare in pista dopo Verstappen sebbene fosse stato in grado di recuperare la posizione in pista sull’olandese. Hamilton mette a segno la seconda di fila sulle quattro che ammazzeranno le ambizioni rosse già fortemente castrate.

 

Round 16 Gp di Russia Sochi

(immagine tratta dal sito Formulaunoingenerale)

Valtteri Bottas è sempre andato storicamente forte in Russia. Si smentisce solo grazie ad un ordine di scuderia del muretto AMG che permette ad Hamilton di vincere e di allungare in campionato.

 

Round 17 Gp del Giappone -Suzuka

(immagine tratta dal sito di autosprint)

Quando c’è da tirare i dadi in Ferrari manco li trovano…. Durante le Q i rossi vanno in pista con le intermedie quando la pista si sta asciugando. Gli altri entrano con slick e fanno i tempi nella finestra giusta per permettere ai rossi di rientrare e beccarsi nuovamente la pioggia.. Tombola.

(Immagine tratta da Motorbox)

Vettel parte in griglia attardato e nel tentativo di recuperare entra lanciando il cuore oltre la SpoonCurve..peccato che all’esterno della stessa ci sia uno di nome Verstappen che piuttosto che farsi passare si asporta un rene senza anestesia.. Errore di Seb ma fortemente indotto dall’impreparazione del  muretto.

 

Round 18 Gp d’Usa-Austin

(Immagine tratta dal sito di autosprint)

Quando le cose si mettono male non possono che andare peggio. In prova Vettel ha una distrazione minima e si becca una penalità per non aver rallentato a sufficienza in un microsettore della pista durante una bandiera gialla: penalità inevitabile e quinto posto in griglia relativo. Ma ormai non c’è più freno alla caduta e già al primo giro il tedesco la gira cercando di infilare ancora una Red Bull, questa volta Ricciardo.

(Immagine tratta dal sito F1ingenerale.it)

La frittata è fatta ed il distacco da Hamilton talmente ampio da permettere all’inglese di correre con le cinture di sicurezza staccate in Messico e laurearsi per la quinta volta Campione del Mondo.

La vita è strana…. Se nel 2018 il mondiale fosse andato a Vettel il confronto sarebbe stato 5 a 4 per il tedesco su Hamilton, ed invece? Ad oggi siamo 7 a 4 per il fuoriclasse anglocaraibico ancora sulla cresta dell’onda ed un Vettel in forte crisi di performance e di morale.

 

Essere il pilota rosso di riferimento, la bandiera, il salvatore della patria non è compito semplice per nessuno e non lo è stato anche per lui. Non ha perso il mondiale da solo, è stato aiutato da tutta l’organizzazione ferrarista che nel complesso non é mai stata all’altezza della corazzata Mercedes in tutti questi anni.

I disastri del 2019 ed un 2020 orribile hanno peggiorato la percezione che oggi il mondo ha dell’epoca Vettel. E’ comunque finita con aspettative disattese ed il rimpianto di non essere mai arrivati fino in fondo a giocarsi all’ultima gara quel titolo che manca da troppi anni.

Grazie Seb, all the best.

SCHUMACHER VS HAMILTON AL NETTO DEI LORO DOMINI

Che Hamilton raggiungesse Schumacher era ormai scontato e quel giorno, inesorabilmente, è arrivato.

Novantuno vittorie a testa, 182 insieme, che fanno il 18% dei Gran Premi di Formula 1 che la storia ha regalato ai posteri: un dato impressionante.

Sui socials spopola la disputa tra tifosi oltranzisti dell’una e dell’altra sponda, con furibonde discussioni su quanto sia stato determinante per l’uno o per l’altro il periodo al volante della loro monoposto dominante.

Traendo spunto da un commento del nostro Pier Alberto, mi è balenata l’idea di ragionare al contrario, ovvero fare un’analisi dei risultati dei due big AL NETTO dei periodi in cui hanno dominato. Sono stati quindi esclusi tutti gli anni da cui sono partiti i loro regni, dal 2000 per Il Kaiser e dal 2014 per Hamster.

Per fortuna l’andamento delle carriere dei nostri due ha permesso di spogliare le stesse in maniera equa per entrambi gli attori, regalandoci due quadri con contesti molto simili anche in termini temporali.

Ne è venuta fuori la tabella di cui sotto sulla quale trovate dei numeri che danno un’idea di quanto accaduto in quegli anni.

 

Curiosamente, prima dei loro “imperi”, entrambi avevano corso lo stesso numero di gare, 130 Schumacher e 129 Hamilton: il campione preso in esame è perciò significativo ma, soprattutto, confrontabile.

Tra i KPI evidenziati ci sono il numero di vittorie, di pole, di podi totali (comprese le vittorie) ed anche i Giri veloci in gara tanto cari a qualcuno..

Volutamente non sono stati presi in considerazione i punti conquistati perché, al di la della distribuzione diversa di punteggio, si è passati da periodi in cui si premiavano i primi 6 per passare ad 8 e poi a 10 piloti.

Il confronto è puro, su numeri incontrovertibili e chiari.

A voi i commenti.

 

(immagine in evidenza tratta dal sito Formula1.it)

MERCEDES-AMG F1 W11

Il 2020 è una transizione prima della rivoluzione delle 18” e questo aspetto ti spinge a pensare che le varie case non azzarderanno più di tanto in grosse evoluzioni e ribaltoni delle proprie vetture, facendo solo alcuni affinamenti.

Vedi presentare la SF1000 e queste tue convinzioni trovano le prime conferme, con una vettura che per trovare le differenze, devi giocare ad “Aguzza la vista”.

Poi presentano in filotto Red Bull, McLaren e ora Mercedes, ritrovandoti con uno sguardo allibito e attonito dal tanto lavoro fatto da questi 3 team.

Dei bibitari e di Woking abbiam già analizzato le auto, ma oggi è il giorno della W11.

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シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

La vettura Tedesco Anglofona mostra subito un immenso lavoro effettuato sulle pance, con dei canali d’ingresso aria e pance che lasciano tutti stupefatti.

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Dal confronto fra le due vetture si può notare quanto siano arretrate e di sezione inferiore, con la zona dei coni anti intrusione abbassata fino ai limiti di regolamento, copiando e migliorando la soluzione di convogliamento dei flussi di Ferrari e Red Bull.

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Molto complessa l’area dei Badge Board, anteriore.

Lateralmente si può ben notare la riduzione delle volumetrie che fa davvero rimanere incantati ad ammirarla, lasciando spazio gli aerodinamici per potersi sbizzarrire al meglio nel controlli dei flussi.

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La sezione frontale mostra un ala ancora convenzionale e poco distante da quella della stagione scorsa, ma è abbastanza inutile parlarne.

Più interessante vedere la riduzione della zona del cockpit, atta a un miglioramento della resistenza aerodinamica.

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Il comparto sospensivo anteriore non mostra grandi variazioni rispetto alla vettura 2010, almeno per ora.

Purtroppo non è possibile  valutare di quanto sia aumentata (e senz’altro lo sarà) la rastrematura  del posteriore per mancanza di fotografie adatte.

 

シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

Passando ai piloti, Lews non pare minimamente stanco e stufo, anzi, è li voglioso di eguagliare al più presto il numero di titoli di Schumi.

Bottas ha le sue solite speranze e convinzioni, riuscirà a fare un colpo alla Rosberg?

ルイス・ハミルトン、メルセデス2020年F1マシン「W11」シェイクダウンイベントにて

A voi ora le vostre opinioni e giudizi.

Saluti

Davide_QV

Immagine in  evidenza tratta dal sito ufficiale Mercedes

Immagini dell’articolo tratte da Twitter

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: GP SPAGNA 2019

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

E’ la prima parola che mi è venuta in mente, appena ci siamo sorbiti l’ennesima, asfissiante, agghiacciante, ineluttabile (dopo Endgame va molto di moda questo bel lemma italico) doppietta anglo-tedesca.
Ho in mente i fotogrammi al via. Vettel parte come un razzo, affianca all’esterno Bottas e Hamilton, ben redarguiti da Toto a non darsi addosso danneggiando la ditta (che team principal Wolff!) ma deve desistere, pena un super autoscontro. Tira una frenata micidiale, non può fare altro, e spiattella l’anteriore destra. Come sono delicate e fragili le gomme Pirelli (così le ha volute mamma FIA), che si beccano un raffreddore con un piccolo refolo di vento.
La gara finisce lì. Anche perché poi, nella successiva percorrenza di curva, la Rossa ha un momento di incertezza e Max la supera all’esterno come un treno. Ciao. Le tenteranno tutte, con qualche tentennamento negli ordini di scuderia, come consuetudine al muretto, ma Max resterà li davanti.
Leclerc la gara se l’era già mezzo pasticciata nelle Q2 di sabato.
La SF90 è plasticamente questa, cristallizzata in quella del vorrei, oh quanto vorrei, ma non posso.

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

La Cenerentola è tornata fra noi, quella che tutti vogliono, perché serve allo spettacolo, ma che va bene se serve da contorno. E’ tornata nel limbo che tante volte l’ha accompagnata nella sua storia, come se una oscura maledizione (qualcuno dirà il peccato originale del matricidio di Alfa da parte di Enzo) le gravasse attorno.
Rossa si, ma di vergogna. Con la regolarità di un caterpillar grigio, la Mercedes seppellisce nell’ignominia e lascia nella vergogna dell’incapacità la Ferrari. Quarant’anni. 1979-2019. In quattro decadi, otto lustri, la Ferrari ha avuto tre campioni del Mondo: Scheckter (1979), Schumacher (caso unico, con cinque titoli di fila 2000-2004) e Raikkonen nel 2007, ormai 12 anni fa. L’ultimo titolo mondiale, quello costruttori, è dell’anno successivo. In mezzo c’è stato il digiuno record di 21 anni, che in molti, compreso il sottoscritto, hanno vissuto; era una Ferrari molto più scarsa di questa, primi anni ’90, che però sembra avviata su quella china. Perché snocciolo questi dati? Per far capire quanto sia difficile, per la Rossa, vincere un titolo mondiale. Deve esserci una vera e propria congiunzione astrale. Roba da tregenda.
Nella storia della Formula Uno sono cambiati tante volte i regolamenti. Ma alcune cose non cambiano, e fra queste la difficoltà degli uomini in rosso di riuscire a creare e prolungare un ciclo vincente. Negli ultimi 20 anni la squadra del cavallino rampante è spesso stata paragonata ad un gambero (Turrini l’ultimo in ordine di tempo). Ci sono alcune costanti nel lavoro del team, costanti che si sono acuite dopo la sciagurata dismissione dei test in pista made in FIA: incapacità di trovare un progetto vincente, e se lo si trova spesso non lo si sviluppa a dovere, carenza di un metodo di lavoro efficace, con la sensazione che si proceda a tentoni. C’è bisogno di una profonda, profondissima riflessione nella gestione sportiva.
Un’immagine: tutti i meccanici degli altri team da un pezzo a nanna, ma non la Ferrari con i meccanici che lavorano alacremente sino alle 23 di venerdì. Dice tutto. Non mi stupirebbe se la risposta di Binotto,ad un giornalista che lo interrogasse sull’arcano, fosse, davanti alle prestazioni della rossa:  “Non sappiamo perché non funziona”.

Siamo dalla parte di Ettore, come Foscolo, lo sapete. Ma non possiamo dimenticare Achille. Anche perché la disfatta di Ettore (e la sua morte nell’Iliade) servono anche a far risplendere maggiormente la vittoria di Achille.
La Mercedes è un’armata semplicemente incredibile, che ha a portata di mano la demolizione del record della Ferrari, di quella Ferrari là.
C’è molta malinconia e rassegnazione in me. Filosoficamente, si potrebbe dire che i record, come ben si sa, sono fatti per essere battuti. Ma questo non mi aiuta ad essere più atarassico.
Vettel. Voto: 9. Poteva fare altro? Ci ha provato, ha rischiato, forse la gara non sarebbe cambiata lo stesso se fosse transitato davanti, forse no. Dopo, era tutto abbastanza scontato.

Leclerc. Voto: 7 1/2. Per la seconda volta si complica la vita da solo. In gara fa il suo. La monoposto non lo aiuta, ma è giovane ed ha bisogno di tempo.

Scuderia Ferrari. Voto: 5. Dicono che da quando non c’è Arrivabene ci sia un bel clima. Può essere. Ma maliziosamente il “bel clima” potrebbe anche significare che il reparto tecnico è talmente allo sbando che neanche c’è più l’adrenalina che ti dà il competere per qualcosa di importante. Il pensiero, che condivido non è originale, è una riflessione a voce alta del nostro Alessandro Arcari.
Muretto Ferrari. Voto: Xanax. Ok, prima si era sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma ora sembra che al muretto prendano doppia dose di antidepressivo (vedi rapidità team order).

Mercedes. Voto: quinta agghiacciante doppietta consecutiva. E’ imbattibile. Ma resta sempre il dubbio di quanto sia forte lo squadrone, e quando deboli gli altri. Toto merita tutti gli applausi del mondo, eppure sono convinto che a loro non piaccia, o perlomeno non piaccia più, vincere così.

Dieter Zetsche. Voto: un gigante. Ci ha creduto sin dall’inizio a questo progetto, a questo rientro dellaMercedes. Ci vorrebbe una figura così in Ferrari…

SF90. Voto: 3. Monoposto inguardabile nel terzo settore del circuito. Mi ha ricordato il “camion” con cuiProst si concesse il primo e unico licenziamento in tronco della sua carriera. Da cigno invernale a brutto anatroccolo primaverile poco ci vuole. In Ferrari, con l’affettuoso aiuto della stampa nostrana (fatti salvi casi isolati) è tutto un fiorire di campionati di cartone. Poi arriva il gioco vero, quello duro. “E quando il gioco si fa duro” (cit.)…
Hamilton. Voto: 9. Contrariato per la pole mancata, è partito da leone ed ha sbranato il povero Bottas.

Bottas. Voto: 8. Tiene Bottas (freddura), ma non è Rosberg. Siamo costretti a iscriverci d’ufficio al #teambottas per sperare in qualcosa di avvincente che, se guardiamo alle cose razionalmente, non ci sarà. Pensate come siamo messi….

P.S.

Cerchiamo di non illuderci per Montecarlo. Sarà un bagno di sangue. Poi, se arriverà la roulette rossa, magari ci ricrederemo.Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

Mariano Froldi – @MarianoFroldi