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F1 2024 – GRAN PREMIO DEGLI STATI UNITI

Dopo una inusuale pausa di quasi un mese torna il mondiale di F1 sulla pista di Austin per il gran premio degli Stati Uniti.

Un weekend questo molto saturo in termini di competizioni motoristiche che vedra’ in contemporanea scendere in pista F1, il motomondiale, la superbike e il mondiale rally. Non e’ forse un po’ troppo? Magari un minimo di coordinamento in merito tra i vari organi direttivi avrebbe giovato.

In ogni caso si torna in pista per il primo di sei appuntamenti che chiuderanno il mondiale F1, su una pista piuttosto selettiva e difficile da interpretare.

Il nuovo asfalto, le previsioni meteo che prevedono molto caldo saranno un bel rebus soprattutto per la gestione gomme nella gara lunga. Diciamo gara lunga perche’ ci sara’ anche la sprint questa volta, con tutto quello che comporta a partire dal limitato tempo a disposizione per le prove libere.

Lo stato dell’arte e’ quello di un mondiale piloti che ancora non si capisce se sia un discorso ancora aperto o chiuso. Cinquantadue i punti che separano Verstappen e Norris, con il primo in evidente affanno nelle ultime gare e il secondo che si trova a guidare la monoposto piu’ completa del lotto ma forse ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto. Diciamo che a parti invertite il mondiale sarebbe una faccenda molto aperta.

immagine da rsi.ch

In Red Bull non ci hanno capito granche’ nell’ultimo mese e mezzo di gare e la lunga pausa e’ stata positiva quanto meno per cercare di capire cosa non funziona e come porvi rimedio. Gli austriaci sembrano piuttosto convinti di aver risolto gran parte dei loro problemi e si presentano a d Austin convinti di potersela giocare. Al momento, la sensazione e’ che la loro piu’ grossa certezza sia solo Verstappen, il resto verra’ di conseguenza se la monoposto risultera’ davvero migliorata.

A Woking invece sperano fondamentalmente che una (o tutte e due) tra Ferrari e Mercedes possa infilarsi tra loro e la Red Bull. Difficile che la sosta abbia potuto far evaporare totalmente l’evidente vantaggio nei confronti degli austriaci ma per riaprire davvero il mondiale serve che Verstappen sia ricacciato indietro anche dagli altri competitor.

Competitor che arrivano con grosse speranze ma poche certezze in quanto Ferrari portera’ una nuova ala anteriore giudicata ‘estrema’ mentre il nuovo fondo dovrebbe esordire in Messico. In  generale la Scuderia sta facendo grossi sforzi nel cercare di colpare il gap gia’ in questa stagione con l’obbiettivo di travasare le modifiche valide anche sulla vettura del 2025. Vedremo cosa succedera’ ad Austin anche se Sainz ha gia’ spostato il target vittoria in Messico e Las Vegas.

immagine da quattromania.it

Per Mercedes vale un po’ lo stesso: novita’ per la W15 ma tutte da verificare in pista, per cui grandi aspettative che sperano non vengano frustrate dalla realta’ dei fatti.

Lo scarso tempo a disposizione per le prove libere sara’ un problema un po’ per tutti, ma forse meno per la McLaren che si presentera’ con una monoposto meno sperimentale e meno criptica rispetto ai suoi avversari.

In pratica tutti i team si presenteranno con novita’ sulle loro monoposto e per tutte ci sara’ il problema di trovare in fretta la quadra dato il poco tempo a disposizione. A meno che la gara sprint non venga utilizzata come un lunga sessione di test per trovare l’assetto giusto da utilizzare poi nella gara di domenica.

Questo di Austin potrebbe essere un vero spartiacque nella lotta al campionato, sia per quanto riguarda i tanti punti in palio sia dal punto di vista delle prestazioni. Il tracciato texano e’ uno di quelli dove tutti gli aspetti della monoposto vengono messe alla prova e andare bene sul COTA potrebbe rappresentare una garanzia di competitivita’ anche per gli ultimi appuntamenti del mondiale.

immagine da automagazine.pt

Per chiudere, salutiamo per sempre, almeno al volante di una F1, Daniel Ricciardo che sara’ sostituito da Lawson sulla Racing Bulls. L’australiano sembrava appartenere al cesto di quelli buoni, magari non fenomenali ma molto buoni, poi un paio di sliding doors, tipo l’aver rifiutato la Ferrari per accettare i soldi della Renault, hanno un po’ annacquato una ottima carriera. Si e’ garantito una agiatissima pensione anticipata e chissa’ se, potendo scegliere, non cambierebbe qualcosa di quanto fatto.

Un augurio anche a Lawson che avra’ l’ingrato compito, in pratica, di guadagnarsi il posto in Racing Bulls nel 2025 nelle restanti sei gare del mondiale. Cosa non facile quando chi decide se resti e’ il dott. Marko.

*immagine in evidenza da sportspromedia.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La lunga pausa, che è durata un intero mese, è dunque giunta al termine ed ora ci aspettano gli ultimi sei GP che decideranno chi sarà campione del mondo in questo lunghissimo 2024, sia per quanto riguarda il titolo piloti che costruttori. Sebbene uno dei due trofei apparentemente sia già assegnato, è anche vero che fine a quando la matematica non decreta il suo insindacabile verdetto, è meglio andarci coi piedi di piombo nello sputare sentenze. Sono del parere che è meglio parlare di probabilità, almeno in questo modo si usa la logica e ci si scotta di meno. Del resto dagli aerei atterrati in Texas non scenderanno solo uomini, bensì anche gli ultimi aggiornamenti della stagione che permetteranno alle squadre (le top four, perché tanto da Aston Martin in giù c’è ben poco da fare), di finire il campionato con diverse finalità: infatti c’è chi cercherà di raddrizzare un’annata andata storta, chi dovrà capire e chi si giocherà il tutto per tutto per portare l’agognato risultato a casa.

Chi di sicuro deve salvare l’ennesima stagione è la Mercedes di Toto Wolff la quale, da quando è entrato in vigore questo regolamento, non è azzeccata nessuna (anche se ho il sospetto che si riprenderà tutto con gli interessi con l’entrata in vigore di quello nuovo!) e di fatto non ha mai rappresentato una reale minaccia per gli atri top team. C’è da sottolineare il fatto che la casa con le stelle a tre punte era arrivata alla pausa estiva non dico come prima forza, di sicuro se la giocava tranquillamente con la McLaren (unico dei top team ad essere sempre costante dal punto di vista prestazionale) e questo aveva non solo rinfoltito i ranghi tra le file di Brackley, addirittura aveva aggiunto ulteriore pepe ad una situazione agonistica già pregna di emozioni, perché di fatto si andava ad inserire un nuovo potenziale concorrente che poteva ambire al gradino più alto del podio di ogni GP. Evidentemente le vacanze a quelli di Stoccarda gli hanno fatto male, perché infatti dopo la fine della suddetta pausa estiva, Toto&Co. si sono ritrovati alle prese con i problemi che avevano già avuto in tarda primavera e per ciò, che questo ultimo scorcio di mondiale unito al fatto che avranno con se gli ultimi aggiornamenti della stagione, servirà a salvare un campionato che è stato avaro di risultati ed ha avuto come conseguenza la perdita del loro personale campione del mondo.

Chi di sicuro dovrà capire tante cose è proprio la Rossa, la quale a differenza di Mercedes, dopo l’estate si è rinvigorita in quanto a Maranello hanno capito i casini che hanno combinato in Spagna, ed inevitabilmente si sono dovuti prendere tutta l’estate per poter correre ai ripari. I risultati si sono visti immediatamente dopo la ripresa estiva già in Olanda e, la vittoria a Monza, ne è stato il degno premio di questo duro lavoro. Purtroppo (c’è sempre il trucco!) la pista brianzola è atipica e ciò, fu detto già all’epoca che bisognava aspettare una pista vera per poter decretare la bontà degli aggiornamenti portati e, quindi capire se la strada presa da Maranello fosse stata quella giusta. Baku e Singapore, anche loro, sono state altre due piste poco indicative e nonostante questo c’è da avere buone speranze, perché se non l’abbiamo sfangata anche in questi due atipici circuiti, è stato solo per i soliti errori strategici o di comprensione degli assetti. Alla fine Austin è giunta, ormai manca poco, ed in una pista come quella texana con il suo famoso “snake”, avremo modo tutti di capire se la Rossa ha preso la direzione giusta e magari metterci il pensiero sul secondo posto nei costruttori, che sarebbe comunque magra consolazione vero, almeno darebbe buoni segnali per l’anno successivo. Anche se a tal proposito di illazioni, proprio a riguardo della prossima stagione appunto, ce ne sono state a bizzeffe e l’ultima di questa, è l’acquisto di motoristi da parte della disastrata Renault che andrebbero ad avvantaggiare proprio Ferrari  e, ad indebolire la concorrenza! Come si fa a scrivere e di conseguenza a credere a robe del genere non lo capirò mai: sono d’accordo sul prelevare e quindi rinforzare un qualunque reparto solo che da qui a dire enormità del genere ce ne passa e, di tutto il ricambio che è avvenuto all’interno del reparto corse (non solo ad opera di Vasseur dato che alcuni “nomi” sono andati via di propria iniziativa!), proprio quello motori è rimasto inalterato al vertice. Questo ultimo scorcio di mondiale sarà molto importante per Ferrari perché dirà soprattutto a Serra dove intervenire, in termini di correttivi (la “F2025” è ormai già in forno), per la vettura dell’anno prossimo.

Infine Red Bull e McLaren viaggiano all’unisono perché sono queste due squadre che si stanno giocando il titolo e, sebbene le probabilità dicano che il mondiale costruttori abbia già preso la strada di Woking, per quello piloti le suddette probabilità danno ancora favorito l’olandese. Andiamo per gradi: Red Bull è chiamata ad una reazione a dir poco clamorosa e, con gli aggiornamenti che dovrebbe portare in Texas, deve riuscire ad arginare l’armata papaya. Certo fa quasi impressione usare il termine “arginare” considerando la sfrontata superiorità tecnica che i bibitari hanno sempre sfoggiato, eppure mai come quest’anno nulla è scontato specialmente per l team di Horner. La Red Bull oltretutto si trova in una situazione spinosa, perché caso mai Verstappen perdesse il mondiale per una manciata di punti, rischierebbe seriamente di perdere il campione del mondo per pascoli evidentemente più verdi. Già allo stato attuale la situazione è incandescente e, se apparentemente tutto sembra calmo, è solo perché in questo momento in squadra c’è una pace armata e (si dia a Cesare quel che è di Cesare), sia perché i bibitari sono pur sempre i campioni del mondo e di sicuro se c’è una cosa che il 2021 gli ha insegnato, è stato quello di gestire la pressione. In tutto questo l’aria di casa si fa sentire molto di più per Perez (i suoi sostenitori saranno già tanti li a Austin) ed il messicano è chiamato alla ripresa definitiva, anche e soprattutto per aiutare il compagno e naturalmente il team per la (improbabile) riconquista del primo posto in classifica costruttori. Paradossalmente la vera rogna è solo per i bibitari in quanto in McLaren il pensiero, per quanto riguarda il titolo piloti, non è mai stato la loro priorità e solo ora che hanno raggiunto la vetta iniziano a preoccuparsene. In questo contesto si incastrano le famose “papaya rules”, dove necessariamente dovranno cambiare e quindi Piastri dovrà fare la sua parte, visto e considerato che in termini di comportamento da parte della sua squadra, non ha nulla di cui potersi lamentare. Inutile dire che tutto è nelle mani di Lando, perché il mezzo che ha a disposizione è quello più costante e performante, di fatto la MCL38 è quella più prevedibile e che gioca meno scherzi in termini di assetti sballati. Sarà indubbiamente un finale di stagione teso e sicuramente ricco di polemiche, cosa della quale ne sono personalmente felice, perché sempre meglio avere un mondiale imprevedibile che un monologo come quello dell’anno scorso e che quasi sicuramente ricomincerà dal 2026.

Buon GP di Austin a tutti

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Qual è la differenza tra questo mese di pausa che stiamo osservando e quello estivo? In estate, gioco forza, ce ne facciamo tutti una ragione senza contare che le vacanze sono per tutti e quindi, come si suol dire, le distrazioni non mancano mentre questa pausa lasciatemelo dire, sembra più una punizione dato che poi ci toccheranno tour de force molto importanti. Mi rendo conto che il calendario ha le sue esigenze per ovvi motivi, eppure un buco di un mese nel vivo del mondiale ha poco senso, a maggior ragione che in seguito le squadre dovranno affrontare back to back incessanti: 20 ottobre Texas, 27 ottobre Messico e sette giorni dopo ancora Brasile quindi, quindici giorni di pausa, per ricominciare tutto d’accapo con la tripletta finale di questo lunghissimo mondiale. Per questo parlo di punizione, non tanto per chi la racconta o la segue questa pazza F1, quanto per chi ci lavora visto e considerato che gli toccherà affrontare una smazzata finale che se la ricorderanno fino a Marzo dell’anno prossimo. Ad ogni modo in un momento apparentemente piatto dove ci sarebbe poco da dire, ci pensa Ferrari a rinfoltire i ranghi degli appassionati con le azioni e dichiarazioni da parte di chi ci lavora all’interno della Beneamata.

Alla fine il tempo è dunque giunto, mi riferisco alla presa di potere da parte di Louic Serra come nuovo direttore sportivo della Rossa, posto occupato “in pectore” da Vasseur fino a questo momento. Il nuovo uomo dei miracoli ha varcato ufficialmente i cancelli di Maranello e, gli spetta un compito non poco arduo, che poi è quello di rendere le future monoposto Ferrari (soprattutto quelle del nuovo ciclo regolamentare) vincenti, in modo da riportare il titolo piloti in Scuderia dopo quasi un ventennio. Perché tra un dominio e l’altro, dall’ultima volta che Ferrari ha vinto il titolo piloti per mano (e piede!) di Raikkonen, è passata quasi una generazione… si pensi solo che quando Kimi vinse il mondiale c’erano ancora i cellulari con i bottoni, internet non era cosi fruibile come ora e non c’erano i social network (Facebook nasceva solo l’anno prima). Il tempo corre in modo veloce e spietato e, ad essere sinceri, non avrei mai creduto di dover riaspettare nuovamente vent’anni, per rivedere un mondiale a Maranello. Per questo il compito di Serra, assieme a tutto il suo staff, non sarà semplice ed un primo assaggio delle sue idee necessariamente lo dovremo vedere già in questo 2025. Infatti sebbene l’arrivo del nuovo Direttore Tecnico coincide con il progetto dell’anno prossimo che è già definito, nulla toglie al medesimo, che non ci può “mettere mano” e quindi apportare i giusti correttivi a stagione in corso. Del resto McLaren insegna che tutto è possibile se si ha metodo (ed uomini e mezzi giusti aggiungerei) nell’indirizzare il lavoro nella dovuta direzione. Louic è specializzato nella meccanica e, nello specifico nell’interazione della vettura con gli pneumatici, cosa che a Maranello questo tipo di conoscenze servono come il pane e, con l’introduzione del pull rod all’anteriore, questo scibile sarà fondamentale. Prima del suo arrivo, circolavano voci che lo stesso Serra abbia dato dei “suggerimenti” su come approcciare alla nuova monoposto 2025. Vedremo come la Ferrari di Vasseur&Co. si presenterà ai nastri di partenza, inutile dire che il vero banco di prova, la vera sfida che spetta a Serra ed al suo staff sarà nel 2026, dove la Rossa non può permettersi di sbagliare sia perché lo stesso Presidente, mentre smantellava una squadra che era arrivata seconda nel mondiale costruttori nel 2022, diceva che l’obiettivo era il 2026 e sia perché la Ferrari di Vasseur ha ritenuto non fondamentale l’apporto conoscitivo di Newey perché “Il gruppo vale più del singolo”. Indipendentemente da chi lavora in via Abetone inferiore N°4, a LeClerc ed Hamilton servirà una monoposto vincente, altrimenti il mondiale rimarrà una chimera. Mi rendo conto di aver appena affermato una ovvietà eppure il buon Jock Clear, Direttore della Ferrari Drive Academy, questo ha detto ai microfoni del podcast F1Nations andandosi così ad uniformare all’attuale metodo comunicativo del suo Team Principal il quale, non fa altro che dire ovvietà appunto.

Clear nello specifico si è speso nei riguardi del monegasco a tutto tondo, tessendo le sue lodi nei riguardi del fatto che il numero 16 della Ferrari è uno dei migliori qualificatori di sempre e soprattutto che egli non è solo un animale da qualifica, bensì è un pilota completo dato che sa gestire gomme e quindi gara e, gli ultimi GP (Monza soprattutto), hanno corroborato ciò che Clear afferma. In assenza di azione in pista si dovrà pur parlare di qualcosa e, giusto per andare sul sicuro, tanto vale dire cose ovvie che già tutti conoscono. Che Charles sia un pilota completo ormai è chiaro e, aggiungo che proprio le vicissitudini che ha vissuto a partire dal 2022, hanno contribuito a renderlo il campione mancato che è attualmente e, che a mio giudizio gli permetterà di tenere a bada un consumato campione quale è Hamilton. La disamina di Clear non si limita a questo, infatti egli fa il paragone proprio con la Mercedes di Hamilton il quale non ha vinto solo perché aveva la macchina più forte (sigh!) e nello specifico “E’ ingiusto dire che la Mercedes ha vinto tutti i campionati solo perché aveva la macchina migliore. Era tutta la squadra ad essere migliore… cosi come Max e la Red Bull degli ultimi anni”. Ciò che mi ha veramente colpito in questo mare di ovvietà è stato comunque il seguito delle sue dichiarazioni: “Quindi, quando Charles si esibirà a quel livello, noi dovremo esibirci a quel livello con lui… Quindi, quando ci troveremo in una posizione che ci consentirà di offrire una vettura in grado di competere per il campionato, COSA CHE CREDO SIA ORMAI ALLE PORTE, Charles farà la sua parte”.

Le parole hanno un peso e, oltre al famoso “obiettivo 2026” di Elkann, ora si aggiungono quelle pesantissime di Clear che appunto afferma che manca poco per Ferrari e quindi per LeClerc, di competere per il campionato del mondo. Premesso che se Ferrari, già a partire dall’anno prossimo, avrà una monoposto competitiva sarò curioso di vedere come gestiranno la nuova coppia è anche vero che inizio ad essere stufo sia di queste ovvietà, che soprattutto di questi proclami azzardati che non fanno altro che far crescere le aspettative e aumentare la pressione su tutto il team. Per Maranello è arrivato il tempo dei fatti e non delle chiacchiere: la concorrenza, fuori dalle mura della Gestione Sportiva, è agguerritissima a cominciare da Aston Martin la stessa che gli ha soffiato proprio “il singolo” Newey per fissare (coi fatti!)l’obiettivo 2026, per non parlare di Mercedes e della mai morta Red Bull. Quindi a maggior ragione che in questo periodo tutto è fermo, è proprio il caso di dire “un bel tacere non fu mai scritto”.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Con l’abbandono della F1 da parte di Daniel Ricciardo, stiamo assistendo lentamente ed inesorabilmente, all’inevitabile ricambio generazionale del nostro sport. Ricambio che sembra promettente, considerando quello che abbiamo visto in queste gare, da parte dei giovanissimi che hanno avuto l’opportunità di poter sostituire alcuni attuali titolari per un motivo o per un altro. Proprio Ricciardo ha dato l’occasione a Lawson, di dimostrare al mondo della F1, di quanta voglia abbia nel fare bene. Infatti l’australiano, facendosi male al polso nelle prove libere del GP d’Olanda dell’anno scorso, da il via libera a Liam per prendere il suo posto e, il neo zelandese non lasciandosi pregare, va immediatamente a punti. Ciò che è triste di questa storia, è che il giovane pilota del vivaio Red Bull, è stato a parcheggio dal momento del rientro dell’australiano (dopo quattro GP) fino al GP di Singapore di qualche settimana fa. Già perché, dopo l’ennesima prestazione opaca da parte di “Riccio”, i giochi per lui si sono definitivamente conclusi.

Umanamente parlando dispiace sempre quando un pilota appende il casco al chiodo perché gioco forza ti ci affezioni, specie se questo si chiama Daniel Ricciardo e soprattutto all’inizio della sua carriera, l’australiano ha fatto sognare ed anche illudere. Perché tralasciando il suo esordio iniziato su monoposto che non avrebbero mai potuto competere per un mondiale, quando Daniel ha avuto la possibilità di dimostrare il suo valore una volta salito su una Red Bull naturalmente, questo ha letteralmente stupito e si ricordi che accanto a lui aveva uno che si chiama Vettel. Vero che il Vettel del 2014 era sazio ed aveva la testa già a Maranello, vero è che non era nemmeno l’ultimo degli arrivati, dato che era il campione del mondo in carica di quel tempo. Non era affatto scontato che l’australiano gli potesse stare davanti vincendo addirittura tre GP che, considerando il periodo storico che stiamo considerando, equivale praticamente ad un mondiale. Infatti se per Daniel la sfiga avesse un nome, questa si chiamerebbe “binomio AMG – Hamilton”, dove a partire dal 2014 hanno fatto incetta di vittorie fino al 2020 e, a tal proposito, mi preme ribadire un concetto che è quello di godersi gli ultimi scorci di questo mondiale e soprattutto il prossimo, visto e considerato che dal 2026 ritorneremo proprio al 2014, sia per quanto riguarda il dominio da parte di una squadra (sarà già grasso che cola se avremo due contendenti!) e sia per quanto riguarda il sound del motore. Infatti quest’ultimo, soprattutto nel periodo più recente, è migliorato non poco risultando gradevole all’udito (nulla di comparabile alla sinfonia dei V10 e comunque sempre meglio delle trombette che abbiamo ascoltato proprio a partire dall’inizio dell’era turbo ibrida) invece con le nuove motorizzazioni, ove la parte elettrica risulterà importante al 50% della potenza erogata, inevitabilmente verrà nuovamente modificato e temo che sarà ridimensionato. Divagazione necessaria questa per far capire la bravura del pilota australiano che aveva fatto della staccata al limite il suo marchio di fabbrica e, proprio questo suo biglietto da visita, è stato stracciato con l’avvento delle nuove monoposto che sono state messe a terra a partire dal 2022. Tralasciando il fatto che, l’arrivo di Verstappen in squadra, è stato il catalizzatore principale per il suo abbandono della Red Bull (Baku 2018 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha dato il via libera a Marko per buttarlo fuori) è anche vero che se dal 2019 in poi non ha mai più guidato monoposto vincenti, è anche vero che egli non ha mai saputo adattare il suo stile di guida alle vetture di nuova generazione e purtroppo, agonisticamente parlando, si è perso, smarrito letteralmente nell’oblio.

Come ho affermato all’esordio di questo scritto, sebbene l’addio di Daniel dispiaccia è anche vero che la F1 è un ambiente altamente competitivo e, poiché i piloti non sono di certo ricompensati in natura (a tal proposito il buon “Riccio” è entrato nell’ambiente F1 con le “tasche bucate” e se ne esce con un grasso conto corrente in banca, quindi avrà di che consolarsi per il futuro!) o rendi e dai il massimo o appunto sei fuori. Ricciardo, come anticipato, non è mai riuscito ad adattare o comunque a modificare il suo stile di guida dal 2022 in poi e, se c’è un tratto che distingue un bravo pilota da un cannibale, è proprio quello di essere competitivo in qualunque condizione… quindi onore a Marko che ebbe le palle di prendere la decisione di buttarlo fuori nel lontano 2018, manco avesse visto nel futuro e, nel contempo ce ne faremo una ragione se l’australiano non sarà più in pista.

Anche perché vederlo ultimo in un GP, ridotto a fare il giro più veloce all’ultimo giro dello stesso GP, per poter togliere il punto addizionale all’avversario diretto di Verstappen, diciamocela tutta, è triste e non fa onore a quanto ha dimostrato a tutti noi quando aveva tanta birra in corpo. Allora largo ai giovani e ben vengano piloti come Lawson, Bearman, Colapinto e Antonelli. Il neo zelandese è chiamato ad un all in pazzesco proprio come sta facendo l’argentino della Williams: Liam, inutile girarci attorno, se è stato messo a giocarsela in questi ultimi GP dell’anno è (al di la dei vincoli contrattuali) solo per un motivo e cioè, poter capire (da parte di Marko&Co.) se sarà all’altezza di sostituire Perez e quindi affiancare Verstappen a partire dall’anno prossimo. L’unico ragionamento logico che mi viene in mente è questo, altrimenti non avrebbe senso tutta questa manovra. Tanto valeva far finire l’anno a Ricciardo e dargli il saluto finale ad Abu Dhabi. Invece, come loro soliti, in Red Bull hanno deciso di eliminare il problema alla radice e quindi via l’australiano a sei GP dalla fine, cosi il suo vicino “di isola”, ha il tempo di rodare e accumulare un minimo di confidenza con la pista, ha la possibilità di dare una mano alla Racing Bull e soprattutto, ha appunto l’opportunità di dimostrare se merita o meno il salto di qualità immediato andando nella squadra maggiore. Da qualunque prospettiva la si veda, per Lawson sarà un salto nel buio e nel vuoto a prescindere: infatti può deludere, può riuscire in Racing Bulls per poi essere tritato in Red Bull (Albon e Gasly insegnano) oppure la potrà sfangare risultando all’altezza del compito assegnatogli. Inutile dire che il suo destino è nelle sue mani, anzi nei suoi piedi, quindi non gli si può che augurare un grosso in bocca al lupo per l’impresa che lo attende. Aggiungo che assieme a Ricciardo e Magnussen a fine anno, se facessero le valige anche Stroll, Zhou e Bottas, non sarebbe male come ricambio (Williams avesse appiedato Sargeant già l’anno scorso ora si starebbe giocando il mondiale con Aston Martin!), solo che questa è un’altra storia.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI SINGAPORE 2024

Si fa un po’ fatica a giudicare il lavoro dei piloti in questa edizione del GP di Singapore. In primis perché era da tempo che non si assisteva ad una gara così noiosa. Il dominio di Norris e la conseguente definizione delle posizioni degli altri, infatti, è parsa piuttosto chiara sin dallo start e solo il parziale recupero di Laclerc ha smosso un po’ le acque. In secondo luogo, perché ancora più di altre edizioni sembra che il caldo tropicale unito alla feroce umidità tipica di Singapore abbia condizionato quanto successo in pista ben più di quanto preventivato alla vigilia.

La strategia obbligata e la difficoltà di effettuare sorpassi ha ulteriormente appiattito i già scarsi motivi di interesse del GP con i piloti costretti sostanzialmente ad un percorso di gara già scritto per loro dalle riunioni apposite.

Infine, l’assenza (per la prima volta!) di Safety Car, cioè l’unica cosa che ha sempre dato del “pepe” a questo GP negli anni passati (compreso il 2008…), ha reso decisamente soporifero il tutto. Pazienza! A Austin sarà diverso, mi auguro.

Il contesto così difficile mi fa dare comunque un bel 10 e lode a tutti coloro che hanno concluso questo massacrante GP: la straordinaria preparazione fisica che tutti hanno dimostrato (persino l’indolente Stroll…) li colloca nell’alveo di un professionismo a tutto tondo che alle volte diamo per scontato ma che non lo è affatto: per poter condurre un GP in queste condizioni è necessaria una preparazione di livello olimpico. Dunque un applauso a tutti è d’obbligo.

La gara in sé è stata in realtà decisa dalle qualifiche, con i pasticci fatti da Ferrari che si ritrova entrambi i piloti senza tempo in Q3 e costretti a partire nono e decimo. La realtà è che in tutte le sessioni di prove libere era parso chiaro che l’unica possibile contender di McLaren era proprio Ferrari che se pur non si può dire, visto il Norris finalmente perfetto (o quasi) di questo week end, che avrebbe potuto portare a casa una facile vittoria almeno un podio con entrambi i piloti era ampiamente alla sua portata.

Nonostante tutte queste premesse la valutazione del comportamento dei piloti può riservare qualche sorpresa. Quale? Vediamolo insieme.

NORRIS 9 meno meno

Il buon Lando riprende il discorso interrotto a Zandvoort e porta a casa un quasi en plein che vorrebbe rilanciarlo nelle ambizioni mondiali. Naturalmente più GP passano e più si assottigliano le sue possibilità ma finché fa il suo, con il mezzo che si ritrova, rimane ad altri il compito di limitarne l’ascesa. Fa persino meglio che a Zandvoort perché questa volta la sua partenza è impeccabile e conduce il GP dal primo all’ultimo giro senza che nulla, tranne lui stesso, potesse mettere in discussione la sua vittoria. Già, solo lui poteva negarsi questa gioia tant’è che in un paio di occasioni ha rischiato di metterla a muro. Incertezze, soprattutto quella al giro 29, pericolosissime che stavolta non hanno creato danni ma che stanno sempre a lì a mettere il dubbio a noi osservatori sulla sua tenuta psicologica. Memori della vittoria di Piastri a Baku in McLaren decidono che la strategia dell’andare più veloce possibile, cosa non scontata nell’odierna F1, pare essere effettivamente quella vincente per loro. E tutto si può dire di Landino nostro tranne che non sappia come far andar veloce una vettura di Formula 1. La strategia ha funzionato alla grande perché a parte i primi 3-4 giri il suo ritmo era di ben 1 sec al giro più veloce di quello di Max, dietro di lui, e anche più nei confronti degli ulteriori inseguitori. Non c’è molto altro da dire se non sperare, per lui, che Max torni ad essere la controfigura vista a Baku e non il fantastico pilota che tutti conosciamo.

VERSTAPPEN 9+

Il voto così alto e persino leggermente migliore di quello del vincitore Max lo merita perché mette subito da parte l’indolenza mostrata a Baku e sfodera una guida e un controllo straordinari che, a mio modesto avviso, va ben oltre i meriti della vettura. Il capolavoro lo confeziona al sabato in cui riesce a districarsi anche in situazioni complesse (mi riferisco all’incidente di Sainz in Q3) e stampa il secondo tempo del Q3 pur guidando con la circospezione dovuta all’unico colpo in canna che gli era rimasto. La misura della sua performance è il quasi 1 secondo di distacco rifilato al povero Perez (tornato quello di sempre dopo l’exploit di Baku) in Q2. Alla partenza del GP non si prende rischi e bada più a controllare Hamilton (partito con gomme rosse) che non a provare a contendere la posizione a Norris. Difeso senza grossi affanni il secondo posto prova ad inseguire Lando ma capisce presto che oggi non è possibile. Ciononostante il suo ritmo è comunque inarrivabile per chi gli sta dietro e altrettanto presto capisce che il suo secondo posto è blindato. Visto il preoccupante andamento delle ultime gare i punti di Singapore sono per lui grasso che cola perché ora la matematica dice che se anche Norris vincesse tutte le gare e lui arrivasse sempre secondo il titolo sarebbe comunque suo. E’ ancora presto per fare questi conti ma intanto sono lì. Se alla fine vincerà questo mondiale il suo merito sarà stratosferico.

PIASTRI 7+

Il freddo Oscar, nuovo iceman, può poco contro la calura tropicale della umidissima serata di Singapore e complice una qualifica non ottimale il podio deve conquistarselo sul campo. Dirò di più, se non avesse fatto l’ottima seconda parte di gara che ha fatto il suo week end era da voto insufficiente, visto il mezzo che ha a disposizione. Infatti, in qualifica non solo non riesce a piazzarsi alle spalle del suo compagno di squadra ma è anche costretto dietro alle due Mercedes. E per sua fortuna le Ferrari hanno pasticciato. In gara non è per nulla brillante nella prima parte. Anche a prescindere dalla prudente partenza (in cui si fa sorprendere da Hulk ma è bravo a passarlo dopo poche curve) è palesemente in difficoltà di ritmo tant’è che non riesce a reggere quello di Russell dal quale si stacca di oltre 10 secondi prima del pit. Dopo il pit rivediamo finalmente l’Oscar di Baku che in pochi giri supera, anche con un certo agio, le due Mercedes prendendosi la terza posizione. Purtroppo per lui Max è troppo lontano per provare a contendergli la posizione e si plafona in attesa del traguardo finale. La classifica mondiale dice che le speranze di Norris, paradossalmente, si assottigliano sempre più ma lui dista dal suo team mate meno di quanto questi disti da Max. Sarà davvero disponibile ad aiutarlo?

RUSSELL 6 ½

Spulciando i numeri scopro che i punti presi da Giorgino quest’anno sono i suoi primi a Singapore in carriera. Quindi questo quarto posto è già tanta roba. La realtà è però che Giorgino non ha particolarmente brillato in qualifica, che in gara ha beneficiato della ridicola strategia affibbiata a Hamilton e che le Ferrari gli sarebbero arrivate davanti se non avessero pasticciato in qualifica. Fatte tutte queste tare il voto è appena sopra li discreto grazie soprattutto al primo stint condotto egregiamente al punto da staccare Piastri di una decina di secondi. Con le bianche, e con il caldo in procinto di sopraffarlo, non brilla particolarmente ma gli va dato atto di aver condotto gli ultimi quattro giri con intelligenza e sagacia. Nelle curve 5 e 14 impostava una traiettoria meno redditizia in termini di lap time ma tale da farlo uscire quella virgola più veloce per resistere a Leclerc. Sia lui che Hamilton a fine gara sono parsi più provati degli altri: la W15 dev’esser stata un inferno.

LECLERC 7 ½

Voto che fa media con la qualifica il cui pasticciato Q3, a suo dire, è da ascriversi anche a sue responsabilità. Stando alle cronache non si vede quali responsabilità debba avere visto che le termocoperte non hanno funzionato ma tant’è. La media è anche sul primo stint passato a grattarsi il naso dietro a Hulk e Alonso senza mai tentare un attacco degno di questo nome. Visto il ritmo sfoderato nella seconda parte di gara, praticamente identico a quello di Norris (giusto per aumentare i rimpianti), un primo stint più coraggioso avrebbe potuto forse fruttargli anche un insperato podio. Visti i guai del Q3 non mi sento di infierire più di tanto. Certo che riuscire a perdere punti da RBR in una gara in cui avevano ritmo da podio o addirittura da vittoria…

HAMILTON 6

Vale per lui quasi tutto quanto detto per Russell con in più l’aggravante di una scelta strategica del tutto dissennata. Partire con le rosse dal terzo posto in griglia a Singapore è da suicidio. Quand’anche avesse superato Verstappen in partenza cosa sperava di ottenere?! A meno di non pensare che avessero calcolato l’ennesima pessima partenza di Norris non c’è veramente alcuna giustificazione per questa scelta. E Hamilton non può non esserne considerato corresponsabile. In gara, costretto presto al cambio gomme, limita i danni con una gara comunque sufficientemente accorta per rimanere quantomeno davanti a Sainz. Nient’altro da aggiungere.

SAINZ 5 ½

Purtroppo il nostro buon Carlos non riesce a raggiungere la sufficienza oggi. Il pasticcio in Q3, al netto del problema delle termocoperte, non è stato rimediato nello stesso modo in cui lo ha fatto Leclerc. Parte male, infatti, facendosi sorprendere da Colapinto, Albon (poi costretto a girare largo alla 1) e Tsunoda che lo costringe ad una gara ancora più faticosa del previsto. Inutile dire che se avesse imitato Leclerc Ferrari avrebbe guadagnato punti su RBR invece di perderli.

ALONSO 8

Ancora una volta, come a Baku, riesce ad acchiappare un Q3 con grinta e classe che diventa pure un bel settimo posto in griglia grazie ai pasticci Ferrari. La partenza è furbissima: si fa sorprendere da Hulk ma girando largo fuori dalla 1 e rientrandogli alle spalle (che poi era Piastri, a sua volta sorpreso da Hulk, ma il discorso vale ancora di più) evita di perdere altre posizioni come sarebbe inevitabilmente accaduto se avesse cercato di rimanere nel tracciato. Grande (e suggerisce la mossa a Leclerc che lo segue ben volentieri)! Passa il primo stint dietro Hulk senza però riuscire a impensierirlo più di tanto ma consapevole di poterlo sopravanzare con undercut. Cosa che puntualmente avviene. Gestisce senza soverchie difficoltà il resto della gara portando a casa punti preziosi.

HULK 8 ½

Gran bel week end! La sua consueta ottima qualifica sortisce uno strepitoso sesto posto grazie al pasticcio Ferrari. Parte in modo eccezionale sorprendendo sia Alonso che Piastri. Quest’ultimo salva la sua gara passandolo subito ma poco male. Sfodera un ritmo inaspettato per Haas costringendo Alonso e soprattutto Leclerc a stargli negli scarichi per tutta la prima parte di gara. Dopo è beffato dall’undercut di Alonso ma non si scompone e porta a casa punti preziosissimi. Bravo!

PEREZ 4 (7)

Male anzi malissimo! Non sa neanche lui come ha fatto a racimolare il punto. Leggo però dalle cronache che durante la gara ha avuto difficoltà a bere (pare non potesse proprio) quindi il 7 tra parentesi è da considerarsi come voto di riserva. Ma tolto l’inconveniente il suo week end è decisamente da dimenticare. Peccato, perché a Baku era stato eccellente.

NOTE DI MERITO

Colapinto ha sfoderato di nuovo un bel week end. In qualifica è ad un niente da Albon e in gara fa una partenza fantastica. Poi riesce a condurre una bellissima gara, in particolare la seconda parte dove riesce a rimanere attaccato ad Hulk senza commettere alcun errore. Bravo!

NOTE DI DEMERITO

Singapore dicono sia l’ultima gara di Ricciardo in Formula 1 ed è in vista la sua sostituzione con Lawson. Ciononostante non brilla affatto né in qualifica, asfaltato da Tsunoda, né in gara. Un canto del cigno, vi dirò, me l’aspettavo anche perché RB non sembrava messa male (vedi ottima qualifica di Tsunoda). Il demerito, tuttavia, sta nell’essersi piegato alla pietosa mossa dell’ultimo giro in cui viene spedito con gomme rosse a portare via il fastest lap a Norris. Non mi pare un bellissimo modo per uscire dal circus e anche se la sua commozione delle interviste post-gara mi fa venire i lacrimoni faccio un po’ fatica a perdonargliela. (Se però scopriamo che dopo il Messico va al posto di Perez allora tanto di cappello!)

 

Ci si vede ad Austin!