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LA STORIA DELLA FERRARI 312T: 1978 (QUINTA PARTE)

La vittoria inaspettata di Brands Hatch convince Forghieri che le nuove fiancate hanno dato buoni frutti per cui si continua a lavorare sull’aerodinamica della 312T3. Reutemann scende in pista a Fiorano con le minigonne laterali abbinate a una sorta di “spazzaneve” anteriore che costituisce un restringimento in entrata e impedisce all’aria di infilarsi al di sotto delle fiancate stesse.

Con il GP di Germania comincia la serie di piste veloci dal momento che anche quest’anno si corre a Hockenheim. Il Nürburgring è ormai destinato a non ospitare più la F1 per svariati motivi, dalla poca sicurezza dell’impianto (troppo lungo e difficile da coprire con un adeguato servizio in pista) alle ragioni puramente commerciali (spese organizzative alte e troppo pubblico non pagante). Il tracciato del Baden-Württemberg ha le enormi tribune del Motodrom che possono ospitare comodamente fino a 100mila spettatori che possono vedere 45 passaggi invece di 14, anche se mancano tutte le attrattive spettacolari del ‘Ring. La gara è formalmente organizzata dal AvD (Automobilclub von Deutschland) che però l’ha ceduta in gestione a Bernie Ecclestone e a Max Mosley, ex socio fondatore della March e ora avvocato della FOCA a tempo pieno.

Contrariamente alla logica, gli organizzatori del GP che si corre su un circuito di quasi 7 km riducono a 24 il numero di partenti rendendo necessarie le pre-qualifiche per i non iscritti FOCA. Come già successo a Zolder l’ora decisiva si è svolta il 26 giugno, un mese prima del GP, e Rosberg ha ottenuto il miglior tempo con la Wolf di Teddy Yip davanti a Merzario e Rebaque. Sono eliminati Arnoux con la Martini e Lunger con la McLaren della BS Fabrications.

A Brands Hatch due Brabham Alfa Romeo sono salite per la prima volta sul podio per la gioia di Carlo Chiti che, dopo la vittoria “ventilata” di Anderstorp, comincia a prenderci gusto.

La vittoria ottenuta lo scorso anno da Lauda proprio all’Hockenheimring costituisce un ulteriore stimolo per l’austriaco che non ha digerito la sconfitta britannica e ha il dente avvelenato con Giacomelli.

A Brands Hatch, John Watson è stato autore di una gara giudiziosa. Nei primi giri ha avuto problemi di surriscaldamento delle gomme per cui ha rallentato il ritmo per conservarle e alla fine ha conquistato il secondo podio dell’anno.

La Tyrrell porta in Germania le solite monoposto, prive di novità. In quel di Ripley, Maurice Philippe sta lavorando a una nuova monoposto. Questa volta non ci sono le radiali Goodyear da provare.

Il tracciato di Hockenheim non ha le curve medio-veloci che esaltano le caratteristiche della Lotus.

Sarà interessante vedere come si posizioneranno Andretti e Peterson sia in prova che in gara.

Il prototipo M26E è stato riposto in magazzino per cui l’unica novità in casa McLaren rispetto a Brands Hatch è l’assenza delle scritte Marlboro su auto, tute e caschi dovuta alla severità della legge tedesca sulla pubblicità delle sigarette.

Seconda gara di casa per la ATS che anche questa volta ha il solo Mass disponibile. Sulla sua HS1/1 ci sono ulteriori modifiche apportate da John Gentry che ha aperto due prese d’aria NACA sui lati delle fiancate per raffreddare i radiatori dell’olio. Perso definitivamente Rosberg, che questa volta potrà correre con la scuderia Theodore, Günter Schmid richiama Jarier, libero da impegni con la Shadow nella serie Can-Am.

La vittoria di Brands Hatch ha risollevato il morale di Reutemann che però sa di avere sfruttato un’opportunità probabilmente irripetibile ma cerca di far valere il momento favorevole.

Ora anche Villeneuve ha le stesse fiancate e la nuova disposizione dei terminali di scarico sulla 312T3/035 che ha usato in Francia.

Fittipaldi è fiducioso dopo la bella prova inglese, anche se finita male per la rottura del motore.

La Renault ha rotto il motore nelle ultime tre gare, creando diversi dubbi sulla effettiva adeguatezza del turbo per le corse di F1.

Nuovo alettone posteriore con paratie laterali lunghe e tubo di sostegno sulla Shadow di Stuck, una soluzione sempre più utilizzata dalle squadre.

Nessuna novità sulla DN9/4A di Regazzoni.

La Surtees ha realizzato la terza TS20 come muletto per Keegan e Brambilla.

C’è delusione alla Wolf dopo l’occasione sfumata per i problemi al cambio che hanno fermato la WR5 a Brands Hatch mentre era al comando della corsa.

Jody Scheckter è al centro dell’attenzione. Il 26 luglio si è infatti recato a Maranello dove ha firmato un super contratto da 500 milioni di lire (2 milioni di euro). Non è ancora noto chi sarà il suo compagno di squadra nel 1979.

Nuovi piloti alla Ensign. Morris Nunn e Derek Daly hanno una disputa contrattuale così il proprietario della squadra ingaggia il 25enne brasiliano Nelson Piquet che sta facendo molto bene nei campionati britannici di F3 e ha dominato la gara disputata a Le Castellet in occasione del GP di Francia di F1. Piquet usa il cognome della madre fin da quando ha cominciato a correre per tenere nascosta la sua attività al padre Estácio Souto Maior, ministro della salute brasiliano nel 1961, il quale voleva che il figlio facesse il tennista. Dopo la morte del padre avvenuta nel 1974, il giovane pilota (che prima si faceva addirittura chiamare Piket) ha mantenuto il cognome della madre.

La MN06 viene noleggiata dalla Sachs Sporting, ramo sportivo dell’azienda tedesca produttrice di componenti per auto, nonché sponsor di Harald Ertl che ritorna in F1 un anno dopo la cessazione del rapporto con la Hesketh. Il pilota-giornalista austriaco (ma residente a Manheim) ha ora un casco blu che riprende lo stesso schema grafico di quello giallo.

Hector Rebaque si è pre-qualificato per cui può di nuovo tentare di entrare nei 24 ammessi alla partenza.

La Ligier porta in Germania la JS9/02, ottenuta smantellando la vecchia JS7/03 e tenuta come muletto.

La Williams prova un nuovo cofano motore privo della cupola che copre il motore.

Ritorna il team Theodore che ha acquistato le Wolf WR3 e WR4 per Keke Rosberg. Sulla vettura compaiono lo sponsor tedesco di abbigliamento Kern, oltre alla Air Press “importata” da Rosberg dalla ATS.

C’è nervosismo alla Arrows. Il processo per la causa intentata da Don Nichols è iniziato pochi giorni prima della trasferta tedesca e a breve si attende la sentenza che potrebbe essere tutt’altro che favorevole alla scuderia di Milton Keynes. Nichols sostiene che si è trattato di un deliberato tentativo di spingere il team Shadow in difficoltà finanziarie allo scopo di permettere che fosse rilevato. Nichols afferma che “è stato combinato in anticipo, e questa fu la ragione per cui il team Shadow si trovò in difficoltà l’anno scorso”, facendo intendere premeditazione da parte degli accusati. Sostiene che ciò fu progettato insieme ad Ambrosio fin dal luglio 1977. Nichols accusa i suoi ex associati di aver cospirato contro di lui e specifica i nomi di Jackie Oliver, Alan Rees, Dave Wass e Franco Ambrosio, mentre Tony Southgate si sarebbe unito più tardi al gruppo.

Migliora Arturo Merzario che è di nuovo ammesso alle prove ufficiali.

Nel paddock il direttore tecnico e il responsabile della BMW Motorsport, Paul Rosche e Jochen Neerpasch, presentano insieme a Ronnie Peterson la BMW M1. Si tratta di una meravigliosa vettura disegnata da Giorgetto Giugiaro il cui telaio, sospensioni e aerodinamica sono stati progettati alla Lamborghini da Giampaolo Dallara. Il motore, derivato da quello della 635 Coupè (6 cilindri in linea da 3.500 cc da 280 cv) è stato sviluppato proprio da Paul Rosche. La M1, prodotta in 399 esemplari, sarà protagonista della BMW M1 Procar Series, un campionato che si disputerà durante alcuni weekend dei GP europei del 1979 e vedrà sfidarsi anche alcuni piloti di F1.

I 28 pre-qualificati scendono in pista alle 10 di venerdì mattina per i primi 90 minuti di prove per lo schieramento. La mente vulcanica di Gordon Murray non si è ancora arresa al compromesso aerodinamico imposto dal 12 cilindri Alfa Romeo, così Lauda prova un’ennesima modifica sulla BT46/3 che ora ha il musetto del progetto originale (visto anche sulla BT46B) e ha spostato i radiatori dell’acqua sull’esterno di nuove fiancate realizzate in fretta e furia.

L’esperimento non dà i risultati sperati per cui viene archiviato in fretta e l’austriaco riprende la solita BT46/6 con la quale ottiene il terzo miglior tempo della mattina. Davanti a tutti ci sono le due Lotus, con Peterson che ottiene il miglior tempo in 1’52”15, quasi un secondo meno della pole di Scheckter del 1977.

Andretti è secondo a 55 centesimi, solo 3 meno di Lauda. Gli altri, Scheckter, Watson, Jabouille, Hunt e Tambay hanno distacchi che vanno dal secondo e mezzo in su e precedono le Ferrari di Reutemann (+2.41”) e Villeneuve (+2.45”). Pierre Dupasquier si occupa personalmente di controllare la pressione delle gomme Michelin.

Jarier esce di pista per il blocco dell’acceleratore e distrugge l’anteriore della HS1/2, dovendosi poi arrangiare col muletto HS1/3 non aggiornato.

Fa molto caldo a Hockenheim e al pomeriggio la temperatura dell’asfalto permette a pochissimi di migliorare il tempo della mattina. Tra questi c’è Peterson che lima 2 centesimi ma soprattutto Lauda e Scheckter che scavalcano Andretti la cui Lotus 79/3 ha problemi di alimentazione ed è costretto a girare col muletto 79/1 col quale non riesce a migliorare.

Jones è quinto (+1.37”) davanti a Hunt, Laffite, Watson e Jabouille. Per trovare le Ferrari bisogna scendere all’undicesimo e tredicesimo posto.

I meccanici Lotus hanno risolto i problemi della vettura di Andretti che sabato pomeriggio mette in riga tutti con il tempo di 1’51”90, battendo il compagno di squadra di 9 centesimi e conquistando la quattordicesima pole.

Anche questa volta l’unico che si avvicina alle monoposto nero-oro è Lauda (+0.39”) che precede Scheckter (+0.78”), Watson (+0.94”). Jones (sesto come a Brands Hatch), Hunt e Laffite sono più staccati.

Giornata amara per i gommati Michelin. Jabouille è nono a +1.71”, Reutemann dodicesimo a +2.27” e Villeneuve quindicesimo a +2.50”.

Questa volta Patrese è solo quattordicesimo mentre Brambilla è ventesimo. Al rientro ai box il monzese rifila una scarica di pugni a martello, in perfetto stile Bud Spencer, sul casco di Hunt che lo ha ostacolato nel finale della sessione.

Non si qualificano Regazzoni, Keegan, Jarier e Merzario. Nelson Piquet si migliora di 2 secondi nell’ultima sessione e ottiene il ventunesimo tempo davanti a Mass, Ertl e Stuck.

Il caldo afoso dei giorni precedenti si intensifica la domenica mattina raggiungendo la temperatura di 31 gradi all’ombra.

Questo causa diversi problemi ad alcune auto che accusano problemi di vapour-lock. Reutemann rientra ai box dopo il giro di formazione con il motore che fuma vistosamente e prende il muletto.

Al via del giro di ricognizione il motore della Wolf di Scheckter fatica a prendere i giri a causa del vapour-lock, nonostante la presenza di due prese d’aria aggiuntive posizionate ai lati del casco, e viene superata da buona parte dello schieramento.

Il gruppo procede compatto e il sudafricano riesce a riprendere la sua regolare posizione in seconda fila solo quando tutti hanno raggiunto lo schieramento.

Il semaforo passa al verde nell’istante preciso in cui Scheckter si ferma nella piazzola cogliendolo completamente impreparato e la metà del gruppo è ancora in movimento. Andretti e Peterson scattano bene insidiati da Lauda mentre Scheckter parte in netto ritardo creando scompiglio nel gruppo che lo deve evitare, con Patrese e Pironi che lo superano mettendo le ruote di sinistra sul prato.

Andretti prende quindi il comando alla Nordkurve davanti a Peterson, Lauda, Jones e Watson.

Nella parte centrale del gruppo Tambay sbaglia la partenza, Stommelen tampona Depailler il quale finisce addosso alla McLaren e si ritira immediatamente con la sospensione anteriore sinistra fuori uso e una spalla dolorante.

Il gruppo si avvia verso la prima chicane con Peterson che affianca Andretti il quale tiene la traiettoria interna per non farsi superare.

Lo svedese però esce più veloce dalla variante, affianca il compagno di squadra all’interno e lo supera prima della Ostkurve.

Alla fine del primo giro Peterson è in testa davanti ad Andretti, Lauda, Jones, Watson, Hunt, Reutemann, Laffite, Fittipaldi e Villeneuve.

Ora la Wolf di Scheckter ha ripreso a funzionare normalmente ma il sudafricano chiude il primo giro desolatamente ultimo, staccato di 3 secondi dal penultimo (Brambilla).

Nel frattempo Stommelen prende la scorciatoia che passa dietro le tribune del Motodrom e rientra ai box per sostituire il musetto della sua Arrows. La sosta è molto lunga e la manovra è vietata ma i commissari lasciano che il tedesco riprenda la gara in ultima posizione.

I tedeschi Mass e Stuck entrano in collisione alla Ostkurve nel corso del secondo giro e si autoeliminano senza danni fisici.

Le Ferrari sono nel gruppo degli inseguitori, al settimo e nono posto.

Le Lotus allungano come al solito ma ora alle loro spalle c’è Jones che ha scavalcato Lauda e sta distanziando le due Brabham Alfa Romeo.

Intanto Andretti si fa vedere negli specchietti di Peterson per ricordargli i ruoli all’interno della squadra ma Super-Swede sembra non volerne sapere e chiude la porta a Piedone alla Onkokurve che immette nel Motodrom.

Alla fine del quarto giro, dopo aver perso la settima posizione a favore di Laffite, Reutemann rientra ai box. I meccanici pensano di dover cambiare le gomme ma Forghieri ferma tutti perché si tratta di un problema di alimentazione. L’argentino riparte diciannovesimo e staccatissimo.

Al quinto giro Andretti approfitta del doppiaggio di Stommelen, esce di scia subito dopo la seconda chicane e passa a condurre, sempre alla Onkokurve.

Peterson continua a mettere pressione ad Andretti, lo affianca sui rettilinei costringendolo a tenere la traiettoria interna per non farsi infilare. Questo consente a Jones di ridurre il distacco.

Jabouille sta facendo valere i cavalli extra del turbo Renault. Al quinto giro supera Laffite portandosi in settima posizione e si prepara ad attaccare Hunt ma il suo motore si rompe per la quarta volta nelle ultime quattro corse prima della seconda chicane.

Dopo 10 giri la coppia Lotus ha 5 secondi su Jones, 10 su Lauda, 17 su Hunt e 20 sul gruppetto formato da Laffite, Villeneuve, Pironi e Scheckter (che sta effettuando una rimonta impetuosa) e Patrese. Watson ha rotto la quarta marcia per cui perde moltissimo tempo sia in accelerazione che in scalata e precipita al quindicesimo posto, alle spalle di Ertl e Rebaque.

All’inizio del dodicesimo giro Lauda rallenta subito dopo essere passato davanti ai box e si ferma all’uscita della Nordkurve con l’ennesimo motore rotto.

Scheckter continua a recuperare posizioni e al quattordicesimo giro , sopo aver superato Pironi, si sbarazza anche di Villeneuve alla Sachskurve ed entra in zona punti.

Reutemann rientra ai box e si ritira dopo l’ennesimo episodio di vapour-lock. Era diciassettesimo, doppiato.

Al diciassettesimo giro Tambay finisce nelle reti per un testacoda alla Ostkurve a causa dello sgonfiamento di una gomma.

Ancora due giri e Scheckter raggiunge e supera Laffite alla prima chicane portandosi in quinta posizione mentre Villeneuve deve guardarsi le spalle da Fittipaldi.

A metà gara Hunt fora la gomma anteriore sinistra lontano dai box e deve fare buona parte del giro a velocità ridotta. Giunto alla Onkokurve l’inglese prende bretella/via di fuga, facendo lo slalom tra i bidoni posizionati per rallentare i piloti, e raggiunge i box evitando di percorrere il tratto del Motodrom, manovra vietata dal regolamento. Una volta sostituite le gomme, Hunt riparte quindicesimo (terz’ultimo).

Andretti e Peterson sono sempre nettamente al comando, con Jones a 10 secondi. Scheckter è splendido quarto, staccato di 35 secondi, davanti a Laffite, Pironi, Villeneuve e Fittipaldi.

Rebaque sta disputando la sua migliore gara in carriera ed è decimo con la Lotus 78 ma nella foga di attaccare Patrese finisce in testacoda all’uscita della seconda chicane. I meccanici lo spingono per toglierlo dalla posizione pericolosa e riesce a ripartire ma perde tre posizioni mentre Fittipaldi supera Villeneuve alla Sachskurve.

Al venticinquesimo giro arriva l’ormai scontata sosta ai box di Villeneuve per sostituire le Michelin piene di vesciche causate dalla temperatura elevata. Il canadese scende all’undicesimo posto.

Il caldo mette in crisi anche il sistema di alimentazione della Williams di Jones che rientra ai box con le bolle di vapore della benzina. Neil Oatley indica a un meccanico di versare acqua fresca con un innaffiatoio sulla pompa della benzina e lo rimanda in pista in decima posizione ma due giri più tardi arriva l’inevitabile ritiro.

Al 32° giro Patrese si gira alla Sachskurve ma riesce a ripartire dopo aver lasciato passare Ertl e Villeneuve.

Quando mancano 10 giri al termine Andretti e Peterson sono sempre davanti a tutti ma lo svedese, dopo aver percorso quasi tutta la corsa nella scia del compagno di squadra, comincia a perdere sensibilmente terreno e passa sul traguardo con oltre tre secondi di distacco, pur non avendo commesso errori. Scheckter è terzo con un buon margine su Laffite alle cui spalle si sta svolgendo un bel duello tra Pironi e Fittipaldi per la quinta posizione.

Il motore della Ensign di Piquet si rompe alla Ostkurve e il brasiliano rientra verso i box a piedi. La sua gara di debutto è stata abbastanza anonima, sempre ultimo tra quelli che non avevano effettuato soste ai box. Al momento del ritiro si trovava in dodicesima posizione, parecchio indietro rispetto a Rebaque e davanti a Hunt, Stommelen e Rosberg.

Hunt viene fermato con bandiera nera per aver tagliato il circuito e correttamente rientra ai box e abbandona la corsa. Nessun provvedimento invece per Stommelen che continua tranquillamente a sua gara.

Il cambio della Lotus numero 6 è bloccato in quarta marcia e Peterson cerca di portare comunque la macchina al traguardo ma al 37° giro si rompe il rapporto finale e lo svedese si ferma poco prima della Onkokurve, lasciando la macchina in piena traiettoria.

Fittipaldi sorprende Pironi alla Onkokurve conquistando la quarta posizione. La Ferrari di Villeneuve invece comincia ad accusare i problemi di vapour-lock che hanno già messo fuori causa Reutemann, così Ertl la supera in rettilineo ed entra in zona punti per la prima volta in carriera.

La bella favola di Ertl si conclude a soli 3 giri dalla bandiera a scacchi per la rottura del motore. Villeneuve recupera la sesta posizione ma solo per poche centinaia di metri. Il motore della sua Ferrari continua a funzionare a intermittenza e non può resistere a Rebaque e Watson che lo superano senza problemi.

Undicesima vittoria in carriera per Mario Andretti, la quinta dell’anno, davanti a Scheckter che conquista un meritato secondo posto e a Laffite, al suo secondo podio stagionale dopo quello illusorio di Jarama.

Meritatissimo anche il quarto posto di Fittipaldi dopo il lungo duello con Pironi che chiude quinto.

Il 22enne Hector Rebaque conquista il suo primo punto mondiale dopo una splendida gara in cui ha fatto segnare l’ottavo giro più veloce.

Mancano ancora 5 GP alla fine del Mondiale ma non si vede chi e come qualcuno possa sottrarre il titolo ad Andretti che ora ha 54 punti, 18 più di Peterson (l’equivalente di 2 GP). I principali inseguitori restano tutti a bocca asciutta mentre Scheckter e Laffite salgono appaiati al settimo posto con 14.

La situazione nella Coppa Costruttori è ancora più chiara con la Lotus che ha 27 punti (3 GP) di vantaggio sulla Brabham Alfa Romeo e 36 sulla Ferrari che dopo la vittoria di Brands Hatch è tornata nel ventre molle dello schieramento. Villeneuve ha chiuso ottavo e non è stato doppiato solo perché Andretti, dopo il ritiro di Peterson, è decisamente andato al risparmio.

Il giorno seguente, lunedì 31 luglio, le squadre passano dalla calura tedesca al cielo coperto di Zandvoort per provare le gomme da usare nel GP d’Olanda di fine agosto. Nell’occasione si svolgono anche le pre-qualifiche per escludere tre dei dieci piloti che vi prendono parte e Giacomelli è il più veloce in 1’19”59.

La settimana precedente il bresciano ha vinto matematicamente l’Euro F2 con ancora due gare da disputare ma non sembra riscuotere molto interesse tra le squadre di F1. La poca competitività della M26 non lo aiuta e anche Teddy Mayer non è molto impressionato dalle sue prestazioni.

Gli altri sei che staccano il biglietto per le prove ufficiali sono nell’ordine Lunger, Merzario, Rosberg, Piquet, Arnoux e Rebaque. Nelson Piquet, che sta lottando per vincere sia il campionato di F3 BP che il Vandervell, è stato contattato a Brands Hatch da Bob Sparshott e dal socio John Woodington, prima ancora del debutto a Hockenheim. Ora la BS Fabrication gli offre un mini contratto per tre GP (pagato con i soldi della Liggett & Myers) per correre con la M23/11 muletto di Lunger. Sparshott afferma che il brasiliano è molto veloce ma non abbastanza in forma per la F1, tanto che dopo qualche giro deve fermarsi ai box per riprendere fiato. Il pilota di Brasilia supera la pre-qualifica nonostante un testacoda che interrompe la sua sessione prima del termine.

I tre eliminati sono Ertl, Ongais e Stommelen. L’hawaiano manca la seconda pre-qualifica con la Shadow DN9 (quattro mesi dopo quella di Long Beach) e chiude la sua modesta esperienza in F1 per dedicarsi completamente alle serie USAC e IMSA. L’anno successivo toccherà l’apice della carriera proprio nel campionato a ruote coperte vincendo la 24 Ore di Daytona condividendo la Porsche 935 numero zero con Hurley Haywood e con l’amico e sponsor Ted Field.

Sorprende (ma fino a un certo punto) l’ultimo tempo di Stommelen con la Arrows, staccato da Rebaque di quasi un secondo e mezzo. La spiegazione sta nel fatto che il tedesco utilizza l’ora a disposizione per sgrossare una nuova monoposto costruita a Milton Keynes per non rischiare di restare senza macchina nel caso di sentenza di colpevolezza da parte del Tribunale di Londra. La vettura viene tenuta coperta per quanto possibile e gira pochissimo ma sembra molto simile a quella precedente. In ogni caso, essendo alla sua prima uscita, è evidente che ci sia ancora bisogno di molta messa a punto.

Come si temeva, mercoledì 9 agosto il Tribunale di Londra condanna la Arrows per plagio e mette al bando la FA1 in quanto almeno il 40% delle quattro vetture esistenti è stato costruito in base ai disegni Shadow. Il giudice Sydney Templeman ordina che tutti i pezzi della FA1 costruiti con disegni Shadow debbano essere distrutti o consegnati agli avvocati di Don Nichols insieme ai disegni originali e a tutte le copie. La Arrows dovrà inoltre provvedere a risarcire Nichols per 15mila sterline (circa 98mila euro) e a pagare una cifra pari a circa il doppio per le spese processuali. Oliver e Wass avevano offerto a Nichols 75mila sterline (circa 490mila euro) per un accordo extra-giudiziario ma l’americano ha rifiutato. Al di là delle evidenze emerse nel dibattimento, il giudizio è stato influenzato anche dalla situazione di Franco Ambrosio, il finanziere napoletano che non si vede più da tempo negli autodromi per il semplice fatto che è in galera in Italia (carcerazione preventiva) in seguito a un’inchiesta che lo vede coinvolto insieme con la Svirobank di Lugano, alcuni esponenti della loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli e lo IOR (Istituto per le Opere di Religione) del Vaticano per riciclaggio di dollari falsi.

La gara successiva è il GP d’Austria che si corre sul meraviglioso tracciato dell’Österreichring, adiacente all’aeroporto militare di Zeltweg.

Gordon Murray insiste con lo schema provato brevemente da Lauda durante le prove di Hockenheim. Questa volta sono due le BT46 con i radiatori montati sulle fiancate che ora hanno un aspetto meno improvvisato. Su quella di Lauda sono stati rimessi i dischi freno con gli inserti in carbonio. Il muletto ha la veste aerodinamica vista finora.

L’unica novità sulle Tyrrell, che continuano a utilizzare le bandelle laterali divergenti per non far passare l’aria sotto alla monoposto, è il fondo della monoposto che si prolunga fin dietro al motore nel tentativo di avere meno turbolenza. Depailler comincia a manifestare insofferenza per la situazione della squadra di Mr.Chopper.

Il dominio in campionato non ferma lo sviluppo della Lotus che ha realizzato i triangoli delle sospensioni della 79/3 di Andretti con tubi a sezione appiattita.

La 79/2 di Peterson non presenta novità.

All’interno delle fiancate si possono notare le guide delle minigonne scorrevoli.

Hunt e Lauda alloggiano all’hotel Schloss Seefels, un 5 stelle in riva al lago Wörthersee che dista 120 km dal circuito. Per evitare il traffico delle strade che congiungono la Carinzia e la Stiria, i due amici effettuano il trasferimento a bordo del Lear Jet pilotato da Lauda dall’aeroporto della vicina Klagenfurt a quello di Zeltweg.

La stagione di Patrick Tambay non sta andando come il francese immaginava.

La ATS è nel caos. Il progettista John Gentry, che ha quasi completato una monoposto completamente nuova, ha lasciato la squadra dopo il GP di Germania a causa del difficile rapporto con l’intrattabile Günter Schmid. Mass è sempre il primo pilota mentre la seconda vettura è noleggiata dal rientrante austriaco Hans Binder.

Le previsioni meteo sembrano scongiurare le alte temperature che hanno creato troppi problemi alle Ferrari sia in Francia che in Germania. Le 312T3 portate in Austria hanno tutte la stessa disposizione dei terminali degli scarichi, due sopra le sospensioni e due sotto, oltre a nuove sospensioni anteriori e relativi attacchi. La Michelin porta gomme con profilo più alto e arrotondato.

La vaporizzazione della benzina e i conseguenti vuoti di alimentazione provocati dal caldo tedesco hanno fatto perdere altri punti a Villeneuve che continua a scoprire i circuiti europei a lui sconosciuti. Il canadese giudica l’Österreichring “difficile da imparare e soprattutto molto pericoloso”.

La competitività ritrovata e i buoni risultati ottenuti fanno tornare la serenità alla Copersucar e Fittipaldi ne attribuisce il merito al lavoro del Fly Studio di Caliri e Marmiroli.

La Renault ha montato sulla RS01/02 un nuovo scambiatore di calore che ha un radiatore dell’acqua incorporato collegato all’impianto di raffreddamento principale del motore. Questa soluzione, provata a Dijon-Prenois la settimana scorsa, riduce la temperatura dell’aria in entrata e fornisce migliori caratteristiche di coppia e soprattutto più affidabilità.

La vittoria della causa contro la Arrows non cambia le caratteristiche tecniche delle Shadow che rimangono sempre nella seconda metà del lotto.

John Surtees ha messo in vendita la squadra, capannone compreso. Big John non riesce più ad essere sempre presente per problemi di salute connessi al grave incidente subìto a Mosport Park nel 1965, quando si schiantò con la sua Lola T70 e subì gravi fratture alle gambe, per cui non può più occuparsi della squadra come vorrebbe. A tutto ciò si aggiungono le croniche difficoltà finanziarie che sono destinate ad aumentare con l’ormai prossima fuoriuscita di Brambilla e quindi della Beta. Il monzese non può provare diverse tipologie di gomme perché non ci sono abbastanza cerchioni disponibili.

La splendida rimonta di Hockenheim (da ultimo a secondo con 11 sorpassi nei primi 19 giri) ha “indennizzato” Scheckter per il ritiro di Brands Hatch e ha fatto strabuzzare gli occhi a qualcuno a Maranello.

Ricomposta la diatriba contrattuale, Derek Daly torna sulla Ensign ufficiale.

I meccanici di Morris Nunn si divertono a prendere in giro il direttore finanziario Chuck Jones e Harald Ertl.

Morale alle stelle per Hector Rebaque dopo l’impresa di Hockenheim.

Nuove sospensioni per la Ligier. A Vichy intanto si lavora sulla monoposto per l’anno prossimo che monterà il DFV Cosworth.

Jones e la Williams FW06 sono ormai una presenza fissa tra i protagonisti in gara e a Hockenheim sono stati i più vicini alle Lotus, fino a quando il vapour lock ha rovinato tutto.

Piquet può continuare la sua esperienza in F1 grazie all’interessamento di Bob Sparshott ma Lunger non è molto contento del fatto che lo possa fare grazie al suo sponsor personale.

Arnoux e la Martini tornano in gruppo dopo non aver superato il turno preliminare in Germania.

Keke Rosberg ha dovuto fare tutta la gara di Hockenheim in ultima posizione dopo una lunga sosta per sistemare il musetto della Wolf rotto in seguito al caos della partenza e ora spera di fare finalmente una gara normale.

Recepita la sentenza di Londra la Arrows fa debuttare la nuova vettura che si chiama A1 dove la A sta per Arrows. Le iniziali FA di Franco Ambrosio sono state eliminate.

L’abitacolo è molto stretto per aumentare il più possibile la larghezza delle fiancate. Per questo motivo l’asta di comando del cambio esce all’esterno della carrozzeria. Le minigonne sono ora scorrevoli e non flessibili come sulla FA1.

L’alettone posteriore non è più sostenuto dal pilone centrale e nemmeno dal tubo che si vede ormai su molte monoposto ma da un’ala bassa simile a quella della Renault. I gruppi molla ammortizzatore sono montati sopra al cambio in posizione diagonale (come sulla 312B2) per non ostacolare il flusso d’aria in uscita dalle fiancate. Non può mancare il commento ironico sul retro dell’ala.

Macchina nuova anche per Arturo Merzario che presenta la A1/2.

Il programma del GP prevede 31 iscritti e 26 partenti. Il tracciato lungo quasi 6 km permette di ospitare tutte le monoposto senza problemi ma alle 17:10 di giovedì pomeriggio, quando le squadre stanno finendo di preparare le vetture per le prove del venerdì, l’organizzazione informa i diretti interessati con un comunicato consegnato a mano che Ertl, Rebaque, Piquet, Lunger, Arnoux, Rosberg, Stommelen e Merzario dovranno scendere in pista la mattina seguente alle 8 per mezz’ora di pre-qualifiche che elimineranno il pilota più lento. Brett Lunger è il più veloce in 1’41”07 mentre l’unico eliminato è Stommelen che si ferma lungo la pista dopo un paio di giri a causa di una perdita dal serbatoio. La sua Arrows è stata assemblata all’ultimo momento e non è stato possibile provarla prima.

Tanto per cambiare c’è una Lotus davanti a tutti nella prima sessione del mattino ed è quella di Peterson che cancella il record della pista in 1’37”71 lamentando un forte sottosterzo. Staccati di 9 decimi ci sono l’ottimo Reutemann e Andretti, il quale non la prende benissimo e chiede spiegazioni a Chapman. Laffite è quarto con la JS9 modificata a un secondo netto da Peterson e precede Fittipaldi, Jabouille e Pironi.

Male le BT46 modificate con Lauda nono a +1.78” e Watson tredicesimo a +2.28” (come Villeneuve). Lo spostamento di circa 30 kg dal muso alle fiancate cambia completamente il bilanciamento della macchina, tanto che le gomme si distruggono in pochissimi giri per cui al termine della sessione i meccanici della Brabham si mettono al lavoro per smontare tutto e riportare le vetture alla versione originale.

Nel pomeriggio Andretti si migliora con 1’37”76, a soli 5 centesimi dal compagno di squadra che invece gira pochissimo prima che il suo DFV preparato da Nicholson esploda senza poter migliorare il tempo del mattino. La grande sorpresa arriva dalla Renault di Jabouille che sfrutta al meglio il nuovo scambiatore di calore e il tracciato favorevole alle caratteristiche del turbo mettendo a segno il terzo tempo a “soli” 6 decimi dalle Lotus e scavalca Reutemann.

Watson si migliora leggermente con la BT46 con i radiatori sul musetto mentre Lauda ha una giornata molto sfortunata nella quale prima rompe un un portamozzo e poi, una volta salito sul muletto, rompe il motore.

Sabato mattina c’è una novità al box della Surtees dove si presenta Brian Henton, con casco e tuta, per cercare di capire cosa non va sulla TS20 di Keegan che non è andato oltre il 29° crono, a quasi due secondi da Brambilla. Henton non rientra nell’elenco degli iscritti ma nessuno ha qualcosa da obiettare e il pilota inglese gira tranquillamente durante l’ora e mezza non valida per lo schieramento.

Brambilla completa il quadro caotico della squadra di Edenbridge piegando una sospensione contro il guardrail della Jochen Rindt Kurve.

Quando i 30 piloti sono ormai pronti per l’ultima ora di qualifica il cielo è sempre più nero, tanto che dagli altoparlanti si avvisa il pubblico che il previsto lancio di paracadutisti sul circuito è stato annullato per motivi di sicurezza. Quando alle 13:10 le vetture entrano in pista, appaiono dal cielo i 4 paracadutisti che non sono stati avvisati in tempo dell’annullamento dell’esibizione e stanno per atterrare sul rettilineo del traguardo. Le prove vengono sospese immediatamente con bandiera rossa e le auto rientrano ai box. Finalmente alle 13:22 si può ripartire ma dopo appena 10 minuti comincia a piovere e le prove si chiudono con pochi piloti che sono riusciti a migliorare i tempi del giorno prima: Binder, Regazzoni, Daly, Rosberg e Patrese.

Ronnie Peterson conquista la sua quattordicesima e ultima pole position.

Con il secondo tempo di Andretti si realizza l’undicesima prima fila tutta Lotus. Alle loro spalle si schierano Jabouille (che realizza la miglior qualifica per la Renault) e Reutemann, Laffite e il ritrovato Fittipaldi, Scheckter e Hunt. Villeneuve è undicesimo davanti a Lauda.

Patrese è sedicesimo, Brambilla ventunesimo mentre Merzario manca la qualificazione per un solo centesimo di distacco da Arnoux. Gli altri esclusi sono Mass, Keegan e Binder.

Domenica mattina il sole splende sulla valle della Stiria e il warm-up si svolge nelle condizioni migliori. I tempi confermano a grandi linee i valori emersi in qualifica con Peterson di nuovo davanti a tutti in 1’39”91 ma tallonato a soli 7 centesimi da Jabouille. Seguono Andretti, Lauda, Laffite, Depailler, Reutemann e Hunt. Brambilla perde una ruota e deve correre con la TS20 del non qualificato Keegan.

Quando le vetture lasciano la corsia dei box per raggiungere lo schieramento comincia a cadere una leggera pioggerellina che inumidisce la parte alta del circuito in modo da non rendere necessario l’uso delle gomme da pioggia. Anche questa volta il pronostico è a favore delle due Lotus, salvo imprevisti.

Il semaforo diventa verde alle ore 14:00 e Peterson ha un ottimo avvio mentre il ritardo della risposta del turbo causa la lenta partenza di Jabouille. Tutti sono a conoscenza di questa caratteristica della Renault così Laffite si è posizionato in modo da superare il connazionale, cosa che succede dopo pochi istanti.

Reutemann parte molto bene, supera Andretti e prende la scia di Peterson mentre Jabouille continua a perdere incolpevolmente posizioni.

Peterson si tiene al centro della carreggiata per controllare Reutemann ed entra per primo alla Hella-Licht Schikane davanti alla Ferrari.

Andretti allunga la frenata, resiste all’attacco di Scheckter ed è terzo mentre Jabouille viene risucchiato a centro gruppo.

Alla staccata della Sebring Auspuff kurve, Andretti cerca un ottimistico attacco all’esterno su Reutemann, l’argentino ha un leggero scarto verso sinistra, le ruote si toccano e il capoclassifica del Mondiale finisce la sua corsa contro il guardrail.

Scheckter approfitta della situazione e supera Reutemann portandosi in seconda posizione. Tambay ha dovuto lasciare la sua M26/5 a Hunt, il quale dice che con quella del compagno di squadra si trova mentalmente più a suo agio. Al contrario la M26/3 usata in prova dell’inglese è instabile (il fondo tocca l’asfalto in alcuni punti del tracciato) e all’ingresso della Texaco-Schikane il francese perde il controllo e finisce in ultima posizione compromettendo un’altra gara.

Alla fine del primo giro Peterson ha già tre secondi di vantaggio su Scheckter. In terza posizione c’è il bravissimo Depailler che, partito tredicesimo sullo schieramento, è giunto nono alla prima curva e poi, approfittando del caos innescato dall’uscita di Andretti, ha recuperato altre sei posizioni e precede Reutemann, Hunt, Laffite, Pironi e Watson.

Il francese della Tyrrell continua la sua progressione superando anche Scheckter mentre la pioggia si intensifica nella parte altra del tracciato. Il primo a farne le spese è Piquet, il quale ha pochissima esperienza su pista bagnata, si gira all’ingresso della Texaco-Schikane e conclude la sua gara nelle reti di contenimento.

Al quarto giro la corsa perde un altro dei suoi protagonisti quando Scheckter scivola alla Sebring Auspuff kurve e la sua Wolf si schianta contro la Lotus di Andretti che non è stata rimossa dopo l’incidente del primo giro.

Le condizioni difformi della pista fanno reagire ogni pilota in modo diverso. Peterson e Depailler continuano senza problemi ma alle loro spalle la classifica cambia decisamente. Ora Watson è terzo davanti a Jabouille che ha recuperato molto rapidamente dopo la brutta partenza. Seguono Hunt, Laffite, Reutemann e Lauda.

Reutemann è in evidente difficoltà e viene superato facilmente da Lauda, Patrese e Pironi. Nel corso del sesto giro l’argentino viene attaccato da Stuck all’ingresso della Texaco-Schikane dove l’asfalto è particolarmente viscido, le ruote vengono a contatto ed entrambi finiscono nell’erba all’esterno della curva. Stuck riesce a ripartire mentre Reutemann rimane bloccato e deve abbandonare la sua Ferrari.

Patrese cerca di superare Hunt all’uscita della curva Bosch ma perde il posteriore, si intraversa, viene urtato da Villeneuve che gli passa sopra al musetto con le ruote di sinistra e infine si ferma nell’erba alta. Gara finita anche per lui.

Il musetto della Arrows ha tagliato la gomma posteriore sinistra di Villeneuve che rientra lentamente ai box, cambia entrambe le posteriori e riparte sempre con le slick.

Pironi gira velocissimo con la seconda Tyrrell e al settimo giro transita in quinta posizione dopo aver superato Lauda all’esterno alla Texaco-Schikane. Il francese mette nel mirino Laffite e lo attacca all’esterno della curva Bosch ma esagera, finisce in testacoda, colpisce il guardrail esterno e continua senza musetto. Anche Jabouille esce di pista ma riesce a continuare, anche se in quattordicesima posizione.

Al nono giro arriva il colpo di scena quando anche Peterson finisce nell’erba e non riesce a ripartire.

Passa a condurre Watson che approfitta di un’uscita di pista di Depailler il quale riesce a ripartire in quarta posizione alle spalle di Laffite.

La pioggia, diventata ormai un vero e proprio acquazzone, convince la direzione di gara a sospendere la corsa con bandiera rossa e nera per indicare che potrà essere ripresa nei tempi e nei modi più consoni.

L’interruzione permette di riportare ai box le auto incidentate rimaste lungo la pista.

I commissari rimettono in pista anche le vetture di Peterson e Reutemann, impossibilitate a ripartire dopo essere uscite nell’erba ma entrambe senza danni, a parte un po’ d’erba e terriccio che si possono pulire agevolmente. Entrambi raggiungono i box guidando senza casco.

Andretti invece rientra a piedi accompagnato da Franco Lini ed Eoin Young (entrambi collaboratori di Autosprint) ai quali esprime il suo giudizio tranciante su Reutemann, accusato di guidare “come una vecchia signora che deve prendere la patente”.

Jody Scheckter lo segue a distanza.

Patrese inforca il motorino di un commissario e gestisce personalmente il traino della sua Arrows per riportarla ai box e ripartire anche se, dal momento che il musetto è rotto, il regolamento lo vieta. Approfittando della confusione la manovra riesce, la A1 viene sistemata e il padovano si schiera in barba al regolamento e a chi dovrebbe farlo applicare.

La direzione gara sentenzia che il Gran Premio ripartirà e sarà considerato una gara in due parti. Siccome i giri completati prima della sospensione sono stati otto, la classifica della prima parte è quella decretata dal passaggio sul traguardo del giro precedente, il settimo, che vedeva in testa Peterson davanti a Depailler, Watson, Laffite, Pironi, Lauda, Hunt e Regazzoni. Questo ordine determina lo schieramento di partenza della seconda parte del GP. I piloti come Patrese e Reutemann che sono usciti di pista prima del settimo giro partiranno dal fondo dello schieramento e manterranno il distacco accumulato nella prima parte (rispettivamente uno e due giri). La classifica finale sarà calcolata per somma dei tempi.

Alle 15:00 la corsia box viene riaperta e le 22 auto superstiti si vanno a schierare per la seconda partenza. I soli quattro esclusi sono Rebaque (frizione bruciata alla partenza), Piquet che ha danneggiato il posteriore della M23 contro il terrapieno e le monoposto incidentate di Andretti e Scheckter. Alle 15:15, quando parte il giro di ricognizione, non piove più ma la quantità d’acqua sulla pista è tale che tutti montano le gomme da bagnato.

Quando il semaforo diventa verde, Watson fa spegnere il motore e viene evitato da tutti ma Ertl lo schiva all’ultimo momento e nella manovra finisce addosso a Patrese, mettendo fuori causa entrambi.

Intanto Depailler ha lo spunto migliore e si avvia verso la prima curva con Peterson molto vicino. La visibilità alle loro spalle è molto scarsa.

Depailler entra per primo alla Hella-Licht Schikane davanti a Peterson, Lauda, Pironi, Laffite, Hunt e al sorprendente Daly che ha già dimostrato molto a suo agio sul bagnato all’International Trophy.

Tambay finisce in testacoda all’uscita della variante e riparte ultimo.

Mentre i commissari sono indaffarati a togliere le macchine di Ertl e Patrese dalla posizione pericolosa, i meccanici spingono la BT46 di Watson che riesce a ripartire dall’ultima posizione. Anche questa manovra è espressamente vietata dal regolamento ma tant’è.

Alan Jones arriva troppo veloce alla Sebring Auspuff kurve, finisce contro il guardrail e si rassegna a fare lo spettatore (in piedi).

Intanto Depailler è sempre in testa nella discesa verso la curva Bosch. Peterson è indietro di almeno tre lunghezze ma lo svedese allunga decisamente la frenata, affianca la Tyrrell all’esterno e lo distacca in accelerazione. Uno dei sorpassi più belli della storia della F1, oltretutto sull’asfalto bagnato.

Nella stessa curva Daly e Hunt sono in lotta e vengono a contatto. Il pilota della McLaren parte in testacoda e sbatte contro il guardrail rompendo la sospensione posteriore destra mentre Daly continua senza problemi.

Alla fine del primo giro (l’ottavo complessivo) Peterson ha gia 3 secondi su Depailler e Lauda e 5 su Laffite. Daly è quinto davanti a Pironi, Villeneuve e Stuck. Reutemann transita dodicesimo ma la classifica in pista non è quella ufficiale per la quale bisogna sommare i distacchi misurati al settimo giro.

Laffite è in difficoltà e perde contatto da Depailler e Lauda. All’undicesimo giro Villeneuve sorpassa Jacquot alla Texaco-Schikane ma arriva lungo, mette le ruote sull’erba e scende in undicesima posizione mentre il francese si ferma ai box per montare le gomme slick e riparte ultimo.

I dislivelli e le pendenze dell’Österreichring contribuiscono infatti ad asciugare in fretta l’asfalto, tanto che i piloti cercano le zone bagnate per non far surriscaldare le gomme da bagnato e sfruttarle il più a lungo possibile. Lauda ha scavalcato Depailler per il secondo posto e ora è insidiato da Reutemann.

Le gomme Michelin intagliate sono infatti nettamente migliori delle Goodyear e permettono a Jabouille e ai ferraristi di recuperare così velocemente che al diciannovesimo giro, quando Peterson si ferma ai box per montare le slick, Reutemann si ritrova al comando (ma sempre con 2 giri di distacco) davanti a Villeneuve dopo che entrambi hanno superato Lauda e Depailler. Peterson riparte dalla sesta posizione con un distacco di 36 secondi da Reutemann.

La pista è ormai completamente asciutta sulla traiettoria ideale e le Michelin di Reutemann cominciano a cedere. Al ventitreesimo giro l’argentino non riesce a rallentare a sufficienza per impostare la Hella-Licht Schikane e così, per evitare il testacoda, decide di passare per la via di fuga dove sono stati messi dei vecchi pneumatici da superare zigzagando per non avvantaggiarsi dal taglio stesso.

Al passaggio successivo El Lole rientra ai box per montare a sua volta le slick. Gli unici che girano ancora le gomme da bagnato sono Villeneuve, che ha ereditato il comando dal compagno di squadra, e Jabouille che si trova in quarta posizione ma anche loro stanno facendo i conti col degrado delle loro Michelin.

La resa dei radiali francesi sull’asfalto freddo non è ottimale ed è proprio Reutemann a farne le spese al venticinquesimo giro quando parte in testacoda all’uscita della Hella-Licht Schikane e finisce nell’erba all’interno. L’argentino riesce a tenere il motore acceso e tenta di rientrare in pista ma le gomme slittano sull’erba fradicia e comincia a lottare affannosamente a colpi di acceleratore e sterzo finché non accorrono i commissari che lo tolgono da una situazione tragicomica e lo fanno ripartire.

Quattro giri più tardi anche Villeneuve cambia le gomme (Jabouille lo ha già fatto) e Peterson torna in testa al GP. Lauda si trova ora al secondo posto ma perde il controllo della vettura alla Jochen Rindt Kurve, parte in testacoda e sbatte contro il guardrail con la ruota posteriore destra. L’austriaco raggiunge i box dove non può fare altro che ritirarsi con la sospensione rotta.

Anche Villeneuve fatica a controllare la 312T3 con le gomme slick e arriva lungo alla Hella-Licht Schikane ma, invece di passare dalla via di fuga, preferisce fare inversione per riprendere la pista.

Peterson ha 30 secondi di vantaggio sul terzetto formato da Villeneuve, Depailler e dal bravissimo Stuck.

Al quinto posto c’è il sempre più sorprendente Daly che precede Fittipaldi, Jabouille e Brambilla.

La direzione di corsa ferma Reutemann con bandiera nera dopo essersi finalmente accorti che il pilota della Ferrari è stato fatto partire irregolarmente nella seconda manche in quanto, a differenza di Peterson, era uscito di pista prima del settimo giro. Un’altra giornataccia per l’argentino che prima di fermarsi si era intraversato e aveva tagliato la prima variante altre due volte.

Anche Villeneuve fatica molto con le Michelin, al trentaduesimo giro cede la seconda posizione a Depailler prima della Bosch e ora deve guardarsi le spalle da Stuck.

Il tedesco però esagera, due giri più tardi perde il controllo della sua Shadow e conclude la sua gara contro il guardrail alla Texaco-Schikane.

A venti giri dalla fine Peterson è saldamente primo con oltre 35 secondi su Depailler, Villeneuve e Daly che al 40° giro scivola in uscita dalla Texaco-Schikane e finisce in mezzo a un campo coltivato. L’irlandese ha fatto spegnere il motore e chiama i commissari i quali lo rimettono in pista e poi lo spingono facendo ripartire il motore della Ensign (manovra vietata dal regolamento).

Due giri più tardi Tambay esce di pista nello stesso punto e si ritira quando si trova in settima posizione.

Daly viene fermato con bandiera nera per l’aiuto esterno dei commissari e lascia il quarto posto a Fittipaldi che precede Brambilla, Laffite, Watson e Lunger.

Ronnie Peterson vince da dominatore il suo decimo e purtroppo ultimo GP di F1. In questo weekend è stato il più veloce in prova, sull’asciutto, sul bagnato e ha fatto segnare anche il giro più veloce in gara.

Piazzamento d’onore (con quasi 50 secondi di distacco) per Patrick Depailler che torna sul podio 3 mesi dopo la vittoria di Montecarlo.

Terzo classificato (e ultimo a pieni giri) Gilles Villeneuve che conquista il suo primo podio in F1.

Completano la zona punti Fittipaldi, Laffite e Brambilla che perde il quinto posto a 5 giri dalla bandiera a scacchi ma conquista il primo punto stagionale nonostante la pochezza della TS20.

Inspiegabilmente Watson non viene escluso dalla classifica nonostante sia stato spinto alla ripartenza dopo aver fatto spegnere il motore e chiude al settimo posto davanti a Lunger e Arnoux.

Andretti è sempre in testa al Mondiale ma questa vittoria permette a Peterson di salire a 45 punti, 9 meno del compagno di squadra, quando ci sono da disputare ancora quattro GP. I più maliziosi non possono non ricordare lo “scherzetto” che lo svedese fece nel 1973 (con il benestare di Chapman) ai danni di Fittipaldi.

Depailler scavalca di un punto Lauda e Reutemann e sale al terzo posto, staccato da Andretti di 22 punti.

Finalmente Gilles Villeneuve può esprimere la sua gioia dopo tante delusioni. Ha condotto una gara maiuscola in condizioni precarie (è il suo primo GP sul bagnato) e su una pista sconosciuta, surclassando il ben più esperto compagno di squadra.

Dopo la cerimonia del podio Peterson viene intervistato da Helmut Marko mentre Villeneuve esprime le sue sensazioni al giornalista austriaco Helmut Zwickl.

Alla Lotus, che con questa vittoria sale a quota 76 contro i 40 della Brabham Alfa Romeo, manca un solo punto per aggiudicarsi la Coppa Costruttori. La Tyrrell (36) scavalca la Ferrari (35) per il terzo posto.

Martedì 22 agosto l’Alfa Romeo e Vittorio Brambilla sono a Le Castellet per le prime prove lontano dal circuito di Balocco, in vista del debutto nel Mondiale programmato per il GP d’Italia che si correrà a Monza fra meno di tre settimane. In questa occasione la 177 monta le gomme Goodyear invece delle Pirelli radiali usate nelle prime prove del mese di maggio ma il vero motivo di interesse è l’arrivo di Niki Lauda che il giorno successivo chiede ed ottiene da Chiti il permesso di provare la nuova vettura del Biscione. La motivazione ufficiale è quella di dare un parere ed eventuali consigli per lo sviluppo ma in realtà Lauda vuole capire se la 177 ha il potenziale per essere una valida rivale per la Brabham, e questo potrebbe creare più di un problema nel rapporto con Ecclestone che non vede di buon occhio l’impegno diretto dell’Alfa Romeo in F1, dal momento che il contratto di fornitura scadrà alla fine del 1979.

Il test è decisamente complicato. Il camion della Goodyear è arrivato al Paul Ricard con parecchie ore di ritardo a causa di problemi doganali, poi si è perso altro tempo per la bilanciatura delle gomme e Brambilla è sceso in pista solo dopo mezzogiorno con l’unico treno di gomme portato direttamente da Settimo Milanese e usato già il giorno prima. Il gran caldo (30 gradi) costringe la squadra italiana ad interrompere i collaudi perché la temperatura dell’acqua della nuova monoposto si alza oltre ai livelli di sicurezza dopo pochi giri e Lauda fa aprire una feritoia orizzontale davanti all’abitacolo. Sulle fiancate sono state applicate delle minigonne abbastanza imbarazzanti, anche perché la 177 non è assolutamente dotata di profili alari all’interno delle fiancate stesse, ma ormai vanno di moda…

Lauda effettua delle serie di due/tre giri del circuito corto (sempre con le gomme vecchie) fermandosi ogni volta per fare delle regolazioni e consultarsi con Brambilla ma i problemi di surriscaldamento non si risolvono e la squadra decide di interrompere le prove. Alla fine Lauda dice che girando così poco non può esprimere un giudizio molto preciso ma lascia il circuito con la netta sensazione che l’Alfa-Alfa (così viene rinominata dalla stampa italiana) non sarà un avversario temibile.

L’ormai ex Campione del Mondo riparte dall’aeroporto adiacente al Paul Ricard con il suo Lear Jet in direzione Amsterdam per partecipare al GP d’Olanda che si disputa nel weekend.

Lauda dispone di una nuova monoscocca, la BT46/7, dotata di dischi freno in carbonio.

Sulla sua precedente monoposto, che viene usata come muletto, è montato il sistema di iniezione meccanica della livornese SPICA (Società Pompe Iniezione Cassani & Affini), azienda di proprietà dell’IRI gestita dall’Alfa Romeo. Il sistema SPICA permette di regolare l’iniezione di ogni singolo cilindro, massimizzandone l’efficienza, ma ha di contro il fatto di essere molto pesante.

Per Watson c’è la BT46/5 che usa da Brands Hatch.

Pironi e Depailler hanno disputato una gara tutta all’attacco in Austria, anche se Pironi l’ha conclusa contro il guardrail, per cui l’ambiente è sereno.

Su entrambe le 008 sono montate sospensioni con nuove geometrie per migliorare la maneggevolezza.

L’incidente di Zeltweg ha danneggiato pesantemente la macchina di Andretti (soprattutto a causa del successivo urto della Wolf di Scheckter) per cui, una volta recuperati i pezzi ancora utilizzabili, è stata assemblata una nuova Lotus, la 79/4.

Sull’alettone spiccano gli adesivi celebrativi dei risultati ottenuti dalla scuderia di Colin Chapman nel 1978. Lo spazio ancora disponibile è molto limitato quando mancano ancora quattro corse.

Nel paddock ci si chiede se Peterson, dopo la splendida vittoria ottenuta due settimane prima, rispetterà il contratto da seconda guida e non attaccherà il proprio compagno di squadra. Lo svedese ha dimostrato di essere sempre velocissimo ma sa che alla Lotus non può aspirare al titolo iridato che il suo talento meriterebbe e così comincia a guardarsi intorno. Si parla di lui per la sostituzione di Hunt (che deve decidere se chiudere la carriera o continuare ancora un anno con un’altra squadra) e lo si vede parlare con Teddy Mayer e Alastair Caldwell.

Gordon Coppuck sta infatti completando la nuova McLaren M28 a effetto Venturi che debutterà nel 1979 ma nel frattempo Hunt e Tambay continuano con le solite M26.

Ritorna Bruno Giacomelli che ha conquistato il titolo di Campione Europeo di F2. Il bresciano è però vittima di uno scherzo di pessimo gusto quando i meccanici della Brabham gli portano in regalo una scatola con tanto di fiocco in segno di riconciliazione dopo l’episodio di Brands Hatch ma quando Bruno lo apre vi trova un escremento maleodorante. Non esattamente un bell’esempio del tanto celebrato fair play inglese.

Cambiamenti tecnici e non solo alla ATS che dopo aver perso Robin Herd deve rinunciare anche al lavoro di John Gentry, stanco delle sfuriate colleriche (spesso ingiustificate) di Günter Schmid. Gentry però aveva appena finito di realizzare il primo esemplare della nuova monoposto tedesca, chiaramente ispirata alla Lotus, che fa il suo debutto proprio a Zandvoort con Jochen Mass.

Schmid prende con filosofia le dimissioni di Gentry tanto da mandargli a casa la polizia dopo averlo accusato di aver rubato i disegni della vettura che è denominata D1, abbandonando la sigla HS (Herd Schmid). La direzione tecnica della squadra passa al 26enne austriaco Gustav Brunner che ha collaborato al progetto della D1.

La seconda macchina è noleggiata a Michael Bleekemolen che aveva già tentato la qualificazione l’anno scorso con una March privata. L’olandese porta di nuovo i soldi della F&S Properties grazie all’aiuto dell’amico Gijs van Lennep.

L’ennesima prestazione deludente ottenuta in Austria, sommata all’annuncio dell’arrivo di Scheckter, rende più difficile la conferma di Reutemann in Ferrari per il 1979. L’argentino si è scusato con Andretti per la collisione che ha messo fuori gara Piedone e i due si salutano cordialmente al Bouwes Hotel che ospita squadre e piloti.

Villeneuve è euforico dopo il primo podio ma anche il suo futuro è ancora da definire.

C’è ottimismo alla Copersucar dopo i due quarti posti ottenuti negli ultimi due GP. Le modifiche apportate alla F5A stanno funzionando e Fittipaldi ha ritrovato lo spirito dei giorni migliori.

Il nuovo scambiatore di calore ha migliorato notevolmente il rendimento del motore turbo della Renault che in Austria stava andando molto forte prima di rompere il cambio. A Zandvoort la squadra ha stranamente applicato delle minigonne flessibili sul muletto RS01/03 anche se non possono produrre l’effetto Venturi.

C’è grande rammarico in casa Shadow per l’occasione perduta da Stuck a Zeltweg, quando l’irruenza lo ha portato a sbattere e a rinunciare a un possibile podio.

La macchina di Regazzoni è stata ricostruita attorno a una nuova monoscocca.

Nessuna novità alla Surtees che si trascina stancamente verso la fine della sua ultima stagione in F1. Keegan non si è dimostrato all’altezza della F1 e Brambilla è sempre più impegnato a collaudare l’Alfa-Alfa con la quale spera di esordire fra due settimane a Monza.

Al contrario della Lotus di Andretti, la Wolf WR5 di Scheckter non ha subito gravi danni ma viene usata come muletto in favore della più fresca WR6, finora mai utilizzata in gara.

Le ottime prestazioni di Daly a Brands Hatch e all’Österreichring non sono passate inosservate e così la ICI Chemicals, già sponsor dell’irlandese sulla Chevron di F2, decide di “rivestire” l’abitacolo della Ensign e portare un po’ di soldi a Mo Nunn per cercare di avere materiale di prim’ordine.

Rebaque cerca di ritornare sul sentiero seguito a Hockenheim, dopo aver bruciato la frizione al via del GP d’Austria.

Laffite e la Ligier stanno attraversando un buon momento dopo il terzo posto di Hockenheim e il quinto in Austria con la rimonta dall’ultimo posto con gomme da asciutto.

Alan Jones deve farsi perdonare l’errore che a Zeltweg lo ha messo fuori gara al primo giro dopo la ripartenza.

Prosegue il minicontratto tra la BS Fabrications e Nelson Piquet ma Lunger si oppone al fatto che il brasiliano venga fatto correre con i soldi della Liggett & Myers che ha portato lui. Il problema viene risolto dalla Marlboro che così sponsorizza ben quattro McLaren contemporaneamente. L’intervento della Philip Morris (gruppo concorrente della Liggett & Myers) è “consigliato” da Bernie Ecclestone che ha messo gli occhi sul giovane pilota perché la Parmalat si sta espandendo in Brasile e sarebbe un ottimo veicolo pubblicitario per l’azienda di Collecchio.

Piquet è accompagnato dai due piloti brasiliani Eduardo Cardoso e Xandy Negrão.

Quest’ultimo è molto amico di Piquet e quando Nelson creerà una squadra per far correre il figlio Nelson jr (detto Nelsinho) nei primi anni 2000, il suo compagno di squadra dalla F3 alla GP2 Series sarà Alexandre Negrão (detto Xandinho), figlio di Xandy.

Rimessi in ordine i conti, Lunger continua con la M26.

René Arnoux è riuscito a portare a termine al nono posto (ultimo classificato) il difficile GP d’Austria con la Martini e ha l’obiettivo di fare meglio a Zandvoort.

Il passaggio dalla Theodore alla Wolf ha migliorato le prestazioni di Rosberg ma non i risultati, a causa di problemi tecnici che gli hanno fatto concludere gli ultimi due GP con parecchi giri di distacco.

Avendo fatto sacrificare Stommelen durante le pre-qualifiche del mese precedente (praticamente uno shake-down competitivo) la Arrows deve gestire solo la macchina di Patrese che ha trovato qualche difficoltà di messa a punto inaspettata al debutto in Austria.

Dopo la delusione per la mancata qualifica di Zeltweg per un solo centesimo di secondo, Arturo Merzario cerca ancora una volta di superare le difficoltà.

Nella prima sessione del venerdì Ronnie Peterson conferma lo stato di forma con il tempo di 1’16”97 davanti a Reutemann che si ferma a 1’17”34 prima di rompere il cambio (un problema che non si verificava da parecchio tempo sulla Ferrari).

Andretti ha preferito provare differenti tipi di gomme anziché cercare il tempo ma è comunque terzo davanti all’ottimo Laffite.

Quinto tempo per Lauda davanti a Villeneuve (autore di un’uscita di pista nel curvone che immette sul traguardo), Jabouille, Depailler, Hunt e Jones che ha un grosso incidente dovuto al cedimento del mozzo anteriore sinistro. La FW06/002 è fuori uso per cui l’australiano dovrà continuare con la FW06/001.

Nel pomeriggio Andretti passa in testa per un solo centesimo di secondo mentre il compagno di squadra è costretto a fermarsi in pista a causa di una valvola dell’impianto di alimentazione che fa i capricci.

Reutemann mantiene il terzo tempo davanti a Lauda, Laffite, Watson, Villeneuve e Hunt.

Nell’ultima ora del sabato Andretti gira in 1’17”2 con gomme da gara e serbatoi pieni a metà, poi monta le gomme da tempo e stacca un 1’16”36 che gli consente di ottenere la sua quindicesima pole position.

Peterson ha dei problemi di bloccaggio ai freni e non scende sotto a 1’17”12. In ogni caso il suo tempo con problemi e quello di Andretti in condizioni da gara sono più veloci del terzo qualificato Lauda che supera Reutemann per un centesimo di secondo in 1’17”33.

Villeneuve, al debutto a Zandvoort, si migliora fino ad ottenere il quinto tempo a due decimi da Reutemann.

Il canadese precede Laffite (che ha rotto il motore), Hunt e Watson.

Patrese, sempre in difficoltà con l’assetto della nuova Arrows, non fa meglio del tredicesimo tempo, Giacomelli diciannovesimo e Brambilla ventiduesimo.

Il ventiseiesimo ed ultimo tempo di qualificazione è di Piquet in 1’20”64 ed è identico a quello di Merzario che però lo ha ottenuto più tardi ed è quindi escluso dal GP.

Gli altri non qualificati sono Regazzoni (per la quarta volta quest’anno), Bleekemolen e Mass che ha portato in pista la nuova ATS D1 solo nell’ultima giornata di prove ed è ancora carente di messa a punto.

Il forte vento che soffia da tre giorni ha spazzato via le nuvole ma la temperatura rimane abbastanza bassa anche la domenica mattina. Anche quest’anno la mezz’ora di warm-up comincia alle 13 perché le leggi locali non ammettono attività rumorose prima di mezzogiorno. Il V12 Matra appena montato sulla JS9/02 in sostituzione di quello rotto in qualifica si rompe a sua volta costringendo Laffite a lasciare la sua macchina da gara e correre col muletto come l’anno scorso.

Rupert Keegan perde il controllo della Surtees alla velocissima Tunnel Oost (dove morì Roger Williamson), sbatte contro le barriere danneggiando pesantemente la TS20 e fratturandosi una mano. Viene quindi permesso a Merzario di partecipare al GP in qualità di prima riserva, partendo dalla ventisettesima posizione dello schieramento.

La temperatura tutt’altro che estiva preoccupa i tecnici della Michelin per l’efficienza dei loro radiali così alla Ferrari si cerca di attenuarne il raffreddamento sulla griglia di partenza coprendoli con delle coperte di lana. La preistoria delle termocoperte.

Il giro di ricognizione parte alle 14:45 con le Lotus davanti a tutti.

Al momento del via Andretti e Peterson scattano benissimo mentre Lauda e Reutemann hanno un’esitazione che permette a Laffite di superarli ed entrare alla Tarzanbocht in terza posizione.

Sulla salita che porta alla Gerlachbocht, Stuck tocca Pironi quel tanto che basta per sbilanciarlo. La Tyrrell sbanda verso destra e aggancia la Arrows di Patrese trascinandola con sé.

Le vetture si schiantano contro il guardrail, due ruote si staccano e rimbalzano pericolosamente rischiando di colpire il resto del gruppo e gli spettatori.

La Tyrrell e la Arrows continuano a strisciare e si fermano in mezzo alla pista dove vengono fortunatamente evitate dagli altri piloti.

Patrese e Pironi scendono dalle loro vetture incredibilmente illesi.

La corsa continua mentre i commissari si impegnano per rimuovere i due rottami che, non avendo tutte le ruote, non possono essere spostati a mano. La Tyrrell viene agganciata a una Porsche 928 e trascinata sull’erba poco più avanti.

L’incidente ha lasciato terra e olio in pista, proprio sulla traiettoria ideale della curva, ma non c’è tempo per pulire perché le auto hanno concluso il primo giro e stanno arrivando sul luogo dell’incidente. La Arrows è ancora intraversata in mezzo alla pista e i piloti la schivano, chi passando all’interno, chi all’esterno.

I commissari cercano inutilmente di spostare la A1 a forza di braccia. Una situazione tragicomica.

Dopo quattro giri finalmente la macchina di Patrese viene rimorchiata da una DAF 66 del servizio autodromo e spostata all’esterno della Hugenholtzbocht.

Nel frattempo la classifica è ben delineata con le Lotus che accumulano un vantaggio di un secondo al giro su tutti. Lauda ha superato Laffite portandosi al terzo posto e anche Reutemann si appresta a scavalcare il francese che non ha fatto nemmeno un giro col muletto durante le prove per cui ha un assetto molto approssimativo.

Laffite è in difficoltà, non riesce a tenere il passo dei migliori e prima dell’ottavo giro viene superato anche da Reutemann, Watson, Fittipaldi e Villeneuve.

Mentre Andretti e Peterson proseguono insieme indisturbati, cominciano i primi ritiri. Depailler rientra ai box a motore spento al tredicesimo giro e tre giri più tardi lo imita Piquet che rompe un semiasse quando si trova in sedicesima posizione, davanti a Giacomelli e Brambilla.

Subito dopo Jones si ferma all’uscita della Hugenholtzbocht col cavo dell’acceleratore rotto quando è in lotta con Villeneuve per la settima piazza dopo aver a sua volta superato Laffite.

Il vento porta molta sabbia sulla pista e sulle macchine, creando problemi come a Rosberg che resta con le ghigliottine di iniezione bloccate e va dritto alla Tarzanbocht e si ritira.

Dopo 25 dei 75 giri previsti la classifica è invariata con Andretti e Peterson che procedono senza sforzo, tanto che Lauda è staccato di appena 6 secondi. Lo svedese dà l’impressione di poter spingere di più ma rispetta il ruolo assegnatogli da contratto.

Poco più dietro c’è un quartetto con Reutemann, Watson, Fittipaldi e Villeneuve.

Laffite ha perso terreno e al ventinovesimo giro viene raggiunto e superato anche da Jabouille che sta recuperando posizioni dopo la solita brutta partenza che lo ha fatto retrocedere al quattordicesimo posto.

Al trentesimo giro Brambilla attacca l’opaco Scheckter per la quindicesima posizione alla staccata della Panoramabocht ma arriva a ruote bloccate e finisce nella sabbia. Il monzese scende dalla monoposto, rimette la Surtees sull’asfalto poi salta in macchina e incita i commissari a spingerlo per riavviare il motore, dopodiché si ferma ai box per farsi allacciare le cinture e cambiare le gomme spiattellate per poi ripartire ultimo. Ovviamente tutto questo è vietato dal regolamento.

La rimonta di Jabouille si interrompe dopo 35 giri per la rottura del motore e due giri dopo Brambilla viene fermato con bandiera nera per essere rientrato in corsa grazie all’aiuto dei commissari di percorso.

Le Michelin di Reutemann cominciano a deteriorarsi e al trentottesimo giro Watson gli prende la scia e lo supera in staccata alla Tarzanbocht. Ancora due giri e anche il ritrovato Fittipaldi supera l’argentino portandosi in quinta posizione.

Anche Villeneuve potrebbe guadagnare una posizione ma rispetta il ruolo di secondo pilota e rimane alle spalle del compagno di squadra.

Al quarantesimo giro si rompono il motore di Merzario e l’alettone posteriore della Martini di Arnoux. Erano rispettivamente ultimo e penultimo.

La gerarchia della corsa vede due Lotus davanti a due Brabham Alfa Romeo, una Copersucar, due Ferrari, una Ligier Matra e due McLaren.

Tambay e Villeneuve superano i rispettivi capisquadra che sono sempre più in difficoltà con le gomme.

La Lotus di Andretti comincia a emettere un suono sordo, tipico della rottura di uno scarico, e nello stesso tempo Lauda spinge forte e realizza il giro più veloce della corsa, riducendo fortemente il distacco dal duo di testa.

Poco dopo Lauda sente provenire delle vibrazioni dal posteriore della BT46 e alza il piede per non rischiare e portare a termine la gara, avendo un buon vantaggio sul compagno di squadra Watson che è impegnato a difendersi dagli attacchi di Fittipaldi.

Negli ultimi tre giri Peterson si fa vedere negli specchietti di Andretti alla staccata della curva Tarzan, arrivando anche al bloccaggio dell’anteriore destra, ma non tenta mai il sorpasso e così le due Lotus 79 mettono a segno la quarta doppietta della stagione, l’ottava e ultima per la squadra di Colin Chapman.

Lauda è terzo davanti a Watson che resiste a Fittipaldi.

Sesto posto per Gilles Villeneuve che completa la zona punti davanti a Reutemann, ultimo a pieni giri.

Mario Andretti vince il suo dodicesimo e ultimo GP di F1 ed è anche l’ultima vittoria di un pilota statunitense a tutt’oggi. Ventiseiesimo e ultimo podio per Ronnie Peterson.

A tre gare dal termine del Mondiale, Andretti ha 63 punti e Peterson 51. Lauda (35), Depailler (32) e Reutemann (31) sono matematicamente esclusi dalla lotta per il titolo.

Colin Chapman e la Lotus vincono la settima Coppa Costruttori, tutte conquistate negli ultimi 16 anni. La 79 ha vinto 6 Gp su 8 a cui ha partecipato finora. La scuderia di Hethel raggiunge la Ferrari a quota 71 successi, quattro anni dopo che la Scuderia aveva ripetutamente migliorato il record di vittorie in F1.

Ancora una gara anonima su pista asciutta per la Ferrari. La Michelin continua la prevista sperimentazione nella speranza che non crolli tutto.

IL PUNTO DELLA REDAZIONE (ATTO VII)

Siamo ormai prossimi alla fine del mese di Gennaio e da Maranello, a riguardo del rinnovo dei piloti Ferrari, nulla è dato sapere. Già è stato trattato, su questa rubrica, l’argomento rinnovo, solo che ora la trama si infittisce, come si suol dire. Infatti sebbene non ci siano dubbi sull’estensione (praticamente a vita di LeClerc), il problema nasce proprio sul rinnovo del compagno, cioè Sainz. Sebbene fino a qualche settimana fa la permanenza in Scuderia da parte dello spagnolo era scontata, adesso non sembra essere più così. Ciò ha del clamoroso, considerando il talento di Sainz e quello che ha dimostrato da quando ha varcato i cancelli della Gestione Sportiva, eppure le cose evolvono velocemente e, a quanto pare, stanno prendendo una piega surreale, perché un pilota come Sainz non merita un trattamento del genere. A quanto pare (ormai è chiaro), se si sta ritardando l’annuncio del rinnovo è proprio perché, evidentemente, non si riesce a trovare la quadra con il potenziale contratto di Sainz, appunto.

La Ferrari, con l’estensione a vita del monegasco, ha fatto capire chiaramente su chi vuole puntare (e ci mancherebbe) e, addirittura, fa sapere che la squadra dovrà essere organizzata attorno a lui. Un discorso di lungimiranza che ci sta, solo (c’è sempre il trucco!) mi chiedo se l’attuale Ferrari se lo possa permettere. Mi riferisco alla forza che la Rossa può esprimere in pista e, soprattutto, fuori: è evidente che il modello che a Maranello vogliono seguire è quello di Red Bull o, se vogliamo essere nostalgici, quello della Ferrari di Schumacher, dove appunto la squadra era votata attorno al proprio cavallo di razza. Il fatto è che attualmente la Ferrari non è nemmeno lontanamente paragonabile agli attuali rivali, per non parlare della Rossa che fu ai tempi di Todt. Da qui la mia riflessione che grida rabbia, perché allo stato attuale Ferrari non può permettersi il lusso di operare questa scelta nell’immediato. Con una Red Bull che è avviata a vincere il mondiale che ancora deve iniziare (vedremo se in carrozza o con maggiore difficoltà), la Ferrari ha bisogno di due piloti solidi e talentuosi (la migliore coppia ce l’ha proprio la Rossa), che portino a casa più risultati possibili e Charles da solo (con a fianco un gregario), con questa attuale squadra, non può farcela anche se dotato di talento cristallino. L’esempio più ovvio ed immediato è proprio quello di Aston Martin: con buona pace di tutti i tifosi e, soprattutto, perbenisti della giustificazione, Lance Stroll è un modestissimo pilota e l’essere stato affiancato ad Alonso non ha fatto altro che evidenziare questo aspetto. Conti alla mano, Aston Martin non ha fatto altro che correre con il solo asturiano, il quale ha portato il novanta percento dei punti della squadra e questo si è, inevitabilmente, ripercosso sulla classifica costruttori, dove la “coraggiosa” (hanno rifatto la macchina da capo in campionato in corso) McLaren ha superato i rivali per ventidue punti. Punti che, se ci fosse stato un pilota vero, sarebbero potuti essere contenuti tranquillamente durante tutto l’arco della stagione.

Ferrari allo stato attuale, con questa politica del “one man show”, rischia di fare la stessa fine: questa Ferrari ha bisogno di uno come Sainz ed ha bisogno di un Sainz motivato e non ridotto a seconda guida o peggio (come molti vorrebbero) a scendi letto del monegasco. Considerando che la Rossa è un cantiere a cielo aperto, perché per l’ennesima volta è costretta a ricostruire tutto da capo dopo l’ennesimo siluramento dell’ennesimo Team Principal, è facile pensare che comunque non si vincerà nulla nemmeno per l’anno prossimo (quest’anno è già archiviato… state sereni!) ed è per questo che bisogna ottimizzare il più possibile con quello che si ha a disposizione (che comunque non è poco) ed ecco perché il rinnovo di Sainz dovrebbe essere una naturale conseguenza. Invece, l’impressione è che la Rossa voglia addirittura lasciar andare via lo spagnolo per operare un cambio eclatante, già in chiave 2025! Per Charles si parla di un quinquennale che raggiungerà i cinquanta milioni l’anno: nella storia della F1 non mi pare si sia mai verificato una situazione del genere e cioè quella di pagare uno sproposito ad un pilota, che per quanto oggettivamente abbia i requisiti del campione, non ha ancora vinto nulla. Perché il punto è proprio questo e cioè che il buon Charles, per quanto abbia dimostrato (inizio stagione 2022… sigh) che se la può giocare tranquillamente contro Verstappen, è anche vero che di fatto egli il mondiale non l’ha vinto e durante quella stagione commise anche errori (GP di Francia su tutti), sebbene fosse costretto a sovra guidare a causa della superiorità della Red Bull del rivale. Ferrari, è fortemente dipendente da LeClerc e su questo non ci piove e LeClerc, di rimando, ha bisogno di Ferrari, perché paradossalmente allo stato attuale è l’unica squadra che gli può dare una speranza da titolo, perché come già detto più volte, nessuno dei top team se lo prenderebbe e non per mancanza di talento (ci mancherebbe), bensì perché o stanno già al completo o perché semplicemente non se lo possono permettere. Ecco, dunque, che tutte le speranze sono rivolte al cambio regolamentare e a quel famoso mantra, ripetuto dal Presidente, e cioè “obiettivo 2026” così tanto agognato. Ecco, dunque, che questo è inevitabilmente un momento di passaggio, un periodo di attesa (l’ennesimo) nella speranza che arrivino tempi migliori e, nella fattispecie, che la Rossa azzecchi il suddetto cambio regolamentare (sperando che non apportino modifiche come nel 2022, anche se Vigna ora ha fatto sapere che la Ferrari deve acquistare peso politico… quando si dice il tempismo!) ed ecco, dunque, che ora più che mai c’è bisogno dello spagnolo in squadra, sia per dare quella bramata stabilità che la Ferrari sembra non conoscere più e sia perché porta a casa risultati pesanti. Perché non si dimentichi che lo spagnolo è stato l’unico ad aver agguantato una vittoria (non Red Bull) l’anno scorso e che, se non fosse stato funestato dal tombino in quel di Las Vegas (dove la stessa Ferrari ha miseramente taciuto a riguardo… poi il dott. Vigna parla di riacquistare peso politico), con i punti conquistati avrebbe dato la possibilità a Ferrari di rimanere seconda nel campionato costruttori, davanti ad AMG, e finire nuovamente avanti al compagno… magra consolazione certo, eppure di questi tempi non si butta via nulla.

Ad essere franco non riesco a vedere un Sainz totalmente asservito alla causa del compagno, con quest’ultimo che ha la precedenza sulle strategie ed il primo che è remissivo e tace a riguardo. Come ho già detto e ripeto, ritengo che questa politica sia giusta e quindi addirittura doverosa nel momento in cui ci si sta giocando il mondiale e, quindi, nulla deve essere lasciato al caso: purtroppo né quest’anno e, con molta probabilità, nemmeno l’anno prossimo avremo questa occasione, ecco perché sarebbe un errore clamoroso relegare Sainz a seconda guida dichiarata già da quest’anno, o peggio, regalarlo (anche questo l’ennesimo) alla concorrenza. Ecco perché ritengo che la strada, che sembra stia intraprendendo Ferrari, sia sbagliata e sebbene la tifoseria del monegasco (peggiore anche di quella che supportava Vettel!) non vede l’ora che tutto ciò si realizzi, a mio modo di vedere nel breve periodo potrebbe avere non poche conseguenze negative. Non mi sarei mai aspettato, soprattutto in questo delicato momento, che mi sarei trovato a dover discutere dell’ovvio, eppure con questa Ferrari sembra che ormai tutto sia possibile. Come si suol dire, non resta che aspettare e vedere come andrà a finire e, soprattutto, chi avrà ragione

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: FORMULA UNO E RELATIVITA’ SPECIALE ANZI, SPECIALISSIMA

Quanto segue è un tentativo di applicare la relatività speciale alla Formula 1.

“Il MiT è impazzito?!” Vi chiederete.

Ebbene, per quanto non possa giurare sulla sanità mentale del sottoscritto, posso altresì garantire che non sarà certo per questo articolo che, nel caso, mi verrà applicato un TSO.

Ma vi tranquillizzo subito. Non parlerò di trasformazioni di Lorentz, di dilatazioni dei tempi o di equivalenze tra massa ed energia. Né, tantomeno, mi sollazzerò disquisendo di complicate formule, calcoli vettoriali, equazioni differenziali o dei (per me) misteriosi calcoli tensoriali. A quelli ci pensa l’ottimo Carlo Rovelli nel suo Relatività Generale, Adelphi, 2021 del quale consiglio quantomeno una lettura ad alto livello giusto per trarne il senso di quanto sia al contempo terribile e magnifico l’impegno per giungere ad un qualche barlume di conoscenza.

Qui, invece, sarà sufficiente comprendere il concetto di media algebrica e concentrarsi giusto un poco per immergersi nella sua ponderazione, nel senso tecnico (e un po’ ironico, me lo concederete) di velocità relativa media del pilota di Formula 1.

Già, perché quanto segue non è altro che un tentativo di confrontare le prestazioni velocistiche dei piloti nella stagione 2023 ognuna delle quali è relativa esclusivamente al confronto tra compagni di squadra nell’evento del week end che più porta all’estremo l’abilità dei piloti in questo frangente: le qualifiche.

Innanzitutto, vorrei chiarire che tale confronto ha un puro intento speculativo. Chiunque mastica di Formula 1 sa perfettamente che la velocità non è misura dell’efficacia di un pilota. O, quantomeno, non è il solo fattore a determinare tale efficacia. Così fosse, piloti del passato come Stirling Moss, Chris Amon, Ronnie Peterson avrebbero fatto incetta di titoli mondiali. Invece, come ben sappiamo, sono innumerevoli le caratteristiche che un pilota deve avere per indossare con orgoglio la corona di campione al termine della stagione. Ma se la velocità pura non esaurisce le abilità di un pilota essa deve comunque essere la ben nota condicio sine qua non perché questi possa avere ambizioni alte e magnifiche.

Dunque, giocare un poco con i dati per capire chi è stato veloce e chi meno (perché lento non lo è nessuno nei pascoli formulaunistici, sia chiaro) in questa stagione così particolare ci aiuta, forse ed è questa l’ambizione dell’analisi che segue, a capire chi è invecchiato meno del suo gemello identico.

Le premesse sono necessarie per capire il tipo di ponderazione che ha generato i numeri che seguono. Accingendomi all’analisi mi è subito parso evidente che non poteva essere il mero confronto dei migliori crono in qualifica, GP per Gp, a stabilire la velocità relativa tra compagni di squadra. Infatti, le varie circostanze che si sono verificate in ogni sessione e in ogni singola Q potevano determinare distacchi non consoni alla concreta velocità che ogni pilota è riuscito a sviluppare. Pensiamo al caso di Verstappen a Gedda: rotto il semiasse in Q2 si è trovato ad avere quale miglior crono ufficiale l’1’28’’761 del Q1 e non ha potuto stabilire altri crono; di contro Perez è andato fino in Q3 facendo poi la pole con 1’28’’265. Dobbiamo forse pensare che Perez sia stato più veloce di Verstappen in quelle qualifiche? Più efficace in qualifica lo è stato sicuramente visto che Verstappen il guaio se l’è procurato da solo finendo contro un muretto, d’accordo, ma più veloce? A ben guardare l’unica sessione conclusa da Max e Checo a parità di condizioni in quelle qualifiche è stata il Q1 e nel Q1 Checo ha avuto un crono di 1’29’’244, di quasi 5 decimi più alto di quello di Max. Quindi Max è stato più veloce di Checo.

Tra Q1, Q2 e Q3 cambiano spesso le condizioni, siano esse della pista che si gomma, della temperatura dell’asfalto, del meteo e ciò influisce non poco sulla prestazione dunque confrontare i crono di Qn differenti, al mero scopo di indagare il crono migliore, potrebbe non avere molto senso.

La parità di Qn, Q1 o Q2 o Q3 in cui entrambi i piloti hanno partecipato al meglio delle loro possibilità, è dunque il primo criterio che ho adottato.

In diversi casi si sono visti piloti che per risparmiare un treno di gomme ma sicuri di passare il taglio non miglioravano il proprio tempo in Q1 o in Q2: anche la strategia dettata dalla contingenza andava considerata. Sicché il secondo criterio è stato quello di porre il confronto non solo a parità di Qn ma anche nell’ultima di esse. Parrà banale, perché normalmente è in Q3 che i piloti danno il meglio di sé (quantomeno coloro che ci arrivano) ma non lo è affatto perché, se cambia il meteo, il Q3 potrebbe essere sensibilmente più lento del Q1 o del Q2 ma tuttavia, essendo decisivo per la posizione in griglia, è comunque in quel frangente che il pilota si impegna di più.

Ultimo Q corso da entrambi è il secondo criterio.

Come terzo criterio di ponderazione ho deciso di escludere le Qn dove uno (o entrambi) i piloti hanno avuti problemi meccanici o di altra natura tali da non farli partecipare o di non competere al meglio contro il proprio team mate nel medesimo Q. Inizialmente avevo pensato, in questi casi, di assegnare, quale crono virtuale, al pilota senza tempo o col tempo problematico il 107% del tempo del pilota con il tempo ufficializzato in quella sessione il che poteva sembrare logico in quanto avrebbe ricalcato il medesimo rapporto che la federazione applica alla soglia necessaria per partecipare al GP (benché non ho memoria di una sua applicazione concreta). Tuttavia, tale escamotage non era in linea con l’intento meramente speculativo di cui sopra e quindi ho semplicemente azzerato il confronto per quel GP. Di tale azzeramento ne hanno beneficiato Sargeant in diverse occasioni, il Verstappen di Gedda, Perez in Australia, DeVries e Gasly a Baku, Ocon a Spa e Norris in Messico. Ho infine deciso di escludere anche il dato di Lawson a Zadvoort perché chiamato dalla sera alla mattina a prendere parte alla sua prima qualifica in F1, magari pure con un sedile non perfettamente adeguato, non mi sembrava corretto inserirlo in un’analisi sulla velocità pura. Ne hanno beneficiato nel senso che in quel specifico frangente il gap con il compagno di squadra non viene conteggiato.

Raccolti tutti i crono con i criteri di cui sopra è parso subito chiaro che l’analisi delle velocità relative tra compagni di squadra, principalmente il differenziale medio, che risultano sono leggermente diverse da quelle che si vedono circolare nei siti specializzati ma, confido perché è questa l’ambizione di questa analisi, più realistiche. Rara è invece la divergenza tra i risultati di questa analisi e quelli ufficiali. Tornando a Gedda è chiaro che report per così dire “ufficiali” delle qualifiche in stagione questa risulterà vinta da Perez, ma nella mia analisi, poiché ho considerato solo il Qn in cui hanno partecipato ad armi pari e senz’altri condizionamenti, risulterà vincitore Verstappen. Anche la media del distacco in stagione sarà diversa da quella per così dire “ufficiale” riscontrata dai dati senza ponderazione e pubblicata in gran parte dei siti specializzati.

Così ponderati, i dati non presentano grandi sorprese rispetto alle aspettative ma aiutano a capire meglio la differenza tra i piloti e in qualche caso a valutarne persino un po’ meglio la stagione. Un po’ a tutti è parso chiaro, ad esempio, che nel 2023 Hamilton ha fatto decisamente meglio di Russell ma l’analisi che segue mostra che se è così, ed è così, ciò non è stato certo dovuto ad una grande differenza in termini di velocità ma, con ogni evidenza, ad altro.

Il grafico che allegherò ad ogni confronto mostra il gap algebrico del primo pilota verso il secondo GP per GP, essendo il primo citato nel titolo del grafico quello al cui tempo è stato algebricamente sottratto il tempo del secondo. Sicché, ogni dato al di sotto dell’ascissa zero significa crono migliore per il primo pilota (e viceversa).

Orbene, dopo tutte queste premesse veniamo ai dati per come il mio Excel li ha masticati, digeriti ed espulsi cominciando inevitabilmente dal confronto tra il campione del mondo e il suo compagno di squadra.

VERSTAPPEN VS PEREZ

Fatte tutte le ponderazioni di cui sopra emerge comunque il totale annientamento di Checo. In termini di velocità pura, se questa ponderazione ha senso, non c’è stato confronto.

  • 21 a 0 per Max
  • -668,14 millesimi il distacco medio tra i due

Il fatto che la media è calcolata a partire da crono rilevati a parità di condizioni rende ancora più impietoso il confronto.

Della straordinaria stagione di Verstappen si sono scritti fiumi di parole e il presente quanto modesto contributo non fa altro che rinsaldarne il giudizio di reboante magnificenza.

HAMILTON vs RUSSELL

Qui le cose si complicano. Il confronto in velocità pura tra Lewis e Giorgino è stato serratissimo lungo tutto l’arco della stagione. Nonostante l’applicazione dei criteri di cui sopra il confronto in termini di posizione in Q rimane quello ufficiale di perfetta parità. Parità sostanziale che si riscontra anche nel confronto cronometrico a parità di condizioni che vede comunque prevalere Lewis di un nonnulla. Non è certo la velocità, dunque, che ha azzoppato il buon George contro il redivivo Lewis, quanto l’efficacia generale in stagione cui attribuirei l’assenza di exploit degni di nota, che invece Lewis è riuscito ad ottenere, quale principale causa.

  • 11 a 11
  • -17,77 millesimi di distacco medio a favore di Hamilton

Il grafico evidenzia un’alternanza abbastanza ristretta (occhio alla scala!) lungo l’arco della stagione. Ho provato a togliere gli ultimi due GP, in cui Hamilton non si è certamente impegnato allo spasimo conscio di aver stabilizzato la sua posizione in classifica mondiale rispetto a Russell, ma il distacco medio in favore di Lewis aumenta di poco salendo a 61 millesimi. Tutto ciò significa banalmente che in quanto a velocità pura Giorgino non ha granché da invidiare a Lewis. Stiamo pur sempre parlando di un Hamilton che non è più quel mostro di velocità che è stato nei suoi primi cinque-sei anni di carriera il che ci fa dire che Russell “ha ancora molto pane da mangiare” (cit. mio nonno buonanima). Da qui, da questa velocità e dalla lezione di efficacia su tutta la stagione impartitagli da Lewis, che Russell deve ripartire per far pensare che il suo talento non sia sufficiente per farlo assurgere a contendente per il titolo.

LECLERC vs SAINZ

A differenza del precedente duello, l’analisi particolarissima che sto facendo fa pendere l’ago della bilancia molto più in favore di Leclerc che di Sainz. Stavolta vediamo prima i dati e il grafico.

  • 15 a 8 in favore di Leclerc
  • -50,91 millesimi di distacco medio a favore di Leclerc

La prevalenza nel confronto diretto (15-8) è piuttosto netta, il che è già un dato inequivocabilmente a favore di Leclerc. Tuttavia il gap cronometrico è molto contenuto il che dovrebbe deporre in favore di una sostanziale similitudine di velocità tra i due. Ad uno sguardo più profondo vediamo però dati che portano ad ulteriori considerazioni. Delle 8 volte in cui Sainz ha prevalso in questa particolarissima analisi ben 4 portano distacchi superiori al mezzo secondo laddove delle 13 volte in cui ha prevalso Charles solo 2 hanno distacchi superiori al mezzo secondo. Distacchi così ampi, in un contesto di soli 50 millesimi di gap medio, significano che in quelle Qn corse a parità di condizioni è successo qualcosa che ha compromesso la prestazione del pilota, vuoi un suo errore o un difetto di assetto della vettura. Si rispecchia in questo grafico, quindi, quanto si è visto in stagione e cioè un Leclerc sempre in difficoltà nella prima parte del campionato, magari pure a sperimentare insieme agli ingegneri in cui spicca soltanto Baku, pista sulla quale Leclerc ha da insegnare persino a Max e in cui comunque Sainz, in quella specifica Qn, ha fatto comunque il quarto tempo. Per converso, dopo il Canada, a favore di Sainz c’è solo il picco di Zandvoort ove il prode monegasco ha pasticciato come un kartista alle prime armi. Se ponderiamo ulteriormente la media, togliendo i picchi, il gap medio tra i due sale a 279 millesimi. Delle quattro volte in cui Sainz ha meritoriamente e senza picchi prevalso su Leclerc ben tre sono di estrema misura, cioè di pochi millesimi. Per converso, togliendo i picchi Leclerc ha prevalso per pochi millesimi (intesi come sotto il decimo) solo tre volte su tredici (o su quattordici se consideriamo Baku). Inutile dire che per quanto la media del gap di velocità possa dare l’impressione di un distacco assai contenuto tra i due è l’occhio più attento che ci fa dire che in termini di velocità pura Leclerc abbia comunque tenuto ben distante il compagno di squadra. Rimettendo i picchi dentro l’equazione possiamo però sostenere che Sainz ha dalla sua costanza e continuità, in quanto a velocità pura, che ci fanno dire che ha dato il meglio di sé in praticamente tutte le qualifiche della stagione (tranne che in Brasile). Chi dice che la coppia Leclerc-Sainz è forse la meglio assortita del circus ha molte ragioni dalla sua parte.

NORRIS vs PIASTRI

La particolarità di questa analisi rende interessantissimo il confronto tra i due portacolori della McLaren, considerato anche il fantastico anno da matricola condotto dall’australiano. Dobbiamo ricordarci, prima di addentrarci nei numeri, che nelle due precedenti stagioni Norris aveva letteralmente distrutto Daniel Ricciardo, non esattamente un Mazzacane qualsiasi, proprio sotto il profilo della velocità pura. Sarà pur vero che il sorrisone non si trovava a suo agio con quel mezzo ma intanto in due anni si è preso circa 4 decimi di distacco medio. Vediamo numeri e grafico:

  • 16 a 5 in favore di Norris
  • -323,14 in favore di Norris

Questo grafico comprende anche le Q del Canada in cui il buon Piastri non è riuscito a cavare un ragno dal buco pagando notevolmente in termini di esperienza. Per un confronto omogeneo fatto con anche tutte le altre coppie di piloti questi numeri dovrebbero essere quelli da considerare.

Per una valutazione senza il Canada agevolo i dati:

  • 15 a 5 in favore di Norris
  • -174,15 in favore di Norris

 

La prevalenza in termini di velocità pura da parte di Norris rimane consistente sia che si consideri sia che non si consideri il Canada ma non così importante. Anche la prevalenza nei risultati (16 a 5 o 15 a 5 poco importa) fa pendere la bilancia a favore di Lando. Tuttavia, anche qui occorre soffermarsi un poco sui dati e cercare qualche dettaglio in più. Infatti vediamo prevalere Norris fino all’Ungheria con un eloquente 10 a 1. Nella seconda metà del campionato il risultato è ben più equilibrato: 6 a 4 per Norris (o 6 a 5 se si considerasse il Messico che però ho deciso di escludere per le ragioni di cui in premessa). Scomponendo la media nelle due metà del campionato vediamo un Norris prevalere con un gap medio di 456 millesimi nella prima metà che però scende a 176 millesimi nella seconda metà. Il punto è ovvio: Oscar ha pagato lo scotto del noviziato nella prima metà di stagione e poi, prese per bene le misure della sua MCL60 è cresciuto alla grande anche in termini di velocità pura avvicinandosi molto al suo compagno di squadra. Certamente Norris rimane, ad oggi, più veloce e non di poco giacché, se anche non considerassimo il Canada, i 174 millesimi di gap medio non sarebbero affatto pochi in una stagione intera ma considerando il suo noviziato e il modo in cui Norris nei due anni precedenti ha staccato Ricciardo allora si può certamente affermare che anche in termini di velocità pura la stagione di Piastri è stata eccellente. Tutti e due hanno davanti un 2024 in cui devono portare conferme e miglioramenti. Norris deve capire, mezzo permettendo, che può e deve ambire a posizioni che contano anche in classifica mondiale e mettere da parte quella parvenza di “braccino” che è comparsa in questo 2023 quando in alcune gare ha dato la netta impressione di non riuscire a reggere la pressione (l’errore in gara a Austin è emblematico in questo senso). Piastri, dalla sua, deve continuare i fantastici progressi che ha mostrato quest’anno il che non è semplicissimo. Se entrambi riusciranno a rinsaldare le loro qualità e se il mezzo lo consentirà questa coppia di piloti farà a gara con quella Ferrari per la meglio assortita del campionato.

ALONSO vs STROLL

Probabilmente non c’era bisogno di addentrarsi in questo tipo di analisi per trarre la conclusione che nel 2023 Fernando è stato di molto più veloce di Lance. La conferma infatti arriva puntuale.

  • 19 a 3 in favore di Alonso
  • -473,82 millesimi in favore di Alonso

Che la stagione di Alonso sia stata straordinaria non è una rivelazione. Da quest’analisi vediamo che è anche stato velocissimo, quantomeno nei confronti di Stroll. La cosa che più mi incuriosisce è che tutti sappiamo che Stroll ha iniziato il campionato con l’handicap del più o meno misterioso infortunio ai polsi ma guardando il grafico ci rendiamo conto che Stroll, in termini di velocità pura (che ricordo essere l’obiettivo di questa analisi) ha sofferto relativamente poco proprio a inizio stagione. Ha sofferto tantissimo nella parte centrale e solo nelle ultime gare si è rimesso (relativamente) in carreggiata. In tutta onestà non so come interpretare questo dato e mettermi a speculare sulle strane voci da paddock che lo hanno riguardato per spiegare questo strano andamento è attività che lascia il tempo che trova. Sta di fatto che, almeno in questo caso, i numeri non mentono: Alonso ha annientato Stroll sotto ogni punto di vista.

GASLY vs OCON

Quello tra i due portacolori Alpine è stato il duello, se così vogliamo chiamarlo, più equilibrato della stagione. Oltre, naturalmente, a quel che ha detto la pista anche questa analisi sulla velocità pura ci porta dati a conferma dell’equilibrio.

  • 13 a 7 in favore di Gasly
  • -2,50 millesimi in favore di Gasly

Il grafico certifica l’equilibrio tra i due ma ci dice anche qualcosa in più. Innanzitutto ci mostra plasticamente che Gasly ha avuto necessità di “imparare” la vettura nei primi GP della stagione il che, in qualifica ha presumibilmente portato il buon Pierre a commettere qualche errore di guida in più rispetto al suo diretto rivale. Vediamo infatti che nelle prime sette gare, che in realtà sono otto dato che ho escluso Baku per i problemi avuti da Gasly, non solo Ocon ha avuto uno score positivo di 4 a 3 (5 a 3 con Baku) ma quando è stato davanti lo è stato con ottimo margine. Nel resto della stagione è stato invece Pierre a prevalere sia numericamente che come gap medio di distacco, portando quest’ultimo sul totale della stagione a quei 2millesimi di cui sopra. Il dato si può interpretare in due modi: Gasly non solo è stato ma si è dimostrato più veloce di Ocon oppure che Ocon è capace di exploit mentre Gasly è più un “regolarista” della velocità, se mi passate la locuzione, un po’ come Sainz. O forse sono tutto sommato corrette entrambe le interpretazioni. Come più volte ricordato su questo blog non sono un grande estimatore di Ocon sicché propendo per la prima interpretazione il che mi porta a dire che nonostante i numeri convergano verso la parità una più dettagliata analisi dice che Gasly è più veloce. Buon per Pierre!

ALBON vs SARGEANT

Su questo confronto c’è poco da dire. Mutatis mutandis il dominio di Albon nei confronti di Sargeant, quanto a velocità pura, è del tutto analogo a quello di Verstappen nei confronti di Perez.

  • 18 a 0 (zero) per Albon
  • -530,72 millesimi di distacco medio in favore di Albon

Il grafico non fa altro che certificare quanto sopra. Sargeant è quello a cui ho tolto più crono e s.t. per i numerosi problemi che ha sofferto. Va detto che per quanto riguarda Zandvoort ho confrontato il Q2 e non il Q3 in cui il povero Logan patì l’azzardo delle gomme imposto dalla squadra con una dannosa uscita di pista che gli impedì di proseguire il turno) e che il gap medio sarebbe stato di molto più alto se non mi fosse preso quest’atto di generosità matematica! Detto ciò, i numeri dicono che per quanto alto sia il gap medio, calcolato con i criteri di cui in premessa, non è così alto come quello rimediato da Perez nei confronti di Verstappen il che mi fa dire che forse è questo uno dei motivi (oltre a quello ovvio…) che spingono Williams a dare una seconda chance al giovane americano. D’altra parte, Logan ha limitato i danni proprio nel finale di stagione il che potrebbe deporre, per quanto lontanamente, a suo favore nel senso che può essere che verso il finale sia riuscito a adattarsi un poco di più alla categoria. Rimane tuttavia ancora largamente insufficiente come velocità e dovrà darsi molto da fare, nel 2024, per farci cambiare idea sulle sue qualità.

BOTTAS vs ZHOU

Il confronto tra i due Alfa Romeo è abbastanza difficile da decifrare: la disastrosa stagione della scuderia ha probabilmente tolto molti stimoli ai piloti che sono naufragati insieme al team. Se Bottas ha deluso per la poca voglia di fare dimostrata in gara mi ha deluso ancora più Zhou perché non ha approfittato della mancanza di stimoli di Bottas per dare dei forti segnali sulle sue ambizioni future. E il confronto sui dati, in questo senso, lo certifica abbondantemente.

  • 16 a 6 in favore di Bottas
  • -287,68 millesimi in favore di Bottas

Il grafico mostra che le rare volte che Zhou è stato più veloce lo è stato con poco margine mentre Bottas ha avuto notevoli exploit di velocità. La sensazione è che il ridimensionamento di Zhou, dopo il buon 2022, sia particolarmente accentuato da questa analisi di velocità a pari condizioni perché quando Bottas ha “deciso” di spingere ha fatto il vuoto. Speculazioni ulteriori sugli stimoli via via calanti dei piloti nel corso della stagione non mi sento di farne e mi limito a rilevare che forse Bottas, con un mezzo più performante, potrebbe ancora dire la sua, quantomeno in qualifica, come ha sempre fatto nella sua carriera in Formula 1.

HULKENBERG vs MAGNUSSEN

Anche in casa Haas c’erano pochi dubbi su cosa avrebbe mostrato questa analisi.

  • 15 a 7 in favore di Hulkenberg
  • -258,23 di distacco medio in favore di Hulkenberg

Il picco di SPA, in cui all’ottima prestazione di Magnussen ha corrisposto una fallosissima di Hulk, maschera numericamente un dominio di Hulk in termini di velocità di proporzioni ancora maggiori. Aggiungiamo anche che il Q3 è stato raggiunto molte più volte da Hulk, con prestazioni in quei casi decisamente sorprendenti e certifichiamo il fatto che il buon Magnussen ha dovuto scontare una debacle in qualifica che forse nessuno si aspettava. Non so quanto il dato vada tanto in favore di Hulk quanto più in sfavore di Magnussen il quale, se non avesse dimostrato più solidità in gara rispetto a Hulk nel corso della stagione, avrebbe seriamente corso il pericolo di non vedersi riconfermato. Certamente la pessima vettura portata in stagione non ha dato molte chance a entrambi i piloti per mostrare ulteriormente le loro qualità ma il confronto relativo rimane comunque decisamente a favore del redivivo HULK.

TSUNODA vs (DEVRIES/RICCIARDO/LAWSON)

Ho lasciato per ultimo il confronto tra i piloti della Alpha Tauri per via dei tanti avvicendamenti sulla seconda vettura del team. Non posto grafici, in questo caso, perché non dicono nulla. Mi limito a qualche dato.

  • In generale 16 a 5 di Tsunoda vs team mate
  • In generale -296,52 millesimi di distacco in favore di Tsunoda vs team mate

Ciò favorisce oltremodo il piccolo Yuki che comunque ha confermato i notevoli progressi in termini di velocità pura già visti nel 2022.

  • 7 a 2 vs Devries
  • -223,56 millesimi vs Devries

La disastrosa stagione di Devries è certificata dall’impietoso confronto con Tsunoda anche nei numeri riguardanti la velocità pura. Se consideriamo anche qualche pasticcio occasionale fatto dal giapponese i 223 millesimi rimediati quale gap medio sono anche generosi.

  • 5 a 0 vs Lawson
  • -317,25 millesimi vs Lawson

Questi numeri riguardanti la velocità (e ho escluso Zandvoort per ovvie ragioni altrimenti sarebbero stati ancora peggiori) ridimensionano la ottima impressione data dal neozelandese nelle cinque gare in cui ha corso. Sappiamo però che questa ottima impressione è stata data dalla sua condotta di gara, che è stata eccellente, più che dalle qualifiche. La curiosità di rivederlo correre una stagione intera sta proprio nel fatto che sarebbe interessante vederlo “aggiustare” questo fondamentale.

  • 4 a 3 vs Ricciardo
  • -186,71 millesimi vs Ricciardo
    • +8 millesimi in favore di Ricciardo senza Ungheria e Las Vegas
    • +301 millesimi in favore di Ricciardo senza Ungheria ma con Las Vegas

Difficile leggere i dati del confronto con Ricciardo. Troppo poche gare, peraltro intervallate dall’infortunio di Daniela a Zandvoort, per avere un confronto numericamente sensato e realistico. Il dato generale vede prevalere Yuki ma sulla media pesa tantissimo l’esordio nelle qualifiche in Ungheria del sorrisone che si è trovato a mangiare la polvere un po’ da tutti. Togliendo l’esordio si può poi dibattere se considerare o meno Las Vegas in cui Yuki ha pasticciato nel Q1 ma sta di fatto che il confronto velocistico torna in favore di Ricciardo sia nell’uno che nell’altro caso. Difficile quindi capire se, alla fine, è Daniel ad aver ridimensionato i notevoli progressi fatti vedere dal giapponese oppure se sono proprio questi a dare la misura di un Ricciardo ancora ampiamente competitivo. Non mi spingo oltre nell’analisi se non per auspicare un 2024 in cui trarre deduzioni più accurate.

CONCLUSIONI

Chi è invecchiato meno rispetto al suo gemello identico? Be’, manco a dirlo, Max Verstappen! Avevate qualche dubbio? Infatti se ordiniamo per distacco medio tutti i duelli otteniamo quanto segue:

  1. VER vs PER: -668 millesimi
  2. ALB vs SAR: -530 millesimi
  3. ALO vs STR: -473 millesimi
  4. NOR vs PIA: -323 millesimi*
  5. BOT vs ZHO: -287 millesimi
  6. HUL vs MAG: -258 millesimi
  7. TSU vs team mate: -229 millesimi
  8. LEC vs SAI: -50 millesimi
  9. HAM vs RUS: -17 millesimi
  10. GAS vs OCO: -2 millesimi

L’asterisco sul duello Norris/Piastri rimanda alle considerazioni fatte nel loro paragrafo.

Di tutti questi dati alla fine quello che mi diverte di più è quello relativo al duello tra Gasly e Ocon: 22 week end con 66 Qn (un po’ meno in realtà per ovvie ragioni) e alla fine la media del distacco è solo 2 millesimi! Bello, vero?

 

Si sa che se è vero che i numeri non mentono è altrettanto vero che non dicono nemmeno la verità. E non c’è bisogno di addentrarsi nel complicato dibattito filosofico su cosa sia la “verità” per capire che il brodo ermeneutico in cui si va a rimestare quando si fanno considerazioni di questo tipo è destinato a soccombere anche di fronte alla più banale delle obiezioni. Tuttavia, spero che quanto sopra possa dare qualche spunto di riflessione allorché si voglia giudicare in modo un po’ più oggettivo la velocità che i piloti hanno espresso durante la stagione 2023.

Ad maiora.

 

BONUS: i sorpassi

Non c’entra granché con l’obiettivo di questo articolo ma ho trovato in rete un bel grafico che ordina i piloti per il numero di sorpassi fatti in stagione, confrontato con i sorpassi subiti.

Premetto che non so il criterio con cui è stato elaborato questo grafico. Non so, ad esempio, se vengono conteggiati quali sorpassi fatti (e per converso subiti) quelli ad un pilota che sta pittando per cambio gomme (e visto il numero generale che mi pare un poco elevato il sospetto viene) o addirittura mentre si ritira e non è ancora stato escluso dalla classifica di gara. Detto ciò, rimane comunque una buona base dati da cui trarre qualche considerazione ulteriore sulla stagione dei piloti.

Non sorprendono i dati dei due RBR. Perez, avendo sofferto in qualifica per buona parte della stagione, ha spesso dovuto destreggiarsi nelle retrovie sicché che sia colui che ha effettuato più sorpassi in stagione è il minimo sindacale, per così dire. Se non mi sorprende il misero e in quanto tale stupefacente 5 alla voce sorpassi subiti da Verstappen mi sorprende invece un poco il dato su quelli effettuati perché essendo lui stato sempre là davanti dove diavolo li ha fatti 68 sorpassi?!

La differenza tra Russell e Hamilton suppongo derivi dal maggior numero di volte in cui Lewis è partito più avanti di George in griglia.

I numeri di Leclerc e Sainz, quasi identici, non dicono molto.

C’è un poco di scarto tra Piastri e Norris in termini di sorpassi subiti che potrebbe essere frutto della prima parte di stagione passata da Piastri a farsi le ossa.

La differenza tra Alonso e Stroll è più indicativa: visto che Stroll è partito nelle retrovie molte più volte rispetto ad Alonso ci si aspetterebbe che quest’ultimo, visto il potenziale della vettura, abbia più sorpassi effettuati rispetto ad Alonso. Non essendo così non si può far altro che trarre ancora una volta la conferma della enorme differenza che Alonso ha fatto verso il suo compagno di squadra. Noto infine che Alonso è colui che ha subito meno sorpassi dopo Verstappen e Perez (escludendo gli ultimi tre che hanno fatto solo una porzione di stagione): fate voi.

C’è una piccola differenza tra Gasly e Ocon a favore del primo: quel piccolo delta che li ha separati in campionato e in qualifica viene ulteriormente confermato da questo dato.

Il dato si dimostra più indicativo se prendiamo Bottas del quale, nell’articolo sulle non-pagelle, avevo stigmatizzato l’anonimato e la scarsa combattività in gara. Ebbene, 110subiti/27effettuati sono un dato veramente sconfortante in questo senso e che risalta ancora di più se confrontato con l’81/57 di Zhou, suo compagno di squadra, che evidentemente si è dato molto di più da fare.

Interessante anche il dato dei due Haas che non stupisce certo alla voce sorpassi subiti quanto in quella degli effettuati. Anche in questo caso avevo scritto nelle non-pagelle che Magnussen aveva dalla sua una certa maggior efficacia in gara e il dato sui sorpassi effettuati credo possa in qualche modo confermarlo.

Sconfortante il dato di Sargeant soprattutto considerando quante volte è partito in fondo alla griglia ma anche in questo caso non c’è da sorprendersi. Per converso, direi che è spettacolare quello di Albon.

Mi balza all’occhio il dato di Lawson, di cui tutti hanno ben giudicato la sua condotta di gara: precipitato dalla sera alla mattina su una F1 avere 15/15 in questa curiosa statistica mi sembra un risultato di tutto rispetto soprattutto perché se viene proiettato sulla stagione intera (calcolando la proporzione rispetto al numero di gare da lui corse) lo colloca dalle stesse lande di Tsunoda per quanto attiene ai sorpassi subiti e dalle ben più interessanti parti di Alonso per quanto attiene agli effettuati. Se facessi le stesse proiezioni per Ricciardo, con il suo misero 13 alla voce effettuati, lo si vedrebbe davanti ai soli Bottas e Sargeant e sensibilmente più indietro rispetto a Tsunoda e alle voce subiti avrebbero fatto peggio di lui solo Bottas e i due Haas. Visto che ho sempre considerato Ricciardo il miglior “sorpassatore” del circus comincio a pensare di essere nel torto…

Metrodoro il Teorematico

IL PUNTO DELLA REDAZIONE: ATTO V

In un periodo, per la F1, apparentemente morto dove le uniche notizie sono quelle “sensazionalistiche” dove da un lato si esaltano i sette decimi recuperati dalla Rossa rispetto alla vettura dell’anno scorso e dall’altro chi non fa altro che maledire queste suddette notizie, perché illude gli appassionati (ignoranti… perché solo un ignorante può credere che questo recupero prestazionale sia foriero di vittorie sicure), pare ci sia poco di cui parlare. Eppure il sottoscritto non la vede così perché c’è eccome di cosa parlare. No, non mi unirò al coro di coloro i quali “maledicono” queste false aspettative sul presunto guadagno prestazionale della Ferrari che ancora deve essere presentata, ce ne sono fin troppe di voci autorevoli e non (soprattutto queste ultime!) che ne hanno parlato, al vento ed inutilmente aggiungerei. Domando scusa per la sterile polemica che riguarda questo argomento, solo che sono stufo dei “salvatori della patria” che, poi, puntualmente si rimangiano tutto. Ciò che mi ha colpito, e che su questa rubrica come argomento è già stato trattato, è la strategia comunicativa della Rossa, la quale, come ho avuto modo di dire, deve essere quanto meno rivista. Mi riferisco alla “priorità” che ha la Beneamata nell’annunciare il rinnovo dei contratti di LeClerc e Sainz.

Ad oggi l’unica cosa certa che si sa della Ferrari è che il tredici febbraio, in barba ad ogni scaramanzia (tanto con questa Ferrari fa poca differenza e magari chissà, potrebbe portare anche fortuna… come siamo messi!), verrà appunto presentata la nuova vettura che affronterà il mondiale 2024 e ci fermiamo qui, dato che è ancora presto anche per conoscere il “nome di battesimo”. Ciò che salta ai miei occhi, che necessitano perennemente di occhiali da vista, è che si sa la data della presentazione e non si sa nulla della “priorità” della Gestione Sportiva. Mi domando e chiedo cosa non funzioni all’interno della GeS, perché non lo trovo affatto normale che si parli di “priorità” e poi a riguardo tutto tace. La Mercedes, giusto per fare un nome a caso, ha annunciato il rinnovo biennale di Sir Lewis già nell’estate dell’anno appena finito. Inutile dire che, nel rinnovo, la priorità più alta e le maggiori aspettative sono verso il monegasco, vera punta di diamante della Rossa e Messia per le orde di tifosi che seguono il campione in pectore rosso, come se fosse religione. Ciò che più mi ha colpito del potenziale rinnovo del contratto (pluriennale) di Charles è l’ansia che circonda l’annuncio del rinnovo stesso. Premesso che la permanenza e relativo rinnovo del monegasco non sia mai stata messa in discussione, è anche vero che, considerando la situazione attuale di tutti i piloti e delle relative squadre, lo stesso LeClerc (e di rimando la Ferrari stessa) non ha nessuna alternativa (vincente) all’orizzonte. Il dramma è come anche affermare ciò, cioè la mancanza di alternative da parte dell’alfiere rosso, sia oggetto di polemiche e discussioni. Ad essere sinceri non capisco per quale motivo ci debba essere acredine tra gli appassionati, nell’affermare che il campione in pectore Ferrari non ha alternative vincenti. Allo stato attuale, le uniche potenziali realtà vincenti in F1 sono Red Bull, Mercedes, McLaren e Aston Martin (a parte la stessa Ferrari si capisce). Queste quattro squadre appena citate non hanno intenzione di scardinare i propri equilibri interni (al momento… perché sappiamo quanto vale un contratto in F1) per prendere un pilota così “ingombrante” come Charles. Sia chiaro, non sto affermando che queste squadre pensino che il monegasco sia sopravvalutato, così come non ho dubbi che farebbero carte false per averlo eppure (c’è sempre il trucco!), chi appunto per equilibri interni e chi per budget (ormai il salario di LeClerc muove il PIL di una squadra… e non è campione ancora!) non si azzarda a toccarlo: Red Bull se ne guarda bene dal farlo, altrimenti ogni GP sarebbe “un’ammazatora” tra lui e Verstappen (giocandoci definitivamente le coronarie di Newey), Mercedes non ci pensa nemmeno dato che si è appena svenata nel rinnovo di Lewis, senza parlare che accanto a lui c’è l’ottimo Russell (unico vincitore della casa con la stella a tre punte da due anni a questa parte tra l’altro), McLaren ha puntato tutto sulla giovane coppia Norris – Piastri (chiamata all’esplosione agonistica definitiva) ed infine Aston Martin, dove in teoria sarebbe l’unica veramente che potrebbe prenderlo (vicino ad Alo sarebbe una coppia fantastica) e che invece se ne guarda bene, perché vicino all’intoccabile quarantaduenne c’è l’ancora più intoccabile figlio del patron della stessa scuderia. Allora, io mi chiedo, di cosa stiamo parlando? Dov’è il peccato nell’affermare che attualmente Charles LeClerc non ha alternative se non quella di rimanere in Ferrari, dove paradossalmente è oggi e, tra l’altro, è stata l’unica squadra a spezzare il monologo Red Bull con la vittoria in Ungheria… da parte di Sainz, solo che questa è un’altra storia. L’unica alternativa per il monegasco è quella di legarsi, non dico a vita alla Rossa, di sicuro con un contratto pluriennale con clausola d’uscita, caso mai lo reputasse opportuno. Si parla di cinque anni (come fatto da Binotto), chi dice tre… ad essere sinceri non è questo ciò che mi preme (anche perché più o meno sarà questo il periodo della durata contrattuale), quanto il fatto che trovo assurdo che la Rossa parli prima di “priorità” e poi non abbia ancora annunciato il suo rinnovo. Dio non voglia che si arrivi al giorno della presentazione della “F2024” senza il rinnovo, perché dal punto di vista d’immagine sarebbe uno smacco non da poco (e comunque uno dei tanti purtroppo) per Ferrari.

Per quale motivo parlare di “priorità” e poi iniziare l’anno senza comunicare ancora nulla? Sono perfettamente consapevole che stilare un contratto, con tutti quei soldi che ci sono in ballo, non è esercizio di semplice soluzione eppure se Charles è “innamorato” (oggi con i virgolettati mi sono divertito… eppure dopo tutto quello che ho letto è doveroso) della Rossa dov’è la difficoltà? Come mai AMG con Hamilton (parliamo di un sette volte campione del mondo… altro che ingombrante!) ha risolto la questione apparentemente senza difficoltà? Con una Rossa che, durante la stagione 2023, non aveva impegni da mondiale vista la situazione in pista, era davvero cosi necessario rimandare la “priorità” rinnovo a data da destinarsi? Domande che preferisco che rispondiate voi, perché io proprio non ci arrivo e in tutti questi quesiti ci rientra anche Sainz, il quale vi posso garantire che, a maggior ragione che allo stato attuale la Beneamata non è (ancora) una squadra da mondiale, sia altrettanto fondamentale. Di Carlos non se ne può parlare che bene, il quale è vero che non è un cecchino in qualifica come il compagno (certi istinti o ce l’hai o niente da fare), vero è che, con la vittoria perentoria che ha conquistato in Ungheria, ha dimostrato tutto il suo valore caso mai ce ne fosse stato bisogno e aggiungo che senza quel maledetto tombino a Las Vegas (unita alla totale assenza di peso politico della sua squadra per protestare dopo) sarebbe finito (nuovamente) davanti al compagno e la Ferrari stessa avrebbe riconfermato il secondo posto nei costruttori… questo solo per far comprendere com’è altrettanto importante il contributo dello spagnolo (chiedere ad Aston Martin cosa significa correre con un solo pilota!). Ho sempre detto e continuo a sostenere che Charles&Carlos sono la migliore coppia del mondiale e, di sicuro, il loro rinnovo è una “priorità” e sono sicuro che lo sia anche per la Ferrari, peccato lo dimostrino nel modo sbagliato

 

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE – ATTO II

La settimana scorsa è stata “allietata” dalla querelle che è avvenuta tra la Federazione Internazionale dell’Automobilismo, meglio conosciuta semplicemente con il nome di FIA e la Formula One Management, ovvero la FOM che è di fatto la società che detiene i diritti commerciali della F1, quindi Liberty Media. Ciò che mi ha particolarmente colpito di questa sceneggiata, che si è consumata nel giro di pochi giorni, è stato lo sputtanamento che è avvenuto, anche se dovrei dire voluto, in pubblica piazza a mezzo social. L’impressione, sin da subito, è che entrambe le parti non hanno fatto nulla per nascondere la questione (di cui parlerò a breve) in privato anzi, hanno fatto di tutto per coinvolgere il pubblico che poi saremmo noi appassionati.

La discussione in questione si riferisce alle accuse da parte della FIA nei riguardi della FOM e, nello specifico, dirette alla persona di Suzanne Stoddart meglio conosciuta come Susie Wolff, ovvero la dolce metà del capo Mercedes Toto Wolff. Nello specifico, la moglie di Toto, poiché lavora direttamente per Liberty Media, ha anche accesso a informazioni privilegiate e segrete che poi avrebbe passato al marito. D’ufficio scatta il conflitto d’interessi e relativa accusa da parte della FIA, la quale a sua volta, sarebbe venuta a sapere del presunto misfatto da un team principal molto zelante (con la Federazione) e poco leale (con Liberty Media evidentemente). La stessa FIA annuncia, pubblicamente appunto, l’azione legale nei riguardi della consorte di Wolff e già qui mi viene il primo pensiero: “Se la Federazione si sta muovendo come un elefante in un negozio di Murano è perché sa quello che fa… ha prove certe del misfatto!”. La replica di Susie non si fa attendere ( a mezzo social ovviamente), dove oltre a negare tutto, butta dentro al calderone della difesa un pizzico di maschilismo e di misoginia che oggi fa tanto hype e tendenza e, qui arriva immediata un’altra mia riflessione mentre avevo i pop corn in mano: “Cosa centra il maschilismo e la misoginia?. La Signora in questione non è stata attaccata perché donna e quindi ritenuta incapace per questo motivo, bensì è stata accusata di un qualcosa che va al di la del suo sesso di appartenenza”… la trama si infittisce come si suol dire. Immediatamente dopo le difese pubbliche della Signora Wolff, all’unisono come un solo uomo in un atto coordinato e strepitoso, tutte le scuderie “cinguettano” un comunicato uguale per tutti, dove si afferma che nessuna Scuderia ha mosso “sotto banco” accuse verso la Signora in questione e, che sono totalmente estranei all’accaduto: Red Bull compresa ed in primis dato che il principale indiziato della presunta accusa erano proprio i bibitari nella persona di Christian Horner. In un unico colpo tutte le Scuderie non solo si lavano le mani dall’accaduto, addirittura facendo quadrato attorno alla moglie di Wolff e quindi attorno a Mercedes, fanno capire da che parte hanno scelto di stare e cioè, da quella di Liberty Media. La FIA da questa storia ne esce con le ossa rotte, perché tra le altre cose la famiglia Wolff, sta pensando di fare causa alla federazione stessa, anche se fino ad ora nulla si è più saputo sia in merito a quest’ultima presunta azione che a tutta la faccenda.

Immediatamente dopo la fine di questa vicenda che, se me l’avessero raccontata qualche anno fa non l’avrei mai creduta tanto sembri cosi fantasiosa, ho immediatamente elucubrato un pensiero che è quello del tranello. Non è un mistero che tra la FIA e Liberty Media, è in atto una guerra di potere all’ultimo sangue con il Presidente della Federazione Mohammed Ben Sulayem che ha addirittura osato “mettere mano” (l’anno scorso) al portafogli delle squadre e quindi di Liberty Media stessa, con inevitabili conseguenze negative (per il Presidente). Cosi come è impossibile dimenticare la rissa verbale che accadde alle consuete premiazioni di fine anno (sempre nel 2022), tra lo stesso Ben ed Horner, tanto che dovette intervenire Domenicali nel dividerli! Molto probabilmente la Federazione si è fidata della fonte e quindi della (presunta) falsa informazione ricevuta, tanto da muoversi pubblicamente. A quel punto le squadre, di rimando, si sono mosse all’unisono “colpendo la bestia” in modo letale. Motivo? Porre in evidente difficoltà la FIA e soprattutto il suo Presidente Sulayem, in modo da metterlo in condizioni di dimettersi e, quindi far salire “al trono” un successore più compiacente a tutti (Liberty Media in primis) e comunque più malleabile. Caso mai la mia ipotesi risultasse troppo complottistica, rimane il fatto che chi comanda l’attuale FIA (il Presidente ed i suoi consiglieri) non è all’altezza della situazione: perché se c’è stato un complotto, chi di dovere alla Federazione non è stato all’altezza di accorgersene verificando l’attendibilità della fonte, se invece è successo perché l’eventuale fonte era in “buona fede”, la Federazione ha toppato altrettanto, perché avrebbe dovuto avere le prove certe in mano prima di muoversi come un elefante. In ambo i casi, chi comanda come già detto, non è all’altezza e quindi deve essere rimosso perché di certo con questo comportamento non  ha fatto altro che mettere in maggiore difficoltà la stessa Federazione.

Inutile dire che tutto l’alterco è sui soldi e, quindi sui dividendi della torta che tutti si devono spartire a fine anno. La Fia, da quando non detiene più i diritti commerciali della F1 (zio Bernie sapeva il fatto suo!), è rimasta alla finestra a guardare come si suol dire: infatti di tutto il bottino di utili che gli entrano nel portafogli, è comunque cosa irrisoria, una fetta molto piccola rispetto a quello che Liberty Media e le squadre si spartiscono. Per questo tutte le Scuderie, si sono mosse come una legione romana di antica memoria in difesa della moglie di Wolff, facendo capire chiaramente da che parte stanno. Per questo il Presidente della FIA già in passato, maldestramente, ha cercato di mettere le mani nel portafogli di tutte le squadre… perché alla FIA non sta più bene stare sull’uscio a guardare. Ciò che è triste è che la torta sta diventando sempre più grossa e quindi la guerra non può che inasprirsi: triste perché sebbene la F1 stia attraversando un periodo buio e infelice in quanto a regolamenti e format, è anche vero paradossalmente, che sta aumentando il pubblico che sempre di più la segue. Da appassionato romantico quale sono e, lo dico senza remore, considerando le oscenità regolamentari e organizzative che sono costretto a vedere ad ogni domenica di GP, avrei preferito che il pubblico pagante disertasse gli spalti dando un segnale forte, invece le tribune (tranne quando siamo nel deserto) sono sold out e come la legge di mercato impone, come sempre, è la domanda che comanda l’offerta e fino a quando la prima sarà forte la seconda non potrà che agire di conseguenza. A mio giudizio siamo solo all’inizio di questa guerra che forse e dico forse, si concluderà solo con la stipula del nuovo patto della concordia e resta da vedere se a firmare sarà Sulayem (sconfitto o vincitore… dipende da come si svilupperanno gli eventi) o un nuovo compiacente Presidente. Come sempre non ci resta che aspettare: il mondiale 2024 è già iniziato e la lotta non parte in pista bensì, nelle stanze del potere, dove si decide il destino di tutti

 

Vito Quaranta