In un mondiale tirato, come quello che stiamo vivendo con Piastri e Norris, ho sempre sostenuto che la differenza nel vincere o perdere la faranno gli errori, o per meglio dire vincerà chi sbaglia di meno. Evidentemente questo non vale per il buon Lando, perché proprio l’ennesimo errore commesso in fase di partenza, relegandolo in terza fila, è stata la sua carta vincente che gli ha permesso di rosicchiare sette punti preziosissimi al suo diretto avversario, nonché compagno di squadra. La sorte a volte sa essere davvero beffarda e Piastri, alla fine del GP ungherese che si è corso domenica scorsa, non solo ha imparato questa preziose lezione di vita bensì, ha capito (almeno me lo auguro per lui), che se vuole vincere il suo primo iride se lo deve andare a prendere in pista, proprio come è accaduto in Belgio tra Eau Rouge e Raidillon. Ormai si è capito che McLaren non solo non vuole togliere le speranze a nessuno dei suoi due piloti (meglio specificarlo anche se noi comuni mortali lo abbiamo capito da marzo che nemmeno quest’anno non avremmo beccato nulla), addirittura se necessario preferisce dare una spintarella al pilota inglese che guida per una scuderia inglese. A pensar male a volte ci si azzecca e, sebbene già so che presterò il fianco a diverse critiche per ciò che affermo, nell’atteggiamento del muretto papaya vedo una propensione naturale nel correre sempre in soccorso del fragile, sebbene velocissimo, Norris. La regola vuole che chi è davanti ha la precedenza, in termini di strategia, eppure mi chiedo come mai sia stato proprio Oscar a dover ricordare al suo muretto che di correre su Charles non gliene fregava un beneamato, visto e considerato che se il monegasco per miracolo avesse vinto, gli avrebbe fatto anche un favore purché lo stesso australiano fosse finito davanti al proprio compagno. Proprio il ritmo indemoniato di inizio gara di Charles è stata la seconda beffa accorsa al giovane e forte pilota McLaren, perché gioco forza all’inizio la gara l’ha dovuta amministrare su di lui e, questo è stato il capro espiatorio perfetto per il muretto papaya per mettere in condizioni l’inglese, su una strategia diversa che alla fine si è rivelata persino vincente. Il laconico richiamo, detto in diretta, ad Oscar (“Ricorda come Noi corriamo”) dopo che per poco non sfondava la fiancata di Lando con quella staccata impossibile, è stato il richiamo ufficiale a congelare le posizioni. Un bel salvacondotto per Norris, non c’è che dire, che gli ha permesso di giungere contro ogni pronostico iniziale primo al traguardo. Le avvisaglie già c’erano state nell’ultimo quarto di gara per Piastri, in luogo del quale la squadra lo invitava a “salvare benzina” e questo a mio avviso sarà il liet motive del resto del mondiale che riprenderà dopo la pausa estiva. I festeggiamenti sul palco sono stati il naturale proseguimento di ciò che è successo in pista. Infatti a parte il teatrino di Norris, nello spostare i trofei per evitare di romperli come in passato, lo champagne è schizzato dappertutto tranne che tra i due piloti McLaren. Ecco, quando tra due compagni di squadra si arriva ad evitare la doccia reciproca di bollicine, quello è il momento che l’amicizia (beati coloro i quali credono a questo nobile sentimento in F1!) tra i due galletti è bella che è finita. Psicologicamente parlando, andare in pausa estiva con una vittoria per Lando è stato molto positivo, di rimando Oscar se ne va in vacanza conscio del fatto che è ancora primo in classifica. La riflessione che entrambi porteranno alla loro mente sarà diametralmente opposta: “Come faccio a superare in classifica Oscar?” si chiederà Norris e, “Come faccio a frenare la squadra nell’aiutarlo continuamente?” chioserà Piastri. Come detto in apertura di questo scritto l’unico modo per zittire tutti, è arrivare all’annichilimento in pista senza se e senza ma. Lo scontro tra i due? Ormai è solo questione di tempo, il conto alla rovescia è già iniziato e, guai a chi si troverà indietro in classifica piloti quando avverrà, perché proprio colui che è attardato nella suddetta classifica ne pagherà maggiormente le pene, con buona pace del mood british di come la squadra impone di correre.
A proposito di beffe, se ci fosse un campionato in questa specialità, Ferrari ed il suo profeta LeClerc sarebbero primi per definizione. Cosa è successo durante il GP ungherese che il monegasco ha addirittura perso dei secondi al giro, perdendo non solo l’illusione della vittoria addirittura anche il podio a favore di Russell, il quale di rimando in quanto ad isteria, non è secondo a nessuno? Infatti proprio a causa di un intervento oltre il limite del monegasco sull’incolpevole George, oltre al danno arriva appunto la beffa della penalizzazione che nulla ha tolto in termini di classifica finale, di certo aggiunge il carico da novanta su un morale già a pezzi. Le spiegazioni di Vasseur, a fine gara, a mio personale giudizio sono inascoltabili ed un insulto all’intelligenza dell’utente medio che segue questo sport, perché sentirgli dire che hanno avuto un problema al telaio vuol dire tutto e niente. Continua la beffa, per noi appassionati, di dover ascoltare delle mezze verità e bugie intere su ciò che vediamo in pista. Charles di urti non è ha avuti, danni che compromettessero il telaio nemmeno, allora ci si chiede come sia stato possibile perdere in maniera cosi miserrima posizione e GP? Quando la comunicazione non è chiara le speculazioni si sprecano, ed ecco che si ritorna al ritornello del salvare il “plank”, da parte della Rossa, dove lo stesso inglese della Mercedes lo ha detto chiaramente che in Ferrari hanno dovuto giocare sulle pressioni delle gomme per alzare la macchina. Ad essere sinceri non mi aggrapperei molto a tutte queste speculazioni, fino a che non hanno analizzato a fondo il problema, vero è che non bisogna dimenticare che Ferrari ha portato un aggiornamento importante alla sospensione posteriore e, che quello ungherese, è stato il primo vero GP corso con quell’aggiornamento dopo averlo testato affondo con tre prove libere a disposizione. Mercedes, proprio in Ungheria, è ritornata alla sospensione vecchia (segno di grande confusione all’interno dello staff tecnico crucco, che continua a confermare il fatto che con “l’effetto suolo” non c’hanno mai capito nulla), tanto che persino Kimi ha ritrovato il suo feeling arrivando a punti, a differenza di Hamilton (sigh!). Questo solo per dire che quando si portano upgrade cosi corposi, è inevitabile che si possa andare incontro a problemi di gioventù, problemi che Ferrari non si può permettere evidentemente, solo che la realtà è quella che vediamo e, forse dobbiamo anche ritenerci fortunati che la SF-25 sia andata cosi forte almeno nelle mani di LeClerc, fino ad illudere tutto il mondo ferrarista. Si magnifica tanto, a buon ragione, il talento di Verstappen eppure si dia a Cesare ciò che gli appartiene affermando che il monegasco della Ferrari non è secondo a nessuno e, che l’unica cosa che gli manca e che soprattutto gli è sempre mancata, è quella di avere una monoposto competitiva lungo tutta una stagione. Nella pole ottenuta sabato c’è stata la sua firma dall’inizio alla fine: unico ad aver capito l’evoluzione della pista (McLaren c’ha lasciato mezzo secondo sull’asfalto!), l’unico a sapere come e dove sarebbero andate in temperatura le gomme, da li quel team radio perentorio in cui diceva che non voleva aspettare al semaforo della pit lane. Solo i campioni, o chi ne ha le stimmate, ha un atteggiamento del genere e la beffa più grande, oltre a quella che tutta la squadra non è alla sua altezza, è quella di aver un campione fatto e finito in squadra che non solo ormai non ci capisce più niente, addirittura piange davanti ai microfoni dicendo che Ferrari deve cambiare pilota (riferendosi a se stesso)!
Buone ferie a tutti.
Vito Quaranta