IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Qual è la differenza tra Vasseur e Wolff? La risposta sarebbe ovvia e scontata se ci si soffermasse sul fatto che, il primo non ha ancora vinto nulla, ed il secondo ha praticamente vinto tutto eppure (c’è sempre il trucco), preferirei soffermarmi sull’aspetto comunicativo, perché è quello che fa veramente la differenza tra i due Boss e, soprattutto tra i due team. Mercedes in questo nuovo ciclo regolamentare semplicemente non c’ha capito nulla e, le poche vittorie raccolte in questi anni (dal 2022 a questo 2025 ancora in corso ndr), lo stanno a dimostrare. Di fatto i crucchi argentati sono passati dal gareggiare da soli, allo stare addirittura a vedersela con quelli del centro gruppo. Addirittura proprio quest’anno, i tedeschi della stella a tre punte, sono stati costretti a fare un passo indietro sulla sospensione posteriore nuova che fu introdotta ad Imola. Ciò che mi fa sorridere a denti stretti è il “candore” di come Toto parli di progetto sbagliato e che questa sospensione debba essere buttata nel cestino. Ve lo immaginate il rubicondo francese che va davanti le telecamere e dice la stessa cosa? Apriti cielo! Eppure se Ferrari si trova in questa perenne situazione di aspettative continue, è proprio a causa della stessa Rossa che comunica in maniera criptica, comunicazione che non fa altro che sollevare dubbi e quindi speranze infondate per il futuro. Di fatto Vasseur invece di spiegare cosa sia successo in Ungheria per davvero, accusa un “malore al telaio” in maniera del tutto candida appunto, dichiarando tra l’altro che vuole ancora vincere delle gare quest’anno! Mi sfugge il senso del significato della dichiarazione visto e considerato che Ferrari, almeno fino ad ora, non ha vinto proprio un bel nulla ed anzi, ha beccato anche una doppia squalifica andando cosi a segnare un record del quale ne facevamo volentieri a meno. Continuo a sentire la litania che la squadra di Maranello si comporta nel modo al quale siamo abituati “perché è Ferrari e non si può permettere diversamente”, eppure sono giunto alla conclusione che se la Rossa si trova in questa condizione, è proprio perché si adagia su questo liet motive che la sta facendo scivolare nella mediocrità. McLaren nel 2022 era ultima in classifica, resosi conto che con quel progetto non sarebbero andati da nessuna parte hanno azzerato tutto e, in corso d’opera, hanno rifatto la macchina per poi sfruttare i GP a disposizione come banco di prova vero e, il risultato del loro passo indietro è sotto gli occhi di tutti. Ferrari questo non lo ha fatto “perché è Ferrari” ed anche i suoi di risultati sono sotto gli occhi di tutti! Davvero mi chiedo fino a quanto ne vale la pena di perseverare su questa politica del nulla, perché sebbene la Rossa sia gloriosa è pur sempre vero che quella gloria appartiene al passato e, hai voglia ad aggrapparsi a dei risultati del passato appunto, ottenuti comunque con persone che ormai nemmeno ci sono più in squadra.

Questo Wolff lo sa benissimo e vi sto parlando di uno che, quando Mercedes dominava, c’era lui e l’attuale personale (almeno la buona parte) che or ora è in squadra. La differenza tra Toto e Frederic? Oltre a quella comunicativa, come citato prima, è anche quella della posizione di comando visto che il francese “è un dipendente”, mentre il team principal della casa tedesca è anche proprietario (con quote azionarie) di parte dello stesso team. Ciò comporta inamovibilità dalla squadra da parte di Wolff? Se c’è una cosa che il caso Horner ci ha insegnato o, per meglio dire ci ha ricordati, è che tutti sono utili e nessuno è indispensabile e, soprattutto che in F1 nessuno è al sicuro. Questo Wolff lo sa benissimo nonostante sia uno dei Boss dell’azienda ed è per questo che ha rischiato il tutto per tutto su due fronti, che è stato quello di mettere in squadra il giovane Kimi e, nel contempo, cercare di portare Verstappen in squadra prima di arrivare all’ovvio rinnovo di Russell che sarà annunciato a breve. Toto l’anno prossimo, con l’avvento del nuovo ciclo regolamentare, si giocherà molto in termini di reputazione e soprattutto di sicurezza della poltrona perché nonostante abbia vinto tutto, è anche vero che quelle vittorie appartengono al passato e, a differenza di Ferrari che campa di rendita sul nome, quel passato inizia a pesare. Ciò che dovrebbe far riflettere seriamente è che Mercedes non vince un mondiale da cinque anni (ultimo mondiale vinto nel 2020) e, questo lasso di tempo inizia già a pesare, mentre in Ferrari continuano a fare i giochi del chi rimane e chi resta… e così facendo l’anno prossimo inizia il diciannovesimo anno di digiuno! Mercedes è tornata indietro su i suoi passi, rimettendo la sospensione pre Imola e, proprio con questo passo indietro è riuscita a ritrovare competitività: questo in una squadra denota confusione eppure non vedo clamore in negativo, visto che quello che succede viene dichiarato senza tanti fronzoli. Cosi come viene detta la verità per ciò che sta succedendo a Kimi in questa fase iniziale della sua carriera: essere passato da una vettura prevedibile ad una decisamente più instabile (la sospensione posteriore portata ad Imola ha una finestra di funzionamento strettissima), soprattutto per un giovane pilota che non ha esperienze pregresse, è stata una legnata non da poco ed infatti ciò si è ripercosso sul rendimento e l’umore dell’italiano. La squadra ha fatto quadrato anche perché sarebbe stato assurdo il contrario: ingaggiare il giovane talento, nostro connazionale, proprio quest’anno aveva lo scopo di fargli apprendere il più possibile proprio perché in Mercedes sapevano che questo sarebbe stato un anno di transizione, specie dopo la dipartita di Hamilton e, soprattutto sarebbe stato l’ultimo anno di questo regolamento che, sebbene sia uno dei più enigmatici di sempre, sono certo che lo rimpiangeremo e non poco. Ormai Mercedes ha avviato il count down: con il GP d’Olanda, che segnerà la ripresa del mondiale immediatamente dopo la pausa estiva, mancheranno dieci GP al suo termine e sono certo che a Stoccarda li conteranno uno ad uno fino alla fine. Non dimentichiamo che l’unica squadra che non ha voluto apportare modifiche al regolamento 2026, quando ce n’è stata la possibilità, è stata proprio Mercedes e sebbene Wolff, a riguardo della presunta competitività della sua squadra per l’anno prossimo, dica che “Sono solamente pettegolezzi” è anche vero che il vantaggio di dire sempre come stanno le cose è proprio questo: che ti permette di dire anche una bugia di tanto in tanto e nessuno ci farà caso.

Ferrari? La squadra italiana è stata nel mezzo tra Mercedes che non voleva cambiare nulla e Red Bull (ai tempi di Horner) che voleva cambiare tutto. Questo cosa deve lasciar presuppore? Considerando quello che ha mostrato finora la Rossa di Vasseur è meglio non pensare al 2026, anno in cui anche il francese si giocherà tantissimo perché sebbene gli sia stata rinnovata la fiducia, è pur sempre vero che i dettagli del contratto, durata specialmente, non sono mai stati specificati. Continua in maniera pedissequa e coerente la comunicazione fumosa da parte della Rossa, dalla quale non si può che evincere che, se anche l’anno prossimo la Ferrari resterà alla porta a guardare, il buon Vasseur molto probabilmente farà le valige per far ricominciare nuovamente tutto d’accapo a tutta la squadra. Nel frattempo Ferrari ha problemi più immediati a cui pensare e sono quelli di cercare di capire se le difficoltà riscontrate in Ungheria siano state un fatto isolato o endemico: questo solo la pista ce lo dirà, perché se aspettiamo che la Rossa ci dica qualcosa, si fa notte come si suol dire.

Buon ferie a tutti voi.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO (XIV): La beffa

In un mondiale tirato, come quello che stiamo vivendo con Piastri e Norris, ho sempre sostenuto che la differenza nel vincere o perdere la faranno gli errori, o per meglio dire vincerà chi sbaglia di meno. Evidentemente questo non vale per il buon Lando, perché proprio l’ennesimo errore commesso in fase di partenza, relegandolo in terza fila, è stata la sua carta vincente che gli ha permesso di rosicchiare sette punti preziosissimi al suo diretto avversario, nonché compagno di squadra. La sorte a volte sa essere davvero beffarda e Piastri, alla fine del GP ungherese che si è corso domenica scorsa, non solo ha imparato questa preziose lezione di vita bensì, ha capito (almeno me lo auguro per lui), che se vuole vincere il suo primo iride se lo deve andare a prendere in pista, proprio come è accaduto in Belgio tra Eau Rouge e Raidillon. Ormai si è capito che McLaren non solo non vuole togliere le speranze a nessuno dei suoi due piloti (meglio specificarlo anche se noi comuni mortali lo abbiamo capito da marzo che nemmeno quest’anno non avremmo beccato nulla), addirittura se necessario preferisce dare una spintarella al pilota inglese che guida per una scuderia inglese. A pensar male a volte ci si azzecca e, sebbene già so che presterò il fianco a diverse critiche per ciò che affermo, nell’atteggiamento del muretto papaya vedo una propensione naturale nel correre sempre in soccorso del fragile, sebbene velocissimo, Norris. La regola vuole che chi è davanti ha la precedenza, in termini di strategia, eppure mi chiedo come mai sia stato proprio Oscar a dover ricordare al suo muretto che di correre su Charles non gliene fregava un beneamato, visto e considerato che se il monegasco per miracolo avesse vinto, gli avrebbe fatto anche un favore purché lo stesso australiano fosse finito davanti al proprio compagno. Proprio il ritmo indemoniato di inizio gara di Charles è stata la seconda beffa accorsa al giovane e forte pilota McLaren, perché gioco forza all’inizio la gara l’ha dovuta amministrare su di lui e, questo è stato il capro espiatorio perfetto per il muretto papaya per mettere in condizioni l’inglese, su una strategia diversa che alla fine si è rivelata persino vincente. Il laconico richiamo, detto in diretta, ad Oscar (“Ricorda come Noi corriamo”) dopo che per poco non sfondava la fiancata di Lando con quella staccata impossibile, è stato il richiamo ufficiale a congelare le posizioni. Un bel salvacondotto per Norris, non c’è che dire, che gli ha permesso di giungere contro ogni pronostico iniziale primo al traguardo. Le avvisaglie già c’erano state nell’ultimo quarto di gara per Piastri, in luogo del quale la squadra lo invitava a “salvare benzina” e questo a mio avviso sarà il liet motive del resto del mondiale che riprenderà dopo la pausa estiva. I festeggiamenti sul palco sono stati il naturale proseguimento di ciò che è successo in pista. Infatti a parte il teatrino di Norris, nello spostare i trofei per evitare di romperli come in passato, lo champagne è schizzato dappertutto tranne che tra i due piloti McLaren. Ecco, quando tra due compagni di squadra si arriva ad evitare la doccia reciproca di bollicine, quello è il momento che l’amicizia (beati coloro i quali credono a questo nobile sentimento in F1!) tra i due galletti è bella che è finita. Psicologicamente parlando, andare in pausa estiva con una vittoria per Lando è stato molto positivo, di rimando Oscar se ne va in vacanza conscio del fatto che è ancora primo in classifica. La riflessione che entrambi porteranno alla loro mente sarà diametralmente opposta: “Come faccio a superare in classifica Oscar?” si chiederà Norris e, “Come faccio a frenare la squadra nell’aiutarlo continuamente?” chioserà Piastri. Come detto in apertura di questo scritto l’unico modo per zittire tutti, è arrivare all’annichilimento in pista senza se e senza ma. Lo scontro tra i due? Ormai è solo questione di tempo, il conto alla rovescia è già iniziato e, guai a chi si troverà indietro in classifica piloti quando avverrà, perché proprio colui che è attardato nella suddetta classifica ne pagherà maggiormente le pene, con buona pace del mood british di come la squadra impone di correre.

A proposito di beffe, se ci fosse un campionato in questa specialità, Ferrari ed il suo profeta LeClerc sarebbero primi per definizione. Cosa è successo durante il GP ungherese che il monegasco ha addirittura perso dei secondi al giro, perdendo non solo l’illusione della vittoria addirittura anche il podio a favore di Russell, il quale di rimando in quanto ad isteria, non è secondo a nessuno?  Infatti proprio a causa di un intervento oltre il limite del monegasco sull’incolpevole George, oltre al danno arriva appunto la beffa della penalizzazione che nulla ha tolto in termini di classifica finale, di certo aggiunge il carico da novanta su un morale già a pezzi. Le spiegazioni di Vasseur, a  fine gara, a mio personale giudizio sono inascoltabili ed un insulto all’intelligenza dell’utente medio che segue questo sport, perché sentirgli dire che hanno avuto un problema al telaio vuol dire tutto e niente. Continua la beffa, per noi appassionati, di dover ascoltare delle mezze verità e bugie intere su ciò che vediamo in pista. Charles di urti non è ha avuti, danni che compromettessero il telaio nemmeno, allora ci si chiede come sia stato possibile perdere in maniera cosi miserrima posizione e GP? Quando la comunicazione non è chiara le speculazioni si sprecano, ed ecco che si ritorna al ritornello del salvare il “plank”, da parte della Rossa, dove lo stesso inglese della Mercedes lo ha detto chiaramente che in Ferrari hanno dovuto giocare sulle pressioni delle gomme per alzare la macchina. Ad essere sinceri non mi aggrapperei molto a tutte queste speculazioni, fino a che non hanno analizzato a fondo il problema, vero è che non bisogna dimenticare che Ferrari ha portato un aggiornamento importante alla sospensione posteriore e, che quello ungherese, è stato il primo vero GP corso con quell’aggiornamento dopo averlo testato affondo con tre prove libere a disposizione. Mercedes, proprio in Ungheria, è ritornata alla sospensione vecchia (segno di grande confusione all’interno dello staff tecnico crucco, che continua a confermare il fatto che con “l’effetto suolo” non c’hanno mai capito nulla), tanto che persino Kimi ha ritrovato il suo feeling arrivando a punti, a differenza di Hamilton (sigh!). Questo solo per dire che quando si portano upgrade cosi corposi, è inevitabile che si possa andare incontro a problemi di gioventù, problemi che Ferrari non si può permettere evidentemente, solo che la realtà è quella che vediamo e, forse dobbiamo anche ritenerci fortunati che la SF-25 sia andata cosi forte almeno nelle mani di LeClerc, fino ad illudere tutto il mondo ferrarista. Si magnifica tanto, a buon ragione, il talento di Verstappen eppure si dia a Cesare ciò che gli appartiene affermando che il monegasco della Ferrari non è secondo a nessuno e, che l’unica cosa che gli manca e che soprattutto gli è sempre mancata, è quella di avere una monoposto competitiva lungo tutta una stagione. Nella pole ottenuta sabato c’è stata la sua firma dall’inizio alla fine: unico ad aver capito l’evoluzione della pista (McLaren c’ha lasciato mezzo secondo sull’asfalto!), l’unico a sapere come e dove sarebbero andate in temperatura le gomme, da li quel team radio perentorio in cui diceva che non voleva aspettare al semaforo della pit lane. Solo i campioni, o chi ne ha le stimmate, ha un atteggiamento del genere e la beffa più grande, oltre a quella che tutta la squadra non è alla sua altezza, è quella di aver un campione fatto e finito in squadra che non solo ormai non ci capisce più niente, addirittura piange davanti ai microfoni dicendo che Ferrari deve cambiare pilota (riferendosi a se stesso)!

Buone ferie a tutti.

Vito Quaranta

Il recap del MIT – bluff, ansie e delusioni al Gran Budapest Hotel

In assenza del PA nazionale, felicemente impegnato nel saggiare la resa del telaio della sua auto nei lunghi curvoni autostradali della penisola italica, vi tocca sorbirvi il recap del MIT.

Ebbene sì, cari ventincinque lettori: la lotta per il mondiale si arricchisce di un bluff degno di Wes Anderson e delle sue surreali creazioni cinematografiche tra le quali, manco a farlo apposta, campeggia il Grand Budapest Hotel, titolo di uno dei suoi film meglio riusciti.

Dopo esser stato dileggiato e sbeffeggiato urbi et orbi per aver sprecato millemila occasioni, Lando Norris (10) decide di riprendersi alla grande e nel modo più inaspettato: bluffando! Intorno al 18o giro della gara, infatti, il nostro si apre via radio e comincia a blaterare (etimo latino onomatopeico: già i romani usavano “bla bla bla” per perculare il chiacchierone inconcludente) di gomme andate, distrutte, rovinate, inutili, deteriorate, logorate, devastate. E sapete in quanti ci cascano? Tutti!

(sottoscritto compreso, sia ben chiaro)

Ma com’è andata la gara? Facciamo un veloce recap.

Il via è pulito per Leclerc, che mantiene la testa, mentre dietro le due McLaren lottano tra loro e con Russell (9.5) e Alonso (9). Norris rimane incastrato proprio dietro a Piastri ed è costretto a cedere la sua posizione a Russell e Alonso. La gara si anima sin dalle prime tornate, con Verstappen scatenato in rimonta dopo una partenza difficile. Il monegasco della Ferrari impone subito un ritmo forte, ma la minaccia McLaren resta costante: Piastri lo marca a distanza con Norris che recupera subito su Alonso ma fa fatica contro Russell che è bravissimo a gestire l’entrata in rettilineo.

Dietro Alonso, quinto, si crea un trenino DRS che arriva fino in fondo. Anche Max (6.5) dopo un paio di sorpassi dei suoi, ci si trova invischiato e non riesce a guadagnare altre posizioni.

In un simile contesto, le strategie si rivelano decisive e trovare il momento giusto per il primo dei (forse?!) due pit diventa un fattore decisivo. Max, tra i big, apre le danze al 18o giro ma la sorpresa ce la riserva Piastri (6.5) che già al 19o giro prova l’undercut su Leclerc (9meno) che non gli riesce perché il monegasco aveva girato con un ritmo sorprendente e i 3 secondi guadagnati su Piastri nel primo stint gli consentono, di marcare a uomo Oscar e di pittare al giro successivo senza troppi patemi. Il ritmo di Leclerc, lo ripeto, è assai sorprendente, non ha nulla da invidiare a quello McLaren ed è di quelli che ti fanno pensare che sia la giornata giusta.

Evidentemente, la pensavano così anche al muretto di Piastri che cascando nel bluff di Norris di cui sopra, non si preoccupano del suo ritmo  e fanno solo calcoli utili ad avere la meglio sul ferrarista. Il buon Charles, al contrario di Oscar, deve invece aver capito qualcosa perché nonostante nel secondo stint riesca a mettere a distanza di sicurezza l’australiano e stia recuperando 1 secondo al giro su Norris si apre in radio e comincia a strappare dall’empireo tutti i santi del caso sottolineando, non troppo cripticamente, che stava perdendo la gara.

Nel frattempo Max, finito assai indietro, regala momenti di classe pura con sorpassi notevoli su Antonelli (6),  in chicane su Sainz (6),  Hulk (5) e Hadjar (6) quest’ultimo non prima di aver spinto Hamilton (5) fuori dalla curva 4 con una manovra old style.

Norris dà forma al bluff con un ritmo notevole che gli fa perdere ma non tantissimo su CLC e Piastri e quando pitta al 30o giro non è poi così distante dai primi due.

Stranamente il più veloce in pista dopo che tutti hanno fatto il primo pit è Russell, che a suon di giri veloci limita il tempo perso in precedenza: ciò gli servirà per sfruttare il misterioso problema che affliggerà Leclerc per conquistare un podio impensabile alla vigilia.

Piastri e il suo muretto continuano a non pensare al bluff di Norris così studiano la tattica per far fuori il prode monegasco che è invece ben conscio della strategia di Norris ed è costretto a giri che mettono alla frusta la sua vettura, forse in maniera deleteria: tra il 30o e il 40o giro, nonostante i suoi sforzi, Norris guadagna quasi 1 secondo al giro sul duo di testa.

Ad ogni modo, l’ingenuo di giornata, Piastri, al 41o giro finta l’entrata ai box, Leclerc ci casca, si fa per dire perché non aveva alternative, e pitta. Piastri abbozza un tentativo di overcut ma a questo punto risulta evidente che Norris li ha buggerati entrambi. Piastri rimane fuori per altri 5 giri ma ormai è chiaro che non può resistere fino alla fine e decide di non mettere a rischio il secondo posto.

Piastri tenta la rimonta: esce a 6 secondi da Leclerc dopo il pit al giro 46. Se la SF-25 si esprimesse ai livelli dei due stint precednti il secondo posto sembrerebbe al sicuro ma così non è. Inspiegabilmente lento, Piastri lo riprende in pochi giri, superandolo all’esterno in curva 1. Leclerc ha problemi seri, non si capisce se di carburante, di gomme o persino elettrici e crolla fino a essere passato anche da Russell dopo un bel duello. Alla fine, la penalità per un’infrazione nel corpo a corpo con la Mercedes completa la sua giornata nera.

Davanti, Piastri si lancia all’inseguimento di Norris, arrivando negli scarichi del compagno negli ultimi giri. Ma il britannico si difende con esperienza e inaspettata freddezza, respinge ogni attacco.

Finisce con Norris che vince alla grande e con Piastri delusissimo, probabilmente scornato dallo scherzo che gli ha riservato il suo compagno di squadra.

Leclerc finisce quarto ma è la raffigurazione antonomastica della delusione: nell’immediato dopogara si vocifera di un danno al telaio che lo avrebbe afflitto dal 40o giro in avanti. Mi permetto di sollevare qualche dubbio ma, salvo ulteriori smentite, dovremmo accontentarci di questa spiegazione.

Russell porta qualche respiro di sollievo in quel di Stoccarda chiudendo eccellente terzo, Alonso solido quinto davanti a un convincente quanto persino straordinario Bortoleto (8.5). Verstappen limita i danni con l’ottavo posto dopo diversi sorpassi spettacolari. Hamilton mai davvero in partita: chiude 12°, doppiato dalle McLaren.

Una gara tecnica, intensa e nervosa – con un finale incandescente ma con quel gustoso sapore di surrealtà che ci fa apprezzare un bel GP in salsa mitteleuropea.

La McLaren doppia Ferrari nei costruttori e i 9 punti che separano Piastri da Norris consentiranno di tornare dalla pausa estiva con il giusto grado di incertezza per il resto della stagione.

Per il resto, detto del nuovamente disastroso week end di Hamilton, visto nel dopogara balbettare ansiosamente davanti ai microfoni come se fosse sotto sostanze, apprezziamo Stroll  (7), che chiude settimo in una giornata quasi trionfale per una Aston Martin che a Spa era letteralmente dispersa, e Lawson (7.5) che va a punti togliendosi la soddisfazione di arrivare davanti a Verstappen (e nuovamente davanti al wunderkind Hadjar dopo Spa).

Spiace per Bearman (6.5) costretto al ritiro quando sembrava saldamente nei punti.

Deludono invece Ocon (5), Albon (5.5) e Gasly (5), quest’ultimo parso lontano parente rispetto a quello visto a Spa.

Colapinto (6) finisce dietro per via di strategie azzardate ma sembrava averne di più di Gasly.

Tsunoda (5), che a Spa sembrava essersi ripreso, torna nelle retrovie.

Non usurpo ulteriormente il ruolo di PA e i P.S. li lascio a voi.

Commentate, gente, commentate!

IL GRANDE BLUFF DELLA MOTOGP – METÀ STAGIONE

Ma cosa ci hanno raccontato negli ultimi anni!? “La MotoGP più competitiva di sempre”, “vanno tutti uguale”, “ma quanto è bella questa MotoGP”, “il livello più alto di sempre”. Quando il gatto non c’è i topi ballano, ma miei cari adesso il gatto è tornato… È stato un bluff tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi anni!?

“Inutile dare voti. In un mondo pieno di professori da divano anche questa moda delle pagelle ha stancato”.

↘️ CHE DELUSIONE…

È stato un 2025 che ha deluso le aspettative. Quelle di alcuni tifosi, in particolare Bagnaia e Martin. I contendenti degli ultimi due Titoli Mondiali hanno letteralmente fatto rimpiangere agli appassionati gli anni precedenti. Martin per la telenovela in chiaro stile “Cento Vetrine” con Aprilia, mentre Bagnaia sembra da inizio Mondiale il protagonista di un film dell’orrore di Stephen King nel quale non trova la via d’uscita dal labirinto infernale.

Se per Martin c’è la scusante della moto nuova e dell’infortunio (credo che le avrebbe prese di santa ragione anche in condizioni normali) per Bagnaia scusanti neanche l’ombra. Il compagno di team con il numero 93 sulla carena lo sta sculacciando fin dai test, su una moto che ha sviluppato Bagnaia stesso. Il povero Pecco è partito con “non sento l’anteriore, poi non sente i freni, adesso non sente il posteriore. Con Biaggi e Stoner sono stati molto meno magnanimi quelli che “raccontano” questo Sport.


⤴️ UNA CONFERMA

Marc Marquez sta facendo quello che tutti si aspettavano. Dai al fenomeno la moto fenomenale e ti chiude il Mondiale in Giappone a settembre (deriso da chiunque quando lo dicevo…). Il suo problema è che non ha assolutamente rivali, uno dei Mondiale più scadenti di sempre a livello di rivali in pista e allora penso ma negli ultimi anni cosa ci hanno raccontato!? Tutti forti, tutti vanno uguale, che bella questa MotoGP, poi gli danno la Ducati e questo li umilia ad ogni GP. Vabbè, andiamo avanti…

↗️ LE SORPRESE

Nota positiva di questo Mondiale sicuramente è il Team Gresini ed Alex Marquez. Con la partenza di Marc credevo che i risultati del Team sarebbero crollati ed invece Alex ha smentito tutti, anche il sottoscritto, ed ha fatto vedere cosa significhi essere un due volte Campione del Mondo.

🟣 IL BEZ

Molto bene anche Marco Bezzecchi che si è dovuto sobbarcare tutto il lavoro del Team Aprilia causa la mancanza di Martin. Ne Ogura, ne Raul Fernandez sono alla sua altezza, anzi quest’ultimo mi domando cosa ci faccia ancora in MotoGP…. La moto di Bezzecchi in alcune condizioni è competitiva e Marco riesce a trarne sempre il meglio.

🟠 ZARCO/VINALES

Altra nota sicuramente positiva sono Johan Zarco e Maverick Vinales. Il primo è l’alfiere Honda griffato LCR (che sgarbo ad HRC), ha vinto in Francia e nella parte centrale della prima metà di è comportato molto bene. Vinales è al quarto costruttore da quando è in MotoGP, ha vinto con i primi tre e sicuramente potrà togliersi qualche sassolino dalle scarpe quest’anno.

🔵 EL DIABLO

Ultimo del gruppo di quelli che hanno ben figurato c’è sicuramente Fabio Quartararo, che nonostante lo scaldabagno che guida (quegli scaldabagni vecchi che si usavano una volta) è riuscito a portare a casa quattro pole position! In gara si stende perché altre opzioni non ne ha…


⤵️ CHI PUÒ DARE DI PIÙ.

🟡Sicuramente il Team VR46. Abbiamo capito che pagano per avere la moto Factory, ma mi chiedo come si possa, anno dopo anno, prender paga da chiunque. Già lo scorso anno hanno pagato dazio (non è stato Trump bensì Marc!) a Gresini, ma anche quest’anno le stanno prendendo di santa ragione da quelli altri… Morbidelli assolutamente bocciato, ne combina una più di Bertoldo ad ogni GP ed a mio avviso non ha senso continuare con lui in MotoGP, meglio dare una possibilità a qualche giovane emergente della Moto2. Di Giannantonio chiacchiera tanto, sprizza positività (stiamo arrivando, stiamo facendo, stiamo dicendo, stiamo cucinando….) ma alla fine, come si dice qui in Calabria Saudita, “non quaglia”, ovvero non porta acqua al Mulino, tutto fumo e niente arrosto.

🟠Un altro dal quale mi aspettavo MOLTO di più è Pedro Acosta. Lo stiamo aspettando da un po’ di tempo, a Brno il primo vero GP da protagonista. Per me il problema della KTM è la gestione della gomma. La moto c’è e si vede, ma lui è sempre per terra. Ricorda il Marquez del 2023 in Honda.

🔚 FINE CORSA.

Si tratta di alcuni Piloti che, oltre ad aver deluso in questo 2025 e che oggettivamente non sono giudicabili causa di un mezzo poco competitivo o di un Team poco competitivo, hanno i giorni contati in MotoGP. Il 2026 sarà l’ultimo anno per alcuni, il 2025 per altri. Luca Marini sicuramente su tutti, che ha trovato un rinnovo inspiegabile per il 2026. Poi Alex Rins, davvero inguardabile quest’anno; Raul Fernandez che ancora deve “sbocciare” e sono quattro anni che aspettiamo che accada. Poi c’è Joan Mir, sul quale stendo un velo pietoso.  Sono tre Piloti Spagnoli che negli ultimi cinque anni non hanno dimostrato nulla di nulla, perché stanno ancora li!? Perché non dare spazio ad altri Piloti!? Ma questa è un’altra storia…

Mi sono dimenticato qualcuno!? Forse Bastianini, Oliveira e Binder. Sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma indubbiamente la loro prima parte di stagione è insufficiente. Non giudico Jack Miller, vero è una stagione pessima, ma il mio giudizio su di lui è compromesso. Ho un debole per Jack e non lo nascondo.


🎙️Questo Mondiale è forse il più deludente degli ultimi anni in termini di competitività ma offre tanti spunti, sorprese inaspettate, e una realtà ormai chiara: Marc Marquez è ancora il punto di riferimento. Tutti gli altri? Chi più, chi meno, stanno cercando di imitarlo, di andargli dietro, di stargli vicino… Invano.

Gli ultimi anni ci hanno raccontato una MotoGP equilibrata, piena di talenti, di giovani promesse e di team competitivi. Eppure è bastato rimettere Marc Marquez su una moto vincente per azzerare tutto. Il re è tornato, ma forse non era mai andato via.

 

 

 

Francky Longo

 

 

F1 2025 GP D’UNGHERIA

Ungheria, terra d’emozioni! Ah che belli i tempi quando un Paese poteva vantare il business delle disoneste come un’attrattiva ufficiale e non come ora che se solo accenni al fatto che ti piaccia la figa arrivano orde di gattare sul quintale coi capelli blu (o viola) a darti del maschio tossico. Purtroppo per noi il letamaio woke al quale abbiamo assistito dalla psicopandemia alla destituzione del rincoglionito di stanza a Washington sarà difficile da ripulire e sicuramente impossibile da dimenticare. Ergo parliamo di figa, ehm, di Formula Uno che  è meglio. L’Hungaroring fece capolino nel 1986 ed ai tempi era a tutti gli effetti il Calimero del Calendario Mondiale. La cosa più bella che gli veniva detta era “kartodromo”, ecco. Se si pensa che al giorno d’oggi è ritenuto un Gp classico dalle connotazioni “tecniche” abbiamo un’idea di cosa abbiano prodotto 30 anni di abominii di Tilke in special modo ogni volta che ha tracciato qualcosa su superfici completamente piatte. Il 1986 vide il leggendario sorpasso di Sotomayor ai danni di quello che parlava con Dio. In drift all’esterno della curva 1, roba che se a farlo fosse stato l’altro ci avrebbero frantumato le palle a vita. Ma il Carioca era un noto puttaniere zingaro quindi quel sorpasso se lo ricordano solo gli appassionati hardcore. Il 1987 vide i primi segni di rinascita della Ferrari in un’annata dominata dalla Williams. Gerardo non ancora il codardo rimase appiccicato al duo di Grove per tutta la prima parte della gara salvo poi ritirarsi per il cedimento del famigerato “pezzo da 500 lire”. Al Mansueto andò praticamente allo stesso modo, cedette il mozzo di una ruota e dovette ritirarsi regalando la vittoria al Carioca. Nel 1989 il Mansueto partì 12mo e vinse la gara, con tanto di sorpasso su Senna nascondendosi dietro al doppiato Johansson. Io non volevo scrivere che se fosse successo a parti invertite ce li frantumavano per 40 anni ma se me le tirate fuori con le pinze….Edizione 1990 particolarmente croccante, le due Mclaren prendono a sportellate chiunque stia loro davanti all’ingresso della chicane alla fine del T1 per poterli sopravanzare ed alla Direzione Gara va bene così. Fortunatamente non riescono comunque a vincere, ripensando all’odierno “he pushed me off the traaaaack” viene da ridere eh. L’edizione 1996 fu particolarmente significativa: doppio (canonico) ritiro Ferrari col cambio scatolato di Barnard che si rompe per l’ennesima volta su entrambe le auto. Todt si dimette, Montezemolo si oppone, la squadra fa quadrato ed il Kaiser nelle ultime 4 gare restanti (Spa, Monza, Estoril, Suzuka) fa primo – primo – terzo – secondo ossia 30 punti ovvero quasi più lui da solo delle due Williams stellari assieme. Il quinquennio d’oro nacque lì, con buona pace di quello che “viaggiò con Ayrton” che continuò a ripetere che Todt non si dimise dopo Budapest 1996 solo perchè l’Enzo Ferrari di Imola non ebbe le palle di farlo dopo Abu Dhabi 2010. Grossa, enorme delusione nel 1997 per Hill a mezzo giro dalla vittoria con un’inguardabile Arrows Yamaha, ovviamente ne beneficia il canadese (limortaccisua, con metà del suo culo Gilles quel giorno tornava a piedi ai box). 1998 con trionfo del Kaiser nella famosa gara in cui Brawn chiese ed ottenne da lui “30 giri da qualifica” (c’erano i rifornimenti, si andava davvero col gas a porco). Vittoria schiacciante di Mika sul Kaiser nel 2000, tra lì e Spa (stesso risultato) pensammo tutti che fosse davvero finita, e invece….2006 con la prima vittoria di Jenson in F1 ed il suicidio tattico del Kaiser in gara con Alonso ritirato. 2007 con la guerra in casa Mclaren nel Q3, 2008 con la biella che cede a Massa a 2 giri dall’arrivo di un GP corso magistralmente (a mio parere il migliore della sua carriera, solo lo start da terzo a primo fu leggendario). 2009 col famigerato incidente al povero Felipe, 2014 con Alonso che quasi la porta a casa su quel cesso della F14T, sopravanzato da Ricciardo a pochissimi giri dalla fine. 2015 col trionfo di Sebestemmio e la toccante dedica al povero Jules scomparso solo pochi giorni prima. Degli anni successivi ricordo praticamente solo lo strike di quel pipponaccio di Bottas nel 2021 che la tuonò addosso a Max al via (tra questa e Silverstone il feeling è che Michael Masi all’ultimo GP stagionale “riportò solo l’equilibrio nella Forza”). Eccoci quindi all’edizione 2025 con un Panificio che ha appena rinnovato il contratto a Vasseur, la Scuderia saldamente seconda nel Costruttori ed un Pilota pagato 40 e passa milioni l’anno che le avrebbe prese pure da Bearman che sarebbe costato tipo il 90% in meno.

Buon GP a tutti!